Categoria: Politica

  • Passaporto digitale europeo dei prodotti: efficace se aperto, inclusivo e decentralizzato

    Da EuroCommerce e GS1 in Europe i requisiti necessari per cogliere appieno tutte le potenzialità, in termini di efficacia, efficienza e sostenibilità, del Digital Product Passport (DPP) proposto dal Parlamento europeo, che includerà tutti i dati ambientali e materiali relativi al ciclo di vita di ogni prodotto.

    È considerato uno strumento essenziale per raggiungere un’economia rispettosa del clima ed efficiente sotto il profilo delle risorse perché raccoglie tutte le informazioni sull’origine, la composizione e il corretto smaltimento dei prodotti in molti settori, come l’elettronica di consumo, l’arredamento, il fashion, l’edilizia e la chimica: per questo il Digital Product Passport (DPP) è stato inserito dal Parlamento europeo nei documenti strategici relativi all’attuazione del Green Deal europeo e del Circular Economy Action Plan (il Piano d’azione per l’economia circolare) dell’Unione europea. Ora lo sviluppo del DPP è nelle mani della Commissione europea, che, per renderlo operativo tramite un’apposita normativa, deve identificare le informazioni da memorizzare nel passaporto digitale dei prodotti e standardizzarle.

    Ed è in questa fase, particolarmente delicata e determinante per lo sviluppo di questo nuovo strumento, che EuroCommerce – la principale organizzazione europea di rappresentanza del settore del commercio – e GS1 in Europe – organizzazione non profit dedicata all’implementazione degli standard globali GS1 in diversi settori in Europa, a cui partecipa GS1 Italy – hanno elaborato un joint paper con l’obiettivo di sensibilizzare la Commissione europea sulle caratteristiche, i requisiti e gli standard che dovranno caratterizzare il DPP per assicurarne la completa operatività e la totale affidabilità.

    In questo documento congiunto EuroCommerce e GS1 in Europe chiedono che il DPP venga progettato per consentire alle aziende e ai consumatori di realizzare scelte e investimenti più “verdi” e sostenibili, sulla base degli standard di dati di prodotto aperti e globali già adottati dalle aziende.

    Infatti, solo con un’adeguata struttura dei dati, il DPP sarà realmente in grado di raggiungere gli obiettivi politici ed economici per cui è stato concepito e di portare vantaggi anche ai consumatori finali, consentendo:

    • Il data management dei prodotti sostenibili.
    • La condivisione efficiente dei dati di prodotto lungo le supply chain globali.
    • L’accessibilità e la portabilità di dati di alta qualità relativi ai prodotti.

    Christel Delberghe, direttore generale di EuroCommerce, ha affermato: «Siamo lieti di collaborare nuovamente con GS1 su una questione di grande importanza per il successo del Green Deal e dell’economia circolare. Il Passaporto digitale europeo dei prodotti può costituire uno strumento prezioso per le aziende e i consumatori per fornire dati nell’ambito dell’intera supply chain. Ma è necessario che si adegui alla struttura dei processi e degli standard esistenti, affinché la sua adozione da parte delle aziende e l’utilizzo da parte dei consumatori risulti più semplice, e al contempo è necessario che sia flessibile per poter recepire i nuovi sviluppi in un mercato in rapida evoluzione».

    Gregor Herzog, presidente di GS1 in Europe, ha dichiarato: «Per GS1 l’iniziativa europea per i prodotti sostenibili è una priorità, e il Passaporto digitale europeo dei prodotti rappresenta una grande opportunità per mostrare la value proposition degli standard GS1, soprattutto alla platea dei retailer. Questo documento congiunto segue il Memorandum d’intesa sottoscritto nel 2019 e mostra le sinergie tra EuroCommerce e GS1 in Europe oltre a una visione condivisa su questioni importanti quali l’interoperabilità e la portabilità dei dati di prodotto».

    Per questi motivi, EuroCommerce e GS1 in Europe raccomandano che il Passaporto digitale dei prodotti dell’UE sia:

    • Basato sulle esigenze delle imprese e flessibile.
      Il DPP deve consentire alle aziende di gestire in modo efficiente i dati di prodotto, favorire la circolarità e permettere la condivisione di informazioni rilevanti e mirate sui prodotti tra gli operatori del settore industriale, i consumatori, i fornitori, gli operatori logistici, gli enti preposti al riciclo e altri stakeholder. Come tale, il DPP deve basarsi su una “esigenza di sapere” ed essere abbastanza flessibile da consentire che vengano inclusi i dati richiesti, sia attuali che futuri, in base alle esigenze identificate.
    • Interoperabile, aperto e adeguato alle esigenze future.
      Per consentire l’interoperabilità e la portabilità dei dati, il DPP dovrà basarsi su identificatori del prodotto che siano internazionali e aperti, conformi agli standard ISO. Questo permetterà di identificare il prodotto e di condividerne i dati, in modo equilibrato, intersettoriale e tecnologicamente neutrale, tra tutte le parti coinvolte nella supply chain. Per agevolare l’interoperabilità è necessario garantire la facilità di utilizzo. La circolarità non è limitata ai confini dell’UE e, di conseguenza, stabilire regole di identificazione dei prodotti valide solo per l’Europa costituirebbe un ostacolo alla libera circolazione delle merci. E anche un onere per le aziende, la maggior parte delle quali già applica standard globali nell’ambito delle proprie attività e nei punti vendita. Inoltre, il DPP non dovrebbe generare sistemi di dati chiusi, accessibili solo ad alcuni operatori che utilizzano un’infrastruttura di dati specifica e costosa. Le pratiche di condivisione dei dati e le tecnologie impiegate dovrebbero piuttosto essere basate su identificatori del prodotto internazionali o essere compatibili, affinché le diverse soluzioni digitali risultino aperte e interoperabili. Infine, è fondamentale che il sistema del DPP sia adeguato alle esigenze future e abbia un’infrastruttura che gli consenta di funzionare per lungo tempo, con la possibilità di aggiungere ulteriori caratteristiche, se necessario.
    • Inclusivo e pertinente.
      Per garantire che il DPP sia accessibile a tutti gli operatori lungo la catena del valore, la governance dei dati di prodotto disponibili dovrebbe includere tutti gli stakeholder, con diritti di accesso appropriati e consentendo anche il pubblico accesso ai dati pertinenti richiesti. Ciò consentirebbe di rispettare i diritti di proprietà industriale e di evitare che i dati e le specifiche dei prodotti portino a un aumento della contraffazione e indeboliscano la competitività.
    • Green.
      Il DPP dovrebbe essere abbastanza flessibile da includere e rendere accessibili dati complessi relativi alla sostenibilità ambientale e sociale, anche per consentire il rispetto di alcune normative UE già esistenti o future. Inoltre, il DPP dovrebbe basarsi su tecnologie sostenibili, evitando, quindi, i sistemi di dati centralizzati che, essendo sofisticati e avendo un elevato consumo energetico, avrebbero un maggiore impatto ambientale rispetto ai benefici green prodotti dallo stesso DPP.
    • Basato su dati richiesti da normative già esistenti.
      EuroCommerce e GS1 in Europe sono pienamente consapevoli degli investimenti effettuati dai propri associati per condividere i dati di prodotto in conformità con le normative dell’UE. Occorre compiere degli sforzi per assicurare che i dati di prodotto esistenti, e quindi già presenti nei database dell’UE, siano inseriti anche nell’architettura dei dati del DPP. Questo eviterebbe la richiesta alle aziende di fornire nuovamente dati di prodotto che sono già disponibili.
    • Decentralizzato.
      EuroCommerce e GS1 in Europe sottolineano che i requisiti del DPP dovrebbero promuovere un sistema decentralizzato di condivisione dei dati. Questo consentirebbe alle aziende di rendere disponibili i dati aggiornati sui prodotti e di fornirli senza costi aggiuntivi. Dal momento che, in molti casi, le aziende sono proprietarie dei dati di prodotto che devono condividere nel DPP, renderli disponibili attraverso una pagina web dedicata, accessibile mediante canali aperti (compresi gli URL), semplificherebbe l’accessibilità e la portabilità dei dati.
    • Coerente.
      La Commissione europea ha in programma di presentare una normativa orizzontale in materia di condivisione dei dati B2B. EuroCommerce e GS1 in Europe evidenziano la necessità di coerenza e uniformità delle politiche, al fine di garantire che la regolamentazione sia presa in considerazione solo laddove sia strettamente necessario, risulti giustificato, dove sia stato identificato un evidente vuoto giuridico e sia stata effettuata una valutazione dei costi.

    In conclusione, EuroCommerce e GS1 in Europe sottolineano che il Passaporto digitale europeo dei prodotti è potenzialmente in grado di fornire alle aziende e ai consumatori le leve per operare scelte e investimenti più “verdi” e sostenibili, ma solo a patto che vengano considerati gli standard di dati di prodotto aperti e globali già adottati dalle aziende. Inoltre, sottolineano che i consumatori dovrebbero poter accedere al DPP gratuitamente, attraverso canali aperti o nei punti vendita.

    Il joint paper realizzato da EuroCommerce e GS1 in Europe è consultabile al link: https://www.gs1.eu/news/eurocommerce-and-gs1-in-europe-together-on-eu-product-passport.

    EuroCommerce. EuroCommerce è la principale organizzazione europea che rappresenta il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, a cui aderiscono associazioni nazionali di 28 paesi e 5 milioni di aziende, che comprendono sia i principali operatori a livello mondiale come Carrefour, Ikea, Metro e Tesco, sia numerose piccole imprese. Il commercio al dettaglio e all’ingrosso rappresenta il collegamento tra produttori e consumatori. Più di un miliardo di volte al giorno, i commercianti al dettaglio e i grossisti distribuiscono beni offrendo un servizio essenziale a milioni di imprese e clienti individuali. Il settore crea un posto di lavoro su sette, offrendo diverse opportunità di carriera a 26 milioni di europei, molti dei quali giovani, oltre a contribuire alla creazione di milioni di altri posti di lavoro lungo la supply chain, a partire dai piccoli fornitori locali fino alle multinazionali. EuroCommerce è il partner europeo riconosciuto per il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso.
    https://www.eurocommerce.eu/

    GS1 in Europe. GS1 in Europe è un’organizzazione non profit, neutrale, dedicata all’implementazione degli standard globali GS1, di servizi e di soluzioni per migliorare l’efficienza e la visibilità di prodotti e luoghi a livello internazionale e nei vari settori in Europa. La nostra associazione rappresenta più di 500.000 aziende e raggruppa 49 organizzazioni GS1 nazionali. Riunisce queste aziende intorno allo stesso tavolo e promuove la collaborazione al fine di stabilire regole e standard condivisi. Si adopera affinché le aziende possano migliorare la propria efficienza, la sicurezza e la sostenibilità.
    https://www.gs1.eu/

  • Basta «facciamo la pace»

    Ancora una volta centinaia di migliaia di civili, donne uomini e bambini, in fuga dalle proprie case, pagano con la vita e la perdita di ogni bene lo scontro militare in atto in Ucraina. Questo stato di cose, se non avverrà un cambiamento sostanziale, condanna ad una lenta agonia la stessa democrazia europea. Le responsabilità dirette ed indirette all’origine della nuova guerra sono molteplici e chiamano in causa i maggiori paesi occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti, e tutta l’unione europea, la Cina, il Vaticano. Tutti parlano di pace, di incontri bilaterali per trovare una soluzione. Ma ogni volta alla fine c’è sempre una fumata nera. Vorrei ricordare ai potenti del mondo che
    la guerra è un concentrato di tutto ciò che di distruttivo può agire sulla psiche umana: l’insicurezza totale, l’ignoto, laTutti parlano di pace, di incontri bilaterali per trovare una soluzione. Ma ogni volta alla fine c’è sempre una fumata nera. Vorrei ricordare ai potenti del mondo che 
    la guerra è un concentrato di tutto ciò che di distruttivo può agire sulla psiche umana violenza, l’impotenza, la perdita di persone care. Questo è un assioma non solo per i professionisti della salute mentale, ma per tutte le persone che vivono nel nostro paese e ne conoscono la storia. Le azioni di violenza devono essere fermate da chi le ha innescate. Non è mai troppo tardi per tirare fuori il meglio che è dentro ognuno di noi. Se veramente si vuole fermare questa maledetta guerra, bisogna allora iniziare a trattare tutti insieme e no separati, in un incontro di pace tra tutti, tra i più influenti capi di stato, e anche con i capi di stato religiosi, iniziare a trattare e a trovare un accordo tra Ucraini e Russi. LIBERIAMO LA PACE. La mia lettera che chiede a tutti i potenti di fare tutto il possibile per fermare le guerre, tutte, ma so ché non sarà ascoltate le mie parole perché come sappiamo, malgrado questo periodo di crisi economica, che ci sta mettendo in ginocchio, è scandaloso, vedere che questi conflitti non cessano, ci sono sempre di più i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari». È questa l’amara constatazione che anche papa Francesco davanti alla crescente e paurosa militarizzazione mondiale.  Bacchetta un’Europa che «parla di pace, ma vive di guerra». Infatti cari potenti voi lo scorso anno infatti a livello mondiale tutti i governi avete investito in armi ben 1.981 miliardi di dollari, 74 miliardi in più del 2019. L’Italia, sempre secondo i dati del SIPRI, lo scorso anno ha investito 27 miliardi di euro in armi. E la previsione di quest’anno la nostra Nazione spenderà ben 30 miliardi di euro in armi, pari a 82 milioni di euro al giorno. Ora io mi chiedo cari politici Italiani che vi riempite la bocca di pace, perché fare questi investimenti? Credo che oggi queste risorse economiche potrebbero essere utili in spese della Sanità pubblica e dell’Istruzione, e sociale. Che posso dire, io sono qui a scrivere queste righe, con lacrime agli occhi, perché nel mondo ci sono uomini, donne e bambini che muoiono, non c’è nulla da fare il ‘business is business‘(gli affari sono affari).Abbiamo un governo italiano che parla tanto di pace, di ideologie, di libertà, ma razzola male perché chi parla di pace non Vende le armi e bombe all’Arabia Saudita che le usa per fare la guerra allo Yemen. Noi  Vendiamo armi a Israele che le usa per reprimere il popolo palestinese. Le vendiamo a tutti per nome di quel vile DIO DENARO.  Tutto questo avviene mentre il popolo della Pace grida per fermare le differenze che attanagliano quei popoli in guerra.  È FONDAMENTALE cari potenti unirsi e connettersi con le altre realtà per formare un grande e potente unione per la pace. Spero che queste mie parole vengano lette, ma so anche che le mie speranze, e quelle di tutti noi che amiamo la pace, verranno disattese. Ma con tutto il mio umile cuore malandato spero che invece si possa Fermare tutte le guerre!»
    Domenico Marigliano.
  • De Pierro, la pacchia è finita. E lancia i “consiglieri ombra”

    Il presidente dell’Italia dei Diritti ufficializza l’iniziativa denominata “Opposizione Ombra”, già sperimentata con successo in alcuni comuni e finalizzata ad accendere i riflettori mediatici del movimento sull’operato di tutte le amministrazioni locali, a prescindere dalla presenza di eletti in consiglio
    Antonello De Pierro

    Roma – Le recenti elezioni amministrative hanno segnato un lapalissiano consolidamento del movimento Italia dei Diritti nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, in particolare nell’incantevole Valle dell’Aniene, dove, su 20 consiglieri attualmente presenti sugli scranni consiliari, ne conta 17. L’ultimo verdetto delle urne, con 6 consiglieri eletti tra Cineto Romano e Vallinfreda, rafforza anche il primato di maggiore forza politica provinciale, se si considerano i comuni sotto i 15.000 abitanti.

    Il successo che l’Idd ha fatto registrare nella Valle dell’Aniene, rispetto ad altre zone comprese nel perimetro provinciale, dove i consiglieri eletti nei comuni di Pisoniano, Castel San Pietro Romano e Capranica Prenestina, comune in cui esercita il munus consiliare il segretario provinciale Carlo Spinelli, stanno svolgendo comunque un eccellente lavoro, non è certo un caso. Il presidente Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e superpoliziotto antimafia, noto anche per aver subito un’aggressione mafiosa da parte del noto boss di Ostia Armando Spada, nutre un amore viscerale per i comuni che si affacciano sul fiume Aniene, a cominciare da Roccagiovine, dove lo stesso siede in consiglio comunale come capogruppo dell’Italia dei Diritti. Un attaccamento che lo ha portato a prendere a cuore le sorti di un territorio dove spesso le logiche del voto familiare e i percorsi clientelari partoriscono maggioranze non molto idonee ad amministrare con tutti i crismi del caso comuni che forse meriterebbero gestioni più virtuose, nell’interesse supremo dei corpi collettivi, il più delle volte penalizzati dalla loro stessa espressione consensuale e da un’offerta politica insufficiente.

    “Sono legato da lungo tempo alla Valle dell’Aniene — spiega il leader del movimento—, ai suoi splendidi paesaggi, alla natura spesso ancora incontaminata, ai numerosi borghi, ognuno con peculiarità uniche, ma tutti trasmettono la magica sensazione di farti vivere fuori dall’incedere frenetico del tempo. Un amore incondizionato, nato da vari legami amicali e alimentato negli anni dalla passione di una persona straordinaria, che purtroppo non è più fra noi. Sto parlando del compianto Luciano Romanzi, ex sindaco di Licenza ed ex presidente della X Comunità Montana dell’Aniene. Luciano mi spiegava ogni angolo del territorio e mentre parlava me ne faceva innamorare. Mi consigliava periodicamente qualche luogo da visitare e puntualmente seguivo i suoi consigli. Così ho imparato a percorrere e ad apprezzare un territorio meraviglioso, in cui mi recavo ogni volta che i ritmi frenetici della Capitale me lo concedevano. E con buona pace di chi mi accusa di avere bisogno del Gps per muovermi tra i vari comuni sono anni che mi sposto senza problemi”.

    Non è certo ormai un mistero che il progetto etico e legalitario dell’Idd non dispiega la sua azione limitatamente ai comuni in cui il movimento conquista dei seggi, ma i riflettori sono costantemente accesi anche sull’operato di quelle amministrazioni, che pur non dovendo fare i conti con la presenza nel consesso consiliare di eletti sotto il simbolo che fa capo a De Pierro, non possono sottrarsi al sindacato ispettivo dei paladini della legalità, spesso sollecitato dagli stessi cittadini che quotidianamente segnalano criticità, puntualmente verificate prima di essere messe a conoscenza dell’opinione pubblica. In virtù della sempre crescente mole di denunce che giungono alle segreterie provinciali il presidente De Pierro, sentito il parere dei membri del direttivo nazionale, ha deciso di lanciare ufficialmente un’organizzata e pianificata azione di controllo esterno, al fine di rispondere il più possibile alle istanze di intervento reclamate dai cittadini, i quali, in alcuni casi, giudicano insufficiente l’attività amministrativa esercitata nella gestione dei loro comuni. Quella che è stato scelto di chiamare “opposizione ombra” sarà messa in pratica da quelli che saranno denominati “consiglieri ombra”, nominati in base alla competenza attribuita dai rispettivi ruoli territoriali. Il presidente De Pierro sarà consigliere ombra in tutti i comuni e in tutte le regioni d’Italia. Carlo Spinelli, segretario provinciale romano, rappresenterà per ora l’unica eccezione rispetto al territorio di competenza. Infatti, in ragione del suo ruolo di responsabile nazionale per la Politica Interna, avrà giurisdizione ispettiva in tutto il territorio nazionale.

    A tracciare i punti salienti della nuova iniziativa è lo stesso De Pierro: “Quello che finora è stato un esperimento sporadico in alcuni comuni in cui non siamo rappresentati in assemblea consiliare diventerà presto un punto fermo del nostro movimento. Finora il controllo sistematico è stato esercitato solo dai consiglieri eletti, i quali, di fronte ad amministrazioni virtuose, hanno brillantemente collaborato, mentre dove è stato necessario, hanno fatto sentire la loro voce con una dura opposizione. Esempi di proficua cooperazione tra gli scranni consiliari, cosa di cui sono fiero, sono rappresentati, per esempio, dalle esperienze di Rocca Canterano, Vallepietra e Percile. Da oggi, con l’opposizione ombra, i riflettori dell’Italia dei Diritti saranno costantemente accesi sull’attività gestionale delle maggioranze che sono alla guida dei comuni. In caso di amministrazioni virtuose, dove riscontreremo un’applicazione corretta delle norme, ma soprattutto una condotta esemplare sotto il profilo etico, nel supremo interesse del tessuto collettivo, il nostro plauso e il nostro elogio saranno sempre pronti a essere estrinsecati a conforto della giustezza della proposta politico-gestionale. E’ chiaro che a fronte di un impegno lapalissiano e di un’adeguatezza nell’amministrazione della cosa pubblica, errori veniali, che considero fisiologici in un’attività istituzionale che vede la profusione di notevoli energie e la formazione di una ferrea volontà mirate a garantire la tutela dei cittadini, saranno naturalmente tollerati. Ma se ci imbatteremo, come spesso accade, nell’immobilismo o comunque in una gestione insufficiente e comunque non consona agli standard minimi che a nostro avviso andrebbero garantiti, le amministrazioni de quibus dovranno subire la nostra critica. Ma voglio chiarire che la nostra azione sarà mirata esclusivamente alla tutela della popolazione e pertanto, considerato il nostro atteggiamento ad adiuvandum. auspichiamo che le maggioranze alla guida dei comuni interessati accolgano le nostre censure come uno stimolo al miglioramento e accettino di avviare con noi un confronto dialogico al fine di sanare eventuali distorsioni nell’offerta istituzionale. Chiunque abbia a cuore il benessere del parenchima sociale può diventare un consigliere ombra dell’Italia dei Diritti e impegnarsi per rendere migliori i livelli qualitativi offerti. E ripeto, un consigliere ombra potrà essere efficace al pari di un eletto. Faccio un esempio. In afferenza alla potestà di sindacato ispettivo che il D.lgs. 267/2000 attribuisce all’esercizio del munus consiliare, spesso potrà essere esercitata ugualmente, anche se in forma diversa rispetto all’impianto procedurale dettato dalla produzione normativa in esame. Se un eletto potrà formulare le istanze di sindacato ispettivo ex art. 43 del Tuel e il sindaco è tenuto a rispondere entro 30 giorni, uno o più consiglieri ombra potranno articolare le medesime richieste, anche se senza un conforto normativo a cui fare rifermento. Sul Primo Cittadino non incomberà l’obbligo di rispondere,ma le istanze informali dispiegheranno effetti indubbiamente maggiori a beneficio dei cittadini. Se penso all’interrogazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 43,commi 1 e 3 per gli eletti, i consiglieri ombra dell’Idd la presenteranno ugualmente e un sindaco sarà liberissimo di rispondere o meno. In ogni caso, alla produzione dell’atto tramite le procedure tradizionali sarà affiancata la diffusione mediatica, cosa che ora i nostri eletti non fanno, che sortirà l’importante effetto di giungere inevitabilmente, per conoscenza, all’opinione pubblica. Nei cittadini potrà formarsi un libero convincimento in merito, che potrà tradursi in una mutazione della manifestazione di volontà e dell’orientamento del consenso in sede di suffragio elettorale. E’ questa la rivoluzione che produrrà l’opposizione ombra, che sarà anche uno stimolo per i sindaci e per gli amministratori di maggioranza a fare meglio. Naturalmente speriamo di trovare un supporto nei gruppi di opposizione in consiglio, ma se ciò non avverrà non sarà certo un motivo disincentivante per la nostra azione. La pacchia è finita per le amministrazioni che non si riveleranno all’altezza del loro compito. I cittadini hanno diritto a essere ben amministrati e chi non può garantire ciò può accomodarsi fuori dalle sedi istituzionali. I consiglieri ombra dell’Italia dei Diritti saranno i cani da guardia dei cittadini e ne difenderanno le ragioni in ogni momento”.

  • De Pierro, a Sambuci persa un’occasione storica

    Il presidente dell’Italia dei Diritti,superato l’appuntamento elettorale, si sofferma sulla realtà sambuciana e spiega perché la non elezione del regista Rosario Errico ha negato al paese la ribalta nazionale e una crescita economica e occupazionale senza precedenti

    Roma – Calato il sipario sulle elezioni amministrative, che hanno visto il movimento politico Italia dei Diritti, guidato a livello nazionale dal noto giornalista romano Antonello De Pierro, consolidare il proprio radicamento sul territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale con la conquista di altri 6 seggi, divisi tra i comuni di Cineto Romano e Vallinfreda, è subito tempo di tracciare i prossimi passi da compiere per dare continuità al progetto etico e legalitario partito nel 2018 da Roccagiovine, lo splendido borgo della Valle dell’Aniene dove il leader della formazione politica è capogruppo in consiglio comunale. Riunito subito il direttivo provinciale di Roma il presidente De Pierro si è confrontato con i vari componenti e in particolare con il segretario territoriale Carlo Spinelli, i vice segretari Dantina Salzano e Antonio Steggi e con Giovani Ziantoni, responsabile del Coordinamento Territoriale e Circoli per la Valle dell’Aniene, dettando la linea politica per il futuro, basata su un controllo capillare sull’operato delle amministrazioni locali.
    Carlo Spinelli
    Presto verrà lanciata ufficialmente la modalità d’azione, che vedrà impegnato sul territorio un numero sempre crescente di esponenti e di attivisti, con la formula, dove l’Idd non è presente sugli scranni consiliari, del controllo esterno, già collaudata in alcuni comuni. De Pierro, noto alle cronache anche per essere vittima di mafia, a seguito dell’aggressione subita a opera del boss di Ostia Armando Spada, il quale ha goduto poi, come denunciato più volte dallo stesso giornalista, di clamorose “distrazioni” istituzionali, dopo essersi congratulato con i nuovi eletti si è soffermato ad analizzare il caso Sambuci, dove Francesco Napoleoni, sfiduciato solo un anno fa anche con i voti dei 3 consiglieri Idd Dantina Salzano, Maria Condrò e Giovanni Ziantoni (quest’ultimo artefice poco dopo di un roboante successo a Percile, dov’è attualmente capogruppo), è stato riconfermato sindaco dal verdetto delle urne.
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    Il numero uno dell’Italia dei Diritti, ha parlato di “un’occasione clamorosamente mancata per i cittadini di Sambuci“. Così’ ha esplicato la sua convinzione:”Siamo stati in consiglio a Sambuci per oltre un anno e abbiamo assistito a una gestione amministrativa alquanto inerte .Ci siamo proposti inizialmente con un atteggiamento totalmente ad adiuvandum, che ci ha spinti finanche a votare favorevolmente al primo appuntamento consiliare con l’approvazione del bilancio. E questo per dimostrare tutta la nostra disponibilità a contribuire alla crescita di un borgo meraviglioso, che merita certamente molto di più rispetto a quanto l’offerta politica locale abbia messo in atto da sempre. Evidentemente l’opportunità di crescita non è stata colta da un’amministrazione che in oltre un anno, a nostro avviso, è riuscita a fare ancora meno di quelle precedenti, che dal loro canto avevano quantomeno mantenuto degli standard gestionali minimi, indubbiamente ben lontani comunque dalla nostra idea di crescita di una comunità cittadina.

    E a quanto pare anche nella stessa maggioranza qualcuno l’ha pensata come noi, prendendo le distanze quasi subito dall’operato del sindaco Napoleoni e formando un gruppo autonomo. Di fronte a una lapalissiana frattura in seno alla squadra che il risultato delle urne aveva designato per la guida del paese avevamo provato, nell’interesse dei corpi collettivi sambuciani, a trovare una soluzione politica alla crisi, offrendo la competenza dei nostri consiglieri per donare a Sambuci i fasti che le competono. La proposta è stata rispedita al mittente. Pertanto al fine di evitare il protrarsi di quella che noi ritenevamo una gestione assolutamente insufficiente, preso atto anche di un’insanabile spaccatura all’interno della maggioranza che non garantiva più una serena azione amministrativa, abbiamo deciso di fare quello che fa un qualsiasi gruppo di opposizione quando non approva l’operato della maggioranza, ossia esprimere un voto contrario in seno all’assemblea consiliare.

    Infatti l’assenza di una maggioranza di governo, che si era sgretolata come pastafrolla, non avendo ab origine una litica piattaforma su cui posare saldamente l’attività amministrativa, ha determinato lo scioglimento del consiglio da parte del prefetto di Roma, il quale ha preso atto, suo malgrado, della congiuntura, esautorando di fatto il sindaco Napoleoni e condannando il paese al commissariamento. Un commissariamento che. a nostro avviso, è stato più vantaggioso per la comunità sambuciana di quanto lo fosse stata l’amministrazione sfiduciata. Terminata la gestione commissariale sono state indette le nuove elezioni.

