Categoria: Economia e Finanza

  • Multe stradali: ecco i comuni che hanno incassato di più nel 2023

    Milano, Roma e Firenze sono i comuni che, nel 2023, hanno incassato i maggiori proventi da multe e sanzioni a carico di privati per violazioni delle norme del Codice della Strada; il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it sui dati del Siope*, il sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici, che ha anche messo in luce come i tre comuni abbiano incassato, rispettivamente, più di 147, 138 e 71 milioni di euro.

    Seguono Genova (che nel 2023 ha incassato 35,2 milioni di euro), Bologna (31,6 milioni), Napoli (22,1 milioni), Padova (21,3 milioni) e Verona (20,6 milioni).

    Complessivamente, nel 2023, i comuni italiani hanno incassato più di 1,5 miliardi di euro provenienti da sanzioni per violazioni delle norme del Codice della Strada a carico delle famiglie.

    Il rapporto pro capite nelle grandi città…

    Facile.it ha calcolato anche il valore di “multa pro capite” (come rapporto tra i proventi registrati nel Siope e il numero di abitanti residenti) sebbene, va specificato, non tutte le multe vengono inflitte ad automobilisti residenti e, anzi, in alcune aree del Paese turisti e pendolari contribuiscono in modo importante al dato complessivo.

    Limitando l’analisi ai soli comuni capoluogo di provincia emerge che al primo posto della graduatoria si trova Firenze, con una “multa pro capite” pari a 198 euro.

    Al secondo posto si posiziona Rieti, che nel 2023 ha incassato 7,5 milioni di euro di multe, con un valore pro capite pari a poco meno di 166 euro; terzo posto per Siena (poco meno di 134 euro pro capite, per un totale pari ad oltre 7 milioni di euro di multe).

    Ai piedi del podio, invece, si trova Potenza, con una “multa pro capite” superiore a 121 euro (e incassi complessivi pari a 7,8 milioni di euro). Milano, invece, in questa classifica scivola al quinto posto, con un valore pro capite pari ad “appena” 108 euro.

    … e nei piccoli Comuni

    Analizzando i dati relativi ai comuni italiani più piccoli, ovvero quelli con meno di 1.000 residenti, al primo posto si posiziona Carrodano nella Val di Vara, provincia di La Spezia, che conta appena 464 abitanti ma, nel 2023, ha incassato più di 975 mila euro in multe stradali.

    Al secondo posto si trova Colle Santa Lucia, piccolo comune di 345 abitati in provincia di Belluno, che nel 2023 ha incassato circa 747 mila euro; terzo posto per un altro comune veneto, Canda, provincia di Rovigo, che conta 823 abitanti e proventi pari a ad oltre 426.000 euro.

    Ai piedi del podio Poggio San Lorenzo, piccolo comune in provincia di Rieti, 546 abitanti e 415.000 euro di verbali. Quinta posizione per Belmonte Castello, in provincia di Frosinone, che nel 2023 ha raccolto oltre 315.000 euro a fronte di una popolazione residente di appena 677 individui.

     

    * L’analisi è stata realizzata da Facile.it su dati Siope, il sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici, aggiornati al 15 febbraio 2024 con riferimento alla voce “proventi da multe e sanzioni per violazioni delle norme del codice della strada a carico delle famiglie” relativi all’anno 2023 e ai soli Comuni italiani. Il valore pro capite è stato calcolato rapportando i proventi di ciascun Comune con il numero di abitanti residenti al 1° gennaio 2023 (fonte: Istat).

     

  • Reddito fisso, cresce l’appeal per i paesi emergenti

    Una delle caratteristiche relative ai paesi emergenti è quella di avere un coefficiente di rischio maggiore, cosa che spesso spaventa gli investitori. Tuttavia lo scenario che si sta concretizzando ultimamente, nell’ambito di special modo del reddito fisso, fa ritenere che questo rischio possa essere ben ripagato.

    Lo scenario emergente sul reddito fisso

    paesi emergentiSotto diversi punti di vista l’andamento dei mercati emergenti sta registrando evidenti miglioramenti. In special modo alcuni di loro evidenziano una crescita economica più robusta e al tempo stesso gli indicatori di momentum mostrano una dinamica calante dell’inflazione più rapida rispetto ai paesi avanzati.

    Ciò è avvenuto perché gli stimoli forniti dalle banche centrali sono stati più moderati, grazie al fatto che avevano cominciato il ciclo di rialzi dei tassi di interesse con anticipo rispetto, ad esempio, a Stati Uniti ed Eurozona. Per questo motivo oggi il reddito fisso di alcuni di questi mercati è molto interessante per gli investitori. Ancora di più se paragonato a quello dei paesi industrializzati.

    Due dati eclatanti

    Un esempio numerico chiarisce meglio la situazione. Brasile e Messico, i due paesi emergenti più performanti ultimamente, hanno un tasso di interesse di circa l’11%, con un’inflazione che viaggia attorno al 4,5%. Si ottiene così un rendimento reale da reddito fisso di poco superiore al 6%.

    In questo contesto va inoltre considerata la situazione delle valute di questi paesi. In alcuni casi le valute emergenti sono avvolte da uno scenario favorevole, chi fa immaginare un ruolo rialzo in futuro. Il peso messicano, ad esempio, nell’ultimo anno ha guadagnato il 6% rispetto al dollaro americano. Di conseguenza, il rischio di minore affidabilità redditizia potrebbe essere più che compensato da ritorni enormemente elevati. Ecco allora che affidarsi a un broker affidabile e selezionare bene i Paesi in cui investire, può diventare molto proficuo.

    Scelta tra valuta forte e debole

    In ogni caso si ha la possibilità di scegliere tra l’investimento in valuta forte oppure in valuta locale, a seconda di come si sviluppi l’attrattività dei ritorni potenziali. Ad esempio, nei paesi con limitati i problemi di liquidità convengono gli investimenti in reddito fisso denominati in dollari, mentre i Paesi con valutazioni interessanti e una bilancia commerciale solida (oltre ai già citati Brasile e Messico ci sono anche l’Indonesia e il Sudafrica) conviene puntare sulle obbligazioni in valuta locale.

  • Apicoltura Piana ha mantenuto la promessa proteggendo gli apicoltori italiani con il compenso di 5,20 euro al kg per il miele millefiori

    L’azienda ha rispettato l’impegno preso verso i propri apicoltori mantenendo le promesse fatte per il raccolto 2023. Per tutelare un settore a rischio come quello del miele, ha corrisposto ai suoi collaboratori un compenso congruo, permettendo così di garantire il futuro di questo comparto strategico per l’intero sistema agroalimentare e per la tutela degli ecosistemi ambientali.

     

    Castel San Pietro Terme (Bo), 12 aprile 2024 – Apicoltura Piana, leader nella produzione di miele da 121 anni, conferma ancora una volta la dedizione nella tutela della filiera, partendo dalla remunerazione degli apicoltori. Come promesso l’anno scorso, ha retribuito i propri fornitori con 5,20 euro per ogni chilo di miele millefiori, riconoscendo così il loro prezioso lavoro.

     

    Questa scelta nasce in un momento in cui il settore apistico ha affrontato diverse sfide, e Apicoltura Piana ha voluto dimostrare la sua volontà nel sostenere gli apicoltori locali. Il pagamento tempestivo e il prezzo minimo garantito sono stati una priorità per l’azienda, che così facendo ha consentito quanto meno il recupero dei costi di produzione e in alcuni casi ha incentivato investimenti in innovazione: una piccola azione che, punta a ridefinire una soglia minima più premiante.

