Categoria: Economia e Finanza

  • Emergenza Covid: il 14,9% delle famiglie residenti in Emilia-Romagna ha perso oltre la metà del reddito

    Sono tanti i cittadini dell’Emilia-Romagna messi in difficoltà economica dall’obbligo di quarantena tanto che, come certifica un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* ad aprile 2020, se in totale le famiglie residenti nella regione che hanno visto calare le entrate sono oltre 770.000,  il 14,9% dei rispondenti, pari a circa 213.000 nuclei familiari dell’Emilia-Romagna, ha visto calare il proprio reddito mensile di oltre il 50% (12,1% a livello nazionale).

    Se si guarda invece a chi ha ammesso di aver perso il 100% delle proprie entrate, la percentuale rilevata tra i rispondenti della regione è pari allo 0,7%, valore nettamente più basso rispetto a quello nazionale (6,4%). Nonostante questo, continuando ad analizzare i dati nel dettaglio, si scopre che più di un rispondente su sei, pari quindi al 16,3% dei nuclei familiari dell’Emilia-Romagna, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica.

    Come i cittadini dell’Emilia-Romagna stanno affrontando la situazione

    Il 49% delle famiglie dell’Emilia-Romagna sta adottando dei comportamenti ad hoc per far fronte alla situazione; nello specifico, il 27,7% dei rispondenti della regione ha dichiarato di aver fatto ricorso ai propri risparmi (contro una media italiana del 28,5%), mentre il 17% ha cercato di ridurre le spese legate al cibo.

    Gli aiuti previsti dal Governo: i più richiesti e quelli più utili

    Se si analizzano le risposte di coloro che hanno dichiarato di aver fatto ricorso ad una o più misure introdotte dai decreti del Governo emerge che tra gli intervistati dell’Emilia-Romagna la percentuale è pari al 12,1%. Guardando ai soli interventi per i quali i cittadini hanno potuto scegliere se aderire o meno, quello più utilizzato dalle famiglie della regione è stato il bonus da 600 euro per autonomi e partite Iva (52,9% dei rispondenti dell’Emilia-Romagna che hanno fatto uso di aiuti governativi vs 48,7% a livello nazionale), seguito dalla possibilità di prolungare la validità della polizza Rc auto o moto in scadenza o di prorogare le revisioni (17,6% vs un valore nazionale pari al 13,2%).

    La ricerca ha infine voluto indagare quali fossero, tra i principali interventi introdotti dal Governo per fronteggiare l’emergenza, quelli ritenuti più utili; alla domanda “indichi i tre interventi che ritiene più utili”, il 50,4% degli intervistati dell’Emilia-Romagna ha risposto il divieto di licenziamenti e l’ampliamento della cassa integrazione, seguito dalla sospensione del mutuo prima casa (48,2% contro una media nazionale del 39,2%) e dal bonus di 600 euro per autonomi e partite Iva (36,9% vs 47,5% a livello nazionale).

     

     

    * Metodologia: n. 1.508 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta ad Aprile 2020.

  • Emergenza Covid: l’11% delle famiglie lombarde ha perso oltre la metà del reddito

    Sono lombardi messi in difficoltà economica dall’obbligo di quarantena tanto che, come certifica un’indagine per tanti i Facile.it da mUp Research e Norstat ad aprile 2020*, se in totale le famiglie della Lombardia che hanno visto calare le entrate sono oltre 2.000.000, l’11% dei rispondenti, pari a oltre 344.000 famiglie lombarde, ha visto scendere il proprio reddito mensile di oltre il 50%.

    Se si guarda a chi ha ammesso di aver perso il 100% delle proprie entrate, la percentuale è, in regione, del 5,8%, equivalente a circa 180.000 famiglie, e, continuando ad analizzare i dati nel dettaglio, un rispondente su sei, pari quindi al 14,7% dei nuclei familiari lombardi, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica.

    Come i lombardi stanno affrontando la situazione

    Se a livello nazionale il 53% dei nuclei familiari sta adottando dei comportamenti ad hoc per far fronte alla situazione, la percentuale sale al 56% se si guarda alle famiglie della Lombardia. Nello specifico, il 31,4% dei rispondenti lombardi ha dichiarato di aver fatto ricorso ai propri risparmi (contro una media italiana del 28,5%), mentre il 20,9% ha cercato di ridurre le spese legate al cibo. Il 9,9% dei nuclei familiari, inoltre, ha ammesso di aver cancellato l’abbonamento ad alcuni servizi legati all’intrattenimento (Sky, Netflix, Spotify, ecc).

    Gli aiuti previsti dal Governo: i più richiesti e quelli più utili

    Se si analizzano le risposte di coloro che hanno dichiarato di aver fatto ricorso ad una o più misure introdotte dai decreti del Governo emerge che tra gli intervistati lombardi la percentuale è pari al 12%. Guardando ai soli interventi per i quali i cittadini hanno potuto scegliere se aderire o meno, quello più utilizzato dalle famiglie della Lombardia è stato il bonus da 600 euro per autonomi e partite Iva (47,8% dei rispondenti lombardi che hanno fatto uso di aiuti governativi), seguito dalla possibilità di sospendere il mutuo prima casa (13% vs un valore nazionale pari al 9,8%).

    La ricerca ha infine voluto indagare quali fossero, tra i principali interventi introdotti dal Governo per fronteggiare l’emergenza, quelli ritenuti più utili; alla domanda “indichi i tre interventi che ritiene più utili”, il 60,2% degli intervistati lombardi ha risposto il divieto di licenziamenti e l’ampliamento della cassa integrazione (52,8% a livello nazionale), seguito dalla sospensione del mutuo prima casa (44,5% contro una media nazionale del 39,2%) e dal bonus di 600 euro per autonomi e partite Iva (40,8% vs 47,5% a livello nazionale).

     

     

    * Metodologia: n. 1.508 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta ad Aprile 2020.

  • San Martino Buon Albergo: i negozi di vicinato uniti per i servizi online

    L’Amministrazione comunale di San Martino Buon Albergo scende in campo a fianco dei negozi di vicinato del territorio promuovendo “Zona Commerce”, l’iniziativa di ConfCommercio Verona che offre a tutte le attività produttive la sperimentazione gratuita, per la durata dell’emergenza, di una piattaforma di vendita online.

    Un’iniziativa che intende dare una prima risposta all’emergenza e che vuole anche essere per il prosieguo uno strumento per il rilancio delle attività di territorio, ricreando uno shopping center di zona a portata di click, senza limiti di orario e chiusure.

    La piattaforma, caricabile come app su smartphone, potrà permettere ai cittadini di avere a portata di mano i servizi e le attività commerciali del proprio territorio.

    «Supportare un’iniziativa come Zona Commerce – sottolinea Giulio Furlani, assessore alle attività produttive di San Martino Buon Albergo – ci permette di rafforzare la rete a supporto delle attività di vicinato che in questo delicato momento hanno il bisogno di trovare nuovi canali per sopravvivere. La situazione che stiamo vivendo avrà inevitabilmente delle ricadute sul nostro modo di acquistare beni e servizi: aderire a Zona Commerce è un primo passo verso la ripresa».

    Per ulteriori informazioni e adesioni: [email protected]

  • Se anche la Banca Centrale Svizzera paga un costo pesante al Coronavirus….

    Immaginiamo sempre la Svizzera come una sorta di paradiso finanziario, dove la parola “perdita” la si trova a malapena sui vocabolari. E invece anche gli elvetici ogni tanto piangono degli insuccessi clamorosi in campo finanziario. E non parliamo di un’azienda o una banca qualunque, bensì della SNB – Swiss National Bank, ovvero la banca centrale svizzera.

    Lo shopping della Banca centrale svizzera

    banca centrale svizzeraBisogna premettere che la Swiss National Bank non è una banca centrale come le altre. Infatti è considerato il fondo speculativo (hedge fund) più grosso al mondo. Sono fanatici dello shopping sui mercati, comprano di tutto e raramente sbagliano. Da alcuni anni infatti l’istituto elvetico ha usato tutti gli strumenti disponibili per indebolire il franco svizzero rispetto all’euro e al dollaro Usa (a scopo competitivo). Per riuscirci ha creato franchi svizzeri dal nulla, comprando poi azioni e debiti europei e americani. E così, con un ordine buy limit sell limit dopo l’altro, ha accumulato un portafoglio investimenti del valore di $820 miliardi.

    Perdita shock

    Ma la mossa a questo giro è andata malissimo. Infatti il bagno di sangue causato dal coronavirus ha colpito anche loro. L’hedge fund più grande al mondo ha infatti accumulato una perdita monstre. Il primo trimestre si chiude con un passivo di 38,2 miliardi di franchi svizzeri, ovvero 39,34 miliardi di dollari circa (secondo l’ultimo cambio dollaro franco svizzero). In particolare, il suo portafoglio di equity ha riportato una perdita di 31,9 miliardi di franchi svizzeri, e un passivo legato al tasso di cambio di 17,1 miliardi.

    Quotazioni colate a picco

    E’ successo infatti che la tempesta finanziaria che ha colpito i mercati, specialmente a marzo, ha affondato le quotazioni di azioni e obbligazioni. Roba di cui il portafoglio di investimenti della Swiss National è stracolmo da anni. Ma al danno si aggiunge la beffa. Se questo shopping sfrenato aveva come obiettivo quello di tenere basso il cambio del franco svizzero, la crisi ha innescato l’avversione al rischio da parte degli investitori. Questi ultimi si sono rifugiati nei safe haven: yen, ma anche in franchi svizzeri. La valuta si è così rafforzata, finendo a sua volta per svalutare le quote detenute in azioni e obbligazioni straniere. La SNB ha così dovuto soffrire la perdita trimestrale più grande nella storia della Swiss National Bank, fondata nel 1907.

    Nessun dramma però, perché la solidità svizzera resiste. “Siamo ben preparati a continuare a servire i nostri clienti, e riteniamo di poter mantenere una performance finanziaria resiliente durante la crisi”, dicono dalla SNB. Beati loro.

  • Emergenza Covid: 3,4 milioni di famiglie hanno perso più del 50% del reddito

    L’emergenza Covid-19 ha costretto milioni di italiani a restare a casa, con inevitabili ripercussioni anche dal punto di vista economico tanto che, come emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, il 58,6% dei rispondenti, pari a 10.800.000 famiglie, ha dichiarato di aver visto calare il proprio reddito a causa della situazione, con una riduzione media complessiva stimata per questo sotto-campione pari a circa il 60% delle entrate.
    Nello specifico il 12,1% degli intervistati, equivalenti a circa 2.223.000 famiglie, ha dichiarato di aver visto sparire più del 50% del reddito familiare e il 6,4% (1.179.000 famiglie) ha addirittura ammesso di aver perso il 100% delle entrate.
    Analizzando le percentuali a livello territoriale emerge che il calo dei redditi ha colpito tutto il Paese, ma al Sud e nelle Isole è stato più forte. In quest’area ha dichiarato di aver perso il 100% degli introiti economici della famiglia il 7,5% dei rispondenti, mentre ha subito una riduzione superiore ad oltre la metà delle entrate di casa il 12,7% di chi ha partecipato all’indagine.
    Il calo dei redditi ha messo in crisi molti italiani: a livello nazionale, un rispondente su 5 (19,4%), pari a circa 3.586.000 famiglie, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica, mentre il 38,7% dei rispondenti, vale a dire 7.148.000 famiglie, pur dichiarando di non essere in questo momento in difficoltà, ritiene di potercisi trovare a breve se la situazione non migliorerà.
    Ancora una volta, la situazione sembra essere più difficile al Meridione, dove le famiglie che hanno dichiarato di essere già oggi in difficoltà economica corrispondono al 23%; condizione altrettanto difficile anche tra i nuclei con figli minorenni (23,8%) e in quelli monoreddito (25%). Vivono soprattutto al Nord Ovest, invece, gli italiani che hanno dichiarato di potersi trovare a breve in difficoltà (45,4%).
    Le categorie professionali
    Analizzando i dati in base alla professione dei rispondenti si vede come la crisi abbia in questa fase colpito più duramente le famiglie di liberi professionisti, piccoli e medi imprenditori e lavoratori autonomi. Tra i rispondenti che rientrano in queste categorie, il 23,6% ha detto di aver ridotto di oltre il 50% il reddito familiare e il 12,1% ha addirittura dichiarato di avere perso tutte le entrate economiche. La percentuale di chi, tra queste tipologie di lavoratori, ha visto sparire l’intero reddito è doppia rispetto alla media nazionale (6,4%) e tripla se confrontata con quella di chi è assunto con un contratto da dipendente (3,8%).
    Quasi un autonomo su 4 (23%) ha dichiarato di essere già oggi in difficoltà economica e addirittura più di uno su 2 (52%) ha ammesso di potercisi trovare a breve se le cose non miglioreranno (a fronte di una media nazionale pari al 38,7%).
    Come gli italiani stanno affrontando la situazione
    Più della metà delle famiglie (53%) sta adottando dei comportamenti ad hoc per fronteggiare, da un punto di vista economico, l’attuale momento. Nello specifico, il 28,5% dei rispondenti, pari a 5.269.000 nuclei, ha dichiarato di aver fatto ricorso ai propri risparmi, mentre il 21,8% ha cercato di ridurre le spese legate al cibo, la voce di costo che in questo momento risulta essere con molta probabilità quella più semplice su cui intervenire.
    Grande attenzione anche alle altre spese domestiche: il 16,6% dei rispondenti si è impegnato nel ridurre i costi delle principali voci di spesa di casa cercando di risparmiare, ad esempio, sulle utenze luce e gas e sulle tariffe di telefonia mobile o fissa.
    Per adesso percentualmente poche, 2,2%, le famiglie che per fronteggiare la situazione, hanno chiesto un prestito; la percentuale però è doppia e raggiunge il 4,4% se si guarda ai soli nuclei dei lavoratori autonomi.
    Gli aiuti previsti dal Governo: i più richiesti e quelli più utili
    Sempre per far fronte alla situazione di difficoltà, 2.400.000 famiglie (13,1%) hanno dichiarato di aver fatto ricorso ad una o più misure introdotte dai decreti del Governo. Guardando ai soli interventi per i quali gli italiani hanno potuto scegliere se aderire o meno, quello più utilizzato è risultato essere il bonus da 600 euro per autonomi e partite Iva (48,7% di chi ha fatto uso di aiuti governativi), seguito dal prolungamento della validità della polizza Rc auto o moto e del rinvio dell’obbligo di revisione (13,2%). Terzo posto per la possibilità di sospendere le rate del mutuo (9,8%).
    La ricerca ha infine voluto indagare quali fossero, tra i principali interventi introdotti dal Governo per fronteggiare l’emergenza, quelli ritenuti più utili dagli italiani. Alla domanda “indichi i tre interventi che ritiene più utili” al primo posto si è posizionato, con il 52,8% delle preferenze, il divieto di licenziamenti e l’ampliamento della cassa integrazione, seguito dal bonus di 600 euro per autonomi e partite Iva (47,5) e dalla possibilità di sospendere le rate del mutuo (39,2%). Quarto posto per il fondo di garanzia per i prestiti alle imprese (29,7%).

    * Metodologia: n. 1.508 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta ad Aprile 2020.

  • Quarantena: +37% nelle ricerche di offerte per la telefonia mobile, +27% per la fissa

    L’emergenza Coronavirus sta costringendo milioni di italiani alla quarantena forzata e, quindi, a cambiare abitudini. Facile.it ha analizzato come è mutata la ricerca di prodotti resi sempre più importanti dall’obbligo di stare a casa e, ad esempio, a marzo 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ha rilevato un incremento del 27% delle richieste legate alle connessioni internet casa, siano esse via ADSL o fibra e addirittura un +37% per la telefonia mobile. Lo studio è stato realizzato su un campione di oltre 637.000 form compilati dagli utenti di Facile.it

    Telefonia fissa e mobile

    Come anticipato, con un +27%, il prodotto Internet casa (fibra ottica e ADSL) è risultato essere sia il più ricercato sia fra quelli cresciuti maggiormente in termini di domanda.

    Facile immaginare che, visto l’incremento dell’attività di smart working e delle video lezioni per i ragazzi, molte famiglie abbiano dovuto optare per una linea dati più potente rispetto a quella che avevano prima dell’emergenza Covid e, impossibilitati ad uscire di casa, per trovare la migliore offerta disponibile si siano rivolti al web.

    Un Boom di domande addirittura maggiore si è registrato per le tariffe di telefonia mobile; nel mese appena concluso è stato evidenziato un aumento di richieste pari al 37% rispetto al medesimo periodo del 2019.

    La spiegazione, ancora una volta, può essere trovata nel cambiamento delle abitudini di milioni di italiani che utilizzano maggiormente gli strumenti tecnologici non solo per svago o rimanere in contatto con amici e parenti che vivono la loro quarantena altrove, ma anche per motivi lavorativi o scolastici e per questo sono alla ricerca di tariffe più convenienti.

    Luce e gas

    Dall’analisi di Facile.it è emersa anche una grande attenzione dei consumatori per le tariffe luce e gas; gli utenti che hanno concluso contratti di cambio fornitore nel mese analizzato sono stati il 6% in più rispetto a marzo 2019.

    Per comprendere il fenomeno, bisogna considerare che, passando in casa molte più ore, l’aumento dei consumi domestici impone a molti la necessità di cercare tariffe più vantaggiose per tagliare le spese. Il decremento dei costi della materia prima energetica registrato a livello fa del periodo che stiamo vivendo anche un ottimo momento per valutare offerte legate al mercato libero ed indicizzate ad uno dei parametri in discesa.

  • Sospensione RC auto e moto: attenzione ai rischi

    Il Senato, nell’ambito della conversione del DL n. 18 del 17 marzo 2020 attualmente in discussione, ha approvato un emendamento che introduce per tutti gli automobilisti italiani la possibilità di sospendere, fino al 31 luglio, l’RC auto o moto in corso di validità, allungando così la durata della stessa per un periodo pari ai giorni di interruzione. Una novità che, se venisse confermata nell’attuale formula, secondo le simulazioni di Facile.it potrebbe tradursi, per un automobilista “medio”, in un potenziale risparmio variabile tra i 40 e i 150 euro, ma con molti rischi da valutare attentamente.

    Come prima cosa, come evidenziato dagli esperti del comparatore, non tutti potranno approfittare della norma né avere un beneficio tangibile da questa opportunità; ecco per quali motivi.

    Sospensione possibile solo se si ha un box privato

    L’emendamento, (proposta di modifica n. 125.2 (testo 2) al DDL n. 1766), specifica che “il veicolo per cui l’assicurato ha chiesto la sospensione non può in alcun caso né circolare né stazionare su strada pubblica o su area equiparata a strada pubblica in quanto temporaneamente privo dell’assicurazione obbligatoria”. Potranno quindi fare richiesta di sospensione solo coloro che hanno la possibilità di parcheggiare il veicolo in un’area privata, come ad esempio un box, un posto auto condominiale o un ricovero privato. I mezzi che stazionano su una strada pubblica, invece, non potranno godere della sospensione dell’assicurazione. In questo caso è importante non sottovalutare le possibili conseguenze; i trasgressori rischiano non solo una sanzione pecuniaria, che può arrivare fino a 3.396 euro e al sequestro del mezzo, ma è bene tenere in considerazione che, qualora il veicolo parcheggiato causasse un danno a terzi (basterebbe un freno a mano malfunzionante), la compagnia potrebbe rivalersi sul proprietario del mezzo non assicurato. Inoltre, se la sospensione dovesse riguardare anche le garanzie accessorie, come la copertura furto-incendio, gli atti vandalici o la kasco, in caso di sinistro il proprietario non avrà diritto al rimborso.

    Attenzione ai possibili costi di sospensione o riattivazione

    Molte compagnie già oggi offrono ai clienti la possibilità di sospendere la copertura RC auto e moto, ma in alcuni casi l’operazione di sospensione o di riattivazione può avere un costo che potrebbe arrivare fino a 25 euro. Sebbene l’emendamento approvato indichi esplicitamente che le società assicuratrici non possono applicare penali o oneri di qualsiasi tipo ai richiedenti, è importante sottolineare che, all’atto della richiesta di sospensione, se non diversamente indicato da future modifiche, la compagnia potrebbe far valere l’opzione già prevista dal contratto assicurativo, e non quella gratuita introdotta dall’emendamento, con annessi gli eventuali costi accessori qualora presenti.

    Quando sarà possibile fare richiesta di sospensione, quindi, il consiglio è di verificare con attenzione quali saranno le condizioni applicate dalla propria compagnia.

    Sospensione solo per l’RC auto. E le garanzie accessorie?

    La norma fa riferimento alla possibilità di sospendere l’RC auto e moto obbligatoria; nel caso l’assicurato avesse delle coperture accessorie, non è automatico che queste vengano interrotte.  Prima di fare richiesta di sospensione, quindi, il consiglio è di verificare con attenzione quale politica seguirà la propria compagnia assicurativa; alcune potrebbero, ad esempio, offrire la possibilità di sospendere contestualmente anche le garanzie accessorie, altre no.

    Ancora una volta, però, bisogna fare attenzione e ricordarsi che, se si sospendono le garanzie accessorie, durante il periodo di interruzione queste non saranno valide; ad esempio, se il veicolo parcheggiato in un box privato viene rubato, la copertura furto-incendio non coprirà il danno.

    Non ancora chiarite le modalità di sospensione

    L’emendamento, nella sua formulazione attuale, non affronta alcuni aspetti tecnici che dovranno essere chiariti; non si fa riferimento, ad esempio, a quante volte si potrà sospendere la polizza né se vi sarà un periodo minimo di giorni di sospensione; e ancora, non vengono definite le modalità né, tantomeno, le procedure con cui fare richiesta alla compagnia assicurativa.

    Possibili risparmi, ma non per tutti

    Sospendere l’RC auto e moto consente di allungare la validità della polizza per un periodo di tempo pari ai giorni di stop; per tradurre in beneficio economico questa opportunità, Facile.it ha fatto alcune simulazioni tenendo in considerazione che, secondo il suo Osservatorio RC auto*, a marzo 2020, per assicurare un veicolo in Italia occorrevano, in media, 498,45 euro.

    Partendo da questo valore, il comparatore ha calcolato che un automobilista che scegliesse di sospendere per 1 mese l’RC auto “risparmierebbe”, di fatto, circa 40 euro; se invece optasse per la sospensione massima concessa dall’emendamento (fino al 31 luglio), potrebbe “risparmiare” circa 3 mesi e mezzo di polizza, quantificabili in circa 145 euro.

    Dalle simulazioni emerge quindi che l’operazione potrebbe essere sì vantaggiosa, ma in effetti solo per sospensioni di lunga durata; di contro, il vantaggio potrebbe essere vanificato da eventuali costi di sospensione o riattivazione o, comunque, non valere la pena qualora le procedure per accedere a questa opportunità fossero troppo complesse.

     

     

    *L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 7.834.349 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 marzo 2019 e il 31 marzo 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Prove di Record della Quotazione Oro per Immissione Valuta delle Banche Centrali

    Non meraviglia certo che la quotazione oro aumenti di valore in periodi come quelli attuali, che con la chiusura forzata da parte dei governi di mezzo mondo stanno mandando economia globale verso una recessione senza precedenti.
    Negli ultimi giorni la quotazione oro è stata protagonista di un ulteriore balzello che la portata ad avvicinarsi ad un valore prossimo ai 1800 dollari l’oncia.
    Una manna dal cielo per chi ha puntato negli anni passati sull’oro sia sotto forma finanziaria che fisica che può essere rivenduto non solo in borsa se sotto forma di lingotti ufficialmente riconosciuti ma anche presso uno dei tanti compro oro Firenze o di qualsiasi altra zona nel mondo.
    Un valore che rappresenta un record rispetto ai valore raggiunti negli ultimi sette anni. Nonostante il forte balzo di valore sia parzialmente rientrato per attestarsi su un soglia più vicino ai 1700 dollari nei giorni successivi, questi improvvisi rialzi dell’oro stanno progressivamente portando la quotazione oro ad una crescita progressiva che molti analisti sono certi finirà per stabilire nuovi record assoluti del prezzo dell’oro entro la fine dell’anno.
    Una ipotesi confermata anche dal Comex di New York dove l’ investimento oro nei futures per giugno hanno raggiunto i 1.788,80 dollari l’oncia.
    Ad alimentare il progressivo rally della quotazione oro oltre alla recessione verso la quale si avvia l’economia mondiale ci sono anche le conseguenze delle necessarie politiche monetarie delle banche centrali di tutto il mondo.
    In un contesto simile ai governi sovrani e anche alle unioni monetarie come quella europea non resta che stampare denaro da distribuire senza precedenti per mezzo di strumenti di helicopter money.
    Una strategia necessaria per la tenuta sociale di ogni paese del mondo che serve per tamponare al momento le necessità primarie delle persone ma che ha come controindicazione la fuga degli investitori dal mondo delle valute che sono destinate a perdere di valore.
    Per questo motivo ai grandi capitali non resta che diversificare verso beni e strumenti finanziari che siano lontani dalle logiche valutarie, un contesto che privilegia in modo assoluto la quotazione oro.

  • Covid: ecco la polizza per ricoveri e quarantena

    In piena emergenza Covid-19 anche le compagnie assicurative stanno cercando di adattarsi alla situazione sviluppando nuove coperture in grado di aiutare imprese e privati a far fronte a questa inedita situazione. L’ultima novità in materia di polizze salute è l’Assicurazione per Indennità da Sindromi Influenzali da Pandemia che, come annunciato da Facile.it, è disponibile in esclusiva in Italia all’indirizzo: https://www.facile.it/assicurazioni-coronavirus.html

    Il prodotto, di RBM Assicurazione Salute e disponibile grazie alla collaborazione con Facile.it, è nato proprio per offrire un aiuto finanziario ai soggetti colpiti dal Covid-19, e, al contempo, dare un contributo economico alla Protezione Civile: per ogni polizza acquistata tramite Facile.it, il comparatore donerà 5 euro a supporto dell’organizzazione impegnata in prima linea nella gestione dell’emergenza sanitaria.

    La polizza offre un’indennità economica se, a seguito del contagio, l’assicurato viene ricoverato presso una struttura ospedaliera; in questo caso è garantita una diaria che varia dai 35 ai 70 euro al giorno a cui si somma, se il ricovero è in terapia intensiva, anche un rimborso una tantum, riconosciuto al termine della convalescenza, di importo variabile tra i 1.500 e i 3.500 euro.

    La polizza opera anche se l’assicurato positivo al Covid-19 viene sottoposto dall’Autorità Sanitaria competente alla quarantena obbligatoria domiciliare; in questo caso viene riconosciuta un’indennità una tantum che varia dai 250 ai 500 euro.

    Proprio perché pensato appositamente per far fronte all’attuale emergenza, l’Assicurazione per Indennità da Sindromi Influenzali da Pandemia supera alcune delle tradizionali esclusioni che, in un contesto come quello attuale, rendono di fatto inefficaci le normali polizze salute; a differenze di altre coperture, ad esempio, questa polizza è valida anche nel caso in cui il soggetto assicurato avesse altre malattie (anche croniche e recidive), malformazioni e stati patologici antecedenti alla sottoscrizione dell’assicurazione*. Elemento fondamentale visto che i soggetti colpiti più duramente dal Covid-19 sono spesso coloro che hanno altre patologie pregresse.

    Inoltre, la data di decorrenza della polizza coincide con la data di sottoscrizione; questo significa che l’indennità da ricovero, in caso di esigenza, viene riconosciuta dal giorno successivo alla firma del contratto, a differenza di molte altre coperture presenti sul mercato, che prevedono un periodo di attesa, tecnicamente definito periodo di carenza, che in alcuni casi arriva fino a 45 giorni.

    Altro tratto distintivo della copertura è che può essere sottoscritta online e intestata a soggetti terzi; caratteristiche particolarmente utili per proteggere familiari che si trovano lontani da casa e magari hanno poca dimestichezza con gli strumenti digitali. La copertura è valida anche nel caso in cui l’assicurato si trovi all’estero e, a causa del contagio, venga ricoverato in ospedale o messo in quarantena obbligatoria. È possibile assicurare persone con età compresa tra 18 e 70 anni.

    Attenzione alle esclusioni

    Pur avendo eliminato gran parte delle esclusioni presenti nelle tradizionali polizze salute, l’Assicurazione per Indennità da Sindromi Influenzali da Pandemia prevede alcune limitazioni pertanto, come sempre, il consiglio è di guardare con attenzione i fogli informativi prima di sottoscrivere la copertura.

    La polizza non è valida, ad esempio, se, prima di acquistare la copertura, l’assicurato è risultato positivo al Covid-19 o è stato sottoposto a tampone di cui ancora non sono noti i risultati, se si ha più di 70 anni o, anche, se si fa parte di alcune categorie professionali come, sempre in via esplicativa, i medici, gli infermieri, gli operatori sociosanitari.

    Di seguito una tabella riassuntiva con le principali caratteristiche della polizza:

     

    Opzione Base Opzione Media Opzione Top
    Costo (assicurati età 18-65 anni) 119 € 199 € 299 €
      Costo (assicurati età 66-70 anni) 167 € 279 € 419 €
      Indennità Base Indennità Media Indennità Top
    Ricovero Ricovero per accertamenti e cure 35 € 50 € 70 €
    al giorno al giorno al giorno
    (max 30 gg) (max 30 gg) (max 30 gg)
    Indennità da convalescenza post Terapia Intensiva 1.500 € 2.500 € 3.500 €
    una tantum una tantum una tantum
    Quarantena Indennità da quarantena obbligatoria 250 € 350 € 500 €
    una tantum una tantum una tantum

     

    *Restano esclusi i soggetti non assicurabili e le persone affette da alcolismo, tossicodipendenza e sieropositività HIV.

  • Mercato del lusso verso la crisi, neppure la SARS colpì tanto duramente

    Gli effetti della pandemia da Covid-19 si abbatteranno in modo forte su uno dei settori di eccellenza dell’economia italiana, quello il mercato del lusso. Quando il virus ha cominciato a diffondersi in Cina, i timori erano forti ma non si poteva immaginare quel che sarebbe successo in seguito. Ricordiamo che l’Oriente è il mercato di sbocco più florido per il lusso italiano, e il suo stop è pesantissimo.

    Dalla Cina all’Europa: porte chiuse al lusso

    mercato del lussoQuando è scattato il lockdown in Cina, la conta dei danni era già notevole. Quando poi il contagio si è diffuso in tutto il mondo, diventando pandemia, neppure l’ancora di salvezza rappresentata dal mercato europeo ha potuto dare sollievo al settore del lusso. In sostanza non si è ripetuto lo scenario che si verificò all’epoca della Sars del 2003, quando almeno il Vecchio Continente si mantenne immune. Stavolta invece il mercato del lusso non soffrirà solo dell’epidemia in Cina, ma anche della crisi economica della zona euro.

    Un semestre da incubo

    Le misure di isolamento delle popolazioni e la graduale chiusura delle occupazioni e dei consumi quotidiani in tutto il mondo, hanno provocato un pesantissimo contraccolpo per l’economia globale, a tutti i livelli. E siccome i beni di lusso non sono certo beni di prima necessità, hanno cominciata ad accumularsi lotti, minilotti e microlotti di ori e argenti nei magazzini di stoccaggio. Intanto le commesse si sono fermate. Tutto bloccato. La ripresa che sta già cominciando in Cina, non compenserà il calo delle vendite che nel frattempo c’è stato anche altrove, in particolare in Europa e negli Stati Uniti. Per questo fino ad almeno il terzo trimestre di quest’anno, si prevede un crollo ancora maggiore delle vendite di beni di lusso.

    Concentrazione settoriale

    Se i marchi più forti generano i margini più alti e la maggior liquidità (ma nonostante questo sui siti di trading online si vedono le loro quotazioni azionarie andare a precipizio), quelle che erano già fragili quando è scoppiata la crisi saranno ancora più fragili quando la crisi sarà alle spalle. Molte potrebbero anche non riuscire a sopravvivere senza un aiuto esterno. Per questo motivo, è probabile che la concentrazione del settore – già in atto da qualche tempo – continuerà anche quando la crisi si affievolirà.

  • Mutui: nel 2019 quasi 1 richiedente su 3 non è riuscito a surrogare né rinegoziare

    Nonostante le temporanee difficoltà di contrarre un mutuo, sono molti gli italiani che stanno approfittando del periodo di quarantena per valutare la possibilità di surrogare il proprio finanziamento; tanto che, come evidenziato da Facile.it, a marzo 2020 le richieste di surroga hanno guadagnato 10 punti percentuali rispetto al mese precedente arrivando a rappresentare il 40% del totale delle domande di finanziamento raccolte online.

    Tuttavia, nonostante gli italiani dimostrino un continuo interesse per la possibilità di migliorare le condizioni del proprio finanziamento, non sempre riescono nell’intento. A conferma arriva uno studio commissionato da Facile.it a mUp Research e Norstat dal quale emerge che se, nel 2019, 4 rispondenti su 10 (40,7%) hanno cercato di surrogare o rinegoziare il proprio mutuo, tra loro, quasi 1 su 3 (28,9%), pari a 425.000 nuclei familiari, si è visto respingere la domanda. Nello specifico, emerge che il 15,9% ha provato a surrogare senza successo, mentre il 13% ha ricevuto un rifiuto a fronte della richiesta di rinegoziazione.

    «Se è vero che l’istituto presso cui abbiamo il mutuo non può opporsi alla nostra volontà di migrare altrove – spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it – è bene sapere che la banca cui ci rivolgiamo per la surroga non è obbligata ad accettare la nostra richiesta. Se, ad esempio, il potenziale cliente non ha un profilo reddituale solido o, ancora, se gli anni mancanti all’estinzione del finanziamento originale fossero pochi, l’istituto presso il quale è stata presentata domanda di surroga potrebbe respingere la richiesta».

    Chi ce l’ha fatta…

    Se alcuni non sono riusciti a surrogare o rinegoziare, sono comunque molti gli italiani che, nel 2019, sono riusciti a migliorare le condizioni del proprio mutuo; secondo l’indagine commissionata da Facile.it ce l’ha fatta il 59% dei richiedenti, pari a 870.000 nuclei, suddivisi tra coloro che hanno rinegoziato il finanziamento con la propria banca (34%) e chi ha invece surrogato in favore di un altro istituto di credito (25%).

    Tanti anche gli italiani che sembrano aver preso una tale confidenza con lo strumento della surroga da essere diventati dei surrogatori seriali che approfittano spesso di condizioni migliorative offerte da altri istituti. Sempre secondo l’analisi, tra coloro che nel 2019 sono riusciti ad approfittare del calo dei tassi, vi sono molti che avevano alle spalle già una o più surroghe; questa casistica fa capo a circa 21.200 famiglie.

    …. e chi non ci ha nemmeno provato

    A completamento della fotografia scattata per Facile.it va detto che sono molti – il 31% del campione interrogato – i rispondenti che hanno dichiarato di essere contenti della rata mensile del loro mutuo e, pertanto, non hanno sentito l’esigenza di surrogare o rinegoziare; mentre il 14,5% ha dichiarato che, pur avendo cercato sul mercato nuove opportunità, non è riuscito a trovare offerte sufficientemente vantaggiose. Vi è poi una fetta significativa di rispondenti, il 13,6%, che ha dichiarato di non aver nemmeno valutato l’opportunità di abbassare la rata perché riteneva troppo impegnativo cercare una nuova banca.

    Ma come si spiega l’impennata nelle richieste di surroghe online registrato a marzo? A chiarire la faccenda è ancora una volta Cresto: «Il calo dell’indice Eurirs e dei mutui a tasso fisso, uniti al maggior tempo a disposizione causa quarantena, hanno spinto molti italiani a cercare online opportunità per ridurre le rate del mutuo. Al boom rilevato nella prima metà di marzo è seguito però un periodo temporaneo di stop legato al rimbalzo dell’Eurirs e alle difficoltà logistiche nel portare avanti l’iter degli atti.».

     

    * Metodologia: n. 1.068 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a gennaio 2020.

  • A San Martino Buon Albergo al via il piano di distribuzione di fondi e un conto corrente per le donazioni

    L’Amministrazione comunale di San Martino Buon Albergo – congiuntamente con i servizi sociali comunali – ha delineato i criteri per l’individuazione dei nuclei familiari economicamente più colpiti dall’emergenza Covid-19 a cui destinare i fondi per soddisfare le necessità essenziali ed urgenti.

    Al Comune, sono stati assegnati dallo Stato 82.884,65 euro per la solidarietà alimentare, che utilizzerà per acquisire generi alimentari o prodotti di prima necessità da consegnare direttamente a casa degli aventi diritto o tramite la realizzazione di “Buoni Spesa” utilizzabili per l’acquisto di alimenti.

    “In queste settimane abbiamo fatto fronte all’emergenza mettendo a disposizione tutte le risorse e l’organizzazione che avevamo a disposizione, sebbene la situazione finanziaria dei Comuni sia soggetta a vincoli normativi stringenti” spiega Franco De Santi, Sindaco di San Martino Buon Albergo. “Abbiamo predisposto accordi con i supermercati del territorio per l’acquisto delle Gift Card da consegnare ai cittadini in difficoltà e per l’organizzazione della consegna a domicilio di generi alimentari per le persone che non possono uscire di casa”.

    Per accedere al fondo di solidarietà alimentare, sarà necessario compilare l’apposita dichiarazione sostitutiva e inviarla ad uno dei seguenti indirizzi mail: [email protected][email protected][email protected].

    Il modulo è disponibile sul sito del comune di San Martino Buon Albergo. Per informazioni e per ricevere assistenza nella compilazione è possibile chiamare il numero: 8874225.

    Il servizio di consegna a domicilio sarà invece effettuato in accordo con l’Associazione “Ci siamo noi” che già in queste settimane si è adoperata nel servizio di consegna della spesa.

    L’Amministrazione comunale ha inoltre approvato una delibera per l’istituzione di un fondo denominato “Emergenza Covid 19, solidarietà per San Martino B.A.”  tramite un conto corrente dedicato per raccogliere le donazioni di aziende e cittadini, che verranno destinate con le stesse modalità e criteri dei fondi per la solidarietà alimentare.

    Purtroppo – conclude il Sindaco De Santi – questa emergenza avrà ripercussioni inestimabili per l’economia del nostro territorio, per le aziende e per le famiglie. Siamo quindi al lavoro per valutare ulteriori iniziative e agevolazioni da destinare ai nostri concittadini superata questa prima fase di emergenza. Siamo convinti che i cittadini di San Martino dimostreranno ancora una volta la loro solidarietà e il loro gran cuore donando numerosi. Siamo una comunità unita, solidale, da sempre attenta ai più bisognosi. Anche questa volta ognuno di noi sarà in prima linea per affrontare questa emergenza nel miglior modo possibile”.

    È possibile effettuare una donazione sul conto “Emergenza Covid 19” al seguente IBAN: IT86 Z030 6912 1171 0000 0301 067 (Banca Intesa San Paolo).

  • Detrazioni Bonus infissi: aggiornato il Vademecum ENEA

    Seppur con un sistema produttivo paralizzato dalla crisi causata dal Covid-19, il tema delle agevolazioni fiscali correlate alla riqualificazione e al risparmio energetico resta di vitale importanza sia per gli operatori del comparto serramenti e infissi in legno, che per gli stessi consumatori finali.

    Con l’aggiornamento del Vademecum infissi e serramenti dello scorso 25 marzo, l’ENEA ha voluto fornire alcune precisazioni riguardo l’applicazione delle aliquote agevolate, spiegando quando è possibile detrarre gli infissi al 50% e quando al 65%.

    Partiamo innanzitutto dal fondamento giuridico dell’art. 1 comma 345 L. 296/2006, il quale stabilisce che è agevolabile la sostituzione di finestre comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati, che rispettino i requisiti di trasmittanza termica U (W/m2K) riportati in tabella 2 del D.M. 26 gennaio 2010. Nel dettaglio, ENEA ha definito quando applicare le due aliquote agevolate, ovvero:

    • detrazione del 50% delle spese totali sostenute fino al 31 dicembre 2020 in caso di singole unità immobiliari
    • detrazione del 65% delle spese totali sostenute dal 1 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020 nel caso di interventi che interessino le parti comuni di edifici condominiali o per tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio.

    Il beneficio della detrazione, inoltre, è vincolato a un limite massimo di 60 mila euro per unità immobiliare, nonché alla documentazione da produrre: è necessario inviare esclusivamente al sito ENEA (https://detrazionifiscali.enea.it) entro 90 giorni dalla data di fine lavori o di collaudo delle opere la “Scheda descrittiva dell’intervento”, che può essere redatta anche dal soggetto beneficiario in caso di singola unità immobiliare, ovvero da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito iscritto al proprio albo professionale) nei casi diversi dal precedente, come ad esempio gli interventi che riguardano le parti comuni di un condominio.

    Altrettanto importante è la documentazione da conservare, è cioè l’originale della scheda dell’intervento riportante il codice CPID assegnato dal sito ENEA e firmata da beneficiario e, nei casi previsti, dal tecnico abilitato, l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato attestante il rispetto dei requisiti tecnici specifici (sostituita dalla certificazione del fornitore/assemblatore/installatore nel caso di interventi in singole unità immobiliari), schede tecniche di prodotto e marcatura CE con relative dichiarazioni di prestazione (DoP), copia dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), eccezion fatta per la singola unità immobiliare.

    Ricordiamo, infine, che tra le spese ammissibili per ottenere le agevolazioni fiscali rientrano anche quelle per la fornitura e posa in opera di scuri, avvolgibili, portoni blindati, cassonetti (se solidali con l’infisso), nonché le prestazioni professionali come la produzione della documentazione necessaria.

  • Coronavirus: dal MIT arrivano rassicurazioni sul blocco delle macchine agricole

    L’emergenza sanitaria Covid-19 che sta investendo l’intero pianeta, porta con sé ineludibili conseguenze sul piano economico e sociale. Lo sa ben il nostro Paese, costretto a rallentare il motore produttivo, fatta eccezione per quelle attività economiche ritenute essenziali. Ad essere travolta dallo tsunami Coronavirus anche la filiera agroalimentare, in particolare il settore della produzione di macchine e attrezzature agricole.

    Come segnalato da FederUnacoma e dalle associazioni professionali agricole, le imprese del comparto necessitano di mezzi e ricambi per garantire la continuità delle coltivazioni e degli allevamenti e, di conseguenza, la disponibilità di prodotti di prima necessita per i consumatori.

    A scatenare le polemiche delle case costruttrici nei giorni scorsi è stato il D.M. del 25 marzo 2020, il cui allegato delle produzioni essenziali non prevedeva la meccanica agricola. Una scelta, quella dell’Esecutivo, in controtendenza a quella di altri paesi in Europa e nel mondo. La richiesta di FederUnacoma pervenuta al governo, ovvero correggere il decreto e consentire la produzione, seppur con volumi ridotti e osservando rigorosamente le misure di sicurezza per i lavoratori, è stata recepita appieno dallo stesso Mit.

    Una circolare del Dipartimento Trasporti del Ministero dei Trasporti, infatti, ha disposto nell’elenco delle attività indifferibili degli uffici periferici della motorizzazione, l’inserimento dell’immatricolazione delle macchine agricole e delle macchine operatrici. Tuttavia, lo stesso Mit ha voluto precisare che tale servizio, qualora richiesto, è stato comunque sempre garantito fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19.

    Scongiurato, quindi, il rischio per le imprese agricole di trovarsi costrette ad acquistare dall’estero le necessarie forniture meccaniche.

  • Coronavirus e bollette: costi in calo, ma non per tutti

    A causa del Coronavirus, che ha costretto allo stop di molte attività economiche, il costo delle materie prime legate all’elettricità e al gas sta diminuendo sensibilmente; questo però, come evidenziato da Facile.it, non si traduce automaticamente in un alleggerimento delle bollette energetiche. Sono molti gli italiani che, al contrario, anche a causa dell’obbligo di stare a casa e del conseguente aumento dei consumi, potrebbero veder lievitare la propria spesa mensile. Oltre a fare attenzione ad eventuali sprechi, è possibile evitare il salasso? Ecco un breve vademecum.1)      Attenzione al prezzo: fisso o indicizzato?

    La diminuzione del costo delle materie prime non si traduce necessariamente in un alleggerimento delle bollette energetiche, pertanto il primo consiglio per chi è nel mercato libero è di verificare il proprio contratto di fornitura. Se si ha un contratto con offerta a prezzo fisso è bene fare attenzione: il costo della componente energia della bolletta viene bloccato alla sottoscrizione e non varia fino al termine di validità, normalmente fissato a 12 o 24 mesi. In questo caso, quindi, per il cliente non cambierà nulla dal punto di vista delle tariffe e se non si tengono sotto controllo i consumi, la bolletta potrebbe addirittura aumentare.

    Chi ha un’offerta a prezzo indicizzato, invece, potrebbe vedere, già nelle prossime fatture, un calo del costo della componente energia; voce che, in questo tipo di contratto, varia periodicamente in funzione di alcuni indici di riferimento, spesso legati proprio all’andamento del costo delle materie prime che, quando calano, determinano un abbassamento del peso della bolletta. Attenzione però perché l’indice di riferimento potrebbe essere diverso da operatore a operatore; prima di cantar vittoria, quindi, assicuratevi che il vostro contratto sia agganciato agli indici che in questo momento stanno diminuendo.

    • Valutare di passare al mercato libero…

    Sebbene manchi ancora più di un anno alla fine della maggior tutela nel settore elettrico e nel gas, il periodo attuale potrebbe essere quello giusto per valutare di passare al mercato libero. Alcuni fornitori operanti in questo settore applicano un costo della componente energia più basso rispetto a quello tutelato; è verosimile quindi aspettarsi che, per restare competitivi, nelle prossime settimane molti ridurranno sensibilmente le proprie tariffe.

    Passare al mercato libero nelle prossime settimane, quindi, potrebbe consentire non solo di assicurarsi un prezzo competitivo, ma anche di bloccarlo per tutta la durata del contratto, mentre le tariffe tutelate varieranno nuovamente il prossimo 1 luglio e non è dato sapere se continueranno a calare o, invece, torneranno a crescere.

    • … o di cambiare operatore

    Anche per chi si trova già nel mercato libero con un’offerta a prezzo fisso, il consiglio è di tenere sott’occhio le proprie bollette luce e gas e valutare un possibile cambio fornitore. A seguito del calo del costo delle materie prime, è prevedibile che nelle prossime settimane alcuni operatori proporranno ai nuovi clienti tariffe luce e gas sensibilmente inferiori a quelle attuali. Chi ha sottoscritto un contratto nel mercato libero in passato, cambiando compagnia potrebbe aggiudicarsi condizioni più favorevoli e bloccarle fino al termine previsto dal nuovo fornitore.

     

    • (Ri)valutare la propria tariffa bioraria

    Nelle ultime settimane lo stile di vita degli italiani è cambiato e, allo stesso modo, l’obbligo di stare a casa potrebbe aver modificato le fasce orarie in cui si concentrano i consumi di elettricità e gas. Coloro che avevano optato per una tariffa bioraria, con un costo scontato del prezzo dell’energia nelle fasce serali, potrebbero quindi vedere un aumento del costo finale della bolletta proprio a causa del cambiamento delle abitudini domestiche. Per evitare un salasso, il consiglio è di fare attenzione alle nuove modalità di consumo e, nel caso, valutare il passaggio ad una tariffa monoraria o, ancora, cambiare le fasce biorarie optando per uno sconto nelle ore diurne anziché in quelle serali.

    • Nessun disservizio in caso di cambio operatore

    Il timore che spesso si ha quando si cambia operatore energetico è legato a possibili interruzioni del servizio di fornitura. La buona notizia è che si tratta di una paura infondata in quanto il passaggio non comporta in alcun caso lo stop all’erogazione di elettricità o gas.

    «L’obbligo di restare a casa potrebbe, per alcuni, comportare un aumento dei consumi di luce e gas e, contestualmente, un aumento del costo delle bollette; per questo motivo è importante fare un’attenta valutazione del proprio fornitore se si vuole evitare il rischio salasso», spiega Silvia Rossi, responsabile energia di Facile.it.  «Questo potrebbe essere davvero il momento migliore per valutare il cambio operatore o, per chi ancora fosse nel mercato tutelato, passare a quello libero. In primo luogo perché le tariffe stanno calando e, per chi cambia, potrebbe comportare un forte risparmio in bolletta; in secondo luogo perché si tratta di un’operazione che può essere fatta direttamente e interamente da casa, tramite telefono o online, in modo semplice e senza alcun disservizio».

  • Facile.it acquisisce il 100% di Nexus

    Facile.it (https://www.facile.it), il comparatore italiano da anni leader nel confronto dei prodotti di finanza personale come le assicurazioni, i mutui, i prestiti ed i conti correnti, annuncia  l’acquisizione del 100% di Nexus, società specializzata da oltre 18 anni nella mediazione del credito alle famiglie e con Certificazione di Qualità UNI EN ISO 9001:2015 EA32.

    La società guidata da Mauro Giacobbe, il quale assume ora anche il ruolo di Amministratore Delegato di Nexus, mentre Angela Giannicola rimane Presidente e assume la carica di Direttore Commerciale, nel maggio del 2018 aveva già concluso l’acquisizione del 60% dell’azienda di mediazione creditizia e, a quasi due anni da quell’accordo, ha ritenuto strategico arrivare all’acquisizione completa che si tradurrà da subito in un rafforzamento ed ampliamento della rete di distribuzione fisica e in nuove opportunità commerciali per i consulenti della rete Facile.it – Nexus.

    «Il nuovo assetto societario», ha dichiarato Giacobbe, amministratore delegato di Facile.it, «ci consentirà di aumentare ulteriormente le sinergie già in essere fra Facile.it e Nexus, facendo crescere la rete degli agenti e offrendo loro strumenti sempre più potenti per svolgere al meglio il fondamentale ruolo consulenziale che ricoprono».

    Angela Giannicola ha ribadito che «con l’acquisizione completa si considera raggiunto l’obiettivo di entrare a far parte di un progetto straordinario, unico nel settore della Mediazione Creditizia. Questa opportunità consentirà a tutti i collaboratori, sull’intero territorio nazionale, di beneficiare di importanti vantaggi competitivi per raggiungere significative performance qualitative e quantitative nell’ambito dell’offerta multicanale che unisce on line e rete fisica a vantaggio dei clienti.».  

    Giacobbe e Giannicola hanno anche tenuto a sottolineare come il raggiungimento di questo traguardo consenta di rafforzare ulteriormente i brand e continuare a costruire sui pilasti che reggono da sempre il successo di Facile.it e di Nexus: professionalità, efficienza e qualità tecnologica.

    Fin dall’inizio del rapporto con Facile.it, Nexus è entrata operativamente nei Facile.it Store, la rete di negozi su strada del comparatore oggi presente in circa 20 città italiane, arricchendo coi suoi consulenti l’offerta disponibile per i clienti. L’acquisizione del 100% della società consentirà ulteriori nuovi sviluppi sui quali le due aziende hanno per adesso mantenuto il riserbo per comunicarle non appena diventeranno operative, ma chiarendo che, come già avviene per Facile.it Partner Network e, appunto, i Facile.it Store, la rete di Nexus non va a sostituirsi al canale online, ma si affianca ad esso offrendo così un’ulteriore opportunità di risparmio ai consumatori, cui viene data la possibilità di rivolgersi a professionisti dedicati operanti in diverse aree del Paese.

     

  • Nuovo digitale terrestre: 80.000 famiglie rinunceranno ad usare il televisore dopo lo switch

    Il passaggio al nuovo standard di trasmissione televisivo DVB-T2, che inizierà da settembre 2021, costringerà molti italiani a mettere mano al portafogli per adeguare i propri televisori. È questo uno dei dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat secondo la quale il 20,9% dei rispondenti, pari a circa 4 milioni di famiglie, ha dichiarato di non avere in casa alcun televisore compatibile con il nuovo standard e pertanto dovrà necessariamente cambiare apparecchio o dotarsi di decoder.

    La platea di italiani costretta ad affrontare questa spesa, si legge nell’analisi, è però ancor più grande se si considera che il numero totale di famiglie che hanno almeno 1 apparecchio non compatibile con il nuovo standard è pari a circa 11 milioni (il 58,8% dei rispondenti).

    Questo valore potrebbe salire ulteriormente se si considera che il 25,2% degli intervistati ha dichiarato di avere in casa almeno 1 televisore per il quale non sa dire se sia o meno compatibile con il nuovo modo di trasmissione.

    Oltre al danno la beffa

    Oltre al danno economico, per molte famiglie italiane si profila anche la beffa; nonostante già dal 2017 sia proibita la vendita al dettaglio di apparecchi non compatibili con il nuovo standard, quasi 1 rispondente su 3 tra quelli che dovranno metter mano al portafogli (pari a 3.300.000 famiglie) ha dichiarato che l’apparecchio da cambiare è stato acquistato meno di 3 anni fa.

    Il bonus: chi lo conosce, chi lo userà e chi no

    Per alleggerire il peso del cambiamento sulle economie familiari è stato varato il cosiddetto Bonus TV, un contributo da 50 euro per l’acquisto di un nuovo apparecchio televisivo o di un decoder destinato a chi ha un ISEE inferiore ai 20.000 euro, ma non tutti conoscono il provvedimento e, anche fra chi lo conosce, non tutti saranno in grado di usarlo.

    Sebbene, come messo in luce dell’indagine, il 60,3% dei rispondenti abbia dichiarato di aver sentito parlare dell’incentivo, quasi 1 rispondente su 2 ha ammesso di non sapere come questo funzioni; 1 su 4 (26,1%) di non rientrare nei parametri necessari per usufruirne.

    A livello territoriale, la percentuale di chi ha diritto al Bonus e intende servirsene varia tra il 20,9% rilevato al Nord Ovest e il 30,5% al Sud e nelle Isole.

    Decoder, nuovo apparecchio o… addio TV?

    Cosa faranno quindi gli italiani che hanno in casa televisori non compatibili? La maggior parte delle famiglie intervistate (43%) ha dichiarato che comprerà un decoder, il 31% acquisterà un nuovo apparecchio, mentre il 21,7% non ha ancora deciso. Interessante notare come, probabilmente per ragioni economiche, il 4,3% dei rispondenti abbia detto che, semplicemente, rinuncerà al televisore, funzionante, ma non più compatibile.

    Se si riduce il campione di analisi alle famiglie che hanno un solo televisore in casa e per di più non compatibile con il nuovo standard, il 32,5% opterà per l’acquisto di un decoder, il 30,4% ha dichiarato che comprerà una nuova televisione, mentre il 29,8% non ha ancora scelto cosa fare.

    Per chi ritiene la televisione una parte della propria quotidianità sarà sorprende, forse, sapere che il 7,3% dei rispondenti di questo sotto campione, pari a circa 80.000 famiglie, abbia dichiarato che, quando partirà il nuovo standard di trasmissione, farà a meno dell’apparecchio tv.

     

    *Metodologia: n. 1.004 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a febbraio 2020.

  • Coronavirus e vacanze-studio: l’assicurazione potrebbe non rimborsare se il viaggio è annullato a causa della pandemia

    Ogni anno sono circa 280 mila i ragazzi italiani che partono per una vacanza-studio all’estero* e oggi sono molte le famiglie che, avendo già acquistato il viaggio, rischiano di non avere alcun rimborso a seguito dell’emergenza Coronavirus. Per aiutare i consumatori ad orientarsi tra clausole, garanzie ed esclusioni, Facile.it ha realizzato un breve vademecum; ecco cosa è emerso.

    Sottoscrivere oggi una polizza non serve

    Le polizze per annullamento devono essere acquistate insieme al viaggio che si intende assicurare – o comunque entro un periodo di giorni predefinito che, a seconda della compagnia e del contratto, potrebbe essere legato alla data di acquisto o a quella di partenza- e sono valide solo se le cause che determinano la cancellazione sono sconosciute al momento della sottoscrizione del contratto assicurativo. Comprare oggi in piena emergenza Coronavirus questo genere di polizza, con la speranza di riuscire a tutelarsi da eventuali cancellazioni legate proprio alla pandemia, non avrebbe senso e sarebbe solo uno spreco di soldi.

    La compagnia potrebbe non rimborsare in caso di pandemia…

    Anche per coloro che hanno già sottoscritto una polizza insieme all’acquisto della vacanza-studio, però, le notizie potrebbero non essere positive. È bene sapere che la maggior parte delle compagnie assicurative non rimborsa i viaggi annullati a causa di “pandemia”; prima di cancellare la vacanza, quindi, il consiglio è di verificare nei fogli informativi della polizza quali siano le condizioni applicate dalla propria assicurazione.

    … o di cancellazioni a seguito di azioni governative

    Qualora la pandemia non fosse esplicitamente esclusa, è importante fare attenzione anche alle altre clausole; molte imprese di assicurazione, ad esempio, non rimborsano i viaggi annullati a seguito di “azioni governative”. Rientrano in questa categoria, ad esempio, quelli cancellati a causa del divieto di uscita dal proprio comune di residenza o, anche, quelli cui si è dovuto rinunciare per l’obbligo di quarantena una volta giunti a destinazione; si tratta di imposizioni legate ad “azioni governative” e, come tali, potrebbero non essere coperte dall’assicurazione.

    Niente rimborso se si cancella la vacanza-studio senza motivazione

    Altro punto da tenere in considerazione è che la polizza normalmente non rimborsa se il viaggio viene annullato per una libera scelta dell’assicurato. Visto che i viaggi-studio normalmente si tengono nei mesi estivi e al momento non vi sono limitazioni ufficiali ai viaggi organizzati in quel periodo, cancellare ora la vacanza acquistata risulterebbe, appunto, come decisione autonoma e non motivata e quindi potrebbe non essere coperta dall’assicurazione.

    Cosa fare quindi con la vacanza-studio già acquistata?

    Prima di decidere se cancellare o meno il viaggio-studio già acquistato, il primo consiglio è di analizzare le condizioni contrattuali sottoscritte e verificare che vi sia o meno la possibilità di recedere senza dover pagare alcuna penale.

    Se non vi fosse questa possibilità, e se neanche l’eventuale polizza sottoscritta offrisse una via di uscita, il secondo consiglio è di rivolgersi direttamente alla società da cui è stato acquistato il viaggio per trovare una soluzione; gli operatori turistici sono i primi che, in un momento difficile come quello attuale, hanno tutto l’interesse a non perdere i clienti acquisiti e potrebbero proporre valide alternative da utilizzare una volta tornati alla normalità.

    Cancellare ora la vacanza potrebbe essere controproducente anche perché, qualora lo si facesse e la situazione di emergenza dovesse perdurare sino al momento della partenza, i consumatori perderebbero il diritto di richiedere un rimborso, direttamente al soggetto che ha venduto la vacanza-studio, per sopravvenuta impossibilità di usufruire del viaggio a causa di forza maggiore,

    In questo caso potrebbero essere rimborsati non solo i costi della vacanza ma anche le spese accessorie sostenute e che, normalmente, vengono escluse, come ad esempio i biglietti acquistati in anticipo per visitare musei o partecipare ad eventi.

    L’ultimo consiglio, quindi, è di aspettare l’evolversi della situazione e agire solo quando il quadro sarà più definito così da evitare di perdere soldi inutilmente e sommare il danno alla beffa.

     

    *Fonte: Ialca, associazione non profit di agenti e consulenti linguistici specializzati nello study abroad

  • Trading Online- Come creare le basi per una buona cultura finanziaria

    Quello che abbiamo notato dell’Italia purtroppo negli ultimi anni, e’ la mancanza totale di una CULTURA FINANZIARIA.

    Le persone non hanno una minima conoscenza di come poter gestire il proprio Patrimonio e tanto meno di come poterlo creare.

    Da qui e’ nato il nostro progetto di TRADING ONLINE 2020

     Abbiamo deciso di creare un sito di formazione finanziaria, dove prima di tutto forniamo assistenza con una nostra strategie di TRADING FOREX

    completamente GRATUITA. Abbiamo cercato di creare prima di tutto una formazione di base, con quelli che sono i vari strumenti di investimento disponibili e come usarli, poi siamo sempre aperti a nuovi aggiornamenti e miglioramenti anche grazie alle segnalazioni degli utenti. Abbiamo poi creato una sezione che parla delle CRIPTOVALUTE che non sono importanti solo per quanto riguarda il Trading Online, ma e’ una cosa buona e giusta conoscerle per capire a cosa servono e quali miglioramenti puo’ portare nel mondo questa nuova Tecnologia.

    Siamo sempre aperti ad imparare e migliorare, proprio per questo chiediamo continuamente anche l’aiuto degli utenti che ci fanno conoscere prima di tutto e ci segnalano domande su cui poter creare degli articoli e soddisfare le loro lacune.

    Le persone, soprattutto in Italia, devono essere in grado di auto-gestire i propri capitali, oppure sapere come poterli accumulare nel tempo, come potersi ad esempio creare una Pensione ecc.

    Tutto questo e’ fondamentale per non cascare piu’ in raggiri, oppure male- gestioni dei propri beni.

  • Mercati finanziari e Covid-19, perché la tempesta non risparmia neppure l’oro?

    L’effetto coronavirus si è abbattuto con veemenza sull’economia globale, così come sui mercati finanziari. Nel giro di poche settimane abbiamo visto le Borse bruciare i guadagni accumulati in mesi e mesi, creando un clima assai pesante tra gli investitori. Tuttavia, a differenza dei “normali” periodi di crisi, stavolta la tempesta non ha risparmiato neppure i safe haven, ovvero i beni rifugio.

    La particolarità di questa crisi per i mercati finanziari

    oroNella forte ondata di volatilità che sta caratterizzando i mercati finanziari, anche l’oro è sceso assieme al comparto azionario. Il metallo prezioso, da sempre considerato un porto sicuro in fasi di stress, stavolta sembra non avere efficacia. Poche settimane fa sembrava lanciatissimo verso i 1700 dollari l’oncia, ma poi hanno cominciato a comparire le prime figure di inversione trend, e poi il prezzo ha imboccato la via della discesa.

    Ma perché sta succedendo questo? La risposta a questo dubbio non è certo nelle normali dinamiche della domanda e dell’offerta di mercato. Il settore aurifero non ha subito alcuno stress importante da Covid-19, anche se è lecito aspettarsi un calo della richiesta di gioielli da parte della Cina (i paesi orientali sono i principali importatori di metallo prezioso).

    Il problema degli hedge funds

    In realtà il calo delle quotazioni dell’oro è da attribuire alla ricerca di liquidità da parte degli investitori sui mercati finanziari, soprattutto i grossi investitori. In special modo gli hedge funds hanno notevolmente ridotto le loro posizioni in oro, perché necessitano di aumentare le loro disponibilità finanziarie per garantire altre posizioni.

    Bisogna tenere infatti conto che molti di questi fondi operano con una leva finanziaria molto elevata, per cui effettuano operazioni per importi superiori al capitale posseduto. Questo amplifica i loro guadagni, ma li espone pure a fortissime perdite. Se consideriamo che la tempesta Covid-19 che si è abbattuta sui mercati finanziari ha provocato perdite anche del 20% per molti fondi speculativi, è chiaro perché molti di loro hanno dovuto a malincuore liberare parte dell’oro che avevano. Segnali operativi cui hanno fatto seguito degli ordini di vendita imponenti, hanno provocato il crollo del prezzo dell’oro dai top annuali verso quota 1650 dollari l’oncia.

  • Covid-19 e mutui: cosa si può fare e cosa no

    C’è chi un mutuo ce l’ha già, chi sta valutando si sottoscriverlo e chi aveva già deciso di farlo. Per ciascuno di loro, il Covid-19 potrebbe cambiare i piani, anche se in modo diverso. Il decreto Cura Italia ha introdotto nuove risorse e garanzie che permettono di sospendere il pagamento delle rate fino a un massimo di 18 mesi. Ma, con le restrizioni imposte per contenere l’epidemia, cosa può (e non può) fare chi un mutuo non ce l’ha, ma vorrebbe averlo? Ecco l’analisi di Mutui.it e Facile.it condotta da Paolo Fiore.

    C’è, prima di tutto, una questione che non è esclusiva conseguenza della clausura. I timori e la necessità di rivolgere risorse e attenzione altrove sta rallentando il mercato immobiliare e, di conseguenza, le richieste di acquisto sono diminuite. Quando non ci riescono le paure, a frenare le compravendite possono essere le procedure. Sono vietati gli assembramenti e gli spostamenti non necessari. Non è quindi possibile visitare gli appartamenti.

    Il lavoro dei periti per la valutazione dell’immobile, tra le difficoltà, continua. Ma dipende anche dal luogo in cui operano. Tra le contromisure adottate per evitare un accumulo eccessivo di pratiche, c’è quella delle perizie a distanza, tramite foto e video. Chiaramente, è un’opzione che la banca deve accogliere per ritenere la perizia valida anche in assenza di sopralluogo fisico.

    Potrebbe essere più complicato del solito anche mandare avanti operazioni che siano oltre la fase del sopralluogo. L’Abi, l’associazione delle banche italiane, ha invitato gli utenti a utilizzare i canali online e gli Atm. Per limitare il rischio di contagio, le filiali hanno ridotto la propria operatività, ma gli istituti sono ritenuti un servizio essenziale. E, anche con il decreto del 22 marzo, hanno la possibilità di rimanere aperte. L’Abi ha infatti respinto l’invito dei sindacati del settore a chiudere per 15 giorni. Vale quindi quanto annunciato il 18 marzo: oltre ad adottare accorgimenti che tutelino i lavoratori, “le banche si impegnano a limitare l’accesso alle filiali da parte di clientela ai soli casi delle operazioni urgenti non realizzabili attraverso i canali remoti e gli sportelli automatici”.

     

    Anche in caso di mutui, quindi, l’operatività è garantita solo nei casi di particolare urgenza. Nei casi in cui non ci siano scadenze imminenti, diversi istituti si stanno attrezzando per mantenere un contatto con i mutuatari (attuali o potenziali). Viste le restrizioni in filiale, si sta facendo spazio la possibilità di fornire consulenze telefoniche. Per accendere un mutuo sarà sempre necessario un incontro faccia a faccia e la firma su documenti cartacei, ma intanto, passando attraverso le consulenze a distanza, ci si può portare avanti, ricevendo informazioni e iniziando a raccogliere la documentazione necessaria. Uffici e amministrazioni, se dotati di piattaforme digitali, continuano a lavorare. Oltre a spulciare i cassetti di casa, quindi, resta possibile richiedere online alcuni documenti, dalle buste paga all’estratto di famiglia. Non è quindi un momento comodo per sottoscrivere un mutuo, ma lo è per preparare quanto servirà, senza passare da un ulteriore colloquio preliminare con la banca.

    Le banche con un’ampia rete fisica non permettono di completare a distanza l’intero processo, ma ci sono strutture ibride. E poi le banche online che, in alcuni casi, sono emanazione dei grandi gruppi. In questi casi, le possibilità di procedere sono maggiori. Il cliente potrebbe comunque avere una dotazione minima, come uno scanner e una stampante per firmare i documenti e inviarli. Ma i blocchi sono minori e il mutuo potrebbe procedere anche senza (letteralmente) una stretta di mano.

    Storicamente, specie per operazioni importanti come un mutuo, i clienti preferiscono le filiali. Nell’immediato, è improbabile una migrazione “di massa” verso i servizi online. Ma, nel settore bancario come in molti altri, l’emergenza sta spingendo le società a potenziare il proprio apparato digitale e gli utenti a esplorare nuovi servizi da remoto. Comportamenti che potrebbero avere un impatto nel medio periodo.

    E arriviamo alla stipula del contratto, passaggio che richiede la presenza fisica. Il notaio è un pubblico ufficiale e dovrà quindi continuare a operare. Anche in questo caso, però, il quadro generale potrebbe rappresentare un vincolo anche senza l’obbligo di sospendere l’attività. L’esempio più ovvio è quello della quarantena. Se un notaio è in isolamento, deve rimanerci. Potrebbe poi esserci un ulteriore problema. La firma del contratto richiede spesso la compresenza di venditore, compratore e banca. Ferme restando urgenza e necessità (cioè i principi che devono orientare ogni movimento), la stipula potrebbe saltare perché non tutti gli interessati sono disponibili a un incontro.

    E chi invece aveva avviato le pratiche di mutuo prima dell’esplosione dell’emergenza Covid-19? «Il cliente che ha già avviato una pratica di mutuo potrà continuare a portarla avanti, mettendo in conto però un possibile allungamento delle tempistiche che lo separano dal momento dell’erogazione del finanziamento da parte della banca», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Tutti gli operatori coinvolti nel rogito e nell’erogazione del finanziamento continuano a lavorare, seppur magari con una rimodulazione degli orari di lavoro, pertanto non dovrebbero esserci problemi nel portare a termine l’iter, se non, appunto, un possibile allungamento dei tempi dato anche dalla necessità di dover mettere in dialogo diverse figure professionali in una situazione complessa come quella attuale.».

    In alcune regioni, come la Lombardia, le pratiche potrebbero subire ulteriori rallentamenti a causa, ad esempio, della chiusura temporanea delle conservatorie.

  • MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT LANCIA: #MCEMOVEONTOGETHER, CLAIM DI UN NUOVO VIDEO

    La fiera leader mondiale nell’impiantistica civile e industriale, nella climatizzazione e nelle energie rinnovabili, non si ferma, e grazie ad un nuovo video ad hoc vuole dare un messaggio di vicinanza e di fiducia a tutti i suoi interlocutori. 

    Milano,18 marzo 2020 – La fiera leader mondiale nell’impiantistica civile e industriale, nella climatizzazione e nelle energie rinnovabili, non si ferma, e grazie ad un nuovo video ad hoc vuole dare un messaggio di vicinanza e di fiducia a tutti i suoi interlocutori.

    marzo 2020 – Ieri avrebbe dovuto aprire i battenti la 42^ edizione di MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT, in Fiera Milano. Proprio per questa occasione, la manifestazione, leader mondiale nell’impiantistica civile e industriale, nella climatizzazione e nelle energie rinnovabili, lancia l’#MCEMOVEONTOGETHER, con un video che intende dare un segno di vicinanza a tutte le aziende espositrici, i loro dipendenti, le associazioni e a tutti gli interlocutori di riferimento.  Allo stesso tempo vuole essere un messaggio di fiducia che auspichi un imminente ritorno alla normalità per la vita ed il business. Lo spirito del messaggio è quello di sottolineare come l’importanza di lavorare uniti e compatti sia la scelta vincente per affrontare questo momento e ripartire con determinazione verso il futuro. MCE è da sempre la manifestazione di riferimento per tutta la filiera di settore ed è certa che, grazie all’impegno comune, sarà in grado di mettere in scena dall’ 8 all’11 settembre 2020 un’edizione sempre più all’insegna del business e dell’internazionalità.

    Il video, firmato da RBA DESIGN, racconta, attraverso un sapiente utilizzo combinato di effetti sonori emozionali e motion graphic design, l’immobilismo attuale, della vita quotidiana come delle aziende.  Uno scenario surreale, in cui MCE si distingue e restituisce alle aziende, agli imprenditori e ai partner la forza e il coraggio perduti, con l’obiettivo di reagire e ripartire con i propri business. Lo spot veicola in modo chiaro il messaggio chiave di andare avanti insieme e non mollare, rafforzato ulteriormente dal claim in chiusura: “Move on together”. L’appuntamento con MCE e BIE – BIOMASS INNOVATIO EXPO dall’8 all’11 di settembre diventa perciò l’occasione per ripartire e tornare alla quotidianità ancora più forti e motivati di prima.

    “#MCEMOVEONTOGETHER è un’iniziativa nella quale crediamo molto – dichiara Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia e organizzatore dell’evento – e rientra a pieno titolo in tutte le attività di comunicazione che stiamo portando avanti per sottolineare il valore di un impegno comune per guardare avanti con fiducia e uniti, ripartire con la forza che da sempre caratterizza questi comparti e la storia di una manifestazione che da oltre 50 anni si è sempre saputa reinventare, restando fedele alla sua natura di punto di incontro e promozione del business”.

    Il video è disponibile su: https://youtu.be/WQl1ctQEwm4il

    MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT e BIE – BIOMASS INNOVATION EXPO sono manifestazioni fieristiche di proprietà di Reed Exhibitions, il leader mondiale nell’organizzazione di fiere e congressi che gestisce oltre 500 eventi in 30 Paesi che hanno registrato più di 7 milioni di partecipanti nel 2019. Reed Exhibitions conta 30 sedi in tutto il mondo a disposizione di 43 settori industriali. Reed Exhibitions fa parte di RELX Group plc, leader mondiale nella fornitura di soluzioni e servizi per clienti professionali in numerosi comparti di business.

    Ufficio Stampa: Flaminia Parrini, Reed Exhibitions Italia, tel.+39 02/43517038, [email protected]

  • Covid19 – RC auto: ecco le novità introdotte dal Decreto Cura Italia

    Da qualche ora il Decreto Cura Italia (Decreto Legge n.18 del 17/03/2020) è diventato ufficiale; per questo motivo gli esperti di Facile.it hanno fornito alcuni chiarimenti importanti a chi ha già sottoscritto, o deve sottoscrive una copertura Rc auto o moto.

    1. A differenza di quanto si era ipotizzato nei giorni precedenti alla promulgazione ufficiale del Decreto, all’articolo 125 di questo si precisa che NON è prevista alcuna sospensione del pagamento dei premi Rc autoe moto; bensì, fino alla data del 31 luglio 2020, si allunga da 15 a 30 giorni il periodo “entro cui l’impresa di assicurazione è tenuta a mantenere operante la garanzia prestata con il contratto assicurativo fino all’effetto della nuova polizza.”La nuova norma riguarda tutto il territorio nazionale.
    2. I 30 giorni sono validiper la sola copertura RC obbligatoria; se il premio non viene pagato, quindi, non sono valide le eventuali garanzie aggiuntive stipulate (es. Furto e incendio, assistenza legale, Infortuni conducente….)
    3. Se si opta per il pagamento del premio dopo la scadenza, ma comunque entro i 30 giorni previsti dal decreto si possono verificare due casi.
    • Il cliente può rinnovare il contratto di assicurazione con la stessa compagnia; in questo caso, il pagamento della nuova annualità salderà il pregresso. La nuova polizza avrà come decorrenza la scadenza della polizza originaria (es. scadenza polizza 20 marzo 2020, si paga il 18 aprile 2020, la data di decorrenza della nuova polizza sarà il 21 marzo 2020 e la scadenza sarà il 20 marzo 2021).
    • Il cliente può sottoscrivere un nuovo contratto di assicurazione con una compagnia diversa. Avendo il DL n.18 semplicemente esteso i termini di “tolleranza”ma non modificato nelle sue altre componenti la legge in vigore, la nuova polizza dovrebbe a questo punto decorrere dal momento del pagamento. Il cliente potrebbe effettivamente beneficiare di un periodo di assicurazione “esteso”, pur avendo pagato la stessa annualità. Eventuali sinistri che dovessero accadere nel periodo compreso fra la scadenza della vecchia copertura e l’attivazione della nuova, purché occorsi entro 30 giorni dalla scadenza della vecchia copertura, dovrebbero essere a carico della prima compagnia (es. scadenza polizza con compagnia A 20 marzo 2020, si paga il 18 aprile 2020 il premio proposto dalla compagnia B, diversa rispetto a quella con cui si era assicurati precedentemente; la data di decorrenza della nuova polizza sarà la mezzanotte tra il 18 e il 19 aprile 2020 e la scadenza sarà il 18 aprile 2021; eventuali sinistri occorsi fra il 20 marzo 2020 e il 18 aprile 2020 saranno gestiti dalla compagnia A).

     

    1. Con riferimento alle sole compagnie assicurative che non aderiscono al sistema di risarcimento diretto, in caso di sinistro in cui sia necessario l’intervento di un perito o di un medico legale, i tempi massimi affinché la compagnia formuli al danneggiato un’offerta di risarcimento si allungano da 60 a 120 in assenza di CID e da 30 a 90 in caso di presentazione del CID; in caso di sinistri con lesioni a persone, il periodo passa da 90 a 150 giorni.
  • Covid-19 e mutui: conviene davvero sospenderli?

    Con gli ultimi interventi del Governo a sostegno delle famiglie è stata introdotta la possibilità per i mutuatari in difficoltà economica a causa del Coronavirus di sospendere il pagamento delle rate del mutuo per un massimo di 18 mesi; si tratta di un’opportunità importante per tutti coloro che si trovano in una situazione critica ma che, come sottolineano gli esperti di Facile.it, dovrebbe essere utilizzata solo se strettamente necessaria.

    Accedere al fondo potrebbe significare, per alcuni, precludersi la possibilità di surrogare il mutuo non solo chiaramente durante il periodo di sospensione, ma anche in futuro.

    «Sebbene ci si trovi in una situazione senza precedenti e vada detto che il mondo bancario, in periodi come questi, ha sempre grande comprensione dei mutuatari e si adoperi per trovare delle soluzioni», spiega Umberto Stivala, esperto di mutui di Facile.it, «è bene evidenziare che, in passato, ci sono stati istituti di credito che hanno negato la surroga a mutuatari che anni prima avevano fatto ricorso al Fondo di solidarietà per la sospensione delle rate. Prima di “congelare” il mutuo è opportuno valutare con attenzione e scegliere questa opzione solo se veramente necessaria.».

    Oltre a questo, bisogna considerare che, se comunque si decide di sospendere il mutuo, al termine del periodo di sospensione il finanziamento ripartirà da dove si era bloccato; il piano di ammortamento verrà quindi allungato di un periodo pari alla durata della sospensione e il mutuatario dovrà comunque corrispondere alla banca anche la metà degli interessi maturati sulle rate non versate.

    Sospensione oggi o surroga domani?

    La scelta di accedere alla sospensione delle rate prevista dal Decreto-legge, insomma, non deve essere fatta con leggerezza ed è opportuno che vi ricorra solo chi non ha alternative. Se, per quanto peggiorata, la situazione economica del mutuatario non gli impedisce comunque di pagare le rate del finanziamento già sottoscritto, meglio stringere per un po’ la cinghia e, fra qualche mese, valutare opzioni diverse per alleggerire la rata.

    Un’alternativa potrebbe essere, ad esempio, aspettare che termini il periodo di criticità per poi optare per una surroga o una rinegoziazione, se necessario allungando il piano di ammortamento. Aumentare la durata dei tempi di restituzione consente di alleggerire la rata e, stando alle attuali condizioni di mercato, addirittura probabilmente godere di tassi migliori rispetto a quelli validi all’atto dell’erogazione originale.

    «Nelle ultime settimane l’IRS, l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso, è crollato toccando nuovi minimi storici, per poi risalire di qualche punto base negli ultimi giorni, ma attestandosi sempre su livelli estremamente bassi», spiega Stivala. «Sebbene nelle prossime settimane potrebbe continuare ad oscillare, le condizioni dovrebbero restare favorevoli a lungo. Sarebbe un peccato precludersi la possibilità di surrogare tra qualche mese ed approfittare di questi tassi quando l’emergenza sarà superata.».

     

    Chi può sospendere il mutuo

    Per la sospensione delle rate il Governo ha potenziato il Fondo di solidarietà per i Mutui prima casa, il cosiddetto Fondo Gasparrini. Possono richiedere la sospensione del mutuo non solo i lavoratori subordinati e parasubordinati che hanno perso il lavoro, ma anche coloro che, a causa del Coronavirus, hanno subito una sospensione dal lavoro o una riduzione delle ore per un periodo di almeno trenta giorni. Con il decreto “Cura Italia” il Governo ha esteso questa possibilità anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, un calo del proprio fatturato superiore al 33% in conseguenza alle restrizioni introdotte per arginare la diffusione del Covid-19.

    L’adesione al fondo è limitata ai soli mutui per l’acquisto della prima casa e per immobili di valore non superiore ai 250.000 euro; non ci sono limiti in base all’ISEE del richiedente.

    Per fare richiesta di sospensione del mutuo è necessario presentare domanda corredata dalla documentazione alla propria banca, la quale, a sua volta, sottoporrà a Consap, l’ente che gestisce il Fondo, la richiesta per approvazione.

     

  • Decreto Cura Italia, la bocciatura di Union-PMI: “non salva la nostra economia”

    Interventi importanti ma non lineari quelli adottati dal governo per salvare la nostra economia, in un momento di profonda crisi per via dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, attraverso il decreto Cura Italia. Lo sostiene il Presidente di Union-PMI, Pasquale D’Alena che con determinazione evidenzia le urgenti necessita delle micro e piccole imprese.

    Un’attenzione che questa volta deve essere rivolta principalmente proprio a quella fetta dell’economia italiana che sarà più vicina al collasso “definitivo e irreversibile”.

    “Per salvare l’Italia – ha dichiarato D’Alena –  bisogna salvare il ciclo produttivo. Vanno fatte scelte semplici e chiare:

    Rinviare tutte le scadenze al 31/05/2020 senza alcuna differenziazione. Con un Decreto successivo indicarne le modalità di “godimento” del rinvio a seconda dei settori merciologici maggiormente colpiti.

    Introdurre la cassaintegrazione unica per tutte le regioni, con gli stessi obblighi e diritti, prevedendo il pagamento della stessa direttamente dallo Stato.

    Immettere direttamente liquidità alle imprese. Lo stato faccia da garante verso cassa e depositi e prestiti. Alle aziende venga erogata direttamente una liquidità mensile per garantire esclusivamente i pagamenti dei dipendenti. In sede successiva venga deciso sulla base della durata della crisi, modi e tempistiche del finanziamento ottenuto, prevedendo un benefit per le aziende che hanno continuato a mantenere il loro status produttivo e di assunzioni di dipendenti”.

    “Bisogna essere esclusivamente orientati al mantenimento del ciclo produttivo – ha concluso il Presidente di Union-PMI – l’Italia deve continuare a produrre, bisogna uscire dalla crisi già in condizioni di farlo. Trasformiamo l’assistenzialismo in solidarietà, creiamo sostegni proattivi e non passivi, le strutture centrali, finanziarie e governative devono concentrarsi sui cicli produttivi. Per una volta non parliamo il politichese, ma tutti insieme orientati alla nostra Italia”.

  • Gruppo AQR: in telelavoro oltre 600 dipendenti e collaboratori

    Sono già stati organizzati per il telelavoro il 75% dei lavoratori. Diventeranno il 100% nelle prossime ore. Un risultato straordinario di riorganizzazione e un’occasione per avviare nuovi modelli di lavoro anche nei contact center. Un modello che AQR potrà utilizzare anche in futuro.
    Il Gruppo AQR ha riorganizzato il lavoro puntando sulla propria infrastruttura tecnologica per portare il telelavoro a tutti i dipendenti. Un risultato ottenuto in pochi giorni, grazie alla diffusa cultura aziendale fondata sul rispetto del lavoro e dei lavoratori.
    “Già oggi oltre 600 lavoratori possono lavorare dalle proprie abitazioni – commenta Francesco Saverio Esposito, CEO di Gruppo AQR -, un’opportunità che estenderemo ulteriormente nelle prossime ore. Abbiamo dato vita a un repentino cambiamento organizzativo in linea con la nostra idea di vendita, basata su obiettivi, performance e flessibilità. Sono convinto che riducendo i vincoli logistici si possa superare questo grave momento di crisi che vede tutta la nazione coinvolta, migliorare la flessibilità organizzativa e, soprattutto, la qualità della vita dei nostri collaboratori, la loro motivazione e conseguentemente le performance”.
     
    Una trasformazione resa possibile in tempi brevi grazie a una formazione specifica e una infrastruttura tecnologica innovativa che consente operatività a distanza e contestuale supporto ai lavoratori del Gruppo.
    Antonio Campitiello, HR development manager di Gruppo AQR afferma: “La nostra attenzione è finalizzata a fare in modo che le distanze non siano da ostacolo al teamwork, in modo da mantenere saldo quello spirito di gruppo e quell’orientamento all’obiettivo che da sempre sono stati linfa delle nostre performance. I lavoratori hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa che ha l’obiettivo di salvaguardare in primis la salute di tutti, determinando un clima positivo perché è stato colto come questa evoluzione sia una opportunità per un futuro in cui la qualità del lavoro sarà ancora migliore”. 
    Il telelavoro richiede da parte di tutti i soggetti coinvolti la condivisione degli obiettivi e una corretta gestione del tempo. Pur garantendo AQR una supervisione costante attraverso i project leader e le altre figure aziendali, chi lavora a distanza deve mantenere un atteggiamento proattivo e assumersi la responsabilità dei propri compiti, accrescendo l’autonomia.
    I centri del Gruppo distribuiti su varie sedi nazionali diventeranno sempre più factory, luogo di recruitment e soprattutto, di formazione (intensiva nella fase di inserimento). Cresceranno le opportunità di lavoro in AQR per i candidati (in particolare per figure coerenti con il ruolo di digital specialist, addetto customer care, telesseller, consulente finanziario, consulente assicurativo e project leader) e, allo stesso tempo, sarà ancora più alta l’attenzione alla qualità del servizio, grazie all’implementazione di un avanzato sistema di quality check.
  • Coronavirus: 7,9 milioni gli automobilisti potenzialmente interessati alla sospensione del pagamento dell’RC auto

    Il decreto-legge n.9 del 2 marzo ha introdotto, per i residenti negli 11 comuni della allora zona rossa, la possibilità di sospendere il pagamento del premio dell’RC auto. Secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI*, in quelle aree sono iscritti nei registri della motorizzazione 32.594 autovetture; ai proprietari di questi veicoli, in caso di rinnovo della polizza o di versamento rateale previsto tra il 21 febbraio e il 30 aprile 2020 è data la possibilità di posticipare il pagamento ed effettuarlo in un’unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, oppure, previo accordo con la compagnia assicurativa, di rateizzare l’importo nel corso dell’anno. I potenziali destinatari potrebbero però essere più numerosi se il Governo dovesse decidere di estendere il beneficio a tutti i veicoli presenti sul territorio nazionale; solo per quanto riguarda le autovetture si tratta di poco più di 39 milioni di mezzi.Di questo parco veicoli, secondo l’analisi di Facile.it realizzata su oltre 6,5 milioni preventivi, le polizze in scadenza nel periodo 21 febbraio – 30 aprile potrebbero essere circa il 20,5% del totale, vale a dire 7,9 milioni di autovetture.Ma quale sarà il sollievo economico per coloro che potranno sospendere temporaneamente il pagamento dell’RC auto? Non trascurabile, se si considera che, secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a febbraio 2020 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella provincia di Lodi (dove si trovano 10 dei comuni della zona rossa indicati nel decreto del 2 marzo) occorrevano, in media, 401,93 euro, mentre nella provincia di Padova, dove si trova Vo’, l’importo è pari a 445,42 euro. Guardando ai comuni più grandi tra quelli indicati dal decreto, il range varia tra i 406 euro rilevati a febbraio 2020 a Casalpusterlengo e i 447 euro di Codogno. Se il beneficio dovesse essere esteso a tutta la Penisola, stando alle rilevazioni di febbraio dell’osservatorio di Facile.it, si andrebbe, sempre in media, dai 353,49 euro della Valle d’Aosta ai 974,02 euro della Campania.

    Ancora dubbi su come godere del beneficio

    Il decreto prevede la sospensione del pagamento dei premi per le polizze in scadenza nella finestra di tempo che va dal 21 febbraio al 30 aprile, pur garantendo la copertura.Sebbene sia entrato in vigore il 2 marzo, dal punto di vista operativo non vi sono ancora indicazioni su come poter usufruire di questa opportunità e non è ancora chiaro se andrà fatta richiesta specifica o se, come sembra, potrebbe scattare automaticamente sotto forma di allungamento del periodo di validità della polizza dopo la sua scadenza. Attualmente la legge prevede un obbligo a carico delle compagnie di mantenere operante, fino a 15 giorni dopo la scadenza del contratto, la garanzia prestata con il contratto assicurativo; alcune compagnie assicurative stanno lavorando per offrire ai propri clienti la possibilità di allungare questo periodo di tolleranza per le polizze in scadenza in questo difficile periodo.  Attenzione però perché l’estensione potrebbe essere valida solo per l’RC base, mentre eventuali garanzie accessorie (come ad esempio il furto-incendio, gli atti vandalici e l’assistenza stradale) potrebbero non essere più valide a meno che non si proceda al pagamento del premio.La sospensione del pagamento – si legge nel decreto – non riguarda comunque i nuovi contratti stipulati durante il periodo di sospensione e il pagamento dei relativi premi. Se state quindi assicurando per la prima volta un veicolo, non potrete usufruire di questa opportunità.

     

    *  Dati aggiornati al 31 dicembre 2018

  • Immobiliare e Coronavirus: i rappresentanti di categoria chiedono interventi urgenti

    La tempesta scatenata dal Covid-19 che si è abbattuta sulla nostra penisola sta mettendo in ginocchio l’intero sistema economico nazionale, con notevoli ripercussioni anche su un settore strategico come quello immobiliare. A subirne gli effetti sono famiglie e agenzie, per le quali il rischio concreto è quello di perdere il 50% del fatturato. Cambio Casa, l’agenzia immobiliare a Taranto, rimane tuttavia in prima linea e segue da vicino l’evolversi della situazione.

    Il problema non riguarda solo il mercato immobiliare e residenziale, ma anche quello delle locazioni turistiche. Le restrizioni sugli spostamenti adottati dall’Esecutivo, associate all’isolamento internazionale del nostro Paese, ha fortemente danneggiato il turismo, un comparto strettamente correlato a quello del “mattone”. E proprio a sostegno di quest’ultimo, è intervenuta con forza UPPI – l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari – per chiedere misure drastiche e urgenti a tutela della proprietà immobiliare e aprire un tavolo di crisi.

    Allo scopo di evitare la frantumazione immobiliare e locativa, i vertici Uppi chiedono subito di agire con tempestività su canoni di locazione e imposte per tutta la durata della crisi, e per questo hanno lanciato al governo alcune proposte.

    Nel dettaglio, viene chiesta la sospensione immediata dei pagamenti mutui per tutte le categorie e del pagamento IMU sia per le abitazioni che per gli usi diversi fino al 31-12-2020. Richiesta, inoltre, l’applicazione immediata della cedolare secca al 10% per gli usi abitativi in tutti i comuni italiani e per gli usi diversi. Insomma, interventi drastici ma necessari per affrontare nel migliore dei modi le conseguenze economiche provocate dall’emergenza sanitaria.

    Immobiliare Cambio Casa, l’agenzia che offre da sempre un’offerta di qualità inerente case in vendita a Taranto e non solo, appoggia pienamente l’iniziativa di Uppi rivolta alle nostre forze di governo.

  • Serramenti: 2019 anno positivo, ma restano le incognite per il Coronavirus

    Il 2019 anno di ripresa incompiuta, con pesantissime incognite per il 2020 legate all’emergenza sanitaria Coronavirus: sintetizza così la situazione sul mercato italiano dell’involucro edilizio-serramenti e facciate continue l’ultimo Rapporto UNICMI 2020, al quale anche i produttori di infissi in legno-alluminio guardano con particolare attenzione.

    Se il 2019 ha rappresentato un altro anno di ripresa incompiuta a causa della bassa crescita complessiva dell’economia italiana generata dalle forti tensioni finanziarie verificatesi nell’ultimo quadrimestre 2018, per il 2020 lo scenario previsto sembra essere destinato a cambiare radicalmente. Il Rapporto, infatti, ha evidenziato un miglioramento delle prestazioni economiche e finanziarie di costruttori di facciate continue e serramenti metallici in termini di produttività, redditività e solidità finanziaria: un quadro che lasciava ipotizzare un ritorno a valori vicini a quelli pre-crisi nel giro di 2 anni, ma che non poteva tener conto ovviamente degli effetti causati dal Covid-19.

    Le misure restrittive adottate per contenere la diffusione dell’epidemia, infatti, si sono subito fatti sentire sull’economia italiana, in particolare su alcuni settori strategici (es. turismo e trasporti), con il risultato inevitabile di una forte contrazione dei consumi. Tutto dipenderà, ovviamente, dalla durata delle stesse perché, se il periodo dovesse essere inferiore a 3 mesi, gli effetti negativi sugli investimenti nelle costruzioni potrebbero essere limitati; ma se la durata fosse prolungata, la contrazione della spesa per consumi sarebbe maggiore e in tal caso gli effetti negativi comprometterebbero seriamente la crescita economia generale, con inevitabili ripercussioni anche per il settore costruzioni.

    E allora, quali potrebbero essere gli accorgimenti necessari per sostenere anche il mercato di serramenti e finestre in legno? Una soluzione adeguata potrebbe essere sicuramente il potenziamento degli incentivi fiscali, come ad esempio aumentare al 100% la percentuale di detrazione dell’Ecobonus accompagnandola con lo sconto in fattura: in questo modo si garantirebbe sostegno alla domanda non appena tornerà la propensione ai consumi.

  • Mercati in preda all’incertezza, adesso la diversificazione non è più sufficiente

    Era dalla fine del 2015 che non si respirava un’aria così tesa sui mercati. A raccontarcelo è l’indice VIX, che è conosciuto anche come “indice della paura” dagli operatori finanziari. Questo indice descrive le aspettative di fluttuazione dell’indice azionario S&P 500 nei successivi 30 giorni. Ha superato di recente i 40 punti, come non accadeva da tempo.

    Mercati, azioni e oro

    mercati e incertezzaNon c’è dubbio che stiamo vivendo una fase estremamente delicata sui mercati, come suggerisce anche la fortissima discesa dei prezzi delle azioni e la risalita delle quotazioni dell’oro. Il lungo rally azionario che aveva caratterizzato i mesi precedenti (con record aggiornati uno dopo l’altro) è ormai solo un nostalgico ricordo. Nel frattempo il prezzo dell’oro, ovvero il bene rifugio per eccellenza, è schizzato oltre i 1.600 dollari (sui massimi di 7 anni) e potrebbe raggiungere quota 1700 se non addirittura 1800, come sostengono molti analisti.

    Difendersi dall’incertezza

    La domanda che si pongono i mercati e i gestori dei fondi, è come proteggersi da questa ondata di incertezza che ha avvolto i mercati in una grossa fitta nube? Di sicuro in situazioni non convenzionali, non possono essere troppo di aiuto gli strumenti convenzionali. Ad esempio gli indicatori lagging perdono la loro efficacia di fronte a questi sbalzi di umore dei mercati.

    E’ sufficiente diversificare?

    In tempi normali si potrebbe pensare alla soluzione più classica, ovvero la diversificazione. Ma questa strategia non è più sufficiente da sola. Infatti allo stato attuale, la selezione di azioni e obbligazioni potrebbe non essere idonea allo scopo, visto che molti asset nelle attuali condizioni di mercato sono sopravvalutati.

    Una mossa che invece sta crescendo è quella delle operazioni fuori dagli orari di negoziazione. Infatti questa possibilità in fasi di elevata incertezza (ad esempio per le coppie di valute più volatili) può essere sfruttata per comprare o liquidare una posizione, e gli investitori dovrebbero avere la flessibilità di poterlo fare quando vogliono. Non è un caso che proprio gli scambi fuori orario abbiano vissuto una forte crescita in parallelo con l’aumento della volatilità.