Sempre attento, prodigo e solerte nel suo percorso di ricerca creativa, Daniel Mannini ha voluto improntare un nuovo progetto artistico curato dalla dottoressa Elena Gollini (in scia con il concetto di arte per il sociale e di arte funzionale alla collettività) omaggiando simbolicamente la storia della Sociologia e tutto ciò che ha prospettato nel panorama pregresso e in quello attuale, ricoprendo e rivestendo ambiti di applicazione estensiva di indubbia rilevanza culturale e comunitaria. Certamente, i preziosi insegnamenti dei maestri sociologi hanno offerto delle ottime e congeniali basi di riflessione attraverso cui poter sviluppare pensieri di approfondimento, trasferibili anche ai nostri giorni e utili per imbastire e innervare le fondamenta del futuro, coinvolgendo ovviamente anche di rimando altri comparti, dalla Filosofia alla Psicologia, dal costume alle abitudini di vita, dalla tradizione all’innovazione, per meglio adattarsi e amalgamarsi con l’evoluzione progressiva dell’intera dimensione esistenziale umana. Su questa sfaccettata stimolante occasione e ghiotta opportunità analitico-riflessiva ha preso vita il progetto artistico di Daniel Mannini con una sua opera grafico-digitale come importante testimonianza del suo modus pensandi sensibile e sempre recettivo verso tematiche e argomentazioni, che pur non appartenendo al mondo creativo in senso lato e in senso stretto, fanno comunque da imprescindibile e fondamentale corollario per dipanare proiezioni e visioni allargate e dilatate con elastica ed utile versatilità. In particolare, Daniel Mannini ha designato come creazione rappresentativa del progetto l’immagine dal titolo “L’Albatro” spiegando con dovizia accurata: “L’ispirazione nasce all’opera di Baudelaire dove l’artista e la creatività viene soffocata dalla realtà di oggi ed è legato con essa da un filo rosso. La postura e la sua espressione nel guardare l’orizzonte racchiudono la sua determinazione nel seguire il proprio percorso, nonostante gli ostacoli che incontra”. A fronte di questo pregevole progetto e del suo lodevole intento di condivisione, gli è stato conferito un attestato simbolico di meritocrazia che recita: “Per il contributo costante e concreto a favore di messaggi e di pensieri ad ampia fruizione sociale e collettiva che sollecitano e fanno emergere una positiva riflessione comunitaria e fungono da incalzante stimolo comunicativo di condivisione sinergica”. All’interno del progetto di Daniel Mannini molto apprezzabile è il commento espresso da Marco Bonini (al quale va un ringraziamento speciale per la premurosa disponibilità da parte della curatrice e dell’artista) che supporta attivamente ormai da tempo il giovane promettente e talentuoso artista creativo attraverso le sue lungimiranti, acute e argute considerazioni sempre calzanti e sempre intrise di illuminata sapienza.
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Daniel Mannini: nuovo progetto di arte per il sociale dedicato alla storia della Sociologia
Non poteva mancare, negli insieme mirato di progetti artistici di Daniel Mannini (qualificanti e avvaloranti in funzione di un messaggio di arte per il sociale e di arte socialmente funzionale alla collettività) quello inerente ad approfondire la storia della Sociologia, spaziando su focus tematici di stimolante condivisione, per dare ulteriore plus valore comprovante alla sua ricerca. Nasce così il nuovo progetto artistico curato dalla dottoressa Elena Gollini con sezioni di scritti appositi e una speciale sezione in versione audio, per completare e integrare il tutto. concepito con un’orchestrazione di palinsesto facilmente fruibile e ben comprensibile anche per i cosiddetti non esperti in materia. Al suo interno è racchiuso il significativo contributo di Marco Bonini, che sposando appieno un pensiero di profonda e radicata coerenza e consapevolezza riflessiva, ha espresso stimolanti parole, dichiarando con la sua magistrale capacità comunicativa sempre accattivante: “L’arte come rappresentazione sintetica simbolica ed emotiva della società, come alambicco di distillazione del senso della società si nutre di sociologia e allo stesso tempo nutre la sociologia. Non può non essere e farsi sociologia. Ma mentre la sociologia è lo studio analitico della società, si configura come uno smascheramento scientifico, una scomposizione della società in meccanismi di massa, l’arte, partendo dalla stessa analisi, vedendo gli stessi meccanismi, potremmo dire che li ricopre o più propriamente li ri-maschera dietro un dipinto figurativo di più immediata interpretazione. L’arte restituisce così al popolo il risultato accademico della sociologia, rendendolo appunto sintetico, simbolico ed emotivo. In una parola democratizzandolo”. A riguardo la dottoressa Gollini ha tenuto a rimarcare: “Rinnovo anche da parte dell’artista Daniel Mannini un sentito ringraziamento a Marco Bonini, che ancora una volta ha dimostrato la sua accorata propensione a dare supporto di sostegno a favore di un giovane esponente dell’arte contemporanea, attraverso il suo commento di notevole spessore, che esprime una ravveduta valutazione sul piano filosofico esistenziale ed esistenzialista davvero intensa“.
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Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte provocatoria e di provocazione
L’arte provocatoria e di provocazione ha acquistato e acquisito un ruolo sempre più influente e rilevante e nel tempo ha consolidato la sua posizione intoccabile e inviolabile nel palinsesto contemporaneo. Si pone da un lato come orientamento artistico di denuncia e di protesta sociale diventando strumento di resistenza e di resilienza, utilizzato soprattutto dai giovani creativi e dalle nuove generazioni di artisti, che fanno simbolicamente “sentire la propria voce” e diffondono il proprio pensiero libero e indipendente, sfidando la disciplina perpetuata dalla tradizione accademica e irrompendo con incalzante, intenzionale irriverenza per scardinare e frantumare, rompere e scindere, disturbare e turbare il cosiddetto “ordine sovrano dominante”. I web e i social fanno poi da collante di connessione interspaziale e vengono sfruttati per dare vita a communities di artisti-creativi, che sono accomunate da questa motivazione di traino e vogliono allineare il proprio operato a una prospettiva di provocazione mirata su livelli precisi per meglio canalizzare e indirizzare il clamore popolare e pubblico suscitato e ottenere traguardi e obiettivi ben precisi. Niente è mai pensato a caso o improvvisato senza premeditazione, fungendo da “liberi battitori” attivamente sul pezzo per sostenere e perorare il senso della provocazione come plus valore aggiunto al talento artistico e alle risorse creative. Poi, su una scia parallela spopolano esempi a modello di provocazione più sottilmente concertata per trovare nella sua radicale stranezza (o originale stramberia) un motore di richiamo enorme e diventare testimonial per antonomasia di una formula di provocazione, dove alla resa dei conti niente è come sembra e niente come appare e di rimando diventa vero tutto e il contrario di tutto, lasciando un segno comunque profondo destinato a protrarsi e perpetrarsi nel tempo tra stupore curioso e protesta sdegnata. Esempio a modello calzante di recente evoluzione è la famosissima (per alcuni famigerata, per altri fantomatica) opera “Banana” di Maurizio Cattelan, che ha ricevuto un mix micidiale di critiche negative e di commenti dispregiativi, per poi entrare a buon conto e a buon diritto agli onori della gloria durante una prestigiosa asta internazionale, essendo stata acquistata de iure e de facto da un facoltoso acquirente per una cifra strabiliante, che come fulmen in clausula finale ha persino voluto mangiarsela di gusto, accogliendo in toto e facendo suo appieno lo spirito di provocazione assoluto e la volontà provocatoria borderline dell’autore, che così ha potuto cavalcare l’onda con il vento in poppa (in barba e alla faccia dei suoi molteplici detrattori sentenzianti) sprezzante di ogni giudizio sfavorevole. In tal modo ha conseguito una consacrazione solenne nell’olimpo dei Guinness World Record delle vendite in asta pubblica, mentre con astuzia scaltra ha rimarcato ancora una volta il suo successo mondiale con uno scettro di artista “re della provocazione”. A tal riguardo è stato interpellato il giovane Daniel Mannini per manifestare le sue riflessioni.
D: Una tua considerazione valutativa sul concetto di arte provocatoria e di provocazione.
R: L’arte provocatoria è un concetto affascinante e complesso che si colloca al confine tra espressione creativa e contestazione sociale. Essa ha il potere di sfidare le convenzioni, mettere in discussione le norme e stimolare il dibattito su temi scomodi. La provocazione diventa uno strumento per sollevare interrogativi, stimolare riflessioni e, talvolta, indurre al cambiamento. Gli artisti che adottano questo approccio spesso si trovano in una posizione di rischio, poiché la loro opera può suscitare reazioni forti, sia positive che negative, costringendo il pubblico a confrontarsi con le proprie convinzioni e, in alcuni casi, a riconsiderare il proprio punto di vista. Quando l’arte perde il suo significato profondo e si riduce a un semplice strumento per sensazione lo spettatore, rischia di perdere la sua capacità di comunicare messaggi significativi. L’arte provocatoria deve mantenere un obiettivo chiaro e una profondità che vada oltre la superficie, affinché possa realmente contribuire a una comprensione più profonda della condizione umana e delle problematiche sociali. La sua capacità di sfidare, interrogare e trasformare il dialogo pubblico è ciò che la rende un elemento vitale nel panorama culturale contemporaneo.D: Un tuo commento sulla famosa “Banana” da record di Maurizio Cattelan.
R: La “Banana da record” di Maurizio Cattelan è un’opera d’arte provocatoria e simbolica che ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’arte contemporanea. La vendita dell’opera ha attirato l’attenzione non solo per il suo prezzo elevato, ma anche per il modo in cui sfida le convenzioni artistiche. L’artista gioca con l’idea di cosa costituisca l’arte e il valore ad essa associato, sfruttando l’assurdità e il senso dell’umorismo, sollevando questioni sul mercato dell’arte, sull’autenticità e sull’interpretazione. Il fatto che una banana potesse essere considerata un’opera d’arte ha portato a riflessioni più ampie sulla cultura contemporanea e sulla percezione del valore. In un certo senso essa è diventata un simbolo della nostra epoca, in cui il concetto di arte si intreccia con la viralità e il consumismo, specchiando perfettamente quello che è il mondo di oggi e di come viene data importanza all’estetica e all’originalità rispetto al suo reale significato.D: In che modo l’arte provocatoria e di provocazione può rendersi funzionale al concetto di arte per il sociale e in che modo invece di contro può costituire una visione distorta o fuorviante a livello collettivo e comunitario?
R: L’arte provocatoria può avere un ruolo complesso e sfaccettato nel contesto dell’arte per il sociale. Da un lato, può essere uno strumento potente per stimolare riflessioni critiche su temi sociali, politici ed economici, spingendo il pubblico a confrontarsi con questioni scomode e a mettere in discussione le proprie convinzioni, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mobilitare le comunità su temi importanti come i diritti umani, l’uguaglianza, l’ambiente e la giustizia sociale. Essa ha il potenziale di essere uno strumento efficace per il cambiamento sociale, ma deve essere utilizzata con attenzione. La sua capacità di stimolare il dibattito e la riflessione deve essere bilanciata con la consapevolezza delle possibili reazioni e delle distorsioni che possono sorgere. L’arte per il sociale deve quindi cercare di mantenere una connessione autentica con le comunità e le questioni che intende affrontare, evitando di cadere nel rischio della provocazione fine a se stessa. Questo è riportato all’interno di ogni mio lavoro, dove la mia rappresentazione, che sia astratta o figurativa, è data dal mettere in luce quelle che possono essere temi attuali riguardanti la società odierna. -
Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte dissacrante e dissacratoria
Da sempre assistiamo a fasi cicliche di evoluzione artistica e creativa, che producono e alimentano in parallelo il concetto (peraltro sempre attualissimo e molto sentito) di arte dissacrante e dissacratoria. trovando delle frequenze espressive davvero sferzanti e incisive per colpire nel centro del bersaglio e scuotere e mobilitare non soltanto gli addetti esperti di settore, ma anche l’intera opinione pubblica più o meno preparata e predisposta ad accogliere e comprendere a fondo le radici viscerali di tali manifestazioni sui generis. Diventa pertanto molto interessante confrontarsi con le cosiddette nuove generazioni di artisti contemporanei, che vengono in modo diretto e o indiretto messe a contatto con tutto ciò, che si rende intenzionalmente fuori schema dottrinale e fuori dogmatismo più tradizionalista, lanciando dei messaggi sottesi e insiti, che deviano l’attenzione dalla semplice esercitazione creativa e perizia strumentale fine a se stessa e vogliono appunto fungere da dimostrazione visibile e tangibile di significative e paradigmatiche dialettiche comunicative alternative e anticonformiste, talvolta volutamente spinte in una dimensione di limite estremo e in una visione borderline di inaspettata e inattesa prorompenza, per infondere e imprimere un ulteriore elemento di impatto percettivo e un fattore di vero e proprio coup de théâtre, accentuandone al massimo la portata nel suo potenziale. A tal riguardo, non si possono non menzionare esempi a modello passati alla storia e diventati eccellenze iconiche senza tempo come la famosissima “Merda d’artista” di Piero Manzoni e l’altrettanto famosissimo “Orinatoio” di Marcel Duchamp, che hanno rappresentato delle opere epocali di rottura netta e di grandi sparti acque, volendo entrare nel merito contenutistico di valenza intrinseca e al contempo volendo inculcare una presa di coscienza e di consapevolezza sociale e collettiva proprio mediante e attraverso questo tipo di proiezione concettuale di impronta dissacrante e dissacratoria, per rafforzare la potenzialità di quanto racchiuso dentro queste formule artistiche così inusuali e anomale nella concezione comune vigente. Su questo fronte di pensiero è stato interpellato come esponente di promettente talento Daniel Mannini con alcune domande apposite.
D: Un tuo commento di riflessione sul concetto paradigmatico di arte dissacrante e dissacratoria.
