Comunicare con i nostri genitori anziani.

Comunicare con i nostri genitori anziani.

Imparare ad andare d’accordo con i propri genitori è un’investimento che dà immediatamente sui frutti. Prima iniziamo ad occuparci di questo, meglio riusciremo a creare un ambiente di convivenza nella nostra famiglia, tutti i livelli, imparando a sentirci bene anche noi stessi. Dal punto di vista psichiatrico, l’importante non è che uno sia giovano vecchio; il proprio tempo la propria coscienza ad un obiettivo da perseguire con dedizione, e segue la persona, a prescindere dall’età, alla sensazione di vivere un’esistenza di valore, degna di essere vissuta; in una parola, se è capace di realizzarsi interiormente, qualsiasi età lei abbia. (Victor Frankl).

Creare una buona convivenza all’interno di una famiglia ampia non è un obbligo né tanto meno un dovere. È semplicemente un atto d’amore cosciente che ci porta sentirci bene con i stessi con gli altri. Se l’obiettivo sentirci bene, non abbiamo niente da perdere; eliminiamo solo le tensioni, le piccolezze, i timori e le ansie. Il timore è l’ansia, le tensioni e le preoccupazioni della mente, ci tolgono la libertà di sperimentare il nostro potenziale. Il primo passo decidere se effettivamente c’interessa stare bene con i stessi. Una buona convivenza con gli altri dipende, da come ci sentiamo con i stessi e dal lavoro (cosciente) che faremo per riuscirci. Una volta compiuto questo primo passo, ci renderemo conto che le nostre relazioni con gli altri, e di questi con noi, miglioreranno progressivamente, e tutti i suggerimenti che proponiamo per raggiungere questo scopo, saranno più motivanti inefficaci. Che cosa possiamo fare quotidianamente per sentirci a nostro agio nelle nostre relazioni? Cercare trovare soluzioni che migliorino il nostro benessere emozionale. Parlando si comprende la gente, e parlando di noi stessi e della nostra situazione emotiva, e ascoltando gli altri condividere i propri punti di vista e le proprie emozioni, possiamo constatare che ci sono sempre delle soluzioni, indipendentemente dai problemi che ci turbano. Ad un certo punto del mio percorso personale mi resi conto che gran parte dei problemi e delle incomprensioni reciproche di cui ero stato protagonista, e che avevo vissuto e stavo ancora vivendo, si sarebbero potute evitare se avessi saputo che esistevano alternative più efficace soddisfacenti, e che non era poi così difficile metterli in pratica. Molti anni fa si constatò che i nostri stati motivi mentali hanno un effetto profondo sulla longevità sulla qualità di vita. Si evidenziò che l’interpretazione della realtà, i pensieri e le emozioni esercitano un grande potere sul funzionamento del cervello, del sistema endocrino (ormonale) e del sistema immunologico. Quest’influenza si trasmette attraverso dei messaggeri chimici chiamati neuropeptidi, che vengono liberati con ogni emozione e captati rapidamente dalle cellule di sistemi immunologico, endocrino e nervoso, riguardando direttamente il funzionamento degli stessi. Le emozioni positive (soddisfazione, allegria, amore, entusiasmo, successo, eccetera.) Liberano endorfine che agiscono sul cervello sui sistemi endocrino e immunologico in modo positivo, creando una maggior resistenza alle malattie, è un miglior stato di salute generale. Al contrario le emozioni negative (risentimento, fronti, frustrazione, rabbia, paura, tristezza, eccetera.) Liberano altre sostanze che hanno un impatto dannoso sul cervello sui sistemi endocrino ed immunologico provocando una minore resistenza le malattie, è un peggiore stato di salute generale. In questo modo, il fatto di non sentirci bene nella nostra realtà può arrivare a produrre importanti alterazioni sullo stato generale di salute fisica e mentale, e può contribuire ad un invecchiamento più rapido e addirittura soffrire malattie di vario tipo come tumori, problemi cardiovascolari, ulcere, eccetera. Applicato le relazioni con persone anziane, ciò spiega che loro decadimento fisico mentale, così come la conseguente più accelerata perdita della propria indipendenza, si producono con maggiore frequenza in famiglia e in ambienti in cui, per una qualunque ragione, la convivenza non funziona. Con l’obiettivo di aprirci ad una comunicazione reciproca, in modo più simpatico ed efficace.

 

Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa