Autore: Donati Rosanna
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HAN YUCHEN. Tibet, splendore e purezza
Dal 14 luglio, e per la prima volta nella Capitale, Palazzo Bonaparte ospita un’ampia retrospettiva dedicata al grande Maestro della pittura a olio della Cina contemporanea Han Yuchen.
Il Tibet, la sua gente, i suoi paesaggi, la sua anima. Un’immersione nella bellezza naturale e spirituale del Tibet, il “Tetto del mondo”, ma anche una galleria di ritratti di chi quell’immenso altopiano lo vive.
La mostra HAN YUCHEN. Tibet, splendore e purezza testimonia – attraverso un percorso di circa 40 opere, molte delle quali di grandi dimensioni, divise in tre sezioni (Paesaggi, Ritratti e Spiritualità) – il profondo legame morale e spirituale che unisce la famosa regione autonoma della Cina all’insigne pittore cinese Han Yuchen.
Come spiega Nicolina Bianchi, curatrice della mostra: “Nel Tibet di Han Yuchen il paesaggio e l’uomo diventano protagonisti di una stessa storia misteriosa, quasi impenetrabile, dove genuina fierezza e quotidianità convivono e si incontrano nella purezza di luce dei luoghi e dell’energia vitale dei personaggi che li animano. Pastori, guardiani, nomadi, monaci che con saggezza condividono il tempo e lo spartiscono nel loro vivere semplice e autentico”.
Così Gabriele Simongini, cocuratore della mostra: “Han Yuchen sente con grande disagio che
l’impressionante progresso tecnologico del nostro tempo e la smania di una continua crescita economica corrispondono per contrasto a un crescente impoverimento morale e a un degrado dell’universo personale e dei rapporti umani. Per lui il Tibet è una sorta di “patria” dell’anima, perduta e originaria, da ritrovare. Il suo è un realismo etico che intende offrire un modello ideale e forse utopistico per una vita più semplice e spirituale”.
Un artista molto legato ai valori tradizionali e alla qualità della pittura ma anche caratterizzato da una fortissima passione per l’arte europea dell’Ottocento, tanto da aver creato nel 2007 il Museo d’Arte Han Yuchen nella città di Handan, con opere di Millet, Corot e Goya, solo per citare tre nomi eccelsi.
Ricollegandosi soprattutto all’esempio di Millet, il Maestro cinese ha fatto di una pittura limpida e poetica il suo segno di riconoscimento, una cifra stilistica diretta e semplice come la vita dei tibetani che ha scelto di immortalare, rievocando per certi aspetti un realismo di matrice ottocentesca, ricco di valori etici e ideali, che si fonde con le capacità tecniche sviluppate in Cina nell’ambito della pittura ad olio.
Una volta individuati i soggetti più coinvolgenti, Han Yuchen li traduce – attraverso un’indubbia sapienza pittorica e una spiccata capacità di elaborare ampie sintesi paesaggistiche o meticolosi dettagli – in ritratti e opere dove le vesti, gli ornamenti e gli oggetti della vita quotidiana o delle cerimonie ci restituiscono un’immagine emozionante del lontano Tibet.
Con il patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, l’esposizione HAN YUCHEN. Tibet, splendore e purezza è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Segni d’arte, ed è curata da Nicolina Bianchi e Gabriele Simongini, con catalogo Skira.
La mostra vuole rendere omaggio al rafforzato dialogo socio-culturale Italia-Cina, ma anche far risaltare alcuni dei profondi e più recenti cambiamenti della società tibetana acutamente rappresentati dalla pittura a olio del Maestro di Jilin. -
RISONANZA CINESE AL VITTORIANO DI ROMA
Roma, 10 luglio 2018 – Il Vittoriano torna a ospitare un evento che porta per la prima volta nella Capitale i più rappresentativi maestri cinesi del ‘900, sulla base del rapporto consolidato tra Arthemisia e l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dopo il grande successo ottenuto nel 2017 dalle rassegne dedicate all’arte contemporanea cinese come la collettiva “Arte e Pace. L’arte contemporanea cinese” e le monografiche “Epos. La lirica della luce” di Chao Ge, “The timeless dance. Beyond the mountains” di Mao Jianhua e “The eternal melody of chubby lady” di Xu Hong Fei.
Dopo il grande successo di pubblico di Parigi al Palais Brongniart e in Cina presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Cina (Hangzhou), con oltre 150 opere e 62 diversi artisti, la mostra Risonanza cinese – curata dallo storico dell’arte e saggista Claudio Strinati, dal critico d’arte editore e direttore di Segni d’Arte Nicolina Bianchi e da Zhang Zuying, Direttore dell’Istituto di Pittura a olio dell’Accademia Nazionale cinese di Pittura – offre una panoramica completa sulla pittura a olio contemporanea cinese e sulla sua progressiva evoluzione, favorita anche grazie alla decisa azione riformatrice e strutturale che ha visto la Cina protagonista negli ultimi 30 anni.
Il percorso espositivo, contraddistinto da una sequenza interrotta da capolavori assoluti, oltre che specchio di una civiltà in continuo fermento, simboleggia il tracciato vivido di profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato la storia di una Nazione.
La mostra Risonanza Cinese con il consenso del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, è organizzata dall’Accademia Nazionale Cinese di Pittura e dalla Fondazione Letteraria ed Artistica Cinese, realizzata dall’Istituto di Pittura a Olio dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura. L’esposizione gode del supporto accademico dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, con la collaborazione della Casa Editrice Conoscenza Mondiale, della Galleria d’Arte Han Yuchen di Handan, di Comunicazione e Cultura Jiarun Srl di Weihai e di Comunicazione e Cultura Shihua Srl. Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a cura del Gruppo Arthemisia.
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OLIO DI PALMA; CAMPAGNE LIBERALI: LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE. UE ELIMINA ETICHETTE ‘SENZA’
“Le etichette “senza” sono ingannevoli. Finalmente il Parlamento europeo ha chiesto di eliminarle. Il voto di ieri all’emendamento promosso dai parlamentari italiani è benvenuto e sacrosanto. Le etichette “senza” ingannano il cittadino consumatore. Le diciture “senza olio di palma” e “senza OGM” sono utilizzate per catturare i consumatori illudendoli che il contenuto degli alimenti sia più salutare. Come ha dimostrato la nostra ricerca, all’assenza di Olio di Palma non corrisponde sempre un miglioramento del prodotto. Molte aziende hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti senza ridurre però l’apporto di grassi saturi”. E’ il commento della piattaforma Campagne Liberali.
“Le etichette “senza” sono parte della guerra commerciale che alcune aziende alimentari hanno innescato per provare ad accaparrarsi più clienti in un momento in cui il mercato era pericolosamente stagnante.
Il voto di Strasburgo – continua la nota – giunge nel momento in cui alcune aziende alimentari hanno autonomamente deciso di abbandonare la dicitura “senza”, ormai convinte che come strumento commerciale funziona poco e che soprattutto non è uno strumento etico, perchè manipola il consumatore”.“La decisione dei parlamentari europei è la risposta della scienza alle bufale che sono state inventate per discriminare l’olio di palma. In questi anni, aziende, associazioni di consumatori e soprattutto associazioni di categoria, hanno diffuso informazioni false e distorte per convincere i consumatori della pericolosità dell’olio di palma. I consumatori non sono stupidi, e hanno capito. Auspichiamo quindi che la Commissione prenda in considerazione il voto del parlamento. Le industrie alimentari – conclude Campagne Liberali – sono libere di formulare i loro prodotti alimentari come meglio credono ma non di discriminare e demonizzare determinati ingredienti confondendo i consumatori con informazioni inutili e fuorvianti”.
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TURISMO ITALIA: FEDERTURISMO E COMPETERE LANCIANO LA SFIDA ALLA POLITICA
Roma, 8 Febbraio 2018 – Competere, in partnership con Federturismo, ha presentato oggi, presso il Senato della Repubblica, il documento “Turismo Italia – Strategie e proposte per la crescita” che contiene 17 proposte articolate in punti programmatici per la crescita e la competitività dell’industria turistica. Alla presentazione, oltre al presidente di Federturismo Gianfranco Battisti e al presidente di Competere Pietro Paganini, si sono confrontati anche esponenti del governo e dei partiti candidati alle prossime elezioni, fra i quali Francesco Palumbo – Direttore Generale Turismo del MiBACT, Loredana Capone – Partito Democratico, Gian Marco Centinaio – Lega Nord, Edoardo Colombo – 10 Volte Meglio, Mattia Fantinati – Movimento 5 Stelle, Carlo Fidanza – Fratelli d’Italia e Licia Ronzulli – Forza Italia.
Il documento programmatico “Turismo Italia” è indirizzato ai movimenti politici e ai candidati, ma, contemporaneamente, anche a stakeholder e cittadini: uno strumento utile a comprendere le problematiche del settore turistico italiano e le possibili soluzioni, ma anche per misurare l’azione della politica e i suoi risultati. Le proposte contenute al suo interno affrontano diversi nodi ancora irrisolti della filiera e sono divise per aree tematiche. In particolare viene analizzato il contributo del turismo all’economia italiana, più del 10% – oltre 180 miliardi di euro – del PIL nazionale e oltre 2 milioni e mezzo di occupati, e sottolineata la necessità di considerare il turismo un settore industriale a tutti gli effetti per il quale è necessaria una nuova governance che sia in grado di guidare il sistema turistico attraverso nuove sfide, con particolare attenzione ai temi dell’occupazione, della fiscalità, della burocrazia e della trasformazione digitale.
“L’Impresa 4.0 del futuro deve passare necessariamente da qui” afferma Pietro Paganini, presidente di Competere che continua “Il turismo è un settore vitale per l’Italia come dimostrano i numeri in crescita degli ultimi anni. È necessario che stia al passo con i tempi della trasformazione digitale e dell’automazione per essere competitivo a livello internazionale ed essere sempre più un volano della crescita economica”.
“I Governi e la politica possono giocare un ruolo importante nel creare le condizioni necessarie allo sviluppo del settore” conclude Pietro Paganini “Il documento ‘Turismo Italia’ è quindi un punto di partenza fondamentale per tutti i candidati e i partiti che vogliono portare avanti proposte concrete e attuabili sia nel breve sia nel medio-lungo periodo. Allo stesso tempo ha lo scopo di fornire uno strumento ai cittadini e agli operatori per misurare l’azione della politica. Riteniamo che la misurabilità dei risultati sia fondamentale e debba essere valorizzata”. -
ROMA; A CASTEL SANT’ANGELO TORNA LA PISTA DI PATTINAGGIO DEL CENTRO STORICO
Nella meravigliosa cornice di uno dei luoghi più visitati e apprezzati del centro di Roma, riapre i battenti fino al 13 febbraio, nella sua originaria location che l’ha resa unica dal 2001, la manifestazione ‘Natale a Roma’, ideata e organizzata dall’associazione ‘Il Faro’.
Grazie all’ospitalità del Municipio I e della Sovraintendenza di Roma, è stato possibile allestire in una delle aree più suggestive del centro storico una pista di pattinaggio sul ghiaccio che si sviluppa su circa 800 mq e che, pattini ai piedi, allieterà queste giornate di festa, ma anche oltre, a famiglie, ragazzi, ma anche agli innumerevoli turisti che ogni giorno passeggiano lungo le storiche strade della Capitale.
In continuità con l’esperienza pluriennale nell’ambito dell’ideazione e gestione di eventi a grande partecipazione pubblica, con le sue 50.000 presenze circa rilevate nelle precedenti stagioni, e nel rispetto della tradizionale magia natalizia, la manifestazione ospiterà anche in questa edizione 2017/2018 un calendario di appuntamenti: esibizioni di pattinatori professionisti e tanti momenti di gioco e di intrattenimento per i più piccoli; nondimeno sarà luogo di partecipazione per alcune iniziative di solidarietà, realizzate in collaborazione con le associazioni territoriali.
La manifestazione resterà aperta tutti i giorni dalle ore 10,00 alle ore 24,00. Il costo del biglietto intero è di 10,00 €, per i bambini al di sotto dei 14 anni e accompagnati il costo è di 8,00 €. Tutte le informazioni sul sito internet www.natalearoma.it
E per restare aggiornati su tutte le iniziative e promozioni in corso anche la pagina FB @romasulghiaccio – Infoline al numero 339 7650850.
