Tag: economia

  • Conti deposito: 4,5 milioni di italiani ne hanno aperto uno nell’ultimo anno

    Complice l’inflazione che intacca i risparmi, negli ultimi anni è tornato in auge il conto deposito, grazie anche agli elevati tassi di rendimento che questo prodotto può offrire. Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat, 4 milioni e mezzo di italiani ne hanno aperto uno negli ultimi dodici mesi.

    L’interesse dei consumatori è testimoniato anche da un altro dato; secondo un’analisi del comparatore le ricerche online di questi prodotti sono cresciute, nel 2023, del 169% rispetto all’anno prima.

    «Il conto deposito è un vero e proprio strumento di investimento, che si appoggia a un conto corrente tradizionale e che consente di ottenere una rendita elevata sulle somme depositate», spiegano gli esperti di Facile.it. «È bene ricordare, però, che le operazioni classiche che è possibile effettuare tramite il conto corrente tradizionale non sono disponibili con il conto deposito che prevede, invece, un’operatività più ridotta.».

    Analizzando l’età dei rispondenti che hanno dichiarato di aver aperto un conto deposito nell’ultimo anno emerge che l’interesse verso questo tipo di prodotto è stato maggiore in alcune fasce specifiche: se a livello nazionale la percentuale è pari al 10,7%, tra i 35-44 anni sale al 14,6% e raggiunge addirittura il 16,4% fra i rispondenti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni.

    Lo si apre soprattutto online

    L’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* – ha anche voluto analizzare quali siano stati i canali maggiormente utilizzati per sottoscrivere un conto deposito; tra chi ne aperto uno nell’ultimo anno è emerso che più di 1 su 2 (60%) lo ha fatto online, mentre nel 32,5% dei casi si è recato in filiale. Solo il 7,5% dei rispondenti, invece, lo ha fatto tramite un agente/mediatore fisico.

    In quasi 7 casi su 10 è stato attivato presso un istituto di credito con cui si aveva già un rapporto in essere.

    Chi ha un conto deposito

    Allargando il perimetro di analisi a tutti i titolari di conto deposito, non solo quindi a chi lo ha aperto nell’ultimo anno, emerge che sono più di 14 milioni (34% dei rispondenti) gli italiani che hanno dichiarato di possederne almeno uno e, tra questi, oltre 1,7 milioni (4,3%) di averne più di uno.

    A livello geografico sono soprattutto i residenti del Nord Ovest ad utilizzare questo prodotto finanziario; qui più di 4 rispondente su 10 (41,5% vs 34% a livello nazionale) hanno dichiarato di essere intestatari di almeno un conto deposito. Guardando alle fasce anagrafiche, invece, è diffuso soprattutto tra gli italiani con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (45,5%).

    I tassi di rendimento

    Il rinnovato interesse nei confronti dei conti deposito è facilmente spiegabile se si guarda ai tassi di rendimento. Secondo le simulazioni di Facile.it**, nel caso dei conti deposito vincolati, i tassi con scadenza del vincolo a 60 mesi hanno una redditività lorda che può arrivare al 4,75%, percentuale che scende al 4,45% nel caso di vincolo a 36 mesi e al 4,20% per quelli a 12 mesi.

    Per quanto riguarda i conti deposito non vincolati, invece, i tassi di interesse offerti in questo momento da alcune banche possono arrivare addirittura al 5% per tutte e tre le scadenze (12, 36 e 60 mesi).

    «Gli aumenti dei tassi di interesse decisi dalla Banca Centrale Europea negli ultimi due anni per combattere l’inflazione hanno contribuito a far crescere i rendimenti dei conti deposito rendendoli molto più appetibili rispetto al passato», continuano gli esperti di Facile.it. «Se, come previsto dagli analisti, le Bce dovesse iniziare ad abbassare gli indici nei prossimi mesi, queste potrebbero essere le ultime opportunità per beneficiare di redditività così elevate.».

    * Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 13 ed il 15 febbraio 2024 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

    ** Simulazione realizzata su Facile.it in data 21 marzo 2024.

     

     

  • Economia della Eurozona, c’è forte rischio di rimanere impantanati nella stagnazione

    Dalla seconda metà del 2022, l’attività economica nella Eurozona si è infilata nel tunnel della stagnazione. Nonostante le prospettive siano migliorate, per il futuro rimane comunque il rischio che il 2023 sarà per l’economia della Ue ancora un anno fiacco.

    Cosa aspettarsi per l’economia

    economia ueCi sono alcuni nodi importanti che continuano a frenare lo slancio dell’economia Europea. La maggior parte delle componenti della domanda privata se non si muovono in calo, riescono soltanto a muoversi lateralmente.

    L’incremento dei tassi ha provocato una contrazione degli investimenti, e allo stesso tempo stanno comprimendo i profitti delle imprese, a loro volta penalizzati anche alla crisi dei consumi.

    La buona notizia arriva dal calo dell’inflazione (si vedano i dati XTB group), che dovrebbe migliorare il potere d’acquisto delle famiglie e stimolare così almeno una moderata crescita dei consumi privati nel 2024.

    La nuova normalità

    Dobbiamo comunque abituarci ad una crescita che sarà prossima allo zero per diverso tempo ancora. Fattori come l’invecchiamento della popolazione e i modesti incrementi di produttività non si cambiano da un giorno all’altro, per cui la crescita fiacca dell’economia europea potrebbe diventare la nuova normalità per i prossimi anni.

    Nel calderone vanno peraltro messe ulteriori sfide che attendono l’Eurozona, a cominciare dai prezzi dell’energia ancora elevati, che soffieranno come un vento strutturale contrario sull’economia. Inoltre c’è la possibilità che il divario rispetto alla crescita statunitense aumenterà, penalizzando ulteriormente la produttività della UE. Insomma, i segnali in tempo reale che ci manda il mercato non sono positivi.

    La BCE

    La vera novità dei prossimi mesi potrebbe essere l’intervento accomodante della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse. L’economia sta chiedendo disperatamente delle misure di stimolo, che la Banca Centrale potrebbe varare nella prima metà del 2024 effettuando il primo taglio al costo del denaro dopo un lungo ciclo di manovre restrittive.

  • Buon compleanno ItalCredi S.p.A.

    ItalCredi40! Celebrando il passato, abbracciando il futuro!

    40 anni fa nasceva ItalCredi: l’istituto finanziario che, con professionalità e passione, ha consentito la realizzazione dei vostri progetti.

    (altro…)

  • Aeratori NEOPERL® a Geo. La soluzione ideale per il risparmio idrico ed energetico

    I dispositivi NEOPERL® per beneficiare del massimo risparmio idrico ed energetico in onda su Raitre.

    Geo, il programma in onda su Raitre sulla natura, l’ambiente e le culture del mondo, condotto da Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi, ospita un’interessante rubrica relativa al risparmio energetico.

    Nella puntata del 4 novembre, Alessandro Ronca, esperto di energie alternative ed efficienza energetica, illustrando come risparmiare acqua e gas nell’uso dei rubinetti di casa, si è servito degli aeratori NEOPERL®. I dispositivi, infatti, miscelando all’acqua la giusta quantità d’aria, generano un getto pieno, rotondo e confortevole, ma che permette di consumare soltanto il necessario. Il ridotto consumo di acqua calda consente anche un notevole risparmio energetico e permette di abbattere le emissioni di CO2. Nel corso della spiegazione è stato utilizzato anche ECOBOOSTER, il regolatore di flusso dual mode per lavabi, docce e cucine.

    www.neoperl.com

     

  • L’industria microelettronica fa volare l’economia della Carinzia

    Il PIL cresce del 5,8% nel 2021 e grandi multinazionali come Infineon e Flex continuano ad investire nel Land austriaco per sviluppare le tecnologie del futuro

    Lo scorso 9 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato il “Chips Act”, il piano che metterà a disposizione 43 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per incrementare la produzione di microchip nel Vecchio Continente passando dal 10% al 20% del mercato mondiale entro il 2030. L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza dall’Asia e ottenere un ruolo da protagonista nel settore dei semiconduttori. In Carinzia questa partita si gioca da tempo, infatti, il Land più meridionale dell’Austria, è considerato a tutti gli effetti uno degli hotspot europei dell’industria microelettronica, o meglio degli Electronic Based Systems (EBS), gli “eroi” nascosti dell’industria elettrica ed elettronica. Ed è proprio l’industria elettronica ad aver largamente contribuito alla ripresa economica della regione d’oltreconfine che, nel 2021, ha registrato un +5,8% di PIL rispetto all’anno precedente, dato ampiamente sopra la media nazionale (4,8%).

    Sulla microelettronica si basa il futuro dell’industria e il suo sviluppo è indispensabile per la crescita economica e la competitività sui mercati internazionali. Fondamentale per l’automotive, le energie rinnovabili, il settore biomedicale e tutto ciò che riguarda la transizione 4.0, ma più banalmente anche per smartphone, elettrodomestici e altri oggetti di uso quotidiano, questo settore è sempre più strategico e sta attirando risorse e investimenti, oltre a generare opportunità professionali. Le EBS sono le tecnologie chiave alla base di tutte le applicazioni e le innovazioni all’avanguardia.

    In Austria sono 188 le aziende che operano nel settore EBS producendo un fatturato annuo di 76,7 miliardi di euro e occupando 62.900 dipendenti. Aziende come Infineon, Intel, Flex, CISC Semiconductor o LAM Research hanno solide basi in Carinzia, insieme ad attori locali come Ortner Cleanroom Engineering, Augmensys, PMS Electrical and Automation Systems e Wild Hi-Precision. Le principali aree di studio relativamente agli EBS sono i sistemi embedded, l’elettronica di potenza, i materiali e la tecnologia dei sensori. 

    Queste imprese porgono grande attenzione alla ricerca e la Carinzia – grazie alla presenza di parchi tecnologici con strutture avanzate, università con corsi di laurea e formazione di alta qualità e istituti tecnici d’eccellenza – rappresenta un’attraente sede commerciale a livello internazionale.

    Infineon, per esempio, produce 8.7 miliardi di chip l’anno in Carinzia e rappresenta una delle aziende più votate alla ricerca del Paese, investendo ben il 13% del suo fatturato (3,8 miliardi di euro, anno fiscale 20/21) in R&D. 

    “La nostra azienda concorre con i migliori competitor del mondo. Disporre di un ecosistema innovativo attivo, per noi, è una priorità. Negli ultimi anni, in Carinzia si è creata nel settore della microelettronica una rete di sinergie tra economia, formazione e ricerca. Per i professionisti che hanno la possibilità di scegliere dove operare, la regione Carinzia costituisce una buona scelta, grazie al connubio tra qualità del lavoro e qualità di vita”.Sabine Herlitschka, AD di Infineon Technologies Austria AG. 

    Proprio a Villach, lo scorso settembre 2021, Infineon ha inaugurato la sua fabbrica high-tech per wafer da 300 millimetri. Il progetto da 1,6 miliardi di euro rappresenta uno dei più importanti investimenti nel settore della microelettronica in Europa e rafforza la leadership dell’azienda nell’elettronica di potenza, una tecnologia in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 e contrastare le variazioni climatiche. 

    “Con questo investimento, Infineon ha dimostrato che anche l’Europa può ospitare competitivi impianti di produzione nel difficile campo della microelettronica. Con questo investimento stiamo stabilendo nuovi standard. I chip a risparmio energetico di Villach diventeranno elementi chiave fondamentali per la transizione energetica, in grado di fornire un contributo rilevante al Green Deal europeo e non solo. Siamo pronti per la Mission Future” – dichiara Herlitschka.

    L’innovazione promossa da eccellenti Istituti di ricerca

    Tra i fattori che rendono la Carinzia una location europea interessante per le aziende che operano nei settori tecnologici è necessario annoverare la presenza di istituti di ricerca di livello, come il Joanneum Research specializzato in robotica e meccatronica e impegnato nello studio dei robot e della loro interazione con l’uomo, o il centro di innovazione Fraunhofer KI4LIFE con un focus sulla digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. Senza dimenticare il Silicon Austria Labs,  istituto di ricerca che ha visto la luce nel 2018 e che opera presso le sedi distaccate di Villaco, Graz e Linz e che vede la partecipazione della regione Carinzia. La sede distaccata di Villaco concentra la propria attività di ricerca sui settori della tecnologia dei sensori, della tecnologia ad alta frequenza, dell’elettronica di potenza, dell’integrazione dei sistemi e dei sistemi embedded, e quindi sulle tecnologie per i sistemi elettronici del futuro. Lo scorso giugno è stata inaugurata proprio qui la camera bianca più grande di tutta l’Austria (1.000 mq), un investimento di 17 milioni di euro finalizzato a mettere a disposizione delle aziende un laboratorio di ricerca di alto livello nel campo della micro e nano elettronica dove poter mettere a punto prodotti su piccola scala. 

