Le Memorabilia di Memo Fornasari a Vigevano
Le Memorabilia di Memo Fornasari presentate al Museo Civico “C. Ottone” di Vigevano. L’inaugurazione si terrà sabato 4 maggio alle ore 17.00. Saranno esposte una trentina di opere fra le più significative appartenenti ai due cicli principali – “Galassie” e “Radiografie del colore” – realizzate dal poliedrico artista Domenico Memo Fornasari (Mantova 1910 – Verona 1982). La mostra, che gode del patrocinio del Comune di Vigevano, si protrarrà fino al 30 maggio 2024.
Così il curatore Carlo Micheli:
“Domenico Fornasari è pittore vero che paga, in egual misura, il proprio eclettismo artistico e una critica inadeguata. Una duttilità, la sua, distraente che lo porta ora sulla strada del cinema, ora nel mondo della progettazione; una critica che innanzi al suo fare brancola tra narcisistici sproloqui e inutili definizioni delle sue galassie, incapace di proporre un accostamento che ne faccia emergere le affinità con i grandi del suo tempo.
Eppure quelle sue forme futuribili dicono di una pittura colta, d’avanguardia, attenta allo spazialismo di Fontana, ma anche a Vedova, Turcato, Corpora. Questa mostra intende indurre ad una riflessione sui valori artistici di Fornasari, non tanto per rivendicare primati o anticipazioni, bensì per affermare come l’artista mantovano fosse li, tra i grandi, nel momento giusto, in quegli anni ’50 e ’60 in cui fiorirono i più grandi nomi dell’Arte Contemporanea.
Nel 1973 dalle pagine del “Resto del Carlino” Marino Mercuri poneva un problema fondamentale: “Fornasari – bisogna dire – non è stato scoperto: le sue stagioni artistiche non sono agevolmente afferrabili per una giusta, più attendibile interpretazione. (…) Uscì dalla legione di seguaci del Futurismo con svolte incredibili che non furono segnalate dalla critica. E ancora “Ma come va visto il Fornasari rispetto a pittori come Adami, Pozzati, Pistoletto, Schifano?”. Dopo alcuni mesi, nel segnalare l’incontro tra Guidi e Fornasari avvenuto alla mostra che quest’ultimo tenne a Recanati, lo stesso Mercuri afferma che le poche righe scritte da Guidi (“Tanti avvenimenti artistici del secolo l’ha messi lei, nella sua opera, dominandoli con maestria”) sono da considerarsi la critica più approfondita che Fornasari potesse allora vantare.
Delle innumerevoli mostre personali tenute in tutto il mondo, non rimangono che scarni dépliant, superficiali e raffazzonati. Urge dunque un riesame approfondito dell’opera di questo artista inquieto e geniale, una rilettura che gli renda finalmente merito, collocandolo tra i protagonisti della sua epoca.
Questo è quanto si è cercato di fare con la mostra ospitata negli spazi del Museo Civico di Vigevano grazie alla collaborazione dei nipoti Tiziano, Vanni, Roberta e Lorella”.



L’importante operazione culturale è stata resa possibile grazie all’impegno di Knauf, che aggiunge così una nuova tappa al suo lungo percorso di mecenatico supporto all’arte moderna in ogni sua forma e declinazione, dalle torri del Progetto Vara (Biennale di Venezia, 2016) alle opere multidimensionali di Boetti del Maximum Minimum di Boetti (Isola di San Giorgio, 2017), dall’omaggio al futurismo del FuturDome Liberty Palace (Milano, 2017) ai paesaggi oniricamente danteschi di Divina Sezione (Reggia di Caserta, 2018), fino al complesso psicodelico di luci e colori di Bosch, Brueghel e Arcimboldo (Arsenali Repubblicani di Pisa, 2018/19) solo per citare alcuni dei tanti eventi che Knauf ha supportato.
“Knauf ha un solido legame con l’arte di qualità ed è sempre in prima fila quando ci sono iniziative di altissimo livello come questa mostra di Warhol che per di più si svolge a Pontedera, nel nostro territorio, a cui Knauf presta sempre grandissima attenzione e per il quale c’è un legame speciale, visto che Knauf è anche partner del recupero degli storici locali del teatro Roma per la creazione dell’Accademia della Musica.” spiega Damiano Spagnuolo, Product & Marketing manager Knauf.




In Gabbana, la fotografia non è mai oggettiva visione della realtà, ma documentazione di un punto di vista, cosicché le tinte, le forme o le superfici diventano protagoniste di una messa in scena funzionale alla rappresentazione “teatrale”, che nell’artificio va a esplicare la sua massima dichiarazione di intenti. Quindi in Gabbana la fotografia non rivaleggia con la pittura, ma l’una la si ritrova nell’altra.





