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  • Mostra Collettiva Internazionale “Simulacri dell’uomo. Figure, volti, sembianze”

    Dal 9 al 21 Novembre

    INAUGURAZIONE SABATO 9 NOVEMBRE ALLE ORE 17:30

    Cura, organizzazione e presentazione

    del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Fin dalle epoche più remote, la rappresentazione della figura ha significato per l’uomo un’autoriflessione relativa al proprio posto nel mondo, alla ricerca del senso della propria esistenza.

    A partire da 32.000 anni or sono, con i graffiti rupestri, l’individuo ha narrato di sé per costruire la propria storia, come rito propiziatorio per la caccia, per segnalare che un dato luogo era occupato, o testimoniare il proprio passaggio. Il corpo era raffigurato in maniera estremamente stilizzata, con il tronco frontale e gli arti laterali, a lasciare immaginare una rudimentale idea di profondità.

    Altre volte semplici impronte di mani stavano ad indicare un’affermazione di identità, la traccia della propria esistenza.

    Nel Paleolitico Superiore, le Veneri Steatopigie, datate da 35.000 a 11.000 anni fa, documenterebbero la femminilità del tempo, con attributi fisici molto pronunciati, statuette votive del culto coevo della Dea Madre.

    Innegabile la rilevanza della resa artistica della grazia e della proporzione nella Grecia classica, allorché il Canone di Policleto, redatto dallo scultore intorno al 450 a. C., stabiliva la ricerca di un modulo che descrivesse armonia e bellezza, nelle forme del corpo come nell’architettura.

    Compiendo un salto temporale fino al periodo rinascimentale (1492 – 1600), la ripresa dei canoni classici e la visione antropocentrica e neoplatonica, l’essere umano è posto al centro del mondo, con la capacità di determinare il proprio destino, e penetrare con il proprio intelletto la creazione divina. Esempi sono le opere di grandi maestri quali Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Donatello, Tiziano, Giorgione, i cui capolavori ancora oggi incantano il mondo.

    Uno scarto notevole possiamo osservarlo invece successivamente, in epoca postimpressionista e preespressionista: Edvard Munch (1863 – 1944), con il dipinto “L’urlo” (1893), di cui l’autore produsse diverse versioni, è una visione della natura i cui colori stravolti echeggiano la disperazione dell’uomo, travolto dalle vicissitudini della vita, e i cui tratti somatici risultano anch’essi snaturati.

    Con opere quali “La danza” (1909), “La gioia di vivere” (1906), “La musica” (1910), di Henri Matisse (1869 – 1954), le forme appaiono schematiche, il segno si fa continuo, corposo e avvolgente, il ritmo è serrato e i colori divengono espressione delle passioni.

    Il quasi contemporaneo Cubismo (1907 – 1914) vede il sovvertimento di tutti i parametri, a partire dalle “Demoiselles d’Avignon” (1906 – 1907) di Pablo Picasso, in cui ogni elemento, dalla prospettiva, alle proporzioni, al colore, è messo in discussione e scomposto, al fine di includere e prospettare nella visione ogni punto di vista possibile, una crisi degli strumenti conoscitivi, considerato anche il periodo pre-bellico.

    In età secessionista (1898 – 1918), il lavoro di uno dei capofila, Egon Schiele (1890 – 1918), aaprofondiva il contesto di questa crisi, divenuta ancor più drammatica nel periodo della Prima Guerra, espandendosi nel campo dei valori umani e della psiche. L’estrema disarticolazione delle membra, presente nei suoi soggetti, e la loro erotizzazione, è rivelatrice, oltre che di una grande maestria anatomica, di una sofferenza interiore che esplicita il demone di ogni grande artista, dato dalla sua stessa capacità di rompere gli schemi.

    Il Surrealismo di Joan Mirò (1893 – 1983), scultore, pittore e ceramista catalano, osserva un superamento della forma in vista della creazione di un vero e proprio linguaggio che si avvicina all’astrazione: i cosiddetti “miroglifici”, coem definiti dal poeta e scrittore francese Raymond Queneau (1903 – 1976), i quali producono un codice ricorrente, con i propri particolari grafemi, che ripercorre i motivi dell’automatismo psichico e di un intenso spiritualismo, rivelando creature polimorfe.

    L’arte informale di Willem de Kooning (1904 – 1997), nutrendosi di luce, colore e segno, scompone queste istanze per dare origine a suggestioni che non ravvisano, ma evocano le entità citate, come nella serie di sei, a partire dall’opera antesignana “Donna I” (1950 – 1952).

    Di segno differente, la serie delle “Têtes d’otages” di Jean Fautrier (1898 – 1964), esponente del “Tachisme”, pittura informale a macchie degli anni ’50 in Francia. Protagonista della resistenza nel periodo della Seconda Guerra, ne ritrarrà la tragica essenza in queste fisionomie appena accennate, che immortalano le cicatrici dell’anima dei partigiani francesi (1942 – 1943).

    Per amore di sintesi, giungiamo all’esperienza espressionista del secondo Novecento del pittore irlandese Francis Bacon (1909 – 1992): l’esperienza personale e individuale diviene protagonista, traducendosi in immagini che turbano e inquietano, rivelando il vissuto celato nelle ombre della coscienza, come nella celeberrima sequenza dei “Papi” (1949 -1956), derivati dal “Ritratto di Papa Innocenzo X” (1650) di Diego Velàzquez, in cui i colori cupi echeggiano la desolazione degli ambienti.

    Questa breve carrellata descrive a grandi linee il rapporto fra la parvenza umana e l’arte, che gli artisti selezionati ad esporre in questa mostra saranno chiamati ad interpretare e proseguire, seguendo la loro tecnica, stile e poetica personale.

    20.09.2024 Maria Palladino

    In esposizione opere degli artisti: Abo Alberto Nori, Aldo Diana, Andrea Pisano, Annalise Ambrogio, Blasco Maria Patricolo, Corrado Campisi, Davide Clementi, Domenico Zullo, Edy Tiravanti, Egle Piaser, Elisabetta Mion, Gianni Mattera, Gianluca Grosso, Manuel Silvestrin, Mariella Stirpe, Marina Comerio, Marino Salvador, Michela Marinai, Monica Antiga, Oronzo Mattiace, Piero La Rosa, Romina Lorusso, Stefano Zaniboni, Ylenia Pilato.

    Presso: Barchessa Villa Quaglia, Viale XXIV Maggio 11, 31100 Treviso (TV)

    Orari di apertura: Martedì – Sabato, 15:00 – 19:30. Chiuso Domenica e Lunedì.

    Ingresso libero. https://www.barchessavillaquaglia.it

    Per Informazioni e contatti: Maria Palladino: 3341695479 [email protected]

  • Mostra Personale di Pittura “Una calda febbre di colori” del Maestro Giancarlo Cuccù

    Organizzazione, cura e presentazione del Critico d’Arte Maria Palladino

    Per Giancarlo Cuccù, il rapporto continuativo con il colore diventa strumento di indagine introspettiva e di analisi sulla percezione e la risonanza interiore dei fenomeni, siano essi paesaggi, nature morte, ritratti o figure. La materia cromatica diviene materia vivente, e nel sovrapporsi e accorparsi, accostarsi delle pennellate frenetiche, nervose, nell’urgenza di arrivare all’essenza, alla ragione ultima di ogni esistenza, nell’entusiasmo della constatazione della sua effettiva, inevitabile fuggevolezza.

