Categoria: Economia e Finanza

  • Bollette: nel 2023 in Abruzzo -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Abruzzo con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 735 euro per la bolletta della luce e 847 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno gli abruzzesi hanno pagato, mediamente, 1.582 euro a famiglia (erano 2.275 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Pescara e Chieti, a pari merito, siano state le aree abruzzesi dove le bollette sono state più pesanti; in entrambe le province il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.358 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 760 euro. Segue Teramo (732 euro, 2.270 kWh).

    Chiude la graduatoria L’Aquila, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.111 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (681 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Se nel 2023 sul fronte dell’elettricità gli abitanti di L’Aquila sono stati i più fortunati, la situazione cambia per la fornitura di gas dal momento che hanno pagato il conto più salato: mediamente, 990 euro (a fronte di un consumo medio di 1.064 smc). Seguono Teramo (815 euro, 876 smc) e Pescara, area dove le famiglie hanno speso, in media, 805 euro (865 smc).

    Chiude la classifica regionale Chieti, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 768 euro (825 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 14.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Abruzzo (consumi pari, a livello regionale, a 2.280 kWh per l’energia elettrica e 910 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Piemonte: bollette in calo del 34% per l’elettricità e del 27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Piemonte con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 718 euro per la bolletta della luce e 941 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte dell’elettricità i piemontesi sono stati tra i più fortunati d’Italia, avendo avuto la quarta bolletta più “leggera” della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i piemontesi hanno pagato, mediamente, 1.659 euro a famiglia (erano 2.378 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come Asti sia stata l’area piemontese dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.481 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 800 euro. Seguono Biella (765 euro, 2.371 kWh), Alessandria (761 euro, 2.359 kWh), Novara (756 euro, 2.345 kWh) e Cuneo, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 749 euro per un consumo medio rilevato di 2.321 kWh.

    Continuando a scorrere la classifica si posizionano Vercelli (725 euro, 2.247 kWh) e Verbano-Cusio-Ossola (715 euro, 2.216 kWh). Chiude la graduatoria Torino, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.146 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (692 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Biella, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 1.185 euro a fronte di un consumo di 1.274 smc. Seguono Alessandria (1.148 euro, 1.234 smc), Asti (1.138 euro, 1.223 smc), Vercelli (1.137 euro, 1.222 smc), Verbano-Cusio-Ossola (1.030 euro, 1.107 smc) e Cuneo, area dove le famiglie hanno speso, in media, 1.020 euro (1.096 smc).

    Chiudono la classifica regionale Novara (984 euro, 1.057 smc) e, ancora una volta, Torino, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 846 euro (909 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 67.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Piemonte (consumi pari, a livello regionale, a 2.226 kWh per l’energia elettrica e 1.011 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2023 nel Lazio -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti nel Lazio con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 789 euro per la bolletta della luce e 619 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas i laziali sono stati tra i più fortunati d’Italia, avendo avuto la terza bolletta più “leggera” della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i laziali hanno pagato, mediamente, 1.408 euro a famiglia (erano 2.042 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Frosinone sia stata l’area laziale dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.683 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 865 euro. Segue Latina (857 euro, 2.658 kWh).

    Valori inferiori alla media regionale per Roma (778 euro, 2.411 kWh) e Viterbo (769 euro, 2.384 kWh). Chiude la graduatoria Rieti, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.344 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (756 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che, anche sul fronte del gas, i residenti di Frosinone sono i più sfortunati tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato; mediamente, 828 euro a fronte di un consumo di 890 smc. Seguono le province di Rieti (771 euro, 829 smc), Latina (684 euro, 735 smc) e Viterbo, area dove le famiglie hanno speso, in media, 672 euro (722 smc).

    Chiude la classifica regionale Roma, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 596 euro (641 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 90.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 nel Lazio (consumi pari, a livello regionale, a 2.447 kWh per l’energia elettrica e 665 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

     

  • Gli Studi di Fattibilità come Fondamenta per il Successo

    Studio di fattibilità Financial Researches

    Introduzione

    Nel mondo degli affari, ogni nuova idea imprenditoriale porta con sé una dose di entusiasmo e ambizione. Tuttavia, prima di lanciarsi in un nuovo progetto, è essenziale condurre uno Studio di Fattibilità completo. In questo articolo, esploreremo il ruolo cruciale degli Studi di Fattibilità nel delineare il percorso verso il successo aziendale.

    Definizione degli Studi di Fattibilità

    Gli Studi di Fattibilità costituiscono un processo analitico dettagliato volto a valutare la praticabilità e la convenienza di un progetto aziendale. Questi studi esaminano una serie di fattori chiave, inclusi aspetti tecnici, finanziari, operativi e legali, per determinare se l’idea imprenditoriale è realizzabile e sostenibile nel lungo termine.

    Identificazione delle Opportunità di Mercato

    Uno degli obiettivi principali degli Studi di Fattibilità è l’analisi del mercato e delle opportunità ad esso correlate. Comprendere il contesto competitivo in cui il progetto si inserirà e identificare le esigenze del mercato sono passaggi cruciali per la definizione di strategie di marketing efficaci e il posizionamento competitivo sul mercato.

    Valutazione dei Rischi e delle Opportunità

    Un’altra componente fondamentale degli Studi di Fattibilità è la valutazione dei rischi e delle opportunità associate al progetto. Dall’instabilità economica alla concorrenza sul mercato, è essenziale identificare e valutare attentamente tutti i potenziali fattori che potrebbero influenzare il successo del progetto. Solo così è possibile sviluppare strategie per mitigare i rischi e capitalizzare sulle opportunità disponibili.

    Analisi dei Costi e dei Benefici

    La pianificazione finanziaria è un aspetto cruciale degli Studi di Fattibilità . Calcolare con precisione i costi di avvio, le spese operative previste e i benefici attesi consente di valutare la redditività del progetto nel lungo termine. Inoltre, l’analisi dei costi e dei benefici fornisce una base solida per la gestione del budget e il monitoraggio delle prestazioni finanziarie del progetto nel corso del tempo.

    Implementazione e Monitoraggio

    Una volta completato lo Studio di Fattibilità e presa la decisione di procedere con il progetto, è importante implementare un sistema di monitoraggio continuo per valutare l’efficacia delle strategie e apportare eventuali aggiustamenti in corso d’opera. Il monitoraggio costante consente di adattarsi ai cambiamenti del mercato e di garantire il successo a lungo termine del progetto.

    Conclusioni

    In conclusione, gli Studi di Fattibilità rappresentano una fase essenziale nel processo decisionale aziendale. Fornendo una valutazione dettagliata della praticabilità e della convenienza di un progetto, questi studi consentono ai decision maker di prendere decisioni informate e di sviluppare strategie efficaci per massimizzare il successo aziendale. Investire tempo e risorse in uno Studio di Fattibilità completo può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un progetto aziendale.

    Per maggiori informazioni leggi anche: Studi di Fattibilità

  • Guida pratica agli Studi di Fattibilità: Definizione e Importanza

    Financial Researches Studi di fattibilità

    Studi di Fattibilità

    Gli Studi di Fattibilità rappresentano un passaggio cruciale nella valutazione di qualsiasi progetto, sia esso di natura commerciale, infrastrutturale o sociale. Questi studi forniscono un quadro dettagliato delle potenzialità, delle risorse necessarie e dei rischi associati a un’iniziativa, consentendo agli investitori e ai decision maker di prendere decisioni informate. In questo testo, esploreremo la definizione, la metodologia e l’importanza degli Studi di Fattibilità.

    Questi Studi sono analisi approfondite condotte per valutare la fattibilità di un progetto o di un’idea imprenditoriale. Queste analisi esaminano vari aspetti, tra cui la fattibilità tecnica, economica, operativa, legale e ambientale del progetto. L’obiettivo principale è determinare se il progetto è realizzabile e se può generare risultati positivi nel lungo periodo.

    Metodologia degli Studi di Fattibilità

    La metodologia per condurre uno Studio varia a seconda del tipo e della complessità del progetto. Tuttavia, ci sono alcune fasi comuni che solitamente vengono seguite:

    1. Analisi del Mercato e della Domanda: Valutare la domanda di mercato per il prodotto o servizio offerto dal progetto e analizzare la concorrenza esistente.
    2. Valutazione Tecnica: Esaminare la fattibilità tecnica del progetto, inclusa la disponibilità di risorse e tecnologie necessarie.
    3. Analisi Economica e Finanziaria: Calcolare i costi e i ricavi previsti del progetto, nonché il suo potenziale rendimento finanziario.
    4. Valutazione degli Aspetti Ambientali e Legali: Esaminare le implicazioni ambientali e legali del progetto, assicurandosi che sia in linea con le normative vigenti.
    5. Analisi dei Rischi: Identificare e valutare i potenziali rischi e le sfide che potrebbero influenzare il successo del progetto.

