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  • Un nuovo progetto per Cielo e Terra a supporto della Fondazione Città della Speranza

    La cantina vicentina, già partner della realtà veneta in prima linea nella ricerca oncologica pediatrica, sostiene “Consolidator Grant”, uno studio per sviluppare un approccio combinato di biomateriale e cellule staminali per il trattamento delle fistole pediatriche

     

    Cielo e Terra rafforza il suo impegno nel sociale, supportando la Fondazione Città della Speranza, realtà veneta impegnata nella ricerca scientifica, diagnostica avanzata, cura e supporto psicologico a favore dei bambini colpiti da malattie pediatriche mediante, supportando un nuovo progetto. Quest’anno, infatti, la cantina vicentina sostiene un progetto innovativo, il “Consolidator Grant” per l’identificazione e la caratterizzazione di un approccio combinato di biomateriale e cellule staminali nel trattamento delle fistole pediatriche, diretto dalla Dr.ssa Martina Piccoli e in svolgimento dal 2024 al 2026. Le fistole pediatriche rappresentano una sfida significativa, richiedendo interventi chirurgici complessi e trattamenti mirati. Questo progetto mira a sviluppare una combinazione efficace di biomateriali e cellule staminali, migliorando l’efficacia dei trattamenti e aumentando il tasso di sopravvivenza nei siti di iniezione.

    Fondazione “Città della Speranza” è nata il 16 dicembre 1994 a in ricordo di Massimo, un bambino scomparso a causa della leucemia. L’obiettivo primario della Fondazione era raccogliere fondi per costruire un nuovo e moderno reparto di onco-ematologia pediatrica.  L’8 giugno del 2012 infine viene inaugurata a Padova l’ultima grande opera: l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza che con i suoi 17.500 mq è uno dei più grandi centri di ricerca sulle malattie infantili d’Europa.

    In circa trent’anni di attività Fondazione Città della Speranza Onlus ha finanziato 167 progetti sulle malattie pediatriche, sostenendo ogni anno il lavoro di oltre 200 ricercatori. Oltre il 97% delle donazioni ricevute da Fondazione Città della Speranza Onlus viene utilizzato per attività di diagnosi, ricerca, assistenza ospedaliera e divulgazione scientifica. Fondazione Città della Speranza finanzia la diagnostica avanzata di leucemie, linfomi e sarcomi, di cui il centro oncoematologico di Padova è  riconosciuto riferimento nazionale dall’Associazione  Nazionale di Emato-Oncologia Pediatrica (AIEOP) A tutti i bambini che si ammalano di tumore,  residenti in Italia o provenienti dall’estero, è fornita  una diagnosi certa in poche ore e sono garantiti i  migliori protocolli di cura, i più moderni approcci  diagnostici e il monitoraggio della malattia mediante  le più moderne tecniche di laboratorio.

     

    www.cieloeterravini.com

    Cielo e Terra nasce nel 1908, nelle campagne di Vicenza, vicino ai Castelli di Romeo e Giulietta, dove il bisnonno aveva acquistato un piccolo podere con vigneto. Il nonno Pietro ha proseguito la guida dell’azienda con grande passione impegno sociale. Oggi alla guida dell’azienda ci sono Luca e Pierpaolo Cielo, assieme al socio Collis Veneto Wine Group unitosi all’azienda della famiglia Cielo nel 1999. Oggi l’azienda con una quota di esportazione superiore al 80% è conosciuta in tutto il mondo con i marchi Cielo, Casa Defrà e Bericanto. L’azienda che nel 2023 ha superato i 65 milioni di euro si caratterizza per un approccio socialmente responsabile, orientato alla solidarietà, trasparenza e alla sostenibilità. Il marchio Famiglia Cielo è infatti legato da anni alla Ong americana Winetowater, con la quale vengono donati sistemi di filtrazione d’acqua nelle aree più bisognose. L’azienda dal 2020 aderisce al movimento BCorp, nel 2021 è la volta di VIVA “la sostenibilità nel vino” con l’obiettivo di ottimizzare l’impatto ambientale della filiera vite – vino. Dal 2022 è anche Società Benefit e nel 2023 ha ottenuto la certificazione Equalitas. Prima realtà vinicola italiana a introdurre in azienda il modello della Lean Organization, Cielo e Terra integra numerosi progetti con un piano di economia circolare, affermandosi come realtà in grado di fronteggiare le sfide dei mercati mondiali ed attestare la sua presenza in oltre 60 Paesi.

