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  • Davide Romanò: un 2020 vissuto nell’arte e per l’arte

    Davide Romanò funambolico idealista dell’arte ha vissuto un 2020 ricco di ispirazione e alimentato da pulsioni creative genuine, che la diffusione mondiale della pandemia Covid-19 non ha minimamente scalfito. Infatti, Romanò ha trascorso un anno di intensa attività sperimentale e di ricerca incalzante, ha portato in luce e realizzato un’interessante produzione pittorica, di notevole e acclarata qualità formale e sostanziale ha scelto la strada di combattente in prima linea portavoce di un messaggio di tutela e di salvaguardia dell’intero comparto artistico e di tutti coloro che ne fanno parte e che amano l’arte in modo viscerale proprio come lui. Artefice e sostenitore di un’arte affrancata dalle contingenze inquinanti e depauperanti del mondo esterno, ne rivendica una sublimazione universale, come una sorta di giusta e meritata rivalsa de iure e de facto. Con la sua arte pittorica Davide è fautore di uno stile narrativo e di una cifra stilistica subito riconoscibile, che non si appoggiano a nulla di già banalmente scontato e di pedissequamente visto, ma trovano una propria nicchia preferenziale dove aprire un varco e fare breccia per ottenere soluzioni inedite, innovative e sui generis”. Ecco come la Dott.ssa Elena Gollini spiega le caratteristiche e le componenti connotative salienti dell’arte pittorica di Romanò. Inoltre, afferma: “Davide diventa un tramite importante nel contesto artistico attuale, perché ha davvero a cuore non soltanto le dinamiche specifiche della sua pittura, ma anche quelle di tutto l’apparato creativo contemporaneo. Infatti, lavora e si prodiga con grande rispetto, con grande correttezza, con irreprensibile etica e senso morale. Non segue mai la corrente facendosi trainare e trasportare da espedienti ambigui, ma conserva una propria integrità, ed è integerrimo a qualunque costo. Questa sua lodevole onestà intellettuale lo nobilita e nobilita il suo fare artistico e lo eleva qualitativamente, a prescindere dall’indiscussa valenza delle opere. Davide anche in questo 2020 si erge a difensore paladino dell’arte e a lottatore combattente e combattivo. Desidero sinceramente complimentarmi con lui e augurargli un 2021 altrettanto fertile, fecondo e produttivo, che possa infondergli ancora più carica ed energia. Adesso più che mai sono gli artisti come Davide, che tengono alta la bandiera e il vessillo dell’arte contemporanea con assoluta e indefessa dedizione e con quella devozione solenne e sacrale, che proviene dal cuore e dall’anima di un vero autentico uomo-artista per vocazione”.

  • L’anima in movimento nella pittura di Daniel Mannini

    Daniel Mannini è un giovane pittore emergente di notevole talento creativo, che sta compiendo un percorso artistico ammirevole e in continua e costante evoluzione. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue e supporta la progressione e la crescita creativa di Mannini ha spiegato alcune caratteristiche peculiari distintive del suo operato e ha evidenziato alcuni tratti esclusivi del suo modus pingendi. In particolare, ha commentato: “Daniel è in una fase creativa incalzante e questo è senza dubbio un fattore assolutamente positivo e molto importante. La curiosità e la fantasia giocano dei ruoli primari dominanti sulla sua ispirazione e lo incitano ancora di più. Il 2020 è stato un anno fruttuoso, proficuo e prolifico nonostante lo strascico emotivo ed emozionale della pandemia Covid-19 dilagante e Daniel ha saputo comunque ottimizzare al meglio lo slancio pittorico e predisporre una produzione meritevole di interesse e di considerazione. Sono certa che anche nel 2021 saprà continuare nel cammino di ricerca e affinare e perfezionare sempre di più le innate doti e il virtuoso talento. Sensibile e volitivo, attraverso la pittura lascia affiorare in superfice la sua anima governata da un moto in costante e continuo movimento, da una trasformazione intrinseca e connaturata al DNA genetico di una personalità camaleontica e trasformista, intraprendente e determinata. Queste componenti caratteriali congenite lo aiutano e lo supportano, garantendo la sua assoluta dedizione e devozione al progetto artistico intrapreso. La sua pittura di matrice e di orientamento astratto costituisce metaforicamente ciò che ognuno di noi può trovare nel luogo più nascosto e segreto, quello che proviene dalla profondità dell’immaginazione fantastica e dalla radice onirica del sogno, da quella matrice onirica avvolgente e coinvolgente, che ci garantisce di conservare e mantenere quel nostro lato fanciullesco e giocoso, di custodire sempre integro e intatto quel cosiddetto fanciullino pascoliano, che ci permette di valorizzare il nostro vivere quotidiano e la dimensione del reale e al contempo di svettare sulle cime di un mondo fantasioso, dove tutto diventa possibile e tutto si avvera come per magia. Nel tumulto pregnante della tavolozza cromatica sempre accesa e vivace, densamente carica e intrisa di tonalità energizzanti, Daniel ci insegna a lasciarci andare al turbinio galvanizzante delle percezioni sensoriali, a lasciarci appagare e compiacere da quel senso piacevole e liberatorio di movimento dinamico, che assomiglia al fruscio e al sibilo del vento, un vento intenso, rassicurante e protettivo che soffia accarezzando i nostri sensi, metafora dell’anima nella sua libertà e assoluta purezza incontaminata”.

     

     

  • Daniel Mannini: una pittura di profonde sensazioni

    L’espressione artistica del pittore Daniel Mannini è caratterizzata da una potente e coinvolgente forza di comunicazione sensoriale e percettiva, che affiora e si palesa tramite l’energia cromatica che si sprigiona dalle immagini evocate, riconducibili a una tendenza di Astrattismo Informale non convenzionale e per certi aspetti accostabile anche alla matrice dell’Action Painting. La Dott.ssa Elena Gollini che segue da vicino e con grande interesse lo stimolante percorso di evoluzione creativa e di ricerca sperimentale compiuta dal giovane intraprendente Mannini ha spiegato: “Nella pittura Daniel esprime al meglio il suo vivace estro e sfodera tutta la sua frizzante fantasia. Le opere sono un trionfo e un tripudio di energia positiva e di creatività libera e affrancata da stilemi accademici e dottrinali e da costrizioni e limitazioni formali vincolanti. Daniel instaura con le proprie opere un rapporto preferenziale, elitario, esclusivo, un rapporto viscerale, intensissimo e profondissimo. Dipinge con grande trasporto e slancio emozionale e con incalzante impatto emotivo, trasferendo allo spettatore il suo vibrante e dinamico dialogo con la sfera dell’inconscio, con il moto incalzante dell’anima, con la dimensione recondita del suo ego più intimo e introspettivo. Le rappresentazioni costituiscono la manifestazione visibile e tangibile della sua anima pura e incontaminata, scevra da scopi opportunistici, nonché da velleità autocelebrative edonistiche. Le composizioni aprono e spalancano verso lo spettatore delle virtuali porte e delle virtuali finestre, sono come delle stanze magiche incantate, che vengono fatte accedere dal fruitore con massima spontaneità e genuinità, senza preclusioni, riserve e condizionamenti. Il protagonista assoluto del suo fare pittorico è lo sguardo costante e continuo rivolto verso il microcosmo-macrocosmo della sua anima ricca e strabordante di pathos e autenticamente votata alla missione-vocazione creativa. La sua fervida e vibrante potenzialità artistica si evidenzia con consapevole e responsabile maturità, spaziando tra colori accesi, densi e corposi che si intrecciano in perfetta commistione alchemica generando forme immaginifiche e fantastiche e producendo una matericità ad effetto plastico, che accentua e aumenta la portata bidimensionale compositiva strutturale ed enfatizza la sintesi di commistione della tavolozza cromatica. La pittura di Daniel gli consente di esprimere tutto il suo mondo interiore, che fuoriesce in modo quasi istintivo, molto energico, di getto, senza un controllo tarpante e affossante, pur gestendo l’atto e il gesto pittorico con padronanza tecnica e strumentale e avvalendosi di una pianificazione ideativa a monte precisa e ponderata. Ecco, come Daniel riesce perfettamente a mescolare e miscelare insieme ragione e passione”.

  • Davide Romanò: una pittura dalla personalità forte e sensibile

    In una fase epocale come quella che stiamo attraversando in questo tribolato 2020, ritengo che artisti come Davide Romanò siano ancora più meritevoli di considerazione, stante il prezioso contributo apportato per tenere alta l’attenzione sul mondo dell’arte contemporanea in generale e per dare anche una spinta propulsiva di positività e di fiducia verso il futuro, nonostante il momento così incerto e sospeso in un divenire sconosciuto”. Così la Dott.ssa Elena Gollini rimarca la sua posizione favorevole nei confronti dell’artista Romanò e del suo operato pittorico. E ancora prosegue asserendo: “Purtroppo ho visto tanti artisti in questo anno farsi travolgere e farsi trascinare dagli eventi burrascosi che ci stanno scuotendo e sferzando a livello sociale e collettivo e purtroppo ci sono ancora tanti che si faranno fermare e arresteranno il loro fervore creativo. Davide, invece sta davvero primeggiando e sta compiendo una sua evoluzione progressiva a prescindere, senza lasciarsi influenzare e bloccare. Questo atteggiamento dimostra senza dubbio la sua indole impavida da gladiatore, che si trasmette in toto dentro gli scenari compositivi e denota la forte personalità della sua pittura. Al contempo, questa vis interna e connaturata dentro le rappresentazioni viene intrecciata e associata ad una sensibilità speciale, ad un’empatia distintiva, ad una spontanea e autentica intuizione e rende le rievocazioni ancora più suggestive, avvalorando anche quella componente umana che è alla basa della sua fervida ispirazione creativa. Davide sta dunque riuscendo a portare avanti al meglio e a consolidare in modo radicato la sua meritevole posizione di primo piano nello sfaccettato comparto del panorama attuale e avanza e procede con fierezza. Essendo quasi giunti ormai al termine di questo 2020 sono certa che anche nel 2021 sarà pronto per dare e darsi al massimo e per superare qualunque ostacolo, difficoltà e impedimento, poiché la paura e l’incertezza vengono completamente compensate dalla consapevolezza del benessere totalizzante e totalitario del fare arte e del metterla a disposizione a cuore aperto e senza riserve. Auguro di cuore al caro Davide di concludere alla grande questo 2020 e di iniziare altrettanto alla grande il 2021, all’insegna di quell’ispirazione pulita, pura, incontaminata, incondizionata, che lo contraddistingue da sempre e di quel desiderio non speculativo di mettersi al servizio del prossimo, di ciascuno che voglia entrare in contatto con la sua arte e di allacciare un simbolico cordone di collante. Perché, per Davide l’arte è prima di tutto sinonimo di vita consapevolmente e responsabilmente condivisa”.

