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  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte provocatoria e di provocazione

    L’arte provocatoria e di provocazione ha acquistato e acquisito un ruolo sempre più influente e rilevante e nel tempo ha consolidato la sua posizione intoccabile e inviolabile nel palinsesto contemporaneo. Si pone da un lato come orientamento artistico di denuncia e di protesta sociale diventando strumento di resistenza e di resilienza, utilizzato soprattutto dai giovani creativi e dalle nuove generazioni di artisti, che fanno simbolicamente “sentire la propria voce” e diffondono il proprio pensiero libero e indipendente, sfidando la disciplina perpetuata dalla tradizione accademica e irrompendo con incalzante, intenzionale irriverenza per scardinare e frantumare, rompere e scindere, disturbare e turbare il cosiddetto “ordine sovrano dominante”. I web e i social fanno poi da collante di connessione interspaziale e vengono sfruttati per dare vita a communities di artisti-creativi, che sono accomunate da questa motivazione di traino e vogliono allineare il proprio operato a una prospettiva di provocazione mirata su livelli precisi per meglio canalizzare e indirizzare il clamore popolare e pubblico suscitato e ottenere traguardi e obiettivi ben precisi. Niente è mai pensato a caso o improvvisato senza premeditazione, fungendo da “liberi battitori” attivamente sul pezzo per sostenere e perorare il senso della provocazione come plus valore aggiunto al talento artistico e alle risorse creative. Poi, su una scia parallela spopolano esempi a modello di provocazione più sottilmente concertata per trovare nella sua radicale stranezza (o originale stramberia) un motore di richiamo enorme e diventare testimonial per antonomasia di una formula di provocazione, dove alla resa dei conti niente è come sembra e niente come appare e di rimando diventa vero tutto e il contrario di tutto, lasciando un segno comunque profondo destinato a protrarsi e perpetrarsi nel tempo tra stupore curioso e protesta sdegnata. Esempio a modello calzante di recente evoluzione è la famosissima (per alcuni famigerata, per altri fantomatica) opera “Banana” di Maurizio Cattelan, che ha ricevuto un mix micidiale di critiche negative e di commenti dispregiativi, per poi entrare a buon conto e a buon diritto agli onori della gloria durante una prestigiosa asta internazionale, essendo stata acquistata de iure e de facto da un facoltoso acquirente per una cifra strabiliante, che come fulmen in clausula finale ha persino voluto mangiarsela di gusto, accogliendo in toto e facendo suo appieno lo spirito di provocazione assoluto e la volontà provocatoria borderline dell’autore, che così ha potuto cavalcare l’onda con il vento in poppa (in barba e alla faccia dei suoi molteplici detrattori sentenzianti) sprezzante di ogni giudizio sfavorevole. In tal modo ha conseguito una consacrazione solenne nell’olimpo dei Guinness World Record delle vendite in asta pubblica, mentre con astuzia scaltra ha rimarcato ancora una volta il suo successo mondiale con uno scettro di artista “re della provocazione”. A tal riguardo è stato interpellato il giovane Daniel Mannini per manifestare le sue riflessioni.

    D: Una tua considerazione valutativa sul concetto di arte provocatoria e di provocazione.
    R: L’arte provocatoria è un concetto affascinante e complesso che si colloca al confine tra espressione creativa e contestazione sociale. Essa ha il potere di sfidare le convenzioni, mettere in discussione le norme e stimolare il dibattito su temi scomodi. La provocazione diventa uno strumento per sollevare interrogativi, stimolare riflessioni e, talvolta, indurre al cambiamento. Gli artisti che adottano questo approccio spesso si trovano in una posizione di rischio, poiché la loro opera può suscitare reazioni forti, sia positive che negative, costringendo il pubblico a confrontarsi con le proprie convinzioni e, in alcuni casi, a riconsiderare il proprio punto di vista. Quando l’arte perde il suo significato profondo e si riduce a un semplice strumento per sensazione lo spettatore, rischia di perdere la sua capacità di comunicare messaggi significativi. L’arte provocatoria deve mantenere un obiettivo chiaro e una profondità che vada oltre la superficie, affinché possa realmente contribuire a una comprensione più profonda della condizione umana e delle problematiche sociali. La sua capacità di sfidare, interrogare e trasformare il dialogo pubblico è ciò che la rende un elemento vitale nel panorama culturale contemporaneo.

    D: Un tuo commento sulla famosa “Banana” da record di Maurizio Cattelan.
    R: La “Banana da record” di Maurizio Cattelan è un’opera d’arte provocatoria e simbolica che ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’arte contemporanea. La vendita dell’opera ha attirato l’attenzione non solo per il suo prezzo elevato, ma anche per il modo in cui sfida le convenzioni artistiche. L’artista gioca con l’idea di cosa costituisca l’arte e il valore ad essa associato, sfruttando l’assurdità e il senso dell’umorismo, sollevando questioni sul mercato dell’arte, sull’autenticità e sull’interpretazione. Il fatto che una banana potesse essere considerata un’opera d’arte ha portato a riflessioni più ampie sulla cultura contemporanea e sulla percezione del valore. In un certo senso essa è diventata un simbolo della nostra epoca, in cui il concetto di arte si intreccia con la viralità e il consumismo, specchiando perfettamente quello che è il mondo di oggi e di come viene data importanza all’estetica e all’originalità rispetto al suo reale significato.

    D: In che modo l’arte provocatoria e di provocazione può rendersi funzionale al concetto di arte per il sociale e in che modo invece di contro può costituire una visione distorta o fuorviante a livello collettivo e comunitario?
    R: L’arte provocatoria può avere un ruolo complesso e sfaccettato nel contesto dell’arte per il sociale. Da un lato, può essere uno strumento potente per stimolare riflessioni critiche su temi sociali, politici ed economici, spingendo il pubblico a confrontarsi con questioni scomode e a mettere in discussione le proprie convinzioni, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mobilitare le comunità su temi importanti come i diritti umani, l’uguaglianza, l’ambiente e la giustizia sociale. Essa ha il potenziale di essere uno strumento efficace per il cambiamento sociale, ma deve essere utilizzata con attenzione. La sua capacità di stimolare il dibattito e la riflessione deve essere bilanciata con la consapevolezza delle possibili reazioni e delle distorsioni che possono sorgere. L’arte per il sociale deve quindi cercare di mantenere una connessione autentica con le comunità e le questioni che intende affrontare, evitando di cadere nel rischio della provocazione fine a se stessa. Questo è riportato all’interno di ogni mio lavoro, dove la mia rappresentazione, che sia astratta o figurativa, è data dal mettere in luce quelle che possono essere temi attuali riguardanti la società odierna.

  • Le riflessioni di Daniel Mannini sul concetto di arte dissacrante e dissacratoria

    Da sempre assistiamo a fasi cicliche di evoluzione artistica e creativa, che producono e alimentano in parallelo il concetto (peraltro sempre attualissimo e molto sentito) di arte dissacrante e dissacratoria. trovando delle frequenze espressive davvero sferzanti e incisive per colpire nel centro del bersaglio e scuotere e mobilitare non soltanto gli addetti esperti di settore, ma anche l’intera opinione pubblica più o meno preparata e predisposta ad accogliere e comprendere a fondo le radici viscerali di tali manifestazioni sui generis. Diventa pertanto molto interessante confrontarsi con le cosiddette nuove generazioni di artisti contemporanei, che vengono in modo diretto e o indiretto messe a contatto con tutto ciò, che si rende intenzionalmente fuori schema dottrinale e fuori dogmatismo più tradizionalista, lanciando dei messaggi sottesi e insiti, che deviano l’attenzione dalla semplice esercitazione creativa e perizia strumentale fine a se stessa e vogliono appunto fungere da dimostrazione visibile e tangibile di significative e paradigmatiche dialettiche comunicative alternative e anticonformiste, talvolta volutamente spinte in una dimensione di limite estremo e in una visione borderline di inaspettata e inattesa prorompenza, per infondere e imprimere un ulteriore elemento di impatto percettivo e un fattore di vero e proprio coup de théâtre, accentuandone al massimo la portata nel suo potenziale. A tal riguardo, non si possono non menzionare esempi a modello passati alla storia e diventati eccellenze iconiche senza tempo come la famosissima “Merda d’artista” di Piero Manzoni e l’altrettanto famosissimo “Orinatoio” di Marcel Duchamp, che hanno rappresentato delle opere epocali di rottura netta e di grandi sparti acque, volendo entrare nel merito contenutistico di valenza intrinseca e al contempo volendo inculcare una presa di coscienza e di consapevolezza sociale e collettiva proprio mediante e attraverso questo tipo di proiezione concettuale di impronta dissacrante e dissacratoria, per rafforzare la potenzialità di quanto racchiuso dentro queste formule artistiche così inusuali e anomale nella concezione comune vigente. Su questo fronte di pensiero è stato interpellato come esponente di promettente talento Daniel Mannini con alcune domande apposite.

    D: Un tuo commento di riflessione sul concetto paradigmatico di arte dissacrante e dissacratoria.
    R: Il concetto di arte dissacrante e dissacratoria si colloca in un ambito complesso e sfaccettato, che invita a riflettere su come l’arte possa sfidare, interrogare e, in alcuni casi, destabilizzare le convenzioni sociali, culturali e religiose. Questi termini evocano la capacità dell’arte di rompere con le tradizioni consolidate, di mettere in discussione le narrazioni dominanti e di provocare reazioni emotive e intellettuali forti. Attraverso la satira e l’ironia, gli artisti possono evidenziare le contraddizioni della società, portando alla luce questioni scomode e talvolta ignorate. Questo tipo di arte può rivelarsi liberatorio, spingendo lo spettatore a riconsiderare le proprie convinzioni e a riflettere su temi rilevanti come la giustizia sociale, l’identità, il potere e la libertà individuale. Il confine tra arte dissacrante e provocazione è sottile perché non tutte le opere, che cercano di scuotere le fondamenta della cultura e la coscienza, riescono a produrre un dialogo costruttivo anzi, alcune possono cadere nella banalità. È quindi fondamentale che l’arte dissacrante non si limiti a offendere, ma che abbia una dimensione critica e riflessiva per stimolare una discussione significativa. Questa tipologia d’arte è un potente strumento di analisi e riflessione delle molteplici sfaccettature della condizione umana.

    D: Una tua valutazione sull’opera iconica “Merda d’artista” di Piero Manzoni.
    R: Questa è un’opera iconica di Piero Manzoni che ha suscitato ampie discussioni e riflessioni nel mondo dell’arte contemporanea, ponendo domande su cosa possa essere considerato arte e sul valore stesso dell’opera d’arte. La scelta di Manzoni di utilizzare un materiale così scandaloso è una critica alle convenzioni artistiche dell’epoca e una sfida alla commercializzazione dell’arte. La sua opera mette in discussione il concetto di autenticità e di valore, suggerendo che il significato di un’opera d’arte possa derivare più dal contesto e dalla percezione che dal materiale o dalla tecnica utilizzata. Questa grande provocazione ha portato a riflessioni profonde sulla natura dell’arte e sulla sua fruizione, rendendola un’opera fondamentale nel panorama dell’arte contemporanea, dove la sua ironia continua a influenzare anche gli artisti di oggi ed essere un esempio di come l’arte possa sfidare le convenzioni sociali e culturali, un invito a riflettere sul significato dell’arte e sulla sua capacità di provocare e disturbare.

    D: Un tuo commento di valutazione sull’opera iconica “Orinatoio” di Marcel Duchamp.
    R: Questa è una delle opere più rivoluzionarie e provocatorie della storia dell’arte, dove oggetto quotidiano viene elevato a opera d’arte semplicemente attraverso il suo cambio di posizione naturale e la firma dell’artista, sfidando le convenzioni tradizionali nel riguardo di quello che possa essere considerato arte. Duchamp invita a riflettere sul ruolo dell’artista e sull’atto creativo, ponendo domande fondamentali sulla natura dell’arte stessa. L’opera è un esempio di ready-made, un concetto che rompe con le tecniche artistiche tradizionali mettendo in discussione il valore estetico. La scelta di un oggetto così banalmente utilitario come soggetto d’arte sottolinea l’idea che l’arte può essere ovunque e che il significato può essere costruito attraverso il contesto, l’intenzione e l’interpretazione. Ha suscitato dibattiti e controversie che perdurano fino ad oggi, dimostrando la sua capacità di provocare pensiero critico e discussione, segnando una rottura con il passato e influenzando la concezione contemporanea dell’arte e il modo in cui interagiamo con essa. Questo si congiunge perfettamente con l’opera di Manzoni.