    Da questo origina la luce, una luminosità talora diffusa, talora convergente sull’oggetto dell’analisi, rivelatrice come uno studio anatomico, una diagnosi medica, apparentemente oggettiva e distaccata, ma fondamentalmente intrisa di profonda umanità. Di un sentimento di fraterna compassione che nasce dalla considerazione interiorizzata del dolore del vivere, e soltanto attraversando questo dolore, la vita tutta trova il senso del suo essere.

    I paesaggi fermani, le montagne, i calanchi e le dolci, modulate colline, il suo luogo d’origine, divengono specchio dell’evolversi, soggettivo e oggettivo, trasformazione mutua della natura e dell’autore che la percepisce e restituisce come altro da sé, che diviene al contempo geografia delle emozioni, metamorfosi perpetua attraverso le stagioni, gli anni, l’esperienza.

    Intreccio fitto, quasi tessuto, di toni dominanti con poche variazioni, in cui trama e ordito si rivelano altresì schema del sentire, come in “Grande paesaggio con i Monti Sibillini”, che nella magniloquenza della rappresentazione disvela echi affettivi; “Paesaggio con alberi inclinati”, il quale nel variare in diagonale del ductus pittorico suggerisce prospettive inconsuete, epifanie possibili anche nel già noto; “Paesaggio con mandorli in fiore”, nella fascia rosea che definisce la fioritura, e pone l’accento sull’oggetto del discorso, sorprende per la mutazione improvvisa nella consuetudine modulata dei cromatismi noti.

    Nei dipinti di figura, la dolcezza attonita dei bambini, quali “Bambina scalza”, “I primi denti” che preannunciano, negli atteggiamenti e negli sguardi malinconici, la prefigurazione e l’accettazione della gravosità del percorso umano. Trascorre quindi nella drammaticità, altresì luministica, di opere quali “Nascita”, “La morte del clochard” dichiaranti, nell’ossimorica opposizione, il punto cardine della ricerca dell’artista.

    Il suo interesse si concentra allo stesso modo su temi scomodi, sull’attualità più tragica del nostro presente: “L’urlo dell’Africa”, “I dannati”, trattano le tragiche vicende dell’immigrazione, per restituirci un’immagine degli individui, e delle collettività, quali materia in dissoluzione, merce di scambio, vittima unica e indistinguibile allegoria dell’avidità contemporanea.

    Si potrebbe ravvisare una summa ideale di tutto questo nella natura morta “Melograno aperto”, che circoscrive in uno spazio ridotto l’immensa ferita, corporale e psichica, dell’esistere, in una concentrazione di forma-colore la quale identifica l’eterno originarsi e dissolversi di tutti gli enti, organici e inorganici.

    E’ riduttivo descrivere la pittura di Giancarlo Cuccù come “espressionista”, in quanto vi si ravvisano molteplici e disparate istanze, fuse in uno stile unico, la cui originalità è cifra distintiva dell’artista autentico: dalla scarnificazione formale di Cèzanne alla sintesi di Matisse, ai toni stemperati e luminosi di Bonnard e la visionarietà pre-espressionista di Van Gogh e Gauguin, lo sguardo impietoso, dissezionante, dell’amato Chaïm Soutine, le accensioni deformanti di Georges Rouault, fino alla durezza essenziale dei nordici Appel, Kokoschka, Nolde, e i riferimenti più vicini e familiari di Osvaldo Licini, Attilio Forgioli, Tullio Pericoli, Ruggero Savinio.

    La specificità dell’operare artistico di Giancarlo Cuccùnella sua pittura, sta proprio nel tessere una rete perpetua e inestinguibile fra il suo punto di osservazione, se stesso e il riguardante. Un dialogo silente e che si rinnova ogni volta, nell’intuizione della mutevolezza e inafferrabilità di un’immagine unica del reale.

    Così come in quella gioiosa e inesauribile investigazione del carattere ultimo che identifichi, in una singola concrezione materica, qualsiasi entità animata o inanimata intorno a noi.

    Cenni biografici

    Giancarlo Cuccù nasce a Torino da genitori marchigiani e vive nelle Marche fino all età di sei anni nella grande casa dei nonni materni, nella frazione di Collina Nuova, nel comune di Monte Vidon Combatte. Apprezza la bellezza della campagna e del vivere all’aria aperta. Ritorna a Torino, ma per le vacanze estive e natalizie è di nuovo nelle Marche. L’incontro con la pittura avviene nella tarda estate del 1938 quando dipinge su legno un piccolo paesaggio andato perduto dai colori rossi e blu. Dei primi anni Sessanta si ricordano un Vicolo di notte, ritratti di attori. figure di toreri e alcuni paesaggi andati distrutti. E del 1960 1’acquisto del primo cavalletto da studio. Della fine degli anni Sessanta rimangono un paesaggio di chiaro influsso morandiano, un ritratto di donna monocromo e un nudo eseguito a spatola, un ritratto della madre malata (databile al 1970). tre ritratti del padre, un piccolo Arlecchino, qualche paesaggio, oltre a numerosi disegni e lavori a china. Alla fine del 1967 lascia definitivamente Torino e si trasferisce a Fermo nelle Marche, dove abita tuttora.

    Nel 1976 in occasione del primo dei molti viaggi a Parigi incontra la pittura francese del post-impressionismo e vede dal vivo le opere degli artisti che saranno le avanguardie della pittura moderna: L’ultimo Cezanne con i lavori sulla Saincte Victoire, Rouault, Gauguin, Van Gogh, Soutine, Bonnard, il primo Matisse, il Monet delle ninfee e, per finire Munch e gli espressionisti tedeschi (Nolde sopra tutti ma anche L’austriaco Kokoschka).

    Mostre collettive a Fermo nel 1982 (Palazzo Comunale) nel 1996 (Cappella di Villa Vitali), e nel 2003 (Cisterne Falconi). Va a Monte Vidon Corrado a ritrovare i paesaggi del primo Licini e le atmosfere delle Amalasunte. Nel 1990 è in Olanda per la mostra del centenario della morte di Van Gogh e a Parigi conosce Madame Castaing, della quale eseguirà tre ritratti. Negli anni 2000 è a Ceret e cerca in quei luoghi la violenza cromatica del “folle di Smilovitchi”. È di nuovo a Parigi negli anni seguenti per le retrospettive di Gauguin, Cezanne e Modigliani. Studia le opere di Scipione e Gino Rossi. Nel 2005 tiene una personale di oli e disegni alla Galleria di Arte Moderna a Montecatini.

