Categoria: Dieta e Alimentazione

  • La prova del cuoco: lascia Vittorio Castellani

    La prova del cuoco: lascia Vittorio Castellani

    La prova del cuoco: lascia Vittorio Castellani

    Il famoso chef italiano esce dallo show televisivo di stato dopo che gli è stato detto di tralasciare le ricette straniere.
    Vittorio Castellani afferma che la versione Rai di Ready Steady Cook ha sospeso il suo spettacolo

    Un giornalista e chef del cibo che ha fornito le ricette per la versione italiana di Ready Steady Cook ha lasciato lo spettacolo, sostenendo che l’emittente pubblica, Rai, gli aveva detto di abbandonare ricette straniere.

    Vittorio Castellani
    Vittorio Castellani
    , noto anche come Chef Kumalé, dice che la settimana scorsa la Rai gli ha detto in una telefonata che il suo ruolo era stato temporaneamente sospeso perché i produttori del programma, ospitato da Elena Isoardi, la fidanzata del vice primo ministro italiano di estrema destra, Matteo Salvini, voleva dare più spazio al cibo multiregionale italiano piuttosto che multiculturale.

    Castellani ha lavorato a due episodi dello spettacolo, chiamato La Prova del Cuoco , o The Chef’s Test, da quando la nuova stagione è iniziata su Rai 1 a settembre, sviluppando ricette per piatti come tortilla messicana e curry Keralan.

    Mi hanno detto che il miointervento era stato sospeso, per essere reintegrato in seguito, perché gli spettatori non amano le ricette alimentari straniere, ha detto Castellani.

    La Rai ha smentito le affermazioni di Castellani. Diceva che non c’era una selezione tematica delle ricette usate nello show. Dal 10 settembre, quando è iniziata questa serie, sono state utilizzate molte ricette italiane non tradizionali. Solo oggi parmigiana di melanzane [lunedì] è stata presentata in combinazione con uramaki giapponese.

    Castellani ha annunciato la sua partenza su Facebook, suggerendo che lo slogan Italiani first promosso dal partito della Lega di Salvini si era esteso a un concetto solo italiano in cucina.

    In seguito ha rimosso il posto dopo che i giornali italiani hanno insinuato che la decisione potrebbe essere stata presa da Isoardi, che ha rilevato lo spettacolo a settembre dopo la partenza di Antonella Clerici dopo 18 anni.

    L’ordine non aveva nulla a che fare con lei, ha detto Castellani. Ma sono molto preoccupato che venga dato meno spazio ad altre culture, non solo nello show ma in generale in TV, sui giornali.

    È come se conoscere altre culture fosse qualcosa da temere. Penso che stiamo diventando ostaggi dell’odio xenofobo generato da certe politiche, che sta guidando gli italiani verso il razzismo e convincendoli che i problemi del paese sono legati agli stranieri .

    Marcello Foa, un giornalista che ha opinioni anti-immigrati e che ha spesso condiviso storie sui social media che si sono rivelate false, è stato nominato presidente della Rai a settembre dopo che la Lega e il suo partner della coalizione, il Movimento a cinque stelle, hanno spinto per lui essere dato il ruolo. Suo figlio, Leonardo, è anche tra il personale delle comunicazioni di Salvini.

    Amnesty International, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Medici senza frontiere e sindacati dei giornalisti tra cui Usigrai, che rappresenta lo staff della Rai, ha accusato l’emittente della censura all’inizio di questo mese dopo aver bloccato un documentario prodotto dal giornalista Valerio Cataldi sui migranti intrappolati nel campo profughi di Moria sull’isola greca di Lesbo che ha anche evidenziato la brutalità della polizia.

    Il documentario, che ha portato quattro poliziotti greci sotto inchiesta, era stato messo in onda su Rai la scorsa settimana. La Rai ha deciso di bloccare questo documentario prima ancora di vederlo, ha detto Cataldi. Non ne sono sicuro, ma sicuramente sospetto che questo tentativo di fermare il mio documentario, che tratta della questione dei migranti e di come sono trattati, è un modo per facilitare il nuovo cambio di direzione ai vertici della Rai.

    Uno show televisivo su Riace, una città calabrese lodata in tutto il mondo come modello per l’integrazione dei migranti, è stata anche sospesa a settembre, poche settimane prima che il sindaco, Domenico Lucano, fosse messo agli arresti domiciliari per sospetto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

    Certamente, c’è un clima di preoccupazione per la libertà di stampa [dalla nomina di Foa], e nei media in generale, ha detto una fonte del settore.

    I deputati del partito democratico di centro-sinistra hanno dichiarato la settimana scorsa che hanno citato in giudizio Foa per aver generato false notizie dopo aver dichiarato in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz di essere finanziati dal miliardario filantropo George Soros.

    Non avrei mai immaginato di dover citare in giudizio il presidente della Rai per danni, ha dichiarato l’eurodeputato David Sassoli. Le accuse sono molto serie, diffamatorie e dannose.

    FONTE: theguardian.com
    Nella foto in evidenza: Vittorio Castellani

    Vedi anche riguardo la cucina italiana
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/io-mangio-italiano-e-tu/

