Categoria: Economia e Finanza

  • Auto: in Molise l’età media è pari a 13 anni e 7 mesi (+7% in un anno)

    Il parco circolante in Molise è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 13 anni e 7 mesi, addirittura il 7,4% in più rispetto ad un anno prima. Il Molise è risultata essere la seconda regione in Italia per anzianità dei veicoli; a livello nazionale l’età media è pari ad “appena” 11 anni e 8 mesi.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Molise la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 35%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Molise le auto più vecchie circolano ad Isernia, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 14 anni; subito dopo si posiziona Campobasso, provincia dove, invece, circolano i veicoli più giovani; qui le auto hanno, in media, 13 anni e 5 mesi.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 27.592 preventivi effettuati in Molise dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Valute, le profezie hanno ancora fallito: non esiste un rivale del dollaro

    Periodicamente vengono alla ribalta previsioni che immaginano un futuro in cui il dollaro non è più la regina delle valute. In realtà, ogni volta che questo accade, il tempo finisce per dare sempre ragione al biglietto verde americano.

    Perché il dollaro resta il re delle valute

    valute dollaroNumeri alla mano, si può ad esempio smentire l’ultima fosca previsione riguardo al biglietto verde americano, risalente a circa un paio di anni fa. C’era chi pronosticava una forte discesa della moneta a stelle e strisce, anche del 30 o 40 per cento.

    Lo scenario attuale dice invece che il dollar index, che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di valute principale, viaggia oltre quota 104 con un market facilitation index che conferma quanto sia robusto. Se consideriamo l’andamento del dollaro rispetto a una delle grandi valute del panorama, lo Yen giapponese, nell’ultimo biennio c’è stata una crescita del 30%.

    Nessuna concorrente credibile all’orizzonte

    Nel mondo esistono circa 180 valute, e nessuna di esse sembra un concorrente – attuale o futuro – davvero credibile per il dollaro americano. Peraltro tra tutte quelle valute esistenti soltanto un numero ristretto ha un ruolo importante nel panorama commerciale internazionale, nelle riserve valutarie delle banche centrali e in ambito finanziario (basta aprire un broker Consob autorizzato per rendersi conto che vengono negoziati a malapena una ventina di valute, incrociandole soprattutto con dollaro ed euro) .

    Non c’è bisogno di dirlo, il dollaro è quello che regna in ognuno di questi ambiti. Bisogna peraltro aggiungere che nel mondo, i paesi che hanno valute ancorate al dollaro rappresentano il 50% del PIL mondiale.

    Le altre valute più importanti

    (Molto) Dietro al re dollaro c’è l’euro. La valuta dell’Eurozona è assai utilizzata, sia come riserva sia in ambito commerciale. Molto più distanziate ci sono Yen giapponese, sterlina britannica e Yuan cinese.

    Proprio la moneta di Pechino era in passato indicata come quella che, nel giro di un paio di decenni, avrebbe spodestato il dollaro dal suo trono. Previsioni che si sono scontrate con la crisi del mercato azionario cinese, con la mancanza di un quadro normativo e la i liquidità dei mercati finanziari. Dai numeri sembra che la de-dollarizzazione sia ancora una pura utopia.

  • Auto: in Emilia-Romagna l’età media è pari a 11 anni e 5 mesi

    Il parco circolante in Emilia-Romagna è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 11 anni e 5 mesi, addirittura il 3,2% in più rispetto ad un anno prima. L’Emilia-Romagna è risultata essere la quarta regione in Italia con le auto più “giovani”; a livello nazionale l’età media è pari ad “appena” 11 anni e 8 mesi.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Emilia-Romagna la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 40,4%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Emilia-Romagna le auto più “vecchie” circolano a Rimini, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 12 anni. Al secondo posto si trova Forlì-Cesena (11 anni e 11 mesi), e al terzo posto si trovano Ferrara e Reggio Emilia, aree dove i veicoli hanno, in media, 11 anni e 10 mesi.

    Continuando nella graduatoria si posizionano, pari merito, le province di Ravenna e Piacenza (11 anni e 9 mesi), seguite da Modena (11 anni e 4 mesi) e Parma (11 anni e 2 mesi). In fondo alla classifica si trova Bologna, risultata essere la provincia emiliano-romagnola dove circolano le auto più “giovani”.