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ATTUALITA’; UN LIBRO CON IL MEGLIO DI “PNR”, IL NEWSZINE CHE PROPONE L’AGENDA POLITICA DEL 2018
Con il 2018 arriva il nuovo libro “Un Anno di Paganini non Ripete” edito da Pietro Paganini e Benedetta Fiani. Il testo raccoglie i contributi di Pietro Paganini e degli autori dell’ originale ed innovativo newszine settimanale ‘PNR – Paganini non Ripete’ che offre un’agenda 2018 per il lavoro, il welfare, la scuola, e in generale la società e l’economia, in vista delle prossime elezioni.Il libro è organizzato in un percorso rapido, suddiviso in quattro sezioni: Diritto e Giustizia, Economia, Filosofia, Innovazione. Ciascuna offre strumenti per far luce sulle problematiche più attuali, soluzioni e chiavi di lettura per chi vuole formarsi una propria opinione.“L’obiettivo è quello di riproporre al lettore il lavoro di un anno intero, in una sintesi fruibile e facile da leggere. Il nostro obiettivo è quello di dare ai partiti e movimenti politici idee sulle riforme da fare. Tuttavia, non offriamo solo delle ricette, ma un’analisi più profonda delle dinamiche sociali e delle radicali trasformazioni in corso. Ai candidati offriamo uno strumento per comprendere i fenomeni e per provare a dare delle soluzioni” – così l’ideatore del nuovo newszine, Pietro Paganini – “Il testo raccoglie il pensiero di molti professionisti, politici, manager, accademici e ricercatori su quanto sta avvenendo nei loro campi e discipline di interesse. Ogni nostro articolo risponde a due domande: perché è importante affrontare alcuni problemi più di altri e come risolverli”.“L’approccio – conclude Paganini – è quello del liberale classico. Infatti, nel solco delle politiche di modernizzazione e semplificazione burocratica sostenute dai Governi di Silvio Berlusconi e riproposte nell’attuale campagna elettorale dalla coalizione di centro destra, offriamo un’agenda Liberale, che affronta i problemi secondo il metodo sperimentale con l’obiettivo di migliorare la convivenza tra cittadini e di aumentarne la prosperità”. -
WORLD PASTA DAY; PAGANINI (COMPETERE): NO A PROTEZIONISMO PER PROMUOVERE ECCELLENZA ITALIANA
Roma, 25 ottobre 2017 – Si è tenuto questo pomeriggio, presso la sede di Competere.eu, un nuovo appuntamento del ciclo Tomorrowland, “Protezionismo, la nuova battaglia del grano”. Hanno preso parte all’incontro gli stakeholder del settore agroalimentare per confrontarsi e riflettere sul futuro del settore con particolare attenzione al tema della produzione e del commercio del grano, e delle recenti politiche protezionistiche che il Governo italiano ha intrapreso con il decreto a firma del Ministro Calenda e del Ministro Martina, che obbliga i pastifici ad indicare l’origine del grano sulle confezioni di pasta.
“La scelta di introdurre l’indicazione di origine del grano, oltre ad essere contro i principi fondamentali del libero scambio, è una strumentalizzazione del concetto di trasparenza che danneggia i consumatori e le industrie dell’eccellenza italiana” – afferma Pietro Paganini, Presidente di Competere. “Invece di informare meglio i consumatori, come vogliono farci credere, il Decreto li inganna. Con l’indicazione di origine si suggerisce loro che il grano italiano sia migliore di quello estero, quando non è così. Inoltre – continua Paganini – viene arrecato un grave danno ai produttori di pasta che, per mantenere alto lo standard qualitativo e quantitativo, devono obbligatoriamente importare grano da altre nazioni”.
“E’ protezionismo grossolano. Il protezionismo ha sempre delle conseguenze negative e non sarà l’etichettatura obbligatoria a migliorare o ad aumentare la produzione italiana. Infatti questo decreto presumibilmente sarà impugnato dall’UE. Per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno organizzare questo confronto nel quale si è discusso di come portare avanti una vera e propria politica agraria e industriale che promuova l’evoluzione dell’agricoltura e le eccellenze industriali del nostro paese” – puntualizza Paganini.“I punti da cui partire sono: studiare una vera riforma agraria per limitare l’eccessiva frammentazione della filiera, adottare delle politiche flessibili per l’approvvigionamento di grano e – conclude – fare rete, cioè condividere conoscenze, tecnologie e modelli di coltivazione”.
Nei prossimi giorni Competere produrrà un documento programmatico che conterrà tutti i punti sollevati durante l’incontro. Il documento sarà presentato ai Ministri dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico e alle Commissioni parlamentari competenti.
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SCIENZA; CAMPAGNE LIBERALI: DEMONIZZAZIONE COLOMBO E’ POSIZIONE CONTRO L’IDEA DI SVILUPPO
Roma, 12 ottobre 2017 – Nel giorno dell’anniversario che celebra l’approdo di Cristoforo Colombo sulle coste caraibiche, le polemiche oltreoceano gettano ombra sul valore immenso della scoperta.
“Gli esploratori come Colombo iniziarono a seguire il metodo sperimentale, anticipando le mosse della scienza moderna” – afferma l’associazione Campagne Liberali – “ed è anche grazie alle scoperte come quella dell’America che la superstizione e la stregoneria sono state superate, accelerando lo sviluppo tecnologico e la comprensione scientifica del mondo”.
“Certamente Colombo era un esploratore e un colonizzatore, ma le proteste che hanno avuto luogo in questi giorni sono incomprensibili” – continua la nota di Campagne Liberali. “Sarebbe stato bello non aver dovuto studiare sui libri di scuola le nefandezze compiute a danno delle popolazioni indigene dagli europei, ma ciò non sposta nemmeno di una virgola l’immenso valore scientifico della scoperta. Grazie alla curiosità e all’ingegno di tanti uomini come Cristoforo Colombo, si sono poste le basi dello sviluppo dell’uomo, da un punto di vista economico, sociale e tecnologico. Più semplicemente abbiamo costruito il progresso di oggi”.
“Cristoforo Colombo deve continuare ad essere celebrato senza polemiche strumentali e tendenziose” – conclude Campagne Liberali. “Allo stesso modo dobbiamo continuare a raccontare la Storia, sviscerandone anche gli aspetti più crudi, gli stessi che hanno reso il mondo di oggi meno crudele e più attento al prossimo”.
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UNIVERSITA’: PAGANINI: PER ALLINEARCI BASTA COPIARE NORD EUROPA
Roma, 6 ottobre 2017 – “Le riforme della scuola proposte negli ultimi anni non hanno avuto il coraggio di dare seguito a quella rivoluzione scolastica che avrebbe dovuto, già da tempo, trasformare radicalmente il metodo di apprendimento degli studenti”. Così in una nota Pietro Paganini, presidente di Competere e fondatore, insieme a Mario Lupo e Giammarco Brenelli, di Campagne Liberali, commentando i dati Eurostat e Ocse che danno conto del preoccupante quadro attorno all’istruzione italiana e dell’invecchiamento del corpo docente italiano.
Nella scuola primaria italiana il 52,7% delle maestre ha più di 50 anni. Se si guarda alle secondarie di primo grado la percentuale sale al 54,3%. Mentre in quelle di secondo grado si sale addirittura al 59,6%. Il confronto con le altre nazioni europee è impietoso. Non migliora la situazione sul versante opposto, quello degli studenti. Secondo l’Ocse appena il 20% dei giovani tra i 24 e i 35 anni è laureato, contro una media del 30% dei Paesi membri.
“Una vera riforma della scuola deve mettere in chiaro le sue priorità: mi riferisco all’abolizione del valore del titolo di studio, dei concorsi, dei compiti a casa e alla riorganizzazione degli orari didattici” – continua Pietro Paganini.
“Sono ricette semplici e di buon senso, ma soprattutto indispensabili per allinearsi alle medie europee e tornare a competere su scala globale. Non richiedono un grande sforzo, basterebbe copiare dai paesi del Nord Europa”- conclude Paganini.
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Cantagiro 2017: tutto pronto per la finale
Roma, 28 settembre 2017 – Si rinnovano anche quest’anno attesa e fermento a Fiuggi in previsione delle battute finali del mitico Cantagiro, una delle più note manifestazioni musicali di tutti i tempi.
Fino al 7 ottobre, infatti, il Teatro Comunale ospiterà semifinali nazionali, finale internazionale e finalissima dell’edizione 2017 di questa storica manifestazione, che con l’occasione festeggia i suoi cinquantacinque anni.
Dopo mesi di casting, audizioni e selezioni che, da nord a sud, hanno attraversato lo stivale toccando circa 100 città sparse in tutte le regioni italiane, mancano davvero pochi giorni al momento in cui sarà decretato il vincitore di uno dei concorsi canori più longevi d’Italia, che ha sempre animato le estati del bel Paese con tour live e consacrato i successi di tanti big della canzone italiana: da Adriano Celentano, che nel maggio del 1962 la vinse con Stai lontana da me, a Peppino di Capri, da Gianni Morandi a Rita Pavone, e poi ancora Equipe 84, Nomadi, Pooh, Caterina Caselli, Little Tony, Domenico Modugno e Lucio Battisti.
E a poco più di mezzo secolo dalla vittoria del “molleggiato” un altro Celentano torna al Cantagiro: questa volta a farlo è Rosalinda, special guest di questa attesa edizione della manifestazione. Attrice e presentatrice, la Celentano ha anche partecipato al videoclip del singolo Sei Fantastico, firmato dal cantautore, paroliere e polistrumentista Mauro Pina, che proprio sul palco di Fiuggi presenterà il suo ultimo successo, l’album L’ho scritto io.
Ma gli ospiti speciali non finiscono qui: al Cantagiro 2017 parteciperanno, infatti, anche Roberta Faccani, ex voce dei Matia Bazar e oggi protagonista, con il suo timbro “black” e graffiante, dei più grandi musical italiani, e Matteo Markus Bok, il giovanissimo cantautore italo-tedesco che, dopo essersi rivelato uno dei protagonisti più talentuosi del programma Italia’s Got Talent con il brano È diventata Primavera, ha riscosso grande successo in Germania e in Austria.
Tuttavia queste saranno soltanto alcune delle novità firmate da questa edizione della manifestazione, capitanata artisticamente da Danilo Amerio, noto per aver scritto e arrangiato canzoni per i più grandi artisti del nostro panorama musicale italiano. Per festeggiare i 55 anni della kermesse canora è, infatti, appena uscito il libro Il Cantagiro dal 1962 ad oggi. Firmato da Giulia Carla De Carlo e da Jonny Triviani, il volume, che narra la storia dello storico brand, è un interessante focus su un festival che ha raccontato e continua a raccontare la storia di grandi personaggi e nuovi talenti.
Ma non è ancora tutto: quest’anno la manifestazione che ha fatto la storia della canzone italiana rientra a gamba tesa tra gli eventi che storicamente possono essere definiti “Festival” nel programma Quando i talent show si chiamavano Festival, organizzato all’interno della programmazione del Milano Music Week al via dal prossimo 20 novembre.
E infine sbarcherà in diretta streaming e sui social con il nuovo format Cantagiro Chat, un programma di approfondimento condotto dalle giornaliste Giulia Carla De Carlo e Chiara Rai con la regia di Ivan Galea. Cantagiro Chat verrà trasmesso venerdì 6 e sabato 7 ottobre direttamente da Fiuggi, dopo il festival e sulla piattaforma YouTube del quotidiano L’Osservatore d’Italia e contribuirà a rendere ancora più affascinante lo spettacolo musicale. “Ci saranno interviste, backstage e approfondimenti”, assicurano le due conduttrici, che continuano: “Inoltre faremo parlare i cittadini di Fiuggi e sbirceremo dietro le quinte: insomma il divertimento è assicurato”.
Tantissimi, ancora una volta, i concorrenti in gara. Saranno oltre 400, quest’anno, tra interpreti, cantautori, rapper e band, tutti pronti a contendersi il titolo, arrivato nel 2015 fino in Sardegna grazie alla grinta di Chiara Pilosu e della sua suggestiva ballata dal tipico sapore franco provenzale Un Peu de Folie, e tornato lo scorso anno nel Lazio dopo la vittoria registrata con il brano Portami via dal talentuoso Flavio Capasso, protagonista dell’edizione 2013 di The Voice.
