Autore: inpress

  • Libri: “L’appuntamento” di Klaus Zambiasi, un viaggio tra passione e introspezione

    Bolzano – Esce in libreria in questi giorni il nuovo romanzo di Klaus Zambiasi “L’appuntamento” (Youcanprint), un libro che esplora la bellezza degli incontri casuali che lasciano un segno indelebile e la complessità delle emozioni che ne scaturiscono.

    copertina L'appuntamento di K. ZambiasiKlaus Zambiasi è nato a Castiglione delle Stiviere (Mantova) ma vive e lavora in provincia di Bolzano. Apprezzato pittore, ha lavorato nella pubblica amministrazione prima di trasferirsi a Bratislava (Slovacchia) e mettersi in proprio nel settore immobiliare turistico. Dopo il successo dei suoi precedenti romanzi, “Il sorriso della luna” (2022) e “3 Il Bacio Rubato” (2023), tradotti anche in tedesco, Zambiasi ripropone i temi del viaggio, della ricerca di sé e dell’amore.

    “L’appuntamento” racconta il viaggio interiore di James, un uomo segnato da un passato difficile e da una profonda voglia di vivere pienamente il presente. La narrazione si sviluppa tra vari flashback, offrendo una finestra sulle sue esperienze, dai traumi familiari alle avventure amorose che hanno definito la sua visione della vita.

    Il protagonista rievoca gli anni ruggenti delle discoteche, delle vacanze nei camping internazionali e sulla Riviera Romagnola, legati ai nomi, ai volti e alle emozioni di incontri d’amore intensi e fugaci con belle turiste straniere, ma che tuttavia hanno lasciato un segno profondo in lui e ne hanno influenzato il modo di vivere e di entrare in relazione con l’altro sesso. Durante un’estate in campeggio sul Garda, James si trova coinvolto in un’avventura romantica con Annette, una giovane danese. Insieme vivono momenti indimenticabili di passione e scoperta reciproca.

    Attraverso gli episodi della giovinezza, James riflette su temi universali come l’amore, la perdita, la ricerca di sé e il significato della felicità. Le esperienze di lavoro lo portano a Vienna, dove tenta di ricostruire la sua vita, trovando nella passione per l’arte una via di fuga e un modo per dare un senso al suo passato tormentato. Tuttavia, il passato continua a bussare alla sua porta: la perdita del fratello, la complessa relazione con la madre biologica, le controversie sorte per un’eredità e le responsabilità che derivano dalle scelte familiari lo costringono a confrontarsi con i suoi demoni interiori.

    Il protagonista affronta con determinazione i fantasmi del suo passato attraverso viaggi apparentemente casuali, ma in realtà legati da un filo invisibile, che lo portano a riscoprire le sue origini, remote e recenti. Il suo è un viaggio nell’anima, in cui ogni incontro e ogni decisione assumono un significato più profondo, contribuendo a definire chi è realmente e cosa desidera dalla vita. “L’appuntamento” è un’introspezione sui temi dell’amore, della perdita, del destino e della ricerca di sé, sull’importanza degli incontri casuali e su come questi possano influenzare il corso della nostra vita. Con uno stile narrativo evocativo e coinvolgente, il libro invita i lettori a riflettere sulle proprie esperienze, sugli amori perduti e ritrovati, e sulla bellezza degli appuntamenti che il destino ci riserva.

  • Arte, alla Montevergine artecontemporanea espone l’artista tedesca Sonja Streck

    Siracusa – Dal 6 aprile al 4 maggio 2024 la galleria Montevergine artecontemporanea (Via Serafino Privitera, 6/8, Ortigia ) ospiterà la personale “IO SONO astrazione ed empatia” di Sonja Streck, a cura di Marilena Vita (inaugurazione sabato 6 aprile ore 18.30, ingresso libero).

    Sonia Streck nasce da una famiglia di creativi vicino Stoccarda (Germania) dove frequenta l’Accademia di Belle arti. A 25 anni  si trasferisce a Zurigo e lavora nel campo della moda e del design, fino a quando qualche anno fa arriva in Sicilia e si stabilisce a Catania. Nell’isola il suo modo di dipingere subisce un processo di trasformazione. Gli elementi figurativi che hanno contraddistinto negli anni la sua pittura, diventano forme astratte dai colori armoniosi, che conferiscono alla composizione pittorica un’atmosfera quasi onirica. Il percorso espositivo propone una selezione di opere realizzate dal 2018 a oggi e di immagini fotografiche inedite dell’artista.

    “Per comprendere meglio la pittura della Streck – scrive Marilena Vita nel testo critico della mostra – è importante capire il contesto in cui si  forma l’artista, ma ancora più fondamentale è il viaggio che la porta  in Sicilia dove finalmente trova il  luogo ideale per approfondire la sua ricerca artistica.
    Immersa nella luce e nei colori dell’isola, l’artista dà vita a una ricerca in cui segno, colore, superficie vengono usati per raccontare la sua storia, ricerca questa, che sarà determinante per un nuovo linguaggio pittorico”.

    Nella pittura della Streck il supporto dell’opera diviene esso stesso spazio di espressione, dove l’artista manifesta la sua libertà, l’interiorità, la sensibilità e la spiritualità. Su ogni supporto usato che sia legno, cartone o materiale riciclato, l’artista costruisce una mappa di segni e colori e li trasmette a chi ne fruisce creando un dialogo con l’osservatore.

    Sonja Streck durante il vernissage presenterà una performance site specific dal titolo “IO SONO” della durata di 15 minuti, messa in scena in collaborazione con Alice Ferlito (attrice teatrale) che interpreterà un testo scritto dalla stessa artista.

    La mostra potrà essere visitata  tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle ore 16  alle 19.30 oppure su appuntamento (0931 453505 /3483312032).

    PER INFO E APPUNTAMENTI:
    Galleria Montervergine artecontemporanea
    Contatti e per appuntamenti:  0931 453505 /3483312032
    [email protected]

  • Strage di Modica (29 maggio 1921), un libro fa luce su un “cold case” di cento anni fa

    Nove vittime, due indagini, nessun responsabile. A distanza di oltre cento anni lo storico Giovanni Criscione riapre il dossier sull’eccidio di Passogatta del 1921. E lo fa con il libro “La strage di Modica (29 maggio 1921). Un caso irrisolto di cento anni fa” appena pubblicato dalle Edizioni Sicilia Punto L, che fa luce su quell’oscuro episodio della storia italiana.

    L’eccidio di Passogatta, così chiamato dalla contrada alle porte di Modica dove 9 persone  persero la vita nello scontro tra socialisti, fascisti e forze dell’ordine, segnò il culmine della violenza fascista nell’allora provincia di Siracusa, a cavallo tra il biennio rosso e quello nero.
    Il libro di Giovanni Criscione si propone di svelare i misteri e rompere i silenzi che avvolgono ancora gli avvenimenti. Quanti furono realmente i morti? Chi sparò? E perché? Le indagini ufficiali, condotte sia dal Ministero dell’Interno che dalla magistratura, non riuscirono a chiarire l’accaduto, in parte a causa della manipolazione dei testimoni e della sparizione di documenti che resero complicata la ricostruzione dei fatti. Autorità di pubblica sicurezza e forze dell’ordine non furono estranee al massacro. Coordinarono, depistarono e insabbiarono le indagini, garantendo l’impunità ai responsabili.

     

     

    Basandosi su inediti documenti d’archivio e fonti giudiziarie, l’autore offre un’attenta ricostruzione del contesto storico. Il libro esplora le tensioni politiche e sociali che precedettero l’eccidio, ricostruisce le storie dei protagonisti e delle vittime, ripercorre gli  istanti di quel tragico giorno, le indagini, i tentativi di depistaggio, gli arresti, il processo tenutosi nella Corte di Assise di Siracusa che mandò assolti i presunti responsabili; l’oblio durante il ventennio fascista, il tentativo di riaprire il caso dopo la caduta del regime, fino all’uso strumentale della strage nella propaganda politica del dopoguerra.

    La vicenda narrata, oltre ad apportare un significativo contributo alla comprensione della storia  di quegli anni, offre un chiaro esempio di finzione democratica. Si evidenzia il divario tra l’apparenza di una democrazia e la sua sostanza effettiva, tra elezioni manipolate, limitazioni dei diritti politici, controllo della stampa e dipendenza dei magistrati dalla politica. Un invito alla riflessione, affinché il senso e la memoria di quei giorni che videro l’alba di una dittatura non siano dimenticati e possano essere compresi nelle loro sfumature più profonde.

     

     

    Giovanni Criscione (Ragusa, 1972), dottore di ricerca in Storia contemporanea, si è occupato di antifascismo, emigrazione e storia delle imprese. Tra i suoi lavori principali: Le radici e le ali. Niccolò Curella e la Banca popolare Sant’Angelo, (Kalòs, Palermo, 2017); Per una storia del turismo e del commercio, in Storia di Siracusa. Economia, politica, società (1946-2000), Donzelli, Roma, 2014; La Dolceria Bonajuto. Storia della cioccolateria più antica di Sicilia (Kalòs, Palermo, 2013).

    Il libro può essere richiesto sul sito www.siciliapuntol.it o tramite il distributore DIEST distribuzioni Torino.

    Info e contatti
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  • Libri, “3 Il Bacio Rubato” di Klaus Zambiasi alla conquista del pubblico tedesco

    Il mondo incantevole e appassionato di “3 Il Bacio Rubato” di Klaus Zambiasi (Youcanprint, 2023) varca i confini nazionali con l’uscita della traduzione in tedesco. Dopo il successo del suo precedente romanzo, “Il Sorriso della Luna,” Zambiasi, scrittore e pittore dell’Alto Adige con esperienze a Bratislava e Vienna, dimostra ancora una volta la sua abilità nell’intrecciare narrativa e arte. E ci regala con “3 Il Bacio Rubato” un viaggio profondo e misterioso alla ricerca dell’amore.

    Nel simbolismo del numero perfetto, “3,” Zambiasi ha trovato l’ispirazione per un simbolo mistico che funge da guida attraverso due mondi: uno mentale e uno fisico, spesso carnale e passionale, a tratti clandestino. La copertina stessa, un dipinto famoso di Jean-Honorè Fragonard, riproduce il bacio furtivo, simbolo di un amore sfuggente che permea l’opera di Zambiasi.
    Il protagonista, un giovane e avventuriero pittore di nome Jack, affronta una vita complessa, plasmata dall’essere cresciuto con tre madri diverse. Questo dettaglio ha profondamente condizionato la sua vita e il suo modo di amare. In una ricerca continua di amore per superare una solitudine esistenziale, Jack viaggia attraverso città e capitali europee, vivendo storie d’amore intense e trasgressive, lontane dai canoni tradizionali.

    Il numero tre ritorna spesso nella sua vita, conducendo Jack a amare contemporaneamente donne diverse, legate talvolta da amicizia o da relazioni più intime. Questa complessità alimenta l’intrigo del protagonista, desideroso di vivere con intensità le sue passioni per l’arte e l’universo femminile.

    “3 Il Bacio Rubato” è un libro appassionante che offre un viaggio mentale e introspettivo, esplorando il piacere non solo fisico ma anche emotivo. Il romanzo celebra l’universo femminile, in cui Jack non sfrutta le donne per il proprio piacere, ma condivide con loro il raggiungimento del piacere, creando legami intensi che resistono al passare del tempo.

    Con la traduzione in lingua tedesca, “3 Il Bacio Rubato” (3 Der gestohlene Kuss) si appresta a conquistare anche un pubblico internazionale, portando l’amore e la passione che contraddistingue l’opera di Klaus Zambiasi ad essere apprezzata da un più ampio pubblico di lettori.
  • “Ferite a fior di labbra”, Marta Brioschi esplora la violenza nelle sue più sottili sfaccettature

    copertinaDopo il successo de “La casa gialla” (2022), Marta Brioschi torna in libreria con un avvincente thriller psicologico dal titolo “Ferite a fior di labbra”, pubblicato da Be Strong Edizioni.

    L’autrice (Milano, 1967), lauree in Economia e in Lingue straniere, appassionata di viaggi, culture orientali e drama coreani, è assurta agli onori delle cronache letterarie per aver scritto il primo romanzo italiano – “La casa gialla” – interamente ispirato ai k-drama, popolari serie televisive che vantano un buon numero di affezionati spettatori nel nostro Paese e in Europa.

    Un serial killer che uccide donne, scegliendo a caso le sue vittime e colpendo di notte e in luoghi isolati. Un gruppo di pazienti problematici in terapia per “disintossicarsi” dalla dipendenza dai k-drama, le cui storie si intrecciano e si sovrappongono con quelle della loro psicologa, Emma Silvestri. Un bar per amanti di gatti che diventa il punto di ritrovo del gruppo ma che nasconde torbidi segreti. Un giovane skater, Artem Baran, con alle spalle una storia familiare complicata fatta di abusi e abbandoni. E un tema, quello attualissimo della violenza indagata nelle sue molteplici sfaccettature, che costituisce il filo conduttore del romanzo. Sono questi gli ingredienti di “Ferite a fior di labbra” che, alla sapienza narrativa con cui sono costruiti l’intreccio e la psicologia dei personaggi, abbina la valorizzazione di un tema poco dibattuto ma tuttavia di grande rilevanza sociale: le tracce invisibili ma indelebili di drammi personali che le varie forme di violenza lasciano nella psiche degli individui.

    L’autrice esplora, attraverso le storie dei protagonisti e le interazioni tra i personaggi, la violenza sociale, fisica, verbale, psicologica, sia all’interno della famiglia tra genitori e figli e tra coniugi, sia tra estranei. Dalle piccole forme di abuso alla manipolazione psicologica, dalle relazioni tossiche ai traumi ereditati dalla propria storia familiare, scorrono sotto i nostri occhi un’infinità di atteggiamenti violenti e di sopraffazione dell’altro, spesso impercettibili, subliminali e quasi mai condotti con intenzionalità. Una violenza sottile e diffusa, dunque, che costituisce insieme al conflitto la cifra più autentica dei rapporti sociali a vari livelli e che riguarda tutti noi. Prima o poi destinati a essere vittime e/o carnefici.

    Non a caso “Ferite a fior di labbra” è dedicato a coloro che soffrono di Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso, sindrome che in Italia è ancora sconosciuta a molti medici, famiglie ed educatori, con l’augurio che se ne parli di più e si rendano disponibili le necessarie terapie.

    Nelle note che accompagnano il romanzo, Annalisa Barbier, psicologa e ricercatrice in Neuropsicologia, definisce i sintomi e le caratteristiche di   questo disturbo con riferimento alla più recente letteratura scientifica.

    “Ferite a fior di labbra” è un libro dalla trama intrigante e che aiuta a riflettere da un punto di vista psicologico sulla radice della violenza e sulle cause complesse dell’agire umano.

    Il romanzo è stato selezionato per partecipare alla Vetrina di Casa Sanremo 2024 dove sarà presentato il 7 febbraio prossimo e nello stand di Be Strong Edizioni alla Fiera Internazionale del Libro di Torino a maggio 2024.

     

  • Visibile oltre il visibile: mostra di Greco, Nobile e Rinzivillo alla galleria Quadrifoglio

    Visibile oltre il visibileSiracusa – Visibile oltre il visibile, un progetto artistico che ha il sapore della ricerca e dell’incontro. Tre artisti, tre diverse anime, un comune sentire: Paolo Greco, Francesca Nobile e Francesco Rinzivillo danno appuntamento sabato 22 luglio alle ore 18.30 alla Galleria Quadrifoglio in via dei Santi Coronati 13 a Siracusa, per l’inaugurazione di una mostra dai toni intensi curata da Giuseppe Carrubba. Si tratta di un’esposizione che inserisce le specifiche narrazioni di ogni singolo artista, frutto di tematiche personali, all’interno di uno spazio-tempo in cui dialogano pittura, scultura e installazione.

    Lo spunto dalle naturali diversità delle tre esperienze artistiche ha dato modo a Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore indipendente, di seguire la traccia del segno che attraversa le varie forme oltre la superficie. In questa indagine nasce quel visibile che si apre a nuovi livelli percettivi, secondo dinamiche contemporanee dettate dai binomi assenza-presenza, occultamento-rivelazione. Carrubba di fatto specifica: «Paolo Greco, Francesca Nobile e Francesco Rinzivillo, in Visibile oltre il visibile, mettono in campo aspetti relazionali e simbolici differenti, generano livelli di percezione in continua evoluzione, per indagare quell’aspetto liminare, qualcosa che emerge dalla condizione intermedia tra la luce ed il buio, l’immagine e l’astrazione, l’impronta o la sua ombra, l’indizio e la sparizione, il vuoto e l’infinito».

    Paolo Greco, nato a Catania, ha sviluppato una personale ricerca attraverso la passione per la cultura e il cinema on the road, le neoavanguardie, il Nouveau Realisme e la Pop Art. Negli anni della maturità giunge ad affermare il valore di un’arte del riciclo di materiale desunto dalla strada quale lo pneumatico che, triturato e assemblato, diventa metafora di un’esistenza riabilitata. «L’uso della gomma riciclata – scrive Carrubba – ha un ruolo fondamentale, all’interno di un progetto artistico che affronta tematiche formali ed estetiche, in una produzione che riduce i limiti tra natura ed artificio: un simbolo dell’attività umana acquista nuova vita e diventa emblema di criticità e di sostenibilità». Greco ha partecipato a mostre collettive e personali in spazi pubblici e privati tra nord e sud Italia. Sue opere sono presenti nelle collezioni della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, del Museo del pane di Salemi, del Comune di Pozzallo, del Comune di Henstedt-Ulzburg e della Fondazione Benetton di Treviso.

    Francesca Nobile è pittrice multidisciplinare, performer e insegnante di yoga. Di origine ragusana, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha conseguito all’istituto Polimoda fiorentino un Master in “Fashion Design and Concept Brand Image”, lavorando successivamente per Enrico Coveri, Ermanno Daelli e Marella Ferrera. La sua è una poetica libera e performativa in cui si alternano aspetti duali quali malinconia e vitalità, felicità e inquietudine, metafisica e quotidiano. Di lei Carrubba dice: «L’artista lavora sull’archetipo, sull’automatismo psichico, sulla meditazione, sui simboli dicotomici di un’esperienza onirica tra gioie e paure, con il corpo che è lo strumento che le permette di trascendere la materia. Un corpo che abita lo spazio dell’opera, lo attraversa lasciando tracce e colore, crea impronte e sovrapposizioni, tessiture e trame vitali». La carriera artistica della Nobile la porta a esporre in mostre personali e collettive in Italia e all’estero e a dedicarsi alla filosofia orientale e allo yoga nell’Atelier Love Project di Siracusa.

    Francesco Rinzivillo, nato a Comiso, negli anni Duemila sviluppa un linguaggio intimista e antiretorico grazie all’uso di un’arte transdisciplinare che mette in campo pittura, fotografia, videoarte e installazioni. La sua è un’etica dell’arte fondata sulla tradizione iconica proiettata verso la contemporaneità che scava temi umani di forte valenza emotiva quali l’identità, la memoria, la sparizione.  Sulla sua attività artistica Carrubba sottolinea: «Un approccio alla rappresentazione teso a cogliere l’essenza delle cose fuori dal tempo e dalla storia, con un atteggiamento obiettivo, attraverso il quale l’artista definisce la forma della sua pittura, improntandola su una linea etica ed estetica che determina un processo di precisione secondo un’ottica maniacale, con una perfezione retinica e materica che è il risultato di una paziente applicazione della tecnica delle velature». Tra mostre e progetti di stampo nazionale, Rinzivillo nel 2022 entra a far parte dell’Archivio S.A.C.S. del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo.

    In Visibile oltre il visibile i tre artisti viaggiano l’uno accanto all’altro tra sculture, installazioni, pittura e performance, restituendo voce alle proprie essenze interiori alla ricerca di “una forma che subisce alterazioni, deformazioni, amplificazioni in relazione al rapporto con la realtà fluida e mutevole della società contemporanea”.

    La mostra è sponsorizzata da Dr Servizi Aziendali s.r.l., Sirgen s.r.l. e “CCÀ e DDÀ Graniteria”. Sarà possibile visitarla fino a venerdì 4 agosto con i seguenti orari: dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

     

    Info

    www.galleriaquadrifoglio.it

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  • La lanterna magica di Leibniz, Kant e Shopenhauer

    Pescara – Gli echi della rivoluzione francese si sono spenti da poco. Alla fine dell’estate Immauel giunge a Grossmot, un villaggio remoto ai confini della fantasia. Qui un vecchio amico, Gottfried, già collega di studio, lo ospita in un casolare vicino al bosco, dove vive con la moglie Peg. Le passeggiate lungo i sentieri alpestri o le giornate dinanzi al camino assediati dalla neve sono l’occasione per esporre i rispettivi sistemi filosofici e discutere le differenti prospettive di interpretazione del mondo, della conoscenza e della morale. È la cornice immaginaria che fa da sfondo al romanzo “La lanterna magica di Leibniz, Kant e Shopenhauer” di Anna Maddalena Belcaro. Il libro è pubblicato da A&B editrice nella nuova collana QED, dedicata al romanzo postmoderno-ipertestuale e alla filosofia. QED, infatti, è l’acronimo derivato dalla locuzione latina “Quod erat demostrandum”, che chiudeva le dimostrazioni nelle dispute filosofiche.

    Il libro sarà presentato venerdì 26 maggio alle ore 19,30 in diretta streaming sulla pagina Facebook di Inpress Events & Communication. L’autrice dialogherà con Giovanni Criscione.

    Anna Maddalena Belcaro, dirigente scolastica di Spoltore (PE), due lauree (Lingue Straniere e Filosofia), già docente all’estero e nelle scuole di primo e secondo grado in Italia, formatrice di docenti di Lingua Straniera e Sostegno, Supervisore SSIS per docenti di Lingua Straniera e Sostegno, è appassionata di ciclismo ed escursioni in montagna. Il libro “La lanterna magica di Leibniz, Kant e Shopenhauer” chiude la trilogia delle “Avventure filosofiche”, iniziata nel 2020 con “Effetto Spinoza” e proseguita nel 2021 con “Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini”.

    Si tratta di romanzi, dove tra verità storica e finzione, l’autrice condensa e attualizza le idee filosofiche di alcuni grandi pensatori in uno stile comunicativo accessibile. Immauel e Gottfried, protagonisti dell’ultimo libro, altro non sono che i filosofi Kant e Leibniz. Dai ricordi d’infanzia di Peg, emergerà la figura di un terzo personaggio, di nome Arthur, nel quale si può agevolmente riconoscere il filosofo tedesco Shopenhauer. La donna, peraltro, ha la funzione di unire i vari aspetti delle tre filosofie in una prospettiva di sintesi.

    Rivive così, vis-à-vis e in un passato sincrono, uno straordinario dibattito filosofico sui concetti di conoscenza, percezione e realtà che ha influenzato il pensiero occidentale lungo i secoli. Quelle idee, pur sepolte sotto le macerie morali del tempo attuale, non smettono di emanare un grande fascino e di additare all’umanità la via ideale per un mondo migliore.

    Il libro di Anna Maddalena Belcaro è una lettura essenziale per tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla filosofia o osservarla sotto un diverso punto di vista. Grazie alla sua capacità di sintetizzare concetti complessi in modo accessibile, “La lanterna magica di Leibniz, Kant e Schopenhauer” si fa apprezzare sia dagli addetti ai lavori che dai lettori appassionati di filosofia.

  • Natura Cura, il meraviglioso mondo delle piante officinali nel libro di Pasquale D’Agostino

    Per millenni, le piante officinali e medicinali sono state l’unico rimedio efficace contro disturbi e malattie. La conoscenza approfondita delle loro caratteristiche e proprietà ha rappresentato un patrimonio diffuso sia in Oriente che in Occidente e un sapere indispensabile non solo per monaci di abbazie e conventi, ma anche per medici, scienziati, speziali e farmacisti, almeno fino all’avvento della chimica farmaceutica.

    Pasquale D’Agostino, nel libro Natura Cura, ci guida alla scoperta del meraviglioso mondo delle piante officinali e delle loro proprietà salutari e curative. Un patrimonio inestimabile che la Natura mette a disposizione di tutti, un vero e proprio dispensario dove trovare gratuitamente tutto ciò che serve al benessere e alla cura del nostro corpo.

    La passione dell’autore affonda le radici nell’infanzia e nell’ambiente che lo circonda: «Sono nato in un piccolo borgo a civiltà contadina nel vibonese – scrive – immerso tra gli uliveti e con una zona montana ricca di una fitta vegetazione nella quale si possono ammirare castagni, faggi e altri tipi di alberi e piante, dove ogni famiglia detiene vari appezzamenti di terreno agricolo. Fin da bambino, quando specialmente nel periodo primaverile sentivo il profumo della Natura che, con il suo risveglio, emana i suoi odori inebrianti, ero attratto nell’osservare le api che si posavano sui fiori degli aranci e degli altri alberi da frutto; le farfalle volare sui prati coperti di fiori; di sera, le lucciole; le rondini svolazzare in aria etc. mi domandavo quale fosse il motivo del loro essere, guardando da vicino il loro comportamento. Quando poi andavo in campagna con i miei genitori, dove spesso incontravo greggi di ovini al pascolo, mucche che aravano i terreni e altre specie animali, la mia attrazione non si limitava solo al mondo della fauna, ma mi entusiasmava scrutare anche quello della flora. Facendo mente locale, osservavo la crescita di una pianta che avevo visto qualche giorno prima notando il suo cambiamento. Arrivato all’età adulta, con la consapevolezza di una persona più matura, ho incominciato a studiare le piante e a sperimentare la loro efficacia. Osservando i risultati che si hanno nelle varie applicazioni rimanevo e rimango sempre più sorpreso di quanto la Natura ci possa far meravigliare attraverso i suoi doni».

    Il libro si concentra su sei piante officinali – l’Achillea (Achillea millefolium), l’Equiseto o Coda cavallina (Equisetum arvense), l’Ortica (Urtica dioica), la Salvia (Salvia officinalis), il Timo (Thymus serpyllum), l’Aloe Arborescens (Aloe Arborescens) – più altre complementari, indicate nei percorsi fitoterapici. Sono piante che crescono spontaneamente nei prati, nei campi incolti, nei boschi, lungo i sentieri di campagna. Alcune, come la Salvia, il Timo e l’Aloe Arborescens si possono coltivare in vaso, sul balcone o sul terrazzo, nell’orto o nel giardino di casa. In alternativa, quasi tutte, si possono acquistare essiccate nelle erboristerie specializzate.

    Di ognuna, l’autore spiega dove trovarle, quando e come raccoglierle; le fasi di essiccazione e di conservazione, i disturbi che riescono a curare, le preparazioni, i dosaggi e le modalità d’uso per tisane, infusi, decotti, tinture, bagni, cataplasmi, pediluvi, ecc. Si indicano, a tal fine, due elettrodomestici, l’estrattore e l’ozonizzatore, che non tutti conoscono e che ogni famiglia dovrebbe avere. Sono un eccellente aiuto al benessere familiare e rispettano in maniera esemplare la funzionalità naturale. Grazie a due codici, chi acquista il volume potrà ricevere dall’autore, via e-mail o per telefono, assistenza gratuita di approfondimento su quanto trattato nel libro. Oppure, su richiesta, una consulenza personalizzata. Il libro è acquistabile sul sito www.natura-cura.it dove si può leggere un’intervista all’autore e trovare ulteriori informazioni.

    In più, il lettore riceverà il manuale Guida Eco al risparmio, con ricette e suggerimenti su come mantenere puliti e igienizzati gli ambienti domestici, utilizzando soltanto prodotti naturali. E in tempi di crisi, con i costi sempre crescenti, i benefici a costo zero offerti dalla Natura rappresentano una valida mano d’aiuto alle famiglie.

