I mercati obbligazionari USA

Anche se l’effettiva data d’incarico sarà solo a gennaio, la presidenza di Barack Obama già getta la sua ombra. Il nuovo presidente appena eletto ha annunciato che vuole porre rimedio alla grave situazione economico finanziaria grazie a estesi programmi di misure economiche. Oltre all’attenzione per chi ha redditi medio bassi vi saranno interventi significativi a livello di infrastrutture. Il deficit delle risorse federali degli Stati Umiti è quindi chiaramente destinato a crescere negli anni, ma tutto ciò finora non ha portato al previsto aumento degli yield nel mercato obbligazionario americano.

L’andamento anche di questa parte del mercato è stato invece dominato ancora una volta dalla crisi del settore finanziario, con la traballante Citigroup che nel mese scorso è stata al centro dell’attenzione del mondo economico, e dalle sempre più forti preoccupazioni per lo sviluppo dei mercati internazionali. Tutti i più importanti indici della situazione economica indicano una crescente recessione. L’nflazione, al contempo, scende con gran rapidità. L’aumento dei prezzi al consumo che in settembre era arrivato a toccare il 4,9 per cento, nel mese di ottobre è sceso al 3,7 per cento. Visti questi dati non ci si deve meravigliare se anche i rendimenti del Tesoro sono in discesa. Nel giro di un mese il pagamento degli interessi dei Buoni del Tesoro americani a dieci anni sono scesi addirittura di 100 punti base (valore quasi da record) passando dal 4 al 3 per cento.

Tenendo conto di questo dato, che si è accompagnato alla diminuzione dei principali tassi di riferimento a cui si è assistito nei mesi scorsi, si nota come la restrizione degli yield nel mese di novembre sia stata decisamente più contenuta e quindi la curva strutturale degli interessi non è più in caduta così precipitosa come ancora appariva qualche settimana fa. Oggi, però, non ci sono segnali positivi che facciano sperare in un rapido moglioramente del mercato obbligazionario americano. Un altro po’ di sostegno potrebbe venire da un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse da parte della FED. La politica monetaria e fiscale che il governo americano deciderà di seguire potrà portare a segnali positivi, ma solo in una visione a lungo termine, mentre per il momento resta alto il rischio che tutto ciò possa generare un aumento del tasso d’inflazione e del deficit di bilancio.

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