E se l’insindacabile metro di giudizio della giuria tecnica, composta da volti noti della nostra discografia, da musicisti e da esperti del settore, prenderà in considerazione le potenzialità canore di queste nuove voci del panorama musicale italiano e la loro capacità di esibirsi in diretta su di un palco, sera dopo sera, la difficoltà dei concorrenti starà anche nel presentare brani inediti che non saranno valutati soltanto per l’orecchiabilità della melodia o per l’arrangiamento, ma anche per la qualità del lavoro che, nel suo insieme, dovrà risultare “assolutamente completo e interessante da un punto di vista musicale”, come spiega il Patron della manifestazione Enzo De Carlo, annunciando che “i migliori saranno inseriti nella Compilation del Cantagiro, la cui presentazione è prevista a Sanremo nel periodo del Festival della Canzone Italiana”.
Pressoché impossibile fare un identikit dei giovani partecipanti del Cantagiro: non soltanto per le diverse fasce d’età presenti dall’inizio alla fine della competizione (si va dai 6 anni in poi), ma anche per i generi musicali proposti (tra cui quelli del lirico pop e del folk), per gli idiomi utilizzati (a scelta tra un dialetto, una lingua straniera o l’italiano), per la predisposizione dei brani da ciascun partecipante e per le nazionalità che li contraddistinguono.
Se in Italia, infatti, il Cantagiro Tour ha selezionato durante tutto l’anno le migliori voci da portare sul palco di Fiuggi, in terra straniera altrettanti casting della stessa organizzazione hanno decretato i dodici partecipanti – provenienti da diverse parti del mondo: dalla Romania alle Filippine, Cambogia, Canada, Norvegia, Malta, Cina e Marocco – che si sfideranno in occasione delle finali internazionali venerdì 29 e sabato 30 settembre, condotte da Massimiliano Massari e da Giulia Carla De Carlo.
La competizione entrerà ancora più nel vivo con la finalissima di venerdì 6 e sabato 7 ottobre che sarà condotta da Corrado Gentile, conduttore radiofonico di Rds, e da Giulia Carla De Carlo e decreterà la migliore voce di quest’edizione.
“Oltre a restituire valore alla musica dandole l’opportunità di trasmettere emozioni e regalare continuità a una manifestazione che è una pietra miliare nel panorama della musica leggera italiana, – è tornato a spiegare a qualche giorno dalla kermesse Enzo De Carlo, Patron della manifestazione – l’idea del Cantagiro è quella di aiutare nuovi talenti a emergere attraverso una competizione allo stesso tempo garbata e caratterizzata da un altissimo livello qualitativo dei testi musicali e dei protagonisti”.
“Due “ingredienti” indispensabili” – precisa Elvino Echeoni, Direttore Generale di questa manifestazione canora che negli ultimi anni, grazie all’impegno del Patron Enzo De Carlo e alla preziosa collaborazione del suo Direttore musicale, il Maestro Mario Torosantucci, è tornata a imporsi come protagonista nella selezione di nuove voci nel panorama della musica italiana di qualità.
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Olio di palma, Campagne Liberali rivela: “I prodotti ‘light’ e ‘senza olio di palma’ hanno più grassi saturi”
“Con la seconda edizione dell’analisi comparativa, realizzata dalla piattaforma Campagne Liberali, si mette a nudo un altro dei falsi miti che circola ormai da alcuni mesi nell’opinione pubblica: molti prodotti in commercio presentati come ‘light’, e che hanno voluto inserire sulle proprie confezioni la dicitura ‘senza olio di palma’, presentano una maggiore presenza di grassi saturi rispetto ai prodotti realizzati con olio di palma”.
Così in una nota Campagne Liberali, una piattaforma di cittadini che difende il diritto alla libera scelta ed il corretto dibattito scientifico.“L’analisi ‘Senza olio di palma, ma più saturi’ nasce per rispondere a una domanda molto semplice: dove c’è olio di palma ci sono più grassi, soprattutto saturi, rispetto ai prodotti in cui è stato eliminato?
“La risposta è no”, rivela Campagne Liberali. Come riporta lo studio, “i grassi saturi, ovvero quelli che incidono di più in sulla nostra salute, ma anche i grassi totali, sono gli stessi se non addirittura di più in molti casi. È sufficiente leggere e confrontare etichette e tabelle nutrizionali di prodotti similari, laddove l’olio di palma è stato sostituito per lo più con olio di cocco, olio di girasole, olio di mais, oltre che burro, burro di cacao e burro di karitè”. La notizia più sbalorditiva è quella che riguarda i prodotti da forno cosiddetti ‘salutisti’, quelli cioè che il commercio identifica come ‘light’ agli occhi dei consumatori. Il confronto tra due noti prodotti della grande distribuzione evidenzia che, su 100 grammi di prodotto, quello senza olio di palma contiene 18 grammi di grassi di cui 4,9 grammi di grassi saturi. Diversamente il prodotto di pari livello, ma con olio di palma, contiene 3,7 grammi di grassi saturi su un totale di 13 grammi di grassi totali”.
“Questa seconda edizione ha prodotto risultati sulla falsa riga della prima pubblicata a maggio 2017. In questo aggiornamento abbiamo aumentato e suddiviso a loro volta per tipologia: merendine a sfoglia, frollini, wafer, merendine con cialda e cioccolato, crostatine. Sono state inoltre aggiunte due nuove categorie: i prodotti impanati e i gelati confezionati” – riferiscono da Campagne Liberali.
“La scelta di cavalcare il falso mito che ‘senza olio di palma’ significhi ‘più salutare’ – puntualizzano – si dimostra totalmente fuorviante e ingannevole visto che la sostituzione dell’olio di palma non determina un miglioramento del profilo nutrizionale dei prodotti alimentari. Così come eliminarlo non significa essere più ambientalisti, visto che le piantagioni di olio di palma sono le più sostenibili: la palma da olio utilizza in tutto il mondo 17 milioni di ettari di terreno, ossia il 6% del totale delle terre coltivate, per fornire il 35% del fabbisogno mondiale di olio vegetale. Servono invece ben 111 milioni di ettari perché la soia garantisca appena il 27% del fabbisogno globale. Inoltre, rispetto ad altri oli vegetali, l’olio di palma richiede meno fertilizzanti, pesticidi ed energia rispetto alla soia e alla colza. Non solo, l’olio di palma è ottenuto tramite spremitura, l’olio di girasole viene spesso raffinato chimicamente in un bagno solvente”.
“Insomma – conclude la nota di Campagne Liberali – i cittadini consumatori devono essere informati, altrimenti il rischio è di lasciarli in balia di slogan che più convengono a certe parti politiche e che servono a indirizzare certe scelte commerciali anche da parte delle Istituzioni. Questo l’obiettivo che persegue Campagne Liberali, insieme a quello di stimolare anche le imprese a utilizzare pratiche commerciali più trasparenti e rispettose di noi tutti”.
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Arte: da Roma a Lanzhou. Alla Galleria Nazionale di Arte Contemporanea della città cinese la mostra“Segni” di Corrado Veneziano
Roma, 26 agosto 2017 – Sabato 2 settembre (con anteprima per le autorità venerdì 1 settembre) prende il via in Cina, presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Lanzhou, antichissimo snodo della affascinante Via della Seta e ora polo moderno e industrializzato, “Segni”, la mostra di Corrado Veneziano.
Fortemente voluta e curata da Wu Weidong, direttore di questo spazio espositivo, oltre che artista, critico e curatore conosciuto per aver seguito diverse personali in prestigiose gallerie internazionali, l’esposizione, in programma fino al 10 ottobre prossimo (ingresso libero, orario: 9.00 – 18.00), è una delle poche personali allestite presso il museo: infatti, la più accreditata galleria nazionale cinese nel settore dell’arte contemporanea – nota per accogliere i lavori dei maggiori artisti cinesi e per ospitare le opere di artisti viventi, con particolare attenzione nei confronti di quelli internazionali – raramente destina le proprie sale a singoli artisti.
“Oggi abbiamo l’enorme piacere di avere a Lanzhou l’artista italiano Corrado Veneziano, impegnato in una ricchissima mostra personale nella Galleria Nazionale. Grazie alle sue 40 opere, molte delle quali di grande dimensione, i professionisti, i collezionisti e gli appassionati d’arte di Lanzhou, del Gansu e della Cina avranno l’occasione di godere della complessità dell’arte contemporanea italiana. Siamo certi che la Mostra avrà un successo forse mai registrato in precedenza per la provocazione, novità, bellezza delle opere pittoriche presentate”, ha dichiarato il direttore dello spazio espositivo, Wu Weidong.
In mostra quaranta tele, metà delle quali di grandi dimensioni, realizzate con colori a olio, acrilico o con tecnica mista. Soggetto del suo lavoro un universo visivo noto a tutti noi e rappresentato, di volta in volta, da simboli, segni quotidiani, marchi di catene e network commerciali, loghi legati al mondo dell’economia e dell’industria, codici a barre che campeggiano in ogni luogo aziendale e, non ultime, le grandi tele del ‘500 italiano, così tanto conosciute, guardate, ammirate da risultare anch’esse una sorta di marchio, riproducibile e ripetuto.
Partendo da tutti questi, Veneziano sceglie di ribaltare e ricombinare ogni soggetto, sfidando il consueto e il ripetuto per trasformare anche le immagini più note in altro rispetto a quello che sono. Così tutto rimane, allo stesso tempo, uguale e differente; per certi versi identico e per altri totalmente irriconoscibile, attraente, disorientante, sorprendente.
I codici a barra identificativi dei libri diventano cancelli, steli di fiori, rami di ulivo su cui l’artista imprime scritture occidentali e orientali, alfabeti antichi e moderni, grafie misteriose; il QR diventa un mosaico, le bottigliette della “Coca cola” donne solitarie e pensose i cui lineamenti sono nascosti dal burqa. Non sfuggono al suo pennello neanche gli spartiti musicali le cui note danzano con le linee del pentagramma, dialogano con pesci, mare, foglie e richiamano alla mente, quando nella pittura si fonde l’eleganza della musica, autori occidentali quali Rossini e Debussy. Anche i capolavori di Michelangelo, Masaccio, Leonardo da Vinci, Botticelli, autori tra i più affascinanti della storia dell’arte occidentale, subiscono una trasformazione per mano dell’artista che trasforma la “Ultima Cena” in un fast food sacro e pubblicitario, sostituisce la “mela” dell’Antico Testamento con una più tecnologica “Apple”.
A dimostrazione che, dice Veneziano, «ogni cosa, anche se è già vista, va ri-ista, ri-guardata. Tutto è qui, di fronte a noi, eppure questo “essere di fronte” va approfondito con semplicità e meraviglia, con dolcezza, poesia, energia nuova: consapevoli che ogni spostamento del nostro sguardo, ogni battito delle nostre ciglia, ogni “messa a fuoco” dei nostri occhi può raccontare qualcosa di divertente e nuovo: di urgente, necessario, bellissimo».
Recensito entusiasticamente più volte in passato da Marc Augé, Achille Bonito Oliva e Derrick de Kerckhove, Veneziano dimostra, anche in quest’occasione, che le sue opere, per usare le parole del noto critico italiano, “massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.
L’appuntamento per il vernissage è fissato per le ore 18.
Note biografiche:
Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato.
Alcune note critiche:
Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.
Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo; la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”
SEGNI
Galleria Nazionale di Lanzhou – Via Wuquanxilu, 35 – Lanzhou , Gansu
Mostra personale dell’artista: Corrado Veneziano
Apertura al pubblico: da sabato 2 settembre 2017 (con anteprima per le autorità venerdì 1 settembre) a domenica 10 ottobre 2017
Orario: 9.00 – 18.00 Ingresso libero
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OLIO DI PALMA; CAMPAGNE LIBERALI INVITA MAMME DI VIAREGGIO AL BUON SENSO
Roma, 3 agosto 2017 – Non è la prima volta che accade, né purtroppo sarà l’ultima, ma sull’olio di palma molti genitori prendono posizione contro la scienza e seguono le isterie del momento. E’ quanto successo in questi giorni a Viareggio dove un comitato di mamme e papà si è schierata contro la merenda a base di pane e Nutella proposta ogni anno dalle colonie estive per festeggiare insieme ai bambini. Il motivo? L’olio di palma.
“La domanda che invece dovrebbero porsi i genitori, prima di inveire, è la seguente: è vero che l’olio di palma fa male alla salute dei bimbi? Ci sono delle fonti scientifiche che confermano questa paura?” Ad affermarlo Campagne Liberali. Nata con l’intento di scardinare molte delle fake news che circolano in rete, spesso utilizzando guru delle pseudo-scienze e blogger dell’ultima ora, per dirottare invece i cittadini e l’opinione pubblica su ciò che fa più comodo a certi mercati, la piattaforma ha verificato che gli studi scientifici sull’olio di palma confermano che non fa male né tantomeno è cancerogeno”.
“Le bufale, spesso create ad hoc per strategie di marketing, prima ci allarmano, poi una volta catturata la nostra attenzione ci rassicurano facendoci credere che è meglio comprare qualcosa ‘senza’ e togliersi il pensiero, senza approfondire. Poco importa se la comunità scientifica e dei medici, nonché le autorità per la salute, – continuano da Campagne Liberali – non hanno mai sconsigliato di evitarlo oppure se viene sostituito con altri ingredienti che potrebbero essere meno salutari, ma di cui i blog parlano meno”.
“Il problema vero di abboccare a qualsiasi notizia sensazionalistica è che ci dimentichiamo che i nostri ragionamenti dovrebbero avvenire in base a tutte le informazioni disponibili, soprattutto se da fonti attendibili. Quando ciò non avviene si possono verificare anche casi estremi come quello del padre che ha picchiato il medico perché lo riteneva colpevole di aver vaccinato il figlio facendolo diventare autistico. È nostra responsabilità insegnare ai figli che non bisogna seguire le mode e le loro semplificazioni della realtà, ma il metodo sperimentale. L’obiettivo di un educare – conclude la nota di Campagne Liberali – non è costringere o inculcare a forza dei concetti, bensì insegnare a prendere le decisioni migliori in base alle informazioni disponibili. Care mamme di Viareggio, dunque, speriamo che la vostra posizione sull’olio di palma possa cambiare grazie a una migliore informazione. Basta un po’ di pazienza e di impegno. Scommettiamo che a vostro figlio non dispiacerebbe!”
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Arte: dal 27 luglio al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta il ricco percorso realizzato dal Maestro cinese Chao Ge
Roma, 20 luglio 2017 – Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all’artista cinese Chao Ge.
Sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, promossa e organizzata da Segni d’Arte in collaborazione con Uniarts, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio e dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.
Nata da un desiderio del Maestro Chao Ge, Professore all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, condiviso dall’artista Ma Lin, da Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore responsabile di Segni d’Arte, e da Giancarlo Arientoli, antropologo e art director di Segni d’Arte, la mostra è curata da Claudio Strinati, noto storico dell’arte, e dalla stessa Nicolina Bianchi.
La rassegna propone un percorso espositivo che testimonia la rilevanza nel panorama artistico contemporaneo di questo pittore, che racchiude in sé due anime: quella della tradizionale nativa Mongolia Interna, a cui è tuttora legato molto profondamente, e quella della moderna Pechino, la grande città in cui ha studiato, raggiunto i primi successi e dove tuttora continua a dipingere e ad insegnare.
In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 80 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la straordinaria storia creativa dell’artista che evidenzia la maestria con la quale domina le tecniche pittoriche (olio, tempera, disegno su tela) attraverso le quali come ricorda Strinati, egli “si spinge molto avanti nella ricerca del colore, anzi più esattamente nella ricerca del bianco quale sintesi di tutti i colori”.
Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole paesaggista, Chao Ge è l’espressione più piena della propria terra d’origine, quella “terra del cielo blu” così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.
Capace di andare a indagare l’invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l’artista riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi scenari asiatici.
“Qui sta il cuore del continente più vasto e fiero del nostro pianeta: è l’Asia Centrale, secondo la definizione che ne diede un attento studioso proveniente dall’arcipelago nipponico” – racconta il Maestro cinese. “Questa porzione di continente, la cui matrice consiste in vaste lande selvagge, è divenuta un trasmettitore di vita per le civilizzazioni circostanti sulle quali ha infuso sempre nuovi dinamismi. Qui sono nate e cresciute le più antiche espressioni religiose dell’umanità e, a tutt’oggi, questa regione rappresenta l’antenato e la culla di tutte le religioni o, si potrebbe dire, il preannuncio delle civiltà limitrofe. Nel 1999, seguendo la mia immaginazione, ho inteso narrare e descrivere questa parte di continente …”.
È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la sua arte assume quasi la forma del poema epico, “quando poi – come scrive Claudio Strinati nella sua presentazione a catalogo – dietro a certi formidabili ritratti trapelano le stelle o le montagne, si sente chiaro quel sentimento di unione universale che rende i ritratti stessi una sorta di elegia dell’umano in sé”. E questo senso di profonda umanità, per dirla ancora con le parole del curatore, “è forse il valore massimo conseguito da Chao Ge, un pittore che sa parlare sia al cuore sia alla mente, sommo tecnico e autentico poeta”.
A proposito del titolo della rassegna Nicolina Bianchi scrive: “Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce.”
Il catalogo della mostra è edito da Segni d’Arte.
Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano – Ala Brasini: Arthemisia.
Titolo: EPOS. CHAO GE. La lirica della luce.
Mostra personale dell’artista Chao Ge
Sede: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Roma, Via di San Pietro in Carcere s.n.c.
Date: 27 luglio – 26 settembre 2017
Orari di apertura: Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; Venerdì e sabato 9.30 – 22.00; Domenica 9.30 – 20.30 (L’ingresso è consentito fino un’ora prima)
Ingresso libero
Note biografiche:
Chao Ge nasce nel gennaio del 1957 a Hohhot in Inner Mongolia, terra dai paesaggi sterminati, che da secoli affascina viaggiatori, avventurieri e conquistatori e che occupa un posto di primo piano nella vita e nella produzione dell’artista. Nel 1978 Chao Ge supera l’esame per frequentare l’Accademia Centrale di Pechino, sezione Pittura a olio, e quattro anni dopo il primo livello universitario nello stesso ateneo. Dal 1987 il Maestro insegna Pittura a Olio all’Accademia Centrale di Pechino. Dal 1989 a oggi è stato impegnato in diverse esposizioni tra cui quella itinerante negli Stati Uniti dal titolo Pittura Contemporanea Cinese e quelle di Mosca e San Pietroburgo dedicate ai pittori dell’Accademia Centrale di Pechino (1993). Nel 1997 prende parte alla mostra 100 anni di ritrattistica a olio in Cina svoltasi a Pechino e viene invitato alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno viene selezionato come membro della giuria in A Centennial Exhibition dedicata alla pittura a olio della Cina come membro della giuria. Nel 1999 è presente alla Biennale Internazionale di Parigi. Negli anni 2000 e 2001 riceve una borsa per studiare presso l’ex Accademia Reale di Belle Arti di Madrid: è una nuova occasione per visitare l’Europa e per conoscere altri artisti. Da allora la sua attività espositiva rimane costante: Cina, Russia, Canada, America. Nel 2006, su invito del Governo italiano, è in mostra, presso la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano, con la personale La rinascita dei classici. Nel 2008 l’Accademia di Belle Arti Repin di Russia gli conferisce il titolo di Professore Onorario. Nel 2015 espone a Vienna, presso gli spazi espositivi della Kunstforum, nella mostra dal titolo Chao Ge. Moment und Ewigkeit, due anni dopo, nel gennaio 2017, è presente con l’esposizione La mia via sulle orme di Marco Polo all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, a cura di Adriano Bimbi, Rodolfo Ceccotti e Gao Jun. Direttore degli Accademici dell’Accademia Centrale di Pechino dal 2008, il Maestro ha ricevuto diversi premi e prestigiosi riconoscimenti. Dal 1997 a oggi ha preso parte a molti documentari televisivi nazionali, oltre a essere stato oggetto di numerosi speciali condotti dalle reti cinesi.
Alcune note critiche:
Claudio Strinati: “(…) È la sua Mongolia che il maestro scruta e rappresenta e sono per lo più spazi che non hanno confine e di cui non si riesce a misurare l’immensità. Ma è l’immensità che il maestro vede e ci restituisce nella stesura dei suoi quadri. Chao Ge è mongolo e della cultura mongola ha sicuramente acquisito quel senso del nomadismo, dello spostamento continuo sulla superficie di questo mondo che è così profondamente sedimentato in quella cultura che nello stesso tempo esalta i valori della famiglia, degli affetti, della vita in comune. E, realmente, quei quadri dove non si può intuire la vastità degli spazi e soprattutto non se ne vede il limite, ci parlano di una meta inquieta ma non instabile, ansiosa forse ma non angosciata. È possibile raggiungere, per un individuo per un popolo intero, un contemperamento tra lo spirito nomade e quello stanziale? È possibile certamente e la storia è piena di esempi in tal senso, ma non c’è dubbio che tanta arte di Chao Ge è scaturita proprio da un tale stato d’animo. Stato d’animo che non è turbato ma anzi spinge al rasserenamento e alla quiete.
E quiete sono le sue opere anche se è chiaramente percepibile una sorta di nervosismo a fior di pelle che le anima e le porta verso di noi con un fascino unico e incomparabile.
(…) Chao Ge dalla tradizione occidentale classica ha assimilato sia l’idea rinascimentale sia quella barocca. È un naturalista in abito rinascimentale. È uomo di forte passione nella immobilità e serenità di un immaginario discepolo di Piero della Francesca.
Ma questo non genera contraddizione, al contrario genera sintesi e perfezionamento di un ideale della forma che può essere amato e compreso da un capo all’ altro del mondo, forse proprio perché questo difensore della classicità, questo virtuoso e solenne pittore è al di là della apparente immediatezza del nomade che sposta continuamente la sua attenzione su ciò su cui va a impattare, siano esse cose o persone (…)”
Nicolina Bianchi: “(…) Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce. Musicale, perché molto spesso la sua pittura sembra seguire con i colori i meravigliosi ritmi della natura.
Una pittura luminosa, dalla ricca tavolozza, moderna e vigorosa, come nelle rocce di Aobao, o nelle montagne di Abag Banner, a volte accompagnata da una nota di romantica malinconia come nel suo Poema d’autunno, o nelle linee verdi azzurre del fiume Kherlen o nel blu profondo e perlaceo dei cieli che segnano l’orizzonte. Una storia infinita di quell’Oriente dove si concentra forse più che in altre parti del mondo il mistero della vita, dell’uomo, della natura stessa.
Un confine tra moderno e passato, tra momenti di grande spiritualità e cruda realtà, tra respiri profondi nelle sconfinate praterie della steppa, dove si tira il fiato a cavallo dei thaki, e dove pensose tristezze di familiari atmosfere di yurte e di lenti carri dipingono piccole ma importanti storie delle campagne mongole. Meraviglia di un mondo che accoglie e racconta la storia di secoli, dove la luce del sole riesce a cancellare anche i confini, e dipinge di rosso le rocce e i volti di persone che scrutano, nel gesto di mani a riparo della forte luce, l’infinito di paesi lontani. Una storia di intimi colloqui, narrata da Chao Ge con i “valori più alti di una pittura classica” ma con nuovi e innovativi approcci all’attualità, una creazione artistica – come lui stesso afferma – con la quale spera di contribuire a ridestare negli uomini il senso di rispetto delle cose, ma anche di marginare gli attuali smarrimenti e drammi spirituali”.
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International Property Rights Index 2017: da Competere i risultati dell’indagine
Roma, 11 luglio 2017 – I paesi che più tutelano la proprietà sono anche quelli che crescono più stabilmente, sono più competitivi e producono maggiore innovazione. Questo il risultato dell’edizione 2017 dell’International Property Rights Index (IPRI), presentata oggi da Competere.
Promossa dalla Property Rights Alliance, che raccoglie attorno a sé organizzazioni e think tanks operanti in tutto il mondo a favore della libera iniziativa e di politiche indirizzate a favore dell’innovazione, l’indagine misura il grado di tutela della proprietà fisica e intellettuale in 127 paesi, per un totale complessivo del 98% del PIL mondiale e del 94% della popolazione della terra. Come tale è, dunque, uno strumento fondamentale per rapportare il grado di tutela della proprietà con la capacità di ciascuna regione di produrre innovazione ed essere competitiva sul mercato globale.
In questa edizione della ricerca le performance dei paesi sono state valutate in correlazione con il livello di imprenditoria globale, l’accesso alla rete internet, lo sviluppo umano, il numero di ricercatori universitari e le prestazioni ambientali.