R: Il concetto di arte dissacrante e dissacratoria si colloca in un ambito complesso e sfaccettato, che invita a riflettere su come l’arte possa sfidare, interrogare e, in alcuni casi, destabilizzare le convenzioni sociali, culturali e religiose. Questi termini evocano la capacità dell’arte di rompere con le tradizioni consolidate, di mettere in discussione le narrazioni dominanti e di provocare reazioni emotive e intellettuali forti. Attraverso la satira e l’ironia, gli artisti possono evidenziare le contraddizioni della società, portando alla luce questioni scomode e talvolta ignorate. Questo tipo di arte può rivelarsi liberatorio, spingendo lo spettatore a riconsiderare le proprie convinzioni e a riflettere su temi rilevanti come la giustizia sociale, l’identità, il potere e la libertà individuale. Il confine tra arte dissacrante e provocazione è sottile perché non tutte le opere, che cercano di scuotere le fondamenta della cultura e la coscienza, riescono a produrre un dialogo costruttivo anzi, alcune possono cadere nella banalità. È quindi fondamentale che l’arte dissacrante non si limiti a offendere, ma che abbia una dimensione critica e riflessiva per stimolare una discussione significativa. Questa tipologia d’arte è un potente strumento di analisi e riflessione delle molteplici sfaccettature della condizione umana.D: Una tua valutazione sull’opera iconica “Merda d’artista” di Piero Manzoni.
R: Questa è un’opera iconica di Piero Manzoni che ha suscitato ampie discussioni e riflessioni nel mondo dell’arte contemporanea, ponendo domande su cosa possa essere considerato arte e sul valore stesso dell’opera d’arte. La scelta di Manzoni di utilizzare un materiale così scandaloso è una critica alle convenzioni artistiche dell’epoca e una sfida alla commercializzazione dell’arte. La sua opera mette in discussione il concetto di autenticità e di valore, suggerendo che il significato di un’opera d’arte possa derivare più dal contesto e dalla percezione che dal materiale o dalla tecnica utilizzata. Questa grande provocazione ha portato a riflessioni profonde sulla natura dell’arte e sulla sua fruizione, rendendola un’opera fondamentale nel panorama dell’arte contemporanea, dove la sua ironia continua a influenzare anche gli artisti di oggi ed essere un esempio di come l’arte possa sfidare le convenzioni sociali e culturali, un invito a riflettere sul significato dell’arte e sulla sua capacità di provocare e disturbare.D: Un tuo commento di valutazione sull’opera iconica “Orinatoio” di Marcel Duchamp.
R: Questa è una delle opere più rivoluzionarie e provocatorie della storia dell’arte, dove oggetto quotidiano viene elevato a opera d’arte semplicemente attraverso il suo cambio di posizione naturale e la firma dell’artista, sfidando le convenzioni tradizionali nel riguardo di quello che possa essere considerato arte. Duchamp invita a riflettere sul ruolo dell’artista e sull’atto creativo, ponendo domande fondamentali sulla natura dell’arte stessa. L’opera è un esempio di ready-made, un concetto che rompe con le tecniche artistiche tradizionali mettendo in discussione il valore estetico. La scelta di un oggetto così banalmente utilitario come soggetto d’arte sottolinea l’idea che l’arte può essere ovunque e che il significato può essere costruito attraverso il contesto, l’intenzione e l’interpretazione. Ha suscitato dibattiti e controversie che perdurano fino ad oggi, dimostrando la sua capacità di provocare pensiero critico e discussione, segnando una rottura con il passato e influenzando la concezione contemporanea dell’arte e il modo in cui interagiamo con essa. Questo si congiunge perfettamente con l’opera di Manzoni. -
Premio Giotto: un palcoscenico prestigioso per gli artisti
Il Premio Giotto è un invito a celebrare l’arte in ogni sua forma, valorizzando il talento, la dedizione e l’impegno di chi sceglie di dedicare la propria vita alla creazione artistica. È, al tempo stesso, un omaggio al ricco patrimonio culturale del passato e uno sguardo proiettato verso il futuro, un futuro in cui l’arte continua a giocare un ruolo fondamentale come mezzo di espressione e come veicolo di sensibilità.
La dimensione partecipativa del riconoscimento arricchisce l’esperienza per tutti coloro che vi prendono parte. Gli artisti trovano un palcoscenico prestigioso dove mostrare la propria opera e condividerne i significati, mentre il pubblico ha l’opportunità di entrare in contatto diretto con i creatori e di scoprire i molteplici linguaggi dell’arte contemporanea. Questo incontro tra sensibilità diverse favorisce non solo la crescita culturale, ma anche quella umana, sottolineando quanto l’arte sia un elemento fondamentale per la coesione sociale.
L’evento gode del sostegno dell’amministrazione comunale, della Regione e di figure di spicco del panorama politico e culturale, dimostrando quanto sia cruciale investire in manifestazioni che promuovono la bellezza e il valore della creatività.
Il Premio Giotto rappresenta dunque un tributo all’inesauribile capacità dell’arte di emozionare, ispirare e unire. È un chiaro segnale di quanto l’arte sia un linguaggio universale che supera le barriere del tempo e delle differenze culturali, creando un ponte tra passato, presente e futuro. Attraverso questo evento, si riafferma l’importanza di proteggere, promuovere e sostenere la creatività in ogni sua forma, celebrando il valore intrinseco dell’arte come espressione della più profonda umanità.
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Il punto di vista di Daniel Mannini sul rapporto tra arte e cinema sulla scia del Festival veneziano
La famosa manifestazione del Festival del Cinema, che si svolge ogni anno a Venezia, catapultando nella splendida cornice lagunare l’attenzione e l’interesse dell’opinione pubblica mondiale, oltre che degli addetti operatori di settore, merita assolutamente una considerazione valutativa ad hoc, in quanto simbolo iconico immortale e intramontabile dell’arte cinematografica, ma non solo, racchiudendo in sé tutta una tradizione storica, artistica e culturale di notevole pregevolezza e di acclarata e consolidata rilevanza e portata a livello internazionale e cosmopolita, che si accresce e si evolve anche dopo la conclusione dell’evento veneziano e mette in luce l’aspetto socialmente utile e funzionale, con messaggi e contenuti di grande qualità sostanziale, che fanno da motore trainante e propulsore ben oltre e ben al di là della dimensione puramente e strettamente cinematografica. Inoltre, da sempre il fascino magico di questo festival è sinonimo di mondanità con un parterre di VIP e di ospiti illustri e star di Hollywood, che arrivano in laguna accolte come special guest. È quindi un’occasione positiva anche connessa e collegata a un mix di fattori e componenti, che ne decretano l’assoluta esclusività come appuntamento imperdibile annuale. Arte e cinema poi sono sempre fortemente coese in armoniosa fusione e quindi il contesto festivaliero si presta a dare ancora più slancio di collante al connubio vincente, oltre ad essere un potente strumento correlato all’universo della moda e dello stile glamour e rappresenta una vetrina altisonante per le griffe e i brand più rinomati e autorevoli. Ecco dunque una perfetta commissione alchemica, che sfocia all’interno di questo super mega evento, acquisendo una sua identità avvalorante di considerevole meritocrazia qualitativa e conferendo all’insieme un valore d’eccellenza ed eccezione indiscutibile. Su questa scia l’artista poliedrico Daniel Mannini ha risposto ad alcune domande attinenti all’argomento con perspicace proiezione di pensiero. Il sito web di Daniel Mannini sempre ben aggiornato è www.danielmanniniart.it .
D: Un tuo parere di riflessione sul legame da sempre speciale tra arte e cinema.
R: Il cinema è un’altra tipologia di arte figurativa e ogni componente è parte di una fotografia molto più grande, ovvero la ripresa con la videocamera. Che sia un corto, un film o un documentario, ogni tassello dev’essere al posto giusto, perché si crei un filo armonico, così come per i dipinti, la musica, le sculture e i monumenti architettonici. La considero nell’élite della massima espressione dell’essere umano, dove anche in questo caso l’idea viene messa in atto attraverso soggetti e oggetti che formano la componente principale per rappresentare un qualcosa. Oltre a ciò, quello che caratterizza un regista da un altro è dato dal punto di vista della sua visione, il riuscire a dare una sua caratura nella ripresa nel tentativo di distinguersi ed essere originale in un determinato momento storico nella storia del cinema. Questo concetto è molto legato agli artisti, in quanto ogni regista, come ogni artista, deve riuscire a lasciare il proprio segno caratteristico, che venga subito riconosciuto. Oltre alla rappresentazione della realtà, nel cinema esiste anche l’astrazione, che può essere ispirata da un semplice particolare, e successivamente si può creare e inventare una storia, come avviene con la pittura tramite il processo compiuto da ogni pennellata o schizzo.D: Un tuo parere di riflessione sulla portata di rilevanza prestigiosa del Festival del Cinema di Venezia, manifestazione di interesse internazionale che catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, oltre che degli addetti e operatori del settore.
R: Il Festival di Venezia rappresenta un evento unico e ben contestualizzato all’interno della città, la quale è perfetta per questo tipo di avvenimenti anche per la sua unicità identitaria. Oltre che da un punto di vista cinematografico, è una vetrina moto importante per il nostro Paese, confermando la bellezza del suo patrimonio culturale. Un motivo di elogio per questo evento, oltre al piacere dei professionisti di ricevere un riconoscimento per il proprio lavoro, è anche quello di includere creazioni diverse tra loro, valorizzando le singole influenze che ogni artista e dunque lavoro hanno avuto. Un tema da riportare al centro del dibattito è la cultura stessa, perché rappresenta una risorsa che non viene sfruttata, in senso benevolo, nel suo totale potenziale, anzi. Chi è nel mondo della cultura è molto sofferente per la mancanza di appoggio da parte delle istituzioni. Al giorno d’oggi è quasi improponibile questa situazione, se pensiamo che in altri Paesi è diverso e la cultura è molto integrata e supportata.D: Di recente è scomparso uno dei nomi di maggiore spicco del panorama cinematografico che lascia un ricordo indelebile e di notevole caratura: Alain Delon. Un tuo commento di riflessione su questo attore di eccellente talento e immenso carisma.
R: La figura di Alain Delon rimarrà senza ombra di dubbio iconica a livello internazionale, in quanto ha rappresentato un tipo di personalità che esprimeva un grande carisma per la sua bravura, ma anche per il punto di vista estetico. Nonostante io faccia parte di un’altra generazione, non posso non conoscere il suo talento! La prima volta che ho avuto modo di vederlo sullo schermo è stata durante la visione a scuola del film “Il Gattopardo”, uno dei film più belli realizzati. Il talento di Alain Delon è stato quello di essere un artista poliedrico, che ha interpretato molti ruoli ed è stato d’ispirazione anche per attori del giorno d’oggi, che hanno riconosciuto la sua influenza, oltre per il talento, anche per tutti i premi ricevuti durante la sua lunga carriera. Penso che questo adattarsi a diverse dinamiche possa essere da stimolo nel capire che sperimentare e trovare la propria strada è parte integrante del percorso. -
Le riflessioni dell’artista Daniel Mannini sul Festival della Filosofia
Il Festival Nazionale della Filosofia, che vanta ormai una notorietà internazionale, è diventato un appuntamento annuale di grande richiamo per operatori di settore, ma anche per semplici appassionati e curiosi, che accorrono sempre più numerosi ad assistere agli incontri, alle conferenze, alle lectio magistralis, ai dibattiti, ai seminari, organizzati tra Modena, Carpi e Sassuolo con una progressione davvero corposa e coinvolgente, anche per i cosiddetti profani non esperti e non conoscitori della materia, che possono cogliere l’opportunità di lasciarsi trasportare e accostarsi al mondo filosofico attuale. Protagonisti di fama e autorevolissimi personaggi intervengono a fare da mentori nei vari eventi predisposti per accontentare gusti, preferenze ed esigenze eterogenei. L’edizione 2024 nello specifico ha individuato un tema di riferimento testimonial davvero variegato come potenzialità di approfondimento e analisi mirata: la psiche. Argomento, che offre innumerevoli incipit e input per imbastire e intavolare scambi di confronto a 360 gradi, coinvolgendo anche la dimensione creativa e artistica ovviamente di riflesso e richiamando concetti di accostamento e connessione, che fanno da fil rouge da sempre tra la concezione artistica e la concezione filosofica, alimentando il legame solide duraturo già presente da illo tempore. Su questa proiezione è stato interpellato a riguardo l’artista Daniel Mannini con un’apposita intervista. Il sito web personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .
D: Una tua valutazione sulla prestigiosa manifestazione nazionale del Festival della Filosofia che si svolge come ogni anno nel mese di Settembre a Modena, Carpi e Sassuolo e vanta delle presenze di alta qualità ed elevata autorevolezza in materia.
R: Nonostante non ci sia stata occasione di partecipare come spettatore, anche per motivi di distanza, penso che il Festival della Filosofia sia un evento importante e un pretesto per creare una maggiore interazione e coinvolgimento tra le persone e per godere delle ricchezze contenute dalle città ospitanti. È un modo per essere parte integrante di un contesto in cui il pensiero è il più libero possibile da determinate circostanze, che cerca di coinvolgere le persone nella conoscenza e nella comprensione dell’importanza della cultura, per acquisire l’interesse nello scoprire altre cose rispetto alle solite. È un momento di opportunità anche nell’espressione creativa e penso che amalgamare diversi ambienti sia solo un bene e sicuramente crei interesse nel partecipare a questa tipologia di eventi. La psiche è parte integrante del nostro essere ed evitare di ascoltarla o analizzarla agendo di impulso o istinto, non permette di avere la possibilità di scelta.D: In che modo a tuo parere l’ispirazione filosofica può acquisire un valore aggiunto corposo all’ispirazione creativa in generale e nello specifico, che tipo di trasporto di traino ne ottieni tu nella tua ricerca artistica e nella tua visione sperimentale soggettiva?
R: La filosofia riesce ad amalgamarsi bene con qualsiasi tipo d’ispirazione che un creativo possiede. Oltre che rappresentare una chiave di lettura del proprio pensiero, crea un’alchimia tra mente e corpo che si rileva nella fase di esplorazione del proprio percorso lavorativo e artistico. Come è possibile notare all’interno di qualsiasi disciplina, anche nell’arte ha avuto e continua ad avere una sua rilevanza. Come dico sempre: il risultato che otteniamo da una propria tecnica applicata su un supporto o materiale, è il sunto della nostra espressione teorica inserita in un contesto reale, visivo. Oltre ad apprendere diversi concetti e lezioni che possono essere interessanti, è importante elaborare un proprio pensiero, grazie all’assimilazione di questi. Nel mio percorso, la filosofia è parte integrante ma non determinante per la mia visione elaborata in un determinato lavoro, in quanto il contesto rimane lo stimolo maggiore per poter esprimere il mio pensiero.D: Un tuo parere di riflessione su uno dei cosiddetti mostri sacri della filosofia contemporanea da sempre ospite d’onore in conferenza anche durante il festival filosofico modenese, il grande maestro Umberto Galimberti.