    Guardando a come è aumentata l’età media dei veicoli emiliano-romagnoli nell’ultimo anno, emerge che l’incremento varia tra il +1,7% di Parma e il +6% di Rimini.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 1.018.598 preventivi effettuati in Emilia-Romagna dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Auto: in Veneto l’età media è pari a 11 anni e 8 mesi (+2% in un anno)

    Il parco circolante in Veneto è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 11 anni e 8 mesi, il 2,1% in più rispetto ad un anno prima. Il Veneto, insieme alla Liguria, è risultata avere l’età media delle auto in linea con il valore nazionale.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Veneto la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 40%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Veneto le auto più “vecchie” circolano a Belluno, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 12 anni e 3 mesi. A brevissima distanza, al secondo posto si trovano, a pari merito, Rovigo e Vicenza, aree dove i veicoli hanno, in media, 12 anni e 2 mesi.

    Continuando a scorrere la graduatoria si posizionano le province di Treviso (12 anni), Verona (11 anni e 7 mesi) e Padova (11 anni e 5 mesi). Per ultima nella classifica troviamo Venezia (11 anni e 2 mesi), che è risultata essere la provincia del Veneto dove circolano le auto più “giovani”.

    Guardando a come è aumentata l’età media dei veicoli veneti nell’ultimo anno, emerge che l’incremento varia tra il +1,6% di Padova e il +4,1% di Belluno e Rovigo.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 82.511 preventivi effettuati in Veneto dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Shanghai Gold Exchange, le nuove dinamiche del mercato dell’oro mondiale

    Negli ultimi anni, il mercato dell’oro ha vissuto un’importante evoluzione con l’emergere della Shanghai Gold Exchange (SGE), la borsa cinese dell’oro, che ha introdotto un nuovo meccanismo di prezzo indipendente dal tradizionale “fixing” di Londra. Questa novità, oltre a riflettere una volontà di affermare la Cina come potenza economica e finanziaria globale, ha avuto un impatto significativo sulle dinamiche del commercio dell’oro a livello mondiale, alterando il tradizionale equilibrio di potere tra i mercati finanziari occidentali e quelli orientali.
    Breve accenno sul Fixing di Londra
    Il London Gold Fixing, comunemente noto come Fixing di Londra, è un processo utilizzato dal 1919 per stabilire il prezzo ufficiale dell’oro sui mercati globali. Organizzato dalla London Bullion Market Association (LBMA), il fixing coinvolge alcune delle principali banche internazionali, che si riuniscono due volte al giorno (alle 10:30 e alle 15:00 ora di Londra) per determinare il prezzo dell’oro in dollari statunitensi. Questo prezzo serve come riferimento per il commercio mondiale dell’oro, influenzando mercati finanziari, settori come quello dei compro oro e della gioielleria e riserve bancarie. Il processo di fixing è stato a lungo considerato un punto di riferimento centrale, anche se negli ultimi anni è stato affiancato da nuove piattaforme, come la Shanghai Gold Exchange, che introducono alternative al sistema tradizionale londinese.

    La Creazione della Shanghai Gold Exchange e il Prezzo dell’Oro in Cina
    La Shanghai Gold Exchange è stata istituita nel 2002 come una delle principali piattaforme per il commercio dell’oro in Cina. Il suo scopo principale era quello di centralizzare e regolare il mercato interno dell’oro, consentendo alla Cina di esercitare un maggiore controllo sulle transazioni in metalli preziosi. Nel 2016, la SGE ha introdotto il primo prezzo di riferimento dell’oro denominato in yuan, il “Shanghai Gold Benchmark”, che si discosta dal classico prezzo fissato a Londra, calcolato in dollari statunitensi.

    L’introduzione di questo meccanismo ha rappresentato un passo fondamentale per la Cina, che è il principale consumatore e produttore di oro al mondo. Con la capacità di stabilire il prezzo dell’oro in yuan, la Cina ha creato una struttura di prezzo indipendente dalle influenze del mercato londinese, aumentando l’autonomia del suo mercato interno e favorendo la stabilizzazione dei prezzi per gli investitori locali.

    Impatto del Prezzo dello Yuan sul Mercato Globale dell’Oro
    La definizione di un prezzo dell’oro in yuan ha apportato numerose implicazioni economiche e geopolitiche. Prima dell’avvento della borsa di Shanghai, il mercato globale dell’oro si basava esclusivamente sul prezzo stabilito a Londra, che rifletteva una predominanza della valuta statunitense. L’indipendenza del prezzo dell’oro in Cina ha permesso agli investitori e alle istituzioni finanziarie di avere un’alternativa al prezzo di Londra, riducendo in parte la dipendenza dal dollaro e promuovendo una maggiore internazionalizzazione dello yuan.