    Importanza degli Studi di Fattibilità

    Gli Studi di Fattibilità sono fondamentali perché forniscono una base solida per prendere decisioni informate riguardo all’investimento in un progetto. Riducono il rischio di fallimento identificando le potenziali problematiche in anticipo e consentendo ai decision maker di apportare modifiche al progetto o di abbandonarlo completamente se necessario. Inoltre, aiutano a garantire un utilizzo efficiente delle risorse finanziarie, umane e materiali.

    In conclusione, questi Studi sono uno strumento essenziale per valutare la praticabilità e il successo potenziale di un progetto. Investire tempo e risorse in uno Studio di Fattibilità completo può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un’iniziativa.

  • Umbria: bollette luce -34%; -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Umbria con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 793 euro per la bolletta della luce e 808 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte dell’energia elettrica gli umbri sono stati tra i meno fortunati d’Italia, avendo avuto la quarta bolletta più pesante della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno gli umbri hanno pagato, mediamente, 1.601 euro a famiglia (erano 2.308 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come Perugia sia stata l’area umbra dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.499 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 806 euro. Più leggero il conto pagato a Terni, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 753 euro per un consumo medio rilevato di 2.336 kWh.

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati e, in questo caso, la classifica cambia. Gli abitanti di Terni, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 811 euro a fronte di un consumo di 872 smc. Bolletta leggermente più bassa a Perugia, dove sono stati messi a budget per il gas 807 euro (867 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 9.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Umbria (consumi pari, a livello regionale, a 2.459 kWh per l’energia elettrica e 868 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2023 nelle Marche -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti nelle Marche con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 750 euro per la bolletta della luce e 867 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i marchigiani hanno pagato, mediamente, 1.617 euro a famiglia (erano 2.325 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Fermo sia stata l’area marchigiana dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.722 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 878 euro. Seguono Pesaro e Urbino (776 euro, 2.406 kWh) e Macerata (736 euro, 2.283 kWh).

    Chiudono la graduatoria Ascoli Piceno (721 euro, 2.236 kWh) e, a brevissima distanza, Ancona, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.231 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (719 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati e dall’analisi emerge che, anche sul fronte del gas, la classifica provinciale non cambia. I residenti di Fermo sono stati i più sfortunati tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 1.013 euro a fronte di un consumo di 1.089 smc. Segue Pesaro e Urbino (917 euro, 985 smc).

    Valori inferiori alla media regionale per Macerata (867 euro, 932 smc) ed Ascoli Piceno (839 euro, 902 smc). Chiude la classifica regionale Ancona, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 805 euro (865 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 20.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 nelle Marche (consumi pari, a livello regionale, a 2.325 kWh per l’energia elettrica e 932 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Lombardia: in calo del 34% la bolletta della luce; -27% per quella del gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Lombardia con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 755 euro per la bolletta della luce e 968 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas i lombardi sono stati tra i meno fortunati d’Italia, avendo avuto la seconda bolletta più pesante della Penisola, dopo il Trentino-Alto Adige.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i lombardi hanno pagato, mediamente, 1.723 euro a famiglia (erano 2.283 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Mantova sia stata l’area lombarda dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.803 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 904 euro. Seguono Cremona (838 euro, 2.599 kWh) e, a pari merito, Varese e Brescia, entrambe aree dove sono stati messi a budget, mediamente, 802 euro (2.487 kWh).

    Continuando a scorrere la graduatoria lombarda si posizionano Pavia (791 euro, 2.452 kWh), Como (780 euro, 2.420 kWh), Monza e Brianza (758 euro, 2.350 kWh), Lodi (750 euro, 2.327 kWh), Bergamo (741 euro, 2.297 kWh), Lecco (719 euro, 2.228 kWh) e Milano, provincia dove si sono spesi, mediamente, 713 euro per un consumo medio rilevato di 2.212 kWh. Chiude la classifica Sondrio, area che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.056 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (663 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Varese, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 1.120 euro a fronte di un consumo di 1.204 smc. Seguono le province di Pavia (1.117 euro, 1.200 smc), Como (1.099 euro, 1.181 smc), Mantova (1.079 euro, 1.160 smc), Cremona (1.019 euro, 1.095 smc) e Lecco, area dove le famiglie hanno speso, in media, 1.018 euro (1.094 smc).

    Bollette inferiori alla soglia psicologia dei mille euro per Monza e Brianza (999 euro, 1.074 smc), Sondrio (983 euro, 1.056 smc), Lodi (972 euro, 1.045 smc), Brescia (962 euro, 1.034 smc) e Bergamo, dove sono stati messi a budget, mediamente, 955 euro (1.026 smc). Chiude la classifica Milano, con una bolletta media di “solo” 838 euro (901 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 200.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Lombardia (consumi pari, a livello regionale, a 2.341 kWh per l’energia elettrica e 1.040 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    Immagine © photoiron

  • Bollette: nel 2023 in Emilia-Romagna -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Emilia-Romagna con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 762 euro per la bolletta della luce e 958 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas gli emiliano-romagnoli sono stati tra i meno fortunati d’Italia, avendo avuto la terza bolletta più pesante della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno gli emiliano-romagnoli hanno pagato, mediamente, 1.720 euro a famiglia (erano 2.469 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come Piacenza sia stata l’area dell’Emilia-Romagna dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.457 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 792 euro. Seguono Modena (785 euro, 2.433 kWh), Ravenna (784 euro, 2.430 kWh), Parma (771 euro, 2.390 kWh) e Ferrara, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 768 euro (2.381 kWh).

    Valori inferiori alla media regionale per Rimini (762 euro, 2.362 kWh) e, a pari merito, Forlì-Cesena e Reggio Emilia, entrambe province dove si sono spesi, mediamente, 753 euro per un consumo medio rilevato di 2.336 kWh. Chiude la classifica Bologna, area che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.294 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (740 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Ravenna, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 1.040 euro a fronte di un consumo di 1.118 smc. Seguono le province di Modena (1.020 euro, 1.096 smc) e Ferrara (1.017 euro, 1.093 smc).

    Continuando a scorrere la graduatoria si posizionano Parma (958 euro, 1.030 smc), Piacenza (957 euro, 1.028 smc), Bologna (949 euro, 1.020 smc) e Forlì-Cesena, area dove le famiglie hanno speso, in media, 947 euro (1.018 smc). Chiudono la classifica Rimini (902 euro, 969 smc) e Reggio Emilia, con una bolletta media di “solo” 890 euro (956 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di quasi 80.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Emilia-Romagna (consumi pari, a livello regionale, a 2.364 kWh per l’energia elettrica e 1.030 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Tassi di interesse, anche le elezioni USA hanno il loro peso

    Mancano ormai pochi mesi alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. La probabile sfida tra Biden e Trump non sarà soltanto un evento politico, ma avrà importanti implicazioni economiche, anche riguardo l’andamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

    Le presidenziali e i tassi di interesse

    elezioni usaSappiamo che la Federal Reserve è alle prese, come tutte le banche centrali mondiali, con la lotta all’alta inflazione tramite un aumento aggressivo dei tassi di interesse. Il ciclo di strette sembra però ormai concluso. Il nodo della questione però è quando sarà il momento migliore per cominciare ad abbassare il costo del denaro.
    Sotto questo aspetto, la Federal Reserve sa benissimo che non può ignorare l’evento clou dell’anno, che sono le elezioni di novembre.

    Sui mercati OTC è parere abbastanza diffuso che la banca centrale americana proverà ad anticipare i tagli di interessi per evitare di fare un cambio di rotta di politica monetaria a ridosso dell’appuntamento elettorale. Una mossa contraria infatti potrebbe essere tacciata di avere un indirizzo politico, più che economico.
    In secondo luogo, c’è la convinzione che la Federal Reserve spingerà forte sul taglio dei tassi nel secondo semestre, in modo che il nuovo presidente si troverà in una posizione più comoda per poter agire con le sue ricette economiche.

    Quindi cosa aspettarsi dalla Fed

    Quali saranno le strategie a breve termine della banca di Washington? E lecito aspettarsi che la FED comincerà a tagliare i tassi di interesse verso la metà dell’anno. I mercati speravano che avrebbe cominciato a farlo prima, ma di recente è arrivata la doccia gelata, cosa che peraltro ha spinto il dollaro statunitense sul mercato valutario oltre quota 104.
    Dopo il primo taglio, è presumibile che si continuerà a piccoli passi anche nelle riunioni successive.

    La nomina del Capo

    C’è poi un altro aspetto importante che lega le presidenziali di novembre alla Banca Centrale Americana. Ossia la nomina del presidente della Federal Reserve, giacché il rischio di un candidato non ortodosso le cui decisioni siano fortemente influenzate dal Presidente è concreto. Tuttavia, al Senato americano c’è una Intesa bipartisan riguardo alla necessità di garantire l’indipendenza della Federal Reserve sempre sempre e comunque.

  • Bollette: nel 2023 in Puglia -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Puglia con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 762 euro per la bolletta della luce e 724 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i pugliesi hanno pagato, mediamente, 1.486 euro a famiglia (erano 2.146 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Lecce sia stata l’area pugliese dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.521 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 813 euro. Seguono Bari (784 euro, 2.430 kWh) e Brindisi (779 euro, 2.416 kWh).