  • Check-up contro le fake news sull’alimentazione – Forum Biagio Agnes a Roma

    Check-up contro le fake news sull’alimentazione – Forum Biagio Agnes a Roma

    Check up alimentazione ma soprattutto contro le fake news

    Combattere la minaccia della disinformazione sulla corretta alimentazione e supportare percorsi di divulgazione corretta, accurata e convincente delle verità scientifiche. Questo l’obiettivo della seconda edizione del Forum medico-scientifico ‘Un Check-Up per l’Italia’ organizzato a Roma dalla Fondazione Biagio Agnes, presieduta da Simona Agnes, in concomitanza con il World Pasta Day, la giornata mondiale dedicata al piatto simbolo della dieta mediterranea.
    All’appuntamento, che si è tenuto a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, hanno preso parte autorevoli studiosi ed esperti che si sono confrontati sottolineando quanto sia necessario parlare di alimentazione nella relazione tra salute e rischio, per “educare alla consapevolezza che una corretta nutrizione sia uno strumento fondamentale di cura e prevenzione di importanti patologie”. Un tema che è stato approfondito attraverso tre sessioni tematiche: inquadramento della problematica, presentazione di modelli virtuosi e tavola rotonda finale, con l’obiettivo di definire strategie d’intervento mirate e realizzabili.
    “La Fondazione Biagio Agnes segue da diverso tempo le iniziative di informazione scientifica sui temi legati al mondo della salute. Si tratta di un tema a cui noi teniamo moltissimo, e oggi dedichiamo questo secondo convegno all’alimentazione – spiega all’AdnKronos Salute Simona Agnes – L’obiettivo che ci poniamo è quello di cercare di limitare e annullare l’effetto negativo delle fake news che sempre più stanno dilagando sulle nostre piattaforme digitali. Vogliamo far parlare i massimi esperti affinché possano dare certezza assoluta alla verità in tema di salute e di informazione scientifica”.
    Sensibilizzare i cittadini alla corretta alimentazione è oggi di fondamentale importanza – hanno evidenziato gli esperti – anche luce dei dati che riguardano i bambini italiani: il 42% dei maschi è obeso o in sovrappeso, il 38% le bambine, percentuali tra le più alte d’Europa. Non va sottovalutato poi un altro fattore: per l’Italia i costi che derivano dalle patologie connesse con l’obesità incidono per non meno di 6 miliardi di euro l’anno sulla spesa sanitaria.
    “L’alimentazione è il primo determinate di salute o, se la si fa male, di malattia – ricorda il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi – Se utilizziamo cibi sani possiamo contribuire a una vita lunga e felice, se invece sbagliamo alimentazione ingrassiamo. Un italiano su dieci è obeso, uno su tre è sovrappeso. Questi due indicatori – sottolinea – sono purtroppo concausa di sviluppo precoce di patologie”.
    Per invertire questa tendenza, Ricciardi ribadisce quanto siano indispensabili “formazione informazione, fina da piccolissimi, all’asilo e a scuola. Poi anche le Asl e le strutture pubbliche possono fare qualcosa nel momento in cui sovrappeso e obesità si manifestano – osserva – È possibile farlo, alcune regioni lo stanno già facendo, ma dovrebbero farlo tutte. Soprattutto le regioni meridionali che sono quelle che hanno i cittadini più a rischio obesità”.
    Gli esperti hanno evidenziato come dall’ultima Giornata mondiale dell’alimentazione sia emersa anche un’altra valutazione rilevante su scala mondiale: oltre un quarto della popolazione (1,9 miliardi di persone) è in sovrappeso e ogni anno in 3,4 milioni perdono la vita per problemi legati all’obesità. “Un’alimentazione non corretta può determinare l’assorbimento di sostanze tossiche che aumentano la probabilità di avere tumori – avverte Paolo Marchetti, professore ordinario Oncologia medica alla Sapienza Università di Roma – Inoltre, un’alimentazione non corretta determina obesità, che è uno dei principali fattori di rischio per sviluppare ulteriori neoplasie. Nel paziente oncologico, poi, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale perché da un lato determina una maggiore capacità di tollerare trattamenti anche impegnativi, dall’altro predispone l’organismo a una migliore risposta a questi trattamenti”.
    Per il direttore generale della Luiss Guido Carli, Giovanni Lo Storto, “consapevolezza dell’alimentazione è anche avere a disposizione la possibilità di vedere, di capire come tutto nasce. Abbiamo introdotto in università da qualche anno un community garden composto da un orto biologico, un frutteto e un vigneto. In questo luoghi i nostri studenti imparano a coltivare i prodotti e ad acquisire la consapevolezza che un pomodoro matura attraverso la cura e il tempo. Grazie a questo orto sono nati poi progetti straordinari con bambini di scuole elementari e medie, con gli anziani del territorio, e con l’associazione ‘Insettopia’ di Gianluca Nicoletti, dove ragazzi autistici lavorano nell’orto insieme ai nostri studenti”, conclude.

     

    FONTE: ADNKRONOS SALUTE

    FONTE: paginemediche.it

  • Vitamina D e protezione solare

    Vitamina D e protezione solare

    Vitamina D e protezione solare

    Per molti di noi, l’estate significa una cosa: tanto sole. Anche quelli che preferiscono stare all’ombra sorridono quando vedono un cielo senza nuvole. E c’è una ragione evoluzionistica per questo: gli esseri umani hanno bisogno della vitamina D.

    La vitamina D fa diverse grandi cose per la nostra salute, dall’aiutare a mantenere ossa forti e sane, al migliorare il nostro stato d’animo prevenendo il Disturbo Affettivo Stagionale – il sole innesca il rilascio di serotonina ed endorfine, che gli esperti dicono ha lo stesso effetto positivo sui nostri livelli energetici dell’esercizio fisico.

    Detto questo, sappiamo tutti che la sovraesposizione al sole può causare seri danni alla nostra pelle: dall’invecchiamento precoce ai tumori. Eppure, abbiamo bisogno della vitamina D che il nostro corpo assume proprio grazie al Sole.