“Nel 2017 l’Italia si colloca al 49° posto, guadagnando una posizione rispetto al 2016 ma perdendone 9 rispetto al 2014. Siamo ancora lontani, dunque, dai paesi che innovano e competono al meglio come Svizzera, Svezia, Finlandia, Norvegia e Lussemburgo”, afferma Pietro Paganini, Presidente di Competere. “Il Patent Box, il sistema fiscale opzionale per i redditi derivanti dall’utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale, non ha dunque portato grandi miglioramenti nel quadro normativo italiano. In sintesi possiamo dire che è stato adottato un approccio incoerente che ha finito solamente per moltiplicare gli oneri di coloro che avrebbero voluto beneficiare del sistema”.
Nell’International Property Rights Index sono presenti anche alcuni casi studio elaborati da esperti del settore che illustrano le differenze presenti fra le tematiche relative alla proprietà intellettuale e le modalità con le quali è possibile raggiungere un buon livello di progresso e innovazione.
È possibile leggere e scaricare IPRI 2017 sul sito InternationalPropertyRightsIndex.org
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PRESENTATO IN SENATO, L’APPELLO ‘PER CONOSCERE’
Roma, 17 giugno 2017 – E’ stato presentato, presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, l’appello promosso e sottoscritto da accademici, ricercatori, scienziati, cittadini e politici, a favore della scienza e del metodo sperimentale quale strumento critico per migliorare la conoscenza e stimolare lo sviluppo sociale ed economico. A firmarlo, ad oggi, numerosi scienziati e accademici di fama internazionale, oltre ad alcuni politici tra cui: Maria Chiara Carrozza, Mariastella Gelmini, Luigi Compagna, Pietro Paganini, Raffaello Morelli, Antonio Pileggi, Stefano De Luca, Maurizio Vernassa..
Perché questo appello? Perché il crescente condizionamento delle decisioni dei cittadini attraverso l’emotività e i pregiudizi rischia di limitare le nostre libertà e di ridurre il nostro benessere. Nasce così l’esigenza di una comunità di persone di unirsi per rivendicare un principio sacrosanto: quello dell’importanza della conoscenza scientifica dei fatti che ha portato nei secoli alla nascita della società dell’informazione. Eppure oggi questa società fa contare sempre meno i fatti e i risultati della scienza, e fa sempre più guidare le scelte dei cittadini dai pregiudizi e dalle emozioni. È stata definita l’epoca della post-verità, proprio in riferimento al suo distacco dai fatti reali.
Ma non è certamente la maggiore sovranità dei cittadini a preoccupare i firmatari dell’appello. Ciò che li allarma è che i cittadini decidono sempre più assumendo per vere informazioni che non lo sono: basta che corrispondano alla personale visione del mondo. Non siamo più abituati, né tantomeno ci viene insegnato a leggere i fatti secondo il metodo sperimentale della scienza ma ci aggrappiamo alle informazioni rientranti nella nostra visione del mondo, senza discuterle, quasi per rafforzare ognuno la propria identità. Viceversa l’esperienza storica ci insegna che chiudere la propria mente alle reali condizioni del mondo peggiora sempre i rapporti del convivere nella diversità e porta a regredire in termini di libertà e di benessere.
“La scienza è lo strumento con il quale l’uomo ha sviluppato la conoscenza e ci ha permesso di accrescere le nostre condizioni di benessere e prosperità. Paradossalmente, nell’età dell’informazione e di Internet, stregoni moderni che sfruttano le emozioni piuttosto che la ragione sono riusciti ad emarginare la scienza. Promuovere il metodo sperimentale a livello pubblico, partendo dalle scuole, è fondamentale per consentire ai cittadini di compiere scelte libere” – afferma Pietro Paganini, promotore dell’appello insieme alla prof.ssa Maria Chiara Carrozza. A fargli eco la Professoressa Carrozza: “Quella che stiamo vivendo è una fase delicata nella quale sta cambiando molto il rapporto tra capitale e lavoro e dove siamo obbligati a ripensare la scuola e il suo ruolo attraverso un progetto scolastico nuovo capace di proporre una visione globale e di rendere le nuove generazioni più consapevoli e capaci di fare delle scelte”.
“Questo Appello – ha aggiunto Raffaello Morelli, uno dei suoi primissimi promotori – non tratta un argomento settoriale bensì è la componente portante di un’azione politica per mettere al centro della vita democratica il ruolo del cittadino, che avanza le sue proposte in base ai fatti, confligge secondo le regole e sceglie con il voto indirizzi e persone di governo innescando il cambiamento e impedendo le incrostazioni conformiste e oligarchiche”.
Doveroso, infine, secondo il Senatore Luigi Compagna sottoscrivere questo appello “perché richiama ai principi cardine del liberalismo”. “Non dobbiamo permettere – ha detto Compagna – che il diritto alla falsa notizia inquini il funzionamento del diritto alla cittadinanza e quindi l’esercizio della democrazia”, continua Campagna, sottolineando la necessità di rendere più autonome nelle scelte le nuove generazioni. “Credo si debba trasformare il documento in mozione per chiedere al Ministro dell’Istruzione una commissione di alto profilo che inizi a pensare e a introdurre nel dibattito pubblico il fatto di non poter più prescindere dall’adottare il metodo scientifico”.
L’appello contiene un invito a tutti gli insegnanti affinché nell’esercizio delle proprie funzioni utilizzino il metodo critico così da stimolare gli studenti a confutare quanto viene loro trasmesso; un invito a tutte le scuole, al di là delle linee guida ministeriali, affinché sollecitino il dibattito critico sui fatti, piuttosto che la falsificazione delle ipotesi interpretative, e a promuovere percorsi adatti a diffondere il metodo sperimentale, che ad oggi è lo strumento più efficace per rispettare il ritmo del tempo; un invito a tutti i direttori delle testate e gli operatori dei social media, a favorire il controllo dei fatti e il dibattito in base al metodo sperimentale; un invito più generale rivolto a tutti gli italiani che navigano, scambiano opinioni e si confrontano, affinché riflettano prima di esternare i loro assunti, sforzandosi di verificare e confutare quello che hanno letto e sentito, nel segno critico del metodo sperimentale.
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CAMPAGNE LIBERALI: CORTE EUROPEA DICE STOP ALLA CAMPAGNA CONTRO OLIO DI PALMA
“Con il nostro recente studio che compara le etichette di prodotti con e senza olio di palma abbiamo denunciato l’imbroglio della campagna contro olio di palma che non è nocivo né è causa della deforestazione se prodotto in modo sostenibile. La verità è che la campagna contro l’olio di palma ha fini unicamente commerciali e chi l’ha promossa e cavalcata ha ingannato milioni di cittadini, fornendogli informazioni false, non scientifiche e ideologiche”. Così in una nota la piattaforma di Campagne Liberali.
“Finalmente – continua la nota è giunta la prima storica sentenza che smaschera gli imbroglioni e li condanna visto che la Corte d’appello di Bruxelles ha dato ragione alla Ferrero che accusava la campagna contro l’olio di palma della società belga Delhaize di essere “menzognera, ingannevole, e denigratoria” verso Nutella”.
Nella sentenza di circa 70 pagine, la Corte afferma che Delhaize ha reso dichiarazioni comparative illegali perché non verificabili e quindi non obiettive. Secondo i giudici, Delhaize facendo credere che la propria cioccolata spalmabile fosse migliore per la salute poiché priva di olio di palma, ha alterato il comportamento del consumatore.
“Ciò avvalora la nostra tesi che anche in Italia la campagna contro l’olio di palma è stata cavalcata a danno dei consumatori e del libero mercato da molte aziende per fini unicamente commerciali” – conclude la nota.
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SENZA OLIO DI PALMA MA PIÙ GRASSI SATURI: ANALISI COMPARATIVA DI ‘CAMPAGNE LIBERALI’
Roma, 22 maggio 2017 – Dove c’è olio di palma ci sono sempre più grassi saturi? La risposta è no. A rivelarlo è l’ultimo studio realizzato dalla piattaforma Campagne Liberali, intitolato “Senza olio di palma, ma più saturi” che testa la composizione dei prodotti che hanno eliminato il palma dopo le pressioni mediatiche portate avanti da organizzazioni non governative e attivisti. Campagne Liberali è un’associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico e sperimentale.Lo studio – condotto selezionando un campione esemplificativo di 25 prodotti del mercato alimentare italiano destinati soprattutto a bambini e adolescenti – analizza le etichette e confronta le tabelle nutrizionali e la lista degli ingredienti, in particolare i grassi saturi e la tipologia di oli e grassi impiegati. Il risultato è il seguente: in molti dei prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti, la percentuale di grassi saturi è comunque superiore o simile rispetto ad altri prodotti analoghi che lo utilizzano.In un caso specifico, a fronte della sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali, la presenza di grassi saturi è addirittura aumentata di 5 grammi rispetto alla precedente composizione del medesimo prodotto . In altri casi il vantaggio dei prodotti senza palma è assente o assolutamente poco significativa dal punto di vista nutrizionale, considerando anche la dieta giornaliera nel suo complesso e il profilo nutrizionale di questi prodotti dal punto di vista lipidico e calorico*. Oltretutto anche la normativa europea richiede che le riduzioni dei grassi e grassi saturi, affinché non si determini una comunicazione fuorviante al consumatore, possano essere comunicate solo se in percentuali significative rispetto alla media del mercato.Lo studio vuole aprire una riflessione sulle confezioni dei prodotti alimentari che riportano claim apparentemente salutisti, come il “senza olio di palma”. Secondo Campagne Liberali, questi claim sono spesso fuorvianti per il consumatore, come dimostra la ricerca: l’assenza di olio di palma, infatti, ben evidenziata sulle confezioni e nell’ambito di diverse campagne di comunicazione, è stata associata erroneamente a una salubrità maggiore dei prodotti. Tuttavia l’analisi delle tabelle nutrizionali dimostra che in casi importanti e noti ciò non corrisponde alla realtà. Soprattutto nei prodotti più gustosi ed attraenti per i giovani consumatori.“L’uso indiscriminato della pubblicità “senza olio di palma” – sostiene l’associazione Campagne Liberali – Cittadini liberi di scegliere – evidenziata sulle confezioni dei prodotti alimentari, nei siti web e nelle campagne di comunicazione sui media sta spesso fuorviando il cittadino consumatore e le sue scelte. Per questo abbiamo voluto analizzare le argomentazioni e i claim che hanno riguardato in questi mesi l’olio di palma. Il nostro metodo sperimentale ha voluto mettere in luce che certe accuse spesso risultano essere false e che le pubblicità sui prodotti spesso si rivelano ingannevoli, e ciò è ancora più grave quando si tratta di prodotti destinati per lo più ai bambini e alla fascia di età degli under 18″. -
CAMPAGNE LIBERALI: GALLETTI FIRMI LA DICHIARAZIONE DI AMSTERDAM A FAVORE DELL’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE
Roma, 17 maggio 2017 – In vista dell’incontro del G7 dei Ministri dell’Ambiente, in programma a Bologna dal 10 al 12 giugno, Campagne Liberali scrive al Ministro Gian Luca Galletti, invitandolo a firmare la Dichiarazione di Amsterdam per fermare la deforestazione favorendo la produzione dell’olio di palma sostenibile, e a estendere l’invito ai colleghi che ancora non l’hanno fatto.
La Dichiarazione – che è già stata sottoscritta dai governi di Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito –invita le imprese produttrici di olio di palma a fermare la deforestazione, favorendo invece coltivazioni pienamente sostenibili.
“Il Parlamento europeo – si legge nel testo della lettera – ha recentemente approvato una risoluzione in cui si invita la Commissione e tutti gli Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso a dimostrare la propria volontà nel conseguire un impegno nazionale a livello dell’Unione Europea per ottenere il 100% di olio di palma sostenibile certificato entro il 2020 firmando e attuando la Dichiarazione di Amsterdam sui progressi verso l’eliminazione della deforestazione dalle catene di approvvigionamento delle materie prime agricole con i paesi europei, e ad adoperarsi verso un impegno settoriale a sostegno di una catena di approvvigionamento dell’olio di palma pienamente sostenibile sempre entro lo stesso anno”.
