Categoria: Politica

  • Umbria, De Pierro nomina Lorenzo Lombardi vice responsabile regionale


    Il regista di San Giustino ha ricevuto la nomina direttamente dal presidente dell’Italia dei Diritti, che qualche giorno prima gli aveva già assegnato il ruolo di vice responsabile del Dipartimento Beni Culturali, e prenderà il posto del dimissionario Giampiero Prugni

    Roma – Dopo i successi cinematografici, per il regista Lorenzo Lombardi arriva un importante incarico dal movimento politico nazionale Italia dei Diritti.
    Il presidente Antonello De Pierro lo ha scelto con nomina diretta, qualche giorno fa, come vice responsabile nazionale per i Beni Culturali, e ora come vice responsabile regionale per l’Umbria.
    Con quest’ultima delega prende il posto del dimissionario Giampiero Prugni, ex candidato presidente alla Regione Umbria, che aveva, tra le altre cose, lanciato l’idea del Perugia International Film Festival, proponendo la direzione artistica all’attrice Monica Bellucci.
    L’Italia dei Diritti infatti non parteciperà alle elezioni del 31 maggio 2015 causa vizio di forma nella presentazione delle firme dei sostenitori malgrado la consegna nei termini stabiliti.

    Sono onorato di ricevere ben due nomine di tale rilievo — ha dichiarato Lombardi —. Sono orgoglioso di essere umbro e quindi italiano e questi due incarichi mi permetteranno di dare voce nuova e giovane alla mia regione e alla Cultura del nostro Bel Paese”.

    Il giovane film-maker ha poi continuato: “Sono convinto che l’epoca storica in cui viviamo ci abbia sottratto molto, ma al tempo stesso abbia scosso i nostri animi per una nuova rinascita, sia essa sociale, economica, culturale. Per l’Umbria, assieme al responsabile Massimiliano Sirchi, cercheremo di migliorare lo stato della nostra regione con proposte innovative ed efficienti focalizzando l’attenzione sui diritti che non devono essere calpestati (sanità, lavoro, infrastrutture, ambiente, innovazione), tutelando la nuova e la vecchia generazione”.

    Sulla nomina ha detto la sua anche il leader De Pierro: “Credo che Lorenzo Lombardi sia l’uomo nuovo che possa portare, grazie alle sue competenze professionali, uno slancio positivo, innovativo e rivoluzionario all’Italia dei Diritti e grazie alle sue conoscenze nel mondo dell’arte saprà valorizzare anche il cinema made in Italy”.

  • Senatrice Anna Cinzia Bonfrisco: “Fiducia al sistema bancario, oltre Basilea 3”

    l quantitative easing recentemente varato dalla Bce costituisce una svolta importante nella politica economica continentale. La trasformazione in credito ai privati della liquidità immessa nel sistema dipende da tre aspetti: dalla capacità di recuperare produttività e competitività all’intero sistema, mediante profonde riforme di istituzioni e mercati; dall’abilità nel costruire specifici “utensili”, come i mini bond o le cambiali finanziarie e di consolidare il mercato degli strumenti finanziari; dal ridare fiducia al sistema bancario, che riveste un ruolo centrale nel circuito risparmio-investimento. Su Formiche l’articolo di Anna Cinzia Bonfrisco, Senatrice e presidente della commissione bicamerale per la Vigilanza su Cassa depositi e prestiti pubblicato.

    Anna Bonfrisco

    Da poco più di un mese, la Banca centrale europea ha dato il via al piano di acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi membri dell’euro per oltre mille miliardi di euro, almeno fino a settembre dell’anno prossimo; di questi, circa 130 sono previsti per l’Italia.

    Così, l’Europa ha dato corpo agli auspici di ambienti politici ed economici di molti Paesi, convinti che solo con le maniere forti sia possibile affrontare la crisi che dal 2007 – a più riprese e con multiformi motivazioni, le più recenti delle quali di ordine geopolitico – ha costretto il continente a una persistente situazione di recessione. Soltanto evocato qualche tempo fa da Mario Draghi – cauto quanto efficace presidente dell’istituto di Francoforte – il quantitative easing recentemente varato
    Dalla Bce (e mal sopportato dalla Germania) costituisce una svolta importante nella politica economica continentale, in una congiuntura sostanzialmente deflattiva come l’attuale.