  • È online la mostra intitolata “Cinzia Atzori: Arte + Fantasia= Artisticando”

    La mostra online dal titolo volutamente originale, alternativo e scanzonato “Cinzia Atzori: Arte + Fantasia= Artisticando” è ufficialmente stata inserita sulla piattaforma web curata dalla Dott.ssa Elena Gollini. Sono state appositamente selezionate e scelte 20 opere, che denotano la profonda capacità creativa e la spiccata propensione comunicativa della talentuosa artista contemporanea. Al riguardo, la Dott.ssa Gollini ha voluto esprimere alcune significative valutazioni, manifestando e dimostrando il suo pieno e sincero apprezzamento verso il percorso eclettico che la Atzori sta portando avanti con entusiasmo e trasporto appassionato: “Osservando con attenzione la produzione di Cinzia si coglie da subito lo slancio e l’afflato emozionale puro e incondizionato, che la guidano nell’azione creativa convogliando un flusso energetico dinamico di positiva vitalità, che viene immesso direttamente nelle opere e che poi si sprigiona e si propaga all’esterno con potente efficacia impattante. Dalle opere trapela appieno tutto l’amore viscerale verso il concetto di arte intesa come canale divulgativo universale, che si associa al concetto di sapere e di conoscenza accessibile e alla portata di tutti e al contempo anche al concetto di percezione sensoriale libera e disinibita, che si spinge ben oltre il semplice approccio ottico e visivo e approda ad una compenetrazione visionaria davvero coinvolgente e stimolante. Per Cinzia è fondamentale instaurare un rapporto di relazione autentica e spontanea con lo spettatore-fruitore, che deve diventare a tutti gli effetti un rapporto radicato e consolidato che si rafforza gradualmente e progressivamente e diventa una vera e propria condivisione fiduciaria. Il dialogo aperto e genuino, che Cinzia intavola con lo spettatore-fruitore è frutto di un incipit motivato e convinto, poiché si basa anche sul concetto di arte da vivere nel quotidiano traslato a sua volta nel concetto di arte da indossare. Ecco, perché Cinzia risulta particolarmente versatile e la sua arte particolarmente duttile e camaleontica. Questo la pone al passo con i tempi e la canalizza in una dimensione concepita già anche come futuribile. La sua moderna visione creativa risulta anche di impronta cosmopolita e accoglie in sé delle alchimie eterogenee, delle commistioni sfaccettate, delle variegate mescolanze ad intreccio, che contribuiscono a fornire più chiavi di lettura e più opportunità articolate di interpretazione e rendono la sua produzione ancora più accattivante e convincente. Arte considerata dunque come strumento di avvicinamento sociale e di confronto collettivo, che si proietta nel presente ma guarda già anche al futuro”.

     

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    https://lemostreonlinedielenagollini.wordpress.com/arte-fantasia-artisticando-atzori

  • È online la mostra di Virgilio dal titolo emblematico “Le finestre sull’invisibile di Virgilio”

    L’eclettica artista conosciuta con lo pseudonimo di Virgilio è stata scelta dalla Dott.ssa Elena Gollini per entrare ufficialmente a far parte del circuito delle mostre online da lei curate. L’esposizione ha raccolto venti opere particolarmente impattanti e significative per delineare al meglio i tratti salienti caratterizzanti della sua poetica espressiva e della sua versatile impronta stilistica intrisa di contenuti sostanziali sottesi e di suggestioni intense. La mostra è intitolata “Le finestre sull’invisibile di Virgilio” e ha come opera testimonial una rappresentazione particolarmente evocativa dal titolo “Rien ne va plus” di recente realizzazione. La Dott.ssa Gollini nel manifestare le sue riflessioni sull’operato artistico di Virgilio ha commentato con considerazioni valutative di grande elogio. In particolare, ha dichiarato: “Considero Virgilio un vero e proprio modello ad esempio di donna-artista di valore e di spessore, che si pone volutamente al di fuori delle convenzioni massificate e dei cliché imposti e cerca una propria nicchia comunicativa esclusiva. Virgilio si è conquistata un proprio status creativo, che le consente di arrivare a quella dimensione di invisibile, intesa come dimensione di oltre non immediatamente visibile e tangibile, come percezione sensoriale e sensibile che genera un consapevole risveglio sensoriale e attiva un’azione-reazione spontanea e disinibita. Per Virgilio l’arte dev’essere guardata e osservata non in modo superficiale, ma con un approccio responsabile e coerente, con una predisposizione autentica. Attraverso la sua corposa produzione estrapola e apre delle finestre virtuali, che sono come delle aperture mentali e psicologiche che ognuno deve scoprire e ricavarsi per poter davvero trovare un appagamento pieno. Ogni opera possiede un proprio registro narrativo cifrato e codificato, una propria orchestrazione compositiva che dev’essere attentamente contestualizzata per trovare le giuste chiavi di lettura. Virgilio riserva e concede allo spettatore una fruizione libera, ma al contempo lo esorta e lo sprona ad una presa di coscienza critica e analitica. In tale direzione di pensiero l’arte acquista anche il plus valore di messaggio sociale e comunitario e si rivolge all’intero gruppo sociale, diventa uno strumento collettivo e comunitario di diffusione e di divulgazione efficace, incisiva e funzionale, ben oltre e a prescindere dalla semplice componente estetica e formale. Virgilio ci guida e ci accompagna dentro il suo prezioso mondo evocativo rievocativo e ci aiuta a penetrare e ad addentrarci in quell’invisibile, che ci eleva e ci innalza oltre l’apparenza”.

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  • Pubblicata online la mostra “Energia creativa” di Cristina Tichitoli

    L’artista contemporanea Cristina Tichitoli, in arte Crys”, è stata ufficialmente selezionata dalla Dott.ssa Elena Gollini per prendere parte al progetto delle mostre online da lei curate all’interno di un’esclusiva piattaforma web. L’esposizione dedicata alle creazioni della Tichitoli è stata intitolata “Energia creativa” per dare il massimo risalto alla componente fondamentale e imprescindibile dell’energia, che supporta e sostiene il gesto e l’atto pittorico e diventa primaria come fonte e genesi d’ispirazione. La Dott.ssa Gollini ha posto in risalto alcune caratteristiche salienti dell’operato artistico della Tichitoli, che ne amplificano e ne accentuano il talento innato e l’estro vivace e incalzante. In particolare ha commentato: “Energia potente, energia pulsante, energia vibrante, energia che si propaga e assume sembianze visionarie. Non potevamo scegliere titolo migliore per designare la mostra di Cristina e dare importanza a questa portata energetica, che sfocia in un dinamismo plastico e in un movimento rivitalizzante. Cristina si ispira alle tendenze di orientamento Pop e New Pop, ad una filosofia espressiva molto attuale e molto sentita all’interno del panorama odierno, che vuole l’arte in costante e continuo divenire, che ama l’arte trasformista e camaleontica, inedita e sui generis, originale e non ripetitiva. L’arte pittorica di Cristina impostata secondo queste moderne concezioni risponde dunque perfettamente alle preferenze e ai gusti contemporanei e riesce a intercettare un bacino di fruizione a largo raggio e un target di estimatori consistente. A livello tecnico e strumentale, senza dubbio Cristina denota una padronanza ottimale nella perizia progettuale ed esecutiva. Nelle opere si ritrova il senso più intimo e profondo del difficile mestiere della tavolozza. Cristina si dimostra raffinata e sapiente artigiana del colore e delle combinazioni cromatiche e tonali. Non le interessa la sperimentazione fine a se stessa e tanto meno la sterile provocazione, che ha costellato buona parte della pittura figurativa del Novecento. Al contrario, ci tiene a recuperare e a valorizzare i principi cardine dell’arte pittorica, quelli che si basano sull’approfondita e accurata conoscenza del disegno e dell’uso del colore, giocato sulle vibrazioni tonali, sui contrasti chiaroscurali e sugli equilibri cromatici ben dosati e misurati. Cristina trasferisce e trasporta le sue stesse emozioni nei quadri, riuscendo tuttavia a rappresentare con puntuale oggettività, senza mai rifugiarsi in eccessi decorativi e descrittivi, sapendo cogliere e manifestare in tutta la sua pienezza un intenso accorato lirismo del cuore evocativo e un’intesa gioiosa poesia dell’anima”.

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  • Daniel Mannini: una pittura all’insegna del movimento dinamico

    La pittura astratto-informale di Daniel Mannini è senza dubbio meritevole di attenzione e di considerazione, in quanto l’artista-pittore sta portando avanti con acclarato impegno e dedizione il suo percorso e sta compiendo dei passaggi importanti cruciali e nevralgici nella sua formazione evolutiva avvalorante di crescita progressiva. In particolare, la Dott.ssa Elena Gollini che apprezza le doti e le capacità espressive di Mannini e sta accompagnandolo in un cammino creativo con un percorso tracciato e predisposto ad personam, ha rimarcato e sottolineato: “Nell’attuale commistione spesso disgregante, incongruente, disordinata e caotica in cui si muove l’attuale panorama dell’arte di impronta astratta e il filone dell’informalismo cromatico, Daniel emerge per la serietà composta e sistematica del suo incedere e per la corretta focalizzazione dei traguardi e degli obiettivi da perseguire e da raggiungere. Nella sua sfaccettata formula d’espressione molto attuale e al passo con i tempi e con le moderne inclinazioni, il filo conduttore caratterizzante nei tratti pittorici di Daniel è la rappresentazione del movimento, che talvolta appare e risulta più contenuta e allineata al flusso energetico della composizione stessa, talvolta invece è assolutamente prorompente e dirompente, predominante nella narrazione della sintesi scenica e decisamente avvolgente e coinvolgente, estremamente impattante a livello ottico e visivo, ma non soltanto poiché incide anche sulla profusione di sentimenti, percezioni, emozioni, attimi di vita unici e irripetibili che vengono colti e carpiti dal fruitore e ne conquistano da subito la curiosità e la compartecipazione attiva. Altro elemento molto incisivo e funzionale nella piattaforma compositiva concertata e orchestrata da Daniel, è l’accostamento dei colori e delle sfumature tonali, scelti appositamente nella gamma cromatica vivida e vitale, accesa e marcata, lucente e luminosa, sinuosamente e fluidamente accattivante. Per Daniel il colore rappresenta lo scandaglio intimo che ognuno di noi può trovare e scoprire anche in modo inatteso e inaspettato e per questo ancora più sorprendente e stupefacente. Il suo vissuto funge da spinta per trovare soluzioni sempre nuove e strade da percorrere alternative, mai banali e mai scontate. Proseguendo impavido e tenace verso quegli orizzonti sconfinati e proiettati ad infinitum e palesando tutte quelle risorse provenienti dalla sfera interiore e alimentate dalla voglia di mettersi alla prova, di emergere, di trovare uno sbocco gratificante e un approdo sicuro e appagante. E per Daniel l’arte costituisce proprio il nucleo e il fulcro portante di questo sbocco e di questo approdo”.