    Un notissimo,  ottimo integratore è l’olio di fegato di merluzzo reperibile in gel

    Olio di fegato di merluzzo e vitamina D

    Ed ecco alcuni consigli per prendere solo il meglio dall’esposizione al Sole tenendo a bada il peggio:

    1. Proteggi il viso indossando un cappello e occhiali da sole, limitando l’esposizione al sole per altre parti del corpo. Gli esperti dicono che per la maggior parte delle persone, indossare una canottiera per un’esposizione tra i 10 e i 30 minuti al Sole tre volte a settimana è sufficiente per creare la giusta quantità di vitamina D nel corpo.Qualunque cosa tu faccia, assicurati di prevenire una bruciatura. A seconda di quanto sensibile sia la tua pelle alla luce del sole, prova ad andare senza la protezione solare solo per i primi 10 minuti circa. In questo modo il tuo corpo può ottenere l’accesso diretto al sole di cui ha bisogno per produrre vitamina D, ma senza gli effetti negativi dei raggi UV. Ma, applica sempre la protezione solare prima di iniziare a bruciarti.
    2. Evitare il Sole di mezzogiorno, una raccomandazione che sentirai molto spesso in questi mesi estivi. Per una dose di vitamina D è sufficiente il Sole prima delle 10 o dopo le 16.00.
    3. Impara qual è il miglior livello di protezione della crema solare e ricordati sempre di riapplicarla. Non esiste un numero perfetto per tutti, poiché la nostra pelle è diversa nel pigmento e nella genetica. Alcuni producono vitamina D più velocemente di altri, mentre alcuni ne bruciano più velocemente e l’unico modo per sapere di cosa ha bisogno la tua pelle è di giocare sul sicuro, proteggerla prima con il numero più alto e poi sperimentare con piccole quantità di esposizione.C’è un delicato equilibrio per ottenere la giusta quantità di vitamina D ed essere ancora protetto, quindi ascolta il tuo corpo e come reagisce a entrambe le esigenze. Fallo e avrai un’estate intelligente, sicura e sana ogni anno.Ulteriori informazioni su alimentazione e vitamina D, vedi
      https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/quale-e-il-fabbisogno-della-vitamina-d/FONTE:  pantareinews.com
  • Carenza di iodio per circa il 12% degli italiani

    Carenza di iodio per circa il 12% degli italiani


    Lo iodio è un elemento indispensabile per diverse funzioni dell’organismo. Eppure, pochi sanno davvero di che cosa si tratti e dove si trovi. Il risultato? Il 12% degli italiani, soprattutto donne e bambini, pari complessivamente a sei milioni di persone, non ne assume un quantitativo sufficiente attraverso la dieta andando così incontro a una carenza di iodio. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi (Osnami), che rivela che nel mondo la situazione è addirittura peggiore: a livello globale, infatti, la carenza sale al 29%.

    Essenziale per la tiroide
    tonno in scatola - iodio

    Lo iodio è un microelemento presente nell’organismo in basse quantità ed essenziale per il corretto funzionamento della tiroide: serve, infatti, per la sintesi degli ormoni tiroidei, ossia la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4), che controllano varie attività di vitale importanza. La carenza di iodio può perciò avere effetti più o meno significativi a vari livelli, per esempio cardiovascolare, neurologico e muscoloscheletrico.

    Si prende dalla dieta

    A differenza di quanto si pensa comunemente, non basta un soggiorno al mare per fare il pieno di iodio. La fonte principale di questa sostanza è rappresentata, infatti, dagli alimenti. È solo attraverso l’alimentazione che si può soddisfare il fabbisogno quotidiano di iodio, pari a 150 microgrammi nell’adulto, tra i 90 e i 130 microgrammi nel bambino e nell’adolescente, a 200 microgrammi in gravidanza e a 220 microgrammi durante l’allattamento.

    Sì al tonno in scatola

    Ma quali sono i cibi migliori da questo punto di vista? Sicuramente i prodotti ittici. Fra questi, ne è particolarmente ricco il tonno in scatola. Come ricorda l’Ancit, l’Associazione nazionale conservieri ittici e delle tonnare, 100 g di questo alimento forniscono in media 50-100 microgrammi di iodio, coprendo l’11% del fabbisogno quotidiano. “L’apporto di iodio del tonno è ottimale per la dieta in tutte le età, dalla gravidanza e infanzia fino alla terza e quarta età” conferma Pietro Migliaccio, presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione. “Consente, infatti,il regolare sviluppo e accrescimento nell’età evolutiva, ottimizza il metabolismo dell’adulto, contrasta la perdita di masse muscolari nell’anziano e facilita un eccellente equilibrio psicofisico”.

    FONTE: bimbisaniebelli.it

  • Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Pizza a domicilio, Roma batte Milano nelle ordinazioni

    Nel 2017 in Italia sono state ordinate 15mila tonnellate. La crescita- segnala Just Eat- è del 76%

    Roma- Nel 2017 è stata registrata una crescita degli ordini del +76% di  consumo di pizza a livello nazionale. Sono state ordinate oltre 15.000 tonnellate di pizza Le città che trainano questo fenomeno vedono al primo posto la Capitale con oltre 2.800 tonnellate di pizza, seguita da Milano (2.400 tonnellate), Bologna (2.000 t), Torino (1.400 t) e Genova (500 t). A segnalato è il food delivery Just Eat
    Oltre alla pizza napoletana dall’Osservatorio di Just Eat emergono anche alcuni gusti comuni preferiti lungo la penisola con la classica margherita che conquista lo scettro, e subito a seguire la diavola, la bufala. La pizza fritta è tra i primi 10 posti in classifica. La pizza si ordina di più la pizza in Italia il  sabato come -giorno preferito. , seguito dalla domenica.

    Un movimento economico da 30 miliardi. E’ quello della pizza che interessa centotrentamila imprese e che coinvolge centomila addetti a tempo pieno. Duecentomila nei fine settimana. Circa otto milioni di pizze sfornate al giorno, quasi tre miliardi in un anno.  Per un fatturato di 15 miliardi.  A rilevarlo è un indagine condotta dal Centro studi Cna in collaborazione con Cna Agroalimentarein un campione nazionale di imprese del settore altamente rappresentativo.