“La produzione di olio di palma sostenibile favorisce la salvaguardia delle foreste e consente ai produttori locali di creare un’economia sempre più prospera, e quindi più sensibile alle questioni ambientali”, prosegue ancora la nota di Campagne Liberali, che così conclude: “Si può fare ancora molto e la firma della Dichiarazione di Amsterdam è un ulteriore e importantissimo passo in questa direzione”.
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OLIO DI PALMA; CAMPAGNE LIBERALI: STUDIO DIMOSTRA NESSUN LEGAME CON IL CANCRO
Roma, 4 maggio 2017 – L’olio di palma è dannoso? No, se consumato in una dieta equilibrata. A stabilirlo lo studio della Nutrition Foundation of Italy (NFI) che, pubblicato sull’International Journal of Food Science and Nutrition nello scorse settimane, sarà presentato a Bologna il 12 e il 13 maggio prossimo nel corso del Congresso nazionale ANDID (Associazione Nazionale Dietisti).
La ricerca ha dimostrato che non vi è alcun legame con il cancro e che non vi sono prove scientifiche di correlazione con alcuna patologia, né vascolare né sotto il profilo oncologico. Lo studio di NFI ha già raccolto il sostegno di molte società e associazioni scientifiche e mediche fra le quali: la Società Italiana di Nutrizione Umana, la Società Italiana di medicina Generale, l’Aggiornamento Scientifico Continuo Online SIMG, la Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse, la Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna. A breve se ne aggiungeranno altre.
“Ancora una volta i cittadini sono stati ingannati da una serie di bufale e dalla cattiva informazione”, dichiarano da Campagne Liberali – Cittadini liberi di scegliere.
“Coloro che hanno contribuito a diffondere falsità anti-scientifiche contro l’olio di palma, così come contro i vaccini, dovrebbero chiedere scusa a tutti i cittadini”, dichiara ancora l’Associazione in una nota stampa. “Perché di fronte all’evidenza scientifica le bufale vengono annientate e la verità ripristinata. Ma chi risarcisce i danni creati?”
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Arte: alla Case Romane del Celio la “Pìetas” di Corrado Veneziano
Roma, 15 aprile 2017 – D’intesa con il Ministero dell’Interno, con il Ministero dei Beni Culturali, e con la Società coop. Spazio Libero, prende il via giovedì 20 aprile alle 18.00, a Roma, nello straordinario complesso archeologico delle Case Romane del Celio (Clivo di Scauro), “Pìetas”, la mostra di Corrado Veneziano a cura di Raffaella Salato.
L’esposizione, in programma fino al 2 maggio prossimo (orario: tutti i giorni, dal giovedì al lunedì, dalle 10.00-13.00 e dalle 15.00-18.00, ingresso al pubblico: intero 8 euro, ridotto 6 euro) in uno dei poli museali più affascinanti dell’intero patrimonio laziale, presenta dieci tele di lino installate su strutture autoportanti che “mimano” e riprendono la struttura visiva della Sacra Sindone, una delle forme estetiche più illuminanti della condizione mortuaria al di là di ogni risvolto di natura religiosa. I dieci sudari, che rappresentano altrettante figure umane immaginate in posizione funebre, sembrerebbero ritrarre uomini apparentemente comuni. In realtà, le somiglianze richiamano alla mente dello spettatore alcuni personaggi tristemente noti, annoverabili fra i despoti e i dittatori più sanguinari del XX e XXI secolo: Hitler, Mussolini, Pol Pot, Videla, Batista, Bin Laden, Gheddafi, Mobutu e Pinochet.
Ritratti a misura reale, con le palpebre chiuse e le mani congiunte sotto il ventre in una postura che ricorda la Sacra Sindone, i soggetti di questi lavori, su cui evidente è il lavorìo intenso condotto dalla mano dell’artista, presentano i tratti del viso e del corpo trasfigurati e colti in una dimensione eterea, astratta, allo stesso tempo distaccata e appartata che solo la percezione della morte può produrre.
Nell’attimo solenne della dipartita, dunque, come dimostrano le opere di Veneziano, anche il volto di un individuo, assolutamente esecrabile in vita e privo di alcun genere di pentimento, può essere rappresentato in un’espressione più umana e dignitosa, risultato di quell’elevato sentimento della pìetas latina che insiste tra l’altro sul rispetto e sull’amore dovuto comunque a ogni essere umano a prescindere dalle nefandezze che gli sono appartenute. Come se la scomparsa terrena sia capace di allontanare lo sdegno e il ripudio per portare al suo posto una qualche forma di rasserenamento.
Partendo dalle considerazioni di Ricoeur e Lèvinas, che avevano posto l’attenzione sull’assunto della religione cristiana secondo cui qualsiasi volto “potrebbe essere quello di Cristo”, Veneziano recupera l’immagine della Sindone e con un gioco di sostituzioni-trasformazioni riesce, dunque, a “trasferire” sul lenzuolo di lino le sembianze di uomini la cui ferocia ha segnato la storia dell’umanità.
“Il volto di Cristo – ha detto Veneziano – è, allo stesso tempo, l’immagine più riprodotta e la raffigurazione più astratta e priva di documentazione che ci sia. In questo senso l’operazione di ragionevole verosimiglianza delle immagini di Pìetas , progetto che ha preso forma dentro di me durante il Giubileo della Misericordia, potrebbe rappresentare un tributo all’arricchimento semantico dell’immagine del Salvatore, ma anche diventare un onesto lavoro di allargamento delle opzioni figurative in cui questi si è materializzato”.
Molteplici le domande che l’esposizione pone, infinite le questioni estetiche e artistiche, le problematiche politiche, religiose, psicologiche e sociologiche. In questo senso la mostra diventa l’occasione per riflettere sulla distanza tra mondi incomparabili o distanti, come quello della vita e della morte, della immanenza e della trascendenza, della guerra e della pace. Mentre, per l’ennesima volta, come ha scritto in passato Achille Bonito Oliva le opere di Veneziano ”massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.
L’appuntamento per il Vernissage è fissato per giovedì 20 aprile alle ore 18.
Note biografiche:
Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato. In occasione dell’anniversario dei 60 anni del Trattato di Roma, l’artista ha “ripensato” il logo dell’UE presentando 3 installazioni di dimensioni considerevoli.
Alcune note critiche:
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.
Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo; la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”
Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.
PÌETAS
Case Romane al Celio – Clivo di Scauro – Roma
Mostra personale dell’artista: Corrado Veneziano
Apertura al pubblico: da giovedì 20 aprile 2017 a martedì 2 maggio
Orario: 10.00-13.00 e 15.00-18.00 dal giovedì al lunedì
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro
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“Allenarsi per il futuro”. Giovedì 6 marzo in programma alla John Cabot University la conferenza-spettacolo
6 aprile 2017 – Fa tappa a Roma, presso l’Università John Cabot, la conferenza-spettacolo ‘Allenarsi per il futuro. Il Lavoro è un gioco da bambini’. Rivolta a giovani, meno giovani e a tutti quelli che hanno la consapevolezza che, per la lunga gara che è la vita, l’allenamento deve essere costante.
“Non è stata pensata per essere una predica o una pedante lezione di economia, ma uno sprone a capire quanto sta avvenendo intorno a noi. Vogliamo incoraggiarci e incoraggiare le persone a tornare ad essere quelli che eravamo da bambini, curiosi, creativi e intraprendenti: tre caratteristiche fondamentali che guidano l’apprendimento di un bambino e che lo portano ad imparare a camminare, a parlare, a scrivere” – affermano Pietro Paganini e Stefano Cianciotta autori dell’omonimo libro dal quale è tratto lo spettacolo.
La classicità del teatro mescolata all’innovazione, la multidisciplinarietà e i linguaggi apparentemente così diversi, rendono ALLENARSI PER IL FUTURO una sintesi inedita fra arte e divulgazione.
Un comico, Pietro Sparacino, e due professori universitari, Stefano Cianciotta e Pietro Paganini. Questo lo strano trio di attori che darà voce e corpo alla conferenza-spettacolo. Due professori universitari nei panni degli attori che, utilizzando la forza comunicativa del teatro, portano in scena l’adattamento del loro libro, ‘Allenarsi per il futuro, Idee e strumenti per il lavoro che verrà’.. E Sparacino che approfondirà i temi trattati dai professori da un punto di vista diverso, mettendo le tematiche dello spettacolo sotto la lente di ingrandimento impietosa della satira. Il linguaggio diretto, asciutto e informale, mette immediatamente attori e spettatore sullo stesso piano e la rottura della quarta parete e l’interattività renderanno lo spettatore protagonista del viaggio nel quale i performer lo accompagneranno. Alcuni spettatori verranno coinvolti in giochi ed esperimenti sul palco e il testo verrà accompagnato da contributi video che faranno da sfondo e da cornice ai vari momenti dello spettacolo.
Negli ultimi decenni lo sviluppo economico, scientifico e tecnologico ha dato un forte input all’evoluzione e all’innovazione della nostra vita. Ogni settore è cambiato: l’economia, il mercato del lavoro, la comunicazione, la mobilità, l’energia. Mentre il mondo corre a un ritmo vertiginoso, il sistema scolastico non sembra essere al passo con i tempi e non sempre è adatto a formare e preparare al meglio gli studenti ad affrontare le sfide del futuro. Nel nostro Paese, nonostante le tante riforme scolastiche che si sono succedute negli anni, ancora oggi al centro della scuola non ci sono gli studenti. Dovrebbe partire, invece, proprio dalla scuola una grande rivoluzione culturale che dia spazio alla curiosità dello studente, per liberare le sue energie positive da impiegare poi nella scelta del percorso di studio e professionale. Le nuove generazioni cambieranno dai 5 ai 7 lavori in media. Non cambieranno 5 luoghi o datori di lavoro. No, si tratterà di professioni completamente diverse, che forse non esistono ancora.
Anche il mercato del lavoro e in generale i modelli produttivi di oggi e di domani richiedono e richiederanno sempre più questi tre attributi: la propensione a scoprire il mondo, che poi è la fame di imparare; la proiezione a risolvere i problemi, che è la capacità di sviluppare soluzioni sempre diverse; e la volontà di intraprendere nuove sfide, cioè quello spirito pionieristico che ha portato l’uomo a comprendere l’universo.
Ecco, il mondo oggi sembra richiedere proprio curiosità, creatività e intraprendenza. Solo riscoprendole saremo in grado di darci e inventarci un futuro. Di pari passo l’istituzione scolastica dovrà dunque dimostrarsi pronta nel formare nuovi talenti da un punto di vista tecnico ed intellettuale, sollecitando creatività e visione per affrontare le professioni del futuro.
Questo significa che dobbiamo ripensare completamente la scuola attuale che tende ad assopire, se non addirittura sopprimere qualsiasi pulsione creativa e imprenditoriale. Essere CURIOSI, essere CREATIVI, essere INTRAPRENDENTI: sono queste le tre principali attitudini attorno alle quali dovrà essere organizzata l’attività di insegnamento, in un contesto nel quale il sapere sarà ancora più facilmente accessibile e condivisibile attraverso la rete e le tecnologie. Le classi odierne, frontali e obsolete, dovranno trasformarsi in laboratori di sperimentazione e collaborazione; il ruolo dell’insegnante non si limiterà ad essere il tramite attraverso il quale apprendere, ma dovrà essere un coordinatore, una guida, un vero e proprio motivatore” – afferma Pietro Paganini.
“Il nuovo modello scolastico pedagogico, oltre che complementare al mercato del lavoro e ai cambiamenti socio-culturali – sostiene Stefano Cianciotta – dovrà essere in grado di anticipare e favorire la formazione di modelli di sviluppo sempre nuovi e proporre un metodo di apprendimento capace di far crescere una generazione di innovatori che siano in grado di adattarsi costantemente alle trasformazioni socio-economiche, anche quando avranno un’età avanzata. Ed è anche per questo che il nuovo sistema formativo, così come quello già proposto da Montessori, opererà attraverso un processo di apprendimento costante nel tempo, long life learning, perché sappia formare chi deve continuare ad “allenarsi” per affrontare le sfide del Futuro.”
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Unione Europea: per il 25 marzo l’artista Corrado Veneziano “ripensa” il logo
Prende il via sabato 25 marzo, a Roma, nel cuore dello storico quartiere Coppedè (Via Reno, 18 A) la personale di Corrado Veneziano dal titolo “UE: un nuovo logo è possibile! UE: un nuovo luogo è necessario!”, in programma fino al 2 aprile prossimo (orario: 17.00 – 20.00, ingresso libero).
