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  • Daniel Mannini nel suo percorso creativo rende omaggio alla storia della Sociologia

    Sempre attento, prodigo e solerte nel suo percorso di ricerca creativa, Daniel Mannini ha voluto improntare un nuovo progetto artistico curato dalla dottoressa Elena Gollini (in scia con il concetto di arte per il sociale e di arte funzionale alla collettività) omaggiando simbolicamente la storia della Sociologia e tutto ciò che ha prospettato nel panorama pregresso e in quello attuale, ricoprendo e rivestendo ambiti di applicazione estensiva di indubbia rilevanza culturale e comunitaria. Certamente, i preziosi insegnamenti dei maestri sociologi hanno offerto delle ottime e congeniali basi di riflessione attraverso cui poter sviluppare pensieri di approfondimento, trasferibili anche ai nostri giorni e utili per imbastire e innervare le fondamenta del futuro, coinvolgendo ovviamente anche di rimando altri comparti, dalla Filosofia alla Psicologia, dal costume alle abitudini di vita, dalla tradizione all’innovazione, per meglio adattarsi e amalgamarsi con l’evoluzione progressiva dell’intera dimensione esistenziale umana. Su questa sfaccettata stimolante occasione e ghiotta opportunità analitico-riflessiva ha preso vita il progetto artistico di Daniel Mannini con una sua opera grafico-digitale come importante testimonianza del suo modus pensandi sensibile e sempre recettivo verso tematiche e argomentazioni, che pur non appartenendo al mondo creativo in senso lato e in senso stretto, fanno comunque da imprescindibile e fondamentale corollario per dipanare proiezioni e visioni allargate e dilatate con elastica ed utile versatilità. In particolare, Daniel Mannini ha designato come creazione rappresentativa del progetto l’immagine dal titolo “L’Albatro” spiegando con dovizia accurata: “L’ispirazione nasce all’opera di Baudelaire dove l’artista e la creatività viene soffocata dalla realtà di oggi ed è legato con essa da un filo rosso. La postura e la sua espressione nel guardare l’orizzonte racchiudono la sua determinazione nel seguire il proprio percorso, nonostante gli ostacoli che incontra”. A fronte di questo pregevole progetto e del suo lodevole intento di condivisione, gli è stato conferito un attestato simbolico di meritocrazia che recita: “Per il contributo costante e concreto a favore di messaggi e di pensieri ad ampia fruizione sociale e collettiva che sollecitano e fanno emergere una positiva riflessione comunitaria e fungono da incalzante stimolo comunicativo di condivisione sinergica”. All’interno del progetto di Daniel Mannini molto apprezzabile è il commento espresso da Marco Bonini (al quale va un ringraziamento speciale per la premurosa disponibilità da parte della curatrice e dell’artista) che supporta attivamente ormai da tempo il giovane promettente e talentuoso artista creativo attraverso le sue lungimiranti, acute e argute considerazioni sempre calzanti e sempre intrise di illuminata sapienza.

  • Daniel Mannini: nuovo progetto di arte per il sociale dedicato alla storia della Sociologia

    Non poteva mancare, negli insieme mirato di progetti artistici di Daniel Mannini (qualificanti e avvaloranti in funzione di un messaggio di arte per il sociale e di arte socialmente funzionale alla collettività) quello inerente ad approfondire la storia della Sociologia, spaziando su focus tematici di stimolante condivisione, per dare ulteriore plus valore comprovante alla sua ricerca. Nasce così il nuovo progetto artistico curato dalla dottoressa Elena Gollini con sezioni di scritti appositi e una speciale sezione in versione audio, per completare e integrare il tutto. concepito con un’orchestrazione di palinsesto facilmente fruibile e ben comprensibile anche per i cosiddetti non esperti in materia. Al suo interno è racchiuso il significativo contributo di Marco Bonini, che sposando appieno un pensiero di profonda e radicata coerenza e consapevolezza riflessiva, ha espresso stimolanti parole, dichiarando con la sua magistrale capacità comunicativa sempre accattivante: “L’arte come rappresentazione sintetica simbolica ed emotiva della società, come alambicco di distillazione del senso della società si nutre di sociologia e allo stesso tempo nutre la sociologia. Non può non essere e farsi sociologia. Ma mentre la sociologia è lo studio analitico della società, si configura come uno smascheramento scientifico, una scomposizione della società in meccanismi di massa, l’arte, partendo dalla stessa analisi, vedendo gli stessi meccanismi, potremmo dire che li ricopre o più propriamente li ri-maschera dietro un dipinto figurativo di più immediata interpretazione. L’arte restituisce così al popolo il risultato accademico della sociologia, rendendolo appunto sintetico, simbolico ed emotivo. In una parola democratizzandolo”. A riguardo la dottoressa Gollini ha tenuto a rimarcare: “Rinnovo anche da parte dell’artista Daniel Mannini un sentito ringraziamento a Marco Bonini, che ancora una volta ha dimostrato la sua accorata propensione a dare supporto di sostegno a favore di un giovane esponente dell’arte contemporanea, attraverso il suo commento di notevole spessore, che esprime una ravveduta valutazione sul piano filosofico esistenziale ed esistenzialista davvero intensa“.

  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte provocatoria e di provocazione

    L’arte provocatoria e di provocazione ha acquistato e acquisito un ruolo sempre più influente e rilevante e nel tempo ha consolidato la sua posizione intoccabile e inviolabile nel palinsesto contemporaneo. Si pone da un lato come orientamento artistico di denuncia e di protesta sociale diventando strumento di resistenza e di resilienza, utilizzato soprattutto dai giovani creativi e dalle nuove generazioni di artisti, che fanno simbolicamente “sentire la propria voce” e diffondono il proprio pensiero libero e indipendente, sfidando la disciplina perpetuata dalla tradizione accademica e irrompendo con incalzante, intenzionale irriverenza per scardinare e frantumare, rompere e scindere, disturbare e turbare il cosiddetto “ordine sovrano dominante”. I web e i social fanno poi da collante di connessione interspaziale e vengono sfruttati per dare vita a communities di artisti-creativi, che sono accomunate da questa motivazione di traino e vogliono allineare il proprio operato a una prospettiva di provocazione mirata su livelli precisi per meglio canalizzare e indirizzare il clamore popolare e pubblico suscitato e ottenere traguardi e obiettivi ben precisi. Niente è mai pensato a caso o improvvisato senza premeditazione, fungendo da “liberi battitori” attivamente sul pezzo per sostenere e perorare il senso della provocazione come plus valore aggiunto al talento artistico e alle risorse creative. Poi, su una scia parallela spopolano esempi a modello di provocazione più sottilmente concertata per trovare nella sua radicale stranezza (o originale stramberia) un motore di richiamo enorme e diventare testimonial per antonomasia di una formula di provocazione, dove alla resa dei conti niente è come sembra e niente come appare e di rimando diventa vero tutto e il contrario di tutto, lasciando un segno comunque profondo destinato a protrarsi e perpetrarsi nel tempo tra stupore curioso e protesta sdegnata. Esempio a modello calzante di recente evoluzione è la famosissima (per alcuni famigerata, per altri fantomatica) opera “Banana” di Maurizio Cattelan, che ha ricevuto un mix micidiale di critiche negative e di commenti dispregiativi, per poi entrare a buon conto e a buon diritto agli onori della gloria durante una prestigiosa asta internazionale, essendo stata acquistata de iure e de facto da un facoltoso acquirente per una cifra strabiliante, che come fulmen in clausula finale ha persino voluto mangiarsela di gusto, accogliendo in toto e facendo suo appieno lo spirito di provocazione assoluto e la volontà provocatoria borderline dell’autore, che così ha potuto cavalcare l’onda con il vento in poppa (in barba e alla faccia dei suoi molteplici detrattori sentenzianti) sprezzante di ogni giudizio sfavorevole. In tal modo ha conseguito una consacrazione solenne nell’olimpo dei Guinness World Record delle vendite in asta pubblica, mentre con astuzia scaltra ha rimarcato ancora una volta il suo successo mondiale con uno scettro di artista “re della provocazione”. A tal riguardo è stato interpellato il giovane Daniel Mannini per manifestare le sue riflessioni.

    D: Una tua considerazione valutativa sul concetto di arte provocatoria e di provocazione.
    R: L’arte provocatoria è un concetto affascinante e complesso che si colloca al confine tra espressione creativa e contestazione sociale. Essa ha il potere di sfidare le convenzioni, mettere in discussione le norme e stimolare il dibattito su temi scomodi. La provocazione diventa uno strumento per sollevare interrogativi, stimolare riflessioni e, talvolta, indurre al cambiamento. Gli artisti che adottano questo approccio spesso si trovano in una posizione di rischio, poiché la loro opera può suscitare reazioni forti, sia positive che negative, costringendo il pubblico a confrontarsi con le proprie convinzioni e, in alcuni casi, a riconsiderare il proprio punto di vista. Quando l’arte perde il suo significato profondo e si riduce a un semplice strumento per sensazione lo spettatore, rischia di perdere la sua capacità di comunicare messaggi significativi. L’arte provocatoria deve mantenere un obiettivo chiaro e una profondità che vada oltre la superficie, affinché possa realmente contribuire a una comprensione più profonda della condizione umana e delle problematiche sociali. La sua capacità di sfidare, interrogare e trasformare il dialogo pubblico è ciò che la rende un elemento vitale nel panorama culturale contemporaneo.

    D: Un tuo commento sulla famosa “Banana” da record di Maurizio Cattelan.
    R: La “Banana da record” di Maurizio Cattelan è un’opera d’arte provocatoria e simbolica che ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’arte contemporanea. La vendita dell’opera ha attirato l’attenzione non solo per il suo prezzo elevato, ma anche per il modo in cui sfida le convenzioni artistiche. L’artista gioca con l’idea di cosa costituisca l’arte e il valore ad essa associato, sfruttando l’assurdità e il senso dell’umorismo, sollevando questioni sul mercato dell’arte, sull’autenticità e sull’interpretazione. Il fatto che una banana potesse essere considerata un’opera d’arte ha portato a riflessioni più ampie sulla cultura contemporanea e sulla percezione del valore. In un certo senso essa è diventata un simbolo della nostra epoca, in cui il concetto di arte si intreccia con la viralità e il consumismo, specchiando perfettamente quello che è il mondo di oggi e di come viene data importanza all’estetica e all’originalità rispetto al suo reale significato.

    D: In che modo l’arte provocatoria e di provocazione può rendersi funzionale al concetto di arte per il sociale e in che modo invece di contro può costituire una visione distorta o fuorviante a livello collettivo e comunitario?
    R: L’arte provocatoria può avere un ruolo complesso e sfaccettato nel contesto dell’arte per il sociale. Da un lato, può essere uno strumento potente per stimolare riflessioni critiche su temi sociali, politici ed economici, spingendo il pubblico a confrontarsi con questioni scomode e a mettere in discussione le proprie convinzioni, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mobilitare le comunità su temi importanti come i diritti umani, l’uguaglianza, l’ambiente e la giustizia sociale. Essa ha il potenziale di essere uno strumento efficace per il cambiamento sociale, ma deve essere utilizzata con attenzione. La sua capacità di stimolare il dibattito e la riflessione deve essere bilanciata con la consapevolezza delle possibili reazioni e delle distorsioni che possono sorgere. L’arte per il sociale deve quindi cercare di mantenere una connessione autentica con le comunità e le questioni che intende affrontare, evitando di cadere nel rischio della provocazione fine a se stessa. Questo è riportato all’interno di ogni mio lavoro, dove la mia rappresentazione, che sia astratta o figurativa, è data dal mettere in luce quelle che possono essere temi attuali riguardanti la società odierna.

  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte dissacrante e dissacratoria

    Da sempre assistiamo a fasi cicliche di evoluzione artistica e creativa, che producono e alimentano in parallelo il concetto (peraltro sempre attualissimo e molto sentito) di arte dissacrante e dissacratoria. trovando delle frequenze espressive davvero sferzanti e incisive per colpire nel centro del bersaglio e scuotere e mobilitare non soltanto gli addetti esperti di settore, ma anche l’intera opinione pubblica più o meno preparata e predisposta ad accogliere e comprendere a fondo le radici viscerali di tali manifestazioni sui generis. Diventa pertanto molto interessante confrontarsi con le cosiddette nuove generazioni di artisti contemporanei, che vengono in modo diretto e o indiretto messe a contatto con tutto ciò, che si rende intenzionalmente fuori schema dottrinale e fuori dogmatismo più tradizionalista, lanciando dei messaggi sottesi e insiti, che deviano l’attenzione dalla semplice esercitazione creativa e perizia strumentale fine a se stessa e vogliono appunto fungere da dimostrazione visibile e tangibile di significative e paradigmatiche dialettiche comunicative alternative e anticonformiste, talvolta volutamente spinte in una dimensione di limite estremo e in una visione borderline di inaspettata e inattesa prorompenza, per infondere e imprimere un ulteriore elemento di impatto percettivo e un fattore di vero e proprio coup de théâtre, accentuandone al massimo la portata nel suo potenziale. A tal riguardo, non si possono non menzionare esempi a modello passati alla storia e diventati eccellenze iconiche senza tempo come la famosissima “Merda d’artista” di Piero Manzoni e l’altrettanto famosissimo “Orinatoio” di Marcel Duchamp, che hanno rappresentato delle opere epocali di rottura netta e di grandi sparti acque, volendo entrare nel merito contenutistico di valenza intrinseca e al contempo volendo inculcare una presa di coscienza e di consapevolezza sociale e collettiva proprio mediante e attraverso questo tipo di proiezione concettuale di impronta dissacrante e dissacratoria, per rafforzare la potenzialità di quanto racchiuso dentro queste formule artistiche così inusuali e anomale nella concezione comune vigente. Su questo fronte di pensiero è stato interpellato come esponente di promettente talento Daniel Mannini con alcune domande apposite.

    D: Un tuo commento di riflessione sul concetto paradigmatico di arte dissacrante e dissacratoria.
    R: Il concetto di arte dissacrante e dissacratoria si colloca in un ambito complesso e sfaccettato, che invita a riflettere su come l’arte possa sfidare, interrogare e, in alcuni casi, destabilizzare le convenzioni sociali, culturali e religiose. Questi termini evocano la capacità dell’arte di rompere con le tradizioni consolidate, di mettere in discussione le narrazioni dominanti e di provocare reazioni emotive e intellettuali forti. Attraverso la satira e l’ironia, gli artisti possono evidenziare le contraddizioni della società, portando alla luce questioni scomode e talvolta ignorate. Questo tipo di arte può rivelarsi liberatorio, spingendo lo spettatore a riconsiderare le proprie convinzioni e a riflettere su temi rilevanti come la giustizia sociale, l’identità, il potere e la libertà individuale. Il confine tra arte dissacrante e provocazione è sottile perché non tutte le opere, che cercano di scuotere le fondamenta della cultura e la coscienza, riescono a produrre un dialogo costruttivo anzi, alcune possono cadere nella banalità. È quindi fondamentale che l’arte dissacrante non si limiti a offendere, ma che abbia una dimensione critica e riflessiva per stimolare una discussione significativa. Questa tipologia d’arte è un potente strumento di analisi e riflessione delle molteplici sfaccettature della condizione umana.

    D: Una tua valutazione sull’opera iconica “Merda d’artista” di Piero Manzoni.
    R: Questa è un’opera iconica di Piero Manzoni che ha suscitato ampie discussioni e riflessioni nel mondo dell’arte contemporanea, ponendo domande su cosa possa essere considerato arte e sul valore stesso dell’opera d’arte. La scelta di Manzoni di utilizzare un materiale così scandaloso è una critica alle convenzioni artistiche dell’epoca e una sfida alla commercializzazione dell’arte. La sua opera mette in discussione il concetto di autenticità e di valore, suggerendo che il significato di un’opera d’arte possa derivare più dal contesto e dalla percezione che dal materiale o dalla tecnica utilizzata. Questa grande provocazione ha portato a riflessioni profonde sulla natura dell’arte e sulla sua fruizione, rendendola un’opera fondamentale nel panorama dell’arte contemporanea, dove la sua ironia continua a influenzare anche gli artisti di oggi ed essere un esempio di come l’arte possa sfidare le convenzioni sociali e culturali, un invito a riflettere sul significato dell’arte e sulla sua capacità di provocare e disturbare.

    D: Un tuo commento di valutazione sull’opera iconica “Orinatoio” di Marcel Duchamp.
    R: Questa è una delle opere più rivoluzionarie e provocatorie della storia dell’arte, dove oggetto quotidiano viene elevato a opera d’arte semplicemente attraverso il suo cambio di posizione naturale e la firma dell’artista, sfidando le convenzioni tradizionali nel riguardo di quello che possa essere considerato arte. Duchamp invita a riflettere sul ruolo dell’artista e sull’atto creativo, ponendo domande fondamentali sulla natura dell’arte stessa. L’opera è un esempio di ready-made, un concetto che rompe con le tecniche artistiche tradizionali mettendo in discussione il valore estetico. La scelta di un oggetto così banalmente utilitario come soggetto d’arte sottolinea l’idea che l’arte può essere ovunque e che il significato può essere costruito attraverso il contesto, l’intenzione e l’interpretazione. Ha suscitato dibattiti e controversie che perdurano fino ad oggi, dimostrando la sua capacità di provocare pensiero critico e discussione, segnando una rottura con il passato e influenzando la concezione contemporanea dell’arte e il modo in cui interagiamo con essa. Questo si congiunge perfettamente con l’opera di Manzoni.

  • Il punto di vista di Daniel Mannini sul concetto di trasversalità dell’arte e di visione creativa super partes

    È senza dubbio assodato, che il linguaggio universale dell’arte debba sempre conservare e avvalorare al massimo il concetto di trasversalità espressiva e comunicativa, per poter davvero essere accessibile a tutti e alla portata di tutti nella sua connotazione distintiva e identificativa. Ecco, perché l’artista creativo nella sua vocazione ispiratrice deve saper mantenere una propria visione creativa super partes, purificata e depurata da tutto ciò che potrebbe comprometterne e precluderne la piena e ottimale esplicazione. Su questo tipo di concezione bisogna sempre fare presa, poiché la neutralità incondizionata e inviolabile del fare arte va di pari passo con l’efficacia comprovante della finalità primaria a cui è destinata a livello sociale e collettivo e diventa un fondamento basilare per tutto ciò che ruota attorno alla dimensione del talento innato e alla formazione e preparazione, che lo sviluppa e lo fa evolvere in crescendo e perfezionarsi al meglio. Essere artista coerente e consapevole, responsabile e lungimirante significa in primis capire quanto serve trovare chiavi di approccio con il fruitore-spettatore tali da fornire una libertà di lettura e una chiave di interpretazione scevre in toto da qualunque e qualsivoglia ingerenza e intromissione distorta e fuorviante, affinché si possa innescare e alimentare un rapporto di contatto e di relazione affrancato da ogni possibile tendenziosità, anche sottesa e subliminale. Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) ha grande saggezza di pensiero e in questa direzione canalizza e veicola il suo percorso artistico, nella convinzione radicata di essere un creativo votato ad una formula di trasversalità autentica e genuina. A tal riguardo, ha risposto ad alcune domande mirate di approfondimento.

    D: Un tuo commento riflessivo sul concetto di trasversalità super partes del linguaggio artistico.
    R: Quello che mi ha sempre impressionato fin da piccolo è il raccontare un solito tema in tanti modi e stili diversi, dove ogni punto di vista può ricondursi a un determinato soggetto o argomento. La storia dell’arte ci racconta di come essa sia contemporanea e al passo con il tempo che trascorre, senza mutare la sua essenza di lascito della testimonianza di ogni individuo che viene definito artista e schedulato a un determinato settore in cui agisce per esprimersi al massimo delle sue capacità. Ed è proprio questo punto che mi fa capire come questa disciplina sia fondamentale per la nostra cultura e per il nostro essere. Anche se i gusti possono essere diversi, il rispetto dell’azione intrapresa rimane invariato, esclusi i casi in cui questa naturalezza viene a mancare a favore di una promozione fuorviante per interessi personali.

    D: Da giovane artista contemporaneo come applichi la visione creativa super partes all’interno del tuo palinsesto espressivo e comunicativo?
    R: La mia visione creativa parte dalla passione per il disegno e dall’interesse dell’arte intesa come applicazione e dedizione degli artisti. Durante gli studi scolastici ho assimilato maggiormente quello che rientrava all’interno delle mie curiosità e la spinta è stata quella di immedesimarmi nell’approccio di realizzazione di un lavoro. La progressione è avvenuta in una fase successiva al percorso scolastico, per conservare quella curiosità mistica di esprimermi attraverso una forma artistica, dove la pittura e la grafica hanno assunto un ruolo fondamentale. Il bisogno iniziale era quello di espellere tutte le sensazioni ed emozioni attraverso il colore e l’azione istintiva del gesto, mentre in questo momento il lato figurativo rappresenta l’espressione, attraverso un soggetto che si presenta quasi come un’icona, di testimonianza dei giorni nostri, nella quale gli argomenti non mancano e la fruizione di essi diventa maggiore rispetto a prima grazie all’uso della tecnologia.

    D: In che modo a tuo parere è possibile limitare ciò che in ambito artistico si rende tendenziosamente fuorviante e potenzialmente inquinante dell’essenza sostanziale di purezza assoluta da perseverare ad oltranza?
    R: Credo che sia molto difficile limitare, soprattutto al giorno d’oggi, quello che non è degno di essere definito “arte” anche se non ho la giusta posizione per poter affermarlo, per un discorso di inserimento di importanza all’interno del contesto artistico. L’unico modo possibile è quello della qualità e della bravura dell’artista, dove oltre la tecnica è essenziale il messaggio e il modo di colpire le masse nel momento giusto in un determinato periodo storico. La fruizione di un messaggio che conduce le persone a riflettere su quello che viene posto davanti a loro in modo del tutto indipendente e privo di influenza esterna, animando un flusso di coscienza che può trasferirsi nel tempo.

  • Daniel Mannini riflette sul concetto di stile creativo

    Acquisire un proprio stile e una propria forza di comunicazione espressiva esclusiva e caratteristica, che si rende unica nella sua orchestrazione globale è certamente molto qualificante per un artista, che desidera emergere facendo leva sul potenziale di risorse soggettive individuali e sulla componente di personalizzazione originale e inedita, che lo rendono subito e immediatamente riconoscibile e subito e immediatamente distinguibile in maniera palese e lampante. Ogni vero artista vuole in qualche modo essere diverso e staccarsi dagli standard e dagli stereotipi massificanti e vuole fare arte sui generis, avere un’impronta e un imprinting non sdoganato e non infrazionato, vuole riuscire a trovare e consolidare una propria nicchia e recuperare uno stile tutto suo, non emulativo e non copiativo. È dunque plausibile per chi come Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) desidera essere apprezzato per lo stile personale e per la cifra stilistica personalizzata, fare scelte ponderate e riflettere su come proseguire nel cammino di ricerca e di sperimentazione sulla scia di questa direzione pregevole. Da qui è scaturita un’intervista a tema molto interessante.

    D: Qual è il tuo punto di vista sul concetto di stile creativo personalizzato con esclusività e unicità?
    R: Quello che determina il percorso di un’artista è basato sulla sua unicità espressiva e di dialogo con lo spettatore. In tutti gli ambiti viene preso spunto da un qualcosa che ci incuriosisce approfondire, ma la vera differenza è quella di non appropriarsene ma di ispirarsi e abbinare il giusto abito alla propria personalità. Anche al giorno d’oggi vediamo questa emulazione di grandi maestri o di modelli che seguono le mode, ma il risultato è quello di un appiattimento delle idee e degli stili che non producono niente di buono per l’evoluzione dell’arte stessa. L’esempio che mi hanno insegnato è quello riguardante le famose tele con i tagli di Lucio Fontana: ognuno può dire di poterlo fare, ma il primo rimarrà sempre Fontana e l’opinione espressa è dovuta solo dal guardare il superfluo e non l’intensità di ogni singolo taglio.

    D: Nel tuo percorso di ricerca sperimentale senti di essere riuscito a sviluppare una certa originalità individuale?
    R: Come dico sempre, ogni singola realizzazione è un passo per migliorarsi ed evolvere la propria percezione artistica. Da quando ho intrapreso questo percorso posso dire di essere arrivato a un punto in cui il passaggio dall’astratto al figurativo mi ha aperto le porte per poter esprimere al massimo le mie idee e ciò che voglio portare avanti, seguendo semplicemente una tecnica che ho sempre ammirato e voluto approfondire da quando ho avuto il piacere di conoscerla e la curiosità nel metterla in atto. Sicuramente posso dire che non c’è nessuna imitazione di idee quando mi applico a un nuovo lavoro, ma questo giudizio di originalità spetta agli altri dirlo o se vedono i miei lavori come una replica di tanti altri visti in precedenza o nella contemporaneità. Ciò che porto a completamento del lavoro è ciò che sento e ciò da cui sono ispirato, ovvero la realtà circostante del nostro tempo.

    D: Nel mondo artistico attuale si sta riscontrando purtroppo un’emulazione copiativa in crescendo e in aumento esponenziale. Quale causa a monte ritieni possa esserci?
    R: I motivi possono essere molteplici e per quello che mi riguarda è anche un discorso di espansione comunicativa attraverso l’uso di internet, dove possiamo trovare le informazioni in modo del tutto semplice e veloce. Se da una parte è una cosa positiva, dall’altra c’è il rischio nella ripetizione di un qualcosa già visto. Molto dipende anche dalla persona stessa che intraprende questo percorso, perché non è detto che se un certo modello ha la sua maggior visibilità rispetto ad altro, allora deve essere preso come unica chiave di lettura. La mancanza di spirito d’iniziativa è sicuramente dovuta a tutto questo, il voler tutto e subito anche al costo di sembrare uguali, perché quello che conta è il risultato e non la sua funzione principale, cioè quella di far esprimere l’emozione e la riflessione a una tematica.

  • Il punto di vista di Daniel Mannini sul rapporto tra arte e cinema sulla scia del Festival veneziano

    La famosa manifestazione del Festival del Cinema, che si svolge ogni anno a Venezia, catapultando nella splendida cornice lagunare l’attenzione e l’interesse dell’opinione pubblica mondiale, oltre che degli addetti operatori di settore, merita assolutamente una considerazione valutativa ad hoc, in quanto simbolo iconico immortale e intramontabile dell’arte cinematografica, ma non solo, racchiudendo in sé tutta una tradizione storica, artistica e culturale di notevole pregevolezza e di acclarata e consolidata rilevanza e portata a livello internazionale e cosmopolita, che si accresce e si evolve anche dopo la conclusione dell’evento veneziano e mette in luce l’aspetto socialmente utile e funzionale, con messaggi e contenuti di grande qualità sostanziale, che fanno da motore trainante e propulsore ben oltre e ben al di là della dimensione puramente e strettamente cinematografica. Inoltre, da sempre il fascino magico di questo festival è sinonimo di mondanità con un parterre di VIP e di ospiti illustri e star di Hollywood, che arrivano in laguna accolte come special guest. È quindi un’occasione positiva anche connessa e collegata a un mix di fattori e componenti, che ne decretano l’assoluta esclusività come appuntamento imperdibile annuale. Arte e cinema poi sono sempre fortemente coese in armoniosa fusione e quindi il contesto festivaliero si presta a dare ancora più slancio di collante al connubio vincente, oltre ad essere un potente strumento correlato all’universo della moda e dello stile glamour e rappresenta una vetrina altisonante per le griffe e i brand più rinomati e autorevoli. Ecco dunque una perfetta commissione alchemica, che sfocia all’interno di questo super mega evento, acquisendo una sua identità avvalorante di considerevole meritocrazia qualitativa e conferendo all’insieme un valore d’eccellenza ed eccezione indiscutibile. Su questa scia l’artista poliedrico Daniel Mannini ha risposto ad alcune domande attinenti all’argomento con perspicace proiezione di pensiero. Il sito web di Daniel Mannini sempre ben aggiornato è  www.danielmanniniart.it .

    D: Un tuo parere di riflessione sul legame da sempre speciale tra arte e cinema.
    R: Il cinema è un’altra tipologia di arte figurativa e ogni componente è parte di una fotografia molto più grande, ovvero la ripresa con la videocamera. Che sia un corto, un film o un documentario, ogni tassello dev’essere al posto giusto, perché si crei un filo armonico, così come per i dipinti, la musica, le sculture e i monumenti architettonici. La considero nell’élite della massima espressione dell’essere umano, dove anche in questo caso l’idea viene messa in atto attraverso soggetti e oggetti che formano la componente principale per rappresentare un qualcosa. Oltre a ciò, quello che caratterizza un regista da un altro è dato dal punto di vista della sua visione, il riuscire a dare una sua caratura nella ripresa nel tentativo di distinguersi ed essere originale in un determinato momento storico nella storia del cinema. Questo concetto è molto legato agli artisti, in quanto ogni regista, come ogni artista, deve riuscire a lasciare il proprio segno caratteristico, che venga subito riconosciuto. Oltre alla rappresentazione della realtà, nel cinema esiste anche l’astrazione, che può essere ispirata da un semplice particolare, e successivamente si può creare e inventare una storia, come avviene con la pittura tramite il processo compiuto da ogni pennellata o schizzo.

    D: Un tuo parere di riflessione sulla portata di rilevanza prestigiosa del Festival del Cinema di Venezia, manifestazione di interesse internazionale che catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, oltre che degli addetti e operatori del settore.
    R: Il Festival di Venezia rappresenta un evento unico e ben contestualizzato all’interno della città, la quale è perfetta per questo tipo di avvenimenti anche per la sua unicità identitaria. Oltre che da un punto di vista cinematografico, è una vetrina moto importante per il nostro Paese, confermando la bellezza del suo patrimonio culturale. Un motivo di elogio per questo evento, oltre al piacere dei professionisti di ricevere un riconoscimento per il proprio lavoro, è anche quello di includere creazioni diverse tra loro, valorizzando le singole influenze che ogni artista e dunque lavoro hanno avuto. Un tema da riportare al centro del dibattito è la cultura stessa, perché rappresenta una risorsa che non viene sfruttata, in senso benevolo, nel suo totale potenziale, anzi. Chi è nel mondo della cultura è molto sofferente per la mancanza di appoggio da parte delle istituzioni. Al giorno d’oggi è quasi improponibile questa situazione, se pensiamo che in altri Paesi è diverso e la cultura è molto integrata e supportata.

    D: Di recente è scomparso uno dei nomi di maggiore spicco del panorama cinematografico che lascia un ricordo indelebile e di notevole caratura: Alain Delon. Un tuo commento di riflessione su questo attore di eccellente talento e immenso carisma.
    R: La figura di Alain Delon rimarrà senza ombra di dubbio iconica a livello internazionale, in quanto ha rappresentato un tipo di personalità che esprimeva un grande carisma per la sua bravura, ma anche per il punto di vista estetico. Nonostante io faccia parte di un’altra generazione, non posso non conoscere il suo talento! La prima volta che ho avuto modo di vederlo sullo schermo è stata durante la visione a scuola del film “Il Gattopardo”, uno dei film più belli realizzati. Il talento di Alain Delon è stato quello di essere un artista poliedrico, che ha interpretato molti ruoli ed è stato d’ispirazione anche per attori del giorno d’oggi, che hanno riconosciuto la sua influenza, oltre per il talento, anche per tutti i premi ricevuti durante la sua lunga carriera. Penso che questo adattarsi a diverse dinamiche possa essere da stimolo nel capire che sperimentare e trovare la propria strada è parte integrante del percorso.