    Natura Cura è più di una introduzione alla fitoterapia (dal greco phyton = pianta e therapeia = cura). È un passepartout per un nuovo approccio green alla vita. È un invito a tornare alla Natura, a fare un uso più moderato di medicinali farmaceutici e prodotti chimici per l’igiene personale e per la pulizia degli ambienti, sostituendoli gradualmente con soluzioni naturali gratuite o prodotti ecologici. Ma è anche un appello a consumare cibi più genuini, a prestare attenzione alla qualità dell’acqua che beviamo e a condurre uno stile di vita più sano, magari facendo lunghe passeggiate nei boschi e all’aria aperta per ritemprare il corpo e lo spirito dallo stress quotidiano.

  • Quando il rap incontra la poesia: “La Voce dell’Anima”, i versi di Enrico Frandino interpretati dal rapper MardRe sulle note di DawwoBeatz

    progetto Biella – Non solo parole e musica, ma profonde armonie sonore che incontrano vera poesia. È “La Voce dell’Anima”, un progetto originale che vede coinvolti il poeta biellese Enrico Frandino e il duo trentino composto dal rapper Fabio Girardi in arte MardRe e dal producer David Girardi alias DawwoBeatz.

    Il loro è un incontro spirituale oltre che artistico. Di fatto la collaborazione si pone l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico alla riscoperta del sé, del proprio mondo interiore, grazie all’unione di arti affini come la poesia e la musica.

    L’Anima è al centro del progetto che vede in uscita due brani musicali prodotti da DawwoBeatz, in cui MardRe interpreta due splendide poesie di Enrico Frandino. Si tratta di “Fede” e di “E tu ci sei”, tracce rispettivamente in uscita il 15 e il 29 aprile sul canale Youtube e sulla piattaforma Spotify. L’accattivante senso ritmico ricalca in modo chiaro e profondo la linea emozionale dei testi di Enrico Frandino, conosciuto sui social come “il poeta dell’anima” proprio perché i suoi versi sono capaci di far risuonare in modo essenziale e diretto le corde più intime dell’animo umano.

    Enrico Frandino, poeta fin da giovanissimo, ha vinto più di cento concorsi internazionali e ha collaborato con accademie e prestigiose istituzioni culturali. La sua spiccata verve lirica è alla base dei successi ottenuti con la raccolta “Pittore dell’anima” (2004), del prestigioso riconoscimento di “Poeta dell’anno” nel 2007 con la silloge “Le voci del silenzio” (2006), e delle collaborazioni sperimentate con l’opera “Momenti” (2008). La ricerca della comunione artistica ha spesso spinto il poeta biellese a condividere sentimenti e idee con artisti di pari sensibilità. È il caso dello spettacolo “Se la vita mia fosse poesia…” dell’attore e regista Marco Di Stefano, presentato in prima nazionale nell’ottobre scorso a Biella, in cui sono stati interpretati alcuni testi delle sillogi “Carezze di Vento” e “Pittore dell’anima” di Enrico Frandino. Inoltre il poeta biellese è da tempo gradito ospite della rubrica “I rintocchi del cuore” nel programma televisivo “Eccellenze Italiane” in onda su Odeon tv, in cui approfondisce temi di carattere culturale e sociale.

    Fabio Girardi, noto rapper trentino, che dedica il suo nome d’arte MardRe alla figura della madre così importante nell’evoluzione dell’artista-uomo, è il giusto compagno di Enrico Frandino: definisce la sua musica “rap dell’Anima” perché concepisce l’arte come mezzo di ricerca interiore. Tra i suoi lavori più autentici ricordiamo l’Ep “Dialoghi” del 2019, “Tentazioni” e “Mai Una Gioia” del 2021. Suo produttore ufficiale è David Girardi ovvero DawwoBeatz che, dopo una lunga attività di rapperdj e beatmaker anche in duo con il fratello Fabio, si distingue in qualità di apprezzato compositore di brani lontani dai canoni del classico hip hop in quanto predilige la composizione musicale al campionamento.

    Il progetto “La Voce dell’Anima” risulta dunque fondato su un connubio altamente creativo. I testi in particolare seguono l’idea di un viaggio esistenziale che nel brano “Fede” si presenta come gestazione di una consapevolezza del sé rivolta al riconoscimento dell’Eterno Amore, mentre in “E tu ci sei” un carattere leggermente più mondano attraversa lo specchio di sottili dolori per giungere alla speranza d’un domani migliore.

    Info
    https://www.instagram.com/voce_dell_anima_/
    https://youtube.com/@VoceDellAnimaMusicaPoesia

  • “Il potere della Congrega”, Fabio Barbonaglia torna in libreria con il secondo volume della trilogia urban fantasy

    Vercelli – Il potere della Congrega di Fabio Barbonaglia è l’atteso sequel di un testo che ha già conquistato i lettori con un’avvincente saga urban fantasyIl dominio della Congrega, il mitico viaggio del giovane Cassian Larbon tra mondi contemporanei animati da straordinarie creature, antichi simbolismi e leggende secolari. La Congrega è il fulcro dell’epopea che lo scrittore vercellese immagina al governo di Capitalis, una città dalle mille bellezze architettoniche che pulsa nel sottosuolo di Torino, riconosciuto centro di magici triangoli metropolitani. Si tratta di una comunità segreta che usa l’energia cosmica cioè la differenza di potenziale tra polo positivo e polo negativo, emblemi di bene e male, per la realizzazione e l’uso di incantesimi, armi prodigiose e pozioni magiche.

     

    Già dal primo tomo della trilogia, la vita della Congrega è sconvolta dalla comparsa di un’oscura profezia riportata nelle pagine di tre libri gemelli, veri e propri artefatti realizzati con scaglie argentate di drago. Una fazione rinnegata del gruppo che costituisce la Resistenza fa di tutto per impedire che la profezia giunga a Capitalis. Così si dipanano due vicende parallele: quella del protagonista Cassian, che dal sud dell’Inghilterra si sposta verso Torino e, nonostante il furto di uno dei libri, riesce a portare con sé il testo della profezia accompagnato dall’ispettore dell’Interpol Justine Thompson e dalla mitica spada Durindarda; quella di Deomor, boia della Congrega che, ingannato dai membri della Resistenza, distrugge un tomo gemello e va alla ricerca di un’altra scaglia di drago per creare un nuovo libro.

    Ne Il potere della Congrega Cassian e Justine, tra molteplici peripezie e grande temerarietà, riusciranno a far giungere a Capitalis la famosa profezia salvata da Padre Garrison nella lettera d’addio al ragazzo. Si tratta di un testo in versi di difficile interpretazione. Solo il bibliotecario della Congrega saprà chiarire l’arcano messaggio e svelarne il conseguente scenario apocalittico. Contemporaneamente Deomor, insieme a fortuiti quanto esperti compagni di disavventure, si troverà ad affrontare le sue più profonde paure nella morsa di un fatale inganno.

    Fabio Barbonaglia è il sagace autore dell’epopea di Cassian Larbon, che terminerà con l’ultimo tomo della trilogia dal titolo Il destino della Congrega. Ingegnere esperto in gestione qualità, ambiente e sicurezza aziendali, fin da ragazzo si è nutrito delle storie dei grandi autori di genere fantasy. Appassionato di giochi di ruolo e collezionista di armi bianche, giunge naturalmente all’urban fantasy con un ricco bagaglio inventivo e narrativo.

    Suspance è la parola chiave di questo secondo libro della saga di Barbonaglia. I personaggi si muovono in una catena di eventi a sorpresa, sempre a caccia di nuovi obiettivi e inseriti in enigmi da svelare. Diversi gli elementi fantastici nell’immaginario de Il potere della Congrega, come pure i riferimenti a testi antichi e a fonti artistiche di natura variegata, che lo rendono caleidoscopico e carico della tensione indispensabile per giungere a un cliffhanger già annunciato. Un’attenta tavolozza psicologica delinea i personaggi conferendo loro sentimenti e intuizioni che agli occhi del lettore li rendono complici e vicini a un certo realismo spesso poco contemplato dal genere fantasy. Di fatto il tono urban, che si muove tra stratificazioni metropolitane, attentati terroristici e squarci di cultura contemporanea nell’incessante scorrere del tempo, conferisce al testo e in generale a tutta la saga quel tratto di umanità che la fa prossima a ciò che di straordinario può accadere nella vita di ogni giorno.

     

    Info
    latrilogiadellacongrega.it

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  • “L’Incantatrice di numeri”, la prostituzione nell’era del web al centro del romanzo-inchiesta di Maria Bellucci

    Com’è cambiato il mestiere più antico del mondo al tempo di internet? Lo racconta Maria Bellucci nel suo “L’incantatrice di numeri“, un libro che fornisce una panoramica sulle nuove tendenze e sulle figure professionali, spesso celate dietro denominazioni elusive, che offrono sesso a pagamento in rete.

    Maria Bellucci, origini abruzzesi, studi di Lettere e Filosofia, giornalista pubblicista, vive e lavora a Milano. Nel 2016 ha pubblicato “La Bella Costituzione”, un’opera scritta ai tempi del Referendum costituzionale, dove il corpo femminile, negli scatti artistici che affiancano gli articoli e le disposizioni, funge da contenuto e non da contenitore.
    “L’incantatrice di numeri” appartiene al genere della narrativa d’inchiesta, cioè a quella forma peculiare di romanzo che si avvicina al giornalismo d’inchiesta per l’oggetto – l’indagine su problematiche sociali, economiche, politiche ed etiche d’attualità, con l’intento di informare e far riflettere il lettore – ma se ne differenzia per lo stile e l’uso di tecniche narrative proprie del romanzo-racconto, nonché per il punto di vista soggettivo ed emozionale.  
    Il titolo richiama Ada Lovelace, figlia del poeta Byron e brillante matematica del XIX secolo, definita appunto “Incantatrice dei numeri”. In suo onore, nel 1979, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti chiamò Ada un linguaggio informatico che unificava principi e tecniche provenienti da diversi paradigmi di programmazione. L’autrice ha visto in ciò un nesso con la sua inchiesta che riconduce a un’unità organica il vario mondo della prostituzione vecchia e nuova, in rete, in strada e indoor, sottolineando l’obsolescenza della legge Merlin e la sua inadeguatezza rispetto ai tempi d’oggi. La legge n. 75 del 20 febbraio 1958, nota con il nome della senatrice che la promosse, aboliva la regolamentazione della prostituzione, proponendosi la lotta contro lo sfruttamento dell’amore mercenario.

    Protagonista del romanzo è Mia, una giovane donna apparentemente riservata ma passionale, tenace e intuitiva. La giovane, che aspira a fare la giornalista, realizza un’inchiesta sul variegato mondo della prostituzione, indagata sia dal punto di vista dell’offerta, cioè delle donne che la esercitano, sia dal punto di vista della domanda, ovvero dei clienti. Con l’intento, poi trasceso, di realizzare una sorta di “vocabolario” del sesso a pagamento. Per addentrarsi in questo mondo fatto di chat, portali d’incontri a pagamento, siti di annunci, web cam per il sesso virtuale e applicazioni per incontri reali, Mia si infiltra nel mondo delle chat erotiche e dei siti di incontri. Ciò le consentirà di conoscere più da vicino uomini e donne che lo popolano.  
     
    Attraverso interviste raccolte o carpite sul campo, Mia delinea un variegato mondo di figure femminili, alcune spinte dalla necessità economica, altre dall’avidità e dall’ambizione, altre ancora dal puro piacere. Puttane, prostitute o prestate, come l’autrice le definisce. Colpiscono, in particolare, le storie tristi di donne che fino a qualche tempo prima avevano una vita e un lavoro normale e che, a causa della crisi economica, del licenziamento del partner o di una malattia in famiglia, sono costrette a prostituirsi per pagare le bollette, le cure o la retta scolastica per i figli. Accanto alle classiche accompagnatrici di alto bordo o alle donne di strada, che il web rischia di lasciare senza lavoro, il mercato del sesso si va popolando di nuove attrici. Come le nigeriane e le donne dell’Est, più economiche delle italiane. O le tante “arrampicatrici sociali” desiderose di affermarsi, pur senza talento, nel campo dello spettacolo o del cinema. E ancora di altre figure che si muovono su un confine più sfumato e ambiguo, quali le wing woman, le tavoline, le web croupier e via dicendo.

    I clienti, conosciuti in chat e negli annunci, sono spesso uomini d’affari o manager desiderosi di un’avventura, troppo impegnati o distratti dal lavoro per permettersi una relazione stabile; uomini creduloni e ingenui o, ancora, persone con una vita normale ma dai vizi inconfessabili. Un mondo sommerso, questo, che genera fatturati miliardari. E che sfuggono interamente al fisco per la resistenza morale, e forse anche culturale, dello Stato a normare il fenomeno e a regolamentare il lavoro sessuale. Sul web, infatti, le case chiuse seppur “virtuali” sono sempre aperte. Con buona pace della legge Merlin. Mia, tra confidenze di donne e chat con uomini, conoscerà un uomo addentrandosi in prima persona, per un’unica volta, nel mondo dei sentimenti raggirati.

    Una storia intrigante, quella raccontata ne “L’incantatrice di numeri”, che si sovrappone alle storie reali delle donne intervistate. E che ci mostra in filigrana lo spaccato sempre attuale di un’Italia perbenista, in un tempo tecnologicamente sviluppato e moralmente arretrato.

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  • Ragusa, gli Aggetti di Gaetano Longo in mostra da Galleria Soquadro

    Ragusa – Galleria Soquadro è lieta di inaugurare la stagione 2023 con la personale di pittura di Gaetano Longo “Aggetti”, che aprirà al pubblico nella serata di sabato 25 Marzo dalle ore 18:30, presso i locali della galleria in via Napoleone Colajanni 9, a Ragusa.

