Costi dell’energia, molte fonderie sono costrette ad alzare bandiera bianca

Il problema energetico continua ad essere uno dei fardelli più grandi che si porta dietro la ripresa economica globale.
L’aumento dei costi dell’energia sta interessando tutti i settori economici e produttivi, ma chiaramente colpisce principalmente quelle attività considerate “energivore”.

Attività colpite dalla crescita dei costi dell’energia

fonderiaL’esempio più eclatante sono le fonderie, che per loro natura debbono tenere i forni accesi 24 ore su 24. Con il costo dell’energia schizzato a livelli record, per molte aziende la situazione è diventata insostenibile.
Nell’ultimo periodo in tutta Europa una lunga lista di fonderie di alluminio ha dovuto ridurre la produzione. C’è anche chi addirittura ha dovuto chiudere, in attesa di tempi migliori. E questa lista già lunga cresce di giorno in giorno.

Tagli produttivi e chiusure

I problemi provocati dal caro energia al conto economico, ha costretto a operare un taglio produttivo netto nella fonderia più grande d’Europa, l’Aluminium Dunkerque Industries France, e nella seconda più grande, San Ciprian di Alcoa. Il lungo elenco delle fonderie colpite si estende però dall’est Europa in tutto il resto del continente.
Le uniche fonderie che finora sono riuscite a rimanere in piedi sono quelle che hanno stipulato con i broker regolamentati contratti di fornitura energetica a lungo termine.

Redditività compressa

Tra fagli produttivi e chiusure, si parla di circa 35.000 tonnellate in meno l’anno di alluminio, che si sommano alla riduzione produttiva già avvenuta lo scorso anno.
Il problema è che l’impennata del costo dell’energia in tutta Europa ha compresso la redditività delle fonderie, spingendola finanche in territorio negativo.

Siccome nel breve termine non è facile trovare delle soluzioni, visto che gli indicatori di trend del costo dell’energia indicano semmai altri rincari, questo comporta una pressione al rialzo sui prezzi dell’output finale.
Intatti il prezzo dell’alluminio Infatti è risalito sui massimi di 2 mesi sotto la spinta crescente delle preoccupazioni per la scarsa offerta dovuta ai costi di produzione sempre più elevati.