     

    La relazione con i nostri apicoltori è alla base del nostro successo, conosciamo bene e apprezziamo la fatica e la passione che muovono gli apicoltori italiani e riteniamo fondamentale sostenerne gli sforzi, mettendoli nelle condizioni di operare con le risorse necessarie. Inoltre, definire una soglia minima di remunerazione rappresenta un vantaggio per tutti. Per i consumatori che avranno prodotti qualitativamente sempre migliori, per il settore che potrà disporre delle risorse economiche necessarie per svilupparsi, e per l’ambiente che potrà continuare a contare su una filiera sana.

    Unico rammarico, non aver potuto soddisfare tutte le richieste” commenta Massimo Mengoli, Amministratore Delegato di Apicoltura Piana

  • Prestiti cure mediche: nel Lazio chiesti in media 6.160 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; nel Lazio, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato quasi il 5% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.160 euro.

    A fronte di una media nazionale del 4,70%, il Lazio risulta essere la quinta regione in Italia, a pari merito con la Puglia, per incidenza dei prestiti destinati a pagare le cure mediche sul totale delle richieste.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Centro sale a 81 giorni.

    Identikit del richiedente laziale

    Come detto, chi nel Lazio, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.160 euro, da restituire in poco più di 50 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti laziali si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, 48 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale nel Lazio (43 anni e mezzo).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (24,9%) arriva da richiedenti laziali con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (20,1%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (18,8%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 43,9% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali nel Lazio, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 29,9%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai laziali che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,4%, valore salito al 10,9% nel 2023, in aumento del 16%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 52.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti nel Lazio.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Mutui e BCE: rate in calo tra giugno e luglio?

    Giovedì si terrà la riunione della BCE, ma in attesa di capire quali segnali arriveranno dall’Eurotower, Facile.it ha analizzato i Futures sugli Euribor evidenziando come il primo calo sensibile potrebbe arrivare tra giugno e luglio, con una diminuzione che, per un mutuo variabile medio*, si aggirerebbe intorno ai 22 euro.

    «L’Euribor, l’indice cui sono legati i mutui a tasso variabile, tende a muoversi spesso anticipando le mosse della Banca centrale, tanto è vero che negli ultimi giorni è tornato a scendere, arrivando sotto la soglia del 3,90% per quello a tre mesi», spiegano gli esperti di Facile.it «Se il trend dovesse confermarsi anche nelle prossime settimane, i mutuatari potrebbero vedere i primi lievi benefici già dai prossimi mesi.».

    Considerando un mutuo medio variabile sottoscritto a gennaio 2022 (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%), la cui rata a marzo 2024 ha superato i 750 euro, Facile.it ha calcolato che, poiché l’Euribor a 3 mesi dovrebbe scendere al 3,05% entro la fine dell’anno e arrivare intorno al 2,63% entro giugno 2025, la rata diminuirebbe di 65 euro entro dicembre 2024, per poi arrivare ad un calo di quasi 100 euro a giugno 2025.

    «La discesa degli indici sarà graduale e molto più lenta rispetto alla salita cui abbiamo assistito negli scorsi mesi ed anni» continuano gli esperti di Facile.it. «Il consiglio, per chi ha un mutuo a tasso variabile e vuole abbattere la rata senza dover attendere, è di valutare la surroga approfittando delle condizioni favorevoli attualmente offerte dal mercato.».

    L’andamento delle richieste di mutuo

    Per quanto riguarda la richiesta di mutui, dall’Osservatorio** di Facile.it emerge che chi ha presentato domanda di mutuo per l’acquisto di una prima casa tra gennaio e marzo 2024 ha puntato ad ottenere, in media, 136.809 euro da restituire in poco più di 26 anni, valori in linea con quelli rilevati a inizio 2023. Cala leggermente il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, passato da circa 190.000 euro a 186.000 euro, mentre sale lievemente l’LTV (il rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile) che raggiunge il 77%.

    Stabile l’età media di chi ha presentato domanda di finanziamento per l’acquisto della prima casa, pari a 37 anni e mezzo; nei primi tre mesi del 2024 il peso percentuale degli under 36 sul totale richiedenti è stato pari al 49,8%.

    L’offerta ed i tassi

    Sul fronte dell’offerta, invece, Facile.it ha rilevato come nei primi tre mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche siano state nel complesso favorevoli, soprattutto per i tassi fissi, i cui indici sono risultati in costante discesa; le migliori offerte*** per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), partono da un TAN fisso pari al 2,55%, corrispondente ad una rata di 568 euro; a gennaio 2024 la miglior rata era di 604 euro.

    Nettamente più costosi i tassi variabili, con i migliori TAN che partono dal 4,45%, vale a dire una rata di circa 690 euro. La distanza tra tassi variabili e fissi ha spinto la quasi totalità dei richiedenti, il 99%, a scegliere questa seconda opzione.

    Il calo dei tassi fissi continua ad essere un’opportunità per coloro che vogliono provare ad approfittare della surroga, che nel primo trimestre del 2024 ha rappresentato più di un quarto della domanda totale di mutui (25,4%), in crescita rispetto allo stesso periodo del 2023 quando era pari al 17,8%.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Osservatorio realizzato su un campione di oltre 225mila richieste di mutuo raccolte online da Facile.it e Mutui.it a gennaio-marzo 2023/2024.

    *** Simulazioni effettuate su Facile.it in data 5 aprile 2024.

  • Imprese, il settore delle Utility è pronto per una grande ripresa

    Nell’ultimo anno e mezzo, le imprese che fanno parte del settore delle utility hanno sofferto uno scenario economico decisamente poco favorevole. Tuttavia ci sono diversi fattori che fanno ritenere che il quadro complessivo stia per cambiare, generando nuove opportunità di crescita.

    Le difficoltà vissute dalle imprese

    imprese utilitiesLe aziende che si occupano di offrire servizi di pubblica utilità hanno sofferto notevolmente il periodo di tassi di interesse elevati, che le banche centrali hanno dovuto vivere per combattere l’incremento dell’inflazione.

    I costi di finanziamento elevati infatti hanno scoraggiato gli investimenti in infrastrutture, in special modo quelli riguardanti progetti di transizione energetica. Le imprese che hanno sofferto di più sono proprio quelle del settore delle rinnovabili. Allo stesso tempo, tassi di interesse elevati comportano la concorrenza più forte da parte dei titoli di Stato, visto che il loro rendimento è diventato più allettante.

    La mini-crisi

    Le difficoltà delle imprese del settore utility sono evidenti guardando alle performance degli indici azionari corrispondenti.
    A Wall Street, il mercato azionario più importante al mondo, la sottoperformance delle utility rispetto all’indice principale è stata superiore al 30%. In Europa nel 2023 è andata un po’ meglio, ma nel corso di questo 2024 la sottoperformance ha già raggiunto il 13%, e questo accade in tutti gli indici Nazionali (FTSE Mib, Dax Xetra, Ibex, Cac, ecc).

    La debolezza dei prezzi delle utilities tuttavia diventa adesso un’opportunità, dal momento che nella maggior parte dei casi le aziende sembrano sottovalutate. Tutto questo senza considerare lo scenario globale che potrebbe diventare molto favorevole di cui a breve.

    Prospettiva interessante

    Il primo fattore importante è appunto l’andamento dei tassi di interesse. Le banche centrali stanno per cominciare il ciclo di tagli al costo del denaro (la Banca Centrale Svizzera già ha cominciato), e questo spingerà progressivamente le imprese ad investire nei loro progetti.

    Un altro fattore importante riguarda i prezzi dell’energia. Negli ultimi mesi il mercato ha viaggiato su previsioni talmente caute da risultare fortemente pessimistiche. In realtà i prezzi dell’energia elettrica sono calati del 20% da inizio anno, e non dovrebbero scendere ancora molto. Val la pena ricordare che i prezzi dell’energia sono una variabile determinante per le valutazioni delle Utility, a causa delle correlazioni con i prezzi dell’energia elettrica.