  • Le riflessioni dell’artista Daniel Mannini sul Festival della Filosofia

    Il Festival Nazionale della Filosofia, che vanta ormai una notorietà internazionale, è diventato un appuntamento annuale di grande richiamo per operatori di settore, ma anche per semplici appassionati e curiosi, che accorrono sempre più numerosi ad assistere agli incontri, alle conferenze, alle lectio magistralis, ai dibattiti, ai seminari, organizzati tra Modena, Carpi e Sassuolo con una progressione davvero corposa e coinvolgente, anche per i cosiddetti profani non esperti e non conoscitori della materia, che possono cogliere l’opportunità di lasciarsi trasportare e accostarsi al mondo filosofico attuale. Protagonisti di fama e autorevolissimi personaggi intervengono a fare da mentori nei vari eventi predisposti per accontentare gusti, preferenze ed esigenze eterogenei. L’edizione 2024 nello specifico ha individuato un tema di riferimento testimonial davvero variegato come potenzialità di approfondimento e analisi mirata: la psiche. Argomento, che offre innumerevoli incipit e input per imbastire e intavolare scambi di confronto a 360 gradi, coinvolgendo anche la dimensione creativa e artistica ovviamente di riflesso e richiamando concetti di accostamento e connessione, che fanno da fil rouge da sempre tra la concezione artistica e la concezione filosofica, alimentando il legame solide duraturo già presente da illo tempore. Su questa proiezione è stato interpellato a riguardo l’artista Daniel Mannini con un’apposita intervista. Il sito web personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .

    D: Una tua valutazione sulla prestigiosa manifestazione nazionale del Festival della Filosofia che si svolge come ogni anno nel mese di Settembre a Modena, Carpi e Sassuolo e vanta delle presenze di alta qualità ed elevata autorevolezza in materia.
    R: Nonostante non ci sia stata occasione di partecipare come spettatore, anche per motivi di distanza, penso che il Festival della Filosofia sia un evento importante e un pretesto per creare una maggiore interazione e coinvolgimento tra le persone e per godere delle ricchezze contenute dalle città ospitanti. È un modo per essere parte integrante di un contesto in cui il pensiero è il più libero possibile da determinate circostanze, che cerca di coinvolgere le persone nella conoscenza e nella comprensione dell’importanza della cultura, per acquisire l’interesse nello scoprire altre cose rispetto alle solite. È un momento di opportunità anche nell’espressione creativa e penso che amalgamare diversi ambienti sia solo un bene e sicuramente crei interesse nel partecipare a questa tipologia di eventi. La psiche è parte integrante del nostro essere ed evitare di ascoltarla o analizzarla agendo di impulso o istinto, non permette di avere la possibilità di scelta.

    D: In che modo a tuo parere l’ispirazione filosofica può acquisire un valore aggiunto corposo all’ispirazione creativa in generale e nello specifico, che tipo di trasporto di traino ne ottieni tu nella tua ricerca artistica e nella tua visione sperimentale soggettiva?
    R: La filosofia riesce ad amalgamarsi bene con qualsiasi tipo d’ispirazione che un creativo possiede. Oltre che rappresentare una chiave di lettura del proprio pensiero, crea un’alchimia tra mente e corpo che si rileva nella fase di esplorazione del proprio percorso lavorativo e artistico. Come è possibile notare all’interno di qualsiasi disciplina, anche nell’arte ha avuto e continua ad avere una sua rilevanza. Come dico sempre: il risultato che otteniamo da una propria tecnica applicata su un supporto o materiale, è il sunto della nostra espressione teorica inserita in un contesto reale, visivo. Oltre ad apprendere diversi concetti e lezioni che possono essere interessanti, è importante elaborare un proprio pensiero, grazie all’assimilazione di questi. Nel mio percorso, la filosofia è parte integrante ma non determinante per la mia visione elaborata in un determinato lavoro, in quanto il contesto rimane lo stimolo maggiore per poter esprimere il mio pensiero.

    D: Un tuo parere di riflessione su uno dei cosiddetti mostri sacri della filosofia contemporanea da sempre ospite d’onore in conferenza anche durante il festival filosofico modenese, il grande maestro Umberto Galimberti.
    R: Nutro un grande rispetto e ammirazione per la figura di Umberto Galimberti, considerandolo un patrimonio italiano per la sua imponente personalità, la quale contiene anche una sua ironia espressa in maniera seria, che può farti sorridere ma al tempo stesso ragionare. Una dote che riconosco è quella di riuscire a spiegare con chiarezza un concetto rendendolo comprensibile e scorrevole, riuscendo anche nell’intento di farsi ascoltare dai giovani, e questo grazie (almeno credo) ad una mentalità aperta al mondo di oggi, analizzando e comprendendo nel modo più reale possibile la narrazione attuale. Quando sono nella fase creativa, ci sono momenti in cui la musica viene sostituita dall’ascolto degli interventi che Galimberti, ma anche altri, fanno durante le proprie lezioni, perché così mi piace definirle. Lezioni in cui il coinvolgimento passivo indirizza il pensiero in altre direzioni e permette di fare un viaggio di analisi a livello generale e personale.

  • Daniel Mannini: il mio progetto artistico sul 25 Aprile come arte per il sociale

    Daniel Mannini ha voluto celebrare in modo speciale la ricorrenza del 25 Aprile con un progetto artistico, che rientra a tutti gli effetti nel concetto di arte per il sociale e di arte socialmente utile e funzionale ad una fruizione collettiva. All’interno del progetto personalizzato sono stati affrontati temi finalizzati a suscitare un interesse e uno stimolo di interazione e di condivisione, per suffragare la rilevanza primaria e imprescindibile di questa data emblematica. La dottoressa Elena Gollini, curatrice del progetto, ha rimarcato e ribadito: “Si tratta di un progetto che vuole sollevare un trasporto spontaneo da parte del fruitore-lettore, perché è fondamentale adesso più che mai tenere alto il vessillo di ciò che rievoca e rappresenta il 25 Aprile e tutto ciò che abbiamo ottenuto in passato e che godiamo tutt’oggi proprio grazie a tale data di passaggio e di spartiacque. Stiamo affrontando a livello internazionale una fase davvero critica, perché la guerra prosegue e incalza su più fronti e ci ricorda, che purtroppo siamo tutti precari e tutti sempre esposti e a rischio di ripercussioni molto gravose. A maggior ragione ricordiamo il 25 Aprile e attribuiamo un merito ad honorem ai nostri eroi partigiani che hanno lottato e combattuto, hanno sacrificato tutto quanto e sono morti per regalare una speranza di salvezza e di libertà”. All’interno del progetto sono presenti sezioni di contenuti scritti e audio, che si integrano e si completano in maniera compiuta ed esaustiva. Un plus valore aggiunto è l’inserimento di uno scritto di commento redatto dal noto attore artista di camaleontico talento Marco Bonini, che ha espresso dei concetti di grande pregnanza e intensa profondità. La dottoressa Gollini ha voluto preparare una serie di domande attinenti in forma di intervista destinata a Daniel Mannini.

    D: Un tuo commento di riflessione sul libro capolavoro “Se questo è un uomo” di Primo Levi.
    R: Questo capolavoro della storia della letteratura è semplicemente indescrivibile, perché tocca le corde dell’anima e rimembra quello che le persone hanno dovuto subire negli anni in cui è stato scritto. È sconvolgente pensare a quanto l’uomo possa essere malvagio e possa agire di conseguenza nei confronti di altri uomini, donne, anziani e bambini. Purtroppo questo si verifica anche oggi nei posti più impensabili ed esiste, anche se non viene messo in risalto, perché i nostri tempi moderni conducono a una fruizione di informazioni che non permette di soffermarsi su alcune questioni che non sono meno importanti di altre. Molte volte diamo più importanza alle conseguenze rispetto alle cause, le quali conducono a delle situazioni del genere. È un libro che ho potuto leggere e approfondire durante gli studi scolastici e lo studio di questo scritto deve rimanere per far prendere coscienza ai ragazzi di quello che era e che non deve ripetersi, per insegnare il rispetto di ogni singolo individuo nonostante le differenze. Non c’è cosa migliore che essere diversi culturalmente, perché permette di imparare cose nuove e non avere un’unica direzione.

    D: Un tuo commento di riflessione sul libro capolavoro “Il diario di Anna Frank”.
    R: Un altro capolavoro che lascia senza fiato e che personalmente mi ha creato un senso di disagio, pensando che è la testimonianza di una ragazza che purtroppo non ha avuto modo di crescere e maturare, quindi di vivere, per poter condividere, con la sua presenza fisica, i momenti vissuti durante quel maledetto periodo di persecuzione. Il potere della lettura è proprio questo: continuare a dare voce e far essere presenti figure come Anna, una persona piena di vita e di sogni stroncati dall’ignoranza umana, che racconta un periodo clandestino in cui sono racchiuse tante emozioni, dalla speranza alla paura, ma con una grande coscienza che la rendevano più grande rispetto ad altre persone. Purtroppo non ci sono molte parole da aggiungere perché il diario parla già da sé e attraverso le sue parole possiamo solo imparare.

    D: Un tuo commento di riflessione sul film simbolo “La vita è bella” di Roberto Benigni.
    R: Oltre che un motivo di orgoglio per quello che Roberto rappresenta per noi fiorentini, ma anche italiani in generale, tra i suoi tanti capolavori questo sicuramente è stato l’apice della sua carriera. Un film semplicemente epico, in cui sono racchiusi due sentimenti contrastanti: la leggerezza che ha sempre contraddistinto la sua poetica cinematografica e la crudeltà della dura realtà del periodo contestualizzato. È un film che non lascia indifferente lo spettatore, perché è un fluido di emozioni che non è possibile fermare. Possiamo notare come questo capolavoro si divide in due momenti, in cui la mutazione che intercorre è palpabile ma impercettibile durante la visione, una progressione che non ha uno stacco definito ma graduale. Quello che mi ha lasciato è un senso di vuoto, ma anche di speranza nel guardare il domani. Insieme ad un altro capolavoro come “Schindler’s List” questo e “La vita è bella” rimangono i miei film preferiti in assoluto riguardo questa tematica.

  • Il pittore Daniel Mannini racconta il suo significato di liberazione sulla scia della celebrazione del 25 Aprile

    La data simbolica del 25 aprile è innegabilmente radicata nella memoria comune e nel ricordo commemorativo delle celebrazioni ad essa connesse e collegate, che nel nostro Paese sono distribuite e dislocate con grande attenzione e premura, per conferire il giusto e meritato risalto a quanto rappresenta e rievoca questa importante ricorrenza di valenza ufficiale e istituzionale. Ecco dunque, che proprio in virtù della scia trainante, che il 25 Aprile produce è stato pensato e ideato un progetto apposito, che ha coinvolto l’artista pittore Daniel Mannini nell’approfondire la sua visione di pensiero in merito a questa data fatidica, congiungendosi anche a un insieme di riflessioni significative riguardanti l’eroismo dei partigiani e il loro immenso coraggio e spirito di sacrificio patriottico. All’interno del progetto sono state incluse delle sezioni di scritti con contenuti mirati e anche una sezione di compendio integrativo in formato audio, che è stata dedicata a mantenere viva la memoria di un partigiano modenese, Emilio Po (mio prozio), che ha dato la vita per la giusta causa della libertà e rappresenta nel suo gesto estremo quella forza caparbia e tenace di resistenza, che ha accomunato tutti i partigiani“. Così sottolinea la dottoressa Elena Gollini, curatrice del progetto, nello spiegarne i tratti salienti. Il progetto celebrativo e commemorativo investe un particolare pregio anche per la riflessione di commento davvero sentita e toccante, rilasciata dal rinomato attore, scrittore-artista tutto tondo Marco Bonini. Entrando nel merito dell’argomentazione sostanziale la dottoressa Gollini ha predisposto alcune domande di intervista rivolte a Daniel Mannini.

    D: Come concepisci la festività del 25 Aprile e in che modo la vivi attivamente e in maniera compartecipe?
    R: Questo giorno è molto sentito nel nostro Paese in quanto il senso di libertà e l’assenza dell’oppressione portarono a respirare un’aria nuova, dopo anni di timore. Dal mio punto di vista è un modo per omaggiare le persone del tempo, che hanno vissuto e sacrificato la loro vita per ottenere tutto questo. Questa data conserva la memoria di quello che raccontavano i miei nonni, ovvero momenti di paura ma anche di speranza nel potersi rincontrare un giorno. Quello che possiamo fare oggi è continuare a conservare questo ricordo e non sminuirlo né lasciarlo sbiadire con il tempo, tenendo sempre una luce accesa per riflettere su quello che è stato e che non deve ricapitare, anche se purtroppo in alcune parti del mondo continua ad esserci questo senso di negazione di libertà, ma soprattutto di pensiero.

    D: Quali riflessioni di approfondimento ha generato e alimentato questo progetto che prima non avevi ancora valutato e considerato?
    R: Il progetto mi ha condotto a riflettere ancora di più sull’importanza del riconoscere il coraggio delle persone, tenendo in considerazione anche le immagini che vediamo oggi, portandomi alla conclusione che, se vogliamo, possiamo ottenere quello che desideriamo, che sia la libertà o i propri sogni. Questo parallelismo, per quanto non può essere sullo stesso piano, si lega molto a quello che è riconducibile all’interno della mia pittura, dove questo senso di liberazione da ogni inibizione è fondamentale per poter esprimere la propria idea senza avere nessuna influenza esterna, credendo nei propri principi. Bisogna avere il coraggio di cambiare pur di andare contro quello che è presente, cercando di cambiare ed evolvere, in meglio, la realtà in cui viviamo.

    D: Tra gli appartenenti alla tua generazione, tra i tuoi coetanei, come viene sentita la data del 25 Aprile? Ritieni che serva una maggiore sensibilizzazione e presa di coscienza sociale in generale per darle il giusto peso di valore?
    R: Non ho nessun titolo di merito per dire come viene percepita questa festività tra i miei coetanei, perché non tutti siamo uguali e non tutti possiamo vedere le cose allo stesso modo. Credo che sensibilizzare questa data sia importante oltre che per la mia, anche per le altre generazioni. Ogni occasione è ottima per poter darle importanza e non soltanto durante il giorno stesso dell’evento. Dico questo perché la percezione che ho è quella di un affievolirsi già dal giorno seguente una volta passata, come ogni festività o ricordo. Questa data non deve essere elogiata solo dalla parte del popolo, ma anche da quella delle istituzioni perché credo che debbano essere le prime a dare l’esempio, farne comprendere nel miglior modo possibile il significato e magari non cavalcare l’onda del populismo con il rischio di macchiare questa straordinaria, quanto sofferta, ricorrenza.

  • Daniel Mannini si racconta nell’essenza precipua della sua fervida vocazione artistica

    Pittore per autentica vocazione e per autentico slancio creativo vibrante e fremente, incalzante e pulsante, Daniel Mannini è un esempio davvero molto positivo di come l’ispirazione si possa tenere sempre ben nutrita e alimentata e possa essere ben sostenuta e supportata da un fertile e fecondo apparato e impianto di fattori, che coesistono e convivono assieme in impeccabile armonia di equilibrio e si sorreggono l’uno con l’altro bilanciandosi in perfetta corresponsione e corrispondenza. Ho voluto entrare nel merito del suo percorso di ricerca intavolando una formula mirata di approfondimento con domande a largo raggio, che offrono e consentono una vasta scala di condivisione di pensiero da parte di Daniel e permettono di comprendere gli step basilari e i passaggi principali della sua naturale e innata propensione creativa. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .

    D: Guardando indietro ai tuoi cosiddetti esordi pittorici iniziali quale è stato in assoluto il motore trainante di incipit che ancora oggi ti guida e ti accompagna?
    R: Nonostante la mutazione avvenuta nello stile pittorico, il motore trainante è la motivazione nel riuscire, un giorno, a poter dedicarmi completamente a questa arte che è la pittura. Avere ogni giorno il tempo per continuare ad evolvermi come pittore e non avere altro tipo di occupazione durante la giornata. Questo sentimento di traino è accompagnato dalla perseveranza e curiosità che stimola la mia creatività e permette di avere quella incoscienza che mi accompagna nella fase di ricerca nella realizzazione dell’idea che ho in mente. Come ultimo ma fondamentale, la passione è in assoluto il componente che deve accompagnare in tutto questo e bisogna prenderne cura nel nutrirla di motivazioni e stimoli.

    D: In quale misura sei influenzato dalla fantasia immaginaria e dallo spirito di inventiva e come influiscono sul tuo stimolo di ispirazione?
    R: Sono sempre stato un ragazzo che purtroppo con la fantasia ha sempre avuto un problema, essendo molto realista guardavo l’arte come una documentazione della realtà e meno dal punto di vista simbolico o fantasioso. Con il tempo la curiosità di capire realtà lontane dalla mia concezione, mi ha permesso di sviluppare un mio modo di esprimere, provando ad approcciarmi alla pittura nel modo più naturale, per poi arrivare fino ai dipinti di oggi. Quello che sono riuscito a coniugare sono queste due fasi, infatti la mia fantasia ha uno sviluppo di ricerca su immagini e soggetti di opere d’arte maggiormente, per trasmettere un espressione della realtà o di citazione in un insieme di fasi creative, dal disegno su carta da bambino fino alla tela, che si uniscono.

    D: In quale contesto preferisci posizionarti mentre dipingi e perché? Hai mai provato a dipingere all’aperto o comunque ti piacerebbe farlo? Dove in particolare e perché?
    R: Come si è evoluta la mia espressione pittorica, anche il modo di realizzare i miei dipinti è cambiato. Nella fase astratta, la tela era distesa su un piano e dipinta a pennello o spatola, cosa che ancora oggi faccio. Successivamente veniva distesa a terra e l’azione della sgocciolatura veniva realizzata girando intorno al quadro, per avere un totale controllo del dipinto e viceversa e immergermi completamente. Adesso la maggior parte della realizzazione viene eseguita in verticale sul cavalletto, e questo mi ha dato occasione di avere un nuovo approccio di esecuzione, dove la pennellata e il controllo del segno assumono una nuova linfa. L’esperienza della pittura all’aperto non l’ho mai affrontata e non ne ho mai avuto la curiosità, perché quando sono fuori preferisco assaporare il tutto di quello che può ispirarmi e poi dedicarmi alla pittura all’interno di una stanza. Attualmente non ho uno studio e il tutto viene eseguito in camera, però se ci sarà occasione l’idea sarebbe quella di avere uno spazio mio, dove anche i dipinti stessi abbiano un loro luogo di custodia. Dipingere al chiuso è come essere in un habitat naturale e posso gestire meglio il tutto, facendomi accompagnare da musica o documentari, anche artistici, come sottofondo. Questo per avere la dedizione giusta e immedesimarmi nel soggetto che dipingo.

  • Il pittore Daniel Mannini approfondisce il suo punto di vista sul concetto saliente di arte sacra e religiosa

    L’arte sacra e religiosa conserva e custodisce in sé quei valori distintivi peculiari, che la rendono da sempre intrisa di fascino ammaliante e bellezza suprema e racchiude tutta una commistione visionaria di pregnante suggestione emotiva e spirituale. Senza ombra di dubbio costituisce uno dei pilastri, che sorreggono la grande storia dell’arte universale ed è destinata a rimanere tale anche in futuro, rappresentando un’immagine molto edificante della rievocazione artistica ed ergendosi a vessillo di elevazione oltre l’aspetto formale e la dimensione estetica a sé stante. L’Italia, Paese della grande bellezza artistica e culturale, possiede un’illustre storia connessa alla tradizione artistica sacra e religiosa e ne nobilita alla portata all’interno in primis delle chiese e dei contesti ad esse collegati. Le chiese italiane sono dei veri e propri mausolei dell’arte universale e offrono a tutti, ovviamente incluso anche gli atei non credenti e gli agnostici, la possibilità di assecondare la passione e l’amore per il senso artistico di pregio, avendo un circuito preziosissimo di opere superlative, che inneggiano alla grande bellezza assoluta. Ritengo, che sia molto importante evidenziare questo aspetto e questa componente, che spesso purtroppo non viene considerata e anzi talvolta addirittura viene dimenticata con trascuratezza. Siamo invece tutti quanti nella possibilità (peraltro a titolo gratuito) di avere a disposizione un autentico scrigno di tesori favolosi e straordinari, che sono collocati proprio dentro le nostre chiese e che si offrono in tutto il loro magnetismo unico e speciale. Ho pertanto voluto approfondire questo argomento con il giovane artista Daniel Mannini, che ha una proiezione creativa moderna e anticonformista, ma al contempo sempre rispettosa di ciò, che l’arte antica ha tramandato e perpetrato fino ai giorni nostri. Il sito personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it .

    D: Abitando nel contesto territoriale di una città assolutamente spettacolare a livello artistico come Firenze, in quale chiesa trovi maggiore afflato di stimolo nella contemplazione delle opere d’arte a tema sacro e religioso e perché?
    R: Firenze ha una grande vastità di scelta che comunque è sempre unica, ma uno dei momenti in cui ho provato una grande ammirazione è stato durante la visita della Chiesa di Santa Maria del Fiore, ovvero il Duomo di Firenze. Chi ha avuto modo di vederla dall’esterno, ha potuto ammirare la facciata con le sue innumerevoli illustrazioni scultoree, il campanile di Giotto e la cupola nella parte posteriore. Già la struttura in sé è una sacralità di monumento. Lo stupore è nato quando ho visto la decorazione interna della cupola, l’affresco del Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari, nella sua pienezza e potenza, in particolare per la presenza di tante figure e per la prevalenza del colore azzurro del cielo, che è una sorta di magnete per gli occhi e trasmette un ampiezza maggiore rispetto allo spazio. Oltre al Duomo, ogni chiesa o contesto del luogo fiorentino è ricco d’ispirazione e di contemplazione.

    D: Quale è l’opera d’arte scultorea a tema sacro e religioso del genio Michelangelo che ti colpisce di più e perché?
    R: In assoluto, l’opera scultorea sacra che mi ha più colpito del maestro Michelangelo è La Pietà, perché quello che continua a colpirmi tuttora è la posizione dei corpi, che trasmettono una normale naturalezza del movimento con la sua spontaneità. Credo che sia una delle sculture più importanti. Essa si avvicina molto al popolo, raggiungendo un livello equo con le persone comuni nonostante la sua sacralità per i personaggi raffigurati. La scultura è un campo artistico che ho avuto modo di testare solo come materia di studio alle superiori, ma non ha mai suscitato qualcosa in me; però apprezzo molto il lavoro dietro ad un opera realizzata con questa tecnica. Mi piace riportare queste tipo di figure all’interno di un dipinto, perché mi permette la loro riproduzione e l’opportunità di inserirle in un nuovo contesto e con una nuova forma.

    D: In che modo pensi che l’arte sacra e religiosa possa essere un punto di riferimento e di richiamo positivo nelle prospettive moderne di impronta non convenzionale e tendenzialmente scevre da elementi e componenti affini e inclini alla dinamica evocativa tipica della sacralità?
    R: La figura per l’arte sacra ha sicuramente una sua importanza all’interno della storia dell’arte, oltre che come simbolo sacro anche come testimonianza degli eventi e delle persone che ne hanno fatto parte. D’altro canto, prendere come riferimento un soggetto sacro e dare una propria interpretazione, può solamente creare un nuovo punto di vista e ricondurla all’opera originale. Creare un passaparola tra generazioni attraverso un nuovo linguaggio, per non dire contemporaneo. In questo non ci vedo niente di male, anzi l’idea di provare a riprodurre o rielaborare un tale soggetto credo che sia anche una prova per l’artista stesso, in cui non è importante emulare ma tirare fuori il meglio da quello che ha dentro. Una motivazione che permette di fare quel piccolo passo per avvicinarci alla risposta. Nel mio percorso non ho affrontato tematiche sacre o religiose, anche perché personalmente sono fedele in quello che creo, e anche se fossero presenti, esse non sono affini a quel contesto di fede e credenza di una religione.

  • Daniel Mannini ci svela i capisaldi della sua arte pittorica

    Iniziato da poco il nuovo anno è sempre funzionale e costruttivo alimentare e rinvigorire concetti basilari e primari, che fanno da radici di fondamento solide e robuste a quel fremente e vibrante input artistico di slancio trainante necessario e indispensabile per ogni creativo. La vocazione artistica è come una sorgente, che nasce e sgorga in maniera spontanea e naturale attraverso la sintonia coesa di una serie di fattori dominanti e determinanti per sviluppare in modo positivo e propositivo il talento innato e accentuare quelle doti virtuose di autentica creatività, che sono potenzialmente racchiuse nell’animo di chi possiede tale preziosa vocazione e vuole trasformarla in dedizione reale e concreta, intraprendendo un cammino, che diventa di rimando anche un percorso di crescita esistenziale e di progresso interiore e introspettivo. La mente e il cuore sospinti da questa energia propulsiva procedono all’unisono e in perfetta congiunzione di collante spirituale. Così nasce l’arte vera missione-vocazione, che tutto sostiene e custodisce al suo interno e che diventa quella ragione di vita e quella motivazione imprescindibile senza la quale non è possibile stare e di cui non si può assolutamente fare a meno. Chi trova nell’arte questo paradigma di guida frutto di una meravigliosa commistione avrà sempre quell’emozione pura e quella capacità di sorprendersi e di sorprendere nel raccontare e nel raccontarsi attraverso il proprio operato, senza filtri, senza riserve, senza condizionamenti, restando sempre e comunque fedele a se stesso, ai propri valori e ideali supremi, ai propri principi irrinunciabili. Il sito web di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it dimostra appieno la missione-vocazione e alla base del suo fare pittorico.

    D: La parola “ispirazione” quanto conta nella tua ricerca pittorica e perché?
    R: L’ispirazione è una componente fondamentale nella mia ricerca perché è continuamente ricca di stimoli per poter produrre i miei dipinti. Come per i progetti artistici in atto, quello che riporto è ispirarsi a dei soggetti, secondo una tematica, e contestualizzarli all’interno del processo creativo secondo la mia visione. Non è e non sarà mai un copiare gli altri, ma semplicemente esaltare l’artista o il tema trattato. Nella nostra contemporaneità, essendoci tante distrazioni date dal web e dall’utilizzo dei social, è possibile trovare motivi che possono portare a realizzare una propria espressione visiva, oltre che parlata. Come mi ha insegnato l’arte, o per quello che ho compreso, lasciare la propria testimonianza sotto qualsiasi forma espressiva è come segnare un punto in una linea del tempo, comprendendo anche il contesto in cui viene eseguita.

    D: La parola “aspirazione” che ruolo riveste nella tua ricerca pittorica e perché?
    R: Se ispirazione è una componente fondamentale, l’aspirazione è il motore che mi spinge a ritagliare degli spazi fuori dal mio orario lavorativo da poter dedicare a quello che mi piace di più fare, ovvero dipingere. Credo che sia importante anche questo aspetto per non perdere mai lo stimolo nel voler fare e raggiungere degli obiettivi personali. Non bisogna mai abbattersi, ma combattere per la propria indole, il vivere e fare quello che più ci piace. Non dover essere come il proprio mentore, ma capire come raggiungere tale livello. Questo aspetto non mi distrae da quella focalizzazione che è la disciplina della materia trattata. È chiaro che per raggiungere l’indipendenza e dedicarmi ogni giorno a tempo pieno, questa è l’unica strada percorribile.

    D: Un tuo commento sul concetto di stimolo motivazionale.
    R: Credo che lo stimolo motivazionale sia un concetto molto soggettivo. Nel mio caso l’azione della pittura è un’emozione che riporto in forma artistica, ma soprattutto è un ricercare di migliorarsi ad ogni nuovo dipinto, che una volta concluso, crea quella sensazione di poter fare ancora meglio. Questo è dovuto a un connubio tra ispirazione e aspirazione, che procedono come linee parallele e senza prevalere l’una sull’altra. Avere una motivazione può portare a delle scoperte a cui non si presta attenzione, ma che comunque fanno parte del proprio inconscio, e questo può venir fuori in qualsiasi momento. Esempio chiaro riguarda la mia produzione artistica, in cui la trasmissione di emozioni attraverso il colore e la materia hanno fatto spazio a un movimento più figurativo, ma che contiene una ricerca di messaggio. Questo è dovuto anche a un processo di cambiamento in atto, che ho percepito col tempo.

  • Daniel Mannini ci racconta la sua grande passione per i musei con il loro fascino irresistibile

    I musei sono contesti speciali, a cui nessuno è capace di restare indifferente e dimostrare distacco, perché sono i custodi simbolici di una storia e di una cultura, che ci appartiene e dalle quali possiamo sempre ricavare nuovi stimolanti incipit per rafforzare il nostro sapere e la nostra conoscenza e per trovare nuove chiavi di lettura del presente proiettandolo nel futuro e nel futuribile. Anche chi di solito non è avvezzo a frequentare gli ambiti museali e vi si reca sporadicamente, ogni volta rimane comunque colpito e affascinato, viene rapito e conquistato da questi ambienti magicamente ammalianti, che incantano e si lasciano permeare dalle nostre emozioni più recondite, dal pathos più inconscio, dal trasporto più intimo. Il pittore Daniel Mannini, talento emergente di notevole capacità creativa e di incalzante dinamismo sperimentale, è un grande estimatore appassionato dei musei e al loro interno ovviamente coglie anche interessanti spunti di ispirazione da intrecciare alla sua vivace prospettiva. I musei offrono un patrimonio di risorse inestimabile e inesauribile da cui gli artisti in generale possono trarre una fonte vitale di energia creativa, da trasferire nel proprio personale background e da filtrare insieme a quell’alchimia di componenti ed elementi, che fanno da propulsore potente per alimentare e incrementare la propria prospettiva visionaria. Daniel è certamente un esempio a modello molto positivo di questa favorevole sinergia, che scaturisce in primis dall’empatia verso il senso della scoperta e il desiderio di carpire e metabolizzare, accompagnati da una spiccata sensibilità ricettiva e percettiva. Ecco, perché ho pensato di intavolare un’intervista dedicata a questa tematica, che lui sente molto affine alla sua forma mentis. Il sito web personale di Daniel Mannini www.danielmanniniart.it accoglie la sua produzione e si presta a una formula di interazione molto piacevole.

    D: Raccontaci quando e come nasce questo tuo appassionato slancio verso i musei.
    R: La mia passione nasce durante gli studi di scuola superiore, quando oltre a studiare la storia dell’arte ci è stata data la possibilità di visitare alcuni musei. Concluso il periodo scolastico, ho iniziato a coltivare questa passione all’interno della mia vita quotidiana, quando la curiosità e la suggestione sono diventate una ricerca molto naturale, anche durante i periodi in cui non dipingevo. Ogni volta che ho modo di poter visitare qualche museo ho un grande entusiasmo, perché credo che sia semplicemente meraviglioso osservare testimonianze del tempo, immedesimarsi nell’artista e capire come ha fatto a realizzare tale opera d’arte, ammirarla quando la troviamo davanti ai nostri occhi. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e questo mantiene vivo il mio animo e dona un senso al tutto.

