
Nel comunicare, gli esseri umani si modificano e si influenzano a vicenda. Inevitabilmente si producono effetti sull’interlocutore, con cognizione di causa o “per sbaglio”. E, con le cose che diciamo a noi stessi, produciamo effetti su noi stessi.
Il tema della motivazione sul lavoro è stato affrontato da molteplici punti di vista.
Il più bel destino, la più grande fortuna, che può capitare a un essere umano, è di essere pagato per fare ciò che ama (Abraham Maslow)
Ma che cosa facciamo, concretamente, quando motiviamo qualcuno? Su quali elementi facciamo leva?
Per rispondere a queste domande prenderemo spunto dal film “Bravehearth – cuore impavido” nel quale Mel Gibson interpreta il ruolo del protagonista. Una parte famosa del film è il discorso motivazionale prima della battaglia.
Affrontando questo tema c’è una cosa che è importante sottolineare per non cadere in fantasie di onnipotenza: non si può persuadere o motivare chi non ha la disposizione a lasciarsi convincere. Il risultato di un “discorso motivazionale”, come quello che vedremo, non dipende solo dalle abilità di Bravehearth, ma dalla relazione tra lui e i suoi interlocutori, che non sono semplici oggetti passivi.
Il testo del discorso
Un soldato: È William Wallace!
Un soldato: Non può essere, Wallace è più alto!
Un nobile: L’onnipotente dice che sarà una grandiosa battaglia, il fior fiore di Scozia vi partecipa!
Un nobile: Attendo il tuo saluto!
Wallace: Per la vostra presenza su questa campo di battaglia io vi ringrazio.
Un nobile: Questo è il nostro esercito, per unirti ad esso devi porgere omaggio!
Wallace: Io porgo omaggio alla Scozia! E se questo esercito è vostro, perché se ne sta andando?
Un soldato: Non siamo venuti a combattere per loro!
Un soldato: A casa! Gli inglesi sono più di noi!
Wallace: Figli di Scozia! Io sono William Wallace!
Un soldato: William Wallace è alto due metri!
Wallace: Si, l’ho sentito dire! E uccide i nemici a centinaia! E se ora fosse qui, istruggerebbe gli inglesi con palle di fuoco dagli occhi, e fulmini tonanti dal culo!
Sono io William Wallace, ed ho dinanzi agli occhi un intero esercito di miei compatrioti decisi a sfidare la tirannia! Siete venuti a combattere da uomini liberi… e uomini liberi siete, senza libertà cosa faremo? Combatterete?
Un soldato: No, non combatterò!
Un soldato: Contro quelli no! fuggiremo! … e resteremo vivi!!!
Wallace: Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo… almeno per un pò…
… agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l’occasione, solo un altra occasione, di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà!
Nell’articolo Motivare come Bravehearth presentiamo un’analisi, frase per frase, di quello che rende motivante questo discorso.