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  • L’Olio della riserva dell’Angimbè, un tesoro nascosto nella Sicilia occidentale

    Scopri l’olio dell’Angimbè, prodotto dalle celebri olive di Nocellara del Belice, coltivate all’interno di una meravigliosa riserva naturale incontaminata.

    L’Angimbè è un fitto bosco di querce da sughero situato a 4 kilometri a nord del comune di Calatafimi (Trapani), un’area collinare caratterizzata da rilievi argillosi e calcarei, tra cui scorrono piccoli corsi d’acqua. Si tratta di un territorio incontaminato ricco di flora e fauna rappresentative della biodiversità siciliana, frequentato da cinghiali e uccelli migratori. La presenza a poca distanza delle terme naturali Segestane a cielo aperto, di un anfiteatro romano con vista panoramica, e del noto tempio di Segesta, vi conferiscono un fascino e una bellezza misteriosa che lo rendono unico anche all’interno di un’area ricca di storia e di attrattive naturali qual’è il trapanese.

    Il nome “Angimbè” deriva dalla dominazione degli arabi, che vollero denominare il territorio come “luogo benedetto da Dio”.

     

    Tutelato come riserva naturale e come S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria), l’Angimbè è una delle zone boschive meglio conservate di tutta la Sicilia occidentale. Il richiamo della natura e le numerose attrattive in loco ne fanno una delle mete più visitate della provincia, anche grazie alla posizione strategica a circa un’ora di distanza da Palermo, Trapani, Marsala e da altre rinomate mete turistiche della zona, quali l’arcipelago delle Isole dello Stagnone, il monte Erice e la riserva naturale orientata dello Zingaro.

     

    I Prodotti del territorio

    I vini prodotti nel Bosco dell’Angimbè sono rinomati per la loro qualità e il loro aroma. Utilizzando vitigni autoctoni come il Catarrato, l’Insolia e il Grecanico, i vigneti di questa riserva producono vini bianchi corposi, dal carattere marcato e dagli aromi intensi.

    Ma soprattutto, all’interno della riserva sono presenti degli antichi oliveti dove crescono delle varietà di olive (dette “cultivar”) particolarmente apprezzate per la produzione di olio extravergine di oliva: Cerasuola, Biancolilla e le rinomate olive Nocellara del Belice, considerate una delle migliori varietà di olive per olio in Sicilia e note per essere particolarmente grosse e gustose.

    La produzione di olio di oliva è legata a doppio filo alla storia della regione: le prime coltivazioni di cui si è trovata traccia risalgono al periodo della dominazione Fenicia del secolo VIII a.C., e vennero proseguite sia dai Greci prima, che dai Romani poi. Durante il XV secolo d.C. la produzione era legata alla comunità ebraica, e venne poi aumentata durante la dominazione Borbonica nel XVIII secolo. Celebre è anche la battaglia avvenuta in zona tra i Borboni e l’esercito dei “Mille” di Giuseppe Garibaldi nel 1860, ricordata dal sacrario di Pianto Romano.

    Oggi i prodotti del territorio sono protetti dal marchio DOP Valli Trapanesi (Denominazione di Origine Protetta): per presentare questo marchio l’olio  deve essere composto da almeno l’80 % di olive Cerasuola e Nocellara del Belice (da sole o congiuntamente).

     

    L’Olio Extravergine Di Oliva Angimbe

    L’Olio Angimbe è un autentico Olio Extravergine Biologico Siciliano, un prodotto di qualità eccellente realizzato al contempo con grande rispetto per l’ambiente. È ottenuto da olive raccolte a mano quando sono ancora prevalentemente verdi e non hanno iniziato il processo ossidativo. Le olive in questo stato rendono un quantitativo minore di olio, ma garantiscono la miglior qualità possibile per l’olio.  La molitura avviene a freddo con metodi tradizionali entro poche ore dalla raccolta, in modo da conservare intatte tutte le sue caratteristiche organolettiche e le proprietà benefiche per la salute.

    Infine, l’olio così ottenuto viene conservato a  temperatura controllata in assenza di ossigeno e imbottigliato in base alle richieste, in modo da far passare meno tempo possibile tra la conservazione nei contenitori di acciaio INOX e la tavola del consumatore.

    Si ottengono così un gusto e un aroma superiori, che riflettono la loro origine. Il suo colore verde intenso ne testimonia la purezza, mentre il suo sapore riunisce tutte le migliori qualità delle numerose varietà di olive siciliane: corposo ma fruttato, burroso ma pungente.

    La gamma di olio biologico Angimbe si compone di due oli differenti per soddisfare ogni palato:

     

    NATURES BIO

    Natures Bio è un olio autenticamente Biologico, frutto di un prezioso mix di olive di Nocellara, Biancolilla e Cessuola. Si caratterizza per un gusto fruttato con note di mandorla e carciofo, che lo rende particolarmente indicato per l’uso sia a crudo che in cucina.

     

    N-TONE

    Angimbe N-Tone è un prestigioso olio extravergine di oliva Monocultivar, ricavato interamente da olive di Nocellara del Belice. e per la perfetta armonia di piccante, amaro e floreale. N-Tone è un olio EVO di altissima qualità che viene scelto da chef e buongustai per esaltare piatti di cucina sofisticata,  e regalare un’esperienza culinaria unica. Da provare su verdure grigliate e in insalata, per arrosti e pesce al forno, o come pinzimonio.

     

    L’Olio Evo Fa Bene Alla Salute

    L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti più importanti e caratterizzanti della dieta mediterranea. Dal punto di vista nutrizionale, apporta trigliceridi, acidi grassi essenziali e vitamina E, ed è noto per essere ricco di polifenoli e fotosteroli, che sono dei potenti antiossidanti naturali.

    Oltre a essere uno degli oli con la maggior concentrazione degli elementi sopracitati, l’olio extravergine ottenuto dalle olive di Nocellara del Belice garantisce anche un buon apporto di acido alfa linoleico, omega 3 e acido linoleico, appartenente al gruppo degli Omega 6; tutti nutrienti essenziali in quanto non sintetizzabili dal corpo umano.

     

    Un’Azienda Bio-Etica

    Incastonata all’interno della riserva dell’Angimbè, a 500mt slm si trova l’Azienda Agricola Angimbe, una piccola azienda artigianale che si è data un grande obiettivo: produrre non un semplice olio bio, bensì il miglior olio extravergine siciliano. Si tratta di un’attività a conduzione familiare che per le modalità operative può definirsi “bio-etica”: la dedizione per il rispetto della natura e della tradizione si manifesta infatti in ogni singola bottiglia marchiata Angimbe.

     

    I Riconoscimenti

    Grazie al loro terroir unico e al processo di produzione attento a ogni dettaglio, questi i due oli prodotti dall’azienda si possono di diritto iscrivere tra i prodotti più pregiati della Sicilia, e infatti i riconoscimenti non sono tardati ad arrivare.

    Angimbe N-Tone Monocultivar è stato insignito del bronzo ai Global Olive Oil Awards di Berlino del 2021, mentre dal 2022 Natures Bio è stato inserito nella guida “Oli d’Italia” del Gambero Rosso.

    Entrambi i prodotti possono inoltre fregiarsi del marchio BIO e della DOP Valli Trapanesi.

     

    Una Bottiglia Di Design

    Ma un prodotto italiano d’eccellenza deve distinguersi non solo per qualità e tradizione, ma anche per design. L’azienda agricola Angimbe rende disponibile il proprio olio all’interno di eleganti bottiglie di design in vetro trasparente, disponibili in diversi formati e particolarmente apprezzate anche come bomboniere d’olio personalizzabili per matrimoni, comunioni ed eventi aziendali.

     

    Per maggiori informazioni visita il sito olioangimbe.it

  • Davide Quaglietta: una pittura di intensa proiezione umana

    Cimentarsi nell’arte pittorica ai giorni nostri consente certamente delle prerogative e delle opportunità, che si snodano su più ambiti applicativi e diventano estendibili e orientabili con grande dinamismo di vedute e di prospettive. L’importante è comunque sempre tenere ben saldi come pilastri di fondamento prioritari, quegli ideali e quei principi, che delimitano i pensieri e i sentimenti, definiscono le percezioni emotive, qualificano i tratti emozionali distintivi e fungono da “incubatrice” protettiva al moto dell’anima fremente e incalzante. Sulla scia di queste considerazioni la Dott.ssa Elena Gollini ha espresso delle valutazioni in merito al percorso creativo compiuto da Davide Quaglietta, un percorso che viaggia in progressione di equilibrio armonioso con il suo ego intimo e interiore, con le pulsioni scaturite dalla sfera introspettiva e anche dalla dimensione dell’inconscio più recondita. In particolare la Dott.ssa Gollini ha argomentato asserendo: “Davide è senza dubbio un artista, che introduce la componente umana all’interno della sua ricerca pittorica e pone in primo piano e senza riserve la manifestazione rappresentativa della centralità umana e dell’ingerenza umana. Infatti, seppur omettendo volutamente la raffigurazione umana in senso lato e in senso tradizionale, in ogni opera è presente con significato cifrato e codificato ben specifico e ben declinato a livello di comunicazione dialettica e semantica insita e sottesa. Ecco, perché nonostante le composizioni non abbiano una presenza umana esplicitamente palese e acclarata, si può a ben conto parlare di intensa proiezione umana nella visionarietà compositiva d’insieme, da cui trapela e affiora una parafrasi molto pregnante di umanità, che è indice anche di rimando del tripudio di umanità e di energia umana, che si sprigiona durante l’atto e il gesto creativo di Davide. La pittura si traduce in una trasposizione simbolica, che fa leva sulla presenza-non presenza umana derivante da una suggestione speciale, che si trasforma in catarsi ammaliante”.