    Nel 2008 espone a Firenze presso Art in Progress in via dell’Oriolo. È fra i 106 artisti che inviano una formella dipinta alla Libreria Bocca di Milano per partecipare all’iniziativa “L’arte aiuta la cultura“. Viene in contatto con la pittura dissacrante dello svizzero Varlin e nel frattempo continua gli studi e le ricerche sul paesaggio marchioiano proprio in quel lembo di terra (le struggenti colline e i calanchi) che da Fermo s’interna fino a Montottone, Petritoli, San Procolo Monte Vidon Combatte e Collina Nuova. Nei primi anni Duemila conosce Oscar Piattella e va spesso a Cantiano a trovarlo e lo ritrae con un cagnolino in braccio. Si lega in amicizia con il pittore milanese Attilio Foroioli che viene in vacanza a Cupra Marittima e del quale eseguirà tre ritratti. Conosce i pittori siciliani Guccione e Sarnari.

    Sulla sua attività pittorica è stato pubblicato nel 2008 il librocatalogo I colori dell’anima con testo critico di Marisa Calisti e nel 2010 con scritti di Piero Feliciotti e Lucio Del Gobbo in occasione della mostra di Jesi nel 2011 Orizzonti con testo di Gloriano Paoletti e a seguire Ritorni, con le osservazioni critiche di Stefano Papetti. Nel 2014 espone a Palazzo Ducale di Urbino presentato da Silvia Cuppini, e a Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno e ancora all’Alexander Museum Hotel di Pesaro. Nella primavera del 2013 espone sedici opere alla Galleria Wikiarte di Bologna e nel frattempo viene accettata la sua iscrizione a socio della Società Belle Arti e Museo Permanente a Milano.

    Nel 2004 è andato ad abitare in una grande casa con uno studio all’ultimo piano dove «Si coglie una veduta della campagna fermana che si spinge a sud fino al Gran Sasso e a nord al di là di Monte San Vicino con una vista sui Monti Sibillini da togliere il fiato». Nel 2017 a Roma – Galleria la tartaruga; nel 2019 A Firenze – Semiottagono delle murate e nel 2022 e 2023 in una mostra collettiva e in personale a Mantova – Galleria Sartori.

    Presso: Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)

    La mostra resterà visitabile fino al 15 Novembre

    Orari di apertura: da Martedì Domenica 10:30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

    Per informazioni e contatti: Maria Palladino: 3341695479 [email protected]

  • Sandra Zeugna “Riverberante Dialogo”

    Mostra personale di pittura di Sandra Zeugna

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 30 Marzo ore 17:00

    L’artista, come i suoi mezzi pratici, è essenzialmente strumento. Uno strumento che parte per necessità dal suo essere creatura umana, ma che poi ineluttabilemnte si traduce e veicola significati, simboli, emozioni, per renderli patrimonio universale, capace di chiarificare, far diventare leggibili e pertanto pacificare, istanze ed intuizioni, germi di esperienze radicate nel profondo.

    Avvicinarsi ai dipinti di Sandra Zeugna è sempre un evento sorprendente, spiazzante e confortante al contempo: è evidente che questi lavori, per il loro stesso essere e dipanarsi in una continuità quasi da messaggio medianico, scrittura automatica, in un dinamismo incessante, cadenzato e danzante, abbiano a che fare con le parti più recondite nascoste in noi e oltre noi; è per questo che ci attirano all’interno, risucchiandoci nell’andamento ritmico e reiterato del segno, il quale costruisce grafemi riconoscibili, alternandoli e ponendoli in parallelo con lo stendersi del colore più o meno rappreso, che allude a forme più o meno accennate, più o meno familiari. E’ come se la pittrice, in maniera spontanea e innata ma comunque mediata da una consolidata consapevolezza della sua scelta di stile, intendesse suggerire visioni, ma soprattutto insinuare in noi la negazione dell’eccessiva e categorica identificazione di qualsiasi cosa nel mondo, dissolvendola in linea e colore, suggerendo infinite e indefinite variazioni e pertanto negando la convenzione stessa dello spazio e del tempo, e della stessa profondità prospettica che va a generare.

    La memoria, l’inconscio, sprazzi di vite precedenti si diffondono sulla superficie della tela come in una composizione musicale, avendo il colore, secondo quanto teorizzato da Vassilij Kandinskij ad inizio Ottocento, qualità evocative del suono, che richiamano impressioni recondite all’interno di ognuno.

    Lo svincolarsi dalle costrizioni troppo nette del contorno è condizione propria a chi ha interiorizzato fortemente il contatto con il mondo sensibile, e con quella proiezione soggettiva di esso che giustifica ogni realtà: la lacerazione dei parametri precostituiti, intesa quale sperimentazione e non necessariamente dolore, significa aprirsi ad ulteriori ed indeterminate possibilità, ed è questa apertura la caratteristica probabilmente più affascinante della pittura di Sandra Zeugna.

    L’amore per la natura e per il suo ambiente d’origine è inoltre cominciamento imprescindibile di tutto: da esso prende le mosse la sua ricerca artistica, e parallelamente ad esso il suo amore per il disegno e la pittura: colore e segno scorrono parallelamente, talora s’incrociano e s’intersecano, mai vincolandosi reciprocamente: è un richiamo introiettato a riconoscere, far affiorare in superficie e praticare quell’imprescindibile dialogo, interscambio e mutua origine fra uomo e natura. 10.03.2024 Maria Palladino

      • Sandra Zeugna nasce a Trieste nel 1958. Inizia la sua attività artistica come autodidatta. Partecipa a numerose mostre collettive anche internazionali, ricevendo diversi importanti premi e segnalazioni. Allestisce diverse mostre personali presso la Galleria Tartaglia di Roma, Il Palazzo Veneziano di Malborghetto, la Galleria d’arte Contemporanea di Trieste, la Galleria Sant’Isaia di Bologna, la Galleria L’Escale di Spilimbergo, e viene ospitata in varie sedi comunali. Nel 2003 viene ufficialmente incaricata di allestire una mostra personale in concomitanza delle Universiadi invernali a Tarvisio. E’ presente per diversi anni nelle fiere d’arte di Padova e Reggio Emilia. Nel 2018 espone un’antologica intitolata “Ratio Dubii” presso lo Spazio 212 a Bologna con la collaborazione di Campogrande Concept. Sempre nel 2018 viene ospitata presso il Palazzo Hercolani Bonora – AZIMUT Capital Managment – Bologna. Nel 2019 espone con una collezione presso lo show room di Poltrona Frau a Bologna. Dal 2020, in collaborazione con Campogrande Concept e Poltrona Frau è presente con alcune opere presso la Torre Galfa di Milano. Sempre nel 2020 espone, con il patrocinio del Comune di Tolmezzo, Eclipsis Style Project, Art-alive.eu e il Club per l’Unesco di Udine, presso il Palazzo Frisacco della Città di Tolmezzo. Nel 2022 con il patrocinio della Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti “Casa di Dante, ECLIPSIS Style Project e il Comune di Firenze, in collaborazione con AUXILIA Foundation, espone assieme all’artista Mauro Milani presso la Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti CASA DI DANTE a Firenze. Nel 2023 in collaborazione con ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, CAMPOGRANDE Concept, ART CITY BOLOGNA, ARTEFIERA Card Cultura e a cura di Daniela Campogrande Scognamillo, espone assieme all’artista Fabio Iemmi presso il Teatro Arena del Sole di Bologna.

    sito: www.sandrazeugna.it , mail: [email protected]

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE).