  • Il punto di vista di Daniel Mannini sul concetto di trasversalità dell’arte e di visione creativa super partes

    È senza dubbio assodato, che il linguaggio universale dell’arte debba sempre conservare e avvalorare al massimo il concetto di trasversalità espressiva e comunicativa, per poter davvero essere accessibile a tutti e alla portata di tutti nella sua connotazione distintiva e identificativa. Ecco, perché l’artista creativo nella sua vocazione ispiratrice deve saper mantenere una propria visione creativa super partes, purificata e depurata da tutto ciò che potrebbe comprometterne e precluderne la piena e ottimale esplicazione. Su questo tipo di concezione bisogna sempre fare presa, poiché la neutralità incondizionata e inviolabile del fare arte va di pari passo con l’efficacia comprovante della finalità primaria a cui è destinata a livello sociale e collettivo e diventa un fondamento basilare per tutto ciò che ruota attorno alla dimensione del talento innato e alla formazione e preparazione, che lo sviluppa e lo fa evolvere in crescendo e perfezionarsi al meglio. Essere artista coerente e consapevole, responsabile e lungimirante significa in primis capire quanto serve trovare chiavi di approccio con il fruitore-spettatore tali da fornire una libertà di lettura e una chiave di interpretazione scevre in toto da qualunque e qualsivoglia ingerenza e intromissione distorta e fuorviante, affinché si possa innescare e alimentare un rapporto di contatto e di relazione affrancato da ogni possibile tendenziosità, anche sottesa e subliminale. Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) ha grande saggezza di pensiero e in questa direzione canalizza e veicola il suo percorso artistico, nella convinzione radicata di essere un creativo votato ad una formula di trasversalità autentica e genuina. A tal riguardo, ha risposto ad alcune domande mirate di approfondimento.

    D: Un tuo commento riflessivo sul concetto di trasversalità super partes del linguaggio artistico.
    R: Quello che mi ha sempre impressionato fin da piccolo è il raccontare un solito tema in tanti modi e stili diversi, dove ogni punto di vista può ricondursi a un determinato soggetto o argomento. La storia dell’arte ci racconta di come essa sia contemporanea e al passo con il tempo che trascorre, senza mutare la sua essenza di lascito della testimonianza di ogni individuo che viene definito artista e schedulato a un determinato settore in cui agisce per esprimersi al massimo delle sue capacità. Ed è proprio questo punto che mi fa capire come questa disciplina sia fondamentale per la nostra cultura e per il nostro essere. Anche se i gusti possono essere diversi, il rispetto dell’azione intrapresa rimane invariato, esclusi i casi in cui questa naturalezza viene a mancare a favore di una promozione fuorviante per interessi personali.

    D: Da giovane artista contemporaneo come applichi la visione creativa super partes all’interno del tuo palinsesto espressivo e comunicativo?
    R: La mia visione creativa parte dalla passione per il disegno e dall’interesse dell’arte intesa come applicazione e dedizione degli artisti. Durante gli studi scolastici ho assimilato maggiormente quello che rientrava all’interno delle mie curiosità e la spinta è stata quella di immedesimarmi nell’approccio di realizzazione di un lavoro. La progressione è avvenuta in una fase successiva al percorso scolastico, per conservare quella curiosità mistica di esprimermi attraverso una forma artistica, dove la pittura e la grafica hanno assunto un ruolo fondamentale. Il bisogno iniziale era quello di espellere tutte le sensazioni ed emozioni attraverso il colore e l’azione istintiva del gesto, mentre in questo momento il lato figurativo rappresenta l’espressione, attraverso un soggetto che si presenta quasi come un’icona, di testimonianza dei giorni nostri, nella quale gli argomenti non mancano e la fruizione di essi diventa maggiore rispetto a prima grazie all’uso della tecnologia.

    D: In che modo a tuo parere è possibile limitare ciò che in ambito artistico si rende tendenziosamente fuorviante e potenzialmente inquinante dell’essenza sostanziale di purezza assoluta da perseverare ad oltranza?
    R: Credo che sia molto difficile limitare, soprattutto al giorno d’oggi, quello che non è degno di essere definito “arte” anche se non ho la giusta posizione per poter affermarlo, per un discorso di inserimento di importanza all’interno del contesto artistico. L’unico modo possibile è quello della qualità e della bravura dell’artista, dove oltre la tecnica è essenziale il messaggio e il modo di colpire le masse nel momento giusto in un determinato periodo storico. La fruizione di un messaggio che conduce le persone a riflettere su quello che viene posto davanti a loro in modo del tutto indipendente e privo di influenza esterna, animando un flusso di coscienza che può trasferirsi nel tempo.

  • Daniel Mannini riflette sul concetto di stile creativo

    Acquisire un proprio stile e una propria forza di comunicazione espressiva esclusiva e caratteristica, che si rende unica nella sua orchestrazione globale è certamente molto qualificante per un artista, che desidera emergere facendo leva sul potenziale di risorse soggettive individuali e sulla componente di personalizzazione originale e inedita, che lo rendono subito e immediatamente riconoscibile e subito e immediatamente distinguibile in maniera palese e lampante. Ogni vero artista vuole in qualche modo essere diverso e staccarsi dagli standard e dagli stereotipi massificanti e vuole fare arte sui generis, avere un’impronta e un imprinting non sdoganato e non infrazionato, vuole riuscire a trovare e consolidare una propria nicchia e recuperare uno stile tutto suo, non emulativo e non copiativo. È dunque plausibile per chi come Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) desidera essere apprezzato per lo stile personale e per la cifra stilistica personalizzata, fare scelte ponderate e riflettere su come proseguire nel cammino di ricerca e di sperimentazione sulla scia di questa direzione pregevole. Da qui è scaturita un’intervista a tema molto interessante.

    D: Qual è il tuo punto di vista sul concetto di stile creativo personalizzato con esclusività e unicità?
    R: Quello che determina il percorso di un’artista è basato sulla sua unicità espressiva e di dialogo con lo spettatore. In tutti gli ambiti viene preso spunto da un qualcosa che ci incuriosisce approfondire, ma la vera differenza è quella di non appropriarsene ma di ispirarsi e abbinare il giusto abito alla propria personalità. Anche al giorno d’oggi vediamo questa emulazione di grandi maestri o di modelli che seguono le mode, ma il risultato è quello di un appiattimento delle idee e degli stili che non producono niente di buono per l’evoluzione dell’arte stessa. L’esempio che mi hanno insegnato è quello riguardante le famose tele con i tagli di Lucio Fontana: ognuno può dire di poterlo fare, ma il primo rimarrà sempre Fontana e l’opinione espressa è dovuta solo dal guardare il superfluo e non l’intensità di ogni singolo taglio.

    D: Nel tuo percorso di ricerca sperimentale senti di essere riuscito a sviluppare una certa originalità individuale?
    R: Come dico sempre, ogni singola realizzazione è un passo per migliorarsi ed evolvere la propria percezione artistica. Da quando ho intrapreso questo percorso posso dire di essere arrivato a un punto in cui il passaggio dall’astratto al figurativo mi ha aperto le porte per poter esprimere al massimo le mie idee e ciò che voglio portare avanti, seguendo semplicemente una tecnica che ho sempre ammirato e voluto approfondire da quando ho avuto il piacere di conoscerla e la curiosità nel metterla in atto. Sicuramente posso dire che non c’è nessuna imitazione di idee quando mi applico a un nuovo lavoro, ma questo giudizio di originalità spetta agli altri dirlo o se vedono i miei lavori come una replica di tanti altri visti in precedenza o nella contemporaneità. Ciò che porto a completamento del lavoro è ciò che sento e ciò da cui sono ispirato, ovvero la realtà circostante del nostro tempo.

    D: Nel mondo artistico attuale si sta riscontrando purtroppo un’emulazione copiativa in crescendo e in aumento esponenziale. Quale causa a monte ritieni possa esserci?
    R: I motivi possono essere molteplici e per quello che mi riguarda è anche un discorso di espansione comunicativa attraverso l’uso di internet, dove possiamo trovare le informazioni in modo del tutto semplice e veloce. Se da una parte è una cosa positiva, dall’altra c’è il rischio nella ripetizione di un qualcosa già visto. Molto dipende anche dalla persona stessa che intraprende questo percorso, perché non è detto che se un certo modello ha la sua maggior visibilità rispetto ad altro, allora deve essere preso come unica chiave di lettura. La mancanza di spirito d’iniziativa è sicuramente dovuta a tutto questo, il voler tutto e subito anche al costo di sembrare uguali, perché quello che conta è il risultato e non la sua funzione principale, cioè quella di far esprimere l’emozione e la riflessione a una tematica.

  • Intervista a Daniel Mannini per commentare le moderne e attuali concezioni dell’arte

    Daniel Mannini è certamente un degno e meritevole esponente del moderno pensiero artistico e rispecchia e rappresenta dunque un attendibile e plausibile punto di vista rispetto a quello, che si può considerare e concepire come concezione contemporanea di orientamento creativo. Ecco, perché si presta a essere interpellato e ascoltato durante un’intervista informale, ma al contempo esaustiva, condotta dalla sua curatrice e consulente dottoressa Elena Gollini, che a tal riguardo gli ha domandato:

    D: Daniel, quale definizione daresti all’attuale e odierna visione dell’arte? Come si sposa con il tuo modus pensandi e come la armonizzi con il tuo stimolo di ispirazione creativa personale e soggettivo?
    R: La definizione che posso dare riguardo l’arte odierna è “progressione”, nel senso che quello che viene definito come arte odierna non è altro che il frutto del continuo processo, che ha un suo passato, ma guarda al futuro. In maniera soggettiva, posso dire di apprezzare l’esecuzione artistica quando la tradizione e la modernità creano un legame di trasmissione di valori e concetti artistici. Nella mia ispirazione creativa, sicuramente anche l’arte che troviamo oggi ha una sua influenza, perché ci sono scoperte colte sul momento o comunque recenti, ma sono più orientato a mantenere i gusti del passato come vera fonte creativa, dove l’ammirazione per essa rappresenta la voglia di immergermi in questo mondo, intraprendendo così un percorso del tutto personale alla ricerca del linguaggio che più mi rappresenta.

    D: Daniel, quale è la componente di queste moderne e attuali concezioni dell’arte che ancora non stai applicando al tuo modus pingendi, ma che ti sei ripromesso e prefissato di iniziare ad applicare in futuro per integrare e rafforzare la tua potenzialità di sperimentazione?
    R: Questa domanda è molto interessante e importante, perché oltre alla passione per l’arte astratta, ho la passione per la Street Art, soprattutto nelle figure come Banksy e Blek le Rat. È una forma artistica che definisco tale anche per l’importanza espressiva di un pensiero sincero e ribelle, che non ha alcun tipo di imposizione esterna. Questo modo di concepire l’arte mi ha sempre colpito. Credo che quello della Street Art possa essere un altro grande percorso, soprattutto nel portare, oltre a un connubio di passioni ed espressione artistica tra l’arte di strada e quella astratta, anche dei concetti personali e di rappresentazione relativi alla realtà odierna. Questo filone può andare oltre l’emozione che trasmette il colore, anche se quest’ultimo continua ad assumere un ruolo importantissimo nel contesto in cui è inserito e a dare valore al soggetto raffigurato.

    D: Daniel, qual è invece quella dinamica moderna e attuale, che senti non ti appartenga e preferisci non sperimentare nel tuo percorso di evoluzione creativa e perché?
    R: Sicuramente mi rimane difficile poter provare l’esperienza delle installazioni, sia per la quasi impossibilità nel realizzarle, ma anche per gusto personale. Con questo non voglio dire che io non la apprezzi, ma solo che non rientra nei miei parametri. Per quanto riguarda la pittura posso dire che non ho alcun tipo di limitazione. Credo che se durante il percorso venga intrapreso un vicolo rispetto alla strada principale, sia giusto seguirlo in quanto è possibile trovare ispirazioni non percepite o affrontate in precedenza, che portano quindi a un maggior arricchimento del proprio bagaglio culturale. Credo nell’evoluzione personale, cercando di rimanere all’interno del proprio linguaggio artistico. Per un discorso di tipo pratico, penso che intraprendere percorsi in cui la realizzazione richiede troppo tempo rispetto a quello disponibile, non possa rientrare attualmente all’interno dei miei programmi, anche per quel lato in cui l’immediatezza dell’esecuzione rimane ad essere padrona. Però del futuro non è possibile sapere, visto che il presente è l’unico futuro a breve distanza che possiamo programmare.