    Dopo l’apprezzata presenza dell’artista in alcune collettive passate della galleria, questa volta Soquadro dedica a Longo un solo show, con l’intento di dare l’adeguato spazio di fruizione alle opere dell’artista catanese che conduce ormai da alcuni anni una ricerca stilistica di matrice analitica fatta di lunga osservazione, di sguardi intimi e azioni avvedute, che scaturiscono nella serie di dipinti selezionati per questa mostra. 
    Le opere di Longo, nature morte di formato medio-piccolo in cui spesso vediamo tornare i medesimi elementi in nuove combinazioni spaziali e cromatiche, assumono qui il titolo di “Aggetti”, un termine di uso assolutamente tecnico, proprio degli architetti, ma anche di ingegneri e alpinisti, che deriva dal latino adiectum, ovvero aggiunto. L’idea è quella di un elemento tridimensionale – naturale o antropico – che sporga rispetto al piano verticale, che ne fa da supporto, e che determini un intruso o un appiglio o una presenza incombente.
    Allo sguardo dell’osservatore si offrono composizioni di volta in volta nuove in cui gli oggetti-aggetti, che in molti casi sono parti, resti, scarti di altri oggetti, si svestono della loro figuratività ancor prima che della loro funzione, per venire asserviti alle esigenze compositive del pittore, che li accosta a suo piacimento assurgendoli a opera d’arte. Longo conduce questa operazione di fatto secondo un concetto di opera vecchio di cent’anni, lo stesso di Kandisnskij e dei suoi seguaci, ovvero quello di lasciarsi alle spalle l’aspettativa ostinata di ritrovare sulla tela la realtà e trasferirvi pura bellezza, in nome della dignità di un punto, di un colore, di una figura piana; la ricerca di armonia in elementi primari o incompiuti, che sostenendosi l’un l’altro si risolvono nella follia ponderata dell’immagine astratta, allora come ora.
    Gaetano Longo è pittore, doveva esserlo certamente già prima dei suoi studi di Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Catania e non ha mai smesso di esserlo. Un pittore lontano dal chiasso della mondanità, un pittore dei luoghi intimi, come lo spazio del suo studio a Mascalucia, dove persegue la sua idea di armonia fra tele dipinte e assemblaggi in legno, altra sua grande passione che speriamo di far conoscere presto al pubblico… Nell’attesa, prendiamoci un momento di preziosa contemplazione e godiamoci i suoi “Aggetti”.
    La mostra sarà visitabile a partire dal 25 Marzo fino al 22 Aprile 2023 nei seguenti giorni: il lunedì dalle ore 17 alle ore 20 e dal martedì al sabato dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 20, oltre che su appuntamento.Galleria Soquadro
    Via Napoleone Colajanni 9, Ragusa
    +39 339 3849867
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    www.soquadro.it

  • Tempo dell’anima e paesaggi interiori in “Tempo fuori tempo” di Giuseppe Puma

    copertina Tempo fuori tempoGiuseppe (Pippo) Puma torna in libreria con “Tempo fuori tempo”, una pregevole raccolta di poesie appena pubblicata dalla editrice Àncora di Milano. Il libro, impreziosito dai dipinti (copertina e ritratto dell’autore) degli artisti siciliani Guido Cicero ed Edoardo La Francesca, reca la prefazione di Cataldo Russo, scrittore, poeta e drammaturgo, e la postfazione di Federico Migliorati, giornalista e saggista.

    L’autore, figlio d’arte (il padre Salvatore è stato un noto poeta dialettale) dalla natia Modica (RG) si è trasferito a Milano nel 1973, dove lavora come professionista. Animatore di incontri culturali nelle due “patrie”, ha fondato a Marina di Modica il salotto letterario estivo “Casa Giara”. Tra i riconoscimenti ottenuti, l’Ambrogino (1999), la medaglia d’oro alla Modicanità (2001) e il Diploma di Benemerito della Cultura e dell’Arte (2005) conferitogli dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ha pubblicato una novella e tredici raccolte di poesie, in lingua italiana e in vernacolo. Alcune liriche sono state tradotte in inglese, francese e spagnolo. Con l’editrice Àncora ha dato alle stampe la trilogia di poesie religiose e sociali “Amor contra amorem” (2017), “Amato per Amare” (2019) e “Annunciare per Amore” (2021). Dal 2023 è presente sul sito dell’enciclopedia Wikipoesia.it.

    “Tempo fuori tempo” trae il titolo dall’omonima poesia che apre la raccolta.
    In questa lirica l’autore chiede un tempo supplementare, ancora un istante prima che la «clessidra della vita» si svuoti inesorabilmente. Un solo momento per richiamare alla memoria il passato, rimuovere le inquietudini, lo scoramento, lo sconforto, «placare il turbine dei pensieri» e accrescere l’amore.

    Il tempo supplementare è, dunque, la cornice, l’artificio letterario, lo spazio fisico e poetico nel quale si inseriscono sessanta liriche inedite di struggente bellezza, composte tra il 2005 e il 2022, suddivise in Riflessioni, Pensieri, Meditazioni, Ricordi, Incontri.

    Ma la dilazione temporale richiesta è anche, e soprattutto, un tempo dell’anima: uno spazio interiore dove il fluire dei ricordi d’infanzia, le emozioni e gli stati d’animo, la sintonia con la natura, gli sguardi e i gesti di persone care non più in vita, la fraterna vicinanza al dolore e alla solitudine dell’altro, diventano sorgente d’antica felicità, lavacro preparatorio di pace e serenità in vista dell’approssimarsi alla soglia di un’altra vita.

    Tra i temi ricorrenti della raccolta, il sentimento della morte, che l’autore affronta con il sostegno della fede cristiana, il rapporto con la Natura, l’amore per la sua terra d’origine, la felicità delle piccole cose. Le liriche sono state scritte tra Modica e Milano (alcune anche in Franciacorta), tra il mare e la pianura. Poli geografici di vita e di scrittura, che si alternano in una sorta di “duale destino” scandito dal ritmo delle stagioni.

    Il paesaggio poetico di Puma è intessuto di immagini e di suoni della “sua” Marina d’estate: il rumore del mare, il fruscio delle onde, il garrito dei gabbiani, il guscio vuoto di una conchiglia sulla sabbia. E ancora: la luce dorata, il tepore del sole sulla pelle che fa svanire l’angoscia, i colori del tramonto, la frescura serale del patio. Ma vi compaiono anche le luci e le forme della metropoli milanese: gli anonimi palazzi, il cielo plumbeo d’autunno, il riverbero dei lampioni, i viali alberati, i banchi del San Raffaele, il giocoliere nel corso Vittorio Emanuele II attorniato da bambini, il senzatetto accucciato in un angolo della stazione Lampugnano.

    Dietro luoghi, dettagli, emozioni e atmosfere ben descritte con rapide pennellate, si cela una geografia dell’anima in cui l’autore si immerge in una Natura intesa come specchio del Divino. Un paesaggio interiore di dolore, solitudine, mistero, fede e rinascita in cui l’autore immagina di lambire l’esistenza ora come «un gabbiano senza nido / e in continuo volo». ora come «un fiume quieto» che si immette nel lago con la certezza di riemergerne con acque cristalline. Chiude la raccolta una lirica dedicata ad Aristide Poidomani, bohémien modicano, scomparso nel 2021.

    «Sono numerosi gli scorci epifanici – scrive Federico Migliorati nella postfazione – che rilucono nella coscienza per affacciarsi gentili e incisivi attraverso una scrittura profonda e screziata che fa memoria consentendo di salvare dall’oblio figure di donne e uomini capaci di lasciare una traccia nell’universo emozionale dell’autore, tutti in attesa, noi compresi, di quell’ultima mano tesa / verso il mistero della morte».

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  • Next School prima scuola primaria in Sicilia a offrire il Cambridge Primary

    Ragusa – Next School, Scuola Primaria Bilingue di Ragusa, è stata selezionata da Cambridge Assessment International Education per offrire il programma di livello mondiale Cambridge Primary, unica Scuola Primaria in Sicilia.

    Cambridge Primary è un programma educativo internazionale applicato in più di 1300 scuole primarie in oltre 110 paesi in tutto il mondo. È rivolto a studenti di età compresa tra 5 e 11 anni. Sviluppa abilità e comprensione in inglese, matematica, scienze, ICT (Information & Communication Technologies) e Cambridge Global Perspectives, una materia interdisciplinare che ispira gli studenti a essere curiosi e pensare in modo indipendente.
    Gli strumenti di valutazione sono integrati in Cambridge Primary per aiutare gli insegnanti a identificare i punti di forza e di debolezza degli studenti e monitorare il loro sviluppo man mano che progrediscono attraverso l’istruzione primaria.
    Christine Özden, amministratore delegato di Cambridge Assessment International Education, ha dichiarato: “Siamo lieti di annunciare che Next School è entrata a far parte della nostra comunità globale di scuole primarie di Cambridge, prima e unica in Sicilia, e non vediamo l’ora di instaurare una relazione lunga e produttiva con loro. Cambridge Primary avvia gli studenti in un viaggio educativo attivo e creativo, costruendo una solida base per le fasi successive dell’istruzione.”
    Lorenza Schininà, fondatrice di Next School, commenta così questo importante traguardo: “Da Next School abbiamo sempre messo al centro l’importanza di apprendere la lingua inglese, fin dall’infanzia, come strumento per relazionarsi con il mondo e comprenderlo. Essere riusciti, dopo appena 5 anni di attività, a soddisfare gli stringenti requisiti richiesti da Cambridge Assessment International Education ed essere entrati a far parte di questa importante comunità è per noi un motivo di orgoglio e un ponte per collegare la nostra città al mondo intero.”
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  • “Il cacciatore di miele e la tigre del Bengala” di Davide Latini, un intenso romanzo tra lotta per la sopravvivenza e valori umani

    copertina Davide LatiniRiccione (RN) – Storia di fantasia tratta da un mondo vero. Il romanzo di Davide Latini dal titolo “Il cacciatore di miele e la tigre del Bengala” (edizioni Haiku, 2021) apre l’immaginazione al cuore pulsante dell’Asia meridionale. Le Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del pianeta.

    È lo stesso autore a ricordarne in una nota la cronistoria: «La foresta è famosa in tutto il mondo perché vive la tigre del Bengala, un animale bellissimo ma anche particolarmente feroce, con la fama di essere un mangiatore di uomini. La foresta è meno famosa per essere luogo di raccolta di miele selvatico, quello che i residenti chiamano l’“oro liquido”. Ogni anno circa cento uomini, che per vivere non hanno altra possibilità se non quella di rischiare la vita avventurandosi nella foresta, vengono uccisi dalle tigri». Un vissuto altamente inquietante da cui scaturiscono la penosa esistenza delle mogli delle vittime, le cosiddette “vedove delle tigri”, il clima di terrore che i pirati riuscivano a infliggere fino a qualche anno fa tra gli abitanti delle Sundarbans, e in ultimo la fuga di molti di loro per approdare alla misera vita delle baraccopoli di Dacca.

    Chi scrive ha cognizione dei luoghi narrati. Davide Latini, originario di Prato, abita a Riccione ma ha vissuto e lavorato per tredici anni in Asia in qualità di buyer di una grossa azienda commerciale. Questa sua seconda opera, dopo “Un dio perdente” (Efesto, 2019), nasce dallo studio delle condizioni sociali in cui versano gli abitanti delle Sundarbans, il terrificante e caleidoscopico sistema che l’autore cerca di svelare anche attraverso una serie di articoli messi a corredo del suo racconto.

    “Il cacciatore di miele e la tigre del Bengala” è una narrazione dal titolo ottocentesco con una trama altamente contemporanea, intensa, spietata e allo stesso tempo disincantata e ricca di umanità. Il protagonista è Roni, un giovane cacciatore di miele delle Sundarbans che tra paure, violenze e grande povertà, combatte per la sopravvivenza di se stesso e della propria famiglia. La sua è una lotta contro le minacce della foresta, quindi le tigri, i serpenti, i coccodrilli, ma anche contro chi cerca di speculare sull’esistenza altrui, contro quegli uomini che possono rivelarsi più pericolosi delle belve. Ecco perché Antonello Costa in una recensione al testo pubblicata su “L’incendiario” richiama l’attenzione sulla molteplicità del ruolo del vero carnefice: «Chi è la vera tigre? Chi è la vera belva? Domanda ecolalica, che rimbombava nelle stanze della mia mente, mentre mi inoltravo nella lettura de Il cacciatore di miele e la tigre del Bengala […] La prima tigre che ho individuato è la tigre del Bengala, annunciata dal titolo. […] La seconda tigre del romanzo è umana, è una bestia che non è più affamata di carne, ma di denaro. […] La terza tigre è un istinto interiore, è un sentimento vendicativo, impossibile da placare. […] La quarta tigre è solo esterna, è il mondo che non permette a chi è povero di vivere una vita senza tigri». È la legge del più forte, il duro volto di una realtà che alla fine abbraccerà Nasima, la sorella di Roni, destinata a vivere in uno dei tanti tuguri della capitale del Bangladesh.

    Il romanzo di Davide Latini penetra nel tessuto pulsante delle mangrovie asiatiche volteggiando in una tragica giostra fatta di belve e uomini. La scrittura è schietta e penetra in modo efficace nel dramma esistenziale di chi combatte portando con sé sentimenti familiari e meravigliosi miti che, come ricorda l’autore, “sono storie capaci di regalarci morali illuminanti e farci riflettere sui valori della vita”.

  • La promessa a San Francesco, nel libro di Luigi Antonio Greco una testimonianza di fede e di speranza

    Roma –  Una storia vera e attuale. Di sofferenza e di fede. Che tocca nel profondo i cuori e li apre alla speranza. L’ha scritta Luigi Antonio Greco nel libro “La promessa a San Francesco“. È il diario di un pellegrinaggio sulla via del Santo di Assisi, intrapreso per grazia ricevuta, che si trasforma in un cambiamento spirituale, quasi mistico, con la conquista di un’armonia interiore e di più profondi orizzonti di fede.

    Roma, Novembre 2020. Luigi Antonio Greco, 43 anni, carabiniere, scopre di essere positivo al Covid. Non teme per sé: è giovane, in salute e guarirà rapidamente. Teme per i figli e soprattutto per la moglie Caterina, affetta da sclerosi multipla. Tutta la famiglia è contagiata. Caterina si aggrava e viene ricoverata in ospedale. Sono giorni drammatici. Il marito, isolato in casa con i figli, è in preda allo sconforto, ai sensi di colpa e ai pensieri più funesti. L’Italia è in lockdown, il Covid è un’incognita e avere notizie dei propri cari in ospedale è quasi impossibile. Luigi Antonio, cattolico praticante, si aggrappa alla preghiera.