    La mostra resterà visitabile fino al 14 Aprile. Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • “Mari Contrapposti: Orizzonti”, mostra bipersonale degli artisti Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 24 Febbraio ore 17:00

    La mostra bipersonale “Mari Contrapposti: Orizzonti”, dei pittori Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently rappresenta il primo evento artistico di un progetto ideato e promosso dall’Associazione Culturale Cubanordest di Padova, dedicato alle arti figurative e che si propone di creare un confronto, a scopo di conoscenza, fra due popoli, esperienze e tradizioni apparentemente così distanti, ma che simbolicamente il mare unisce: il Mar dei Caraibi e il Mar Mediterraneo.

    Alla scoperta delle differenze e di quelle concordanze che possono unire due etnie grazie ad un patrimonio comune di affinità, in questa mostra viene affrontato un parallelo fra le due personalità artistiche, a prima vista divergenti eppure per alcuni tratti assimilabili, al fine di esplorarne la storia e l’esperienza per evincerne il messaggio.

    La forza delle cromie e l’incisività del segno, la mobilità della superficie pittorica, la passione descrittiva, sono alcune delle caratteristiche comuni ai due artisti, che l’esposizione in oggetto si propone di analizzare.

    Singolare la presenza, in entrambi gli autori, di una caratteristica intuitiva singolare e soprannaturale, che si fonda sugli elementi del quotidiano, snodandosi attraverso trame lineari e cromatiche, per costruire storie edificanti intrise di un alone magico, misterioso e mistico.

    Pietro Faggin, è nato il 14 Maggio 1942 a Padova. Artista autodidatta, è stato seguito ed apprezzato dal Maestro Riccardo Galuppo (il pittore senza mani). E’ deceduto nella sua città natale il 7 Novembre 2008. Rimane nella memoria di molti come “L’Anima di Padova”.

    Ha partecipato a numerose mostre collettive ricevendo apprezzamento da parte di ben più noti artisti. Le sue opere ad olio su tela, su legno, su ceramica, sono volte a rappresentare la realtà che lo circondava: la sua città, la campagna, la laguna e le montagne venete.

    Il suo sguardo si rivolgeva a scorci tipici di Padova: ne costruiva un puzzle unendo fantasia e realtà. Oppure osservava per ore le isole che formano la laguna veneta traendone ispirazione: i colori vividi hanno il profumo del mare.

    Si è dedicato anche alla realizzazione di alcune sculture da materiali recuperati dal mare o scarti edili.

    Rodrick Dixon Gently è nato l’11 Marzo 1953 a Vertientes (Cuba). Si è laureato presso la Scuola Provinciale d’Arte di Camaguey nel 1972 e nel 1982 si è specializzato in pittura, scultura e disegno presso la Scuola Nazionale d’Arte. E’ stato professore presso L’Accademia delle Arti di Camaguey e realizza le sue opere nello studio di Vertientes.

    Ha realizzato 22 esposizioni personali ed ha partecipato a 40 mostre collettive.

    Lo stile è molto personale: nelle sue opere sono presenti elementi pop e naif. I colori che utilizza portano a realizzare dipinti allegri e luminosi. D’altra parte, l’invenzione di diversi personaggi offre al pubblico la possibilità di vedere la magica atmosfera dei meravigliosi e veri Caraibi.

    11.02.2024 Maria Palladino

    Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova

    Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).

    La mostra resterà visitabile fino al 9 Marzo.

    Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]

  • Mostra Collettiva Internazionale “Venezia in Maschera”

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 27 Gennaio ore 17:00

    DURANTE L’INAUGURAZIONE AVRA’ LUOGO LA PERFORMANCE “FAKE_FACE”

    DELL’ARTISTA ANTONELLA TURCI – SCHIZOPHRENIC ART,

    E IL CONCERTO DI CHITARRA CLASSICA DEL MAESTRO ALESSANDRO LAMBERTI

    La Mostra Collettiva Internazionale Venezia in Maschera” esplora il tema della maschera quale necessaria concordanza di opposte tendenze, quell’intrinseca contrapposizine fra “apollineo” e “dionisiaco”, per il filosofo Nietsche doppia natura umana: l’elemento positivo e selvaggio, di contro a quello fallacemente razionale. Dei due è quello più irregolare a rivelare la vera essenza dell’uomo, e a sussistere più vicino all’”essere”, e dalla fusione necessaria e impermanente fra questi estremi si origina la tragedia di Eschilo e di Sofocle, quel riavvicinamento al “tragico” che è condizione imprescindibile della vita. La maschera quindi, come necessario rispecchiamento, il doppio, l’ombra, l’urgenza di soccorrere, con il travestimento dell’”io”, il tragico nascosto nell’”inconscio”, così come affermava Schopenauer. E mentre Freud ravvisava nella psichiatria il necessario ausilio per trovare la guarigione, Pirandello si interrogava sulla ricerca dell’identità, nell’epoca della sua dispersione: alla maschera della “collettività”, nel secolo scorso, si sostituì quella dell’”individualità”, frammentaria e rapidamente deperibile.

    Il problema della “verità” e della sua “rappresentazione” si presenta attualmente pertanto quale ricerca di ogni soggettiva verità, costruita attraverso molteplici maschere, sfaccettature, che siamo portati ad assumere nel contesto delle incombenze quotidiane della nostra vita.

    Per Nietsche l’arte è fra le espressioni umane quella maggiormente vicina all’”essere” per il suo stesso carattere simbolico, in quanto, prefigurandoci un “oltre”, ci allontana dall’ambito della finta ragione, per farci intuire l’esistenza del vero.

    La storia della maschera, fin dalle sue origini più remote, nel Paleolitico Superiore (40.000 – 10.000 anni fa), alla Venezia del Carnevale dal 1200 in poi e fino alla sua interruzione dopo l’invasione napoleonica nel 1797, e ripresa nel 1979, la vede adoperata quale strumento rituale funerario, sacro, guerresco, artificio adottato per celarsi, per imitare qualcuno, ausilio al gioco e al divertimento.

    La mostra in oggetto mira a mettere in evidenza le “maschere” peculiari di ciascuno degli autori in esposizione, affinché le opere raccontino, attraverso il linguaggio artistico, le innumerevoli sfumature policrome caratterizzanti ogni singola personalità. 09.01.2024 Maria Palladino

    In mostra opere degli artisti: Abo Alberto Nori, Adele Schiazza, Adolfo Passione, Alexandra Van Der Leeuw, Alfredo Bonetti, Andrea Gabriele Musicò, Andrea Pisano, Antonella Turci, Chiara Pradella, Davide Clementi, Doi Coimbra, Elena Dunaeva, Emanuela Degan, Fabio Di Rosa, Franca Fabrizio, Francesco Delli Noci, Gabriella Szabev, Gabriella Zedda, Giovanni Bacchetti, Jacek Rozmiarek, Jacopo Rumugnani, Laura Bonomo, Luca Boddi, Maiya Petra, Marco Manzoni, Maria Chiara Valenziano, Maria Proto Hernandez, Massimo Panese, Monica Antiga, Oriana Papais, Patricia Bidi, Raiquen Arduini, Rosanna Aloise, Sabrina Regazzo, Sebastiano Magnano Steve Magnani.