     

  • Davide Romanò: arte padrona del tempo

    «Davide Romanò governa i tempi e i modi del dipingere, come farebbe un registra cinematografico per le riprese anticipate e posticipate di una vicenda che sarà ricomposta in unica sequenza solo alla fine, quando le varie momentaneità potranno svolgere un racconto intero, non più episodico, delle separate inquadrature sequenziali». Così spiega la Dott.ssa Elena Gollini evidenziando le componenti salienti della formula pittorica volutamente anticonformista di Romanò. E ancora prosegue precisando: «Davide è padrone del tempo e di rimando propugna un concetto di arte padrona del tempo e si rende artefice e fautore della propria intimità poetica, che si offre e si dona allo spettatore come immagine sottilmente, lentamente, silenziosamente pregnante e permeante. Il simbolico e virtuale muro protettivo e difensivo rappresentato dalla finezza e dalla ricercatezza virtuosa dei dipinti, ripara e custodisce qualcosa di sorprendentemente indicibile e indecifrabile, che scavalca ogni barriera e vincolo cronologico e temporale. È per questo che approfondendo le radici fondanti del sentire e del sentimento ispiratore che guida la creatività di Davide, non si può esulare da una certa componente di intrigante ermetismo narrativo, che accentua la voglia di mimetizzare l’analisi della sua arte volendo svelarla e rivelarla in toto, ma al contempo restando coinvolti e avvolti da un’allure misteriosa molto affascinante. I significati e i contenuti genetici dei suoi quadri sono stratificati e intrecciati e si moltiplicano nella valenza sostanziale in un’articolazione sfaccettata, che muove man mano il nostro sentire percettivo e lo attiva esaminando il suo, che contiene e conserva molta di quella speciale indicibilità. Se si dovesse fare un paragone calzante e pertinente sulla produzione pittorica di Davide si potrebbe richiamarla nel suo estratto essenziale ad un carotaggio perpetrato in un terreno di sedimenti geologicamente antichi, che vengono portati alla luce con sorprendente attesa e altrettanto sorprendente meraviglia. Davide concepisce e visualizza il tempo come se fosse una sostanza plastica con cui si può dare una forma, attribuire e conferire un’esistenza materiale. Un tempo del quale si può inquadrare e classificare la definizione di un ritmo, raffigurando la fugace volatilità dell’evento poetico che scompare mentre scorre. Questa peculiare facoltà è sostanza strutturale dei suoi dipinti e ricorda la geniale intuizione del grande registra cinematografico Andrej Tarkovskij che scrive nel suo saggio del 1986 intitolato ‘Scolpire il tempo’: “Come si avverte il tempo nell’inquadratura? Esso diventa avvertibile dove al di là di ciò che accade si sente una verità particolarmente significativa: quando si percepisce del tutto chiaramente quello che si vede nell’inquadratura non si esaurisce nella sua raffigurazione visiva ma allude soltanto a qualcosa che si estende all’infinito al di fuori dell’inquadratura, allude alla vita, come l’infinità dell’immagine. In essa vi sono sempre più pensieri e più idee di quante non ve ne abbia messe dentro coscientemente l’autore. Come la vita muovendosi e mutando incessantemente dà a ciascuno la possibilità di interpretare e di sentire a suo modo ogni singolo istante, analogamente vive nel tempo se anche il tempo non vive in lui».

  • Federico Colli: la bellezza pittorica nel dettaglio

    L’arte pittorica di Federico Colli racchiude in sé un insieme alchemico armonioso di modi espressivi che appartengono alla forza comunicativa dell’arte visionaria e producono a loro volta uno snodarsi e un dipanarsi di rispondenze e corrispondenze rigenerate e rinnovate attraverso il geniale guizzo creativo incalzante. C’è una pittura metafisica, che infonde e trasmette nuova vita ad una dimensione di matrice spirituale e introspettiva. C’è un surrealismo intimo ed esistenziale fatto di racconti magici. C’è un mondo del fantastico, più giocoso, ludico e scanzonato, sempre però acuto e arguto nei significati subliminali, con una narrazione accostabile alla commedia dell’arte. C’è una realtà sognante che avvolge permeante con un’atmosfera quasi fiabesca. L’osservatore può dunque scoprire attraverso questa commistione di percorsi interpretativi le chiavi di lettura più affini al suo modus pensandi. Inoltre, si può ravvisare una componente particolarmente caratterizzante e qualificante, che risiede nel famoso concetto della “bellezza nel dettaglio”. Infatti, come afferma la Dott.ssa Elena Gollini “Federico si cimenta nell’inserimento di elementi e di componenti che dentro il sistema scenico fungono da particolari aggiuntivi rilevanti, talvolta più facilmente individuabili nell’immediato e talvolta invece da carpire con sguardo attento e riflessivo. Il dettaglio diventa quindi un plus valore aggiunto nella poetica pittorica di Federico assolutamente non trascurabile. E più si analizza e si osserva scandagliando la composizione figurale, più si possono scorgere proprio quelle precise e specifiche peculiarità connotative che fanno la differenza e sono estremamente funzionali per delineare al meglio la valenza costitutiva e l’essenza primaria del costrutto. Ovviamente per Federico non importa tanto la bellezza in quanto estetica formale, ma bensì la bellezza intesa come fattore interno, che serve per canalizzare e orientare il fruitore ad un contatto autentico e approfondito e per accrescere in modo efficace la formula allusiva cifrata e codificata, che diventa un meccanismo cardine di ingranaggio dell’intera orchestrazione e contribuisce a conferire un quid carismatico ed enigmatico tutto da rivelare e svelare proprio attraverso i dettagli. Il dettaglio e il particolare assurgono quindi da protagonisti altrettanto quando le componenti principali e Federico nella sua poliedrica creatività riesce a compensare perfettamente gli equilibri rappresentativi, proponendo soluzioni e accostamenti mai scontati e mai banali, che incitano e spronano a guardare e a rivalutare anche il micro nel macro”.

  • Roberta Inverardi: mostra online dal titolo simbolico “La libertà delle emozioni”

    Artista di particolare sensibilità emotiva ed emozionale Roberta Inverardi sta portando avanti la sua vivace ricerca creativa con grande entusiasmo ed energia, che riesce perfettamente a trasmettere e ad imprimere all’interno delle visioni pittoriche realizzate. La Inverardi è stata ufficialmente selezionata nel circuito delle mostre online curate dalla Dott.ssa Elena Gollini con una serie di quadri di intensa pregnanza. L’esposizione si intitola “La libertà delle emozioni” proprio, perché la Inverardi si propone di far sprigionare una prorompente e vibrante carica emozionale dalle immagini e di trasferirla allo spettatore, che a sua volta può liberamente recepire e percepire a suo modo quanto da lui maggiormente colto e può esprimere una soggettiva chiave di lettura personale. Inoltre, il titolo sottende anche il grande bisogno di libertà, che in questa fase sociale così difficile e delicata è ancora più forte. E l’arte è capace di riempire e compensare questa profonda esigenza sociale e collettiva. Dunque, la Inverardi si rende convinta portavoce anche di un messaggio legato e connesso al gravoso momento che stiamo vivendo e affrontando con fatica. La Dott.ssa Gollini nell’esprimere i suoi apprezzamenti verso la pittura della Inverardi ha dichiarato: “Ritengo che l’esperienza artistica di Roberta possa essere concepita come un metaforico viaggio fantastico tra memoria e contemporaneità, tra vissuto e presente, tra certezze e attese, tra speranze, aspirazioni e sogni e storia personale. Il tutto intrecciato e amalgamato con le relazioni sociali del suo mondo circostante e del suo vivere quotidiano. Le emozioni vengono trasportate sulle ali di pensieri e sentimenti autentici e si traducono in cromatismi accesi e marcati, nella rappresentazione evocativa e nel racconto rievocativo da cui affiorano e trapelano i suoi desideri esistenziali più intimi e reconditi, che trovano il medium e lo strumento comunicativo più efficace tramite la pittura. Le partiture cromatiche possiedono vita propria, esprimono la sua fervida passione e danno slancio e risalto ai contenuti sostanziali che traduco i valori e i pilastri cardine del suo vivere attuale e della sua dimensione di donna-artista contemporanea. Roberta manifesta l’espressione informale di una pittura segnica contraddistinta da un equilibrio bilanciato del campo pittorico, che garantisce soluzioni sempre convincenti. Se per essere davvero artisti bisogna esprimersi con l’animo e il cuore aperto, tutto il suo lavoro pittorico è senza dubbio la testimonianza diretta e spontanea di un viaggio nella propria introspezione. Ecco perché per Roberta l’arte è un eterno viaggio ideale, un modo ideale di relazionare e di relazionarsi e come le passioni rappresenta un viaggio nel tempo futuro e futuribile”.

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  • È online il “Concettualismo di pensiero” di Giovanni Amoriello

    È stata inserita sulla piattaforma web curata dalla Dott.ssa Elena Gollini l’esposizione pittorica dell’eclettico artista Giovanni Amoriello, ispirata ad un’articolata e sfaccettata formula di concettualismo di pensiero su cui Amoriello basa la sua intensa spinta di ispirazione creativa trainante. Infatti, la mostra si intitola proprio “Concettualismo di pensiero” per evidenziare il profondo apporto fornito dai concetti simbolici insiti e sottesi che vengono immessi dentro la narrazione scenica e rappresentano l’essenza sostanziale intrinseca dell’intera produzione realizzata da Amoriello. Sono stati selezionati 20 quadri, che costituiscono ciascuno con le proprie peculiari ed esclusive componenti qualificanti distintive e caratterizzanti dei preziosi tasselli, che compongono il grande variegato mosaico di ricerca sperimentale su cui si cimenta con appassionato e intraprendente slancio di dedizione. La Dott.ssa Gollini nel porre in rilievo i tratti avvaloranti della dimensione pittorica ha spiegato: “Giovanni è senza dubbio un artista anticonformista e con indole vulcanica, personalità camaleontica e trasformista, che non si accontenta di fare una ricerca banalmente scontata, semplicistica e superficiale, ma si addentra in modo totalmente permeante nei laboriosi meccanismi e ingranaggi creativi ed estrapola delle soluzioni davvero convincenti sul piano dell’originalità formale e della genesi contenutistica. Giovanni con le sue retrospettive figurali non convenzionale si pone volutamente in modo alternativo all’interno del panorama attuale e risulta al di fuori dagli accademismi dottrinali sistematici più austeri e costrittivi. La personalità artistica è versatile e volitiva, molto recettiva e reattiva agli stimoli circostanti, dai quali trae la linfa vitale per imprimere dinamismo e movimento plastico. Mentre lavora Giovanni sente battere forte il cuore, sente il moto dell’anima vibrante e fremente e si lascia guidare dal bisogno incalzante di liberarsi dal carico di emotività, ma al contempo è attento e vigile a seguire anche la ratio e a dosare al meglio istinto e ragione. Giovanni per certi versi sembra allinearsi alle teorie filosofiche di Hegel, che sosteneva che la persona, l’individuo, a un certo punto diventa un’esistenza accidentale, perché non si riconosce più nel mondo sociale circostante che diventa una realtà estranea. Alla stessa stregua, Giovanni non si riconosce nella massificazione e nella mercificazione collettiva dell’arte e rivendica invece una valorizzazione ideale del concetto di arte e di artista contemporaneo, ponendosi delle tappe e dei traguardi costruttivi e arricchenti da poter condividere con lo spettatore in modo autentico, senza filtri, senza maschere e senza impedimenti e forzature a monte. Per Giovanni fare arte significa dunque raggiungere un potere di elevazione da offrire e da comunicare senza riserve”.

