Mese: Giugno 2018

  • Quoziente intellettuale in calo dagli anni ’70

    Quoziente intellettuale in calo dagli anni ’70

    Quoziente intellettuale. Dagli anni ’70  si sta riducendo, il calo è rilevabile a ogni generazione: fattori sociali e ambientali sotto osservazione.

    Secondo una ricerca condotta dal Centro Ragnar Frisch, in Norvegia, oggi siamo meno intelligenti di ieri: secondo i risultati di questo studio, appena diffusi e che stanno facendo molto discutere, dagli anni ’70 si sta verificando un calo drastico per quanto riguarda i quozienti intellettivi, causato molto probabilmente dalla sempre più scarsa tendenza a leggere, a favore dell’attenzione rivolta su videogiochi e piattaforme online.
    Da considerare anche i cambiamenti nello stile di vita e nell’alimentazione, come altri recenti studi hanno dimostrato.

    quoziente intellettuale

    Varie ricerche sono giunte allo stesso risultato: il QI medio sta calando

    Inizialmente pareva essere il contrario: per lo meno nei primi decenni del secolo passato sembrava esserci un netto miglioramento dal punto di vista intellettivo, grazie un’alimentazione decisamente più ricca rispetto al passato e ai miglioramenti di salute ed educazione.

    Poi, la situazione si è ribaltata completamente: il quoziente intellettivo sembra essere calato notevolmente per ogni generazione.

    Questo tipo di risultati sono stati verificati anche da altri studi simili a quello norvegese, anch’essi recentemente effettuati: ricerche britanniche hanno confermato come i valori del quoziente intellettivo siano diminuiti a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Recentemente è stata effettuata un’altra ricerca che ha mostrato come i bambini che seguono un’alimentazione più sana, regolare e ricca di pesce, possano avere miglioramenti notevoli nei risultati dei test d’intelligenza. Questo tipo di alimentazione purtroppo è scarsamente seguita in moltissimi paesi, in particolar modo negli Stati Uniti. Quindi sarebbe un connubio tra fattori di questo genere e ambientali, il calo drastico dei punteggi potrebbe largamente dipendere da cambiamenti per quanto riguarda lo stile di vita e l’educazione, insieme alla lettura praticamente inesistente e al forte uso di videogiochi e piattaforme online.

    Che cosa è il QI?

    Il quoziente d’intelligenza, o QI, è un punteggio che si ricava mediante dei test standard e che ha lo scopo di misurare l’intelligenza, cioè lo sviluppo cognitivo del singolo individuo. Il QI in genere è utilizzato da psicologi e psichiatri ma anche da sociologi. I test del QI sono vari e assumono molte forme: alcuni sono composti da un solo tipo di domande, mentre altri sono divisi in diverse parti. In genere il test del QI richiede di risolvere problemi di varia natura in un tempo prestabilito, anche se non sempre è così. I quesiti comprendono test di memoria a breve termine, lessico, velocità di percezione e visualizzazione spaziale e il punteggio medio standard è di 100. Alcuni test hanno un tempo limite totale, mentre altri hanno un tempo per ogni tipo di problemi. La terza edizione della WAIS, tra i più noti test di questo genere, comprende 14 gruppi di problemi, 7 sono verbali e 7 di abilità.

    FONTE: it.blastingnews.com

  • SURGELATI BIOLOGICI, IL NUOVO INVESTIMENTO DELLA NESTLÉ

    SURGELATI BIOLOGICI, IL NUOVO INVESTIMENTO DELLA NESTLÉ

    SURGELATI BIOLOGICI

    Nestlé si riporta al passo nel settore surgelati investendo su biologico e alta qualità, senza dimenticare il mercato vegan. Il gigante dell’alimentare prova a conquistare il settore oggi in forte espansione.

    Nestlé vuole cavalcare il trend dei surgelati e per riguadagnare il terreno perso rispetto alla concorrenza scommette su: biologico, alta qualità e vegan. La multinazionale punta a riconquistare le quote di mercato nel settore che di recente sta registrando un grande successo.

    Nestlé surgelati

    Surgelati biologici per Nestlé

    I prodotti surgelati stanno vivendo un periodo di grande crescita, registrando un successo senza precedenti tra la generazione dei millenial. Per questa ragione. Nestlé, la più grande grande azienda alimentare al mondo, ha deciso di conquistare il settore puntando su un’offerta di prodotti capace di strizzare l’occhio ai gusti degli under 35. Il colosso, infatti, ha deciso di investire sull’alta qualità, proponendo prodotti con ingredienti biologici, e sugli alimenti vegan.