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)

    La mostra resterà visitabile fino al 13 Febbraio.

    Orari di apertura: Lunedì – Sabato 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso la Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • “Back to Bic”, mostra personale di grafica di Davide Clementi

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 9 Dicembre ore 17:00

    L’esposizione di opere grafiche “Back to Bic”, dell’artista Davide Clementi, si inserisce in una tradizione del disegno a penna a sfera che trova nello strumento moderno di scrittura un veicolo per coniugare passato e presente: adottato a scopi artistici a pieno regime dalla metà del ‘900, da numerosi autori di fama internazionale, italiani e stranieri, permette di connettere in maniera immediata pensiero ed espressione, richiedendo un’esecuzione sicura e senza ripensamenti. Modo di procedere che ben si sposa con la filosofia esistenziale ed esecutiva del pittore e disegnatore Clementi, il quale predilige, in entrambe le discipline, la riflessione e la ponderazione nell’agire, attitudine che dà rilievo all’azione stessa e permette di concretizzare sia l’idea che il suo farsi. La lentezza e la laboriosità del procedimento, in opere che sono essenzialmente ritratti e figure, prevalentemente femminili, rincorre una nuova prospettiva estetica in grado di trasferire e immortalare sul supporto, una contemporanea concezione di bellezza, distaccata e al contempo echeggiante ai canoni storici. Al fine di ottenere il risultato desiderato, la tecnica esplicita ed enfatizza la ricerca su luci, ombre, forme e volumi, perseguendo una precisione iperrealistica che conserva però l’incanto dell’idealizzazione, rilevata dal fitto ricamo generato dal segno, e dalla monocromaticità dei lavori. 21.11.2023 Maria Palladino

    Biografia di Davide Clementi

    Nasce a San Giovanni in Marignano nel 1955.

    Insegnante e poi architetto, dapprima in proprio e quindi con la R.C.F. & Partners dal 2000, coltiva fin da giovanissimo la passione per la pittura ad olio e il disegno a china, carboncino e biro, che abbandona per diversi anni per dedicarsi al lavoro.

    Dal 1996 al 2001 ristruttura il rudere di un vecchio mulino, in cui si trasferisce a vivere. Comincia quindi ad interessarsi di autocostruzione, e promuove un’esperienza in tal senso nel Comune dove risiede, e dove nel frattempo ha assunto un ruolo amministrativo nell’area Edilizia e Urbanistica. In questo periodo conosce Daniel Tarozzi, giornalista e documentarista, Ivan Fantini, scrittore, cuoco e agricoltore, lo scrittore Simone Perotti, che diverranno un’importante riferimento per i suoi interessi in merito all’ecosostenibilità e “downshift”, ovvero ridurre la pressione lavorativa per privilegiare una vita più sana.

    Nel 2011 una copiosa nevicata si abbatte sulla Valconca, e sarà l’occasione per riprendere la pittura.

    Nell’Ottobre 2012 partecipa a “Morciano in pittura”, concorso biennale “per Artisti Morcianesi e dintorni”, in cui conquista un ottimo consenso di pubblico e il II Premio della giuria tecnica.

    Del Dicembre 2012 è la personale “Emozioni a colore”, nel centro storico di San Giovanni in Marignano.

    Nel 2015 dà vita alla personale di pittura “I colori dell’Acqua”, presso la pasticceria “L’Angolo Divino” a Riccione.

    Nel 2016 si avvicina alla ritrattistica ad olio, rendendosi conto dell’importanza del disegno preparatorio, e grazie ad un’amica conosce l’artista bolognese Matteo Felloni, che realizza ritratti a biro, e che gli insegnerà parecchi segreti del mestiere. Inizia una nuova stagione artistica con questa tecnica, che denomina “ritrattidipenna”, e che esporrà per la prima volta nel 2017 in uno spazio privato, in occasione della “Notte delle Streghe 2017”, in concomitanza al solstizio d’estate, evento il quale porta a San Giovanni in Marignano migliaia di persone, raggiungendo un notevole numero di visitatori e molte commissioni.

    Partecipa con alcuni di questi lavori, nello stesso anno, ad una Collettiva presso la Galleria Comunale di Pesaro.

    Nel 2018 organizza la seconda mostra della serie “ritrattidipenna” presso le scuderie della Residenza La Madonnina a Morciano di Romagna, nei giorni dell’Antica Fiera di San Gregorio.

    Bloccato per alcuni mesi a causa di un problema di salute, si rimette al lavoro con ottimi risultati, conoscendo nel 2018, in occasione di un convivio letterario, il poeta e paesologo Franco Arminio, che gli ispirerà una delle sue opere migliori, l’”Arminuta”.

    Nel 2019 scopre l’artista spagnolo Juan Francisco Casas, definito il “Caravaggio della Bic”, andandolo a conoscere in Spagna, a Madrid, nel 2023, nel contesto di una sua personale alla Galleria Pradilla, e che diventerà suo riferimento internazionale.

    Nel 2023 organizza presso l’Osteria “Buca 18”, insieme alla chef Selenia Cutillo, una serata dedicata all’arte: “Un viaggio tra Arte e Cucina”.

    Nell’ultimo periodo del 2023 partecipa a diverse esposizioni collettive: a Sanremo, Venezia, Roma e Busto Garolfo (MI), dove arriva primo accomunando il giudizio del pubblico e della giuria tecnica.

    Casa della Cultura, Piazza Silvagni 24, 47842 San Giovanni in Marignano (RN).

    La mostra resterà visitabile fino al 24 Dicembre.

    Orari di apertura: Lunedì – Venerdì, 16:00 – 20:00. Sabato e Domenica, e i giorni di fiera: 10:00 – 12:00, 16:00 – 20:00. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Davide Clementi: 335255763 [email protected]

  • Mostra personale di pittura “Mare Dentro” del Maestro Fabio Di Rosa

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 25 Novembre ore 17:00

    Fabio Di Rosa realizza nei suoi racconti di viaggio su tela, un diario personale in cui ogni immagine dei luoghi riprodotti diviene tassello di un più esteso discorso, che coinvolge l’esperienza e il vissuto, tradotti e trasmutati in colore, linea, luce, nella sintesi della forma che riduce ai minimi termini, alle fattezze geometriche di base, le sembianze degli edifici, la struttura degli elementi naturali. E’ straordinario infatti constatare come anche animali e piante, laddove presenti, divengano soggetti di un mosaico che si edifica materializzando i ricordi e rendendoli rivestimento dell’anima, dietro cui l’artista si cela, lasciando parlare per lui gli scenari amati e custoditi nella memoria. Seguendo pertanto la lezione di Cèzanne, Matisse e i Fauve, gettando lo sguardo alle conquiste atmosferiche degli impressionisti e a quelle introspettive dei preespressionisti, e così aprendo un varco all’inconscio.