    “Era il mio modo di dire che Dio ci sarebbe stato – scrive – che avrebbe pensato lui a tutto e che, anche se io non ero fisicamente in ospedale, c’era Lui, accanto a lei”. Un giorno, mentre prepara un borsone per la moglie in ospedale, trova in un cassetto un’immagine di San Francesco. È una piccola lastra intagliata a forma di pergamena, proveniente da Assisi. “Presi in mano l’immagine, la rigirai, e pregai San Francesco di proteggere mia moglie e di farla guarire. Gli feci anche un voto: se Caterina fosse tornata a casa e fosse stata bene, avrei fatto un pellegrinaggio per ringraziarlo e onorarlo. Poi, misi la piccola immagine nel borsone per l’ospedale”. Dopo quasi un mese di cure, Caterina torna a casa guarita. Per Luigi Antonio è tempo di mantenere la promessa.

    Si tratta di coprire a piedi i 296 km che separano Assisi da Roma, camminando tra i sentieri impervi degli Appennini umbri e laziali, in mezzo a una natura selvaggia e incontaminata, con ogni condizione meteo-climatica, ripercorrendo il cammino compiuto da San Francesco otto secoli fa per recarsi da papa Innocenzo III. L’impresa richiede una preparazione e una pianificazione meticolose.

    La preparazione fisica, mentale e spirituale di Luigi Antonio dura quasi un anno. Durante il quale deve superare i postumi del Covid, un intervento chirurgico e dire addio al padre, mancato mentre lui è ancora convalescente. Allena ogni giorno il corpo, con l’attività fisica. E lo spirito, con letture, preghiere e meditazioni. Dedica molta cura alla selezione dell’equipaggiamento: la scelta di cosa mettere nello zaino è già di per sé la metafora di un viaggio spirituale che chiede di spogliarsi del superfluo, alleggerire l’animo dalle scorie della quotidianità e puntare all’essenziale. Proprio come il poverello di Assisi.

    Luigi Antonio parte il 1° maggio 2022 in treno per Assisi. Da lì, dalla Basilica Superiore, farà ritorno a Roma il 10 maggio, dopo aver percorso dieci tappe tra borghi storici e paesaggi mozzafiato, immerso nella solitudine e nel silenzio della natura, col sole o sotto la pioggia, dormendo e rifocillandosi poche ore al giorno nei rifugi, negli ostelli e nei conventi. Sulla via, piccoli accadimenti, incontri casuali e prove da superare conducono il pellegrino lungo un itinerario di spiritualità francescana, a meditare e riflettere sulla pace dei popoli, sull’attenzione verso chi vive nella solitudine, sull’esigenza di un nuovo stile di vita più rispettoso del prossimo e della Natura. Quando Luigi torna a casa è una persona diversa, con una nuova consapevolezza della vita, in pace con se stessa e con gli altri, pronto a farsi testimone di fede e di speranza nella vita di tutti i giorni. E anche questo, in fondo, è un piccolo grande miracolo.

    Il 30 % del ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza per le mense dei poveri.

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  • Libri, allo Spazio Open si presenta “Mi hai trovata tu” di Maria Rita Concilio

    Reggio Calabria – Giovedì 29 dicembre alle ore 18 nei locali di Spazio Open, in via dei Filippini 25 a Reggio Calabria si terrà la presentazione del libro “Mi hai trovata tu” di Maria Rita Concilio. Interverrà Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta a una tragica storia che le ha fatto sperimentare una delle più estreme conseguenze della dipendenza affettiva. La Rositani dialogherà con l’autrice sul tema delle dipendenze affettive. A fare gli onori di casa sarà Antonella Cuzzocrea della Casa Editrice Città del Sole. 

    “Mi hai trovata tu” (Youcanprint, 2022) è il romanzo di esordio di Maria Rita Concilio, manager in una multinazionale italiana, già autrice della silloge poetica “Ancora un alito di vento” pubblicato per le Edizioni Tracce nel 2007. Il romanzo parla di vite sospese, come barche dondolanti sul mare al tramonto. Di naufragi sentimentali sulle rotte della felicità. Di dolori che levigano l’anima e il corpo, come fanno le onde con i ciottoli sulla riva. Ma anche della voglia di rialzarsi e ricominciare un nuovo viaggio. E del coraggio di essere sé stessi, in una società che ci vorrebbe cinici e insensibili.

    Tra i temi affrontati, spiccano in particolare, quelli relativi alle dipendenze affettive e alla relazione insana con il cibo (anoressia e bulimia), il sentirsi sbagliati o non accettati, che possono portare al desiderio di “smettere di vivere”. Dalle pagine del romanzo emergono innumerevoli temi di interesse: il viaggio introspettivo della protagonista che può essere d’aiuto per chi lotta contro i disturbi del comportamento alimentare; la rappresentazione della società disumanizzante e orientata al profitto che espropria l’individuo del suo tempo e della sua anima; il profondo rapporto d’amore con il mare che si alimenta della contemplazione delle onde e di passeggiate solitarie sulla battigia; e soprattutto la riflessione sul fatto che la felicità non vada ricercata all’esterno, nelle cose materiali e nelle persone che ci circondano, ma dentro di noi, nell’autenticità delle nostre passioni e aspirazioni.

  • Al “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno un Protocollo Terapeutico Assistenziale per i pazienti affetti da emoglobinopatie

    Per Salvatrice Bacco, presidente dell’Associazione Thalassemici del salernitano “Vivere” lo strumento adottato dalla Direzione Generale della Azienda Ospedaliera Universitaria rappresenta un risultato importante e atteso, dopo anni di segnalazioni. 

    Salerno – Con deliberazione n. 797 del 7 dicembre scorso, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, Vincenzo D’Amato, ha adottato il Protocollo Terapeutico Assistenziale (PTA) per le Emoglobinopatie. Un risultato importante e atteso, questo, per i pazienti affetti da alterazioni ematologiche che, dopo la soppressione dell’Unità Operativa Semplice dedicata (2016) e ancor più durante l’emergenza Covid, avevano visto ridursi l’attenzione alla cura, i controlli e persino il personale disponibile nel Day Hospital trasfusionale.

    “Desidero ringraziare il direttore generale Vincenzo D’Amato e il direttore sanitario Anna Emilia Vozzella del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” –  dichiara Salvatrice Bacco, presidente dell’Associazione Thalassemici del salernitano “Vivere”, aderente alla United Onlus Federazione Italiana delle Thalassemie, Emoglobinopatie Rare e Drepanocitosi – per aver recepito le richieste dell’associazione e averle tradotte in uno strumento di gestione clinica che definisce finalmente un più accurato livello di assistenza per i pazienti con talassemie ed emoglobinopatie. La Direzione Generale si è attivata subito, fin dalle prime segnalazioni, per  dare risposte efficaci e migliorare la qualità dei servizi già nelle more dell’adozione della deliberazione ufficiale”.

    “Le nostre segnalazioni – prosegue Salvatrice Bacco – sono iniziate già prima dell’emergenza Covid. Da quando, cioè, abbiamo cominciato a trovare l’ambulatorio per la trasfusione vuoto, senza né medici né infermieri. Solo suonando un campanello potevamo richiamare l’attenzione del personale di turno, proveniente da altre aree del reparto. Fin dal 2017 abbiamo chiesto di rinnovare le poltrone da trasfusione, vecchie e scomode, risalenti agli anni Ottanta. Il nostro ambulatorio si trova in un’area che, a differenza delle altre aree dello stesso reparto, non è stata ristrutturata nel corso degli anni. Abbiamo anche chiesto un’area di parcheggio riservata in prossimità dell’ambulatorio, date le nostre condizioni fisiche subito dopo la terapia. Ai problemi strutturali, se ne sono aggiunti altri contingenti durante l’emergenza Covid. Sono stati sospesi i controlli periodici relativi alle comorbità e alle complicanze. E questo ci ha molto allarmati. Da qui l’importanza di uno strumento come il PTA, per il quale esprimiamo riconoscenza e gratitudine al dottor Vincenzo D’Amato, alla dottoressa Anna Emilia Vozzella e al gruppo di lavoro che ha stilato il documento”.

    Il PTA per la presa in carico dei pazienti affetti da emoglobinopatie definisce con chiarezza gli obiettivi, i ruoli e gli ambiti di intervento, garantendo la riproducibilità e l’uniformità delle prestazioni erogate. In base a tale strumento, l’Azienda Ospedaliera si impegna a fornire un’ottimale organizzazione del percorso assistenziale, con personale medico-infermieristico dedicato, a implementare l’attività di auditing periodico sia clinico che organizzativo e a fornire un calendario delle disponibilità per le visite semestrali con gli specialisti collegati al fine di identificare per tempo le complicanze della malattia e gli effetti collaterali dovuti alle terapie. Il documento, inoltre, prevede l’apertura alle nuove terapie approvate dall’AIFA. Attraverso il PTA, inoltre, il “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” può attrarre anche quei pazienti con emoglobinopatie – un centinaio nella provincia di Salerno – che in atto si recano in laboratori trasfusionali con livelli di assistenza meno elevati.

    “Siamo soddisfatti per questo risultato – conclude la presidente dell’Associazione Thalassemici del salernitano “Vivere” – Ci auguriamo ora che sia data piena e concreta attuazione a quanto previsto dal PTA, soprattutto per ciò che riguarda l’assegnazione di personale medico-infermieristico dedicato, che ad oggi non è ancora avvenuta. In un’ottica di crescente miglioramento della qualità delle prestazioni, auspichiamo che l’attenzione sui pazienti affetti da emoglobinopatie resti alta e che nel tempo si possa tornare a riaprire una UOS dedicata, magari con il rinnovo dei locali e parcheggi riservati. A Salerno, per fortuna, non si verificano le carenze stagionali di sangue che sussistono in altre realtà e di questo siamo grati ai donatori che ci permettono di continuare a vivere. Ci preoccupa, invece, il fatto che a causa del collocamento a riposo per limiti di età del personale che ci ha seguiti in questi anni si possa determinare una discontinuità nell’assistenza. Ci auguriamo che la responsabile del Day Hospital Elisa De Michele e i suoi collaboratori possano essere affiancati da nuovo personale da formare per favorire un graduale travaso delle competenze e delle conoscenze”.

  • Libri, la saga sul Popolo Messapico rivive in Eliade (Gli eredi di Priamo) di Bruna Spagnuolo

    È uscito nelle librerie e nei bookstore online il romanzo “Eliade (Gli eredi di Priamo)” di Bruna Spagnuolo, il secondo e atteso volume della saga “Angeli in ginocchio”, imperniata sul recupero delle identità non tramandate. Il romanzo, pubblicato nella collana “Identità italiche”, segue a distanza di un anno il volume Angela (Gli eredi dei Messapi).

    Per parlare ai lettori d’oggi, Bruna Spagnuolo non sceglie il linguaggio freddo e asettico del saggio, ma quello pulsante di vita, evocativo e ricco di emozioni del romanzo storico dallo stile lirico araldo di una dignità linguistica da salvaguardare e tramandare. Sono le spore glottologiche a determinare i sopralluoghi dell’autrice (dalla valle dell’Indo, all’Anatolia, alla Troade, alle rovine di Troia, alla Siritide di Policoro e alle valli del Sarmento e del Sinni) ma la ricerca si lascia sedurre dai sentieri imperscrutabili del mito e della narrativa letteraria lirica e avulsa da “presupponenze” documentali di settore.
    Eliade (Gli eredi di Priamo)
    Sembrava che tutto fosse stato detto sulla distruzione di Troia fino… all’uscita di questo libro, che prende il via da un segreto sepolto nella vita di Priamo e da eventi incisi nelle ceneri di Troia e nella rosa dei venti di un viaggio epico.
    Salvato da un eroe dalle misteriose implicazioni, Baletos, figlio di Brentos, figlio di Priamo, raggiunge la rada segreta delle navi già pronte e prende il mare con i suoi figli, il giovane Egeo e il piccolo Cheones. Le insidie di una sosta avventurosa permettono soltanto ai figli di Baletos di giungere alle coste italiche, dove, intorno a tre sorgenti sacre, il popolo di Egeo fa prodigi mai veduti con materiali pregiati, terreni, coltivazioni e giardini e crea tradizioni-meraviglia, tra cui quella dell’albero-calendario. Il fiume Siris, con il tempo, oscurerà il nome della città, ma, prima, il principe Cheones parte con metà del popolo di Egea, in cerca della patria perduta, seguito da Eliade, sua amata e suo alter ego, e da un dono con cui il re Egeo pone a dimora gli aghi laceranti delle vicende drammatiche in cui il principe schiavo Leuco è punto di riferimento. Mentre parte del suo esercito naviga il Sarmento al contrario e il resto del popolo s’inerpica verso i monti con animali da soma e clamore di armi e di voci, forze minacciose insidiano Cheones, per portargli via la sua amata. L’incantesimo del fascino di Eliade, bella come una dea, permette l’arrivo nella valle del grande Cubuk, il Sarmento, che Cheones elegge sua “patria” ritrovata. I prodigi delle albanelle indicano i siti dei formicai umani dall’indescrivibile vita operosa, teatro omerico di un amore epico scandito da tragici abissi esteriori e interiori e da guerre fatali tra le infedeltà dell’istinto e la fedeltà del cuore. I tempi di riferimento non tolgono all’amore tra Cheones ed Eliade nessuno dei respiri di attualità contenuti nelle grandi storie d’amore di tutti i tempi, poiché questo libro è, prima e al di sopra di tutto, una storia d’amore così grande che il vento ancora la racconta e che trafigge il cielo con ogni grido libero del falco pellegrino…Bruna Spagnuolo ha origini lucane. Collabora con molte riviste specializzate nazionali e internazionali. Vince il premio Romagna, nel 1985, ed esordisce con il suo primo libro di narrativa. Seguono molti premi e molte opere, che riecheggiano del fascino delle culture e dei popoli da lei conosciuti e amati nei suoi moltissimi lunghi soggiorni nelle più sperdute latitudini del mondo. I suoi libri, molto recensiti e anche recitati, rubano all’oblio personaggi indimenticabili, incastonandoli nell’irrinunciabile identità delle culture di appartenenza. È nella biblioteca del Quirinale.

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  • “Coppie scoppiate”, Anna Boggi Fasciani spiega come non farsi troppo male quando un matrimonio finisce

    Avezzano (AQ) – Separazioni e divorzi? Come guerre, fredde o guerreggiate, travolgono sogni d’amore e progetti di vita delle coppie e lasciano sul terreno vittime dirette e collaterali, danni economici, ferite affettive e psicologiche difficili da rimarginare.

    Parola di Anna Boggi Fasciani, avvocato del Foro di Avezzano (AQ), vent’anni e più di esperienza in materia di diritto della famiglia, che nei giorni scorsi ha pubblicato il libro “Coppie scoppiate. Come non farsi troppo male quando un matrimonio finisce” (Produzioni i giorni di Antigone, pp. 174, € 20,00).

    Come rileva Adriano Squillante (notaio, avvocato e già avvocato di Forum, in onda su Canale 5 e Rete 4) nella prefazione, l’autrice ricorre spesso a parole e similitudini belliche per descrivere l’impatto e le conseguenze drammatiche dei complessi percorsi giudiziari e umani, perché sono le più appropriate per raccontare ciò che avviene con la fine del matrimonio.
    In Italia separazioni e divorzi sono in costante aumento dagli anni Ottanta. E rappresentano per le persone coinvolte una delle principali cause di stress, in grado di compromettere durevolmente la serenità e spesso anche la salute.

    “Coppie scoppiate” è un vademecum dedicato soprattutto a chi si trova ad affrontare una separazione o un divorzio o sta meditando di farlo. Il libro si propone di favorire nel lettore la consapevolezza delle difficoltà che lo attendono, affinché possa affrontarle con un approccio corretto, senza false aspettative, e riguadagnare prima possibile il benessere e la serenità perduta. Non solo. Il volume, esponendo le difficoltà legate alle battaglie legali e allo stress psicologico, intende rivolgersi anche a quelle coppie che possono ancora salvare il loro matrimonio, magari scoraggiandole dall’intraprendere un percorso così doloroso a cuor leggero e senza aver riflettuto bene sulle conseguenze. La sua lettura, inoltre, si rivela utile anche per avvocati e addetti ai lavori che possono ricavarne spunti e suggerimenti interessanti per assistere al meglio i loro clienti nei percorsi giudiziari.

    Anna Boggi Fasciani, infatti, non parla (solo) di diritto. Affronta con grande sensibilità e umanità tutti quegli aspetti squisitamente personali, affettivi, psicologici di cui non c’è traccia nei manuali e nei codici. Ma non per questo meno importanti. Come ad esempio, il modo di comunicare ai figli la fine del matrimonio, la sofferenza dei nonni, le tensioni tra le famiglie di origine, l’essere vittime e carnefici del partner nello stesso tempo, l’affidamento degli animali da compagnia, i rapporti con l’ex che si è rifatto una vita; le feste che rinnovano le lacerazioni del tessuto familiare, fino alle implicazioni di natura patrimoniale che non mancano di ripercuotersi sul tenore di vita delle persone coinvolte.

    «Un matrimonio che finisce – scrive Anna Fasciani nell’introduzione – esprime un contesto conflittuale che mette a nudo le pieghe più intime della vita di due perfetti sconosciuti; i fascicoli di separazione e di divorzio contengono i sentimenti, i giorni felici, i sogni interrotti, la delusione, la rabbia, le vendette, le contese delle famiglie di origine che, sebbene non compaiano direttamente, sono spesso il substrato umano e il contesto di riferimento su cui si gettano le fondamenta di un matrimonio destinato a finire male».

    Il testo si articola in due parti, seguite da un epilogo e da un’appendice normativa.

    La prima parte, “La legge, i tribunali e l’esperienza”, oltre a far opera di chiarificazione concettuale tra le opzioni disponibili per il cliente, mette in scena il dramma del matrimonio che muore. Se il momento fatidico in cui il cliente varca la soglia dello studio di un avvocato matrimonialista o divorzista rappresenta l’antefatto, è solo con la famosa lettera del professionista recapitata alla controparte che il dramma vero e proprio ha inizio. Nelle fasi successive emergono in primo piano gli aspetti connessi all’affidamento dei figli minori, all’eventuale determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge più svantaggiato, al contributo di mantenimento per i figli, all’assegnazione della casa coniugale, all’eventuale divisione dei beni oggetto di comunione legale, fino alla regolamentazione delle obbligazioni contratte dai coniugi durante il matrimonio. Non mancano, peraltro, le riconciliazioni da parte dei cosiddetti “pentiti del divorzio“, che sono più frequenti di quello che si possa credere.

    Nella seconda parte, “Scene da un matrimonio che finisce”, l’autrice riporta alcune storie reali, rielaborate in modo da garantire l’anonimato dei protagonisti: casi-limite che ha trattato nel corso della sua lunga esperienza e da cui ha tratto insegnamenti professionali ma anche stimolanti riflessioni sui limiti della giustizia. Che può tutelare i diritti, ma non può imporre l’amore.

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  • “Kaleidos” di Marcel Dorian: storia di un amore fuori dalle regole sociali e dentro il senso profondo dell’esistenza

    copertina di KaleidosNon si sa mai che cosa può celarsi dietro un sentimento inconsueto. Neppure quanto una relazione fuori dall’ordinario possa stravolgere la vita di uomo fino a rivelargli il senso di tutta un’esistenza. Questi sono alcuni dei quesiti che filtrano dalla texture di Kaleidos, romanzo di esordio di Marcel Dorian. Un libro dal fascino immediato, sin dal titolo, che muove letteralmente da “bella forma” per giungere all’idea di bellezza in movimento, vita illuminata da un incanto: l’amore che dal mito più antico si insinua miracolosamente nella contemporaneità.

    È il racconto di un incontro straordinario. Un professore di storia dell’arte, sposato con figli, intreccia una pericolosa relazione con una sua studentessa all’ultimo anno di liceo. Dapprima sguardi, poi parole, infine lunghe conversazioni virtuali che sfociano nel desiderio assoluto di un amore di grande respiro ma contestabile agli occhi delle regole sociali. Il tutto scandito da un senso etico profondo che accompagna il protagonista nel febbrile lavoro di stesura di un romanzo che possa catturare e immortalare il suo sentimento e l’idea della ragazza che ama e che etichetta con il sensuale e divino nome di Kaleidos.

    Marcel Dorian è uno pseudonimo e come tale reca in sé il mistero di un’identità celata. Anche se alla sua prima prova letteraria, lo scrittore dimostra una certa maturità nell’uso di una scrittura persuasiva e nella scelta di una trama lineare ma di grande spinta emotiva. È evidente il lavoro di cesello e una solida cultura mai ostentata ma quasi sempre bilanciata tra le righe prosaiche del quotidiano narrato. L’autore crede nello spiritualismo come affermazione dello spirito sulla materia: la sua indagine interiore lo conduce alla ricerca delle origini dell’evoluzione umana, dunque al mito come materia da cui attingere in modo fatalistico per sopravvivere ai duri colpi della vita. In lui convivono forti spinte neoclassiciste per via di un certo rigore estetico e intensi richiami a teorie filosofiche di ascendenza novecentesca con particolare riferimento al modello einsteiniano della relatività.

    La ricerca dell’unicità di certi legami e il connubio tra arte e vita trovano equilibrio nell’autenticità di una trama incentrata ai giorni nostri. L’amore tra l’insegnante e la sua allieva, un classico di genere romantico, dà modo al protagonista (sovrapposto allo stesso scrittore) di immergersi nelle pieghe profonde dell’esistere per rispondere ad atavici interrogativi. È lo stesso autore che, forte dei feedback dei suoi lettori, ama sottolineare: “Kaleidos racchiude un congegno capace di donare una nuova visione del mondo. Attraverso il racconto di una storia d’amore proibita si ha un ritorno alle origini, a una visione magica in cui si segue un ordine spirituale che è al di là del bene e del male. Una visione profondissima che fa di Kaleidos un libro quasi iniziatico”. Di fatto il dato psicologico più importante è l’universalità, da cogliere sia come dato storico, in quanto il tempo risulta sempre un concetto relativo, che immanente: l’uomo attraverso l’Amore può giungere alla Conoscenza.

    In ultimo, la vicenda narrata, che vede Kaleidos al centro dei desideri di un uomo nel difficile cammino esistenziale, prevede il licenziamento dal lettore con uno straordinario colpo di scena che riuscirà a spostare il finale oltre il termine del racconto. D’altronde, come afferma Dorian: “Chiunque leggerà queste pagine, chiunque vivrà un’emozione così intensa, renderà reali queste parole, darà loro una possibilità di futuro sottraendole per sempre all’immutabilità della fine”.

  • Migliora le vendite del tuo libro: consigli pratici per vendere più copie

    In Italia escono oltre 86 mila nuovi titoli ogni anno, cioè 235 libri al giorno. Il 40% delle novità non vende nemmeno una copia. Come funziona il mercato editoriale? E perché l’offerta di libri cresce indipendentemente dalla domanda? Quali sono le strategie più efficaci e quali gli errori da evitare? Lo spiega Giovanni Criscione nell’ebook “Migliora le vendite del tuo libro: Consigli pratici per aumentare la tua visibilità e vendere più copie”, già disponibile su Amazon.Giovanni Criscione (Ragusa, 1972), ex giornalista, fondatore dell’agenzia di comunicazione Inpress Events & Communication, è autore di libri aziendali e saggi storici. Forte di un’esperienza decennale nel settore come comunicatore ma anche come autore, si occupa con il suo staff di supportare il lancio e la promozione di libri scritti da esordienti, autori indipendenti e self publisher.

    Il testo si rivolge proprio agli autori auto-pubblicati che vogliono migliorare le loro vendite. Essi non hanno alle spalle un editore tradizionale interessato a spingere le vendite e sono costretti a impegnarsi in prima persona per promuovere e vendere i loro libri. L’ebook è articolato in due parti. La prima mostra il funzionamento del mercato editoriale attraverso il cosiddetto “quadrante delle vendite”, che concerne il posizionamento di autori ed editori. Dopo aver descritto quali sono i meccanismi che spingono i consumatori all’acquisto di libri, nella seconda parte l’autore spiega come affrontare il mercato e passare all’azione. L’approccio proposto si basa sulla graduale trasformazione dei self publisher in imprenditori di sé, consci della necessità di pianificare, conoscere il mercato, gestire un budget, individuare obiettivi, definire un pubblico di riferimento, realizzare le azioni di marketing previste e misurarne i risultati.

    L’ebook fornisce una panoramica dei principali strumenti per aumentare la propria visibilità sui media e diventare protagonisti in un mercato sempre più competitivo. Dalle schede di lettura ai comunicati stampa, dalle piattaforme fai-da-te alle newsletter, dalla promozione nelle radio alle ospitate in TV, dall’organizzazione di eventi in libreria ai book tour, dalle presentazioni online all’attività nei gruppi di lettura e nelle community sui social network, dai blog letterari ai social dedicati ai libri, passando per i concorsi letterari e le fiere di settore, l’ebook offre una guida pratica, agile ed efficace, per orientarsi nella giungla del mercato editoriale.

  • La vita del Botticelli narrata da lui medesimo nel romanzo Sandro di Johannes Bramante

    Un vecchio su una panca, in un tramonto d’estate, rievoca ricordi, emozioni, rimpianti, tra riflessioni sul destino e sulla natura dell’arte. Lui è Sandro Botticelli, uno dei massimi artisti del Rinascimento italiano, e quello che leggiamo nelle quasi settecento pagine del romanzo Sandro di Johannes Bramante, è il racconto della sua vita narrato in prima persona.

    Sandro, pubblicato dall’editore fiorentino Maddali e Bruni, segna l’esordio letterario in grande stile di Johannes Bramante (Roma, 1990). Attore, drammaturgo e regista teatrale, Johannes trasferisce nella scrittura del romanzo le doti geniali e le qualità già evidenziate sul palcoscenico con la trilogia Il complesso di Antigone, Alkestis 2.1 e Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae.
    Davanti agli occhi del lettore si dispiega il grande affresco di un luogo e di un’epoca straordinari: la Firenze di Lorenzo de’ Medici. Una città, quella tardo-quattrocentesca, dove umanisti e filosofi indicano nella bellezza la via per elevare l’anima a Dio. Dove fioriscono le botteghe di grandi maestri, da Filippo Lippi ad Andrea del Verrocchio, da Antonio Pollaiolo a Domenico Ghirlandaio e  altri. E dove magnati, banchieri e mercanti fanno a gara per accaparrarsi le loro opere.

    È in questo ambiente stimolante che il giovane Sandro di Mariano Filipepi, detto il Botticello, muove i primi passi. Con un accuratissimo lavoro di ricostruzione storica, Bramante racconta, per voce del grande pittore, gli umili inizi come battiloro nel laboratorio del fratello, l’apprendistato nella bottega di Filippo Lippi, le prime commissioni e i rapporti con la corte medicea che faranno di lui uno dei pittori più apprezzati e richiesti dall’aristocrazia fiorentina. E anche le passioni umane, gli amori omosessuali, l’ambizione, il carattere malinconico e riflessivo, le gelosie e le invidie dei pittori rivali, i dubbi e le incertezze sulla via da seguire, la ricerca di un equilibrio tra l’esigenza di soddisfare il gusto dei committenti e l’indipendenza dell’espressione artistica, il tormento della perfezione, l’influsso neoplatonico di Marsilio Ficino, la convinzione del valore civilizzatore della bellezza, la genesi dei grandi capolavori.

    L’autore ci porta, insieme a Botticelli, sui ponteggi dell’abside del duomo di Spoleto, sotto le volte maestose della cappella Sistina, nelle operose botteghe fiorentine, nelle stanze ingombre di cavalletti, tavole, fogli, pennelli, collante e mortai per pestare i pigmenti, per le strade di Firenze, ma anche nelle raffinate ville di campagna e nelle sale maestose dei palazzi nobiliari. Ci fa incontrare papa Sisto IV, il magistrato Tommaso Soderini, Simonetta Vespucci, i maggiori pittori contemporanei, ma anche Leonardo da Vinci e il giovane Michelangelo.