    Il mercato dei surgelati è diventato piuttosto competitivo e con ciò, differenziarsi, è divenuto un mantra imprescindibile. Lo si può notare anche osservando la cura prestata al packaging di questi prodotti. Ai surgelati di oggi, certamente ancora scelti per la comodità, è anche richiesto di essere gustosi, di bell’aspetto e, soprattutto, sani. In accordo sia con i ritmi di vita moderni che con una sempre più diffusa attenzione per la salute. La scelta di Nestlé pare avere tutte le carte in regola per il successo, e possiamo tranquillamente aspettarci una rapida diffusione dei nuovi gustosi prodotti surgelati e biologici del marchio.

    FONTE: innaturale.com

  • Carenza di iodio per circa il 12% degli italiani

    Carenza di iodio per circa il 12% degli italiani


    Lo iodio è un elemento indispensabile per diverse funzioni dell’organismo. Eppure, pochi sanno davvero di che cosa si tratti e dove si trovi. Il risultato? Il 12% degli italiani, soprattutto donne e bambini, pari complessivamente a sei milioni di persone, non ne assume un quantitativo sufficiente attraverso la dieta andando così incontro a una carenza di iodio. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi (Osnami), che rivela che nel mondo la situazione è addirittura peggiore: a livello globale, infatti, la carenza sale al 29%.

    Essenziale per la tiroide
    tonno in scatola - iodio

    Lo iodio è un microelemento presente nell’organismo in basse quantità ed essenziale per il corretto funzionamento della tiroide: serve, infatti, per la sintesi degli ormoni tiroidei, ossia la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4), che controllano varie attività di vitale importanza. La carenza di iodio può perciò avere effetti più o meno significativi a vari livelli, per esempio cardiovascolare, neurologico e muscoloscheletrico.

    Si prende dalla dieta

    A differenza di quanto si pensa comunemente, non basta un soggiorno al mare per fare il pieno di iodio. La fonte principale di questa sostanza è rappresentata, infatti, dagli alimenti. È solo attraverso l’alimentazione che si può soddisfare il fabbisogno quotidiano di iodio, pari a 150 microgrammi nell’adulto, tra i 90 e i 130 microgrammi nel bambino e nell’adolescente, a 200 microgrammi in gravidanza e a 220 microgrammi durante l’allattamento.

    Sì al tonno in scatola

    Ma quali sono i cibi migliori da questo punto di vista? Sicuramente i prodotti ittici. Fra questi, ne è particolarmente ricco il tonno in scatola. Come ricorda l’Ancit, l’Associazione nazionale conservieri ittici e delle tonnare, 100 g di questo alimento forniscono in media 50-100 microgrammi di iodio, coprendo l’11% del fabbisogno quotidiano. “L’apporto di iodio del tonno è ottimale per la dieta in tutte le età, dalla gravidanza e infanzia fino alla terza e quarta età” conferma Pietro Migliaccio, presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione. “Consente, infatti,il regolare sviluppo e accrescimento nell’età evolutiva, ottimizza il metabolismo dell’adulto, contrasta la perdita di masse muscolari nell’anziano e facilita un eccellente equilibrio psicofisico”.

    FONTE: bimbisaniebelli.it

  • Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Nel 2017 in Italia sono state ordinate 15mila tonnellate. La crescita- segnala Just Eat- è del 76%

    Roma- Nel 2017 è stata registrata una crescita degli ordini del +76% di  consumo di pizza a livello nazionale. Sono state ordinate oltre 15.000 tonnellate di pizza Le città che trainano questo fenomeno vedono al primo posto la Capitale con oltre 2.800 tonnellate di pizza, seguita da Milano (2.400 tonnellate), Bologna (2.000 t), Torino (1.400 t) e Genova (500 t). A segnalato è il food delivery Just Eat
    Oltre alla pizza napoletana dall’Osservatorio di Just Eat emergono anche alcuni gusti comuni preferiti lungo la penisola con la classica margherita che conquista lo scettro, e subito a seguire la diavola, la bufala. La pizza fritta è tra i primi 10 posti in classifica. La pizza si ordina di più la pizza in Italia il  sabato come -giorno preferito. , seguito dalla domenica.