    Un altro fattore che potrebbe dare slancio alle utilities è la domanda di energia elettrica. Il recente calo visto negli ultimi mesi è quasi esclusivamente legato alla frenata dell’attività industriale, ma con i tagli e i tassi di interessi e la conseguente crescita economica la domanda potrebbe nuovamente salire.

  • Prestiti cure mediche: Sardegna prima in Italia; chiesti in media 6.149 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, la Sardegna è stata la prima regione in Italia per richieste di prestiti personali destinati a pagare le cure mediche: a fronte di una media nazionale del 4,70%, nell’Isola il 5,3% dei finanziamenti è stato richiesto per coprire costi legati alla salute. Chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.149 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Sud e nelle Isole sale addirittura a 85 giorni.

    Identikit del richiedente sardo

    Come detto, chi in Sardegna, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.149 euro da restituire in poco più di 51 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti sardi si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, 49 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Sardegna (41 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 3 (32,8%) arriva da richiedenti sardi con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (19,3%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (15,9%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 46,1% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Sardegna, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 31,4%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai sardi che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,0%, valore salito al 10,7% nel 2023, in aumento del 19%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 14.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Sardegna.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Case Green ed efficientamento energetico: il ruolo chiave degli infissi

    Ridurre oltre il 50% dei consumi energetici degli immobili all’interno dell’UE entro il 2050: è questo l’obiettivo della direttiva “Case Green” che dovrà essere recepita dall’Italia entro due anni dall’entrata in vigore. Come noto, il patrimonio immobiliare italiano è caratterizzato in larga parte da immobili di vecchia data non rispondenti ai nuovi standard energetici. Un obiettivo mirato che passa soprattutto attraverso la ristrutturazione, che interesserà ben il 43% degli stessi.

    Una transizione ecologica dai risvolti anche economici. Le stime, infatti, parlano di una spesa media per ciascun immobile che varia dai 20 mila ai 55 mila euro, per un costo complessivo a carico dei privati attorno ai 267 miliardi di euro nei prossimi 20 anni.

    Dicevamo della ristrutturazione e degli interventi da effettuare necessariamente, come il cappotto termico, fotovoltaico e caldaie a condensazione. Tre questi un ruolo cruciale ricopre la sostituzione infissi, importanti per limitare dispersione di calore attraverso sistemi come il doppio o triplo vetro e chiusure ermetiche, e quindi mantenere una temperatura mite all’interno delle abitazioni.

    Un intervento che, ovviamente, comporta una spesa importante (si stima dai 10 ai 15 mila euro), ma tuttavia fondamentale per ridurre i consumi in bolletta.

  • Puglia: per i prestiti destinati a pagare cure mediche chiesti in media 5.621 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Puglia, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato quasi il 5% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 5.621 euro.

    A fronte di una media nazionale del 4,70%, la Puglia risulta essere la quinta regione in Italia, a pari merito con il Lazio, per incidenza dei prestiti destinati a pagare le cure mediche sul totale delle richieste.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Sud e nelle Isole sale addirittura a 85 giorni.

    Identikit del richiedente pugliesi

    Come detto, chi in Puglia, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 5.621 euro da restituire in poco più di 48 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti pugliesi si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, 44 anni e mezzo, valore più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Puglia (42 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (24,7%) arriva da richiedenti pugliesi con età compresa tra i 35-44 anni, seguiti a brevissima distanza da coloro che hanno tra i 45 e i 54 anni (24,2%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (18,8%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 39,4% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Puglia, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 25,7%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai pugliesi che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,8%, valore salito al 11,3% nel 2023, in aumento del 15%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 21.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Puglia.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Prestiti cure mediche: in Piemonte chiesti in media 6.563 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Piemonte, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,9% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.563 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente piemontesi

    Come detto, chi in Piemonte, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.563 euro da restituire in poco più di 52 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti piemontesi si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, 46 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Piemonte (42 anni).

    Andando più nello specifico, più di 1 domanda su 4 (25,6%) arriva da richiedenti piemontesi con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti a breve distanza da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (23,2%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (17,7%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 46,4% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Piemonte, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 31,1%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai piemontesi che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,4%, valore salito al 11% nel 2023, in aumento del 17%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 28.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Piemonte.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Conti deposito: 4,5 milioni di italiani ne hanno aperto uno nell’ultimo anno

    Complice l’inflazione che intacca i risparmi, negli ultimi anni è tornato in auge il conto deposito, grazie anche agli elevati tassi di rendimento che questo prodotto può offrire. Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat, 4 milioni e mezzo di italiani ne hanno aperto uno negli ultimi dodici mesi.

    L’interesse dei consumatori è testimoniato anche da un altro dato; secondo un’analisi del comparatore le ricerche online di questi prodotti sono cresciute, nel 2023, del 169% rispetto all’anno prima.

    «Il conto deposito è un vero e proprio strumento di investimento, che si appoggia a un conto corrente tradizionale e che consente di ottenere una rendita elevata sulle somme depositate», spiegano gli esperti di Facile.it. «È bene ricordare, però, che le operazioni classiche che è possibile effettuare tramite il conto corrente tradizionale non sono disponibili con il conto deposito che prevede, invece, un’operatività più ridotta.».

    Analizzando l’età dei rispondenti che hanno dichiarato di aver aperto un conto deposito nell’ultimo anno emerge che l’interesse verso questo tipo di prodotto è stato maggiore in alcune fasce specifiche: se a livello nazionale la percentuale è pari al 10,7%, tra i 35-44 anni sale al 14,6% e raggiunge addirittura il 16,4% fra i rispondenti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni.

    Lo si apre soprattutto online

    L’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* – ha anche voluto analizzare quali siano stati i canali maggiormente utilizzati per sottoscrivere un conto deposito; tra chi ne aperto uno nell’ultimo anno è emerso che più di 1 su 2 (60%) lo ha fatto online, mentre nel 32,5% dei casi si è recato in filiale. Solo il 7,5% dei rispondenti, invece, lo ha fatto tramite un agente/mediatore fisico.

    In quasi 7 casi su 10 è stato attivato presso un istituto di credito con cui si aveva già un rapporto in essere.

    Chi ha un conto deposito

    Allargando il perimetro di analisi a tutti i titolari di conto deposito, non solo quindi a chi lo ha aperto nell’ultimo anno, emerge che sono più di 14 milioni (34% dei rispondenti) gli italiani che hanno dichiarato di possederne almeno uno e, tra questi, oltre 1,7 milioni (4,3%) di averne più di uno.

    A livello geografico sono soprattutto i residenti del Nord Ovest ad utilizzare questo prodotto finanziario; qui più di 4 rispondente su 10 (41,5% vs 34% a livello nazionale) hanno dichiarato di essere intestatari di almeno un conto deposito. Guardando alle fasce anagrafiche, invece, è diffuso soprattutto tra gli italiani con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (45,5%).

    I tassi di rendimento

    Il rinnovato interesse nei confronti dei conti deposito è facilmente spiegabile se si guarda ai tassi di rendimento. Secondo le simulazioni di Facile.it**, nel caso dei conti deposito vincolati, i tassi con scadenza del vincolo a 60 mesi hanno una redditività lorda che può arrivare al 4,75%, percentuale che scende al 4,45% nel caso di vincolo a 36 mesi e al 4,20% per quelli a 12 mesi.

    Per quanto riguarda i conti deposito non vincolati, invece, i tassi di interesse offerti in questo momento da alcune banche possono arrivare addirittura al 5% per tutte e tre le scadenze (12, 36 e 60 mesi).

    «Gli aumenti dei tassi di interesse decisi dalla Banca Centrale Europea negli ultimi due anni per combattere l’inflazione hanno contribuito a far crescere i rendimenti dei conti deposito rendendoli molto più appetibili rispetto al passato», continuano gli esperti di Facile.it. «Se, come previsto dagli analisti, le Bce dovesse iniziare ad abbassare gli indici nei prossimi mesi, queste potrebbero essere le ultime opportunità per beneficiare di redditività così elevate.».

    * Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 13 ed il 15 febbraio 2024 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

    ** Simulazione realizzata su Facile.it in data 21 marzo 2024.

     

     

  • Prestiti cure mediche: Marche seconda in Italia; chiesti in media 5.659 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le Marche sono state la seconda regione in Italia per richieste di prestiti personali destinati a pagare le cure mediche: a fronte di una media nazionale del 4,70%, nella regione il 5,14% dei finanziamenti è stato richiesto per coprire costi legati alla salute, percentuale in crescita di quasi il 7% rispetto al 2022. Chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 5.659 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Centro sale a 81 giorni.

    Identikit del richiedente sardo

    Come detto, chi nelle Marche, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 5.659 euro da restituire in 49 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti marchigiani si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, poco più di 45 anni, valore più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale nelle Marche (poco più di 42 anni e mezzo).

    Andando più nello specifico, 1 domanda su 4 (25%) arriva da richiedenti marchigiani con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti a breve distanza da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (22,9%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (20%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 45,4% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali nelle Marche, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 30,3%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai marchigiani che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,5%, valore salito al 11% nel 2023, in aumento del 16%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 8.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti nelle Marche.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Prestiti cure mediche: in Emilia-Romagna chiesti in media 6.332 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Emilia-Romagna, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,4% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.332 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente emiliano-romagnoli

    Come detto, chi in Emilia-Romagna, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.332 euro da restituire in 51 mesi e mezzo.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti emiliano-romagnoli si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, quasi 45 anni e mezzo, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Emilia-Romagna (quasi 41 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (24,5%) arriva da richiedenti emiliano-romagnoli con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti a breve distanza da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (22,1%) e dai soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (20,2%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 45,3% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Emilia-Romagna, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 28,8%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato agli emiliano-romagnoli che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,4%, valore salito al 10,8% nel 2023, in aumento del 15%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 31.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Emilia-Romagna.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Pulizie di casa: in bolletta ci costano oltre 230 euro l’anno

    A breve cambieranno le tariffe dell’energia elettrica nel mercato tutelato; in attesa di sapere come varieranno le bollette, Facile.it ha analizzato i consumi dei principali elettrodomestici per la pulizia di casa scoprendo che solo per lavatrice, asciugatrice, ferro da stiro, aspirapolvere e scopa a vapore, arriviamo a spendere oltre 230 euro all’anno.

    E con le grandi pulizie di primavera ormai alle porte, è bene sapere quali sono gli elettrodomestici che consumano di più e come risparmiare; ecco l’analisi di Facile.it.

    Lavatrice

    Il primo elettrodomestico finito sotto la lente di Facile.it è la lavatrice. Per l’analisi il comparatore ha preso in considerazione la tariffa dell’energia elettrica del mercato tutelato (aggiornata al primo trimestre 2024) pari a 0,25 euro al kWh*. Quanto ci costa in elettricità una lavatrice? Considerando un nuovo modello da 9kg in classe energetica E (nuova etichetta energetica), ogni lavaggio ci costa circa 22 centesimi di euro in energia; può sembrare poco, ma se facciamo una lavatrice ogni due giorni spenderemo circa 40 euro l’anno, ma se le lavatrici sono una al giorno, o più, allora dobbiamo mettere in conto di superare gli 80 euro.

    Due consigli fondamentali per risparmiare: il primo è di fare lavatrici solo a pieno carico, così da ottimizzare la spesa e ridurre il numero di lavaggi, il secondo è di evitare lavaggi a temperatura troppo elevata se non strettamente necessario. Infine, se avete una tariffa energetica bioraria, ricordatevi di attivare l’elettrodomestico solo durante le ore serali o nel weekend, altrimenti pagherete una tariffa più alta.

    Asciugatrice

    Il secondo elettrodomestico analizzato non poteva che essere l’asciugatrice. Guardando l’etichetta energetica si scopre che un modello in classe A++ da 9 Kg consuma circa 1,6 kWh per ogni ciclo di asciugatura, valore che in bolletta si traduce in una spesa di circa 40 centesimi di euro. Questo significa che per far andare l’asciugatrice una volta ogni due giorni spenderemo quasi 75 euro all’anno di energia elettrica, ma che diventano oltre 150 se la facciamo una volta al giorno.

    Il consumo è elevato, quindi è bene adottare alcune buone pratiche; la prima è quella di centrifugare bene i capi in lavatrice prima di passarli all’asciugatrice, questo ci consentirà di ridurre i tempi di asciugatura e, di conseguenza, i costi. La seconda è di usarla a pieno carico, ma senza esagerare; troppi panni potrebbero ridurne l’efficienza e far salire la spesa.

    Ferro da stiro

    Ultimo passaggio per i nostri panni, prima di riporli nell’armadio, è la stiratura. Ma quanto ci costa in bolletta il ferro da stiro? L’elettrodomestico, va detto, è molto energivoro e, normalmente i consumi variano tra i 1,8 e i 2,6 kWh. Esistono molti tipi di ferro (compatto, con caldaia, con generatore di vapore, ecc), pertanto il primo suggerimento è di scegliere quello più adatto alle esigenze della nostra famiglia. Un ferro da stiro con consumo pari a 2,2 kWh ci costa in bolletta circa 60 centesimi di euro all’ora. Ecco quindi che, se dedichiamo 2 ore a settimana a questa attività, la spesa annuale sarà di circa 58 euro, ma in caso di famiglia numerosa e più ore trascorse a stirare, il conto può salire velocemente.

    Per risparmiare, il primo suggerimento è di utilizzare il ferro quando si hanno più indumenti da stirare; riscaldare l’acqua costa, meglio consumarla tutta. E ancora, è sconsigliabile lasciare il ferro attaccato più del necessario, sarebbe solo uno spreco di energia. Infine, attenzione alla manutenzione e, in particolare, alla formazione del calcare, che non solo potrebbe far aumentare i consumi, ma anche ridurre la qualità del risultato.

    Aspirapolvere

    L’aspirapolvere è un indispensabile alleato quotidiano per le pulizie di casa, ma quanto ci costa in elettricità? I modelli sul mercato sono diversi, così anche i consumi; un aspirapolvere a filo può consumare 1 kWh, questo significa che per ogni ora di utilizzo spendiamo circa 25 centesimi di euro. Un paio d’ore a settimana, per tutto l’anno, ci costerebbero quindi circa 26 euro in bolletta.

    Per risparmiare, il primo consiglio è di ridurre il tempo di utilizzo eliminando i momenti in cui lo lasciamo accesso senza usarlo, ma attenzione anche al continuo alternarsi di spegnimento e riaccensione; insomma, meglio spostare i mobili prima di iniziare a passare l’elettrodomestico. La funzione Turbo va usata solo se e quando serve (ad esempio per i tappeti, ma non per il pavimento o il parquet) e, naturalmente, occhio al filtro; se pulito consente un gran risparmio.

    Scopa a vapore

    Dopo aver aspirato il pavimento, cosa c’è di meglio di una scopa a vapore per rimuovere lo sporco e igienizzarlo a dovere? Anche per questo elettrodomestico esistono diverse versioni – con caldaia, con filo, senza filo ecc. – ma se prendiamo in considerazione un modello da 1.500 watt dobbiamo sapere che, per ogni ora di utilizzo, ci costerà circa 40 centesimi di euro. Per un anno di lavaggi con scopa a vapore, un paio d’ore a settimana, spendiamo circa 40 euro in energia elettrica.

    Funzionando ad acqua, il rischio principale per questo elettrodomestico è che la formazione di calcare possa ridurne l’efficienza e, di conseguenza, far salire i consumi; il consiglio principale è di fare manutenzione regolare all’elettrodomestico e di utilizzare l’acqua più adatta secondo quanto riportato nel libretto di istruzioni.

