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  • “Coppie scoppiate”, Anna Boggi Fasciani spiega come non farsi troppo male quando un matrimonio finisce

    Avezzano (AQ) – Separazioni e divorzi? Come guerre, fredde o guerreggiate, travolgono sogni d’amore e progetti di vita delle coppie e lasciano sul terreno vittime dirette e collaterali, danni economici, ferite affettive e psicologiche difficili da rimarginare.

    Parola di Anna Boggi Fasciani, avvocato del Foro di Avezzano (AQ), vent’anni e più di esperienza in materia di diritto della famiglia, che nei giorni scorsi ha pubblicato il libro “Coppie scoppiate. Come non farsi troppo male quando un matrimonio finisce” (Produzioni i giorni di Antigone, pp. 174, € 20,00).

    Come rileva Adriano Squillante (notaio, avvocato e già avvocato di Forum, in onda su Canale 5 e Rete 4) nella prefazione, l’autrice ricorre spesso a parole e similitudini belliche per descrivere l’impatto e le conseguenze drammatiche dei complessi percorsi giudiziari e umani, perché sono le più appropriate per raccontare ciò che avviene con la fine del matrimonio.
    In Italia separazioni e divorzi sono in costante aumento dagli anni Ottanta. E rappresentano per le persone coinvolte una delle principali cause di stress, in grado di compromettere durevolmente la serenità e spesso anche la salute.

    “Coppie scoppiate” è un vademecum dedicato soprattutto a chi si trova ad affrontare una separazione o un divorzio o sta meditando di farlo. Il libro si propone di favorire nel lettore la consapevolezza delle difficoltà che lo attendono, affinché possa affrontarle con un approccio corretto, senza false aspettative, e riguadagnare prima possibile il benessere e la serenità perduta. Non solo. Il volume, esponendo le difficoltà legate alle battaglie legali e allo stress psicologico, intende rivolgersi anche a quelle coppie che possono ancora salvare il loro matrimonio, magari scoraggiandole dall’intraprendere un percorso così doloroso a cuor leggero e senza aver riflettuto bene sulle conseguenze. La sua lettura, inoltre, si rivela utile anche per avvocati e addetti ai lavori che possono ricavarne spunti e suggerimenti interessanti per assistere al meglio i loro clienti nei percorsi giudiziari.

    Anna Boggi Fasciani, infatti, non parla (solo) di diritto. Affronta con grande sensibilità e umanità tutti quegli aspetti squisitamente personali, affettivi, psicologici di cui non c’è traccia nei manuali e nei codici. Ma non per questo meno importanti. Come ad esempio, il modo di comunicare ai figli la fine del matrimonio, la sofferenza dei nonni, le tensioni tra le famiglie di origine, l’essere vittime e carnefici del partner nello stesso tempo, l’affidamento degli animali da compagnia, i rapporti con l’ex che si è rifatto una vita; le feste che rinnovano le lacerazioni del tessuto familiare, fino alle implicazioni di natura patrimoniale che non mancano di ripercuotersi sul tenore di vita delle persone coinvolte.

    «Un matrimonio che finisce – scrive Anna Fasciani nell’introduzione – esprime un contesto conflittuale che mette a nudo le pieghe più intime della vita di due perfetti sconosciuti; i fascicoli di separazione e di divorzio contengono i sentimenti, i giorni felici, i sogni interrotti, la delusione, la rabbia, le vendette, le contese delle famiglie di origine che, sebbene non compaiano direttamente, sono spesso il substrato umano e il contesto di riferimento su cui si gettano le fondamenta di un matrimonio destinato a finire male».

    Il testo si articola in due parti, seguite da un epilogo e da un’appendice normativa.

    La prima parte, “La legge, i tribunali e l’esperienza”, oltre a far opera di chiarificazione concettuale tra le opzioni disponibili per il cliente, mette in scena il dramma del matrimonio che muore. Se il momento fatidico in cui il cliente varca la soglia dello studio di un avvocato matrimonialista o divorzista rappresenta l’antefatto, è solo con la famosa lettera del professionista recapitata alla controparte che il dramma vero e proprio ha inizio. Nelle fasi successive emergono in primo piano gli aspetti connessi all’affidamento dei figli minori, all’eventuale determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge più svantaggiato, al contributo di mantenimento per i figli, all’assegnazione della casa coniugale, all’eventuale divisione dei beni oggetto di comunione legale, fino alla regolamentazione delle obbligazioni contratte dai coniugi durante il matrimonio. Non mancano, peraltro, le riconciliazioni da parte dei cosiddetti “pentiti del divorzio“, che sono più frequenti di quello che si possa credere.