    Un movimento economico da 30 miliardi. E’ quello della pizza che interessa centotrentamila imprese e che coinvolge centomila addetti a tempo pieno. Duecentomila nei fine settimana. Circa otto milioni di pizze sfornate al giorno, quasi tre miliardi in un anno.  Per un fatturato di 15 miliardi.  A rilevarlo è un indagine condotta dal Centro studi Cna in collaborazione con Cna Agroalimentarein un campione nazionale di imprese del settore altamente rappresentativo.

    Per la pizza non c’è crisi che tenga. La crescita è costante. Tra il 2015 e quest’anno le imprese con attività di pizzeria sono cresciute- si legge in nota-  da 125.300 a 127mila (dati aggiornati al 31 marzo scorso). Disaggregando questo risultato emerge che le attività con somministrazione sono oltre 76mila (di cui quasi 40mila ristoranti/pizzeria e più di 36mila bar/pizzeria), 36mila e passa le attività senza somministrazione (15mila rosticcerie/pizzeria, 14mila pizzerie da asporto e il resto gastronomia/pizzeria), oltre 14mila infine le panetterie che offrono tra i loro prodotti anche la pizza. A livello regionale, è la Campania a farla da padrona in termini assoluti, con il 16% delle attività. La seguono, nell’ordine, Sicilia (13%), Lazio (12%), Lombardia e Puglia (10%). Limitandosi alle vere e proprie la disaggregazione, a condurre la graduatoria sono Campania e Lombardia (12%), seguite da Lazio e Toscana (9%) e Sicilia (8%). Una sorpresa arriva dal rapporto pizzerie/abitanti. Stavolta a primeggiare è l’Abruzzo, con un’attività ogni 267 residenti. Precede Sardegna (un’attività ogni 273 abitanti), Calabria (285), Molise (307) e Campania(335).

     

    FONTE: agroalimentarenews.com

  • Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù

    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù


    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù con i consigli utili.

    Il diabete infantile è chiamato anche diabete di tipo 1, per distinguerlo dal diabete di tipo 2 che colpisce gli adulti. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, a sua volta causata da una carenza di insulina nell’organismo umano. L’insulina è un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas e consente l’assorbimento del glucosio nel sangue, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale il livello di glicemia. Nel bambini con diabete mellito di tipo 1 la carenza di insulina è assoluta.

    Controllo della glicemia
    Il diabete mellito di tipo 1 ha un’incidenza annua media di 8,1 su 100.000 bambini ogni anno, nell’Italia non insulare. Si presenta con maggior frequenza nelle femmine –con un rapporto di 1 a 5- e nell’isola di Sardegna ha un’incidenza annua 4-5 volte più elevata rispetto alla media nazionale, isole escluse.

    Esistono altre forme di diabete che, in misura minore, possono interessare l’età pediatrica:

    • il diabete mellito di tipo 2, tipico dell’età adulta, ma che presenta un’incidenza in aumento anche nei bambini;
    • il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), forma genetica – familiare;
    • il diabete secondario ad altre patologie (fibrosi cistica, malattie endocrinologiche, etc.) o legato all’assunzione di terapia cortisonica cronica.

    La causa del diabete di tipo 1 a non è ancora nota. Esistono ipotesi su cause genetiche, per via della tendenza all’ereditarietà, e ambientali.

    È invece conosciuto il meccanismo specifico che porta alla carenza di insulina: si tratta di un processo di autodistruzione delle cellule del pancreas che producono insulina. In particolare, alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, iniziano ad aggredire le cellule del pancreas che producono insulina, fino a distruggerle completamente. Con lo stesso meccanismo che normalmente i linfociti impiegano contro i virus e i batteri che causano le comuni malattie infettive. Questo fa sì che dall’organismo vengono prodotti nel sangue alcuni autoanticorpi diretti contro particelle specifiche del proprio organismo, che sono importanti indicatori di malattia o pre-malattia. Per tali motivi il diabete mellito di tipo 1 viene classificato tra le patologie autoimmuni (alterazioni del sistema immunitario che dà origine a risposte immuni anomale o autoimmuni, dirette contro componenti del proprio organismo).

    La carenza assoluta di insulina è incompatibile con la vita. Fondamentali sono la diagnosi precoce e il trattamento insulinico tempestivo.

    I sintomi principali di allarme che richiedono consulto medico sono:

    – la poliuria, aumento della quantità di urine con aumento della frequenza delle minzioni;
    – la polidipsia, sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi;
    – la polifagia, fame eccessiva con aumento dell’assunzione di cibo;
    – il dimagrimento;
    – i dolori addominali non riconducibili ad altre patologie.

    Diabete nei bambini: i consigli dell’Ospedale Bambino Gesù

    Nei bambini, come abbiamo detto, il diabete di tipo 1, caratterizzato dalla carenza assoluta di insulina, è la forma più comune.

    Gli esperti del Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma hanno pubblicato una serie di indicazioni utili sul diabete pediatrico nella guida “A scuola di salute“.

    Gestione del diabete nei bambini:

    • Mantenere un buon controllo glicemico
    • Avere un normale sviluppo psicofisico
    • Avere una buona qualità della vita
    • Evitare le complicanze a breve e lungo termine

    Autocontrollo

    Nei bambini con diabete l’autocontrollo glicemico è fondamentale sia per controllare i livelli di glicemia che per ridurre il rischio di ipo e iperglicemie.

    L’autocontrollo glicemico comprende le seguenti azioni:

    • monitoraggio della glicemia
    • interpretazione dei risultati
    • interventi terapeutici per migliorarli

    L’acquisizione delle competenze per mettere in atto l’autocontrollo avviene attraverso un percorso educativo specifico, con la guida del team curante.

    Con la misurazione della glicemia si regola la dose di insulina. Nei pazienti sottoposti a 4 somministrazioni di insulina al giorno devono controllare la glicemia 5-6 volte al giorno.

    La glicemia si controlla:

    • al risveglio
    • prima e dopo i pasti principali
    • prima e dopo l’attività fisica
    • in caso di malattie ricorrenti il monitoraggio deve essere costante.

    Le glicemie vanno annotate su un diario, per avere un quadro costante della situazione e dell’andamento glicemico. Annotate anche gli eventi insoliti.

    Ogni tre mesi, poi, va ripetuto l’esame della emoglobina glicosilata, ovvero il livello di glucosio trasportato nei globuli rossi. Un valore che va tenuto sotto controllo, perché livelli elevati possono portare complicanze a lungo termine.

    Misurazione dei chetoni:

    Nelle persone con diabete si producono chetoni quando le cellule consumano grassi per avere energia al posto di zuccheri che non riescono ad assorbire a causa della carenza di insulina. L’elevata presenza di chetoni è pericolosa perché produce acidità all’interno del corpo che causa lo scompenso.

    I chetoni si producono in presenza di deficit di insulina o di ipoglicemia.

    Il livello di chetoni si misura nel sangue o nelle urine con apposite strisce. L’esame più comune è quello delle urine, che si effettua bagnando strisce che si colorano seguendo una scala. Più il colore aumenta più è alto il livello di chetoni (chetonuria). Il livello dei chetoni va controllato quando si sta male e si ha febbre e/o vomito, quando il livello di glicemia è alto, sopra 300 mg, quando si hanno forti dolori addominali con respiro rapido.

    È importante che famiglie e pazienti sappiano effettuare l’autocontrollo della glicemia per poi somministrare la dose corretta di insulina, seguendo questi passaggi:

    • Effettuare il controllo e la lettura della glicemia
    • Interpretare i risultati e prendere decisioni
    • Percepire i collegamenti tra determinati comportamenti (dieta, esercizio fisico) e i risultati della misurazione della glicemia
    • Mettere in atto comportamenti correttivi, farmacologici e non, in risposta ai risultati glicemici.
    Materiale per controllo glicemico (A scuola di salute, Bambino Gesù)

    Come effettuare il controllo:

    • Lavare le mani
    • Preparare il materiale
    • Inserire la striscia all’interno del glucometro
    • Disinfettare la cute del dito
    • Pungere il polpastrello del dito
    • Asciugare la prima goccia di sangue
    • Avvicinare il dito alla striscia reattiva (già inserita nel glucometro) e la goccia di sangue verrà aspirata
    • Attendere circa 5 secondi e il risultato verrà visualizzato nel glucmetro
    • Riportare il risultato sul diario

    Conservare bene e tenere puliti gli strumenti per misurare la glicemia.

    Il diario aiuta ad avere un quadro completo dell’andamento della glicemia e dell’insulina somministrata. Vanno annotati non solo i livelli di glicemia, ma anche le dosi di insulina somministrata. Nel diario vanno annotate a che le modifiche allo stato di salute.

    La terapia insulinica si esegue iniettando nel sangue la dose stabilita dal medico con una penna apposita (stiloiniettore). L’insulina va conservata in frigo. L’insulina va iniettata nel sottocutaneo, usando un ago nuovo ad ogni puntura. Le parti del corpo dove effettuare l’iniezione sono: addome, braccia, cosce, glutei. Disinfettare la parte prima di iniettare l’insulina. Cambiare la sede dell’iniezione ad ogni puntura. Su addome e braccia l’assorbimento dell’insulina è più veloce.