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  • Il mondo nascosto nella pittura di Davide Romanò

    Nulla è lasciato al caso nel lavoro pittorico egregiamente compiuto da Davide Romanò. Molto al contrario deriva da una rigorosa considerazione della coerenza non precostituita, ma bensì deduttiva dell’immagine nelle strutture, negli equilibri interni, nel colore, nella luminosità, nelle spaziature e nella definizione stessa del suo figurativo simbolico e allegoricamente allusivo. La prospettiva visionaria appare estremamente libera e costituisce il punto focale e nevralgico e il traguardo di arrivo di un articolato processo esistenziale, attraverso il quale ha conseguito e raggiunto una sorta di volontà mentale e spirituale davvero ammirevole e molto difficile da trovare nell’intricato e spesso groviglioso panorama creativo attuale. Infatti, mentre molti sono protesi e impegnati a cercare soltanto la perfetta identità tra uomo e artista, invece Davide spiega con sublime lucidità il suo modo di vedere e di concepire l’arte come un mezzo e non come la fine di tutte le cose”. La Dott.ssa Elena Gollini nell’apprezzare le doti artistiche e l’originale ricerca di sperimentazione portata avanti da Romanò ha così messo in evidenza alcune componenti particolari del suo operato creativo e ha sottolineato anche: “Il mondo della pittura è per Davide una continua e costante fonte di scoperta sempre coinvolgente, che lo conquista in totus e ne assorbe la potente carica di energia vitale, riversandola dentro la narrazione visionaria. I dipinti non hanno soggetti protagonisti nel senso più tradizionale del termine. Davide non produce nature morte e ritratti classici, secondo una concezione di tradizione canonica e accademica, ma dipinge mondi speciali, nascosti e sommersi, che aspettano di essere messi in luce e fatti emergere in superficie. Davide dipinge anche texture sui generis e trova in esse dei segreti reconditi e remoti scaturiti dal suo ego intimo e introspettivo, che aveva e custodiva dentro di sé senza neanche saperlo e senza conoscerne l’arcano mistero. Per Davide fare arte equivale ad un senso e ad una sensazione assoluta e completamente appagante e gratificante di liberazione e di scoperta. La sua pittura potrebbe essere metaforicamente paragonata ad accumuli di materia sopra cui crescono e germogliano delicati fiori. Nei suoi quadri Davide racconta storie virtuali, irreali e surreali, fantasie sognanti, che come per magia sembrano quasi diventare una realtà ovattata e conservata dentro a una nicchia protettiva, da condividere con lo spettatore sensibile e perspicace, che sa andare oltre la proiezione estetica. Davide tende a dipingere come seguendo una sorta di ordine sequenziale, dando e infondendo una continuità alle sue storie e rendendole più versatili alla fruizione, proprio come quelle cantate dai narratori di strada e di piazza e utilizzate nei fumetti per renderle ancora più sorprendenti e mostrarle come un dato di fatto, pur sapendo che in realtà è tutta pura fantasia”.

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  • Il micro-macrocosmo animale nella pittura di Federico Colli

    Noi siamo “abitati” dalla natura, non la abitiamo come si crede superficialmente e questa percezione di alterità si esprime in molteplici forme, formule, immaginazioni, riflessioni e cerca continuamente un equilibrio di bilanciamento tra interno ed esterno, tra singolarità e molteplicità, tra dentro e fuori che si confondono. Nella pittura ad ampia proiezione e prospettiva di pensiero realizzata da Federico Colli si può individuare un’assonanza e una corrispondenza con questa concezione, in particolare riferita alla presenza di un micro-macrocosmo animale collocato e inserito all’interno della vivace e animata composizione figurale. A riguardo la Dott.ssa Elena Gollini ha espresso alcune valutazioni mirate: “Federico preferisce soprattutto raffigurare animali sinonimo di libertà, come tigri, orsi e scimmie, ma anche di razze, rinoceronti, elefanti, nonché polipi e fenicotteri. Certamente il suo è un messaggio molto eloquente anche a favore del rispetto verso gli esseri viventi del regno animale che abbiamo nel nostro Pianeta, che rappresentano un patrimonio immenso da tutelare e proteggere, ma diventa al contempo uno stimolante marchio distintivo del suo fare arte e del suo modo di concepire una visionarietà volutamente anticonformista. Queste presenze segnano una sequenzialità pittorica particolare e sono associate a una simbologia metaforica, che consente più chiavi di lettura sostanziale. Il suo scremare e ritagliare la proiezione del reale e della realtà oggettiva per rielaborare e ricostruire uno spazio sostitutivo tramite le immagini rievocate modifica, altera e spezza quelle regole e quei dettami teoretici di continuità con la tradizione più rigida e apre per così dire una finestra più ampia e allargata, accentuando la compatibilità delle creazioni con una metafora ottica articolata e sfaccettata. Questo discorso intavolato da Federico lo pone come deus ex machina al centro di un’operazione sperimentale inedita, che sottolinea la singolarità del suo sentire e si riflette nel processo stesso dalla manipolazione del reale all’immaginario e nel fare un salto di qualità contenutistico elevato, consentendo allo spettatore di accostarsi non tanto e semplicemente con la vista, ma con tutto se stesso, con la propria storia, con le proprie emozioni, con i propri sentimenti, con i propri sensi, con le proprie intuizioni, in un percorso che è sempre concepito come movimento attivo, come un andare verso, un penetrare, un immergersi, un tuffarsi, eliminando il senso di staticità e di fissità. Ecco, perché i suoi animali sono sempre immortalati in fieri e sembrano vivere di vita propria anche a prescindere e al di fuori della struttura dialettica in cui vengono inseriti e acquisiscono un intenso potere vitale incalzante, che si trasmette al fruitore e si espande a tutto tondo”.

     

  • È online la mostra pittorica “Arte e vita” dell’artista Daniela Veronese

    L’artista Daniela Veronese è stata inserita all’interno della piattaforma web delle mostre curate dalla Dott.ssa Elena Gollini con un circuito di 20 opere di intenso impatto espressivo, che meglio rappresentano e testimoniano il suo talento innato e le consolidate e radicate capacità di padronanza tecnica e strumentale, nonché la spiccata sensibilità che guida e sostiene la vena ispiratrice. La mostra online s’intitola “Arte e vita” proprio per enfatizzare la componente esistenziale ed esistenzialista, che ha un ruolo principale portante come radice di fondamento del suo fare pittorico. La Dott.ssa Gollini ha dichiarato al riguardo: “Dinanzi alle creazioni di Daniela eseguite con magistrale progettazione ideativa a monte, si comprende subito come il percorso di ricerca da lei seguito con fervida passione sia dettato da un coinvolgimento emotivo ed emozionale potentissimo, che influisce profondamente sul suo modus pensandi e operandi e si trasmette di rimando anche nel modus pingendi. Daniela dipinge nel moto dell’anima e questa vibrante e pulsante carica energetica la supporta e la sorregge nel trasferire e nell’imprimere alle raffigurazioni una grande vitalità, una forza comunicativa che si sprigiona a tutto campo e fuoriesce dalla superficie del supporto pittorico, espandendosi e dilatandosi. L’amore autentico verso il mondo degli animale e in particolare dei cani e dei gatti si percepisce in ogni opera a loro dedicata e diventa un notevole plus valore aggiunto sostanziale molto rilevante nell’insieme del costrutto. Anche i quadri dedicati al figurativo in stile ritratto prospettano sempre un particolare afflato di trasporto e di coinvolgimento, che la porta a realizzare una proiezione molto piacevole nell’impatto estetico, ma altrettanto intensa nel risvolto psichico e psicologico, riuscendo perfettamente a cogliere e a carpire anche i tratti e gli aspetti distintivi caratterizzanti del mondo interiore e introspettivo dei protagonisti immortalati. I colori sempre radiosi e luminosi hanno un’accattivante briosità e catturano e conquistano lo sguardo del fruitore, infondendo dinamismo e movimento alla narrazione visiva. Daniela non cerca di stupire e di sorprendere usando espedienti ridondanti e macchinosi e tanto meno elaborando prospettive figurali borderline, ma si affida a una soave, dolce e delicata poesia espressiva, a un elegante, raffinato e garbato virtuosismo scenico, che rende le opere pacatamente e sobriamente affascinanti. Nel complesso e troppo spesso esasperato panorama pittorico contemporaneo, senza dubbio Daniela emerge e si distingue per lo stile di classe, per il pensiero elevato, per l’espressione fluida e suadente come un’incantevole melodia sonora”.