    Nella seconda parte, “Scene da un matrimonio che finisce”, l’autrice riporta alcune storie reali, rielaborate in modo da garantire l’anonimato dei protagonisti: casi-limite che ha trattato nel corso della sua lunga esperienza e da cui ha tratto insegnamenti professionali ma anche stimolanti riflessioni sui limiti della giustizia. Che può tutelare i diritti, ma non può imporre l’amore.

    Info e contatti
    www.coppiescoppiate.it
    [email protected]
    Facebook: https://www.facebook.com/anna.fasciani.1
    Instagram: https://www.instagram.com/annafasciani/

  • Divorzio e conti correnti: prima della separazione 151.000 italiani hanno svuotato il conto all’insaputa del partner

    In caso di separazione o divorzio, cosa accade alla liquidità del conto corrente cointestato agli ormai quasi ex coniugi? Sebbene, salvo specifiche eccezioni, la legge preveda che le somme vadano divise equamente tra i due, non sempre va così; secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat*; il 17% dei divorziati e separati, vale a dire quasi 280.000 individui, ha dichiarato che l’ex partner si è tenuto tutti i soldi depositati o, peggio, tra loro c’è anche chi, all’insaputa del coniuge, ha prosciugato il conto prima della separazione (9,2% pari ad oltre 151.000 individui).

    La gestione del conto cointestato in caso di divorzio è un problema piuttosto ricorrente se si considera che dei circa 2,5 milioni di italiani separati e divorziati, più di 1,6 milioni (65%) ha dovuto – è proprio il caso di dirlo – fare i conti con questo aspetto. E non servono cifre milionarie per far litigare i due coniugi; secondo l’indagine, in media, la somma contesa era pari a poco più di 7.900 euro.

    Ma come ci si deve comportare se il partner cerca di fare il furbo e cosa conviene fare del conto corrente una volta suddivise le somme? Ecco l’analisi di Facile.it

    Cosa fare se il partner si tiene tutto…

    Guardando più da vicino i risultati dell’indagine emerge come il 7,8% dei rispondenti abbia dichiarato che il partner si è tenuto tutte le somme depositate sul conto cointestato; interessante notare come siano con più frequenza le donne a lamentare questa situazione (9,2% accusa l’ex-marito di tale comportamento contro il 6,3% del campione maschile).

    Sebbene, in determinati casi, la legge preveda una suddivisione diversa da quella in parti uguali – ad esempio se i coniugi sono in regime di separazione dei beni o se il denaro proviene da una donazione – fa riflettere che proprio nelle coppie in comunione dei beni accada con più frequenza che uno dei due partner si tenga tutte le somme depositate (9,8% vs il 5,2% di chi era in separazione dei beni).

    … o svuota il conto

    Purtroppo tutt’altro che raro anche il caso in cui, all’insaputa dell’altro, uno dei due partner prosciughi il conto cointestato prima della separazione (9,2%). A segnalare questa situazione sono proporzionalmente più le donne (11,8%) che gli uomini (6,6%). E ancora una volta sembra essere un comportamento più ricorrente fra le coppie in comunione dei beni (10,9%) che in quelle in regime di separazione (7,2%).

    «Qualora uno dei due coniugi, senza averne il diritto, prosciugasse il conto prima della separazione o tenesse per sé tutte le somme depositate, egli sarà tenuto a restituire all’altro intestatario l’importo eccedente la propria quota», spiega Giovanni Zanetti, responsabile ufficio legale di Facile.it. «Per evitare questo genere di problematica, è bene sapere che è possibile chiedere al giudice il sequestro del conto fino all’emissione della sentenza di separazione.».

    Non sempre, fortunatamente, il conto corrente cointestato diventa motivo di scontro in fase di separazione; nel 32% dei casi i rispondenti hanno dichiarato di aver diviso equamente e di comune accordo la liquidità disponibile sul conto, mentre il 17% dei separati/divorziati ha scelto di tenere a disposizione per eventuali spese legate ai figli o alla casa le somme depositate nel conto comune.