    Il viaggio come pretesto per smarrire se stessi, al fine di ritrovarsi rinnovati nel fisico e nello spirito e animati da una visione differente delle cose, senza mai perdere quella facoltà aggiuntiva, che soltanto chi sperimenta quale elemento costitutivo della propria formazione e crescita può capire, e che è la sensibilità peculiare per il mare. Nascere in una città di mare fornisce a coloro che ne fanno prova un’attrazione che li accompagna per tutta la vita, e lo testimoniano le numerose opere dedicate ai paesaggi marini, ma anche lacustri e fluviali, protagonisti in quest’esposizione. “Mare Dentro” è una raccolta di lavori che l’autore ha voluto dedicare a quella componente fondamentale del nostro stesso essere che è l’acqua, e che quasi per una sorta di osmosi richiama dall’esterno la materia simile: contesti mediterranei, imbevuti di luce tersa e diffusa, si concretizzano in tonalità contrastanti, con pochi passaggi, che valorizzano il chiaroscuro, dato dall’alternanza, frammentandosi in campiture pressoché uniformi e delimitate da netti e decisi contorni quasi grafici. L’Italia e la Francia, l’Austria, la Turchia, fino a Samarcanda, città mitica, crocevia di strade, limite del percorso e punto di ripartenza. 08.11.2023 Maria Palladino

    Fabio Di Rosa nasce a La Spezia nel 1955, dove vive fino a 16 anni.

    Poi, per seguire il padre che lavorava alla Scuola Editrice, si trasferisce con tutta la famiglia a Brescia.

    Si laurea in Medicina e Chirurgia, si specializza in Ortopedia, lavora come medico all’Ospedale Civile.

    Si sposa ha due figli ed è circondato da gatti.

    Si avvicina al mondo dell’arte fin da piccolo, seguendo percorsi da autodidatta. Alle elementari recitava poesie, faceva disegni, scriveva temi di fantasia e brevi copioni teatrali. Poi rimane affascinato dal magico mondo dei burattini, conosciuto grazie al nonno e il padre che, fin dalla guerra, facevano spettacoli nelle scuole. Il padre è stato uno dei più significativi ricercatori del mondo del tetro dei burattini e scrittore di commedie. Durante l’Università Fabio recita nella Compagnia della Loggetta, al CUT dell’Università Cattolica e dal 1976 al 1979 è invitato al Carnevale di Venezia, ospite della ‘compagnia della calza’: “I antighi”, animata dal grande Zancopè. Negli anni novanta, in occasione di congressi internazionali di microchirurgia, allestisce spettacoli di burattini a New York, a Rio de Janeiro, a Monaco, a Parigi e a Montpellier. Negli stessi anni fonda una compagnia “di giro” ‘il teatrino di Briciolino e Salacca’ portando spettacoli nelle scuole e nelle piazze del Veneto, della Lombardia e della Liguria

    E’ all’età di 50 anni che scopre i colori acrilici e comincia a dipingere, in modo sistematico.

    Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova

    Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).

    La mostra resterà visitabile fino al 9 Dicembre.

    Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]

  • Mostra Personale di Pittura “Il Colore come riflesso dell’Anima”, del Maestro Giancarlo Cuccù

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Intervento del Giornalista e Fotografo Zeno Tentella

    Inaugurazione Sabato 4 Novembre ore 17:00

    Nei dipinti di Giancarlo Cuccù il colore è sostanza e trasfigurazione: paesaggi, figure e nature morte sono animati da una sottile vibrazione interiore che rivela sommessamente il confine fra l’esistere e il dissolversi. Colore come materia vivente, il cui fremito è il dinamismo che pervade il passaggio terreno di tutte le cose, umane, animali e naturali: non esiste nulla di completamente incontaminato e avulso dal dolore di questo percorso, e la stessa lacerazione è fondamento di nuova creazione. “Fuori dal limbo non v’è eliso”, scriveva Elsa Morante ne “L’isola di Arturo” (1957), e in effetti la ricerca di ciascuno di noi, e del pittore in particolare nella sua opera, è quella di scandagliare tale limite, fra innocenza e inevitabile corruzione, nel suo trascorrere ed imprescindibile, necessario ripetersi.

    Da Cèzanne a Soutine, fino ad espressionisti nordici come Nolde e Appel, l’addensarsi dei cromatismi timbrici sottolinea la forza incisiva del messaggio: i blu e i verdi intensi, riproposti in reiterate declinazioni nelle rappresentazioni degli amati scenari marchigiani delle colline e dei monti, specchio-riflesso di tutta una vita, si scontrano con l’energia del rosso intenso e l’esplosione del giallo, il quale origina punti di luce che accendono le composizioni e fanno da contrappunto. Il gioco di chiaro e scuro è fondamentale nelle opere di Giancarlo Cuccù, sebbene queste appaiano ad un primo sguardo nutrirsi di sole reiterate tonalità predilette dalla sua tavolozza; l’alternarsi di essi costituisce il diaframma fra l’inizio e la fine di tutto.

    E’ per questo che la fragile malinconia dei bambini si rispecchia nell’assorta rassegnazione degli adulti, generando un continuativo anello di congiunzione fra passato e presente, che coniuga l’esperienza intera della nostra specie. Le sembianze trascorrono, come per ogni altro soggetto, verso la loro consunzione, le nature “vive” traslucide svelano una intrinseca, impellente ed imminente degenerazione. Ma ad alimetare questo filo conduttore costante non vi è semplicemente un pacato, consapevole e oggettivo spirito osservativo, quanto si percepisce altresì una curiosità vivace e sottesa, un anelito sommesso e persistente, uno studio attento e progressivamente affinantesi verso quel principio innato e inconoscibile se non per atto di fede, che è la “fiammella” immateriale, fonte e radice ultima di ogni ente.

    19.10. 2023 Maria Palladino

    Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova

    Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).

    La mostra resterà visitabile fino al 18 Novembre.

    Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]

  • Mostra Collettiva Internazionale “Ritorno a Venezia”

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 30 Settembre ore 17:00

    DURANTE L’INAUGURAZIONE AVRA’ LUOGO IL RECITAL LIRICO

    VENEZIA, GLI ARCHETIPI E LO SPIRITO”

    CON L’ESIBIZIONE DEL SOPRANO INTERNAZIONALE DOMINIKA ZAMARA

    E DEL MAESTRO DI CHITARRA CLASSICA ALESSANDRO LAMBERTI

    La Mostra Collettiva Internazionale “Ritorno a Venezia” nasce come desiderio di un vero e proprio ritorno nella città lagunare, che diviene dimensione emblematicamente introspettiva, nel ricordo e nella meditazione autobiografica, come nei rimandi e connessioni che sono all’origine della selezione delle opere e degli artisti presenti nell’esposizione.

