Abbigliamento da lavoro: norme antinfortunistiche e risparmio energetico

Quando pensiamo all’abbigliamento per lavoro la prima cosa che viene in mente è quello che potremmo definire un rigore morale. Esistono, cioè, delle regole implicite che legiferano sulla condotta da assumere in fatto di vestiario nei luoghi di lavoro.

Insomma, il buon senso vieterebbe di indossare gonne troppo corte o, per gli uomini, bermuda da mare e camicie fluorescenti. Negli ambienti più formali è buona norma non esporre la parte superiore delle braccia o, nei casi più estremi, non rinunciare mai alla giacca.

Ma se dalle norme del buon senso ci spostiamo a quelle dettate da leggi scritte, cosa indossare al lavoro non è più un problema di morale e abbinamenti, bensì riguarda una precisa normativa che tutela i lavoratori a rischio infortuni.

Se un abito fluorescente è decisamente poco indicato per l’ufficio, sarà obbligatorio se i vostri compiti lavorativi dovranno essere svolti, anche solo momentaneamente, sulle strade. Per evitare il rischio di incidenti e aumentare la visibilità, la norma E471 prevede l’adozione di divise con tessuto fluorescente o rifrangente che, di giorno e di notte, permettono agli operai della strada di essere avvistati dalle auto in transito, anche a notevole distanza.

La norma E531 tutela chi lavora a contatto con alte temperature, prevedendo l’adozione di abiti ignifughi; la E1149/1 garantisce protezione a chi lavora a contatto con l’elettricità attraverso l’utilizzo di un abbigliamento isolante.

Sono previste norme per chi lavora a contatto con liquidi chimici, potenzialmente corrosivi e dannosi per la pelle e l’apparato respiratorio, ma anche uno specifico abbigliamento per chi lavora nei cantieri (basti pensare al caschetto giallo) o in fabbrica.

In breve, se il lavoro è, in qualche modo, pericoloso, l’abbigliamento adatto può ridurre sensibilmente il rischio di danni fisici.

Esiste, però, un caso in cui il semplice buon senso, quello di cui vi parlavamo all’inizio, è andato a braccetto con la legge. Il Ministero dell’Ambiente giapponese, nel giugno del 2011, ha decretato la possibilità per gli impiegati dell’Impero del Sol Levante, di andare in ufficio a maniche corte e non più in giacca e cravatta. Una norma che garantisce un minor utilizzo di impianti di condizionamento e, di conseguenza, un sensibile risparmio energetico. Scelta necessaria per il paese che subisce ancora le conseguenze del disastro energetico di Fukushima.

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