    Il nostro movimento, sempre più determinato a regalare ai cittadini di Sambuci un destino politico che purtroppo non hanno mai conosciuto, si è attivato per proiettare il paese sulla ribalta nazionale, se non addirittura internazionale. Io ho chiesto personalmente alla consigliera uscente e vice segretaria provinciale Dantina Salzano, già candidata a sindaco in occasione delle scorse elezioni e che il direttivo provinciale romano, presieduto dal segretario Carlo Spinelli, aveva designato nuovamente per la stessa candidatura, di fare un passo indietro e candidarsi come consigliera al primo posto in lista. Il grande legame che ho con lo straordinario borgo di Sambuci, con la sua rara magia, che cattura le corde emozionali di qualsiasi visitatore, grazie anche e soprattutto alla maestosità del castello Theodoli, ha fatto maturare in me la convinzione che per la candidatura a sindaco serviva una figura molto carismatica e nota all’opinione pubblica, capace di svegliare le coscienze e far soffiare forte il vento di un cambiamento epocale. Volevo offrire ai cittadini sambuciani un’occasione unica per dare una svolta storica a un paese che è stritolato dal virus dell’inerzia ed è inesorabilmente affetto dalla diffusa patologia dell’emorragia demografica.

    La cura capace di debellare questa condizione morbosa l’ho individuata nel regista Rosario Errico. Il suo curriculum non è certo un mistero. Una percorso professionale speso da sempre all’insegna dell’impegno sociale, coniugando il lavoro in celluloide costantemente con gli spaccati reali più dolorosi, dalla tratta, alla diversità, all’errore giudiziario. I numerosi attestati di stima e i vari riconoscimenti ottenuti, tra cui quello del presidente della Repubblica e addirittura di Papa Francesco, non concedono alcun margine ai dubbi. Ma soprattutto a incidere molto sulla mia scelta è stata la sua straordinaria capacità di attingere in via diretta ai fondi europei, che ho ritenuto un’ulteriore possibilità per donare lustro al territorio sambuciano. Alla popolazione di Sambuci si è presentata una grande opportunità, che avrebbe determinato una crescita senza precedenti in termini economici e occupazionali. E’ non v’è chi non veda, a una disamina reale e genuina, senza scampoli di ipocrisia, la veridicità di tale affermazione.

    Un nutrito gruppo di elettori, dotato eventualmente di una capacità valutativa obiettiva e lontana da ogni condizionamento, ha creduto in questa unica e forse irripetibile possibilità di svolta. Altri invece si sono fatti foderare gli occhi col prosciutto dalle note logiche del voto familiare, contro cui è orientata da sempre la nostra battaglia, e forse in alcuni casi anche da percorsi clientelari, che da sempre inquinano la politica italica, e le urne hanno purtroppo decretato una continuità col passato, sgretolando la viva speranza di quegli elettori illuminati, i quali hanno accarezzato per qualche settimana il sogno di vedere cambiare le sorti di Sambuci. Il nostro buon risultato, anche se non ci ha permesso di soddisfare la voglia di voltare pagina di un’ampia fetta di elettorato, anche se molti crediamo si siano poi accodati agli orientamenti decisionali imposti dal legame di sangue, ci ha dato comunque la certezza che sono stati in tanti a superare quelle dannosissime logiche e a bramare il cambio di passo, quel salto di qualità che solo noi avremmo potuto garantire.

    Pertanto è nostro preciso dovere rispettare l’impegno assunto con il corpo elettorale sambuciano e continuare, ancorché al di fuori del consesso consiliare, a svolgere la nostra attività politica a Sambuci, a presidio dei diritti dei cittadini, dell’etica e della legalità, fedeli ai principi fondanti del nostro movimento. E’ infatti dagli albori della nostra storia che vigiliamo sull’operato delle gestioni politiche, non solo a livello comunale, ma anche regionale e statuale, come dimostra un’ampia piattaforma documentale, a prescindere dal fatto di sedere o meno sugli scranni assembleari. E negli ultimi tempi stiamo intensificando questo modus operandi, specie con riferimento alle realtà amministrative comunali, nell’attesa di ufficializzare un’azione di vigilanza sistematica con la nomina di una pletora di consiglieri esterni, i quali saranno i cani da guardia dell’operato degli amministratori locali, pronti a censurare ogni distorsione procedurale nell’espletamento dell’attribuzione mandataria promanante dagli elettori, rispetto agli standard imposti dalle norme in vigenza. A Sambuci, borgo a cui, ripeto, teniamo particolarmente, auspichiamo che la maggioranza guidata dal sindaco Napoleoni risponda puntualmente alle esigenze della cittadinanza e fronteggi adeguatamente eventuali problematiche. In questo caso i nostri riflettori, costantemente accesi, registreranno un’azione gestionale virtuosa e pertanto dal nostro movimento giungeranno plausi ed elogi. In caso contrario la nostra critica sarà dura e inflessibile“.

  • Hollywood sbarca a Sambuci con l’Italia dei Diritti

    Clayton Norcross, il Thorne della soap americana Beautiful, è giunto nel borgo della Valle dell’Aniene a sostegno della candidatura a sindaco di Rosario Errico, accompagnato dal presidente del movimento Antonello De Pierro

    Roma – Una piacevole sorpresa ha visto protagonisti i residenti di Sambuci in occasione del comizio di chiusura dell’Italia dei Diritti, in vista delle imminenti elezioni amministrative. Il celebre Thorne della soap Beautiful Clayton Norcross si è aggirato per tutto il pomeriggio per le vie cittadine. Non si è trattato di un sosia, ma proprio del popolare attore americano, in questi giorni in Italia, il quale si è recato nell’incantevole borgo della Valle dell’Aniene accompagnato dal presidente del movimento Antonello De Pierro per sostenere la candidatura a Primo Cittadino di Sambuci di Rosario Errico, scrittore, produttore e regista cinematografico, che ambisce, sotto il simbolo dell’ Idd a guidare lo splendido paese.

    Un incontro che ha visto protagonisti, oltre al candidato sindaco, il quale ha illustrato le proprie idee per far crescere e valorizzare Sambuci, anche il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il segretario provinciale romano e responsabile nazionale per la Politica Interna, Carlo Spinelli e i candidati al consiglio comunale, a iniziare dalla capogruppo uscente Dantina Salzano, vice segretaria provinciale, che guida una lista con una nutrita presenza femminile.

    La folla debordante ha ascoltato con interesse le parole degli intervenuti. Particolarmente apprezzato l’intervento di Spinelli, che ha ribadito come i politici locali iniziano a temere la presenza dell’Idd all’interno dei consigli comunali, in quanto in grado di fermare la loro politica a volte tesa più ad interessi personali e fatta di logiche familiari piuttosto che al bene della comunità. De Pierro si è soffermato sugli esempi di come in alcuni comuni il movimento collabori con le amministrazioni che hanno ritenuto la presenze dell’Italia dei Diritti come un valore aggiunto e non come un ostacolo al loro modo di amministrare, ribadendo la ferma opposizione a chi si dimostra incompetente alla guida di un paese.

    L’intervento del candidato sindaco Rosario Errico è stato molto apprezzato e ha riscosso pareri più che favorevoli da parte dei molti cittadini presenti all’incontro; Errico ha garantito alla cittadinanza, una volta sindaco, la crescita culturale e turistica del paese, una maggiore socializzazione, un modo diverso e sicuramente più completo di vivere Sambuci creando motivi di interesse che investano le varie fasce sociali e anagrafiche del borgo e promettendo la valorizzazione delle risorse che Sambuci offre attraverso contributi europei che quasi sempre restano parcheggiati al mittente in quanto gli amministratori locali non sono in grado di accedere ai vari bandi che l’Europa apre per i comuni italiani facendo perdere così agli stessi milioni di euro utili per la crescita del comune stesso.

    Al termine dell’intervento il candidato sindaco ha presentato alcune delle candidate al consiglio comunale a iniziare dalla capolista Dantina Salzano, all’altra consigliera uscente Maria Condrò ed alle new entry Graziella Pais e Sabrina Bado, ribadendo l’importanza della presenza delle donne all’interno della lista degli aspiranti consiglieri del comune di Sambuci. Degna conclusione dell’incontro tra il movimento dell’Italia dei Diritti ed i cittadini di Sambuci è stato il sottofondo musicale regalato alla cittadina laziale dal maestro Gerardo Di Lella famoso compositore, arrangiatore e direttore di orchestra, il quale vanta collaborazioni con i più grandi nomi della musica internazionale.

    Il tutto accompagnato da un omaggio floreale che il candidato sindaco ha voluto offrire alle donne presenti e da un rinfresco molto gradito dai presenti. In questo frangente Clayton Norcross è stato preso letteralmente d’assalto dalle fan della popolare serie televisiva e lo stesso “Thorne” si è reso molto disponibile a posare per le consuete foto ricordo e a firmare autografi. Era presente all’evento anche la bellissima attrice croata Lea Mornar anch’ella disponibilissima verso chi le chiedeva una testimonianza della sua presenza. Spinelli ha commentato quanto avvenuto a Sambuci :”Sono molto soddisfatto del successo che abbiamo ottenuto con questo incontro coi residenti di Sambuci, un borgo che ci sta particolarmente a cuore dove siamo stati già presenti nella passata legislatura che abbiamo ritenuto necessario chiudere anticipatamente in quanto l’amministrazione in carica a nostro avviso non aveva le competenze giuste per guidare il paese.

    Quanto fatto in questi giorni a Sambuci è solo un piccolo esempio di cosa il nostro movimento è in grado di fare per dare a Sambuci e a tutti i comuni dove gli elettori ci daranno fiducia, l’importanza che meritano elevandoli ad un alto livello culturale sfruttando quelle risorse delle quali i comuni godono che molto spesso se non sempre vengono lasciate morire facendo si che questi comuni si trasformino in quartieri dormitorio facendo letteralmente fuggire la popolazione giovanile e portandoli pian piano al declino demografico che rischierebbe in futuro di fargli perdere lo status di comune rendendoli frazioni di comuni più grandi. L’invita resta sempre lo stesso – ha concluso Spinelli – votare Italia dei Diritti per iniziare un percorso di crescita che possa portare Sambuci ai livelli che sicuramente per le sue bellezze, per la sua storia e per la disponibilità dei suoi residenti merita”.

    (Foto di Max Sebastiani)

  • L’Italia dei Diritti punta sulle donne per vincere a Mandela

    A suonare la carica, per il movimento presieduto da Antonello De Pierro, la candidata a sindaco Samantha Innocenti e le cantanti dei Milk and Coffee Monica Persiani e Morena Rosini schierate ai primi posti in lista

    Roma – Tra i comuni in cui quest’anno, in occasione delle elezioni amministrative, il movimento Italia dei Diritti sta puntando per eleggere nuovi amministratori e continuare a diffondere il progetto etico e legalitario dettato dal suo presidente Antonello De Pierro spicca Mandela.

    E sul suggestivo borgo della Valle dell’Aniene, facente parte dell’Unione dei Comuni Valle Ustica, si sta concentrando l’attenzione di tutti. Infatti qui l’Idd, che molti indicano come favorita per la vittoria finale, schiera una lista d’eccezione,con i candidati scelti con particolare cura direttamente da De Pierro, con il nodale ausilio del segretario provinciale romano Carlo Spinelli e di Giovanni Ziantoni, responsabile del Coordinamento Territoriale e Circoli per la Valle dell’Aniene nonché responsabile cittadino nella limitrofa Vicovaro. Il leader della formazione politica, capogruppo in consiglio comunale nella vicina Roccagiovine e consigliere in seno all’assemblea consiliare della suddetta unione di comuni, è legatissimo al territorio su cui insiste Mandela e pertanto sta seguendo ora dopo ora la vicenda elettorale, in contatto costante con Ziantoni, capogruppo consiliare in quel di Percile e anch’egli consigliere unionale insieme al suo presidente. Ad aspirare alla poltrona di Primo Cittadino sotto l’egida dell’Italia dei Diritti è la vicovarese Samantha Innocenti, di professione tecnica della riabilitazione psichiatrica, che ha fatto dell’impegno sociale , sempre a tutela delle cellule più deboli del tessuto collettivo, la sua ragione di vita, vantando nel suo percorso esistenziale altresì commendevoli e intensi momenti estrinsecatisi nell’alveo culturale. Al primo e secondo posto della lista campeggiano i nomi di Monica Persiani e Morena Rosini, le straordinarie cantanti dello storico gruppo musicale Milk and Coffee, entrambe con un’incommensurabile passione politica concretizzatasi in numerose esperienze attivistiche. Al terzo posto il nome del percilese Mattia Cola, giovane molto noto nel territorio, non passa inosservato e indica un’inoppugnabile garanzia di capacità amministrative non comuni. Tutti ricordano infatti la sua attività di assessore espletata con inimitabile abilità. Non passa inosservato nemmeno Elio Ziantoni, ora pensionato, ma fino a poco tempo f a, quando era in servizio presso il Policlinico Umberto I di Roma, un imprescindibile punto di riferimento per i cittadini della zona. Altro elemento di valore su cui ha voluto puntare De Pierro è il giovane Massimiliano Proietti, di Roccagiovine , il quale ha sposato i temi fondanti del movimento, in termini di tutela dei diritti ,e rappresenta uno dei cardini della lista. La presenza di due esemplari poliziotti, Giancarlo Pelorosso, colonna portante dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino nel settore della sicurezza aeroportuale, tanti anni professionali spesi per garantire l’incolumità dei cittadini transitanti nell’aeroscalo capitolino, e Marina Tavano, insostituibile pilastro del Commissariato di P.S. Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, corrobora la connotazione fortemente improntata al rispetto della legalità e della giustizia con cui il capo politico De Pierro ha voluto caratterizzare le tantissime liste presentate sul territorio. A chiudere la lista il dipendente Ama Mario Polizzi, la cui candidatura è stata caldeggiata fortemente da De Pierro, e Sabrina Bado, trevigiana, ma residente in zona, legata al gruppo che fa capo al segretario provinciale Spinelli.

    A Mandela — ha dichiarato De Pierro — abbiamo curato particolarmente la lista, spinti da molti cittadini del luogo che ci stanno incoraggiando fortemente, individuando in noi una garanzia per il rispetto delle norme e la tutela delle istanze che provengono dalla popolazione. Questo ci ammanta di orgoglio in quanto si traduce in un plauso incondizionato al lavoro svolto finora a favore dei corpi collettivi, dei cui diritti ci facciamo da sempre paladini. E’ lapalissiano per tutti che la figura di Samantha Innocenti rappresenta senza alcun margine di dubbio il profilo ideale per guidare il paese nelle vesti di sindaca, per capacità amministrative e per storia umana e professionale, ma soprattutto perché la sua sarebbe, per le sue note peculiarità morali, una gestione esercitata con la sensibilità del cittadino e non col più distaccato atteggiamento del politico. Se richiamiamo un assunto concettuale espresso dal compianto Cesare Pavese, secondo cui ‘non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo’, Samantha è il prototipo di questa teorizzazione e in qualsivoglia circostanza vestirebbe sempre i panni del cittadino che avanza legittime istanze all’amministrazione comunale, quella sacrosanta legittimità che si traduce in una cogenza esecutiva da parte dell’amministrazione ricevente, ma spesso viene fatta percepire come una concessione. Pertanto se si seguono i canoni imposti dalla logica deduttiva sarà inevitabilmente Samantha Innocenti il prossimo sindaco di Mandela, segnando anche una decisa rottura rispetto al passato, che ha visto sempre la gestione amministrativa del comune un appannaggio quasi esclusivamente maschile e finalmente darebbe spazio a una donna. Se poi a prevalere saranno percorsi clientelari o peggio quella logica del voto familiare che da sempre combattiamo allora è chiaro che l’esito potrebbe rivelarsi diverso, ma certamente non fedele alla reale formazione di volontà del corpo elettorale“.

  • Elezioni 2021, Italia dei Diritti schiera l’esercito della legalità in 12 comuni

    Nella Città Metropolitana di Roma Capitale sono tantissimi i candidati, a sindaco e consigliere, che hanno scelto di sposare il progetto etico e legalitario propugnato dal presidente del movimento Antonello De Pierro
    Antonello De Pierro

    Roma – La campagna elettorale per le elezioni amministrative, dopo la presentazione delle liste e l’espletamento delle successive formalità burocratiche è entrata nel vivo. Il movimento Italia dei Diritti, presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro, noto per essere stato vittima di un’aggressione mafiosa da parte del boss Armando Spada, in una vicenda che ha fatto spesso registrare imperdonabile inerzia da parte delle istituzioni, è scesa in campo in 14 comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale e ambisce a consolidare e accrescere il già nutrito gruppo di eletti in vari comuni del territorio, i quali stanno propugnando senza remore le istanze dei corpi collettivi.
    Il risultato già ottenuto nelle scorse tornate elettorali ha fatto registrare l’Idd come il primo partito per numero di eletti nei comuni sotto i 15.000 abitanti compresi nel perimetro metropolitano capitolino. Ma come spiega il leader De Pierro, il quale ha dettato una linea politica tesa a realizzare un ambizioso progetto etico e legalitario, “il fatto di entrare nelle assise consiliari è solo un valore aggiunto, ma una eventuale non elezione non fermerà certo l’attività del movimento, basata su un controllo anche esterno ed eventualmente su un’opposizione estrinsecata con le stesse modalità. Quest’anno sono orgoglioso del fatto che abbiamo messo in campo una squadra di grande valore, con uomini e donne che hanno risposto all’inarrestabile voglia di cambiamento e hanno deciso di mettersi in gioco per contribuire al nostro progetto teso a tutelare il sacrosanto diritto dei cittadini a godere di amministrazioni efficienti e con capacità gestionali . Nei comuni in cui i cittadini, ormai stanchi di percorsi clientelari e logiche di voto di tipo familiare, dirotteranno il loro voto verso di noi, favorendo così l’elezione di nostri esponenti, daremo il nostro contributo istituzionale, come già stiamo facendo tramite i numerosi consiglieri già eletti. E la nostra presenza non sta passando certamente inosservata. Sia nei comuni che definirei virtuosi, gestiti da maggioranze capaci e attente alle istanze promananti dal parenchima sociale, dove siamo quel valore aggiunto che esprime compiutamente la nostra posizione ausiliaria ad adiuvantum ed è positivamente salutata dai sindaci, dagli amministratori e dai cittadini. E la citazione di casi emblematici come Vallepietra, Rocca Canterano e Percile, con Primi Cittadini del calibro di Flavio De Santis, Fulvio Proietti e Claudio Giustini, dimostra la veridicità di quanto affermo .Sia dove invece l’attività gestionale è da noi giudicata meno efficiente o addirittura assolutamente carente o peggio inerte, con gravi ripercussioni sulla tutela dell’interesse pubblico. In questi casi stiamo dimostrando che la nostra opposizione non potrà che essere dura e intransigente, ma sempre in ottica collaborativa e senza perdere di vista il fine ultimo della tutela dei diritti dei corpi collettivi, secondo i canoni del buon andamento della pubblica amministrazione , per indurre chi è investito della potestà gestionale a rivisitare la sua attività e migliorare gli standard qualitativi. Ma stiamo dando prova che quantunque in alcuni comuni non siamo presenti sugli scranni istituzionali il nostro impegno è ancora più effettivo e pressante, con i nostri riflettori mediatici sempre accesi su eventuali inadempienze delle amministrazioni di riferimento,che saremo costantemente pronti a denunciare pubblicamente con ogni mezzo a nostra disposizione. Stiamo all’uopo approntando in questo senso delle modalità di azione ben definite, che presto annunceremo ufficialmente, che vedranno la nostra presenza nelle aule consiliari da uditori,pronti a contrastare qualsiasi cosa non sia orientata all’interesse dei cittadini. In pratica tutti gli esponenti del movimento potranno essere una sorta di consiglieri non eletti in qualsiasi comune e potranno mettere in pratica anche le previsioni di sindacato ispettivo offerte dal Tuel, per esempio le interrogazioni, ma non in maniera formale, bensì indiretta e pubblica. Gli amministratori virtuosi, i quali riceveranno il nostro sostegno e il nostro elogio, non potranno che salutare positivamente questo nostro progetto, mentre posso affermare senza remore o tema di smentita che per coloro i quali continueranno a rimanere aggrappati a un modello di amministrazione di stampo feudale, dove il principio portante è il clientelismo, o semplicemente mostreranno scarse capacità gestionali, la pacchia è finita e questi dovranno subire senza alcuno sconto di sorta la nostra la nostra critica sarà aspra e dura, nella speranza che quei cittadini ancora vittime del torpore delle coscienze, che da sempre genera mostri, possano finalmente svegliarsi ed estrinsecare una decisa reazione di contrasto, a vantaggio dell’interesse collettivo“.

    E’ con questo tracciato progettuale, ben tratteggiato dal suo presidente, che l’Italia dei Diritti si presenta al nuovo appuntamento con un esercito di candidati, “l’esercito dell’etica e della legalità”, come lo stesso De Pierro l’ha definito. schierando nei numerosi comuni vari esponenti del movimento, svariate eccellenze nei settori più disparati e tanti attivisti che hanno sposato il programma di cambiamento del movimento. E se a Licenza e Rocca Santo Stefano De Pierro ha deciso in extremis, per protesta contro l’articolo 37 comma 4 del Tuel, laddove prevede la determinazione del numero di abitanti in base a un censimento di dieci anni prima, di farsi ricusare la lista. presentando una documentazione carente, a Mandela, Cineto Romano, Sambuci, Anticoli Corrado, Canterano, Jenne, Riofreddo, Vivaro Romano, Vallinfreda, Casape, Rocca di Cave e Filacciano, i “soldati della legalità” del movimento sono già schierati per conquistare un seggio nel consesso consiliare, confidando nel fatto che i cittadini abbandonino le logiche deleterie del voto familiare ed esprimano il loro consenso secondo criteri obiettivi e razionali.

    Tra i candidati a sindaco tanti autorevoli esponenti dell’Idd, alcuni già consiglieri con un notevole bagaglio esperienziale, e alcune new entry. A Filacciano corre per la carica di Primo Cittadino Alessandro Mosso, responsabile per la Lombardia, il quale, architetto romano, ma residente a Milano, con un amore sviscerato per gli animali (è il presidente dell’associazione Animalisti Ets), ha voluto dare il suo contributo nelle elezioni della sua regione d’origine. A Rocca di Cave sarà la conduttrice e manager Anna Nori, attivista politica di lungo corso, ad aspirare allo scranno di sindaca sotto il simbolo del movimento che fa capo ad Antonello De Pierro. A Casape sarà Paola Torbidoni, già consigliera a Rocca Canterano e responsabile Idd per il X Municpio di Roma (Ostia), il riferimento quale candidata a sindaco. Ma l’attenzione dei più è rivolta alla Valle dell’Aniene, dove l’Italia dei Diritti può contare sulla presenza più radicata, sia nelle istituzioni che fuori, con un alto numero di eletti e dirigenti, e quotidianamente registra nuove adesioni tra giovani neofiti, che si affacciano per la prima volta alla vita politica, carichi di entusiasmo e attratti dalle sirene del reale cambiamento che De Pierro sta propugnando, e personaggi già noti e di consolidata esperienza nel settore. Lo stesso De Pierro riveste nel territorio 3 cariche istituzionali. E’ capogruppo dell’Idd in seno al consiglio comunale di Roccagiovine, consigliere presso l’Unione dei Comuni Valle Ustica e capogruppo nel consiglio comunitario della X Comunità Montana dell’Aniene, attualmente commissariata per permettere la trasformazione in Unione dei Comuni Montani. Sempre più fondamentale in questo territorio sta diventando, giorno dopo giorno, il ruolo di Giovanni Ziantoni, capogruppo a Percile e responsabile per la Valle dell’Aniene del Coordinamento Territoriale e Circoli, a cui il movimento si affida, sfruttando la grande popolarità acquisita grazie al suo indefesso e coraggioso impegno, per la carica di sindaco a Riofreddo. In Valle Ustica, fatta ricusare per protesta la lista a Licenza, l’attenzione è tutta rivolta a Mandela, dove l’Italia dei Diritti schiera una lista molto competitiva capeggiata dalla candidata sindaca Samantha Innocenti, una ragazza di indiscusso valore morale e professionale, impegnata nell’alveo sociosanitario come tecnica della riabilitazione psichiatrica e dotata di non comune sensibilità nei confronti delle esigenze delle cellule più deboli del nostro parenchima sociale. Passando a Sambuci, dove l’Italia dei Diritti ha criticato aspramente la candidatura del suo ex referente locale in una lista capeggiata da un candidato a sindaco di nota appartenenza leghista, la presenza, come candidato Idd, del noto regista Rosario Errico, da sempre impegnato a riportare in celluloide le clamorose distorsioni che spesso affliggono la società civile, ha suscitato molto interesse, tanto che da molte parti, qualora a Sambuci il voto fosse solo frutto di una razionalità decisionale e non della atavica logica dell’appartenenza familiare, indicano come il prossimo Primo Cittadino del bellissimo borgo della Valle del Giovenzano. Passando alla vicina Cineto Romano il movimento schiera come candidato a sindaco Francesco Saverio Palmisano, ispettore della Polizia di Stato in quiescenza, laureato in giurisprudenza e considerato uno dei massimi esperti di diritto amministrativo nell’ambito delle forze dell’ordine. Candidatura d’eccezione anche a Canterano, dove alla carica di sindaco ambisce l’avvocato Emiliano Varanini, vice responsabile nazionale per la Tutela dei Consumatori e professionista di grande levatura. Analogo discorso vale per Jenne , lo splendido borgo dell’Alto Aniene in cui l’Idd candida a sindaco Giuseppe Savone, insostituibile riferimento per il movimento in provincia di Frosinone, una persona straordinaria che ha fatto sempre politica per “spirito di servizio”, come ama spesso ripetere. A Vivaro Romano, Anticoli Corrado e Vallinfreda sono Paolo Nanni, già consigliere a Roccagiovine, proprio in gruppo con il presidente De Pierro, Tony Gallo, noto imprenditore nel campo del trapianto dei capelli e consigliere a Castel San Pietro Romano e Teresa Trerotola, già amministratrice, sotto l’egida dell’Italia dei Diritti, a Vallepietra, a cercare di intercettare il consenso del corpo elettorale e approdare alla carica di sindaco.

    Tra gli aspiranti consiglieri, comune per comune, in ordine alfabetico, spiccano tra gli altri, ad Anticoli Corrado la capolista Laura Corti, impiegata amministrativa presso l’Ospedale San Camillo di Roma e moglie di Marco Del Monaco, medico a Tivoli e consigliere a Percile, l’esperta d’arte Azzurra Laquatra, il giovane musicista Edoardo Aduani, l’ex superpoliziotto Giovanni Roberti, il noto agente di spettacolo Pino Mannone, l’acerrima attivista del movimento Maria Pia D’Amico e il carabiniere sindacalista Michele Luca Gigante. A Canterano a guidare la lista è l’effervescente Antonella Armentano, nota organizzatrice di eventi e collaboratrice ai casting per il cinema e la televisione e a seguire non può non essere menzionato il nome di Antonio Pallotti, storico operatore del 118 e tra i pilastri del servizio regionale durante l’emergenza pandemica da Covid 19. In quel di Casape al primo posto il movimento schiera Samantha Goral, membro del direttivo provinciale del movimento, particolarmente attiva in campo sociale con particolare riferimento all’universo della disabilità mentre in seconda posizione campeggia Angela Malaspina, di professione docente, che al contempo è capolista a Vallinfreda, dove nella compagine dell’Italia dei Diritti figurano anche il giovanissimo Gregorio Gentile, del direttivo provinciale di Viterbo, con un futuro già scritto nel panorama della politica, a giudicare dalle sue non comuni capacità, l’ex ufficiale dell’esercito ed esperto di sicurezza alimentare Antonio Angelo Razzauti, il musicista Aleardo Murro, ed Enrico Pernié, vice responsabile per Vicovaro. A Cineto Romano, a sostegno della candidatura di Palmisano, la presenza della capolista Sabrina Ragucci, cresciuta a pane e politica, del poliziotto penitenziario Emanuele Di Gianfelice e del responsabile per la Valle Ustica Mattia Cola, nonché del locale Angelo Lori, rappresentano una garanzia di efficienza. Analogo discorso per Filacciano, dove Mosso potrà contare su una squadra che vede come capolista Irene Pastore, insegnante e un passato da cantante professionista (per lei anche una partecipazione al Festival di Sanremo) col nome d’arte di Nerei Grant , l’imprenditore Giuseppe Santilli, Nicola Martone, anch’egli imprenditore, una colonna portante per il movimento in quel di Napoli, e Cosimo Innocente, l’ex patron per Roma e provincia del celebre concorso Un’Italiana per Miss Mondo. A Jenne svetta al primo posto la nota pittrice Ester Campese, una new entry di grande qualità, specie sotto il profilo dell’impegno culturale. A Mandela, importante banco di prova di questa tornata elettorale, si registra la presenza al primo e secondo posto di Monica Persiani e Morena Rosini, le bravissime cantanti dello storico gruppo musicale Milk and Coffee, seguite dal percilese Mattia Cola, responsabile per la Valle Ustica, in doppia candidatura (come si è visto è anche in lista a Cineto Romano), dal pensionato vicovarese Elio Ziantoni, padre del noto Giovanni e da Massimiliano Proietti, dinamico candidato di Roccagiovine , la cui presenza in lista è stata fortemente voluta dal presidente De Pierro. A Riofreddo scende in campo il quartier generale provinciale romano dell’Italia dei Diritti. Scorrendo lo sguardo sulla lista si notano al primo e al secondo posto i vice segretari Antonio Steggi e Dantina Salzano. A seguire il sottufficiale esperto informatico della Marina Militare Marco Zoppini, il quale è capolista a Rocca di Cave, seguito dallo stesso Steggi, da Giovanni Frisina e dal Massimo D’Offizi, responsabile per Palestrina. La vice segretaria provinciale Salzano guida anche la lista di Sambuci, dove è già stata candidata a sindaco e ha ricoperto il ruolo di capogruppo in consiglio comunale. E a Sambuci la lista propone altri nomi d’eccezione, dalla commercialista Maria Condrò, già consigliera comunale, alla nota sindacalista Graziella Pais. A Vivaro Romano, comune a cui l’Italia dei Diritti tiene particolarmente e su cui, a prescindere dal risultato elettorale, accenderà comunque i riflettori, con la ormai collaudata formula del sindacato ispettivo esterno, in assenza di eletti, che in ogni caso punterà sempre alla tutela degli interessi della collettività. plaudendo ed elogiando pubblicamente in caso di gestione virtuosa, ma sempre pronta con i suoi esponenti a far emergere, censurare e criticare eventuali inerzie amministrative, a sostegno del candidato sindaco Nanni, in lista si scorgono i nomi della riofreddana Giuliana Rainaldi, schierata come capolista, di Laura Corti, Giuseppe Santilli ed Ester Campese. E poco importa, secondo la linea dettata dal presidente De Pierro, a Vivaro come in ogni altro comune italiano , che l’Italia dei Diriti sia rappresentata o meno. Ognuno potrà essere un consigliere esterno, recarsi ai consigli come uditore, vigilare sull’operato delle amministrazioni e segnalare alle segreterie provinciali o all’Ufficio di Presidenza nazionale, eventuali distorsioni rispetto ai riferimenti parametrali della buona amministrazione, ma anche condotte lodevoli a carico delle stesse, e sarà cura dell’Ufficio Comunicazione procedere nel caso a diffondere presso l’opinione pubblica ciò che sarà ritenuto interessante e utile alla crescita del tessuto collettivo.