    Permette, infatti, di migliorare la competitività delle imprese e ridurre il rendimento dei titoli pubblici senza generare ulteriori deficit, un vantaggio importante per i Paesi indebitati come il nostro. Ma, specialmente, consente a banche e altri intermediari finanziari di disporre di maggiori risorse da destinare a famiglie e, soprattutto, a imprese, sotto forma di crediti e investimenti, questi ultimi scesi lo scorso anno a circa il 15% rispetto al 2007 nell’Ue e addirittura al 25% in Italia. A patto,
    però, che quest’ultima misura di politica monetaria espansionistica, adottata dalla Bce già dalla fine del 2007, non abbia le stesse conseguenze di altre misure aventi la stessa finalità, come ad esempio le operazioni di rifinanziamento a lungo termine delle banche (Targeted long term refinancing operations – Tltro) varate lo scorso anno, che hanno finito per alimentare il progressivo e drastico ridimensionamento della funzione di intermediazione creditizia cui assistiamo.

    Un fenomeno che, purtroppo, in Italia continua a essere più rilevante che altrove, date soprattutto alcune peculiarità, come la struttura del nostro sistema produttivo, composta sostanzialmente da Piccole e medie imprese (Pmi) endemicamente sottocapitalizzate e indotte all’indebitamento bancario; oppure, il peggioramento del merito del credito della clientela e il correlato aumento delle non performing exposures, amplificata da una congiuntura sfavorevole. Rimanendo all’Italia, la trasformazione in credito ai privati della liquidità immessa nel sistema dipende da tre aspetti. Innanzitutto dalla capacità di recuperare produttività e competitività all’intero sistema, mediante profonde riforme di istituzioni e mercati finora, però, risultate marginali, lievi e inadeguate.

    In secondo luogo, dall’abilità nel costruire specifici “utensili”, come i mini bond o le cambiali finanziarie e, più in generale, di consolidare il mercato degli strumenti finanziari, con un ruolo ancora insufficiente nel reperimento di risorse alternative al credito bancario, specialmente economia alle imprese. In terzo luogo, è necessario ridare fiducia al sistema bancario, che riveste comunque un ruolo centrale nel circuito risparmio-investimento. Il tentativo di risolvere tale questione per via regolamentare, non sembra risolto dal set di regole adottato a più riprese, il cosiddetto Basilea III.

    Quelle regole che nel 2008 hanno cercato di rafforzare la capacità del sistema bancario di assorbire shock causati da tensioni non soltanto finanziarie, così da minimizzare il rischio di contagio all’economia reale che, invece, si è concretizzato; che nel 2009 hanno tentato di uniformare il funzionamento del settore e che nel 2011 hanno mirato a creare regole per gestire in maniera coordinata le crisi, comportando un significativo rafforzamento patrimoniale, migliorando la redditività del sistema e accrescendone la stabilità. Il tutto, come ricordava in una recente audizione il presidente della Consob, “a costo di una contrazione dei prestiti al settore produttivo, che ha amplificato l’intensità della crisi”. Un’eventualità tutt’altro che remota anche in relazione a nuove misure decise alla fine dello scorso anno dal Financial stability board per fronteggiare il pericoloso fenomeno del to big to fail (troppo grande per fallire), con l’istituzione, a partire dal 2017, di un ulteriore cuscinetto di capitale e di debito che sarà in grado di assorbire perdite significative in caso di crisi (Total loss absorbing capacity – Tlac).

    Quindi, il quantitative easing manterrà le sue promesse? Si tratta di fare leva sul concetto di garanzia, strumento necessario a limitare i rischi. Rafforzando, ad esempio, il Fondo centrale di garanzia per le Pmi – più volte rifinanziato e potenziato nella sua operatività – di cui, peraltro, dovrà verificarsi l’integrazione con analoghi strumenti della Bei all’interno del Fondo europeo investimenti strategici, previsto dal Piano Juncker, affinché questi possano essere aggiuntivi rispetto allo strumento nazionale. Al Piano Juncker parteciperà la Cassa depositi e prestiti (Cdp), la società del Tesoro che proprio sulla garanzia fonda la sua attività a sostegno dell’intera economia.