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  • Le forme dell’anima nella pittura di Federico Colli

    L’immagine così composta sarà vera se in essa verranno colti i legami che da una parte la rendono simile alla vita e dell’altra apparentemente al contrario la rendono unica e irripetibile. Come è unica e irripetibile ogni osservazione” (Andrei Arsenyevich Tarkovsky– tratto da “La forma dell’anima”). Questa pregevole e illuminante osservazione riflessiva offre degli interessanti spunti di rimando nella visione analitica approfondita dell’arte pittorica di Federico Colli e suggerisce delle valutazioni stimolanti per comprendere il suo particolare modus pingendi e contestualmente intrecciarlo al suo stile di vita e di pensiero esistenziale. Questa citazione sottende in sé più accezioni di significato nel parallelismo con la pittura di Colli, che hanno lo scopo primario e principale di creare e di rimarcare la distinzione sostanziale tra vedere e osservare, tra riprodurre e ricreare, tra raffigurare e rappresentare. Questa peculiare correlazione di significati fondamentali si ravvisa anche nelle opere di Colli, che offre allo spettatore una cosiddetta “predisposizione mobile” in quanto lo pone dinanzi a immagini, che possiedono un’energia dinamica di movimento insita e ad ogni sguardo suggeriscono un certo tipo di approccio visivo, percettivo e sensoriale, riuscendo di continuo a sorprendere il fruitore e a creare un’aspettativa costante e continua e una diretta compartecipazione. L’effetto scenico della narrazione figurale è armonioso, calibrato nel dettaglio e al tempo stesso straniante e immesso dentro una dimensione ideale, un contesto utopico, che offre una simbologia metaforica ricca e pregnante a cui poter attingere. Colli si rivolge al dictat figurativo della tradizione moderna, senza però mai dimenticare i punti cardine di fondamento della storia dell’arte, raggiungendo una commistione espressiva capace di ospitare e racchiudere un dialogo scenico vivacemente eclettico e poliedrico e potentemente impattante. Nei suoi lavori il ruolo del disegno possiede una propria saliente rilevanza di base e costituisce un nucleo nevralgico autonomo a cui riserva massima cura e attenzione, pur tuttavia non volendo approdare ad una riproduzione sistematica fotografica e copiativa intesa in senso lato e in senso stretto, ma estendendo ed espandendo il proprio orizzonte recettivo per accogliere e raccogliere una formula rievocativa e raffigurativa, che consente grande libertà applicativa e interpretativa. Per Colli il corpus dell’anima diventa uno spazio prediletto e privilegiato, uno spazio straordinario, che simboleggia il pulsare vibrante del cuore e il moto incessante dell’anima che prendono forma e insieme ne scandiscono lo slancio e il trasporto creativo e ne traslano la corposa intensità. Il rispetto di una propria personale e soggettiva disciplina creativa è parte integrante e irrinunciabile e coincide con i suoi principi e valori di vita e di professione.

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  • Federico Colli: una pittura libera e coerente

    La Dott.ssa Elena Gollini ha evidenziato come la pittura di Federico Colli sia contemporaneamente libera, in quanto scevra e avulsa da frustranti vincoli di limitazione e di restrizione costrittiva imposti a monte e anche insieme estremamente coerente con la visione e la concezione di pensiero e di valutazione, che Colli conferisce al suo ruolo di uomo-artista contemporaneo, inserito dentro meccanismi e sistemi sociali che lo gratificano e lo appagano e gli permettono di seguire con intraprendente motivazione e determinazione i propri ambiziosi progetti e traguardi. In particolare, la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “Osservando la produzione di Federico si percepisce e si comprende da subito, che la vena artistica e creativa risente e gode appieno del suo status esistenziale di soddisfazione e di compiacimento. Federico trasmette e trasferisce dentro le composizioni figurali la sua grinta vigorosa, l’energia vitale gioiosa e positiva, la matura e consapevole evoluzione del suo essere e del suo senso di esistere. Ecco, perché le immagini pittoriche abitano e occupano lo spazio e al contempo si smaterializzano e si liberano da ogni ingombro negativo, da ogni ideologia tarpante e affossante. Federico lavora piuttosto sulla trasparenza, sulla neutralità e si concentra sull’alleggerire l’idea plastica dal peso della materia e dalla concentrazione delle forze dei volumi, che rallentano e bloccano il senso di spazialità illimitata. Le sue figurazioni sembrano fluttuare, ondeggiare e volteggiare in un’atmosfera rarefatta, ariosa, avvolgente nella sua magica allure. Il disegno viene sempre bilanciato dalle funzioni portanti della luce e dei colori, che a loro volta hanno funzioni plurime e differenti in ogni opera e rivestono delle connotazioni distintive esclusive scelte ad hoc e definite in modo sempre mirato e ponderato a monte. L’arte di Federico è strettamente progettuale e preliminare alla fase di azione-esecuzione. L’acquisizione pratica di una propria competenza ed esperienza tecnica e strumentale è alla base del processo creativo e non sovverte mai all’incipit dettato dal sentimento spontaneo di vocazione affrancata e disinibita. L’atto i il gesto creativo conduce a una genesi di un’idea, che funge da mezzo e da medium per trasmettere e trasferire dei messaggi e dei contenuti sempre in fieri. Il disegno viene concepito e considerato come un libero campo d’indagine e di sperimentazione, che attraverso e percorre lo spazio in modo trasversale, riprendendo per certi aspetti quel concetto di spazio aperto ad infinitum perpetrato da Lucio Fontana come punto di riferimento per canalizzare e convogliare il fruitore verso una dimensione di universalità misteriosa e intrigante. Disegnare è per Federico un termine a largo raggio di significato intrinseco, che spazia dalla parola, all’immagine, al pensiero, tracciando una speciale iconografia, che interroga e risponde al contempo, a seconda poi di come lo spettatore si approccia e si pone stabilendo un legame di rapporto autentico e indissolubile. Con la pittura Federico vuole esprimere ciò che spesso con le parole può risultare troppo complicato o difficile da dire, quasi scomodo”.

     

  • La simbolica siepe leopardiana nella pittura di Federico Colli

    La Dott.ssa Elena Gollini nell’evidenziare la simbolica connessione con la siepe leopardiana e la produzione pittorica realizzata da Federico Colli ha voluto rimarcare: “Dimensione e misura, ma di altissima quota, con il limite immaginifico della siepe leopardiana di antica memoria e come il limite delle vette delle montagne tanto amate e ammirate da Federico, montagne dove si sente perfettamente a suo agio, perfettamente inserito nel suo habitat ideale, nel suo mondo magico. La leopardiana memoria consentiva di avvertire e concepire l’infinito nella sua speciale affascinante e intrigante connotazione unica non oltre e non soltanto oltre se stessa, ma oltre quell’ultimo orizzonte del quale impediva e fermava la vista. I limiti leopardiani declarati nei sublimi versi poetici, reali o immaginari, vengono ripresi da Federico nel tentativo di superarli e valicarli di restituire quel senso di purezza incontaminata alla pittura, proprio come incontaminate e pure sono le sue adorate montagne. La dimensione e la misura diventano di conseguenza in parallelo il limite ultimo ed estremo di una simbolica siepe leopardiana, oltre e al di là della quale è possibile immaginare altri spazi, altre vedute, altre prospettive recettive e sensoriali, che Federico si prefigge di raggiungere come traguardo supremo della sua mirabile ricerca. Quell’oltre che Federico vuole puoi condividere appieno con lo spettatore, all’insegna di un’arte che unisce e genera comunione proprio come lo sport. All’interno della sua poliedrica e versatile idea creativa convergono in perfetta texture ad intreccio figure, ruoli, tempi, che convogliano insieme a formare e comporre il costrutto sintattico in modo sempre appropriato e congeniale, seguendo delle traiettorie che si sviluppano in modo continuo e si evolvono in fieri e in costante divenire, dove il movimento plastico accentuato è sinonimo di rinnovamento e di rigenerazione, di trasformazione graduale e progressiva che interviene entro e oltre scavalcando il concettualismo saturo e massificato e i clichés standardizzati e concedendo delle preziose opportunità di riflessione attenta e sensibile, che Federico compie in primis con ravveduta consapevolezza e poi offre al fruitore, affinché a sua volta imprima la propria personale e soggettiva valutazione interpretativa. Le chiavi di lettura sono sempre molto attuali e convincenti, argute e acute, senza seguire un certo tipo di disegno fatto con criterio storico o storicizzato in senso stretto e in senso lato, ma cercando invece di procedere oltre. Le opere vanno ammirate con l’emozione del cuore e la vibrazione del moto dell’anima, in uno stato quasi estatico sospeso in bilico tra realtà e invenzione”.

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  • L’informalismo visionario nella pittura di Federico Colli

    L’onestà intellettuale e la coerenza comportamentale, che definiscono il percorso artistico di ricerca pittorica di Federico Colli, sono racchiuse al contempo e contestualmente entro e oltre una formula di eclettico informalismo visionario, che scaturisce direttamente dal guizzante e incalzante genio creativo, che si allinea perfettamente in sintonia con il suo dinamico e vitale modus pensandi e operandi e segue una linea immaginaria di fil rouge tracciata dal suo pensiero esistenziale e dal suo stile di vita, sempre molto determinato e intraprendente, sicuro e deciso, proiettato con una grande apertura mentale, recettiva e percettiva a tutto campo e a tutto tondo. La dimensione figurale risulta di rimando improntata con un’impostazione, che supera e oltrepassa i limiti restrittivi nei quali la tradizione accademica e dottrinale più dogmatica e rigorosa vuole costringerla e comprimerla e risulta palesemente affrancata e indipendente. L’ostentazione e l’esibizionismo non gli appartengono e non sono mai contemplati nella poetica espressiva e nel registro linguistico di Colli, preferendo orientarsi e canalizzarsi verso e oltre, dando risalto e importanza ai messaggi sostanziali e ai contenuti insiti molto pregnanti e di spessore, che avvalorano l’intera sperimentazione, che non viene mai concepita come mero esercizio tecnico fine a se stesso. La Dott.ssa Elena Gollini che si occupa della gestione della comunicazione mediatica della pregevole arte di Colli, ha dichiarato: “Certamente la pittura di Federico possiede delle componenti distintive e delle caratteristiche peculiari molto interessanti e ben qualificanti, che guardano ad un’arte di istanza e di matrice internazionale e cosmopolita, ma altresì si crea attorno una sorta di nicchia preferenziale e privilegiata di spunti e di riferimenti da cui attingere, che trovano il loro DNA genetico costitutivo in una dimensione esistenzialista e filosofico esistenziale di toccante intensità. Ogni opera per Federico è come uno scritto inedito, un racconto sui generis, che anche nel titolo risulta sempre molto eloquente ed emblematico. Ogni opera diventa la metafora di un fiume profondo, dove l’acqua penetra e si spinge in profondità scandagliando a fondo e sulla superficie scorre e procede in continuo e costante flusso in divenire. Federico cerca la perfezione nell’imperfezione, l’originale nel banale, l’analisi attenta oltre l’approccio marginale, l’avanzare oltre l’accontentarsi, la resistenza attiva oltre il lasciar perdere. Il suo spirito di uomo-artista resiliente temprato viene traslato e trasportato nel suo fare arte e si fonde e si mescola in commistione con lo spirito di esteta, con il gusto del bello e del piacevole, compensato anche dall’essenza sostanziale, che completa, integra e perfeziona ogni scenario narrativo con un quid impeccabile”.