    Se, dopo la separazione, il conto cointestato resta aperto bisogna fare attenzione

    Che fine ha fatto il conto cointestato dopo la divisione delle somme depositate? Nella maggior parte dei casi (59%) è stato chiuso, mentre nel 16,5% è rimasto aperto, sebbene intestato ad uno solo dei due ex coniugi. Sono invece quasi 370.000 i divorziati e separati che hanno deciso di tenere il conto cointestato per pagare le spese legate a figli e casa.

    «Attenzione perché in caso di conto cointestato la banca considera i due intestatari responsabili in solido anche se non più uniti in matrimonio», continua Zanetti. «In caso di saldo passivo, quindi, i due titolari saranno responsabili nei confronti dell’istituto di credito che, indipendentemente da chi ha causato il rosso, potrà agire contro entrambi gli intestatari per recuperare le somme mancanti».

    Una nota finale; in quasi 1 caso su 4 i due coniugi non sono riusciti a trovare un accordo pacifico su come suddividere le somme del conto cointestato e pertanto sono dovuti ricorrere ad un avvocato (16,1%) o ad un giudice (9.4%).

     

     

    * Metodologia: n. 1.015 interviste CAWI con un campione rappresentativo di italiani separati o divorziati fino a 74 anni di età, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a novembre 2019.

  • Divorzio: se la madre limita le visite del padre

    In materia di separazioni giudiziali e divorzi, gli argomenti più scottanti e delicati riguardano sicuramente l’affido ed il rapporto con i propri figli minori. Infatti, i bambini al di sotto dei 12 vengono considerati dal giudice incapaci di intendere autonomamente ed è per questo che molte madri vendicative puntano a danneggiare il rapporto padre-figlio.

    Diverso è invece, se i figli sono maggiorenni e considerati autonomi ed indipendenti, in questi casi l’intercessione del Giudice può poco o nulla.

     

    Conseguenze legali

     

    Se il padre, attraverso il proprio avvocato divorzista Brescia o Milano di fiducia, fa presente e riesce a dimostrare tale ingiustizia allora le conseguenze potranno essere varie:

     

    • mutare le condizioni dell’affidamento, spostando la collocazione del minore dalla madre al padre;
    • semplicemente rimproverare il genitore che assume una condotta ineccepibile;
    • garantire al padre una somma di denaro che varia dai 75 euro ai 5000 per il reato di lesioni morali.

     

    Un atteggiamento del genere va a ledere il principio fondamentale di bigenitorialità, secondo cui entrambi i genitori hanno i medesimi diritti e le medesime responsabilità per quanto riguarda le decisioni sulla crescita del figlio.

     

    La Sindrome da alienazione genitoriale

     

    Questa condotta, visibilmente dannosa, può creare problemi abbastanza seri per la psiche del povero minore che non c’entra nulla. Infatti, tramite false accuse di trascuratezza rivolte al padre innocente, espressioni denigratorie e altre tecniche portano ad avere una distorta realtà degli affetti. Questo provoca rabbia e astio ingiustificato nei confronti del genitore inerme.

    Secondo Gardner, il medico statunitense che per primo ha parlato di questa problematica, le conseguenze psichiche sui figli possono essere:

     

    • una percezione della realtà alterato;
    • narcisismo;
    • assenza di rispetto nei confronti delle autorità, non solo genitoriali;
    • psicopatologie riguardanti l’identità di genere;
    • sofferenze che riguardano la paranoia

     

    Data l’assenza di dati empirici di tale disturbo, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali non lo menziona come sindrome o patologia. Ma va da sé che una base logica ce l’ha e come. Avere una condotta simile non fa altro che danneggiare la crescita del minore, il quale segnato da tale situazione, si troverà a sviluppare dei comportamenti che potranno ostacorargli la vita.