    Indispensabile, poi, è seguire una corretta alimentazione. Con l’alimentazione si può tenere sotto controllo i livelli di glicemia e ridurre il fabbisogno di insulina. L’alimentazione del bambino diabetico va seguita da un nutrizionista.

     

    È sconsigliato l’acquisto di prodotti per diabetici perché la differenza in carboidrati con gli altri prodotti è minima. I prodotti per diabetici, poi, contengono più grassi e sono cari.

    Molto importante è l’attività fisica, perché aiuta a migliorare il controllo metabolico. In particolare le attività aerobiche, caratterizzate dalla bassa intensità e dalla durata dello sforzo, aiutando a diminuire la glicemia.

    Come prevenire ipo ed iperglicemie durante l’attività fisica:

    • programmare l’attività fisica 2-3 ore dopo la somministrazione di insulina
    • se non è possibile programmarlo ridurre la dose dell’insulina precedente
    • prima dell’esercizio fisico controllare la glicemia e in caso fare uno spuntino a base di carboidrati
    • se l’esercizio è prolungato consumare spuntini anche durante l’attività
    • avere sempre con sé zucchero e bevande zuccherate.

    Per avere maggiori informazioni rimandiamo alla guida al diabete dei bambini di A scuola di salute.

    FONTE: universomamma.it

  • I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea, successo per il convegno organizzato a San Felice Circeo

    L’alimentazione come sentinella della purezza o del degrado ambientale, come cura all’invecchiamento e contributo ad una condotta di vita sana, come espressione culturale di un territorio e custode di conoscenze e ricette antiche.

    Anche quest’anno l’Accademia della Cucina Mediterranea ha voluto porre al centro dell’attenzione il cibo nelle sue molteplici declinazioni organizzando il V Convegno nazionale sul tema: “Mangiare bene, per stare bene. I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea” che si è svolto sabato scorso nel Cinema Teatro Anna Magnani di San Felice Circeo.

    Il saluto del sindaco di San Felice Giuseppe Schiboni, che ha rimarcato l’impegno dell’Accademia nel diffondere, soprattutto tra i giovani, il concetto che mangiare bene aiuta a stare bene e a prevenire malattie, ha fatto da preambolo agli interventi di qualificati e autorevoli relatori, preceduti dalla testimonianza di Paolo Porcelli, dell’Accademia della cucina mediterranea, il quale ha evidenziato come la giusta alimentazione sia stata per lui un aiuto prezioso nell’affrontare condizioni di salute particolari.

    dieta mediterraneaProteggere l’habitat è una priorità assoluta, considerato lo scenario che si è generato con la diffusione di sostanze inquinanti. Il direttore del WWF Italia e Presidente del Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, ha parlato delle minacce che arrivano dalle plastiche, in particolare dalle microplastiche e dalle nanoplastiche. La plastica in mare, infatti, non è solo quella visibile come quella che viene spiaggiata o che le correnti raggruppano in enormi isole galleggianti negli oceani, ma anche quella microscopica che deriva dalla decomposizione delle plastiche più grosse o sorprendentemente dal progressivo consumo di prodotti. I filati sintetici e i pile, ad esempio, nei lavaggi rilasciano microparticelle che attraverso gli scarichi finiscono in mare.

    L’utilizzo di fitofarmaci nella produzione agricola è stato finora oggetto di misure di contenimento da parte della Comunità europea, ma ciò non basta a limitare gli effetti nocivi che un alimento, seppur coltivato secondo i regolamenti, non viene trattato e cucinato nella giusta maniera. Giovanni Aquino, dottore in Scienze Agrarie e funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, si è soffermato sui comportamenti virtuosi che devono permeare tutta la filiera produttiva, passando dalla conservazione fino alla cottura, che se sbagliati potrebbero alterare i cibi e generare sostanze tossiche.

    Confortano comunque i dati dei campionamenti effettuati dalla Comunità Europea sulla presenza di residui chimici negli alimenti secondo i quali gli agricoltori del Lazio e dell’Agro Pontino sono risultati tra i più attenti nell’impiego dei fitosanitari, ai primi posti perché molto al di sotto del minimo previsto dalla normativa.

    E la genuinità dei prodotti dell’Agro Pontino è stata rimarcata anche dall’Assessore alle Attività produttive del Comune di San Felice Circeo, Rita Rossetto, che ha riportato la sua esperienza quale funzionario della Asl.