     

  • La carica di vitalità e di energia della pittura di Davide Romanò

    Davide Romanò appartiene meritevolmente a quel circuito di artisti contemporanei, che conferiscono un potere comunicativo preferenziale alla forza creatrice e rinnovatrice della ricerca, per offrire sempre soluzioni convincenti e stupefacenti. La Dott.ssa Elena Gollini ha individuato il focus in fieri della sua poetica espressiva. A riguardo ha spiegato: “Il modo stesso è per Davide la tavolozza su cui esercitare la propria carica di vitalità e di energia. I colori per Davide sono vita e sorreggono l’intera filosofia esistenziale e il lavoro creativo. È il colore stesso a governare e dirigere le scelte e il pensiero vi si sottende. Colore e disegno sono i capi saldi, gli architrave del suo operare e dal loro incrocio ad intreccio si sviluppa il complesso universo, articolato ma fondamentalmente armonico che Davide ha battezzato come suo stile peculiare caratterizzante. Stile nel quale si mescolano insieme echi artistici novecenteschi, rimandi e richiami antichi, visioni contemporanee, supportati da un’indiscussa sapienza e abilità decorativa, da un forte vigore formale e da un’ampia capacità e destrezza di trasformazione e trasfigurazione poetica del reale. L’intento realista e realistico viene modellato e modulato secondo una visionarietà tendenzialmente stilizzata e accompagnata dalla componente fantasiosa. L’apparato compositivo viene rafforzato da un segno forte e preponderante, che rimarca la vividezza e la brillantezza accesa del colore ed esterna il desiderio di una ricerca di pura gioia visiva, che si affianca ad un’istanza sottesa di voglia di spiritualità. I giochi prospettici dinamico-sintetici e coloristici contengono in sé echi provenienti dalla matrice dell’Astrattismo informale non convenzionale e al contempo possiedono al loro interno un dinamismo novecentesco e futurista. Davide sembra non voler mai rinunciare del tutto a riferimenti e a cenni, qua e là presenti in modo più o meno manifesto e conclamato, alla figurazione. Dall’incrocio in perfetta sintonia delle due diverse attitudini, quella realistica e quella simbolico-decorativa, si può addivenire a un’unità di pensiero, di sensibilità e di approccio alle mutevoli forme del reale nelle sue più varie e diverse sfaccettature e sfumature. Al fruitore è affidato il compito di compiere un’analisi esaustiva e di fare una riflessione compiuta, senza lasciarsi distrarre dall’apparenza estetica, addentrandosi dentro la narrazione e scorgendo degli spiragli di suggestione intima. Per Davide l’arte va saputa introiettare e metabolizzare fino in fondo, come se fosse un respiro di vita, un anelito vitale profondamente rigenerante”.

     

  • Federico Colli: pittura smart e inedite digressioni figurali

    La pittura di Federico Colli è definibile con il termine moderno di “smart” in quanto racchiude il corollario di significati di questo termine così diffusamente utilizzato e attuale nella sua propagazione. Infatti, è una pittura attiva e brillante, di tendenza contemporanea e al passo con i tempi odierni, ma altresì anche raffinata, elegante, stilosa, ricercata. È senza dubbio un paradigma di contenuti colti e intellettuali, inseriti all’interno di una cornice allusiva molto interessante e stimolante da decodificare e decifrare, che richiede un certo spessore recettivo e percettivo. La Dott.ssa Elena Gollini ha espresso alcune significative valutazioni di commento positivo spiegando: “Considero Federico un talentuosissimo artista emergente, che sta riuscendo ad emergere nel multiforme e quasi ormai caotico panorama contemporaneo, mostrando capacità e padronanza, senza appoggiarsi ad espediente ed escamotage, ma contando soltanto sulle proprie forze operative e sulle proprie fonti d’ispirazione. Sono convinta, che riserverà sempre grandi sorprese e lascerà un segno visibile e tangibile nel tempo. Di lui mi ha particolarmente colpito il carisma genetico, trasportato dentro alla pittura, la propensione naturale di darsi dei traguardi e degli obiettivi e di non accontentarsi mai dei risultati ottenuti, la voglia di distaccarsi e differenziarsi dalla massa inerme ed inerte e di procedere ad oltranza seguendo un proprio programma di avanzamento e di evoluzione. La creatività è certamente una prerogativa libera e liberamente accessibile e fruibile, ma lo spessore artistico è un plus valore aggiunto che fa assolutamente la differenza e richiede delle qualità non casuali e non improvvisate, che fanno capo a Federico e ne avvalorano il percorso. Le acute interrogazioni filosofiche ed esistenziali fanno da contraltare a memorie visive rese vitali, impreziosite e modulate attraverso inedite e sui generis digressioni figurali, amalgamando insieme valori dell’etica e dell’estetica con una purezza timbrica e una passionale energia del colore. Nel comporre la sua propria visione narrativa esula dalla mera riproduzione e accoglie il livello fantastico illusionistico. Pensare pittura, immergervi il cuore, attraversare il filtro delle proprie sensazioni visive raggiungendo uno stile penetrante, con piani sequenziali dettati dalle percezioni cromatiche, dagli effetti di profondità scenica, di spazio e di volume, dalla distribuzione della prospettiva sulla superficie pittorica, dalle autentiche sensazioni di movimento plastico. Nella sua pittura c’è un vero granello d’artista, un seme fertile e fecondo da coltivare, un genoma creativo della pittura e del disegno, che è frutto e convive con il gene di un’eredità artistica universale”.

     

  • Davide Romanò poeta-pittore dell’immagine e del colore

    Davide Romanò è un artista-poeta, il pittore dell’immagine e del colore, del sentimento e del pathos, della vocazione-missione creativa portata avanti con la forza di un gladiatore combattente in mezzo all’arena, pronto a sfidare chiunque per ergere sempre più in alto il vessillo dell’arte. Romanò non ha bisogno di amplificare ed enfatizzare i motivi e i contenuti delle immagini evocate, gli bastano le paradigmatiche definizioni del colore, portatore e portavoce di emozione pura e incontaminata. La Dott.ssa Elena Gollini ha posto in evidenza alcune significative e pertinenti riflessioni critiche dichiarando: “Della pittura di Davide apprezzo particolarmente la solidità sostanziale di fondo, che funge da pilastro di sostegno e da collante di armonia ed equilibrio compositivo globale. Questa solidità corrisponde anche alla sua solidità interiore, che gli consente di considerare l’arte come condizione di verità. Per Davide il colore e il segno sono elevazioni dello spirito, concependo la bellezza del pigmento come atto poetico oggettivo. La sua forza sta nella capacità di raccogliere la colta eredità di un lessico simbolico, che giunge da lontano e resta sempre valido e sempre attuale. La sua ricerca coincide con una rivisitazione soggettivante e oggettivante al contempo. Rappresenta sentimenti del suo mondo interiore con accenti espressivi caldi e diretti, dipingendo con intransigente lucidità formale e suscitando speciali luminescenze, che rendono immediatamente riconoscibile la sua cifra stilistica. Davide appartiene al mondo colto e intellettuale della pittura. Le radici creative lo portano a consolidare una matura esperienza, compiendo continui salti di qualità, che lo spingono a dedicarsi con fedeltà e perseveranza al lavoro pittorico. La sua espressività è di naturale eleganza, dispiegandosi in suggestive campiture tonali, racchiuse in una trama scenica armoniosa e formalmente compiuta e completa. Le opere hanno qualcosa di antico e di magico e si risolvono in chiave profondamente percettiva e sensoriale. La capacità di Davide di assaporare le immagini, il paziente e accorto indagare sul rapporto tra il visibile da captare e la sua interpretazione, hanno affinato e perfezionato il talento naturale e la propensione verso la componente cromatica con chiave metaforica allusiva, consentendogli di approdare ad un mondo creativo autonomo, dove l’inventiva spiccata stimola lo spunto emozionale, da cui scaturisce l’ispirazione. Dotate di una notevole attenzione compositiva, le opere sono caratterizzate da un vigoroso equilibrio strutturale minuzioso e da un impasto tonale certosino. Soffermarsi davanti a un quadro di Davide, è come avere un incontro magico con il mistero di una narrazione visiva giocata su proiezioni arcane e su un virtuosismo che si esprime tramite una struttura pittorica estremamente coinvolgente, capace di esaltare le formule visionarie in forma oggettiva, aggiungendo accenti dal sapore sentimentale e momenti poetici squisitamente introspettivi. All’interno del processo espressivo sempre puntuale e ponderato, emerge appieno il talento di Davide capace di mettere in risalto le sue guizzanti intuizioni poetiche e concretizzarle con resa ottimale. In Davide si ravvisa l’esigenza di sostenere ogni momento compositivo con un significato compiuto e annunciato attraverso il suo valore estetico. L’energia creativa dirompente gli consente di raccontare tramite silenziose magie pittoriche la bellezza sublime dell’arte senza tempo. La seduzione carismatica della bellezza misteriosa dell’arte deve aprirsi al mondo ed essere accolta prontamente. Per Davide le opere d’arte sono dei veri e propri specchi riflessi di una verità plausibile da diffondere e perorare, interpretata nella materia di un sogno fatto ad occhi aperti”.

  • Federico Colli: arte per emozionare e per emozionarsi

    Il figurativo pittorico declinato abilmente da Federico Colli denota una particolare e sfaccettata poetica retrospettiva a monte, che lo ispira, lo guida e lo accompagna nella ricerca e nella sperimentazione creativa, alimentando la fantasia e l’immaginazione e facendo affluire una sensibilità empatica e intuitiva, che lo rendono guizzante e frizzante. La Dott.ssa Elena Gollini ha dimostrato una particolare considerazione di apprezzamento per Colli e ne ha commentato le pregevoli virtù e doti pittoriche affermando: “La produzione pittorica di Federico riassume in sintesi e in chiave simbolica uno stile di vita, improntato e canalizzato verso un’assoluta libertà interiore, ma anche verso un’attenta e accorta osservazione riflessiva, un ascolto silenzioso della ragione conciliante con il cuore e il sentimento, verso una spontanea e genuina quasi disarmante propensione ad aprirsi al dialogo confidenziale con i suoi molteplici moti intimistici. La proiezione e l’amore per lo spirito di avventura lo sostengono anche nella fase creativa così come nel suo vivere quotidiano. Per Federico la pittura è come la rivelazione di un grande intrinseco continente in continuo e costante fermento, con un proprio e speciale moto propulsivo, che produce intense suggestioni e forti sensazioni effusive. Ogni opera è un piccolo scrigno ricco di profusioni sensoriali, improntate alla rivelazione interiore del suo universo creativo sempre in evoluzione. La bellezza formale per Federico corrisponde ad un gusto soggettivo e personale e non può essere etichettata e inquadrata, secondo schemi e stereotipi e si intreccia in accordo simbiotico con la sfera emotiva dei sentimenti. Federico ci offre dei transfert di forte impatto, senza ridondanze inutili e arriva permeante e in modo diretto a coinvolgere l’attenzione del fruitore. Le memorie visive vengono rese vitali e dinamiche dal vibrante bisogno di comunicare e di condividere. La pittura per Federico serve a trasmettere qualcosa che va oltre, a trasferire luoghi e incontri che si illuminano e si accendono di nuova teatralità del presente, spazi della rappresentazione e del narrato, riflessi sulla nostra cultura moderna della psicologia di impressione, rivisitati e perpetrati dai grandi maestri dell’animazione. Per Federico l’arte diventa l’occhio incantato nello sguardo stupefatto e meravigliato che si fonde con la sfera emotiva, l’occhio della scoperta e della riscoperta, che si perde nel ricordo, nell’amore e nella passione, nella manifestazione della sottile valenza del bello e del semplice e nel proprio istintivo e pulsante bisogno di inedito, di novità, di innovazione e rinnovamento”.