    Valori inferiori alla media regionale per Taranto (740 euro, 2.296 kWh) e Barletta-Andria-Trani (696 euro, 2.159 kWh). Chiude la graduatoria Foggia, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (1.951 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (629 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che se sul fronte dell’elettricità i residenti di Foggia sono i più fortunati, va molto peggio per il gas tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 881 euro a fronte di un consumo di 947 smc. Seguono Lecce (749 euro, 805 smc), Bari (718 euro, 772 smc) e, a brevissima distanza, Brindisi, area dove le famiglie hanno speso, in media, 716 euro (769 smc).

    Chiudono la classifica regionale Taranto (643 euro, 691 smc) e Barletta-Andria-Trani, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 592 euro (636 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 30.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Puglia (consumi pari, a livello regionale, a 2.362 kWh per l’energia elettrica e 778 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2023 in Liguria -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Liguria con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 642 euro per la bolletta della luce e 728 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte dell’elettricità i liguri sono stati i più fortunati d’Italia, avendo avuto la bolletta più “leggera” della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i liguri hanno pagato, mediamente, 1.370 euro a famiglia (erano 1.970 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come Imperia sia stata l’area campana dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.245 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 724 euro. Segue, a brevissima distanza, La Spezia (720 euro, 2.234 kWh).

    Chiudono la graduatoria Savona (629 euro, 1.951 kWh) e Genova, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (1.909 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (616 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di La Spezia, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 808 euro a fronte di un consumo di 868 smc. Seguono le province di Savona (798 euro, 858 smc) e Genova (706 euro, 759 smc).

    Chiude la classifica regionale Imperia, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 646 euro (694 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 25.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Liguria (consumi pari, a livello regionale, a 1.991 kWh per l’energia elettrica e 782 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Prestiti: erogato oltre 1 miliardo di euro per pagare le cure mediche

    Oltre 1 miliardo di euro; è questo, secondo le stime di Facile.it, il valore dei prestiti personali erogati agli italiani nel 2023 per far fronte alle spese mediche. La salute ha un costo e chiedere un finanziamento per sostenere le spese sanitarie è pratica sempre più diffusa tanto che, lo scorso anno, il peso percentuale di questi prestiti è aumentato del 6,6% rispetto al 2022.

    «Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Servirsi del credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l’impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.».

    Identikit del richiedente

    Dall’analisi, realizzata su un campione di oltre 400.000 domande di finanziamento raccolte online da Facile.it e Prestiti.it*, emerge una doppia tendenza; se, come detto, il peso percentuale delle domande di prestiti destinati alla sanità è aumentato del 6,6%, dall’altro l’importo medio richiesto è calato leggermente (-4%), arrivando, in media, a circa 6.152 euro.

    Visti i tempi di attesa sempre più lunghi della sanità pubblica, che secondo un’indagine commissionata da Facile.it**, a settembre 2023 erano pari a circa 77 giorni, la diminuzione dell’importo richiesto può essere letto sia in relazione col fatto che ci si rivolga alla sanità privata anche per visite o esami mediamente meno costosi, sia in relazione all’incremento dei tassi di interesse che hanno reso i finanziamenti più cari; nel 2022 il Taeg medio riservato a chi ha sottoscritto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,41%, valore salito al 10,86% nel 2023, in aumento del 15,4%.

    Diminuisce, di contro, la durata media del finanziamento, passata da 56 mesi a 50 mesi, vale a dire poco più di 4 anni.

    Se si guarda al profilo del richiedente si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente 46 anni e mezzo, età più alta se confrontata con quella di chi richiede finanziamenti per scopi diversi e che supera di oltre 4 anni l’età media di chi si rivolge, in generale, ad un istituto di credito (42 anni).

    Quasi 1 domanda su 4 (24,9%) arriva da richiedenti della fascia anagrafica 45-54 anni; seguono coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (20,9%), mentre al terzo posto si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (18,6%).

    Altro dato interessante emerge analizzando il sesso dei richiedenti; nel 42,8% dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una donna, percentuale molto più elevata rispetto alle richieste di prestito totali, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 28,2%.

    Guardando, infine, alle differenze geografiche emerge come, se a livello nazionale l’incidenza dei finanziamenti destinati alle cure mediche è pari al 4,70% del totale delle richieste di prestiti, le regioni dove il peso percentuale è maggiore sono la Sardegna (5,33%), le Marche (5,14%) e la Liguria (5,12%).

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 400.000 richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it e Prestit.it nel 2022 e 2023.

    ** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.

  • Bollette: nel 2023 in Veneto -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Veneto con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 814 euro per la bolletta della luce e 944 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas i veneti sono stati tra i più sfortunati d’Italia, avendo avuto la quarta bolletta più pesante della Penisola, a pari merito con il Friuli-Venezia Giulia.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i veneti hanno pagato, mediamente, 1.758 euro a famiglia (erano 2.527 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Rovigo sia stata l’area veneta dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.727 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 879 euro. Seguono Verona (834 euro, 2.585 kWh), Treviso (832 euro, 2.580 kWh) e, a brevissima distanza, Padova, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 828 euro per un consumo medio rilevato di 2.566 kWh.

    Valori inferiori alla media regionale per Vicenza (801 euro, 2.485 kWh) e Venezia (786 euro, 2.436 kWh). Chiude la graduatoria Belluno, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.050 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (661 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che, anche sul fronte del gas, i residenti di Rovigo sono i più sfortunati tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 997 euro a fronte di un consumo di 1.071 smc. Seguono le province di Belluno (986 euro, 1.060 smc), Verona (962 euro, 1.034 smc) e Treviso, area dove le famiglie hanno speso, in media, 947 euro (1.018 smc).

    Continuando a scorrere la graduatoria veneta si posizionano Padova (944 euro, 1.014 smc) e Vicenza (933 euro, 1.003 smc). Chiude la classifica Venezia, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 915 euro (983 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 90.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Veneto (consumi pari, a livello regionale, a 2.525 kWh per l’energia elettrica e 1.014 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Sicilia: nel 2023 bollette in calo del 34% per l’elettricità e 27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Sicilia con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 825 euro per la bolletta della luce e 598 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Se sul fronte del gas i siciliani sono i più fortunati d’Italia, avendo avuto la bolletta più “leggera” in assoluto, va molto peggio per l’elettricità dal momento che, lo scorso anno, hanno pagato il secondo conto più salato della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i siciliani hanno pagato, mediamente, 1.423 euro a famiglia (erano 2.068 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come Siracusa sia stata l’area siciliana dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.739 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 883 euro. Seguono Trapani (868 euro, 2.690 kWh), Ragusa (865 euro, 2.6823 kWh) e Palermo, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 864 euro per un consumo medio rilevato di 2.679 kWh.

    Valori inferiori alla media regionale per Catania (811 euro, 2.516 kWh), Caltanissetta (784 euro, 2.431 kWh), Agrigento (776 euro, 2.406 kWh) e Messina (730 euro, 2.265 kWh). Chiude la graduatoria Enna, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.141 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (690 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Caltanissetta, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 782 euro a fronte di un consumo di 840 smc. Seguono le province di Enna (760 euro, 817 smc), Palermo (618 euro, 664 smc) e Ragusa, area dove le famiglie hanno speso, in media, 613 euro (659 smc).

    Continuando a scorrere la graduatoria siciliana si posizionano Agrigento (578 euro, 621 smc), Catania (575 euro, 618 smc), Messina (567 euro, 609 smc) e Trapani (556 euro, 598 smc). Chiude la classifica Siracusa, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 473 euro (508 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 35.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Sicilia (consumi pari, a livello regionale, a 2.557 kWh per l’energia elettrica e 643 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Prezzo Oro in Cina Come Viene Stabilito

    Il prezzo oro in Cina è generalmente stabilito attraverso il Shanghai Gold Exchange (SGE), che è la principale borsa cinese per il trading dell’oro.
    Questo rappresenta l’alter ego in Cina del Fixing di Londra e che stabilisce il prezzo oro ufficiale per quanto riguarda il mercato occidentale per tutti i settori da quello industriale a quello della filiera di riciclo delle attività come questo compro oro Firenze.
    Il SGE è stato istituito nel 2002 per promuovere lo sviluppo sano e sostenibile del mercato dell’oro in Cina, questa piattaforma facilita la negoziazione di contratti futures sull’oro, oltre a fornire un meccanismo per la consegna fisica dell’oro.
    Il processo di determinazione del prezzo dell’oro al SGE coinvolge offerte di acquisto e vendita fatte dai partecipanti alla borsa, le sessioni di trading si svolgono sia in contanti che in contratti a termine.
    Il prezzo dell’oro a Shanghai può essere influenzato da vari fattori, tra cui la domanda e l’offerta, i movimenti dei mercati finanziari globali, le fluttuazioni valutarie e le condizioni economiche.
    È importante notare che il prezzo dell’oro in Cina può anche essere influenzato dai prezzi internazionali dell’oro, in quanto il mercato cinese è collegato al mercato globale delle materie prime.
    Tuttavia, il SGE svolge un ruolo significativo nella determinazione del prezzo dell’oro nel contesto cinese e coinvolge indirettamente tutto il mercato dell’oro orientale.
    Anche a livello governativo la Cina negli ultimi decenni ha scelto di puntare fortemente sull’aumento delle riserve auree per cercare di convertire il più possibile le riserve finanziarie in dollari e non dover più essere condizionata dalle politiche economiche della Fed.
    Di pari passo anche molti investitori cinesi hanno cominciato ad investire in oro, tutto questo ha portato il governo cinese ad attrezzare un meccanismo interno al paese che determinasse il valore del prezzo in modo autonomo senza dover più dipendere dal fixing di Londra.

  • Bollette: nel 2023 in Calabria -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Calabria con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 740 euro per la bolletta della luce e 673 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i calabresi hanno pagato, mediamente, 1.413 euro a famiglia (erano 2.044 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Reggio Calabria sia stata l’area calabrese dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.563 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 827 euro. Seguono Crotone (820 euro, 2.543 kWh) e Catanzaro (744 euro, 2.307 kWh).

    Chiudono la graduatoria Cosenza (682 euro, 2.115 kWh) e Vibo Valentia, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.060 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (664 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Cosenza, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 745 euro a fronte di un consumo di 801 smc. Seguono Catanzaro (699 euro, 751 smc) e Vibo Valentia (638 euro, 686 smc).

    Chiudono la classifica regionale Crotone (592 euro, 636 smc) e Reggio Calabria, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 534 euro (574 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 10.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Calabria (consumi pari, a livello regionale, a 2.296 kWh per l’energia elettrica e 723 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    Immagine © photoiron

  • Mercato del petrolio, l’OPEC si trova a un bivio insidioso

    Nell’ultima riunione tenuta dal cartello dei produttori del mercato del petrolio è maturata una decisione scontata, ossia la continuazione della politica dei tagli alla produzione per sostenere il prezzo. Ma cosa accadrà nei prossimi mesi?

    Lo scenario per il mercato del petrolio

    mercato del petrolioPer bilanciare la frenata della domanda di oro nero, lo scorso mese di novembre il cartello dei produttori a varato nuovi tagli di circa 900.000 barili al giorno, che portano il totale complessivo di riduzione dell’output (includendo anche i tagli volontari sauditi e russi) a 2,2 milioni di barili al giorno.

    Fino a marzo si andrà avanti, così ma tra poco l’OPEC dovrà decidere se confermare questa politica, aumentarla ulteriormente oppure ridurla. Probabilmente una risposta l’avremo solo nelle prossime settimane, ma intanto si possono fare delle ipotesi sulle azioni e le reazioni del mercato del petrolio.

    L’ipotesi di allentamento delle restrizioni

    Se il cartello dei produttori decidesse di ammorbidire un poco le restrizioni portate avanti finora, il mercato del petrolio potrebbe imboccare la strada di un surplus di offerta abbastanza prolungato, cosa che agirebbe sui prezzi in ottica ribassista (e potrebbe produrre una candela inverted hammer del prezzo).

    L’ipotesi di continuazione dei tagli

    Dall’altro canto però, se l’Opec decidesse di confermare i tagli fino alla fine dell’anno, potrebbe non ottenere l’effetto sperato di stimolare i prezzi. Da un lato infatti bisogna vedere se i singoli paesi membri saranno fedeli alle decisioni prese, riducendo effettivamente la propria quota produttiva. Dall’altro lato il calo produttivo provoca rendimenti decrescenti, a maggior ragione se il prezzo del barile non dovesse poi risalire la china.

    I precedenti recenti

    Bisogna ricordarsi che nell’ultimo periodo non sono stati i tagli dell’Opec a innescare la ripresa del prezzo, bensì il rischio geopolitico e la ripresa delle importazioni dalla Cina. Per il cartelloe quindi fare trading con volumi di produzione non sarà affatto facile. Inoltre i record di produzione registrati negli Stati Uniti (e anche in altri paesi) significano che l’offerta rimane robusta malgrado le restrizioni da parte del cartello. Proprio la corsa dei produttori americani potrebbe essere il fattore più critico da tenere presente per l’OPEC nella sua prossima decisione.

  • Friuli-Venezia Giulia: nel 2023 -34% per le bollette dell’elettricità e -27% per quelle del gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Friuli-Venezia Giulia con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 735 euro per la bolletta della luce e 944 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas i gli abitanti del Friuli-Venezia Giulia sono stati tra i più sfortunati d’Italia, avendo avuto la quarta bolletta più pesante della Penisola, a pari merito con il Veneto.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno gli abitanti del Friuli-Venezia Giulia hanno pagato, mediamente, 1.679 euro a famiglia (erano 2.407 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Udine sia stata l’area dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.346 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 757 euro. Segue Trieste (737 euro, 2.285 kWh).

    Chiudono la graduatoria Gorizia (709 euro, 2.199 kWh) e Pordenone, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.187 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (705 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che, anche sul fronte del gas, i residenti di Udine sono i più sfortunati tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 984 euro (a fronte di un consumo medio di 1.057 smc). Seguono Gorizia (956 euro, 1.027 smc) e Pordenone, area dove le famiglie hanno speso, in media, 909 euro (977 smc).

    Chiude la classifica regionale Trieste, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 889 euro (955 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 20.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Friuli-Venezia Giulia (consumi pari, a livello regionale, a 2.278 kWh per l’energia elettrica e 1.014 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2023 in Toscana -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Toscana con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 770 euro per la bolletta della luce e 815 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i toscani hanno pagato, mediamente, 1.585 euro a famiglia (erano 2.283 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Lucca sia stata l’area toscana dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.758 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 889 euro. Seguono Pistoia (796 euro, 2.469 kWh), Prato (781 euro, 2.423 kWh), Pisa (777 euro, 2.408 kWh) e Firenze, area dove sono stati messi a budget, mediamente, 774 euro per un consumo medio rilevato di 2.400 kWh.

    Valori inferiori alla media regionale per Arezzo (737 euro, 2.284 kWh), Siena (729 euro, 2.260 kWh) e Grosseto (726 euro, 2.251 kWh). Chiudono la graduatoria Massa-Carrara (709 euro, 2.197 kWh) e Livorno, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.123 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (685 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Gli abitanti di Arezzo, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato: mediamente, 884 euro a fronte di un consumo di 950 smc. Seguono le province di Pistoia (876 euro, 941 smc), Lucca (874 euro, 939 smc), Pisa (833 euro, 895 smc) e Siena, area dove le famiglie hanno speso, in media, 825 euro (887 smc).

    Continuando a scorrere la graduatoria toscana si posizionano Firenze (801 euro, 861 smc), Massa-Carrara (799 euro, 859 smc) e Prato (786 euro, 845 smc). Chiudono la classifica Grosseto (730 euro, 785 smc) e, ancora una volta, Livorno, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 689 euro (740 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di quasi 60.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Toscana (consumi pari, a livello regionale, a 2.387 kWh per l’energia elettrica e 876 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Infissi e bonus 2024: un ritorno al passato che scontenta molti

    Anno nuovo e vecchie misure: è questo lo scenario previsto per quanto concerne le agevolazioni su serramenti e infissi. Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, non è più possibile fruire della detrazione del 75% con cessione del credito per gli interventi di rimozione delle barriere architettoniche. Un provvedimento che consentiva fino allo scorso anno di applicare entrambi vantaggi anche nel caso di sostituzione infissi.

    In sostanza, ad essere ripristinato in tal caso è solo l’Ecobonus, ovvero la detrazione del 50% del costo totale spalmata in 10 anni. Ma per chi ha commissionato i lavori prima dell’anno nuovo? Bene, c’è una data spartiacque da segnare sul calendario, ovvero il 29 dicembre 2023, giorno in cui è stata approvata la nuova Legge di Bilancio.

    Data precedente all’entrata in vigore delle modifiche al Bonus Barriere architettoniche. In altri termini, lo sconto in fattura o la cessione del credito con detrazione al 75% è ancora possibile per chi entro la fatidica data abbia stipulato un contratto con il serramentista (con annesso acconto) e abbia già dato inizio ai lavori.

  • Bollette: nel 2023 in Campania -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie residenti in Campania con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 789 euro per la bolletta della luce e 609 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    Sul fronte del gas i campani sono stati tra i più fortunati d’Italia, avendo avuto la seconda bolletta più “leggera” della Penisola.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno i campani hanno pagato, mediamente, 1.398 euro a famiglia (erano 2.029 nel 2022), ma in quali province si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, emerge come Benevento sia stata l’area campana dove le bollette sono state più pesanti; nella provincia il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.551 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 823 euro. Seguono Caserta (811 euro, 2.515 kWh), Napoli (792 euro, 2.456 kWh) e Salerno (789 euro, 2.447 kWh).