  • NASCE LA FONDAZIONE DI STUDI INTERNAZIONALI E GEOPOLITICA, LA PRESIEDE GIANCARLO ELIA VALORI. Ente morale e polo culturale al servizio della pace tra i popoli.

    La Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica presieduta dal Prof. Giancarlo Elia Valori, Honorable dell’Accademia delle Scienze di Francia, rappresenta un punto di riferimento di livello internazionale per la Cultura come strumento di dialogo e di pace

    Tra le sue attività principali vi sono quelle nel campo culturale e politico, destinate a rafforzare la pace e la convivenza tra i popoli: in particolare, a sostenere ogni forma di cooperazione diretta a salvaguardare o ripristinare la Pace;
    b) contribuire all’approfondimento dei temi internazionali, con adeguate iniziative dirette a diffonderne la conoscenza nell’opinione pubblica e – in particolare – tra le nuove generazioni;
    c) promuovere e consolidare forme di cooperazione culturale rivolte a radicare nella coscienza dei popoli i valori della persona e della democrazia, i principi di un equilibrato sviluppo economico e sociale e a favorire le condizioni per la loro concreta attuazione;
    d) promuovere, sia a livello nazionale che internazionale, attività di ricerca nel campo storico, sociologico, politologico, giuridico, economico, della cooperazione internazionale e dell’integrazione oltreché realizzare attività culturali nei settori dei beni e delle attività culturali;

    Come si vede un programma di attività di altissimo livello culturale e sociale che nel 2021 ha portato alla firma dell’accordo di collaborazione tra l’Università La Sapienza di Roma e il Politecnico di Leopoli in Ucraina.
    Nel documento allegato è possibile conoscere tutte le attività di competenza della Fondazione.

    Di grande prestigio il Comitato direttivo, presieduto dal Prof. Giancarlo Elia Valori, che si compone di figure di altissimo livello nel campo della cultura, della scienza, del diritto e delle relazioni internazionali.

    Telefono: +39 06 8537441

    E-mail: [email protected]

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  • Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea tra magia e poesia

    “Quando penso a Cecilia Martin Birsa nel momento catartico dell’atto e del gesto creativo mi immagino tutta la cura e la premura certosina con la quale plasma e modella la materia, stemperandone la solida robustezza corposa e modulandone il volume e la densità, per ottenere un eccellente risultato, che fonde insieme perizia tecnica e padronanza strumentale a fantasioso estro e spiccata sensibilità empatica e intuitiva”. Ecco, come la Dott.ssa Elena Gollini si pronuncia nel dare le sue proiezioni critiche alla produzione scultorea della talentuosa Martin Birsa. Inoltre, proseguendo ancora nelle dissertazioni riflessive ha argomentato dichiarando: “Le sculture di Cecilia possiedono un misto di magia e di poesia, che le rende ammalianti e accattivanti. La magia scaturisce e si alimenta da quell’allure speciale e indefinita che le circonda e funge da cornice di contorno. Ogni opera la possiede in sé fin dal momento iniziale della creazione e per tutto lo sviluppo ovunque viene posta e collocata, affinché possa rafforzarsi ed essere percepita in toto dallo spettatore. È una magia quasi mistica e spirituale, che diventa un prezioso plus valore aggiunto e le rende assolutamente uniche e inimitabili. La poesia soave e delicata nasce dalla formula espressiva e comunicativa sempre sobria e garbata, che si profonde in modo raffinato ed elegante attraverso una narrazione fluida e scorrevole, autentica e spontanea. La componente aulica è pregnante di naturalezza e di purezza incontaminata, che corrisponde alla viscerale grazia innata, che guida la catarsi creativa di Cecilia e la spinge a trovare uno stile di lirismo mai troppo ridondante, sempre in linea con quella dimensione minimale ed essenziale che contraddistingue il palinsesto rievocativo. Ogni opera diventa allora la traslazione simbolica e metaforica di una magia e di una poesia, che prendono vita e diventano entità tangibili e visibili, per consentire al fruitore di accostarsi con un approccio intenso e profondo e intriso di coinvolgimento e di immedesimazione. La magia e la poesia trovano una propria nicchia protettiva, che le accoglie e le ingloba nel corollario della narrazione formale e sostanziale e diventano così elementi e componenti qualificanti primari e indispensabili. Senza questa magia e questa poesia mancherebbe pertanto quel quid esclusivo e sui generis, che per Cecilia è estremamente avvalorante per infondere e per imprimere alla sua incantevole produzione una cifra distintiva e connotativa ancora più forte e potenziata e per rimarcare la volontà di cimentarsi in un lavoro scultoreo sempre coerente e consapevole rispetto al suo modo di sentire e di pensare”.

  • Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea all’insegna della condivisione universale

    “Quando si parla di arte declinata in chiave contemporanea è fondamentale mettere in luce anche l’orientamento d’ispirazione e la prospettiva di vedute, che ottiene attraverso una condivisione di impronta universale, affinché possano essere gettate le fondamenta e le basi per darle l’ampio respiro, che l’artista desidera e ambisce riscuotere al presente e al contempo garantirle anche una fruizione a largo raggio in una visione futurista e futuribile. Su queste lungimiranti e ravvedute dinamiche di pensiero si colloca la dimensione artistica della scultrice Cecilia Martin Birsa, che rappresenta proprio la volontà piena e convinta di canalizzarle con intento di condivisione universale”. La Dott.ssa Elena Gollini fornisce delle dissertazioni critiche e analitiche approfondite riferendosi all’espressione creativa della Martin Birsa, sviluppando una serie di argomentazioni. Inoltre ha rimarcato: “Ecco come Cecilia si distingue in modo qualificante e avvalorante non soltanto per le soluzioni di impeccabile composizione e costruzione formale, ma anche per quel quid speciale, che appartiene a un discorso divulgativo aperto a tutto campo e a tutto tondo, che rende omaggio a quello spirito di condivisione sociale e collettiva, che abbraccia tutta l’arte e la eleva a strumento universale di comunicazione. Cecilia nelle sue rappresentazioni scultoree si avvale di questo senso di condivisione, che diventa comunione, diventa approccio empatico e sensibile, che va ben oltre la visione estetica e il senso di apparenza esteriore. Cecilia cerca un rapporto elitario e un feedback speciale con lo spettatore, vuole creare e instaurare un filo conduttore intenso, nel quale viene racchiusa la sua storia personale e nel quale viene poi inserita anche quella soggettiva chiave di lettura offerta da una fruizione libera e scevra da ogni imposizione. Per Cecilia l’arte deve possedere il dono della libertà in ogni sua declinazione, affinché possa diventare davvero un ponte di collegamento e di connessione, che prescinde e supera, che oltrepassa e si propaga avanti verso un’autentica propensione di incontro. Cecilia diventa dunque fautrice e promotrice di un’arte scultorea, che si profonde in messaggi di aggregazione e di unione e che cancella ogni differenza e ogni diversità, affinché si possa generare un linguaggio comprensibile per tutti, accessibile a tutti e facilmente diffondibile ovunque. Le sculture di Cecilia sono senza dubbio destinate a essere concepite anche in chiave di recupero innovativo di una tradizione sempre attuale e intramontabile, che però al presente si modula e si modella con versatilità per diventare ancora più profondamente condivisibile”.

     

  • Cecilia Martin Birsa: artista di concetto e di sentimento

    Nell’articolato e multiforme comparto della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista contemporanea Cecilia Martin Birsa si inserisce appieno apportando un consistente e considerevole contributo di sviluppo evolutivo positivo alla ricerca e alla sperimentazione work in progress, che caratterizza l’intera sua produzione. La Dott.ssa Elena Gollini che segue con particolare profondità di valutazione il percorso della Martin Birsa ha evidenziato al riguardo: “Osservando la proiezione e la prospettiva trasversale nella quale si inserisce e si colloca l’arte scultorea di Cecilia, è possibile individuare un perfetto equilibrio di mescolanza alchemica tra concetto e sentimento, che si intreccia al paradigma compositivo formale e arricchisce l’intero impianto semantico e dialettico sotteso. Ecco, perché a buon conto Cecilia può essere definita come artista di concetto e di sentimento, rafforzando l’aspetto estetico e strutturale esteriore proprio attraverso quella commistione di afflato sentimentale, che inficia in modo diretto tutta la parafrasi narrativa. Le rappresentazioni scultoree si propongono sempre come soluzioni di notevole gradevolezza e piacevolezza di fattezza e attirano da subito lo sguardo del fruitore, per poi conquistarne anche l’anima e il cuore tramite quel tumulto energetico, che sprigionano e propagano tutto intorno e che si espande e si profonde con prorompente vigore e potenza. Questa componente concettuale e sentimentale trova la propria linfa vitale dagli impulsi, che la sfera interiore di Cecilia capta e riceve dall’esterno, ma al contempo anche da quel fervore creativo innato, che genera e produce un moto di continua e costante ispirazione. Per Cecilia fare arte è insito nella propria genetica e diventa un proprio modo di essere e di agire, diventa parte integrante principale della sua stessa forma mentis. Dal mondo circostante parimenti Cecilia ricava e rielabora quanto sente e percepisce essere più incline e più affine alla sua concezione di visione artistica ed esistenziale, riuscendo sempre a bilanciare il tutto in modo ottimale e coniugando sapere e conoscenza con passione e trasporto. Nascono così creazioni di sublime perfezione e di ineccepibile e acclarata bellezza, che custodiscono al proprio interno un magico climax tutto da scoprire. Ritengo, che ogni opera possa essere valutata mediante più fasi di fruizione, scandagliando ogni dettaglio e ogni particolare del costrutto e seguendo ogni peculiare dinamica scenica, per poter poi fare una riflessione complessiva esaustiva e completa. Sono sculture, che possiedono un fascino sobrio e garbato e contestualmente si prestano a svariate chiavi di lettura percettiva e recettiva. Per Cecilia l’interpretazione è infatti un momento da assaporare fino in fondo, gradualmente e in progressione per amplificare al massimo lo stato di enfasi e di estasi”.

  • Cecilia Martin Birsa: simulacri emozionali di arte scultorea

    “Parafrasando analiticamente il significato intrinseco, che produce l’essenza primaria dell’arte scultorea di Cecilia Martin Birsa si può individuare una definizione assolutamente appropriata e congeniale utilizzando una terminologia simbolista dall’impronta misticheggiante: simulacri emozionali”. La Dott.ssa Elena Gollini si addentra nella prospettiva di valutazione contenutistica connessa alla corposa e variegata produzione scultorea della Martin Birsa e recupera degli interessanti spunti di commento riflessivo. Proseguendo ancora nelle sue considerazioni ha ulteriormente evidenziato: “Cecilia è artefice di prospettive rievocative, che equivalgono a dei virtuali simulacri emozionali, in quanto raccolgono e conservano tutta una mescolanza di concentrazione emotiva ed emozionale proveniente sia dalla sfera intima di Cecilia sia dal flusso energetico comunicativo, che si innesca e si stabilisce con il fruitore, che diventa potente e inscindibile e propaga un’ulteriore forza centripeta, rinvigorita dalla compenetrante partecipazione recettiva e percettiva. Cecilia crea e alimenta di continuo questi simulacri emozionali custoditi dentro le sue incantevoli sculture, li offre allo spettatore e li fa suoi, li porta dentro il cuore e li intreccia con il moto della sua anima in una fusione armoniosa. Da sempre l’arte scultorea è un patrimonio di valenza immensa, che nel tempo resta sempre a disposizione di chiunque voglia entrare in relazione di contatto ravvicinato e generare un ponte di collegamento. Cecilia vuole che le sue opere fungano da ponte di trait d’union intese proprio come simulacri emozionali facilmente accessibili e intensamente coinvolgenti. Il fascino ricercato e al contempo discreto che emanano è sinonimo di una bellezza ammaliante e magnetica, che diventa eterna e imperitura e rende etereo e perpetuo anche quell’ideale di solennità sacrale solenne, maestosa ed eccelsa, che rappresenta in sé la visione dei simulacri. Cecilia diventa pertanto convinta sostenitrice di una formula scultorea, che edifica fondamenta solide e robuste sulla base di una ricerca precipua e di una coerenza di azione e di pensiero, che coincide con la sua personalità sempre responsabile e consapevole fino in fondo del proprio operato. Questi speciali simulacri emozionali sono poi concepiti in continuo e costante divenire evolutivo, possiedono delle chiavi di sviluppo graduale e progressivo e hanno delle applicazioni amplificate dalla portata di compenetrazione da parte dello spettatore. Le sculture di Cecilia ci parlano e si rendono entità vive e vitali nell’espandere a tutto tondo questa loro immagine evocativa e acquistano man mano sempre più risorse e potenziale anche sul piano spirituale elevandosi oltre ogni limite più sconfinato”.

