Dal 24 al 28 novembre si è svolta a Quartucciu, in provincia di Cagliari, la Rassegna del Cinema Etnomusicale.
Organizzata per la terza volta consecutiva dall’associazione culturale Elenaleddavox, con il contributo dell’Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali della Regione Autonoma della Sardegna e degli Assessorati alla Cultura e alla Pubblica istruzione del Comune di Quartucciu, la rassegna si è svolta presso il Centro Culturale Comunale, ex Casa Angioni, in via Neghelli, in uno spettacolo unico, alle 21.30, con accesso libero.
Quest’evento ha saputo portare il suo pubblico dal Portogallo al Brasile, dal Senegal all’Afghanistan, dagli Stati Uniti all’Australia, in un viaggio a metà tra cinema e musica.
Partendo dal Portogallo, martedì 24 è stato presentato il film-documentario di Simon Broughton “Mariza e la storia del fado”, del 2006. Il film per la prima volta racconta la storia del fado anarchico, sviluppatosi agli inizi del novecento in seno alla classe operaia. Bandito inizialmente dal regime fascista salito al potere nel 1926, fu poi ripreso dallo stesso regime e piegato alle sue volontà. Caduto il regime fascista, iniziò anche la decadenza e il declino del fado, che ritornò poi in auge una decina di anni dopo, scevro da ogni legame con gli ideali fascisti. La pellicola passa in rassegna tutti i maggiori esponenti del nuovo fado, soffermandosi, come suggerisce il titolo, su una delle sue principali esponenti, Mariza per l’appunto.
Il secondo documentario, proiettato mercoledì 25, ci porta in Senegal. Film del 2007, il suo titolo è “Youssou N’Dour. Ritorno a Goreè”, il regista Pierre-Yves Boorgeaud. Racconta il viaggio di un cantante senegalese, Yossou N’Dour, che va alla ricerca degli schiavi neri e della musica da loro creata, il jazz, con lo scopo di riportarlo in Africa e riproporlo a Goreè, terra simbolo della tratta degli schiavi neri. Nel suo viaggio, Youssou incontrerà numerose personalità e grandi musicisti che gli permetteranno di creare, alla fine del viaggio, una musica che va al di là delle culture.
Giovedì 26 ci si è spostati in Afghanistan, con un altro film firmato da Simon Broughton, “Breaking the Silence: Music in Afghanistan”. Il documentario ci racconta la storia della musica in Afghanistan negli ultimi vent’anni: bandita dai comunisti prima e dai talebani poi, il film racconta il ritonrno alla musica di Kabul dopo il crollo del regime talebano, e descrive il primo concerto nella città senza i bombardamenti.
Venerdì 27 è stata la volta del Brasile e di un film del 2005 del regista finlandese Mika Kaurismäki, “Brasileirinho”. Il film ha come protagonista il Choro brasiliano, genere musicale urbano che, nato a Rio de Janeiro alla fine del XIX secolo dall’incontro di melodie europee, ritmi africani e tradizioni indigene, influenzò tutta la moderna musica popolare brasiliana, dando origine al samba e alla bossa nova. Il Choro, in auge fino agli anni venti del secolo scorso, conobbe poi un declino dal quale è riemerso negli ultimi decenni. Il documentario ne ripercorre la storia incentrandosi sulla riacquisita vitalità.
L’ultimo film della rassegna, con cui si è abbandonata la musica etnica, è stato “Glass: a portrait of Philip in twelve parts”, ritratto del 2007 dell’americano Philip Glass, grande compositore contemporaneo e uno dei padri della musica minimalista. Il regista Scott Hicks iniziò nel 2005 a girare il documentario su Philip Glass per festeggiare nel 2007 il suo settantesimo compleanno. Le riprese, durate un anno e mezzo, hanno permesso al regista entrare nella vita lavorativa ma anche privata del musicista, venendo a contatto sia con i suoi collaboratori che con la sua sfera degli affetti, e potendo così realizzare dell’artista un ritratto sincero e profondo.