    Un competente dettaglio sulle tecniche di conservazione è stato fornito dal consulente agroalimentare ed esperto di agroindustria, Bruno Fiorini: dalla pasteurizzazione alla sterilizzazione, al sottovuoto alla surgelazione, fino alla fermentazione. Metodi da attuare in maniera corretta al fine di scongiurare l’insorgenza di batteri, come il botulismo (Clostridium botulinum) che ha effetti letali sulle persone.

    Ma il complesso dei rischi riguarda anche gli imballaggi e i contenitori con cui vengono stoccati e trasportati i cibi. L’argomento è stato affrontato in modo approfondito dal dottor Michele Stocola, giurista della sicurezza alimentare, che nel discorso delle contaminazioni ha inserito anche il mercato dei cibi biologici e la questione delle certificazioni, sottolineando come siano da privilegiare i cibi della filiera corta e quindi prodotti nel nostro Paese.

    La genialità della nutrizionista e geriatra Lucia Tassi ha aperto il capitolo della corretta nutrizione, evidenziando che l’azione del mangiare non avviene solo per necessità, quindi per fame, ma deriva anche da abitudini, spinte emotive ed esigenze lavorative, socialità. Ribaltando alcuni pregiudizi e comportamenti consolidati, ha rimarcato quanto sia importante l’ordine alimentare nella quotidianità e come la scelta dei cibi giusti nei vari momenti della giornata possa rivelarsi una medicina per il benessere.

    Gli alimenti, inoltre, possono prevenire in maniera determinante il naturale processo di invecchiamento di una persona, che è diverso per ognuno ma migliorabile secondo le consuetudini nutritive. La biologa e nutrizionista Mariagrazia Devastato è stata illuminante nell’esporre le cause della senescenza, come i radicali liberi che possono essere arginati dagli antiossidanti, sostanze di cui è ricca la dieta mediterranea e quindi contenute in molti prodotti dell’Agro Pontino. Tra gli alimenti anti-età spiccano infatti l’olio extravergine d’oliva, diverse verdure, frutti e pesce.

    Anche i polifenoli combattono i radicali liberi e sono una barriera contro i danni cardiovascolari. Queste molecole, si trovano nell’uva e dunque nel vino. E proprio sugli effetti positivi di questo antico e diffuso nettare, è stato incentrato l’intervento della dottoressa Barbara Palombo, master sommelier della Fis, che ha illustrato le caratteristiche organolettiche del vino, ricordando anche le dosi di assunzione consigliate nelle diverse età.

    Il momento più gustoso del convegno è coinciso con l’intervento del giornalista e scrittore Umberto Natoli che ha voluto deliziare il pubblico con una ricetta del Rinascimento di un grande e innovativo cuoco, quale è stato Bartolomeo Scappi il cui genio gastronomico era molto apprezzato nei banchetti papali. In sala è stata servita una delizia, un dolce realizzato con crema pasticcera impanata con formaggio pecorino e fritto, che ha suscitato lo stupore e la soddisfazione dei partecipanti. Il giornalista ha quindi ripercorso le origini della nostra cucina, svelando quelle pietanze che attraversando i secoli sono arrivate fino ai nostri giorni.

    Le conclusioni sono state affidate a Franco Bruno Angelo Guattari, rispettivamente  presidente e membro dell’Accademia della Cucina Mediterranea che hanno sottolineato la disponibilità e la competenza dei relatori rinnovando l’appuntamento con il convegno nazionale al prossimo anno. Una degustazione di piatti e prodotti tipici, offerta da ristoratori e produttori locali, ha coronato l’evento del Circeo.
    Per altre informazioni sulla dieta mediterranea:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/la-dieta-mediterranea-biologica-di-riferimento-ricerca-universita-tor-vergata-roma/

    FONTE: h24notizie.com

  • Dieta in gravidanza e fiori di Bach

    Dieta in gravidanza e fiori di Bach

    Perché è così importante tenere una buona dieta durante la gravidanza?

    Sempre più donne stanno diventando consapevoli dell’importanza di una buona alimentazione durante la gravidanza. Prendersi cura del cibo e di ciò che si mangia  dovrebbe essere sempre una buona abitudine. Dunque la donna dovrebbe controllare la propria dieta non solo quando rimane incinta. La verità è che è proprio in questo momento della vita delle mamme che diviene non solo opportuno ma necessario guardare bene a ciò che si mangia, non solo a causa dei cambiamenti fisici portati dalla gravidanza, ma anche per la salute del bambino in arrivo. Ma come si può prendersi cura del cibo durante la gravidanza? Sono già stati confutati i falsi miti tipo che si deve mangiare per due o che si ha il bisogno di assumere degli integratori alimentari.