L’esposizione, che verrà inaugurata in occasione dei sessanta anni del Trattato di Roma, presenta – attraverso tre installazioni – la reinterpretazione in chiave estetica, critica e provocatoria del logo dell’Unione Europea, il cui anniversario della nascita ricorre proprio il 25 marzo. Se, infatti, da una parte questa data rappresenta un’occasione per festeggiare il fondamentale patto di relazione e convivenza tra gli Stati che hanno aderito all’Unione, dall’altra può e deve aprire una riflessione sulla parte ancora incompiuta e fortemente problematica di tale conquista.
È ciò che ha inteso fare l’artista attraverso un’analisi della simbologia alla quale il suo emblema è collegato. Com’è risaputo, le 12 stelle dell’UE, posizionate su fondo blu, evocano un colore e una figurazione attraente e penetrante: laddove lo sfondo vuole essere cielo-mare-dolcezza; e le stelle, posizionate circolarmente, brillano evocando una bussola, una costellazione, un sogno.
Corrado Veneziano, già autore del Logo 2015 del Prix internazionale televisivo della Rai, recensito entusiasticamente dall’antropologo Marc Augé, dal critico Achille Bonito Oliva e dal sociologo Derrick de Kerckhove, ha realizzato le tre opere artistiche servendosi di materiali diversi: scarpe di colore blu, celeste e verde acqua, salvagenti, copertoni, corone di fiori lacerati, nastri, funi e catene argentee.
Visitabili dal pubblico per un’intera settimana, le installazioni misurano tre metri per tre. E se – da lontano – sembrano replicare pedissequamente la consueta bandiera UE, da vicino al contrario svelano tutt’altro. Infatti solo con uno sguardo prossimo a ciascuna delle tre installazioni – in una messa a fuoco sempre più concreta – le bandiere si rivelano per quello di cui sono effettivamente composte: una distesa di scarpe blu sulle quali riposano, in collocazione circolare, dodici copertoni avvolti da ingombranti catene; un mare di impermeabili trasparenti e celesti sui quali si adagiano dodici salvagenti avvolti da strisce dorate; dodici corone di fiori violacei poste su altrettante coperte blu, come in un giaciglio mortuario. A richiamare una realtà in larga parte da perfezionare, un viaggio non ancora risolto, una fatica segnata, anche e forse soprattutto, da cicatrici e lacerazioni. Ma anche a dimostrare per l’ennesima volta che, come ha scritto in un’altra occasione Achille Bonito Oliva, “le opere di Corrado Veneziano massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.
Secondo Corrado Veneziano: “Manca un immaginario, un respiro, una voce che faccia sentire coesa e densa l’attuale Unione Europea. E dunque ho voluto utilizzare l’arte per ripartire, provocatoriamente, dall’unica dimensione simbolica esistente oggi: la sua icona, il suo marchio, il suo logo”. “Mi sento tanto italiano quanto europeo, e non riesco a rassegnarmi all’idea che, a fronte di una unione economica e amministrativa, non ve ne sia una legata alla dimensione immateriale, simbolica, culturale”, ha detto l’artista. “Il valore della diversità si sta trasformando in una regressione localistica e burocratizzata invece che essere inteso quale elemento straordinario di valorizzazione delle molteplicità. Diversamente, penso che proprio dall’arte si debba e si possa ripartire per costruire una nuova Europa dei popoli”, ha quindi concluso Veneziano.
L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 25 marzo 2017 alle ore 17.
Note biografiche:
Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato.
Alcune note critiche:
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.
Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo; la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”
Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.
UE: UN NUOVO LOGO E’ POSSIBILE
Spazio Veneziano – Via Reno, 18 A – Roma
Mostra personale dell’artista: Corrado Veneziano
Apertura al pubblico: da sabato 25 marzo 2017 a domenica 2 aprile
Orario: 17.00 – 20.00 Ingresso libero
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NASCE OGGI IL CENTRO NAZIONALE ANTI-CYBERBULLISMO
Roma, 7 marzo 2017 – Nasce oggi il CNAC, Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo (www.anticyberbullismo.it), iniziativa permanente lanciata dall’Istituto Italiano per la Privacy per aiutare le vittime di questo grave e attuale fenomeno.
Il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo è stato presentato questa mattina alla Camera dei Deputati, in concomitanza con una tavola rotonda tra istituzioni e stakeholder dedicata alla tutela dei dati personali dei minori alla luce del Regolamento Privacy Europeo, tema al quale è dedicato lo studio appena pubblicato dall’Istituto e da CNAC intitolato “L’età del consenso digitale” e scaricabile al link www.istitutoitalianoprivacy.it/it/wp-content/uploads/2017/03/Et%C3%A0_del_consenso_digitale_IIP_CNAC_2017.pdf
“Il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo è sostenuto da Facebook, in qualità di main sponsor, e da molti dei più prestigiosi studi legali italiani che si occupano di cyber diritto”, ha spiegato l’avvocato Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy. “Il progetto, oltre ad aiutare gratuitamente le vittime di cyberbullismo e i loro famigliari – ha proseguito e concluso poi Bolognini – intende anche contribuire all’educazione preventiva dei soggetti a rischio, mediante guide legali e operatori appositamente formati. Per questo, saremo in prima fila anche partecipando ai tavoli istituzionali che saranno attivati in materia, quando verrà approvata la nuova legge di contrasto al fenomeno, cosa che auspichiamo avvenga nelle prossime settimane”.
A Camilla Bistolfi, Fellow Researcher dell’Istituto ed esperta della materia, la direzione del CNAC. “Il CNAC darà un primo consulto e assistenza ai ragazzi e ai loro genitori da un punto di vista principalmente legale”, ha spiegato la Bistolfi. “In questo ci differenziamo da altre nobili iniziative in corso e anzi ci integreremo felicemente con diversi progetti di taglio psico-sociale promossi da organizzazioni di tutela dei diritti dei bambini in Italia e in Europa”. “Abbiamo un numero verde a disposizione di tutti e siamo naturalmente contattabili via web. Inoltre gli studi legali che ci sostengono forniranno ascolto, contenuti e orientamenti qualificati”, ha continuato ancora l’esperta, che ha concluso con un auspicio: “Vogliamo diventare un punto di riferimento nazionale nel contrasto al cyberbullismo, ma soprattutto un approdo sicuro e affidabile per le vittime. Vittime normalmente giovanissime, anche se il fenomeno sembra ormai allargarsi a livello intergenerazionale, e poco consapevoli dei propri diritti. Serve, infatti, una guida in grado di far capire ai ragazzi come difendersi, per non farli sentire persi e confusi in caso di aggressioni digitali, ma serve anche educazione per i soggetti che potrebbero trasformarsi in cyberbulli, affinché comprendano la gravità anche legale di questi comportamenti prima di attuarli.”
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A Castel Sant’Angelo sport e solidarietà con il progetto “Pattiniamo insieme”
La pista di pattinaggio di Castel Sant’Angelo, inserita nella meravigliosa cornice di uno dei luoghi più visitati e apprezzati del centro di Roma, ha ospitato nella giornata di ieri, venerdì 3 febbraio, un incontro il cui obiettivo era confrontarsi sul progetto sociale ‘Pattiniamo Insieme’, attivo ormai da molti anni nel I Municipio, e realizzato in collaborazione con l’Associazione ‘Il Faro’.
E’ stata la Presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi che ha fortemente rilanciato questa attività e questa manifestazione, a introdurre il progetto che, anche in questa edizione, si è concretizzato offrendo accesso gratuito in pista a scuole e associazioni di volontariato attive sul territorio e che operano quotidianamente per alimentare l’impegno civico e quel binomio costruttivo che auspichiamo esista tra sport, integrazione e solidarietà civile.
All’incontro hanno preso parte anche studenti e insegnanti della scuola “Dante Alighieri” e i ragazzi dell’Associazione “Nuovi Orizzonti” e del Centro Diurno “Tartaruga”, che afferisce alla Asl Rm A.“La pista di pattinaggio di Castel Sant’Angelo – ha detto la Presidente – rappresenta un’occasione di attività ludico-ricreativa che si svolge durante il periodo natalizio ormai da diversi anni. Inoltre è diventato anche un luogo dove realizzare un’integrazione tra ragazzi con problemi di disabilità che vengono seguiti da diverse Onlus, ragazzi che non hanno la possibilità di festeggiare il Natale come gli altri e che qui possono trovare un punto con lunghi orari a disposizione”. “Si tratta – ha proseguito la Presidente del I Municipio –di uno spazio che viene pertanto utilizzato proficuamente sia dalle scuole che dal sociale. Ed è un modo per approcciare ad uno sport invernale che, in una città come Roma, è più difficile da praticare e che ha portato alcuni giovanissimi ragazzi, che hanno avuto modo di allenarsi presso questa pista, a diventare atleti e a partecipare anche a gare regionali e nazionali”.
“E’ un’esperienza – ha concluso la Alfonsi – che secondo noi va potenziata e replicata anche in altre situazioni: lo sport rimane sicuramente uno dei maggiori elementi di integrazione all’interno della comunità giovanile”.
Assolutamente interessanti i dati a consuntivo del progetto ‘Pattiniamo Insieme’. La manifestazione ha, infatti, visto la partecipazione di circa 3000 ragazzi delle scuole del Municipio I che, tutte le mattine dal lunedì al sabato, hanno avuto accesso gratuito alla pista di pattinaggio e un flusso di ragazzi e operatori, per un totale di circa 1000 persone, che provengono dalle realtà associative del territorio e che hanno potuto usufruire anch’essi dell’accesso gratuito in pista tutti i giorni, ad esclusione del sabato e della domenica, con orario no-stop dalle 10,00 alle 24,00.
La pista rimarrà aperta fino al prossimo 8 febbraio.
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A Castel Sant’Angelo tutti in pista: pattinaggio e divertimento fino al prossimo 8 Febbraio
Roma, 29 gennaio 2017 – Sarà aperta fino al prossimo 8 febbraio la pista di pattinaggio del centro di Roma ideata e organizzata dall’associazione ‘Il Faro’ e allestita nella meravigliosa cornice di Castel S. Angelo, uno dei luoghi più visitati e apprezzati della Capitale.
Grazie all’ospitalità del Municipio I e della Sovraintendenza di Roma, è stato possibile allestire, già dallo scorso 15 dicembre, in una delle aree più suggestive del centro storico una pista di pattinaggio sul ghiaccio che si sviluppa su circa 800 mq e che, pattini ai piedi, continuerà ad allietare giornate di famiglie, ragazzi, ma anche di innumerevoli turisti.
E non finisce qui perché tutti coloro che acquisteranno un ingresso in pista potranno usufruire di uno sconto del 20% sul biglietto di uno dei cinema che fanno parte del gruppo Ferrero Cinemas: Adriano, Admiral, Ambassade, Atlantic, Broadway, Reale e Royal. Ugualmente con il biglietto di ingresso dei cinema aderenti all’iniziativa, si potrà accedere in pista con uno sconto del 20%.
Da anni, tra le altre, l’associazione ‘Il Faro’ condivide con il Municipio I il progetto ‘Pattiniamo Insieme’, realizzato – in collaborazione con scuole, case famiglie e associazioni di volontariato che in particolare si occupano di disabilità – con lo scopo di creare un binomio costruttivo tra sport e integrazione sociale, nonché occasioni di solidarietà civile. Ma non solo, perché, in particolare, le scuole sono state coinvolte in un progetto che consente loro di usufruire su prenotazione della pista in un turno compreso dalle ore 10,00 alle ore 15,00.
La manifestazione resterà aperta tutti i giorni no stop dalle ore 10,00 alle ore 24,00. Il costo del biglietto intero è di 9€, per i bambini al di sotto dei 14 anni e accompagnati il costo è di 7,00 €. Il biglietto è valido per un turno da 55 minuti a persona.
E per restare aggiornati basta visitare il sito www.natalearoma.it o verificare info e promozioni sulla pagina FB e sul profilo Instagram ‘Romasulghiaccio’. Infoline al numero 339 7650850.