    * Tariffa mercato tutelato per una famiglia tipo con consumo 2.700 kWh

  • Prestiti cure mediche: in Lombardia chiesti in media 6.565 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Lombardia, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,6% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.565 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente lombardo

    Come detto, chi in Lombardia, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.565 euro da restituire in poco più di 51 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti lombardi si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, quasi 46 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Lombardia (41 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (24,8%) arriva da richiedenti lombardi con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (20,4%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (19,3%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 44,4% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Lombardia, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 29,4%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai lombardi che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,3%, valore salito al 10,6% nel 2023, in aumento del 14%.

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 79.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Lombardia.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Prestiti cure mediche: in Veneto chiesti in media 6.551 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Veneto, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 5,11% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.551 euro.

    A fronte di una media nazionale del 4,70%, il Veneto risulta essere la quarta regione in Italia per incidenza dei prestiti destinati a pagare le cure mediche sul totale delle richieste.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente veneto

    Come detto, chi in Veneto, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.551 euro da restituire in poco meno di 52 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti veneti si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, quasi 46 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Veneto (41 anni).

    Andando più nello specifico, più di 1 domanda su 4 (26,7%) arriva da richiedenti veneti con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti da coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (20,3%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (19%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 44,5% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale nettamente più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Veneto, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 27,8%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai veneti che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,3%, valore salito al 10,9% nel 2023, in aumento del 17%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 29.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Veneto.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Mercato delle materie prime, ecco perché le dinamiche di prezzo non sono uguali per tutti

    Negli ultimi mesi l’andamento dell’inflazione è stato complessivamente calante, segno che gli sforzi fatti dalle banche centrali di tutto il mondo stanno avendo effetto. Tuttavia, se ci spostiamo sul mercato delle materie prime possiamo osservare delle dinamiche contrastanti tra le varie commodities. A tutto questo c’è una spiegazione.

    C’è differenza tra mercato e mercato

    materie primeSoprattutto nell’ultimo periodo, si stanno intensificando le dinamiche differenti nella formazione dei prezzi sul mercato delle materie prime. Questo avviene sia per l’andamento della tendenza precedentemente in corso (al rialzo o al ribasso), sia per fattori strettamente attinenti ai fondamentali che contribuiscono alla formazione dei vari prezzi.

    L’energia cresce

    Il mercato delle materie prime energetiche è quello che più di tutti è sensibile alle fluttuazioni di breve periodo, diventando terreno fertile per tecniche di scalping 5 minuti. In particolar modo, questo settore sta risentendo soprattutto delle tensioni a livello geopolitico, che vanno ad influenzare in primo luogo il prezzo del petrolio. Questo avviene perché crescono i timori di una riduzione dell’offerta, e la conseguente formazione di un deficit sul mercato. Per questo motivo, da metà febbraio l’indice finanziario delle materie prime energetiche è andato verso l’alto.

    I metalli in ordine sparso

    Sul mercato dei metalli invece il driver principale dei prezzi sono i fattori fondamentali relativi alla domanda e all’offerta. Per questo motivo, le tendenze all’interno del settore possono essere molto differenti a seconda del tipo di metallo preso in considerazione.

    Nel mercato dei metalli ferrosi la tendenza è principalmente ribassista, perché risente della scarsa crescita economica della Cina che indebolisce la domanda di metallo.
    Sul versante opposto invece ci sono i metalli non ferrosi. Su questo mercato invece, dopo aver segnato un doppio minimo, i prezzi sembrano indirizzarsi verso il rialzo, principalmente grazie al traino del rame per il quale si prevede una deficit di offerta (cosa che rappresenta un fattore rialzista per il prezzo).

    L’oro fa un settore a sé stante

    Un discorso a parte merita invece l’oro, che viene considerato un bene rifugio. Questo significa che il suo prezzo è molto sensibile tanto all’andamento delle politiche monetarie quanto alle escalation delle tensioni sul fronte internazionale.

  • Prestiti cure mediche: in Liguria chiesti in media 6.271 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Liguria, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 5,12% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.271 euro.

    A fronte di una media nazionale del 4,70%, la Liguria risulta essere la terza regione in Italia per incidenza dei prestiti destinati a pagare le cure mediche sul totale delle richieste.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente liguri

    Come detto, chi in Liguria, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.271 euro da restituire in poco più di 52 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti liguri si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, poco più di 47 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Liguria (43 anni).

    Andando più nello specifico, più di 1 domanda su 4 (28,1%) arriva da richiedenti liguri con età compresa tra i 45-54 anni, seguiti da coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni (22,3%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (17,4%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 42,1% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Liguria, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 30,5%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai liguri che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,6%, valore salito al 11,1% nel 2023, in aumento del 16%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 10.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Liguria.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Furti in casa: solo il 13% si tutela con una assicurazione

    La paura dei furti in casa è una delle fobie più diffuse tra gli italiani e, con le vacanze pasquali alle porte, il timore aumenta. Non a caso, come emerso dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat*, più di 7 italiani su 10 hanno adottato sistemi di sicurezza per proteggere al meglio la propria abitazione.

    Una voglia di proteggersi più che comprensibile se si considerano i numeri ufficiali legati ai furti in casa denunciati alle autorità; più di 15 ogni ora, pari ad oltre 133.000 in un anno. Ma quali sono i sistemi di sicurezza più utilizzati nelle case degli italiani?

    I sistemi di sicurezza più diffusi

    La soluzione più comune è quella di installare una porta blindata, scelta fatta da più di 21 milioni di italiani. Quasi 1 italiano su 3, pari a circa 13,7 milioni di individui, ha invece deciso di proteggere la propria casa installando un impianto di allarme, soluzione particolarmente diffusa nelle regioni del Nord Ovest dove la percentuale di chi ha dotato la propria abitazione di questo sistema arriva a sfiorare il 40%.

    Il 23% dei rispondenti, invece, ha deciso di proteggere la propria casa con un impianto di video sorveglianza, mentre circa 9 milioni di italiani hanno scelto di aumentare la sicurezza della propria abitazione installando le inferriate alle finestre.

    Il 18% dei rispondenti ha dichiarato di aver montato un videocitofono, uno spioncino digitale o un video doorbell – dispositivi tecnologici che consentono di vedere, e in alcuni casi anche registrare, chi c’è dall’altro lato della porta – mentre circa 6 milioni di persone hanno deciso di affidare la sicurezza dei propri beni preziosi ad una più tradizionale cassaforte. Circa il 4%, infine, ha scelto di proteggere l’abitazione tramite vigilanza privata.

    Le polizze contro i furti, cosa sono…

    Tanti italiani hanno adottato uno o più sistemi di sicurezza, ma sono pochi quelli che hanno scelto di tutelare l’abitazione con una assicurazione contro i furti in casa; appena il 13% dei rispondenti secondo quanto emerso dall’indagine commissionata da Facile.it.

    «Si tratta di coperture assicurative da aggiungere alle cosiddette polizze casa multirischio», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «e tutelano gli assicurati in caso di furto in appartamento, rimborsando, nei limiti dei massimali, il valore dei beni sottratti. Polizze di grande utilità soprattutto se confrontate con i prezzi; per l’aggiunta della garanzia contro i furti i costi partono da circa 3 euro al mese.».

    In particolare – spiegano da Facile.it – questo tipo di polizza rimborsa ai proprietari non solo il valore dei beni sottratti, ma anche gli eventuali danni a mobili, infissi, sistemi di sicurezza e beni causati durante l’effrazione. Attenzione, però, perché per alcune tipologie di oggetti, come i gioielli, le opere d’arte e gli strumenti musicali, alcune compagnie richiedono la sottoscrizione di una copertura aggiuntiva, mentre altre non li tutelano o, ancora, lo fanno ma con una copertura limitata.

    … quanto costano…

    Come detto, le polizze contro i furti sono garanzie accessorie delle polizze casa, pertanto è necessario sottoscrivere questo prodotto assicurativo per poi aggiungere la copertura contro i ladri. I costi partono da circa 3 euro al mese, ma possono arrivare anche a 20 euro al mese in base al massimale che viene scelto.

    E proprio il massimale – vale a dire il rimborso massimo che la compagnia garantisce in caso di furto – è uno degli aspetti più importanti da guardare quando si sottoscrive questo tipo di polizza. Il consiglio è di selezionare un massimale che sia in linea con l’effettivo valore degli oggetti da proteggere; sovrastimare i beni rischierebbe di far lievitare il costo della polizza, ma senza un effettivo beneficio, mentre sottostimarli ci esporrebbe al rischio di ricevere un indennizzo non sufficiente a coprire i danni reali.

    … e quando non coprono

    Attenzione, inoltre, alle eventuali esclusioni, vale a dire quelle condizioni per cui, anche se la polizza è attiva, la compagnia non rimborsa. In caso di furto, ad esempio, molte compagnie rimborsano solo se in presenza di segni di effrazione, mentre se agevoliamo il compito dei ladri andando via di casa con porte o finestre aperte, potremmo non ottenere il rimborso.

    Ancora, la polizza potrebbe non rimborsare se il furto è stato agevolato da lavori manutenzione straordinaria all’abitazione, se commesso da coinquilini o familiari o se l’assicurato lascia disabitato l’immobile per più di 45 giorni.

    Infine, occhio ai sistemi di sicurezza, che devono essere in funzione al momento del tentativo di furto altrimenti l’assicurazione potrebbe non rimborsare; insomma, se siete tra i milioni di italiani che hanno protetto l’abitazione con un sistema di allarme, ricordatevi di attivarlo prima di uscire di casa!

     

     

    * Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 21 ed il 22 febbraio 2024 attraverso la somministrazione di n.500 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • 16 milioni hanno subito un danno all’auto mentre era parcheggiata

    Sono poco più di 16 milioni gli italiani che nell’ultimo anno si sono trovati con l’auto danneggiata dopo averla lasciata parcheggiata. Oltre alla rabbia la spesa visto che, secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat*, il danno complessivo stimato è pari ad oltre 13 miliardi di euro.

    Nel 70% dei casi si è trattato dell’urto da parte di un altro veicolo, mentre in oltre 1 caso su 4 (26,7%) il danno è derivato da un atto vandalico, nel 12,4%, si legge nell’analisi, da un tentativo di furto del veicolo o di oggetti contenuti in esso.

    L’entità del danno subito

    L’entità media del danno subito ha sfiorato i 730 euro, anche se emergono delle differenze a livello territoriale. Se nel Sud/Isole il valore è stato inferiore alla media e pari a circa 564 euro, nel Nord Ovest ha raggiunto gli 830 euro e addirittura gli 874 euro nel Nord Est.

    Alla domanda Come ha provveduto a pagare il danno?, quasi 1 italiano su 2 (42,9%) ha risposto di aver deciso di lasciare l’auto danneggiata senza ripararla, percentuale che raggiunge il 53,5% tra i 45-54enni. In quasi 1 caso su 3 (32,9%), invece, si è pagato di tasca propria, dato da leggere anche alla luce del fatto che più di 1 italiano su 2 abbia dichiarato di non avere una polizza che lo tutelasse da quel tipo specifico di danno, come ad esempio una kasko completa, la copertura contro atti vandalici o quella furto e incendio.

    Non solo danneggiati, ma anche danneggiatori

    Gli italiani, però, non solo si sono visti danneggiare la propria auto, ma hanno causato a loro volta dei problemi agli altri automobilisti tanto che, secondo l’indagine commissionata da Facile.it, sono più di 3 milioni e mezzo (9%) gli individui che hanno ammesso, in fase di manovra o parcheggio, di aver urtato un’altra vettura senza che il proprietario fosse presente.

    La percentuale quasi triplica tra i 18-24enni raggiungendo addirittura il 26,1%, mentre cala al 5,5% tra gli automobilisti appartenenti alla fascia 55-64 anni e al 4% tra i 45-54enni.

    Una volta urtato un altro veicolo cosa hanno fatto? Sebbene 7 su 10 (70,2%) si siano comportati in maniera corretta, fermandosi per attendere il proprietario del veicolo o lasciando un biglietto con i propri contatti, circa 767.000 persone (22,1%) sono andate via senza lasciare alcun riferimento; la percentuale sale al 27,2% tra il campione maschile. Il 5,9%, invece, ha ammesso che sarebbe voluto andare via ma, a causa testimoni, è dovuto rimanere.

    * Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 13 ed il 15 febbraio 2024 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

     

  • Prestiti cure mediche: in Calabria chiesti in media 5.690 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Calabria, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,4% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 5.690 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Sud e nelle Isole sale addirittura a 85 giorni.

    Identikit del richiedente calabrese

    Come detto, chi in Calabria, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 5.690 euro da restituire in 49 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti calabresi si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, poco più di 46 anni, valore più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Calabria (43 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (24%) arriva, a pari merito, da richiedenti calabresi con età compresa tra i 35-44 anni e 45-54 anni; seguono i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (18%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 42,9% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 25,2%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai calabresi che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,3%, valore salito al 10,8% nel 2023, in aumento del 16%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 11.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Calabria.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Sicilia: chiesti in media 5.321 euro per pagare le cure mediche

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Sicilia, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato quasi il 4% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 5.321 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Sud e nelle Isole sale addirittura a 85 giorni.

    Identikit del richiedente siciliano

    Come detto, chi in Sicilia, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 5.321 euro da restituire in 47 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti siciliani si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, quasi 47 anni, valore nettamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Sicilia (43 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (23,3%) arriva da richiedenti siciliani con età compresa tra i 45-54 anni; seguono coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (22%) e i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (21,9%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 34,8% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 24,5%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai siciliani che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,6%, valore salito all’11,1% nel 2023, in aumento del 15,6%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 31.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Sicilia.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Prestiti cure mediche: in Campania chiesti in media 5.632 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Campania, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,5% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 5.632 euro.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Sud e nelle Isole sale addirittura a 85 giorni.

    Identikit del richiedente campano

    Come detto, chi in Campania, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 5.632 euro da restituire in 49 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti campani si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, poco più di 45 anni, valore più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Campania (42 anni).

    Andando più nello specifico, quasi 1 domanda su 4 (23,1%) arriva da richiedenti campani con età compresa tra i 45-54 anni; seguono coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni (21,1%), mentre al terzo posto si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (20,8%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 35,4% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 22,6%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai campani che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,65%, valore salito all’11,09% nel 2023, in aumento del 15%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 37.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Campania.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Prestiti cure mediche: in Toscana chiesti in media 6.349 euro

    I tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica spingono i cittadini a rivolgersi a quella privata e, per sostenere questi costi, sono tanti coloro che scelgono di chiedere un prestito; in Toscana, secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nel 2023, le richieste di prestiti personali per sostenere le spese mediche hanno rappresentato il 4,8% del totale dei finanziamenti chiesti nella regione e chi ha presentato domanda per questa tipologia di prestito ha cercato di ottenere, in media, 6.349 euro, valore in lieve aumento (+2,6%) rispetto a quanto rilevato nel 2022.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    I lunghi tempi di attesa nella sanità pubblica sono confermati da una recente indagine commissionata da Facile.it** a mUp Research, che ha rilevato come, in Italia, l’attesa media sia arrivata a circa 77 giorni, valore che al Centro sale a 81 giorni.

    Identikit del richiedente toscano

    Come detto, chi in Toscana, lo scorso anno, ha chiesto un prestito personale per pagare cure mediche ha cercato di ottenere, in media, 6.349 euro (+2,6%) da restituire in quasi 52 mesi.

    Se si guarda al profilo dei richiedenti toscani si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente, poco più di 48 anni, valore significativamente più alto se confrontato con l’età media in cui, in generale, si chiede un prestito personale in Toscana (43 anni).

    Andando più nello specifico, più di 1 domanda su 4 (27,4%) arriva da richiedenti toscani con età compresa tra i 55-64 anni, seguiti a breve distanza da coloro che hanno tra i 65 e i 74 anni (24,5%); al terzo posto, invece, si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (19%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 46,9% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Toscana, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 30,9%.

    Dall’analisi emerge anche come, nell’ultimo anno, il tasso dei prestiti personali sia aumentato notevolmente: nel 2022 il Taeg medio riservato ai toscani che hanno chiesto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,20%, valore salito al 10,49% nel 2023, in aumento del 14%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 20.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it dal 2022 al 2023 da utenti residenti in Toscana.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Carati dell’Oro, Cosa Sono e a Cosa Servono

    Carati dell’Oro, sicuramente carati è una parola che chiunque ha sentito dire ma se non si conosce cosa sono e a cosa servono non servirà a molto anche nel caso ci fosse utile saperlo perché si vuole vendere un oggetto in lega aurea presso una delle tante attività come questo compro oro Firenze.
    In questo breve testo, vorremo almeno dare una panoramica semplice ma esaustiva su cosa sono i carati dell’oro, perché sono importanti e come vengono calcolati.
    Cosa sono i Carati dell’Oro?
    I carati sono l’unità di misura utilizzata per valutare la purezza dell’oro. Quando parliamo di oro, non intendiamo solo quel metallo luminoso e prezioso che conosciamo. L’oro che usiamo nelle gioiellerie e negli investimenti è spesso mescolato ad altri metalli per renderlo più resistente e adatto all’uso. I carati indicano quanto oro puro c’è in una miscela rispetto agli altri metalli presenti.
    A Cosa Servono i Carati?
    I carati sono essenziali per determinare il valore e la qualità di un oggetto in oro. Maggiore è la quantità di oro puro in un oggetto, maggiore sarà il suo valore. Quando acquisti gioielli o investi in oro, i carati ti aiutano a capire esattamente quanto oro stai ottenendo per il tuo denaro.
    In italia per realizzare i gioielli di buona fattura si utilizza solitamene oro 18 carati che è tra le leghe auree più pure dopo lingotti e monete da investimento che vengono realizzati con leghe pure 24 carati.
    Conclusione
    I carati dell’oro sono fondamentali per comprendere la qualità e il valore degli oggetti in oro. Sapendo come calcolarli, puoi fare scelte informate quando acquisti gioielli o investi in oro. Spero che questa breve introduzione ti abbia dato una visione chiara di ciò che sono i carati dell’oro e perché sono così importanti. Ora sei pronto per immergerti ulteriormente nel meraviglioso mondo dell’oro!

     

  • Prezzo di oro e argento sempre più divergenti , cosa succede?

    Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una corsa veemente del prezzo dell’oro, che è riuscito a salire sui 2200 dollari per oncia. A differenza del suo collega più prezioso, l’argento invece non è riuscito a ritestare i massimi che raggiunse nel 2020 (28 dollari). Peraltro è decisamente ancora al di sotto dei suoi record storici (circa 50 dollari). Perché c’è questa divergenza?

    Cosa incide sulle dinamiche di prezzo

    argentoStoricamente le dinamiche del prezzo di oro e argento sono state sempre abbastanza simili, soprattutto perché condividono il loro ruolo di riserva di valore. Quando l’oro cresceva, di solito anche l’argento cresceva in proporzione, creando un gioco a zero spread.

    Tuttavia negli ultimi anni il rapporto tra oro e argento, che esprime il prezzo dell’oro come multiplo del silver, è addirittura triplicato superando quota 90. Questa divergenza nasce dai fattori determinanti della domanda di argento.

    L’argento e il suo ruolo industriale

    Il grosso della richiesta di argento deriva sostanzialmente da applicazioni industriali, che rappresentano circa il 75% della domanda totale. Anche se l’argenteria e la gioielleria costituiscono ancora una quota rilevante della domanda fisica di argento, questo metallo trova larga applicazione e soprattutto nell’ambito della transizione energetica, per la realizzazione di batterie e celle fotovoltaiche. Proprio il calo della richiesta rispetto alla forte offerta ha contribuito alla scarsa performance dell’argento nel corso del 2023.

    Il prezzo del silver metal infatti è stabilmente sotto i 26 dollari per oncia da un paio di anni. La quotazione ha testato più volte questo limite superiore, formando anche un triplo massimo tecnico, ma non l’ha mai superato.

    Prospettive e performance

    Le prospettive sono tuttavia molto positive per l’argento. Anzitutto la richiesta di metallo è destinata ad essere superiore all’offerta ancora per un bel po’ di tempo, visto che la produzione mineraria ancora non si è ripresa del tutto dopo la crisi covid. Inoltre l’argento è un metallo più ciclico rispetto all’oro, e questo vuol dire che nei periodi di ripresa economica tende a performare meglio, mentre in quelli di crisi va decisamente bene.

    Il contesto macro-globale dovrebbe migliorare decisamente tra la fine del 2024 e gli inizi del 2025, è proprio questo spinge molti analisti a ritenere che il prezzo dell’argento potrebbe andare decisamente al rialzo nella seconda metà di quest’anno.

  • Infissi e congruità della spesa: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

    In caso di sostituzione infissi, finestre e persiane di un condominio in regime di Superbonus, quali sono i parametri economici che consentono di attestare la congruità delle spese dell’intervento trainato? Un quesito, posto da un condominio con l’intenzione di sostituire come intervento trainato le finestre ad arco dell’intero edificio, al quale ha risposto l’Agenzia delle Entrate e che ha sollevato un caso.

    In sostanza, al momento della firma sul contratto di fornitura, la regione nella quale venivano svolti i lavori non prevedeva un prezzario per quanto riguarda questa tipologia di infisso, salvo aggiornarlo successivamente. Nel mentre, tuttavia, ad essere utilizzato era il prezzario di una regione limitrofa.

    Esaminando il caso, l’Agenzia delle Entrate ha voluto mettere alcuni punti fermi con la risposta n. 1/2024, precisando che in un intervento di sostituzione finestre e persiane effettuato in regime di Superbonus, il tecnico abilitato e incaricato di attestare la congruità delle spese dell’intervento trainato dovrà fare riferimento al prezzario in vigore al momento dell’effettivo pagamento, definendo irrilevante il listino prezzi aggiornato successivamente alla data di acquisto.