  • Paola Bruni nella lista civica Enrico Michetti Sindaco di Roma

    I quattro principali candidati a Sindaco per Roma sono: Virginia Raggi per il M5s, Roberto Gualtieri per il centrosinistra, Enrico Michetti per il centrodestra e Carlo Calenda di Azione. Paola Bruni, dirigente ente riconosciuto Coni Opes Benessere, da sempre attiva nell’ambito delle pare opportunità e nel sociale, fondatrice dello Sportello Donna, farà parte della lista civica Enrico Michetti Sindaco. Lo Sportello Donna è nato ad Anzio nel 2012 nell’ambito nelle iniziative per le Pari Opportunità con l’Associazione Culturale Fiore di Loto, l’idea venne proposta per offrire un servizio gratuito  a tutte le donne che vivono quotidianamente il malessere familiare e sociale. Tra i servizi che venivano messi a disposizione, oltre al sostegno psicologico, era presente il sostegno legale con avvocati e consulenza mirata alla realizzazione dell’imprenditoria femminile e quindi l’emancipazione e la ricerca di un sostegno economico.

    Enrico Michetti: “Anche Paola Bruni farà parte della nostra lista civica. Fondatrice dello Sportello Donna, Paola è un simbolo delle pari opportunità e della tutela di tutte le donne e le mamme che vivono in situazioni difficili. Il suo contributo ci arricchirà enormemente e, da parte nostra, avrà tutto il sostegno possibile. Grazie Paola!”

    paola bruni

  • De Pierro, da Percile una lezione di cultura col “Massimo Bagnato Show”

    Il presidente dell’Italia dei Diritti plaude al trionfo ottenuto dal suo amico attore nel borgo della Valle dell’Aniene, nato da un’intuizione del sindaco Claudio Giustini, in un’ottica collaborativa tra maggioranza e opposizione
    Massimo Bagnato

    Roma – Percile, lo splendido borgo immerso nel Parco dei Monti Lucretili, a mezz’ora di strada dalla Capitale, della cui Città Metropolitana fa parte, ha ospitato, l’altra sera uno degli spettacoli più entusiasmanti che i file mnemonici dei residenti del paese e di tutta la Valle dell’Aniene abbiano mai registrato.
    Protagonista dell’esilarante e coinvolgente serata è stato lo straordinario comico Massimo Bagnato, il quale, con il suo “Massimo Bagnato Show”, ha regalato un capolavoro di arte e cultura a un pubblico in visibilio, giunto da ogni parte della Valle, dai paesi del vicino Reatino e perfino dall’Abruzzo. che ha risposto costantemente con un profluvio di scroscianti applausi, testimonianza diretta di un termometro dell’entusiasmo impennato sempre verso il rosso durante le oltre 2 ore su cui si è srotolata la sublime esibizione. A partorire questo trionfo della cultura, che quest’anno assume contorni ancora più rilevanti, attestando la straordinaria voglia di ripartire del popolo percilese, dopo il picco più doloroso della tragedia pandemica legata al Covid 19, è stata una perfetta intesa tra la maggioranza del comune della Valle Ustica, capitanata dall’eclettico sindaco Claudio Giustini, e l’opposizione dell’Italia dei Diritti, che vede come capogruppo in consiglio Giovanni Ziantoni. A spiegare meglio sul palco gli effetti benefici di una collaborazione, che si auspica segni solo l’inizio di una grande e compiuta valorizzazione di Percile, è stato il presidente del movimento Antonello De Pierro, capogruppo dell’Italia dei Diritti nella vicina Roccagiovine, consigliere nell’Unione dei Comuni Valle Ustica,e capogruppo dell’Idd in seno alla X Comunità Montana dell’Aniene, attualmente commissariata per procedere alla trasformazione in Unione dei Comuni Montani. A presentarlo è stato il Primo Cittadino Giustini, il quale ha sottolineato il percorso che ha condotto all’assetto collaborativo in atto, partendo da una campagna elettorale molto accesa, e ha voluto fortemente che fosse De Pierro ad annunciare l’entrata in scena di Bagnato, a cui lo lega un’amicizia ultratrentennale.

    Antonello De Pierro e Claudio Giustini

    Eravamo ai margini di un impegno istituzionale ­— ha esordito il giornalista romano — e Claudio (Giustini n.d.r.), mi ha reso partecipe del suo desiderio di organizzare qualche evento di rilievo da offrire ai cittadini di Percile, esprimendomi che la sua formazione di volontà era indirizzata verso un attore comico. Essendo da sempre in prima linea nel promuovere la valorizzazione dei paesi dell’entroterra non ho esitato un attimo e ho immediatamente aperto la mia rubrica, formatasi nei tanti anni di attività giornalistica, specie alla direzione di Radio Roma. Caso ha voluto che scorrendo i vari nomi registrati in rubrica il mio sguardo si sia posato sul nome del personaggio che si esibirà stasera e quando l’ho pronunciato ho visto accendersi una luce di approvazione ed entusiasmo sul volto di Claudio. Ho effettuato subito la telefonata e li ho messi in contatto. Da lì è nato lo spettacolo di cui state per godere. Perciò sono orgoglioso di presentare un caro amico da circa 30 anni, un grandissimo artista che ha saputo edificare giorno per giorno il suo successo su una piattaforma fatta di immenso talento, tanta caparbietà, ma soprattutto umiltà, peculiarità che caratterizza sempre i migliori. Sono questi gli ingredienti che l’hanno catapultato nell’Olimpo dello spettacolo italiano e gli hanno permesso di scrivere pagine indelebili“.

    A questo punto il leader dell’Italia dei Diritti ha pronunciato finalmente a gran voce il nome di Massimo Bagnato e il caloroso applauso e l’ovazione di un pubblico delle grandi occasioni ha scandito l’inizio di un’esibizione destinata a entrare a pieno titolo negli annali della Valle dell’Aniene , per il suo impianto valoriale e per la sua originalità, che rappresentano un unicum nel panorama delle serate di piazza nel territorio della valle e altrove. Un assunto concettuale ribadito da De Pierro quando a metà spettacolo, con gli spettatori assolutamente estasiati e rapiti dalla magia di una performance d’eccezione, Bagnato l’ha richiamato sul palco per uno scambio dialogico.

    Sono davvero felice di aver potuto contribuire, anche se casualmente, alla messa in scena di uno spettacolo che non ha precedenti in questo territorio” — è quanto ha detto facendo i complimenti all’amico Bagnato — e non vuole essere un’affermazione di parte come qualcuno potrebbe pensare, ma è dettata dal comando imperioso della spontaneità di fronte a una realtà artistica inconfutabile. Questa meravigliosa location, che regala un colpo d’occhio eccezionale, ha poi aiutato a rendere ancora più valido il tutto“.

    Il riferimento di De Pierro era alla scelta del sindaco Giustini, il quale, fidandosi del suo fiuto, ha voluto stravolgere la tradizione degli spettacoli di piazza del paese, sfruttando un incantevole anfiteatro, in pieno centro storico, di cui Percile è dotata, rimasto per troppo tempo inutilizzato. Una sfida sostenuta fortemente anche dall’Italia dei Diritti, nella persona del suo presidente e dei consiglieri eletti a Percile, il già citato Ziantoni, Roberto Porcacchia e Marco Del Monaco, che alla luce del grande successo riscontrato risulta ampiamente vinta.

    Ad assistere alla rappresentazione di Bagnato, condita dalle gag di 3 nodali collaboratori, che rispondono ai nomi di Ottavio Monti. Maurizio Rosi e Riccardo Moreno, anche la sua compagna Rossella, giunta a Percile con la straordinaria attrice Romina Mondello e Manolo Bernardo, componente dell’indimenticabile gruppo “I Ragazzi Italiani”.

    A margine dello spettacolo De Pierro ha voluto fare un commento anche sotto il profilo prettamente politico dicendo che “il successo ottenuto dall’iniziativa di Percile è figlio di una commendevole intuizione da parte del sindaco Claudio Giustini, il quale ha colto nella collaborazione con il nostro movimento un’opportunità di crescita per il paese. Sono tanti finora gli amministratori che hanno compreso l’essenza della nostra offerta politica, sempre improntata a un’azione amministrativa ad adiuvandum, nell’interesse dei cittadini, e a Percile si è tradotta in una straordinaria iniziativa culturale. Tra i tanti mi piace ricordare il compianto Luciano Romanzi, sindaco di Licenza e storico presidente della X Comunità Montana, scomparso troppo presto, che è stato il primo a salutare come un valore aggiunto la nostra presenza nel tessuto, incoraggiandoci sempre ad andare avanti col nostro progetto etico e legalitario. Infatti in merito siamo stati sempre molto chiari. Chi pensa di amministrare nel rispetto delle norme e nell’interesse dei corpi collettivi troverà in noi sempre un alleato e la massima disponibilità a collaborare. In merito vorrei menzionare 2 esperienze amministrative emblematiche, quella di Vallepietra e quella di Rocca Canterano, dove i rispettivi sindaci Flavio De Santis e Fulvio Proietti si sono rivelati degli ottimi amministratori e hanno trovato il nostro sostegno e il nostro ausilio quando richiesto. Chi invece crede di voler esibirsi in un’attività gestionale poco trasparente, con sprezzo delle norme e spesso anche del ridicolo, o avventurarsi in percorsi clientelari con impronte feudali, o semplicemente mostra incapacità nell’amministrazione della polis e pertanto a detrimento del cittadino, sappia che dovrà subire la nostra dura opposizione, dentro e fuori dai consessi consiliari. Infatti, dove il nostro movimento non è rappresentato in consiglio la nostra azione di contrasto e di denuncia si svolgerà con mezzi alternativi, come quello mediatico. E anche le opposizioni nei vari comuni sappiano che potranno avvalersi della nostra esperienza maturata negli anni nell’alveo della comunicazione virale, in caso di istanze legittime a beneficio della cittadinanza, godere del nostro supporto e aderire ai nostri parametri progettuali. Questo perché la sovranità appartiene al popolo e chi è investito dell’attribuzione mandataria ad amministrare è solo un occupatore pro tempore di quello scranno e di quel munus e deve esercitare il suo mandato solo ed esclusivamente a beneficio dei cittadini. Alla gente servono politici, non politicanti, e per questi ultimi, dove noi sceglieremo di intervenire, la pacchia è finita. A Percile, dove peraltro il consigliere di maggioranza Michele Fabri ha aderito al nostro movimento ed è stato nominato dal segretario provinciale Carlo Spinelli vice responsabile per la Valle dell’Aniene, la congiuntura anelata in fase progettuale sembra aver assunto una forma compiuta. E proprio da Percile, dove sembrano rigermogliare fermenti culturali da qualche tempo sopiti da gestioni amministrative inadeguate, l’altra sera con lo spettacolo ‘Massimo Bagnato Show’ si è propagata una magistrale lezione di cultura“.

  • Clamorosa protesta dell’Italia dei Diritti a Licenza e Rocca Santo Stefano

    Il presidente del movimento Antonello De Pierro ha deciso di non presentare le sottoscrizioni previste per l’ammissione delle liste nei 2 comuni della Valle dell’Aniene in dissenso con le prescrizioni normative vigenti
    Antonello De Pierro

    Roma – Il movimento Italia dei Diritti, presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro, continua la sua inarrestabile crescita, mietendo consensi sempre più cospicui tra i corpi collettivi grazie al suo progetto etico e legalitario, propugnato con inimitabili tenacia e determinazione.
    L’espansione sul territorio, grazie alla sempre più crescente consapevolezza dei cittadini, finora spesso abituati alla logica del voto familiare, che una realtà politica come quella dell’Idd è un toccasana in quei comuni dove da sempre prevalgono percorsi clientelari e gestioni feudali del potere, con l’accensione immediata dei riflettori su qualunque cosa possa sfavorire gli interessi della cittadinanza. Ma l’azione benefica dispiega i suoi effetti anche nei contesti amministrativi virtuosi, dove la presenza degli esponenti che fanno capo a De Pierro, grazie alla posizione sempre collaborativa dettata dalla linea politica fissata dal suo leader, offre un valore aggiunto per la crescita del parenchima sociale dei territori. Quest’anno, in occasione delle elezioni amministrative, l’impegno della compagine politica, scesa in campo con un esercito di centinaia di candidati, passa anche per il rinnovo dei consigli comunali di Licenza e di Rocca Santo Stefano, incantevoli borghi immersi nella suggestiva cornice della Valle dell’Aniene. E in questi comuni, che attualmente registrano una popolazione rispettivamente di 885 e 951 abitanti, l’Italia dei Diritti ha dato vita a una clamorosa protesta che continuerà a oltranza e diventerà una delle numerose battaglie del movimento.

    A spiegarla è il presidente De Pierro: “Noi contestiamo aspramente le prescrizioni dell’articolo 37 comma 4 del d.lgs 267/2000, laddove prevedono che la determinazione del numero di abitanti dei comuni, ai fini elettorali, è affidata all’ultimo censimento ufficiale, che quest’anno risale al lontano 2011, ben 10 anni fa. Ciò conduce a fare riferimento a un dato che è ben lungi da una congiuntura reale e attuale. In 10 anni la popolazione può subire significative variazioni. Pensiamo per esempio ai comuni che si trovano a cavallo dei 15.000 abitanti, nei quali le regole per le competizioni elettorali sono totalmente diverse se si trovano sotto o sopra questa soglia numerica. Con l’odierna produzione normativa in materia si rischia di obbligare queste cittadine all’applicazione di un sistema elettorale che poco ha a che vedere con il loro reale assetto demografico, specie in centri urbani che registrano un aumento esponenziale di abitanti, spesso nell’ordine anche di diverse migliaia in un decennio. Appare pertanto inopportuno, nonché in conflitto con la logica deduttiva , un dettato normativo orientato in questa direzione, soprattutto se, come quest’anno, il censimento risale a un lasso temporale così dilatato. Rileva peraltro sottolineare che dal 2018 il censimento è diventato permanente e quindi annuale, e pertanto sembra che anche il legislatore abbia iniziato a comprendere la paradossale distorsione applicativa di una cadenza decennale. Per sottolineare la nostra assoluta contrarietà al metodo di rivelazione degli abitanti adottato in occasione di quest’appuntamento elettorale, riferito appunto al censimento del 2011, abbiamo ritenuto opportuno esibirci in una manifestazione di protesta che si è concretata nella mancata produzione delle previste 9 firme dei sottoscrittori della lista in occasione della presentazione delle liste a Licenza e a Rocca Santo Stefano, comuni che il censimento del 2011 indica avere a Licenza un numero di residenti pari a 1012, a fronte degli 885 attualmente effettivi e a Rocca Santo Stefano 1028, contro gli attuali 951. Ancora una volta, a causa di una previsione normativa poco attenta da parte del legislatore a essere penalizzati sono i cittadini, in particolar modo quelli dei comuni che attualmente fanno registrare una popolazione a ridosso dei 15.000 abitanti dove trovarsi sopra o sotto l’asticella della cifra in esame può condizionare notevolmente il destino politico del territorio. Qui è più che mai necessario attenersi al dato il più possibile attuale e non a una fotografia demografica che immortala un’effettività che spesso appartiene ormai al passato. Nell’attesa che qualche parlamentare con più capacità riflessive e obiettive avanzi una lapalissiana proposta di modifica o perlomeno si arrivi a una compiuta attuazione della previsione del censimento annuale, partita nel 2018, noi non resteremo inerti e continueremo a far sentire la nostra voce come in questo caso. Ci dispiace essere stati costretti a giungere a questo approdo decisionale, specie a Licenza, dove la nostra lista era considerata molto competitiva per l’esito finale, ma la coerenza, che ci contraddistingue sotto il profilo etico, ha prevalso. Tengo comunque a precisare che i cittadini di Licenza, dove avevamo già peraltro raccolto le sottoscrizioni necessarie, e di Rocca Santo Stefano non resteranno comunque senza quella tutela che solo l’Italia dei Diritti sa offrire sui territori se eventualmente emergeranno carenze o distorsioni nella gestione amministrativa di questi comuni. Infatti non mi stancherò mai di ripetere che la nostra innovativa offerta politica si esplica indifferentemente dentro le assise consiliari o all”esterno e le amministrazioni virtuose e capaci riceveranno sempre il nostro plauso e il nostro sostegno, ma quelle che si abbandoneranno all’inerzia o a una gestione amministrativa sbagliata a detrimento della collettività , dovranno rassegnarsi a subire le nostre critiche senza sconti di sorta, espresse sempre nell’interesse della popolazione, che dopo essere soggetta ai prelievi di natura fiscale hanno il sacrosanto diritto di essere ben amministrati. A Licenza in particolare non potremo fare a meno di essere più tolleranti e indulgenti sotto la luce dei riflettori, in quanto dopo l’improvvisa dipartita del mio caro amico Luciano Romanzi, impeccabile amministratore, sarà arduo per chiunque raccogliere un’eredità così pesante e poter governare con gli stessi crismi il popolo licentino. Ora che ci siamo tirati fuori dalla competizione possiamo anche dichiarare ufficialmente il nostro sostegno che sarà indirizzato sulla lista capeggiata dalla candidata a sindaco Marzia D’Acuti, l’unica persona in grado di potere , a nostro avviso, proseguire al meglio il grande lavoro iniziato dal compianto Primo Cittadino Romanzi“.

  • Il Jihad dopo l’Afghanistan. L’analisi di Giancarlo Elia Valori.

    E’ online l’ultimo articolo di Giancarlo Elia Valori, top manager e grande protagonista delle relazioni internazionali, sulla crisi Afgana. Un’ analisi ricchissima di informazioni che è praticamente impossibile leggere sui quotidiani tradizionali. Dall’alto della sua esperienza nella complessa arte della diplomazia silenziosa, il Prof. Valori tocca un tema scottante, quello del Jihad che tanto inquieta i Paesi Occidentali (e non solo) ma che pochi conoscono nella sua complessità religiosa, sociale e politica.

    “Come si evolverà la minaccia globale dei giadisti dopo che l’Afghanistan e tornato sotto il comando dei talebani? Talebani, che – non dimentichiamolo! – sono l’espressione vittoriosa di un popolo che conta oltre trenta milioni di abitanti. Popolo che non e affatto rappresentato da quei pochi che cercano di scappare dal Paese e affollano l’aeroporto di Kabul, come certi occidentali in malafede tentano miseramente di propagandare”.

    Questo il tema dell’analisi di Giancarlo Elia Valori,  il vuoto lasciato dagli americani e dalla NATO potrà essere occupato, almeno in parte, dai fondamentalismi e dal loro braccio armato? Il terrorismo tornerà ad essere arma geopolitica limitata ai contesti locali o sara esportato anche in Occidente? Ma cosa si intende per Jihad?

    Quali sono i connotati religiosi, sociali e politici del giadaismo? Nell’analisi del Prof. Valori le risposte a questi ed altri quesiti fondamentali per capire la situazione attuale senza i veli imposti dalla Stampa occidentale. Il disastro Afghanistan.

    Link all’articolo: https://www.internationalworldgroup.it/il-jihad- dopo-lafghanistan/

    Per informazioni e richieste di pubblicazione: [email protected]

    Note sull’autore 

    Giancarlo Elia Valori e uno dei piu importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose societa italiane (Autostrade per l’Italia) ed estere. Attualmente e Presidente dell’International World Group.

    Inoltre e presidente onorario di Huawei Italia nonche detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 e ambasciatore di buona volonta dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Academie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro e gia qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

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  • Lo stallo nei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’Ue avvicina sempre di più Belgrado a Mosca e a Pechino. Di Giancarlo Elia Valori.

    La Serbia attende dal 2012 che l’Unione Europea dia una risposta alla sua richiesta di diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione stessa.
    Nonostante estenuanti negoziati, questa risposta tarda a venire e la causa principale dello stallo ha un nome preciso: il Kossovo.
    L’Unione, prima di accettare la richiesta di adesione da parte di Belgrado, pretende una soluzione definitiva dei rapporti tra Serbia e quella regione che da essa si è distaccata dopo il conflitto del 1999, quando in soccorso degli albanesi kosovari si mobilitò la Nato e che nel febbraio del 2008 ha proclamato la propria indipendenza.
    La Serbia non ha mai riconosciuto la nascita della Repubblica kosovara, come del resto non l’hanno riconosciuta molti altri importanti paesi: su 193 membri delle Nazioni Unite, solo 110 stati hanno accettato formalmente la nascita della nuova repubblica mentre i restanti, tra cui Russia, Cina, Spagna, Grecia e Romania-per citarne solo i più importanti- si rifiutano di riconoscere l’indipendenza degli albanesi di quella che un tempo era una regione della Serbia.

    L’Unione Europea non può accettare che uno dei suoi membri, come sarebbe il caso della Serbia se la sua candidatura venisse accettata, non sia di fatto in grado di garantire il controllo delle proprie frontiere.
    Dalla fine della guerra tra Kosovo e Serbia non esiste infatti una chiara e controllata linea di confine tra i due paesi. Per evitare continui scontri Pristina e Belgrado hanno di fatto lasciato aperta la frontiera, chiudendo tutti e due gli occhi sull’ ”economia del contrabbando” che prospera su entrambi i lati del confine.
    In questa situazione, qualora la Serbia divenisse membro a tutti gli effetti dell’Unione Europea, si creerebbe una falla nelle frontiere di tutta l’Area Schengen, in quanto chiunque, passando dal Kossovo potrebbe poi trasferirsi in tutti i paesi dell’Unione.
    Questo non è l’unico ostacolo all’adesione di Belgrado all’Unione: molte cancellerie europee guardano con diffidenza alla politica estera serba, che fin dai tempi della dissoluzione della Federazione Jugoslava ha mantenuto un rapporto privilegiato con la Russia, rifiutando di aderire al programma di sanzioni decretate dall’Europa nei confronti del Cremlino dopo l’annessione della Crimea ai danni dell’Ucraina.
    Durante la pandemia da Covid 19, la Serbia ha addirittura accettato di produrre direttamente nei propri laboratori il vaccino russo “Sputnik V”, snobbando platealmente l’offerta vaccinale di Bruxelles.

    Per gli americani e per alcuni importanti stati europei, l’ingresso formale della Serbia nell’Unione potrebbe spostare verso oriente il centro di gravità della geopolitica del Vecchio Continente aprendo, via Belgrado, un canale privilegiato di dialogo tra Mosca e Bruxelles.
    Questa possibilità, però, non è vista con sfavore dalla Germania che nelle intenzioni del Presidente della CDU, Armin Laschet, prossimo candidato alla successione ad Angela Merkel alla guida della Cancelleria Federale, ha di recente dichiarato di essere favorevole a una politica estera che “si sviluppi in multiple direzioni”, avvertendo i partner occidentali del pericolo derivante “dall’interruzione del dialogo con la Russia e con la Cina”. In proposito, Laschet ha pubblicamente dichiarato che “la politica estera deve essere sempre incentrata sulla ricerca di modalità di interazione, inclusa la cooperazione con paesi che hanno modelli sociali differenti dai nostri, come la Russia, la Cina e le nazioni del mondo arabo”.
    Oggi non sappiamo se Laschet in autunno assumerà la guida del Paese più potente dell’Unione, ma quel che è certo è che l’eventuale ingresso formale della Serbia nei ranghi dell’Unione potrebbe costringere l’Europa a rivedere alcune delle sue posizioni in politica estera, sotto la spinta di un nuovo asse serbo-tedesco.
    Al momento comunque l’ingresso di Belgrado in Europa appare ancora di là da venire, proprio a causa dello stallo dei negoziati serbo kosovari.
    Nel 2013, Pristina e Belgrado hanno siglato il cosiddetto “Patto di Bruxelles”, un accordo ottimisticamente ritenuto dalla diplomazia europea in grado di portare rapidamente a una normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, in vista di un reciproco riconoscimento politico e diplomatico.
    Parte integrante dell’accordo era, da un lato, l’impegno delle autorità di Pristina a riconoscere un alto grado di autonomia amministrativa alle municipalità kosovare abitate da una maggioranza serba e, dall’altro lato, la collaborazione da parte dei serbi nella ricerca dei resti delle migliaia di albanesi Kosovari presumibilmente eliminate dalle truppe di Milosevic durante la repressione che precedette la guerra del’99.

    Nessuno dei due impegni è stato finora rispettato e, durante l’incontro che si è tenuto a Bruxelles lo scorso 21 luglio tra il presidente serbo Alexander Vucic e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti, sarebbero volate parole grosse e accuse reciproche sulla mancata implementazione del “Patto” al punto che il responsabile della politica estera europea, Josep Borrel, ha pubblicamente chiesto alle due parti di “chiudere il capitolo di un passato doloroso attraverso un accordo legalmente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni reciproche, in vista della realizzazione di un futuro europeo per i propri cittadini”. Questo futuro appare quantomeno nebuloso ove si consideri che la Serbia, di fatto, si rifiuta di riconoscere il valore legale di lauree e diplomi rilasciati anche a membri della minoranza serba del Kosovo dalle autorità accademiche kosovare.
    Al momento, comunque, in Europa e oltreoceano entrambi i contendenti si stanno assicurando supporti e alleanze.
    La Serbia è guardata con favore dal presidente di turno dell’Unione, lo sloveno Janez Jansa, che è un sostenitore del suo ingresso perché “questo sancirebbe in modo definitivo la dissoluzione della Federazione jugoslava”. Anche la stragrande maggioranza dei partiti di destra europei, a partire dal “Rassemblement National” francese all’ungherese “Fydesz”, approvano la richiesta di adesione di Belgrado e corteggiano apertamente le minoranze serbe che vivono nei rispettivi paesi, mentre l’amministrazione Biden, dopo gli anni del disimpegno americano dai Balcani dai tempi di Bush, di Obama e di Trump, avrebbe deciso di riportare la regione nella lista degli impegni prioritari di politica estera, affidando il “Dossier Serbia” al sottosegretario agli Affari Europei ed Eurasiatici, Matthew Palmer, diplomatico di lungo corso e di grande esperienza.

    Per sostenere la candidatura serba di adesione all’Europa, Belgrado ha schierato anche dei lobbisti ufficiali.
    Nello scorso mese di giugno la società di lobbying “ND Consulting” di Natasha Dragojilovic Ciric si è ufficialmente registrata nel cosiddetto “albo della trasparenza” di Bruxelles per promuovere il sostegno alla candidatura di Belgrado. La ND è finanziata da un gruppo di donatori internazionali e si avvale della consulenza di Igor Bandovic, già ricercatore dell’americana Gallup e capo del “Belgrade Centre for Security Policy”, dell’avvocatessa Katarina Golubovic del “Comitato dei Giuristi per i diritti umani” e di Jovana Spremo, già consulente dell’OSCE.
    Queste sono le truppe legali schierate da Belgrado a Bruxelles per supportare la sua richiesta di integrazione formale in Europa, ma nel frattempo la Serbia non trascura le sue alleanze “orientali”.
    All’inizio di questo mese, il capo dell’SVR, il Servizio segreto russo di intelligence estera, Sergey Naryshkin, ha compiuto una visita ufficiale a Belgrado, poche settimane dopo la conclusione di un’esercitazione militare congiunta tra forze speciali russe (gli “Spetznaz”) e forze speciali serbe.

