Come ormai è ben noto ai più, specie dopo i più recenti accadimenti relativi alla brusca frenata di produzione, la Cina risulta essere il maggior produttore di terre rare a livello globale. Definire la repubblica orientale quale maggior produttore è in realtà un eufemismo, la Cina si attesta infatti quale terra produttrice di ben il 99% di tale categoria di materiali. Il forte rallentamento avviato nell’opera di estrazione/produzione ha ovviamente gettato nel panico l’intero versante produttivo occidentale che affronta ora lo spettro di una molto vicina mancanza di materie prime, una condizione che richiede ovviamente una corsa ai ripari, rapida e funzionale. Nelle ultime settimane l’occidente si è incominciato a muoversi assai rapidamente sul tema del recupero così come sullo stabilire nuovi importanti rapporti di cooperazione con territori ricchi di giacimenti (Groenlandia) per riuscire a sopperire l’eventuale mancanza. A presentare una nota amara riguardo la concreta possibilità del perpetrarsi riguardo la situazione orientale è senza dubbio l’ultima mossa eseguita dalla Cina ovvero l’avvio ad una operazione di accumulo per quel che concerne i metalli. Questo ha ovviamente scatenato il panico nella maggior parte dei settori tecnologici (dai brand dell’hi-tech alle aziende produttrici di lame industriali) poiché risulta essere in pratica un chiaro sintomo di preoccupazione per tutti i settori di produzione relativi la stragrande maggioranza di elementi industriali e componentistica dell’intero pianeta. Tensioni e ripercussioni potrebbero non tardare a farsi sentire sui mercati.