Un romanzo magmatico, un’eruzione impetuosa di brandelli esistenziali, una scrittura densissima: questo è A mezz’aria. In una narrazione polifonica senza centro, si aggrovigliano residui e combinazioni di storie umane per un’immersione radicale in una realtà dove il dubbio fissa l’orizzonte di ogni esperienza, agitando rovinosamente i contatti con le cose, con l’alterità, con sé stessi. Ciascuna vita moltiplica la piena del dolore, a rivelare, senza remissione, la sospensione di ogni possibilità di comprensione e giudizio sulla verità del vivere, o del morire.
Nel racconto squarci di esistenze dislocate nel tempo e nello spazio si connettono e risultano speculari. Dovendo scegliere una sola vita per spiegare il senso di A mezz’aria, quale proporrebbe?
Probabilmente quella di Arif. Un uomo che capita nella storia degli altri senza saperlo e senza volerlo. In un modo insolito e incomprensibile, si ritrova nella sua debolezza a diventare un pellegrino fuori dal tempo e dallo spazio.
Qual è la cosa più forte del Suo libro?
La scelta di seguire, volutamente, una strada lontana dalle convenzioni, proponendo un modello di costruzione più o meno armonico del flusso narrativo e delle suggestioni che esso provoca.
Nessuno chiede ad un altro di essere un narratore, ma chi scrive si infila da solo in una storia. Quanto ha condizionato la Sua vita la scrittura di questo romanzo?
Nel rapporto di dare e avere tra chi scrive e ciò che si scrive è difficile stabilire una linea di demarcazione invalicabile e precisa. Il travaso dalla vita alla scrittura e viceversa, se l’idea di ciò che si racconta e del modo che si è scelto per farlo è coerente con la propria visione dell’esistenza umana, procede con naturalezza, ma non di certo in maniera indolore.
Filo rosso dei tanti frammenti di storie è la verità. Come la definirebbe?
La verità è un dubbio, ma non vuol dire banalmente che non esista. Va svelata partendo dalle proprie insicurezze e non dando niente per scontato. Coltivare i dubbi, se non diventa una sterile filosofia di vita, è linfa vitale per indagare in se stessi e provare a comprendere le ragioni degli altri, perché il mondo è pieno di altri.
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