    Nella capitale serba Naryshkin non ha incontrato soltanto il suo omologo serbo Bratislav Gasic, capo della “Bezbednosno Informativna Agencija” il piccolo ma potente Servizio segreto serbo, ma è stato anche ricevuto dal presidente della Repubblica Alexander Vucic allo scopo di rendere pubblica la vicinanza tra Serbia e Russia.
    I tempi della visita coincidono con la ripresa dei colloqui a Bruxelles sull’adesione della Serbia all’Unione e possono essere chiaramente considerati come strumentali all’esercizio di una sottile pressione diplomatica tendente a convincere l’Unione dell’eventualità che, in caso di rifiuto, Belgrado decida di voltare definitivamente le spalle all’Occidente, per allearsi con un oriente evidentemente più disponibile a trattare i serbi con quella dignità e attenzione che un popolo orgoglioso e tenace ritene di meritare.
    Una notizia che conferma che la Serbia è pronta a voltare le spalle all’Ovest, qualora l’Europa continui a procrastinare la decisione sul suo ingresso nell’Unione: La Cina ha firmato nei giorni scorsi un accordo di Partnership con Belgrado nel campo della ricerca farmaceutica, un accordo che fa della Serbia uno dei maggiori, attuali, partner commerciali di Pechino sul Continente europeo.

    Giancarlo Elia Valori

  • Islam e patto sociale laico di Chiara Cavalieri

    Comodamente seduta davanti a ottimo tè marocchino ho avuto un’illuminante conversazionecon L’Imam El Hachmi della moschea di Terni sui rapporti tra Stato italiano e Islam, Terrorismo e la tumulazione con rito islamico.

     

    Imam El Hachmi ,i credenti musulmani sostengono che quanto praticato dai terroristi non appartenga al vero Islam, può spiegarci il suo punto di vista?

     

    La realtà islamica è molto complessa ed è necessario puntualizzare che esistono ben 4 scuole di pensiero giuridico/religioso. Solo per il mondo sunnita abbiamo: hanafi (turchia-egitto), hanbali, maliki (nord’Africa) Shafi’i (oceano indiano, Malesia, costa orientale dell’Africa, Yemen); in Egitto c’è commistione tra scuola Hanafi e Maliki.

     

    Ritiene che l’Islam possa adeguarsi e rispettare il patto sociale laico di uno stato occidentale?

     

    Lo stato italiano dovrebbe fare in modo che la scuola con cui interagire sia una sola ed in particolare quella malikita, molto più tollerante verso le altre religioni e capace di adattarsi allo stato ospitante, rispettandone il patto di laicità sociale, al contrario della scuola hanbalita da cui derivano i fondamentalismi della fratellanza musulmana, Isis, Hamas. I Malikiti sono quei musulmani sunniti che seguono il madia (scuola giuridico-religiosa, con connotazioni anche filosofico-speculative) fondato sulla scia dell’insegnamento di Malik ibn Anas di Medina. Il loro massimo esponente è l’Amir Al Mouminine, l’attuale re del Marocco, che è “comandante dei credenti” e il cui principale esponente in Italia è il dott. Abdallah Reduane della grande Moschea di Roma (che ha sempre preso posizioni durissime contro il terrorismo e contro l’ambiguità dell’UCOII)

     

    Cosa dovrebbe fare lo Stato Italiano per migliorare il reciproco rispetto nell’ interesse comune?

     

    È necessario che lo stato obblighi ad aggiornamenti continui anche e soprattutto sulla costituzione italiana, così da rendere note ai credenti le leggi laiche dello stato.Riguardo il tema delle sepolture so che le varie comunità hanno fatto domanda alla Presidente Tesei per ottenere spazi cimiteriali. La nostra società sta diventando sempre più mista e la necessità di avere un proprio spazio è questione di civiltà e di sensibilità per i diversi riti funebri.Speriamo l’Umbria si adegui presto,come ad esempio la vicina Rieti, Bergamo,Padova,Napoli.Siamo in fiduciosa attesa.

     

    Come la politica italiana può aiutare i cittadini musulmani, favorendo l’integrazione ?

     

    È necessario che la politica italiana, specie di una certa parte, cessi di dare voce all’islam politico aprendo sempre più le porte ai musulmani per bene che, per il loro impegno, sono vittime dei terroristi anche nei loro paesi. Come non ricordare per esempio la figura dell’ambasciatore Somalo presso l’Onu, Yusuf Mohamed Ismail Bari Bari ucciso a Mogadiscio nell’attentato all’hotel Maka al Mukrama ad opera di Al Shabaab, o l’attentato alla moschea del nord Sinai, in Egitto, che ha causato oltre 300 morti.

     

    Concludendo l’islam delle origini non è quello dei tagliagole che siamo abituati a vedere nelle telecronache, ma è un mondo variegato e affascinante; è quello della meravigliosa Mille e una notte, è quello di scienziati, poeti, filosofi, che guardavano all’aristotelismo e ne ammiravano le scoperte e conquiste e conducevano studi all’avanguardia traducendo Euclide ed Archimede. La svolta avvenne con l’invasione mongola nel XIII secolo, e conn la figura di IbnTaymiyya, citato spesso anche da Osama Bin Laden, che, nel proclamare la guerra santa contro i Mongoli, rei di aver raso al suolo Baghdad e ucciso il Califfo, gettò le basi per il fondamentalismo islamico.È pertanto compito dei cittadini di buona volontà evitare che i musulmani per bene, desiderosi di integrarsi e di convivere con altre realtà, siano presi tra il martello dei fondamentalisti e l’incudine degli islamofobi.

     

    Si ringrazia il prof. Davide S. Amore, storico delle religioni, membro del SISR, e il Prof. Andrea Sartori, scrittore e giornalista per le consulenze.

     

  • Così la Russia si riaffaccia in Africa. Analisi di Giancarlo Elia Valori

    Nella seconda metà del XX secolo, ingegneri e specialisti sovietici hanno preso parte attiva alla realizzazione di una serie di grandi progetti industriali in molti Paesi africani. Furono costruite centrali elettriche (diga di Assuan), impianti metallurgici e minerari e di lavorazione, raffinerie di petrolio, imprese di costruzione di macchine e altri importanti oggetti dell’economia nazionale.

    Come intende la Russia sviluppare la cooperazione economica con i Paesi africani e quale traiettoria può seguire tale partenariato nel prossimo futuro?
    Oggi l’Africa è il leader mondiale in termini di crescita dei consumi. L’agricoltura, l’industria chimica e le agro-tecnologie, la raffinazione del petrolio e le industrie estrattive, l’energia e le tecnologie nucleari pacifiche si stanno rapidamente sviluppando nel Continente.

    La maggior parte dei Paesi è interessata allo sviluppo delle infrastrutture, la domanda di automobili e attrezzature speciali è in crescita. In ciascuna di queste aree, il business russo ha qualcosa da offrire.
    Un Continente con una popolazione di 1,4 miliardi di persone è paragonabile alla Cina. Tra 15-20 anni, questo stesso Continente determinerà il quadro demografico del mondo e influenzerà in modo significativo la scala della domanda dei consumatori globali.

    La Russia, che è notevolmente ridotta nella direzione occidentale dell’attività economica estera a causa delle sanzioni, cerca nuovi mercati per i suoi prodotti, principalmente per le esportazioni. È ovvio che sarà praticamente impossibile per la Russia risolvere questi problemi senza il Continente africano.

    Il ministero degli Esteri russo ha osservato che l’Africa rimane una delle priorità della politica estera russa. Nel prossimo futuro è sicuramente possibile garantire la progressiva crescita dei legami commerciali ed economici tra la Russia e i Paesi di quel Continente. Ciò significa l’aumento del numero di progetti congiunti reciprocamente vantaggiosi nel campo di energia, agricoltura, uso del sottosuolo, sviluppo delle infrastrutture, alta tecnologia e formazione del personale.

    Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che i 54 Paesi africani rappresentano il 27,98% dei seggi all’ONU, e per la Russia è estremamente importante anche il sostegno politico di un numero così elevato di Paesi.
    La Russia tradizionalmente ha sviluppato e sviluppa relazioni con i Paesi del Màghreb e dell’Africa meridionale. Quattro Paesi nordafricani – Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia – e Repubblica Sudafricana rappresentano oltre il 70% di tutti gli scambi con il Continente. Se aggiungiamo Sudan e Nigeria, la cifra raggiunge l’85% del commercio russo con l’Africa.

    Inoltre molti Paesi della fascia subsahariana si stanno sviluppando rapidamente e mostrano tassi di crescita economica molto elevati, e possiedono quelle risorse naturali ed economiche che potrebbero interessare la Russia.
    Uno dei compiti principali delle istituzioni russe, a questo proposito, è catalizzare il commercio con i Paesi dell’Africa nera: in questi ci sono piani per aprire agenzie o ufficio di rappresentanza, dove l’imprenditore locale e il cittadino possa rivolgersi s’è interessato ad un contatto o dialogo economico con la controparte russa.

    Nel 2019, il fatturato del commercio estero della Russia con i Paesi africani è stato pari a 16,8 miliardi di dollari statunitensi e le esportazioni verso i Paesi africani hanno trattato macchinari, attrezzature e veicoli, prodotti alimentari, materie prime agricole, prodotti minerali. Il resto del volume è costituito da metalli, prodotti chimici, gomma, legname, prodotti per la carta, nonché minerali preziosi.

    Il Continente africano è ancora caratterizzato da un’estesa base di risorse diamantifere e dalle prospettive di nuove scoperte di metalli rari, il che spiega l’interesse russo per il potenziale sviluppo in questa regione.
    Invece nella struttura delle importazioni russe nel 2019, la maggior parte – il 56,8% – è caduta sui prodotti alimentari e sulle materie prime agricole.

    Allo stesso tempo, la maggior parte del commercio della Russia con i Paesi africani nel 2019 si è formata a causa delle operazioni commerciali reciproche con Egitto (37,2%), Algeria (20,2%), Marocco (7,6%), Repubblica Sudafricana (6,6%), Senegal (4,3%), Tunisia (3,9%), Nigeria (2,5%), Togo (2,4%), Sudan (1,6%) e Costa d’Avorio (1,6%).

    Nel periodo gennaio-settembre 2020, a causa della diffusione dell’infezione da coronavirus, il fatturato commerciale russo-africano è diminuito del 20,5% rispetto allo stesso periodo del 2019 e ammontava a 8,9 miliardi di dollari.

    Oggi la Russia è pronta ad agire come partner per tutti i Paesi africani in una serie di settori. Questi includono progetti per la fornitura delle più recenti attrezzature russe per le imprese metallurgiche e minerarie, lo sviluppo di un sistema di trasporto e logistica – inclusa non solo la fornitura di materiale rotabile per ferrovie, aerei ed elicotteri di varie classi e scopi, ma anche controllo e sistemi di sicurezza per le rispettive linee di trasporto.

    Inoltre, la Russia è interessata a partecipare alla creazione di infrastrutture energetiche nei Paesi della regione africana: petrolio e gas e capacità di generazione, tra cui energia idroelettrica e nucleare; garantire la sicurezza alimentare, nonché sviluppare un sistema sanitario e fornitura di farmaci.

    La Russia non offre singoli contratti di esportazione, ma progetti che includono sia la fornitura di prodotti che la loro manutenzione, la formazione di specialisti, nonché il possibile trasferimento di tecnologia e la localizzazione parziale. Ciò consente ai Paesi africani di sviluppare le proprie competenze in una varietà delle industrie.

    Il Continente africano è attualmente uno dei mercati di vendita che attrae investimenti a lungo termine per le aziende nazionali. Negli ultimi anni, i Paesi africani hanno fatto un enorme balzo in avanti nel creare le condizioni per lo sviluppo del commercio e di un clima favorevole agli investimenti.

    Le aree e le nicchie promettenti per gli esportatori russi in Africa sono la fornitura di attrezzature automobilistiche finite e accessori e pezzi di ricambio per macchine; la costruzione e l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie, nonché la fornitura di attrezzature per la raffinazione del petrolio. Allo stesso tempo, i fornitori russi di macchine agricole e le grandi case automobilistiche stanno già lavorando sui mercati africani.

    I progetti per la manutenzione e l’ammodernamento di centrali elettriche, per la produzione e il trasporto di petrolio, per la sistemazione di strutture per le industrie chimiche e minerarie in Africa sono stati sviluppati con successo. Un ruolo importante nelle esportazioni è svolto dall’offerta di prodotti agricoli e alimentari. I progetti in nuove direzioni, come le moderne tecnologie, le città “intelligenti”, l’istruzione, la sanità, stanno iniziando a svilupparsi attivamente.

    Al momento, i Paesi chiave nella promozione delle esportazioni non di risorse sono l’Egitto, che rappresenta più di un terzo del fatturato commerciale russo-africano, Repubblica Sudafricana, Zambia, Angola, Algeria, Nigeria e Kenya.

    In una prospettiva strategica, lo sviluppo sostenibile dei Paesi africani sarà associato, tra l’altro, al pieno utilizzo del potenziale di investimento, attirando le aziende interessate a realizzare progetti sul loro territorio.
    La qualità dei prodotti delle aziende russe soddisfa gli standard internazionali. Pertanto, molti vertici africani sono interessati a progetti che riguardano la costruzione di aeroporti, centrali idroelettriche, edificazioni di edifici scolastici e università; come pure in campo culturale.

    Allo stesso tempo non solo i Paesi dell’Europa occidentale, Usa e Cina, ma anche India, Turchia, nonché gli Stati del Golfo Persico, Giappone, Repubblica di Corea, Israele e Brasile dimostrano un crescente interesse per lo sviluppo rapporti con i Paesi africani. Per cui tali attività delle più grandi potenze mondiali porta inevitabilmente a un aumento significativo della concorrenza praticamente in ciascuna di queste aree.

    Uno dei più grandi progetti della società statale russa Rosatom nel Continente africano è la costruzione della centrale nucleare di al-Dabaa in Egitto. Rosatom State Atomiс Energy Corporation è un’azienda pubblica russa attiva nel settore dell’energia nucleare e che raggruppa oltre 360 imprese.

    Tuttavia, questa non è l’unica area di interesse per l’azienda nella regione. In particolare, Rosatom sviluppa la cooperazione non energetica non solo nel settore nucleare ma offre varie opzioni per strutture di ricerca, mediche e radiologiche di base chiavi in mano.

    Uno di questi è il Center for Nuclear Science and Technology (CNST). Rosatom è già attivamente coinvolta nella realizzazione del progetto per la costruzione del CNST in Zambia. Il centro comprende un reattore di ricerca, un centro di irradiazione polivalente, uno di medicina nucleare e diversi laboratori: una piattaforma moderna per una vasta gamma di ricerca scientifica e applicazione pratica delle tecnologie nucleari.

    Inoltre, l’azienda vede il potenziale nella formazione del personale e implementa una serie di borse di studio e programmi educativi. Da cinque anni esiste un programma

    di borse statali per studenti che desiderano padroneggiare specialità nucleari e di ingegneria presso le principali università russe. Ogni anno, su richiesta di Rosatom, vengono assegnate quote ai rappresentanti dei Paesi africani.

    Inoltre, le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica – di cui i russi sono maestri – si stanno rapidamente sviluppando nel Continente. Gli africani sono interessati alle tecnologie russe dell’informazione. Prima di tutto, all’analogo dei servizi governativi russi, quali programmi di riscossione delle tasse, tecnologie cloud; e tutto ciò che riguarda i sistemi di pagamento online.

    L’Africa mostra un interesse particolare per i progetti agricoli. In particolare, i Paesi stanno aumentando la propria produzione di cereali e la domanda di fertilizzanti è in crescita. Pertanto, negli ultimi cinque anni il volume del consumo di fertilizzanti nei Paesi africani è cresciuto del 4-5% all’anno, mentre la media mondiale è dell’1,5-2%. Le prospettive per il mercato africano sono enormi – il consumo di fertilizzanti azotati e fosforo nella regione oggi è da cinque a sette volte inferiore alla media mondiale mentre di cloruro di potassio nove-undici volte.

    Nei primi nove mesi del 2020, nonostante la pandemia, le forniture di fertilizzanti dell’azienda hanno superato gli indicatori dello scorso anno e hanno raggiunto le 445.000 tonnellate. Nei prossimi cinque anni, si sta valutando la possibilità di aumentare la fornitura dei prodotti ecologicamente standard al Continente africano: un importante contributo per garantire la sicurezza alimentare in Africa che il Continente aveva sino agli anni Sessanta del sec. XX e poi l’ha persa a causa del neocolonialismo.

    Con uno sviluppo graduale e sistematico del potenziale di mercato, è del tutto possibile che le aziende russe assumano posizioni di leadership, riorientando volumi e priorità da mercati più distanti. E non solo.

    Ed è del 2019 (23-24 ottobre) la prima conferenza Russia-Africa a Soči: 54 rappresentanze del Continente con 43 capi di Stato. Putin ha sottolineato nel vertice

    che la cooperazione fra le parti è di lungo termine e aggiungiamo anche militare. Il nuovo il punto d’appoggio della Marina militare russa è in Sudan: trattato dell’8 dicembre 2020, e attracco della fregata Admiral Grigorovič il 28 febbraio 2021 a Porto Sudan.

    Il riaffacciarsi della Russia in Africa si sta manifestando a pieno regime.

    Articolo originale su Formiche.net : https://formiche.net/2021/04/russia-africa-rapporti/

    [KiwiClickToTweet tweet=”COSÌ LA RUSSIA SI RIAFFACCIA IN AFRICA. L’ANALISI DI GIANCARLO ELIA VALORI” quote=”COSÌ LA RUSSIA SI RIAFFACCIA IN AFRICA. L’ANALISI DI GIANCARLO ELIA VALORI”]

    Giancarlo Elia Valori è un dirigente d’azienda italiano, è stato Presidente di numerose società tra cui: la Autostrade per l’Italia S.p.A., la società concessionaria che gestisce la rete autostradale italiana, la SME – Società Meridionale di Elettricità, l’UIR – Unione Industriali di Roma. Attualmente è Presidente di International World Group.

  • La questione dello Xinjiang-Uygur, online l’ultimo articolo di Giancarlo Elia Valori

    Gli Usa, il Canada, il Regno Unito e l’Unione europea hanno intrapreso a fine marzo scorso un’azione concertata per annunciare sanzioni contro le violazioni dei diritti umani degli uiguri e di altre minoranze etniche nello Xinjiang-Uygur da parte del governo cinese. La situazione viene analizzata da Giancarlo Elia Valori nel suo ultimo articolo fruibile online su IlDenaro.it

    https://www.ildenaro.it/la-questione-dello-xinjiang-uygur/

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    Giancarlo Elia Valori (Meolo, 27 gennaio 1940) è attualmente alla guida delle società International World Group (https://www.internationalworldgroup.it) e Global Strategic Business, della Delegazione italiana della Fondazione Abertis e di Huawei Technologies Italia. Inoltre riveste la carica di vicepresidente del prestigioso Isituto Weizmann di Parigi, ed è membro di Ayan-Holding, dell’Advisory Board School of Business Administration College of Management di Israele e dell’ Advisory Committee dell’historical-technical Journal “Conservation Science in Cultural Heritage”. Tra gli innumerevoli incarichi ricoperti, merita particolare attenzione perché non di dominio pubblico anche il diniego che il professor Giancarlo Elia Valori ha espresso alla proposta alla guida del Dicastero dell’Agricoltura offertagli dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi e del Dicastero dei Lavori Pubblici dall’onorevole Massimo d’Alema. Valori è nominato dal Presidente Francesco Cossiga consigliere al Palazzo del Quirinale e negli anni 1986 – 2001 è alla guida di innumerevoli missioni di rilievo internazionale portando a conclusione questioni delicate e sino ad allora irrisolte.

    Elenchiamo esemplificando gli istituti universitari in cui ha docenza il Professor Giancarlo Elia Valori. Già docente in “Scienze della comunicazione nelle relazioni internazionali” presso la Facoltà di lettere e filosofia della Libera Università Maria SS. Assunta di Roma, attualmente esercita l’attività di “professore straordinario” di Economia e politica internazionale presso la Peking University, uno dei più antichi e prestigiosi atenei della Cina, dove vengono formati i futuri dirigenti. Presiede Cattedre in prestigiosi Atenei: la Yeshiva University di New York (Presidente della Cattedra della pace nel pensiero politico ebraico italiano presso la Facoltà di scienze politiche), Hebrew University di Gerusalemme (Presidente della Cattedra per gli studi sulla pace e la cooperazione internazionale), Peking University (Presidente della Cattedra della pace, della sicurezza e dello sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali), nonché di Direttore del Comitato consultivo dell’Istituto per gli Studi Internazionali. Negli stessi atenei di Pechino e Gerusalemme, presiede inoltre, rispettivamente, il “Centro Euro-Cina”, un apprezzato organismo che contribuisce a sviluppare e rendere più fecondi gli interscambi fra paesi di culture diverse, mentre a Gerusalemme riveste la carica di Direttore di uno specifico corso di laurea, nella facoltà di Giurisprudenza, aperto sia a studenti ebrei che arabi. Tra i tantissimi riconoscimenti merita una menzione particolare il titolo di Honorable, conferitogli il 18 febbraio 2002 “per il suo impegno unico e preziosissimo e per le azioni intraprese in favore dell’Académie des Sciences dell’Institut de France”. A cui si aggiunse, successivamente, la nomina a “Presidente d’onore” della stessa Fondazione Internazionale.

    Il Professor Giancarlo Elia Valori “Honorable” è il primo e unico italiano a fregiarsi di un titolo che fu, più di tre secoli fa, del cardinale Giulio Mazzarino. Menzione a parte è riservato al titolo “Legion d’Onore” che l’allora presidente francese Francois Mitterand consegnò a Valori è un riconoscimento “guadagnato sul campo”: quando, nel 1988, riuscì a ottenere la liberazione di tre ebrei, sequestrati in Libano, tre anni prima, dal gruppo islamico battezzato “Organisation de la justice revolutionnaire”. Al Professor Valori venne chiesto da alcuni autorevoli amici, “per così dire internazionali”, di intercedere presso l’allora presidente nordcoreano – Kim Il Sung, conosciuto nel 1975 in Cina durante l’apertura dell’ufficio di corrispondenza Rai – allo scopo di ottenere la liberazione degli ostaggi. Il leader nordcoreano, a seguito dalla richiesta dell’amico Valori, chiese al governo iraniano di esercitare la propria influenza sui sequestratori e, il 5 maggio 1988, Jean Paul Kauffmann, giornalista della televisione francese, Marcel Fontane e Marcel Carton, operatori della stessa emittente, vennero finalmente rimessi in libertà. E solo dieci anni dopo, dallo scioglimento del segreto di stato, si venne a sapere che questo fu possibile grazie all’intervento di un autorevole cittadino italiano. E’ molto significativo ricordare un passo dell’intervento dell’allora ambasciatore di Francia a Roma che, nel consegnare a Valori le insegne di “Cavaliere della Legion d’Onore” per meriti speciali da parte del presidente Mitterand, così si espresse: “il professor Valori è un uomo che sa guardare al di là delle proprie frontiere per comprendere il mondo. Ma è anche un vero europeo che non dimentica quanto l’Europa sia il suo stesso Paese e come attraverso lo sviluppo di ciascuno possa essere costruito e fondarsi l’avvenire di tutti…” Molto stimato in Francia, a seguito del conferimento all’ambita decorazione di “Officier della Legion d’Onore”, Giancarlo Elia Valori è entrato a far parte di una elite ristrettissima di personalità particolarmente autorevoli oltralpe. Ma tanti altri sono i Paesi che hanno voluto annoverarlo fra i personaggi più stimati e ammirati, attribuendogli alti e significativi riconoscimenti. Tra cui il suo amatissimo Paese, dove ha ricevuto le massime onorificenze di Cavaliere di Gran Croce e di Cavaliere del Lavoro al Merito della Repubblica Italiana.

     

  • Diritti umani e Xinjiang, una questione aperta. Il commento di Giancarlo Elia Valori

    Gli Usa, il Canada, il Regno Unito e l’Unione europea hanno intrapreso a fine marzo scorso un’azione concertata per annunciare sanzioni contro le violazioni dei diritti umani degli uiguri e di altre minoranze etniche nello Xinjiang-Uygur da parte del governo cinese.

    È la prima volta dall’incidente di piazza Tienanmen nel 1989 che l’Unione europea e il Regno Unito hanno imposto sanzioni alla Cina per questioni di diritti umani.

    Inoltre, anche l’Australia e la Nuova Zelanda hanno rilasciato dichiarazioni in cui esprimevano sostegno alle sanzioni congiunte contro la Cina da parte di Usa ed

    Unione Europea. Il Segretario di Stato americano Tony Blinken ha dichiarato che

    “l’operazione transatlantica congiunta invia un segnale forte a coloro che violano o calpestano i diritti umani internazionali”.

    Questa operazione congiunta è chiaramente parte di uno sforzo concertato degli Usa per lavorare con i suoi alleati occidentali contro la Cina attraverso sforzi diplomatici.

    Noi ci chiediamo dopo guerre massacranti nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria, e prima ancora in Corea e in Vietnam:

    1) Perché si vuol aprire un altro fronte del tipo esportazione della democrazia con le bombe?

    2) Perché la questione dello Xinjiang-Uygur è diventata un argomento esiziale che riunisce gli Usa e i loro alleati per sanzionare congiuntamente la Cina, mentre s’ignorano i barbari comportamenti codicizzati dalle retrograde, ma alleate, monarchie del Golfo?

    3) Perché la questione dello Xinjiang-Uygur riceve sempre più attenzione dalla comunità internazionale?

    4) Perché gli Usa utilizzano le questioni relative ai diritti umani dello Xinjiang-Uygur per formare una tendenza diplomatica con gli alleati occidentali contro Pechino e dimenticano i neri ammazzati per strada in casa loro?

    Vediamo di capire.

    L’importanza strategica dello Xinjiang-Uygur per la Cina è simile a quella del Tibet (Xizang). La regione autonoma dello Xinjiang-Uygur è la più grande unità provinciale in Cina, copre un sesto del territorio cinese; confina con Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India; può essere utilizzata come base dalla Cina per influenzare i suoi vicini. Però lo Xinjiang-Uygur può essere adoperata quale testa di ponte da potenze esterne per minacciare, a loro volta, l’integrità territoriale della Cina.

    Lo Xinjiang-Uygur ha pure un immenso valore economico come il Tibet (Xizang): risorse di petrolio e gas, e può essere utilizzato anche come canale per importare energia dal Kazakistan. È pure un sito per armi nucleari e test missilistici cinesi.

    Storicamente, quest’area è stata sotto l’influenza di diverse forze e che man mano rivendicavano quei territori. Per migliaia di anni, i deserti e le montagne dello Xinjiang-Uygur sono stati attraversati da mercanti, e i popoli e gli eserciti la percorrevano ininterrottamente, a volte formando alleanze con l’Impero di Mezzo, altre per liberarsi dall’influenza dell’imperatore, per poi ricadere in mani peggiori.

    I cinesi che iniziarono a recarsi colà prima del XIX secolo hanno incontrato persiani, musulmani, la maggior parte dei quali era di lingua turca, e non per nulla l’altro nome del territorio è Turkestan Orientale.

    La regione non venne completamente incorporata nel sistema amministrativo cinese che nel 1884, quando fu divisa in provincia e chiamata Xinjiang, che si traduce in “nuova frontiera”. Tuttavia, il controllo della Cina era fragile, e quando la presenza di Pechino era ancora al minimo nel 1944, la popolazione locale annunciò l’istituzione di una repubblica di breve durata, detta appunto del Turkistan Orientale – a sua volta sostenuta dall’Unione Sovietica di Stalin, il quale – come gli Usa oggi – desiderava rientrasse nella propria zona d’influenza.

    Però siccome Stalin, era un grande uomo di Stato e non un parvenu da laurea breve

    quadriennale – con la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il Georgiano s’accordò a che il territorio fosse reintegrato nell’Impero di Mezzo quale Regione Autonoma dello Xinjiang-Uygur.

    Per consolidare il controllo amministrativo e politico nella regione autonoma, la RP della Cina ha utilizzato gli stessi metodi in altre aree circostanti: sviluppo dell’immigrazione, commercio, assimilazione culturale, integrazione amministrativa e isolamento internazionale.

    Già nella metà del XVIII secolo, il governo Qing aveva creato un’industria nazionale vicino a Ürümqi, la capitale. Nel secolo successivo i mercanti cinesi giunsero in gran numero. Dopo il 1949, la RP della Cina pose la regione autonoma in un piano nazionale che prevedeva la direzione del commercio locale verso l’economia interna della Cina, vietando quello di frontiera e i movimenti di popolazione che erano diffusi in passato fra confini allora indefiniti e malgovernati.

    Nel 1954, Pechino istituì il Corpo semi-militare di produzione e costruzione dello Xinjiang-Uygur per trasferire ufficiali e soldati smobilitati e altri immigrati cinesi in industrie, miniere e imprese. Durante la Rivoluzione Culturale degli anni Sessanta, migliaia di diplomati delle scuole medie furono delegati a svolgere compiti nello Xinjiang-Uygur da varie città della Cina, in particolare Shanghai, e la maggior parte di loro viveva nelle fattorie. Ricordo il grande entusiasmo da parte di alcuni grandi partiti europei a queste notizie: gli stessi partiti che, cambiati i nomi, oggi versano le lacrime amare di Petra von Kant assieme a Biden.

    Nel censimento del 2010 – secondo le statistiche ufficiali – su 21.815.815 abitanti, il 45,4% sono uiguri e il 40,48% cinesi anche se il numero reale potrebbe essere anche più alto; tra le numerose minoranze etniche ufficialmente riconosciute: kazaki e musulmani di etnia cinese.

    Nei decenni precedenti al 1980, lo Xinjiang-Uygur si sviluppò lentamente in quanto confinava con l’allora ostile Unione Sovietica post-1960, e per la sua aspra e notevole distanza dalle altre parti della Cina. Tuttavia, quando Deng Xiaoping attuò

    le riforme dagli anni Ottanta, la politica di sviluppo cinese creò la domanda per le risorse di carbone, petrolio e gas dello Xinjiang-Uygur, rendendo l’area locale uno dei maggiori produttori cinesi di combustibili fossili.

    Negli anni Novanta, la Cina ha iniziato a costruire oleodotti per trasportare il petrolio dall’estremo ovest al mercato continentale. Nel 2001, Pechino ha annunciato una politica di “sviluppo occidentale” volta a sfruttare appieno le risorse dello Xinjiang- Uygur. Il governo centrale ha investito miliardi di dollari per costruire infrastrutture e creare incentivi politici per attrarre società nazionali ed estere.

    Questo ha significato che la popolazione ha incrementato il proprio Pil pro capite, oltre ad aver elevato il livello d’istruzione.

    Inoltre la Cina ha modernizzato la società, per cui si è resa invisa a quei musulmani integralisti che, tracimando del terrorismo, ora chiedono aiuto a coloro i quali, per far crollare il governo laico siriano, in principio hanno finanziato l’Isis, sul ritornello “chi è nemico del mio nemico è mio amico”.

    Per la maggior parte dell’era maoista, gli uiguri, così come i meno numerosi kazaki, kirghisi e altre minoranze etniche, furono costretti ad abbandonare l’Islam, imparare il cinese e lasciare i loro costumi e abitudini tradizionali. Tutto questo con grande gioia dell’allora occidente epicureo e ateo che ha sempre disprezzato la fede: ulteriore elemento di contrasto da parte in seguito degli integralisti.

    Come in Tibet (Xizang), gli uiguri più tradizionalisti ritengono che la loro terra sia stata invasa da immigrati cinesi e le loro vite siano sopraffatte da uno stile “occidentale” imposto dall’esterno: pretesto che Erdoğan è stato il primo a cogliere, non lasciandoselo sfuggire nella sua concezione panturanica.

    Infatti dopo l’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, le comunità turaniche e immigrate uigure nei tre neo-Stati confinanti dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan hanno vissuto una resurrezione culturale e religiosa, creando un nuovo senso di speranza e potere tra gli uiguri nello Xinjiang-Uygur.

    Dagli anni Ottanta al 2001, manifestazioni, rivolte, omicidi occasionali e attentati terroristici si sono verificati con sempre maggiore frequenza. Il governo cinese afferma che l’obiettivo dei criminali è 1) quello di separare lo Xinjiang-Uygur dalla Cina, e 2) i separatisti uiguri sono terroristi legati ad al-Qaeda.

    Tutte queste accuse sono controverse, perché la maggior parte degli uiguri, musulmani sunniti laici o moderati non hanno affatto creato un movimento di resistenza, in quanto la società uigura non è integrata attorno a parametri specifici islamisti.

    Molti incidenti sembrano avere cause varie e talvolta personali, e spesso provocano vittime. Ma in ogni caso, le autorità hanno lanciato una serie di campagne di severo ordine pubblico, temendo che anche il minimo segno di dissenso, quali una manifestazione, un corteo, uno scontro a fuoco con la polizia, sia amplificato dai soliti altoparlanti per creare le premesse di un sanguinoso conflitto civile locale, che – al contrario del siriano – potrebbe trasformarsi nella Terza e Ultima Guerra Mondiale.

    E tutto questo non si scatenerebbe di certo per proteggere dei musulmani integralisti a difesa dei diritti umani. Le cause sono sempre le solite.

    Giancarlo Elia Valori Manager, economista e professore straordinario presso la Peking University

    Articolo originale su

  • Transizione ecologica: un italiano su due favorevole

    Secondo un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca MuP Research e Norstat, gli italiani si dicono molto attenti alle tematiche ambientali ed oltre il 50% di loro accoglie favorevolmente l’istituzione del nuovo Ministero; mentre risulta contrario appena il 3,1% del campione intervistato.

    Dai dati della medesima indagine, però, appare chiaro come la funzione del nuovo dicastero non sia stata finora adeguatamente spiegata tanto è vero che, alla domanda Il nuovo governo appena formato da Mario Draghi ha istituito un ministero denominato della transizione ecologica; cosa pensa della istituzione di questo nuovo ministero? ben il 31,5% dei rispondenti dichiara di non averne capito la funzione.

    Il 12,1%, infine, dichiara di non avere un’opinione a riguardo.

  • Boom di vendite de Il Sistema di Luca Palamara

    Un vero e proprio caso editoriale e politico, il libro rivelazione di Luca Palamara sta scalando tutte le classifiche di vendita. Radiato dall’ordine giudiziario nell’ottobre 2020, Palamara racconta la ‘sua verità’ ne Il Sistema, incalzato dalle domande del direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti. Il volume uscito meno di due settimane fa, ha già fatto il pieno di vendite e di ristampe.

    Sebbene gli italiani, lo dicono i numeri, non siano un popolo di lettori, sono sicuramente un popolo di curiosi. E conoscere i segreti del potere fa si che questo libro stia vendendo tantissimo: attualmente sono 165mila le copie vendute, primo per vendite nel settore Saggistica e secondo nella Top Ten.

    Nel saggio, sollecitato da Sallusti, Palamara racconta in che cosa consista il ‘Sistema’ che condizionerebbe la magistratura e la politica. “Tutti quelli – colleghi magistrati, importanti leader politici e uomini delle istituzioni molti dei quali tuttora al loro posto – che hanno partecipato con me a tessere questa tela erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo”, spiega l’ex magistrato che aggiunge: “Io non voglio portarmi segreti nella tomba, lo devo ai tanti magistrati che con queste storie nulla c’entrano”.

  • Roma: i palazzi della crisi.

    Scopriamo l’architettura dei palazzi di Roma dove si lavora per risolvere la crisi di governo del 2021. Il portale web, MyVideoimage.com custodisce le immagini di Roma e dei palazzi istituzionali.

    Palazzo del Quirinale. Roma. Foto stock Myvideoimage

    Palazzo del Quirinale, Palazzo Chigi, Palazzo di Montecitorio. Nei periodi delle crisi di governo gli italiani, anche i meno attenti alla storia e all’architettura, padroneggiano i nomi dei più prestigiosi palazzi romani.

    Nel 1871, quanto la capitale d’Italia venne trasferita da Firenze a Roma, molti dei palazzi utilizzati dallo Stato Pontificio vennero riconvertiti per le attività istituzionali dello Stato Italiano.

    Le origini del Palazzo del Quirinale risalgono alla preesistente Villa d’Este al Quirinale, di proprietà del cardinale Ippolito II d’Este e a successivi ampliamenti tra cui quello eseguito a metà del ‘600 con la costruzione della “Manica Lunga” su progetto di Gian Lorenzo Bernini.

    Il palazzo fu adibito a residenza papale, poi trasformato dopo la conquista di Roma da parte Napoleone a sua residenza, ma mai effettivamente utilizzato e di nuovo residenza papale per poi essere riconvertito ad abitazione del Re d’Italia nel 1871.

    Oggi il Quirinale, è uno dei più famosi palazzi di Roma in quanto residenza del Presidente della Repubblica, impegnato a consultare i rappresentanti dei partiti di governo, ai fini di della risoluzione dell’attuale crisi.

    Palazzi di Roma. Montecitorio. Foto stock

    La storia del Palazzo di Montecitorio nasce nel 1653, quando il papa Innocenzo X affidò a Gian Lorenzo Bernini la costruzione di un palazzo residenziale per la famiglia Ludovisi. Dopo la morte di Niccolò Ludovisi, nel 1664 i lavori vennero sospesi. Vent’anni dopo, il nuovo pontefice Innocenzo XII, affidò all’architetto Carlo Fontana il completamento del palazzo iniziato dal Bernini per ospitare la nuova sede della Curia Pontificia.

    Con il trasferimento della Capitale a Roma, il palazzo venne scelto come sede per la Camera dei Deputati.

    L’attuale conformazione del Palazzo è dovuta all’architetto siciliano Ernesto Basile.

    Per ospitare l’aula parlamentare, il “transatlantico” e le altre funzioni, Basile demolì gran parte dell’edificio lasciando in piedi solamente la facciata principale convessa sormontata dal campanile a vela.

    Rome, Piazza Colonna, near Palazzo Chigi

    Sopra: Piazza Colonna, Roma

    La costruzione di Palazzo Chigi, oggi sede de Governo Italiano, inizia nel 1562 su progetto di Giacomo della Porta, incaricato da Alessandro Chigi. All’architetto Carlo Maderno, venne dato incarico di proseguirne la costruzione. Nel 1630 l’architetto Felice della Greca fu incaricato di completare la costruzione del palazzo.

    Dall’origine, sino alla fine del ‘700 il palazzo fu abitazione di famiglie vicine al papa. Dal 1700 al 1900 ospitò prima l’ambasciata d’Austria e Ungheria e poi l’ambasciata d’Austria.

    Nel 1916 fu adibito dal regno italiano a Ministero delle Colonie e nel 1922 a Ministero degli Esteri.

    Nel 1961, dopo il trasferimento del Ministero degli Esteri alla Farnesina, il palazzo è stato adibito a sede del Governo Italiano.

    Le immagini dei principali palazzi di Roma sono custodite nel portale web MyVideoimage.com, nato per diffondere nel mondo le immagini foto e video delle città e dei paesaggi italiani.

    Paolo Grassi

    La Spezia 29 gennaio 2021

    Contatti: mail: [email protected]

    sito web: https://myvideoimage.com – https://myvideoimage.com/it/immagini-di-roma-150-anni-da-capitale/

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  • Immagini di Roma, 150 anni da capitale.

    Quest’anno ricorre l’anniversario dei 150 anni di Roma capitale d’Italia, trasferita da Firenze nel 1871. Un portale web custodisce e diffonde nel mondo le immagini della città.

    Immagini di Roma. Palazzo del Quirinale. Myvideoimage.com

    Con la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, avvenne la presa di Roma e la sconfitta dello Stato Pontificio. Successivamente, il 3 febbraio 1871 venne promulgata la legge n. 33 per il trasferimento della capitale d’Italia da Firenze a Roma.

    Con il trasferimento della capitale, avvenuto nel 1871, iniziarono a Roma una serie di trasformazioni urbanistiche ed edilizie volte a modificare l’aspetto di quella che era stata la capitale dello Stato Pontificio. La nuova capitale del Regno avrebbe dovuto celare le sue sembianze di città provinciale per assumere un aspetto di vera città internazionale. In questo periodo furono costruiti tra l’altro il palazzo del Ministero delle Finanze e successivamente il Vittoriano.

    Lo stato italiano utilizzò i prestigiosi palazzi della Roma papale per le sue attività istituzionali. Primo fra tutti il palazzo del Quirinale, residenza estiva dei Papi trasformato in residenza del Re d’Italia.

    Gli edifici utilizzati oggi dalla Repubblica Italiana e i principali monumenti della città di Roma sono presenti nella raccolta digitale di fotografie e video del portale web MyVideoimage.com. Il portale raccoglie infatti una ricca documentazione di immagini delle città e dei paesaggi italiani che è messa a disposizione di architetti, grafici, giornali, emittenti televisive e web.

    Nella collezione delle immagini di Roma, sono presenti tra l’altro foto e filmati dei Palazzi del Quirinale e Montecitorio, l’Altare della Patria o Vittoriano, la fontana di Trevi, le principali piazze della città e una ricca documentazione sul quartiere dell’EUR con i suoi edifici in stile italico-razionalista (sede dell’INPS, palazzo delle esposizioni e palazzo della Civiltà Italiana).

    In sito MyVideoimage.com è nato per diffondere nel mondo le immagini foto e video dell’Italia. All’interno della raccolta troviamo oltre alle architetture delle principali città come Roma e Milano, i pittoreschi borghi dell’Isola di Procida (capitale italiana della cultura 2022), di Ischia, del Chianti o delle Cinque Terre in Liguria.

    Paolo Grassi

    La Spezia 22 gennaio 2021

    Contatti: mail: [email protected]

    sito web: https://myvideoimage.com – https://myvideoimage.com/it/immagini-di-roma-150-anni-da-capitale/

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    Immagini di Roma. Fontana di Trevi.

    Anniversario Roma. Palazzo Civiltà Italiana all'Eur.

  • De Pierro su condanna Armando Spada, a Federica Angeli è andata meglio che a me

    Il presidente dell’Italia dei Diritti, poliziotto e giornalista, interviene sulla sentenza che punisce con un anno di reclusione il boss di Ostia e racconta l’aggressione ai suoi danni e la clamorosa censura disciplinare della Polizia di Stato, lamentando l’indifferenza della giornalista di Repubblica e neo delegata alle periferie di Roma Capitale nei suoi confronti

    Federica Angeli
    Roma – A più di sette anni dall’evento che, secondo l’accusa, avrebbe visto il noto boss di Ostia Armando Spada minacciare di morte la giornalista di Repubblica Federica Angeli, è arrivata, in primo grado la condanna a un anno di reclusione. La Angeli si recò nello stabilimento gestito da Spada per realizzare un’intervista e le minacce in esame sarebbero state rivolte al suo indirizzo per indurla a cancellare un video realizzato nella circostanza.

    Antonello De Pierro

    Sulla pronuncia sentenziale, che riconosce valida l’ipotesi di reato formulata dalla procura capitolina come tentata violenza privata, è intervenuto il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il quale, anch’egli vittima di un’aggressione con minacce di morte da parte dello stesso esponente del clan Spada, ha tributato alla collega Angeli, da anni sotto scorta, numerose espressioni di solidarietà, fino a dedicarle un premio ricevuto qualche anno fa ad Aprilia, un riconoscimento valoriale che, nell’occasione, aveva rivolto anche al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.

    Quando viene resa una sentenza che sanziona una condotta criminale — ha dichiarato De Pierro —, sempre che l’attività istruttoria e dibattimentale sia stata espletata correttamente per accertare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, è sempre una buona notizia. In questo caso purtroppo non riesco a gioire molto, in quanto la giustizia ha in parte perso. Infatti la rubricazione della fattispecie comportamentale riconducibile al reato in esame vedrà abbattersi sulla vicenda processuale la mannaia inesorabile della prescrizione fra non molto tempo. Federica Angeli vive da anni sotto scorta e porta sulla sua pelle le cicatrici inguaribili di un periodo molto duro del suo cammino esistenziale. In ogni caso questa vicenda, che la vede vittima, ha avuto un esito quantomeno accettabile e comunque frutto di un percorso logico e regolare sotto il profilo giuridico, partito dall’acquisizione della notizia di reato, passato dalla disamina valutativa della sua fondatezza durante la fase delle indagini preliminari, approdato al rinvio a giudizio e, dopo la formazione, in sede dibattimentale, di una piattaforma probatoria tale da dare compiutezza al libero convincimento del giudice circa la colpevolezza dell’imputato, giunto alla statuizione sentenziale di condanna “.

    Nel 2007 Armando Spada si recò a casa di De Pierro, accompagnato in macchina da Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia, e da sua moglie Angela Falqui, minacciando di morte e aggredendo lui e la sua famiglia, per farli desistere dal denunciare dei presunti abusi edilizi, risultati poi reali, con conseguente demolizione di un immobile abusivo, a seguito dell’esercizio di una vocatio in ius di parte in sede civile, nonostante 2 vigilesse di Ostia, Patrizia Sgueglia ed Emanuela Spito, non li avessero notati arrivando a dichiarare che era tutto regolare.

    Io e mio fratello abbiamo sentito colpire il cancello — ricorda il leader dell’Idd ed ex direttore di Radio Roma — e abbiamo visto un uomo che non conoscevamo, accompagnato da Alfonso De Prosperis e Angela Falqui, quest’ultima proprietaria di un immobile dove erano in corso dei lavori imponenti per i quali avevamo presentato più esposti sempre caduti nel vuoto, che ha iniziato a minacciarci di morte e quando siamo scesi in strada ci ha colpiti, mio fratello anche con un bastone. Abbiamo saputo in seguito che si trattava del famigerato boss Armando Spada, lo stesso che ora è stato condannato per le minacce a Federica. Quando giunse sul posto una volante del commissariato di Ostia successe qualcosa quantomeno di strano. I componenti della pattuglia si rifiutarono di sequestrare il bastone con cui il criminale aveva colpito mio fratello, nonché di perquisirlo dopo che avevo loro riferito che a un certo punto lo stesso aveva portato la mano alla tasca come per estrarre un coltello. L’ipotesi era verosimilmente fondata alla luce del fatto che l’esponente mafioso qualche tempo dopo era stato arrestato in quanto aveva tagliato la gola a una persona con un’arma da taglio“.

    A quanto pare il criminale avrebbe desistito dopo che il massimo esponente del movimento Italia dei Diritti, che era anche un poliziotto e storico sindacalista, prima del Siulp e poi della Uil Polizia, si sarebbe qualificato come appartenente alla Polizia di Stato.

    E’ incredibile e paradossale — continua De Pierro — che il procedimento penale avviato con la nostra denuncia, con un’informativa di P.G. redatta presso il commissariato di Ostia, sia stato affidato alla competenza decisionale del Giudice di Pace e sia finito vittima della mannaia della prescrizione prima che venisse esperita alcuna istruttoria dibattimentale. E’ questo il punto che non ho mai compreso e ancora mi perdo in una buia vallata di ipotesi. Federica Angeli, anni dopo l’episodio che mi ha visto vittima di Armando Spada, viene minacciata di morte dallo stesso personaggio. Una cosa gravissima che suscita giustamente l’indignazione di tutti e l’intervento deciso delle istituzioni. A Federica viene assegnata la tutela per motivi di sicurezza e ancora oggi mi risulta che goda di una sacrosanta protezione. Si giunge a un processo e ora possiamo registrare la sentenza di condanna, anche se di fatto inutile sotto il profilo pratico della pena da scontare da parte del condannato. Io e mio fratello, non solo siamo stati minacciati di morte, ma anche malmenati in concorso, con tanto di attestazione e previsione prognostica di un referto clinico, ma come legittimato a conoscere della vicenda viene individuato il Giudice di Pace e il procedimento addirittura viene inghiottito dalla palude della prescrizione prima ancora di far registrare alcuna istruttoria dibattimentale. Ma rispetto alla vicenda che coinvolge Federica nel mio caso c’è di più. Lei può solo, come chiunque creda nello stato di diritto, esprimere una cocente delusione per un procedimento che, causa la decorrenza dei termini prescrizionali, si ferma a una condanna in primo grado. Una disillusione con cui ho dovuto fare i conti anch’io e ciò sarebbe stato davvero poca cosa rispetto al detrimento che è stato arrecato alla mia persona e alle conseguente devastanti che mi hanno travolto. I signori De Prosperis e Falqui, i quali avevano accompagnato sotto casa mia, con la loro autovettura, il boss Spada per porre in essere l’atto intimidatorio in parola, presentarono una denuncia – querela contro di noi, probabilmente per attenuare la presenza ingombrante dello Spada, in cui si lasciarono andare ad affermazioni che sfidavano apoditticamente e senza alcun pudore le punte più alte del ridicolo, almeno per chi abbia il dono del buon senso e dell’obiettività valutativa. Dichiararono grottescamente che ‘il sig. Spada’ fu fatto nascondere nell’autovettura per evitare un suo coinvolgimento nell’aggressione che io e mio fratello avevano posto in essere contro di loro. In pratica chi aveva accompagnato in macchina il boss mafioso per minacciarci e aggredirci lamentava che noi avevamo usato violenza contro di loro e avevano fatto nascondere quest’ultimo, immagino molto spaventato, per non coinvolgerlo e proteggerlo dalla nostra aggressione.

    Per ciò che riguarda il bastone servito per colpire mio fratello, il suo utilizzo nella bizzarra e fantasiosa ricostruzione dei denuncianti era cambiato. In base alla loro versione dei fatti era servito all’esponente mafioso Spada per difendersi da un ‘pericoloso animale’ che io gli avrei aizzato contro, con riferimento a un cane di sei mesi di vita, peraltro di mio fratello, che era uscito dall’abitazione saltellando inoffensivamente come qualsiasi cucciolo di quell’età è abituato a fare.

    La relativa informativa di P.G., redatta presso la caserma dei Carabinieri di Casal Palocco e firmata dal maresciallo Giuseppe Liguori, allora comandante di stazione, indicò Armando Spada, autore dell’intimidazione mafiosa, come teste, ma non vennero riportati i suoi dati anagrafici (luogo e data di nascita), né fu scritto nulla sulla sua nota caratura criminale. Il conseguente procedimento penale che vedeva indagati me e mio fratello, con l’unica ‘colpa’ di aver subito un’aggressione da parte di un noto membro di vertice nella gerarchia di un clan malavitoso, non fece registrare alcuna istruttoria dibattimentale e fu inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione.

    E per quanto fosse già abbondantemente paradossale quanto accaduto fino a quel momento, al pieno trionfo dell’assurdo non avevamo ancora assistito e mai avrei creduto che potesse accadere quanto si verificò successivamente, un’altra surreale vicenda che si incardinò nel vergognoso divenire fenomenico che si era dispiegato fino a qual momento, raggiungendo livelli di illogicità e irrazionalità ardui solo da ipotizzare per chi, come me, ha fatto della giustizia,della legalità e dell’etica un modus vivendi imprescindibile e immarcescibile nel suo percorso esistenziale. E invece no. Non mi era bastato quanto già occorsomi, una circostanza che da anni mi fa vivere col cuore stretto nel terrore, quello che Federica ha in parte mitigato con la tutela assegnatale. Nel mio caso chi avrebbe dovuto difendermi, o quantomeno preoccuparsi, anche solo umanamente di ciò che stavo vivendo, ha segnato per sempre il mio cammino biologico e professionale nella Polizia di Stato“.

    Infatti De Pierro, poliziotto presso la Polizia di Frontiera di Fiumicino, per quei fatti ha subito un processo disciplinare con richiesta di destituzione. Senza ombra di dubbio può risultare strano e surreale, una trama filmica dello sceneggiatore più fantasioso, ma purtroppo e la triste realtà in cui si è trovato catapultato il reporter romano, noto anche per il suo impegno politico nelle istituzioni (è capogruppo dell’Italia dei Diritti, presso il Comune di Roccagiovine e nella Comunità Montana dell’Aniene, attualmente in liquidazione commissariale per favorire la trasformazione in Unione dei Comuni Montani, e consigliere in seno al consiglio dell’Unione dei Comuni Valle Ustica, nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, dove il movimento da lui presieduto conta ben 25 amministratori eletti).

    Il dott. Tiziano Vetro, allora direttore della V Zona della Polizia di Frontiera di Fiumicino (parliamo del dicembre 2016), ha evidentemente ritenuto attendibili le strambe dichiarazioni di chi ha accompagnato il boss Spada in auto per aggredire l’agente – giornalista e l’ha deferito al Consiglio Provinciale di Disciplina. La funzionaria istruttrice Eva Claudia Cosentino, nominata dall’allora questore di Roma Nicolò D’Angelo, pur essendo stata resa compiutamente edotta sulla circostanza dell’aggressione di stampo mafioso, insistette per la rubricazione dell’estrema censura disciplinare individuata nella destituzione dai ruoli. Il Consiglio Provinciale di Disciplina, presieduto dal vice questore vicario Giovanni Battista Scali, lo ritenne comunque meritevole di sanzione, derubricata però in deplorazione, una proposta avallata e resa definitiva dal capo della Polizia Franco Gabrielli. Risultato: carriera bloccata. Infatti l’approdo decisionale compresse ogni opportunità di avanzamento carrieristico e di miglioramento economico per il numero uno dell’Idd e ne ha determinato l’esclusione dal concorso per l’accesso alla nomina di vice ispettore.

    E’ innegabile che le ragioni della logica più elementare, contro le quali ha cozzato inesorabilmente nella congiuntura, si ribellano categoricamente di fronte a un provvedimento in cui la vittima di un’aggressione mafiosa, poliziotto, invece di essere tutelata, viene perseguita e punita come se fosse colpevole dalla Polizia di Stato, che la sanziona disciplinarmente.

    E’ lapalissiano — riprende De Pierro — che ogni criterio di diritto e di giustizia in questa circostanza sia spirato inesorabilmente e abbia dato vita al trionfo dell’iniquità più illogica e inspiegabile. Tanto più che dopo la notifica dell’inizio del procedimento sono stato inviato presso il Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma – Cecchignola al fine di verificare la mia idoneità, sotto il profilo clinico, al servizio, con il quesito diagnostico riferibile ad ansia reattiva situazionale, direi fisiologica nell’immediatezza della palese ingiustizia che mi ha visto vittima. Dopo un lungo periodo di convalescenza, a spese dei corpi collettivi, sono stato giudicato idoneo al servizio. A seguito delle notifiche dei provvedimenti che hanno suonato il de profundis per il mio avanzamento professionale e per ogni miglioramento economico, compresa l’esclusione dal concorso per accedere alla qualifica di vice ispettore, è stato deciso un nuovo invio presso la Cmo. Altro lungo periodo in malattia, sempre a carico della collettività, che avrebbe certamente evitato di pagare un dipendente in malattia se un bel giorno il dott. Tiziano Vetro non avesse attribuito affidabilità alle dichiarazioni di persone in rapporti con un famigerato clan malavitoso, peraltro senza alcun supporto istruttorio-dibattimentale, e avesse deciso di censurare disciplinarmente la vittima di un agguato mafioso, e poi è giunta la statuizione di non idoneità al servizio. Tradotto in termini pratici significa pensione baby a poco più di 50 anni sulle spalle di chi è costretto, dalle norme in vigenza sulla quiescenza, ad andare in pensione a 67 anni. Non potevo assolutamente accettare, sotto il profilo etico e morale, una cosa simile a danno dei cittadini, anche perché non solo io, ma chiunque mi conosce sa perfettamente che l’asserita ansia persistente da eventi stressanti, peraltro nel caso cagionata da una vicenda disciplinare che non avrebbe mai dovuto esistere in una dimensione valutativa di corretta applicazione della logica,prima che del diritto, tale da pregiudicare la mia efficienza operativa in servizio, è ben lontana dal mio reale stato clinico. Per di più, con mio sommo stupore, ho scorto tra le righe del verbale di riforma che io avrei, a loro dire, scarsi rapporti sociali, una circostanza che, con tutto il rispetto, mi fa ritenere inattendibile l’intera statuizione della Commissione Medica Ospedaliera della Cecchignola. Su questo mi piacerebbe che chi ha formulato tale assurdità circa i miei tratti di personalità, agevolmente confutabili da una semplice ricerca su qualsiasi motore di ricerca, a conferma della mia intensa e perpetua attività pubblica, si assuma le sue responsabilità e spieghi pubblicamente come sia giunto a tale conclusione tragicomica, che sta suscitando sonore risate da parte di chiunque ne venga a conoscenza.

    Ora la pronuncia decisionale afferente alla mia idoneità al servizio, affinché non venga confermata l’attuale posizione che mi vede un baby pensionato a spese di chi dovrà, ahimè, suo malgrado, lavorare fino a età avanzata per pagare il mio trattamento di quiescenza, passa alla Commissione Interforze di II Istanza, che ha sede presso l’Ospedale Militare Celio di Roma ed è attualmente presieduta dal Brigadier Generale Mauro De Fulvio, l’organo di gravame deputato a conoscere dei ricorsi avverso le decisioni assunte dalle varie Cmo dislocate sul territorio nazionale, che ho adito nella speranza di veder riformare, melius re perpensa, la deliberazione promanante dai medici della Cecchignola e sancire il mio rientro in servizio, purtroppo con un pregiudizio incommensurabile in termini di progressione carrieristica ed economica, effetto dispiegato dal provvedimento assunto nei miei confronti, reo semplicemente di essere stato vittima di un’intimidazione mafiosa da parte del boss Armando Spada.

    E’ questa la grande differenza che intercorre tra me e Federica Angeli. Lei ha potuto assistere al processo contro chi l’avrebbe minacciata. A me, non solo non è stato concesso ciò che dovrebbe essere logico in uno stato di diritto, ma ho addirittura dovuto subire conseguenze paradossali per aver denunciato. Colgo l’occasione di esprimere nei confronti di Federica il mio rammarico per non aver ricevuto mai una parola di conforto e solidarietà da parte sua in merito alla vicenda di cui sono stato e sono ancora vittima, cosa che io ho fatto, com’è noto, in più occasioni al suo indirizzo. E se prima ciò era un auspicio e un legittimo desiderio, purtroppo mai soddisfatti, ora, in virtù della sua recente nomina istituzionale in qualità di delegata alle periferie, è una pretesa, da cittadino romano legato alla sua città e paladino della legalità e della giustizia. In virtù della sua figura di personaggio antimafia esprima pubblicamente il suo parere sulla vicenda che vede me e la mia famiglia vittima di persone in rapporti con il clan Spada, dello stesso boss Armando Spada e di vari personaggi istituzionali che spesso hanno favorito, con le loro omissioni ai nostri danni, il clan stesso. E naturalmente sarebbe auspicabile anche che spendesse qualche parola sulle grottesche e gravissime conseguenze di tutto ciò sulla mia attività di poliziotto.

    Questa è una richiesta che rivolgo anche alla sindaca Virginia Raggi, peraltro originaria di Roccagiovine, il comune dove siedo in consiglio comunale, la quale ha dichiarato, in occasione della condanna nei confronti di Armando Spada, di essere ‘sempre al fianco dei cittadini che denunciano e combattono con noi contro la criminalità’. Ebbene non mi risulta di averla mai vista al nostro fianco in questa battaglia per la legalità, né che abbia mai speso una sola parola in merito, pur essendo stata resa edotta più volte in merito alla kafkiana vicenda. Come non ho mai scorto la sua presenza in via Peio, all’Infernetto, per verificare al civico 34 le clamorose omissioni di 2 vigilesse capitoline, le quali, come ho già ampiamente dimostrato, sono riuscite a non vedere lapalissiani abusi perpetrati da persone in rapporti col clan Spada, asserendone peraltro addirittura la regolarità. Il tempo dei proclami è terminato. Alle parole auspicheremmo che seguissero azioni concrete, perché ogni denuncia rimasta inascoltata da parte di vittime di mafia, non solo è una sconfitta per le istituzioni democratiche e per tutto il parenchima sociale sano, ma è un regalo indiretto che si porge su un piatto d’argento allo stesso sistema mafioso, che si autoalimenta, purtroppo, grazie alle complicità reciproche con cellule deviate presenti, come spesso inchieste giudiziarie o giornalistiche mettono in luce, nell’apparato amministrativo. Decontaminare le istituzioni dalle infiltrazioni imponenti e pervasive che le hanno messe sotto scacco è una priorità imprescindibile e improcrastinabile, se vogliamo sperare nella palingenesi capitolina. In tal senso la sfida vincente del futuro risiede in un percorso di edificazione collettiva nel terreno della legalità“.

  • Lettera aperta di Antonello De Pierro,il poliziotto giornalista aggredito dal boss Spada e punito paradossalmente dalla Polizia

    Antonello De Pierro

    AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    ALLA PRESIDENTE DEL SENATO

    AL PRESIDENTE DELLA

    CAMERA DEI DEPUTATI

    AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

    AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

    AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE

    PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO

    DELLE MAFIE E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI

    CRIMINALI, ANCHE STRANIERE

    AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA

    AL PROCURATORE DISTRETTUALE ANTIMAFIA ROMA

    AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI ROMA

    AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

    DI CIVITAVECCHIA

    AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

    DI VELLETRI

    AL PROCURATORE GENERALE

    DELLA CORTE DEI CONTI

    AL PROCURATORE DELLA CORTE DEI CONTI

    PER IL LAZIO

    AL MINISTRO DELL’INTERNO

    AL CAPO DELLA POLIZIA-

    DIRETTORE GENERALE DELLA

    PUBBLICA SICUREZZA

    AL DIRIGENTE V ZONA POLIZIA DI FRONTIERA –

    LAZIO-SARDEGNA-UMBRIA

    AL DIRIGENTE DELL’UFFICIO

    DI POLIZIA DI FRONTIERA AEREA

    DI FIUMICINO

    AL QUESTORE DI ROMA

    AL DIRETTORE DEL SERVIZIO

    PERSONALE TECNICO-SCIENTIFICO

    E PROFESSIONALE DEL DIPARTIMENTO

    DELLA PUBBLICA SICUREZZA

    AL DIRETTORE DELL’UFFICIO

    ATTIVITA’ CONCORSUALI

    DEL DIPARTIMENTO

    DELLA PUBBLICA SICUREZZA

    AL DIRIGENTE DELL’UFFICIO

    SANITARIO PROVINCIALE DI ROMA

    DELLA POLIZIA DI STATO

    AL DIRIGENTE DEL COMMISSARIATO DI P.S.

    LIDO DI ROMA

    AL PREFETTO DI ROMA

    AL MINISTRO DELLA DIFESA

    AL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

    AL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO

    AL CAPO DEL COMANDO LOGISTICO

    DELL’ESERCITO

    AL CAPO DEL COMANDO DI SANITA’

    E VETERINARIA DELL’ESERCITO

    AL RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO

    MILITARE DI MEDICINA LEGALE DI ROMA

    AL PRESIDENTE DELLA C.M.O. POLIZIA DI STATO ROMA

    AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE

    MEDICA INTERFORZE DI 2^ ISTANZA

    AL COMANDANTE GENERALE

    DELL’ARMA DEI CARABINIERI

    AL COMANDANTE INTERREGIONALE

    CARABINIERI “PODGORA”

    AL COMANDANTE LEGIONE CARABINIERI LAZIO

    AL COMANDANTE PROVINCIALE

    CARABINIERI ROMA

    AL COMANDANTE DELLA

    COMPAGNIA CARABINIERI DI VELLETRI

    AL SINDACO DI ROMA CAPITALE

    AL COMANDANTE GENERALE

    DELLA POLIZIA LOCALE

    DI ROMA CAPITALE

    AL SEGRETARIO GENERALE SIULP

    AL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE

    ROMA SIULP

    AL SEGRETARIO GENERALE SAP

    AL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE

    ROMA SAP

    AL SEGRETARIO GENERALE

    FEDERAZIONE COISP – MOSAP

    AL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE

    ROMA FEDERAZIONE COISP-MOSAP

    AL SEGRETARIO GENERALE SIAP

    AL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE

    ROMA SIAP

    AL SEGRETARIO GENERALE

    FSP POLIZIA DI STATO

    AL SEGRETATIO GENERALE PROVINCIALE

    ROMA FSP POLIZIA DI STATO

    AL SEGRETARIO GENERALE SILP CGIL

    AL SEGRETARIO GENERALE

    PROVINCIALE ROMA SILP CGIL

    AL SEGRETARIO NAZIONALE ANFP

    A TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA

    Al fine di garantire la massima diffusione si inoltrerà altresì, prossimamente, per conoscenza:

    A TUTTI GLI UFFICI GIUDIZIARI

    A TUTTI GLI UFFICI DEL MINISTERO DELL’INTERNO E DELLA POLIZIA DI STATO

    A TUTTI GLI UFFICI DELL’ARMA DEI CARABINIERI

    A TUTTI GLI UFFICI DI ROMA CAPITALE

    Con espressa riserva di aggiungere al suddetto elenco, qualora lo ritenessi opportuno, ogni altro riferimento, istituzionale e non.

    Vi prego di prendervi qualche minuto di tempo e di leggere attentamente il messaggio di seguito formulato, che ho già rivolto a chiunque facesse parte della mia rete socio-amicale e ora porto all’attenzione del parenchima sociale sano tra i corpi collettivi della nostra amata Italia. Mi scuso per la lunghezza, ma mi è parso necessario dovere esternare con dovizia di particolari quanto leggerete. Vi ringrazio di cuore per la pazienza.

    “Cari amici, la maggior parte di voi mi conosce in virtù della mia attività giornalistica e politica, che ho sempre cercato di esercitare al meglio, costantemente a tutela e al servizio delle cellule più deboli del nostro tessuto sociale, fedele a quei parametri valoriali che hanno scandito il mio percorso esistenziale, nutrendolo quotidianamente al banco di alcuni riferimenti concettuali che ho eletto a principi inderogabili e imprescindibili. Sto parlando della legalità e della giustizia, intimamente collegati all’etica, modelli comportamentali che ho scelto come granitica piattaforma su cui edificare l’impalcatura del mio modus vivendi. Chi di voi mi conosce meglio sa di cosa parlo ed è consapevole dell’autenticità di quanto affermo, alla luce delle tante battaglie sostenute a difesa dei diritti dei corpi collettivi, in particolar modo di quei soggetti socialmente più fragili, calpestati e mortificati spesso dal potere di pochi eletti, i quali non hanno remore a marciare, con i cingoli dell’arroganza e della prepotenza, sopra la loro dignità, schiacciandola e riducendola a puro sussurro. Quanti tra voi hanno seguito il mio percorso giornalistico sanno che non ho mai accettato passivamente simili circostanze e mi sono sempre attivato per combatterle, incassando spesso l’ incommensurabile soddisfazione, umana prima che professionale, di aver restituito il sorriso a chi, con disarmante e frustrante rassegnazione, credeva di averlo perso per sempre. E coloro i quali avevano agitato, con ributtante alterigia, lo scettro di un’abietta ostentazione autoritaria, sono stati costretti a piegarsi, eccome se l’hanno fatto, e a scusarsi pubblicamente, di fronte al doveroso riconoscimento di diritti sacrosanti, a cui non hanno potuto più sottrarsi, che fino ad allora avevano clamorosamente negato. Un intimo e profondo appagamento morale, che mi ha ogni volta ripagato dell’enorme impegno profuso per ottenere i risultati agognati e mi ha fatto amare sempre di più l’attività giornalistica, che ho cercato di espletare con la massima professionalità possibile, prima da collaboratore di varie testate e poi con responsabilità direttive e gestionali, in particolare da direttore di Radio Roma, al cui timone ho avuto la fortuna, bruciando le tappe, di approdare quasi subito (un anno dopo l’iscrizione all’ordine), da direttore del portale di informazione Italymedia.it, fondato da me e dal mio storico amico, socio e collaboratore Dario Domenici, e da capo ufficio stampa presso il partito politico Italia dei Valori. Ogni volta, anche presso le altre testate che mi hanno visto alla loro direzione, ho cercato di permeare le coscienze di coloro i quali lavoravano con me (nel tempo si sono succeduti in tanti,circa 400) con quegli standard valoriali, che custodivo ben incisi nel mio patrimonio dnatico, ancorandoli prima di tutto a una rigorosa dimensione deontologica, nel cui solco poter sviluppare ogni attività assolta sui percorsi ardui e impervi del mestiere. Oggi posso osservare con orgoglio alcuni di loro viaggiare a vele spiegate sui viali di un brillante successo carrieristico, con impeccabile serietà professionale, in cui riesco a scorgere, compiaciuto, tante venature di quell’impostazione etica da me fermamente pretesa.

    La stessa piattaforma valoriale su cui ho eretto le fondamenta della mia esistenza l’ho mantenuta intatta e trasferita anche nell’attività politica, quando, forte dell’esperienza maturata in ambito comunicativo con l’Italia dei Valori, ho deciso di fondare il movimento politico Italia dei Diritti. Un’esperienza fantastica che mi ha permesso di penetrare nel tessuto amministrativo di varie realtà territoriali, insieme a tanti di coloro i quali hanno sposato il mio progetto legalitario, e di dare compiutezza ai propositi di combattere consolidate sacche clientelari, tanto dure da debellare, e il mancato rispetto delle regole imposte e disciplinate dalle prescrizioni ordinamentali, garantendo così l’interesse supremo dei corpi collettivi. Un amministratore pubblico, destinatario di un’attribuzione mandataria da parte del corpo elettorale, per mezzo della sua espressione consensuale, è investito di un’enorme responsabilità e di un grande onore, quello di servire fedelmente le istituzioni. E io, queste peculiari tipizzazioni, funzionali al munus rivestito, le ho compiutamente acquisite sotto il profilo ontologico-soggettivo e condotte a una piena concretizzazione nell’espletamento dell’attività amministrativa, mosso dal comando imperioso da esse promanante.

    Ma prima di approdare, con passionale ed entusiastico coinvolgimento, all’esercizio dell’impegno partecipativo di natura politica, avevo già da tempo vissuto l’orgoglio di essere al servizio dell’apparato istituzionale e pertanto dei cittadini. Infatti pochi tra voi sanno che per 27 anni ho avuto l’onore di essere professionalmente integrato nei ruoli della Polizia di Stato. Una scelta dettata dalla già menzionata grande devozione al rispetto della legalità e della giustizia. Quando superai il concorso per accedere alle file dei servitori dello Stato in divisa, non esitai un attimo a lasciare gli studi di Medicina e Chirurgia, per inseguire quel sogno di potermi mettere al servizio della gente, per contribuire alla sicurezza della comunità e lottare contro il crimine, a presidio dell’osservanza delle norme dell’ordinamento giuridico. Un approdo lavorativo mosso principalmente da un’elaborazione decisionale di matrice passionale e non solo da un’esigenza occupazionale. Al solo parlarne provo ancora oggi i medesimi brividi, generati dall’entusiasmo esasperato della matricola, degli albori della meravigliosa esperienza che ha accompagnato buona parte del divenire fenomenico nel mio cammino biologico. Un impulso prodotto dall’idea inossidabile e robusta, da sempre nutrita, di considerare la garanzia della giustizia come etica di una nazione. I progetti elaborati e proiettati sulle pareti del mio futuro professionale parlavano di un accesso alla carriera di funzionario. Infatti, il primo punto fissato nel tracciamento intenzionale, prevedeva l’iscrizione al corso di studi di giurisprudenza e il conseguimento del relativo titolo accademico. Una pianificazione poi provvisoriamente accantonata e solo rimandata in quanto mi si presentò l’occasione di intraprendere, parallelamente all’attività istituzionale, la carriera giornalistica, che tante soddisfazioni mi ha regalato e continua ancora a darmi. Alcuni incarichi apicali nel campo dell’informazione, che si sono succeduti negli anni, e il relativo impegno non trascurabile, mi indussero per lungo tempo a procrastinare l’approdo alla formalizzazione universitaria degli studi giuridici, che comunque avevo intrapreso a titolo privato.

    Nel 2005 iniziò, come molti di voi sanno, una vicenda kafkiana per me e la mia famiglia. Credendo di vivere in uno stato di diritto pensavamo che, attivando gli organi preposti alla vigilanza e alla repressione di atti illeciti, ci sarebbe stata una risposta istituzionale secondo le statuizioni del tessuto normativo. Non avevamo fatto i conti con un sistema inquinato che si autoalimenta con reciproche complicità, calpestando ogni logica giuridica in nome del tornaconto personale. E quando il diritto si infrange contro le più elementari ragioni di giustizia ci sono profonde distorsioni nei meccanismi istituzionali.

    Dopo varie denunce presentate da me e da mia madre, dirigente statale in pensione, nei confronti di alcune persone in rapporti con il noto clan Spada di Ostia, per abusi edilizi e altri presunti reati, nonché contro alcuni esponenti istituzionali che avevano omesso di censurarne la condotta, i denunciati, Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro presso l’idroscalo di Ostia, e sua moglie (legalmente separata) Angela Falqui, accompagnarono sotto casa nostra, con la loro autovettura, il noto boss Armando Spada, esponente di spicco dell’omonima organizzazione criminale di Ostia, che minacciò di morte e aggredì con un bastone me e mio fratello, affinché desistessimo dal continuare a denunciare i reati di coloro i quali definì “miei amici”.

    Il personale sanitario dell’ospedale “Grassi” di Ostia riscontrò le lesioni provocate a me e mio fratello dall’aggressione mafiosa. I componenti della volante della Polizia di Stato intervenuta in loco si rifiutarono di sequestrare il bastone con cui lo Spada ci aveva colpito. Nonostante le mie rilevanti insistenze non vollero nemmeno procedere a perquisizione personale. Infatti mi ero insospettito in quanto il boss aveva portato la mano alla tasca come per estrarre un coltello, ma poi aveva desistito dopo che mi ero qualificato come appartenente alla Polizia di Stato. Il mio sospetto era alquanto fondato. Lo stesso Spada alcuni mesi dopo fu arrestato per aver tagliato la gola a un uomo con un coltello.

    Il procedimento attivato dalla denuncia presentata da noi, per quella che era stata apoditticamente un’aggressione mafiosa, fu ascritto alla competenza del Giudice di Pace, a seguito di un’informativa di P.G., redatta presso il Commissariato di Ostia, che ci sembrò non proprio idonea a tratteggiare fedelmente la dinamica di un episodio di minacce e aggressione da parte di un boss mafioso, ma soprattutto perché l’oggetto del reato (bastone) non fu posto sotto sequestro. Ma peggio accadde presso la caserma dei Carabinieri di Casal Palocco, a seguito di una denuncia che i signori De Prosperis/Falqui redassero contro di noi, probabilmente per attenuare la presenza ingombrante dello Spada, con una versione dei fatti che agli occhi, anche distratti, di chiunque abbia un pizzico di buonsenso e obiettività non può che risultare sprezzante del ridicolo. Quello che era diventato “il sig. Spada” fu fatto nascondere nell’autovettura per evitare un suo coinvolgimento nell’aggressione che io e mio fratello avevamo posto in essere contro coloro i quali avevano accompagnato il boss mafioso di Ostia, che si era spaventato di fronte a noi. Per ciò che riguarda il bastone servito per colpire mio fratello era cambiato il suo utilizzo nella circostanza. In base alla loro versione dei fatti era servito allo Spada per difendersi da un “pericoloso animale” che io gli avevo aizzato contro, con riferimento al nostro cane, che era uscito dall’abitazione saltellando come qualsiasi cucciolo di 6 mesi di vita (era questa la sua età anagrafica all’epoca). Sulla conseguente informativa di P.G., redatta presso la suddetta caserma di Casal Palocco, a firma del maresciallo Giuseppe Liguori, venne indicato il boss Armando Spada come teste, ma non vennero riportati i suoi dati anagrafici (luogo e data di nascita), né fu scritto nulla sulla sua nota caratura criminale. Comunque, il procedimento penale che vedeva indagati me e mio fratello, con l’unica “colpa” di aver subito un’aggressione mafiosa, non fece registrare alcuna istruttoria dibattimentale e fu inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione.

    Ebbene, in base a questa circostanza, il dott. Tiziano Vetro, allora direttore della V Zona della Polizia di Frontiera di Fiumicino e titolare della potestà disciplinare circa le mie condotte in afferenza al mio profilo professionale, considerò affidabili le deliranti e assurde affermazioni dei signori De Prosperis e Falqui, che avevano accompagnato il boss Spada per porre in essere l’intimidazione mafiosa, e ritenne che il mio comportamento da poliziotto, vittima della sopracitata aggressione, tengo a ripetere di matrice mafiosa, fosse meritevole di una sanzione disciplinare severa e avviò un procedimento affinché fossi sottoposto al giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina. L’ipotesi irrogativa fu individuata nella punizione estrema della destituzione. In pratica io, da sempre impegnatissimo per garantire e difendere il rispetto della legalità e della giustizia, da poliziotto in primis, ma anche nell’esercizio delle attività giornalistica e politica (e in ragione del corposo supporto documentale e probatorio formatosi negli anni sfido chiunque a smentire tale asserzione), non meritavo di continuare a far parte dei ruoli della Polizia di Stato. In sede di processo disciplinare l’ipotesi iniziale fu derubricata e mi fu comminata la pena della deplorazione, ugualmente inaccettabile per chi non solo non ha commesso nulla, ma è stato vittima di un’azione malavitosa da parte di un boss mafioso. La notifica del procedimento disciplinare avviato dal dott. Vetro ha cagionato ingenti danni alla mia persona, specie di natura clinica (a parte il prevedibile e fisiologico stress emotivo fui costretto solo pochi mesi dopo a un approccio farmacologico, pressoché definitivo, per la cura dell’ipertensione arteriosa sistemica, manifestatasi proprio in quel frangente e che proprio ultimamente mi ha procurato una retinopatia ipertensiva), ma anche carrieristici e patrimoniali di non poco conto. E non solo a me, ma a tutta la collettività.

    Nell’immediatezza del fatto fui colto da reattività ansiosa situazionale, direi fisiologica di fronte a un simile provvedimento, peraltro con la triste e dolorosa consapevolezza di essere stato la vittima dell’episodio contestato. Poche ore dopo fui convocato dall’allora dirigente dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea, la dottoressa Rosa Tabarro, l’unica, tra il personale apicale e subapicale, a esprimere parole di conforto e di vicinanza a un dipendente già duramente provato da tutta la vicenda, peraltro già nota presso quegli uffici, e dalle tante collusioni istituzionali annesse, che ora stava assaporando anche il sapore amaro della beffa come destinatario di una paradossale contestazione disciplinare di grado estremo. Ma a parte l’umana comprensione, la dottoressa Tabarro non considerò nemmeno l’ipotesi di una revoca in autotutela di fronte a un provvedimento tanto assurdo.

    Mi chiese di consegnare spontaneamente l’arma d’ordinanza. Poi fui inviato da parte del medico della Polizia di Stato presso la Commissione Medica Ospedaliera di Roma Cecchignola per essere sottoposto a visita collegiale, al fine di verificare la mia idoneità al servizio, con la formulazione diagnostica di “ansia reattiva situazionale e ipertensione arteriosa” (infatti i valori pressori, a seguito dell’episodio notificatorio dell’avvio procedimentale, si erano alzati di molto). In pratica io, vittima, sotto casa mia, di un atto criminoso da parte del boss Spada, recatosi appositamente lì al fine di compierlo, venivo strappato al mio lavoro, che stavo svolgendo con grande passione e abnegazione, per essere sottoposto all’umiliante iter delle visite mediche accertanti la mia idoneità al servizio, e venivo lasciato in malattia per oltre un anno, a spese dei contribuenti, solo perché il dott. Vetro aveva creduto alle affermazioni degli amici del boss in questione, che l’avevano accompagnato in auto per fargli compiere l’azione delittuosa.

    Al termine dei vari accertamenti, terminato anche l’iter disciplinare con la già accennata deplorazione (pertanto anche altri appartenenti di vertice della Polizia di Stato avevano creduto alla versione degli amici di un boss mafioso, ritenendomi colpevole, ma non tanto da essere destituito), rientrai in servizio, ma con una prospettiva di carriera bloccata. Infatti il mio rapporto informativo, già penalizzato dagli effetti di una gravissima situazione di mobbing subita in passato (in un altro reparto capitolino tra il 2001 e il 2005) ed esauritasi nella sua messa in pratica soltanto a seguito di un esposto presentato presso la Procura della Repubblica, a causa della deplorazione comminatami, subì una variazione peggiorativa e si attestò sotto il giudizio di buono, circostanza che tradotta in termini carrieristici dispiegava effetti consistenti nel naufragio di ogni possibilità di avanzamento professionale ed economico per molti anni. Tale situazione fu aggravata dall’esclusione dal concorso da vice ispettore proprio a causa della sanzione ascrittami. Dopo le notifiche di questi ultimi provvedimenti, che andavano ad aggiungersi, essendone tra l’altro la conseguenza diretta, a quanto già avvenuto a livello procedimentale, fui inviato nuovamente presso la Cmo, a causa di una nuova manifestazione ansiosa reattiva e sfido chiunque a non esserne vittima a seguito di un tale accanimento da parte della Polizia di Stato, che invece di starmi accanto in quanto vittima di mafia, aveva immotivatamente infierito su di me proprio credendo a quanto affermato da chi di quella stessa mafia era sodale. Dopo un lungo periodo trascorso in malattia, non richiesto, a carico dei contribuenti (giova ricordare, sempre riconducibile al procedimento avviato dal dott. Tiziano Vetro, che aveva dato per buone le dichiarazioni di chi era vicino alla mafia), questa volta, al termine di un ulteriore cospicuo lasso temporale passato in convalescenza, sempre a carico dei contribuenti, di un poliziotto strappato alla sua attività istituzionale da un provvedimento che, secondo i canoni della logica, non avrebbe mai dovuto esistere, sono stato giudicato non idoneo in maniera assoluta al servizio di polizia.

    A mio avviso e di quanti ne hanno avuto cognizione e mi conoscono, il provvedimento della Cmo, non corrisponde al mio reale stato clinico, ma mi giunge con un sapore alquanto epurativo. Infatti, non solo non ho mai avuto alcuna necessità di sottoporsi ad alcun tipo di approccio curativo e pertanto di fare ricorso ad uno specialista, ma la mia intensa attività politica (sono titolare di ben 3 cariche elettive), sociale e giornalistica, cresciuta enormemente da quanto sono assente dal servizio (non per mia scelta e pertanto, in perfette condizioni di salute, non ho ritenuto opportuno fermarmi), a mio avviso, e non solo, appare assolutamente in insanabile conflitto col giudizio diagnostico e prognostico formulato dalla Cmo (mi si indica addirittura come soggetto con rapporti sociali ridotti, circostanza agevolmente confutabile anche da un’infinita e pubblica piattaforma probatoria edificatasi in tanti anni di intense e ovvie relazioni sociali, che ha suscitato l’ilarità di chiunque ne sia venuto a conoscenza),che mi condannerebbe alla quiescenza a poco più di 50 anni, con una pensione pagata da chi è costretto a lavorare fino a 67 anni e oltre. Peggio ancora sarebbe se tale stato morboso fosse reale, in quanto direttamente dipendente da quell’iter procedimentale avviato dal dott. Vetro, il quale ha creduto alla versione di persone in stretti rapporti con un’organizzazione mafiosa, anche se di fatto, qualunque sia la verità clinica, in ogni caso l’esito medico-legale statuito dalla Cmo è una diretta conseguenza di quanto deciso dallo stesso dott. Vetro, che ha strappato ai servizi d’istituto un poliziotto.

    Inevitabilmente mi sono visto costretto a proporre ricorso di gravame alla Commissione Medica di II Istanza, al fine di vedere accogliere le mie doglianze circa la valutazione del mio reale stato clinico e affinché si esprima in riforma di quanto precedentemente decretato dal precedente consesso medico-legale. L’ho fatto anche perché non sarebbe eticamente giusto dover gravare sulla collettività, costretta a corrispondermi un trattamento pensionistico in assenza di una patologia che giustifichi tale approdo decisionale, deciso a dimostrare in ogni sede che la formulazione diagnostica partorita dai medici della Cecchignola non è conforme al reale quadro clinico a me riconducibile.

    E’ questo il grande detrimento arrecato ai contribuenti come conseguenza dell’avvio del noto procedimento da parte del dottor Vetro, che di fatto ha privato il tessuto sociale di un’unità lavorativa nel pieno della sua potenzialità energetica e della sua capacità produttiva.

    Lo Stato ha investito dei fondi per formare un poliziotto, che aveva scelto questo lavoro con grande passione, in servizio e fuori dal servizio, come si evince palesemente dalla grande quantità di atti prodotti anche fuori dall’orario di lavoro, con vari interventi che hanno contribuito a rendere più sicuri i cittadini, arrestando rapinatori, sventando furti, etc., non tirandosi mai indietro di fronte a quanto gli veniva imposto dal suo ruolo istituzionale. E ora, esclusivamente a causa di un procedimento avviato dal dott. Vetro, solo perché quest’ultimo ha ritenuto più attendibili le parole di gente vicina alla mafia, da circa 4 anni il suo apporto sociale in qualità di poliziotto, da sempre acerrimo propugnatore dei valori di legalità, giustizia ed etica (qualcuno ha avuto anche l’ardire di affermare che inseguire la verità in nome di questi valori non è compatibile col servizio di polizia), è venuto meno e probabilmente lo resterà per sempre. Ho chiesto a gran voce che quel provvedimento così paradossale venisse revocato in autotutela (lo ha fatto anche mia madre rivolgendosi direttamente alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e al Capo della Polizia Franco Gabrielli), ma finora alcuna risposta è pervenuta in merito.

    Se qualcuno si illude che tutto ciò possa finire come se nulla fosse accaduto e su questa vicenda possa calare il velo dell’oblìo sbaglia di grosso.

    Da oggi, per me e per il movimento politico Italia dei Diritti, che presiedo, inizia una tetragona battaglia senza precedenti, condotta a oltranza, affinché sui fatti in argomento possano accendersi perpetuamente i riflettori e vengano esposti al giudizio della pubblica opinione. E credo che sarà davvero arduo imbattersi in qualcuno, nel tessuto sociale sano della nostra nazione, che possa esprimersi a favore di un procedimento disciplinare, avviato dalla Polizia di Stato, nei confronti di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui è stato vittima di un’aggressione con minacce di morte da parte di un boss mafioso. L’unica cosa certa è che non mi rassegnerò e non mi fermerò di fronte a questa vergogna, che ha calpestato la mia dignità, riducendola a puro sussurro.

    Si parla tanto di suicidi nelle forze dell’ordine e mi piacerebbe indagare le vicende professionali e disciplinari delle vittime. La nostra battaglia sarà anche a favore di tutti gli uomini in divisa affinché fatti del genere non si ripetano mai più. Promuoveremo ogni iniziativa che riterremo idonea a suscitare l’indignazione anche dell’ultimo cittadino. Organizzeremo manifestazioni di protesta presso ogni sede istituzionale, partendo da quelle della Polizia di Stato e del Ministero dell’Interno, per continuare con tutte quelle che riterremo opportune, comprese le redazioni di organi di stampa e televisione. Avremo a disposizione costantemente il nostro ufficio stampa per tutti i lanci mediatici dell’accaduto, con comunicati e video su tutte le piattaforme disponibili. Io e la mia famiglia siamo stati finora coinvolti in una vicenda kafkiana e ci siamo trovati a fronteggiare personaggi legati al clan Spada di Ostia e tutte le cellule deviate e colluse delle istituzioni che li hanno favoriti, ma mai avremmo pensato che io avrei dovuto difendermi anche dalla mia tanto amata Polizia di Stato, che invece di tutelarmi (e i fatti erano già noti in atti che il mio reparto già custodiva) mi ha avviato un procedimento disciplinare e mi ha inflitto una sanzione che mi ha notevolmente indebolito nella mia battaglia contro gli amici degli Spada, che di fatto, e questa è la triste realtà, sono stati indirettamente favoriti nella circostanza e hanno condizionato il mio divenire carrieristico.

    A chi finora è rimasto indifferente verrà chiesta la propria opinione ufficialmente e pubblicamente tramite i canali mediatici. Perché di fronte a una circostanza del genere le risposte possono essere solo 2. O si è d’accordo con un procedimento per destituzione a carico di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui questi è stato vittima di un boss mafioso, oppure non lo si è. Delle due l’una. Il silenzio non può essere ammesso.

    E lo chiederemo in primis al dott. Tiziano Vetro, il quale prima di approdare alla meritata quiescenza e godersi la sua pensione, ha assunto una decisione incomprensibile e inaccettabile che mi ha rovinato professionalmente e mi ha condannato, almeno per ora, alla pensione a poco più di 50 anni, ma mi ha penalizzato notevolmente anche sotto il profilo esistenziale. Da lui vorremmo sapere anche come sia stato possibile tutto questo. Perché qualcuno, alla luce della assurdità della vicenda in esame, potrebbe porsi un quesito: “Ma la polizia è con la mafia o con i poliziotti?”. Io che ho fatto parte (e ancora sono legato con un sottile filo) della Polizia di Stato so per certo che la polizia è contro la mafia. E’ per questo che è ancora più importante un intervento chiarificatore in merito.

    Come faremo con la ministra dell’Interno Lamorgese e col capo della Polizia Gabrielli, che ha lavorato a stretto contatto con il dott. Vetro quando era a capo della Protezione Civile. Qualcuno dovrà pur spiegarcelo come sia potuto accadere. E al prefetto Gabrielli chiederemo anche di revocare in autotutela tutta la vicenda disciplinare, quantomeno per limitare gli ingenti danni provocati.

    Ma chiederemo un’opinione sulla vicenda (e in questo caso anche come sia stato possibile giungere a un processo disciplinare e alla comminazione di una sanzione) altresì a tutti i dirigenti e funzionari coinvolti nel procedimento, che hanno continuato tranquillamente la loro carriera mentre la mia, quella di un poliziotto vittima di mafia, è stata annientata. A iniziare dalla dottoressa Eva Claudia Cosentino, funzionario istruttore nel procedimento, la quale, pur essendo stata resa ben edotta in afferenza ai fatti ed essendo statale fornita una cospicua documentazione in merito, ha insistito per la destituzione. Lo chiederemo all’allora questore di Roma Nicolò D’Angelo, il quale aveva conferito l’incarico istruttorio alla dottoressa Cosentino, e al dott. Giovanni Battista Scali, il quale ha presieduto il consiglio di disciplina, che ha irrogato la sanzione della deplorazione, derubricando sì la punizione estrema della destituzione, ma riconoscendo ugualmente meritevole di censura me, aggredito e minacciato di morte dal boss Armando Spada, e agli altri componenti del sopracitato consesso giudicante che si sono espressi favorevolmente per la sanzione.

    Ma chiederemo il suo punto di vista, inerente all’evento procedimentale e alla censura concretizzatasi, anche all’attuale dirigente della Polaria di Fiumicino, mio reparto di appartenenza, il dott. Giovanni Casavola, estraneo alla vicenda disciplinare, ma che, messo più volte a conoscenza dei fatti non ha speso al mio indirizzo nemmeno una parola di conforto. Mi sarebbe bastata quella. Come colui il quale è stato a capo della V Zona di Fiumicino fino a pochissimo tempo fa, il dott. Bruno Megale, anch’egli inequivocabilmente a conoscenza dei fatti, ma a quanto pare ha preferito ignorare. Va detto che il dott. Megale, ha raccolto il testimone del dott. Vetro solo pochi mesi dopo (marzo 2017) che quest’ultimo aveva avviato il procedimento in parola (notificato il 7 dicembre 2016) a mio carico ed era in carica a Fiumicino anche all’esito della pronuncia decisionale del consiglio di disciplina (luglio 2017). Ora è stato nominato questore di Reggio Calabria, ironia della sorte proprio la provincia in cui mio cugino, carabiniere, perse la vita in servizio, in un attentato mafioso nel 1994, e la Scuola Allievi Carabinieri reggina è a lui intitolata.

    Fortunatamente io, che ho da sempre amato fortemente la Polizia di Frontiera di Fiumicino e ho svolto con impegno anche il ruolo di dirigente sindacale per la Uil Polizia, ho incassato, in compenso, la solidarietà di tantissimi colleghi, scandalizzati e increduli di fronte all’assurda vicenda. In particolare tengo a sottolineare l’espressione, da parte mia, di un sentimento di grande gratificazione per la vicinanza dimostratami dal mio diretto superiore, il dott. Giuseppe Manzo, con cui ho lavorato per molti anni con ampia motivazione professionale, in un rapporto di reciproca stima.

    Ma comunque ogni prefetto, come ogni questore, dirigente o funzionario della Polizia di Stato, ma anche ogni ufficiale, dirigente o funzionario degli altri corpi di polizia e delle Forze Armate verrà invitato pubblicamente a esprimersi in merito. Come anche i medici della Cmo che hanno giudicato, con disarmante freddezza e distacco rispetto a una vittima di mafia, il mio stato clinico fino a definirmi non idoneo al servizio di polizia, visto che alla mia domanda specifica de visu non si sono degnati di rispondere. E naturalmente tutti i dirigenti nazionali e provinciali dei sindacati della Polizia di Stato, finora rimasti silenti di fronte a un avvenimento di eccezionale gravità.

    Da pochi giorni a comandare la V Zona di Fiumicino è arrivato il dott. Giovanni Busacca, a cui chiederò espressamente un incontro e di attivarsi per addivenire, per le motivazioni abbondantemente esposte in narrativa, a una revoca in autotutela del provvedimento adottato nei miei confronti, che mi restituirebbe la dignità di poliziotto e se unito a un favorevole verdetto medico-legale da parte della Commissione Medica di II Istanza sanerebbe una grottesca vicenda che ormai si trascina da lungo tempo. E se quest’ultima evenienza non si concretizzasse vorrà dire che io, pensionato baby sulle spalle dei cittadini (è questo il messaggio che dovrà principalmente passare all’opinione pubblica) a seguito delle conseguenze di un procedimento travalicante i confini del paradosso, in cui la Polizia di Stato ha perseguito un dipendente con la sola colpa di essere stato vittima di un boss mafioso, inizierò a svolgere la professione giornalistica in via esclusiva, eventualmente anche senza retribuzione (mi occuperò molto anche di questioni inerenti alla Polizia di Stato), e soprattutto continuerò, da presidente del movimento Italia dei Diritti, a lottare, insieme ai tanti dirigenti, eletti e attivisti, per salvaguardare la tutela dei diritti dei cittadini, e a onorare i 3 mandati politici di natura elettiva, come già, perfettamente in ottima salute (a parte i già citati problemi ipertensivi, manifestatisi subito dopo l’avvio del procedimento in questione), sto facendo, arrivando a lavorare fino a 20 ore al giorno per la mia carriera politica (che sembrerebbe in ascesa), un impegno e una profusione di energie un po’ insoliti per chi è stato giudicato affetto da patologia di tipo ansioso così invalidante, con buona pace di chi, inverosimilmente, ha formulato, con riferimento alla mia persona, la grottesca definizione di un soggetto con rapporti sociali ridotti.

    Ma verrà chiesto di esprimersi nel merito e contestualmente tributare un messaggio di solidarietà (naturalmente in via ufficiale tramite canali mediatici) a ogni personaggio istituzionale che riterremo utile alla causa, e senz’altro al presidente della Repubblica, del Senato, della Camera dei Deputati, del Consiglio dei Ministri, a tutti i deputati e senatori, a tutti i presidenti di Regione e agli altri esponenti regionali e a tutti i sindaci e amministratori locali. Chiederemo alle assemblee consiliari di tutti i comuni italiani, dando ampia diffusione a mezzo comunicato stampa, di votare una mozione di solidarietà sull’accaduto, che vede un poliziotto punito dopo essere stato aggredito da un boss mafioso. Saranno avviate petizioni sul web. Ma soprattutto chiederemo di esprimere pubblicamente la propria solidarietà nei miei confronti a tutti i miei numerosi amici personaggi pubblici con cui ho avuto rapporti di lavoro nei tanti anni di attività giornalistica, specie nel decennio trascorso come direttore di Radio Roma. E a coloro i quali non rientrano nella mia rete amicale l’invito sarà rivolto mediaticamente. Ma il nostro ufficio stampa sarà a disposizione di chiunque, anche meno noto (attori, attrici, soubrette, cantanti, etc. – o aspiranti tali), crederà di voler lanciare un messaggio di solidarietà in difesa della mia dignità e del mio onore. La possibilità sarà aperta anche a imprenditori che vorranno farlo a nome della loro azienda. Anzi, specie dopo la crisi causata dall’emergenza Covid 19, verrà offerta un’esposizione pubblicitaria gratuita su tutti i canali mediatici da noi direttamente controllati. E comunque, chiunque vorrà registrare un video solidale potrà farlo e questo sarà pubblicato sui canali che attiveremo.

    Tutto ciò affinché su questo caso, rimasto ormai fin troppo nell’ombra, anche per mia scelta, in quanto non ho mai voluto che fosse reso noto per tutelare l’immagine di quella Polizia di Stato, che finora poco si è preoccupata dell’intima sofferenza che mi è stata cagionata, non venga mai scritta la parola fine.

    Perché su una vicenda come questa è per me un dovere civile e morale tenere alta l’attenzione preso l’opinione pubblica.

    Grazie a tutti voi per l’attenzione. Vi abbraccio”.

    Antonello De Pierro

  • Aggredito dai mafiosi e accusato dallo Stato, Italia dei Diritti esprime solidarietà al suo presidente Antonello De Pierro

    Tramite il responsabile alla politica interna Carlo Spinelli il movimento Italia dei Diritti solidarizza con il proprio fondatore e presidente il giornalista Antonello De Pierro che dopo aver subito un’aggressione mafiosa è stato messo sotto accusa dalle forze dell’ordine che lui stesso rappresenta

    Roma – Non c’è limite ai paradossi che si verificano in Italia; in uno di questi è rimasto vittima il fondatore e presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro giornalista e agente di Polizia che, benché avesse subito un’aggressione mafiosa da parte di Armando Spada esponente di spicco dell’omonimo clan mafioso di Ostia, si è trovato a doversi difendere dalle accuse dello stesso organo statale che De Pierro rappresenta.

    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro

    ”Che il nostro Paese a volte non valorizza appieno le risorse di cui dispone è risaputo, tanti sono coloro costretti a migrare per affermarsi nei propri campi professionali ed è per questo che a volte l’Italia ha perso anche menti straordinarie che hanno fatto fortuna all’estero e le fortune di chi ha consentito loro di prestare la propria opera professionale – esordisce così il responsabile alla politica interna del movimento Italia dei Diritti Carlo Spinelli commentando l’episodio che ha visto coinvolto il presidente del movimento stesso Antonello De Pierro – così come molti sono i casi di ingiustizie perpetrati ai danni di cittadini innocenti che si sono visti condannare per crimini mai commessi o che sono passati da vittime a carnefici per errori giudiziari o per incapacità di chi svolge indagini o magari soltanto perché gli inquirenti venivano pressati dall’opinione pubblica e dalle istituzioni alla ricerca di un colpevole per forza, ma quanto successo al nostro presidente Antonello De Pierro in questo caso anche agente della Polizia di Stato ha davvero dell’incredibile. Non starò qui a raccontare l’intera vicenda della quale già lo stesso De Pierro ci ha portato a conoscenza tramite comunicati stampa diffusi su scala nazionale, voglio però porre all’attenzione di chi legge di come un fedele servitore dello stato nel momento che pesta i piedi a personaggi potenti, se il suo caso cade nelle mani di inquirenti sbagliati, ecco che da vittima diventa carnefice; e così dopo aver subito un’aggressione da parte del noto boss di Ostia Armando Spada esponente di spicco del clan omonimo per De Pierro è iniziata un’odissea che lo sta portando all’essere posto in congedo dalle forze di polizia ed alla pensione anticipata. La colpa di De Pierro e della sua famiglia – prosegue Spinelli – è stata quella di denunciare abusi edilizi da parte di alcuni personaggi vicini al clan Spada, le stesse persone che sono ricorse al boss per aggredire a scopo intimidatorio la famiglia De Pierro per convincerli con le cattive maniere a desistere dal denunciare gli abusi e la cosa non è degenerata in qualcosa di più grave delle percosse soltanto perché Antonello De Pierro si è qualificato come agente di polizia. A questo punto all’intervento delle forze dell’ordine De Pierro da aggredito e diventato come per magia aggressore, in grado di intimidire a tal punto da far scappare e rifugiarsi dentro l’auto un boss mafioso divenuto improvvisamente agnellino, e da qui è iniziato per il nostro presidente un vero e proprio calvario. La cosa che fa indignare è vedere come un servitore dello stato che rischia la vita tutti i giorni per difenderci dalla malavita si trovi a dover subire l’onta della deplorazione e ad essere cacciato dal corpo di Polizia di Stato come un delinquente solo perché ha messo i bastoni tra le ruote ad amici di mafiosi; e ancor di più fa indignare il fatto che a 52 anni si troverà a percepire la pensione, a nostre spese, quando un lavoratore comune, me compreso, dovrà aspettare la soglia dei 67 anni per poter percepire la meritata indennità post lavorativa. Antonello De Pierro ha attivato tutti i canali necessari per impugnare tale provvedimento sperando che trovi sulla propria strada persone rette che possano rivedere il caso ed annullare quanto finora è stato sentenziato e far rientrare De Pierro a pieno titolo tra le forze di polizia. Per adesso – conclude Spinelli – non mi resta che esprimere solidarietà a nome del movimento che rappresento, che Antonello De Pierro presiede e che da sempre lotta contro le ingiustizie, a difesa dei diritti e per riportare la legalità nelle istituzioni, lo stiamo facendo laddove rappresentiamo le persone che ci hanno votato per farci entrare nei consigli comunali, lo stiamo facendo per conto di tutti coloro che ci contattano perché vittime di ingiustizie e di soprusi e lo faremo anche per il nostro presidente, Italia dei Diritti sarà presente come non mai e si attiverà affinché anche i vertici dello Stato intervengano per porre fine a questa ingiustizia italiana”.

  • De Pierro, a Percile ha vinto l’Italia dei Diritti

    Il presidente del movimento commenta il 30% ottenuto alle ultime elezioni nel comune della Valle Ustica e spiega perché considera questo risultato un successo

    Antonello De Pierro
    Roma – Ad alcuni giorni dallo spoglio delle elezioni amministrative 2020, che hanno visto il movimento Italia dei Diritti partecipare con una lista in più comuni, il presidente Antonello De Pierro, il giornalista ex direttore e voce storica di Radio Roma che lo fondò alcuni anni or sono, si avventura in una disamina del voto. E lo fa con riferimento a Percile, incantevole borgo della Città Metropolitana di Roma Capitale, dove la formazione politica da lui presieduta ha incassato un’espressione consensuale pari al 30%, che ha permesso di eleggere 3 consiglieri (il candidato a sindaco Giovanni Ziantoni, Roberto Porcacchia, nipote d’arte in quanto suo zio è Oscar Tortosa, attuale vice presidente del movimento e noto politico di lungo corso, e il dottor Marco Del Monaco, medico presso l’ospedale di Subiaco) grazie a un magistrale lavoro di squadra che ha visto impegnati senza soluzione di continuità e con un ingente impiego di energie tanti dirigenti territoriali, a iniziare dal responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli, che tanti applausi ha riscosso durante il suo intervento in occasione della chiusura della campagna elettorale, facendo impennare verso il rosso il termometro dell’entusiasmo.

    Fondamentali per il risultato ottenuto sono stati altresì il responsabile per la Valle Ustica Mattia Cola e quello locale Daniele Vitelli, che hanno supportato magistralmente il candidato sindaco Giovanni Ziantoni, uno degli esponenti più attivi nelle file del movimento capeggiato da De Pierro, già consigliere comunale a Sambuci e sempre in prima linea come responsabile territoriale per Vicovaro. Ma anche lo stesso numero uno dell’Italia dei Diritti,capogruppo nell’assemblea consiliare della vicina Roccagiovine e consigliere nell’Unione dei Comuni Valle Ustica (di cui fa parte anche Percile), nonché a capo di un gruppo di ben 8 membri in seno alla Comunità Montana dell’Aniene (attualmente commissariata per favorire la trasformazione in Unione dei Comuni Montani), ha dato il suo contributo a ciò che i pronostici della vigilia annunciavano come una vittoria epocale e senza precedenti, chiudendo trionfalmente proprio a Percile la campagna elettorale, tra un fiume di applausi scroscianti e risonanti ovazioni, di fronte a una platea numerosissima, nonostante le misure restrittive imposte dalle norme anticovid.

    Tra i tanti sostenitori dell’Italia dei Diritti presenti, accorsi anche da altri comuni, in particolare dalla limitrofa Licenza, dove il movimento si prepara a lanciare la sfida per la prossima tornata amministrativa, si è infilato qualche elettore di altre liste, che lasciandosi andare a qualche contestazione dal sapore triviale ha fatto sfiorare la rissa, scongiurata fortunatamente dall’intervento delle forze dell’ordine presenti.

    Anche il grande successo riscontrato nella piazza dell’ultimo scorcio di campagna elettorale aveva disegnato, nelle convinzioni di chi auspicava finalmente quel cambiamento proposto dal movimento di De Pierro da circa 2 anni anche nella Valle dell’Aniene, i contorni illusori di una straordinaria e storica vittoria, in virtù del fatto che sarebbe stata ottenuta da una lista senza nessun candidato del luogo, cosa che rende clamoroso anche quel 30% ottenuto, come spiega lo stesso leader: “Vincere le elezioni a Percile, come da più parti si asseriva con cauto ottimismo, avrebbe rappresentato un esito elettorale da affidare agli annali storici delle competizioni politiche italiche. La nostra lista era composta da candidati non percilesi, anche se amanti del luogo o legati in qualche modo al territorio, e si scontrava con un gruppo composto da persone locali e pertanto con solidi legami familiari. Nel terreno della logica del buonsenso, in virtù di ciò che stiamo mostrando nei comuni in cui sediamo sugli scranni istituzionali, il risultato avrebbe dovuto essere scontato. Noi rappresentiamo il cambiamento, un nuovo modo di fare politica, avulso dal muoversi su percorsi clientelari, dove le parole d’ordine sono giustizia, legalità ed etica e, in chiave post ideologica, miriamo solo a soddisfare le istanze dei corpi collettivi e alla risoluzione del problema. Purtroppo però, specie nei piccoli comuni, ci si imbatte nella logica atavica del voto familiare e pertanto questi paesi sono condannati a gestioni amministrative dal sapore feudale, dove prima ci si chiede se c’è un legame familiare e poi se il candidato è in grado di amministrare un comune. e’ su questo paradigma concettuale che si è consumata la supremazia consensuale della lista locale e siamo stati relegati all’opposizione. Dall’altra parte avevamo una compagine che aveva mostrato segni di debolezza già dal momento della presentazione della candidatura. Infatti schierava 8 candidati sui 10 massimi previsti Mi sono sembrate lapalissiane le difficoltà incontrate nel completare la squadra. Pertanto, visto che a Percile, nonostante l’esiguo numero di residenti, c’è un’offerta politica di qualità, probabilmente chi ama la buona politica non si è trovato d’accordo con l’espressione del passato. Dal nostro canto, nelle condizioni che ho descritto posso parlare di una nostra vittoria. Noi a Percile, con il 30% ottenuto, abbiamo vinto. Che risultato positivo è quello di una lista locale che supera di poco il 60% e permette a una lista di persone estranee al territorio di far registrare il 30% dei consensi? Liberi di festeggiare l’ingresso in maggioranza, gridare al trionfo, come la formalità burocratica detta, ma la realtà guarda questo risultato con la lente di ingrandimento della riflessione oggettiva e lo vede offuscato da tante ombre che ne sminuiscono l’esatta entità. Tributo i miei migliori auspici al neo sindaco Claudio Giustini e offro la nostra collaborazione ogni volta che saranno rispettati a nostro avviso gli interessi della popolazione. Infatti ho sempre considerato il lavoro di opposizione dell’Italia dei Diritti ad adiuvandum. Ma se non dovessimo riscontrare nell’attività amministrativa quei principi fondanti del nostro movimento e vedremo anche un solo abitante di Percile penalizzato, la nostra opposizione sarà dura e intransigente. Dentro e fuori dalle stanze istituzionali. Perché ormai in tanti sanno che noi rappresentiamo i cani da guardia che vigilano sul rispetto del principio del buon andamento della pubblica amministrazione, come recita puntualmente la codifica dell’art. 97 della Carta costituzionale e lo sappiamo fare anche senza sedere nell’assise consiliare. Quando abbiamo evitato l’istituzione del pedaggio sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’autostrada Roma-Fiumicino, l’abbiamo fatto fuori dalle istituzioni. Quando abbiamo fatto realizzare, contro la corruzione, la rotazione intermunicipale dei vigili urbani a Roma, dopo ben 18 miei incatenamenti, non sedevamo nell’assise consiliare capitolina. Posso elencare tanti risultati raggiunti dal nostro movimento e sono certo che prima o poi libereremo anche i piccoli comuni dalla morsa del voto di famiglia che tanto detrimento cagiona al parenchima amministrativo. Mi piacerebbe chiedere agli elettori se quando devono ricorrere a qualsiasi prestazione professionale si rivolgono a un parente che ha deciso di avventurarsi in un’improbabile improvvisazione oppure fanno ricorso a un professionista qualificato. La medesima elaborazione concettuale andrebbe attivata in sede di espressione del consenso nel segreto della cabina elettorale quando si decide di affidare le sorti della propria comunità a chi si propone per amministrarla .Purtroppo, a quanto pare, i nostri consiglieri hanno già dovuto, loro malgrado, rilevare un mancato rispetto delle norme che regolano il canonico insediamento del nuovo consiglio comunale. Entro 3 giorni dalla proclamazione degli eletti, il primo adempimento del neo sindaco è la pubblicazione dei risultati elettorali, nonché il perfezionamento notificatorio degli stessi ai consiglieri eletti. Ebbene, sul sito internet del Comune tale pubblicazione, ancorché il manifesto riportasse la data del 25 settembre, è avvenuta solo il 1 ottobre, ben 9 gironi dopo la proclamazione, e per giunta con un errore nell’ordine degli eletti in afferenza alla cifra elettorale ottenuta. Per quanto attiene alla notificazione dell’esito elettorale agli eletti non mi risulta che a oggi, 1 ottobre, sia ancora avvenuta, sebbene sia stato già convocato proprio in data odierna il consiglio comunale di insediamento, questa volta entro il dies ad quem perentorio prescritto dal dettato dell’articolo 40 del Tuel,, ma senza che i nuovi consiglieri siano stati formalmente edotti dell’avvenuta elezione. Naturalmente, chiederò ai nostri rappresentanti in seno al consesso consiliare, di formulare un’interrogazione per essere messi a conoscenza dei motivi ostativi che hanno determinato questo ritardo, con l’auspicio che il sindaco Giustini vigili affinché il rispetto delle regole venga garantito e in futuro non si ripetano più simili inottemperanze burocratiche“.

  • Carlo Spinelli nuovo responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti

    Il segretario provinciale romano, membro del direttivo nazionale, è stato nominato dal fondatore e presidente del movimento Antonello De Pierro e succede a Oscar Tortosa, il quale da alcuni mesi ha assunto la carica di vice presidente
    Carlo Spinelli con Antonello De Pierro

    Roma – Il movimento Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista Antonello De Pierro, ha un nuovo responsabile del Dipartimento Politica Interna.
    Si tratta di Carlo Spinelli, membro del direttivo nazionale e segretario provinciale romano, che succede a Oscar Tortosa, approdato da qualche tempo alla carica di vice presidente. La nomina è giunta direttamente dal presidente De Pierro dopo un confronto aperto all’interno della riunione del direttivo nazionale, dove si è discusso tra l’altro dei nuovi progetti politici dell’Italia dei Diritti. L’investitura è stata accolta con soddisfazione dall’intero direttivo che riconosce in Spinelli la figura giusta per proseguire il percorso di crescita del movimento iniziato ormai da qualche anno e che sta portando Italia dei Diritti sempre più sotto i riflettori della politica italiana nazionale. Il numero uno della segreteria provinciale capitolina si è detto onorato del nuovo incarico promettendo il consueto impegno che ha profuso da sempre, fin dal primo giorno di adesione alla formazione politica fondata da De Pierro credendo fortemente in quelli che sono i principi fondanti del movimento stesso. A Spinelli, capogruppo consiliare in seno al consiglio comunale di Capranica Prenestina, va riconosciuto il merito, in qualità di responsabile provinciale romano, di aver portato l’Italia dei Diritti a essere la formazione politica che conta più eletti nei comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale al di sotto dei 15.000 abitanti. Un risultato non trascurabile se si pensa che tutto è iniziato appena due anni fa con i primi 3 consiglieri eletti nel consesso consiliare di Roccagiovine per giungere al recentissimo 30% ottenuto a Percile con altri 3 amministratori approdati nell’assise comunale.”Sono certo che Carlo saprà ricoprire al meglio il nuovo ruolo politico – ha affermato il presidente De Pierro – e gli formulo i migliori auguri per il lavoro che andrà a svolgere“.

  • NASCE EUROPEAN CAPITAL OF DEMOCRACY, INIZIATIVA DEI SINDACI EUROPEI A FAVORE DEI PRINCIPI DEMOCRATICI

    Vienna, 23 settembre 2020 – Per combattere il clima di crescente incertezza politica in Europa, l’Innovation in Politics Institute, assieme al sindaco di Vienna Michael Ludwig, ha coinvolto i Sindaci europei nell’iniziativa European Capital of Democracy, patrocinata dalla Vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica e dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa Marija Pejčinović Burić.

    Scopo del progetto è quello di individuare, ogni anno a partire dall’autunno 2021, una città Capitale Europea della Democrazia, che si impegni a stilare un programma di validità internazionale per rafforzare lo spirito democratico, attraverso gesti concreti. Le organizzazioni internazionali saranno inoltre invitate a contribuire, realizzando attività nelle rispettive città: conferenze internazionali, festival culturali, programmi educativi, campi estivi per i giovani e molto altro ancora. I temi principali saranno le nuove tecnologie, il cambiamento climatico, la partecipazione dei cittadini e l’educazione.

    Un numero crescente di politici e cittadini si chiede cosa si può fare per migliorare la democrazia. Con la nostra iniziativa, creeremo uno spazio in cui gli innovatori di tutta Europa potranno incontrarsi ogni anno, condividere le migliori pratiche e avviare nuove forme di impegno democratico. Per sopravvivere, la democrazia deve progredire. Questo è l’obiettivo delle città che partecipano all’iniziativa, spiega Helfried Carl, co-fondatore dell’iniziativa e Managing Partner dell’Innovation in Politics Institute.

    Il lancio è avvenuto, in forma digitale, lo scorso 18 settembre, ed ha visto sindaci e rappresentanti politici di oltre 15 Paesi europei raccontare la propria visione dell’iniziativa. Oltre a Dubravka Šuica e Marija Pejčinović Burić, in rappresentanza della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa, sono intervenuti politici di spicco di Atene, Bratislava, Budapest, Francoforte, Danzica, Istanbul, Parigi, Praga, Sofia, Strasburgo, Tirana, Vienna e Varsavia.

    Per candidarsi, ogni città dovrà presentare l’autovalutazione del suo percorso democratico e un programma annuale volto a rafforzarlo ed ampliarlo. Sulla base di criteri trasparenti, un gruppo di esperti redigerà un elenco ristretto di tutti i candidati. Infine, una giuria di 10.000 cittadini, rappresentativi della popolazione europea, selezionerà la città che avrà il titolo di Capitale Europea della Democrazia a partire dal 2023.

    Le città che otterranno il titolo lavoreranno per attuare i loro programmi, mettendo in campo una vasta gamma di attività insieme alla società civile, ai cittadini e ai partner locali. Diventeranno inoltre palcoscenico per il rafforzamento della democrazia a livello internazionale, ospitando e contribuendo in maniera attiva all’organizzazione di eventi e progetti con l’Innovation in Politics Institute ed altri partner internazionali. Cittadini e politici di tutta l’Europa saranno invitati a sperimentare questi sforzi, partecipando in prima persona.

    In attesa di mettere a punto l’ampio processo di selezione, per i primi due anni verranno individuate due città già all’avanguardia nelle iniziative a sostegno della democrazia, che svolgeranno il ruolo di capofila nel tracciare la strada per le future Capitali della Democrazia.

    Temi chiave saranno tecnologia, cambiamento climatico, educazione e partecipazione: il percorso tecnologico si concentrerà sulle sfide e le opportunità derivanti dalla rivoluzione digitale, tra cui l’intelligenza artificiale e la disinformazione. Nel tema della partecipazione, si esploreranno nuove misure per migliorare la partecipazione dei cittadini, come le assemblee dei cittadini e il bilancio partecipativo. Poiché il cambiamento climatico sarà un fattore importante per lo sviluppo della democrazia, ogni città è incoraggiata a presentare progetti di punta per affrontare questo problema. E nel percorso educativo, le scuole di altre città e paesi potranno partecipare ad attività nella capitale europea della democrazia, sia in loco che online.

    Anche i Sindaci italiani sono invitati ad aderire al progetto, collaborando ancora una volta al fianco dell’Innovation in Politics Institute per la diffusione delle idee e dello spirito democratico. Già dal 2017, infatti, l’Istituto promuove anche in Italia, con il supporto dell’agenzia di comunicazione Noesis che lo rappresenta nel nostro Paese, gli Innovation in Politics Awards, premio europeo per i progetti politici innovativi e virtuosi che migliorano la vita dei cittadini, che ha visto tra i vincitori delle scorse edizioni proprio due italiani: il comune di Capannori e il comune di Milano.

    Martin Slater, Presidente di Noesis, co-fondatore e rappresentante per l’Italia dell’Innovation in Politics Institute, dichiara: “Sono orgoglioso di fare parte di questa iniziativa, e di poterla promuovere anche in Italia. I Sindaci delle nostre città sono in prima linea nella gestione dei grandi problemi che dividono la nostra società: immigrazione, disoccupazione, inquinamento… i rappresentanti politici, assieme ai cittadini, sono chiamati a trovare soluzioni che soddisfino la maggioranza della popolazione, e riteniamo che le particolari forme di democrazia impiegate possano permettere di risolvere al meglio i conflitti, portando ad una vita più serena per tutti”.

     La democrazia è sotto attacco, e ora sta contrattaccando. Ogni Capitale Europea della Democrazia diventerà il posto giusto per chi in Europa vuole che la democrazia diventi più forte – al di là delle linee di partito e dei confini nazionali“, aggiunge Helfried Carl.

    “Il risultato sarà il duplice vantaggio di evidenziare le iniziative democratiche e di fungere da catalizzatore per altre iniziative, in quanto le città competono per il titolo – e poi raccolgono i benefici che ne derivano”, continua Marija Pejčinović Burić, Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

     Conclude Dubravka Šuica, Vicepresidente per la democrazia e la demografia della Commissione europea: “In questi tempi straordinariamente difficili e incerti, vedere questa iniziativa prendere forma e riaffermare il ruolo cruciale delle nostre città come roccaforti e laboratori della democrazia è rassicurante e promettente”.

     Maggiori informazioni su European Capital of Democracy e sull’evento di apertura sono disponibili a questo link:  https://innovationinpolitics.eu/en/press/ecod/

    A proposito di European Capital of Democracy

    Con il lancio dell’iniziativa European Capital of Democracy, i Sindaci e le organizzazioni internazionali vogliono dare un contributo concreto al rafforzamento della democrazia in Europa. L’iniziativa è stata fondata dall’Innovation in Politics Institute insieme a partner internazionali. Dal 2021 in poi, ogni anno una città sarà insignita del titolo e quindi attuerà un programma globale per rafforzare la democrazia. Inoltre, le organizzazioni internazionali saranno invitate a contribuire realizzando attività di successo nella rispettiva città – conferenze internazionali, festival culturali, programmi educativi, campi estivi per giovani cittadini e molto altro ancora. https://capitalofdemocracy.eu/

    About the Innovation in Politics Institute

    L’Innovation in Politics Institute è un’organizzazione internazionale non governativa che identifica, sviluppa e implementa l’innovazione in politica al fine di rafforzare la democrazia in Europa e oltre. Con una rete europea di uffici e organizzazioni partner in 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Svezia, Svizzera e Regno Unito), e insieme ai leader politici a tutti i livelli, l’istituto sta costruendo la politica di domani, oggi.  https://innovationinpolitics.eu/

    Per maggiori informazioni:

    Margherita Pacileo, Eleonora Carminati

    Noesis The Innovation in Politics Awards Italia

    [email protected]

    T +39 06 69921765

    T +39 02 8310511

    www.innovationinpolitics.eu

  • Italia dei Diritti in Valle Aniene, cambiamento di De Pierro passa per Percile, Roiate e Marano Equo

    Il presidente del movimento esorta i cittadini a votare secondo coscienza ripudiando i “percorsi clientelari” e “le logiche del voto familiare”

    Antonello De Pierro
    Roma, – E’ quasi in dirittura d’arrivo la campagna elettorale con cui le forze politiche stanno cercando di intercettare e orientare il consenso dei cittadini chiamati alle urne il 20 e il 21 settembre prossimi per esprimersi sul referendum inerente al taglio dei parlamentari, sul rinnovo del presidente e del consiglio regionale di ben 7 regioni e dei sindaci e dei consessi consiliari di 962 comuni.

    Anche il movimento Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro, come di consueto ha presentato le sue liste in diversi comuni italiani. L’attenzione è particolarmente focalizzata sulla vicenda elettorale che porterà a eleggere i sindaci e l’assise consiliare di 3 comuni facenti parte della Valle dell’Aniene, dove è lapalissiano l’impegno profuso dal presidente De Pierro, trattandosi di un territorio a cui è particolarmente legato. Infatti il leader dell’Italia dei Diritti, è capogruppo della lista facente capo al movimento nel consiglio di Roccagiovine, è consigliere presso l’Unione dei Comuni Valle Ustica e già capogruppo, sotto il simbolo dell’Idd, di una squadra composta da 8 consiglieri presso la Comunità Montana dell’Aniene, subito dopo commissariata (appena 1 giorno, esattamente nell’ultimo dell’anno), con una tempistica quantomeno sospetta, per procederne alla liquidazione ai fini della trasformazione in Unione dei Comuni Montani. Una dedizione costante pertanto quella di De Pierro, che quest’anno passa per Percile, Roiate e Marano Equo, dove sono state presentate ben 6 liste. Solo a Percile una è stata ricusata dalla Commissione Elettorale e a concorrere ne sono rimaste dunque 5.

    “Cambieremo Roccagiovine e tutta la Valle dell’Aniene” — aveva tuonato il giornalista romano dopo l’elezione a Roccagiovine, insieme ai consiglieri Dantina Salzano e Paolo Nanni. La frase pronunciata destò qualche preoccupata reazione da parte di qualche esponente politico locale, ma il Numero Uno dell’Italia dei Diritti non si scompose e continuò senza sosta l’attività intrapresa, al fine di tener fede alla promessa annunciata, che gli eventi successivi hanno tradotto nella realtà del tessuto sociopolitico della vasta zona, che comprende ben 31 comuni, costringendo a ricredersi coloro i quali l’avevano tacciata di essere il solito proclama retorico. A iniziare da Roccagiovine, dove “abbiamo trovato ­— rivela De Pierro — una situazione poco istituzionale,quasi “conviviale”,come la definì lo stesso sindaco in consiglio. Un’amministrazione che per 5 anni aveva trascinato la macchina amministrativa nella palude dell’inerzia e dell’immobilismo. Prima del consiglio di insediamento ci accorgemmo che non esisteva il regolamento consiliare, al quale il Tuoel, che regolamenta tutta l’attività degli enti locali, rimanda per la definizione di molti precetti ivi contenuti. Il sindaco Marco Bernardi stava giurando sulla Costituzione italiana, ma incredibilmente questa non era presente sotto il palmo della sua mano. Mi rendo conto che la cosa può risultare esilarante, ma la triste verità è questa. Chiedemmo immediatamente che ne venisse procurata una copia per ottemperare con tutti i crismi e secondo le prescrizioni normative in vigenza all’atto del giuramento. Dopo quest’esperienza salutai con grande entusiasmo il giuramento di Flavio De Santis, il neo eletto sindaco di Vallepietra, comune dove lo scorso anno siamo entrati a far parte dell’assise consiliare con 3 eletti e dove il clima collaborativo si è instaurato fin dal primo giorno. Questi non solo giurò, come prescritto sulla Carta Costituzionale, ma, con ampio senso delle istituzioni, distribuì una copia della legge fondamentale dello Stato a tutti i consiglieri insediandi. A Roccagiovine abbiamo offerto un’opposizione ad adiuvandum, all’insegna della piena collaborazione. Noi avevamo un’altra idea di come si fa politica. All’inizio abbiamo trovato molto contrasto da parte della maggioranza, ogni nostra proposta veniva categoricamente bocciata. ma poi devo riconoscere al sindaco Bernardi di aver iniziato a recepire qualche volta le nostre iniziative atte a migliorare l’assetto strutturale del paese, e sotto il profilo prettamente urbanistico e sotto quello sociale, e di conseguenza la qualità della vita dei cittadini roccatani. Sia ben chiaro che la nostra idea di benessere dei corpi collettivi è ancora molto lontana dall’attività esplicitata da parte della maggioranza capeggiata da Bernardi, ma è già un inizio di luce che illumina il buio amministrativo a cui si è assistito prima che noi venissimo eletti in consiglio. Purtroppo si tratta di competenze e di capacità gestionali di cui la maggioranza attualmente in carica a Roccagiovine non sembra molto dotata, risultando pertanto alquanto inadeguata a soddisfare compiutamente le istanze promananti dalla popolazione, ma non possiamo non prendere atto favorevolmente di una maggiore disponibilità al confronto dialogico con l’opposizione e di una formazione di volontà, di gran lunga superiore rispetto al passato, nell’espletare l’attività amministrativa”.

    Il progetto innovativo lanciato dal presidente De Pierro e partito da Roccagiovine si è consolidato lo scorso anno, quando l’Italia dei Diritti ha ottenuto l’elezione di molti consiglieri nei comuni di Sambuci, Rocca Canterano e Vallepietra nella Valle dell’Aniene, e Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano e Pisoniano nel resto della Città Metropolitana di Roma Capitale. E se “in alcuni di questi — sottolinea il Numero Uno del movimento — in consiglio vige un clima di intesa e collaborazione, con l’unico obiettivo di perseguire gli interessi della cittadinanza, in altri la linea politica tracciata dalla maggioranza non è condivisibile con i principi fondanti e i valori dell’Idd. Pertanto se, per esempio, a Vallepietra e Rocca Canterano il nostro spirito ad adiuvandum è stato recepito dai sindaci Flavio De Santis e Fulvio Proietti e i cittadini possono godere di questo sodalizio collaborativo, quel valore aggiunto che opera solo a beneficio della collettività, obiettivo finale della nostra azione politica, ciò non posso dire, per esempio, per Sambuci e per Capranica Prenestina. A Sambuci, grazie a un’encomiabile presa di coscienza da parte di una fetta della maggioranza in consiglio, siamo stati costretti, con i nostri consiglieri Dantina Salzano, Maria Condò e Giovanni Ziantoni, a sfiduciare il sindaco Francesco Napoleoni, in quanto l’abbiamo ritenuto assolutamente inadeguato alla gestione amministrativa di un comune come Sambuci. A Capranica Prenestina, il nostro responsabile provinciale romano Carlo Spinelli, capogruppo dell’Idd in consiglio, è impegnato quotidianamente a contrastare l’attività della maggioranza guidata da Francesco Colagrossi, che, in base ai nostri parametri valutativi, ottimali per perseguire il benessere del parenchima sociale, non riteniamo capace di rispondere alle esigenze della popolazione.

    Quando mi ero candidato a sindaco di Roccagiovine avevo dichiarato che avremmo cambiato Roccagiovine e tutta la Valle dell’Aniene e lo ripeto ancora con estrema convinzione. Il nostro progetto sta proseguendo senza sosta. Gran parte degli abitanti è imprigionata nelle logiche del voto familiare o peggio in percorsi clientelari che non permettono di esprimere liberamente il loro consenso. Noi stiamo cercando di liberare i cittadini della Valle dell’Aniene, ma anche del resto dell’Italia, da queste metastasi della democrazia, che attanagliano la loro coscienza espressiva. Quest’anno mi rivolgo agli elettori di Percile, Roiate e Marano Equo, dove siamo presenti con i candidati a sindaco Giovanni Ziantoni, Aurelio Tartaglia e Tony Gallo. Avete una grande opportunità di cambiare le cose. Noi abbiamo già dimostrato come quando si persegue solo l’interesse della cosa pubblica, evitando ogni distorsione di pensiero che possa deviare verso un tornaconto personale, la macchina amministrativa funziona. Sono solito dividere chi ambisce a occupare gli scranni istituzionali tra politici e politicanti. I politici sono quelli che come noi hanno a cuore gli interessi dei corpi collettivi. I politicanti sono tutta un’altra cosa, parrucconi e vecchie volpi, che mirano solo all’utilità soggettiva. E noi questi li cacceremo via. Serve un atto di coraggio per votare secondo coscienza e non seguendo il diktat imposto dai legami di sangue. Ora la scelta è degli elettori. Se nel segreto della cabina elettorale sapranno affidare alla razionalità l’espressione del loro voto allora assisteranno alla realizzazione delle loro legittime aspirazioni. Se invece seguiranno la logica del gregge, continueranno a schiantarsi sugli scogli della malapolitica e allora non avranno nemmeno il diritto di lamentarsi. Noi dell’Italia dei Diritti ci siamo. Percile, Roiate e Marano Equo meritano di più”.

  • Milk and Coffee in campo con Italia dei Diritti a Percile e Marcetelli

    Monica Persiani e Morena Rosini, cantanti del noto gruppo musicale, sono candidate nelle liste del movimento presieduto da Antonello De Pierro nei 2 comuni del Lazio

    Monica Persiani
    Morena Rosini
    Roma – Dopo il soddisfacente risultato incassato nelle scorse elezioni amministrative con, solo nella Città Metropolitana di Roma Capitale, 22 eletti in ben 8 comuni, anche quest’anno, in occasione delle consultazioni previste per il 20 e 21 settembre prossimi, data insolita decisa a causa del rinvio imposto dall’emergenza covid 19, il movimento Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro, noto per aver subito un’aggressione con minacce di morte da parte del boss mafioso Armando Spada, accompagnato sotto casa sua dal noto imprenditore di Ostia Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui, ha presentato le sue liste.

    Antonello De Pierro

    Tra i vari comuni, in cui gli elettori troveranno da barrare, sulle schede elettorali, il simbolo del movimento che ha fatto orgogliosamente della legalità la sua imprescindibile bandiera, con l’ambizioso progetto, pianificato dal presidente De Pierro, di “scardinare”, tra le altre cose, specie in alcune realtà locali, “consolidati percorsi clientelari e gestioni simil-feudali, ma soprattutto la logica del voto familiare, che spesso va a falsare il naturale orientamento del consenso”, spiccano Percile, Roiate e Marano Equo, nella Città Metropolitana di Roma Capitale, e il delizioso borgo reatino Marcetelli, il più piccolo paese del Lazio. Non sono passati inosservati ai più, scorrendo lo sguardo sulle liste di Percile, dove il candidato sindaco è Giovanni Ziantoni e Marcetelli, che vede schierato per lo scranno di primo cittadino Giuliana Rainaldi, i nomi di Monica Persiani e Morena Rosini, le bravissime, affascinanti ed effervescenti cantanti dello storico gruppo musicale Milk and Coffee, che dagli anni ’70 ha spopolato nel panorama musicale italico. Le candidature di Persiani, capolista a Marcetelli e al quarto posto in lista a Percile, e Rosini, nota anche per essere una seguitissima conduttrice di Radio Italia Anni 60, sono state volute fortemente da De Pierro sulla base del notevole impegno profuso dalle due artiste in campo culturale per la valorizzazione di tutte le forme di spettacolo e, in riferimento in particolar modo a Persiani, alla luce del lungo attivismo politico messo in atto negli anni ’90. Il movimento Italia dei Diritti, come da sempre afferma il suo leader De Pierro, “assegna un ruolo di primo piano ai fermenti culturali, che considero alla base di qualsiasi esperienza amministrativa. Promuovere iniziative culturali il più possibile denota un’apertura mentale capace di fare la differenza nella valorizzazione dei piccoli comuni, che, al contrario,sono condannati all’immobilismo e di conseguenza all’abbandono. Purtroppo sono pochi gli amministratori capaci di recepire questi assunti concettuali, che, che se elementari e figli della logica deduttiva, vengono il più delle volte ignorati, per incapacità e poca sensibilità alla cultura oppure per mancanza di una volontà orientata nella direzione di una crescita intellettuale per i corpi collettivi. L’esempio di un sindaco dell’Italia dei Diritti può far comprendere la differenza. Sto parlando di Marco Orsola, sindaco di Saracinesco. La pianificazione e la realizzazione di una miriade di eventi culturali sollecita agevolmente la percezione di un valore aggiunto, di cui il paese ha il privilegio di godere. Basta recarsi a Saracinesco per rendersi conto di cosa significhi una buona amministrazione. Non esagero se dico che l’opera istituzionale di Orsola può essere eletta a emblema di buona amministrazione. Se i cittadini di Percile, Marcetelli, Marano Equo, Roiate e di tutti gli altri piccoli comuni al voto ripudieranno la logica del voto familiare e orienteranno il loro consenso verso l’Italia dei Diritti, secondo un criterio di raziocinio e di buon senso, finalmente assisteranno a quel cambiamento a cui ambiscono da tempo e a cui hanno diritto, esattamente come i cittadini di Saracinesco, e di cui finora non hanno visto la realizzazione solo per non aver avuto l’opportunità di poter votare Italia dei Diritti e a cui ora potranno affidare il destino della loro comunità perché il nostro movimento è presente. Pertanto, se non assisteranno a questo auspicato cambiamento, potranno imputarlo solo al fatto di aver scelto, nel segreto della cabina elettorale, un’azione politica ormai anacronistica, e non il nuovo modello proposto dal nostro movimento, capace senza ombra di dubbio di soddisfare le istanze formulate dalla cittadinanza”.

  • Mattia Cola diventa responsabile Italia dei Diritti per Valle Ustica

    Carlo Spinelli, responsabile provinciale romano del movimento, con il benestare del presidente Antonello De Pierro, nomina Mattia Cola responsabile per la Valle Ustica mentre Daniele Vitelli diventa il responsabile per Percile
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro

    Roma:- Nuovi incarichi in seno al movimento Italia dei Diritti fondato e presieduto dal noto giornalista romano Antonello De Pierro.
    Il responsabile provinciale romano del movimento Carlo Spinelli ha nominato il giovane Mattia Cola responsabile per la Valle Ustica, che comprende i cinque comuni di Vicovaro. Licenza, Mandela, Roccagiovine e Percile, nella Città Metropolitana di Roma Capitale:” La scelta di affidare la Valle Ustica a Mattia, residente a Percile, nasce dal fatto che da sempre ha dimostrato di avere a cuore i problemi dei residenti del territorio – dice Carlo Spinelli – e siamo sicuri, tanto io quanto il presidente Antonello De Pierro, che conosce molto bene la zona in quanto capogruppo dell’Italia dei Diritti nel consiglio comunale di Roccagiovine e consigliere proprio nell’Unione dei Comuni Valle Ustica, che saprà dare un contributo importante affinché nei comuni della zona venga garantita la legalità e cessi la superficialità con la quale a volte i piccoli comuni vengono amministrati”:
    Cola, dichiarandosi soddisfatto e onorato dell’incarico ricevuto, ha nominato a sua volta il percilese Daniele Vitelli responsabile del movimento per Percile. Un incarico importante visto che gli elettori di Percile saranno chiamati il 20 e 21 prossimi ad eleggere il nuovo sindaco. Sarà quindi subito un bel banco di prova per i due neo esponenti dell’Italia dei Diritti, visto che a Percile il movimento sarà presente con candiato sindaco Giovanni Ziantoni, già consigliere a Sambuci del gruppo Italia dei Diritit, e agguerrito protagonista, insieme alla capogruppo Dantina Salzano e alla consigliera Maria Condrò, del concitato consiglio comunale dello scorso 7 agosto in cui, grazie anche ai voti degli ex consiglieri di maggioranza Riccardo Fratini, Martina Sordi e Daniele De Angelis, è stato sfiduciato sul rendiconto di gestione (bilancio consuntivo) il sindaco Francesco Napoleoni, con l’epilogo ormai annunciato dello scioglimento del consiglio da parte del prefetto di Roma e del conseguente commissariamento del Comune. La nomina di Cola e di Vitelli nell’organigramma dell’Italia dei Diritit darà forza al movimento che corre a Percile non certo per fare una comparsata, ma con l’intento di vincere per dare una svolta al bellissimo borgo compreso nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.

  • De Pierro, Italia dei Diritti a Marcetelli per vincere

    Il presidente del movimento, che schiera Giuliana Rainaldi come candidata a sindaco, ritorna sulla polemica delle “liste civetta” e spiega perché i cittadini del borgo reatino non possono perdere questa “straordinaria opportunità” per far rinascere il paese

    Antonello De Pierro

    Roma – Dopo la polemica sollevata nei giorni scorsi circa la definizione di “lista civetta” da parte di alcuni quotidiani, in riferimento alla presentazione della candidatura di Giuliana Rainaldi a sindaco di Marcetelli, sostenuta da dieci aspiranti consiglieri, il presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro è ritornato sull’argomento, rivendicando con decisione la scelta di concorrere per amministrare il comune più piccolo del Lazio, in provincia di Rieti.

    Giuliana Rainaldi

    “Come ho già avuto modo di chiarire — esordisce De Pierro — la nostra candidatura a Marcetelli non nasce per caso. Da presidente dell’Italia dei Diritti seguo personalmente, molto spesso, o delego a tale scopo i segretari provinciali, persone di estrema fiducia, il vaglio delle candidature nei territori, prediligendo sempre l’inserimento nelle liste di persone residenti in loco, e solo quando ciò non risulta possibile ci orientiamo verso uomini e donne non dimoranti in ambito comunale, ma sempre con un legame molto forte con la zona e un marcato impulso motivazionale a impegnarsi nelle istituzioni, espletando con tutti i crismi l’attribuzione mansionale affidata loro dall’espressione consensuale degli elettori, sempre nell’interesse supremo dei corpi collettivi. Così è avvenuto con Giuliana Rainaldi, per la cui designazione mi assumo ogni responsabilità, avendone appurato personalmente le qualità professionali e morali idonee per chi aspira a rivestire cariche elettive sotto l’egida del nostro movimento. E non solo. Giuliana, residente a Riofreddo, a soli 35 chilometri, da sempre frequenta il territorio di Marcetelli e dintorni, a cui è legatissima e ha deciso di scendere in campo proprio per colmare quelle lacune amministrative che chi ha occupato finora gli scranni decisionali ha permesso che si producessero, lasciando orfani i cittadini, i pochi che sono rimasti, di elementi fondamentali atti a soddisfare le esigenze più ovvie del divenire fenomenico della quotidiana esistenza”.

    Poi il leader del movimento tiene a fugare ogni dubbio circa gli obiettivi della lista “Italia dei Diritti a Marcetelli: “Se a qualcuno non è ancora chiaro voglio puntualizzare che noi siamo qui per vincere. Marcetelli è un paese che fa registrare uno spopolamento di circa l’81%, un record in Italia. A nostro avviso chi ha amministrato finora non ha saputo rispondere pienamente alle esigenze gestionali di cui la realtà locale aveva bisogno. E se una maggioranza non riesce a soddisfare le istanze territoriali è giusto che lasci il posto a chi ha una competenza maggiore per assicurare il corretto espletamento delle attribuzioni mansionali che l’ordinamento giuridico pretende da chi riceve la fiducia mandataria da parte degli elettori .D’altronde se una maggioranza che ha gestito per cinque anni la macchina istituzionale di Marcetelli si sfalda a fine mandato con il risultato di dividersi e ripresentarsi all’elettorato con ben tre liste e pertanto tre nuove proposte politiche il fallimento è lapalissiano. Dal sindaco uscente, come dalle altre due liste che fanno riferimento a candidati del posto e, come già detto, a esponenti dell’ormai defunta maggioranza, francamente non vedo margini di miglioramento rispetto alla situazione attuale .Ciò mi preoccupa maggiormente perché significa che l’offerta politica nel paese è molto limitata .In pratica i cittadini si sono dovuti accontentare di ciò che si sono trovati a valutare senza poter optare per una valida alternativa

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    Noi, con la candidatura a sindaco di Giuliana Rainaldi, proponiamo quell’alternativa che a Marcetelli è finora mancata e un modo nuovo di fare politica, pressoché sconosciuto da quelle parti. Un’amministrazione comunale che si ritrova a fare i conti con uno spopolamento di queste dimensioni ha fallito sotto il profilo socioculturale e degli impulsi occupazionali. Per di più ci troviamo a dover prendere atto di una rete viaria stritolata dal degrado e pertanto pressoché impraticabile, che produce una sorta di semiisolamento di uno dei borghi più belli della provincia di Rieti. Mi riferisco alla strada provinciale Sp 29, che da tempo immemore non conosce attività manutentiva e impone a chi vuole recarsi a Marcetelli o a chi vuole raggiungere da Marcetelli l’autostrada A24 di cercare percorsi alternativi, con conseguente dilatazione dei tempi di percorrenza. E’ chiaro che sono tutti elementi ostativi che scoraggiano gli automobilisti. Ciò vale sia per i turisti che vogliono visitare il borgo, ma anche per tanti residenti che, desolati, optano per andare a stabilire altrove la propria dimora abituale. A me personalmente è stato sconsigliato da più parti di percorrere la Sp 29 a meno che non l’avessi fatto con un suv. E’ incredibile. Non siamo in Africa. I cittadini di Marcetelli, che pagano regolarmente le imposte, hanno tutto il diritto di raggiungere agevolmente e in sicurezza il loro paese. Qualcuno obietterà che la competenza amministrativa della provinciale 29 non è comunale. Certamente. Ma un’amministrazione comunale che, dopo tanti anni, non riesce a ottenere la messa in sicurezza di una strada nodale per la vita della comunità che è chiamata a governare, vuol dire che non è in grado di dialogare esaustivamente con gli altri enti per garantire i bisogni basilari della cittadinanza. Quest’anno i cittadini di Marcetelli hanno una straordinaria opportunità. In passato non era mai avvenuto. Possono scegliere la nuova linfa vitale rappresentata dall’Italia dei Diritti, con Giuliana Rainaldi sindaco, e pertanto un radicale cambiamento che possa donare al paese opportunità insperate finora, esprimendo il loro consenso con l’apertura di profonde e lunghe parentesi riflessive e affidandolo alla razionalità e non alla logica del voto familiare. Altrimenti potranno scegliere di accontentarsi, come hanno fatto in passato, e condannare il paese in cui vivono all’immobilismo a cui l’amministrazione uscente li ha abituati. Per quanto il sindaco abbia criminalizzato l’ingresso in consiglio di ‘forestieri’, posso solo affermare che nei molti paesi in cui sediamo in consiglio comunale stiamo facendo soffiare il vento del cambiamento e demolendo sistemi dall’antico sapore feudale fornendo il nostro contributo ad adiuvandum per rendere più efficace la macchina amministrativa, con un enorme vantaggio per la cittadinanza”.