Malgrado gli ultimi mesi abbiano continuato a offrire un contesto generale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, le economie emergenti non sembrano averne sofferto troppo. Anzi, lo scenario futuro potrebbe essere ancor più favorevole.
Il fattore politico e le economie emergenti
Durante il corso dell’anno si contano elezioni in oltre 70 paesi, che rappresentano più della metà del PIL a livello globale. Questo dato già fa capire quanto la politica sarà importante per il futuro delle economie emergenti. Ma proprio sotto questo aspetto arrivano le notizie migliori, dal momento che la stabilità in molti paesi dovrebbe offrire sollievo gli investitori e dare beneficio ai sistemi economici.
Ad eccezione del dramma che sta vivendo il Venezuela, quasi ovunque le elezioni si sono svolte in un contesto senza violenze di rilievo. Inoltre nella gran parte dei casi chi era al governo è stato confermato, e solitamente la stabilità e la continuità a livello politico rappresenta un vantaggio per le economie emergenti, perché mandano segnali di mercato intriganti agli investitori internazionali.
I casi più interessanti
Tra i vari contesti che meritano una certa attenzione, spiccano soprattutto Messico, e Sudafrica e India.
Il paese centroamericano ha visto il trionfo politico di Claudia Sheinbaum, con l’appoggio del presidente uscente. Nel prossimo futuro sarà il rapporto politico con gli Stati Uniti, e quindi con il prossimo presidente USA, a recitare un ruolo importante. Ma altresì saranno importanti le mosse di politica monetaria della Fed e l’andamento del dollaro, che di recente si è indebolito (anche se la formazione di un diamante Diamond pattern lascia aperta ogni ipotesi per il futuro).
Sud Africa e India
In Sudafrica, nonostante il partito African National Congress abbia perso la maggioranza, la creazione di una coalizione di governo alimenta le speranze di continuità politica necessarie per le riforme strutturali. Per questa economia emergente c’è da sottolineare la ricchezza di minerali molto ambiti da Stati Uniti e Cina per la transizione energetica globale.
Poi c’è l’India, dove il presidente Narendra Modi ha ottenuto un terzo mandato, pur con una maggioranza più risicata. La stabilità politica dell’India sta favorendo la sua crescita costante, ma il suo ruolo sempre più importante nelle catene di produzione globale lo espongono alle perturbazioni del commercio mondiale.