Il giornalista e scrittore Colin Beavan ci è riuscito nel cuore di New York, a Manhattan, e ha raccontato l’esperienza per filo e per segno con un blog, un documentario e un libro edito anche in Italia. Stiamo parlando della vita a impatto zero, una moda – o forse più – che raccoglie un numero sempre maggiore di proseliti. Per Beavan vivere a impatto zero ha significato rinunciare a dentifricio, ascensore, automobile e addirittura a lavatrice e carta igienica, e gli ha anche imposto l’abitudine di gettare il cibo avanzato in una cassetta di legno dove i vermi lo trasformano in compost.
Nonostante la sua quotidianità si sia trasformata in una costante corsa a ostacoli, il giornalista non si è dato per vinto e sta iniziando a reclutare nuove leve interessate a sperimentare, come lui, una vita a impatto zero. Una scelta senza dubbio difficile, anche per chi non ha la fortuna di abitare a Manhattan.
Forse il no impact può risultare a una prima occhiata un po’ radicale. Ma questo non esime dall’adottare una serie di comportamenti virtuosi e seguire alcuni eco-consigli.
Tanto per iniziare, si potrebbe spegnere lo stand-by di pc, tv, stereo e elettrodomestici vari; sostituire le vecchie lampadine a incandescenza; fare attenzione all’eccessivo riscaldamento della casa; non sprecare l’acqua quando si fanno le faccende domestiche. E scegliere la bicicletta o i mezzi pubblici per spostarsi, anche in città, o addirittura fare delle camminate in centro piuttosto che prendere il motorino. In ogni caso il web è una fonte inesauribile di eco-consigli: dall’eco-turismo al parquet di legname nostrano, dalla cucina biologica all’invio di raccomandate online, non c’è ricerca di argomento ecologico che rimanga vana. Provare per credere.