Fare il ritrattista non è un mestiere semplice, soprattutto perché si ha sempre a che fare con le aspettative. Le aspettative di chi, per un motivo o per un altro, ti commissiona un ritratto e si aspetta qualcosa che risponda alla sua domanda. Il problema è che spesso anche questa domanda non è chiara a chi ordina il ritratto, e compito dell’artista è saper trovare risposte a domande anche poste in maniera indefinita. In primo luogo bisogna capire perché il cliente sta commissionando un ritratto e con quale carico di emozioni aspetta il quadro che stai facendo. Non è facile, perché ci sono tanti tipi di ritratti, c’è il ritratto celebrativo, il ritratto fisiognomico, il ritratto psicologico, il ritratto come citazione e per ognuna di queste categorie si possono aprire strade diverse e anche in contraddizione tra loro. Nel ritratto da foto è poi importante scegliere una foto che si presti al lavoro in maniera ottimale. Non sempre si ha la possibilità di scegliere la foto, perché magari il cliente che commissiona il lavoro ha una sola foto del soggetto da ritrarre, oppure ti sta ordinando un ritratto da quella foto proprio perché è affezionato a quella precisa foto anche se non è la migliore per lavorarci sopra.
Un capitolo a parte sono i ritratti da foto di bambini. Negli anni ho imparato a rifiutare alcuni lavori dedicati ai bambini in quanto spesso per un genitore, animato dall’idea di avere un bel quadro che ritragga il figlio, è difficile poi accettare un risultato dove l’immagine del figlio stesso viene stravolta ai fini della composizione formale e cromatica che deve portare a nuovi equilibri se vogliamo fare arte e non semplici pannelli decorativi. Spesso un bel quadro necessita di una spinta drammatica che comunichi la propria potenza allo spettatore, e quando questa spinta è associata al volto di un bambino il dramma si amplifica e non sempre un genitore può sostenere l’impatto di un ritratto eseguito con questa prospettiva.
Essendo specializzato in ritratti d’arte digitale, il cui stile è spesso identificato come pop art, alcuni committenti poi sono condizionati dai “precedenti illustri”. Vogliono allora il “ritratto come la Marilyn” , senza capire che rischiano solo una piatta imitazione di un’icona della Pop Art. In questi casi suggerisco sempre di allargare il proprio orizzonte da obiettivi di pura imitazione di uno stereotipo artistico. Non sempre è possibile, e visto che tecnicamente posso fare tutte le Marilyn che vuole il cliente, a volte mi adeguo per quieto vivere, anche se spesso introduco qualcosa nel quadro per non farlo essere la piatta imitazione che vuole il cliente.
Non riuscire a soddisfare le aspettative di chi ordina un ritratto da foto porta a volte al paradosso di avere sotto mano un quadro veramente bello che però non convince il cliente. Visto che fare quadri belli dovrebbe essere obiettivo di ogni artista, spesso mi sono ritrovato a fare diverse versioni dello stesso ritratto da foto, alcune realizzate con l’obiettivo di accontentare il cliente avendone capite le aspettative, altre per soddisfare l’esigenza di ogni artista di essere libero nel suo percorso di creazione. Anche grazie a questo compromesso (che in realtà mi porta a volte a lavorare il doppio sullo stesso ordine) fortunatamente il tasso di soddisfazione dei miei committenti è quasi il cento per cento. E dove non sono riuscito a interpretare il lavoro che mi veniva richiesto, in genere ciò è avvenuto per una mancata comunicazione tra l’artista ritrattista e il cliente in fase di preparazione del lavoro.