    Chiude la graduatoria Avellino, provincia che, nel 2023, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.184 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (704 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che se sul fronte dell’elettricità i residenti ad Avellino sono i più fortunati, va molto peggio per il gas tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato; mediamente, 897 euro a fronte di un consumo di 964 smc. Seguono le province di Benevento (771 euro, 829 smc), Salerno (638 euro, 686 smc) e, a brevissima distanza, Caserta, area dove le famiglie hanno speso, in media, 635 euro (682 smc).

    Chiude la classifica regionale Napoli, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 542 euro (582 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 40.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 in Campania (consumi pari, a livello regionale, a 2.448 kWh per l’energia elettrica e 654 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2023 -34% per l’elettricità e -27% per il gas

    Secondo l’analisi* di Facile.it – a parità di consumi – nel 2023 le famiglie italiane con un contratto di fornitura nel mercato tutelato hanno speso, in media, circa 770 euro per la bolletta della luce e 863 euro per quella del gas; vale a dire, rispettivamente, il 34% ed il 27% in meno rispetto all’anno precedente.

    «Nel 2023 abbiamo fatto i conti con bollette meno salate, con l’arrivo del 2024 assistiamo a buoni segnali sul fronte del costo delle materie prime, ma questo non significa che automaticamente le bollette caleranno», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Il consiglio è di continuare a monitorare i propri consumi, verificando periodicamente se sul mercato esistano offerte in grado di farci risparmiare».

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Tra luce e gas, lo scorso anno gli italiani hanno pagato, mediamente, 1.633 euro a famiglia (erano 2.349 nel 2022), ma in quali regioni si è speso di più?

    Prendendo in considerazione la sola energia elettrica ed analizzando i dati su base locale, emerge come la Sardegna sia stata la zona d’Italia dove le bollette sono state più pesanti; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato è stato di 2.835 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 914 euro, ovvero il 18,7% in più rispetto alla media nazionale. È bene ricordare che in molte parti della regione non è attivo il riscaldamento con gas di città, situazione che spesso viene compensata utilizzando dispositivi elettrici con conseguenti forti impatti sui consumi.

    Al secondo posto della graduatoria si posiziona la Sicilia, dove lo scorso anno sono stati messi a budget, mediamente, 825 euro a famiglia con un consumo medio rilevato di 2.557 kWh. Chiude il podio il Veneto, area dove si sono spesi 814 euro (2.525 kWh).

    Guardando la classifica dal lato opposto, invece, emerge come le aree in cui – a fronte di consumi elettrici più contenuti –  le bollette sono state più leggere sono la Liguria (642 euro per un consumo di 1.991 kWh), la Basilicata (662 euro, 2.054 kWh) e il Trentino-Alto Adige (675 euro, 2.093 kWh).

    L’andamento regionale della bolletta del gas

    Anche per il gas le bollette variano a seconda dei consumi medi rilevati. Se nel 2023 sul fronte dell’elettricità gli abitanti del Trentino-Alto Adige sono stati tra i più fortunati, la situazione cambia per la fornitura di gas dal momento che hanno pagato il conto più salato: mediamente, 976 euro (a fronte di un consumo medio di 1.049 smc); dati alla mano, il 13% in più di quanto rilevato a livello nazionale.

    Seguono sul podio, a breve distanza, la Lombardia (968 euro con un consumo medio di 1.040 smc) e l’Emilia-Romagna (958 euro, 1.030 smc).

    Le aree in cui, di contro, nel 2023 le bollette del gas sono state più leggere sono la Sicilia (598 euro, 643 smc), la Campania (609 euro, 654 smc) e il Lazio, dove la spesa per il gas è stata di 619 euro (665 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati da un campione di oltre 800.000 richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023 (pari, a livello nazionale, a 2.388 kWh per l’energia elettrica e 927 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Auto: 4,6 milioni di italiani hanno subito danni a causa del maltempo

    Sono più di 4,6 milioni gli italiani con un’auto di proprietà che nell’ultimo anno hanno subito danni alla propria vettura a causa di calamità naturali o maltempo; fra di loro, quasi 1 su 2 non aveva una polizza assicurativa che tutelasse il mezzo dagli eventi atmosferici. Ecco alcuni dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat.

    Gli eventi dannosi piu diffusi

    Dallo studio – realizzato su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* – si vede come, per chi ha subito danni al proprio veicolo, l’evento dannoso più diffuso sia stata la grandine, indicata dal 67,9% dei rispondenti. Seguono i danni causati dal vento, sia diretti che causati da cose trasportate, subiti dal 25,7% degli intervistati danneggiati.

    Anche l’acqua ha causato non pochi problemi dal momento che il 19,3% di chi ha subito danni ha attribuito la colpa a inondazioni, alluvioni e all’acqua in generale, ancora una volta sia per danni diretti che indiretti.

    Le polizze auto contro gli eventi atmosferici

    Guardando più da vicino i risultati dell’indagine emerge come, al momento del sinistro, quasi 2 milioni di italiani non avessero alcuna copertura assicurativa contro gli eventi atmosferici.

    Parte degli intervistati danneggiati, però, sembra aver imparato, sia pure in ritardo; a seguito del danno subito, più di 7 rispondenti su 10 hanno deciso di sottoscrivere una polizza che tuteli l’automobile dagli eventi atmosferici e dalle calamità naturali; nel dettaglio, il 30% ha già stipulato una copertura assicurativa, mentre il 44% è intenzionato a farlo.

    Quanto costa la garanzia contro le calamità naturali?

    Prima di tutto è bene sapere che l’assicurazione per gli eventi naturali e atmosferici è una garanzia accessoria rispetto all’Rc auto obbligatoria e che quindi può essere aggiunta, a discrezione dell’assicurato, in fase di sottoscrizione della polizza auto. Questa garanzia tutela il proprietario della vettura dai danni provocati al mezzo da eventi atmosferici come, ad esempio, inondazioni, esondazioni, grandine, alluvioni, trombe d’aria, uragani e frane.

    Per analizzare i costi della polizza contro gli eventi naturali e atmosferici, Facile.it ha preso in esame** una vettura dal valore medio di 10.000 euro e ha scoperto come, nel 2023, il premio medio di questa garanzia in Italia fosse pari a circa 97 euro.

    Nonostante l’aumentare degli eventi atmosferici di grave intensità e sebbene l’importo sia contenuto rispetto ai benefici garantiti in caso di danno, sono ancora pochi gli automobilisti italiani che scelgono di aggiungere questa garanzia accessoria; secondo l’analisi di Facile.it, tra settembre e dicembre 2023, appena il 5,5% di chi ha rinnovato/sottoscritto la propria polizza ha aggiunto la garanzia eventi atmosferici.

    Ma cosa comprende nel dettaglio questa copertura? E come funziona? Guardando a casi specifici, generalmente sono compresi i danni causati al veicolo da cose trasportate dal vento e dalla caduta di alberi, ma solo se questi sono conseguenti agli eventi atmosferici esplicitamente inclusi nel contratto. Attenzione, come sempre, alle esclusioni; per quanto riguarda i danni legati all’acqua, ad esempio, vengono normalmente esclusi quelli arrecati al motore a seguito di circolazione in zone allagate.

    Alcune compagnie assicurative, in caso di danno, richiedono all’assicurato di fornire una prova dell’evento tramite articoli usciti sui media (che siano online o cartacei), una dichiarazione scritta da parte delle autorità locali o, ancora, la conferma da parte dell’osservatorio meteorologico più vicino.

    Attenzione, in ultimo al fatto che, in alcuni casi, la polizza eventi naturali è acquistabile solo se aggiunta ad altre garanzie accessorie come, ad esempio, incendio e furto, cristalli o atti vandalici.

    «Quando si è alle prese con la scelta di una garanzia specifica il consiglio è di verificare attentamente quali siano le condizioni offerte, i massimali, le esclusioni e la presenza o meno di franchigie», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it. «Nel caso della copertura contro gli eventi atmosferici è bene sapere che molte compagnie applicano uno scoperto, ovvero un importo fisso o una percentuale – che varia normalmente tra il 5% e 10% – non coperto dalla polizza. Proprio per questo il suggerimento è di mettere a confronto più offerte e scegliere quella che maggiormente risponde alle nostre esigenze».

    * Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research – svolta fra il 13 ed il 16 novembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1005 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerato.

    ** Analisi realizzata su un campione di oltre 5 milioni preventivi raccolti su Facile.it nel 2023.

  • Spese domestiche: ecco quali aumenteranno

    Cosa ci attende nel 2024 sul fronte delle spese familiari e, anche, a conti fatti come è andato il 2023 che si è da poco concluso? Per rispondere alla domanda, Facile.it e Consumerismo No Profit hanno pubblicato la nuova edizione del rapporto* Cara Italia. Dalle bollette ai mutui, dalla telefonia, all’ortofrutta ecco come sono cambiate e come potrebbero cambiare le principali voci di spesa domestica e, cosa ancora più importante, come accorgersi se stiamo spendendo troppo.

    Luce e gas

    Partiamo da una buona notizia: nel 2023 una famiglia tipo con un contratto di fornitura nel mercato tutelato ha speso tra luce e gas più di 2.100 euro, valore che scende fino a 1.930 euro per chi ha scelto (bene) una fornitura indicizzata nel mercato libero; importi inferiori rispetto al 2022.

