Comunicato stampa LAV 20 giugno 2007
DELFINO
MOSE’ MORTO A 10 GIORNI DA NASCITA: APPARTENEVA A SPECIE PARTICOLARMENTE
PROTETTA.
APPELLO
LAV AL MINISTRO PECORARO SCANIO: MASSIMA PRIORITA’ AD ANIMALI DETENUTI IN
CATTIVITA’ E ALLO SFASCIO DELLA NORMATIVA SU ZOO DI TERRA E
D’ACQUA.
La LAV rivolge un appello
al Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio affinché si occupi in prima
persona e con la massima urgenza delle difficili condizioni degli animali
detenuti in cattività, dello sfascio della normativa in materia di zoo di terra
e d’acqua, effettuata dal suo predecessore Matteoli, e rimetta mano al
Decreto del Ministero
dell’Ambiente n.469 del 2001 che regola il mantenimento in cattività dei delfini della
specie Tursiope (Tursiops truncatus) – mammiferi della famiglia
dei Delfinidi (Cetacei Odontoceti) particolarmente protetti perché in via di
estinzione – cui
apparteneva anche il piccolo delfino Mosè, morto a soli dieci giorni dalla sua
nascita nel Parco acquatico Oltremare di Riccione.
La LAV chiede che
il Decreto ministeriale n.469/01
sia riformato al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini proibendo
la loro detenzione in parchi di divertimento e strutture che operano a fini di
lucro. L’Associazione, inoltre, invita i cittadini a non visitare i
delfinari, luoghi in cui questi meravigliosi mammiferi sono costretti a una
vita innaturale e a compiere esercizi ripetitivi, preferendo
l’osservazione dei delfini nel loro ambiente naturale: il mare aperto.
Attualmente il numero di
questi delfini è in diminuzione a causa di caccia, catture, inquinamento, traffico
marino e riduzione dell’habitat, per non parlare degli
“incidenti” di pesca. E’ anche il delfino più studiato e
quello più utilizzato nei delfinari e nella cinematografia, per via della sua
grande abilità nel compiere acrobazie fuori dall’acqua.
Secondo il Decreto del Ministero dell’Ambiente
n.469/01, i delfini della
specie Tursiope possono essere detenuti in cattività solo nel caso in cui siano garantiti
validi programmi di educazione, ricerca e riproduzione. Quindi i delfinari
dovrebbero essere dei veri e propri santuari in cui il rispetto
dell’animale è condizione irrinunciabile; purtroppo la realtà è ben
diversa e i delfini sono trattati, nella maggioranza dei casi, come dei
giocolieri da addestrare che devono continuamente esibirsi davanti a un pubblico
urlante e a volte poco rispettoso, costretti a una vita innaturale.
“Viene
quindi da chiedersi se lo scopo di questo Decreto ministeriale sia veramente di
tutelare il delfino: il
Tursiops è protetto perché in estinzione, lo Stato dovrebbe fare qualcosa per
evitarne l’uccisione e incrementarne le nascite, avrebbe a disposizione i
parchi marini protetti – zone ampie e libere – dove potrebbe anche, volendo,
fare attività di reale ricerca scientifica e portarvi quei visitatori
interessati realmente all’aspetto biologico. Invece perfino i luna park sono
stati autorizzati a mostrare e a far lavorare, per fini di lucro e in
spazi comunque ristretti, questi mammiferi – commenta Nadia Masutti, responsabile nazionale LAV
– Lo
stesso Decreto che ne regolamenta la cattività, sembra dare un riconoscimento
ufficiale all’intelligenza di questo animale e alla sua capacità di
comunicare, attraverso una serie di prescrizioni quali quella al diritto al
riposo settimanale, ma ne codifica inesorabilmente la reclusione e la
schiavitù, senza attuare alcuna misura affinché siano rispettate le premesse
autorizzative di questa prigionia. Anche i controlli sono previsti per le
strutture e non per le effettive condizione di detenzione dei delfini”.
20.6.2007
Ufficio
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