    Per la pizza non c’è crisi che tenga. La crescita è costante. Tra il 2015 e quest’anno le imprese con attività di pizzeria sono cresciute- si legge in nota-  da 125.300 a 127mila (dati aggiornati al 31 marzo scorso). Disaggregando questo risultato emerge che le attività con somministrazione sono oltre 76mila (di cui quasi 40mila ristoranti/pizzeria e più di 36mila bar/pizzeria), 36mila e passa le attività senza somministrazione (15mila rosticcerie/pizzeria, 14mila pizzerie da asporto e il resto gastronomia/pizzeria), oltre 14mila infine le panetterie che offrono tra i loro prodotti anche la pizza. A livello regionale, è la Campania a farla da padrona in termini assoluti, con il 16% delle attività. La seguono, nell’ordine, Sicilia (13%), Lazio (12%), Lombardia e Puglia (10%). Limitandosi alle vere e proprie la disaggregazione, a condurre la graduatoria sono Campania e Lombardia (12%), seguite da Lazio e Toscana (9%) e Sicilia (8%). Una sorpresa arriva dal rapporto pizzerie/abitanti. Stavolta a primeggiare è l’Abruzzo, con un’attività ogni 267 residenti. Precede Sardegna (un’attività ogni 273 abitanti), Calabria (285), Molise (307) e Campania(335).

     

    FONTE: agroalimentarenews.com

  • Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù

    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù


    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù con i consigli utili.

    Il diabete infantile è chiamato anche diabete di tipo 1, per distinguerlo dal diabete di tipo 2 che colpisce gli adulti. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, a sua volta causata da una carenza di insulina nell’organismo umano. L’insulina è un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas e consente l’assorbimento del glucosio nel sangue, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale il livello di glicemia. Nel bambini con diabete mellito di tipo 1 la carenza di insulina è assoluta.

    Controllo della glicemia
    Il diabete mellito di tipo 1 ha un’incidenza annua media di 8,1 su 100.000 bambini ogni anno, nell’Italia non insulare. Si presenta con maggior frequenza nelle femmine –con un rapporto di 1 a 5- e nell’isola di Sardegna ha un’incidenza annua 4-5 volte più elevata rispetto alla media nazionale, isole escluse.

    Esistono altre forme di diabete che, in misura minore, possono interessare l’età pediatrica:

    • il diabete mellito di tipo 2, tipico dell’età adulta, ma che presenta un’incidenza in aumento anche nei bambini;
    • il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), forma genetica – familiare;
    • il diabete secondario ad altre patologie (fibrosi cistica, malattie endocrinologiche, etc.) o legato all’assunzione di terapia cortisonica cronica.

    La causa del diabete di tipo 1 a non è ancora nota. Esistono ipotesi su cause genetiche, per via della tendenza all’ereditarietà, e ambientali.

    È invece conosciuto il meccanismo specifico che porta alla carenza di insulina: si tratta di un processo di autodistruzione delle cellule del pancreas che producono insulina. In particolare, alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, iniziano ad aggredire le cellule del pancreas che producono insulina, fino a distruggerle completamente. Con lo stesso meccanismo che normalmente i linfociti impiegano contro i virus e i batteri che causano le comuni malattie infettive. Questo fa sì che dall’organismo vengono prodotti nel sangue alcuni autoanticorpi diretti contro particelle specifiche del proprio organismo, che sono importanti indicatori di malattia o pre-malattia. Per tali motivi il diabete mellito di tipo 1 viene classificato tra le patologie autoimmuni (alterazioni del sistema immunitario che dà origine a risposte immuni anomale o autoimmuni, dirette contro componenti del proprio organismo).

    La carenza assoluta di insulina è incompatibile con la vita. Fondamentali sono la diagnosi precoce e il trattamento insulinico tempestivo.

    I sintomi principali di allarme che richiedono consulto medico sono:

    – la poliuria, aumento della quantità di urine con aumento della frequenza delle minzioni;
    – la polidipsia, sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi;
    – la polifagia, fame eccessiva con aumento dell’assunzione di cibo;
    – il dimagrimento;
    – i dolori addominali non riconducibili ad altre patologie.

    Diabete nei bambini: i consigli dell’Ospedale Bambino Gesù

    Nei bambini, come abbiamo detto, il diabete di tipo 1, caratterizzato dalla carenza assoluta di insulina, è la forma più comune.

    Gli esperti del Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma hanno pubblicato una serie di indicazioni utili sul diabete pediatrico nella guida “A scuola di salute“.

    Gestione del diabete nei bambini:

    • Mantenere un buon controllo glicemico
    • Avere un normale sviluppo psicofisico
    • Avere una buona qualità della vita
    • Evitare le complicanze a breve e lungo termine

    Autocontrollo

    Nei bambini con diabete l’autocontrollo glicemico è fondamentale sia per controllare i livelli di glicemia che per ridurre il rischio di ipo e iperglicemie.

    L’autocontrollo glicemico comprende le seguenti azioni:

    • monitoraggio della glicemia
    • interpretazione dei risultati
    • interventi terapeutici per migliorarli

    L’acquisizione delle competenze per mettere in atto l’autocontrollo avviene attraverso un percorso educativo specifico, con la guida del team curante.

    Con la misurazione della glicemia si regola la dose di insulina. Nei pazienti sottoposti a 4 somministrazioni di insulina al giorno devono controllare la glicemia 5-6 volte al giorno.

    La glicemia si controlla:

    • al risveglio
    • prima e dopo i pasti principali
    • prima e dopo l’attività fisica
    • in caso di malattie ricorrenti il monitoraggio deve essere costante.

    Le glicemie vanno annotate su un diario, per avere un quadro costante della situazione e dell’andamento glicemico. Annotate anche gli eventi insoliti.

    Ogni tre mesi, poi, va ripetuto l’esame della emoglobina glicosilata, ovvero il livello di glucosio trasportato nei globuli rossi. Un valore che va tenuto sotto controllo, perché livelli elevati possono portare complicanze a lungo termine.

    Misurazione dei chetoni:

    Nelle persone con diabete si producono chetoni quando le cellule consumano grassi per avere energia al posto di zuccheri che non riescono ad assorbire a causa della carenza di insulina. L’elevata presenza di chetoni è pericolosa perché produce acidità all’interno del corpo che causa lo scompenso.

    I chetoni si producono in presenza di deficit di insulina o di ipoglicemia.

    Il livello di chetoni si misura nel sangue o nelle urine con apposite strisce. L’esame più comune è quello delle urine, che si effettua bagnando strisce che si colorano seguendo una scala. Più il colore aumenta più è alto il livello di chetoni (chetonuria). Il livello dei chetoni va controllato quando si sta male e si ha febbre e/o vomito, quando il livello di glicemia è alto, sopra 300 mg, quando si hanno forti dolori addominali con respiro rapido.