    L’evento prende le mosse dal ripercorrere la storia millenaria della Serenissima, densa di eventi che dal IV sec. d. C. vede il succedersi delle invasioni barbariche, soprattutto degli ostrogoti e longobardi, e conseguentemente il Ducato Bizantino, la nomina del primo Doge nel 697, e lo splendore dell’epoca delle Repubbliche Marinare e dei commerci con l’Oriente. A seguito del dominio turco, napoleonico, austriaco, la città subisce la sua decadenza, che non l’alienerà però mai dai fasti del passato, fino all’Unità d’Italia, all’inurbazione nell’entroterra mestrino, la creazione del Ponte della Libertà e del tratto stradale che la collega alla terraferma, la nascita della Biennale di Venezia nel 1895, e il rinnovato benessere come centro turistico e culturale.

    Venezia simile a Venere che nasce dalle acque, con le sue 120 isole a formare la laguna, riporta alla simbologia del femminile, alla rinascita, ad una nuova evoluzione, come gli stessi avvenimenti della sua storia suggeriscono: ciò è richiamato da numerosi lavori esposti in mostra, che narrano inoltre di elementi naturali e animali magici, figure di donne di rilevanza storica, l’elemento marino e la metamorfosi, fino ad arrivare ad una componente metafisica e mistica, che si rifà all’inconscio e alla riflessione sulla fisica quantistica.

    In mostra opere degli artisti: Alessandra Parmeggiani, Alexandra Van Der Leeuw, Anna Giulia Enrile, Annalise Ambrogio, Antonio Pallotta, Artista Gufò, Barbara Lo Fermo, Chiara Costa, Claudiu Bellocchio, Davide Clementi, Davide Kapanadze, Egle Piaser, Elisa Di Sarò, Fabio Di Rosa, Flavio Milani, Francesca Bellantonio, Gianfranco Montessoro, Gino Tardivo, Giovanni Artale, Guido Coniglio, Guido Portaleone, Jacopo Rumignani, Laura Bonomo, Lina Mariolu, Luigi Cei, Manuel Silvestrin, Maria Milici, Mariacecilia Angioni, Marino Salvador, Milena Rocchetto, Miriam Gentile, Pierpaolo Mancinelli, Roberto Brandimarte, Salvatore Camarda, Salvatore D’Oria, Sergio Bergamo, Virginio Bruscagin, Vitalba Campo.

    In contemporanea alla Collettiva, verrà inaugurata la mostra personale “Il Cielo non ha Limiti”, dell’artista visiva Paola Volpe, la quale presenta opere fotografiche che vanno oltre l’immagine rappresentata, per coinvolgere lo spettatore in una forma comunicativa innovativa e sorprendente. Quest’ultima in grado di stupire e coinvolgere, stimolare emozioni, e interrogativi, che possano suscitare interesse e, laddove possibile, l’inizio di una ricerca individuale che dal sé possa condurre a far sollevare lo sguardo oltre le contingenze per arrivare all’alto, inteso in senso sia fisico che spirituale.

    Il mezzo fotografico è da sempre lo strumento che ispira l’artista ad osservare con nuova curiosità ed innata intuizione il mondo circostante, fin quando, ad un certo punto del suo percorso, e sotto la spinta di emozioni forti e contrastanti, si pone a scattare istantanee delle nuvole in cielo, con la tecnica denominata “one shot”, ovvero “ad un solo scatto”, che realizza immediatamente e senza ulteriori riprese, senza alcuna aggiunta di postproduzione, concretizzando quelle che si possono definire come vere e proprie “epifanie”, rivelazioni, messaggi. Stupefacenti in ciò che manifestano, le fotografie di Paola Volpe ci esortano a metterci in gioco in prima persona, nella percezione e considerazione, prendendo in esame la possibilità di credere, di recuperare il contatto con la natura, non abbandonare la speranza in un cambiamento improvviso e salvifico anche nei frangenti più critici. Ideatrice del progetto Sig.ra Olga Nacu.

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)

    La mostra resterà visitabile fino al 15 Ottobre.

    Orari di apertura: Lunedì – Sabato 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso la Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • Mostra Collettiva Internazionale “I Colori dell’Estate”

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Giovedì 15 Giugno ore 18:30

    La mostra “I Colori dell’Estate” presso lo spazio espositivo Sandro Pertini delle Antiche Terme Comunali di Ischia (NA), nasce da un’esigenza di comunicazione, scopo precipuo dell’arte, di mettere a confronto saperi e sensibilità diverse, fra Nord e Sud Italia, con la partecipazione anche di artisti stranieri e il desiderio di un “ritorno alle origini”, un ritorno a casa che rappresenta anche la volontà di tenere unito un filo, culturale e umano, fra passato e presente.

    A spiegare in maniera chiara tutto ciò, interviene un testo teorico fondamentale della storia dell’arte, che tratta principalmente, ma non esclusivamente, la teoria del colore: si tratta de “Lo Spirituale nell’Arte”, saggio del 1910 del pittore russo, naturalizzato francese, Vassilij Kandinskij, la cui origine è da ricercarsi soprattutto nella tesi di una natura profondamente “spirituale” della pratica artistica, volta a sopravvivere al di là della materialità del reale e dell’oggetto, per abbracciare dimensioni metafisiche, psicologiche, emozionali dell’essere umano. L’artista va a fondo in questa tesi, arrivando a rendere quasi “palpabile” la sostanza immateriale che è data dalla personale sensibilità di ogni artefice, di cogliere quelle sfumature sottili del sentire che accomunano ogni uomo e la collettività, in unioni archetipiche di colore e forma.

    Soltanto in questo modo l’opera d’arte, che pure Kandinskij definisce “figlia del suo tempo”, potrà essere in grado di andare oltre la temporalità delle circostanze particolari che l’hanno generata, e superare quella deprivazione di contenuti che comporta il trascorrere delle epoche, e rivelare un suo “senso interno”.

    Kandinskij nel suo scritto parla inoltre delle differenze fra i vari periodi storici, e di come questi si configurino ciclicamente come più o meno spirituali, periodi di transizione verso una maggiore o minore consapevolezza, che aspira alla conoscenza.

    E’ per questo che ogni “nome”, in questo caso l’opera, rimanda all’”oggetto”, ovvero all’ente reale, e nella ripetizione di questo nome possiamo scoprire significati intrinseci, di natura superiore e chiarificante, altrimenti sconosciuti.

    Di conseguenza, quando le nostre consuetudini e appigli religiosi, scientifici e morali vengono meno, a causa di eventi più o meno traumatici, la reazione spontanea e l’esigenza naturale umana è quella di rivolgersi verso l’interiorità, e verso discipline quali le arti visive, la letteratura, e soprattutto la musica, che rispecchia in maniera particolarmente efficace questa risonanza delle cose esteriori in altre sfere dell’essere.

    Una riflessione conseguente potrebbe essere pertanto quella relativa alla funzione e all’importanza della figura dell’artista attraverso la storia: vate venerato e temuto nella preistoria, fino all’odierna individualità dispersiva e caotica, nel momento in cui divisione e caos potrebbero essere funzionali ad altri fini, appunto, di natura materialistica.

    Mettere a confronto esperienze, linguaggi, tradizioni e stili diversi significa ricercare le possibilità di un dialogo comune e della matrice collettiva che raccoglie e racchiude in sé le radici di uno stato di coscienza superiore e della condivisione.

    Realizzare questa mostra nella sala delle Antiche Terme Comunali di Ischia significa sottolineare tale continuità temporale, promuovere il contatto fra ambiti distanti e al contempo affini, indagare le matrici che possano rendere fattibile la traduzione, la comprensione e l’assimilazione del messaggio, in un momento sociale, politico e culturale in cui una simile operazione può essere vantaggiosa e funzionale alla trasmissione di valori solo dall’arte veicolabili in una modalità che arrivi così efficacemente a fondo nell’anima degli individui.

    04.06.2023 Maria Palladino

      • In mostra opere degli artisti: Achille D’Onofrio, Adelante Gianni Mattera, Alda Delledonne, Alessandra Bonomini, Andrea Pisano, Carmen Frisina, Davide Kapanadze, Egle Piaser, Flavio Milani, Francesco Corso, Gabriella Zedda, Guido Portaleone, Jacopo Rumignani, Luciana Gravina, Luigia Sdango, Marco Troia, Maria Di Maio, Mirko Roncelli, Paola Volpe, Patricia Bidi, Piergiorgio Dessì, Silvia Grazioli, Simonetta Pantalloni, Ylenia Pilato.

    Sala Sandro Pertini, presso le Antiche Terme Comunali di Ischia, Via Jasolino 1, 80077 Ischia (NA)

    La mostra resterà visitabile fino al 30 Giugno.

    Orari di apertura: Lunedì – Sabato 9:00 – 13:00. Martedì e Giovedì 16:00 – 20:00. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • “Degli stati dell’Essere”, mostra personale della pittrice Laura Spedicato

    Cura e presentazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Intervento del Prof. Roberto Boccalon, Psichiatra e Psicoterapeuta,

    Presidente dell’International Association for Art and Psychology

    Inaugurazione Sabato 11 Marzo ore 18:00

    La mostra personale della pittrice Laura Spedicato “Degli stati dell’Essere”, racchiude una selezione di diciannove opere, fra dipinti di grandi dimensioni, dalla complessa e articolata simbologia, lavori di medio formato e schizzi, che mostrano l’origine della poetica dell’artista, della sua indagine formale, stilistica e tecnica.

    Fonte d’ispirazione primaria la metafisica e il pensiero alchemico, e i testi fondamentali dello scrittore, filosofo ed esoterista francese René Guenon, che con i saggi “Il simbolismo della croce”, del 1931, e “Gli stati molteplici dell’Essere”, del 1932, esplicita alcune idee chiave alla base del lavoro dell’autrice: il concetto di “infinito”, inteso quale infinità delle possibilità della manifestazione, e di “indefinito”, che implica invece la finitezza della misura; di “essere” determinato e “non essere” illimitato e indeterminato. Ciò configura il fine ultimo del percorso di sublimazione alchemica della materia primordiale, alla ricerca di quella “pietra filosofale” che è l’”oro” dell’animus che si fa anima, della liberazione dello spirito dai legami terreni, fino all’illuminazione e al ricongiungimento con l’Assoluto, il Tutto.

    L’artista indaga tali temi ricollegandosi agli antichi culti delle divinità solari, celtiche e greco-romane, ai riti mitraici, assimilabili al Cristianesimo, da cui vennero successivamente inglobati e soppressi, alla ricorrenza degli animali sacri come il cervo, la civetta, l’emellino, a piante ed erbe emblematiche e rituali.

    Il viaggio che deve compiere l’uomo è perciò essenzialmente un viaggio iniziatico, come quello degli Argonauti, di Ulisse, di Dante e quanti altri, creature umane o divine, vogliano sollevarsi al di sopra delle limitazioni della materia e della forma, attraverso un percorso di purificazione e di conoscenza. Qualità imprescindibile per cominciare tale impresa, oltre alle facoltà intellettuali, è quella di possedere una coscienza elevata che consenta loro, grazie all’intuizione, di avvicinarsi alle verità supreme e unificanti manifestate attraverso i simboli. Da qui il “simbolismo della croce”, ovvero la primordiale concordanza degli opposti, dei punti cardinali, dei quattro elementi, solstizi ed equinozi, in un unico centro che è anche il punto focale di una prospettiva, l’Androgino originario in cui il maschile e il femminile coincidono e si fondono, l’infinitamente piccolo nell’infinitamente grande.

    L’opportunità di un viaggio dentro sé stessi alle radici dell’esistenza, alla scoperta di racconti sempre nuovi e soggettivi.

    02.03.23 Maria Palladino

    Laura Spedicato, nata a Corigliano d’Otranto nel 1973, si è iscritta nel 1995 all’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove si è laureata con lode in pittura.

    Dal 2000 al 2002 ha realizzato due mostre personali di pittura (a Corigliano d’Otranto nel 2001 e Lecce, Conservatorio di Sant’Anna 2004) e diverse esperienze collettive e di decorazione tra Lecce e Roma.

    A Roma ha frequentato un corso presso la Graphilm (casa di produzione di cartoni animati) e la Scuola Romana di fumetto con maestri come Forestieri, Rotundo, Mastantuono, Caracuzzo, Sicomoro, contemporaneamente fa pratica di restauro presso lo studio Pavia Restauro, immergendosi nelle tecniche antiche e moderne di artisti come Cerquozzi e Schifano.

    Si trasferisce a Venezia per frequentare un corso di specializzazione presso l’Università Ca’ Foscari per l’insegnamento dell’arte e della storia dell’arte e per conoscere il lavoro di  importanti artisti come Tiziano e Tintoretto. Ora vive a Padova, dove insegna arte, ha partecipato a diverse collettive sul territorio e non e a progetti grafici:

    2011 Biennale internazionale del libro d’artista  a Badoer, Treviso e Osnabruck, Germania.

    2014 illustrazioni per il libro “La grande opera” (testo alchemico del XVIII secolo).

    2017/2018 realizza una collaborazione  franco-italiana per un video musicale realizzando la parte grafica.di animazione di Mekanika.

    2017/2018 la partecipazione ad Arte Fiera Padova  e Arte Fiera Forlì.

    2018 Partecipazione a Piazzola Arte Contemporanea

    2019 partecipazione alla collettiva di pittura e scultura Resilienza, promossa dall’Associazione Artemisia,  presso Palazzo della Gran Guardia, Padova.

    2019 Collettiva di pittura Alchimia dell’Arte alla Cattedrale Ex Macello di Padova

    2020 Collettiva di pittura Fluxus, presso Galleria Visioni arte, Venezia

    2020 Collettiva di pittura Abisso, un fine settimana, ispirata al testo di D. Tunning.presso Galleria Visioni arte, Venezia

    2021 Collettiva di pittura Cromatismi del ‘300, presso il Centro culturale San Gaetano di Padova.

    La mostra resterà visitabile fino all’8 Aprile.

    Galleria DP Progetti, Via del Seminario 1, 35122 Padova (PD).

    Orari di apertura: 16:00 – 20:00. Chiuso la Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: DP Progetti, D.ssa Daniela Paluello 3428825052 [email protected]
    www.dpprogetti.com

    Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino 3341695479 [email protected]