Informazioni di servizio
Orario: tutti i giorni no stop dalle 10.00 alle 24.00
Costi: biglietto intero 9,00 €, biglietto ridotto (valido dal Lunedì al giovedì) 7,00 €
N.B. la riduzione sarà valida per i bambini fino a 14 anni di età, accompagnati dai genitori esibendo un documento valido o tessera sanitaria
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Roma: a Castel Sant’Angelo torna la pista di pattinaggio del centro storico
Nella meravigliosa cornice di Castel S. Angelo, uno dei luoghi più visitati e apprezzati del centro di Roma, riapre i battenti fino al 25 gennaio, nella sua originaria location che l’ha resa unica dal 2001, la manifestazione ‘Natale a Roma’, ideata e organizzata dall’associazione ‘Il Faro’.
Grazie all’ospitalità del Municipio I e della Sovraintendenza di Roma, è stato possibile allestire in una delle aree più suggestive del centro storico una pista di pattinaggio sul ghiaccio che si sviluppa su circa 800 mq e che, pattini ai piedi, allieterà queste giornate di festa a famiglie, ragazzi, ma anche agli innumerevoli turisti che, ogni giorno, passeggiano lungo le storiche strade della Capitale.
In continuità con l’esperienza pluriennale nell’ambito dell’ideazione e gestione di eventi a grande partecipazione pubblica, con le sue 50.000 presenze circa rilevate nelle precedenti stagioni, e nel rispetto della tradizionale magia natalizia, la manifestazione ospiterà anche per l’edizione 2016/2017 un fitto calendario di appuntamenti: esibizioni di pattinatori professionisti e tanti momenti di gioco e di intrattenimento per i più piccoli, ma sarà anche luogo di partecipazione per alcune iniziative di solidarietà, realizzate in collaborazione con le associazioni territoriali.
Da anni, tra le altre, l’associazione ‘Il Faro’ condivide con il Municipio I il progetto ‘Pattiniamo Insieme’ realizzato in collaborazione con scuole, case famiglie e associazioni di volontariato che in particolare si occupano di disabilità, con lo scopo di creare un binomio costruttivo tra sport e integrazione sociale, nonché occasioni di solidarietà civile.
La manifestazione resterà aperta tutti i giorni con orario no stop dalle ore 10,00 alle ore 24,00. Il costo del biglietto intero è di 9 €, per i bambini al di sotto dei 14 anni e accompagnati il costo è di 7,00 €. Il biglietto è valido per un turno da 55 minuti a persona. Nei giorni 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio sono previsti orari speciali, che saranno pubblicati sul sito internet www.natalearoma.it.
E per restare aggiornati sarà possibile consultare anche la pagina FB e il profilo Instagram ‘Romasulghiaccio’. Infoline al numero 339 7650850.
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Informazioni di servizio
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 24.00 (no stop)
Date speciali:
24 Dicembre: dalle 10.00 alle 18.00
25 Dicembre: dalle 15.00 alle 24.00
31 Dicembre: dalle 10.00 alle 18.00
01 Gennaio: dalle 15.00 alle 24.00
Costi:
Biglietto intero 9,00 €
Biglietto ridotto (valido dal lunedì al giovedì) 7,00 €. La riduzione sarà valida per i bambini fino a 14 anni di età, accompagnati dai genitori esibendo un documento valido o tessera sanitaria.
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Dal 10 dicembre Elvino Echeoni festeggia allo Zodiaco i suoi 50 anni di carriera artistica
Roma, 10 dicembre 2016 – Da sabato 10 dicembre, lo Zodiaco ospita, nella sua splendida cornice di Viale del Parco Mellini, 88/92, la personale tutta da vedere dal titolo “A cuore aperto” con la quale il poliedrico Elvino Echeoni, pittore e scultore, festeggia i suoi 50 anni di vita artistica, presentando la summa di mezzo secolo di lavoro e riflessioni sull’arte.
L’esposizione, a ingresso libero e in programma per un intero mese fino al 10 gennaio prossimo (tutti i giorni dalle 18.00 alle 24.00), rappresenta un excursus puntuale nella produzione di quello che critica e pubblico considerano “uno tra i più rappresentativi artisti italiani in campo internazionale” e punta a narrare – attraverso una ventina di tele caratterizzate da stili e tecniche pittoriche tra loro differenti – momenti diversi della sua storia personale e della sua produzione.
In mostra un’ampia raccolta di opere nate dall’estro artistico del Maestro che ha scelto di celebrare le sempre verdi emozioni che la pittura e la vita continuano a donargli, come commenta lui stesso, “con coloro i quali hanno condiviso questo mio percorso artistico” e “dedicandolo a quanti non sono più tra noi”.
Così, accanto a tele che raccontano le “segrete analogie” tra Freud e Pirandello piuttosto che tra Fellini e Chaplin, sono esposti quadri che proiettano lo spettatore, attraverso le vibrazioni e l’armonia del colore, verso la sintesi pittorica declamata dall’ “Energia vitale”. E nell’antologica non potevano mancare – oltre alle maschere, alle composizioni floreali e alle figure femminili – la serie di astratti ispirati ai “Momenti musicali” e quelli intitolati alla “Realtà virtuale”, in cui il pittore estremizza la tridimensionalità di figure geometriche ad alto contenuto simbolico.
“Ero fermamente intenzionato a festeggiare, con un percorso fra le mie tele più rappresentative, i miei 50 anni di vita artistica con amici e colleghi che, fin dagli esordi, mi sono stati accanto nel viaggio della vita, reso ancora più entusiasmante da quando, in seguito all’intervento a cuore aperto subito nel 2009, ho iniziato, oltre che a guardare avanti, a soffermarmi sui ricordi e sulle tante cose che ancora avevo da raccontare e alle quali oggi possono, per fortuna, aggiungersene altrettante”, ha precisato il pittore.
Artista istrionico e completo, dotato allo stesso tempo di una spiccata perizia tecnica e di un’instancabile vena creativa, Echeoni è capace di spaziare dalla tavolozza agli spartiti musicali, passando per il restauro, la scenografia, l’incisione, la scultura, e ancora per la composizione di testi e canzoni. Un abile trasformista che a proposito di sé stesso dice “faccio cose diverse e apparentemente non collegate, anche se, a ben vedere, c’è un sottile fil rouge che unisce tutto: canzoni, pittura, tele astratte e ancora quadri di tramonti, notturni, composizioni floreali o volti e corpi femminili”.
Ed è proprio quest’impercettibile filo rosso che fa di quest’uomo – da sempre innamorato allo stesso tempo della lucidità e del coraggio sperimentale di Leonardo Da Vinci così come della folle corposità della pennellata di Van Gogh – un funambolo del nostro mondo artistico con una naturale propensione a tentare sempre strade diverse e il coraggio di chi ama rimettersi continuamente in discussione.
Romano, classe 1950, da ragazzo, indeciso fra liceo artistico e conservatorio, Echeoni sceglie di iscriversi a ragioneria e poi di laurearsi in economia e commercio. Intanto, però, si specializza in restauro e tecnica del colore, studia i trattati di Cennino Cennini e si cimenta, a più riprese, nella figurazione classica e nell’astrazione pura.
Outsider generoso e talentuoso, si dimostra un personaggio fuori dagli schemi fin da giovanissimo. Negli anni ’70, insieme all’amico Remo Panacchia, la prima scelta coraggiosa: affiancare, a quello storico di Via Margutta, uno spazio espositivo nel popoloso quartiere di Centocelle, spinto dall’idea di cercare, là dove si respirava il vero decentramento culturale, un’autenticità resa ancora più unica dal difficile clima degli anni di piombo.
Dotato di una natura curiosa e onnivora, attratto dai tentativi sperimentali di artisti diversi tra loro, in particolar modo italiani e giovani, riesce ad allestirne mostre di generi differenti, spaziando dall’arte iperrealista e astratta a quella che ripropone un surrealismo fiabesco, in cui l’uso del colore, talvolta forte, riesce ad accendere l’immaginazione dell’osservatore e lo trasporta in un mondo poetico nutrito di una magia sospesa piuttosto che in uno spazio quotidiano familiare e privato.
Conosciuto e amato dal grande pubblico per l’utilizzo di tonalità intense, impegnato da sempre nella costante ricerca di forme rappresentative nuove e diverse e nell’impiego di stili e tecniche differenti, il Maestro Echeoni vede nella forma il racconto, la narrazione, l’armonia; mentre dà al colore le sembianze della vita e dell’energia pura. E’ proprio approfondendo l’uso delle tinte cromatiche di cui si è servito durante tutta la sua produzione, che – attraverso un intenso racconto pittorico perfettamente capace di dosare, con sapienza, tecnica e armonia del colore – è riuscito a realizzare tele in cui il colore diventa forma e la forma materia che catturano l’attenzione dello spettatore.
In occasione del vernissage, partendo dalle tele dedicate ai “Momenti musicali” e accantonata per un attimo la tavolozza, il Maestro si metterà al pianoforte per celebrare, con i pezzi firmati dagli amici e quelli composti da lui, i trascorsi da musicista e ricordare la professione esercitata fino agli anni della Dolce Vita romana, quelli in cui iniziò con Novella Parigini un indissolubile sodalizio artistico che non si concluse neanche con la scomparsa della pittrice.
Nel corso della serata sarà anche proiettato un video in cui si alterneranno le immagini più salienti dell’operazione chirurgica che gli ha salvato la vita e i momenti più intensi del suo percorso artistico e professionale.
L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 10 dicembre 2016 dalle 18.00 alle 24.00.
Zodiaco (http://zodiaco-roma.it/) – Via Del Parco Mellini, 88/92 Roma
Mostra personale: A CUORE APERTO.
Vernissage cocktail sabato 10 dicembre 2016, ore 18.00 – 24.00.
La mostra si protrarrà fino al 10 gennaio 2017: tutti i giorni dalle 18.00 alle 24.00.
Di lui hanno detto: “La musica come la pittura sono da sempre entrate a far parte del mondo artistico di Elvino Echeoni, della sua innata capacità di interpretare con la più autentica forza creativa la realtà delle cose. Quasi riformulando un sempre più moderno linguaggio per comunicare la grande carica di entusiasmo che lo accompagna in ogni momento della sua ispirazione, Elvino Echeoni si rinnova così, nei colori e nelle note inserendosi in una dimensione creativa decisamente orientata alla costante conquista del nuovo. Un nuovo che si muove nello spazio della tela conciliando improvvisi, passionali suggerimenti d’avanguardia con elaborate analisi figurative, storicizzate anche a livello internazionale, nel lungo tempo della sua importante carriera artistica. E se la pittura nasce per lui come magico viaggio d’amore con i colori, la musica vive, nei suoi umori paralleli, come una speciale “colonna sonora” della sua esperienza pittorica”. (Nicolina Bianchi, Critico d’arte, Editore Direttore Segni d’Arte)
“Echeoni attraverso varie esperienze e differenti stili e tecniche affina il suo percorso intellettuale ed estetico passando dal figurativo all’astrazione pura nell’ansia di abolire ogni contenuto figurativo ed esprimere soltanto i fermenti emotivi che emergono dal profondo della sua spiritualità. Le creazioni di Echeoni sono un concatenamento di soluzioni formali con le quali l’Artista cerca sempre di “andare oltre” tramite il raffinato uso del colore senza tuttavia rinunciare alla centralità della persona umana. Sicuramente Elvino Echeoni non ha esaurito la sua ricerca culturale ed artistica; una convinzione questa suffragata dal suo impulso a suscitare emozioni comunque, indipendentemente dal campo di ricerca, dallo stile, dalla tecnica; è pertanto lecito attenderci nuovi messaggi, che in ogni caso saranno fonte di sempre più intense ed intime emozioni”. (Elisa Sarti)
“Un ovaloide reale e la sua ombra: si scopre con stupore che la pittura non si degrada illustrando un aneddoto e, nell’opera di Elvino Echeoni, rivela con sapiente abilità l’evento storico della rappresentazione della “ creazione” nella successione dal mondo inorganico all’organico. Ammaestrato da Cézanne che visualizzò l’illusione della realtà contro il disegno e l’ombreggiatura che danno il volume con l’equilibrio dei colori intensi e forti, vincendo l’apparenza reale delle cose, ottenendo la profondità senza mescolare colori sulla tavolozza Echeoni interpreta le dottrine della biologia e ricorda i graffiti rupestri che indicano con la freccia e il sangue la vita e la morte, la sopravvivenza e la storia evolutiva dell’umanità…: l’onnipotenza dei “moti” nel Creato”. (Prof. Riccardo Giovanni De Col)