    È importante che famiglie e pazienti sappiano effettuare l’autocontrollo della glicemia per poi somministrare la dose corretta di insulina, seguendo questi passaggi:

    • Effettuare il controllo e la lettura della glicemia
    • Interpretare i risultati e prendere decisioni
    • Percepire i collegamenti tra determinati comportamenti (dieta, esercizio fisico) e i risultati della misurazione della glicemia
    • Mettere in atto comportamenti correttivi, farmacologici e non, in risposta ai risultati glicemici.
    Materiale per controllo glicemico (A scuola di salute, Bambino Gesù)

    Come effettuare il controllo:

    • Lavare le mani
    • Preparare il materiale
    • Inserire la striscia all’interno del glucometro
    • Disinfettare la cute del dito
    • Pungere il polpastrello del dito
    • Asciugare la prima goccia di sangue
    • Avvicinare il dito alla striscia reattiva (già inserita nel glucometro) e la goccia di sangue verrà aspirata
    • Attendere circa 5 secondi e il risultato verrà visualizzato nel glucmetro
    • Riportare il risultato sul diario

    Conservare bene e tenere puliti gli strumenti per misurare la glicemia.

    Il diario aiuta ad avere un quadro completo dell’andamento della glicemia e dell’insulina somministrata. Vanno annotati non solo i livelli di glicemia, ma anche le dosi di insulina somministrata. Nel diario vanno annotate a che le modifiche allo stato di salute.

    La terapia insulinica si esegue iniettando nel sangue la dose stabilita dal medico con una penna apposita (stiloiniettore). L’insulina va conservata in frigo. L’insulina va iniettata nel sottocutaneo, usando un ago nuovo ad ogni puntura. Le parti del corpo dove effettuare l’iniezione sono: addome, braccia, cosce, glutei. Disinfettare la parte prima di iniettare l’insulina. Cambiare la sede dell’iniezione ad ogni puntura. Su addome e braccia l’assorbimento dell’insulina è più veloce.

    Indispensabile, poi, è seguire una corretta alimentazione. Con l’alimentazione si può tenere sotto controllo i livelli di glicemia e ridurre il fabbisogno di insulina. L’alimentazione del bambino diabetico va seguita da un nutrizionista.

     

    È sconsigliato l’acquisto di prodotti per diabetici perché la differenza in carboidrati con gli altri prodotti è minima. I prodotti per diabetici, poi, contengono più grassi e sono cari.

    Molto importante è l’attività fisica, perché aiuta a migliorare il controllo metabolico. In particolare le attività aerobiche, caratterizzate dalla bassa intensità e dalla durata dello sforzo, aiutando a diminuire la glicemia.

    Come prevenire ipo ed iperglicemie durante l’attività fisica:

    • programmare l’attività fisica 2-3 ore dopo la somministrazione di insulina
    • se non è possibile programmarlo ridurre la dose dell’insulina precedente
    • prima dell’esercizio fisico controllare la glicemia e in caso fare uno spuntino a base di carboidrati
    • se l’esercizio è prolungato consumare spuntini anche durante l’attività
    • avere sempre con sé zucchero e bevande zuccherate.

    Per avere maggiori informazioni rimandiamo alla guida al diabete dei bambini di A scuola di salute.

    FONTE: universomamma.it

  • I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea, successo per il convegno organizzato a San Felice Circeo

    L’alimentazione come sentinella della purezza o del degrado ambientale, come cura all’invecchiamento e contributo ad una condotta di vita sana, come espressione culturale di un territorio e custode di conoscenze e ricette antiche.

    Anche quest’anno l’Accademia della Cucina Mediterranea ha voluto porre al centro dell’attenzione il cibo nelle sue molteplici declinazioni organizzando il V Convegno nazionale sul tema: “Mangiare bene, per stare bene. I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea” che si è svolto sabato scorso nel Cinema Teatro Anna Magnani di San Felice Circeo.

    Il saluto del sindaco di San Felice Giuseppe Schiboni, che ha rimarcato l’impegno dell’Accademia nel diffondere, soprattutto tra i giovani, il concetto che mangiare bene aiuta a stare bene e a prevenire malattie, ha fatto da preambolo agli interventi di qualificati e autorevoli relatori, preceduti dalla testimonianza di Paolo Porcelli, dell’Accademia della cucina mediterranea, il quale ha evidenziato come la giusta alimentazione sia stata per lui un aiuto prezioso nell’affrontare condizioni di salute particolari.

    dieta mediterraneaProteggere l’habitat è una priorità assoluta, considerato lo scenario che si è generato con la diffusione di sostanze inquinanti. Il direttore del WWF Italia e Presidente del Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, ha parlato delle minacce che arrivano dalle plastiche, in particolare dalle microplastiche e dalle nanoplastiche. La plastica in mare, infatti, non è solo quella visibile come quella che viene spiaggiata o che le correnti raggruppano in enormi isole galleggianti negli oceani, ma anche quella microscopica che deriva dalla decomposizione delle plastiche più grosse o sorprendentemente dal progressivo consumo di prodotti. I filati sintetici e i pile, ad esempio, nei lavaggi rilasciano microparticelle che attraverso gli scarichi finiscono in mare.

    L’utilizzo di fitofarmaci nella produzione agricola è stato finora oggetto di misure di contenimento da parte della Comunità europea, ma ciò non basta a limitare gli effetti nocivi che un alimento, seppur coltivato secondo i regolamenti, non viene trattato e cucinato nella giusta maniera. Giovanni Aquino, dottore in Scienze Agrarie e funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, si è soffermato sui comportamenti virtuosi che devono permeare tutta la filiera produttiva, passando dalla conservazione fino alla cottura, che se sbagliati potrebbero alterare i cibi e generare sostanze tossiche.