    Silicon Austria Labs sorge a Villaco non a caso: in città hanno sede anche l’università di scienze applicate della Carinzia e l’azienda leader nella produzione di semiconduttori Infineon. Con entrambe sono già state avviate fruttuose collaborazioni come nel caso del RFFE-Lab, dove si lavora a tecnologie ad alta frequenza e nuove soluzioni per la comunicazione wireless.

    Silicon Alps Electronic Cluster: cooperazione nel nome della microelettronica  

    Con l’obiettivo principale di sviluppare una posizione strategica nel campo della microelettronica a livello internazionale, sempre in Carinzia è nato il Silicon Alps Electronic Cluster; una partnership pubblico-privata che riunisce attori dell’industria, della ricerca, del mondo accademico e delle autorità pubbliche di Carinzia e Stiria e che rappresenta un’alleanza strategica per uno sviluppo congiunto delle due regioni nell’ambito dell’elettronica e della microelettronica.

    Per maggiori informazioni sulla Carinzia come sede commerciale innovativa e sostenibile dove trovare opportunità di crescita per le idee di domani visitare il sito https://www.carinthia.com/it

  • Economia globale, la recessione è più vicina in Europa ma minaccia anche gli USA

    Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha aggravato una situazione che già da alcuni mesi stava prendendo una piega complicata. L’economia globale ha subito una frenata importante, ben prima dell’escalation di tensione che poi ha condotto alla guerra.

    Cosa succederà all’economia globale

    economia globale recessioneDiversi fattori spingevano sul freno dell’economia globale. La fisiologica frenata della spesa per i beni durevoli, l’affievolirsi degli stimoli fiscali e monetari, il calo del potere di acquisto provocato dalla crescita dell’inflazione.

    Il peso dell’inflazione

    Tra questi fattori, quello che adesso pesa in misura maggiore è senza dubbio l’inflazione. La guerra ha provocato un’ulteriore fiammata dei prezzi, che ora sono persistentemente più elevati sia per quanto riguarda l’energia, sia per quanto riguarda le materie prime agricole e industriali.
    Sono saliti gas e petrolio, ma sono cresciuti anche i prezzi di grano, mais e molti altri generi alimentari.
    Tutto questo non potrà che avere un effetto molto negativo sull’economia globale.

    Pericolo recessione

    Molti analisti sono convinti che l’Europa finirà in una spirale recessiva. Ma questo scenario minaccia anche gli Stati Uniti, sebbene siano interessati in misura indiretta dal conflitto in Ucraina. Anche negli Stati Uniti infatti, l’indicatore MACD della crescita evidenzia una perdita di forza. Ci sono elementi chiave per la crescita che sono sotto pressione.

    Un esempio è la benzina. Il suo prezzo è in continuo aumento, e questo sta provocando un calo della domanda. Inoltre la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto schizzare verso l’alto i tassi ipotecari. In tutto questo il mercato azionario è caratterizzato da un’ondata di incertezza. I fondi di investimento piu grandi al mondo stanno vendendo oppure ridistribuendo il portafoglio.

    Se a questi elementi si combina anche la frenata dell’economia cinese e la prospettiva di strette monetarie imminenti, allora le prospettive economiche non c’è dubbio che risultino peggiorate.

    Il ruolo scomodo delle banche centrali

    In questo scenario una situazione complicata la vivono le banche centrali. Il balzo feroce dell’inflazione le dovrebbe indurre ad alzare i tassi di interesse. Ma un balzo dei tassi di interesse a sua volta agisce da freno sull’economia. Questo bivio è molto pericoloso, perché basta sbagliare una mossa per produrre effetti devastanti sull’economia.

  • IMIT Control System. Meeting agenti Italia 2021

    L’azienda specializzata nella termoregolazione è tornata ad incontrare il comparto chiave della sua forza vendite.

    Giovedì 23 settembre, nella sede di Castelletto Sopra Ticino, si è svolto il Meeting Agenti Distribuzione Italia 2021, un appuntamento di fondamentale importanza per IMIT Control System soprattutto nel contesto attuale. Dopo mesi di lontananza forzata l’azienda ha potuto creare un momento di confronto diretto con gli agenti della distribuzione a grossisti e a rivenditori. Nonostante queste due stagioni di mercato un po’ particolari, IMIT non si è fermata ma, anzi, ha sviluppato nuove strategie di prodotto a breve-medio termine, soprattutto nel settore della distribuzione termoidraulica.

    Durante l’incontro, oltre alla presentazione dei dati di vendita della scorsa stagione, sono stati approfonditi aspetti cruciali della mission di IMIT Control System, primo tra tutti la Qualità che l’azienda può vantare fin dal 1991 attraverso la certificazione UNI EN ISO 9001, rinnovata senza alcuna non conformità anche per il 2021 e testimoniata concretamente dalla soddisfazione costante dei clienti. Per orientare le politiche di vendita sono state individuate le gamme di prodotto che hanno riscosso più successo e quelle su cui focalizzarsi nel prossimo futuro, ad esempio attraverso l’attivazione di promozioni, premi e agevolazioni per i clienti. Nell’ambito del meeting, inoltre, sono state presentate le novità della gamma IMIT: nuovi termostati e cronotermostati, con un’attenzione particolare alla facilità di programmazione e al risparmio energetico, anche grazie alla recente prospettiva di attivazione del protocollo OpenTherm su alcuni dispositivi.

    La riunione, infine, ha rappresentato un’interessante occasione di dialogo per l’azienda, che ha potuto raccogliere i primi feedback sulle novità proposte e ascoltare i suggerimenti utili per interpretare le richieste dal mercato e garantire al cliente finale il prodotto che più rispecchia le sue esigenze.

     

    www.imit.it

  • Ripresa economica, ci sono dei fattori che ancora non ci fanno stare tranquilli

    Ancora una volta l’andamento della ripresa economica finisce per smorzare l’ottimismo di fondo, a causa della sua progressione a singhiozzo. Molti speravano di non assistere neppure a una terza ondata di Covid, e invece siamo addirittura alla quarta.
    Ma se la pandemia continua ad essere il primo fattore che pesa sulla ripresa economica, ce ne sono altri che pure vanno considerati.

    La risalita dei contagi e la ripresa economica

    ripresa economicaLa risalita dei contagi purtroppo è un duro colpo a chi sperava che ormai la ripresa economica fosse instradata in modo definitivo sui binari della crescita. La nuova accelerazione del contagio, soprattutto nei Paesi che hanno già vaccinato larga parte della popolazione, ha il potenziale di rallentare le riaperture e frenare il recupero macro.
    La variante Delta ha costretto anche la Cina – la locomotiva della ripresa post Covid – a introdurre nuove restrizioni e fare i conti con il rallentamento economico.

    La Fed e l’inflazione

    Lo scenario che si evolve di nuovo in peggio, ha spinto la FED a cambiare un poco registro. Qualche settimana fa la banca centrale americana aveva cominciato a pensare alla riduzione dello stimolo monetario, dichiarando l’intenzione di anticipare il rialzo dei tassi dal 2024 al 2023. Senza sbilanciarsi troppo, però, perché non c’erano ancora segnali affidabili e sicuri che il peggio è alle spalle.
    E ha fatto bene, perché da allora non sono stati fatti passi avanti sul terreno della ripresa economica. La frenata della FED, visto il mercato ancora fragile, quindi è stata indolore.

    Intanto l’inflazione continua ad avanzare. Essendo determinata da problemi dal lato produttivo, e dal momento che non è accompagnata da un corrispondete aumento dei salari, alla fine fine si traduce come una “tassa” sui consumatori. E alla fin fine frenerà i consumi.

    L’incertezza e l’autunno “caldo”

    La situazione complessiva dunque genera un intreccio che a sua volta produce incertezza, soprattutto per chi opera sui mercati attraverso strategie trading intraday.
    L’autunno sarà la stagione decisiva per la ripresa economica. Se la crescita dei contagi ci darà tregua, se i colli di bottiglia che generano l’inflazione si scioglieranno, allora potrebbero esserci di nuovo le condizioni per parlare di minori stimoli delle banche centrali. Insomma, di maggiore normalità.
    In caso contrario invece ci aspettano ancora tanti mesi complicati.

  • Inflazione in Frenata Calano Oro e Metalli Preziosi

    Inflazione un rischio che fine a poche settimane fa aleggiava minaccioso sostenuto dalle generose politiche della Fed sembra adesso essere meno grave di quello che i mercati azionari avevano previsto.
    Il cambio della politica monetaria statunitense è un importante fattore per l’inflazione, solo pochi mesi fa sembrava che la direzione verso le politiche espansive per la ripresa dell’economia post lockdown fosse la parola d’ordine.
    Le ultime decisioni della Fed sembrano però aver cambiato rotta annunciando entro il 2023 un doppio rialzo dei tassi di interesse.
    Una scelta inaspettata che ha sorpreso anche i mercati dal repentino cambiamento delle previsioni di politica della Fed che ha indotto il forte rialzo dei rendimenti del Tesoro e mandando il dollaro americano a schizzare verso l’alto.
    Un contesto che per quanto possa essere auspicabile per la stabilità dell’economia non è però di buon auspicio per chi aveva investito sulle strategie compro oro ed altri metalli preziosi per proteggersi dal rischio inflazione.
    L’oro il bene rifugio per eccellenza sta perdendo valore e potrebbe perderlo ancora nel caso la scelta della Fed porti ad una progressiva normalizzazione della situazione economica soprattutto del mondo occidentale.
    In molti avevano previsto strategie di difesa basate sull’investimento in oro e altri metalli preziosi, una scelta oculata in prospettiva di una possibile iper inflazione.
    I mercati si aspettavano un forte rialzo dei prezzi delle materie prime che a catena avrebbe potuto provocare una forte inflazione sostenuta anche dalle generose politiche economiche del governo americano.
    Adesso che il quadro generale delle prospettive economiche è cambiato in base alle decisioni della Fed ci si aspetta che il pericolo inflazione sia passato a meno di diversi fattori futuri ad oggi tutti da dimostrare.
    Una scelta che potrebbe indurre i mercati azionari a considerare passato anche il pericolo di ulteriori lockdown visto che la politica monetaria statunitense non prevede di attivare ulteriori aiuti economici alle popolazioni.

     

     

  • Economia, l’Asia continua a tirare ma c’è una novità: adesso si può creare più valore in Giappone che in Cina

    La crescita dell’economia cinese dopo la crisi pandemica, assomigliava allo sprint di un ciclista che decide di andare in fuga. Il Paese del Dragone infatti è stato il primo a ripartire dopo il brusco impatto della crisi, e correndo ha staccato tutti.
    Per mesi si è parlato della crescita cinese come un ideale a cui tendere, almeno a livello di dati macro. Consumi, produzione e lavoro hanno marciato fortissimi.

    La corsa folle dell’economia cinese

    economia asiaQuesto trend spiega perché i capitali si sono mossi in maniera globalmente diffusa verso Oriente, alimentando la corsa del mercato azionario cinese. Per questo motivo il paese del Dragone ha fatto registrare una delle migliori performance del mercato azionario nel 2020.

    La capacità di Pechino di riprendere a correre lasciandosi alle spalle la pandemia, si è subito riflessa negli indici azionari del Paese. Che nel 2020 sono saliti su livelli mai toccati prima, superando abbondantemente la loro media mobile di convergenza.
    La maggior parte delle case d’investimento, trascinate in questo vortice di entusiasmo, ritenevano che il 2021 avrebbe confermato questo trend.

    L’avanzata del Giappone

    Tuttavia, anche se continuano a prevalere molti fattori positivi a sostegno dell’investimento in Asia, la situazione è un po’ cambiata: infatti il Giappone sta guadagnando appeal presso i mercati internazionali.
    Gli investitori infatti hanno cominciato a maturare la convinzione che la corsa della Cina forse è stata prezzata in modo eccessivo, visto che il momentum creditizio è in calo e il peso dello Stato non è del tutto prevedibile.

