Molti lavoratori, soprattutto tra i giovani, hanno difficolta’ a trovare lavoro e in molti casi devono accettare posti non adeguati al proprio titolo di studio. Per sette lavoratori su dieci conta piu’ l’esperienza del livello di istruzione. Con questo livello d’incertezza, piu’ di sei lavoratori su dieci sono disposti ad espatriare per trovare il posto adatto al proprio livello d’istruzione. In questa situazione criticamente precaria, le aziende che procurano lavoro interinale occupano un ruolo chiave come connessione tra la domanda e l’offerta. Molti intervistati dichiarano di accettare eventualmente un posto temporaneo piuttosto che non avere lavoro.
Questo e’ quello che emerge dal sondaggio di Randstad, una tra le aziende leader nel settore della formazione lavoro, sottoposto a lavoratori di ben trentadue paesi nel mondo. L’amministratore delegato di Randstad Italia, Marco Ceresa, afferma che il sondaggio operato dalla propria azienda fotografa un mercato lavorativo contrassegnato da una profonda incertezza generale. Il senso di frustrazione e’ radicato da un dato sintomatico: il 65% dei lavoratori e’ pronto a lasciare il paese.
Se per gli italiani l’esperienza conta di piu’ del titolo di studio, per i norvegesi e i danesi le due cose si equivalgono, mentre per i cinesi, i turchi e i britannici la convinzione italiana e’ particolarmente radicata. L’’89% degli italiani, infatti, ritiene che per chi cerca lavoro sia molto difficile trovarlo all’altezza del proprio livello d’istruzione. Inoltre, più di otto intervistati italiani su dieci, pensano che ci siano problemi di occupazione anche per i lavoratori con piu’ di 55 anni.
Luther Blissett