    Confortano comunque i dati dei campionamenti effettuati dalla Comunità Europea sulla presenza di residui chimici negli alimenti secondo i quali gli agricoltori del Lazio e dell’Agro Pontino sono risultati tra i più attenti nell’impiego dei fitosanitari, ai primi posti perché molto al di sotto del minimo previsto dalla normativa.

    E la genuinità dei prodotti dell’Agro Pontino è stata rimarcata anche dall’Assessore alle Attività produttive del Comune di San Felice Circeo, Rita Rossetto, che ha riportato la sua esperienza quale funzionario della Asl.

    Un competente dettaglio sulle tecniche di conservazione è stato fornito dal consulente agroalimentare ed esperto di agroindustria, Bruno Fiorini: dalla pasteurizzazione alla sterilizzazione, al sottovuoto alla surgelazione, fino alla fermentazione. Metodi da attuare in maniera corretta al fine di scongiurare l’insorgenza di batteri, come il botulismo (Clostridium botulinum) che ha effetti letali sulle persone.

    Ma il complesso dei rischi riguarda anche gli imballaggi e i contenitori con cui vengono stoccati e trasportati i cibi. L’argomento è stato affrontato in modo approfondito dal dottor Michele Stocola, giurista della sicurezza alimentare, che nel discorso delle contaminazioni ha inserito anche il mercato dei cibi biologici e la questione delle certificazioni, sottolineando come siano da privilegiare i cibi della filiera corta e quindi prodotti nel nostro Paese.

    La genialità della nutrizionista e geriatra Lucia Tassi ha aperto il capitolo della corretta nutrizione, evidenziando che l’azione del mangiare non avviene solo per necessità, quindi per fame, ma deriva anche da abitudini, spinte emotive ed esigenze lavorative, socialità. Ribaltando alcuni pregiudizi e comportamenti consolidati, ha rimarcato quanto sia importante l’ordine alimentare nella quotidianità e come la scelta dei cibi giusti nei vari momenti della giornata possa rivelarsi una medicina per il benessere.

    Gli alimenti, inoltre, possono prevenire in maniera determinante il naturale processo di invecchiamento di una persona, che è diverso per ognuno ma migliorabile secondo le consuetudini nutritive. La biologa e nutrizionista Mariagrazia Devastato è stata illuminante nell’esporre le cause della senescenza, come i radicali liberi che possono essere arginati dagli antiossidanti, sostanze di cui è ricca la dieta mediterranea e quindi contenute in molti prodotti dell’Agro Pontino. Tra gli alimenti anti-età spiccano infatti l’olio extravergine d’oliva, diverse verdure, frutti e pesce.

    Anche i polifenoli combattono i radicali liberi e sono una barriera contro i danni cardiovascolari. Queste molecole, si trovano nell’uva e dunque nel vino. E proprio sugli effetti positivi di questo antico e diffuso nettare, è stato incentrato l’intervento della dottoressa Barbara Palombo, master sommelier della Fis, che ha illustrato le caratteristiche organolettiche del vino, ricordando anche le dosi di assunzione consigliate nelle diverse età.

    Il momento più gustoso del convegno è coinciso con l’intervento del giornalista e scrittore Umberto Natoli che ha voluto deliziare il pubblico con una ricetta del Rinascimento di un grande e innovativo cuoco, quale è stato Bartolomeo Scappi il cui genio gastronomico era molto apprezzato nei banchetti papali. In sala è stata servita una delizia, un dolce realizzato con crema pasticcera impanata con formaggio pecorino e fritto, che ha suscitato lo stupore e la soddisfazione dei partecipanti. Il giornalista ha quindi ripercorso le origini della nostra cucina, svelando quelle pietanze che attraversando i secoli sono arrivate fino ai nostri giorni.

    Le conclusioni sono state affidate a Franco Bruno Angelo Guattari, rispettivamente  presidente e membro dell’Accademia della Cucina Mediterranea che hanno sottolineato la disponibilità e la competenza dei relatori rinnovando l’appuntamento con il convegno nazionale al prossimo anno. Una degustazione di piatti e prodotti tipici, offerta da ristoratori e produttori locali, ha coronato l’evento del Circeo.
    Per altre informazioni sulla dieta mediterranea:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/la-dieta-mediterranea-biologica-di-riferimento-ricerca-universita-tor-vergata-roma/

    FONTE: h24notizie.com

  • Dieta in gravidanza e fiori di Bach

    Dieta in gravidanza e fiori di Bach

    Perché è così importante tenere una buona dieta durante la gravidanza?

    Sempre più donne stanno diventando consapevoli dell’importanza di una buona alimentazione durante la gravidanza. Prendersi cura del cibo e di ciò che si mangia  dovrebbe essere sempre una buona abitudine. Dunque la donna dovrebbe controllare la propria dieta non solo quando rimane incinta. La verità è che è proprio in questo momento della vita delle mamme che diviene non solo opportuno ma necessario guardare bene a ciò che si mangia, non solo a causa dei cambiamenti fisici portati dalla gravidanza, ma anche per la salute del bambino in arrivo. Ma come si può prendersi cura del cibo durante la gravidanza? Sono già stati confutati i falsi miti tipo che si deve mangiare per due o che si ha il bisogno di assumere degli integratori alimentari.

    Se vogliamo condurre una gravidanza sana, dobbiamo seguire le seguenti raccomandazioni:

    • Mangiare sano e bilanciato.
    • Evitare una cattiva alimentazione, cioè, mangiare troppo poco o mangiare cibi che non forniscono le sostanze nutritive necessarie.
    • Non mangiare troppo, come la cattiva alimentazione, l’obesità può essere dannosa sia per il feto che per la madre.

    Una buona alimentazione durante la gravidanza contribuisce a fare stare bene sia la madre che il bambino e a vivere nelle condizioni di salute ottimali per godere di un momento così importante e bello come la maternità.