  • Antonello De Pierro alla prima di Girotondo a sostegno del cinema made in Italy

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è intervenuto presso il cinema Adriano di Roma per il film con Massimiliano Buzzanca ed Erika Marconi
    Antonello De Pierro ed Erika Marconi
    Roma – E’ stata una straordinaria interpretazione di Massimiliano Buzzanca a caratterizzare e a lasciare il segno nodale nel film Girotondo, per la regia di Tonino Abballe, proiettato in anteprima nazionale presso il cinema Adriano di Roma, con un impeccabile evento targato Antonio Flamini.
    Il figlio d’arte del Lando nazionale, ha espresso un’arte recitativa di indubbio e notevole indice valoriale, ergendosi a pilastro narrativo di una trama che si è dispiegata sul grande schermo, avvitandosi e sviluppandosi proprio intorno al suo personaggio. Un intreccio di attualissime e comuni storie dell’universo di coppia, tra tradimenti e separazioni, con annesso patimento di sofferenze, tra violenze fisiche e psicologiche, dove i riflettori vengono puntati sulle donne, mentre l’uomo viene mostrato senza voce e senza volto, per sottolineare il riferimento astratto e generico al genere maschile. E nonostante tutto i protagonisti continuano a credere ancora nell’amore e a cercare di rimettersi in gioco. Ottima anche la prova della protagonista Erika Marconi, mentre non sono certo state una sorpresa, in tema di spessore qualitativo, le partecipazioni di Armando De Razza e di Antonella Ponziani. Ad applaudire cotanto cast, sempre più impegnato nel sostegno al cinema made in Italy, spesso soffocato in culla dall’avanzare di quello d’Oltreoceano e dai suoi budget imponenti, è intervenuto all’Adriano il presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, che in passato, da direttore e voce storica di Radio Roma, aveva dedicato intere puntate alla promozione delle produzioni peninsulari. Ad accompagnarlo l’ex modella e nota cantante di pianobar Sara Cardilli, che da lungo tempo imperversa nei migliori locali di mezza Italia, con la sua incantevole voce spaccabicchieri.
    Antonello De Pierro e Adriana Russo
    E’ sempre più impresa ardua girare film in Italia — ha dichiarato il giornalista — e quando qualche audace e determinato cineasta riesce a portare a termine un progetto si rischia che quel prodotto non vedrà mai la luce nelle sale. A una certa politica va ascritta la responsabilità di tutto questo. Non basta elargire soldi pubblici, spesso, peraltro, assegnati in maniera iniqua. Ci vogliono interventi decisi per limitare l’invasione del cinema d’Oltreoceano, che, forte di budget considerevoli, condanna a morte quelle poche opere di casa nostra, che riescono a raggiungere il traguardo della proiezione in sala. Mi batto da sempre per questo, consapevole del fatto che la fucina di talenti, di cui l’Italia non è mai stata avara, è molto fertile, e sforna giovani registi o attori che nulla hanno da invidiare a molti dei divi hollywoodiani. Il problema di fondo risiede nel fatto che la cultura nel nostro paese spesso viene relegata ai margini, e tanti politicanti che si esibiscono in vacui esercizi retorici favoriscono tutto ciò, legati al retaggio di matrice borbonica di mantenere il popolo lontano dalle sollecitazioni culturali. L’espressione intellettuale è la piattaforma su cui poggia le fondamenta per la propria crescita qualsiasi comunità sociale. E’ lapalissiano che comprimendone i contorni di espansione risulta più agevole assoggettare e addomesticare i corpi collettivi. Ciò può essere utile per favorire la conquista degli scranni da parte di questi politicanti, ma ci fa sprofondare negli abissi della mediocrità. I film come quello a cui abbiamo assistito stasera vanno sostenuti con impegno da parte di tutti, perché ogni buona idea cinematografica italiana che non riesce a ottenere la sua realizzazione compiuta in celluloide, decreta una sconfitta per l’arte e la cultura del nostro paese. E gli indici statistici sono inclementi in tal senso, con la gran parte delle espressioni culturali, anche di eccelsa consistenza valoriale e qualitativa, destinate a non vedere mai la concretizzazione che meriterebbero“.
    Antonello De Pierro e Sara Cardilli
    Insieme alla fotografatissima coppia è giunta alla proiezione anche l’attrice Adriana Russo, legatissima a De Pierro da un consolidatissimo vincolo amicale. Tra gli altri in sala si sono visti Amedeo Goria, Nadia Bengala, Saverio Vallone, Roberta Beta, Jolanda Gurreri e Cinzia Loffredo.
    Antonello De Pierro, Sara Cardilli e Amedeo GoriaAdriana Russo, Sara Cardilli e Antonello De Pierro

    (Foto di Marco Bonanni)

  • Psicologia del divorzio e della separazione

    Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara. (altro…)