     

  • La pittura di Davide Romanò nella metamorfosi cromatica

    Nella pittura del passionale Davide Romanò, che unisce poesia visiva a poesia concettuale nella loro sublimazione armoniosa, le tinte e i colori diventano un unicum in una messa in scena, dove la metamorfosi cromatica assume effetti che catturano da subito l’occhio e trasmettono sensazioni di sospensione immaginifica e fantastica tra sogno e realtà. La dottoressa Elena Gollini ha fornito delle interessanti valutazioni in merito commentando: “La metodologica di Davide si sviluppa in un crescendo di equilibrio stratigrafico nelle coloriture e nei pigmenti con continui rimandi segnici mai lineari e mai statici, ma sempre impostati con inusuale e atipica sequenzialità ritmica e timbrica, definendo e scandendo la partitura scenica con originale prospettiva. Per Davide ogni opera deve fare breccia tra i sensi, per vedere, ascoltare, sentire e quasi poter toccare quanto si cela e si nascondo dietro la rappresentazione estetica, entrando in contatto diretto con ciò che non è subito visibile e recepibile e instaurando un rapporto di interconnessione. Davide protagonista tra devozione e ribellione creativa, abile e istrionico maestro di suggestione, viaggiatore del tempo e dello spazio, cronista di una realtà ideale. Il suo occhio critico per vocazione innata non è mai distratto né sprovveduto e cerca un incontro ravvicinato con il fruitore in un piano paritetico. La sua arte apre una botola virtuale di interrogativi disparati rimasti accantonati da chissà quanto tempo, nel desiderio e nella speranza che al disinteresse e all’ignavia si sostituisca una pronta e responsabile reattività e recettività. Per Davide attraverso l’arte si possono sciogliere e dipanare i nodi, che questo mondo beffardo imbastisce e si può tendere alla quiete e alla calma dei sensi e delle coscienze individuali e collettive, perché ogni nodo strappato tempestivamente evita a priori l’impatto irruento con quello successivo, che sarebbe ancora più dannoso. I lavori di Davide trovano il focus in fieri di una riflessione molto ampia e articolata, concepita come humus ideale che deve germogliare al meglio. Il percorso artistico diventa un cammino destinato all’intera comunità umana, composto da tappe di un sentiero che ci accomuna nel nostro viatico terreno. Davide ci insegna che una farfalla può sempre volare via all’improvviso portando con sé l’effimero del materialismo, ma il benessere quello vero e autentico prescinde dalla vulnerabilità del materialismo e si affida a ben altro, a solide basi di valore, a una rettitudine genuina che l’arte può contenere e diffondere a tutto tondo”.

  • Federico Colli: pensiero e azione in perfetta sintonia

    Nella poetica espressiva dell’artista Federico Colli pensiero e azione coincidono come un unicum, che suggella e sancisce la sua cifra stilistica connotativa e ne avvalora la portata e lo spessore comunicativo. La Dott.ssa Elena Gollini, apprezzando le qualità sostanziali della sua pittura ha affermato: “Federico si propone come artista di moderne vedute, al passo con il tempo e con la visione attuale della società. La sinergia tra pensiero ideativo e azione esecutiva diventa un tassello basilare e primario per la riuscita ottimale delle sue pregevoli composizioni, dal gusto squisitamente di tendenza Pop Art. La rivisitazione compiuta da Federico agli insegnamenti e alle lezioni magistrali impartite e sancite dagli illustri maestri come Andy Warhol e Roy Fox Lichtenstein, si traduce in rappresentazioni personalizzate con elementi e componenti inediti e inusuali, che danno centralità alla profusione cromatica sempre ben dosata e misurata nella stesura e a un disegno stilizzato ed essenziale nel tratto segnico, quasi riportato in stile caricaturale oppure con impronta fumettista. Federico predilige colori forti e accesi, vividi e corposi, densi e intensi, con una partitura marcata e incisiva. L’uso della tavolozza cromatica sgargiante e sfavillante imprime una potente e prorompente carica energetica vitale alle immagini. La figurazione è sempre improntata in modo importante e sottende significati e messaggi allusivi, da decodificare con attenta e acuta sensibilità di lettura interpretativa. La suggestione visionaria si basa su un impianto compositivo disposto su più piani e su più sequenze percettive, dove lo spettatore può addentrarsi e penetrare in più fasi di approccio recettivo. Federico è un fantasioso e giocoso sognatore e si destreggia abilmente nel multiforme e variegato filone figurale, provando delle peculiari ed esclusive chiavi d’accesso e delle argute e sagaci prospettive di rievocazione. Arte come occasione e come opportunità di crescita ed evoluzione. Arte come modalità di fuga fantastica dalla realtà, pur restando ancorato a solidi appigli reali. Arte come input e incipit per stupirsi e per stupire. Questi assioma riassumono le riflessioni di Federico nel suo incedere e lo guidano e lo accompagnano, costruendo pagina dopo pagina un virtuale diario di bordo, dove a ogni opera corrispondono emozioni e sentimenti speciali”.

  • Davide Romanò fantasista dell’arte

    Il concetto di fare arte per Davide Romanò racchiude in sé la necessità di fare confluire insieme nella creazione armonia, gusto e attenzione per i particolari. Questi elementi devono essere coordinati nella pianificazione a monte e devono unirsi e fondersi insieme alchemicamente. Per Davide questa esigenza performativa soddisfa sia l’assetto strutturale estetico e formale sia la potenza sostanziale insita dentro la narrazione. La dottoressa Elena Gollini ne rimarca i tratti peculiari spiegando: “Per Davide l’arte equivale simbolicamente a uno spazio sacro, che è collocato anni luce lontano e distante dal senso del profano, inteso come distrazione e disattenzione sociale, come superficialità e pressapochismo. La sua produzione diventa un simbolico tempio dell’arte, dove poter comunicare con assoluta sincerità e grande stupore, con meticolosità e massimo rispetto. Il concetto di sacro dell’arte rispecchia riflessioni profonde, che la storia artistica e culturale ha sempre sostenuto con forte convinzione e motivazione. Parimenti Davide è un artista, che ama anche sottilmente provocare attraverso le opere, muovere gli animi e scuotere le menti, innescare dei meccanismi di ragionamento e di meditazione, generando una fitta rete e trama di rimandi e richiami sottesi, che vanno saputi cogliere ed estrapolare con arguzia e intuizione perspicace. La policromia ordinata e composta costruisce idee astratte per entrare in nuovi mondi di ricerca e di sperimentazione indipendente. L’intento non è distorcere la realtà, ma bensì comunicare che essa può essere modificata e trasformata dall’artista capace, saggio e consapevole, entrando in un movimento cosiddetto alienista, un movimento artistico culturale libero, affrancato, che vuole ridare respiro vitale e riaccendere la creatività oltre la deriva degradante della società contemporanea, offrendo un solido appiglio a cui potersi aggrappare. Le opere di Davide possono prestarsi per un percorso sensoriale alla scoperta della vera arte, anche per coloro che vivono nel buio. Se l’uomo manca di unità il mondo giace a pezzi. L’arte armoniosa e completa può intervenire in concreto supporto, con i suoi colori e i suoi suoni, che rispondono agli echi di desiderio di completezza totalitaria e totalizzante. Per Davide l’arte innerva un percorso comunitario che matura lentamente nella consapevolezza e nella lungimiranza di vedute, un senso di appartenenza dove il respiro delle anime si unisce direttamente diventando un unicum, un tutt’uno e dove l’uomo privilegiato potrà osservare, catturare e saziarsi fino in fondo”.

  • Federico Colli: voli pindarici tra sogno e realtà

    L’intraprendenza creativa appassionata di Federico Colli lo spinge verso funambolici voli pindarici, dove mente e cuore viaggiano insieme in perfetta sintonia e dove si sostanzia e si profila una sospensione, che resta in bilico tra sogno e realtà, tra reale e immaginario. Nell’approfondire i tratti e gli aspetti salienti del suo fare artistico la Dott.ssa Elena Gollini ha dichiarato: “Federico è certamente un artista di grande potenziale. Le sue risorse creative versatili ed eclettiche sono applicabili su più fronti, con esiti e soluzioni ottimali. Federico lavorando con meritato successo anche in ambito sportivo, è abituato a darsi dei traguardi e delle mete di arrivo e anche nell’arte immette questa virtuosa intraprendenza e determinazione, che si riflette e si rispecchia nelle scelte di percorso stilistico. Infatti, rifugge da stilemi standardizzati e stereotipati, banalmente scontati e ripetitivi e approda ad un proprio progetto distintivo, che segue una visione originale e poliedrica, senza vincoli e senza forzature imposte a monte. Federico scommette su se stesso e si mette in gioco a tutto campo, raccontando e raccontandosi senza maschere e senza finzioni. L’arte nella sua appagante libertà di azione ed espressione racchiude per lui una sorprendente scoperta di grande compiacimento e assurge a una sorta di funzione terapeutica per il benessere mentale e spirituale. Federico si rende portavoce di una formula comunicativa di tendenza figurale, che attinge da più fonti e da più sorgenti di ispirazione, senza mai però cadere in una ridondante emulazione copiativa sterile e pedissequa. Se l’arte potesse essere rappresentata con una trasposizione figurale metaforica per Federico potrebbe essere una possente e maestosa montagna, che avvolge rassicurante chi vi sale e al contempo va guardata con estremo rispetto referenziale. Lo sguardo creativo di Federico sovrasta incontrastato questa montagna e supera e oltrepasso l’orizzonte visibile per vedere oltre e scorgere altrove, con una vivace e frizzante curiosità. Il mettersi alla prova in campo artistico equivale anche ad un’avvincente sfida personale ed esistenziale e lo sprona e lo incita a intraprendere una ricerca costante e continua, dove la volontà e il desiderio di sperimentare sono paralleli e speculari a quello di ottenere riscontri di apprezzamento e di sentirsi realizzato, in un complice spirito di condivisione e di sinergia con lo spettatore”.

  • L’arte di Davide Romanò sulla scia del simbolismo pittorico

    I pittori simbolisti cercarono di fissare sulla tela le emozioni e come scrisse il poeta Jean Moréas di “vestire l’idea in forma sensibile”. Così come i poeti simbolisti erano convinti che ci fosse una corrispondenza tra il suono, il ritmo e il significato delle parole, così i pittori simbolisti pensavano che il colore e la linea potessero esprimere i sentimenti. Nella scia dei simbolisti sono stati instaurati vari parallelismi interessanti. Ad esempio i dipinti di Odilon Redon sono stati accostati alla poesia di Charles Baudelaire e di Edgar Allan Poe e alla musica di Claude Debussy. La tendenza generale caratteristica accomunante dei pittori simbolisti è la predilezione verso formule con ampie campiture di colore in sintonia con il Post-Impressionismo. Liberando la pittura da quella che Paul Gauguin ha definito come “la restrizione della probabilità” ha contribuito a creare le premesse estetiche per molta arte di qualità del ventesimo secolo. In linea con questi paradigmi cardine del simbolismo pittorico si pone Davide Romanò con la sua arte intrisa di orchestrazioni iconiche e semiotiche sottese.

    La dottoressa Elena Gollini ha messo in evidenza questa stimolante comunione dialettica, spiegando: “Le componenti distintive caratteristiche dell’arte simbolista, sono ravvisabili nel tracciato pittorico di Davide e ne avvalorano la portata e lo spessore. Nelle opere traspare una diafana texture, a rivelare l’intenzione dell’anima di personificarsi e farsi corpo visibile dentro la narrazione. Il colore nel suo ruolo dominante e preponderante esalta il pathos e l’atto creativo si trasforma in gesto di accorato abbandono liberatorio, come un moto salvifico, che lo rassicura e lo protegge. Il simbolo e la realtà si fondono insieme in chiave cifrata e codificata, fornendo allo spettatore un’angolazione particolare di comprensione, in cui la fantasia mantiene inalterato il suo incontestabile diritto di prelazione e si avvale della componente emotiva e sentimentale. Davide trova tramite l’uso del segno e del colore il suo linguaggio espressivo ideale e il modo migliore, più appagante, per comunicare con il mondo esterno, in una visione intima e raccolta, riflessiva, indirizzando l’arte in una dimensione di grande potenza espressiva e di preziosissima risorsa semantica. Tutto viene congeniato con una personalissima impronta stilistica, che ne avvalora la maturità creativa raggiunta e rafforzata attraverso la ricerca e lo studio, in cui pensiero e arte si trovano in perfetta fusione, offrendo ampio respiro alla componente fantastica e immaginifica e la possibilità leggere ed estrapolare dentro il dipinto una speciale avvolgente poesia tracciata con il pennello. Davide conferisce forte imprinting al tratto segnico, la cui suggestione visionaria supporta l’afflato cromatico“. E ancora proseguendo ha asserito: “Al segno e al colore viene dato valore assoluto, nella summa e nell’essenza dei valori filtrati dalla psiche, la cui spinta propulsiva produce e alimenta il divenire e l’affermarsi della proiezione narrativa. Lo scenario definisce immagini catturate nella realtà e trasfigurate, immagini vissute nei ricordi e custodite nella memoria, immagini scatenate dall’inconscio, nella sfera onirica del sogno, di quei sogni che fermentano l’esistenza poetica dell’uomo e ne proiettano la forza e al contempo la fragilità. Nei quadri si snoda la coscienza che l’uomo ha della sua fragilità, che lo spinge alla ricerca di un moto di evasione. L’anima fragile si illumina e attraverso il corollario cromatico acceso e vibrante rinasce e si risveglia e ritrova la dinamicità vitale e il lirismo di fondo. Ogni opera prende vita da una densa carica espressiva, che coincide anche con un incontro intellettuale e una suggestione sociologica, filtrata dalla sensibilità acuta, che contribuisce alla resa pittorica ottimale e ne garantisce la qualificante elevazione“.

     

  • Davide Romanò: originale fantasia creativa nel solco dell’illustre tradizione informale

    Davide Romanò si pone nel solco della grande e illustre tradizione pittorica informale di tendenza astratta e ne ripercorre a suo modo le prerogative principali, con guizzante e sagace capacità trasformista e camaleontica. La dottoressa Elena Gollini apprezzandone le spiccate qualità creative ha affermato: “Davide fissa l’istante della percezione visiva, l’attimo, in cui il dinamismo dell’ambiente e la sensorialità del singolo entrano in contatto diretto, è il momento della consapevolezza, il passaggio dal vedere all’osservare, è entrare dentro la situazione. Attivare questo tratto della percezione è per Davide assolutamente indispensabile per poter catalizzare le percezioni recettive al meglio e approdare ad una propria coscienza e consapevolezza interpretativa completa. Per Davide, osservando un suo quadro lo spettatore deve vivere le proprie epifanie visionarie e prendere coscienza e consapevolezza della propria vita interiore sollecitata dall’ingresso attivo e compartecipe nella narrazione scenica. Si può cogliere nella prospettiva quello speciale simbolismo dell’occhio nel flash della ripetizione modulare e sequenziale, che si traduce nella capacità di fissare nella retina oculare dei messaggi subliminali, dei frammenti di codici cifrati sottesi, come se fossero virtualmente parte di una montatura di occhiali. Il nostro occhio agisce come una periferica di input di stimoli e noi siamo immessi dentro questo gioco di rimandi e sollecitazioni anche senza esserne direttamente consapevoli. In Davide non c’è mai traccia di una gestualità istintuale e incontrollata, non ci sono accenni dell’action painting tipica di una certa parte di informalismo astratto, ma bensì tutto è sempre controllato e razionale e mosso con vigile andamento compositivo. Osservando le opere nella loro sintesi di insieme emerge una sapiente fusione di policromia modulare, che accentua le tessere compositive e le colloca dentro un microcosmo informale, dove il concetto di frammento viene esaltato dall’uso del modulo strutturale e dalla tecnica simile a quella del mosaico nelle sequenze che accorpa e accosta con aggraziata compostezza poetica. Davide concentra la sua fantasia sui giochi pulsanti di colori accesi e marcati, che alimentano tra loro una potente sinergia complementaristica e come nell’immensità sconfinata dello spazio si lanciano verso un utopico infinito ideale, dove predominano il senso della memoria, l’elemento fantastico e la capacità onirica del sogno. Davide fa della pittura un gioco di vita, che corrisponde anche ad un’attenta e coerente ricerca interiore, guardando e scavando dentro il proprio intimo ego. L’armonia globale è apprezzabile non solo attraverso gli occhi e l’impatto visivo, ma tutti i sensi percettivi. Il prodotto finale sempre impeccabile crea e alimenta una sintesi perfetta, figlia della sua ricerca devota e dedita e conquista notevole valenza qualitativa. Come Sigmund Freud parlava di rosa dei sentimenti per descrivere le infinite sfaccettature dell’animo umano, così Davide individua nell’arte pittorica la manifestazione di questo concetto nella sua perfetta sintesi di pura autenticità. Davide personalizza il proprio orizzonte estetico e sostanziale e fornisce una prospettiva astratto-informale frutto di una fertile e feconda progettualità, sorretta da un apporto tecnico strumentale e da un supporto cromatico di elevata valenza. Davide è un vulcano in eruzione di pathos e di emozioni, portavoce di una comunicazione genuina e spontanea. Ogni immagine diventa molto più articolata di quanto può apparire e racchiude un coacervo di immagini, che vengono percepite dall’occhio come un’unica visione, ma in realtà sono stratificate e intrecciate in stretto legame. Ogni quadro racconta più storie particolari e la grandezza di Davide consiste nella capacità di farle sembrare un’unica grande storia universale. Davide rispecchia il pensiero dell’artista moderno, sempre pronto a varcare i confini del contemporaneo, per dare una nuova svolta e un importante contributo all’evoluzione dell’arte futuribile, rendendo ancora più avvincente il suo interminabile viaggio artistico“.

  • L’eterno divenire della pittura di Davide Romanò

    Arte come un continuo incessante divenire. Questo assioma rispecchia la convinzione di Davide Romanò secondo cui ogni quadro rappresenta la tappa di un lungo percorso, un capitolo di un libro infinito, un frammento di un’opera che non può essere mai totalmente completata e limitata nella sua esplicazione interpretativa. La dottoressa Elena Gollini ha descritto analiticamente questo orientamento perseguito da Romanò affermando: “L’arte così come la poesia e la musica possiede un proprio ritmo. I quadri di Davide possono essere percepiti e letti come simbolici spartiti musicali, traslati e trasportati su tela come a formare una colonna sonora alla stessa stregua delle sublimi composizioni di Mozart ed Handel, ideale per guidare e accompagnare il fruitore alla più completa e profonda interpretazione interattiva. Se la pittura rappresenta se stessa, allora il pittore può rappresentare la musica e la poesia in una retrospettiva scenica dalle molteplici sfaccettature sequenziali, che sottolineano ed esaltano il senso di continuità tra l’arte del passato e quella attuale odierna e indicano l’iter coerente di continuità con il futuro. La pittura nel senso più canonico e tradizionale del termine non fa per lui. I dipinti si affrancano e trovano una chiave espressiva, dove domina l’idea di movimento dinamico fluttuante della materia pittorica, dove le tele intrise di colore acquistano effetto plastico e appaiono vitali e mutevoli, rispecchiando una prospettiva di trasformazione costante e assorbendo la luce circostante con i suoi bagliori e guizzi luminosi. La tela diventa un supporto vivo e recettivo e assorbe in totus il colore, lo esalta nelle sue profusioni tonali e chiaroscurali, nella sua lucentezza radiosa e corposa e lo modifica con un intreccio pigmentoso di grande potere e forza comunicativa, trasferendo e sprigionando intensa suggestione e carica energetica e un vibrante e pulsante respiro vitale“. E ancora la dottoressa Gollini entrando nel merito sostanziale spiega: “Davide riprende e recupera le concezioni ispirate al progetto del canone aureo, a sua volta ispirato al concetto matematico della sezione aurea o costante di Fidia, che riassume un ideale assoluto di armonia e proporzioni, affascinando in passato così come ancora oggi filosofi, scienziati, architetti, artisti. Dentro le narrazioni sceniche si possono cogliere e individuare interessanti e stimolanti spunti di riflessione e di analisi, connessi al supremo mistero della conoscenza, dello spazio ignoto e di quel sapere infinito, che la ragione umana non potrà mai completamente afferrare e possedere fino in fondo. Davide si pone come artista al di fuori del tempo lineare in senso lato, che persegue la ricerca con un approccio minimalista senza sovrastrutture troppo complesse e troppo ardite, riportando la pittura ai suoi elementi costitutivi essenziali e primordiali, per riscoprire il giusto pieno e l’appagamento totale di un’ispirazione pura e autentica, frutto di una continua crescita e maturazione personale e artistica e di un desiderio incondizionato di essere sempre se stesso e di palesarsi come tale, senza trucco e senza inganno“.