     

  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea in nome del virtuosismo

    L’arte scultorea nei secoli si è sviluppata seguendo orientamenti molto eterogenei e avvalendosi di soluzioni davvero sorprendenti. La scultura è a tutti gli effetti un’arte molto complicata e molto complessa da apprendere. Servono la massima dedizione e la massima disciplina, serve tanto studio e altrettanto spirito di perfezionismo, voglia di compiere una ricerca inedita e voglia di sperimentare in modo innovativo. Ogni scultore deve riuscire a crearsi e a consolidare un proprio stile, che appaia preciso e convincente, perché l’improvvisazione casuale non è mai concessa e tanto meno è permessa la superficialità. Ci sono artisti come Cecilia Martin Birsa, che hanno fatto dell’arte scultorea la propria ragione di vita, che hanno saputo orchestrare al meglio quanto imparato e ottimizzare gli insegnamenti preziosi, immettendoli dentro il proprio bagaglio personale di conoscenza e di sapere, realizzando una produzione contemporanea davvero al top di gamma. La Dott.ssa Elena Gollini ha spiegato al riguardo: “Il virtuosismo scultoreo che caratterizza l’arte di Cecilia è frutto di una preparazione certosina e meticolosa, che inizia fin dalla fase progettuale e ideativa e si snoda e si dipana man mano con modalità sempre scelte con dovizia. Ogni scultura costituisce un cuore pulsante al suo interno, metafora di quel virtuosismo che appartiene al DNA creativo di Cecilia e diventa un valore nevralgico essenziale e indispensabile del suo fare artistico. Cecilia è esempio a modello di come la serietà e l’onestà intellettuale vengono sempre premiate e di come lavorare in modo sempre compiuto e calibrato porta a risultati eccellenti e ineccepibili. Le sue sculture possiedono un virtuosismo formale e sostanziale, che le attraversa e le rende uniche e speciali. Ogni sua opera diventa esclusiva, inimitabile e inconfondibile. Si comprende da subito come per Cecilia la scultura sia una vocazione intesa in senso dilatato, che include anche un contatto attivo e diretto con l’intero substrato del reale e della realtà, dal quale poter attingere elementi e componenti, che hanno un virtuosismo connaturato e possono essere ben modulati e modellati nella profusione materica densa e corposa. La lavorazione scultorea per Cecilia è sempre una grande commistione, una consistente mescolanza, che prende vita tramite l’atto e il gesto creativo e viene poi plasmata insieme, viene assemblata e bilanciata. Alla piacevolezza estetica corrisponde sempre una dinamica contenutistica articolata, affinché l’idea del bello si rifletta e si rispecchi in toto, all’esterno e all’interno, nella forma e nella sostanza. Soltanto così per Cecilia ci sarà l’espressione incondizionata e incontaminata del virtuosismo artistico più assoluto, dirompente e prorompente”.

     

  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea inno alla sublimazione

    L’arte scultorea declinata in chiave moderna e contemporanea ci offre interessanti occasioni di approfondimento ampliato e allargato e delinea delle prospettive espressive all’insegna di una formula di sublimazione simbolica davvero impattante. Su questa dimensione visionaria di pensiero e di stile si può accostare in parallelo di corrispondenza l’arte scultorea realizzata da Cecilia Martin Birsa esponente di calibro e di caratura del multiforme assetto artistico attuale, impegnata a tenere sempre alto il vessillo della tradizione antichissima, che resta un pilastro di riferimento imprescindibile per ogni base e fondamento di ispirazione. La Dott.ssa Elena Gollini nel rimarcare questa coesione sinergica con il concetto di sublime, di sublimato e di sublimazione, che inficia il percorso creativo della Martin Birsa ha dichiarato: “Cecilia cavalca l’onda di questa concezione portante per l’intera storia dell’arte universale e la applica al suo operato scultoreo con delicato e armonioso intreccio. La tendenza alla sublimazione non è mai troppo orpellosa o ridondante, ma resta sempre dentro binari virtuali di equilibrio perfetto e impeccabile e si innerva alle fattezze formali di elevata potenza aulica evocativa, si plasma insieme ai contenuti sottesi e subliminali insiti dentro le pieghe della narrazione compositiva e si fonde in alchimia con tutto il palinsesto semantico e con il ricco corollario del registro dialettico, talvolta più manifesto e talvolta più racchiuso in una sfaccettata dissertazione concettuale cifrata e codificata ad hoc, che appare sempre molto ben studiata e congeniale all’insieme della sintesi rappresentativa. Per Cecilia l’ideale della sublimazione è riconducibile ad un’elevazione interiore e introspettiva, autentica e incontaminata, è sinonimo di un’evoluzione spirituale consapevole, di una crescita intimamente percepibile da chi si approccia con la giusta sensibilità. L’ideale della sublimazione decantato e celebrato da Cecilia si palesa in modo sobrio, ma altrettanto permeante e avvolgente e stimola ad una fruizione attenta e ponderata. Per Cecilia conquistare il placet di consenso e di approvazione da parte dello spettatore in modo spicciolo e sommario non è assolutamente utile e funzionale, serve invece ottenere una compartecipazione volontaria a tutto tondo e a tutto campo, perché l’arte va osservata assorbendone e respirandone tutta l’energia vitale e il flusso dinamico, che contiene e conserva al suo interno, lasciandosi completamente e beatamente pervadere nel pieno tripudio sensoriale più appagante. Per Cecilia la comunicazione tra lei e lo spettatore deve produrre dunque una sublimazione qualificante e avvalorante di scambio emotivo ed emozionale, di sinergia coinvolgente e di trasporto spontaneo. Soltanto così si potrà davvero realizzare la vera elevazione sublime che l’arte si concede di perseguire e di raggiungere”.

    https://www.elenagolliniartblogger.com/cecilia-martin/

  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea contemplativa e riflessiva