    Una società che, a partire dalla profonda riforma del 2003, ha assunto un ruolo complementare al sistema bancario, passando da storica struttura di finanziamento degli enti locali, a holding e intermediario che opera stabilmente a sostegno del sistema produttivo, non più come mero erogatore di risorse, ma promotore di iniziative di mercato. Potendo contare sulla provvista derivante dal risparmio pubblico, dal 2009 sono stati mobilitati circa 30 miliardi di euro per erogare, attraverso il circuito bancario, prestiti a medio e lungo termine, a fronte di investimenti, capitale circolante e programmi di internazionalizzazione, soprattutto delle Pmi e delle loro reti.

    Non meno rilevante è il sostegno alle famiglie: basti pensare al più recente strumento per aiutare principalmente giovani coppie, famiglie con disabili e famiglie numerose ad acquistare o ristrutturare la prima casa. In sostanza, uno strumento che opera in maniera non convenzionale per l’operatore pubblico, anche in considerazione dei rilevanti vincoli di bilancio, ma che svolge un ruolo essenziale per una crescita stabile e duratura.

    FONTE: Formiche

  • UNA SETTIMANA RICCA DI EVENTI PER CASTELFRANCO DOMANI

    Mercoledì 6 maggio, alle ore 19:00, con un aperitivo al Bar Giorgione, in piazza Giorgione 56, la Lista Civica presenta il proprio programma. La stessa sera, alle ore 21:00, Loredana Corsini, in corsa con la Lista Civica di Gianni Fiscon, incontra i giovani presso l’Hotel alla Torre, in piazzetta Trento e Trieste.

    Giovedì 7 maggio, alle ore 20:45, Castelfranco Domani incontra gli abitanti del quartiere Verdi, presso la Casetta Rossa del Quartiere Verdi.

    Ultimo appuntamento della settimana Venerdì 8 maggio, a Salvatronda, dove avrà luogo l’incontro tra i Candidati Sindaci per queste amministrative 2015.

    Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

  • Ricchiuti – P.P.I. “Non si può salvare l’Italia senza salvare il commercio”

    ”Non si può salvare l’Italia – ha dichiarato Lino Ricchiuti responsabile del movimento politico Popolo Partite Iva – senza salvare il commercio”. Serve urgentemente un cambio di passo per tutelare il commercio di strada. Che non significa solo garantire occupazione ma anche restituire le strade ai cittadini e assicurare un controllo sociale. Perché una via deserta è spesso sinonimo di criminalità”’.

    Nel dettaglio. Ogni nuovo bambino che nasce in Italia, da qui al 2018, avrà a disposizione ”oltre 500 metri quadri di centro commerciale. Un’invasione che provocherà la morte di tre negozi su 10 senza vantaggi in termini occupazionali”. A lanciare l’allarme è sempre Lino Ricchiuti, nel corso di una intervista a una emittente privata. Secondo Ricchiuti ”una grande catena di abbigliamento, per fare un esempio, occupa un addetto ogni 300 metri quadri, mentre un negozio di vicinato che vende gli stessi articoli per 100 metri quadri dà lavoro a ben tre persone, specializzate e meglio tutelate .

    Le conseguenze continua nella sua dichiarazione saranno: “la desertificazione delle strade commerciali; problemi di sicurezza; spostamento del valore immobiliare oltreché commerciale; perdita di socialità; degrado e impoverimento”. Per questo il P.P.I. chiede ”il blocco della nascita di nuovi centri commerciali con una moratoria di 5 anni; e ”un patto sociale tra piccola, media e grande distribuzione sul rispetto delle festività principali e sul riposo domenicale,una diminuzione radicale della pressione fiscale sulle piccole attività e una sanatoria fiscale sui debiti pendenti iscritti a ruolo che tracci di netto una linea dritta con questi anni di crisi che ha prevalentemente pesato sulla parte più debole delle partite iva”.

  • Esercito di Silvio: “Marino mortifica e umilia i cittadini di Ostia”

    “Il Sindaco Marino nomina il magistrato Sabella alla guida del governo del X Municipio. Una nomina che umilia e mortifica i cittadini di Ostia – così Massimo Pezzella coordinatore di Roma Capitale del movimento berlusconiano interviene sulla vicenda – e che dovrebbe far indignare soprattutto gli eletti nelle file del centro-sinistra. Mi viene spontaneo pensare a questo punto – prosegue Massimo Pezzella – che tra i comunisti o pseudo tali che governano Roma Capitale non esista uno capace e competente ad assumere l’incarico transitorio al governo del X Municipio. Tutto questo è incredibile”

    “Marino ha commesso un ulteriore errore – continua Giovanni Iacoi coordinatore Lazio de L’Esercito di Silvio – e siamo curiosi di conoscere se questa scelta è frutto di un libero pensiero del Sindaco oppure sia stato il frutto di un qualcosa di più grande che Marino vuole nasconderci sul X Municipio??? Un magistrato, un appartenente all’ordinamento giudiziario, una persona che è Autorità di Polizia Giudiziaria, tra l’altro non scelta dal popolo, non si manda per caso al governo di un Municipio che conta oltre 300 mila abitanti al pari, quasi, di Bologna o addirittura di comuni come Cosenza, Pavia o Latina. Abdicare il proprio potere politico-esecutivo e consegnarlo a chi rappresenta un altro potere dello stato, quello giudiziario (come lo definiscono loro!!!!), ad una persona non scelta dal popolo, mi sembra un atto che non ha eguali in Italia, perché? Cosa c’è sotto?”

    “Ci riuniremo a breve per decidere se manifestare il nostro dissenso con un gazebo – dichiara Giorgia Civitenga coordinatrice provinciale di Roma – predisponendo una raccolta firme per mandare a casa Marino ma soprattutto per rimandare Sabella a svolgere le mansioni per la quale lo paghiamo cioè il magistrato”

  • Ricchiuti – PPI – “Maledetti studi di settore , una boiata tutta italiana”

    Roma 29 ottobre 2014 – News politica e istituzioni

    La piccola impresa italiana – dichiara Lino Ricchiuti intervistato da area press – ovvero quelle da zero a 15 dipendenti e che producono oltre il 90% del PIL è strangolata da diversi cappi, ma il primo e più stringente non è la “mancanza di credito”, come si vorrebbe far credere, bensì gli “studi di settore”.

    Un sistema di calcolo dell’Agenzia delle Entrate che in base a diversi “parametri”, decide quale dovrebbe essere il fatturato di un’impresa. Praticamente ti obbligano a dichiarare redditi mai effettivamente percepiti, e su di essi a pagare le tasse!

    E’ una forma di tassazione patrimoniale espressamente vietata dall’ art.53 della Costituzione! Un esempio, per chi fosse a digiuno di formule contabili: tu fatturi 40.000 euro ma in base ai suoi parametri (ubicazione geografica, età, numero clienti ecc.) lo Stato dice che devi aver fatturato almeno 55.000 euro, e che su di essi devi pagare! Stanno facendo chiudere migliaia di piccole aziende con questo sistema! Bisogna fermarli e nessuno lo fa, nessuno propone niente !

    Ascolto solo slogan , mentre noi con le nostre piccole forze e con la nostra componente parlamentare , stiamo preparando sia una mozione per anti costituzionalità sia una abolizione della stessa norma con un ritorno al calcolo analitico. Quello che vedo è uno slogan di comodo “aboliamo gli studi di settore “ giusto per accaparrarsi un pò di consenso , piccoli o grandi pseudo leader che crescono senza neanche sapere di cosa si stia realmente parlando e senza prendere nessuna reale iniziativa. Solo chiacchiere e distintivo.

    E’ in atto il vecchio progetto dell’oligarchia (apertamente dichiarato dal defunto Padoa Schioppa) per spazzare via i piccoli imprenditori perchè “dispersivi e poco competitivi” e rimodulare l’economia su grandi gruppi, più controllabili e ricattabili! Occorre una grande mobilitazione dei piccoli e piccolissimi imprenditori che non potrebbero vivere senza la loro attività, il piccolo artigiano, la parrucchiera, il rappresentante, il meccanico, il barista ecc. Solo noi del Popolo Partite Iva , possiamo farlo, nessuno dei partiti che formano l’oligarchia si sogna di cambiare questo stato di cose! Vi prego, pensateci e dateci una mano ! Altrimenti questi mascalzoni – conclude Ricchiuti – ci faranno morire tutti!

    contatto pagina sociale di Lino Ricchiuti –> https://www.facebook.com/Ricchiuti.Lino

    Popolo Partite Iva – autonomi e lavoratori UNITI
    sede operativa c/o Uffici del Senato – palazzo Beni Spagnoli
    Piazza Luigi dei Francesi. accanto a Palazzo Madama – Roma
    mail : segreteriapopolopartiteiva@gmail.com

  • Ricchiuti – PPI – ” Il governo Renzi se ne frega delle partite iva “


    Roma li 23 ottobre 2014

    Non usa mezze parole Lino Ricchiuti responsabile nazionale del movimento politico Popolo Partite Iva per definire l’azione del governo Renzi e del DEF presentato – “Renzi si è concentrato sui lavoratori dipendenti come da richiesta dei sindacati da un lato –commenta Ricchiuti – e dall’altro la cambiale da pagare agli industriali , infatti da Confindustria sono arrivati gli applausi , mentre gli artigiani , gli autonomi, le piccole e medie imprese sono abbandonate a se stesse , rimaniamo esclusi dagli sgravi fiscali perché per noi c’è sempre una presunzione di evasione. Se le partite iva piangono , i nostri dipendenti non ridono , siamo tutti precari , o ci si salva tutti o si affonda insieme e noi faremo tutto ciò che è possibile fare per fermare questa barbarie perpetrata nei confronti di questa parte del Paese , dando una forte risposta politica , grazie anche alle sedi di quartiere del PPI – conclude Ricchiuti – che stanno sbucando in tutta Italia .”

  • Ricchiuti – PPI – “Sfido Renzi e Padoan a venire e gestire per un mese le nostre attività”

    Roma li 17/10/2014

    Lancia una sfida mista a rabbia e determinazione Lino Ricchiuti – responsabile nazionale del movimento politico Popolo Partite Iva – autonomi e lavoratori UNITI, dopo la presentazione del DEF che è stata ben accolta dai grandi industriali di Confindustria, “ora basta, le nostre piccole imprese venite a gestirvele voi , il nostro paese dichiara Ricchiuti – è cresciuto grazie al duro lavoro di uomini e donne impegnati nelle piccole e medie imprese , luoghi dove con il tempo si crea una forte solidarietà e si collabora tutti insieme , spesso con 12/14 ore di lavoro al giorno , questo duro lavoro che sta morendo giorno per giorno lasciando dietro di se una scia enormi di disoccupati , falliti e disperazioni. Serve una presa di coscienza dura degli imprenditori, non c’è più tempo di aspettare. Nei prossimi mesi tenteranno di massacrarci attraverso lo stato di polizia fiscale e le banche distruggi imprese. Serve creare un’opposizione dei produttori contro i cercatori degli appestati. Ci chiamano “evasori”. E se questo Stato pensa di determinare i nostri redditi sulla base di studi di settori e parametri, noi chiediamo ai direttori delle agenzie delle entrate e di Equitalia di gestire per una settimana le nostre attività. Si renderanno conto che i redditi determinati da SERPICO e dai loro studi di settore fatti a tavolino servono solo nei confronti dei grandi evasori, ma noi non siamo la FIAT la PIRELLI o la MAPEI , non abbiamo casse integrazioni o ammortizzatori sociali , se chiudiamo siamo a reddito zero dalla mattina alla sera noi e i nostri collaboratori. Noi siamo massacrati dalla crisi. Una classe politica fatta di corrotti, burocrati e dotti professori NOI vi sfidiamo. Venite a vedere cosa producono le nostre attività e per un mese state dietro i nostri banconi e dentro i nostri laboratori e trattate con le nostre banche. Finalmente la finirete di dire le solite “ovvie cazzate”. Rinuncerete. Siete la casta e ai sacrifici non siete abituati. Il vostro cervello soccomberebbe a trovare lo stipendio per i dipendenti, i soldi per le scadenze. E diteci come affrontare le rate dovute ad Equitalia con i meccanismi che avete determinato che fanno lievitare l’importo originale per 2/3 volte . Vogliamo Renzi e Padoan – conclude Ricchiuti dietro un bancone di frutta o dietro una impastatrice . Voi non avete neanche idea cosa significa dire singhiozzando a un tuo collaboratore che è cresciuto con te “DOBBIAMO CHIUDERE” e guardare i suoi occhi lucidi di lacrime unirsi ai tuoi.

  • Ricchiuti – PPI – : ”Studi di settore, ovvero come ti ammazzo le imprese”


    Roma, 14/10/2014 (informazione.it – comunicati stampa – politica e istituzioni)

    Se gli studi di settore erano uno strumento intollerabilmente vessatorio sotto Visco, Dini, Tremonti e Padoa Schioppa, Monti, continuano ad esserlo anche durante la reggenza di mago Merlino da Firenze . Dovrebbe essere chiaro, ma il fatto è che fa sinceramente male vedere che il governo che dovrebbe Salvare l’Italia, Liberarla e farla Crescere, si occupi di tutto tranne di chi il lavoro lo crea in Italia.

    Gli studi di settore non sono solo uno dei tanti strumenti che rendono complicata la vita dei lavoratori autonomi e delle imprese, e parlarne non significa solo parlare di quanto sia pesante e insostenibile la pressione fiscale in questo disgraziato paese. Ciò che rende intollerabili gli studi di settore è che obbligano chi guadagna poco a dichiarare di più, mentre consentono a chi guadagna tanto di dichiarare di meno. In questo senso si configurano, di fatto se non di diritto, come una sorta di condono fiscale permanente, e sarebbe stato legittimo aspettarsi, dal Presidente del Consiglio che ha più volte dichiarato come tutti i falsi moralisti “mai più condoni” un comportamento più coerente con le promesse.
    Perché gli studi di settore, stabilendo a priori un ricavo “congruo” per ogni tipo di attività e inducendo ogni contribuente ad adeguare le dichiarazioni dei redditi a quella cifra, pena controlli fiscali induttivi in cui l’onere della prova è rovesciato, costringono giocoforza chi ha guadagnato meno a dichiarare di più. Al tempo stesso forniscono seduta stante l’assoluzione per chi, pur avendo guadagnato di più, dichiarando un reddito “congruo” alle stime dello studio di settore, si vede d’incanto escludere dalle liste dei contribuenti a controllo. Se gli studi di settore, da quando sono stati istituiti, hanno generato un aumento del gettito fiscale, questo è dovuto quindi a un sistema ferocemente regressivo (i poveri pagano più dei ricchi, gli onesti più dei disonesti, le nuove imprese più degli insider), tanto più regressivo in un periodo di crisi economica,in cui le consuete corse tardo primaverili di artigiani e imprenditori alla ricerca di fatture fasulle da emettere per riuscire a risultare congrui hanno davvero il sapore di una beffa indigeribile.

    E poi, magari, cominceremo anche a porci qualche domanda sulla strana accondiscendenza che le associazioni di categoria hanno verso gli studi di settore, laddove le critiche sono rivolte per lo più al sistema di calcolo e alle applicazioni (all’altezza dell’asticella, insomma) che allo strumento in sé. Forse, tra miracolati e tartassati dagli studi di settore, tra insider e outsider, coloro che dovrebbero tutelare gli interessi di imprenditori, commercianti ed artigiani hanno già scelto da tempo chi rappresentare.

    Lino Ricchiuti
    Portavoce Nazionale
    movimento politico Popolo Partite Iva

  • Ricchiuti – PPI – ” Equitalia è un carrozzone inutile e vi spiego il perchè”

    Roma 9/10/2014 – comunicato stampa (politica e istituzioni)

    “Non c’e trasmissione televisiva – dichiara Ricchiuti portavoce del movimento Politico Nazionale Popolo Partite Iva – che non ci assilli ogni giorno parlando di “Evasione Fiscale” o di “Recupero all’evasione fiscale”. Un bombardamento mediatico senza precedenti nella storia. Ma riflettiamo un istante, sappiamo esattamente quanto costa la “Macchina Burocratica di Stato” impegnata a tale scopo? Dato importante visto che sempre se ne pubblicizzano i Benefici…ma mai quanto costi alla Collettività. Vediamo di dare qualche cifra per capire meglio il rapporto costi/benefici…. Quanto guadagnano le cariche apicali ? Sul web ci sono cifre a 5 zeri e non certo con l’uno davanti. Non sappiamo, se le cifre sono queste non hanno lo stipendio di un impiegato di concetto. E questo non è del tutto giustificato. Quale rischi imprenditoriali affrontano nella loro attività? Un compenso così alto infatti si può giustificare con grandi rischi imprenditoriali e gestionali, altrimenti non ha molto senso specie parlando di soldi pubblici e della collettività. Ma Equitalia non ha bisogno di cercare nuovi mercati, di andare in Cina, di contenere i costi o di cercare nuovi prodotti: Equitalia fa l’esattore, riscuote i soldi che lo Stato avanza. Un mestiere forse antipatico, ma certamente non difficile visto che i clienti non deve cercarseli o fare azioni di marketing per averli. E poi non ha concorrenti visto che lavora in esclusiva per lo Stato. E non ne riscuote nemmeno tanti, quest’anno (2013) circa 7 miliardi di euro su ruoli di gran lunga superiori. E nel 2012 incassi non arrivano a 9 miliardi di euro. Non solo. Per riscuotere questi 7 miliardi Equitalia costa circa 1,3 miliardi di euro (vedere bilancio sul sito). Basti pensare poi che solo per il costo del lavoro annualmente Equitalia spende mezzo miliardo di euro e 51 milioni di consulenze esterne . In pratica per ogni euro prelevato al contribuente Equitalia per i suoi bisogni, incluso il congruo stipendio delle cariche su menzionate , ne preleva quasi il 15%. Insomma per il contribuente italiano non si tratta certo di un monumento all’efficienza. Non solo. Con un meccanismo di scorretta rappresentazione della realtà Equitalia parla dei 7 miliardi di euro riscossi come di soldi sottratti all’evasione. Ma anche questa è una solenne fesseria. La gran parte di questi soldi provengono da contribuenti normali che hanno sbagliato i conti oppure non avevano la liquidità all’epoca per pagare quanto da loro dichiarato. E questa non è evasione ma al massimo recupero crediti. Anche perché Equitalia dovrebbe sapere, e lo sa, che il grosso dell’evasione fiscale non si fa a Cortina o nei pressi di qualche pizzeria. Il grosso dell’evasione in Italia secondo un recentissimo studio, proviene da due canali, con i quali Equitalia non ha molti punti di contatto: la criminalità organizzata (78 miliardi di euro di imposte evase) e le grandi aziende con possibilità di spostare la tassazione fuori dai confini nazionali (una trentina di miliardi di euro di evasione). Le pizzerie, i lidi balneari evasori , liberi professionisti o le tanto vituperate e odiate partite iva , pesano sull’evasione fiscale per non più di 8 miliardi di euro sui 150 miliardi di euro evasi ogni anno. Ed Equitalia questi 8 miliardi li percepisce in modo assolutamente marginale, anche perché il grosso del lavoro per accertare il nero lo fa la Guardia di finanza e i corpi ispettivi dell’agenzia delle entrate non certo Equitalia. E se dovessimo sommare allora quanto ci costa ogni hanno in Italia oltre Equitalia, anche la GdF e l’Agenzia delle Entrate….forse cio’ che si riesce a raccogliere vale piu’ o meno il costo di tutta questa Task Force. A questo punto e’ consigliabile tagliare Equitalia, risparmiare 1.3 Miliardi di Euro l’Anno e far provvedere alla riscossione gli stessi organi che fanno gia’ le verifiche , senza che il contribuente già in difficoltà di veda il suo debito moltiplicarsi all’infinito , fino ad arrivare a chiudere l’attività (altra bella botta per le casse dello Stato). Insomma lo Stato i soldi li può incassare da solo, senza bisogno di questo carrozzone dispendioso che è diventato Equitalia. E così si comincia davvero – conclude Ricchiuti – a risparmiare magari anche sugli stipendi dei super manager e le laute ricompense alla miriade di consulenti, che sono gli unici a guadagnarci per davvero. “

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