    I Fiori di Bach sono un buon complemento alla buona alimentazione durante la gravidanza

    Il trattamento con i Fiori di Bach, insieme a una buona alimentazione durante la gravidanza, renderanno questo periodo di attesa un tempo più sopportabile, tranquillo e silenzioso. Se desiderate vivere un percorso di gravidanza sano e confortevole per voi e il vostro bambino, dovreste essere interessati a saperne di più sui rimedi naturali del trattamento con i Fiori di Bach. Ma cosa fanno i Fiori di Bach per le donne in gravidanza?

    • I Fiori di Bach riducono l’instabilità emotiva, contribuendo a ridurre le oscillazioni di umore tipici della gravidanza. Inoltre, forniscono l’equilibrio e la stabilità necessari per trascorrere i nove mesi di gestazione nel miglior modo possibile.
    • Aiutano a ridurre il rischio di possibili situazioni di disagio. I Fiori di Bach sono rimedi naturali, che aiutano a mantenere un buon umore, a vedere la luce e ad essere positive verso la vita in un momento importante come la gravidanza.
    • I Fiori di Bach portano anche tranquillità e pace alle donne in gravidanza, riducendo al minimo le possibilità di crisi di attacchi di panico e ansia.
    • I Fiori di Bach per le donne in gravidanza che soffrono di apatia o di affaticamento le aiutano a rimanere più attive nella loro vita quotidiana e a rafforzare la loro volontà del fare le cose.
    • I Fiori di Bach allentano la tensione prodotta dalle preoccupazioni e dalle paure della gravidanza, affinché la donna possa vivere in tranquillità i mesi prima della nascita del bambino senza pensare che qualcosa possa andare storto.
    • Prendere i Fiori di Bach durante la gravidanza aiuterà le donne incinte a mantenere delle relazioni empatiche con le altre persone senza pensare sempre al possibile lato negativo, riconoscendo le buone intenzioni dei consigli e dei discorsi altrui.

    Abbracciate uno stile di vita sano, controllate la vostra dieta durante la gravidanza, provate i Fiori di Bach per il vostro equilibrio emotivo e, soprattutto, godetevi la dolce attesa!
    Vedi anche per dieta e gravidanza:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/alimentazione-in-gravidanza-cosa-si-cosa-no/

    FONTE: consulenzafioridibach.it

  • Alimentazione e adolescenti: 8 consigli alimentari per la salute

    Alimentazione e adolescenti: 8 consigli alimentari per la salute

    Alimentazione e adolescenti: I cibi salutari esclusi dai più giovani

    Alcuni studi recenti hanno rivelato che dietro ai problemi di salute mentale degli adolescenti, quali depressione o ansia, potrebbe esserci un’alimentazione non corretta. I nutrizionisti hanno selezionato i cibi salutari esclusi dalla maggior parte dei giovani.

    I ragazzi assumono più grassi saturi e provano nuove diete per moda che, col tempo, portano a problemi di salute fisica e mentale.

    La nutrizionista leader nel suo settore, l’inglese Fiona Hunter spiega come combattere queste carenze e, di conseguenza, prevenire eventuali problemi con la dieta giusta. Inoltre sottolinea la possibile correlazione tra l’emergente problema di salute mentale negli adolescenti e la mancanza di vitamine e minerali vitali.

    Alimentazione dei giovani

    Le ultime ricerche alimentari

    Di recente la ricerca ha rivelato che nell’ultimo decennio i ragazzi tra i 16 ed i 25 anni fanno parte della generazione più infelice ed insoddisfatta, e quasi la metà ha sofferto di problemi di salute mentale.

    Tra le priorità dei giovani di solito non c’è una dieta sana ed equilibrata; sono convinti che i problemi derivanti da un’alimentazione incompleta, come cancro o malattie cardiache, siano preoccupazione degli adulti o delle persone ‘vecchie’. Si sentono in forma e con un sacco di energie, dunque perché preoccuparsi di ciò che mangiano?

    I nutrizionisti insegnano che i semi di molte possibili malattie vengono assunti nelle prime fasi della vita, e che potrebbe essere importante dare la priorità a vitamine e minerali, riducendo così i rischi di malattie precoci.

    I risultati recenti pubblicati dalla National Diet and Nutrition Survey (NDNS) hanno rivelato i ridotti apporti di vitamine e minerali importanti negli adolescenti, legati, secondo gli esperti, all’aumento dei problemi di salute mental.

    Jen Nash, psicologo clinico specializzato in comportamento alimentare e fondatore di Eating Blueprint afferma:

    “come sottolinea il rapporto di Princes Trust, il benessere emotivo è costituito da una serie di fattori diversi.”

    Continua a spiegare come il cervello, gli stati emotivi e la cognizione siano influenzati dai fattori dietetici, e che i genitori non hanno il controllo totale dell’apporto nutrizionale dei loro ragazzi. Quando sono fuori casa, quindi sarebbe meglio garantirgli una vasta gamma di vitamine e minerali.

    I consigli dei nutrizionisti

    Secondo i risultati del NDNS solo l’8% dei giovani di età compresa tra gli 11 ed i 18 anni mangia cinque o più porzioni di frutta e verdura raccomandate dagli esperti, con una media di 2,8 porzioni al giorno. Di conseguenza sono bassi anche i nutrienti chiave presenti in tali alimenti, come ad esempio la vitamina B, i minerali, il magnesio ed il potassio.

    Un altro elemento di cui i giovani sono carenti è il calcio, particolarmente importante per i bambini, per gli adolescenti e per i giovani adulti, per la costante crescita delle ossa; più calcio si deposita nelle ossa durante la crescita e minore è il rischio di osteoporosi in età avanzata.

    Dunque non è solo questione di zucchero ed obesità, fattori da non trascurare, ma sono solo una parte del problema dovuto ad un’alimentazione scorretta.

    Per una corretta alimentazione

    Ecco i cibi e gli elementi consigliati da assumere per una corretta alimentazione:

    Folato – lo troviamo negli spinaci, broccoli, asparagi, piselli, cereali per la colazione.

    Vitamina B2 – nel latte, latticini, uova, cereali.

    Ferro – ostriche, vongole, fagioli e legumi, frutta secca e cereali.

    Calcio – latte e latticini, mandorle, broccoli.