    Nell’attuale panorama della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista Cecilia Martin Birsa merita di essere positivamente considerata anche per la stimolante prospettiva a livello contemplativo e a livello riflessivo, che la sua produzione genera e alimenta fin dal primo sguardo. Di recente la Martin Birsa è stata intervistata da Radio Canale Italia e ha raccontato alcuni aspetti caratteristici delle sue pregevoli creazioni, dimostrando una radicata e consolidata competenza e anche una spiccata sensibilità comunicativa. L’intervista è stata occasione di interazione con un target di fruitori a largo raggio, che hanno potuto accostarsi alla sua arte per la prima volta ed essere immediatamente conquistati dall’accattivante e carismatica personalità creativa della Martin Birsa. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue il percorso di ricerca e la supporta nella comunicazione promozionale, ha espresso alcune particolari valutazioni: “Cecilia si muove all’interno di un’articolata piattaforma sperimentale, che viene integrata e rafforzata dalla vibrante dimensione contemplativa e riflessiva, che imprime alle sue sculture in modo avvalorante, caricandole di pathos e di pregnanza sostanziale intrinseca. Alla bellezza della narrazione estetico-formale, pertanto viene sempre accorpata in perfetta fusione armoniosa una potente forza espressiva molto qualificante proveniente dalla portata contemplativa e riflessiva. L’arte scultorea per Cecilia dev’essere sempre improntata a fornire una piacevolezza esteriore d’insieme associata e in coesione con una plus valenza insita e sottesa di matrice concettuale, che contiene e racchiude un corollario di significati e di messaggi codificati e cifrati, che costituiscono dei rimandi allusivi, dei richiami e dei riferimenti di tipo metaforico, che arricchiscono e completano l’intero palinsesto scenico. All’ideale del bello Cecilia congiunge sempre anche una speciale essenza subliminale, che lo spettatore può carpire e fare sua per riuscire a penetrare appieno nella sfera della contemplazione e della riflessione profonda. Per Cecilia dunque l’intento primario del suo operato artistico è riconducibile alla volontà di innescare uno sfaccettato processo di interazione dinamica, che supera la semplice analisi a livello di primo impatto ottico e visivo e si addentra in una sorprendente scoperta percettiva e plurisensoriale, attraverso la quale si ottiene un pieno e totale coinvolgimento recettivo, che catalizza la mente e il pensiero su un piano di contemplazione e di riflessione, che si trasforma in una sorta di appagante stato meditativo. Soltanto così per Cecilia si può davvero parlare di arte condivisibile e condivisa”.

     

     

  • Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea di Cecilia Martin Birsa

    Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea acquista e detiene una valenza primaria e diventa uno strumento necessario e indispensabile di identità e di identificabilità utile per infondere dei parametri di riferimento attendibili e pertinenti. Tuttavia, contestualmente risulta anche un fattore limitante e tarpante, delimitato da vincoli condizionanti, perché collocare la dimensione scultorea in modo restrittivo e costrittivo a livello di spazio e di tempo diventa svilente per la sua idilliaca sublimazione. L’arte scultorea è di per se stessa destinata a proiettarsi in una dimensione libera, ovattata, rarefatta, che costituisce una cornice speciale che ne eleva la sua possente consistenza materica e le conferisce una potente spiritualità elettiva. In virtù di tali considerazioni la Dott.ssa Elena Gollini ha voluto precisare come la scultrice Cecilia Martin Birsa si renda volutamente distante e distaccata dal diktat del concetto spazio temporale inteso in modo rigoroso, rigido e ferreo, accogliendo invece una visionarietà modulata e modulabile, affrancata e indipendente tendendo all’atemporalità e all’assenza di spazialità. Le sue sculture non vanno mai contestualizzate dentro dei binari predefiniti e preconfigurati in senso spazio temporale, ma vanno lasciate librare e volteggiare in una prospettiva di orizzonte che si espande ad infinitum, come se dalla loro posizione potessero magicamente spiccare il volo e farsi sospingere con leggerezza, farsi prendere nella scia senza alcun peso di gravità. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha proseguito nella sua argomentazione analitica soffermandosi ulteriormente nella spiegazione. In particolare ha dichiarato: “Cecilia nella convinzione piena di voler trasmettere e trasferire un respiro vitale alle proprie opere, un respiro che supera e oltrepassa il tempo e lo spazio e fuoriesce dall’ambientazione in cui sono inserite, le modella e le plasma, affinché questo loro potere esclusivo possa espandersi e possa amplificarsi ovunque esse si trovino. E nella brezza di questo respiro risiede proprio la suggestione visionaria della loro condizione. Essere degli autentici artisti contemporanei significa pensare in grande e dispensare a largo raggio. Significa offrire la propria guizzante versatilità creativa con una proiezione senza limiti e senza confini, incarnando appieno il concetto di arte universale al di fuori del tempo e dello spazio. Cecilia certamente con il suo ardore poliedrico ed eclettico rispecchia e ricalca appieno questo ammirevole concetto ideale”. La Martin Birsa è impegnata con mostre ed esposizioni di pregio. Tra esse le sta particolarmente a cuore quella allestita con il Patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella presso l’antica mulattiera del Borgo di Bagneri visitabile con ingresso gratuito, che raccoglie 50 sculture in pietra dura di notevole impatto coreografico, che rappresentano animali del bosco appartenenti al nostro ecosistema. La mostra è rivolta ad un target eterogeneo di visitatori e molto adatta anche per bambini e famiglie. Un altro tassello, che si aggiunge al percorso meritocratico compiuto dalla talentuosa Martin Birsa.

     

  • Si è appena conclusa la prima edizione della Summer School di SANGUIS JOVIS, L’ALTA SCUOLA DEL SANGIOVESE. Obiettivo dell’Alta Scuola del Sangiovese è accrescere e diffondere la cultura di questo…

    (Montalcino, 2 ottobre 2017) – La Fondazione Banfi si è fatta promotrice del progetto Sanguis Jovis, un centro di ricerca e formazione di eccellenza sul Sangiovese. L’ Alta Scuola del Sangiovese, il cui obiettivo è accrescere e diffondere la cultura di questo vitigno, contribuirà a dare al territorio del suo vino simbolo, il Brunello di Montalcino, un ulteriore, e innovativo, fattore di posizionamento distintivo nel mondo del vino, sia a livello internazionale che nazionale.

    Il Dr. Rodolfo Maralli, Presidente della Fondazione Banfi, spiega che “La Fondazione Banfi è nata nel 1986 per promuovere, diffondere e valorizzare la cultura, lo studio e la ricerca dedicate al vino in tutte le sue forme. Grazie ai piccoli progetti portati avanti negli anni, oggi abbiamo la maturità necessaria per un progetto più grande, relativo a qualcosa che non c’era: un centro studi sul Sangiovese”.

    Presidente di Sanguis Jovis è il Prof.  Attilio Scienza dell’Università di Milano, Direttore Scientifico il Prof. Alberto Mattiacci della Sapienza di Roma, entrambi membri del Comitato Scientifico della Fondazione Banfi.

    Il Prof. Scienza spiega che “L’obiettivo principale dell’Alta Scuola del Sangiovese è contribuire al progresso della viticoltura di Montalcino. La parola d’ordine è conoscenza che si sviluppa attraverso la formazione, con lo scopo di diffondere la cultura del Sangiovese”.

    Dal 25 al 29 settembre, presso O.CR.A. Officina Creativa dell’Abitare (Via Boldrini 4, Montalcino- Siena), 20 studenti selezionati con bando di ammissione (10 studenti neolaureati e 10 professionisti del settore) hanno potuto seguire un percorso formativo originale, il cui scopo è stato quello di innovare la mentalità e la cultura dei professionisti del vino, proiettandola nel futuro, nelle coordinate spaziali della globalizzazione.

    Apriamo l’attività di un centro studi che aspira a divenire un riferimento scientifico di rango mondiale sul Sangiovese e, più ampiamente, sul vino di qualità. Sanguis Jovis vuole innovare il pensiero del vino, attraverso un’attività di education fondata su progetti di ricerca e formazione originali e rigorosi. Su tutto, un mantra: multidisciplinarità e condivisione di esperienze fra professionisti, ricercatori e giovani discenti” afferma il Prof. Mattiacci.

    “La genetica, l’origine, la biodiversità del Sangiovese”, “I territori, la geologia, le peculiarità pedo-paesaggistiche”, “Le risposte adattative del Sangiovese agli ambienti di coltivazione”, “Cambio climatico, sostenibilità e innovazione genetico-agronomica”, “Produzione e mercato: nuovi approcci di conoscenza”, sono solo alcuni dei temi che saranno toccati dai docenti, di altissimo livello, specializzati nelle discipline coinvolte, che si alterneranno durante le 50 ore del corso, il cui tema è “I profili del Sangiovese in Toscana”.

    A breve sarà pubblicato il bando per l’ammissione alla prima edizione della Winter School, che si svolgerà a marzo 2018. Al centro del corso sarà sempre il Sangiovese, proiettato in un mercato globalizzato in cui la digitalizzazione diviene strumento necessario per la sua diffusione e conoscenza.