    Bisogna evidenziare che l’economia del Giappone per diverso tempo ha avuto grosse difficoltà di ripresa – a differenza dei cugini cinesi – a causa dell’alto numero di contagi. Questo ha creato un clima di grande incertezza, che sui mercati azionari è stata acuita pure dai tanti dubbi sui Giochi Olimpici estivi.
    Adesso però la situazione è in netto miglioramento e per questo motivo il mercato giapponese è un buon proxy di valore. Per questo molti broker stp suggeriscono ai clienti di diversificare puntando sul mercato nipponico.

  • Il petrolio rimasto sul pianeta Terra e l’olio di scisto. Di Giancarlo Elia Valori.

    Quando eravamo molto giovani, sentivamo dire che il petrolio si sarebbe esaurito in pochi decenni al massimo, ma col trascorrere dei lustri, abbiamo scoperto che c’è ancora molto petrolio. I prezzi sono in costante calo e non c’è alcun segno di esaurimento. Perché?Secondo gli ultimi dati di ricerca effettuati negli Usa, il petrolio può essere utilizzato fino ad un lunghissimo periodo.
    Prima di capire il perché così tanto petrolio è spuntato all’improvviso sul nostro pianeta, cerchiamo prima di comprendere il processo di nascita del petrolio.

    La teoria precedente era che le carcasse di animali e molte piante sulla terra affondassero lentamente nel terreno. Dopo centinaia di milioni di anni di complesse reazioni geologiche, le carcasse formavano petrolio e le piante in lenta decomposizione davano origine al carbone.In seguito, venimmo a sapere che qualcosa non andava. Secondo la stima del valore energetico, per formare oggi una scala di stoccaggio così enorme di petrolio e carbone, ci vorrebbero almeno molti più di milioni di anni per un numero x di carcasse animali e piante, a loro volta presenti in numero esponenziale, rispetto alla cifra d’essi necessaria a produrre tanto oro nero sino ad oggi.

    In realtà, quasi tutti gli animali e le piante morti sulla terra si sono decomposte, in particolare le carcasse degli animali era impossibile perpetuassero per così tanto tempo tali funzioni “produttive”.
    Anche in caso di un grave disastro naturale (il cosidetto meteorite che portò all’estinzione i dinosauri) o un terremoto, o un maremoto – peggio ancora grandi incendi che incenerivano il “futuro combustibile” – ciò può accadere una sola volta (la predetta estinzione) e “seppellito” una sola volta, e non a intervalli regolari per milioni di anni.

    Allora da dove vengono così tanto petrolio e carbone?
    Secondo le ultime ricerche scientifiche, il carbone e il petrolio sulla terra sono tutte sostanze idrocarburiche a base di carbonio che sono sepolte nel terreno in resti vegetali. A seconda delle condizioni geologiche, diventano carbone o petrolio, e non hanno nulla a che vedere con le carcasse di animali.
    Però, ci chiediamo, da dove sono venute così tante piante sulla terra per fornire una quantità così enorme di energia, un’energia che la quantità di piante nate nelle ère geologiche non possono giustificare in proporzione all’energia prodotta sino ad oggi?
    Tanto, tanto tempo fa – in quelle ère remote in cui i dinosauri non erano ancora apparsi – nella feroce sopravvivenza ed evoluzione, una pianta altamente motivata ha evoluto in sé per la prima volta quello che oggi noi chiameremmo il concetto di “legno”, diventando così il primo albero sulla terra.

    Nei successivi 40 milioni di anni, nessun batterio o fungo sulla terra era in grado di decomporre la lignina e nessun animale era interessato a nutrirsi d’essa.
    In queste epoche, il legno non si è degradato, proprio come la plastica oggi, per cui l’intera superficie del nostro pianeta è stata “contaminata” dalla crescita degli alberi. Di conseguenza, la foresta divenne l’unico signore supremo sulla terra in quel momento. Con i processi chimico-evolutivi, il legno si è accumulato in riserve incommensurabili, trattenendo una grande quantità di anidride carbonica dall’aria, e favorendo la produzione di ossigeno sulla terra a livelli altissimi: la temperatura scese e la concentrazione di ossigeno divenne più elevata.
    L’ossigeno cambiò direttamente la struttura dell’atmosfera terrestre, causando l’estinzione del 99,99% delle specie sulla terra che non sopravvivevano a causa dell’avvelenamento da ossigeno, e allo stesso tempo lo scorrere delle ère geologiche dette vita ad un sistema di riferimento vitale differente dal passato.

    Per cui non è come si crede che la vita sia sempre dipesa dall’ossigeno; la nostra esistenza si basa sull’ossigeno, ma forme vitali precedenti la nostra e quella dei dinosauri non erano fondate sull’ossigeno, bensì sull’anidride carbonica.
    Però va detto che i sistemi che il genere umano adotta, e che stanno distruggendo l’ambiente terrestre e causeranno, se continua così nel lungo periodo, l’estinzione delle specie sono di gran lunga peggiori delle foreste di allora che annichilirono le forme viventi che si basavano sull’anidride carbonica.

    Il cambiamento si ebbe quando un fungo acquisì le capacità di degradare la lignina, in maniera che il mondo è quello che per ora vediamo oggi.
    Il degrado della lignina era lungo, ed anche oggi molti alberi morti in natura possono resistere al disfacimento per secoli e secoli, quindi il legno è stato scelto successivamente dall’uomo come materiale da costruzione, secondo solo alla pietra e simili.

    Nei tempi in cui quel tipo di fungo non era ancora apparso, il legno che affondava nel terreno a causa dei movimenti geologici che disfecero la Pangea in milioni di anni, fornivano le condizioni sufficienti per la formazione di petrolio e carbone.
    E senza quel fungo che indirettamente provocò l’estinzione della vita basata sull’anidride carbonica e ci fornì di riserve di energia per il futuro, non ci sarebbe stata alcuna possibilità per gli umani di apparire sulla terra.

    Ma torniamo al petrolio oggi.
    Visto in base al modo in cui è formato, il petrolio è una risorsa completamente non rinnovabile. I giorni in cui gli alberi dominavano la terra non torneranno mai più. Ora non ci sono solo funghi sulla terra, e le termiti si sono evolute.
    Per quanto riguarda le condizioni delle foreste di oggi, anche se adesso ci fosse uno sconvolgimento geologico che inghiottisse tutte le foreste e gli animali nel terreno d’un colpo, quella poca energia che fra milioni di anni potrebbe essere prodotta, sarebbe meramente irrisoria.

    Secondo le statistiche della Conferenza mondiale sull’energia, le riserve mondiali di carbone teoriche ammontano a 1.598 miliardi di metri cubi e si prevede che vengano ancora estratte per 200 anni. Invece le comprovate riserve di petrolio recuperabili ammontano a 121,1 miliardi di metri cubi e dovrebbero essere sfruttate per altri 30-40 anni.
    Se le riserve mondiali comprovate di petrolio sono solo 269,90 miliardi di tonnellate e l’estrazione mineraria sarà completata in 30-40 anni, una volta che non ci sarà più petrolio, vedremo infiniti cimiteri di rottami ferrosi i cui cadaveri a cielo aperto andranno dagli aerei alle automobili.

    La prima reazione a tale stato di cose è cercare di accaparrarsi le fonti di petrolio il più rapidamente possibile. Dico questo perché se noi analizziamo il consumo disponibile per Paese a partire da questo momento, abbiamo i seguenti dati: le riserve strategiche di petrolio degli Usa sono sufficienti per 240 giorni; 187 il Giappone, 116 la Francia, 107 la Svezia e 33 la Cina. Chi non può farsi prendere dal panico? Acquistare più petrolio rapidamente significa non far guerre in futuro, ma rafforzare le Marine militari per difendere le linee di trasporto marittimo del greggio.

    Dato che il petrolio sulla terra sta finendo, ci chiediamo ancora una volta perché il prezzo del petrolio greggio è sceso? Sembra, al contrario, che tutti non siano più nel panico e nessuno si affretti a comprarlo.

    Gli Usa hanno inventato una nuova tecnologia chiamata dell’olio o petrolio di scisto (shale oil): è un combustibile non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Lo scisto è una roccia metamorfica caratterizzata da una disposizione regolare, in piani più o meno paralleli, dei componenti mineralogici lamellari o fibrosi, e perciò facilmente sfaldabili.

    Si potrebbe pensare all’olio di scisto come ai prodotti semilavorati della produzione di petrolio della terra. Quindi la disponibilità teorica di combustibile per energia è aumentata grazie a queste tecnologie e ad un livello notevole.
    Le riserve mondiali di petrolio di scisto sono circa 962 miliardi di metri cubi, superando di gran lunga le riserve di petrolio (269,90 miliardi di metri cubi).Le riserve di petrolio di scisto sono di gran lunga superiori a quelle di petrolio e dovrebbero essere utilizzate dagli esseri umani per moltissimi anni ancora. Ci sono anche depositi di petrolio di scisto che vengono costantemente esplorati e monitorati.

    Ma quali sono le carenze dell’olio di scisto? C’è solo un difetto: il costo elevato. Solo una piccola quantità di petrolio di scisto a basso costo è attualmente degno di essere sfruttato.
    Sebbene lo shale oil in molte aree abbia riserve provate, il costo dello sfruttamento è molto più alto di quello del petrolio. Ma non importa quanto sia alto il costo, se è meglio di niente.La dipendenza petrolifera odierna degli Stati ha raggiunto oltre l’80%, quindi si sta sviluppando fortemente la tecnologia dei veicoli elettrici per cercare di ridurre dipendenza dal petrolio, però il petrolio resta ancora la principale fonte di energia sulla terra. Una delle ragioni è che il costo d’esso è basso.

    Molte persone non capiscono perché il costo del nucleare sia superiore a quello del petrolio: non si era sostenuto che il nucleare sia molto economico? Le materie prime dell’energia nucleare sono economiche, ma l’investimento in infrastrutture è elevato; inoltre, le centrali nucleari producono anche scorie, che sono estremamente difficili da trattare e inquinano se interrate in profondità.

    Quindi il vantaggio del petrolio è che è economico, niente di più. Una volta che il petrolio greggio della terra sarà in via di esaurimento e il prezzo del petrolio supererà i 100 dollari a barile (158,987 litri), la tecnologia dell’olio di scisto ed altre potranno essere utilizzate in grandi quantità per soddisfare i bisogni umani. Pertanto, non bisogna preoccuparsi troppo del problema del petrolio: in definitiva è una questione di denaro, non di vita o di morte

    Per informazioni e richieste di pubblicazione: [email protected]

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

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  • L’eredità del 2020, ed il 2021 nelle prospettive di Stati Uniti e Cina. Di Giancarlo Elia Valori.

    Il 2020 è stato un anno cruciale a causa del Covid-19 che ha sconvolto l’evoluzione dell’ordine mondiale nella direzione di differenziazione e trasformazione. Questa è la crisi più grave che il mondo umano abbia dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale.

    Al 10 maggio 2021, secondo il Global New Crown Epidemic Statistics Report della Hopkins University, ci sono stati 158.993.826 casi confermati in tutto il mondo e 3.305.018 decessi.
    La pandemia è come un esiziale esperimento sociale globale. Sulla base di un ordine mondiale che è già entrato in crisi, essa non solo ha causato una pausa e quindi la decelerazione dello sviluppo economico, ma ha anche premuto l’accelerazione della divisione sociale e del trasferimento di potere dal politico al tecnico.

    Al momento, sebbene gli analisti più esperti e le principali istituzioni di ricerca abbiano pubblicato vari rapporti di ricerca, nessuno di loro può prevedere con precisione e in dettaglio l’enorme impatto della pandemia sulla storia del XXI secolo. Tuttavia la pandemia apporterà grandi cambiamenti in quattro aree.
    In primo luogo, essa accelererà il trend generale di recessione e differenziazione economica globale. Ciò è dovuto alle politiche di sovremissione di valuta adottate da vari Paesi e all’intensificata polarizzazione sociale interna. La crisi economica e finanziaria mondiale dal 2008 non ancora è stata risolta. Al contrario, la crisi è stata nascosta solo dalla risposta a breve termine della politica monetaria.

    In secondo luogo, la pandemia velocizzerò i cambiamenti interni e la riorganizzazione dell’ordine politico ed economico internazionale dovuti appunto dalla differenziazione sociale interna. A causa dell’influenza turbolenta della politica interna e internazionale, i rischi politici ed economici nelle fragili regioni del il mondo si intensificheranno o avranno effetti a catena.
    In terzo luogo, la pandemia promuoverà il rafforzamento della società digitale e la concorrenza tra i Paesi nella costruzione di nuove tecnologie diventerà più intensa. L’impatto più significativo della società digitale è l’arrivo silenzioso di una società trasparente che esiste ma non ha contatti umani.
    In quarto luogo, la pandemia favorisce l’ascesa del nazionalismo dei vaccini e accelera la rinascita del valore della comunità dei Paesi dell’Asia orientale, il che ha un significato epocale dal punto di vista della storia della civiltà mondiale.

    Per ciò che riguarda lo scorso anno l’evento politico ed economico più influente nel 2020 sono state le elezioni statunitensi e il relativo cambio di amministrazione. Le elezioni statunitensi hanno rappresentato il cambio più netto ma anche il più frustrante nella storia degli Usa. Sebbene Trump abbia perso le elezioni, 74.216.154 cittadini hanno votato per il presidente uscente.
    Per gli Usa, il mutamento di direzione non può essere considerato l’avvento di una politica determinata in una direzione, in quanto la realtà di base della società americana altamente divisa non è stata cambiata, ma è stata rafforzata a causa delle elezioni generali. L’enorme impatto ha promosso la diffusione della violenza politica e delle manifestazioni di protesta negli Usa.
    Prima di tutto, Trump ha perso, ma lo spettro del trumpismo è rimasto negli Usa e persino nel continente europeo, il che generalmente non favorisce il progresso della strategia di sviluppo delle relazioni con la Cina.

    In secondo luogo, l’“antagonismo” della strategia statunitense nei confronti della Cina non è cambiato radicalmente. Trump ha aperto un contenzioso politico- economico con Pechino. È particolarmente degno di nota il fatto che la generazione più giovane della leadership repubblicana stia gradualmente diventando ostile e negativa nei confronti della Cina, ed eserciti grande influenza nel Congresso, e ciò non favorisce la pace nel mondo.

    Terzo, se tale atteggiamento non viene contenuto, porterà a impatti negativi a lungo termine: fra disaccoppiamento high-tech e concorrenza ideologica. Infine, la politica della Cina nei confronti degli Usa è stata perfezionata: sebbene il governo stia ancora aspettando e osservando, la voce della ricerca della cooperazione e dell’essere razionali e pragmatici è ancora la corrente principale a Pechino.

    Oltre alla questione che la Cina ridurrà la sua dipendenza dal mondo e aumenterà la dipendenza di esso dalla Cina medesima; l contempo la Cina ridurrà la sua dipendenza dai modelli di crescita tradizionali e aumenterà la cura per il sociale, il verde e la sostenibilità ambientale.

    Il 2021 sta dimostrando che il fulcro dell’analisi delle tendenze politiche ed economiche globali sarà ancora la concorrenza tra Cina e Stati Uniti. L’amministrazione Biden considera ancora la Cina come il suo principale concorrente strategico, ma i metodi per affrontare il tema sono abbastanza diversi da quelli dell’amministrazione Trump. La differenza principale sta nel fatto che Biden si concentra sulla risoluzione dei problemi interni e non esclude le questioni più importanti con la Cina.

    L’amministrazione Biden ha adeguato la sua strategia per la Cina in quanto l’influenza di importanti gruppi di interesse come la finanza e l’industria militare statunitensi sulla politica è costante rispetto alla precedente amministrazione, ma il fattore cinese nella catena di interessi globali mantiene livelli più alti.
    Infatti sono in aumento anche le voci dei due partiti al Congresso degli Usa che chiedono il contenimento dell’ascesa della Cina.
    In breve, in termini di orientamento della politica cinese, si prevede che l’amministrazione Biden si opporrà a una guerra commerciale perché danneggia gli interessi fondamentali della comunità imprenditoriale americana. Tuttavia, è probabile che ci saranno problemi per Taiwan, Xianggang (Hong Kong), Xinjiang Weiwu’er (Uyghur), Mar Cinese Meridionale, Xizang (Tibet) e altre questioni.

    Si prevede che la possibilità di rinnovati negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti aumenterà notevolmente in futuro e verrà riformata la strategia degli Stati Uniti di concorrenza costruttiva.
    Indipendentemente dai cambiamenti nelle relazioni sino-statunitensi, la Cina promuoverà sicuramente una maggiore cooperazione bilaterale e multilaterale sugli investimenti, cercando nuovo sviluppo e dando forma a nuovi modelli di cooperazione.
    Le aree chiave che sono attualmente le più importanti e degne di attenzione sono, in primo luogo, l’adesione della Cina al Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e cerca di entrare nel Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), il che dimostra che l’alta dirigenza cinese ha deciso di continuare la strategia di riforma della promozione interna e promozione esterna.

    Il RCEP è un accordo di libero scambio nella regione dell’Asia del Pacifica tra i dieci Stati dell’Association of South-East Asian Nations (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam) e cinque dei loro partner di libero scambio: Australia, Cina, Rep. di Corea (sud), Giappone e Nuova Zelanda. I predetti Paesi membri rappresentano circa il 30% della popolazione mondiale e del PIL, rendendolo il più grande blocco commerciale.

    Il CPTPP, invece, è un progetto di trattato di regolamentazione e di investimenti regionali alle cui negoziazioni, fino al 2014, hanno preso parte dodici Paesi dell’area pacifica e asiatica: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Usa e Vietnam.

    Tra RCEP e CPTPP, in realtà non ci sono solo l’interconnessione della catena industriale e la comunanza – nonché più motivi d’unità che differenze – ma predura anche l’influenza dei fattori strategici delle grandi potenze.
    La principale differenza tra i due è che il CPTPP ha requisiti più elevati di qualità economica, mentre il RECP è più inclusivo. In secondo luogo, è probabile che venga firmato l’accordo commerciale e di investimento Cina-UE, che ha evidenti interessi a breve termine per l’Europa e interessi strategici a lungo termine per la Cina. Tuttavia, la Cina deve ancora assumere un atteggiamento cauto nei confronti della politica europea e dei suoi sistemi legali a due pesi e due misure. In terzo luogo, Cina e Russia al contempo rafforzano una cooperazione strategica globale e ci saranno nuove opportunità per la loro cooperazione nei settori energetico e militare

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    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

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  • Energia biomarina, un progetto ecosostenibile, tra i protagonisti l’International World Group

    L’energia del moto ondoso in Cina è generalmente bassa corrisponde solo ad un settimo dell’energia del moto ondoso in Europa. La Fujian Smart Energy Technology Co., Ltd. dispone di una nuova tecnologia brevettata che può aumentare l’energia del moto ondoso nell’area di operatività di oltre 10 volte, causando all’ambiente cambiamenti trascurabili. Si tratta di una tecnologia rispettosa dell’ambiente che non influisce sulla libera circolazione della vita marina, e può incrementare la generazione di potenza del moto ondoso per più di 100 MW. È, certamente, innovativa, geniale e audace.

    Essa richiederà un forte sostegno da parte del Ministero delle Risorse naturali. I “National Independent Contributions” sono piani nazionali non vincolanti che evidenziano le azioni per il clima, inclusi obiettivi, politiche e misure relative al clima che i governi intendono implementare in risposta ai cambiamenti climatici e come contributo per raggiungere gli obiettivi globali stabilito nell’Accordo di Parigi del 12 dicembre 2015. In tali progetti la Cina ha proposto che le emissioni di anidride carbonica debbano raggiungere il picco intorno al 2030, sforzandosi – in quanto parte interessata – ad arrivarci il prima possibile.

    Nel 2030, le emissioni di anidride carbonica per unità di PIL saranno ridotte del 60-65% rispetto al 2005 e l’energia non fossile rappresenterà il consumo di energia primaria. La percentuale ha raggiunto circa il 20% e il volume dello stock forestale è aumentato di circa 4,5 miliardi di metri cubi rispetto al 2005. Il sostegno a questo progetto può consentire alla Cina di raggiungere tale obiettivo in anticipo. Shenzhen (centro sub-provinciale della Repubblica Popolare Cinese appartenente alla provincia di Guangdong) si colloca come città centrale oceanica globale. La Cina intende dar corso a progetti di produzione di idrogeno dalle onde a Shenzhen e stabilirvi una sede centrale. A questo proposito l’Unione Europea investirà 470 miliardi di euro in energia pulita nei prossimi 25 anni, di essi il fulcro è il settore dell’utilizzo dell’energia dall’idrogeno.

    L’Unione Europea ha già lanciato nell’estate 2020 la Strategia per l’energia dell’idrogeno. Entro il 2024, l’Unione Europea costruirà un lotto di apparecchiature per l’elettrolisi dell’idrogeno rinnovabile con una potenza singola di 100 megawatt e la produzione annuale in tutta Europa supererà un milione di tonnellate. Si desidera promuovere questa tecnologia in Europa e, poi, nel mondo attraverso la Belt and Road Initiative, ossia la Nuova Via della Seta voluta dal Presidente Xi Jinping. Si ha in programma di costruire 100 impianti per la produzione di energia elettrica dalle onde da 600 MW e cento progetti di produzione di idrogeno dalle onde con una produzione annua di 100mila tonnellate nei prossimi quindici anni.

    La Roadmap 2.0 per la tecnologia del risparmio energetico e dei veicoli a nuova energia della Cina prevede che entro il 2035 il numero di veicoli a celle a combustibile raggiungerà il milione e la domanda d’idrogeno toccherà la cifra di due milioni di tonnellate. Il progetto dell’International World Group di produzione di energia dalle onde da 600 MW produrrà 103mila tonnellate di idrogeno verde all’anno. Il progetto può soddisfare la domanda di idrogeno della Cina sino all’intero anno 2035 e fornirà energia dall’idrogeno verde e rinnovabile. Per il China Hydrogen Energy Industry Development Report 2020 secondo le previsioni, entro il 2050, si stima che l’energia da idrogeno rappresenterà il 10% del consumo finale di energia, e il numero di veicoli a celle a combustibile a idrogeno sarà di 30 milioni e la domanda di idrogeno sarà di 60 milioni di tonnellate.

    Il progetto dell’IWG può fornire un flusso costante di energia da idrogeno verde per 30 milioni di veicoli. Il relativo accordo di cooperazione strategica per lo sviluppo dell’energia oceanica, sino-europea si articola in una prima e in una seconda fase. Nella prima è prevista l’istituzione di un centro di ricerca e sviluppo sulla tecnologia energetica oceanica a livello globale e poi un centro sino-europeo di ricerca e sviluppo sulla tecnologia energetica oceanica a Shenzhen. Contemporaneamente il contenuto della tecnologia energetica oceanica sarà tratta della generazione di essa: dal moto ondoso, dalle maree senza dighe, dai sistemi eolici offshore e parimenti da energia solare sempre offshore. Il costo di produzione di idrogeno dall’acqua marina non dolce è inferiore alla prodiuzione dell’idrogeno oceanico e appartiene ad una tecnologia avanzata. Al momento la Zhisheng Energy detiene i brevetti di invenzione per: generazione di energia da onde da 100 MW; generazione di energia dalle maree senza danni per l’ambiente; generazione di energia eolica da 10 MW.

    Proprio nel pomeriggio del 16 aprile, il presidente Xi Jinping ha tenuto a Pechino una video-conferenza-vertice fra i leader di Cina, Francia e Germania con il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel. I capi dei tre Paesi hanno scambiato opinioni approfondite sulla cooperazione nell’affrontare il cambiamento climatico, le relazioni Cina-UE, la cooperazione antiepidemica e le principali questioni internazionali e regionali. Xi Jinping ha dichiarato che la Cina si adopererà per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e la neutralità del carbonio entro il 2060. Ciò significa che la Cina, in quanto Paese in via di sviluppo più grande del pianeta, completerà la più alta riduzione dell’intensità delle emissioni di carbonio del mondo, utilizzando la riduzione in un tempo più breve di terzi. Tutto questo si pone all’opposto contrario di altre potenze che nei discorsi elettorali dei candidati alla presidenza promettono rispetto per l’ambiente, ma nei fatti non fanno altro che confermare i vecchi sistemi di produzione dell’energia.