    Tuttavia, sotto la superficie di quella che fu la nuova Atene, si agitano le oscure passioni di uomini politici, la bramosia di potere, le alleanze, gli intrighi, le congiure, le vendette, i tradimenti, gli assassinii. Gli artisti, che ne siano consapevoli o no, hanno il potere di dare un corpo e un volto a Dio, alla Madonna e ai santi, hanno il dono di tradurre in immagini concrete gli astratti concetti. Per questo i governanti li tengono avvinti con la forza del ricatto o con le lusinghe della fama e della ricchezza. E si servono del loro potere comunicativo come Instrumentum regni. Per finalità di propaganda nella politica interna o per estendere le alleanze all’esterno.

    Così, la mano che ha dipinto la Venere non può sottrarsi all’infame compito di ritrarre i cadaveri dei congiurati impiccati alle finestre dei palazzi. Perché lo vuole il Magnifico, a futura memoria dei suoi avversari. A ben vedere, quello di Botticelli è un lungo cammino verso la consapevolezza della eterogenesi dei fini artistici che ispira riflessioni estremamente attuali sul rapporto tra arte e politica, sull’essenza dell’arte e sulla refrattarietà della natura umana. Per questa via il romanzo può leggersi come un’allegoria del presente.

    Lo scorcio del secolo XV, caratterizzato da un’involuzione autoritaria e dalle profezie apocalittiche del Savonarola, vedrà l’uscita di scena dell’artista. Amareggiato dal rogo dei suoi dipinti considerati da blasfemi nel nuovo clima di rigore moralistico e dalle persecuzioni dei sodomiti, abbandonato da tutti gli allievi, Sandro si ritira in campagna, sulle colline di Bellosguardo, per trascorrervi gli ultimi anni.

    Quando il flusso di memorie giunge al termine, il sole non è ancora tramontato: «Neanche il tempo di un tramonto – commenta il vecchio sulla panca – è durato il racconto di tutta la mia vita! E forse la mia vita stessa è stata breve come un tramonto». Non così le opere, destinate invece a una gloria imperitura.

  • Domenica in scena “Se la vita mia fosse poesia…” di Marco Di Stefano

    Di Stefano, Enrico Frandino, i fratelli AngelinoRoppolo (BI) – Secondo appuntamento con “Se la vita mia fosse poesia…”, spettacolo di e con Marco Di Stefano che andrà in scena domenica 23 ottobre alle ore 16 nella prestigiosa sede della fondazione “Emanuele Cacherano di Bricherasio” di Roppolo (Biella). L’incantevole “recital tra sogni ed emozioni”, che nasce dalla viva collaborazione tra il regista e attore lucchese e il poeta biellese Enrico Frandino, è reduce da una strepitosa prima nazionale tenutasi venerdì scorso al teatro Don Minzoni di Biella.

    Un evento dall’impronta totalizzante, resa unica dalla comunione delle arti che dialogano fino a una comunicazione intima con lo spettatore. Il fil rouge che tiene insieme la poesia, la recitazione, la musica è frutto dell’esperienza pluriennale del Di Stefano. Molto conosciuto per partecipazioni e ruoli significativi nei film d’azione e horror di registi del calibro di Fulci, Lucchetti e Bergonzelli, da diversi anni il suo impegno artistico è rivolto all’integrazione sociale grazie alla realizzazione di progetti e laboratori teatrali di forte impatto collettivo. Il suo fiore all’occhiello è il Teatro della Comunità, un genere di fama internazionale di cui è fondatore e che il performer porta avanti insieme alla compagna di vita e nota coreografa Tanya Khabarova.

     

    Sensibile e opportuno compagno di viaggio in “Se la vita mia fosse poesia…” è Enrico Frandino, che partecipa in modo viscerale alla realizzazione del recital: sue le liriche tratte dalle sillogi Carezze di Vento e Pittore dell’anima; Di Stefano le interpreta magistralmente intervallandole a monologhi e classici della musica internazionale da lui stesso eseguiti con la tromba e accompagnati dai due fratelli chitarristi Giuseppe e Daniele Angelino. Ricordiamo che la fama di Frandino è legata alla vittoria di un centinaio di concorsi internazionali e al prestigio delle pubblicazioni che lo presentano agli occhi del pubblico come il poeta dell’anima, cioè a dire la voce che riesce a interpretare i sentimenti dell’uomo contemporaneo.

    “Se la vita mia fosse poesia…” conta sul sostegno della fondazione “Emanuele Cacherano di Bricherasio” di Roppolo, che trae ispirazione dalla figura del nobile torinese fondatore dell’Automobile Club d’Italia e della prima Fabbrica Italiana Automobili di Torino. Un personaggio imprenditoriale di notevole spessore da cui l’ente morale biellese prende spunto per operare in modo attivo e intraprendente. Si ricorda che il recital di domenica 23 ottobre, com’è stato per la prima nazionale di venerdì 21, è aperto al pubblico in forma gratuita. Saranno però raccolte offerte libere in favore della realizzazione di due progetti che il presidente della fondazione, Maurizio Aiassa, ha in cuore di realizzare. Si tratta di una biblioteca all’interno del parco e della ristrutturazione di uno degli stabili per la creazione di un laboratorio scolastico.

     

    Sono inoltre previste altre diciannove repliche dello spettacolo in tutta Italia (location ancora da confermare).

     

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  • Il monastero del diavolo, il romanzo di esordio di Giovanni Morlari, tra horror e fantascienza

    copertina Milano (MI) – Qual è il prezzo dell’ambizione? Quanto costa il successo per una scoperta capace di rivoluzionare il mondo? E soprattutto che valore ha l’esistenza se certe conquiste svelano confini talmente inquietanti da mettere a repentaglio la stessa vita? Questi e molti altri interrogativi attraversano Il monastero del diavolo di Giovanni Morlari, la storia di un’avventura al limite con l’immaginazione più terrificante.

    L’autore di origine milanese sfrutta uno pseudonimo per conquistare il pubblico con un romanzo horror dalle venature fantascientifiche. Alla stregua di un Dottor Jeckyll e Mister Hyde dichiara sui social di condurre una doppia vita: “impiegato di giorno e scrittore al calar delle tenebre”. La passione di Giovanni Morlari per l’occulto lo accompagna fin da giovanissimo, e ne Il monastero del diavolo, la sua prima prova narrativa, dimostra ottime conoscenze di religione, fantascienza e filosofia tradizionale.

    Da Edgar Allan Poe a Stephen King l’horror ha sempre prediletto i passaggi spaventosi che la mente umana sa concepire conducendo il lettore all’interno di quel cerchio intimo che è il perturbante freudiano. Ciò che non appare, o che appare poco, o che può essere solo immaginato e non classificato, suscita la paura fino all’angoscia più allarmante con successiva quiete in cui si annida il passibile spettro del ritorno del male. Uno schema narrativo che Giovanni Morlari utilizza ne Il monastero del diavolo attraverso una scrittura accattivante e intellegibile, capace di soffermarsi su particolari e parentesi riflessive di un plot ad alta tensione.

    La trama ben articolata vede Marco e Matteo due fratelli della Brianza, orfani di padre e con una madre psicolabile, alla ricerca di uno spiraglio che riscatti le loro esistenze provate. In particolare Matteo, il più sensibile e dotato intellettualmente ma anche il più e fragile, asseconda l’ambizione del fratello che avverte la necessità di un cambiamento e, di fronte all’invenzione di un anziano signore, riconosce l’occasione di una vita. All’interno di una compagnia un po’ troppo ingenua approdano Simone vecchio compagno di scuola, Lucia ex fidanzata di Marco, e tre personaggi tanto strambi quanto pericolosi di bulgakoviana memoria. Tra esperimenti paranormali, misteriose leggende e luoghi tenebrosi, il viaggio dei protagonisti attraverserà un portale per un’altra dimensione contraddistinta da incontri con entità spettrali e scomparse inverosimili.

    L’aspetto psicologico appare rilevante. Il desiderio di Morlari di distaccarsi dal quotidiano alla ricerca di verità oscure è indice di una forte introspezione che richiama l’idea junghiana degli archetipi: la dualità umana insita nel confronto tra i fratelli, la figura del matto in Simone, l’anima nell’immagine di Lucia. Il tutto contornato da un velo di religiosità ben congegnato che insinua dubbi e revoca certezze di ortodossa memoria e da un tono catartico di intensa umanità.

    Il monastero del diavolo è un romanzo da leggere tutto d’un fiato assaporando una trama intrigante, capace di far riflettere e rabbrividire insieme.

  • Le prigioni interiori dell’esistenza umana nel nuovo romanzo di Marco Spinicci

    Pistoia – Può l’individuo sottrarsi ai condizionamenti naturali e sociali che, sin dall’infanzia, vanno definendo i confini delle sue prigioni interiori? Può, con la libertà di scelta, sfuggire al campo di forze deterministiche e scardinare le sbarre di quelle prigioni? Sono le domande che Marco Spinicci solleva nel suo nuovo e intrigante libro, A ciascuno la sua prigione, appena pubblicato dalle edizioni Porto Seguro di Firenze. Il libro, con un sapiente intreccio narrativo, incastra alla perfezione romanzo di formazione, giallo e saga familiare, in una più ampia cornice che contempla riflessioni di natura filosofica sulla condizione umana e motivi di dura critica sociale.
    Marco Spinicci, medico odontoiatra, vive e lavora a Pistoia. Nella scrittura esprime la sua dimensione interiore, cercando un’armonia tra gli accadimenti della vita. Ha pubblicato il saggio La virtù della libellula; le sillogi poetiche Oltre l’orizzonte L’acqua saliente; i romanzi Ti accenderò di amore antico e L’abbraccio dell’acqua. Ha ottenuto il Premio Ferrucci Montagna Pistoiese per la poesia e la menzione di merito al Premio Argentario per la narrativa.Nel nuovo libro l’autore dispone gli avvenimenti – che si svolgono tra l’Emilia Romagna, l’Eritrea e la Toscana dagli anni Venti agli anni Ottanta del Novecento – in un ordine non lineare, anticipando o posticipando alcuni fatti rispetto al loro succedersi naturale. Frammenti di storie, destini che si incrociano, trame multiple che si intrecciano e si aggrovigliano. Per poi dipanarsi nel finale e confluire in un’unica, complessa, vicenda nella quale ritroviamo tutti i sentimenti, le passioni, le emozioni e le ragioni che agitano l’infinito garbuglio delle esistenze umane.Lagune comacchiesi, anni Trenta. Giuditta Dacreni, figlia di umili pescatori di anguille, nel passaggio dall’infanzia alla pubertà, scopre di avere una rara alterazione dei caratteri sessuali nota come pseudoermafroditismo, che influisce sul suo carattere e sul suo aspetto fisico.

    La giovane cresce in una società che esalta il virilismo e assegna alla donna il ruolo di angelo del focolare. Prigioniera del suo corpo androgino, sotto il peso dei pregiudizi familiari e sociali, si chiude in sé e diventa ostile verso il prossimo. E «nessuna prigione è peggiore di quella che ci costruiamo noi stessi». Nel dopoguerra, rompe definitivamente con la famiglia d’origine e si trasferisce a Lucca, dove inizia una nuova vita. Anni di ingiustizie, umiliazioni e patimenti, ne piegheranno il carattere. Riuscirà a riappacificarsi con sé e con gli altri poco prima della morte.

    La sua vicenda, da un lato, si lega a quella dello zio materno Agostino Signorini, morto nel 1926 ad Asmara, prima di conoscere la figlia nata da una relazione clandestina con una donna del luogo. Lei e la figlia avranno un ruolo importante nel prosieguo della vicenda. Dall’altro, si lega alla morte di Ottavio Rustici.

    Ottavio, che in gioventù si era macchiato di crimini orrendi nel nome degli ideali fascisti, nel dopoguerra prova a rifarsi una vita. Il lavoro come capo cantiere nelle cave di marmo a Seravezza, il matrimonio con Vanna Prisco e la nascita delle figlie Maddalena e Solidea fanno di lui un uomo nuovo. Finché i fantasmi del passato non tornano a materializzarsi. Michele, scampato anni prima all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema e da poco assunto come cavatore, lo riconosce come uno dei collaborazionisti repubblichini che guidarono i tedeschi fin lassù, lungo i sentieri della collina. Tre donne, a diverso titolo, lo odiano e vogliono vendicarsi. Vilma, che ha avuto un figlio da lui in seguito a una violenza sessuale. La matrigna Fedora Borghi, che Ottavio ricatta per una vecchia storia di soldi. E la cognata Laura, innamorata di lui e malamente respinta. Quando Ottavio muore per avvelenamento, sono molti gli indiziati di omicidio. Le indagini, tuttavia, puntano in un’unica direzione. Molti anni dopo toccherà all’investigatore privato Egidio Pierini, su incarico delle figlie di Ottavio, riaprire i fascicoli del cold case e fare luce sull’accaduto.

    La padronanza delle tecniche narrative; la capacità di penetrazione psicologica; la creazione di personaggi dai tratti fisici, caratteriali e morali ben definiti; l’attenta descrizione di ambienti e contesti sociali e di lavoro (la pesca delle anguille, le cave di marmo, i lavori della terra); la critica ai pregiudizi per il diverso; la riflessione sull’origine del male e sullo statuto ontologico della verità, fanno di questo libro un romanzo di grande lucidità in cui l’autore, svincolando i personaggi dai ruoli prestabiliti, ci racconta il conflitto continuo tra l’ineluttabilità del destino e ciò che ognuno sceglie di essere.

  • Una villa rinascimentale e una coppia di antieroi protagonisti del giallo “L’amico fedele” di Daniele Gonella

    Vicenza – Quali misteri si celano dietro i maestosi cancelli della Villa Bocchese e nel suo enorme parco in collina, tra viali alberati, prati e boschi ombrosi? Che fine ha fatto il proprietario, l’imprenditore Claudio Bocchese, partito per un viaggio d’affari e scomparso nel nulla? E che ne è del suo gatto Fijodor, uno splendido esemplare di Certosino, dagli occhi gialli? Sono questi i quesiti che dovranno risolvere un investigatore improvvisato e spregiudicato, Leo Rodgher, e un goffo tuttofare, Boris Castaman, protagonisti del giallo “L’amico fedele” di Daniele Gonella, pubblicato da Youcanprint.