     

  • Davide Quaglietta: una pittura allineata al “Cogito ergo sum” di Cartesio

    La celeberrima frase “cogito ergo sum” passata alla storia e sempre attuale proclamata dal grande maestro filosofo Cartesio è da sempre fonte di ispirazione e di riflessione anche a livello artistico e conferisce una valenza ancora più rilevante alla mimesi costitutiva genetica delle opere d’arte. Davide Quaglietta con la sua corposa e variegata produzione pittorica si pone in linea con la concezione teoretica dell’esimio illustre Cartesio e la utilizza in modo personale e soggettivo, rivisitandola ed estrapolandone i contenuti essenziali, che reputa più affini e spendibili per il suo punto di vista esistenziale. Al riguardo la Dott.ssa Elena Gollini ha dichiarato: “Davide è esempio di forza di pensiero e di forza vitale, che si riflette e si rispecchia appieno nel suo fare pittorico senza però diventare troppo ridondante e troppo predominante, ma bensì trovando quel bilanciamento impeccabile, quel quid dosato e misurato ad hoc, che lascia ampio raggio d’azione anche al corollario della fantasia e dell’immaginazione, allo specchio speculare del suo pensiero, che si fonde e si intreccia con quello del fruitore-spettatore e diventa una commistione plasmata con armonia alla consapevolezza e con coerenza analitica e critica, che gli appartiene nella sua maturità responsabile. Essere pensante e perciostesso creativo è dunque un fulcro indeferibile per considerarsi artista vero e creativo autentico. Se dovessi dare una frase ermetica e sibillina per inquadrare la visione pittorica di Davide associata alla sua fonte pensante potrei dire che si riassume in ‘astenersi perditempo’ inteso ovviamente come esclamazione potente e come espressione decisa per fare comprendere fino in fondo l’intento e l’intenzione, che si prefigge nel portare avanti la sua arte. Siamo dinanzi ad una formula cartesiana, che viene modulata e modellata per rispondere alle specifiche esigenze di Davide e del fruitore-spettatore. Assieme possono edificare e modellare un loro significato ideale attribuendo un loro valore di essenza all’insegna del pensiero ragionato, affrancato e ravveduto”.

     

  • La caleidoscopica dialettica pittorica di Davide Quaglietta

    “All’interno del bacino espressivo, che Davide Quaglietta ha designato come principale fonte da cui prendere spunto per le sue incalzanti evoluzioni pittoriche, si può ravvisare una prospettiva caleidoscopica a livello dialettico manifesto e non manifesto, esplicito ed implicito, palese e sotteso, emerso e sommerso, che rende la struttura compositiva ancora più corposa e sostanziosa nella sua peculiare genesi sostitutiva”. La Dott.ssa Elena Gollini si concentra nel delineare con dovizia di valutazioni comprovanti l’intento comunicativo dominante nell’arte pittorica di Quaglietta, che si regge su precisi paradigmi e assetti sequenziali, dove l’apparato dialettico è composto da un circuito visionario, che mette insieme mente, anima e cuore. E ancora la Dott.ssa Gollini ha voluto rimarcare dichiarando: “Davide ha senza dubbio una mente acuta e arguta, che gli consente di discernere in modo critico e analitico, scremando e selezionando nel profondo. L’anima nel suo moto dinamico è sempre nel turbinio delle emozioni e dell’enfasi emotiva e cerca una dialettica pura e cristallina. Il cuore segue il battito pulsante in linea con la commistione dei sentimenti, che affiorano e si fanno largo e si lascia guidare dall’ego intimo alla ricerca di contenuti autentici e incontaminati. La dialettica pittorica di Davide ha quindi come filo conduttore un processo complesso e un meccanismo intriso di caleidoscopiche profusioni introspettive. Per Davide un quadro deve sempre poter ‘parlare’ in modo composto e senza inutile loquacità prolissa. Deve possedere una dialettica chiara e immediata, arrivare diretto, ma senza troppo fervore, conquistare l’attenzione sensibile del fruitore, che diventa spettatore-lettore. Il caleidoscopio linguistico di Davide è la metafora concettuale della molteplicità di opportunità e occasioni di condivisioni proposte e offerte, che prescindono dagli stereotipi interpretativi di massa, ma si addentrano in un campo più elevato. Davide cerca nella pittura un sostegno forte e permeante, un punto fermo e sicuro, un approdo accogliente su cui poter contare in ogni momento, ma non come semplice diversivo di svago fine a se stesso, ma bensì come identità dialettica davvero comprovante, che lo identifica come giovane uomo e come talentuoso creativo. Dentro al caleidoscopio dialettico da lui alimentato e innervato possono confluire sempre nuove esperienze e nuovi input, nuovi espedienti narrativi da sperimentare e collaudare, perché fare arte è per Davide una dimensione compenetrante e totalizzante, una realizzazione che diventa motivazionale in senso totale. Questa concezione ha bisogno di essere sempre rafforzata e rinvigorita attraverso il placet di consenso da parte dello spettatore, che di rimando accetta un simbolico pactum dialettico e individua il proprio caleidoscopio percettivo e sensoriale”.

     

  • La psicologia del colore nella pittura di Davide Quaglietta

    “Colore, colore, colore e ancora colore, che sprigiona sensazioni differenti e accresce l’enfasi dello scenario e della prospettiva orchestrata. Il colore in pittura è elemento indeferibile e irrinunciabile per catalizzare l’approccio visivo del fruitore e avere un ventaglio di appigli e di contatti sui quali costruire un’interpretazione interattiva vera ed edificare una cifra stilistica impattante. Certamente, anche Davide Quaglietta considera l’utilizzo del colore come procedimento molto valido per completare le sue pagine narrative e per dare ancora più energia alla sfera concettuale da lui ottimizzata cum grano salis all’interno delle rappresentazioni”. La Dott.ssa Elena Gollini si sofferma sulla psicologia del colore, che appartiene alla poetica pittorica di Quaglietta soprattutto riferita alla tavolozza cromatica del blu e delle tonalità ad intreccio, che vengono ricavate in fusione armoniosa. Davide designa il blu come suo colore reggente e predominante facendo una scelta a monte, che acquista un significato e una connotazione esclusiva, che merita un approfondimento critico. A tale scopo la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “Quando un artista compie una scelta preferenziale così marcata e decisa verso una particolare visione cromatica, senza dubbio ha intenti e intenzioni, che dimostrano una coerenza piena radicata e sono la testimonianza di sue certezze di pensiero. Davide ha una potenza evocativa a livello visionario molto sviluppata e il colore blu aumenta questa potenza e garantisce un risultato d’insieme molto convincente. Accanto al discorso di tipo ottico e visivo ovviamente Davide accosta quello di tipo riflessivo. Mi sovviene dunque di aprire e intavolare un’argomentazione, che si ricollega alla psicologia del colore, in quanto il colore è molto più di un fenomeno ottico. Ogni colore ha un significato proprio, che ha un determinato impatto sul cervello. Pertanto, la psicologia del colore è uno strumento fondamentale anche nel mondo artistico per comprendere la reazione del fruitore-spettatore. La psicologia del colore nasce, perché i colori possono stimolare la mente umana provocando delle emozioni particolari. Ogni colore ha infatti il suo significato e la sua connessione precisa con una parte del cervello, che determina emozioni e stati d’animo precisi. L’arte è una forma di espressione, che usa il potere dei colori. In particolare secondo la psicologia del colore il blu rappresenta la pacatezza, la calma e la serenità. È il colore della nobiltà e dell’eleganza, della fedeltà e della tradizione. Scegliere il blu significa amare i toni pacati, essere stabili nei rapporti e possedere la pace interiore”.

    Provate a chiedere alle persone attorno a voi qual è il loro colore preferito. Vedrete che la maggior parte di loro vi risponderà blu. Gran parte del mondo è blu, il cielo che ci sovrasta, il mare che delimita le nostre terre. Il blu è affidabilità, appartenenza, lealtà” (Lisa Guerrini).

  • Davide Quaglietta: pittura, parole, dialogo

    “Ritengo, che sarebbe assolutamente superficiale e semplicistico classificare la pittura di Davide Quaglietta come formula espressiva di moderna applicazione comunicativa tout court, senza fare un’analisi approfondita mirata sulle sequenze di interconnessione studiate con precisione certosina, che vengono sapientemente amalgamate alla materia pittorica e si fondono con la tavolozza cromatica e tonale”. La Dott.ssa Elena Gollini intavola delle considerazioni critiche, che risultano utili per meglio relazionarsi con la poetica artistica di Quaglietta ed entrare nel merito sostanziale delle motivazioni che ne stimolano lo slancio creativo e la ricerca appassionata. Al riguardo ha spiegato ancora: “La pittura di Davide è già di per se stessa entità vitale e dinamica, poiché la materia viene elaborata e plasmata intrisa di energia e di carica energetica vibrante e pulsante, che si diffonde oltre il limite della superficie e del supporto. A questa formula pittorica così animata Davide aggiunge e accosta una dialettica semantica intensa e profonda, scaturita dall’ego più intimo e recondito, ma anche da quanto gli suggerisce il moto dell’anima, nonché la sfera spirituale e interiore, quella dimensione introspettiva di grande spessore umano che gli appartiene. Ecco perché possiamo definire la pittura di Davide come ‘parlata’ in senso simbolico e allusivo, poiché non è mai scissa e separata dalla componente contenutistica, che rimanda a significati e messaggi da cogliere e da scoprire in chiave metaforica dentro la fitta trama e l’articolata texture della narrazione scenica, sempre argomentata tramite composizioni di resa ottimale, subito impattanti a livello visivo e ottico, tali da conquistare e catturare l’attenzione curiosa dello spettatore, che poi viene invogliato a cogliere gli aspetti e i tratti sostanziali insiti e sottesi. Davide è artista perspicace e riflessivo, che riesce a strutturare un’espressione pittorica ‘dialogata e dialogante’ utilizzando spunti, rimandi, richiami e riferimenti sempre attuali, molto sentiti a livello sociale e collettivo, facilitando l’approccio di contatto e la lettura interpretativa e portando subito il fruitore dritto verso il cosiddetto climax narrativo, il cosiddetto ‘nocciolo della questione’, il fulcro nevralgico principale, che regge l’intero assetto del palinsesto linguistico. ‘Pittura + parole = dialogo’ diventa la chiave in codice portante di tutta la mimesi pittorica di Davide e determina ogni sua ideazione progettuale condotta a monte per ottenere risultati e soluzioni efficaci e funzionali. È proprio quindi dichiarabile a buon conto, che per Davide le parole hanno davvero un grande peso e un grande valore e racchiudono un paradigma molto prezioso da cui attingere per rafforzare la sua vena di ispirazione creativa”.

     

  • Davide Quaglietta: arte fonte di virtù aggregativa

    Viene naturale pensare, che chi si cimenta nella produzione artistica, sia essa pittorica, scultorea, fotografica o di qualunque altra libera espressione creativa, abbia il desiderio e l’aspirazione di intraprendere un percorso di ricerca virtuosa, con ideali e principi cardine di valore da sostenere e divulgare. Purtroppo, però non sempre poi strada facendo i buoni propositi iniziali vengono mantenuti e sviluppati in positivo, ma vengono accantonati e dimenticati lasciando spazio a situazioni poco credibili e di scarsa valenza. Essere artisti è in primis una responsabilità da gestire con coerenza e consapevolezza, poiché la propria arte è uno strumento, che influenza in modo diretto o indiretto il giudizio pubblico e come tale si presta a promuovere contenuti e messaggi di vario tipo, a fare da collante sociale oppure da disgregante, rompendo schemi e riscuotendo reazioni, ponendosi come manifestazione borderline e off limits per suscitare clamore popolare. Sulla scia di queste proiezioni riflessive la Dott.ssa Elena Gollini evidenzia come l’arte pittorica di Davide Quaglietta sia assolutamente votata a un ideale di virtù aggregativa, a una prospettiva di collante sociale e collettivo, senza mai trascendere in sterili e infeconde provocazioni e tanto meno in inutili polemiche fini a se stesse. “Davide cerca di attuare una comunicazione pura, non inquinata e non contaminata, restando dentro una sfera comunicativa e dialettica virtuosa, che affronta tematiche salienti e argomenti importanti e si articola all’interno di una parabola dialogica allineata secondo criteri di visione e di valutazione ravveduti e lungimiranti. La pittura di Davide è illuminata di virtuosa saggezza e di coraggiosa forza d’animo e non sconfinata mai oltre una certa calibratura bilanciata di toni. Davide accoglie dentro le sue variegate orchestrazioni il riflesso virtuoso di un sapere e di una conoscenza di estrazione e di radice universale, che la storia dell’arte ha sempre protetto e salvaguardato come principi cardine intoccabili e inviolabili e come patrimonio da tutelare ad oltranza e senza riserve. Si può parlare pertanto, di una pittura di virtù e di una visionarietà creativa virtuosa, considerando la motivazione convinta, che appartiene a Davide e lo ispira nel cammino. Virtù, che equivale a bene universale e positività universale, perché nell’intera produzione è racchiusa come fonte inesauribile capace di sprigionarsi ovunque e di essere percepita e recepita in modo tangibile e manifesto. Virtù, che è sinonimo di azione intraprendente per mettere in luce pensieri e sentimenti rilevanti e per esortare e invitare a estrapolare pensieri e sentimenti di comprensione e accoglienza, perché per Davide l’arte è in primis amore assoluto”.

     

     

  • Davide Quaglietta: un percorso pittorico di avventura e di scoperta

    L’arte contemporanea con le sue molteplici sollecitazioni espressive si offre come terreno fertile e fecondo per improntare e consolidare un percorso inedito e sui generis, che ciascun artista può trasformare a suo piacere e può rendere sempre più avvincente e intrigante. Sulla scia di questa portata a largo raggio dell’arte attuale, Davide Quaglietta accoglie queste riflessioni lungimiranti e recupera tali sollecitazioni metabolizzandone l’essenza ed estrapolando un proprio filo conduttore trainante per la sua formula pittorica. Sulla base di questo percorso compiuto da Quaglietta la Dott.ssa Elena Gollini ha manifestato il suo placet di apprezzamento dichiarando: “Parlando in chiave metaforica la pittura di Davide si può considerare come il germoglio florido e fiorente, che nasce e cresce dal terreno fertile e fecondo dell’arte contemporanea più rigogliosa e portatrice di frutti sani e consistenti. Davide concepisce ogni quadro come una vera e propria occasione di avventura e di scoperta, come un’opportunità da cogliere a se stante unica, speciale e irripetibile. Si applica sempre con il massimo impegno ed è molto intransigente sul suo operato e anche molto autocritico. Quest’aspetto appartiene al suo carattere ed è connaturato alle sue sfumature mentali ed emotive più recondite. La sua umiltà e modestia gli trasmettono quella virtuosa dote di pacatezza, che diventa parte integrante nella sua comunicazione pittorica. Ecco, perché Davide conserva sempre uno sguardo di visione e di prospettiva molto realistico e pragmatico, seppur riuscendo a volteggiare con le ali della fantasia all’interno delle sue originali rievocazioni narrative. Rappresentare a livello pittorico significa per Davide far emergere in superfici un simbolico tracciato di avventura e di scoperta, che cambia e si modifica sempre, che trova sempre nuova linfa da cui poter attingere per perfezionarsi e per migliorare la propria efficacia formale e sostanziale. La formazione a monte diventa dunque funzionale per comprendere i vari passaggi compositivi, che a loro volta sono predisposti per confluire e convogliare dentro questo percorso sempre più coinvolgente, quadro dopo quadro Davide non perde mai quell’entusiasmo e quella gioia iniziale, che vengono sempre mantenuti vivi e rigenerati tramite lo spirito guizzante dell’avventuriero curioso e sempre pronto a sorprendersi. Fare arte per Davide coincide anche con questa capacità di tenere sempre alto il desiderio creativo, di accudirlo dentro di sé, di coltivarlo fuori, di preservarlo da potenziali dinamiche ambigue e fuorvianti, affinché possa essere sempre acceso e pulsante. L’avventura e la scoperta alimentano e nutrono il suo ego artistico e sono dei pilastri insostituibili per sostenere e supportare il fervido ingegno votato alla pittura”.

     

  • Davide Quaglietta: ricerca cromatica e ricerca semantica

    “Nello scandaglio relativo alla mimesi formale e sostanziale della pittura di Davide Quaglietta si può distintamente discernere una sequenzialità di ricerca attenta e scrupolosa, che da una parte si incentra e si orienta all’elemento cromatico e alla profusione tonale e dall’altra parte si canalizza e di focalizza sulla dimensione semantica e sul registro linguistico sempre mirato ad hoc all’interno della composizione scenica”. La Dott.ssa Elena Gollini si esprime così nell’individuare la peculiare ricerca artistica di Quaglietta, che si modula su una sperimentazione sempre vivace e dinamica, supportata da una vena fantastica e da una fervida capacità immaginifica. Inoltre proseguendo ancora nella sua dissertazione critica ha argomentato: “Davide possiede una versatilità di pensiero e di vedute molto elastica. Riesce perfettamente ad introiettare insieme più stimoli e più sollecitazioni esterne e a codificarli secondo un proprio imprinting soggettivo dentro le sue rappresentazioni. Il colore è efficace per dare ancora più carica energetica e viene utilizzato con incisività di stesura corposa e marcata, per aumentare la portata dell’effetto plastico bidimensionale e la resa strutturale d’insieme. La sua ricerca cromatica denota una maturità consolidata a livello strumentale e anche una speciale empatia sensibile verso le molteplici risorse di suggestione ottica e visiva, che possiede la tavolozza cromatica nelle sue svariate combinazioni e declinazioni, negli innumerevoli intrecci e nelle variegate gradazioni chiaroscurali. Per Davide imparare ad avere un’acquisita e radicata padronanza nell’uso del colore è fondamentale e primario. Accanto alla ricerca cromatica va di pari passo e viene associata la ricerca semantica, poiché ogni sequenza a livello di narrazione possiede un valore essenziale di comunicazione insita e sottesa, che lo spettatore coglie e a sua volta recepisce seguendo i propri stimoli emotivi ed emozionali e fondendoli insieme a quelli che Davide immette dentro le opere. Questa reciproca trasmissione è ancora più forte attraverso la ricerca semantica compiuta da Davide, che non lascia mai nulla al caso e all’improvvisazione, ma dosa e misura ogni dettaglio e ogni particolare con una cura certosina. Ecco, perché ricerca cromatica e ricerca semantica diventano un potente collante di coesione con il fruitore e consentono a Davide di procedere in modo convincente, lasciando affiorare ideali condivisibili e pensieri sempre coerenti, che vengono suffragati e appaiono essere assolutamente credibili”.