    Il presidente ha affermato che la la Cina ha deciso di accettare l’emendamento di Kigali del 15 ottobre 2016 al Protocollo di Montreal del 26 agosto 1987 per rafforzare il controllo dei gas serra diversi dall’anidride carbonica come gli HFC (gas refrigeranti contenenti idrofluorocarburi). Egli ha sostenuto che rispondere al cambiamento climatico è la causa comune di tutta l’umanità e non dovrebbe essere una merce di scambio per la geopolitica, o un obiettivo per attaccare altri Paesi oppure una scusa per erigere barriere commerciali. Il presidente in video-cinferenza ha detto che la Cina aderirà ai principi di equità, responsabilità comuni e differenziate da rispettive capacità; nonché promuoverà l’attuazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici de 4 giugno 1992 e del predettti accordo di Parigi e svolgerà attivamente la cooperazione Sud-Sud sui cambiamenti climatici. Si spera, ha aggiunto, che le economie sviluppate diano l’esempio nella riduzione delle emissioni e assumano un ruolo guida nell’adempimento dei loro impegni finanziari per il clima, in modo da fornire un adeguato supporto tecnico e di sviluppo delle capacità ai Paesi in via di sviluppo per affrontare tali mutamenti energetici epocali.

    Due parole sui più importanti collaboratori di Xi Jingping in tema ambientale: i ministri Lu Hao e Huang Runqiu. Il ministro delle Risorse naturali, Lu Hao (n. 1967), è stato il più giovane governatore provinciale in Cina, reggendo la provincia di Heilongjiang (38.312.224 ab. nel 2010) dal 2013 al 2018. Lu è stato anche Primo Segretario della Lega della Gioventù Comunista e vice sindaco di Pechino. A 20 anni era stato capo del sindacato studentesco universitario, diventando il primo presidente di tale organismo: eletto con voto popolare sin dai tempi della Rivoluzione Culturale. È laureato in Economia all’Università di Pechino. Lu è diventato capo dell’ufficio amministrativo dell’area di Zhongguancun di Pechino nel 1999, iniziando la sua carriera nella pubblica amministrazione. L’area è conosciuta come la Silicon Valley cinese, ricca di start-up di aziende tecnologiche.

    Ha anche servito ex officio come presidente della China Youth University for Political Sciences. Prima di Lu, vari pesi massimi politici, inclusi gli ex leader del partito Hu Yaobang e Hu Jintao, e il premier Li Keqiang, avevano prestato servizio in questa posizione.

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    Nota sull’Autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Già Presidente di Autostrade per l’Italia è attualmente Presidente dell’International World Group. Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University. Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France. Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011). A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

  • Economia, l’allarme di Moody’s: una ripresa troppo forte rischia di essere dannosa

    Dopo aver vissuto una crisi economica pesantissima, dovuta allo scoppio della pandemia, ci interroghiamo tutti sul tempo che servirà per una vera ripresa dell’economia globale. Ma c’è chi invece dice che dovremmo temere lo scenario opposto. E’ l’agenzia Moody’s, che vede forti rischi connessi ad una crescita eccessivamente forte.

    Quanto può correre l’economia?

    economia moody'sLa società di analisi newyorkese, sposa in pieno il detto anglosassone “Too much of a good thing”. Tanto da utilizzarlo come titolo per la sua nota quotidiana pubblicata in settimana. Il “troppo” a cui si fa riferimento è la crescita dell’economia. I numeri dicono che il PIL del primo trimestre potrebbe volare da un già fortissimo 4,5%, fino al 9,5%. Secondo Moody’s questo valore sarebbe “insostenibile”, perché farebbe un breakout dai livelli normali di crescita.
    Di questo passo, la crescita dell’economia del 2021 potrebbe giungere all’incirca al 7%, ossia a livelli che non si vedevano da oltre un trentennio.
    A prima vista sembrerebbe un dato entusiasmante, ma dobbiamo sottolineare che i mercati vivono di equilibri, e il troppo stroppia.

    Conseguenze della iper-crescita

    L’agenzia americana infatti sottolinea che una crescita così spinta, finirebbe per avere forti implicazioni sui tassi di interesse, che aiutano a governare il business.
    Il problema fondamentale riguarda l’inflazione. Già prima che diventi concreto il maxi piano di sostegno all’economia messo a punto dall’amministrazione Usa, emergono alcune pressioni sui prezzi. Se poca inflazione fa male, troppa inflazione fa malissimo. E il rischio c’è.

    Gli indizi da non sottovalutare

    A renderlo concreto sono alcuni indizi evidenti. Il primo fra tutti è la corsa dei rendimenti dei titoli del Tesoro americano. Quelli a 10 anni sono schizzati nelle ultime settimane sui massimi degli ultimi 11 mesi, portandosi verso 1,30%. Ma spostandoci al di qua dell’oceano, si vede che anche il rendimento del Bund tedesco si muove all’insù rialzo con insolita energia.
    Spie d’allarme che secondo Moddy’s non vanno ignorate. Ritengono necessaria una frenata, seppur modesta e temporanea, della corsa dei mercati.

    Proprio i mercati lanciano altri segnali operativi affidabili: si preoccupano della possibilità che enormi quantità di stimoli fiscali e monetari possano danneggiare le condizioni finanziarie future e le prestazioni economiche. Non è un caso che per la prima volta nel 2021, le Borse hanno chiusura una settimana in rosso. Perché il timore che l’inflazione prenda a galoppare e i tassi di interesse a crescere, diventa sempre più concreto.

  • Materie prime, la fine della crisi può spalancare un nuovo super ciclo

    Quando si parla di ripresa economica, ci sono diversi segnali che possono farla cogliere. Se generalmente si guarda alla curva dei tassi come mezzo perché si manifesti la ripresa, c’è un altro elemento che è altrettanto indicativo. Stiamo parlando dell’andamento dei prezzi delle materie prime.

    Il valore indicativo delle materie prime

    materie primeLe materie prime sono elementi essenziali per la produzione. Sono in sostanza la vera benzina della ripresa. E quando vanno in rally, non è difficile immaginare che le cose stiano migliorando.
    Secondo molti analisti, siamo ormai prossimi a vivere il quinto super ciclo degli ultimi 100 anni.

    In primis si può pensare al petrolio. Il prezzo (quello della versione europea Brent) ha superato i 60 dollari al barile, toccando un livello che non si vedeva da gennaio 2020, ossia da prima che si entrasse nella fase acuta della pandemia. Da allora c’è stata una figura di inversione del trend, che ha rovesciato la situazione.

    Il Rame come barometro della ripresa

    Ma c’è un altra materia prima che viene presa, anche più del petrolio, come indicatore della stato di salute dell’economia. E’ il rame. Il prezzo del metallo rosso ha toccato i massimi da 8 anni (futures a 3,84 dollari per libbra, come non accadeva da settembre 2012). Il rame è il metallo industriale per eccellenza, e il suo prezzo viene spinto dalle prospettive di una maggiore domanda industriale sulla scia degli stimoli e della ripresa economica alimentata dai vaccini. E’ considerato un barometro economico.

    Super ciclo oppure no?

    In generale da novembre scorso, sia l’indice dei prezzi delle materie prime che quello dei metalli di uso industriale si sono apprezzati del 17%. Le previsioni sullo zinco ad esempio sono molto ottimistiche.
    Va precisato che siamo molto distanti dalle vette raggiunte dall’ultimo super ciclo, quello che caratterizzò il periodo antecedente la grande crisi del 2008 (che era cominciato nel 1996). Però lo sprint è importante e incoraggiante. Soprattutto dal punto di vista dei mercati emergenti, visto che la produzione di commodity e materie prime è concentrata in questi paesi.

  • Economia post-crisi? Scordiamoci una ripresa a V, la più probabile è a forma di K

    Durante la fase acuta della pandemia da Covid, si è sentito spesso parlare di una ripresa a forma di V dell’economia. In sostanza, si sperava in un rimbalzo altrettanto forte quanto era stato il calo precedente. La realtà però ci ha consegnato uno scenario ben diverso.

    Che economia ci aspetta

    economiaChe la ripresa dell’economia globale non sarebbe stata forte come auspicato, si è capito soprattutto durante il periodo estivo. All’epoca i vaccini erano ancora uno strumento lontano, e malgrado questo con eccessivo ottimismo si decise di riaprire tutto o quasi. E così facendo si è innescata la seconda ondata, e per alcuni c’è stata anche la terza. I vaccini nel frattempo sono arrivati, ma le campagne per una somministrazione globale procedono a rilento, e impiegheremo quasi tutto l’anno a completarle.
    In questo scenario, una ripresa a V è impossibile anche in un prossimo futuro.

    La K: ossia vincitori e perdenti

    E allora cosa accadrà all’economia? Succederà che mentre alcuni settori si riprenderanno con vigore, altri invece potrebbero trovarsi di fronte a difficili sfide strutturali nel lungo termine. Sono loro che formano il braccio inferiore della K. La nuova forma dell’economia in ripresa.

    I processi irreversibili

    Di sicuro dopo che sarà passata la bufera, riapriranno negozi, ristoranti e bar. La gente tornerà a fare shopping, cenare fuori, andare al cinema, ecc. Ma per molti aspetti, il cambiamento innescato dalla crisi diventerà irreversibile.
    Si pensi ad esempio al settore automobilistico, dove l’accelerazione dalla combustione interna all’elettrico non farà più marcia indietro. Ma rientra in questa ottica anche la grande attenzione che viene rivolta agli investimenti sostenibili.

    Ma si può fare un discorso analogo per le banche, che dovranno fare i conti con una regolamentazione rigida, un contesto di tassi di interesse sfavorevoli e la competizione delle aziende fintech sui mercati otc. Per loro occorrerà ridisegnare il futuro. Per altri, come le attività legate a internet, continuerà ad esserci prosperità, perché continueranno a godere di un vento di coda dopo la pandemia. Basta pensare al volo di Amazon, alla corsa di Alibaba in settori nuovi.

  • Riforme economiche strutturali: ecco il vero vaccino per l’economia globale

    Per affrontare la crisi economica innescata dalla pandemia, tutte le economie mondiali hanno fatto ricorso a massicci piani di stimolo fiscale e monetario. Nessuno ha puntato sulle riforme economiche profonde.
    Tuttavia i piani straordinari di interventi, sebbene abbiano tenuto a galla la situazione economica, non hanno fornito miglioramenti omogenei. Alcuni settori hanno reagito, altri invece sono rimasti ancora fermi. Inoltre nel complesso, le disuguaglianze sociali sono aumentate.

    La via maestra delle riforme economiche

    riforme economiche emergentiTutti quanti fanno il “tifo” per i vaccini, che potrebbero (relativamente) presto farci gettare alle spalle le paure di altri contagi. Ma è chiaro che bisognerà ricostruire lo scenario economico globale, affrontando temi che forse avrebbero dovuto essere affrontati già in passato con maggiore decisione. Parliamo cioè di riforme economiche strutturali. questa necessità si avverte non maggiore impellenza soprattutto nei mercati emergenti.

    Lo dimostrano i dati della Banca Mondiale, che ha analizzato la capacità di reazione alle crisi di questi mercati (quelli che più di altri necessitano di riforme economiche). Dopo il passaggio di grandi epidemie come Sars, Mers, Ebola e Zika, le ripercussioni sui mercati emergenti si sono viste anche ad anni di distanza. Gli indicatori trend following non mentono: 5 anni dopo queste crisi infatti, produttività del lavoro e investimenti segnavano ancora un saldo molto negativo. Colpa dell’avversione al rischio, che frena l’attività. Il Covid non avrà effetti diversi, semmai più forti.

    Quali riforme economiche sono necessarie

    Per questo motivo servono riforme economiche strutturali per i mercati emergenti, così da migliorare le prospettive di crescita a lungo termine.
    In tal senso, ogni Paese ha le sue spine. Le vulnerabilità maggiori della Turchia sono ad esempio la bassa copertura delle importazioni, l’alta inflazione e l’elevata incidenza di debito estero. A quanto pare, non sanno cos’è un trailing step al debito estero neppure in Sud Africa e Cile, che condividono lo stesso problema turco. L’inflazione invece affligge anche l’India, che come Sud Africa e Indonesia ha un elevato disavanzo delle partite correnti.

    Mettere mano a questi problemi è fondamentale, perché i driver strutturali sono sempre più efficaci rispetto alla ricerca di uno slancio ciclico. Inoltre creano appeal sui mercati, e stimolano la crescita a lungo termine.

  • Business e ripresa post-Covid, cambierà ruolo (e predominio) della tecnologia

    La ripresa economica dopo i disastri da Covid passerà per la tecnologia. Diventerà il fulcro dei futuri modelli di business. Ma non come la intendiamo oggi, cioè la tecnologia da “vendere” come prodotto, bensì il suo utilizzo e la sua applicabilità a tutti i settori.