    Cosa aspettarsi per il 2024? Il nuovo anno è iniziato con il calo del prezzo delle materie prime, ma non è detto che questo si traduca in una diminuzione delle bollette. Anzi, a gennaio sulle bollette del gas sono tornati l’Iva all’aliquota ordinaria, gli oneri di sistema, è terminato il servizio di tutela per il gas, e solo questa voce ha comportato aggravi fino a 170 euro l’anno per chi non è passato al mercato libero.

    Secondo le simulazioni di Facile.it, guardando alle migliori offerte a prezzo bloccato disponibili sul mercato, quest’anno la spesa per luce e gas potrebbe superare i 2.600 euro; o 2.300 euro se si opta per una tariffa indicizzata. Tradotto in percentuale, un possibile aumento tra il 20% e il 38%.

    Come capire se si sta spendendo troppo? Tenendo in considerazione tutte le voci che gravano in bolletta, per una famiglia tipo che vuole optare per una tariffa indicizzata, le migliori offerte per l’energia elettrica disponibili oggi hanno un prezzo compreso tra 0,26 e 0,33 euro al kWh; per il gas tra 1,14 e 1,26 euro/smc.

    Per chi invece vuole la certezza di una tariffa bloccata, le migliori offerte per l’energia elettrica hanno un prezzo compreso tra 0,32 e 0,36 euro al kWh; per il gas tra 1,29 e 1,44 euro al smc. Se attualmente paghiamo di più, il consiglio è di valutare l’offerta di altri fornitori.

    Crescono gli importi recuperati a seguito dei reclami. Nota a margine: gli italiani sono sempre più attenti alle spese domestiche e questo è confermato anche dai dati ARERA analizzati da Consumerismo No profit, da cui emerge che nel primo semestre del 2023, grazie ad un aumento dell’uso dello strumento della conciliazione (+43%), gli importi recuperati dai clienti a seguito di una contestazione sono arrivati a circa 8 milioni di euro.

    Mutui

    Il 2023 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi; secondo le simulazioni di Facile.it, la rata di un mutuo variabile medio sottoscritto a gennaio 2022 (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) alla fine dello scorso anno era salita di oltre il 60%.

    Cosa aspettarsi per il 2024? Ancora una volta ci sono buone notizie; la prima è che, salvo imprevisti, la situazione sul fronte dei tassi variabili dovrebbe continuare a migliorare. Chi ha questo tipo di finanziamento potrebbe vedere le prime riduzioni già all’inizio dell’anno; analizzando le aspettative di mercato, Facile.it ha stimato che la rata del mutuo medio sopra indicato potrebbe diminuire di circa 10 euro nel secondo trimestre, arrivando entro fine anno ad un calo di quasi 100 euro (-13%).

    Buone notizie anche per i tassi fissi; sul finire del 2023 gli indici sono tornati a scendere e questo ha rilanciato l’offerta dei mutui surroga da parte delle banche. Prendendo in esame il mutuo variabile sopra indicato, guardando alle migliori offerte di surroga presenti oggi sul mercato, il mutuatario potrebbe passare al tasso fisso riducendo la rata di oltre il 20%. Meglio approfittarne il prima possibile, perché non è detto che gli indici restino su questi livelli a lungo.

    Quale mutuo scegliere oggi? Per chi vuole sottoscrivere oggi un finanziamento per l’acquisto della casa, il tasso fisso rappresenta un ottimo punto di partenza: considerando il mutuo standard, i migliori tassi (TAN) vanno da 3,10% a 3,30%, con una rata mensile intorno ai 615 euro. Se la vostra banca vi propone valori più alti, potrebbe avere una politica di tassi poco conveniente; meglio verificare l’offerta di altri istituti di credito, tenendo sempre in considerazione che la durata del finanziamento richiesto e il rapporto mutuo/valore immobile possono incidere notevolmente sulle condizioni

    I variabili oggi costano più dei fissi e i migliori tassi (TAN) variano tra il 4,66% e il 4,90%, con una rata di partenza vicina ai 715 euro; scegliere questa opzione vorrebbe dire scommettere su un calo in futuro.

    Prestiti

    Anche il settore dei prestiti personali ha visto un lieve aumento dei tassi di interesse; secondo l’analisi di Facile.it, per un finanziamento standard da 10.000 euro in 5 anni, il tasso medio (TAN) offerto online a gennaio 2024 è arrivato all’8,51% (era 8,12% un anno fa), con una rata pari a 209 euro.

    Cosa aspettarsi dal 2024? Difficile fare previsioni, ma di sicuro saranno determinanti le decisioni di politica monetaria della BCE. Se l’inflazione, e con essa i tassi della Banca Centrale Europea, dovessero tornare a scendere, non è da escludere che nel medio periodo anche le condizioni offerte dalle società di credito possano beneficiare del calo.

    Come orientarsi nella scelta? Le società di credito possono applicare condizioni più o meno favorevoli in base al profilo del richiedente; migliore sarà la valutazione, più basso potrebbe essere il tasso. Se avete tutte le carte in regola e cercate un prestito, tenete a mente che per un finanziamento standard (10.000 euro in 5 anni) se si cerca bene è possibile trovare offerte con un TAN vicino al 6%. Occhio sempre anche al TAEG, che rappresenta il costo complessivo del prestito; in questo caso, un buon tasso di riferimento varia tra 8% e 10%.

    Telefonia mobile e internet casa

    Sul fronte della telefonia mobile e fissa, le tariffe per chi vuole cambiare operatore sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno e non ci si aspetta che scendano ulteriormente nel 2024. Bisogna però bene fare attenzione ai cosiddetti adeguamenti automatici all’inflazione, una clausola che alcuni operatori hanno introdotto di recente nelle condizioni contrattuali della telefonia mobile e che potrebbe prevedere rincari fino al 10% già nel 2024.

    Come capire se si sta spendendo troppo? Secondo l’analisi di Facile.it, per una connessione internet casa con tecnologia fibra, considerando un arco temporale di 24 mesi, un buon canone si aggira, in media, intorno ai 26 euro al mese, valore che include anche i costi accessori (come, ad esempio, l’una tantum per l’attivazione). È possibile risparmiare un po’ se si opta per un unico fornitore mobile-fisso; in questo caso il canone mensile può scendere sotto i 23 euro. Attenzione a quando si confrontano le offerte; in alcuni casi la tariffa viene scontata per i primi mesi di contratto, per poi aumentare, e questo va tenuto in considerazione nel calcolo complessivo della bolletta, così come tutte le voci extra eventualmente richieste.

    Per la telefonia mobile, invece, per una nuova SIM si spendono, in media, 7 euro al mese, con inclusi più di 120 GB, ma se si cerca bene e non serve un traffico dati così elevato è possibile trovare offerte che partono da 4 euro al mese (e 20 GB). Attenzione, quando si cambia operatore, al costo di attivazione della nuova SIM che, in alcuni casi, può arrivare anche a 10 euro.

    Conti correnti

    Come rilevato da Consumerismo No Profit guardando agli ultimi dati di Bankitalia, la spesa per la gestione di un conto corrente è aumentata del +31% in un arco di 5 anni, in contrasto con una sia pur inarrestabile inflazione del +11,6% nello stesso periodo.

    Nel 2022, la spesa media annuale per il conto corrente è salita di 9,3 euro, raggiungendo un totale di 104 euro; nel 2017 la spesa di gestione di un conto si attestava a 79,4 euro. Ciò implica un aumento medio del 31% nei costi sostenuti dai correntisti nel corso di 5 anni, con una spesa complessiva cresciuta di 24,6 euro.

    Le spese fisse sono passate da 52,8 euro nel 2017 a 72,8 euro nel 2022, registrando un incremento del 37,9%. Allo stesso modo, le spese variabili sono salite da una media di 26,6 euro cinque anni fa a 31 euro, segnando un aumento del 16,5%.

    Questo incremento delle tariffe supera di gran lunga il tasso di inflazione registrato nello stesso periodo, che si ferma al +11,6%. L’orientamento migliore per risparmiare fino al 60% rispetto al conto e-banking tradizionale agganciato ad uno sportello fisico, sostiene ancora Consumerismo No Profit, è quello di aprire un conto on line o presso uno sportello postale.

    Assicurazioni auto e moto

    Il prezzo dell’Rc auto continua a crescere; secondo l’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 618,55 euro, vale a dire il 35% in più rispetto allo scorso anno. Anche per le due ruote il prezzo medio dell’Rc è salito; a dicembre 2023 il valore medio quotato online era pari a 511,97 euro, in aumento del 37% su base annua.

    Cosa aspettarsi per il 2024? All’orizzonte non ci sono segnali di un possibile rallentamento e, con grande probabilità, i prezzi rimarranno alti per tutto il 2024. Di certo, però, c’è che dal 23 dicembre è scattato l’obbligo di assicurare anche i veicoli fermi e custoditi in aree private.