    D: Qual è il contesto museale che hai visitato che ti ha trasmesso maggiore coinvolgimento e perché?
    R: Premettendo che ogni museo ha la sua bellezza e importanza, quello che mi ha colpito maggiormente sono stati gli Uffizi a Firenze, che ritengo, a mio avviso, una scuola di insegnamento, oltre che d’incanto, per la pittura. Anche se la mia esecuzione è diversa, rimane l’interesse nel capire come viene usato il pennello. Quello che mi ha coinvolto completamente è stata la Galleria dell’Accademia, sempre a Firenze, al cui interno troviamo la statua del David di Michelangelo. La prima volta che ho avuto modo di visitarla è stato incredibile, soprattutto per l’effetto che mi ha trasmesso: mi è venuta la pelle d’oca non appena ho visto la scultura dal fondo del corridoio. Questa sensazione, per quanto mi riguarda, è stata inaspettata: una figura scultorea potentissima che attrae gli occhi e non puoi far altro che ammirare ogni singolo dettaglio di questa opera monumentale realizzata da Michelangelo. Interessante è inoltre la serie di figure del non-finito “I Prigioni” dove l’immagine esce dal marmo.

    D: Quale museo che non hai mai ancora visitato vorresti vedere durante questo nuovo anno e perché?
    R: In questo anno vorrei visitare, appena avrò l’occasione, i Musei Vaticani e Villa Borghese a Roma, per la loro ricca quantità di opere e qualità storica e avere modo di vedere da vicino anche uno dei miei pittori preferiti in assoluto, Caravaggio, oltre a grandi maestri della scultura e della pittura stessa. Questo anche per cercare di apprendere quanto più possibile con gli occhi la realizzazione delle figure, visto il seguito che ha preso la mia fase produttiva. É sempre questa ricerca di stimoli che mi permette di mantenere l’interesse per la pittura in maniera del tutto viva. Inoltre vorrei visitare la Cappella Sansevero a Napoli, per ammirare le sculture che si trovano all’interno, soprattutto il “Cristo Velato” di Sanmartino, per osservare l’effetto del panneggio. Oltre che sulla pittura il mio interesse ricade anche sulla scultura, in parte credo anche per il discorso detto precedentemente. Ho una grande ammirazione per chi ha realizzato certi capolavori, capendo che anche loro erano persone come me e come tutti noi, capaci di trasferire nel linguaggio universale dell’arte la realtà e i sentimenti.

  • Intervista a Daniel Mannini sul rapporto tra arte e mondo del web

    Ho voluto attenzionare la relazione di stretta vicinanza, che adesso più che mai accomuna l’arte in generale in tutte le sue formule espressive e le sue variegate e versatili manifestazioni, con il mondo del web e della rete, includendo ovviamente anche l’universo dei social, ormai diventati di uso comune ovunque. Ormai l’arte sta sviluppando dei canali di promozione e diffusione tramite Internet e i social, che diversamente non avrebbe mai potuto alimentare e sta appoggiandosi al potere di propagazione accentuato e accelerato, che deriva da questa moderna comunicazione, ottenendo nuove positive evoluzioni in progressione costante e continua. Gli artisti, capendo l’importanza di questa opportunità preziosa, sfruttano al massimo il potenziale del web e dei social per dare risalto al proprio percorso creativo e per trovare nuovi contatti utili anche a livello commerciale. L’arte è dunque entrata a pieno titolo nel variegato e multiforme mondo virtuale, dove ha trovato spazio consono per esprimere la propria portata, garantendo agli artisti una notevole visibilità e un notevole ritorno immagine e apportando una risorsa divulgatrice futuribile. Ho pensato pertanto, di interpellare un giovane artista di talento, Daniel Mannini, per entrare nel merito del discorso a largo raggio di dissertazione e per comprendere quali sono le basi del suo approccio con il web e con i social per supportare il proprio percorso creativo e dare slancio trainante alla sua risonanza mediatica.

    D: Come hai impostato la tua comunicazione promozionale sul web e nei social?
    R: L’impostazione della mia rete all’interno del mondo del web è molto comune: la presenza di un mio sito e l’uso dei vari portali social, che tutti noi frequentiamo. All’interno del sito sono presenti in maniera aggiornata tutti i miei dipinti e una sezione dedicata ai vari progetti artistici. Per quanto riguarda la parte social è possibile trovare anche le varie fasi di realizzazione e dei corti di video, sia per far esaltare il lavoro sia per non lasciare statica la pagina stessa, al fine di creare un maggiore coinvolgimento. L’interesse è quello di avere un’interazione genuina e naturale con il pubblico. Tutto questo è gestito in maniera autonoma e credo che sia importante per avere una libera gestione e personalizzazione del lavoro, anche se avere tutto sotto controllo non è sempre facile, ma la passione e il credere nel progetto supera ogni ostacolo.

    D: Cosa pensi dello strumento di internet in merito all’azione pubblicitaria per incrementare la fruizione dell’arte in generale e nello specifico di voi giovani artisti emergenti?
    R: L’uso di internet è senza ombra di dubbio la miglior vetrina, soprattutto per noi artisti emergenti, per poter far fruire la nostra arte a più persone e magari per avere dei possibili acquirenti che apprezzano il lavoro proposto. È molto importante creare una propria identità senza emulare altri artisti e questa opportunità che ci viene data dobbiamo sfruttarla al massimo delle potenzialità. Un altro aspetto è quello del fatto di potersi rappresentare in prima persona e non per forza attraverso figure terze che fanno da tramite sul proprio operato, perché la personalità unica deriva soltanto dall’artista stesso. Infine c’è anche il discorso di arrivare in modo diretto alle persone bypassando magari alcuni sistemi adottati fino a qualche anno fa e perché no, anche cambiare il modo di entrare nel mercato in maniera del tutto diversa rispetto agli step standard.

    D: Come immagini possano essere i risvolti positivi derivanti da questa simbolica “contaminazione” tra arte e web e arte e social in una prospettiva futura e futuribile a venire e cosa invece per certi versi e per certi aspetti non auspichi che si inneschi e perché?
    R: I risvolti positivi sono tanti per le motivazioni descritte precedentemente, però in questo mare immenso del web è sempre bene distinguere tra quello che è fare arte e quello che viene spacciato per esso. Come ripeto sempre, la vera differenza è la qualità del lavoro stesso e il riconoscimento che esso ha, perché tutti siamo capaci di fare e creare, ma è molto più difficile attribuirne il giusto valore. Per quanto mi riguarda il valore assoluto rimane quello fisico, ad esempio come un quadro o una scultura, e non la creazione di un file con tutti i meccanismi complicati che ne comportano l’acquisizione, come nel caso degli NFT. Essi sono immagini che vedi attraverso uno schermo, ma l’emozione pura non la vivrai mai come se la avessi davanti agli occhi dal vivo, e questo credo che con il lungo andare accentuerà questa differenza sottile e invisibile come un vetro o uno schermo.

    Il sito web personale di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it sempre ottimizzato al meglio come piattaforma comunicazionale e promozionale personalizzata ad hoc.

  • Intervista a Daniel Mannini dedicata alla “contaminazione” sempre attualissima tra arte e teatro

    La storia dell’arte e la storia del teatro si sono da sempre intrecciate e incontrate in modo molto proficuo e prolifico, generando una mescolanza alchemica sempre attuale e sempre sorprendente. Questa sinergia armoniosa ha concesso ai fruitori-spettatori di godere di un’amplificazione di spunti di richiami e di riferimenti da cui poter attingere per una propria dimensione interpretativa, ampliando e allargando il campo d’azione percettivo di entrambe e producendo elementi e componenti di ulteriore approfondimento. Il teatro è senza dubbio da considerare come una forma di arte a tutti gli effetti e nelle sue manifestazioni eterogenee nel tempo, ha mantenuto sempre integri e intatti quei principi cardine, che lo hanno reso così speciale e così apprezzato in passato come oggi. Il teatro è anche a tutti gli effetti un incantato e incantevole palcoscenico di vita, dove gli attori protagonisti diventano parte di vicende, che spesso sono tratte da fatti realmente accaduti o che seppur derivanti dalla fantasia creativa o leggendaria, si rendono reali e verosimili nella loro spettacolarizzazione teatralizzata. Nel teatro, realtà e fantasia si fondono assieme e fungono da “calamite” sensoriali e ricettive, conquistando e catturando la mente e il cuore. Il teatro, dunque, proprio come la storia dell’arte, è un efficacissimo e potentissimo medium di sollecitazione e di stimolo, è uno strumento funzionale di comunicazione sociale e collettiva. Ecco, perché a buon conto e a buon diritto ha con la storia dell’arte punti di affinità elettiva unici ed esclusivi. Ho pertanto deciso di rivolgere tre domande in forma di intervista al promettente pittore Daniel Mannini per avere un suo parere riflessivo su questo rapporto di interrelazione tra teatro e storia dell’arte.

    D: Nella tua visione di particolare sensibilità creativa come concepisci il rapporto tra teatro e storia dell’arte?
    R: Queste due forme artistiche possono far parte di uno stesso insieme, poiché racchiudono emozioni simili durante la visione di entrambe. La creatività non è soltanto nell’opera in atto, ma è tutto quello che viene racchiuso nella fase di realizzazione e di progetto, considerando che non tutti i giorni sono uguali e le idee possono variare in corso d’opera. Il risultato finale è lo specchio dell’immaginazione e della riproduzione più fedele possibile dell’autore, mentre i teatranti, come i colori e soggetti nella tela, diventano i principali protagonisti. Un altro fattore che li accomuna è quello di avere all’interno del contesto personalità diverse ma che racchiuse all’interno di un contenuto creano un’armonia unica.

    D: Se dovessi simbolicamente fornire un’evocazione in termini artistici di un mito teatrale assoluto quale è il magister William Shakespeare come la impronteresti usando la tua visione di matrice astratta e informale?
    R: Quello che può accomunare le opere di Shakespeare alla mia visione astratta o soggettiva è l’ispirazione che entrambi abbiamo preso dal proprio interesse e rielaborare all’interno del nostro immaginario artistico. La varietà di figure retoriche e la ricerca di astrazioni diverse l’una dall’altra è sicuramente un punto di incontro, perché ha permesso ad entrambi di poter descrivere la nostra immaginazione nel miglior modo possibile per poter poi essere rappresentata. Ovviamente il livello di importanza della figura è talmente alta e superiore che non è possibile fare paragoni, però questo poter esprimere diversi lati della figura umana è un fattore che ci accomuna e può rivelarsi importante per avere un’introspezione nell’animo di ognuno di noi e, di conseguenza, arricchirci. Lo considero uno specchio dell’anima, perché anche se abbiamo caratteri unici, possiamo condividere le varie sfaccettature che ci contraddistinguono.

    D: Che rapporto hai con il teatro, ti attira, lo frequenti abitualmente? Quale genere di narrazione teatrale preferisci e prediligi in accostamento alla tua arte pittorica?
    R: Devo ammettere che il mio rapporto con il teatro non è quello di una frequentazione abituale, però ne riconosco l’importanza avendo una grandissima storia come la pittura. Questa riflessione sulla mancanza di rapporto con l’arte teatrale mi spingerà alla fine di quest’anno a tornare a teatro per una scelta del tutto personale, anche per scoprire di nuovo l’empatia con il palco e la visione dal vivo dei teatranti stessi. Penso che sia molto stimolante anche dal punto di vista creativo osservare con i propri occhi la passione che una persona mette in quello che più piace fare. Le poche volte in cui sono stato a teatro, ho apprezzato l’opera di Otello ma anche le commedie in vernacolo fiorentine, per un discorso di legame con il territorio, apprezzando ancor di più figure come il compianto Carlo Monni.

    Il sito web di Daniel Mannini è www.danielmanniniart.it ricco di contenuti di rilevante valenza.

  • Daniel Mannini descrive il suo concetto di bello e di bellezza artistica

    Da sempre il concetto di bello e di bellezza artistica è considerato come uno degli elementi e dei fattori chiave imprescindibili e di indiscussa rilevanza all’interno della storia dell’arte e ricopre una posizione predominante anche nell’ambito delle attuali e odierne riflessioni e disquisizioni da parte di critici, curatori ed esperti d’arte, nonché di mercanti e collezionisti. Il concetto di bello e di bellezza artistica ha assunto e consolidato nel tempo delle definizioni davvero eterogenee e spesso è stato anche volutamente stravolto e capovolto, all’insegna di un intento provocatorio. Inoltre, a seconda delle varie epoche storiche e dell’assetto culturale e sociale, della moda e del costume e della tradizione del periodo, è stato spesso modificato e trasformato, subendo svariate e camaleontiche alterazioni e modulazioni, talvolta anche dissonanti e contrastanti tra loro. Ecco, perché ho ritenuto molto interessante sottoporre tre domande mirate a un giovane talentuoso pittore contemporaneo, che sta compiendo un progressivo percorso di crescita evolutiva e sta contestualmente portando avanti un proprio cammino di ricerca riflessiva correlato al mondo dell’arte in generale e al suo variegato e multiforme ambito applicativo a livello semantico e dialettico. Il sito personale di Daniel Mannini sempre aggiornato www.danielmanniniart.it è improntato a evidenziare al meglio le sue risorse creative e le sue potenzialità sperimentali, unitamente al dinamismo di pensiero e alla vivacità di ispirazione.

    D: Un tuo commento di riflessione sull’emblematica frase pronunciata dal celeberrimo maestro Fedor Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”.
    R: Credo che questa frase racchiuda un senso di speranza, ma anche una grande verità. La bellezza è un abbaglio sia per gli occhi, quando vediamo un qualcosa che ci colpisce, sia nell’incontro umano, con una persona con uno spirito sensibile e che risulti importante nel progresso della consapevolezza della propria realtà esistenziale. Per quanto riguarda l’arte, intesa come contenuto di tutte le abilità dell’uomo in forma o astratta, è la sublimazione della bellezza. Non c’è cosa più unica e indelebile della creatività che tutti noi possediamo. La testimonianza di un singolo individuo rimane in eterno e questo crea quasi un flusso di coscienza che unisce la collettività davanti a un’opera artistica, suscitando ogni tipo di emozione e interesse, diversi gli uni dagli altri. Ogni cosa che riguarda la bellezza andrebbe sempre tutelata.

    D: Un tuo commento di riflessione sul famoso proverbio tramandato dal latino “De gustibus non disputandum est” (sui gusti non bisogna disputare ovvero fare discussioni e confutazioni dialettiche).
    R: Esprimere la propria preferenza basandosi sul proprio gusto personale è un concetto che più democratico di così non potrebbe essere. È giusto poter criticare quello che non piace, l’importante è che la critica sia fatta sempre con il massimo rispetto, anche quando le posizioni sono opposte. Credo che la diversità sia il vero collante di questo mondo, ma è anche vero che questo concetto, ad oggi, risulta più difficile da apprendere. Il motivo riguarda l’apprezzamento delle cose diverse dal nostro ordinario, che porta a un conseguente arricchimento ricambiato. Quello che non deve cambiare è il confronto di opinioni, che devono essere e rimanere del tutto costruttive, senza imporre la propria idea a discapito della condivisione. Personalmente quando ci sono gusti lontani dai miei, cerco di capire dove si può trovare il bello e avere una chiarezza. Credo che sia una forma di maturazione per raggiungere la coscienza delle cose.

    D: Quale è il tuo concetto di bello e di bellezza artistica e come lo trasferisci all’interno della tua produzione pittorica?
    R: Il mio concetto di bello nell’espressione artistica si basa più sul gusto personale che non magari sull’importanza che un’opera rappresenta. Senza dubbio credo che col passare del tempo, io stia riscoprendo nella mia produzione pittorica l’attenzione riguardo le forme espressive della street art sia per quanto riguarda il contenuto che un tale disegno pittorico vuole rappresentare, sia per le dimensioni e, in alcuni casi, per lo sprigionamento dei colori. Il concetto di bellezza artistica lo ritrovo, oltre che nella pittura, anche negli affreschi presenti all’interno o esterno dei monumenti: cercare di immedesimarsi nell’artista o nell’artigiano durante la realizzazione dell’opera, prendendo come una grande esperienza interiore anche il capire le dinamiche delle diverse fasi. Tutto questo lo riporto all’interno della tela, supporto con cui ho maggior rapporto e coscienza che, col passare del tempo, mi ha permesso di acquisire fiducia e minore paura nel commettere errori. Infine rimane ovviamente la straordinaria ammirazione delle opere storiche di cui siamo circondati, non solo nel nostro Paese ma in tutto il mondo.

  • QUEL SOTTILE PIACERE

    Il francese Henri Poincaré matematico, fisico, astronomo e filosofo della scienza, elabora agli inizi del ‘900 una formula della creatività che ingloba la multiformità dei gesti creativi possibili: C = nu Ovvero: Creatività = novità + utilità

    Partendo da questo presupposto, ho cercato di comprendere quale fosse il segno rivelatore, la sensazione che induce a pensare di trovarsi in presenza di un prodotto della creatività e sono giunto alla conclusione che risieda in “quel sottile piacere” che si prova nel risolvere un complesso problema matematico, una sciarada, un cruciverba, quando, appunto, avvertiamo che tutti gli elementi presi in esame creano un NUOVO concetto, depurato delle cose superflue e quindi UTILE. Gli artisti selezionati per la mostra (che si terrà presso la galleria #DIRITTIACOLORI di Mantova dall’8 settembre al 5 novembre 2023)

    ANDREA BORGA
    MONICA DE MITRI
    PIETRO SANGUANINI
    MATTEO SGANZERLA
    ANDREA STERPELLONE
    VANIA ELETTRA TAM

    incarnano alla perfezione questi concetti, dando vita a percorsi artistico-creativi che si cimentano con l’arte povera, il ready-made, la poesia visiva, il ready-thought, il concettuale, donandoci uno spaccato, ampio e variegato, del loro mondo interiore.

    La mostra, come tutte le iniziative promosse da Fondazione Malagutti, ha importanti finalità sociali e benefiche pertanto tutto quanto sarà raccolto dalla vendita dei cataloghi e una percentuale ottenuta dalla vendita delle opere d’arte saranno devoluti alle associazioni che si occupano ormai da anni dell’educazione e dei diritti di bimbi e adolescenti svantaggiati.

    Carlo Micheli

     

    Titolo: Quel sottile piacere
    Tipologia: Mostra collettiva
    Artisti: Andrea Borga, Monica De Mitri, Pietro Sanguanini, Matteo Sganzerla, Andrea Sterpellone, Vania Elettra Tam
    Curatela: Carlo Micheli
    Durata: 8 settembre – 5 novembre 2023
    Inaugurazione: venerdì 8 settembre ore 18.30
    Sede: Galleria #DIRITTIACOLORI
    Indirizzo: Via San Longino 1/B 46100 Mantova
    Organizzazione: Fondazione Malagutti, via dei Toscani, 8 – 46010 Montanara (MN)
    Grafica: MetAltenativa
    Catalogo: Publi Paolini

    Orari: da martedì alla domenica 9.00 /13.00 – 14.30/18.30

    INGRESSO LIBERO

    Info: fondazionemalagutti.it  [email protected]  tel. 0376.49951

  • Daniel Mannini racconta il suo rapporto con la poesia e la visione aulica traslata in pittura

    Arte e poesia formano da sempre un connubio molto stretto e profondo, che si snoda all’interno della grande storia dell’arte e incontra la grande poesia fondendosi in armoniosa coesione sinergica. Si tratta di un legame quasi indissolubile per molti artisti del passato così come contemporanei, che si declina in maniera più o meno evidente e manifesta e talvolta risiede quasi celatamente dentro le pieghe della narrazione scenica e viene svelato attraverso una lettura interpretativa attenta e scrupolosa, dove interviene la componente sensibile e sensoriale, che si allinea con la dimensione formale ed estetica immediatamente visibile e percepibile. Certamente, è molto interessante analizzare questa forma di unione speciale all’interno della poetica pittorica di Daniel Mannini, che senza dubbio ha nella sua indole espressiva una base di fondamento sostanziale e concettuale di notevole intensità e portata. Da qui scaturisce questa nuova intervista con tre domande mirate canalizzate a cogliere e approfondire questo tratto distintivo della sua parafrasi pittorica, entrando nel merito di argomentazioni di un certo spessore e offrendo al lettore-spettatore l’opportunità di trovare nuove stimolanti chiavi di accesso interpretativo per andare oltre e avere un approccio sempre più entusiasmante e sorprendente. La corposa e variegata produzione di Daniel già si presta a un’eterogenea dinamica di interrelazione, poiché possiede una propria peculiare ricerca di sperimentazione a monte e si alimenta tramite continue e costanti sollecitazioni di pensiero, idee, sentimenti, emozioni, esperienze, curiosità. Questo ulteriore tassello di riferimento è dunque anche un nuovo spunto da cui poter sviluppare, rigenerare, rinnovare. I riferimenti di contatto di Daniel sono sempre molto aggiornati e racchiudono step by step i suoi passaggi sperimentali avvincenti. In particolare il sito web personale www.danielmanniniart.it merita una particolare considerazione di elogio.

    D: Arte pittorica e poesia: quali sono i punti di congiunzione e di collegamento che individui come attinenti e pertinenti alla tua ispirazione creativa?
    R: Quello che collega entrambe è sicuramente il sentimento che una persona creativa possiede di fronte a tali forme artistiche. La ricerca della poetica è un elemento fondamentale anche nella mia produzione artistica: come nella poesia con il gioco di parole, rime e figure onomatopeiche, nella pittura è possibile ritrovarla nella composizione cromatica del dipinto. Ogni parola e ogni colore sono l’espressione emotiva che il poeta o il pittore mettono in atto nella costruzione dell’opera stessa, raccontare uno specifico momento immortalandolo nel tempo. Questo sentimento di ricerca è l’anello che congiunge queste forme artistiche.

    D: Dovendo indicare un poeta (o una poetessa) particolarmente rappresentativa per definire l’essenza aulica della tua cifra stilistica chi sceglieresti e perché?
    R: Per un gusto personale la poetessa che si avvicina alla mia cifra stilistica è la mitica Alda Merini, figura che è la rappresentazione del mio concepire nel fare arte dove la passione e l’emotività ne fanno da padrona. Nonostante avesse un problema di disturbo bipolare, la sua forza e la sua poetica sono importanti nel far capire che ci sono dei momenti in cui tutti proviamo il solito sentimento. Leggere le sue poesie è come sentirsi compresi. Altro elemento sta nell’apprezzare la diversità delle persone, perché l’atto di conoscere situazioni diverse da noi e scoprire nuove realtà può considerarsi come una crescita personale. A questo collego un altro motivo per cui posso ritrovare una similitudine nella persona di Alda Merini: ci invita alla sperimentazione di cose nuove e ci incita ad avere anche la curiosità nel farlo, come lei aveva la passione nel suonare e disegnare. L’amore rimane il fulcro della sua poetica, in cui la dolcezza e le carezze non sono banalità ma gesti importanti, come la devozione nel mio concepimento e il sentimento che metto in atto nella pittura.

    D: L’anima artistica e creativa è al contempo giocoforza anche un’anima poetica oppure non è necessariamente così in generale?
    R: Non penso che sia sempre così, perché se guardiamo ad oggi ci sono artisti che si possono spacciare per tale ma il lavoro, la commissione dell’opera, viene eseguito da altri. Ciò può essere anche giusto nel momento in cui una persona conosce già dei passaggi per arrivare a un risultato, ma per alcuni quello che conta è spacciarsi per artisti, dovendo spiegare l’opera per essere compresi, dove l’immagine conta più del contenuto che vogliano esprimere. Per quanto mi riguarda, l’anima poetica è una mia piacevolezza verso un’espressione artistica che gioca, oltre che negli incastri delle parole, anche nella creazione di un immaginario che può raccontare meglio ciò che un poeta vuole trasmettere. Un po’ come nella pittura dove i colori, e talvolta la rappresentazione del soggetto, sono il mezzo di comunicazione con il pubblico per esprimere il proprio pensiero, che può essere condiviso o meno, ma quello che conta è la condivisione, anche di punti di vista diversi. L’importante è mostrare sempre rispetto.

  • Daniel Mannini racconta il suo rapporto con la musica traslata nella dimensione pittorica

    Arte e musica sono due linguaggi universali straordinari, che si sviluppano su canali ricettivi e percettivi molto articolati e sfaccettati. Spesso si genera una positiva alchimia di accorpamento e spesso gli artisti hanno grande ispirazione anche tramite e attraverso il contributo della musica. Arte e musica conservano e custodiscono una parte primaria fondamentale della nostra sfera comunicativa e riescono a entrare e penetrare a fondo anche nella sfera più intima e recondita, comunicando con il nostro inconscio e il nostro ego introspettivo. Arte e musica racchiudono emozioni e sentimenti, che le parole talvolta di per sé non riescono ad esprimere e a palesare in modo conclamato. Arte e musica sono anche strumenti di valenza sociale e collettiva, fanno da collante di aggregazione comunitaria e sono trasversali a qualunque differenza culturale e sociale. Ecco, perché ho improntato un’intervista al talentuoso pittore Daniel Mannini per dare voce a questa componente di accostamento tra vocazione e ispirazione artistica e ascolto musicale. Ritengo, che sia utile e funzionale per Daniel avere anche questo ulteriore parametro valutativo di riflessione su cui poter esternare il proprio libero pensiero e offrire nuovi utili e funzionali appigli di scandaglio analitico anche al fruitore-spettatore. Daniel ha strutturato con la massima dovizia certosina il suo lavoro creativo, che è sempre frutto di un mix perfetto di ingredienti. È possibile accostarsi in modo approfondito al suo operato pittorico visitando il suo sito web personale www.danielmanniniart.it che viene gestito con impeccabile maestria.

    D: Arte e musica: un rapporto speciale quasi magico senza tempo e fuori dal tempo. Ti capita di ascoltare musica quando dipingi o di sentirti ispirato da una particolare musica? Quale prediligi e perché?
    R: Questa è una domanda interessante, perché permette di spiegare come lavoro a un dipinto e da dove traggo l’ispirazione. Prima di tutto la musica è un elemento fondamentale durante la mia esecuzione pittorica, in quanto trasmette delle vibrazioni e delle idee che magari non avevo fino a un preciso momento, portando una inevitabile metamorfosi del dipinto anche quando esso parte da una bozza di base che si sviluppa in corso d’opera. Il genere musicale che prediligo come un credo è quello del rap/hip hop, sia per un discorso di gioco di parole e di ritmo, sia per quello che rappresenta ovvero un riscatto sociale personale e di integrazione. Molto dipende comunque dall’umore della giornata: posso passare dal genere elettronico alla musica classica o black. Quest’ultima la ascolto soprattutto durante la fase finale dove vengono ritoccate delle parti del dipinto per portarlo alla sua conclusione.

    D: Se dovessi metaforicamente e simbolicamente paragonare la tua produzione pittorica a uno strumento musicale quale sceglieresti e perché?
    R: Se devo paragonare la mia produzione pittorica a uno strumento musicale scelgo il pianoforte, uno strumento affascinante che non ho mai avuto occasione di imparare a suonare, ma che mi ha sempre colpito, soprattutto per i passaggi che può fare dalla dolcezza fino a un suono più duro, e quello che contiene nel mezzo sono le molteplici sfumature che riesce a creare con i singoli tasti, un po’ come nella pittura. Quello che ammiro di questo strumento è la sensibilità che sfiora l’anima e nel chiudere gli occhi è possibile fuggire da tutto ed entrare in un immaginario nuovo e personale. Quando capita di ascoltare questo strumento durante la mia elaborazione creativa, il flusso della composizione ha una sua influenza nel mio approccio nell’esecuzione pittorica. Queste molteplici sfaccettature è possibile trovarle anche nella mia produzione, dove la sperimentazione a ogni singolo dipinto ha una sua melodia.

    D: Quale tra i grandi maestri eccelsi della storia dell’arte a tuo parere ha meglio incarnato e impersonato l’unione di legame potente tra arte e musica e perché?
    R: Senza ombra di dubbio il grande maestro che ha ben unito l’arte, in questo caso la pittura, con la musica è la figura di Kandinsky. L’ammirazione per questo artista è nella sua innata sensibilità nel tradurre i colori al suono della musica. Nel mio caso è soltanto un mezzo per poter creare un ambiente, per creare una bolla che mi distacchi dalla realtà che mi circonda; alcune melodie posso portarmi a degli input per dipingere, mentre per lui è proprio un trasferimento della visione di quello che sente in una composizione cromatica astratta. Questo è possibile notarlo anche grazie a un grande gusto estetico nell’armonia, che riusciva a trasmettere nelle sue forme concettuali. Osservare una sua opera è come entrare in una dimensione unica e si percepisce questo tipo di sensazione.

  • Intervista a Daniel Mannini per commentare le moderne e attuali concezioni dell’arte

    Daniel Mannini è certamente un degno e meritevole esponente del moderno pensiero artistico e rispecchia e rappresenta dunque un attendibile e plausibile punto di vista rispetto a quello, che si può considerare e concepire come concezione contemporanea di orientamento creativo. Ecco, perché si presta a essere interpellato e ascoltato durante un’intervista informale, ma al contempo esaustiva, condotta dalla sua curatrice e consulente dottoressa Elena Gollini, che a tal riguardo gli ha domandato:

    D: Daniel, quale definizione daresti all’attuale e odierna visione dell’arte? Come si sposa con il tuo modus pensandi e come la armonizzi con il tuo stimolo di ispirazione creativa personale e soggettivo?
    R: La definizione che posso dare riguardo l’arte odierna è “progressione”, nel senso che quello che viene definito come arte odierna non è altro che il frutto del continuo processo, che ha un suo passato, ma guarda al futuro. In maniera soggettiva, posso dire di apprezzare l’esecuzione artistica quando la tradizione e la modernità creano un legame di trasmissione di valori e concetti artistici. Nella mia ispirazione creativa, sicuramente anche l’arte che troviamo oggi ha una sua influenza, perché ci sono scoperte colte sul momento o comunque recenti, ma sono più orientato a mantenere i gusti del passato come vera fonte creativa, dove l’ammirazione per essa rappresenta la voglia di immergermi in questo mondo, intraprendendo così un percorso del tutto personale alla ricerca del linguaggio che più mi rappresenta.

    D: Daniel, quale è la componente di queste moderne e attuali concezioni dell’arte che ancora non stai applicando al tuo modus pingendi, ma che ti sei ripromesso e prefissato di iniziare ad applicare in futuro per integrare e rafforzare la tua potenzialità di sperimentazione?
    R: Questa domanda è molto interessante e importante, perché oltre alla passione per l’arte astratta, ho la passione per la Street Art, soprattutto nelle figure come Banksy e Blek le Rat. È una forma artistica che definisco tale anche per l’importanza espressiva di un pensiero sincero e ribelle, che non ha alcun tipo di imposizione esterna. Questo modo di concepire l’arte mi ha sempre colpito. Credo che quello della Street Art possa essere un altro grande percorso, soprattutto nel portare, oltre a un connubio di passioni ed espressione artistica tra l’arte di strada e quella astratta, anche dei concetti personali e di rappresentazione relativi alla realtà odierna. Questo filone può andare oltre l’emozione che trasmette il colore, anche se quest’ultimo continua ad assumere un ruolo importantissimo nel contesto in cui è inserito e a dare valore al soggetto raffigurato.

    D: Daniel, qual è invece quella dinamica moderna e attuale, che senti non ti appartenga e preferisci non sperimentare nel tuo percorso di evoluzione creativa e perché?
    R: Sicuramente mi rimane difficile poter provare l’esperienza delle installazioni, sia per la quasi impossibilità nel realizzarle, ma anche per gusto personale. Con questo non voglio dire che io non la apprezzi, ma solo che non rientra nei miei parametri. Per quanto riguarda la pittura posso dire che non ho alcun tipo di limitazione. Credo che se durante il percorso venga intrapreso un vicolo rispetto alla strada principale, sia giusto seguirlo in quanto è possibile trovare ispirazioni non percepite o affrontate in precedenza, che portano quindi a un maggior arricchimento del proprio bagaglio culturale. Credo nell’evoluzione personale, cercando di rimanere all’interno del proprio linguaggio artistico. Per un discorso di tipo pratico, penso che intraprendere percorsi in cui la realizzazione richiede troppo tempo rispetto a quello disponibile, non possa rientrare attualmente all’interno dei miei programmi, anche per quel lato in cui l’immediatezza dell’esecuzione rimane ad essere padrona. Però del futuro non è possibile sapere, visto che il presente è l’unico futuro a breve distanza che possiamo programmare.

    È possibile visitare il sito web personale di Daniel Mannini danielmanniniart.it per poter comprendere appieno la sua dimensione di idee ed eventualmente anche per interagire direttamente con lui. Inoltre, è molto interessante seguirlo sui canali social e soprattutto sul suo profilo Instagram @danielmanniniart, che gestisce con sistematicità operativa e massima cura.

  • Intervista al pittore Daniel Mannini sul variegato e sfaccettato concetto di icona artistica

    La dottoressa Elena Gollini, che da tempo sta portando avanti un percorso mirato di affiancamento come consulenza e curatela personalizzata a favore del pittore Daniel Mannini, lo ha interpellato con un’intervista di approfondimento in merito a una tematica assolutamente significativa e dalla quale senza dubbio non si può prescindere all’interno del panorama artistico odierno, ovvero il concetto articolato in molteplici sfumature di icona artistica. In particolare, la dottoressa Gollini si è soffermata su tre domande ad ampio respiro rivolte a Mannini per offrirgli l’opportunità di compiere sia un’analisi valutativa in termini generali sia di entrare più nello specifico della sua ricerca sperimentale, sempre guizzante e ricca di pathos e trasporto entusiasta.

    D: Daniel, un tuo commento riflessivo sul concetto di icona artistica tramandato e perpetrato dalla grande storia dell’arte universale.
    R: Le icone artistiche sono importanti per la conservazione della storia dell’arte stessa e testimoniano il periodo in cui sono contestualizzate. Sono come delle pietre miliari impossibili da scalfire tramite le quali qualsiasi persona può cercare un approfondimento specifico. Queste figure sono molto importanti anche per chi si approccia al fare arte: prendere spunto da un artista e poter coglierne qualche caratteristica, senza mai copiarlo o imitarlo, solo per essere stimolati ad avere un focus nella propria esecuzione, cercando di non cadere nel pericolo del paragone. Credo che questo sia fondamentale, soprattutto per mantenere costanza nel migliorarsi all’interno del proprio percorso creativo. Ciò che conta realmente non è la teoria ma la pratica attraverso la quale possiamo esprimerci, cercando di non dare alcuna spiegazione riguardo l’opera, in quanto essa parla da sola.

    D: Daniel, qual è l’icona artistica che più ti appartiene all’interno della tua prospettiva di ricerca pittorica e perché?
    R: Come ho avuto occasione di dire più volte, l’icona che sicuramente mi ha più influenzato è la figura di Jackson Pollock, sia per la rappresentazione astratta dei suoi dipinti, ma sia perché sono rimasto colpito dalla sua esecuzione artistica, in cui il gesto e l’immediatezza dell’istinto, che può essere anche ragionato ma non dominato, prende la sua forma espressiva. Un’altra figura che col tempo, direi anche in maniera inconscia, mi ha influenzato è quella di Mark Rothko: nei suoi lavori la potenza del colore domina la scena e il poter cercare questa visione di entità ai colori nei miei dipinti, sicuramente ha un suo nesso logico. L’importanza di comprendere le icone, per quanto può riguardare il mio pensiero, è quello di cogliere l’essenza della pittura stessa, al di là di concetti, stili e tecniche, e sperimentarli, anche in chiave moderna, all’interno del mio lavoro artistico.

    D: Un tuo commento di riflessione sui concetti di tradizione storica e storicizzata e innovazione attuale e contemporanea in campo artistico in generale.
    R: L’evoluzione della storia dell’arte procede nella sua naturalezza di pari passo con le innovazioni e le scoperte avvenute nel tempo, cosi come la rappresentazione artistica subisce varie tendenze con i vari movimenti, momenti e modalità di esecuzione. Sicuramente la tradizione ha una sua fondamentale importanza, però ciò non vuol significare che non possiamo creare altre forme espressive attraverso percorsi che possono essere discostanti dalla tradizione stessa. Credo che sia possibile identificare come genesi artistica anche altre tipologie di forme, però è giusto che ci siano dei canoni da rispettare per poter far parte del mondo artistico. Ad oggi è importante soprattutto stare attenti a preservare ciò che può essere riconosciuto come arte, rispetto a quella che viene fatta passare, anche in maniera profana, per essa. Mi viene sempre in mente la tipica espressione “Lo potevo fare pure io”, frase in cui il contenuto viene soppresso da una forma di superficialità. Aggiungendo un ultimo pensiero, sono convinto che le opere che sono passate alla storia, siano esse dipinti o sculture, abbiano ancora molto di cui raccontare e da insegnare.

    L’artista Daniel Mannini è molto attivo e dinamico sui social. In particolare, è possibile anche relazionarsi con lui attraverso il profilo Instagram sempre ben aggiornato e curato @danielmanniniart e attraverso l’accesso al suo sito web personale danielmanniniart.it che consente di visionare un’ampia e vasta panoramica di produzione e raccoglie anche dei contenuti di spessore eterogeneo, che vanno a fungere da ulteriore fattore di approfondimento di valore saliente. Senza dubbio Mannini sta procedendo con concretezza e pragmatismo in ogni sua scelta, dimostrando di possedere un estro creativo guidato da una manifesta la lungimiranza di vedute, che fondono insieme passato e presente.

  • Daniel Mannini racconta la sua pittura attraverso la componente cromatica

    Il pittore Daniel Mannini descrive l’importanza basilare della componente cromatica all’interno della sua poetica stilistica e definisce la peculiarità esclusiva e distintiva delle sue scelte cromatiche, assolutamente non casuali e non improvvisate, che delineano la compiutezza della sua visionarietà creativa e del suo articolato e sfaccettato palinsesto compositivo espressivo. Durante un’intervista condotta dalla dottoressa Elena Gollini dedicata a tale approfondimento tematico, Mannini ha così spiegato, rispondendo a tre domande mirate e concertate ad hoc.

    D: Daniel, come commenti questa frase simbolica “Il colore è vibrazione dell’anima” e come la colleghi al tuo percorso di ricerca sperimentale?
    R: Questa frase si integra completamente all’interno del mio percorso sperimentale, dove il fulcro della ricerca è l’espressione del colore che rappresenta un determinato istinto o sentimento all’interno del quadro, in quel preciso momento. Ogni colore ha una propria caratteristica e connotazione emotiva, e unirli all’interno di un determinato contesto creano una possibilità apertura di una nuova visione e di ricerca per poter assaporare la propria vibrazione dell’anima nel momento sia nella realizzazione che durante l’osservazione del dipinto stesso. Questa energia è una vera e propria compensazione dell’intelletto.

    D: Quali sono i 3 colori di cui non potresti mai fare a meno come elementi chiave portanti della tua formula pittorica e perché?
    R: Premetto che la scelta dei colori da usare per la realizzazione del dipinto non comincia da una base di colori preferenziali, anzi è anche interessante poter lavorare su colori che di norma non rientrano nella mia “tavolozza cromatica”. Detto ciò, la scelta ricade sicuramente sul rosso, colore preferito in assoluto per la sua bellezza di essere un colore caldo, forte ma anche sensibile. I successivi sono il blu, colore profondo di emozioni, che conduce in una diversa dimensione emotiva molto profonda e riflessiva, e il nero per la sua semplice purezza e unicità della pienezza cromatica. Un tipologia di colori che vorrei approfondire sono sicuramente i colori fluo, dove la loro appariscenza crea una elettricità nel dipinto che non ha eguali.

    D: A tuo parere il concetto di astrazione pittorica è strettamente e fortemente congiunto all’universo cromatica e tonale e perché?
    R: Per quanto mi riguarda, oltre all’universo cromatico, l’astrazione pittorica si congiunge anche con una ricerca della materia, che può essere integrata all’interno di un dipinto. Nella mia esperienza personale è molto importante il fatto che il dipinto assuma anche una sua corposità attraverso l’uso, oltre di più colore, anche di materiali come sale, caffè oppure gesso. Questo connubio di colore e materia porta ad avere una visione del dipinto in una prospettiva dove, oltre all’attenzione del dettaglio, si crea un contatto con la superficie, dove la materia stessa coglie l’attenzione dell’occhio. Queste forme e superfici diverse tra loro, utilizzando spatole o spugne, assumono un ruolo cruciale per quanto riguarda il modo di usare il colore, perché creano una maggior identità al pigmento stesso. La bellezza dell’astratto è che esso è libero da qualsiasi forma e l’uso di quello che puoi fare è infinito, però la vera importanza rimane quella di avere il rispetto per l’arte e non condizionarla in una commercializzazione plastica, senza nessuna sensazione da condividere.

    Daniel Mannini è attivo e operativo attraverso il profilo Instagram @danielmanniniart e attraverso il sito web personale danielmanniniart.it.

  • IRONIKONIRICA – Vania Elettra Tam – Castel Baradello

    IRONIKONIRICA - Vania Elettra Tam - Castel Baradello

    IRONIKONIRICA
    La conTAMinAzione artistica di Vania Elettra Tam – Castel Baradello (CO)
    dal 10 giugno al 03 settembre 2023

    Vernissage venerdì 09 giugno dalle ore 18:00 alle ore 22:00 con visita notturna alla terrazza della torre del Castel Baradello. – vernissage a ingresso libero.

    Baradello Art Lab, Parco Spina Verde, Slow Lake Como e Slow Moon hanno il piacere di annunciare la prossima esposizione di arte contemporanea, terzo appuntamento della stagione 2023. Dopo i successi delle prime due mostre «di aria, di acqua, di terre» di Vittoria Monico e Giuseppina Martines e «Black Wave» di Carlo Pozzoni e Francesca Gamba, è ora la volta di «IRONIKONIRICA» di Vania Elettra Tam che inaugura il mese dedicato alla bellezza.

    Nata e cresciuta a Como, dove ha tenuto tra l’altro la sua prima mostra, Vania torna ad esporvi a distanza di quasi vent’anni, vissuti prevalentemente a Milano. La mostra presenta una miscellanea di opere scelte che si rifanno a temi medioevali e rinascimentali, in linea con gli spazi e lo stile architettonico del castello.
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    Così il critico Carlo Micheli:

    ConTAMinAzione è un termine che si adatta all’intera produzione di Vania Elettra Tam, ma in particolare alle opere qui esposte, vere e proprie scorribande nel mondo dell’enigmistica, della psicanalisi, del fumetto, della satira, dell’arte antica, condotte sempre con eleganza e misurata ironia.

    Piace pensare che la parola si spezzi a formare una frase: «con Tam in azione», un’esortazione a mettere in moto le cellule grigie, per godere non solo visivamente del-le preziosità di Vania, delle sue qualità artistiche, ma anche del suo sense of humor, della sua corrosiva leggerezza, della sua soave crudeltà… La contaminazione si estende alle opere leonardesche nelle quali, trasformatasi in una sorta di “reporter atemporale” in vena di scoop, l’artista ha immaginato di trovarsi nell’atelier del maestro, mentre i personaggi dei suoi quadri si apprestano a posare per lui, circondati da un esercito di sarti, parrucchiere, manicure che ne curano maniacalmente il look.

    In Kanon-regole ferree l’artista rielabora ritratti di epoca rinascimentale sovrapponendo ai loro volti nuovi marchingegni di ferro atti a correggere eventuali loro difetti: labbra troppo sottili, nasi un po’ adunchi, occhi troppo piccoli, fronti o menti troppo sporgenti. Il canone di bellezza, di classica memoria, ancora una volta intende porre ordine in una natura che sembra rassegnata a subire qualsiasi artificio. Il tutto filtrato sempre attraverso il variegato universo femminile che nell’intera opera di Vania Elettra Tam è protagonista assoluto di un immaginario al tempo stesso reale e irreale, ironico e onirico. Da qui il titolo di questa mostra, IRONIKONIRICA, un neologismo inteso a sottolineare l’avvento di una nuova complessa iconografia, che trae spunto tanto dal sogno quanto dall’ironia, in un percorso concettualmente tortuoso che giunge, infine, ad un’insospettabile sintesi, ad una immediatezza da slogan pubblicitario, una frecciata che sa sempre cogliere il centro del bersaglio.

    Negli Origami Clitoridei (e il titolo è tutto un programma) le figure femminili hanno il capo avvolto da un soggolo bianco, copricapo utilizzato dalle nobildonne dell’alto medioevo, che nelle singole opere, assume forme inconsuete, che riportano alla mente atmosfere felliniane, taglienti e surreali.

    Vania Elettra Tam si cala nel contemporaneo armata di seduzione e sagacia e nelle sue opere nulla è scontato e prevedibile, perché essere artisti significa saper rendere visibile l’invisibile.
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    titolo: Ironikonirica
    artista: Vania Elettra Tam
    categoria: personale
    curatela: Carlo Micheli
    durata: 9 giugno – 3 settembre 2023
    inaugurazione: venerdì 9 giugno dalle ore 18:00 alle ore 22:00
    sede: Castel Baradello
    indirizzo: Via Castel Baradello 5 – 22100 Como
    organizzazione: Baradello Art Lab, Parco Spina Verde, Slow Lake Como e Slow Moon
    realizzazioni grafiche: FAB Fabrizio Bellanca

    orari di visita secondo calendario del sito archeologico e della galleria, sabato, domenica e festivi dalle ore 09:30 alle ore 18:00 (ingresso 7,00 €, riduzione 5,00 € e convenzioni)

    informazioni e prenotazioni: +39 392 027 9675
    [email protected] | slowlakecomo.com | castelbaradello.com

  • Daniel Mannini: la sua pittura accostata alla storia del Rinascimento e alla signoria dei Medici

    Quale miglior tematica poteva essere accostata simbolicamente all’artista Daniel Mannini, se non quella che descrive la storia del Rinascimento e si focalizza soprattutto su Firenze e sul periodo di dominio del celeberrimo Lorenzo de’ Medici, conosciuto come Lorenzo il Magnifico, che ha segnato per la città un solco indelebile. Ecco allora, che ha preso vita un progetto artistico curato dalla dottoressa Elena Gollini e orientato proprio a mettere in sintonia la pittura di moderna concezione cosmopolita di Mannini con quanto perpetrato fino ai giorni nostri a livello di informazioni e di vicende, che appartengono alla fase rinascimentale fiorentina. La dottoressa Gollini ha voluto commentare a riguardo: “Daniel ha lavorato alacremente, anche per questo progetto, mettendosi alla prova nel realizzare sette nuovi quadri che hanno dei titoli decisamente potenti e potenziati (Rinascimento, Filippo Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo). In virtù di questo lavoro con esiti davvero encomiabili, le sezioni di scritti appositi sono state concertate per avere ancora più importanza sostanziale e risultare perfettamente in simbiosi con la portata concettuale delle sette opere e fondersi con tutto il pathos e il trasporto emotivo ed emozionale, che Daniel ha impresso al loro interno”. Argomentando ancora nel merito, la dottoressa Gollini ha proseguito: “Ritengo che questo progetto sia di utile e funzionale fruizione, perché traccia un percorso schematico e sequenziale che unisce il passato al presente e trova un fil rouge di contatto tra ciò che Daniel, artista del nostro tempo e al passo con i tempi attuali, vuole trasmettere e trasferire tramite il proprio modus pingendi e ciò che il Rinascimento e la tradizione rinascimentale hanno traslato e trasferito all’interno delle concezioni odierne nel fare arte. Daniel è consapevole, che il passato serve sempre come riferimento e come fondamento e rispetta tutto ciò che proviene da questa epoca pregressa, ponendosi come un rispettoso discepolo e allievo, pronto a recepire e ad apprendere lezioni e insegnamenti preziosi. Accanto a questa sua autentica e lodevole predisposizione, Daniel dimostra anche una curiosità accesa e vivace verso tutto ciò che a livello storico e sociale merita di essere approfondito con uno scandaglio compiuto e attento, proprio perché anche la storia sociale e politica diventa utile per riflettere e valutare quanto accade e avviene nella contemporaneità e per preparare la base su cui gettare le fondamenta per il futuro. Dunque, questo progetto include volutamente un’articolata e variegata prospettiva di argomenti e tematiche di eterogenea proiezione, che confluiscono nell’intrigante e intricato mare magnum del supremo e solenne concetto di Rinascimento”.

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  • Daniel Mannini: la sua arte pittorica per raccontare il Rinascimento fiorentino e l’epoca medicea

    Certamente quando si parla di Rinascimento e di periodo rinascimentale, subito il collegamento di correlazione con Firenze è immediato e di fatto a buon conto e a buon diritto questa città rappresenta e costituisce, con il suo fascino incantevole e ammaliatore, la capitale per eccellenza per antonomasia di ciò che è Rinascimento conserva e custodisce nella sua essenza di sapere e di conoscenza e nel corollario di eventi e vicende storiche e politiche, che ha contraddistinto quell’epoca e ha di rimando influito fortemente anche nello sviluppo evolutivo delle epoche successive. Da qui è nata l’idea di incentrare un nuovo progetto artistico su questo argomento e di delineare in maniera precisa e dettagliata una narrazione approfondita ed esaustiva, che tocca a tutto tondo temi di rilievo nella società rinascimentale e che può essere utile e valida come compendio di approfondimento informativo, fruibile sia per chi già conosce la materia sia per chi desidera approcciarla ex novo, potendo anche avere come plusvalore aggiunto di contorno la produzione pittorica di Daniel Mannini, predisposta ad hoc per tale stimolante iniziativa”. La dottoressa Elena Gollini, curatrice del progetto, spiega nel merito la sintesi strutturale e compositiva entrando nello specifico e sottolineando ancora: “Daniel è senza dubbio molto coinvolto nelle tematiche inerenti alla sua amata adorata città e a tutto ciò che concerne anche il passato storico e la tradizione artistica e culturale. Quindi, abbiamo voluto fornire un ulteriore incipit di connessione e di coesione simbolica, individuando dei titoli molto speciali da conferire alle sette nuove opere testimonial (Rinascimento, Filippo Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo). A maggior ragione Daniel è stato ancora più coinvolto a livello emotivo ed emozionale, volendo celebrare al meglio il suo omaggio ad honorem a questi illustri nomi di portata universale. Mi complimento con lui per l’egregio lavoro svolto con impegno e passione e per il risultato ottenuto, che dimostra non soltanto la vocazione creativa profonda, ma anche la devozione verso quelli che costituiscono la cerchia dei maestri d’arte senza tempo, dei cosiddetti geni immortali. Volendo dare una definizione a questo progetto direi che è stato raggiunto un esito davvero notevole da parte di Daniel nel fornire anche a livello di intervista in calce delle riflessioni ponderate e calibrate in modo attento e ragionato, che fanno da filo conduttore perfetto alla sua ispirazione e hanno guidato l’atto e il gesto pittorico nella creazione dei quadri designati a essere in assoluta scia con l’energia rinascimentale”.

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  • Daniel Mannini: la sua pittura permeante si intreccia alla grande storia della filosofia

    Nel pullulare frenetico e incessante delle mode e delle tendenze cosiddette effimere e passeggere, che provocano delle discordanze di pensiero e delle incongruenze riflessive, degenerando in un caos inspiegabile privo di fondamento e di logica comunicativa, è primario e prioritario conservare e salvaguardare le redini di un pensiero filosofico attendibile e radicato e consolidato attraverso la grande tradizione universale, che lo ha perpetrato fino ai giorni nostri, per regalarci l’opportunità imperdibile di approfondirne il peso e la misura e di essere a nostra volta artefici e fautori di nostre analisi di disamina sociale collettiva. La comunità ha bisogno di fare leva non su notizie e informazioni devianti e fuorvianti, ma su tasselli solidi e robusti, che vadano a comporre una struttura dialettica di consistente partitura contenutistica, non disperdendo tempo ed energie stando dietro a inutili e infecondi sistemi di mercificazione della comunicazione e di false speculazioni informative”. Esordisce così la dottoressa Elena Gollini nel commentare il nuovo progetto artistico da lei curato, dove la pittura di Daniel Mannini si connette alle prospettive filosofiche, che rappresentano una formula espressiva assoluta nella loro pregnante completezza e nella potenza della loro diffusione e propagazione. E ancora, la dottoressa Gollini si addentra nel merito del discorso rimarcando: “Daniel è un esempio di artista, che lavora sempre cum grano salis, anteponendo una lucida preparazione ideativa a monte a livello progettuale, proprio per includere nei suoi scenari pittorici quella componente di stampo filosofico di compenetrante concettualità simbolica e metaforica. Questo accurato e certosino studio di realizzazione compiuta a priori, garantisce a Daniel una parafrasi immaginifica di senso compiuto, che prescinde dalla mera orchestrazione tecnica. Ho ritenuto quindi, che questo progetto potesse andare di pari passo anche con il suo progresso di vedute contenutistiche. Inoltre, Daniel ha voluto accogliere la giusta causa, da lui perorata attivamente, di promozione del messaggio filosofico universale, da non dimenticare mai e da divulgare sempre con convinzione e motivazione. Senza il sapere e la conoscenza filosofica la società è priva di quell’essenza basica e basilare per intraprendere un percorso di crescita migliorativa e per affrontare le prove e le sfide di resistenza e di resilienza, che le si prospettano da superare. Ecco perché Daniel, artista filosoficamente molto ricettivo, vuole trasmettere al fruitore-lettore quel suo stesso acceso e vivido bisogno di nutrire e coltivare il seme sublime del pensiero filosofico rivelatoci dai sommi maestri”.

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  • Daniel Mannini: nuovo progetto artistico inno alla filosofia universale maestra di vita

    La pittura astratto-concettuale di Daniel Mannini si rende portavoce-testimonial di un progetto artistico, inno simbolico alla filosofia universale, maestra di vita di inalienabile e imperitura valenza. La curatela del progetto è gestita dalla dottoressa Elena Gollini, che a tal riguardo ha sottolineato: “La grande storia della filosofia universale è un bene comune da tutelare e custodire, tenendo sempre alta l’attenzione e viva la memoria verso quei pensatori, che hanno dedicato la propria esistenza a diffondere pensieri e teorie di indiscussa portata sociale e collettiva, che hanno influito sia sull’andamento di visione esistenziale della loro epoca, sia hanno lasciato una trama e una tessitura, che si è sviluppata e dipanata fino ai giorni nostri e che costituisce un’eredità culturale di enorme caratura. Insieme a Daniel, abbiamo dunque pensato di riunire e raggruppare in sequenza schematica cronologica dal passato antico fino ad oggi, quelle che sono state e sono ancora le dinamiche filosofiche di maggior rilievo, che hanno poi a loro volta incontrato di riflesso anche il mondo artistico e letterario e che si sono intrecciate con il mondo delle scienze e delle tecnologie, nonché con le ricerche e con gli studi informatici e digitali”. La dottoressa Gollini ha spiegato: “Questo progetto vuole offrire una chiave di accesso semplice e immediata di lettura, anche a chi non ha dimestichezza con il campo filosofico, ma desidera entrare nelle argomentazioni con un approccio fluido e scorrevole, facendosi guidare dalle proiezioni pittoriche di Daniel e al contempo metabolizzando in modo naturale e spontaneo gli scritti dedicati alla filosofia e ai grandissimi nomi-pilastro cardine e colonne portanti delle sue particolari e peculiari evoluzioni e trasformazioni. Questo progetto diventa pertanto anche, di rimando, un input di stimolo per rimettere in gioco i principi di valore filosofici e per imbastire una personale risposta di pensiero sensibile e una soggettiva valutazione analitica di feedback. Daniel nella sua ricerca pittorica, ha sempre in primo piano anche il senso concettuale di ispirazione filosofica, che gli consente di orchestrare narrazioni sceniche e sperimentando la prodigiosa connessione con insegnamenti e lezioni, che diventano delle parabole di vita e completano la sua visionarietà prospettica esistenziale. All’interno del suo speciale paradigma energetico, Daniel si è saputo man mano costruire una propria metodologia di espressione di quei contenuti spesso insiti e sottesi, che appartengono a riferimenti scaturiti da allusioni filosofiche e da concessioni di matrice filosofica, riuscendo a sposare alla perfezione il ruolo di artista-pittore concettualmente profondo”.

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  • Daniel Mannini: la sua arte pittorica confluisce e si fonde con la storia dell’umanità

    È certamente vero, che la storia dell’umanità forgia, plasma e trasforma, cambia e modifica, si evolve di continuo e poi torna e ritorna nei suoi celeberrimi -corsi e ricorsi-. È certamente vero, che la storia dell’umanità si genera, si nutre e si alimenta mediante figure chiave, presenze predominanti, nomi determinanti, che diventano famosi e celebri nel bene e talvolta anche nel male, contribuendo ad accentuare quella simbolica dicotomia tra positivo e negativo, tra Yin e Yang, che è alla base della visione civica e civile di ogni società, collettività e comunità. Ecco, perché insieme a Daniel abbiamo deciso di improntare un nuovo progetto artistico, che vede la sua pittura accorpata e accostata a una narrazione scorrevole sequenziale, dedicata a ricordare nomi che hanno risonanza e rilevanza all’interno del mare magnum della nostra storia umana. Si tratta dei cosiddetti leader molto influenti, che appartengono al passato, ma anche al momento attuale e alla nostra contemporaneità“. La dottoressa Elena Gollini, curatrice del progetto artistico, spiega le componenti distintive e caratterizzanti, soffermandosi su alcuni approfondimenti precisi e specifici. Entrando ancora nel merito sostanziale dell’argomentazione, ha dichiarato: “La sequenza di scritti è stata impostata in modo volutamente facile come fruizione, per non appesantire la descrizione tematica e per garantire una funzionalità di approccio. È stata fatta una suddivisione articolata in sezioni, seguendo un ordine di scansione temporale. Ho voluto includere a buon conto e a buon diritto anche la menzione di figure cardine a livello sacro e religioso, poiché da sempre la società è influenzata dal credo e dalle professioni di fede. Ho incluso anche nomi meno illustri, ma pur sempre importanti e decisivi per il ruolo che hanno ricoperto e le attribuzioni conferite. In tal modo, si è innervata e innescata un’escalation a largo raggio, che consente e permette di avere accesso a un format artistico completo ed esaustivo, seppur sinteticamente strutturato. Per l’occasione, Daniel ha voluto cimentarsi nella produzione di sette nuove opere, incentrandole con originale visionarietà sperimentale. Il risultato complessivo è molto accattivante e coinvolgente per il fruitore-lettore, che può assaporare la dimensione sensoriale della pittura di Daniel e al contempo può gustarsi una lettura di forte e immediato impatto. Perché anche noi, ricordiamolo sempre nel nostro piccolo mondo quotidiano, forniamo un contributo attivo e partecipe alla storia umana e dell’umanità e possediamo nel nostro agire un potenziale di intervento. Dunque, è fondamentale acquisire questa consapevolezza e metabolizzare in modo arricchente e costruttivo le varie sezioni di scritti, che tracciano e definiscono un progetto umano di cui anche noi appunto, facciamo parte nella nostra personale sfera e dimensione umana. Daniel ci aiuta a ricordare e a riflettere su questo importante concetto, rendendosi portavoce di un messaggio intenso e pregnante“.

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  • Daniel Mannini: progetto artistico esclusivo dedicato alla storia dell’umanità

    L’arte pittorica dell’intraprendente Daniel Mannini, sperimentatore non convenzionale e anticonformista, diventa la simbolica cornice di contorno per un progetto dedicato a raccontare la storia dell’umanità, evidenziando personaggi e figure nevralgiche, che hanno influito sul passato e che ancora oggi nel presente conservano una certa ingerenza, che le rende dunque meritevoli dimensione, che abbiano agito positivamente oppure negativamente nel loro modus operandi. A tal proposito, la curatrice del progetto artistico, dottoressa Elena Gollini ha voluto sottolineare: “All’interno del circuito esclusivo dei progetti personalizzati con protagonista la pittura di Daniel, non poteva mancare assolutamente un palinsesto dedicato a celebrare la storia dell’umanità attraverso un selezionato gruppo di nomi, che hanno riscosso e riscuotono tutt’oggi una portata di fama e di lustro da una parte e dall’altra anche nomi che invece hanno lasciato una scia negativa, ma pur sempre influente sull’evolversi di vicende e situazioni di rilievo. Queste presenze del passato hanno, per così dire, fatto epoca, nel bene o nel male. Accanto a esse, ho voluto inserire anche nomi spiritualmente levati, che ripercorrono lo sviluppo e la formazione delle religioni e delle credenze sacre tuttora vive e vitali nell’assetto e nell’ordine sociale mondiale. Inoltre, ho effettuato un’apposita cernita di scrematura anche nella menzione di nomi attuali contemporanei, per offrire un quadro globale, che attraversa in maniera cronologica passato e presente e proietta di rimando nella dimensione futura e futuribile. Da qui è sorto un elenco davvero molto nutrito e variegato, di stimolante prospettiva per il lettore-fruitore e di significativo approfondimento sostanziale e contenutistico nella sua schematica e sintetica composizione esplicativa, in versione semplice e didascalica“. E ancora, la dottoressa Gollini ha tenuto a precisare: “Daniel entusiasta ha voluto predisporre sette nuove opere, seguendo un ulteriore filo conduttore inedito nella sperimentazione, ottenendo un esito molto convincente. Sono davvero compiaciuta dello spirito di motivazione, che incalza Daniel in modo permeante. Capisco, che questo suo sentire empatico così prorompente lo rende ancora più ricettivo e reattivo e lo spinge a edificare un proprio intimo linguaggio, associato in maniera attinente e pertinente al crogiolo di emozioni, pensieri e sentimenti, nonché al corollario di esperienze di vita e di vissuto. Tutto questo mix alchemico contribuisce ad una fase artistica prolifica, che si traduce nel flusso dinamico di energia creativa e sfocia in un fare pittorico appassionato. Ecco, perché in questo progetto artistico si fonde insieme agli scritti sulla storia umana, quel quid di umanità sensibile, che rafforza e rinvigorisce il talento innato di Daniel“.

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