    Magnesio – verdure con foglia verde, noci, pane integrale e riso integrale.

    Selenio – noci brasiliane, pesce, carne e uova.

    Zinco – carne, crostacei, formaggio, germe di frumento.

    Potassio – frutta e verdura, legumi, noci e semi.

    Iodio – pesce e molluschi.

    8 Consigli alimentari per la salute dei giovani

    Come possono i giovani, migliorare le loro abitudini alimentari?

    1. Non utilizzare gli snack al posto dei pasti principali

    E’ risaputo che gli adolescenti ed i giovani adulti preferiscono pasti veloci e spuntini, ma così è difficile acquisire i nutrienti di cui si ha bisogno. Gli snack sono ricchi di grassi, zuccheri e sale e non hanno vitamine, minerali e fibre, dunque se si preferisce fare uno spuntino basta prepararlo con intelligenza e sceglierne uno che dia un apporto positivo alla dieta.

    2. Organizzare i pasti in anticipo

    Non tutti sono in grado di pensare in anticipo a cosa preparare, soprattutto i giovani, che preferiscono tutto ciò che è disponibile al momento, il che potrebbe essere più costoso e non molto sano, quindi è consigliabile organizzarsi in anticipo e preparare uno spuntino sano prima di uscire di casa.

    3. Non mangiare da soli

    E’ buona abitudine sedersi e mangiare insieme come una famiglia almeno un paio di volte a settimana. I pasti in famiglia danno l’occasione di parlare e le ultime ricerche hanno dimostrato che i bambini che mangiano regolarmente con le loro famiglie hanno più probabilità di coltivare abitudini alimentari sane e ricche di minerali e vitamine.

    4. Evitare gli stessi cibi ogni giorno

    Vario è bello, e fa bene. La chiave di una dieta sana è scegliere sempre cibi diversi, un po’ di tutto da alternare durante la settimana.

    5. Non credere a tutto ciò che si legge sul web

    Non tutte le fonti sono veritiere, per quanto riguarda la dieta e la nutrizione, non bisogna credere sempre a ciò che si legge su internet. Non tutti quelli che scrivono sul web, anche se con buone intenzioni, hanno qualifiche ed esperienze accertate ed adeguate per dare consigli sull’alimentazione corretta.

    6. Non bisoga seguire le mode

    Sono sempre più diffuse le mode sulle diete, seguite da determinati follower che spiegano come mangiare sano, tipo parlando di diete alcaline e così via. E’ importante sapere che non ci sono basi scientifiche a supporto delle promesse fatte da queste nuove mode.

    7. Occorre sempre Informarsi

    Ha preso sempre più piede la scelta vegana e vegetariana, diete a base vegetale con una serie di benefici per la salute, ma fa sempre bene assicurarsi di sostituire i nutrienti derivanti dal latte o dalla carne con l’apporto di altri alimenti. Quindi si consiglia di fare qualche ricerca attinente per esser sicuri di apportare al proprio organismo un completo fabbisogno nutrizionale.

    8. Assumere multivitaminici e minerali

     

    E’ ovvio che il cibo è il primo elemento da cui deriva la fonte di vitamine e minerali, ma in alcuni periodi fa sempre bene integrare qualcosa con vari integratori. I produttori hanno sviluppato una gamma di prodotti per il supporto degli adolescenti, come ad esempio i vitaminici per un apporto maggiore di vitamine D3/B12.

    Seguiamo quindi questi ottimi consigli per dare il via alle buone abitudini alimentari dei nostri bambini.

    FONTE: wonderchannel.it

  • Pasta nella dieta: oggi torna ad essere l’alleata della forma

    Pasta nella dieta: oggi torna ad essere l’alleata della forma

    Pasta nella dieta? Certo che sì, non fa ingrassare.

    E’ ufficiale, se mangiata nelle giuste dosi è alleata della forma

    A discolpare la pasta è stata una ricerca pubblicata sul British Medical Journal Open.
    http://bmjopen.bmj.com/
    Un gruppo di  ricercatori Canadesi ha esaminato e selezionato circa 30 ricerche delle più affidabili condotte precedentemente sul tema, ricerche che avevano messo a confronto gli esiti di due gruppi di persone sottoposte a dieta ipocalorica uno con inclusione di consumo di pasta e l’ altro senza.

    psta nella dieta

    Pasta e dieta: cosa dice lo studio

    Gli studi presi in considerazione hanno nel complesso coinvolto un campione di 2,500 persone, dunque molto ampio, seguite in 3 mesi che sono bastati a trarre conclusioni considerevoli circa le conseguenze di un’ alimentazione  con  assunzione o senza assunzione di carboidrati in regimi di diete ipocaloriche.

    L’esito delle ricerche è stato che: chi seguiva una dieta, con basso indice glicemico, comprendente il consumo tre volte alla settimana non ha messo peso o, sorprendentemente, è dimagrito, anche se di poco, rispetto a chi seguiva una dieta priva di pasta.

    Tutto ciò si spiega grazie alle proprietà nutrizionali. I carboidrati presenti in essa , al contrario di quelli dei cereali per la colazione, per esempio,  hanno un indice glicemico moderato, ciò significa che il rilascio della glicemia nel sangue è più lento, il che favorisce il senso di sazietà. E per questo al contrario del falso mito che allontana le persone dal suo consumo, la pasta  non fa ingrassare ma aiuta a diminuire il senso di fame.

    Pasta: fa bene sì ma attenti alle dosi

    Pochi sanno , inoltre, che la pasta ha tra le sostanze anche la serotonina: l’ormone della felicità noto per le sue capacità di controllo sul metabolismo. Novità concernono le paste integrali, le preferite di molti. Esse pur contenendo un maggior quantitativo di fibre, di cui è ricchissima, il suo consumo non influenza la leptina: l’ ormone che ci dà sazietà, né sull’ indice di glicemia.

    Ovviamente attenzione alle dosi. Come per tutto è importante non esagerare, si consiglia di consumarne una sana e sufficiente dose da 70/80 grammi al massimo.