     

  • Davide Quaglietta: quando l’arte diventa socialmente rilevante

    Assistiamo purtroppo all’incalzante e incessante mutamento ambientale e climatico, provocato dai gravi danni all’ecosistema. Questa situazione incostante e in continuo aggravamento ci rende impotenti dinanzi ad una catastrofe planetaria, nonostante la colpa dell’uomo sia tra le principali cause di questa devastazione generale. Tra i segnali più eclatanti, che si stanno palesando in modo sempre più frequente e diffuso, quello dello scioglimento degli iceberg e dei ghiacciai è senza dubbio molto preoccupante e influisce poi negativamente sull’intera struttura terrestre. A fronte di queste dinamiche di vera e propria minaccia sociale Davide Quaglietta, artista di particolare sensibilità e umanità, mette la propria pittura come vessillo simbolico per sollecitare una reazione collettiva e scuotere gli animi e risvegliare le coscienze della gente, che assiste ad uno sfacelo ambientale senza precedenti. Parte della sua produzione pittorica è infatti destinata ad accentuare l’attenzione della pubblica opinione verso il disgelo e lo scioglimento di consistenti iceberg, che si staccano e vanno poi alla deriva provocando anche di rimando un pericoloso innalzamento del livello dei mari e degli oceani. La Dott.ssa Elena Gollini ha approfondito le tematiche specifiche affrontate da Quaglietta all’interno del palinsesto narrativo. In particolare ha evidenziato: “Davide è un artista di grande merito anche per il prezioso e pregevole contributo fornito verso la giusta causa ambientale ed ecologica, che lo pone in prima linea nel sostenere la tutela e la salvaguardia del nostro ecosistema. Davide si schiera con motivazione e convinzione attraverso una pittura intrisa di significativi messaggi rivolti e indirizzati alla collettività. La pittura viene dunque prestata al sociale e canalizzata ad un discorso a largo raggio di diffusione e di divulgazione. Considero questa mission sociale di Davide estremamente avvalorante per dare ancora più slancio di autorevolezza al suo percorso di ricerca creativa. La sua pittura si avvale di un plus rafforzante, che diventa una credenziale importante per far emergere anche l’aspetto sostanziale e intrinseco oltre a quello informale ed estetico. Davide è certamente destinato ad entrare in un circuito di particolare meritocrazia, che prescinde dal giudizio puramente visivo e si addentra in parametri valutativi molto più complessi e articolati, il suo intento, infatti è quello di dare vita a opere, che seppur piacevolmente orchestrate possono diventare soprattutto funzionali a livello simbolico e concettuale e possono risultare di impulso e di fermento e fervore interiore per ricordarci, che la nostra Terra è un bene di tutti noi e deve essere protetta da tutti noi”.

    http://elenagolliniartblogger.com/davide-quaglietta

     

  • Il petrolio rimasto sul pianeta Terra e l’olio di scisto. Di Giancarlo Elia Valori.

    Quando eravamo molto giovani, sentivamo dire che il petrolio si sarebbe esaurito in pochi decenni al massimo, ma col trascorrere dei lustri, abbiamo scoperto che c’è ancora molto petrolio. I prezzi sono in costante calo e non c’è alcun segno di esaurimento. Perché?Secondo gli ultimi dati di ricerca effettuati negli Usa, il petrolio può essere utilizzato fino ad un lunghissimo periodo.
    Prima di capire il perché così tanto petrolio è spuntato all’improvviso sul nostro pianeta, cerchiamo prima di comprendere il processo di nascita del petrolio.

    La teoria precedente era che le carcasse di animali e molte piante sulla terra affondassero lentamente nel terreno. Dopo centinaia di milioni di anni di complesse reazioni geologiche, le carcasse formavano petrolio e le piante in lenta decomposizione davano origine al carbone.In seguito, venimmo a sapere che qualcosa non andava. Secondo la stima del valore energetico, per formare oggi una scala di stoccaggio così enorme di petrolio e carbone, ci vorrebbero almeno molti più di milioni di anni per un numero x di carcasse animali e piante, a loro volta presenti in numero esponenziale, rispetto alla cifra d’essi necessaria a produrre tanto oro nero sino ad oggi.

    In realtà, quasi tutti gli animali e le piante morti sulla terra si sono decomposte, in particolare le carcasse degli animali era impossibile perpetuassero per così tanto tempo tali funzioni “produttive”.
    Anche in caso di un grave disastro naturale (il cosidetto meteorite che portò all’estinzione i dinosauri) o un terremoto, o un maremoto – peggio ancora grandi incendi che incenerivano il “futuro combustibile” – ciò può accadere una sola volta (la predetta estinzione) e “seppellito” una sola volta, e non a intervalli regolari per milioni di anni.

    Allora da dove vengono così tanto petrolio e carbone?
    Secondo le ultime ricerche scientifiche, il carbone e il petrolio sulla terra sono tutte sostanze idrocarburiche a base di carbonio che sono sepolte nel terreno in resti vegetali. A seconda delle condizioni geologiche, diventano carbone o petrolio, e non hanno nulla a che vedere con le carcasse di animali.
    Però, ci chiediamo, da dove sono venute così tante piante sulla terra per fornire una quantità così enorme di energia, un’energia che la quantità di piante nate nelle ère geologiche non possono giustificare in proporzione all’energia prodotta sino ad oggi?
    Tanto, tanto tempo fa – in quelle ère remote in cui i dinosauri non erano ancora apparsi – nella feroce sopravvivenza ed evoluzione, una pianta altamente motivata ha evoluto in sé per la prima volta quello che oggi noi chiameremmo il concetto di “legno”, diventando così il primo albero sulla terra.

    Nei successivi 40 milioni di anni, nessun batterio o fungo sulla terra era in grado di decomporre la lignina e nessun animale era interessato a nutrirsi d’essa.
    In queste epoche, il legno non si è degradato, proprio come la plastica oggi, per cui l’intera superficie del nostro pianeta è stata “contaminata” dalla crescita degli alberi. Di conseguenza, la foresta divenne l’unico signore supremo sulla terra in quel momento. Con i processi chimico-evolutivi, il legno si è accumulato in riserve incommensurabili, trattenendo una grande quantità di anidride carbonica dall’aria, e favorendo la produzione di ossigeno sulla terra a livelli altissimi: la temperatura scese e la concentrazione di ossigeno divenne più elevata.
    L’ossigeno cambiò direttamente la struttura dell’atmosfera terrestre, causando l’estinzione del 99,99% delle specie sulla terra che non sopravvivevano a causa dell’avvelenamento da ossigeno, e allo stesso tempo lo scorrere delle ère geologiche dette vita ad un sistema di riferimento vitale differente dal passato.

    Per cui non è come si crede che la vita sia sempre dipesa dall’ossigeno; la nostra esistenza si basa sull’ossigeno, ma forme vitali precedenti la nostra e quella dei dinosauri non erano fondate sull’ossigeno, bensì sull’anidride carbonica.
    Però va detto che i sistemi che il genere umano adotta, e che stanno distruggendo l’ambiente terrestre e causeranno, se continua così nel lungo periodo, l’estinzione delle specie sono di gran lunga peggiori delle foreste di allora che annichilirono le forme viventi che si basavano sull’anidride carbonica.

    Il cambiamento si ebbe quando un fungo acquisì le capacità di degradare la lignina, in maniera che il mondo è quello che per ora vediamo oggi.
    Il degrado della lignina era lungo, ed anche oggi molti alberi morti in natura possono resistere al disfacimento per secoli e secoli, quindi il legno è stato scelto successivamente dall’uomo come materiale da costruzione, secondo solo alla pietra e simili.

    Nei tempi in cui quel tipo di fungo non era ancora apparso, il legno che affondava nel terreno a causa dei movimenti geologici che disfecero la Pangea in milioni di anni, fornivano le condizioni sufficienti per la formazione di petrolio e carbone.
    E senza quel fungo che indirettamente provocò l’estinzione della vita basata sull’anidride carbonica e ci fornì di riserve di energia per il futuro, non ci sarebbe stata alcuna possibilità per gli umani di apparire sulla terra.

    Ma torniamo al petrolio oggi.
    Visto in base al modo in cui è formato, il petrolio è una risorsa completamente non rinnovabile. I giorni in cui gli alberi dominavano la terra non torneranno mai più. Ora non ci sono solo funghi sulla terra, e le termiti si sono evolute.
    Per quanto riguarda le condizioni delle foreste di oggi, anche se adesso ci fosse uno sconvolgimento geologico che inghiottisse tutte le foreste e gli animali nel terreno d’un colpo, quella poca energia che fra milioni di anni potrebbe essere prodotta, sarebbe meramente irrisoria.

    Secondo le statistiche della Conferenza mondiale sull’energia, le riserve mondiali di carbone teoriche ammontano a 1.598 miliardi di metri cubi e si prevede che vengano ancora estratte per 200 anni. Invece le comprovate riserve di petrolio recuperabili ammontano a 121,1 miliardi di metri cubi e dovrebbero essere sfruttate per altri 30-40 anni.
    Se le riserve mondiali comprovate di petrolio sono solo 269,90 miliardi di tonnellate e l’estrazione mineraria sarà completata in 30-40 anni, una volta che non ci sarà più petrolio, vedremo infiniti cimiteri di rottami ferrosi i cui cadaveri a cielo aperto andranno dagli aerei alle automobili.

    La prima reazione a tale stato di cose è cercare di accaparrarsi le fonti di petrolio il più rapidamente possibile. Dico questo perché se noi analizziamo il consumo disponibile per Paese a partire da questo momento, abbiamo i seguenti dati: le riserve strategiche di petrolio degli Usa sono sufficienti per 240 giorni; 187 il Giappone, 116 la Francia, 107 la Svezia e 33 la Cina. Chi non può farsi prendere dal panico? Acquistare più petrolio rapidamente significa non far guerre in futuro, ma rafforzare le Marine militari per difendere le linee di trasporto marittimo del greggio.

    Dato che il petrolio sulla terra sta finendo, ci chiediamo ancora una volta perché il prezzo del petrolio greggio è sceso? Sembra, al contrario, che tutti non siano più nel panico e nessuno si affretti a comprarlo.

    Gli Usa hanno inventato una nuova tecnologia chiamata dell’olio o petrolio di scisto (shale oil): è un combustibile non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Lo scisto è una roccia metamorfica caratterizzata da una disposizione regolare, in piani più o meno paralleli, dei componenti mineralogici lamellari o fibrosi, e perciò facilmente sfaldabili.

    Si potrebbe pensare all’olio di scisto come ai prodotti semilavorati della produzione di petrolio della terra. Quindi la disponibilità teorica di combustibile per energia è aumentata grazie a queste tecnologie e ad un livello notevole.
    Le riserve mondiali di petrolio di scisto sono circa 962 miliardi di metri cubi, superando di gran lunga le riserve di petrolio (269,90 miliardi di metri cubi).Le riserve di petrolio di scisto sono di gran lunga superiori a quelle di petrolio e dovrebbero essere utilizzate dagli esseri umani per moltissimi anni ancora. Ci sono anche depositi di petrolio di scisto che vengono costantemente esplorati e monitorati.

    Ma quali sono le carenze dell’olio di scisto? C’è solo un difetto: il costo elevato. Solo una piccola quantità di petrolio di scisto a basso costo è attualmente degno di essere sfruttato.
    Sebbene lo shale oil in molte aree abbia riserve provate, il costo dello sfruttamento è molto più alto di quello del petrolio. Ma non importa quanto sia alto il costo, se è meglio di niente.La dipendenza petrolifera odierna degli Stati ha raggiunto oltre l’80%, quindi si sta sviluppando fortemente la tecnologia dei veicoli elettrici per cercare di ridurre dipendenza dal petrolio, però il petrolio resta ancora la principale fonte di energia sulla terra. Una delle ragioni è che il costo d’esso è basso.

    Molte persone non capiscono perché il costo del nucleare sia superiore a quello del petrolio: non si era sostenuto che il nucleare sia molto economico? Le materie prime dell’energia nucleare sono economiche, ma l’investimento in infrastrutture è elevato; inoltre, le centrali nucleari producono anche scorie, che sono estremamente difficili da trattare e inquinano se interrate in profondità.

    Quindi il vantaggio del petrolio è che è economico, niente di più. Una volta che il petrolio greggio della terra sarà in via di esaurimento e il prezzo del petrolio supererà i 100 dollari a barile (158,987 litri), la tecnologia dell’olio di scisto ed altre potranno essere utilizzate in grandi quantità per soddisfare i bisogni umani. Pertanto, non bisogna preoccuparsi troppo del problema del petrolio: in definitiva è una questione di denaro, non di vita o di morte

    Per informazioni e richieste di pubblicazione: [email protected]

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

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  • Davide Quaglietta: arte docet

    “L’assioma simbolico -Arte docet- racchiude molto bene la radice dalla quale trae origine la produzione pittorica realizzata da Davide Quaglietta, collocabile nel concetto allargato e dilatato di moderna figurazione. Ritengo, che questo assioma faccia anche da virtuale ponte di collegamento e di connessione, poiché Davide filtra e assorbe da esso i pilastri portanti sui quali poi erge e costruisce l’intera parafrasi e sintassi narrativa”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega a livello critico analitico l’arte pittorica di Quaglietta, facendo leva su un concetto chiave universale da lui accolto e rielaborato soggettivamente. La Dott.ssa Gollini ha ulteriormente proseguito nell’argomentazione riflessiva affermando: “Con la produzione di Davide si apre e si spalanca l’intero universo dell’arte, inteso come metafora del poter apprendere, comprendere e trasmettere tramite l’operato creativo, affinché lo spettatore possa godere di una pienezza di significati e di messaggi, di essenze e di sostanze. Arte intesa anche come maestra di vita, capace di guidarci e di accompagnarci alla scoperta del senso dell’essere e dell’esistere, di convogliare la nostra mente nei meandri di riflessioni catartiche e di tirare fuori deduzioni e intuizioni di spessore. Davide diventa discepolo di questa arte universale e ne accoglie ogni anelito e ogni respiro vitale, per arrivare poi a poterla a sua volta riprodurre e riproporre, proseguendo con entusiasmo e dedizione quel flusso cosmico ininterrotto e sempre attivo. Arte docet diventa un suo modo di essere e di percepire quanto vede e quanto gli accade intorno, di metabolizzarlo dentro. Per Davide l’arte insegna a non fermarsi e a non demordere, a non rassegnarsi mai, a essere sempre pieni di buoni propositi, a pensare a se stessi in modo altruistico e senza fare speculazioni individuali. Per Davide ciascuno dovrebbe trarre dall’avvicinamento all’arte un beneficio prolungato e duraturo, nella consapevolezza di quanto essa offre. La pittura di Davide ci rammenta, che ognuno deve sempre essere prodigo per un interesse comune e comunitario mettendo da parte gli intenti e gli interessi strettamente personali. Per Davide arte docet significa fidarsi e affidarsi a questo potere magico nella sua unicità, che nei secoli non è mai stato scalfito in nessun modo e ha trovato una propria identità assoluta. Quando Davide si immerge nella fase creativa si predispone a imparare e anche a supportare il fruitore per imparare, diventa un tramite di mediazione, diventa un medium. Alla base della sua pittura va dunque annoverata e considerata tutta quella summa di fattori e di componenti, che si incentrano e si canalizzano nel concetto di arte docet e che appartengono all’energia creativa di Davide fluttuante ad infinitum”.

  • Davide Quaglietta: pensiero e azione artisticamente attivi

    Davide Quaglietta possiede senza dubbio una spinta dinamica creativa, frutto della sua fervida e appassionata intraprendenza. È un artista dentro e dal di dentro lascia riaffiorare in superficie un tumulto spumeggiante di idee e di pensieri, che si traducono in azione creativa fremente e vibrante. La Dott.ssa Elena Gollini nel rendersi convinta portavoce di sostegno al percorso pittorico di Quaglietta, ha manifestato la sua approvazione piena e sta convogliando un circuito di valutazioni e di considerazioni che avvalorano la portata lodevole del lavoro creativo svolto da Quaglietta attraverso una ricerca complessa, distribuita su più livelli di studio e di formazione a monte e indirizzata a fornire un piano di supporto sistematico e ben congeniato, per garantire delle soluzioni compositive predisposte e definite ad hoc. In particolare, la Dott.ssa Gollini ha voluto porre in evidenza la rilevanza del perfetto connubio e della perfetta combinazione vincente tra pensiero e azione, che attivamente forniscono energia e carica di ispirazione a Quaglietta e si trasformano simbolicamente nella benzina che alimenta e potenzia il motore del suo talento innato. A tal proposito ha precisato nel merito: “Davide distingue molto bene pensiero e azione, conosce il potenziale di risorse che possiedono e forniscono all’unisono e comprende quanto la loro sintonia armoniosa possa essere molto vantaggiosa per agevolare e per favorire al meglio lo scatto creativo e il suo divenire nel movimento e nel flusso dell’ispirazione prorompente e dirompente. Per Davide il pensiero va sempre canalizzato e convogliato dentro l’azione in modo programmatico, va orientato seguendo una prospettiva valida, adatta e adeguata alla finalità ultima che si è prefissato. Ogni quadro nasce proprio come la metafora di una casa da costruire e da edificare parte per parte, pezzo dopo pezzo, partendo dal pensiero di base e di fondamento e gradualmente aggiungendo i mattoni per dare più forza e consistenza, con un’azione sempre dosata e misurata, senza mai fare mosse false e azzardate e passi non calcolati. Pensiero e azione diventano i fattori della sua equazione creativa, diventano la radice al quadrato di tutto quel prolificante pullulare di ispirazione, la fanno elevare ed innalzare al massimo livello. Per Davide sentirsi davvero ispirato coincide con il sentirsi davvero realizzato nella sua spinta tumultuosa di trasporto e di vulcanica trasposizione creativa, avendo ottenuto una motivazione alta, una motivazione che lo fa incedere con passo deciso e sicuro all’insegna di quel pensiero e di quell’azione, che gli infondono grande orgoglio e fierezza per i risultati ottenuti e per i riscontri conquistati. La sua arte è davvero un impegno di vita da portare avanti sempre a testa alta, senza mai mollare, senza mai retrocedere, senza mai fermarsi”.

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  • Davide Quaglietta e il suo universo pittorico

    “Nell’individuare la formula più congeniale e appropriata per definire l’arte di Davide Quaglietta, ritengo che la dicitura emblematicamente più calzante sia proprio quella di universo pittorico, intesa nel senso più ampio possibile”. La Dott.ssa Elena Gollini esprime le sue riflessioni attente e approfondite in merito alla concezione creativa di Quaglietta e al fulcro nevralgico di ispirazione portante. Proseguendo ancora nella spiegazione ha poi dichiarato: “Il termine universo racchiude una prospettiva assoluta e onnicomprensiva, che risulta attinente e pertinente con la formula codificata e con il registro linguistico dai quali si sviluppa e si evolve il modus pingendi di Davide. L’universo in quanto macrocosmo viene inserito virtualmente all’interno del corposo microcosmo pittorico, si plasma con esso, diventa un tutt’uno e definisce una modulazione dilatata, una modulazione traslata a livello plurisensoriale e plurirecettivo. Davide si cimenta all’interno di una mimesi semantica e concettuale universalmente attingibile e condivisibile e si avvale di tutte le risorse in essa custodite, le sviscera accuratamente, le scandaglia analiticamente, le fa sue inglobandole nel proprio personale esclusivo universo visionario. L’estensione estemporanea di questo intreccio diventa enorme, si proietta ad infinitum e consente a Davide di acquisire e consolidare un mare magnum di messaggi e di allusioni da poter utilizzare con oculata ponderatezza, senza disperderle in modo casuale e improvvisato, ma sempre cum grano salis. Davide si dimostra molto concentrato e molto ben focalizzato su questa sua vocazione creativa e si prefigge traguardi e obiettivi stimolanti, che diventano tappe importanti da raggiungere anche dal punto di vista della sua formazione ed esperienza esistenziale. L’universo pittorico di Davide si nutre e si alimenta di humus fertile e fecondo, si rafforza e si rinvigorisce con una crescita progressiva costante. Attraverso questo universo pittorico Davide si sente realizzato e appagato in toto, ma al contempo si sente responsabile verso ogni singolo fruitore, verso ogni singolo spettatore e desidera poter traslare e trasmettere qualcosa di visibilmente e di meritevolmente sostanzioso, qualcosa di tangibile in concreto che possa fungere da moto propulsore di sprone e di incitamento. L’arte di Davide non è soltanto bella da vedere e piacevolmente gradevole da osservare, ma diventa attivamente utile, possiede una mansione di cosiddetta pubblica utilità. L’universo pittorico di Davide si traduce dunque in una metaforica ancora di sostegno e di supporto, un’ancora metafora di illuminazione e di riflessione, un’ancora metafora di salvezza e di affrancamento mentale e psicologico, che ogni spettatore può usare per aggrapparsi e per tenersi saldamente stretto, accogliendo il messaggio universale che Davide offre e dona a cuore aperto”.

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  • Davide Quaglietta: una pittura di armoniosa orchestrazione visionaria

    “Artista di fervida passione creativa, che lo induce ad una profusione ispiratrice continua e costante, Davide Quaglietta si allinea all’interno di un’orchestrazione pittorica visionaria, che si orienta recuperando e attingendo spunti di rimando e di richiamo in modo sistematico e al contempo che rivaluta la portata elevata delle basi, delle fondamenta e delle radici di un DNA genetico anticonformista e indipendente, che ama lasciarsi sospingere dalle sensazioni più pure, affrancate e incontaminate. Lo definirei un pittore-poeta, perché le sue composizioni narrative sono come la metafora di un componimento lirico dove ogni particolare della rappresentazione evoca e rievoca le suadenti armonie equilibrate di un verso aulico e tutti insieme i versi vanno a formare un intreccio poetico di sublime energia vitale”. La Dott.ssa Elena Gollini esordisce così nello spiegare in modo approfondito i tratti vincenti delle soluzioni creative proposte da Quaglietta attraverso il suo fare pittorico caratterizzante e distintivo. Inoltre, ha proseguito asserendo: “Davide poeta della pittura riesce sempre a generare delle visioni di prospettiva allargata e dilatata ben oltre la superficie pittorica, che si espandono al di fuori e convergono dentro un’orchestrazione spaziale sospesa, rarefatta, ovattata, protettiva. Entrare in contatto stretto e diretto con Davide uomo-artista-poeta del nostro tempo, dai profondi sentimenti e dai profondi pensieri meditativi, significa aprire e alimentare un dialogo e una comunicazione importante, fatta di reciproca comprensione e di reciproca considerazione, significa venirsi incontro in termini di linguaggio paritetico e poter intavolare uno scambio vicendevole. Le sue orchestrazioni visionarie servono per offrire un piano e un livello di registro semantico articolato e stimolante, per dare una funzionalità incisiva alle dinamiche rappresentative e all’impostazione strutturale. Nella poesia ammaliante e accattivante dello scenario, Davide pone in essere il proprio simbolico patto di unione indissolubile con l’arte universale concepita e considerata in ogni sua manifestazione e vuole che a suggellare questo patto sia proprio lo spettatore-fruitore, che diventa testimone attivo e compartecipe di questo momento cruciale di fusione. La pittura di Davide viene assorbita e filtrata e diventa dunque un unicum con l’arte universale nella sua ideale meraviglia e magnificenza e nella sua assoluta dimensione di purezza. È un’arte fatta per il bene e per trasmettere il bene, per fare immergere lo spettatore in una visionarietà permeante in modo naturale e spontaneo, senza forzature e senza costrizioni, seguendo semplicemente il battito del proprio cuore e il moto della propria anima, proprio come fa Davide quando entra nella fase saliente della sua estasi creativa”.

  • Davide Quaglietta: una pittura oltre

    Se dovessi simbolicamente definire in modo sintetico, con una definizione breve ma al contempo significativa e intensa, il modus pingendi di Davide Quaglietta potrei usare la frase chiave di -una pittura oltre- che ritengo sia molto calzante e congeniale sotto più livelli di analisi riflessiva”. La Dott.ssa Elena Gollini evidenzia così l’essenza basilare fondante della pittura realizzata dall’intraprendente artista creativo contemporaneo Davide Quaglietta, che sta facendo un percorso sempre più mirato ad hoc, coniugando e unendo al meglio forma e contenuto e riuscendo a imbastire delle soluzioni narrative sempre molto ricercate nella loro piacevolezza estetica e sempre molto corpose nella loro connotazione sostanziale. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha ulteriormente spiegato a riguardo: “Ritengo che Davide sia un perfetto esempio a modello di artista al passo con i tempi, che riesce a ottimizzare lo slancio creativo con l’esigenza di non limitarsi soltanto a offrire creazioni a se stanti e fini a se stesse. La sua pittura infatti si propone in modo fortemente pregnante, si erge a vessillo di valori e di ideali primari e prioritari e diventa un utile e funzionale strumento divulgativo. Ecco, perché appunto la considero una pittura che va oltre e che si spinge verso il traguardo ambito e ambizioso di diventare un medium portavoce simbolico a livello collettivo e comunitario. Sarebbe certamente molto semplice e anche molto limitante per Davide esporsi soltanto a livello di esercizio artistico tecnico e strumentale, poiché il suo stato d’animo procede a pari passo con l’incalzante e pulsante fervore comunicativo, con quel bisogno impellente di mantenere la sua arte al servizio di un linguaggio sociale alla portata di tutti e accessibile a tutti. Davide diventa così un protettore-fautore dell’arte intesa come veicolo di messaggi insiti ed eleva la sua formula pittorica in tale direzione, la orienta, la convoglia e la canalizza con esperta padronanza e acclarata coerenza. Davide è pertanto un artista davvero responsabile e consapevole del proprio operato anche a livello di visione oltre e ulteriore, di dimensione intrinseca, sottesa e subliminale. Il suo merito ulteriore e il suo notevole pregio risiede proprio in questa commistione equilibrata e armoniosa, dove il flusso dei pensieri, delle idee e dei sentimenti si sedimenta all’interno dello scenario narrativo e diventa parte integrante necessaria e indispensabile per rafforzare e potenziare ulteriormente l’apparato strutturale e la sintesi compositiva. Alla bellezza formale sempre raffinata ed elegante della piattaforma pittorica, si aggiunge dunque la bellezza da scoprire e da cogliere guardando e vedendo oltre, quella bellezza che diventa vessillo di nobili intenti e intenzioni a livello umanitario, garantendo a Davide il meritato ruolo di indomito gladiatore e combattente, di vero, autentico e tenace soldato dell’arte”.

     

  • Il messaggio ecologico sotteso nella pittura di Davide Quaglietta

    La poetica espressiva della pittura di Davide Quaglietta nella sua dinamica fruizione interattiva di notevole spessore comunicativo, si completa attraverso l’inserimento sempre ben calibrato di messaggi, che afferiscono alla sfera sociale e collettiva e che vanno ben oltre la semplice resa di impatto estetico-formale e l’immediata percezione recettiva a livello ottico e visivo. A tal proposito la Dott.ssa Elena Gollini, che segue il percorso artistico di Quaglietta come consulenza e curatela di immagine e di risonanza mediatica, ha voluto spiegare nello specifico dichiarando: “La pittura di Davide nella sua esaustiva completezza e ricercata compiutezza è certamente incline ad essere anche considerata come arte per il sociale, in quanto si orienta e si canalizza a racchiudere e a diffondere dei pregnanti messaggi, che confluiscono dentro un ampio discorso connesso all’ecologia e alla tutela e salvaguardia del nostro habitat naturale circostante e in generale di tutto quanto l’ecosistema naturale e ambientale, che dal territorio locale si estende e si espande al comprensorio e al bacino a largo raggio. Questa componente diventa distintiva e peculiare della sua concezione di fare arte e del suo operato di ricerca. Davide dunque non si limita a compiere e a svolgere una sperimentazione di tipo tecnico e strumentale a se stante e fine a se stessa, ma si dedica alla divulgazione sentita e accorata di contenuti altamente elevati e di stimolanti incipit per accentrare e focalizzare l’attenzione del fruitore, oltre che sull’aspetto molto piacevole delle composizioni, anche e soprattutto su quanto viene ad essere insito e sotteso tramite un registro linguistico cifrato e codificato con impeccabile progettualità ideativa. Si denota l’amore appassionato verso il Fiume Po, il grande e maestoso fiume tanto affascinante, misterioso e intrigante, che Davide rende metafora simbolica di molteplice valenza essenziale e sostanziale. Inoltre, si palesa nella narrazione rappresentativa di impronta figurale stilizzata la rievocazione dedicata alle trasformazioni e alle mutazioni ambientali, ai capovolgimenti meteorologici che provocano e causano dei danni gravi, degli stravolgimenti talvolta irreversibili, talvolta irrimediabilmente catastrofici, che interessano l’intero Pianeta e tutto l’ecosistema ambientale terrestre. Ecco dunque, che dietro alla guizzante fantasia e all’estro ingegnoso d’inventiva Davide viene sostenuto dalla volontà di rendersi promotore e portavoce di una pittura di qualificante dimensione collettiva, senza mai dimenticare l’enorme risorsa e l’enorme potenziale che l’arte riveste come linguaggio universale utilizzato da sempre come ponte di trait d’union tra i popoli e come medium di relazione e interrelazione libera e incondizionata”.

     

  • La ricerca pittorica appassionata di Davide Quaglietta

    Nel vasto e multiforme panorama dell’arte contemporanea attuale, che spesso purtroppo tradisce una dinamica espressiva scontata e banalmente ripetitiva, seguendo stereotipi standardizzati e approdando a inutili emulazioni copiative, trovare una figura encomiabile di artista di moderne vedute e lungimirante proiezione come Davide Quaglietta risulta davvero molto rassicurante e implica delle riflessioni a monte su più piani e su più livelli di valutazione e di analisi critica”. Così esordisce la Dott.ssa Elena Gollini nel manifestare apertamente ed esplicitamente il suo placet di approvazione verso il modus agendi e operandi alla base dell’appassionata ricerca pittorica compiuta da Quaglietta con intraprendente slancio e trasporto riflessivo a monte e con vibrante carica di animato fervore creativo. E ancora la Dott.ssa Gollini ha voluto rimarcare: “Davide si colloca dentro uno sfaccettato comparto settorizzato, che si può definire come un figurativo informale di tendenza e di matrice astratta per certi versi, che contiene e custodisce eterogenei spunti di rimando e di richiamo sia a livello evocativo sia a livello concettuale. Davide crea un intreccio di contenuti significativi a cui si appoggia e su cui fa leva, che desidera condividere con lo spettatore rendendolo presente e compartecipe anche della sua profonda visione esistenziale, dei suoi intensi pensieri, dei suoi genuini e spontanei sentimenti, delle sue intime emozioni disinibite. Le tematiche predilette, che vengono poste in primo piano e offerte all’osservazione attenta e coinvolta dello spettatore vengono composte da tasselli principali, che poi si snodano e si dipanano in più formulazioni coese e congiunte insieme a generare un solido background d’ispirazione, che lo guida e lo sorregge nel percorso di sperimentazione e di sorprendente scoperta. Davide vede il suo ruolo di uomo-artista come strettamente collegato al suo stile di vita, alle sue priorità, al suo modo di concepire e considerare la realtà circostante e quanto del suo vivere quotidiano merita di essere messo in rilievo. Non si perde mai in sterili visioni senza un senso logico e razionale e senza un ragionamento ponderato e tanto meno si lascia fuorviare e travolgere da preconcetti e da pregiudizi condizionanti dettati dalle tendenze del momento. Davide trova un proprio viatico creativo prediletto e preferenziale, che si allinea e si accorpa perfettamente al suo essere, al suo esistere, alla sua essenza, al suo sentire umano. Si concentra su ogni singolo progetto come una vera e autentica missione e lo persegue con tenacia e caparbia. Ammiro molto questa sua indomita volontà, che arricchisce l’estro e il talento e li rafforza, li avvalora, li esalta senza però esagerazioni esasperate. Davanti alla sua onestà intellettuale pura e incontaminata, ogni opera acquista una preziosa e pregevole coerenza e diventa ancora più ricca e corposa nel suo permeante impatto sostanziale”.

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  • DIGNANO 16/17/18 novembre 2018 “Giornate dell’olio d’oliva novello”

    Le Giornate dignanesi dell’olio d’oliva novello costituiscono un evento originale che in tre giorni attira più di ventimila visitatori, appassionati di olio d’oliva e di specialità gastronomiche di alto livello accanto ai numerosi espositori che presentano i propri oli d’oliva novelli, la manifestazione offre al pubblico varie forme educative incentrate sull’olio d’oliva: l’Oil bar e le conferenze tematiche, accompagnati dall’apprezzato Gastro show che attira i migliori cuochi e ristoratori d’Istria.

    Nelle scorse edizioni l’ininterrotta cottura di prelibate pietanze ha offerto ai visitatori specialità a base di pesce e di carne di manzo istriano, il noto boscarin, e golosi dolci. Nelle tre giornate sono state servite settemila porzioni, tutte squisite, condite con diverse varietà di olio d’oliva novello.

    Le Giornate dell’Olio d’oliva novello di Dignano si stanno trasformando in un appuntamento obbligatorio sia per i produttori e gli operatori del settore olivicolo di tutta la Croazia, sia per famosi ospiti stranieri.

    Gli investimenti nello sviluppo olivicolo e nella promozione dell’olio di oliva stanno già dimostrato quanto siano giustificati: basta osservare i risultati ottenuti, grazie ai quali l’olio d’oliva sta diventando uno dei marchi di riconoscimento che rende famosa la Croazia nel mondo.

    Esclusiva del 2018,  l’iniziativa  titolata FESTA DELL’OSPITE nell’ambito del progetto “IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA DI ORIGINE VENETA NELL’ISTRIA MERIDIONALE, NELL’AMBITO DELLA GESTIONE TERRITORIALE E TURISMO 2.0”,

    Cofinanziato dalla Regione Veneto grazie alla legge 15/94, svoltosi da ottobre 2017 a novembre 2018 con una serie di incontri ed azioni, unendo per la prima volta nella storia le relazioni tra il territorio del Gal Patavino e Lag Meridionale, realizzando il programma che sarà presentato nei tre giorni oramai celebri, con la partecipazione a Dignano dei produttori veneti de LA STRADA DEL VINO dei COLLI EUGANEI  (afferente alla zona del Gal Patavino). Sarà la prof.ssa Paola Zanovello, Direttore del Master in Design dell’offerta turistica dell’Università di Padova e archeologa di fama internazionale, la principale relatrice dell’evento che si svolgerà il giorno 17 novembre dalle ore 11.00 alle 12.30, alla presenza delle Autorità,  dei Partner veneti e istro/veneti, e della stampa istro/veneta. Moderatore Cristina Bolzonella.

    Il progetto proposto e promosso dall’Associazione culturale KmZero.Eu, in partenariato con il LAG MERIDIONALE e in collaborazione con la città di DIGNANO, ha messo insieme dei partner esclusivi del territorio veneto/istriano, tra produttori, associazioni, il Dipartimento turismo dell’Università di Padova e in Comune di Padova, dando vita al programma IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA DI ORIGINE VENETA NELL’ISTRIA MERIDIONALE, NELL’AMBITO DELLA GESTIONE TERRITORIALE E TURISMO 2.0”, che si è svolto con un calendario di incontri-formazione-interscambio culturale, sino alla manifestazione conclusiva nel cuore della Città di Dignano. Il progetto sarà supportato all’ 80%  dal bando 2017- proposta di deliberazione amministrativa 24/07/2018 protocollo 0017797.

    All’apertura dei lavori, Il Sindaco Vitasović  sarà  ad accogliere i 10 stand 3×3, operativi nei tre giorni della manifestazione, tra i quali l’ospite sarà quello titolato TRADIZIONE RURALE-TURISMO 2.0, che raggrupperà i partner del progetto, i prodotti della STRADA DEL VINO dei COLLI EUGANEI, nei tre giorni di evento.  Il giorno 17 novembre dalle ore 11 alle ore 12.30,  sarà dedicato uno spazio alla presentazione del programma svolto a cura della prof.ssa Paola Zanovello, che delizierà con la sua descrizione, in lingua veneta, tutti gli astanti. Seguirà una degustazione dei prodotti tipici veneti.  Vi attendiamo numerosi. Info: [email protected]

    Cristina Bolzonella

    Presidente- Kmzero.Eu Associazione Culturale

  • CANAPAFORUM 2018: premiate le Tesi di Laurea di Luigia Principio e Salvatore Musio.

    Federcanapa ha promosso la ricerca creando un concorso volto a premiare le migliori Tesi di Laurea e di Dottorato di Ricerca in tema canapa, analizzate e selezionate dal Comitato Scientifico guidato dal Presidente Stefano Amaducci, con il fine di valorizzare e condividere gli studi e gli approfondimenti su questa pianta ancora poco valorizzata.

    Questo tema innovativo ha permesso a Luigia Principio e Salvatore Musio di divulgare i loro studi e dati scientifici ad una platea di esperti presenti a CANAPAFORUM 2018, manifestazione promossa da Federcanapa e svoltasi al Circolo Filologico Milanese il 27-28 ottobre scorsi.

    Federcanapa-SalvatoreMusio-Vincitore-DottoratoRicerca-Canapa

    É stata premiata la Tesi di Laurea Magistrale di Luigia Principio relativa ai vantaggi dell’olio di canapa in ambito alimentare e terapeutico intitolata “Influenza della temperatura e della pressione di estrazione sul contenuto di polifenoli nell’olio ottenuto dai semi di Canapa” e la Tesi di Dottorato di Ricerca di Salvatore Musio, “Hemp fiber for high-quality applications”, legata all’utilizzo della fibra di canapa nell’industria.

    CANAPAFORUM 2018: premiate le Tesi di Laurea di Luigia Principio e Salvatore Musio.

    Assegnate anche due menzioni speciali per le Tesi Magistrali di Lucia AngeliciEvaluation of cannabidiol biological effects in human endometrial cancer cell lines” e di Anna SaccardoAnalisi degli oleoliti di cannabis terapeutica in GC/FID e LC/UV per determinarne il contenuto in cannabinoidi e in terpeni”.

    CANAPAFORUM 2018: premiate le Tesi di Laurea di Luigia Principio e Salvatore Musio.

    Tutti gli studi sono stati occasione per far conoscere attraverso la ricerca universitaria le proprietà e le applicazioni della canapa.

  • A EIMA 2018 le novità della gamma made in Campagnola

    L’azienda emiliana, punto di riferimento nel mondo della potatura e raccolta meccanizzate, porta alla Rassegna Biennale le sue novità di prodotto.

    Manca poco all’appuntamento con l’Esposizione Internazionale di Macchine per l’Agricoltura e il Giardinaggio promossa da FederUnacoma (Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura): dal 7 all’11 novembre, presso il Pad. 34 (Stand C7) del Polo di BolognaFiere, tra gli espositori della kermesse sarà presente come dalla prima edizione, anche Campagnola, realtà emiliana affermata su scala mondiale nel campo della progettazione e produzione di soluzioni pneumatiche ed elettromeccaniche per la potatura e la raccolta.

    Nel 60° anniversario dalla sua fondazione l’azienda di Zola Predosa (BO) ha deciso di riservare alla prestigiosa manifestazione fieristica la presentazione ufficiale delle sue recenti novità di prodotto: la gamma di forbici elettriche per la potatura e la legatrice elettrica della LINE 44, il progetto LINE 58, l’abbacchiatore pneumatico STORM, le resistenti reti per olive e l’olio BIG FLU BIO destinato alla lubrificazione degli attrezzi pneumatici.

    La serie Line 44 è composta da 5 attrezzi alimentati dallo stesso modello di batteria in grado di garantire a ciascuno di loro un’intera giornata di lavoro. Si parte da due forbici elettriche – Easy S ed Easy L – con capacità di taglio progressiva (diametro di 30 mm la prima e di 36 mm la seconda); le affiancano due soluzioni su asta di prolunga, ovvero le forbici Easy 80 (con asta di 80 cm) ed Easy 150 (fino a 150 cm), entrambi con una capacità di taglio di 36mm. La peculiarità di tutte queste cesoie sono le lame in acciaio ad alta resistenza, l’impugnatura ergonomica e la modalità di apertura completa o ridotta. Oltre alla batteria ultraleggera (1,5 kg) e allo zaino, anch’esso ergonomico, completa la gamma la legatrice Linker, utilizzata in viticoltura, frutticoltura ed orticoltura, capace di dimezzare i tempi di lavoro rispetto alla legatura manuale e di ottenere fino a 60 legature al minuto. Il suo peso contenuto di soli 940 grammi (cavo compreso) e le tre tipologie di filo per le bobine (plastica, carta o materiale fotodegradabile) costituiscono gli altri punti di forza della linea.

    La LINE 58 è invece un progetto rivolto a un pubblico altamente professionale: prevede un unico modello di batteria per poter azionare vari attrezzi elettrici Campagnola per la raccolta delle olive e per la potatura, come pure la legatrice elettrica per utilizzo in viticoltura, orticoltura e frutticoltura.

    Altra novità è STORM, l’abbacchiatore pneumatico con un peso di soli 820 grammi, progettato per lavorare a una velocità di 1800 battute al minuto e per consentire una raccolta potenziata delle olive grazie al doppio movimento orizzontale. La struttura in acciaio antiruggine e i rebbi totalmente in carbonio rendono l’abbacchiatore Storm resistente e performante, adatto per un’attività intensiva.

    Un significativo ampliamento della gamma prodotti è rappresentato dall’introduzione delle reti destinate alla raccolta delle olive, realizzate a partire da un materiale antri-strappo, anti-spina e resistente ai raggi UV. L’obiettivo di una raccolta intensiva si ravvede anche nelle scelte operate per la tessitura: la soluzione Raschel, formata da una specifica lavorazione del doppio filo, che forma una maglia estremamente stretta, rende infatti le reti particolarmente resistenti alle sollecitazioni e all’usura.

    Completa il quadro delle novità Campagnola l’olio BIG FLU BIO per la lubrificazione degli strumenti pneumatici. L’azienda, da sempre sensibile alla ricerca di risposte di ridotto impatto ambientale, ha pensato e realizzato un olio totalmente biodegradabile e inodore, grazie a una formula testata per resistere al gelo fino a una temperatura di -30°C.

    A chiudere ciascuna giornata della manifestazione, in rappresentanza della migliore offerta gastronomica del territorio, vi sarà un rinfresco fornito in collaborazione con l’Osteria del Pignotto di Zola Predosa, storica enoteca dal forte spirito tradizionale sia nel menù proposto che nella vocazione, ispirata dalla famiglia Fiori e preservatasi nel tempo.

    Gli speciali apertivi organizzati presso lo stand di Campagnola saranno di volta in volta accompagnati dai vini delle più prestigiose Cantine delle colline bolognesi: si parte il 7 novembre con Manaresi (Zola Predosa) per proseguire cronologicamente con La Mancina (Montebudello), Vallona (Castello di Serravalle), Corte d’Aibo (Monteveglio) e Botti (Monte San Pietro). Un appuntamento quotidiano con il gusto e i sapori del territorio, per rafforzare e celebrare il legame dell’azienda emiliana con la terra e i suoi prodotti.

    www.campagnola.it

  • Frantoio Bonamini, accordo con COOP: la cultura dell’olio extravergine d’oliva nella GDO

    Verona, Febbraio 2018 – È quello della grande distribuzione il mercato che permette di avvicinare il maggior numero di consumatori ai frutti dell’eccellenza olivicola italiana: lo sa bene Frantoio Bonamini che, dopo le partnership siglate nel 2017 con Iper ed Esselunga, intensifica quest’anno la sua presenza nella GDO attraverso un nuovo accordo con Coop.

    Il pluripremiato Veneto Valpolicella D.O.P., punta di diamante della produzione dell’azienda, sarà disponibile sugli scaffali dei punti vendita Coop – inizialmente in Lombardia e Liguria, per poi arrivare in tutta Italia – nel formato da 0,50 litri, perfetto per guidare le persone verso scelte sempre più consapevoli, orientate alla qualità e al consumo di prodotti d’eccellenza.

    In un periodo in cui il calo del consumo di olio extravergine d’oliva in Italia ha toccato il 14%, troppo spesso la scelta d’acquisto è guidata quasi esclusivamente dal prezzo. La decisione di Frantoio Bonamini di ampliare la propria presenza nella GDO è un chiaro segno della volontà dell’azienda di diffondere la cultura dell’olio extravergine d’oliva: un prodotto tanto prezioso da non essere un semplice condimento, ma un vero e proprio alimento del benessere. Quella di Frantoio Bonamini è una storia di pregio italiano a 360°: coltivazione, raccolta e lavorazione avvengono tramite tecnologie all’avanguardia ed assolutamente compatibili con l’ambiente e la materia prima, da 6500 olivi delle colline della Val d’Illasi.

    “Siamo orgogliosi di questa nuova apertura nei confronti del panorama nazionale” ha affermato Giancarlo Bonamini, titolare dell’azienda. “La nostra realtà valorizza il profondo legame con il luogo in cui è nata e, proprio per questo, vuole farsi portavoce dei valori tradizionali legati alla nostra produzione. La distribuzione su larga scala del Veneto Valpolicella D.O.P. è per noi un modo di essere ambasciatori della cultura legata all’olio extravergine d’oliva, raccontandola attraverso un prodotto di altissima qualità”.

    Frantoio Bonamini s.r.l.

    Loc. S. Giustina, 9A Illasi (VR)

    [email protected]

    T. 045 6520558

    www.oliobonamini.com

    Terzomillennium press office

    Barbara Bruno

    [email protected]

    [email protected]

    T. 045 6050601

    www.terzomillennium.net

  • Il mio segreto? Olio extra vergine!

    L’olio extravergine d’oliva, diversamente dalla tipologia vergine, è ottenuto da una spremuta di olive di prima raccolta che mantiene intatte tutte le qualità nutrizionali ed organiche.

    Questa tipologia di olio è ottenuto dal frutto mediante operazioni puramente fisiche e senza alcuna miscelazione o aggiunta di oli di altra natura. Si tratta di un grasso mono insaturo che si può utilizzare nei nostri piatti quotidianamente, essendo un elemento del tutto naturale.

    L’olio extra vergine è composto per la maggior parte di:

    • Vitamina E e K, i quali contrastano i radicali liberi evitando l’invecchiamento delle cellule e utili per ammorbidire la pelle e rendere i capelli più lucidi;
    • Antiossidanti fenolici, rappresentano gli anti infiammatori che proteggono il colesterolo LDL dall’ossidazione in quanto lavorano nel nostro corpo come ibuprofene;
    • Vitamina A, utile per mantenere sana e giovane la pelle;
    • Acidi grassi, in particolar modo l’acido oleico protegge l’individuo da possibili infarti e ictus.

    Inoltre, tra le virtù di questo prodotto, dall’aspetto piuttosto semplice, ricordiamo l’importanza di  prevenire i problemi cardiovascolari, allontanare la formazione di tumore ed evitare l’aumento del diabete.

    L’olio si può utilizzare sia crudo che cotto visto che resiste molto bene alle alte temperature e ai danni ossidativi. Nonostante i numerosi benefici, i medici consigliano tuttavia di consumarne con moderazione.

     

  • Le Buone Tavole dei Berici presentano la “Serata Scivolosa”

    La 5° edizione della Festa dell’Olio Extravergine di Oliva organizzata dai Comuni di Barbarano e di Mossano, vedrà la sua conclusione ufficiale giovedì 21 aprile con la “Serata scivolosa”, una cena di gala, curata dalle Buone Tavole dei Berici, Associazione di ristoratori da più di trent’anni uniti per la valorizzazione e la promozione del territorio. Teatro della serata, il ristorante Piccolo Mondo di Gino e Luisa Gasparella a Zovencedo, dove il menu, realizzato in maniera corale da tutti e cinque i componenti del Gruppo, sarà commentato da Giovanni Veronese. Il tema dei piatti, naturalmente, verterà sull’olio d’oliva dei Colli Berici che vede nel Consorzio Olibea il proprio portavoce. Gli ospiti saranno accolti dal buffet di benvenuto realizzato dai padroni di casa, cui farà seguito un antipasto curato da Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta di Grancona, dove il baccalà troverà un perfetto abbinamento con le olive e i pomodorini secchi in un’appetitosa insalata che nisce gusti mediterranei e tradizioni vicentine. Il riso di Grumolo delle Abbadesse si sposerà poi con le erbette spontanee, mantecandosi con l’olio d’oliva sotto le sapienti mani di Giuseppe Zamboni dell’omonima trattoria di Lapio, mentre Angelo e Sandra Primon del’Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vic. proporranno un piatto fresco e saporito, dove i sapori dell’orto saranno esaltati dall’olio dei Berici Dop: manzetto leggermente affumicato su gallinella, semi di girasole tostati, ratatouille di verdure con emulsione all’olio di oliva, olive e succo d’arancia. Lo spumone di ricotta affogato alle fragole con mandorle affettate e bastoncini sablè, preparato da Roberto Berno dell’Antica Trattoria “Al Sole” di Castegnero, concluderà la serata. In abbinamento, vini della zona collinare delle aziende agricole Marcato, Ca’ Basso, Piovene Porto Godi, Il Colle di Gà. Il costo della serata è di 40€.
    Per prenotazioni e informazioni:
    [email protected]
    www.lebuonetavoledeiberici.it