    È possibile visitare il sito web personale di Daniel Mannini danielmanniniart.it per poter comprendere appieno la sua dimensione di idee ed eventualmente anche per interagire direttamente con lui. Inoltre, è molto interessante seguirlo sui canali social e soprattutto sul suo profilo Instagram @danielmanniniart, che gestisce con sistematicità operativa e massima cura.

  • Intervista al pittore Daniel Mannini sul variegato e sfaccettato concetto di icona artistica

    La dottoressa Elena Gollini, che da tempo sta portando avanti un percorso mirato di affiancamento come consulenza e curatela personalizzata a favore del pittore Daniel Mannini, lo ha interpellato con un’intervista di approfondimento in merito a una tematica assolutamente significativa e dalla quale senza dubbio non si può prescindere all’interno del panorama artistico odierno, ovvero il concetto articolato in molteplici sfumature di icona artistica. In particolare, la dottoressa Gollini si è soffermata su tre domande ad ampio respiro rivolte a Mannini per offrirgli l’opportunità di compiere sia un’analisi valutativa in termini generali sia di entrare più nello specifico della sua ricerca sperimentale, sempre guizzante e ricca di pathos e trasporto entusiasta.

    D: Daniel, un tuo commento riflessivo sul concetto di icona artistica tramandato e perpetrato dalla grande storia dell’arte universale.
    R: Le icone artistiche sono importanti per la conservazione della storia dell’arte stessa e testimoniano il periodo in cui sono contestualizzate. Sono come delle pietre miliari impossibili da scalfire tramite le quali qualsiasi persona può cercare un approfondimento specifico. Queste figure sono molto importanti anche per chi si approccia al fare arte: prendere spunto da un artista e poter coglierne qualche caratteristica, senza mai copiarlo o imitarlo, solo per essere stimolati ad avere un focus nella propria esecuzione, cercando di non cadere nel pericolo del paragone. Credo che questo sia fondamentale, soprattutto per mantenere costanza nel migliorarsi all’interno del proprio percorso creativo. Ciò che conta realmente non è la teoria ma la pratica attraverso la quale possiamo esprimerci, cercando di non dare alcuna spiegazione riguardo l’opera, in quanto essa parla da sola.

    D: Daniel, qual è l’icona artistica che più ti appartiene all’interno della tua prospettiva di ricerca pittorica e perché?
    R: Come ho avuto occasione di dire più volte, l’icona che sicuramente mi ha più influenzato è la figura di Jackson Pollock, sia per la rappresentazione astratta dei suoi dipinti, ma sia perché sono rimasto colpito dalla sua esecuzione artistica, in cui il gesto e l’immediatezza dell’istinto, che può essere anche ragionato ma non dominato, prende la sua forma espressiva. Un’altra figura che col tempo, direi anche in maniera inconscia, mi ha influenzato è quella di Mark Rothko: nei suoi lavori la potenza del colore domina la scena e il poter cercare questa visione di entità ai colori nei miei dipinti, sicuramente ha un suo nesso logico. L’importanza di comprendere le icone, per quanto può riguardare il mio pensiero, è quello di cogliere l’essenza della pittura stessa, al di là di concetti, stili e tecniche, e sperimentarli, anche in chiave moderna, all’interno del mio lavoro artistico.

    D: Un tuo commento di riflessione sui concetti di tradizione storica e storicizzata e innovazione attuale e contemporanea in campo artistico in generale.
    R: L’evoluzione della storia dell’arte procede nella sua naturalezza di pari passo con le innovazioni e le scoperte avvenute nel tempo, cosi come la rappresentazione artistica subisce varie tendenze con i vari movimenti, momenti e modalità di esecuzione. Sicuramente la tradizione ha una sua fondamentale importanza, però ciò non vuol significare che non possiamo creare altre forme espressive attraverso percorsi che possono essere discostanti dalla tradizione stessa. Credo che sia possibile identificare come genesi artistica anche altre tipologie di forme, però è giusto che ci siano dei canoni da rispettare per poter far parte del mondo artistico. Ad oggi è importante soprattutto stare attenti a preservare ciò che può essere riconosciuto come arte, rispetto a quella che viene fatta passare, anche in maniera profana, per essa. Mi viene sempre in mente la tipica espressione “Lo potevo fare pure io”, frase in cui il contenuto viene soppresso da una forma di superficialità. Aggiungendo un ultimo pensiero, sono convinto che le opere che sono passate alla storia, siano esse dipinti o sculture, abbiano ancora molto di cui raccontare e da insegnare.

    L’artista Daniel Mannini è molto attivo e dinamico sui social. In particolare, è possibile anche relazionarsi con lui attraverso il profilo Instagram sempre ben aggiornato e curato @danielmanniniart e attraverso l’accesso al suo sito web personale danielmanniniart.it che consente di visionare un’ampia e vasta panoramica di produzione e raccoglie anche dei contenuti di spessore eterogeneo, che vanno a fungere da ulteriore fattore di approfondimento di valore saliente. Senza dubbio Mannini sta procedendo con concretezza e pragmatismo in ogni sua scelta, dimostrando di possedere un estro creativo guidato da una manifesta la lungimiranza di vedute, che fondono insieme passato e presente.

  • Daniel Mannini racconta la sua pittura attraverso la componente cromatica

    Il pittore Daniel Mannini descrive l’importanza basilare della componente cromatica all’interno della sua poetica stilistica e definisce la peculiarità esclusiva e distintiva delle sue scelte cromatiche, assolutamente non casuali e non improvvisate, che delineano la compiutezza della sua visionarietà creativa e del suo articolato e sfaccettato palinsesto compositivo espressivo. Durante un’intervista condotta dalla dottoressa Elena Gollini dedicata a tale approfondimento tematico, Mannini ha così spiegato, rispondendo a tre domande mirate e concertate ad hoc.

    D: Daniel, come commenti questa frase simbolica “Il colore è vibrazione dell’anima” e come la colleghi al tuo percorso di ricerca sperimentale?
    R: Questa frase si integra completamente all’interno del mio percorso sperimentale, dove il fulcro della ricerca è l’espressione del colore che rappresenta un determinato istinto o sentimento all’interno del quadro, in quel preciso momento. Ogni colore ha una propria caratteristica e connotazione emotiva, e unirli all’interno di un determinato contesto creano una possibilità apertura di una nuova visione e di ricerca per poter assaporare la propria vibrazione dell’anima nel momento sia nella realizzazione che durante l’osservazione del dipinto stesso. Questa energia è una vera e propria compensazione dell’intelletto.

    D: Quali sono i 3 colori di cui non potresti mai fare a meno come elementi chiave portanti della tua formula pittorica e perché?
    R: Premetto che la scelta dei colori da usare per la realizzazione del dipinto non comincia da una base di colori preferenziali, anzi è anche interessante poter lavorare su colori che di norma non rientrano nella mia “tavolozza cromatica”. Detto ciò, la scelta ricade sicuramente sul rosso, colore preferito in assoluto per la sua bellezza di essere un colore caldo, forte ma anche sensibile. I successivi sono il blu, colore profondo di emozioni, che conduce in una diversa dimensione emotiva molto profonda e riflessiva, e il nero per la sua semplice purezza e unicità della pienezza cromatica. Un tipologia di colori che vorrei approfondire sono sicuramente i colori fluo, dove la loro appariscenza crea una elettricità nel dipinto che non ha eguali.

    D: A tuo parere il concetto di astrazione pittorica è strettamente e fortemente congiunto all’universo cromatica e tonale e perché?
    R: Per quanto mi riguarda, oltre all’universo cromatico, l’astrazione pittorica si congiunge anche con una ricerca della materia, che può essere integrata all’interno di un dipinto. Nella mia esperienza personale è molto importante il fatto che il dipinto assuma anche una sua corposità attraverso l’uso, oltre di più colore, anche di materiali come sale, caffè oppure gesso. Questo connubio di colore e materia porta ad avere una visione del dipinto in una prospettiva dove, oltre all’attenzione del dettaglio, si crea un contatto con la superficie, dove la materia stessa coglie l’attenzione dell’occhio. Queste forme e superfici diverse tra loro, utilizzando spatole o spugne, assumono un ruolo cruciale per quanto riguarda il modo di usare il colore, perché creano una maggior identità al pigmento stesso. La bellezza dell’astratto è che esso è libero da qualsiasi forma e l’uso di quello che puoi fare è infinito, però la vera importanza rimane quella di avere il rispetto per l’arte e non condizionarla in una commercializzazione plastica, senza nessuna sensazione da condividere.

    Daniel Mannini è attivo e operativo attraverso il profilo Instagram @danielmanniniart e attraverso il sito web personale danielmanniniart.it.

  • Daniel Mannini: intervista a tema dedicata alla sua concezione creativa

    Daniel Mannini è un esponente emergente del panorama artistico attuale e possiede una cifra stilistica incline alla proiezione informale e astratta, che trova radici di fondamento su più livelli e piani di ispirazione sperimentale. La dottoressa Elena Gollini lo ha intervistato, dando spazio ad argomenti di stimolante interesse, che ne rivelano la personalità volitiva e versatile.

    D: Daniel come interpreti all’interno della tua ispirazione pittorica i concetti di slancio fantasioso e ispirazione riflessiva?
    R: L’ispirazione può nascere in qualsiasi momento, magari anche quando non sono nella fase di elaborazione artistica, però è importante coglierla nel momento in cui essa nasce, conservarla e successivamente liberarla durante l’esecuzione pittorica. Poi ci sono volte dove l’ispirazione nasce e si elabora all’istante, senza nessun tipo di idea a principio; ciò che non differenzia questi due modi di approccio e interpretazione dell’ispirazione è che la sua esecuzione rimane istintiva e pura. Quello che esporto nei miei dipinti è una fase transitoria della mia esistenza, una testimonianza dove il piacere è quello della condivisione comune e di riflessione propria, senza nessun tipo di influenza, cosa facile nel modo di oggi. Anzi, questo scambio di punti di vista è la vera essenza e arricchimento.

    D: Un tuo commento di valutazione sul concetto di dinamismo plastico applicato alla tua dimensione compositiva.
    R: Questo tipo di approccio che ho avuto con la pittura è stato molto coinvolgente e casuale, dove la curiosità ha fatto la vera differenza nel cominciare questo percorso. Oltre ad avere un espressione libera e non canonica di rappresentazione soggettiva, questo dinamismo interagisce in un completo coinvolgimento dell’anima e corpo che mi proietta all’interno del quadro, come avere un teletrasporto ed estraniarmi da ciò che mi circonda. In questi anni ho davvero potuto espandere la mia creazione e avere una ricerca continua sulla tecnica pittorica, come se ogni volta ci sia sempre da scoprire un qualcosa di nuovo che poi lo riporti al dipinto successivo. Questo stupore che provo a ogni dipinto è il traino per poter proseguire in quello che faccio.

    D: In che modo lo spirito di inventiva alimenta la capacità immaginifica nell’orchestrazione scenica e narrativa delle tue opere?
    R: L’esecuzione scenica è condotta a seconda della rappresentazione che voglio riportare, che può essere puramente senza tema oppure di un omaggio che voglio riportare nel mio immaginario di pensieri filosofici e maestri di altre espressioni artistiche. L’immaginario viene acquisito attraverso un pensiero costruttivo che può essere anche stravolto durante la parte pratica, partendo da una base che subisce una metamorfosi in corso d’opera, non c’è una vera e propria metodologia ma l’istinto che genera il suo corso. L’inventiva per un nuovo progetto può nascere anche nell’osservazione di quello che ho intorno o di quello in cui sono appassionato, ci sono talmente infinite possibilità di scelta e visione che l’inconscio raccoglie queste informazioni e in una qualsiasi forma si tramuta nel dipinto.

    Il talentuoso Daniel Mannini è presente sul web con un profilo Instagram sempre aggiornato @danielmanniniart e con un sito personale ricco di contenuti di eterogenea impostazione molto interessanti danielmanniniart.it.

  • Daniel Mannini: il mio progetto artistico per festeggiare i 100 anni simbolici di Margherita Hack

    Il 2022 è l’anno in cui ricorre un anniversario da non poter assolutamente dimenticare: la scienziata astrofisica Margherita Hack, mancata nel 2013, avrebbe compiuto ben 100 anni. Questo compleanno simbolico va celebrato in forma di rispettoso riconoscimento ad honorem, riservato a una donna unica e ineguagliabile, che ha sempre mantenuto e conservato un’autenticità di pensiero e di idee senza mai farsi condizionare e tanto meno vincolare da niente da nessuno, dimostrando una coerenza inconfutabile sia a livello lavorativo sia nella vita privata. Il pittore fiorentino Daniel Mannini ha tenuto a dedicare un progetto artistico proprio come gesto pregevole di ossequiosa ammirazione verso la Hack e verso il suo operato in campo di ricerca e studio, nonché verso la grande onestà intellettuale e l’integerrima integrità etica e morale, sempre solida e inossidabile. La curatrice del progetto artistico, la dottoressa Elena Gollini, ha rimarcato a tal proposito: “Ho voluto affidare a Daniel in modo esclusivo la celebrazione di una figura illustre a me particolarmente cara, avendo avuto l’onore e la fortuna di frequentarla sia in ambito professionale sia in ambito privato e facendo parte anche dell’Associazione-Fondazione omonima, creata per tenere sempre viva la memoria di questa eccezionale donna di geniale intelletto, così come di spiccata sensibilità e frizzante spirito battagliero. Daniel sta facendo dei passaggi nevralgici per la sua evoluzione creativa e la sua sperimentazione pittorica. Questo progetto segna un solco profondo, avendogli permesso di riflettere e di approfondire una formula espressiva per offrire il miglior risalto agli scritti dedicati a Margherita e per far emergere appieno anche il sentimento accomunante di stima riconoscente e di sincera gratitudine, che si estende a tutti noi. Margherita ci ha lasciato tutta se stessa, tutta la sua capacità, le sue doti, il suo talento. Ci ha fornito nozioni e insegnamenti guida, che sono alla base del lavoro svolto dai suoi colleghi oggi e saranno ancora degli ottimi spunti di riferimento anche in futuro. Margherita ha rappresentato e rappresenta un esempio a modello di indomita donna carismatica, artefice del proprio destino, ma al tempo stesso sempre altruista e prodiga verso gli altri e verso il bene del prossimo, anche se sconosciuto. Ecco, perché la sua missione-vocazione, non è stata soltanto limitata al campo astrofisico, ma è andata ben oltre, a toccare temi e visioni sociali di ampia proiezione, a diventare emblema di valori cardine di civiltà e di coscienza collettiva, a ergersi coraggiosamente come presenza pubblica senza maschere e senza finzioni, tanto da fare la differenza in ogni situazione presa come causa da perorare”.

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  • Daniel Mannini: omaggio speciale alla mitica “Signora delle stelle” Margherita Hack

    Nell’interessante circuito dei progetti artistici dell’intraprendente pittore Daniel Mannini non poteva assolutamente mancare un omaggio speciale riservato alla mitica “Signora delle Stelle” Margherita Hack, donna straordinaria e professionista-ricercatrice di enorme pregio e spessore, che quest’anno festeggia simbolicamente i suoi 100 anni, nel ricordo e nella memoria collettiva. A tal riguardo, si è espressa la dottoressa Elena Gollini, curatrice del progetto artistico, evidenziando l’importante e significativo gesto commemorativo di Mannini. In particolare, ha sottolineato: “Daniel nella sua spiccata sensibilità, ha voluto realizzare 7 nuove opere proprio destinate a rendere onore a questa figura di valore indiscusso, che io ho avuto la possibilità di conoscere de visu e di poter frequentare anche in ambito privato, godendo della sua genuina spontaneità e della sua simpatia goliardica, oltre che del suo sapere e delle sue conoscenze. Ecco, perché appena ho comunicato a Daniel il desiderio di predisporre la curatela del progetto dedicato alla cara e indimenticabile Margherita, mi sono davvero emozionata nel cogliere il suo entusiasmo e la stima ammirata verso questa presenza così altisonante e ho subito approvato la sua volontà di preparare nuovi quadri designati anche con titoli attinenti e pertinenti alla scia degli iscritti racchiusi nel progetto. Penso, che sia stata per Daniel una duplice soddisfazione: il potersi cimentare in una nuova avvincente e coinvolgente fase creativa e al contempo la profonda e intensa consapevolezza di celebrare un personaggio, che ha fatto epoca con le sue preziose scoperte e ha documentato in modo impeccabile il frutto del suo complesso e certosino lavoro sul campo, lasciandoci un’eredità di lezioni e di insegnamenti incomparabili”. Inoltre, la dottoressa Gollini ha ulteriormente evidenziato: “Senza dubbio la Hack, che è stata anche portavoce di messaggi sociali elevati e di cosiddette prese di posizione decise e ferme su più fronti di dibattito pubblico, dimostrando tenacia e determinazione anche in questi ambiti extra professionali. E a prescindere dalle sue competenze in materia di Fisica e Astrofisica, si è sempre schierata con forza energica a sostegno della libertà e dell’uguaglianza, ideali che ha sostenuto sempre in ogni contesto. La sua umanità e generosità, il suo animo puro e il suo buon cuore non vanno dimenticati, unitamente al grandioso contributo che ha donato a tutti quanti noi e alle future generazioni. Voglio pensare questo progetto come fosse un virtuale abbraccio rivolto a Margherita come sentito ringraziamento, che accomuna tutti quanti noi e ci rende un po’ tutti figli delle stelle che abitano nello stesso cielo e nell’immensità sconfinata”.

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  • Paolo Tocchini: l’intensa ispirazione esistenziale alla base della sua cifra pittorica

    Per meglio scandagliare a fondo la cifra pittorica, che appartiene al fare artistico di Paolo Tocchini ho voluto insieme a lui improntare un progetto mirato, congeniale per dare il giusto risalto al fattore di radice esistenziale ed esistenzialista, che è senza dubbio una componente distintiva di notevole pregio all’interno della sua formula espressiva figurale di impronta contemporanea”. Esordisce così la dottoressa Elena Gollini nel commentare la realizzazione di un apposito progetto artistico dedicato alla pittura di Tocchini nella sua intensa ispirazione connessa a riferimenti filosofici e a rimandi allusivi riconducibili alle teorie e alle dottrine dell’esistenzialismo, nonché della sociologia. Inoltre, ha spiegato: “Ho concertato e predisposto un progetto fatto ad hoc per enfatizzare ed esaltare al meglio quel complesso sfaccettato di elementi, che Paolo immette e fa confluire all’interno del costrutto compositivo e che vanno ad integrare e a rafforzare in modo significativo e qualificante il comparto sostanziale contenutistico, fornendo una base di sostegno e di supporto fondamentale per consentire una visionarietà pregnante e intrisa di quei valori cardine pilastro, che inficiano la sfera dell’essere e dell’esistere e afferiscono a quel variegato crogiolo di pensieri, emozioni, sentimenti e riflessioni, che ciascuno incontra e affronta nel suo vivere quotidiano. Infatti, nelle sue rappresentazioni le immagini riprodotte contengono sempre quel quid speciale, che esula dalla semplice riproduzione descrittiva tout court e diventa un simbolico ponte di collegamento e di congiunzione tra mondo emerso, subito visibile e individuabile, e mondo sommerso, da scoprire gradualmente e in progressione di fruizione attenta e ponderata. Ecco perché alla poetica comunicativa della pittura di Paolo è allineabile in perfetta sintonia anche la citazione del maestro esistenzialista francese Albert Camus, che con il suo fervore sferzante di esortazione e di stimolo, ci sprona a trovare dentro ognuno di noi quella forma di -Invincibile estate- che custodisce la nostra potente e propulsiva carica energetica vitale, il nostro incalzante desiderio di avanzare sempre a testa alta nonostante le difficoltà e gli ostacoli da affrontare e superare, che ci rende liberi nelle nostre frizzanti e spumeggianti passioni e ci proietta verso nuovi traguardi e nuove ambiziose sfide da perseguire e nuovi entusiasmanti obiettivi da raggiungere. In ogni opera di Paolo, in ogni raffigurazione concepita nella sua peculiare entità di anima-creatura unica e come tale diversa e originale nella sua costituzione, viene conservato quello spirito di -Invincibile estate- che trova la sua ottimale esternazione e manifestazione e diventa un anello di legame forte e inscindibile con il fruitore-spettatore, perché ciascuno possa davvero rievocare in sé quel concetto magistralmente decantato dall’esimio Camus quando ha pronunciato la frase memorabile -Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate. E ciò mi rende felice-”.

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  • Paolo Tocchini: un progetto artistico che esalta la profonda ispirazione esistenziale

    Volendo trarre e ricavare una serie di valutazioni e di considerazioni favorevolmente attinenti e pertinenti alla profonda visione esistenziale ravvisabile all’interno del corposo apparato compositivo alla base della pittura di Paolo Tocchini, la dottoressa Elena Gollini ha trovato una citazione illustre davvero molto calzante, sulla quale poter prendere spunto per intavolare e realizzare un articolato progetto artistico personalizzato. Questo progetto si propone come una sorta di approfondito vademecum guida, per supportare il fruitore-spettatore nel cogliere appieno quel virtuosismo sostanziale e contenutistico, che appartiene alla proiezione creativa di Tocchini e costituisce anche la base di fondamento su cui edificare la sua ricerca di impostazione figurativa, con toni e accenti pregnanti e intrisi di componenti e di elementi narrativi e scenici insiti e sottesi tra le pieghe dell’esistenzialismo e della filosofia esistenzialista. In particolare, la dottoressa Gollini ha voluto sviluppare l’argomentazione partendo dalla celebre citazione appartenente al grande maestro francese Albert Camus, esponente autorevole e rappresentante di dogmi e di dottrine esistenziali di alto spessore, sempre attuali e sempre fonte di riflessioni e di pensieri elevati. La frase-assioma perfetta scaturita dalla mente geniale e acuta di Camus recita prendendo i versi aulici salienti della celeberrima poesia intitolata “Invincibile estate”: “Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate. E ciò mi rende felice. Perché, afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me, in me c’è qualcosa di più forte, qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro”. Al riguardo, la dottoressa Gollini ha sottolineato spiegando il motivo di questo accostamento simbolico tra la poetica espressiva di Tocchini e la lectio magistralis eccellente dell’esimio Camus: “La pittura di Paolo racchiude, anche tramite l’ausilio della tavolozza cromatica e tonale abilmente e sapientemente intrecciata con le raffigurazioni da lui prospettate in chiave di moderna rievocazione, quell’afflato emotivo ed emozionale e quel particolare pathos di trasporto interiore introspettivo, che la rende potentemente comunicativa a livello di impatto sostanziale. Accanto all’orchestrazione strutturale e al palinsesto compositivo, che denotano una maturità consolidata nella perizia strumentale, sfociando in immagini di accattivante parvenza estetica, Paolo associa in sintonia di corrispondenza armoniosa quello stimolo che coincide con il suo speciale concetto di -invincibile estate- all’insegna di una sferzante e prorompente carica di positiva reattività, di dinamico modus pensandi e operandi, che coinvolge subito anche il fruitore-spettatore e conquista la sua attenta curiosità recettiva e percettiva, andando ben oltre il semplice approccio di tipo visivo fine a se stesso e fugacemente superficiale. Lo spettatore viene così spronato ad accogliere a sua volta questa speciale sensazione di -invincibile estate- facendola sua e metabolizzandola con spirito di condivisione e di compartecipazione attiva”.

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  • Olga De Maio: artista lirica partenopea dalla formazione e carriera internazionali

    Olga De Maio, artista lirica dalla formazione e carriera internazionale

    Olga De Maio, soprano è  artista lirica partenopea, dalla formazione e dalla carriera internazionale : in particolare inizia alla tenera età di 10 anni come “voce bianca” e solista dei Pueri Cantores di Santa Chiara e presso il teatro San Carlo, diplomata a pieni voti presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, docente per un periodo nella stessa Istituzione musicale, ha collaborato con illustri nomi del mondo della musica e dello spettacolo, quali Roberto De Simone, Katia Ricciarelli, Isabella Rossellini e Gerard Depardieu, Lina Wertmuller.
    La De Maio è stata protagonista in prestigiose stagioni concertistiche con musicisti del calibro di Uto Ughi, Salvatore Accardo, Michele Campanella e Cecilia Gasdia.
    È presente come artista lirica sulla  Enciclopedia della Canzone Napoletana, curata dal giornalista e musicologo Pietro Gargano.
    Dal 1987 e’ solista al Festival Internazionale di Musica Classica, poi protagonista nel ’92 al Casteldell’Ovo del “Laudario di Cortona”, partec a trasmissioni televisive Rai e Mediaset( Il Mercato del Sabato, Uno Mattina, Moda Mare Positano),poi presso la Fondazione Circolo Artistico Politecnico, Teatrino di Corte a Napoli  nel Laudate Dominum di Mozart.
    Vince Concorsi quali il Pergolesi,  esibendosi al Teatro Bellini di Napoli,Concorso Internazionale “Pavarotti”, risultando tra I migliori cantanti lirici del  mondo, il Mascagni” “Caruso”, “S.Cecilia”, “Mario Lanza”etc
    E’Artista stabile del Teatro S.Carlo, la sua  lunga carriera internazionale si svolge presso la “Royal Academy of London”,Cambridge ed Oxford Univerity, ad Atene solista con Depardieu e la Rossellini, con Katia Ricciarelli e per il M.tro Roberto De Simone e al Teatro San Carlo con il M.J.Tate.

    Alterna attività solistica e concertistica che negli ultimi anni l’ha portata all’incisione dei Carmina Burana di Orff, ed è anche solista del Teatro S.Carlo

    Olga De Maio  ha realizzato eventi con i patrocini delle massime Istituzioni pubbliche, tra le quali il Forum Internazionale delle Culture, le Celebrazioni Internazionali delle Relazioni tra Italia Giappone, eventi celebrativi per l’indimenticata Enrico Caruso, il tradizionale Concerto di Capodanno a Napoli.

    Insignita di prestigiosi premi del mondo della cultura e dello spettacolo tra i quali “Ritratti di Territorio”, “Remigio Paone”, “Premio Masaniello” ed “Enrico Caruso”. De Maio  ha un repertorio che spazia dalla romanza da salotto, opera, operetta e canzoni classiche napoletane di cui hanno inciso anche vari cd per la “Ricordi” ed un inedito lirico pop “Anche quando non vuoi”, composto per loro dagli autori di Bocelli, Mina e Celentano.

    È ideatrice e conduttrice del format televisivo “Noi per Napoli show” in onda su emittenti televisive campane, in cui la lirica incontra arte, cultura, spettacolo, società ed attualità.

    Numerosi i format da lei  ideati  in seno alla storica Associazione Culturale Noi per Napoli,fondata dalla Dott.ssa Emilia Gallo, di cui è direttrice artistica e rappresentante legale, per promuovere costantemente l’arte e il bel canto tra cui “Luoghi Storici e Musica” e “Atmosfere da Sogno” realizzati nei più importanti siti storici e monumentali della Campania

    Recentemente protagonista sulle pagine dei settimanali “Dipiù Tv” e “Visto”, ha lanciato l’iniziativa del “Festival delle Arti” che ha riscosso successo internazionale, sia sul web che in importanti teatri di Napoli.

    È testimonial di importanti aziende produttrici di cosmetici e trucchi teatrali.

    Ha sempre un occhio di riguardo verso l’aspetto sociale per azioni benefiche ed ha inciso nuovo brano lirico-pop del cantautore italiano Paolo Audino, con la  prestigiosa etichetta discografica della Kicco Music di Giovanna Nocetti, dal titolo ” Niente è  niente “, disponibile su tutte le maggiori piattaforme streaming internazionali con grande successo !

    Olga De Maio sito Web

    Olga De Maio facebook

    Olga De Maio Instagram

    Noi per Napoli sito Web

    Olga De Maio youtube

    Niente è niente Spotify

  • L’artista Daniel Mannini lancia in rete il nuovo sito web

    “Il 2022 inizia decisamente con il piede giusto per il talentuoso Daniel Mannini, che ormai da tempo sto seguendo con una curatela artistica ad personam. Infatti, è stato ufficialmente messo in rete il suo nuovo sito web dedicato, uno spazio virtuale dove la produzione di Daniel viene posta in primo piano e dove viene dato il massimo risalto anche a progetti e iniziative promozionali, che aumentano la sua visibilità mediatica e garantiscono un ritorno immagine a largo raggio”. Esordice così la Dott.ssa Elena Gollini nel commentare il nuovo sito web danielmanniniart.it, che Mannini ha di recente pubblicato in rete, allo scopo di focalizzare e accentrare l’attenzione sul suo operato pittorico e ovviamente anche allo scopo di condividere con il nutrito “popolo del web” i messaggi connessi al suo lavoro creativo. Proseguendo nelle sue valutazioni la Dott.ssa Gollini ha dichiarato con entusiasmo: “Davvero bravo Daniel nella sua fervida volontà di effettuare dei passaggi arricchenti e costruttivi sia per il suo cammino esistenziale sia per la sua ricerca pittorica. Daniel possiede il pregio della perseveranza e della caparbietà, due virtù molto importanti per chi si cimenta nel complesso raggio e campo d’azione del panorama dell’arte attuale contemporanea. A queste due pregevoli risorse innate si intreccia quella bramosia sana e salutare di fiero orgoglio di giovane artista, che desidera davvero essere in pole position per reale meritocrazia e che non cerca assolutamente la strada fuorviante e svilente tramite espedienti ambigui e non edificanti. Il sito web di Daniel sarà una piattaforma impostata in ogni sezione con dovizia meticolosa e cura certosina per risultare facilmente accessibile nel suo ordine pulito e lineare e nella sua ricercata essenzialità lineare. Ma, contestualmente sarà anche molto corposo e ricco di dinamiche stimolanti, di progetti-format pensati insieme come una sorta di tasselli di mosaico da incastrare e incastonare dentro il simbolico unicum del sito web, in bilanciata orchestrazione compositiva di immediato impatto. Il lavoro, che faremo insieme a Daniel per avviare e consolidare il suo sito web resterà nel tempo e sarà sempre attuale e sempre valido da presentare e da proporre anche su altri fronti e in altri contesti. Stiamo operando una programmazione scaglionata sequenziale e sistematica. Faremo, sono certa, un ottimo lavoro durante questo 2022 vista la grande sinergia ormai consolidata e radicata, per raggiungere il traguardo prefissato sia in merito all’avviamento del sito web sia in merito alla prospettiva generale di diffusione mediatica. Avanti tutta!”.

  • Daniel Mannini: un nuovo sito web per promuovere la sua arte

    Artista fiorentino dal piglio intraprendente e determinato Daniel Mannini è ufficialmente presente sul web anche con un nuovo sito dedicato danielmanniniart.it, dove promuove la sua arte pittorica a tutto campo e dove vuole far emergere passo dopo passo le sue incalzanti sperimentazioni di ricerca, che viaggiano parimenti al suo desiderio di mettersi alla prova, di cimentarsi sempre con positivo fervore creativo nella pittura, di avviare e consolidare in avanzamento progressivo costante e continuo uno sviluppo di crescita evolutiva e di affinato e raffinato perfezionamento. “Ecco, dunque come Daniel si pone già con grande operosità in questo inizio di nuovo anno, gettando le basi e le fondamenta per un ulteriore salto di qualità, anche attraverso questo sito web personale”. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue la curatela artistica di Mannini con molto interesse e particolare attenzione elogia questa scelta in merito al sito dedicato e lo sprona a procedere attivando delle canalizzazioni favorevoli a dare il giusto e il meritato risalto a questa importante vetrina mediatica promozionale, che lo vede protagonista a 360°. Approfondendo ancora nella sua argomentazione riflessiva la Dott.ssa Gollini ha aggiunto: “Insieme a Daniel stiamo progettando una serie di situazioni, che diventeranno delle vere e proprie pietre miliari nel suo percorso e daranno un notevole e concreto contributo per avviare in modo efficacie e funzionale la piattaforma del suo sito, unitamente a una procedura amplificata e dilatata di soluzioni tattiche studiate per offrire un accesso di fruizione molto accattivante e per consentire di accentuare la potenza comunicativa della sua formula espressiva. Sono molto positiva in tal senso e sento la medesima proiezione positiva anche in Daniel, che ben comprende la necessità e l’esigenza primaria di rendere il suo sito web completo e articolato nella sua compiutezza esaustiva strutturale sia a livello formale sia a livello contenutistico sostanziale. Pertanto, in modo cadenzato verranno immessi dei progetti-format esclusivi e distintivi per comporre una sorta di palinsesto narrativo originale e personalizzato e per contraddistinguere il modus pingendi di Daniel nelle sue peculiari unicità distintive. Questi progetti-format verranno a generare dei simbolici pilastri di sostegno e di supporto della portata e della risonanza mediatica del sito web e faranno da trampolino di lancio e al tempo spesso da ponte di trait d’union tra la pittura di Daniel e l’intero sistema multiforme e variegato della grande storia dell’arte universale, così come del corollario generale di cultura, di storia, di filosofia esistenziale, di humanae litterae”.

  • Daniel Mannini: arte pittorica di guizzante apertura mentale

    “La potente espressività artistica dell’arte pittorica di Daniel Mannini è la sintesi allusiva dell’immagine di un bambino dalla fanciullesca felicità e dalla vivace fantasia, che con stupore e sorpresa si sofferma ad ammirare estasiato e incantato la realtà circostante profondendosi in suggestive emozioni di trasporto. Ciò non significa ovviamente, che la pittura di Daniel abbia delle connotazioni e delle componenti costitutive di matrice fanciullesca e tanto meno infantile, ma bensì piuttosto, che Daniel conserva nella sua vena creativa quella spinta vibrante e frizzante, quell’enfasi positiva e propositiva, quell’afflato onirico e immaginifico, che appartengono all’età d’oro dei bambini, nella loro eccezionale voglia di vivere e di scoprire senza remore e senza riserve”. La Dott.ssa Elena Gollini approfondisce in modo analitico i tratti della poetica pittorica di Mannini usando una similitudine di paragone molto calzante, proprio per evidenziare appieno l’estro guizzante derivato dalla grande apertura mentale dell’artista fiorentino e insito nella sua formula stilistica. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha rimarcato: “Le qualità artistiche e il percorso pittorico, che Daniel sta compiendo si allineano a un’intelligenza sensibile che è del nostro tempo. Le sue rievocazioni informali di tendenza astratta segnano con puntualità e precisione la cronometria del vivere poetico attuale e contemporaneo. Daniel custodisce nel suo fare creativo una poetica sfaccettata, eclettica come dimensione interpretativa, poliedrica come contenuto sostanziale, versatile come capacità di estensione semantica e come mimesi dialettica e si proietta verso una vasta realtà di fruizione, un campo aperto e sconfinato di chiavi d’acceso, alle quali conferisce e attribuisce un potenziale di risorse che possiedono una forza motrice trainante. Daniel mantiene sempre alto il rapporto di confronto con la grande e sublime arte universale in segno di rispetto e di considerazione elevata, ma trova uno sviluppo individuale e soggettivo motivato e convincente, con contenuti e significati qualificanti, che restano sempre integri e inalterati e non vengono mai scalfiti o offuscati. La tecnica strumentale è perfezionata tramite una formazione coscienziosa, che recupera antiche proposizioni teoriche e teoretiche e le aggiorna con avanzate rielaborazioni congeniali a quanto affiora e si concretizza mediante la sua sperimentazione. Daniel possiede una chiarezza e una sicurezza di intenti e di intenzioni, che si riverbera in tutta la sua produzione. Acume sensibile, profondità di meditazione/contemplazione visiva e introspettiva e duttilità notevole gli permettono di cimentarsi in un itinerario di ricerca articolato, che si pone tra metastorico e metaspaziale, tra il metafisico e il descrittivismo mimetico dentro un avvincente ingranaggio dove l’astrazione coincide con un intrigante intimismo”.

  • Daniel Mannini espone in mostra online il suo “Spazialismo cromatico”

    «“Spazialismo cromatico” ritengo, che non potevamo trovare titolo più azzeccato e più diretto per individuare la formula pittorica con cui si cimenta Daniel Mannini selezionato per entrare nel circuito delle mostre online, da me curate, assieme ad altri artisti contemporanei, parimenti talentuosi e intraprendenti». Esordisce così la Dott.ssa Elena Gollini nel commentare l’ingresso di Mannini nella piattaforma delle mostre online con una serie di opere intenzionalmente scelte tra quelle di più recente realizzazione e con dimensioni medio-grandi. L’esposizione collocata in modo permanente esalta in toto il potenziale comunicativo di Mannini e diventa un ulteriore tassello centrale primario del corollario artistico, che sta costruendosi con autentico amore e passione per la pittura. Inoltre la Dott.ssa Gollini si è soffermata nel rimarcare: «Il termine spazialismo ben si addice alla visionarietà di tendenza astratta, che caratterizza il fare pittorico di Daniel e canalizza la sua produzione in una sfera dimensionale molto estesa e dilatata, che si protende virtualmente verso uno spazio infinito e infinitesimale, dove ogni limite e ogni vincolo viene superato e dove la rappresentazione diventa libera, affrancata da ogni vincolo e assurge a vessillo simbolico di spontaneità, di naturalezza, di esternazione incondizionata. Lo spazialismo verso cui si rivolge e convoglia lo spirito artistico di Daniel è dunque sinonimo e metafora di una liberazione esistenziale a tutto tondo, di una concezione creativa, che si rende portavoce di messaggi non filtrati e di una concettualità scevra da cliché massificanti. Lo status cromatico è un punto cardine nevralgico per la sua ispirazione e coniugato allo spazialismo dinamico diventa ancora più accentuato nel suo flusso energetico avvolgente, che cattura e catalizza l’occhio dello spettatore, altrettanto quanto una calamita attira e attrae a sé il metallo. L’esplosione cromatica si ravviva e si rivitalizza attraverso la spazialità ad infinitum e consente una fruizione permeante innescando un ponte di connessione dove passato, presente e futuro si pongono insieme sullo stesso livello temporale e producono una suggestione fantastica davvero trionfale».

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  • Daniel Mannini: un pensiero pittorico in evoluzione

    “All’interno del flessuoso e camaleontico pensiero pittorico di Daniel Mannini si possono cogliere delle fasi sequenziali in costante e continua evoluzione, che corrispondono non soltanto al suo dinamismo riflessivo vivacemente reattivo e recettivo agli stimoli esterni e interni, ma anche a quello sviluppo progressivo, che dal punto di vista esistenziale gli fornisce una più solida e consolidata maturità di vedute e di prospettive e una più consistente capacità di valutazione e comprensione”. La Dott.ssa Elena Gollini analizzando la produzione artistica di Mannini pone l’accento sul potenziale di trasformazione, che possiede e che viene amplificato e incrementato gradualmente tramite la crescita incalzante di proiezione visionaria mediante la quale Mannini incede nel suo cammino di ricerca creativa e di crescita personale. Inoltre, proseguendo nelle dissertazioni analitiche la Dott.ssa Gollini ha evidenziato: “La capacità di discernere e di scegliere in modo sempre coerente e responsabile supporta Daniele e lo rende autonomo e indipendente da remore inibitorie futili e sterili. Daniel si concentra sui traguardi, che si prefigge di perseguire e di raggiungere e si orienta verso un miglioramento positivo, considerando la sua esperienza pittorica come una sorta di pedana di lancio arricchente e costruttiva, come una preziosa opportunità di riflessione intensa e profonda sul suo status umano ed esistenziale e come una papabile occasione di avvincente scommessa con se stesso e con le proprie doti e con la propria voglia di imparare a vedere e a guardare oltre i limiti e i confini, di spingersi avanti verso la sfera del futuro e del futuribile, pur tenendo sempre i piedi ben ancorati alla dimensione del reale e della realtà. Daniel si cimenta nell’arte pittorica ben sapendo, che avrà davanti una serie di livelli da superare e anche degli ostacoli da affrontare per ottenere sempre prestazioni elevate e qualitativamente avvaloranti. È pronto e carico di energia e di sferzante e prorompente vitalità. In una prospettiva attuale di arte contemporanea Daniel si accinge a dimostrare il proprio talento con quella spontanea e genuina naturalezza, che gli appartiene, con quella spinta autentica di slancio, che non ha bisogno di pensieri fuorvianti e inquinanti e non si lascia condizionare da influenze negative, ma si basa in primis su quell’ispirazione pulsante e vibrante, su quell’humus fecondo, che sollecita la mente e l’anima e lo sprona a continuare con enfasi pura e strabordante di pathos. Fare arte per Daniel equivale a sentirsi presente nel presente e attivamente operoso e al contempo significa conquistarsi di diritto una posizione meritevole e meritocratica nella previsione futurista e futuribile della grande arte universale”.

     

  • Daniel Mannini: dipingere per guardarsi dentro

    Da sempre l’espressione artistica declinata e manifestata con eterogenea e multiforme connotazione stilistica e comunicativa rappresenta un pregiato caleidoscopio di proiezioni e prospettive sinonimo dell’articolato mondo interiore e spirituale, che governa l’introspezione intima di ogni artista creativo. Da sempre questa commistione garantisce di rimando una contaminazione ad intreccio armonioso con il fruitore-spettatore, che a sua volta percepisce attraverso le proprie chiavi di lettura interpretative e assimila al contempo quanto trasmesso e impresso dentro le opere”. Partendo da queste variegate disquisizioni la Dott.ssa Elena Gollini esamina a livello critico l’arte pittorica di Daniel Mannini sviscerandola in profondità. Proseguendo nel discorso ha affermato: “Daniel rispecchia appieno l’artista di riflessione e di pensiero moderato e ponderato, che usa il medium della pittura per compiere un esame su se stesso e sulla propria sfera intima. L’apparenza diventa una situazione effimera, che non serve a trovare il suo vero senso creativo. Il suo modus pingendi è invece influenzato dalla volontà di scardinare schemi preconfigurati e predefiniti aprendosi a una libertà assoluta, che risponde al bisogno primario di rivelare se stesso e di conoscere le proprie esigenze umane e artistiche. La solenne riflessione filosofica del maestro Cartesio -cogito ergo sum- si sposa perfettamente con l’intento creativo dominante di Daniel e si può accostare a quella formula, che riassume in sé la duplice valenza di -vita per l’arte- e di -arte per la vita-. Pensare significa vivere e dedicare la propria esistenza all’arte in modo responsabile e motivato. Le convinzioni di Daniel si fondano dunque su un pilastro strutturato su più piani di sostegno e fanno da bilanciamento al suo sguardo curioso e volitivo verso le sollecitazioni provenienti da quanto lo circonda e da quanto carpisce dalle relazioni e dai contatti umani che instaura. Per Daniel ogni situazione può essere utile per aggiungere la cosiddetta -materia prima pensante- alla sua vena di ispirazione. Ogni situazione può accendere corrispondenze e rispondenze emotive ed emozionali, che poi vengono trasfigurate in essenza sostanziale pittorica e vengono introdotte nel meccanismo compositivo e negli ingranaggi cromatici. L’interazione tra pensiero e azione è precipua per Daniel e imprescindibile nell’approccio alla pittura. Pensare, dipingere, essere, esistere sono concetti focali nevralgici senza i quali Daniel non sarebbe in grado di ottenere soluzioni così pregnanti e convincenti nella resa della sintesi complessiva. Ecco, perché Daniel sta riuscendo a trovare una gratificante e soddisfacente modalità di cifra e di stile e sta consolidando quella sicurezza motivata, che lo rende sempre più fiero e orgoglioso dei risultati ottenuti e lo incita al massimo nell’avanzare sempre di più”.

    https://www.elenagolliniartblogger.com/daniel-mannini

     

  • ANNALISA MIRIZZI, LA STORIA DI UN’AUTRICE

    Annalisa Mirizzi nasce in Emilia Romagna il 19 Giugno 2002 è una scrittrice esordiente italiana ex vittima di Bullismo e Cyberbullismo. Una ragazza che si autodefinisce spensierata, molto semplice, anche se si è distinta dalla sua mente complessa, fantasiosa e rivoluzionaria. Conosciuta per aver pubblicato il primo libro di una serie letteraria: The Game Of Possession 1 nel 2021. Nata come fiction per Young Adult nel 2018 all’età di 16 anni.

    La storia della giovane autrice italiana lascia l’amaro in bocca. Compagni di classe che la deridevano. La buttavano giù dalle scale fino a farla finire al pronto soccorso con un trauma alla caviglia che non le ha permesso di camminare per dei mesi. La chiamarono “infetta” lei pensò che fosse per gioco all’inizio, per poi susseguire questo nome per anni. Il motivo di tale nome per la giovane autrice sono solo supposizioni, non sa la vera ragione, forse per i suoi anticorpi deboli all’epoca oppure semplicemente perché in alcuni periodi dell’anno perdeva i capelli.

    Ha subito bullismo al maschile e al femminile, nella quale anche fuori dalla struttura scolastica ne era vittima. Il cyberbullismo l’ha istigata al suicidio, dove persone anonime le spiegavano come fare. Insieme a parole agghiaccianti. Questi Cyberbulli oltre a insultarla e violare la sua privacy, le scrivevano frasi agghiaccianti, ne citerò solo due sulle molteplici rilasciate; “I tuoi genitori quando sei nata hanno avuto conati di vomito.” le scrivevano anche “I tuoi genitori appena ti hanno vista volevano darti via.”

    Questi cyberbulli hanno voluto provare a farle credere che anche la sua famiglia la repudiasse e che la vedessero come una delusione della famiglia. I bulli la facevano sentire una sciagura e le davano tutte le colpe, veniva minacciata verbalmente, fisicamente e psicologicamente, dove le facevano credere che avrebbero mandato qualcuno per farle del male o semplicemente, minacciavano di uccidersi e se lo facevano sarebbe stato colpa sua.

    Una ragazza spaventata che non poteva e non riusciva a dire nulla all’inizio. Finché un giorno decise di parlare. A quel punto i bulli fecero di peggio.

    La ragazza non aveva più un nome o un cognome per questi bulli e cyberbulli, ma era un etichetta che per anni l’ha ferita profondamente. Essa si era sfogata pure sul cibo in modo esagerato per poi limitarsi a non mangiare quasi più niente. Annalisa Mirizzi fu salvata a 13 anni da un’idea di suicidio.

    I bulli e cyberbulli avevano fatto crollare la giovane ragazza totalmente, tra insulti, video, chiamate e quant’altro, la sua testa non ragionava più.  La sua famiglia l’ha salvata con l’amore, dandole forza e hanno iniziato una vera e propria battaglia per tutelarla, proteggerla e far azzittire tutto quanto. Non fu facile, i cyberbulli si scagliavano pure sulla sua famiglia ma dopo tanto tempo le voci e il calvario di Annalisa finì. 

    La sua famiglia le è sempre vicino su ogni scelta che fa per proteggerla e non solo. Durante la sua ripresa grazie ad un insegnate di musica, riuscì ad entrare in corsi extrascolastici di canto e recitazione. Così da sfogare se stessa in una minima parte. Per poi ringraziare tutti gli altri insegnati che hanno contribuito nella sua rinascita. Poi iniziarono le superiori, nella quale ha dovuto cambiare scuola. 

    Questa volta lei voleva difendere la classe, visto che l’avevano eletta capo classe ma, un’insegnate decise di tutelare la sua allieva preferita a punto tale che omette la verità facendo finire Annalisa sotto un cattivo occhio dai suoi compagni e non solo.

    La giovane racconta anche un dettaglio a riguardo, dicendo esplicitamente: da un’insegnate che dice: “ne ho una per tutti” sai già che è una battaglia persa in partenza.

    Questo dettaglio fa comprendere perfettamente che gli studenti se parlavano l’insegnate avrebbe detto qualcosa per farli azzittire. L’insegnate si giustificò con: “volevo proteggerla prima che si infilasse in qualcosa di più grande” durante il colloquio genitori e insegnati, come disse Annalisa “ora era facile girare la frittata, ora che la preferita era salva.”

    Ed è proprio in questo periodo dove decide di andarsene da quella scuola e inizia a scrive il suo primo libro, come valvola di sfogo, essendo che il mondo le stava cadendo di nuovo addosso. Scrivendo un racconto innovativo, The game of possession 1.

     

  • Cecilia Martin Birsa: quando la scultura si trasforma in narrazione concettuale

    “Capita di frequente di soffermarsi a guardare opere d’arte senza attribuire il giusto e meritato valore intrinseco insito e sotteso, che celano e custodiscono sotto forma di narrazione concettuale subliminale. Di fatto però per poter comprendere al meglio quanto viene comunicato ed espresso è necessario prestare massima attenzione anche a questa componente primaria. Ogni artista in modo più o meno diretto ed esplicito infatti, si propone di lasciare un segno, una traccia, un frammento di narrazione, che racchiude contenuti di valenza allusiva, simbolica, metaforica”. A tal riguardo, la Dott.ssa Elena Gollini ha esteso queste riflessioni all’arte scultorea della talentuosa Cecilia Martin Birsa evidenziando come queste risorse preziose vengano sempre considerate come elemento principale e imprescindibile per garantire una resa complessiva eccellente. La Dott.ssa Gollini ha proseguito dichiarando: “Cecilia non cerca di imporre situazioni ostiche e cervellotiche troppo complesse, ma si pone come traghettatrice di pensieri, emozioni e sentimenti traslati e trasfigurati dentro le opere in modo fluido e scorrevole per consentire un approccio immediato e spontaneo, un approccio che non richiede inutili dispersioni di tempo, ma riesce da subito a focalizzarsi sull’esperienza sostanziale della narrazione, trovando degli appigli solidi e sicuri di richiamo e di riferimento. Gli scenari scultorei, che ci offre non sono semplici riproduzioni e rielaborazioni materiche per ostentare una preparazione perfetta a livello esecutivo, ma diventano il motore trainante di una commistione armoniosa di registri dialettici e di palinsesti semantici, che vengono fatti confluire all’interno di queste straordinarie narrazioni pregnanti e intrise di significato. Le narrazioni concettuali diventano un ingrediente principale per Cecilia e sono accostate accanto agli altri fattori costitutivi con bilanciata calibratura e in modo sempre mirato e centrato. Ogni scultura diventa parte a sua volta di un corollario narrativo uniforme e omogeneo, che attinge da proprie fonti interne ma anche da fonti esterne la propria linfa vitale generatrice. Ogni scultura è un pullulare e un proliferare di energie scaturite da questo corollario narrativo, che è sempre in costante e in continuo divenire evolutivo ed è capace di auto-rinnovarsi e di auto-rigenerarsi autonomamente, in virtù della fervida ricerca creativa compiuta da Cecilia con passione e dedizione. Ogni scultura è un mondo a parte e a se stante e al contempo appartiene a un progetto globale di grande spessore esistenziale, che Cecilia porta avanti per diffondere la sua incantevole arte permeata di valori e virtù.

     

  • Daniel Mannini: una pittura di sintesi e di profondità

    All’interno della pittura di Daniel Mannini di matrice e di tendenza informale, la sintesi astratta diventa una caratteristica di identificabilità apprezzabile, unitamente alla profondità di vedute e all’intensità di pensiero. Su queste dinamiche di cifra stilistica la Dott.ssa Elena Gollini ha espresso una serie di valutazioni entrando nel merito e argomentando. In particolare, ha dichiarato: “Con Daniel ci troviamo dinanzi a un artista, che sta compiendo una consapevole scelta di impostazione comunicativa, orientandosi su visioni precise e coerenti con il proprio concetto di arte anticonformista e non convenzionale, che si stacca da pregiudizi e preconcetti formali imposti a monte e viaggia su binari affrancati e indipendenti. Questa sua responsabile proiezione di ricerca sfocia in una pittura di sintesi a livello evocativo, che prelude ad una costruzione compositiva dove prevale l’astrazione, intesa e concepita come evoluzione libera dell’immaginario e dello spirito di inventiva, che trasmette al suo interno un coacervo di profonda e intensa dissertazione insita e sottesa, che è preambolo e premessa di messaggi subliminali, che Daniel vuole diffondere e condividere con lo spettatore. Ecco, perché davanti alle opere di Daniel bisogna sempre avere uno sguardo vigile, attento e sensibile e addentrarsi tra le pieghe e le pagine della narrazione formale per scoprire le molteplici virtù dei contenuti sostanziali. L’essenza della sintesi astratta è risorsa preziosa per Daniel, che può cimentarsi con spontanea propensione e offrire al fruitore un approccio diretto altrettanto naturale. La profondità sostanziale trova pertanto una radice di fondamento solida e consistente per potersi sviluppare con una sequenza originale, attingendo dalle basi improntate da Daniel con coerenza di orientamento e maturità di indirizzo. Essere artista pittore dell’oggi per Daniel significa contribuire a proprio modo e con massima autonomia decisionale a traslare una concezione creativa sempre in avanzamento e in progressione, significa pensare e ragionare nel presente senza disperdersi in sterili applicazioni preconfigurate e predefinite, significa spingersi avanti con un cammino individuale non emulativo e non pedissequo. Ecco, perché la sintesi formale diventa congeniale ad esternare al meglio il suo guizzo creativo, che rivendica autenticità assoluta e purezza estrema dell’atto e del gesto pittorico ed è il frutto di una riflessione interiore esistenziale trasportata e immessa con intensità e profondità. La sintesi espressiva è pertanto inversamente proporzionale all’anima sostanziale, che ogni quadro possiede in sé, sollecitando nella fruizione una volontà plurisensoriale di contatto, che si rinnova ogni volta in modo sorprendente”.

     

  • Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea tra magia e poesia

    “Quando penso a Cecilia Martin Birsa nel momento catartico dell’atto e del gesto creativo mi immagino tutta la cura e la premura certosina con la quale plasma e modella la materia, stemperandone la solida robustezza corposa e modulandone il volume e la densità, per ottenere un eccellente risultato, che fonde insieme perizia tecnica e padronanza strumentale a fantasioso estro e spiccata sensibilità empatica e intuitiva”. Ecco, come la Dott.ssa Elena Gollini si pronuncia nel dare le sue proiezioni critiche alla produzione scultorea della talentuosa Martin Birsa. Inoltre, proseguendo ancora nelle dissertazioni riflessive ha argomentato dichiarando: “Le sculture di Cecilia possiedono un misto di magia e di poesia, che le rende ammalianti e accattivanti. La magia scaturisce e si alimenta da quell’allure speciale e indefinita che le circonda e funge da cornice di contorno. Ogni opera la possiede in sé fin dal momento iniziale della creazione e per tutto lo sviluppo ovunque viene posta e collocata, affinché possa rafforzarsi ed essere percepita in toto dallo spettatore. È una magia quasi mistica e spirituale, che diventa un prezioso plus valore aggiunto e le rende assolutamente uniche e inimitabili. La poesia soave e delicata nasce dalla formula espressiva e comunicativa sempre sobria e garbata, che si profonde in modo raffinato ed elegante attraverso una narrazione fluida e scorrevole, autentica e spontanea. La componente aulica è pregnante di naturalezza e di purezza incontaminata, che corrisponde alla viscerale grazia innata, che guida la catarsi creativa di Cecilia e la spinge a trovare uno stile di lirismo mai troppo ridondante, sempre in linea con quella dimensione minimale ed essenziale che contraddistingue il palinsesto rievocativo. Ogni opera diventa allora la traslazione simbolica e metaforica di una magia e di una poesia, che prendono vita e diventano entità tangibili e visibili, per consentire al fruitore di accostarsi con un approccio intenso e profondo e intriso di coinvolgimento e di immedesimazione. La magia e la poesia trovano una propria nicchia protettiva, che le accoglie e le ingloba nel corollario della narrazione formale e sostanziale e diventano così elementi e componenti qualificanti primari e indispensabili. Senza questa magia e questa poesia mancherebbe pertanto quel quid esclusivo e sui generis, che per Cecilia è estremamente avvalorante per infondere e per imprimere alla sua incantevole produzione una cifra distintiva e connotativa ancora più forte e potenziata e per rimarcare la volontà di cimentarsi in un lavoro scultoreo sempre coerente e consapevole rispetto al suo modo di sentire e di pensare”.

  • Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea all’insegna della condivisione universale

    “Quando si parla di arte declinata in chiave contemporanea è fondamentale mettere in luce anche l’orientamento d’ispirazione e la prospettiva di vedute, che ottiene attraverso una condivisione di impronta universale, affinché possano essere gettate le fondamenta e le basi per darle l’ampio respiro, che l’artista desidera e ambisce riscuotere al presente e al contempo garantirle anche una fruizione a largo raggio in una visione futurista e futuribile. Su queste lungimiranti e ravvedute dinamiche di pensiero si colloca la dimensione artistica della scultrice Cecilia Martin Birsa, che rappresenta proprio la volontà piena e convinta di canalizzarle con intento di condivisione universale”. La Dott.ssa Elena Gollini fornisce delle dissertazioni critiche e analitiche approfondite riferendosi all’espressione creativa della Martin Birsa, sviluppando una serie di argomentazioni. Inoltre ha rimarcato: “Ecco come Cecilia si distingue in modo qualificante e avvalorante non soltanto per le soluzioni di impeccabile composizione e costruzione formale, ma anche per quel quid speciale, che appartiene a un discorso divulgativo aperto a tutto campo e a tutto tondo, che rende omaggio a quello spirito di condivisione sociale e collettiva, che abbraccia tutta l’arte e la eleva a strumento universale di comunicazione. Cecilia nelle sue rappresentazioni scultoree si avvale di questo senso di condivisione, che diventa comunione, diventa approccio empatico e sensibile, che va ben oltre la visione estetica e il senso di apparenza esteriore. Cecilia cerca un rapporto elitario e un feedback speciale con lo spettatore, vuole creare e instaurare un filo conduttore intenso, nel quale viene racchiusa la sua storia personale e nel quale viene poi inserita anche quella soggettiva chiave di lettura offerta da una fruizione libera e scevra da ogni imposizione. Per Cecilia l’arte deve possedere il dono della libertà in ogni sua declinazione, affinché possa diventare davvero un ponte di collegamento e di connessione, che prescinde e supera, che oltrepassa e si propaga avanti verso un’autentica propensione di incontro. Cecilia diventa dunque fautrice e promotrice di un’arte scultorea, che si profonde in messaggi di aggregazione e di unione e che cancella ogni differenza e ogni diversità, affinché si possa generare un linguaggio comprensibile per tutti, accessibile a tutti e facilmente diffondibile ovunque. Le sculture di Cecilia sono senza dubbio destinate a essere concepite anche in chiave di recupero innovativo di una tradizione sempre attuale e intramontabile, che però al presente si modula e si modella con versatilità per diventare ancora più profondamente condivisibile”.

     

  • Daniel Mannini: giochi di luce e di energia declinati in pittura

    “Volendo utilizzare una terminologia in chiave metaforica, direi molto calzante, per definire Daniel Mannini nella sua visionarietà pittorica si può parlare di un corollario di giochi di luce e di energia, che si manifestano e si propagano profondendo tutto intorno vibrazioni e pulsioni molto avvolgenti e penetranti”. La Dott.ssa Elena Gollini analizza con approfondite considerazioni critiche l’espressione pregnante della pittura di Mannini ponendo in risalto il ruolo predominante della luce e dell’energia, che fanno da bilanciamento dinamico all’intero assetto compositivo e narrativo. Inoltre, ha proseguito argomentando: “Nei quadri di Daniel la luce acquista una valenza su più fronti e su più livelli sequenziali, perché attira l’attenzione dello spettatore sulla visione globale dello scenario rappresentativo e contestualmente la accentra e la focalizza sugli elementi portanti delle dinamiche narrative e dell’orchestrazione strumentale. Luce, che assume ancora più potere comunicativo intrinseco associata e coniugata alle chiavi di lettura concettuali e simboliche, nonché alle metafore allusive, che integrano e completano la dimensione rievocativa e rafforzano la parafrasi semantica e la mimesi linguistica. Luce che viene esaltata al massimo dalla tavolozza tonale e cromatica, tramite l’utilizzo di colori vividi e accesi e di sfumature corpose e marcate, che diffondono bagliori lucenti e luminosi e si fondono assieme in una profusione di attraente e accattivante proiezione. Parimenti nella pittura di Daniel possiede un valore cardine imprescindibile l’elemento dell’energia vitale, che consente alle prospettive immaginifiche e fantastiche di fuoriuscire dai limiti della superficie pittorica e catturare una spazialità dilatata, che tende ad espandersi e ad estendersi in modo permeante, coinvolgendo il fruitore in un campo recettivo e percettivo a tutto tondo, come se fosse virtualmente circondata da un flusso costante e continuo di materia e colore, di luce ed energia. L’energia racchiusa e contenuta dentro le opere di Daniel prende e attinge la propria linfa vitale rigenerante direttamente da quel fluire di energia universale, che attraversa e oltrepassa ogni confine per raggiungere in modo sferzante e prorompente un orizzonte ad infinitum. Questa energia universale si ritrova custodita dentro la pittura di Daniel, che si rende vigile tutore e protettore di essa e di quanto attraverso essa viene tramandato e perpetuato secula seculorum dalla storia dell’arte. Luce ed energia sono dunque fattori di grande pregio e pregevolezza, che Daniel accoglie per imprimere un ulteriore slancio di qualità al suo lodevole modus pingendi”.