    Daniele Gonella (Trissino, 1984) è un appassionato lettore di libri gialli, che ha deciso di scriverne uno. “L’amico fedele” segna, appunto, il suo esordio sulla scena letteraria. La storia è ambientata ai nostri giorni, nel piccolo mondo della provincia veneta. Protagonisti, due anti-eroi da commedia italiana. Leo Rodgher e Boris Castaman, coinquilini, cercano di sbarcare il lunario. L’uno, con piccoli incarichi da investigatore privato. L’altro con riparazioni, traslochi e lavoretti qua e là. Alla fine del mese si ritrovano puntualmente in bolletta. Così Boris spinge Leo a darsi da fare per ritrovare un gatto, che si è allontanato da Villa Bocchese. I proprietari hanno promesso una ricca ricompensa a chi glielo avrebbe riportato.

    La villa rinascimentale della famiglia Bocchese sorge su una collina, circondata da un’immensa tenuta di giardini, viali, prati e boschi. All’interno della tenuta sopravvive il rudere di un antico castello, semidistrutto da un incendio. La facoltosa famiglia che risiede nella tenuta è salita di recente agli onori delle cronache per la sparizione di Claudio Bocchese, a capo di un piccolo impero finanziario. L’imprenditore, partito all’improvviso per un viaggio di affari in Germania, è sparito nel nulla. La sua macchina è stata ritrovata in terra tedesca. Di lui, invece, si è persa ogni traccia. Le tensioni interne alla famiglia e i rilevanti interessi economici in ballo hanno fatto pensare a una scomparsa volontaria. A sospettare che le cose siano andate in maniera diversa è, invece, Leo Rodgher che, nel tentativo di riportare il gatto scomparso ai legittimi proprietari e di incassare la ricompensa, sente “puzza di bruciato”. Così decide di indagare, di sua volontà, per vederci chiaro. Nelle indagini coinvolge anche il povero Boris come infiltrato tra i giardinieri della villa. Da qui si dipartono una serie di rocambolesche vicende, che avranno come suggestivo scenario la misteriosa tenuta e come attori i suoi abitanti, l’autorevole donna Erminia, la figlia Michela, il piccolo Niccolò, il viscido avvocato Filiberto Varotto, curatore degli affari di famiglia, e il personale di servizio. Chiave di volta dell’intera costruzione narrativa sarà proprio il felino Fijodor, “l’amico fedele” cui allude il titolo, che consentirà agli inquirenti di risolvere il caso.

    Come nella migliore tradizione del genere, Gonella costruisce un giallo in cui ogni minimo dettaglio o particolare apparentemente insignificante diventa importante per la soluzione finale, in una logica narrativa stringente. La scrittura sobria, scorrevole e a tratti ironica rendono particolarmente piacevole e avvincente la lettura di questo romanzo di esordio che ci rivela il profilo di un autore e di un’opera già maturi.

  • Il mistero della cattedrale, da Lucio Gatto un thriller avvincente tra storia e immaginazione

    Quale terribile mistero si cela sotto le navate della magnifica cattedrale di San Martino a Lucca? Un segreto sepolto sotto la polvere dei secoli, racchiuso in antiche pergamene e inciso su una effige lignea, la cui rivelazione consentirebbe di riscrivere la storia dell’umanità.
    Intorno a questo inquietante mistero e alla catena di omicidi collegati gravita “Il mistero della cattedrale”, il thriller dello scrittore lucchese Lucio Gatto (pseudonimo di Luciano Giovannetti) pubblicato da Youcanprint. L’autore di romanzi come “Omicidi nella città delle Mura” (2005), “L’enigma del Volto Santo” (2012), “L’alba del giorno dopo” (2019), “La pergamena scomparsa” (2021) e “Viola. Il destino di un amore” (2022), ambienta il suo nuovo libro nella città dove è nato (1951) e dove vive. Ma non c’è solo Lucca, con le sue vie, piazze e quartieri nell’ultima fatica letteraria di Gatto.
    L’autore, com’è nel suo stile, crea un puzzle in cui si inseriscono piani narrativi diversi, personaggi storicamente esistiti e altri inventati, vicende accadute in tempi e luoghi tra loro distanti. Bisogna arrivare alle ultime pagine del libro per avere chiaro il quadro d’insieme e i fili sottili che legano uomini e avvenimenti di tempi remoti e recenti. Il libro si articola in tre parti, la prima ambientata negli Stati Uniti, tra New York e Baltimora, nei nostri giorni. La seconda, a Betlemme (33 d. C.), Alessandria d’Egitto (638 d. C.) e Gerusalemme (742 d. C.). La terza, prevalentemente a Lucca, che conosce una inusitata escalation di omicidi efferati, tutti collegati tra loro.

    Tutto inizia a New York nel 2018. Carl Payton, docente alla Stanford University, antropologo di fama internazionale, ingaggia l’investigatrice privata Claire Freelander della Fox Investigation per far luce sulla scomparsa di un anziano professore di storia e di una giovane ricercatrice. Quella che, a tutta prima, potrebbe essere scambiata per una fuga romantica, dopo il macabro ritrovamento del cadavere del professore, si rivela l’inizio di un “caso” dagli inquietanti risvolti. L’investigatrice privata e un aitante poliziotto, Clay Fergusson, volano in Italia sulle tracce della ricercatrice scomparsa, allieva del professore ucciso e depositaria dei suoi segreti. Le indagini, condotte in collaborazione con gli inquirenti del luogo – il commissario D’Ambrosio, l’ispettore Furlan, il procuratore della Repubblica – portano alla scoperta di una setta segreta, dalle origini millenarie e con potenti ramificazioni, pronta a uccidere chiunque si avvicini al segreto che essa custodisce tra Lucca e Gerusalemme. La risoluzione del caso non porterà gli investigatori, almeno per ora, alla rivelazione del segreto. Il finale prelude a un possibile sequel.

    Con “Il mistero della cattedrale” Lucio Gatto si conferma scrittore dalla penna scorrevole e dalla avvincente tecnica narrativa, capace di creare personaggi dalle spiccate singolarità, ben raffigurati nel modo di essere e agire, nei loro drammi sentimentali, nelle rispettive visioni del mondo; personaggi che si muovono entro scenari dove storia e fantasia trovano un perfetto equilibrio.

  • Cercare la felicità: il romanzo rosa di Susanna Diamanti sul senso della vita

    copertina Bologna (BO) – Quando la vita ti pone di fronte a grandi sfide la scelta più coraggiosa è l’amore. Un assunto che affiora dalle pagine di Cercare la felicità di Susanna Diamanti. Il romanzo rosa della scrittrice bolognese è stato pubblicato lo scorso maggio da Sicrea Libri in seguito al conferimento della menzione speciale “Il senso della vita”, per la seconda edizione del concorso letterario Emanuele Ghidini indetto nel gennaio 2022 dalla Fondazione PesciolinoRosso in collaborazione con la casa editrice bresciana.

    Susanna Diamanti è un’imprenditrice, titolare di un’azienda vitivinicola sulle colline di Bologna. La sua è una storia vincente, fatta di rinunce e sacrifici, di scelte forti e di grande entusiasmo. La passione per i libri nasce da giovanissima. Avrebbe voluto intraprendere gli studi letterari ma ha dovuto affiancare il padre nell’attività di famiglia. Dopo tutto, una laurea in economia e marketing del sistema agro-alimentare le avrebbe consentito di seguire al meglio la sua futura azienda. Oggi è una donna realizzata, è appassionata di scrittura e la sua opera prima assomiglia all’immagine di una vita caratterizzata da momenti controversi ma anche da grandi soddisfazioni.

    L’autrice bolognese sceglie il romanzo rosa come genere speculare di uno spaccato femminile altamente contemporaneo. Il testo in parte ripesca il senso di leggerezza, passionalità, fatalismo, tipici del genere storico nato negli anni Trenta e divenuto famoso con Liala grazie al grande interesse dannunziano, e in parte segue una nuova corrente di influenza nordamericana con sfumature meno esotiche e più realistiche e qualche punta di drammaticità. Di fatto il racconto che narra le vicende di Laura, una ragazza benestante di La Spezia, e della sua formazione psicologica e realizzazione sociale, a un certo punto va a toccare il tema della pandemia che entra nel viaggio esistenziale della giovane caricandola di responsabilità e soprattutto di una visione più concreta e profonda della vita.

    La narrazione che mette in campo Susanna Diamanti è semplice ma ricca di sfumature di intensa umanità. Inizia con l’infanzia di Laura, una bambina orfana di madre ed estremamente legata a un padre molto facoltoso che, pur di renderla felice, soddisfa ogni suo capriccio. Una casa meravigliosa fa da sfondo alla vicenda, insieme a personaggi familiari come la matrigna, con la quale Laura ha un rapporto conflittuale, e una tata dal fare rassicurante e molto attenta ai suoi desideri. Paolo, invece, è il compagno di scuola e di giochi della bambina: di ceto meno abbiente, fin dalle prime battute si mostra sincero, affettuoso e leale. Con la scelta di iscriversi alla facoltà di medicina di Bologna, l’esistenza della protagonista comincia a diventare più intrigante, tra nuove amicizie e impegni accademici, una travolgente passione amorosa che metterà a dura prova la sua personalità, e certi fatali colpi di coda che le consentiranno di crescere in direzione del vero amore, dell’unica reale felicità.

    Il senso psicologico aderisce perfettamente alla trama del romanzo. Cercare la felicità offre diversi spunti di riflessione sul senso esistenziale, sull’accettazione della morte e del dolore, sulla costruzione dei sentimenti più autentici e la speranza di un futuro basato su valori e solide passioni. Per l’appunto l’amore si pone come il giusto collante di tutta una vita in corsa verso l’autorealizzazione, non solo personale ma anche all’interno del tessuto sociale di un mondo in cambiamento.

  • “Mi hai trovata tu” di Maria Rita Concilio, un viaggio introspettivo ai confini della felicità

    Pescara – Un viaggio alla ricerca della felicità, tra mari, memorie e città, contro i fantasmi della bulimia e dell’anoressia, per approdare alla consapevolezza che «felicità è desiderare di essere nel luogo esatto in cui si è». È il percorso narrato nel sorprendente “Mi hai trovata tu”, romanzo di formazione di Maria Rita Concilio, appena pubblicato da Youcanprint, con la prefazione di Vania Russo, scrittrice di romanzi e docente di scrittura creativa. Il libro, per la qualità della scrittura capace di coinvolgere il lettore e trasmettere le emozioni più intime e per la rilevanza sociale delle tematiche affrontate, si annuncia come una delle novità più interessanti nel panorama della narrativa femminile contemporanea.
    Maria Rita Concilio (Salerno, 1973), manager in una multinazionale italiana, vive e lavora a Pescara. Nel 2007 ha esordito sulla scena letteraria con la silloge poetica “Ancora un alito di vento” (Ed. Tracce).

    “Mi hai trovata tu” parla di vite sospese, come barche dondolanti sul mare al tramonto. Di naufragi sentimentali sulle rotte della felicità. Di dolori che levigano l’anima e il corpo, come fanno le onde con i ciottoli sulla riva. Ma anche della voglia di rialzarsi e ricominciare un nuovo viaggio. E del coraggio di essere sé stessi, in una società che ci vorrebbe cinici e insensibili.

    L’io narrante e la protagonista, Anna, è una giovane sognatrice, solitaria, avida di letture, amante del mare. I fatti narrati si svolgono tra l’inizio e la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, tra Roma, una imprecisata città della costa adriatica e Milano. Schiacciata dal peso delle speranze e delle aspettative che altri le hanno cucito addosso, Anna è alla ricerca di un amore perfetto, di un approdo sicuro per dare un senso alla propria vita. Crede di trovarlo in Alessandro, ma ben presto la loro relazione naufraga tra incomprensioni e incompatibilità. È allora che iniziano i disturbi del comportamento alimentare. Prima la bulimia, poi l’anoressia. In principio l’insano rapporto col cibo si manifesta come una richiesta di attenzione. In seguito diventa una dipendenza, subdola e latente. «Convivevo col suo spettro – si legge – Mi ricordava che si sarebbe potuta manifestare, indesiderata, in qualsiasi momento, ogni volta che la vita non avrebbe funzionato come volevo».

    Il tempo e le distanze leniscono le ferite. A Milano, dove Anna si è trasferita per uno stage in una multinazionale americana, conosce Carlo, rampollo anticonformista di una ricca famiglia di imprenditori, con il quale intreccia una relazione amorosa. Gli eventi che precedono e seguono la fine della loro storia costringono la protagonista a interrogarsi sul senso della vita e della morte, sul prezzo da pagare per una vita felice. Ricomincia allora la sua discesa negli abissi, accompagnata dai disturbi alimentari, dalla depressione, da sentimenti distruttivi e autolesionistici, dai pensieri suicidi. A tirarla fuori dal vortice che la sta per annientare è Cecilia, una collega di stage, che la assiste e la convince ad andare da uno psicanalista. È attraverso lo scavo analitico su di sé e sulla sua anima, sulle sue emozioni e aspirazioni, che Anna ritrova un equilibrio esistenziale. Nella nuova vita, ci sarà posto solo per ciò che veramente conta, anche a costo di sacrificare il lavoro in una grande azienda. Una vita al prezzo di una vita.

    Dalle pagine del romanzo emergono innumerevoli spunti di interesse: il viaggio introspettivo della protagonista che può essere d’aiuto per chi lotta contro i disturbi del comportamento alimentare; la rappresentazione della società disumanizzante e orientata al profitto che espropria l’individuo del suo tempo e della sua anima; il profondo rapporto d’amore con il mare che si alimenta della contemplazione delle onde e di passeggiate solitarie sulla battigia; e soprattutto la riflessione sul fatto che la felicità non vada ricercata all’esterno, nelle cose materiali e nelle persone che ci circondano, ma dentro di noi, nell’autenticità delle nostre passioni e aspirazioni.