    Se vogliamo condurre una gravidanza sana, dobbiamo seguire le seguenti raccomandazioni:

    • Mangiare sano e bilanciato.
    • Evitare una cattiva alimentazione, cioè, mangiare troppo poco o mangiare cibi che non forniscono le sostanze nutritive necessarie.
    • Non mangiare troppo, come la cattiva alimentazione, l’obesità può essere dannosa sia per il feto che per la madre.

    Una buona alimentazione durante la gravidanza contribuisce a fare stare bene sia la madre che il bambino e a vivere nelle condizioni di salute ottimali per godere di un momento così importante e bello come la maternità.

    I Fiori di Bach sono un buon complemento alla buona alimentazione durante la gravidanza

    Il trattamento con i Fiori di Bach, insieme a una buona alimentazione durante la gravidanza, renderanno questo periodo di attesa un tempo più sopportabile, tranquillo e silenzioso. Se desiderate vivere un percorso di gravidanza sano e confortevole per voi e il vostro bambino, dovreste essere interessati a saperne di più sui rimedi naturali del trattamento con i Fiori di Bach. Ma cosa fanno i Fiori di Bach per le donne in gravidanza?

    • I Fiori di Bach riducono l’instabilità emotiva, contribuendo a ridurre le oscillazioni di umore tipici della gravidanza. Inoltre, forniscono l’equilibrio e la stabilità necessari per trascorrere i nove mesi di gestazione nel miglior modo possibile.
    • Aiutano a ridurre il rischio di possibili situazioni di disagio. I Fiori di Bach sono rimedi naturali, che aiutano a mantenere un buon umore, a vedere la luce e ad essere positive verso la vita in un momento importante come la gravidanza.
    • I Fiori di Bach portano anche tranquillità e pace alle donne in gravidanza, riducendo al minimo le possibilità di crisi di attacchi di panico e ansia.
    • I Fiori di Bach per le donne in gravidanza che soffrono di apatia o di affaticamento le aiutano a rimanere più attive nella loro vita quotidiana e a rafforzare la loro volontà del fare le cose.
    • I Fiori di Bach allentano la tensione prodotta dalle preoccupazioni e dalle paure della gravidanza, affinché la donna possa vivere in tranquillità i mesi prima della nascita del bambino senza pensare che qualcosa possa andare storto.
    • Prendere i Fiori di Bach durante la gravidanza aiuterà le donne incinte a mantenere delle relazioni empatiche con le altre persone senza pensare sempre al possibile lato negativo, riconoscendo le buone intenzioni dei consigli e dei discorsi altrui.

    Abbracciate uno stile di vita sano, controllate la vostra dieta durante la gravidanza, provate i Fiori di Bach per il vostro equilibrio emotivo e, soprattutto, godetevi la dolce attesa!
    Vedi anche per dieta e gravidanza:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/alimentazione-in-gravidanza-cosa-si-cosa-no/

    FONTE: consulenzafioridibach.it

  • Gentian, il fiore di Bach contro il dubbio e la depressione

    Gentian, il fiore di Bach contro il dubbio e la depressione

    Gentian non è per tutti i tipi di dubbio

    Anni fa camminavo con una certa tristezza per le strade di Stratford-Upon-Avon, una semplice, tranquilla città del centro d’Inghilterra, che si trova a un’ora di Birmingham, dove avevo trascorso alcuni giorni conoscendo alcuni luoghi legati alla storia di Shakespeare ed esplorando qualche riferimento su alcune amicizie di Bach in quel luogo – in particolare Ursula Bloom – quando nella vetrina di un negozio ho visto l’annuncio di una escursione sulle montagne di  Chiltern e il Pilgrims’ Way. Il “Cammino del Pellegrino” è un sentiero storico attraverso il quale transitavano i pellegrini da Winchester nell’Hampshire, Inghilterra, al Santuario di Thomas Becket a Canterbury, nel Kent.

    Gentian fiore di Bach

    Tuttavia, questa strada non fa più ricostituire, sullo stesso terreno, altre più antiche che sicuramente risalgono fino all’età di pietra, anche se i reperti archeologici trovati finora risalgono a circa 600 anni A.C. A quel punto, dopo essermi arrestato davanti all’immagine del poster dell’escursione, mi sono ricordato che Nora Weeks narra che in quei luoghi Bach aveva vagato per un po’. Questo mi ha fatto decidere ed il giorno dopo ero sulla Pilgrim Way.

    All’arrivo, davanti ai miei occhi si ergeva un paesaggio suggestivo, pieno di sfumature di colori ocra e pastello, un pavimento argilloso e sodo che mi risvegliava risonanze di memorie archetipiche. Solo chiudendo gli occhi si può ascoltare, lì, il mormorio di secoli di storia. Sono circa 200 chilometri pieni di ricordi e motivazioni introspettive e immagino che negli anni ‘30 del secolo scorso tutto sarà stato molto più isolato rispetto ai giorni in cui l’ho visitato.
    È stato lì, sulla vecchia strada per Chiltern, descritta come la strada più antica del Regno Unito, dove nel 1931 Bach ha scoperto GENTIAN, fiore con la quale sostituì Arvensis e su cui aveva la convinzione che “… cura lo stato d’animo dubbioso in coloro che si sentono scoraggiati e depressi troppo facilmente.” (Nora Weeks). Ciò significa che, in linea di principio, GENTIAN non è per ogni dubbio, ma per quella che nasce all’interno di questo tipo di personalità poco resistente alla frustrazione molto diversa, quindi, rispetto a quella a cui si rivolge CERATO o SCLERANTHUS.
    In “Libera te stesso “, un libro che Bach ha scritto a Regent’s Park, dove rimaneva “… seduto per ore sotto gli alberi (…) fino a che la sua mente e il suo corpo riacquistavano la loro forza e vitalità.” (Nora Weeks), parlando di GENTIAN, polarizza il suo difetto e virtù in termini di dubbio e comprensione. Lì scrive: “Sei una di quelle persone che hanno ideali elevati e speranze di fare del bene; ti scoraggi quando le tue ambizioni non si realizzano rapidamente? Di fronte al successo ti esalti, ma quando ci sono difficoltà ti depri­mi facilmente? Se è cosi, il piccolo GENTIAN dei nostri pascoli collinosi ti aiuterà a essere saldo nei propositi, ad avere uno sguardo più felice e speranzoso anche quando il cielo è coperto di nubi. Ti infonderà coraggio in ogni occasione, facendoti comprendere che non esiste fallimento quando stai facendo tutto il possibile, qualunque sia il risultato.”
    Tuttavia, in “I dodici guaritori”, il testo che Bach pubblica a Epsom l’anno successivo, c’è un cambiamento leggero, ma significativo: il passo dello scoraggiamento e del dubbio per lo sconforto. Questo piccolo cambiamento emotivo ha delle conseguenze e una di esse è collegata con una linea clinica presente nel testo: la mancanza di una visione ampia sulle cose e sugli eventi della vita, di cui soffre GENTIAN. Un interessante punto di vista che collega questa essenza, almeno con CHESTNUT BUD, SCLERANTHUS e VERVAIN.
    In questo breve libretto citato, indica che i tipi GENTIAN sono “persone che vogliono fare molte cose, ma che quando sorgono difficoltà si lasciano abbattere dalle influenze, dal dubbio, dalla depressione. Spesso desiderano che le cose vadano a modo loro, invece di ricercare una visione maggiore.” E, c’è un commento fugace, ma molto stimolante, in un altro articolo, “I Dodici grandi rimedi”:” Il paziente scoraggiato, che sta migliorando ma vede solo il lato negativo delle cose e si sente depresso ha bisogno di GENTIAN.”
    Quel punto, “il lato oscuro delle cose”, non è un argomento da lasciar passare inosservato e anche se si può interpretare come pessimismo, è anche possibile ritenere che, così come WATER VIOLETdirige il suo punto di vista, in generale, verso la luce e il Sole, GENTIAN lo fa verso l’ombra e la Luna. Quindi, anche se si ritiene GENTIAN un fiore solare, credo che ci sia spazio per prendere in considerazione il suo regime lunare, che non solo è legato a comportamenti specifici come il suo hobby nottambulo o il suo persistente romanticismo, ma che, in particolare, si collega alla struttura stessa delle sue emozioni dominanti. Forse esiste nella natura di questo tipo floreale, una coesistenza di antagonismi: respiratorio – luminoso – scoraggiante – dubitativo contrapposto al epatico – scuro – depressivo – malinconico. La clinica lo mostra, basta seguire le sue tracce fino a dove ci portano.
    FONTE: fioriperlanima.com