    Come capire se sto spendendo troppo? Il prezzo dell’Rc auto cambia per ciascun automobilista sulla base di alcune caratteristiche personali (la classe di merito, la sinistrosità, il modello di vettura, ecc.), territoriali (la città di residenza) e della polizza scelta, pertanto il premio medio può variare moltissimo tra le province d’Italia; a Udine è inferiore ai 400 euro, a Milano supera i 520 euro, a Roma i 650 euro e a Napoli i 1.000 euro.

    Questi valori possono essere un punto di partenza per capire se spendiamo troppo, ma è bene farsi aiutare da un esperto.

    Carburanti

    Buone notizie sul fronte dei carburanti: l’analisi di Consumerismo su dati del MIMIT, anche nelle prime settimane del 2024 conferma il forte trend ribassista partito dallo scorso settembre, nonostante i fatti internazionali (il conflitto mediorientale o quello nel mar Rosso) che avevano fatto ipotizzare il contrario.

    A dicembre 2023 il prezzo del carburante ha raggiunto questi valori medi: Benzina – 1.773,26 €/1.000 litri (-2.66% su mese), Gasolio auto – 1.739,08 €/1.000 litri (-3.70% su mese), GPL – 722,71 €/1.000 litri (-0.43% mese).

    Ciò vuol dire, per una vettura familiare media che percorre circa 20.000 km all’anno, un risparmio considerevole, visto che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – ad esempio – la medesima vettura diesel risparmierà oltre 10 centesimi a litro, che si trasformano in circa 240 euro anno a vettura. Per una vettura a benzina, invece, il risparmio sale a circa 270 euro l’anno.

    Ortofrutta

    Secondo le ultime rilevazioni elaborate da Consumerismo, tra dicembre 2023 e gennaio 2024 i prezzi all’ingrosso sui mercati dell’ortofrutta hanno subito variazioni sostanziali, principalmente a causa di fenomeni atmosferici tali da aver determinato una forte oscillazione di alcuni prodotti essenziali per le tavole degli italiani.

    Al momento la spesa media a famiglia (con composizione di 4 persone) per frutta e verdura si attesta intorno a 130 euro mensili per un totale 1500 euro/anno circa. Un +14% rispetto allo stesso periodo rilevato lo scorso anno. La frutta incide per il 40% rispetto al totale sugli aumenti.

    In base all’analisi di Consumerismo, aumenta la disponibilità di alcuni prodotti, e quindi la riduzione del prezzo, come ad esempio per le rape; le patate mantengono stabilità e un andamento positivo, con una forte richiesta per il prodotto del Fucino; i finocchi sono abbondanti sul mercato, offerti a prezzi convenienti. E ancora, i prezzi della cicoria ritornano alla normalità, mentre si osserva ancora un trend in aumento per i prezzi delle pere emiliane.

    Il consiglio, considerato il rapporto qualità prezzi è quello di consumare: clementine, arance rosse, kiwi, mele, noci e mandarini. Mentre per gli ortaggi si consigliano cicoria, finocchi, cime di rapa, spinaci e carciofi.* Note metodologiche

     

    Mutui: la stima sull’impatto della variazione delle rate variabili non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo. Le previsioni sull’andamento dei tassi variabili tengono in considerazione i Futures sugli Euribor aggiornati al 19/01/2024

    Energia: la famiglia tipo ha consumi pari a 2.700 kWh e 1.400 smc. La stima sulla spesa energetica 2024 tiene in considerazione le migliori tariffe mercato libero disponibili su Facile.it in data 17/01/2024 e, per le voci di costo definite dall’Autorità (es. oneri di sistema), gli ultimi valori disponibili. Per la tariffa indicizzata, inoltre, sono state usate le previsioni sull’andamento del prezzo delle materie prime fornite dall’European Energy Exchange (EEX) aggiornate al 17/01/2024

    Telefonia fissa e internet casa: analisi realizzata da Facile.it su un campione di circa 100 offerte tra telefonia mobile e fissa disponibili in data 1/01/2024

    Prestiti personali: analisi realizzata da Facile.it su un campione di oltre 2.000 richieste di prestito personale raccolte online

    Rc auto e moto: l’Osservatorio di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 13.390.525 preventivi RC auto e 3.361.643 preventivi Rc moto effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2023 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    Ortofrutta: analisi Consumerismo No profit su dati BMTI

  • Mercati finanziari, robotica e AI (artifical intelligence) battono la sostenibilità

    Il tema della transizione energetica continua ad essere uno dei più discussi in ambito internazionale, conservando un certo appeal anche sui mercati finanziari. Tuttavia i veri vincitori del 2023 sono altri: intelligenza artificiale ed automazione.

    I temi più cari ai mercati finanziari

    roboticaPer capire quali tendenze hanno dominato nel corso dell’ultimo anno, bisogna guardare soprattutto agli afflussi e deflussi di denaro che sui mercati finanziari hanno riguardato gli ETF tematici europei.

    Ebbene la scena è stata dominata dagli ETF tecnologici riguardanti i temi di robotica, automazione e intelligenza artificiale. Su un totale di 2,2 miliardi di dollari di afflussi in entrata complessivi, oltre 1,4 miliardi di dollari sono stati indirizzati verso questi temi. Parliamo quindi del 65% degli afflussi totali.

    Gli altri temi sul podio

    Al secondo posto per afflussi netti si sono piazzati gli ETF sui temi beni di lusso. I mercati finanziari hanno registrato denari in entrata per circa 200 milioni di dollari. Bisogna tuttavia evidenziare che una gran parte di questi afflussi si è verificata nel primo trimestre del 2023, quando la riapertura della Cina dopo il lockdown sembrava essere il preludio alla cavalcata economica del gigante di Pechino (che è il mercato principale del settore luxury). Gli indicatori leading erano tutti apparecchiati per una forte rirpesa, ma questo scenario invece non si è verificato.

    Ecco la sostenibilità ambientale

    Per vedere il tema della sostenibilità bisogna arrivare al gradino più basso del podio. In questo caso bisogna sottolineare come gli investitori dei mercati finanziari abbiano riposizionato i loro portafogli. Anziché puntare su aree specifiche della transizione verde, è stata data preferenza alla sostenibilità nel suo complesso.
    Altra cosa da sottolineare è il forte deflusso ha avuto dalla componente Clean Energy, chiaramente condizionato dal fatto che molte società del settore eolico hanno attraversato un periodo difficilissimo (la Gravestone Doji degli indici di settore è un dato eclatante), a causa degli altissimi costi di investimento dovuti all’impennata dei tassi di interesse.

  • Piemonte: Rc auto in salita per oltre 64.000 automobilisti

    Brutte notizie per oltre 64.000 automobilisti piemontesi; secondo l’Osservatorio di Facile.it tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2023, vedranno peggiorare quest’anno la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc auto.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 49mila preventivi raccolti in Piemonte su Facile.it tra novembre e dicembre 2023.

    Ma anche per gli automobilisti virtuosi le notizie non sono favorevoli se si considera che le tariffe Rc auto continuano a crescere; secondo i dati* dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Piemonte occorrevano, in media, 575,54 euro, vale a dire il 34,9% in più rispetto a dodici mesi prima.

    «La tendenza al rialzo non sembra mostrare segni di rallentamento», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «L’inflazione, che nel nostro Paese rimane ancora su livelli elevati, gioca un ruolo chiave sia sul costo di riparazione delle auto sia sul costo medio dei sinistri, fattori che inevitabilmente pesano sull’aumento delle tariffe Rc auto. In un contesto caratterizzato da continui incrementi, quindi, confrontare le offerte presenti sul mercato è indispensabile per risparmiare e contrastare futuri rincari.».

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,73% degli automobilisti piemontesi ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che risulta essere più alta rispetto a quella nazionale (2,33%).

    Analizzando il campione su base provinciale emerge che Biella è la provincia che ha registrato la percentuale più alta di guidatori che, nel 2023, hanno denunciato un sinistro con colpa (4,28%) e che, quindi, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, di conseguenza, salire il costo dell’Rc auto. Seguono nella graduatoria regionale le province di Torino (2,87%) ed Asti (2,78%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Alessandria (2,73%), Vercelli (2,25%) e Cuneo (2,14%). Chiudono la classifica piemontese Novara (1,99%) e Verbano-Cusio-Ossola, area dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,71%).

    Identikit di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Qual è l’identikit degli automobilisti piemontesi che vedranno aumentare il premio Rc auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,97% del campione femminile ed il 2,60% di quello maschile.  

    Analizzando, invece, la professione dell’assicurato emerge come gli artigiani siano risultato essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,78%) e che quindi vedranno aumentare il premio Rc auto. Seguono gli insegnanti (3,68%) e i pensionati (3,57%). Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2023 meno sinistri con colpa (1,95%).