  • Monete da Collezione Come Devono Essere per Avere un Valore

    Le monete da collezione hanno un fascino che attrae molti appassionati e collezionisti sia per la bellezza sia per l’importanza storica ed economica.
    Non si deve confondere le monete di valore numismatico con quelle da investimento, solitamente in oro, che appartengono ad un mercato diverso che si basa principalmente sul valore del metallo e per questo sono trattate da operatori specializzati come i banchi metalli e i compro oro come questo a Firenze.
    Le monete da collezione possono avere un valore significativo in base a diversi fattori. Ecco alcuni elementi che contribuiscono a determinare il valore delle monete da collezione:
    Rarità: Le monete rare sono generalmente più preziose. Se una moneta è difficile da trovare a causa di una produzione limitata, errori di conio o altri fattori, il suo valore può aumentare.
    Condizione: La conservazione è fondamentale. Le monete in condizioni eccellenti, non usurate e prive di difetti evidenti, sono solitamente più preziose. La valutazione della condizione coinvolge aspetti come graffi, usura, macchie e altri danni.
    Anno di conio: Alcuni anni di conio possono essere più desiderati dagli appassionati di monete. Ad esempio, il primo anno di emissione di una determinata moneta o un anno in cui è avvenuto un evento significativo possono aumentare il valore.
    Materiale: Il materiale da cui è fatta la moneta può influenzare il suo valore. Monete realizzate con metalli preziosi come oro o argento possono avere un valore intrinseco più elevato rispetto a quelle fatte di materiali meno preziosi.
    Errore di conio: Le monete con errori di conio, come errori di marcatura o sbagli nelle legende, possono essere molto ricercate dai collezionisti e avere un valore più elevato.
    Popolarità: La popolarità di una moneta o di una serie di monete può influire sul suo valore. Se una determinata moneta è molto ricercata da molti collezionisti, il suo prezzo può aumentare.
    Storia della moneta: Monete legate a eventi storici o a personaggi famosi possono essere più preziose per via della loro connessione con momenti importanti.
    Certificazione: Le monete certificate da enti di valutazione numismatica, come NGC o PCGS, possono avere un valore superiore. La certificazione fornisce una valutazione oggettiva della condizione e autenticità della moneta.
    Domanda e offerta: La legge di domanda e offerta gioca un ruolo fondamentale nel determinare il valore di qualsiasi bene, comprese le monete da collezione. Se una moneta è molto ricercata e la sua disponibilità è limitata, il prezzo potrebbe aumentare.
    Confezione originale: Se una moneta da collezione è ancora nella sua confezione originale, specialmente se è stata emessa come parte di una serie o di un set, questo può contribuire al suo valore.
    Ricorda che il mercato delle monete da collezione può essere soggetto a fluttuazioni e che la valutazione delle monete è un processo complesso. Consultare esperti numismatici o utilizzare servizi di certificazione può essere utile per ottenere una valutazione accurata.

     

  • Mutui: secondo le previsioni i primi cali attesi da maggio

    Giovedì si terrà la riunione della BCE e sebbene la maggior parte degli analisti non si aspetti un taglio dei tassi, sarà importante vedere quali segnali lancerà al mercato Christine Lagarde. In attesa dell’evento, Facile.it ha analizzato i futures sugli Euribor – che rappresentano le aspettative di mercato – scoprendo che le rate potrebbero iniziare a diminuire tra maggio e giugno, ma il calo sarà modesto, compreso tra i 14 e i 22 euro circa per un mutuo variabile medio.

    «L’Euribor spesso tende ad anticipare le mosse della BCE e a variare in funzione delle aspettative future, pertanto sarà fondamentale vedere quali messaggi arriveranno dalla Banca Centrale», spiegano gli esperti di Facile.it «L’impressione generale è che la discesa sarà più lenta rispetto a quanto si aspettavano i mercati a inizio anno. Chi ha un mutuo a tasso variabile dovrà stringere i denti ancora per un po’ o valutare opzioni come la surroga per abbassare le rate.».

    Le previsioni degli esperti e le richieste dei mutuatari

    Per la sua analisi, Facile.it ha preso in esame un mutuo medio* variabile (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) sottoscritto a gennaio 2022, la cui rata è arrivata, a febbraio 2024, a circa 751 euro dai 456 euro iniziali. Continuando a scorrere i futures (aggiornati al 28 febbraio 2024) emerge che l’Euribor a 3 mesi dovrebbe scendere a circa il 3% entro la fine dell’anno e arrivare attorno al 2,65% entro giugno 2025; se così fosse, la rata scenderebbe di 67 euro entro dicembre 2024, arrivando ad un calo di 100 euro a giugno 2025.

    Per quanto riguarda la richiesta di mutui, analizzando quelli destinati all’acquisto della prima casa, secondo l’osservatorio** di Facile.it, chi ha presentato domanda di finanziamento nei primi due mesi del 2024 ha puntato ad ottenere, in media, 136.523 euro da restituire in 25 anni, valori in linea con quelli rilevati a inizio 2023. Stabili anche l’LTV (il rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile) pari al 71%, e il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo (circa 187.000 euro).

    L’unico dato peggiorato è l’età media di chi ha presentato domanda di finanziamento per l’acquisto della prima casa, aumentata di quasi un anno e arrivata a poco più di 37 anni e mezzo. L’aumento è ascrivibile al calo del peso percentuale degli under 36 sul totale richiedenti, passato da 53% del 2023 al 49% del 2024.

    L’offerta ed i tassi

    Sul fronte dell’offerta, Facile.it ha rilevato che nei primi due mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche sono state nel complesso favorevoli, in particolare per i tassi fissi, con indici in costante calo; le migliori offerte*** per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), partono da un TAN fisso pari al 2,87%, vale a dire una rata di 589 euro; a gennaio 2024 la miglior rata era pari a 604 euro.

    Stabili, invece, i tassi variabili, che restano sensibilmente più costosi rispetto a quelli fissi, con i migliori TAN che partono dal 4,66%, pari ad una rata di 705 euro. La distanza tra tassi variabili e fissi ha spinto la quasi totalità dei richiedenti, più di 9 su 10, a scegliere questa seconda opzione.

    Il calo dei tassi fissi continua ad essere un’opportunità per coloro che vogliono provare ad approfittare della surroga, che nei primi due mesi del 2024 ha rappresentato un quarto della domanda totale di mutui (25%), in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando era pari al 17%.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Osservatorio realizzato su un campione di oltre 150mila richieste di mutuo raccolte online da Facile.it e Mutui.it a gennaio-febbraio 2023/2024.

    *** Simulazioni effettuate su Facile.it in data 21 febbraio 2024.

  • Mercati, l’euforia per l’Argentina di Milei si è già spenta

    L’elezione presidenziale di Javier Milei era stata accolta come una grande svolta per l’economia argentina, tanto che i mercati avevano accompagnato la cavalcata presidenziale con rialzi sontuosi, soprattutto sulla Borsa di Buenos Aires.
    Il vento però è drasticamente cambiato, e lo scetticismo verso le ricette dell’anarco-capitalista che occupa la Casa Rosada è aumentato.

    E’ cambiato l’umore dei mercati

    economia argentinaAlcuni numeri servono a rendere bene l’idea, confrontando scenario passato e quello attuale. Nella seconda metà del 2023, la Borsa di Buenos Aires aveva viaggiato all’insegna del Toro. Il principale listino del paese nell’arco di un anno è riuscito a guadagnare il 370%. Se consideriamo solo il periodo post-elettorale, la percentuale di crescita è stata del 67%.

    Va precisato che la svalutazione del Peso argentino (il cambio dollaro-peso valeva 1830 a inizio 2023, adesso vale 840 con l’ADX indicator che non accenna a cambiare direzione) ha di fatto gonfiato i numeri di questo rally, comunque la crescita c’è stata ed anche molto forte. Ad innescarla erano state le promesse di tagli alla spesa pubblica e di privatizzazione di interi settori dell’economia da parte di Milei.

    La realtà differente dalla fantasia

    L’euforia e l’entusiasmo del periodo post elettorale lentamente però ha iniziato ad affievolirsi. La mazzata più pesante è stata la bocciatura della maxi riforma (legge Omnibus), che avrebbe dovuto cambiare radicalmente l’economia argentina. La riforma è stata prima ridimensionata in Commissione, in quindi respinta dal Congresso all’inizio di febbraio. Bisogna rifarla.

    La bocciatura ha avuto un effetto raggelante sui mercati, perché si è capito che l’ago della bilancia al Congresso sono i rappresentanti del partito liberale, che hanno posizioni molto più moderate rispetto a quelle del presidente.
    Dopo il flop della riforma la Borsa di Buenos Aires ha imboccato una via della discesa, perdendo nel mese di febbraio il 23%, con una intensa escursione di volatilità (che piace agli speculatori ma non agli investitori). L’unica buona notizia per Milei è che nel mese di gennaio, per la prima volta 12 anni, c’è stato un avanzo finanziario con un surplus pari a oltre mezzo miliardo di euro.