  • Daniel Mannini: una pittura dalla componente ludica

    “Accentuare anche la componente ludica e giocosa all’interno del paradigma espressivo di Daniel Mannini significa dare giusto risalto a quell’esuberanza vivace e vitale scaturita dall’indole briosa e dal desiderio di fare arte in primis per stare e sentirsi bene e per trasmettere benessere attraverso l’osservazione dei dipinti”. La Dott.ssa Elena Gollini prende in esame l’elemento ludico-giocoso che appartiene al DNA genetico della produzione pittorica di Mannini e si pronuncia in merito al significato di tale fattore di rilievo, che è sempre presente all’interno delle narrazioni, senza però mai essere eccessivo e tanto meno forzato ed esageratamente rimarcato, ma trovando invece un perfetto equilibrio di sintesi dentro al palinsesto scenico e compositivo. Nel proseguire con la sua riflessione critica approfondita ha poi affermato: “Daniel non vuole fare un’arte spicciola e superficiale e tanto meno vuole ottenere un risultato sommario e banale, ma bensì piuttosto vuole risultare accattivante per lo spettatore e offrire soluzioni di piacevole e gradevole impatto formale, regalando anche una visionarietà ludica e giocosa e contestualmente invitando poi ad una fruizione graduale dei contenuti sottesi e insiti, che spaziano in modo eterogeneo e vengono abilmente codificati e contestualizzati, affinché l’osservatore possa man mano e via via prendere la giusta confidenza relazionale. Pertanto, sarebbe assolutamente inesatto e riduttivo limitare a pittura ludica e giocosa l’espressione creativa di Daniel, che invece si cimenta in una duplice prodezza ingegnosa, poiché da una parte cattura e conquista lo spettatore attraverso la rappresentazione intrisa di energia positiva che si sprigiona tutto intorno e dall’altra parte esorta a spingersi oltre la superficie della fattezza visibile e a oltrepassarne la soglia, per arrivare a quella sfera del non visibile, che trova poi rispondenza nel concetto affascinante e intrigante di non detto, di non svelato, di non rivelato e si alimenta di atmosfera enigmatica, lasciando aperte più formule interpretative diversificate. Ecco, dunque che l’aspetto esterno ed estetico funge da contraltare a quello dell’essenza intrinseca e lo avvalora ulteriormente, lo rende ancora più sorprendente agli occhi dello spettatore, curioso di scoprire quanto si cela e si nasconde sotto e dietro l’apparenza”.

     

  • Cecilia Martin Birsa: artista di concetto e di sentimento

    Nell’articolato e multiforme comparto della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista contemporanea Cecilia Martin Birsa si inserisce appieno apportando un consistente e considerevole contributo di sviluppo evolutivo positivo alla ricerca e alla sperimentazione work in progress, che caratterizza l’intera sua produzione. La Dott.ssa Elena Gollini che segue con particolare profondità di valutazione il percorso della Martin Birsa ha evidenziato al riguardo: “Osservando la proiezione e la prospettiva trasversale nella quale si inserisce e si colloca l’arte scultorea di Cecilia, è possibile individuare un perfetto equilibrio di mescolanza alchemica tra concetto e sentimento, che si intreccia al paradigma compositivo formale e arricchisce l’intero impianto semantico e dialettico sotteso. Ecco, perché a buon conto Cecilia può essere definita come artista di concetto e di sentimento, rafforzando l’aspetto estetico e strutturale esteriore proprio attraverso quella commistione di afflato sentimentale, che inficia in modo diretto tutta la parafrasi narrativa. Le rappresentazioni scultoree si propongono sempre come soluzioni di notevole gradevolezza e piacevolezza di fattezza e attirano da subito lo sguardo del fruitore, per poi conquistarne anche l’anima e il cuore tramite quel tumulto energetico, che sprigionano e propagano tutto intorno e che si espande e si profonde con prorompente vigore e potenza. Questa componente concettuale e sentimentale trova la propria linfa vitale dagli impulsi, che la sfera interiore di Cecilia capta e riceve dall’esterno, ma al contempo anche da quel fervore creativo innato, che genera e produce un moto di continua e costante ispirazione. Per Cecilia fare arte è insito nella propria genetica e diventa un proprio modo di essere e di agire, diventa parte integrante principale della sua stessa forma mentis. Dal mondo circostante parimenti Cecilia ricava e rielabora quanto sente e percepisce essere più incline e più affine alla sua concezione di visione artistica ed esistenziale, riuscendo sempre a bilanciare il tutto in modo ottimale e coniugando sapere e conoscenza con passione e trasporto. Nascono così creazioni di sublime perfezione e di ineccepibile e acclarata bellezza, che custodiscono al proprio interno un magico climax tutto da scoprire. Ritengo, che ogni opera possa essere valutata mediante più fasi di fruizione, scandagliando ogni dettaglio e ogni particolare del costrutto e seguendo ogni peculiare dinamica scenica, per poter poi fare una riflessione complessiva esaustiva e completa. Sono sculture, che possiedono un fascino sobrio e garbato e contestualmente si prestano a svariate chiavi di lettura percettiva e recettiva. Per Cecilia l’interpretazione è infatti un momento da assaporare fino in fondo, gradualmente e in progressione per amplificare al massimo lo stato di enfasi e di estasi”.

  • Federico Marchioro: conversazioni pittoriche intime e informali

    “È davvero importante delineare con profondità quanto è racchiuso e custodito nelle sfaccettate pagine di narrazioni pittoriche realizzate dalla mano e dal gesto creativo di Federico Marchioro artista vicentino contemporaneo di grande versatilità espressiva e comunicativa. Io darei una definizione, che ritengo molto calzante e pertinente facendo confluire la sua corposa produzione all’interno di simboliche conversazioni pittoriche intime e informali, fornendo una prospettiva volutamente non convenzionale, che rispecchia l’intento primario di Federico di uscire dai binari canonici già determinati e decisi a monte e a priori”. La Dott.ssa Elena Gollini dimostra particolare compiacimento verso il percorso di sperimentazione che sta compiendo Marchioro e si sofferma su alcune specifiche caratteristiche salienti distintive e qualificanti per offrire una completezza e una compiutezza di riflessione esaustiva. E ancora ha rimarcato: “Federico trova nella pittura la metafora di un diario di vita, un diario autobiografico con virtuali pagine bianche pronte per essere riempite e messe a disposizione del fruitore. Le sue rappresentazioni esulano da moduli obsoleti e acquistano una struttura in continuo e in costante moto di trasformazione, proprio come la sua vulcanica personalità camaleontica. Su questo diario Federico imprime se stesso, tutto il suo mondo emerso e sommerso intavolando delle stimolanti conversazioni intime e informali, composte tramite una dialettica semantica fluida e scorrevole, che si rende da subito impattante per il fruitore. Dipingere per Federico equivale a redigere e a impaginare stralci e frammenti, che appartengono al suo sentire, al suo pensiero, alle sue concezioni talvolta ancora inespresse. Fare arte così come e altrettanto fare musica diventa così esternazione e manifestazione di un insieme corposo e variegato di conversazioni, che iniziano da dentro, nell’ego più intimo e profondo e sfociano e si palesano al di fuori diventando ben visibili e ben tangibili. Le opere acquistano dunque essenza metaforica paradigmatica e servono per dare voce e sentimento, per descrivere e raccontare pensieri, emozioni, che affiorano in superficie e si palesano all’esterno. Federico artista di metodo e di pensiero imposta queste conversazioni in modo libero e spontaneo, edifica un proprio particolare registro linguistico con una propria genesi stilistica e riesce perfettamente a conciliare e coniugare le esigenze compositive della forma con il bisogno di matrice animista, che è radicato dentro di lui e lo guida e lo accompagna sempre con virtuosa ispirazione”.

    http://elenagolliniartblogger.com/federico-marchioro

     

  • Christian Lasagni: pubblicata online la mostra pittorica “Dinamismo compositivo” a cura della Dott.ssa Elena Gollini

    L’artista-pittore contemporaneo Christian Lasagni è entrato ufficialmente all’interno del palinsesto delle mostre online curate dalla Dott.ssa Elena Gollini, che ha scelto un titolo molto calzante “Dinamismo compositivo” proprio per evidenziare al massimo la portata avvalorante e rafforzante della componente di movimento dinamico, che caratterizza l’intera produzione e ne qualifica la cifra stilistica a livello qualitativo formale e sostanziale. In particolare, la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “Nell’osservare in modo analitico e approfondito le opere realizzate da Christian ho colto da subito la rilevanza primaria e fondamentale dell’elemento dinamico, che alimenta tutto lo scenario e supporta il flusso costante e continuo dell’apparato cromatico, rivestendo un ruolo sempre in perfetta sintonia e in armonioso allineamento con la narrazione compositiva. Si potrebbe dunque dire, che il fattore movimento dinamico acquista vita propria e diventa entità autonoma a se stante con una propria valenza precisa e specifica, ma al contempo viene contestualizzato in modo da risultare in completa fusione con la materia pittorica e cromatica, integrandone e accentuandone l’effetto impattante. Christian cerca una sperimentazione non convenzionale, che si colloca nel variegato e multiforme panorama dell’Informalismo di tendenza e di matrice astratta e sfrutta al meglio il potenziale di risorse espressive offerto dalla tavolozza tonale e cromatica, elaborando rappresentazioni, che si possono considerare di originale proiezione e contestualmente possono essere concepite con impronta affine alla Fluid Art così come anche al filone dell’Action Painting. Senza dubbio Christian dimostra anche una spiccata sensibilità creativa di getto e istintuale, che si congiunge e si coniuga alla formula comunicativa riflessiva e ragionata e gli consente di ottenere soluzioni, che in apparenza possono sembrare quasi dominate dalla libera ispirazione dell’istinto, ma possiedono anche significati sottesi e insiti, che vanno scoperti e ricercati con attenta fruizione interpretativa. Il movimento dinamico intrinseco riflette all’esterno questa commistione di elementi e componenti costitutivi e lo spettatore viene conquistato dalle visioni vitali e vivaci e dalle prospettive fluide e flessuose, derivanti dal ritmo cadenzato e dalla timbrica sequenziale generata proprio dalla mescolanza e dall’intreccio eterogeneo. La dimensione dinamica compositiva è pertanto un fatto chiave essenziale e imprescindibile per dare una spinta vibrante di slancio alla pittura e Christian consapevole di questo prezioso strumento e della sua incisiva efficacia ne utilizza in modo mirato tutta quanta l’energia positiva, che si sprigiona poi tutt’intorno con grande impeto e fervore”.

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  • Daniel Mannini: sintonie pittoriche in simbiosi emozionale

    “Per scoprire e cogliere appieno il mondo pittorico di Daniel Mannini si deve entrare nel merito sostanziale autentico e incondizionato della sua eclettica proiezione visionaria e bisogna necessariamente calarsi dentro la sua mente creativa pulsante e vibrante di un tumulto energetico sferzante e frizzante al tempo stesso. Soltanto attraverso queste dinamiche di approccio, ci si addentra nel profondo del suo ego artistico e si può trovare la giusta chiave di metodo e di misura e definire al meglio il suo protendersi nel fare arte”. Si esprime con queste valutazioni attente e ponderate nel merito la Dott.ssa Elena Gollini per orientare lo spettatore-fruitore a stabilire e rafforzare il rapporto di relazione partecipe e compartecipe con la produzione pittorica del giovane e promettente artista fiorentino. Inoltre, proseguendo nel discorso di coinvolgimento attivo plurisensoriale rivolto all’osservatore sensibile e accorto la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “La modalità utile e funzionale per entrare in reciproco scambio comunicativo con le opere di Daniel deve tenere conto del percorso attuale di ricerca, ma anche delle fasi e degli step pregressi che formano e compongono un nutrito e articolato corollario espressivo dinamico, che si muove in progressione evolutiva e sviluppa passaggi cadenzati e sequenziali molto interessanti da analizzare, che corrispondono di rimando e di riflesso alla maturazione e alla crescita artistica, che Daniel sta dimostrando di perseguire con tenacia e continuità di intenti e di intenzioni, nonché con costanza di volontà operativa. Trovo sempre molto stimolante evidenziare e fare notare anche a Daniel i passi in avanti che sta compiendo con meritocrazia, proprio per dargli ancora più slancio di traino e di supporto per gli obiettivi e i traguardi futuri. Questo tipo di considerazione può essere fatta ovviamente anche dallo spettatore, concependo il momento fruitivo come occasione e opportunità preziosa di coesione e di sintonia con Daniel, che apprezza fortemente la fase di incontro-scambio e la reputa fondamentale, come situazione speciale e unica che gli consente a sua volta di recepire idee e pensieri dall’esterno, di metabolizzarne e introiettarne contenuti arricchenti e costruttivi. Per Daniel ogni fruitore possiede il pregio di essere un potenziale di risorse recettive e percettive, che vengono assorbite e filtrate in modo speculare ed entrano a fare parte di quella magica commistione alchemica da cui poter attingere spunti e riferimenti sempre nuovi. Ecco, perché ogni opera ci parla, ma al tempo stesso ci ascolta con intenso stupore”.