R: Nutro un grande rispetto e ammirazione per la figura di Umberto Galimberti, considerandolo un patrimonio italiano per la sua imponente personalità, la quale contiene anche una sua ironia espressa in maniera seria, che può farti sorridere ma al tempo stesso ragionare. Una dote che riconosco è quella di riuscire a spiegare con chiarezza un concetto rendendolo comprensibile e scorrevole, riuscendo anche nell’intento di farsi ascoltare dai giovani, e questo grazie (almeno credo) ad una mentalità aperta al mondo di oggi, analizzando e comprendendo nel modo più reale possibile la narrazione attuale. Quando sono nella fase creativa, ci sono momenti in cui la musica viene sostituita dall’ascolto degli interventi che Galimberti, ma anche altri, fanno durante le proprie lezioni, perché così mi piace definirle. Lezioni in cui il coinvolgimento passivo indirizza il pensiero in altre direzioni e permette di fare un viaggio di analisi a livello generale e personale. -
Un’estate nelle Terre dei Baschenis
Nelle Terre dei Baschenis trentotto eventi in tre mesi, dal 6 luglio al 6 ottobre, per scoprire le antiche arti, la cultura e la storia degli 11 comuni dell’Alta Val Brembana. L’associazione Altobrembo, impegnata da tempo nella promozione dei tesori nascosti del territorio, offre nel periodo estivo una serie di appuntamenti adatti a tutte le età e di svariata natura, tutti accomunati da un unico comune denominatore: l’arte.
Si comincia sabato 6 luglio con il “Tour dei mastri del legno”, itinerario in auto per conoscere i tesori dell’intarsio e dell’intaglio del legno realizzati con perizia e ingegno in semplici botteghe di abili artisti brembani che per generazioni hanno impreziosito le chiese della valle. Si parte alle 9.30 da Olmo al Brembo (Antica Segheria Pianetti) per poi proseguire verso Mezzoldo (Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista), Averara (Chiesa parrocchiale di San Giacomo apostolo), Piazza Brembana (Chiesa parrocchiale di San Martino Oltre la Goggia) e arrivare infine a Cassiglio (Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo), dove si terrà anche una dimostrazione della lavorazione del legno da parte di un artista locale e la giornata si concluderà alle ore 17. Per il tour è richiesto un contributo di €12, gratis per ragazzi fino a 14 anni e, per chi lo volesse, sarà previsto un pranzo tipico in un ristorante locale.
Altre esperienze che permetteranno ai partecipanti di visitare più località delle Terre dei Baschenis sono l’escursione in e-bike “Arte sui pedali”, domenica 14 luglio, il “Tour dei Baschenis”, domenica 29 settembre e “Arte in cammino”, da venerdì 4 a domenica 6 ottobre. Si terrà invece sabato 27 luglio a Piazza Brembana il “Festival delle Terre dei Baschenis”, un’intera giornata dedicata all’arte, alla storia e alla cultura dei paesi delle Terre dei Baschenis. Visite al patrimonio artistico e architettonico del paese, concerto d’archi e clarinetto, spettacoli, esposizione e vendita di pubblicazioni locali, stand di prodotti tipici e mercatini di artigianato.
Non solo tour di più località: fra gli eventi principali si citano le giornate “Porte aperte sull’arte”: dal 3 luglio al 4 settembre, ogni mercoledì e durante i fine settimana estivi sarà possibile visitare, a rotazione, gli edifici sacri e storici – normalmente chiusi al pubblico – delle località facenti parte delle Terre dei Baschenis; che riveleranno i preziosi affreschi custoditi al loro interno con l’intento di avvicinare visitatori di tutte le età all’arte popolare locale. Tra i luoghi visitabili: Oratorio di Sant’Antonio da Padova a Olmo al Brembo, Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Piazzolo, Chiesa di Sant’Antonio abate alla Torre e Chiesa dei Santi Bernardo e Antonio da Padova a Valtorta, Chiesa della Madonna della Neve ad Averara, Chiesa di San Rocco e antica chiesa plebana a Santa Brigida, Chiesa parrocchiale, sagrestia e Santuario della Madonna del Frassino a Ornica, Oratorio dell’Immacolata a Cassiglio, Chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo a Piazzatorre, Chiesa di San Rocco a Mezzoldo, Oratori di Sant’Alberto e San Giovanni Battista a Cusio, Chiesa di San Bernardo a Piazza Brembana.
Per coloro interessati a scoprire ogni segreto della vita e della storia dell’Alta Valle, Altobrembo propone cinque esperienze “ibride” che prevedono l’unione di due elementi: “Arte e natura” (28 luglio a Cassiglio), “Arte e musica” (3 agosto a Olmo al Brembo), “Arte e leggenda” (9 agosto a Santa Brigida), “Arte e gusto” (18 agosto a Ornica) e “Arte e storia” (20 agosto ad Averara).
Ma ci sarà anche occasione di dare libero sfogo alla creatività: in programma laboratori artistici per adulti e piccini; pensati per i primi i laboratori di pittura en plein air (1 e 22 agosto a Olmo al Brembo e Cusio) e di affresco (20 luglio a Olmo al Brembo), mentre per i secondi quelli più propedeutici e ludici come “Crea il tuo burattino” (13 luglio a Olmo al Brembo) e “Veggy Colors” (11 agosto a Mezzoldo).
I venerdì di agosto, l’eco-museo etnografico di Valtorta, che al suo interno racchiude le storie e i materiali più rappresentativi del passato di questo territorio montano, aprirà le sue porte per permettere al pubblico di riscoprirne i valori, gli antichi mestieri e le attività contadine. Alla semplice visita del museo sarà possibile abbinare la partecipazione a esperienze e laboratori creativi come, ad esempio, quello di lavorazione dell’argilla (“Maschere buffe di Valtorta”), la degustazione dei prodotti tipici della Latteria Sociale e l’incontro per famiglie “Racconti e leggende dell’Alta Valle Brembana”; oltre alla visita guidata del museo.
Per maggiori informazioni su eventi, modalità e costi di partecipazione (ove previsti) è possibile visitare il sito https://www.leterredeibaschenis.it/eventi/ oppure contattare l’associazione Altobrembo: Tel +39 348 1842781 – [email protected].
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Inaugura nel cuore di Cortina la mostra personale di Lilian Mant dal titolo emblematico “Oltre onirico”
Inaugurata alla grandissima lo scorso 20 aprile, resterà allestita fino al 18 maggio 2024 la mostra personale della vulcanica ed eclettica artista a tutto tondo Liliana Mantione Lanaro (alias Lilian Mant) presso il pregevole contesto istituzionale del Museo Mario Rimoldi, situato nella suggestiva cornice di Cortina d’Ampezzo e considerata una realtà di portata nazionale e internazionale davvero unica e sui generis. L’esposizione racchiude e custodisce nel titolo tutta l’essenza nevralgica dell’ispirazione creativa di Lilian Mant: “Oltre onirico”. Un titolo emblematico, che mette in luce l’importanza dominante della componente concettuale sottesa e insita e della visionarietà contenutistica di concezione di matrice assolutamente pura e incondizionata, scevra e avulsa da qualunque e da qualsivoglia fattore speculativo e mercificante, nonché da ogni genere di massificazione seriale e standardizzata, essendo il suo fare creativo intriso e permeato in primis dall’elemento subliminale, da tutto ciò che supera e oltrepassa l’apparenza e si espande liberamente e affrancato da ogni pregiudizio e preconcetto imposto a monte. La dottoressa Elena Gollini ha sottolineato a riguardo: «Considero l’amica artista Liliana un’eterna sognatrice, che pur valutando e soppesando la realtà in modo concreto e pragmatico, riesce a fare un passaggio di qualità mentale interiore, trovando una personale identità espressiva e comunicativa tramite e attraverso l’arte e al contempo riuscendo a proseguire instancabile ed energica, vitale e dinamica nel proprio cammino esistenziale. Questa elevazione spirituale raggiunta mediante l’ispirazione creativa le consente di compiere in parallelo un itinerario di evoluzione e di crescita personale arricchente e costruttivo. Con il medium e lo strumento speciale dell’arte Liliana diffonde e divulga un messaggio significativo anche a livello sociale, qualificando la sua arte come socialmente utile e funzionale e facendo un ulteriore salto di notevole amplificazione comunicativa. Liliana nell’acquisita dimestichezza e destrezza strumentale e nella collaudata perizia tecnica, non dimentica mai l’emozione enorme e contagiosa del momento preciso in cui ogni opera nasce nell’ideazione progettuale e poi prende vita e si anima nella fase esecutiva e realizzativa, perché resta l’attimo catartico, che rende possibile proprio il suo soggettivo pensiero di “oltre onirico”. La sua manualità rimane evidente in ogni pennellata, anche nella dimensione di rarefazione informale e di stilizzazione informale, che diventa un simbolico codice cifrato destinato al fruitore-spettatore di riscrittura del “mondo-altro e oltre” sospesa ad infinitum per comunicare qualcosa di intimo, celato, segreto, ancora tutto da scoprire e da svelare, fino al completamento e compimento di un racconto, di un tracciato simbolista, allusivo e metaforicamente toccante, impregnato e imbevuto di memoria e di sentimento incondizionato. Si avverte fortissima da parte di Liliana la necessità urgente e improcastinabile, l’esigenza impellente e incalzante, il bisogno imprescindibile e indispensabile di mostrare il mondo nella sua vera effettiva essenza costitutiva. Quelle che crea non sono dunque semplici immagini a sé stanti, ma un corollario omogeneo concatenato da un filo conduttore di giusta causa fondante e fondamentale per la sua esperienza esistenziale oltre che artistica. Liliana crea evocazioni magicamente fluenti, che si compenetrano senza mai scalfire e affievolire la loro potenza suprema. Spazio e tempo sono sospesi, per darci la possibilità di contemplare e riflettere. Tutti gli elementi pittorici appartengono in qualche modo al nostro vissuto e possiamo farli e sentirli nostri. Liliana nella sua genuina spontaneità e naturalezza non cerca orpelli inutili e ridondanze esasperate e ci suggerisce l’urgenza umana di un sano e salutare ritorno alle origini, di una semplificazione del quotidiano, che ci consenta di ragionare saggiamente con lungimiranza di vedute e di amare, tutelare e difendere ad oltranza il dono incommensurabile, che abbiamo ricevuto: la vita stessa».
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Grande successo per la personale pittorica di Lilian Mant a Cortina
Si è aperta con ottimi consensi di riscontro la mostra personale della poliedrica e carismatica artista Liliana Mantione Lanaro (alias Lilian Mant) allestita nel cuore di Cortina d’Ampezzo, dove lei vive e crea, presso una location di eccezionale pregevolezza, un contesto istituzionale, che vanta al suo interno anche una collezione permanente di figure di grande spicco del panorama nazionale e internazionale, tra cui Morandi, De Pisis, Sironi, De Pero, Guttuso e altri illustri esponenti di fama acclarata: il Museo Mario Rimoldi. Ovviamente la scelta di questo ambiente storico così esclusivo non è casuale, in quanto la produzione di Lilian Mant si sposa e si intreccia alla perfezione e diventa un unicum in armoniosa sintonia di coesione. Il titolo designato per rappresentare l’esposizione è altrettanto pregnante di pregio e di valenza simbolica: “Oltre onirico”. Senza dubbio, diventa un motore trainante di potente afflato, di pathos e di trasporto percettivo e sensoriale per incentivare il fruitore-spettatore ad entrare appieno nella dimensione emotiva ed emozionale, che guida e sorregge il gesto pittorico e accompagna la ricerca sperimentale compiuta da questa donna-artista di intensa e profonda spiritualità introspettiva, che appartiene al suo DNA genetico, altrettanto quanto il fervido talento creativo, che la contraddistingue con la sua appassionata pulsione e vibrazione incontenibile e irrefrenabile e con una radicata dedizione e devozione, definibile a buon conto e a buon diritto come missione-vocazione al fare artistico. Nell’esprimere il proprio elogio la dottoressa Elena Gollini ha commentato: “Considero Liliana un’amica artista davvero meritevole sia sul piano del percorso, che sta sviluppando con costanza e continuità, sia sul piano umano e a livello personale, essendo dotata di grande cuore e di una bontà d’animo, che riesce a infondere e imprimere in ogni sua creazione-creatura, conferendo un plus valore aggiunto di ragguardevole rilevanza sostanziale. Liliana percorre la strada dell’arte senza mai dimenticare la visione intima e intimista e quella sfera, che tocca le corde della trascendenza, del misticismo, dell’esoterismo, andando ben oltre l’aspetto strettamente estetico e formale fine a se stesso. Liliana incede apportando quel moto dell’anima e quella componente animista, che fanno la differenza e offrono una comunicazione autentica, diretta, a largo raggio di interazione e di compartecipazione da parte di chi osserva e scandaglia l’entità precipua costitutiva di ogni opera e trova subito un canale aperto a 360° di condivisione e complicità empatica. Ecco dunque, l’immensa potenza evocativa e rievocativa, che affiora ed emerge nel tripudio e nel trionfo di una prospettiva di pensiero, che sa guardare vedere oltre e sa comprendere e intuire la funzione fondamentale della grande arte universale, che tra sogno e realtà, tra reale e immaginario, tra verità e invenzione, sposa la causa solenne e suprema dell’ego interiore e della sua preponderante esigenza di spingersi sempre più in avanti, ampliando e dilatando quel potenziale prezioso di risorse recondite spesso ancora inespresse, che vogliono invece palesarsi ed essere condivise con piena coerenza e consapevolezza di pensiero-azione”. La mostra è visitabile in loco fino al 18 maggio 2024 con ingresso libero.
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Le Memorabilia di Memo Fornasari a Vigevano

Le Memorabilia di Memo Fornasari a Vigevano
Le Memorabilia di Memo Fornasari presentate al Museo Civico “C. Ottone” di Vigevano. L’inaugurazione si terrà sabato 4 maggio alle ore 17.00. Saranno esposte una trentina di opere fra le più significative appartenenti ai due cicli principali – “Galassie” e “Radiografie del colore” – realizzate dal poliedrico artista Domenico Memo Fornasari (Mantova 1910 – Verona 1982). La mostra, che gode del patrocinio del Comune di Vigevano, si protrarrà fino al 30 maggio 2024.
Così il curatore Carlo Micheli:
“Domenico Fornasari è pittore vero che paga, in egual misura, il proprio eclettismo artistico e una critica inadeguata. Una duttilità, la sua, distraente che lo porta ora sulla strada del cinema, ora nel mondo della progettazione; una critica che innanzi al suo fare brancola tra narcisistici sproloqui e inutili definizioni delle sue galassie, incapace di proporre un accostamento che ne faccia emergere le affinità con i grandi del suo tempo.Eppure quelle sue forme futuribili dicono di una pittura colta, d’avanguardia, attenta allo spazialismo di Fontana, ma anche a Vedova, Turcato, Corpora. Questa mostra intende indurre ad una riflessione sui valori artistici di Fornasari, non tanto per rivendicare primati o anticipazioni, bensì per affermare come l’artista mantovano fosse li, tra i grandi, nel momento giusto, in quegli anni ’50 e ’60 in cui fiorirono i più grandi nomi dell’Arte Contemporanea.
Nel 1973 dalle pagine del “Resto del Carlino” Marino Mercuri poneva un problema fondamentale: “Fornasari – bisogna dire – non è stato scoperto: le sue stagioni artistiche non sono agevolmente afferrabili per una giusta, più attendibile interpretazione. (…) Uscì dalla legione di seguaci del Futurismo con svolte incredibili che non furono segnalate dalla critica. E ancora “Ma come va visto il Fornasari rispetto a pittori come Adami, Pozzati, Pistoletto, Schifano?”. Dopo alcuni mesi, nel segnalare l’incontro tra Guidi e Fornasari avvenuto alla mostra che quest’ultimo tenne a Recanati, lo stesso Mercuri afferma che le poche righe scritte da Guidi (“Tanti avvenimenti artistici del secolo l’ha messi lei, nella sua opera, dominandoli con maestria”) sono da considerarsi la critica più approfondita che Fornasari potesse allora vantare.
Delle innumerevoli mostre personali tenute in tutto il mondo, non rimangono che scarni dépliant, superficiali e raffazzonati. Urge dunque un riesame approfondito dell’opera di questo artista inquieto e geniale, una rilettura che gli renda finalmente merito, collocandolo tra i protagonisti della sua epoca.
Questo è quanto si è cercato di fare con la mostra ospitata negli spazi del Museo Civico di Vigevano grazie alla collaborazione dei nipoti Tiziano, Vanni, Roberta e Lorella”.
ARTISTA: Memo Fornasari
TITOLO: “Memorabilia”
TIPOLOGIA: mostra antologica
CURATORe: Carlo Micheli
INAUGURAZIONE: sabato 4 Maggio 2024
DURATA: dal 4 al 30 maggio 2024
LUOGO: Museo Civico – Pinacoteca di Vigevano
INDIRIZZO: Piazza Ducale 20
ENTE PATROCINATORE: Comune di Vigevano
INFO: [email protected] – 0381693952
ORARI: mart–ven 14.00/17.30 – sab e dom 10.00/18.00 – lunedì chiuso -
Il cosmopolitismo pittorico di Donatella Violi approda in Francia
Inaugurata con grandi consensi di apprezzamento lo scorso 30 marzo e allestita fino al 30 maggio 2024, la mostra pittorica personale “Anemos” della poliedrica Donatella Violi merita senza dubbio un occhio di riguardo, sia per la qualità indiscussa della produzione esposta, che ne mette in risalto la consolidata padronanza artistica, nonché la radicata maturità di concezione creativa acquisita con certosino studio e meticolosa sperimentazione, sia per la rilevanza internazionale del contesto ospitante, che si trova nel cuore della Francia, precisamente presso il Besharat Gallery & Museum, che vanta davvero un cosiddetto curriculum vitae di tutto rispetto. La struttura originaria risale a 150 anni fa ed era adibita ad hotel con una clientela di notevole caratura. Tra gli ospiti famosi, che vi hanno soggiornato è annoverata anche la Regina Elisabetta, immortale Queen, simbolo senza tempo di regalità, che ha dormito in loco prima ancora di convogliare a nozze con il principe Filippo. L’esposizione pittorica della Violi si fonde in modo impeccabile con l’ambiente e trova una sinergia speciale. Infatti, tra le 11 lussuose suite realizzate dalla proprietà attuale, una accoglie in maniera permanente un circuito di suoi quadri. Inoltre, anche nel medesimo contesto ad Atlanta, sono conservate sue opere, sempre con esposizione permanente. A suffragare il pregevole operato creativo della Violi è intervenuta la dottoressa Elena Gollini commentando: “Questa mostra è una pietra miliare di fondamento nel percorso di Donatella, che certamente rafforza le sue autorevoli credenziali e ne conferma la portata di ideale cosmopolita, che sorregge il suo intento comunicativo. La sua versatilità di pensiero funge da motore trainante efficace e incisivo in funzione del suo appassionato spirito di condivisione e di interazione. Infatti, per Donatella fare arte significa in primis poter coinvolgere in modo attivo e compartecipe il fruitore-spettatore e poter instaurare e intavolare una formula di scambio e di confronto, all’insegna del dialogo libero e aperto, che si rende un canale portentoso per diffondere e divulgare messaggi e contenuti di sostanziale profondità. Ecco, perché l’arte di Donatella non è mai concepita soltanto come un esercizio di destrezza formale ed estetica a se stante fine a se stesso, ma è invece canalizzata e orientata a utilizzare il medium del linguaggio universale della pittura per andare oltre l’apparenza e individuare un’essenza intrinseca insita e sottesa pregnante di significato. Arte da vivere e arte da amare e da fare amare: questo è il motto cardine, che si sprigiona dalla sua fervida passione artistica e dalla sua indomita forza ispiratrice. E allora, ad maiora semper, cara Donatella, e avanti tutta alla grande!“.
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Donatella Violi protagonista in mostra con la sua arte pittorica
L’artista reggiana Donatella Violi è protagonista in mostra personale dal titolo poeticamente evocativo “Anemos” all’interno del prestigioso contesto del Besharat Gallery & Museum. L’esposizione, che raccoglie una variegata produzione di 20 quadri, è stata inaugurata con successo il 30 marzo scorso alla presenza della talentuosa pittrice e resterà allestita in loco fino al 30 maggio 2024. La location ospitante è davvero molto prestigiosa anche per la sua particolare componente storica di pregio, in quanto creata 150 anni fa come hotel lussuoso, che a suo tempo ha visto tra i clienti illustri figure e personaggi di grande spicco e di fama acclarata, come la mitica iconica Regina Elisabetta, The Queen per antonomasia, che vi ha soggiornato durante uno dei suoi viaggi. L’attuale proprietà ha appositamente trasformato l’ambiente ricavando 11 suite, tra le quali una è proprio dedicata a Donatella Violi e alla sua arte, con alcune opere presenti in esposizione permanente. Questo contesto davvero unico ed esclusivo consente di vivere l’arte a 360 gradi, in quanto è possibile visitarlo ma anche volendo soggiornare al suo interno e godere appieno delle meraviglie in esso racchiuse e custodite. La Violi ha potuto collocare alcune sue opere anche nel contesto del Besharat Gallery & Museum di Atlanta, confermando la portata cosmopolita della sua proiezione creativa. Nel commentare il positivo percorso compiuto dalla Violi, la dottoressa Elena Gollini ha voluto manifestare un sincero apprezzamento al riguardo, soffermandosi su alcune riflessioni di approfondimento: “Sono sinceramente ammirata dall’intraprendenza di quest’artista, che stimo anche come donna oltre che come pittrice di valore. Credo, che la sua produzione venga armonizzata al meglio dentro questa ambientazione così sui generis. Mi ha colpito anche la scelta dell’opera testimonial, che trovo davvero impattante nella sua poetica di suggestione visionaria e nella sua dinamica energia vitale. Penso, che Donatella abbia un afflato potente a livello espressivo supportato da una prospettiva fantasiosa guizzante e da un incalzante slancio di inventiva scenica e narrativa, stimolato dall’immaginario percettivo e sensoriale vibrante e pulsante. Questi fattori in perfetta commistione di equilibrio contribuiscono a fornire gli strumenti più adatti e congeniali a sviluppare tutto quanto l’apparato creativo e ad accentuare il potenziale di ispirazione, che possiede nel suo DNA genetico di artista con la A maiuscola“.
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VENUS IN FURS

Progetto ideato da: Antonella Casazza, Loredana Galante e Marta Mez
Testo critico di Rebecca Delmenico9 marzo – 6 aprile 2024
inaugurazione sabato 9 marzo h 17.00SAC – Spazio Arte Contemporanea
Via Umberto I 108 – ingresso da via Carducci 2 – Robecchetto con Induno – MI
info: 03311227674 – [email protected]
orari: da mercoledì a domenica dalle 14.30 alle 19.30
spazioartecontemporanea.com/project/venus-in-furs/Premessa del comitato:
Ventiquattro artiste selezionate tramite un’idea aggregativa del Comitato composto da Loredana Galante, Antonella Casazza e Marta Mez, (anch’esse artiste) che hanno ideato e concretizzato una collettiva tutta al femminile. A corredo dell’iniziativa una scommessa sinergica, un catalogo analitico che vuole indagare e restituire uno spettro di declinazioni concettuali ed estetiche frutto di variegate esperienze artistiche. Il progetto espositivo è aperto all’utilizzo di differenti media e stili, linguaggi e poetiche, comprendendo opere di pittura, scultura, fotografia, fiber art, collages, video e performing art. Il Comitato, dando corpo a questa idea, ha inteso delineare la complessità dell’universo femminile attraverso un progetto in cui la voce narrante è rappresentata dalla ricerca artistica, ma la scelta delle artiste risponde dichiaratamente a criteri di stima e affetto reciproci che stanno alla base di questo collettivo di Amiche.
In un periodo di critica tout court qui c’è da scatenarsi, è tutto “molto peloso” iniziando dall’ immagine di copertina: una conchiglia aperta con ciuffi di pelo bruno che irretisce o crea disagio. Il risultato è la costruzione di una mostra articolata e complessa, un dibattito d’idee, una geografia di paesaggi contemporanei eterogenei. Et voilà lo sguardo delle ventiquattro Artiste, il loro modo di registrare, indagare e restituire, ognuna con il proprio personale linguaggio. Il titolo della mostra VENUS IN FURS è stato scelto dalla curatrice Rebecca Delmenico autrice del testo che accompagna la mostra. La domanda che il Comitato si pone e rivolge ai visitatori è la seguente: “In una mostra di sole donne ci sono degli elementi comuni dettati da un’inclinazione, da attributi sensibili, da una categoria con specifiche inclinazioni, attitudini, peculiarità biologiche? Se esistono, possono essere alla base di una creazione di valore, di una gradazione contributiva riconoscibile nella nostra società?”
Come si diventa ideatrici e organizzatrici di una mostra di 24 artiste di cui facciamo parte? Una gita condivisa, un’idea, l’istantanea attivazione di tre amiche artiste, una pazienza infinita e tanto impegno. Come si realizza? GRAZIE ad uno spazio: SAC – Spazio Arte Contemporanea che ci ospita ed una curatrice che ci sostiene da subito e ci scrive un testo, Rebecca Delmenico.
Testo di Rebecca Delmenico:
Il romanzo VENUS IN FURS (1870) opera di Leopold Von sacher Masoch, rimane celebre nella memoria collettiva: Severin, un uomo sobrio, racconta della propria devozione assoluta per Wanda, che lui identifica con Venere, dea dell’amore. Nella stanza di Severin campeggia un dipinto, per il quale dice di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano, che raffigura una venere del nord che indossa solamente una pelliccia: essa è l’incarnazione della donna perfetta secondo le proprie fantasie.
Ma la protagonista, proprio in virtù di quella forza che tanto sobillava l’animo di Severin, si ribella e si emancipa dall’ideale a cui è associata per spogliarsi di quella pelliccia che la imprigionava in un ruolo.
VENUS IN FURS è in misura più profonda la definitiva affermazione del desiderio di esprimersi e dell’istinto creativo come forza generatrice.La collettiva “Venus in Furs” riunisce un gruppo di artiste che hanno deciso di esprimere il loro estro e la loro creazione proiettata come pulsione di vita, quello che Freud chiamava Eros, dal nome della divinità greca dell’amore.Ogni artista si apre a un dialogo che restituisce un grande affresco dove confluiscono, attraverso media diversi, aree di ricerca che indagano il tessuto contemporaneo nelle trame dell’esistenza.
Parliamo del tema della memoria e della percezione del tempo, dei ricordi, o dell’inconscio e dei suoi luoghi inesplorati, passando per il corpo femminile, sinuoso e fluttuante come un velo o scultoreo. La donna e il suo essere nella società odierna è vagliata nel suo scardinarsi dal classico ruolo di angelo del focolare, e allora l’immagine femminile è dipinta mentre è rinchiusa in asfissianti ambientazioni domestiche permeate di infiorescenze, o è alle prese con comuni faccende. Si passa anche all’attualità più stringente, con tematiche sociali che toccano l’antispecismo o più direttamente legate al mondo femminile, delineando percorsi che per quanto dolorosi portano alla rinascita e al ritrovamento di sé.L’arte ha un valore sociale, di avvicinamento tra le persone, di unione, come un rito collettivo dove regna il principio greco della kalocagathia, dove ciò che è bello è anche buono.
La collettiva VENUS IN FURS è stata possibile grazie all’impegno di Loredana Galante, Marta Mez e Antonella Casazza, che hanno costituito un comitato che si è occupato di coordinare e realizzare il progetto.Artiste:
Silvia Beltrami
Marianna Bussola
Anna Caruso
Antonella Casazza
Elisa Cella
Eleonora Chiesa
Cristina Costanzo
Ilaria Del Monte
Loredana Galante
Debora Garritani
Giovanna Lacedra
Coquelicot Mafille
Florencia Martinez
Marta Mez
Elena Monzo
Saba Najafi
Ieva Petersone
Alessandra Rovelli
Marta Sesana
Milena Sgambato
Tina Sgrò
Sanda Skujina
Vania Elettra Tam
Francesca Vitali Boldini -
Esce Via Don Minzoni n6, il film di Andrea Cacigli
Il film “Via Don Minzoni n.6“, diretto da Andrea Caciagli e distribuito da Emerafilm con produzione di 8 Production, interpretato da Francesco Gaudiello. Andrea, un giovane di 28 anni, si trova ad affrontare l’ultima notte nella casa dove è cresciuto, situata in Via Don Minzoni n.6, dopo la scomparsa della nonna e la vendita della casa stessa.