    Il nuovo ruolo della Tecnologia nel business

    L’esempio tipico del ruolo cruciale della tecnologia nel business sono Tesla (nel settore auto), oppure Visa (in quello dei servizi finanziari) e Netflix (per i media). La capacità di vedere oltre quello che la tecnologia può dare, per applicarla e creare nuovo valore, diventerà sempre più cruciale. Non a caso il tasso di adozione sta accelerando in modo significativo, per non parlare della crescita digitale.

    Il digital 4.0

    business digitaleGià in passato le aziende che hanno rapidamente virato sul digitale sono state grandi protagoniste, sia in termini di risultati di business che di ritorno per gli azionisti. Questo scenario sarà amplificato nel prossimo futuro. Non per niente si parla di quarta ondata o “digital 4.0” (l’ondata precedente, la digital 3.0, si ebbe con il boom degli smartphone). E sarà più grande delle precedenti. E’ qualcosa che sarebbe accaduto comunque, ma la pandemia ha accelerato i suoi indicatori di momentumvelocità, propagazione, penetrazione – rendendolo frenetico.

    La trasformazione dei modelli economici

    Nella maggior parte dei mercati mondiali, la quota di Pil connessa alla digitalizzazione (e-Gdp) è a una cifra soltanto. In molti casi è inferiore finanche all’1%. Soltanto Regno Unito, Cina, Corea del Sud e Giappone hanno quote del Pil digital-connect superiori al 10%.
    Questo significa che ci sono ampi margini di trasformazione dei modelli di business, che creano anche nuove opportunità di investimento. Gli investitori, quindi, non devono cadere nell’errore di rimanere bloccati nella fase precedente (puntando sui soliti titoli-growth come Amazon, Facebook e Google) e non posizionati per la successiva.

    Le aree a rapido sviluppo

    Ma dove avrà luogo questa nuova rivoluzione? I principali beneficiari di questa prossima fase potrebbero celarsi nella sanità, nei trasporti e nell’industria.

    Alcune stime infatti collegano il numero crescente di utenti di smartphone in tutto il mondo alla prossima sanità digitale. AI, IoT e 5G infatti permetteranno di portare virtualmente le migliori competenze anche negli ospedali rurali e nelle località remote. Le cartelle cliniche elettroniche porteranno a una significativa riduzione dei costi.
    Nell’ambito dei trasporti, non si può non pensare ai veicoli a guida autonoma, oppure al mercato del ride sharing (Uber, Lyft).

    Infine il settore industriale. Già oggi le aziende sfruttano la tecnologia in ogni fase dei processi produttivi. Domani lo faranno ancora di più, sfruttando la tecnologia digitale per analisi predittive delle macchine, pianificazione delle risorse aziendali e gestione della supply chain.

  • Oro a 2.200 dollari Entro Dicembre 2021 ?

    Prezzo oro e valore dei dollari ecco il binomio che in questo momento seguono molti analisti in cerca di qualche suggerimento che li possa permettere di individuare il trend dei mercati azionari nei prossimi mesi.
    Attualmente sono pochi gli asset che possano fornire una certa affidabilità di crescita nei prossimi mesi ma se si allunga lo sguardo da qui ad un anno le cose potrebbero apparire sotto un’altra luce.
    Le ultime decisioni della Fed che hanno contribuito a raffreddare il rally dell’oro che in realtà è già corso molto andando a segnare un nuovo record storico i primi di agosto.
    La successiva fase di assestamento che ha portato il prezzo oro sotto i 1900 dollari la si può considerare in molti modi, ciò che è certo è che sia nel 2019 che nel 2020 il prezzo oro è salito in modo preponderante.
    Il prezzo oro è salito talmente in alto in poco tempo da far nascere in investitori e risparmiatori il dubbio che possa essere troppo costoso attualmente per fornire una valida copertura come bene rifugio da rivendere in caso di necessità anche presso un compro oro Firenze, Milano, Roma, ecc.
    Se alcuni analisti vedono nel ritracciamento del prezzo oro la possibile fine dei rialzi, altri credono che si sia solo in una fase di assestamento di prezzo.
    Un assestamento che potrebbe riprendere a correre sul breve o medio periodo visto il permanere di una situazione economica globale complessa e ancora minacciata dalla strategia dei lockdown.
    Le politiche monetarie che dovrebbero aiutare a rilanciare l’economia globale ancora non sono ben definite e non si capisce se questa prenderanno un via preferenziale verso lo stimolo del lavoro o si limiteranno a forme di sussidio tese a mitigare gli effetti negativi della crisi sulle fasce più povere.
    Le previsioni ottimistiche per nuovi rialzi del prezzo oro si devono adesso scontrare anche con un dollaro che appare più forte, anche se in realtà non è tanto la forza di questo ma la debolezza delle altre valute a fornirli questo vantaggio.
    Molto dipenderà anche dalle scelte che verranno fatte in merito alla ripresa economica e se veramente si vorrà provare a rilanciare l’economia globale puntando sul Green Deal o si finirà per riappropriarsi anche di vecchi schemi economici e produttivi.

  • La Economia dell’Oro dalla Lidia Fino ai Giorno Nostri

    C’era una volta un mondo ove il baratto era l’unica forma di scambio di tutte le merci, che fossero alimenti od oggetti ed elementi più o meno essenziali alla vita umana, scambiarsi alla pari queste merci era il solo modo di riuscire ad avere tutto ciò di cui la vita dell’uomo necessitava.
    Ma a rompere questo schema subentrò un elemento capace di sovvertire questa metodologia di scambio, l’oro un metallo dall’aspetto luccicante capace di elevarsi al di sopra di tutti gli altri elementi o merci, la cui notorietà era diffusa in ogni luogo e per certi versi il suo fascino superiore anche agli elementi primari indispensabili alla vita umana.
    Ancora oggi l’oro è considerato quasi come fosse una moneta corrente come dimostrato dai moltissimi operatori compro oro Firenze, Roma, Milano.
    Da quando nel ‘600 a.c. in Lidia furono realizzate le prime monete d’oro la diffusione di questo metallo come mezzo di pagamento di qualsiasi merce è divenuto uno standard per tutti i popoli del mondo.
    Certo è che appare strano come un metallo, che per quanto bello ed utile per molte caratteristiche intrinseche, sia riuscito ad essere tanto ambito in modo universale da poter essere determinante ancora oggi nell’economia e nella finanza moderna.
    Nell’economia il ruolo dell’oro è ancora oggi di primaria importanza oltre che nel panorama finanziario globale a dispetto dei tantissimi prodotti finanziari presenti sui mercati azionari.
    Ancora prima di oggi questo prezioso metallo giallo era stato definito come il bene che facesse da garanzia alle valute emesse dai governi, un sistema per dare credibilità a quelle che in definitiva sono soltanto unità di valore commerciale ideate e governate dagli stati attraverso le proprie banche centrali.
    A tempi del Gold Standard per ogni quantità di valute emesse in circolazione si accantonava una determinata quantità di oro, in questo modo si era stabilita una proporzione che dava credibilità e stabilità al valore stesso delle valuta.
    Questo meccanismo ha funzionato bene fino a quando divenne impellente una maggiore necessità di denaro in circolazione che potesse permettere i volumi sempre più grandi delle merci e dei servizi prodotti grazie all’evoluzione.
    Fu per questi motivi che con gli accordi di Bretton Woods fu sospeso il Gold Standard e di fatto si liberò gli stati dal vincolo di dover accantonare oro per stampare valuta.
    Una scelta che forse poteva trovare qualche giustificazione nel breve periodo per fare fronte a determinante esigenze ma che nel lungo periodo avrebbe determinato forti crisi di sfiducia nelle valute da parte del sistema stesso.

  • Prove di Record della Quotazione Oro per Immissione Valuta delle Banche Centrali

    Non meraviglia certo che la quotazione oro aumenti di valore in periodi come quelli attuali, che con la chiusura forzata da parte dei governi di mezzo mondo stanno mandando economia globale verso una recessione senza precedenti.
    Negli ultimi giorni la quotazione oro è stata protagonista di un ulteriore balzello che la portata ad avvicinarsi ad un valore prossimo ai 1800 dollari l’oncia.
    Una manna dal cielo per chi ha puntato negli anni passati sull’oro sia sotto forma finanziaria che fisica che può essere rivenduto non solo in borsa se sotto forma di lingotti ufficialmente riconosciuti ma anche presso uno dei tanti compro oro Firenze o di qualsiasi altra zona nel mondo.
    Un valore che rappresenta un record rispetto ai valore raggiunti negli ultimi sette anni. Nonostante il forte balzo di valore sia parzialmente rientrato per attestarsi su un soglia più vicino ai 1700 dollari nei giorni successivi, questi improvvisi rialzi dell’oro stanno progressivamente portando la quotazione oro ad una crescita progressiva che molti analisti sono certi finirà per stabilire nuovi record assoluti del prezzo dell’oro entro la fine dell’anno.
    Una ipotesi confermata anche dal Comex di New York dove l’ investimento oro nei futures per giugno hanno raggiunto i 1.788,80 dollari l’oncia.
    Ad alimentare il progressivo rally della quotazione oro oltre alla recessione verso la quale si avvia l’economia mondiale ci sono anche le conseguenze delle necessarie politiche monetarie delle banche centrali di tutto il mondo.
    In un contesto simile ai governi sovrani e anche alle unioni monetarie come quella europea non resta che stampare denaro da distribuire senza precedenti per mezzo di strumenti di helicopter money.
    Una strategia necessaria per la tenuta sociale di ogni paese del mondo che serve per tamponare al momento le necessità primarie delle persone ma che ha come controindicazione la fuga degli investitori dal mondo delle valute che sono destinate a perdere di valore.
    Per questo motivo ai grandi capitali non resta che diversificare verso beni e strumenti finanziari che siano lontani dalle logiche valutarie, un contesto che privilegia in modo assoluto la quotazione oro.

  • Decreto Cura Italia, la bocciatura di Union-PMI: “non salva la nostra economia”

    Interventi importanti ma non lineari quelli adottati dal governo per salvare la nostra economia, in un momento di profonda crisi per via dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, attraverso il decreto Cura Italia. Lo sostiene il Presidente di Union-PMI, Pasquale D’Alena che con determinazione evidenzia le urgenti necessita delle micro e piccole imprese.

    Un’attenzione che questa volta deve essere rivolta principalmente proprio a quella fetta dell’economia italiana che sarà più vicina al collasso “definitivo e irreversibile”.

    “Per salvare l’Italia – ha dichiarato D’Alena –  bisogna salvare il ciclo produttivo. Vanno fatte scelte semplici e chiare:

    Rinviare tutte le scadenze al 31/05/2020 senza alcuna differenziazione. Con un Decreto successivo indicarne le modalità di “godimento” del rinvio a seconda dei settori merciologici maggiormente colpiti.

    Introdurre la cassaintegrazione unica per tutte le regioni, con gli stessi obblighi e diritti, prevedendo il pagamento della stessa direttamente dallo Stato.

    Immettere direttamente liquidità alle imprese. Lo stato faccia da garante verso cassa e depositi e prestiti. Alle aziende venga erogata direttamente una liquidità mensile per garantire esclusivamente i pagamenti dei dipendenti. In sede successiva venga deciso sulla base della durata della crisi, modi e tempistiche del finanziamento ottenuto, prevedendo un benefit per le aziende che hanno continuato a mantenere il loro status produttivo e di assunzioni di dipendenti”.

    “Bisogna essere esclusivamente orientati al mantenimento del ciclo produttivo – ha concluso il Presidente di Union-PMI – l’Italia deve continuare a produrre, bisogna uscire dalla crisi già in condizioni di farlo. Trasformiamo l’assistenzialismo in solidarietà, creiamo sostegni proattivi e non passivi, le strutture centrali, finanziarie e governative devono concentrarsi sui cicli produttivi. Per una volta non parliamo il politichese, ma tutti insieme orientati alla nostra Italia”.

  • Criptovalute e la propagazione dei dispositivi ATM Bitcoin

    La crescita delle criptovalute negli anni ha costretto le aziende ad adeguarsi al modo di dare denaro e per questo nell’ultimo periodo secondo le notizie di oggi su https://www.notizieoggi24.it si sono diffusi gli ATM per Bitcoin in tutto il pianeta. In riferimento alle recenti analisi ci dovrebbe essere stato un aumento del 56% solo negli ultimi mesi.

