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==============COMUNICATO STAMPA
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Il nuovo romanzo del noto intellettuale: i conflitti del tempo come presa di coscienza
“L’IRA” DI HALTER, SVEGLIA PER L’UOMO “MULTIDIMENSIONALE”
Lo scrittore contro relativisti e pensatori “che confondono le idee”. L’universalità illuminista? “Superata, l’uomo è multidimensionale. Gli intellettuali indichino per cosa vale la pena arrabbiarsi”.
Milano, 6 febbraio 2008 – Presentato ieri a Milano, al Circolo della stampa, il libro “ L a m i a i r a ” di Marek Halter (edizioni Spirali), alla presenza dell’autore e dell’editore.
Lo spunto narrativo di questa nuova opera nasce dall’idea di un personaggio del passato col quale interloquire sulle inquietudini poste dal mondo contemporaneo, così che lo scrittore potesse condividere col lettore le sue rabbie e passioni. “Questo è un libro speciale”, ha detto Halter, “su quale la maggior parte dei miei amici non si è trovata d’accordo. E’ comprensibile, perché non corrisponde alle abituali riflessioni degli intellettuali francesi”.
*** ”L’uomo universale” e la cura del particolare – L’autore ha ricordato che il pensiero moderno è condizionato dall’eredità culturale dell’illuminismo e dal suo concetto di “uomo universale”; un modello che ha funzionato fino ad un certo punto, ma ora non più. “Scrivendo questo testo mi sono accorto di essermi liberato dalla pressione esercitata su di me dall’ambiente. D’altronde l’inserimento nella società di una popolazione musulmana rimasta al margine, senza integrarsi, ha posto un nuovo problema di convivenza: i pensatori francesi non ne hanno preso atto, affermando che non era un problema loro; ma la realtà è composta di tante piccole particolarità, che non si può far finta di ignorare. La rivolta delle banlieue alla fine l’ha dimostrato a tutti”.
*** Dall’uomo “unidirezionale” a quello “multidimensionale” – Halter ha notato di essere stato il primo in Francia a aprire un dibattito di questo tipo, sollecitando l’introduzione di uno specifico coinvolgimento culturale e di forme di autogestione delle minoranze. “Ricordo che in tempi non sospetti ne parlai anche a Sarkozy, che pur dandomi ragione mi disse che non siamo ancora pronti per un passo del genere. Un errore. Non è la gente a doversi adattare alla politica ma la politica a servire la gente”.
L’autore non vuole anticipare troppo, ma rivela: “Nel libro parlo delle cose che mi fanno arrabbiare ed entusiasmare, soprattutto un paio di questioni che mi sembrano davvero importanti”; spiegando il suo punto di vista, lancia frecciate a Bernard-Henry Levy, ad André Glucksmann, alla scuola scandinava. Ne ha per tutti Marek Halter, relativisti, revisionisti, qualunquisti: “Invece che guardare alla realtà, i filosofi si preoccupano della purezza della cultura nazionale della presunta volontà di dividere la società. Vedo troppa leggerezza nel mischiare tra loro concetti diversi, decostentualizzare, generalizzare. Io dico che bisogna imparare a pensare in modo complesso, perché a furia di semplificare o di mettere tutto sullo stesso piano non si comprende più l’essenza delle cose, e si finisce per giustificare tutto”.
Così l’intellettuale richiama l’eccezionalità del crimine nella storia, la necessità di non abituarsi al male, la rivendicazione del diritto-dovere di opporsi a ciò che non è giusto. Anche prendendosi sacrosante arrabbiature, dando sfogo alla propria rabbia.
Breve scheda bio-bibliografica del libro:
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MAREK HALTER, “LA MIA IRA”
(Pag. 197 – Collana saggistica L’Alingua – Isbn 9788877708113 – € 20.00)
“Ha l’aria di essere in collera!”: così un vecchio ebreo religioso interpella Marek Halter un mattino, avviando una conversazione che diventerà abitudine quotidiana. Ecco emergere le opinioni su comunitarismo, razzismo, ecologia, religione, democrazia, altermondialismo, conflitto israelo-palestinese; con rabbia ed entusiasmo, l’autore arricchisce il dibattito di riferimenti culturali, storici e filosofici. Dopo i grandi successi delle sue biografie di donne bibliche, Marek Halter inaugura un nuovo registro narrativo.
M a r e k H a l t e r , nato nel 1936 in Polonia da una poetessa yiddish e da un tipografo ebreo, ha vissuto personalmente le persecuzioni naziste riuscendo a fuggire in Russia. Kolchoziano a otto anni, apprendista guerrigliero a quattordici, manca la partenza dell’Esodo e nel 1950 approda in Francia. Pittore, attivista civile, opinionista, è conosciuto a livello internazionale per le sue opere letterarie e per il suo impegno politico per la pace e contro il razzismo. In Italia ha pubblicato diversi libri con vari editori; con Spirali, i romanzi Argentina, Argentina, Abraham, Il folle e i re, Il Messia ed il saggio Un uomo, un grido.
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