Nel corso di quest’ultima notte, Andrea si immerge nei ricordi legati alla casa e alla sua infanzia, cercando una misteriosa scatola blu contenente qualcosa di molto prezioso per lui. Accompagnato dai suoi amici d’infanzia, decide di trascorrere l’ultima serata giocando a poker, una tradizione che ha segnato la loro adolescenza e che termina con la vendita della casa.
Il film, selezionato in diversi festival cinematografici tra cui il Florence International Film Festival, l’Ostia International Film Festival e il Rome Indie Film Festival, si svolge interamente nelle 24 ore precedenti alla partenza di Andrea dalla casa che ha segnato la sua vita. La vendita della casa diventa così un’opportunità per il protagonista di rielaborare i suoi ricordi e di affrontare il cambiamento imminente nella sua vita.
Andrea Caciagli, regista del film, ha tratto ispirazione dalla propria esperienza personale, trovandosi costretto a lasciare la casa di famiglia dopo la morte della nonna. Attraverso il film, Caciagli esplora il tema del distacco dall’infanzia e del passaggio a una nuova fase della vita, utilizzando la casa come simbolo di continuità e cambiamento.
La fotografia del film, curata da Luca Galasso, si concentra sui dettagli e sugli oggetti della casa, creando un’atmosfera intima e suggestiva che riflette il viaggio emotivo del protagonista. Il cast include anche Lia Grieco, Mirko Risaliti, Irene Battaglia, Giusi Merli, Paolo Fratini, Carolina Pezzini, Federico Carchedi, Bruna Orlando e Andrea Butelli, che contribuiscono a delineare i legami affettivi e le dinamiche relazionali dei personaggi.
Attraverso uno sguardo misurato e una narrazione delicata, il film esplora il significato della perdita, del ricordo e del cambiamento, offrendo al pubblico un’opportunità per riflettere sulle proprie esperienze di crescita e di trasformazione.
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Daniel Mannini si racconta nell’essenza precipua della sua fervida vocazione artistica
Pittore per autentica vocazione e per autentico slancio creativo vibrante e fremente, incalzante e pulsante, Daniel Mannini è un esempio davvero molto positivo di come l’ispirazione si possa tenere sempre ben nutrita e alimentata e possa essere ben sostenuta e supportata da un fertile e fecondo apparato e impianto di fattori, che coesistono e convivono assieme in impeccabile armonia di equilibrio e si sorreggono l’uno con l’altro bilanciandosi in perfetta corresponsione e corrispondenza. Ho voluto entrare nel merito del suo percorso di ricerca intavolando una formula mirata di approfondimento con domande a largo raggio, che offrono e consentono una vasta scala di condivisione di pensiero da parte di Daniel e permettono di comprendere gli step basilari e i passaggi principali della sua naturale e innata propensione creativa. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .
D: Guardando indietro ai tuoi cosiddetti esordi pittorici iniziali quale è stato in assoluto il motore trainante di incipit che ancora oggi ti guida e ti accompagna?
R: Nonostante la mutazione avvenuta nello stile pittorico, il motore trainante è la motivazione nel riuscire, un giorno, a poter dedicarmi completamente a questa arte che è la pittura. Avere ogni giorno il tempo per continuare ad evolvermi come pittore e non avere altro tipo di occupazione durante la giornata. Questo sentimento di traino è accompagnato dalla perseveranza e curiosità che stimola la mia creatività e permette di avere quella incoscienza che mi accompagna nella fase di ricerca nella realizzazione dell’idea che ho in mente. Come ultimo ma fondamentale, la passione è in assoluto il componente che deve accompagnare in tutto questo e bisogna prenderne cura nel nutrirla di motivazioni e stimoli.D: In quale misura sei influenzato dalla fantasia immaginaria e dallo spirito di inventiva e come influiscono sul tuo stimolo di ispirazione?
R: Sono sempre stato un ragazzo che purtroppo con la fantasia ha sempre avuto un problema, essendo molto realista guardavo l’arte come una documentazione della realtà e meno dal punto di vista simbolico o fantasioso. Con il tempo la curiosità di capire realtà lontane dalla mia concezione, mi ha permesso di sviluppare un mio modo di esprimere, provando ad approcciarmi alla pittura nel modo più naturale, per poi arrivare fino ai dipinti di oggi. Quello che sono riuscito a coniugare sono queste due fasi, infatti la mia fantasia ha uno sviluppo di ricerca su immagini e soggetti di opere d’arte maggiormente, per trasmettere un espressione della realtà o di citazione in un insieme di fasi creative, dal disegno su carta da bambino fino alla tela, che si uniscono.D: In quale contesto preferisci posizionarti mentre dipingi e perché? Hai mai provato a dipingere all’aperto o comunque ti piacerebbe farlo? Dove in particolare e perché?
R: Come si è evoluta la mia espressione pittorica, anche il modo di realizzare i miei dipinti è cambiato. Nella fase astratta, la tela era distesa su un piano e dipinta a pennello o spatola, cosa che ancora oggi faccio. Successivamente veniva distesa a terra e l’azione della sgocciolatura veniva realizzata girando intorno al quadro, per avere un totale controllo del dipinto e viceversa e immergermi completamente. Adesso la maggior parte della realizzazione viene eseguita in verticale sul cavalletto, e questo mi ha dato occasione di avere un nuovo approccio di esecuzione, dove la pennellata e il controllo del segno assumono una nuova linfa. L’esperienza della pittura all’aperto non l’ho mai affrontata e non ne ho mai avuto la curiosità, perché quando sono fuori preferisco assaporare il tutto di quello che può ispirarmi e poi dedicarmi alla pittura all’interno di una stanza. Attualmente non ho uno studio e il tutto viene eseguito in camera, però se ci sarà occasione l’idea sarebbe quella di avere uno spazio mio, dove anche i dipinti stessi abbiano un loro luogo di custodia. Dipingere al chiuso è come essere in un habitat naturale e posso gestire meglio il tutto, facendomi accompagnare da musica o documentari, anche artistici, come sottofondo. Questo per avere la dedizione giusta e immedesimarmi nel soggetto che dipingo. -
Il pittore Daniel Mannini approfondisce il suo punto di vista sul concetto saliente di arte sacra e religiosa
L’arte sacra e religiosa conserva e custodisce in sé quei valori distintivi peculiari, che la rendono da sempre intrisa di fascino ammaliante e bellezza suprema e racchiude tutta una commistione visionaria di pregnante suggestione emotiva e spirituale. Senza ombra di dubbio costituisce uno dei pilastri, che sorreggono la grande storia dell’arte universale ed è destinata a rimanere tale anche in futuro, rappresentando un’immagine molto edificante della rievocazione artistica ed ergendosi a vessillo di elevazione oltre l’aspetto formale e la dimensione estetica a sé stante. L’Italia, Paese della grande bellezza artistica e culturale, possiede un’illustre storia connessa alla tradizione artistica sacra e religiosa e ne nobilita alla portata all’interno in primis delle chiese e dei contesti ad esse collegati. Le chiese italiane sono dei veri e propri mausolei dell’arte universale e offrono a tutti, ovviamente incluso anche gli atei non credenti e gli agnostici, la possibilità di assecondare la passione e l’amore per il senso artistico di pregio, avendo un circuito preziosissimo di opere superlative, che inneggiano alla grande bellezza assoluta. Ritengo, che sia molto importante evidenziare questo aspetto e questa componente, che spesso purtroppo non viene considerata e anzi talvolta addirittura viene dimenticata con trascuratezza. Siamo invece tutti quanti nella possibilità (peraltro a titolo gratuito) di avere a disposizione un autentico scrigno di tesori favolosi e straordinari, che sono collocati proprio dentro le nostre chiese e che si offrono in tutto il loro magnetismo unico e speciale. Ho pertanto voluto approfondire questo argomento con il giovane artista Daniel Mannini, che ha una proiezione creativa moderna e anticonformista, ma al contempo sempre rispettosa di ciò, che l’arte antica ha tramandato e perpetrato fino ai giorni nostri. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .
D: Abitando nel contesto territoriale di una città assolutamente spettacolare a livello artistico come Firenze, in quale chiesa trovi maggiore afflato di stimolo nella contemplazione delle opere d’arte a tema sacro e religioso e perché?
R: Firenze ha una grande vastità di scelta che comunque è sempre unica, ma uno dei momenti in cui ho provato una grande ammirazione è stato durante la visita della Chiesa di Santa Maria del Fiore, ovvero il Duomo di Firenze. Chi ha avuto modo di vederla dall’esterno, ha potuto ammirare la facciata con le sue innumerevoli illustrazioni scultoree, il campanile di Giotto e la cupola nella parte posteriore. Già la struttura in sé è una sacralità di monumento. Lo stupore è nato quando ho visto la decorazione interna della cupola, l’affresco del Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari, nella sua pienezza e potenza, in particolare per la presenza di tante figure e per la prevalenza del colore azzurro del cielo, che è una sorta di magnete per gli occhi e trasmette un ampiezza maggiore rispetto allo spazio. Oltre al Duomo, ogni chiesa o contesto del luogo fiorentino è ricco d’ispirazione e di contemplazione.D: Quale è l’opera d’arte scultorea a tema sacro e religioso del genio Michelangelo che ti colpisce di più e perché?
R: In assoluto, l’opera scultorea sacra che mi ha più colpito del maestro Michelangelo è La Pietà, perché quello che continua a colpirmi tuttora è la posizione dei corpi, che trasmettono una normale naturalezza del movimento con la sua spontaneità. Credo che sia una delle sculture più importanti. Essa si avvicina molto al popolo, raggiungendo un livello equo con le persone comuni nonostante la sua sacralità per i personaggi raffigurati. La scultura è un campo artistico che ho avuto modo di testare solo come materia di studio alle superiori, ma non ha mai suscitato qualcosa in me; però apprezzo molto il lavoro dietro ad un opera realizzata con questa tecnica. Mi piace riportare queste tipo di figure all’interno di un dipinto, perché mi permette la loro riproduzione e l’opportunità di inserirle in un nuovo contesto e con una nuova forma.D: In che modo pensi che l’arte sacra e religiosa possa essere un punto di riferimento e di richiamo positivo nelle prospettive moderne di impronta non convenzionale e tendenzialmente scevre da elementi e componenti affini e inclini alla dinamica evocativa tipica della sacralità?
R: La figura per l’arte sacra ha sicuramente una sua importanza all’interno della storia dell’arte, oltre che come simbolo sacro anche come testimonianza degli eventi e delle persone che ne hanno fatto parte. D’altro canto, prendere come riferimento un soggetto sacro e dare una propria interpretazione, può solamente creare un nuovo punto di vista e ricondurla all’opera originale. Creare un passaparola tra generazioni attraverso un nuovo linguaggio, per non dire contemporaneo. In questo non ci vedo niente di male, anzi l’idea di provare a riprodurre o rielaborare un tale soggetto credo che sia anche una prova per l’artista stesso, in cui non è importante emulare ma tirare fuori il meglio da quello che ha dentro. Una motivazione che permette di fare quel piccolo passo per avvicinarci alla risposta. Nel mio percorso non ho affrontato tematiche sacre o religiose, anche perché personalmente sono fedele in quello che creo, e anche se fossero presenti, esse non sono affini a quel contesto di fede e credenza di una religione. -
Pieranunzi e il Trio Orchestra sul palco del Teatro Salieri
Nel suggestivo scenario del Teatro Salieri, il prossimo 23 febbraio, si esibirà Enrico Pieranunzi insieme al Trio Orchestra nel coinvolgente progetto musicale intitolato “Blues & Bach: The Music of John Lewis“. In questo straordinario evento, Pieranunzi, accompagnato da Luca Bulgarelli al basso, Mauro Beggio alla batteria e la direzione del Maestro Michele Corcella con l’Orchestra Filarmonica Italiana, esplorerà il vasto e affascinante repertorio creato da John Lewis.
John Lewis, compositore e pianista afroamericano, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica con il suo Modern Jazz Quartet, coniugando audacemente le forme della musica classica con l’improvvisazione e l’anima del jazz. Il concerto sarà un viaggio emozionante attraverso le composizioni di Lewis, ricche di suggestioni che spaziano dalle melodie ispirate alla cultura rinascimentale e barocca fino al vibrante blues.
Il repertorio includerà brani iconici come “Django”, un omaggio al leggendario chitarrista Django Reinhardt, e “Blues in A Minor”, caratterizzato da una dinamica struggente. Ogni brano sarà preceduto da un preludio appositamente composto da Michele Corcella, arricchendo ulteriormente l’esperienza musicale.
La musica di Lewis incarna l’incontro armonioso tra due mondi simbolici, quello del jazz e quello della musica classica, creando una “third stream” che abbatte i confini tra i generi e offre agli ascoltatori un’esperienza sonora unica e coinvolgente.
L’evento non solo celebra il genio musicale di John Lewis, ma riflette anche sull’importanza della creatività e dell’apertura mentale nel mondo della musica. È un’opportunità per gli spettatori di immergersi in un universo sonoro ricco di sfumature e di lasciarsi trasportare dalla magia della musica.
Per ulteriori informazioni e per l’acquisto dei biglietti, si può visitare il sito web del Teatro Salieri: teatrosalieri.it.
Sarà una serata indimenticabile, colma di emozioni e di straordinaria bellezza musicale. Non mancate!
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Daniel Mannini ci svela i capisaldi della sua arte pittorica
Iniziato da poco il nuovo anno è sempre funzionale e costruttivo alimentare e rinvigorire concetti basilari e primari, che fanno da radici di fondamento solide e robuste a quel fremente e vibrante input artistico di slancio trainante necessario e indispensabile per ogni creativo. La vocazione artistica è come una sorgente, che nasce e sgorga in maniera spontanea e naturale attraverso la sintonia coesa di una serie di fattori dominanti e determinanti per sviluppare in modo positivo e propositivo il talento innato e accentuare quelle doti virtuose di autentica creatività, che sono potenzialmente racchiuse nell’animo di chi possiede tale preziosa vocazione e vuole trasformarla in dedizione reale e concreta, intraprendendo un cammino, che diventa di rimando anche un percorso di crescita esistenziale e di progresso interiore e introspettivo. La mente e il cuore sospinti da questa energia propulsiva procedono all’unisono e in perfetta congiunzione di collante spirituale. Così nasce l’arte vera missione-vocazione, che tutto sostiene e custodisce al suo interno e che diventa quella ragione di vita e quella motivazione imprescindibile senza la quale non è possibile stare e di cui non si può assolutamente fare a meno. Chi trova nell’arte questo paradigma di guida frutto di una meravigliosa commistione avrà sempre quell’emozione pura e quella capacità di sorprendersi e di sorprendere nel raccontare e nel raccontarsi attraverso il proprio operato, senza filtri, senza riserve, senza condizionamenti, restando sempre e comunque fedele a se stesso, ai propri valori e ideali supremi, ai propri principi irrinunciabili. Il sito web di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it dimostra appieno la missione-vocazione e alla base del suo fare pittorico.
D: La parola “ispirazione” quanto conta nella tua ricerca pittorica e perché?
R: L’ispirazione è una componente fondamentale nella mia ricerca perché è continuamente ricca di stimoli per poter produrre i miei dipinti. Come per i progetti artistici in atto, quello che riporto è ispirarsi a dei soggetti, secondo una tematica, e contestualizzarli all’interno del processo creativo secondo la mia visione. Non è e non sarà mai un copiare gli altri, ma semplicemente esaltare l’artista o il tema trattato. Nella nostra contemporaneità, essendoci tante distrazioni date dal web e dall’utilizzo dei social, è possibile trovare motivi che possono portare a realizzare una propria espressione visiva, oltre che parlata. Come mi ha insegnato l’arte, o per quello che ho compreso, lasciare la propria testimonianza sotto qualsiasi forma espressiva è come segnare un punto in una linea del tempo, comprendendo anche il contesto in cui viene eseguita.D: La parola “aspirazione” che ruolo riveste nella tua ricerca pittorica e perché?
R: Se ispirazione è una componente fondamentale, l’aspirazione è il motore che mi spinge a ritagliare degli spazi fuori dal mio orario lavorativo da poter dedicare a quello che mi piace di più fare, ovvero dipingere. Credo che sia importante anche questo aspetto per non perdere mai lo stimolo nel voler fare e raggiungere degli obiettivi personali. Non bisogna mai abbattersi, ma combattere per la propria indole, il vivere e fare quello che più ci piace. Non dover essere come il proprio mentore, ma capire come raggiungere tale livello. Questo aspetto non mi distrae da quella focalizzazione che è la disciplina della materia trattata. È chiaro che per raggiungere l’indipendenza e dedicarmi ogni giorno a tempo pieno, questa è l’unica strada percorribile.D: Un tuo commento sul concetto di stimolo motivazionale.
R: Credo che lo stimolo motivazionale sia un concetto molto soggettivo. Nel mio caso l’azione della pittura è un’emozione che riporto in forma artistica, ma soprattutto è un ricercare di migliorarsi ad ogni nuovo dipinto, che una volta concluso, crea quella sensazione di poter fare ancora meglio. Questo è dovuto a un connubio tra ispirazione e aspirazione, che procedono come linee parallele e senza prevalere l’una sull’altra. Avere una motivazione può portare a delle scoperte a cui non si presta attenzione, ma che comunque fanno parte del proprio inconscio, e questo può venir fuori in qualsiasi momento. Esempio chiaro riguarda la mia produzione artistica, in cui la trasmissione di emozioni attraverso il colore e la materia hanno fatto spazio a un movimento più figurativo, ma che contiene una ricerca di messaggio. Questo è dovuto anche a un processo di cambiamento in atto, che ho percepito col tempo. -
Daniel Mannini ci racconta la sua grande passione per i musei con il loro fascino irresistibile
I musei sono contesti speciali, a cui nessuno è capace di restare indifferente e dimostrare distacco, perché sono i custodi simbolici di una storia e di una cultura, che ci appartiene e dalle quali possiamo sempre ricavare nuovi stimolanti incipit per rafforzare il nostro sapere e la nostra conoscenza e per trovare nuove chiavi di lettura del presente proiettandolo nel futuro e nel futuribile. Anche chi di solito non è avvezzo a frequentare gli ambiti museali e vi si reca sporadicamente, ogni volta rimane comunque colpito e affascinato, viene rapito e conquistato da questi ambienti magicamente ammalianti, che incantano e si lasciano permeare dalle nostre emozioni più recondite, dal pathos più inconscio, dal trasporto più intimo. Il pittore Daniel Mannini, talento emergente di notevole capacità creativa e di incalzante dinamismo sperimentale, è un grande estimatore appassionato dei musei e al loro interno ovviamente coglie anche interessanti spunti di ispirazione da intrecciare alla sua vivace prospettiva. I musei offrono un patrimonio di risorse inestimabile e inesauribile da cui gli artisti in generale possono trarre una fonte vitale di energia creativa, da trasferire nel proprio personale background e da filtrare insieme a quell’alchimia di componenti ed elementi, che fanno da propulsore potente per alimentare e incrementare la propria prospettiva visionaria. Daniel è certamente un esempio a modello molto positivo di questa favorevole sinergia, che scaturisce in primis dall’empatia verso il senso della scoperta e il desiderio di carpire e metabolizzare, accompagnati da una spiccata sensibilità ricettiva e percettiva. Ecco, perché ho pensato di intavolare un’intervista dedicata a questa tematica, che lui sente molto affine alla sua forma mentis. Il sito web personale di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it accoglie la sua produzione e si presta a una formula di interazione molto piacevole.
D: Raccontaci quando e come nasce questo tuo appassionato slancio verso i musei.
R: La mia passione nasce durante gli studi di scuola superiore, quando oltre a studiare la storia dell’arte ci è stata data la possibilità di visitare alcuni musei. Concluso il periodo scolastico, ho iniziato a coltivare questa passione all’interno della mia vita quotidiana, quando la curiosità e la suggestione sono diventate una ricerca molto naturale, anche durante i periodi in cui non dipingevo. Ogni volta che ho modo di poter visitare qualche museo ho un grande entusiasmo, perché credo che sia semplicemente meraviglioso osservare testimonianze del tempo, immedesimarsi nell’artista e capire come ha fatto a realizzare tale opera d’arte, ammirarla quando la troviamo davanti ai nostri occhi. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e questo mantiene vivo il mio animo e dona un senso al tutto.D: Qual è il contesto museale che hai visitato che ti ha trasmesso maggiore coinvolgimento e perché?
R: Premettendo che ogni museo ha la sua bellezza e importanza, quello che mi ha colpito maggiormente sono stati gli Uffizi a Firenze, che ritengo, a mio avviso, una scuola di insegnamento, oltre che d’incanto, per la pittura. Anche se la mia esecuzione è diversa, rimane l’interesse nel capire come viene usato il pennello. Quello che mi ha coinvolto completamente è stata la Galleria dell’Accademia, sempre a Firenze, al cui interno troviamo la statua del David di Michelangelo. La prima volta che ho avuto modo di visitarla è stato incredibile, soprattutto per l’effetto che mi ha trasmesso: mi è venuta la pelle d’oca non appena ho visto la scultura dal fondo del corridoio. Questa sensazione, per quanto mi riguarda, è stata inaspettata: una figura scultorea potentissima che attrae gli occhi e non puoi far altro che ammirare ogni singolo dettaglio di questa opera monumentale realizzata da Michelangelo. Interessante è inoltre la serie di figure del non-finito “I Prigioni” dove l’immagine esce dal marmo.D: Quale museo che non hai mai ancora visitato vorresti vedere durante questo nuovo anno e perché?
R: In questo anno vorrei visitare, appena avrò l’occasione, i Musei Vaticani e Villa Borghese a Roma, per la loro ricca quantità di opere e qualità storica e avere modo di vedere da vicino anche uno dei miei pittori preferiti in assoluto, Caravaggio, oltre a grandi maestri della scultura e della pittura stessa. Questo anche per cercare di apprendere quanto più possibile con gli occhi la realizzazione delle figure, visto il seguito che ha preso la mia fase produttiva. É sempre questa ricerca di stimoli che mi permette di mantenere l’interesse per la pittura in maniera del tutto viva. Inoltre vorrei visitare la Cappella Sansevero a Napoli, per ammirare le sculture che si trovano all’interno, soprattutto il “Cristo Velato” di Sanmartino, per osservare l’effetto del panneggio. Oltre che sulla pittura il mio interesse ricade anche sulla scultura, in parte credo anche per il discorso detto precedentemente. Ho una grande ammirazione per chi ha realizzato certi capolavori, capendo che anche loro erano persone come me e come tutti noi, capaci di trasferire nel linguaggio universale dell’arte la realtà e i sentimenti. -
Biennale Milano, una straordinaria edizione dedicata alle donne quella presentata dal curatore Salvo Nugnes
Milano, giunta al termine la prestigiosa mostra internazionale Biennale Milano, tenutasi dal 24 al 28 novembre nella suggestiva location di Palazzo Stampa di Soncino (Via Torino, 61) palazzo nobiliare sito a pochi passi dal Duomo e alla storica Milano Art Gallery (Via Galeazzo Alessi, 11) spazio culturale con più di 60 anni di attività.
L’esposizione alla quale hanno partecipato artisti provenienti da 50 Paesi del mondo, è ormai da anni un appuntamento imperdibile per i tanti esperti ed appassionati d’arte contemporanea italiana ed internazionale.
L’edizione 2023 è stata, come di consueto, curata da Salvo Nugnes, che ne è anche l’ideatore. Già scrittore, reporter e manager di diverse personalità, ha visto il contributo di grandi nomi del mondo dell’arte e della cultura come il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori, Silvana Giacobini, già direttore di Chi e Diva e Donna, Cristina Cattaneo, psicologa e scrittrice, il cantautore e compositore Morgan, il giornalista e scrittore Edoardo Raspelli, lo storico e presidente del Vittoriale degli Italiani Giordano Bruno Guerri, lo stilista Alviero Martini, Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale, Katia Ricciarelli, soprano e attrice, Carolyn Smith, presidente di giuria di Ballando con le Stelle, il Presidente della Regione Lombardia, il sindaco della città di Milano e molti altri.
Biennale Milano ha ospitato artisti che trattano arte di ogni genere, dalla pittura alla poesia, passando alla scultura, alla fotografia, all’artigianato, grafica, design ed ogni altra espressione artistica portando bellezza ed energia positiva alla società.
Un contesto internazionale nel quale gli artisti si sono fatti conoscere da esperti ed appassionati d’arte di tutto il mondo, complice è stato il grande risalto che l’iniziativa ha avuto su stampa e televisioni. Per maggiori informazioni visitate il sito www.biennalemilano.it.
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“L’Enigma del Vasari” il nuovo libro della scrittrice Line Danielsen presentato dal curatore Salvo Nugnes
Presentato dal curatore d’arte Salvo Nugnes il nuovo libro “L’Enigma del Vasari” della scrittrice norvegese Line Danielsen martedì 14 novembre presso la storica Milano Art Gallery, spazio culturale con più di 60 anni di attività situato nel cuore della città di Milano.
La talentuosa scrittrice Line Danielsen, pittrice prestata alle lettere, nata ad Oslo e già autrice del libro “Le antiche fiabe con i troll”, si è presentata al pubblico con questo nuovo romanzo definito “Noire Storico”, con l’introduzione della giornalista Silvana Giacobini, che si svolge tra le varie scenografie che narrano più mondi tra presente e passato.
Per la presentazione del nuovo romanzo ha scelto il curatore d’arte, scrittore e reporter Salvo Nugnes affermando di essere grata e orgogliosa della collaborazione artistica con colui che reputa fra i migliori manager del mondo artistico attuale.
L’evento si è tenuto presso la storica Milano Art Gallery, nel cuore di Milano. Uno spazio culturale in cui hanno esposto e dialogato i più grandi artisti e intellettuali contemporanei e di cui Salvo Nugnes è Direttore.
Grande successo di pubblico e stampa in cui hanno partecipato la Console Generale della Norvegia, Barbara Rossi, le comunità norvegesi risiedenti nella città di Milano, Cristina Cattaneo, psicologa e giornalista, Giada Elisa Eva Tarantino, critica d’arte, il giornalista Luciano Simonelli e molti altri.
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Inizia il countdown per Biennale Milano che si prepara ad ospitare grandi nomi dell’arte e della cultura
Milano si prepara ad ospitare la prestigiosa mostra internazionale Biennale Milano, che si terrà dal 24 al 28 novembre nella suggestiva location di Palazzo Stampa di Soncino (Via Torino, 61) palazzo nobiliare sito a pochi passi dal Duomo e alla storica Milano Art Gallery (Via Galeazzo Alessi, 11) spazio culturale con più di 60 anni di attività.
L’esposizione alla quale parteciperanno artisti provenienti da 50 Paesi del mondo, è ormai da anni un appuntamento imperdibile per i tanti esperti ed appassionati d’arte contemporanea italiana ed internazionale.
L’edizione 2023, organizzata come di consueto dal curatore d’arte Salvo Nugnes, scrittore, reporter e già manager di diverse personalità vede il contributo di grandi nomi del mondo dell’arte e della cultura come il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il direttore del Tgcom 24 Paolo Liguori, Silvana Giacobini, già direttore di Chi e Diva e Donna, lo storico e presidente del Vittoriale degli Italiani Giordano Bruno Guerri, lo stilista Alviero Martini, Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale, Katia Ricciarelli, soprano e attrice, Carolyn Smith, presidente di giuria di Ballando con le Stelle, il fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, il Presidente della Regione Lombardia, il sindaco della città di Milano e molti altri.
Biennale Milano ospiterà artisti che trattano arte di ogni genere, dalla pittura alla poesia, passando alla scultura, alla fotografia, all’artigianato, grafica, design ed ogni altra espressione artistica portando bellezza ed energia positiva alla società.
Un contesto internazionale nel quale gli artisti potranno farsi conoscere da esperti ed appassionati d’arte di tutto il mondo, complice sarà il grande risalto che l’iniziativa avrà su stampa e televisioni. Per maggiori informazioni visitate il sito www.biennalemilano.it o chiamate i numeri: 388 7338297 – 351 7250110.
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La prestigiosa mostra internazionale Biennale Milano conferma la partnership con BIG – Broker Insurance Group
La mostra internazionale Biennale Milano si terrà dal 24 al 28 Novembre con la presenza del curatore d’arte Salvo Nugnes e con la storica partnership BIG – Broker Insurance Group.
Si avvicina il vernissage della mostra internazionale Biennale Milano presso il Palazzo Stampa di Soncino (Via Torino,61), palazzo nobiliare sito a pochi passi dal Duomo. L’esposizione, alla quale parteciperanno artisti provenienti da oltre 40 Paesi del mondo, è ormai da anni un appuntamento imperdibile per i tanti esperti ed appassionati d’arte contemporanea italiana ed internazionale. L’edizione 2023, organizzata come di consueto curatore d’arte Salvo Nugnes, scrittore e reporter, vede il contributo di grandi nomi del mondo dell’arte e della cultura come Vittorio Sgarbi, il direttore del Tgcom 24 Paolo Liguori, Silvana Giacobini, già direttore di Chi e Diva e Donna, lo storico e presidente del Vittoriale degli Italiani Giordano Bruno Guerri, il Presidente della Regione Lombardia, il sindaco della città di Milano e molti altri.
Alla prestigiosa mostra collabora come partner la compagnia assicurativa BIG – Broker Insurance Group. BIG è da oltre vent’anni leader nel settore assicurativo dei beni artistici. Offre ai privati e alle aziende contratti e risoluzioni per tutte le problematiche legate al settore ed è in grado di coprire ogni tipo di esigenza nel mercato assicurativo sia nazionale che internazionale. La società d’intermediazione assicurativa, con sede a Milano, è stata fondata negli anni Settanta da Massimo Ciaccio, consigliere e AD del gruppo. Rilanciata dal figlio Gabriele Ciaccio nell’ambito di Fine Art e Special Risks, può annoverare tra i suoi clienti alcuni tra i più importanti operatori del settore artistico e culturale, galleristi, case d’asta e collezionisti. BIG è da oltre vent’anni leader nel settore assicurativo dei beni artistici. Tra i suoi partner figurano inoltre importanti musei, fondazioni, organizzatori di mostre, esperti, trasportatori e restauratori di prestigio. Nota per la realizzazione di eventi esclusivi in location d’eccezione, BIG conferma la sua professionalità ad ogni nuova iniziativa.
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Teatro Salieri 2023/2024: fra memoria e sogno, una stagione di musica, teatro e danza dal 12 novembre 2023 al 7 maggio 2024

In programma anche un omaggio a Maria Callas e uno a Walt Disney
Ai nastri di partenza la nuova Stagione 2023-24 del Teatro Salieri di Legnago che, sotto la direzione di Marco Vinco, torna a disegnare una proposta artistica ricca di spessore culturale e, al contempo, attenta ad offrire tutti i colori delle arti: dal sorriso all’emozione, dal pensiero all’immaginazione, dal ricordo al sogno attraverso spettacoli di prosa e danza, concerti di grande musica, senza dimenticare il teatro per scuole e famiglie. Quest’anno abbiamo voluto prendere un grande respiro – ci spiega il Direttore Artistico Marco Vinco – e attraversare con levità i generi e le epoche, in un lungo e suggestivo viaggio di memorie e sogni. Avremo appuntamenti con i grandi maestri della prosa, della musica e della danza. Festeggeremo la grande Maria Callas, donna e diva, a centro anni esatti dalla sua nascita, e viaggeremo con la fantasia nel magico mondo di Walt Disney fra le musiche dei suoi più grandi capolavori a un secolo dalla fondazione della Walt Disney Company”.
Protagonista musicale della stagione sarà l’Orchestra Filarmonica Italiana che sarà presente in cinque appuntamenti con altrettanti generi musicali, dalla sinfonica, al tango, fino al jazz. Essa aprirà la stagione il 12 novembre con la grande musica classica: il Concerto in Re maggiore Hob XVIII 11 di F.J.Haydn e il Concerto n.24 in Do minore K491 di W.A.Mozart con Andrea Bacchetti al pianoforte. Tornerà poi il 30 dicembre per il Concerto per fine anno, con musiche di J.Strauss e le più famose melodie di Rossini a Verdi. Il 23 febbraio si presenterà con una particolare formazione jazzistica accanto al pianista Enrico Pieranunzi per il concerto Blues and Bach: The music of John Lewis. Il 22 marzo indosserà le vesti del tango argentino con il concerto Around Astor dedicato al grande Piazzolla. Ed infine tornerà per l’ultimo appuntamento della stagione il 7 maggio con un concerto interamente dedicato a Walt Disney e alle sue colonne sonore: a cent’anni dalla fondazione della Walt Disney Company verrà offerto un excursus da Biancaneve a La Bella e la bestia, da La Sirenetta a Mary Poppins, da Il libro della Giungla a La carica dei 101 a Cenerentola.
Un’importantissima fetta della programmazione sarà dedicata all’arte del far sorridere: a cominciare da Giuseppe Giacobazzi il 7 marzo con Il pedone: luci, ombre e colori di una vita qualunque; mentre Paolo Rossi che il 19 dicembre si confronterà con Pirandello con lo spettacolo Da stasera si recita a soggetto. Sempre a Pirandello sarà dedicato l’appuntamento del 10 gennaio con Milena Vukotic e Pino Micol in Così è se vi pare.
Numerosi gli altri gli appuntamenti dedicati alla prosa. Da La Signora del Martedì di Massimo Carlotto con Giuliana De Sio e Alessandro Haber il 30 gennaio. A Lunetta Savino e Andrea Renzi impegnati ne La madre del francese Florian Zeller il 5 aprile; ad Angela Finocchiaro con Il calamaro gigante dal romanzo di Fabio Genovesi il 16 aprile.
Ed ancora il teatro che dialoga con la musica. Il 25 novembre Ma per fortuna che c’era il Gaber, l’omaggio di Gioele Dix al mitico Signor G. – nel ventennale dalla morte – in un viaggio tra inediti e memorie. Fuori abbonamento il 14 dicembre l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, con la partecipazione di Giulio Casale e Talea, presenta L’era del cinghiale bianco, un omaggio a Franco Battiato e alla sua produzione artistica in collaborazione con Giusto Pio. Il 13 febbraio avremo Ginger e Fred con Monica Guerritore e Claudio Casadio.
Due gli appuntamenti con la danza. Il 2 dicembre un omaggio commosso a Maria Callas, a cent’anni esatti dalla sua nascita, con lo spettacolo Callas Callas Callas della Compagnia Opus Ballet. Mentre l’11 aprile in programma L’uccello di Fuoco di I.Stravinsky nell’interpretazione del Balletto dell’Opera Grand Avignon diretto da Emilio Calcagno.
Sempre molto ricco sia il programma per le Scuole che quello dedicato alle Famiglie. Il Teatro Scuole vedrà in calendario affrontati i grandi temi dell’attualità: la salvaguardia dell’ambiente (Camilla, Giorgio e il Drago dei rifiuti con Elisabetta Garilli e Gioele Piccenini e Fashion Victims con Marta Mungo e Davide del Grosso); i disturbi alimentari (Non superare le dosi consigliate con Stefano Colli e Giorgia Barsotti); l’emarginazione sociale (Medea e Aiace); la riscoperta di uno sguardo semplice sulla realtà (Il libro di tutte le cose dal romanzo di Guus Kuijer).
Variegato anche il programma del Teatro Famiglie che spazia dal una rilettura del Flauto magico di Mozart adatta ai più piccini ed ai loro genitori (Il flauto di Tam Pam), al più classico spettacolo di Natale (Bentornato Babbo Natale) con protagonista l’uomo barbuto più famoso della storia. Alle più classiche fiabe per grandi e piccini con le Storie incantate per principesse ribelli e Il Paese della favole a rovescio.
“Orgoglio ed emozione – dichiara il Presidente Federico Melotto – sono i due sentimenti con cui tutti dovremmo approcciarci alla nuova Stagione 2023-24 approntata dal Direttore Marco Vinco. Orgoglio perché ancora una volta siamo riusciti a definire un programma di alto valore artistico che pone il Teatro Salieri e tra i grandi teatri del Veneto. Ed emozione perché finalmente si potranno spegnere le luci, scenderà il silenzio e il sipario si aprirà per lasciare spazio al respiro profondo del Teatro, agli artisti, ai musicisti, agli attori. Un’emozione che si rinnova più forte ogni anno spingendoci a sentire il che il Teatro, in fondo, è la casa di tutti noi”.
Anche il Sindaco di Legnago, Graziano Lorenzetti, manifesta grande soddisfazione: “Siamo tutti felici di presentare la nuova stagione che si preannuncia di eccellente livello artistico in continuità con un 2023 davvero intenso per il Teatro Salieri. Voglio ringraziare il direttore Marco Vinco per aver tracciato un percorso artistico così vario ed accattivante che sono certo incontrerà i gusti di tutti gli appassionati della bellezza”.
Per informazioni e prenotazioni contattare la biglietteria del Teatro Salieri tel 0442.25477 secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00; il sabato dalle 10:30 alle 12:30; oppure consultare il sito
Gli abbonamenti, i carnet e i biglietti saranno in vendita secondo il seguente calendario:
- da martedì 3 ottobre a giovedì 5 ottobre rinnovo abbonamenti agli ex abbonati con mantenimento posto
- venerdì 6 ottobre rinnovo abbonamenti con eventuale cambio posto
- da martedì 10 ottobre inizio delle vendite dei nuovi abbonamenti di Musica e di Teatro;
- da giovedì 12 ottobre inizio delle vendite dei Carnet liberi;
da martedì 17 ottobre inizio delle vendite dei biglietti singoli per tutta la stagione (anche online).
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Mostra Personale di Pittura “Il Colore come riflesso dell’Anima”, del Maestro Giancarlo Cuccù
Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino
Intervento del Giornalista e Fotografo Zeno Tentella
Inaugurazione Sabato 4 Novembre ore 17:00
Nei dipinti di Giancarlo Cuccù il colore è sostanza e trasfigurazione: paesaggi, figure e nature morte sono animati da una sottile vibrazione interiore che rivela sommessamente il confine fra l’esistere e il dissolversi. Colore come materia vivente, il cui fremito è il dinamismo che pervade il passaggio terreno di tutte le cose, umane, animali e naturali: non esiste nulla di completamente incontaminato e avulso dal dolore di questo percorso, e la stessa lacerazione è fondamento di nuova creazione. “Fuori dal limbo non v’è eliso”, scriveva Elsa Morante ne “L’isola di Arturo” (1957), e in effetti la ricerca di ciascuno di noi, e del pittore in particolare nella sua opera, è quella di scandagliare tale limite, fra innocenza e inevitabile corruzione, nel suo trascorrere ed imprescindibile, necessario ripetersi.
Da Cèzanne a Soutine, fino ad espressionisti nordici come Nolde e Appel, l’addensarsi dei cromatismi timbrici sottolinea la forza incisiva del messaggio: i blu e i verdi intensi, riproposti in reiterate declinazioni nelle rappresentazioni degli amati scenari marchigiani delle colline e dei monti, specchio-riflesso di tutta una vita, si scontrano con l’energia del rosso intenso e l’esplosione del giallo, il quale origina punti di luce che accendono le composizioni e fanno da contrappunto. Il gioco di chiaro e scuro è fondamentale nelle opere di Giancarlo Cuccù, sebbene queste appaiano ad un primo sguardo nutrirsi di sole reiterate tonalità predilette dalla sua tavolozza; l’alternarsi di essi costituisce il diaframma fra l’inizio e la fine di tutto.
E’ per questo che la fragile malinconia dei bambini si rispecchia nell’assorta rassegnazione degli adulti, generando un continuativo anello di congiunzione fra passato e presente, che coniuga l’esperienza intera della nostra specie. Le sembianze trascorrono, come per ogni altro soggetto, verso la loro consunzione, le nature “vive” traslucide svelano una intrinseca, impellente ed imminente degenerazione. Ma ad alimetare questo filo conduttore costante non vi è semplicemente un pacato, consapevole e oggettivo spirito osservativo, quanto si percepisce altresì una curiosità vivace e sottesa, un anelito sommesso e persistente, uno studio attento e progressivamente affinantesi verso quel principio innato e inconoscibile se non per atto di fede, che è la “fiammella” immateriale, fonte e radice ultima di ogni ente.
19.10. 2023 Maria Palladino
Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova
Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).
La mostra resterà visitabile fino al 18 Novembre.
Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.
Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]
Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]
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Intervista a Daniel Mannini sul rapporto tra arte e mondo del web
Ho voluto attenzionare la relazione di stretta vicinanza, che adesso più che mai accomuna l’arte in generale in tutte le sue formule espressive e le sue variegate e versatili manifestazioni, con il mondo del web e della rete, includendo ovviamente anche l’universo dei social, ormai diventati di uso comune ovunque. Ormai l’arte sta sviluppando dei canali di promozione e diffusione tramite Internet e i social, che diversamente non avrebbe mai potuto alimentare e sta appoggiandosi al potere di propagazione accentuato e accelerato, che deriva da questa moderna comunicazione, ottenendo nuove positive evoluzioni in progressione costante e continua. Gli artisti, capendo l’importanza di questa opportunità preziosa, sfruttano al massimo il potenziale del web e dei social per dare risalto al proprio percorso creativo e per trovare nuovi contatti utili anche a livello commerciale. L’arte è dunque entrata a pieno titolo nel variegato e multiforme mondo virtuale, dove ha trovato spazio consono per esprimere la propria portata, garantendo agli artisti una notevole visibilità e un notevole ritorno immagine e apportando una risorsa divulgatrice futuribile. Ho pensato pertanto, di interpellare un giovane artista di talento, Daniel Mannini, per entrare nel merito del discorso a largo raggio di dissertazione e per comprendere quali sono le basi del suo approccio con il web e con i social per supportare il proprio percorso creativo e dare slancio trainante alla sua risonanza mediatica.
D: Come hai impostato la tua comunicazione promozionale sul web e nei social?
R: L’impostazione della mia rete all’interno del mondo del web è molto comune: la presenza di un mio sito e l’uso dei vari portali social, che tutti noi frequentiamo. All’interno del sito sono presenti in maniera aggiornata tutti i miei dipinti e una sezione dedicata ai vari progetti artistici. Per quanto riguarda la parte social è possibile trovare anche le varie fasi di realizzazione e dei corti di video, sia per far esaltare il lavoro sia per non lasciare statica la pagina stessa, al fine di creare un maggiore coinvolgimento. L’interesse è quello di avere un’interazione genuina e naturale con il pubblico. Tutto questo è gestito in maniera autonoma e credo che sia importante per avere una libera gestione e personalizzazione del lavoro, anche se avere tutto sotto controllo non è sempre facile, ma la passione e il credere nel progetto supera ogni ostacolo.D: Cosa pensi dello strumento di internet in merito all’azione pubblicitaria per incrementare la fruizione dell’arte in generale e nello specifico di voi giovani artisti emergenti?
R: L’uso di internet è senza ombra di dubbio la miglior vetrina, soprattutto per noi artisti emergenti, per poter far fruire la nostra arte a più persone e magari per avere dei possibili acquirenti che apprezzano il lavoro proposto. È molto importante creare una propria identità senza emulare altri artisti e questa opportunità che ci viene data dobbiamo sfruttarla al massimo delle potenzialità. Un altro aspetto è quello del fatto di potersi rappresentare in prima persona e non per forza attraverso figure terze che fanno da tramite sul proprio operato, perché la personalità unica deriva soltanto dall’artista stesso. Infine c’è anche il discorso di arrivare in modo diretto alle persone bypassando magari alcuni sistemi adottati fino a qualche anno fa e perché no, anche cambiare il modo di entrare nel mercato in maniera del tutto diversa rispetto agli step standard.D: Come immagini possano essere i risvolti positivi derivanti da questa simbolica “contaminazione” tra arte e web e arte e social in una prospettiva futura e futuribile a venire e cosa invece per certi versi e per certi aspetti non auspichi che si inneschi e perché?
R: I risvolti positivi sono tanti per le motivazioni descritte precedentemente, però in questo mare immenso del web è sempre bene distinguere tra quello che è fare arte e quello che viene spacciato per esso. Come ripeto sempre, la vera differenza è la qualità del lavoro stesso e il riconoscimento che esso ha, perché tutti siamo capaci di fare e creare, ma è molto più difficile attribuirne il giusto valore. Per quanto mi riguarda il valore assoluto rimane quello fisico, ad esempio come un quadro o una scultura, e non la creazione di un file con tutti i meccanismi complicati che ne comportano l’acquisizione, come nel caso degli NFT. Essi sono immagini che vedi attraverso uno schermo, ma l’emozione pura non la vivrai mai come se la avessi davanti agli occhi dal vivo, e questo credo che con il lungo andare accentuerà questa differenza sottile e invisibile come un vetro o uno schermo.Il sito web personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it sempre ottimizzato al meglio come piattaforma comunicazionale e promozionale personalizzata ad hoc.
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Intervista a Daniel Mannini dedicata alla “contaminazione” sempre attualissima tra arte e teatro
La storia dell’arte e la storia del teatro si sono da sempre intrecciate e incontrate in modo molto proficuo e prolifico, generando una mescolanza alchemica sempre attuale e sempre sorprendente. Questa sinergia armoniosa ha concesso ai fruitori-spettatori di godere di un’amplificazione di spunti di richiami e di riferimenti da cui poter attingere per una propria dimensione interpretativa, ampliando e allargando il campo d’azione percettivo di entrambe e producendo elementi e componenti di ulteriore approfondimento. Il teatro è senza dubbio da considerare come una forma di arte a tutti gli effetti e nelle sue manifestazioni eterogenee nel tempo, ha mantenuto sempre integri e intatti quei principi cardine, che lo hanno reso così speciale e così apprezzato in passato come oggi. Il teatro è anche a tutti gli effetti un incantato e incantevole palcoscenico di vita, dove gli attori protagonisti diventano parte di vicende, che spesso sono tratte da fatti realmente accaduti o che seppur derivanti dalla fantasia creativa o leggendaria, si rendono reali e verosimili nella loro spettacolarizzazione teatralizzata. Nel teatro, realtà e fantasia si fondono assieme e fungono da “calamite” sensoriali e ricettive, conquistando e catturando la mente e il cuore. Il teatro, dunque, proprio come la storia dell’arte, è un efficacissimo e potentissimo medium di sollecitazione e di stimolo, è uno strumento funzionale di comunicazione sociale e collettiva. Ecco, perché a buon conto e a buon diritto ha con la storia dell’arte punti di affinità elettiva unici ed esclusivi. Ho pertanto deciso di rivolgere tre domande in forma di intervista al promettente pittore Daniel Mannini per avere un suo parere riflessivo su questo rapporto di interrelazione tra teatro e storia dell’arte.
D: Nella tua visione di particolare sensibilità creativa come concepisci il rapporto tra teatro e storia dell’arte?
R: Queste due forme artistiche possono far parte di uno stesso insieme, poiché racchiudono emozioni simili durante la visione di entrambe. La creatività non è soltanto nell’opera in atto, ma è tutto quello che viene racchiuso nella fase di realizzazione e di progetto, considerando che non tutti i giorni sono uguali e le idee possono variare in corso d’opera. Il risultato finale è lo specchio dell’immaginazione e della riproduzione più fedele possibile dell’autore, mentre i teatranti, come i colori e soggetti nella tela, diventano i principali protagonisti. Un altro fattore che li accomuna è quello di avere all’interno del contesto personalità diverse ma che racchiuse all’interno di un contenuto creano un’armonia unica.D: Se dovessi simbolicamente fornire un’evocazione in termini artistici di un mito teatrale assoluto quale è il magister William Shakespeare come la impronteresti usando la tua visione di matrice astratta e informale?
R: Quello che può accomunare le opere di Shakespeare alla mia visione astratta o soggettiva è l’ispirazione che entrambi abbiamo preso dal proprio interesse e rielaborare all’interno del nostro immaginario artistico. La varietà di figure retoriche e la ricerca di astrazioni diverse l’una dall’altra è sicuramente un punto di incontro, perché ha permesso ad entrambi di poter descrivere la nostra immaginazione nel miglior modo possibile per poter poi essere rappresentata. Ovviamente il livello di importanza della figura è talmente alta e superiore che non è possibile fare paragoni, però questo poter esprimere diversi lati della figura umana è un fattore che ci accomuna e può rivelarsi importante per avere un’introspezione nell’animo di ognuno di noi e, di conseguenza, arricchirci. Lo considero uno specchio dell’anima, perché anche se abbiamo caratteri unici, possiamo condividere le varie sfaccettature che ci contraddistinguono.D: Che rapporto hai con il teatro, ti attira, lo frequenti abitualmente? Quale genere di narrazione teatrale preferisci e prediligi in accostamento alla tua arte pittorica?
R: Devo ammettere che il mio rapporto con il teatro non è quello di una frequentazione abituale, però ne riconosco l’importanza avendo una grandissima storia come la pittura. Questa riflessione sulla mancanza di rapporto con l’arte teatrale mi spingerà alla fine di quest’anno a tornare a teatro per una scelta del tutto personale, anche per scoprire di nuovo l’empatia con il palco e la visione dal vivo dei teatranti stessi. Penso che sia molto stimolante anche dal punto di vista creativo osservare con i propri occhi la passione che una persona mette in quello che più piace fare. Le poche volte in cui sono stato a teatro, ho apprezzato l’opera di Otello ma anche le commedie in vernacolo fiorentine, per un discorso di legame con il territorio, apprezzando ancor di più figure come il compianto Carlo Monni.Il sito web di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it ricco di contenuti di rilevante valenza.
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Daniel Mannini descrive il suo concetto di bello e di bellezza artistica
Da sempre il concetto di bello e di bellezza artistica è considerato come uno degli elementi e dei fattori chiave imprescindibili e di indiscussa rilevanza all’interno della storia dell’arte e ricopre una posizione predominante anche nell’ambito delle attuali e odierne riflessioni e disquisizioni da parte di critici, curatori ed esperti d’arte, nonché di mercanti e collezionisti. Il concetto di bello e di bellezza artistica ha assunto e consolidato nel tempo delle definizioni davvero eterogenee e spesso è stato anche volutamente stravolto e capovolto, all’insegna di un intento provocatorio. Inoltre, a seconda delle varie epoche storiche e dell’assetto culturale e sociale, della moda e del costume e della tradizione del periodo, è stato spesso modificato e trasformato, subendo svariate e camaleontiche alterazioni e modulazioni, talvolta anche dissonanti e contrastanti tra loro. Ecco, perché ho ritenuto molto interessante sottoporre tre domande mirate a un giovane talentuoso pittore contemporaneo, che sta compiendo un progressivo percorso di crescita evolutiva e sta contestualmente portando avanti un proprio cammino di ricerca riflessiva correlato al mondo dell’arte in generale e al suo variegato e multiforme ambito applicativo a livello semantico e dialettico. Il sito personale di Daniel Mannini sempre aggiornato www.danielmanniniart.it è improntato a evidenziare al meglio le sue risorse creative e le sue potenzialità sperimentali, unitamente al dinamismo di pensiero e alla vivacità di ispirazione.
D: Un tuo commento di riflessione sull’emblematica frase pronunciata dal celeberrimo maestro Fedor Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”.
R: Credo che questa frase racchiuda un senso di speranza, ma anche una grande verità. La bellezza è un abbaglio sia per gli occhi, quando vediamo un qualcosa che ci colpisce, sia nell’incontro umano, con una persona con uno spirito sensibile e che risulti importante nel progresso della consapevolezza della propria realtà esistenziale. Per quanto riguarda l’arte, intesa come contenuto di tutte le abilità dell’uomo in forma o astratta, è la sublimazione della bellezza. Non c’è cosa più unica e indelebile della creatività che tutti noi possediamo. La testimonianza di un singolo individuo rimane in eterno e questo crea quasi un flusso di coscienza che unisce la collettività davanti a un’opera artistica, suscitando ogni tipo di emozione e interesse, diversi gli uni dagli altri. Ogni cosa che riguarda la bellezza andrebbe sempre tutelata.D: Un tuo commento di riflessione sul famoso proverbio tramandato dal latino “De gustibus non disputandum est” (sui gusti non bisogna disputare ovvero fare discussioni e confutazioni dialettiche).
R: Esprimere la propria preferenza basandosi sul proprio gusto personale è un concetto che più democratico di così non potrebbe essere. È giusto poter criticare quello che non piace, l’importante è che la critica sia fatta sempre con il massimo rispetto, anche quando le posizioni sono opposte. Credo che la diversità sia il vero collante di questo mondo, ma è anche vero che questo concetto, ad oggi, risulta più difficile da apprendere. Il motivo riguarda l’apprezzamento delle cose diverse dal nostro ordinario, che porta a un conseguente arricchimento ricambiato. Quello che non deve cambiare è il confronto di opinioni, che devono essere e rimanere del tutto costruttive, senza imporre la propria idea a discapito della condivisione. Personalmente quando ci sono gusti lontani dai miei, cerco di capire dove si può trovare il bello e avere una chiarezza. Credo che sia una forma di maturazione per raggiungere la coscienza delle cose.D: Quale è il tuo concetto di bello e di bellezza artistica e come lo trasferisci all’interno della tua produzione pittorica?
R: Il mio concetto di bello nell’espressione artistica si basa più sul gusto personale che non magari sull’importanza che un’opera rappresenta. Senza dubbio credo che col passare del tempo, io stia riscoprendo nella mia produzione pittorica l’attenzione riguardo le forme espressive della street art sia per quanto riguarda il contenuto che un tale disegno pittorico vuole rappresentare, sia per le dimensioni e, in alcuni casi, per lo sprigionamento dei colori. Il concetto di bellezza artistica lo ritrovo, oltre che nella pittura, anche negli affreschi presenti all’interno o esterno dei monumenti: cercare di immedesimarsi nell’artista o nell’artigiano durante la realizzazione dell’opera, prendendo come una grande esperienza interiore anche il capire le dinamiche delle diverse fasi. Tutto questo lo riporto all’interno della tela, supporto con cui ho maggior rapporto e coscienza che, col passare del tempo, mi ha permesso di acquisire fiducia e minore paura nel commettere errori. Infine rimane ovviamente la straordinaria ammirazione delle opere storiche di cui siamo circondati, non solo nel nostro Paese ma in tutto il mondo. -
QUEL SOTTILE PIACERE

Il francese Henri Poincaré matematico, fisico, astronomo e filosofo della scienza, elabora agli inizi del ‘900 una formula della creatività che ingloba la multiformità dei gesti creativi possibili: C = nu Ovvero: Creatività = novità + utilità
Partendo da questo presupposto, ho cercato di comprendere quale fosse il segno rivelatore, la sensazione che induce a pensare di trovarsi in presenza di un prodotto della creatività e sono giunto alla conclusione che risieda in “quel sottile piacere” che si prova nel risolvere un complesso problema matematico, una sciarada, un cruciverba, quando, appunto, avvertiamo che tutti gli elementi presi in esame creano un NUOVO concetto, depurato delle cose superflue e quindi UTILE. Gli artisti selezionati per la mostra (che si terrà presso la galleria #DIRITTIACOLORI di Mantova dall’8 settembre al 5 novembre 2023)
ANDREA BORGA
MONICA DE MITRI
PIETRO SANGUANINI
MATTEO SGANZERLA
ANDREA STERPELLONE
VANIA ELETTRA TAMincarnano alla perfezione questi concetti, dando vita a percorsi artistico-creativi che si cimentano con l’arte povera, il ready-made, la poesia visiva, il ready-thought, il concettuale, donandoci uno spaccato, ampio e variegato, del loro mondo interiore.
La mostra, come tutte le iniziative promosse da Fondazione Malagutti, ha importanti finalità sociali e benefiche pertanto tutto quanto sarà raccolto dalla vendita dei cataloghi e una percentuale ottenuta dalla vendita delle opere d’arte saranno devoluti alle associazioni che si occupano ormai da anni dell’educazione e dei diritti di bimbi e adolescenti svantaggiati.
Carlo Micheli
Titolo: Quel sottile piacere
Tipologia: Mostra collettiva
Artisti: Andrea Borga, Monica De Mitri, Pietro Sanguanini, Matteo Sganzerla, Andrea Sterpellone, Vania Elettra Tam
Curatela: Carlo Micheli
Durata: 8 settembre – 5 novembre 2023
Inaugurazione: venerdì 8 settembre ore 18.30
Sede: Galleria #DIRITTIACOLORI
Indirizzo: Via San Longino 1/B 46100 Mantova
Organizzazione: Fondazione Malagutti, via dei Toscani, 8 – 46010 Montanara (MN)
Grafica: MetAltenativa
Catalogo: Publi PaoliniOrari: da martedì alla domenica 9.00 /13.00 – 14.30/18.30
INGRESSO LIBERO
Info: fondazionemalagutti.it [email protected] tel. 0376.49951