    Il trading con le monete elettroniche e i Bitcoin è in rialzo, nonostante la crescita di questo mercato non significa un rialzo i fruitori delle criptovalute, ma questo permetterà di far diventare più conosciuta la moneta Bitcoin alla cittadinanza che fino a qualche mese fa non ne era a conoscenza. I elementi sugli ATM sono stati resi noti da CoinATMRadar e hanno stimato circa 4.100 ATM nel 2018.

    Negli ultimi anni questo numero è aumentata di tre volte, con l’Austria che nel 2019 ha visto diffondersi sul suo terreno 258 bancomat Bitcoin. Secondo l’emittente americana CBS News nel 2017 l’utilizzo dei mezzi ATM era del 9%. Questo è anche alle tariffe molto elevate, che fanno innalzare il prezzo finale per il cliente, ma la pratica degli ATM velocizza il cambio tra soldi e Bitcoin. Il settore degli Bitcoin può trarne beneficio, per divenire più diffuso.

  • Economia e investimenti in ripresa, ecco il nuovo Brasile dopo un anno di Bolsonaro

    Dopo un anno di presidenza, il Brasile di Bolsonaro può tirare le prime somme, soprattutto per quanto riguarda l’andamento della sua economia, uno dei cardini del programma elettorale delle presidenziali 2018.

    Bolsonaro e la dura sfida sull’economia

    Al nuovo presidente è toccato un compito difficile, ovvero raccogliere l’eredità di oltre 15 anni di governi presieduti dal Partito dei Lavoratori (socialisti), col compito di rivoluzionare il modo di governare il Paese e ridare slancio all’economia carioca. Dopo 12 mesi può mettere in cima alla lista dei successi la recente approvazione delle riforme di sicurezza sociale, che dovrebbero garantire un risparmio di 800 miliardi di real (173 miliardi di euro) nell’arco del prossimo decennio. I successi di Bolsonaro sono anche la riduzione del tasso di criminalità (-22%) e la creazione di 760 mila nuovi posti di lavoro.

    Investimenti esteri, Pil e commercio

    economia brasiliana BolsonaroIl Brasile di Bolsonaro ha cercato di ridurre le proprietà statali tramite la privatizzazione di imprese pubbliche e offrendo concessioni a società private; come risultato in soli sei mesi l’economia del Paese ha attirato circa 28 miliardi di dollari di investimenti esteri, il che rende più rosee anche le previsioni Real brasiliano dollaro, dopo un anno di alti e bassi.

    Gli ultimi dati economici evidenziano una crescita del PIL oltre le aspettative, grazie soprattutto ai maggiori consumi delle famiglie. La sorpresa positiva è quella della performance dell’industria e degli investimenti, che suggeriscono che la ripresa si sta generalizzando ai diversi settori dell’economia. A completare il quadro dell’economia brasiliana c’è il nuovo accordo commerciale tra l’Unione europea e Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale, che dovrebbe aumentare il MFI Money Flow index tra UE e Sudamerica.

    Le relazioni con gli USA

    Va detto che il cammino del nuovo presidente non è stato certo privo di problemi. Dal punto di vista economico, l’ultimo è nelle relazioni con gli Stati Uniti. Trump ha appena annunciato nuovi dazi sull’acciaio (per Brasile e Argentina), nonostante Bolsonaro abbia provato da tempo di incrementare le relazioni con gli Stati Uniti. Questo schema di relazioni prevede esenzioni dal visto per gli americani che vogliono visitare il Brasile, l’autorizzazione per gli Stati Uniti ad utilizzare il Cosmodromo di Alcântara (base per il lancio di satelliti), e l’acquisto di ulteriori 150 milioni di litri di etanolo americano non sottoposto ai dazi doganali. Il governo brasiliano intende inoltre avviare negoziati per realizzare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.

  • Investimento Oro Perché Piace a Banche, Investitori e Privati

    Non è più un segreto che l’ investimento oro sia tornato ad essere fondamentale per mantenere il valore dei soldi.
    Sono ormai alcuni decenni che l’oro è tornato ad essere protagonista nel mercati azionari e non.
    La credibilità e la forza dell’oro non si limita certo agli investimenti finanziari, la sua forza economica si esprime sia nel complesso e spesso irreale mondo della finanza moderna sia nell’economia reale.
    Ciò che viene apprezzato dell’investimento in oro soprattutto quello fisico è la semplicità con cui questo oltre a proteggere il valore dell’investimento può essere altrettanto semplicemente monetizzato e utilizzato per qualsiasi esigenza.
    Non solo le banche o i grandi investitori l’oro è utilizzabile ad ogni livello come testimoniato in modo evidente dalle varie forma di commercio in cui questo esprime il suo potere economico.
    Uno degli esempi reale di quanto l’oro possa essere facilmente utilizzato anche nell’economia reale di tutti i giorni sono i compro oro Firenze o di ogni altro luogo.
    Queste attività commerciali hanno come business acquisto oro usato direttamente dai privati, oro che un volta accumulato in un certa quantità rivendono in blocco ad un banco dei metalli autorizzato.
    I banchi dei metalli a sua volta lo lavorano fino a creare nuovi lingotti di oro puro 24 carati che vengono rivenduti sia sui mercati azionati come lingotti d’oro da investimento sia all’industria per i vari utilizzi.
    Questo tipo di commercio che si basa su piccole transazioni tra privati e attività commerciali compro oro contribuisce ad alimentare anche il mondo dei mercati azionari dimostrando così tutta la solidità e l’affidabilità del ruolo dell’oro nell’economia moderna.
    Un ruolo di grande importanza che crea un ponte tra l’economia reale quotidiana, anche nelle sue forme più spicciole, ed il mondo dei mercati azionari e della finanza moderna.
    L’investimento in oro ha caratteristiche uniche sia come mezzo per mantenere il valore dei soldi nel lungo periodo sia come mezzo di acquisto, essendo facilmente monetizzabile in ogni parte del mondo e ad un prezzo universalmente accettato in ogni luogo.

  • Economia globale e banche centrali, ecco il contesto che lancia nuove sfide

    Qualche tempo fa, il capo della Federal Reserve Jerome Powell disse che la politica monetaria avrebbe dovuto affrontare delle sfide che mai prima d’ora si erano presentate, facendo capire che la capacità dei policy maker di orientare l’economia globale si è ridotta.

    La nuova sfida dell’economia globale

    economia globaleQuesto è uno dei temi fondamentali del contesto attuale. Dal momento che i tassi sono ormai inferiori allo zero, la politica monetaria ha meno armi da sfruttare per contrastare il rallentamento della crescita dell’economia globale. Peraltro la lunga epoca degli stimoli monetari ha prodotto una serie di conseguenze indesiderate, come l’incremento di prezzo degli attivi e l’aumento delle disuguaglianze. Si è ormai giunti ad un punto di non ritorno, dove la politica monetaria è ai limiti del suo potere.

    Del resto lo stesso Mario Draghi – ormai ex capo della BCE – ha chiaramente detto che la sola politica delle banche centrali, nulla può senza una concreta azione dei governi. In sostanza serve un gioco di squadra, nel quale i governi dovrebbero recitare la parte principale (con stimoli fiscali) e le banche centrali fornire solo supporto. E invece negli ultimi anni è successo l’esatto contrario.

    Le scelte degli investitori

    Dal punto di vista dei mercati, questo stato dell’economia globale s’è già fatta chiara da diverso tempo. Per questo motivo i fondi di gestione rimangono prudenti sull’azionario, e in generale sottopesano le attività più rischiose (come le obbligazioni ad alto rendimento) e inoltre si tengono a distanza da tecniche di scalping 1 e 5 minuti. Per lo stesso motivo, nell’ultimo periodo sono andati lunghi sull’oro, che non a caso ha orbitato a lungo in area 1500 dollari l’oncia.

    Il contesto dell”economia globale sta pesando anche sulle scelte nel mercato valutario, dove vengono sottopesate le coppie maggiormente rischiose. Quelle che non coinvolgono affatto le valute principali, ma anche quelle che le coinvolgono assieme alle emergenti (ad esempio il cambio euro real o dollaro real). Si preferisce in generale il dollaro, anche perché la forza del biglietto verde rispetto all’euro è sostenuta anche dal relativo rallentamento dell’economia europea e dalle politiche accomodanti della Bce. Questo permette anche di assumere una posizione lunga sulle obbligazioni americane e di trarre profitto dal loro maggiore carry e dal maggiore potenziale di rialzo.

  • Willis Towers Watson scende in campo con Make-A-Wish Italia per realizzare i desideri dei bambini

    I dipendenti dell’azienda saranno impegnati nella Wish Challenge, un’iniziativa coinvolgente e solidale di Team Building, volta a realizzare i desideri dei bambini affetti da gravi patologie.

    Willis Towers Watson, una delle principali società di consulenza e brokeraggio a livello globale, si è messa in gioco con i suoi dipendenti per Make-A-Wish Italia, Associazione no profit che realizza i desideri di bambini e ragazzi tra i 3 e i 17 anni, affetti da gravi malattie.

    Oltre cinquanta dipendenti dell’azienda, provenienti da diversi uffici distribuiti sul territorio nazionale, si sono riuniti a Milano e a Torino per una “Wish challenge”. Divisi in squadre, sotto la guida dello staff di Make-A-Wish, hanno lavorato per organizzare e realizzare il sogno di due bambini affetti da gravi patologie: Chiara, 17 anni, con il sogno di poter visitare un parco faunistico e di potersi prendere cura di cuccioli e animali rari e Gabriel, 11 anni, che desidera un computer di alta qualità, per diventare un tecnico informatico.

    Trasformandosi in Wish Granter per un giorno, i partecipanti si sono occupati del Wish Journey, il percorso che prepara ed impegna il bambino in attività funzionali al suo desiderio, oppure del Wish Day, la giornata in cui il sogno finalmente si avvera.

    Siamo felici di scendere in campo in prima persona per questa bellissima iniziativa che ci consente di fare la differenza per i bambini, aiutandoli nel percorso terapeutico” commenta Gianmarco Tosti, Country Manager per l’Italia di Willis Towers Watson. “Come Partner di Make-A-Wish Italia, proseguiamo nel nostro percorso di impegno sociale che portiamo avanti con convinzione già da diversi anni”.

    Make-A-Wish Italia Onlus è stata fondata nel 2004 da Fabio e Sune Frontani, in ricordo della loro figlia primogenita Carlotta, scomparsa all’età di dieci anni, a causa di una grave malattia. Dal 2004 a oggi ha realizzato più di 2.000 desideri, facendo la differenza nella vita di tantissimi bambini e famiglie.

    Questa collaborazione ci rende particolarmente felici”, dichiara Sune Frontani, Presidente e Co-Fondatrice Make-a-Wish Italia. “Avere il sostegno di realtà aziendali come Willis Towers Watson è un segno importante: significa avere una comunanza di obiettivi nell’aiutare bambini che soffrono di gravi patologie ad affrontare con più forza la malattia”.

    “Un desiderio che si realizza – continua Sunepermette al bambino di vivere un’intensa esperienza emotiva che, secondo i principi della psicologia positiva, è complementare alle cure mediche: sono sempre più numerose le ricerche che mettono in relazione gli aspetti emotivi con la possibilità di guarigione e dimostrano che realizzare il proprio desiderio del cuore ha un “potere terapeutico”.

    WILLIS TOWERS WATSON

    Willis Towers Watson (NASDAQ: WLTW) è una società leader a livello globale nella consulenza, nel brokeraggio e nell’offerta di soluzioni alle imprese e alle istituzioni di tutto il mondo, al fine di trasformare i rischi in opportunità di crescita. Nata nel 1828, Willis Towers Watson oggi conta 45.000 dipendenti in oltre 140 paesi e mercati. “Progettiamo e forniamo soluzioni che permettano di gestire il rischio, ottimizzare i benefici, coltivare talenti ed utilizzare capitale esistente per proteggere e rafforzare imprese e istituzioni e individui. “La nostra prospettiva ci permette di individuare le interconnessioni tra talenti, risorse e idee – per guidare dinamicamente la business performance”. “Insieme, liberiamo il potenziale”. Per ulteriori informazioni willistowerswatson.com.