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 848.247 preventivi effettuati in Piemonte dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2023 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Mutui: arrivano le surroghe green e si può abbattere la rata del 25%

    Buone notizie sul fronte dei mutui; il 2023 si è chiuso con un calo dei tassi fissi e questo è un dato positivo non solo per gli aspiranti mutuatari, ma anche per chi ha già un finanziamento in corso e vuole surrogarlo. Il dato emerge dall’analisi di Facile.it secondo cui, per un mutuo surroga, oggi gli indici partono dal 3,10%. Ma grandi (e piacevoli!) sorprese arrivano anche per chi ha il mutuo legato ad un immobile in classe energetica A o B e vuole cambiare banca.

    «Il calo degli indici ha determinato una diminuzione significativa dei tassi fissi offerti dalle banche e la surroga può diventare un’opportunità estremamente vantaggiosa per chi ha un mutuo a tasso variabile, ma anche per chi ha un fisso sottoscritto a partire dalla seconda metà del 2022», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Oggi, poi, gli istituti di credito stanno dando molta attenzione anche ai finanziamenti destinati alle case nelle prime classi di efficienza energetica, con un importante impulso ai mutui green, che già lo scorso anno rappresentavano il 7,2% delle richieste totali sulla prima casa».

    Mutui e surroghe green

    Le condizioni sui tassi fissi rilevate a gennaio 2024 da Facile.it sono addirittura più convenienti se si guarda all’offerta green delle banche, vale a dire quei prodotti di finanziamento destinati normalmente ad immobili in classe energetica A o B ma che, in alcuni casi, vengono estesi anche a quelli in classe C.

    Prendendo in considerazione un finanziamento standard (126.000 euro da restituire in 25 anni e a fronte di un LTV del 70%), i migliori tassi fissi per un mutuo green prima casa partono addirittura da 2,60%, con una rata mensile pari a 572 euro.

    Le cosiddette surroghe green sono finanziamenti destinati ai proprietari di abitazione in classe energetica A o B che vogliono cambiare banca; in questo caso i tassi fissi agevolati scendono ulteriormente, fino ad arrivare al 2,45%.

    Dati alla mano, il potenziale risparmio è notevole, soprattutto per chi ha un mutuo a tasso variabile di recente sottoscrizione; sempre ipotizzando un finanziamento standard*, il mutuatario potrebbe abbattere la rata fino al 25%, portandola dagli attuali 750 euro a circa 570 euro, con un risparmio di quasi 180 euro.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%. Per il tasso variabile è stato considerato un finanziamento sottoscritto a gennaio 2022 con tasso TAN iniziale pari a 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sulla variazione delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: rate in calo dal II trimestre; quasi -100 euro entro fine anno

    Giovedì si riunirà la BCE e non sono previste novità sul fronte dei tassi, che dovrebbero rimanere stabili. Ma quando caleranno gli indici? Per rispondere alla domanda Facile.it ha esaminato i Futures sugli Euribor, che rappresentano le aspettative di mercato, scoprendo che le rate dei mutui variabili italiani potrebbero iniziare già a diminuire dal secondo trimestre 2024 con un calo che, per un finanziamento medio*, sarebbe intorno ai 10 euro, per arrivare a quasi 100 euro entro la fine dell’anno e 120 euro entro giugno 2025.

    «Christine Lagarde ha dichiarato che i primi tagli dei tassi BCE potrebbero arrivare per l’estate, ma come noto l’Euribor, l’indice di riferimento per i tassi variabili, tende spesso ad anticipare le decisioni della Banca centrale, pertanto non è da escludere che i primi benefici sulle rate dei mutuatari possano arrivare già a partire dal secondo trimestre di quest’anno», spiegano gli esperti di Facile.it.

    Analizzando la rata di un mutuo medio variabile di recente sottoscrizione (126.000 euro in 25 anni, LTV 70% stipulato a gennaio 2022), si vede come questa sia arrivata a superare i 750 euro a dicembre 2023, ma secondo le previsioni dei Futures (aggiornate al 19/01/2024) potrebbe scendere sfiorando i 740 euro a partire dal secondo trimestre del 2024, calare di altri 30 euro nel terzo trimestre, per poi chiudere l’anno a circa 660 euro, vale a dire quasi 100 euro in meno rispetto alla rata di dicembre 2023. Allungando l’orizzonte temporale, a giugno 2025 la rata potrebbe arrivare a circa 630 euro (-119 euro).

    Come si è chiuso il 2023

    L’aumento dei tassi di interesse che ha caratterizzato gran parte dello scorso anno ha condizionato i principali valori economici legati ai mutui, a partire dalla richiesta media che, secondo l’Osservatorio congiunto* Facile.it – Mutui.it, nel 2023 è stata pari a 127.595 euro (-8% in meno rispetto al 2022).

    Sebbene ci si sia confrontati con un calo degli importi richiesti, l’aumento dei tassi di interesse ha fatto comunque crescere la rata media per i nuovi mutui del 13%; la cedola è passata da 612 euro del 2022 a 695 euro.

    Stabili, invece, la durata media del piano di ammortamento (vicina ai 25 anni) ed il valore dell’immobile oggetto di mutuo (di poco inferiore ai 200.000 euro). A diminuire è il Loan To Value, ovvero il rapporto tra il valore dell’immobile e il mutuo richiesto, passato dal 76% del 2022 al 71% del 2023.

    In aumento – e non è una buona notizia – l’età media dei richiedenti; se nel 2022 chi presentava domanda di mutuo aveva in media meno di 38 anni, nel 2023 si è tornati sopra i 40 anni, cosa che non accadeva dal primo semestre del 2021. La variazione è legata al crollo del peso percentuale degli under 36, passato dal 50% del 2022 al 39% del 2023; l’aumento dei tassi di interesse ha evidentemente gravato maggiormente sulle fasce di popolazione con meno solidità reddituale ed, anche isolando i soli mutui chiesti per l’acquisto della prima casa, emerge un calo significativo della quota di under 36 che scende al 51%, a fronte del 58% del 2022.

    Il 2023 ha visto un ritorno della surroga, spinta soprattutto dalla volontà di chi aveva un mutuo variabile di mettersi al riparo dall’aumento delle rate; secondo l’analisi di Facile.it il peso delle surroghe è arrivato al 21% delle richieste totali, a fronte di un bassissimo 7% rilevato nel 2022.

    Non sorprende, in ultimo, vedere come sul fronte dei tassi, più di 9 aspiranti mutuatari su 10 si siano orientati verso quello fisso che, per il 2023, ha offerto quasi sempre condizioni migliori rispetto al variabile; quest’ultimo, nel 2022, raccoglieva più del 35% della richiesta.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Osservatorio realizzato su un campione di oltre 600mila richieste di mutuo raccolte online da Facile.it e Mutui.it da gennaio 2022 a dicembre 2023.

  • Rc auto: in Sicilia rincari per oltre 51.000 automobilisti

    Brutte notizie per oltre 51.000 automobilisti siciliani; secondo l’Osservatorio di Facile.it tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2023, vedranno peggiorare quest’anno la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc auto.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 68mila preventivi raccolti in Sicilia su Facile.it tra novembre e dicembre 2023.

    Ma anche per gli automobilisti virtuosi le notizie non sono favorevoli se si considera che le tariffe Rc auto continuano a crescere; secondo i dati* dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Sicilia occorrevano, in media, 611,75 euro, vale a dire il 32,2% in più rispetto a dodici mesi prima.

    «La tendenza al rialzo non sembra mostrare segni di rallentamento», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «L’inflazione, che nel nostro Paese rimane ancora su livelli elevati, gioca un ruolo chiave sia sul costo di riparazione delle auto sia sul costo medio dei sinistri, fattori che inevitabilmente pesano sull’aumento delle tariffe Rc auto. In un contesto caratterizzato da continui incrementi, quindi, confrontare le offerte presenti sul mercato è indispensabile per risparmiare e contrastare futuri rincari.».

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,14% degli automobilisti siciliani ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che risulta essere più bassa rispetto a quella nazionale (2,33%).

    Analizzando il campione su base provinciale emerge che Caltanissetta è la provincia che ha registrato la percentuale più alta di guidatori che, nel 2023, hanno denunciato un sinistro con colpa (2,57%) e che, quindi, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, di conseguenza, salire il costo dell’Rc auto. Seguono nella graduatoria regionale le province di Palermo (2,30%), Messina (2,26%), Ragusa (2,20%) e, a brevissima distanza, Siracusa (2,19%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Catania (2,13%) ed Agrigento (2,05%). Chiudono la classifica siciliana Trapani (1,46%) ed Enna, area dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,44%).

    Identikit di chi vedrà peggiorare la classe di merito

    Qual è l’identikit degli automobilisti siciliani che vedranno aumentare il premio Rc auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,43% del campione femminile ed il 2,00% di quello maschile.  

    Analizzando, invece, la professione dell’assicurato emerge come i pensionati siano risultato essere la categoria che, in percentuale, hanno dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (2,63%) e che quindi vedranno aumentare il premio Rc auto. Seguono gli impiegati in azienda (2,61%) e i disoccupati (2,14%). Di contro, sono gli appartenenti alle forza armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2023 meno sinistri con colpa (1,29%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 1.090.299 preventivi effettuati in Sicilia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2023 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate