Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione, un nuovo cammino,
della caduta un passo di danza,
della paura una scala,
del sogno un ponte,
del bisogno un incontroFernando Sabino
Dopo numerose partecipazioni a mostre e premi in Italia e nel resto d’Europa, Federica Aiello Pini ha vissuto per un lungo periodo a Panama, luogo che ha inevitabilmente segnato il suo percorso artistico, maturando in lei una cifra stilistica che si rifà a quei luoghi incantati, fatta di segni e colori intensi, alternati a delicati accostamenti condotti sul filo della memoria. “… del sogno un ponte” Il titolo della mostra personale che l’artista propone alla Casa di Rigoletto di Mantova, per la cura di Carlo Micheli, è tratto da una poesia dello scrittore sudamericano Fernando Sabino.
Vi sono artisti “bigami” per i quali l’arte e la vita reale non devono mai incontrarsi, come moglie ed amante; altri, i “monotoni”, che pretendono di fare assurgere la propria quotidianità ad esperienza artistica; oppure i “mistici”, talmente propagginati nella propria ricerca, da ignorare gli eventi circostanti; infine ci sono i “sensitivi”, artisti dotati di raffinati sensori, capaci di una costante e arricchente contaminazione tra testa e cuore, tra intuizione e razionalità, tra poesia e vita vissuta.
Al novero di questi ultimi appartiene Federica, che ritrovo a distanza di alcuni anni, di tante esperienze, persino di qualche continente e riannuso la sua profonda sensibilità, mutata ma intatta. Più matura concettualmente, più misurata nella gestualità, più attenta alle sfumature, ma sempre lieve, elegante ed eterea nel porsi, quanto rigorosa e intransigente sul piano artistico.
Si resta rapiti dalle atmosfere esotiche dei suoi dittici/trittici, dai quali emana un’idea romantica di biodiversità, ma che sanno emergere dalla sterilità del dire, per indicare come il gesto artistico possa divenire azione e proposizione.
Un’elaborazione del vissuto che si fa immagine, mai mimetica ma spirituale, camminando leggera sul filo di ricordi affievoliti dal presente.
Ci osservano dalla tela Penelopi determinate -reminiscenze della parentesi panamense- donne dell’etnia Kuna che costruiscono, nodo dopo nodo, la propria emancipazione attraverso i saperi antichi della tessitura delle molas. Un lavoro frutto di tradizioni secolari immutabili, erette a protezione dell’identità culturale di quel popolo, ma al tempo stesso motivo di conoscenza e autodeterminazione. Il valore simbolico di queste opere è sottolineato dal progressivo sfaldarsi delle figure, a vantaggio di una realizzazione più indefinita, quasi astratta, un elogio della conoscenza come unico vero strumento di libertà e crescita.
Nella serie dei baci, invece, l’artista ci proietta in una dimensione utopica, dove avviene la perfetta fusione tra i dualismi, tra materiale e spirituale, tra luce e ombra, così come sempre accade nel complesso della sua arte, costantemente in equilibrio sul crinale incerto che separa pretestuosamente realismo e astrazione.
E per finire i collages, strappi col e dal passato, brandelli di opere lontane ma non totalmente sacrificabili, che velano, svelano, rivelano… Lacerti di pelle a risarcire ferite, a mitigare eccessi luminescenti, a sottolineare momenti cruciali. Inclusioni nel recente fare di Federica, dosate col rispetto dovuto al vissuto, ma con lo sguardo rivolto al sarà, col cuore gettato oltre l’ostacolo, oltre la temporalità percepita.
Carlo Micheli
titolo: … del sogno un ponte
artista: Federica Aiello Pini
categoria: Mostra personale
curatela: Carlo Micheli
periodo: dal 7 al 25 aprile 2023
inaugurazione: venerdì 7 aprile ore 18.30
sede: Casa di Rigoletto
indirizzo: Piazza Sordello 23 – Mantova
patrocinio: Comune di Mantova
orari: tutti i giorni dalle 09:00 alle 18:00
Ingresso libero
info: [email protected] – 0376 288208 – [email protected]
grafica e comunicazione: MetAlternativa
mediapartner: Frattura Scomposta contemporary art magazine


Evita Andújar si impadronisce, rubandoli, degli attimi fuggenti che le frequentatrici dei social “postano” per dar conto dei propri stati d’animo. La sfida accettata dall’artista d’origine spagnola consiste nel dilatare l’istante colto in un sefie approfondendo la personalità del soggetto, riuscendo a ricostruire “storie” che hanno nello scatto il momento culminante. Caratterizzati da una tecnica raffinata, mutuata dal suo passato di restauratrice, i dipinti di Evita sono immagini paradigmatiche delle eroine inquiete dei nostri giorni, donne moltiplicate, preda di un vortice dinamico che le trasforma in archetipi di una nuova femminilità, più complessa, più multiforme, più consapevole della fugacità dell’esistenza, del fatto che il quarto d’ora di celebrità spettante ad ognuno, prefigurato da Andy Warhol, era stimato per eccesso.
Vania Elettra Tam, per contro, si è idealmente intrufolata nel segretissimo backstage leonardesco, ricostruendo le dinamiche che hanno consentito la creazione di alcuni noti capolavori. Nell’atelier acconciatrici, sarte, truccatrici, semplici garzoni, tutti stanno dando il meglio di sé per allestire la perfetta rappresentazione… Tutto ciò accade nella mente ironico-sognatrice di Vania, attraverso una smitizzazione sorridente, che scivola con leggerezza e intelligenza verso una dimensione surreale, dove il tempo è svuotato d’ogni rigidità e diviene un’entità plasmabile, depistabile, non indispensabile. Non mancano tocchi caricaturali, in un continuo rimando tra finzione e immaginazione, dove l’apparente realismo rappresentativo precipita di fatto la realtà in un vortice di nonsense e anacronismi.
Evita Andújar
Vania Elettra Tam








Alessandra Bruno
Nada Pivetta

Acrobati di circo in vetro bianco e blu, trapeziste in vetro sommerso, clown in vetro zanfirico, maschere stilizzate della Commedia dell’Arte, verdi, rosse, gialle Murano e marroni Laguna.
Domenico Cichetti, milanese, si avvicina alla fotografia nel 1999 con i fotografi di Palermofoto che danno vita alla sua visione fotografica in un percorso di intenso sperimentare, indagare ed esplorare.
Silvia Finiels è nata a Parigi, ha studiato a Lyon Stylisme e Impressione Tessile. Lavora a Parigi nella moda e all‘Opera Comique come costumista. 
Le opere di grafica e le fotografie di Andrea Boyer sono “lucidi inganni” la cui essenza consiste nell’apparire.