     

    MAKE-A-WISH® ITALIA ONLUS

    Make-A-Wish® Italia Onlus è un’Associazione non profit riconosciuta dallo Stato Italiano, con sede a Genova e un ufficio a Milano, che realizza i desideri di bambini e ragazzi tra i 3 e i 17 anni, affetti da gravi malattie, per offrire loro un’esperienza che è in grado di cambiare la loro vita. È presente su tutto il territorio nazionale attraverso un network di 250 volontari, e riceve segnalazioni dai più importanti ospedali pediatrici del nostro Paese. Make-A-Wish Italia è affiliata a Make-A-Wish International, nata negli Stati Uniti nel 1980, oggi tra le organizzazioni non profit più note e conosciute al mondo, presente in 50 Paesi, con più di 45.000 volontari e 480.000 desideri realizzati.

     

  • L’ECONOMIA CIRCOLARE TRA ARTE, DESIGN, MODA E SVILUPPO SOSTENIBILE

    L’ECONOMIA CIRCOLAREL’ECONOMIA CIRCOLARE
    TRA ARTE, DESIGN, MODA E SVILUPPO SOSTENIBILE

    Sabato 15 Giugno 2019, dalle ore 10 alle 13, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, in Piazza Scala 2 a Milano, si terrà la conferenza L’ECONOMIA CIRCOLARE – TRA ARTE, DESIGN, MODA E SVILUPPO SOSTENIBILE. Un’iniziativa promossa dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Milano e da Montabone editore, ideatore dell’evento in cui si confronteranno artisti della matericità tessile, esperti dell’industria tessile e della moda, operatori dell’economia circolare.

    Pur essendo mondi diversi, arte, design, ricerca innovativa e industria condividono la capacità di indagare la realtà e sperimentare forme espressive, modelli interpretativi, soluzioni che suggeriscano un’idea di futuro. Un’occasione straordinaria per stabilire connessioni e sinergie è data dalla lotta ai cambiamenti climatici e in particolare dalla circular economy, un nuovo modo di concepire e realizzare produzione e consumi destinato non solo a delineare innovativi modelli di business e modalità di trasformazione delle risorse disponibili, ma ad incidere negli stili di vita e nella coscienza collettiva.

    Se ne parlerà a Milano, sabato 15 giugno prossimo in un evento promosso dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Milano e da Montabone editore ideatore dell’ evento in cui si confronteranno artisti della matericità tessile, esperti dell’industria tessile e della moda, operatori dell’economia circolare.
    ‘ Abbiamo immaginato un dialogo tra esperienze diverse ma accomunate dall’ impegno per un futuro sostenibile –ha dichiarato il Comune di Milano – Difesa dell’ambiente e sviluppo sostenibile necessitano della collaborazione tra i molteplici soggetti della cultura, della ricerca e del dialogo con i soggetti economici senza l’impegno dei quali gli obiettivi di Parigi 2015 sintetizzati nell’Agenda 2030 non potranno essere realizzati. E Milano è il palcoscenico ideale per affrontare questa riflessione per la sua identità di metropoli culturale, di capitale del design e in quanto centro economico di rilievo internazionale’.

    Il programma si presenta vario ed articolato.
    Si parte dall’ormai ventennale esperienza creativa di Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori ( DAMSS) le cui istallazioni tessili sono apprezzate a livello internazionale, per riflettere con la giornalista e saggista Renata Pompas sulle molteplici espressioni dell’arte tessile.

    Aurora Magni (Blumine-sustainability-lab) e Christian Tubito (Material Connexion) presenteranno lo stato dell’arte della ricerca tecnologica e delle sperimentazioni in atto nell’industria tessile e della moda mentre Alex Veronelli (AURIFIL) racconterà l’esperienza concreta di una manifattura tessile che investe sulla sostenibilità.
    Il direttore del Comieco Carlo Montalbetti illustrerà risultati e problematiche della gestione dei rifiuti cittadini mentre Paolo Galli interverrà sul tema della bioplastica full sustainable.
    Le conclusioni saranno affidate alla sensibilità artistica del maestro Adriano Bassi, Presidente Associazione Dante Alighieri Milano.

    A coordinare e stimolare il dibattito è stato chiamato il giornalista Fabio Pizzul.
    Protagonisti di questo evento non saranno però solo i contenuti espressi dai relatori. Sarà infatti possibile apprezzare la nuova collezione di abiti scultura realizzati con sfridi tessili e nella Sala Arazzi sarà esposta un’interpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo nelle misure originali con tessuti e filati di recupero. Entrambe lo opere sono realizzate da Damss.

    Sarà inoltre presentato il progetto sperimentale TREDDY CUBE a cura di Digicopy.
    Al termine verrà offerto un drink.

    La partecipazione è gratuita ma è vincolante la preregistrazione
    [email protected] e http://comune.milano.it/salaalessi

    PROGRAMMA

    Saluti istituzionali: Lamberto Bertolé Presidente Consiglio Comunale Milano
    Beatrice Uguccioni Vice Presidente Consiglio Comunale Milano
    Carlo Monguzzi Presidente Commissione Consiliare Mobilità e Ambiente Milano

    Apertura dei lavori: Eugenio Costa Montabone Editore, Ideatore del convegno
    Modera l’incontro: Fabio Pizzul, Giornalista

    Interventi di:
    Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori Artisti DAMSS, Designer, Stilisti
    Renata Pompas Giornalista, Saggista

    Sfilata abiti scultura DAMSS

    Aurora Magni Presidente BLUMINE /sustainability-lab, Docente LIUC, Università Cattaneo
    Christian Tubito Project Manager, Innovation&Research MATERIAL CONNEXION ITALIA
    Alex Veronelli AURIFIL srl, filati di puro cotone per il ricamo, cucito creativo ed arte tessile
    Adriano Bassi Presidente Associazione Dante Alighieri Milano, Direttore d’Orchestra, Musicologo
    Carlo Montalbetti Direttore Generale COMIECO
    Paolo Galli Direttore Comitato Scientifico BIO-ON

    La partecipazione è gratuita ma è vincolante la preregistrazione
    [email protected] e http://comune.milano.it/salaalessi

  • L’economia cooperativa nella provincia di Bergamo

    Fari accesi sull’impresa cooperativa e sull’economia sociale come modelli di sviluppo sostenibile al convegno «Imprese cooperative a Bergamo. Valori comuni e specificità» in programma lunedì 18 giugno all’Università Studi di Bergamo, nella sala Galeotti in via dei Caniana 2, dalle ore 15.30 alle 19.00. Una giornata che sarà l’occasione per fare il punto sull’economia cooperativa in Bergamasca sulla base dei dati e dei modelli di analisi contenuti nella ricerca svolta da Annalisa Cristini, Mara Grasseni e Silvana Signori  del Centro sulle Dinamiche Economiche, Sociali e della Cooperazione (CESC) dell’Università di Bergamo per conto di Confcooperative Bergamo e CSA Coesi, con il contributo della Camera di Commercio di Bergamo.

    «Questa ricerca si sviluppa attorno a due principali interrogativi messi in evidenza a conclusione della prima ricerca condotta sempre dal CESC con particolare attenzione alle cooperative sociali – sottolinea Giuseppe Guerini, presidente di Confcooperative Bergamo -. Da un lato c’è il tema centrale della mutualità, concetto proprio e comune alle cooperative, e il suo ruolo nel determinarne le dinamiche imprenditoriali ed economiche. Dall’altro lato c’è l’eterogeneità del mondo cooperativo, con focus sulle imprese distinte tra diverse categorie e settori produttivi».

    Oltre alla presentazione della ricerca e al punto di vista di diversi attori economici e sociali del territorio, il convegno sarà anche l’occasione per illustrare le collaborazioni in essere tra Confcooperative Bergamo e Università degli Studi di Bergamo.

    «L’università degli Studi di Bergamo – sottolinea il Rettore, Remo Morzenti Pellegrini –crede nell’impresa cooperativa e nell’economia sociale come modelli di sviluppo sostenibile. La ricerca realizzata dal CESC-Università di Bergamo sul modello cooperativo bergamasco è un tassello fondamentale per la pianificazione delle prossime strategie in continuità all’impegno preso nel 2016 e nella consapevolezza che senza rafforzare le competenze del “capitale umano cooperativo” sarà difficile affrontare le sfide con cui ci stiamo confrontando».

  • Axpo Italia acquisisce il 5% di Alleanza Luce&Gas SpA

    Per assicurare al consumatore il massimo della libertà di scelta, e la possibilità di optare fra operatori che competono fra di loro in modo sano, l’Europa ha deciso di mettere al centro delle proprie politiche i processi di liberalizzazione del mercato dell’energia. E così nascono non solo nuovi operatori, ma vengono a crearsi anche interessanti collaborazioni, affinché il servizio sia sempre più efficiente e il mercato avanzato.

    In un settore così variegato, dove negli ultimi anni si è assistito alla nascita di diverse aziende, l’offerta per il cliente è diventata differenziata e molto vantaggiosa: confrontando le varie società, infatti, il consumatore può raggiungere un importante risparmio in bolletta, ad esempio optando per il prezzo fisso o per fasce orarie differenziate. Tuttavia, per giudicare la bontà di un’offerta, è innanzitutto necessario vagliare a fondo la competenza del soggetto che la propone: quanto più quest’ultimo è integrato nella filiera della produzione dell’energia elettrica, più alta è l’affidabilità.

    Ed è alla luce di queste considerazioni che Axpo Italia e Coop Alleanza 3.0 hanno deciso di unire le loro forze, con l’acquisizione del 5% del capitale di Allenza Luce e Gas SpA. Axpo Italia, da 18 anni attiva sul territorio italiano nel trading energetico e nella vendita di energia e gas, parteciperà al progetto Luce e Gas di Coop Alleanza 3.0 fornendo energia, nonché aprendo la propria attività di vendita ai clienti e ai soci di Coop, proprio tramite i servizi di Luce&Gas Coop.

    Mercato liberalizzato: opportunità e vantaggi

    Sono ben 9 milioni gli italiani che, oggi, hanno deciso di approfittare di una fornitura di energia dal mercato libero, ben un cliente su quattro sul totale delle utenze. Una cifra destinata ad aumentare sensibilmente in futuro, non solo poiché queste offerte risultano sempre più appetibili, ma anche poiché entro il 2019 decadrà il regime di maggior tutela per l’energia elettrica. Questo significa che il consumatore non solo potrà scegliere l’offerta che maggiormente risponde alle proprie esigenze, ma potrà anche approfittare di innovativi servizi aggiuntivi, ad esempio optando per strumenti d’assistenza avanzata, preferendo forniture provenienti da fonti rinnovabili, approfittando di sconti con i partner, raccolte punti e moltissimo altro ancora.

    Dinnanzi a un mercato sempre più variegato, con una moltiplicazione sensibile delle proposte, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) ha deciso di vagliare la qualità di quest’offerta, creando l’apposito indice IQT. L’attività di monitoraggio ha dimostrato tutta la bontà del mercato dell’offerta dell’energia, considerando come si sia assistito a un incremento di tutti gli indici qualitativi, dal 2008 al 2012:

    • +69% accessibilità al servizio;
    • +95% qualità del servizio;
    • +7% soddisfazione dei clienti.

    Mercato liberalizzato: più occupazione

    Libero mercato e maggiore concorrenza sono due fattori che impongono agli operatori, affinché rimangano competitivi e scongiurino il rischio di chiusure anticipate dei contratti da parte degli utenti, una vera e propria evoluzione strategica, tattica e operativa. Un mercato altamente competitivo, infatti, stimola un migliore mix di prodotti e servizi, nonché richiede il potenziamento di diverse unità aziendali.

    Ed è proprio per questo motivo che Axpo Italia, con l’investimento in Alleanza Luce e Gas, ha deciso di ampliare ulteriormente le proprie attività per raggiungere il settore domestico. Un processo che avviene tramite un ampliamento dell’organico e un’importante ristrutturazione, con la scelta di profili professionali altamente specializzati, maggiori risorse umane e molto altro ancora. in un settore che ha saputo adeguatamente affrontare la crisi, considerando come dal 2007 a oggi siano stati creati ben 20.000 posti di lavoro.

    Simone Demarchi, Amministratore Delegato di Axpo Italia, ha quindi commentato con entusiasmo e ottimismo questo nuovo percorso, sottolineandone tutte le potenzialità di crescita: “Axpo deve garantire la redditività in un contesto di mercato difficile. Questo include anche lo sviluppo di nuove aree di business attraverso partnership mirate e la generazione di reddito aggiuntivo con iniziative tese ad ampliare la nostra offerta sul mercato.”