    Questa alternativa ha portato benefici anche a quei paesi e investitori che desiderano diversificare le proprie riserve in valuta estera per ridurre l’esposizione al dollaro, che può essere soggetto a volatilità e politiche monetarie statunitensi non sempre allineate con gli interessi di altre economie.

    Nuove Dinamiche di Offerta e Domanda
    L’introduzione del prezzo dell’oro in yuan ha stimolato cambiamenti significativi nelle dinamiche di offerta e domanda dell’oro. La domanda cinese, che già era elevata, ha ricevuto un’ulteriore spinta grazie a una maggiore accessibilità dei prezzi locali e al potenziale di risparmio sui costi di cambio valutario. Inoltre, la borsa di Shanghai si è affermata come punto di riferimento per i produttori di oro asiatici, incentivati a vendere il proprio metallo prezioso a prezzi fissati localmente piuttosto che confrontarsi con i mercati europei.

    L’Impatto sulla Competitività Internazionale
    Con l’introduzione della SGE e del benchmark in yuan, la Cina ha aumentato la sua competitività sul mercato internazionale, attirando investitori di diverse parti del mondo, interessati a commerciare in yuan per minimizzare i costi valutari e sfruttare un tasso di cambio più favorevole rispetto al dollaro. Questa nuova struttura di mercato ha inoltre spinto altre borse mondiali a valutare l’implementazione di meccanismi di prezzo più indipendenti, contribuendo a una diversificazione delle opzioni di trading per gli investitori globali.

    Conclusioni
    La Shanghai Gold Exchange ha introdotto cambiamenti rilevanti nelle dinamiche del commercio dell’oro, offrendo al mercato mondiale una piattaforma autonoma di prezzo. Questa innovazione non solo rafforza la posizione della Cina nel mercato dei metalli preziosi, ma rappresenta un tassello nel processo di dedollarizzazione dei mercati e di crescita della rilevanza internazionale dello yuan. Con il consolidamento della SGE, l’equilibrio del mercato dell’oro si sta spostando sempre di più verso l’Asia, indicando che il futuro del commercio dell’oro sarà sempre più multipolare e globalmente interconnesso.

  • Auto: in Lombardia l’età media è pari a 11 anni e 1 mese (+3%)

    Il parco circolante in Lombardia è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 11 anni e 1 mese, addirittura il 3,2% in più rispetto ad un anno prima. Nonostante questo, la Lombardia è risultata essere la seconda regione in Italia con i veicoli più giovani con un valore al di sotto della media nazionale (11 anni e 8 mesi).

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Lombardia la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 42%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Lombardia, le auto più “vecchie” circolano a Sondrio, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 13 anni e 3 mesi. Al secondo posto troviamo, a pari merito, Cremona e Mantova, aree dove i veicoli hanno, in media, 12 anni e 2 mesi. La provincia di Brescia, invece, si posiziona terza sul podio con un’età media delle auto pari a 11 anni e 11 mesi.

    Continuando a scorrere la graduatoria troviamo le province di Bergamo e Pavia con un’anzianità di 11 anni e 7 mesi, non discostandosi troppo da Lecco e Varese; qui le vetture hanno “appena” 11 anni e 3 mesi, seguite da Como (11 anni e 2 mesi) e Lodi (10 anni e 11 mesi).

    La provincia di Monza Brianza, invece, è risultata essere tra le aree della Lombardia dove circolano le auto più giovani con “appena” 10 anni e 10 mesi; seconda soltanto a Milano che, con un’età media dei veicoli pari a 10 anni e 5 mesi, è la provincia lombarda con il tasso di anzianità più basso.

    Guardando a come è variata l’età media dei veicoli lombardi nell’ultimo anno, emerge che i valori sono aumentati in tutte le province della regione, con variazioni che vanno dal +1% di Lecco al +5% di Como e Brescia.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 2.293.790 preventivi effettuati in Lombardia dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Auto: in Friuli-Venezia Giulia l’età media è pari a 12 anni e 8 mesi (+4%)

    Il parco circolante in Friuli-Venezia Giulia è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 12 anni e 8 mesi, addirittura il 4,1% in più rispetto ad un anno prima.

    Le automobili in circolazione in Friuli-Venezia Giulia sono risultate essere più vecchie rispetto alla media nazionale, dove l’età delle auto è pari ad “appena” 11 anni e 8 mesi.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Friuli-Venezia Giulia la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 38%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Friuli-Venezia Giulia le auto più vecchie circolano a Gorizia, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 12 anni e 10 mesi; subito dopo si posiziona Pordenone, provincia dove i veicoli hanno, in media, 12 anni e 9 mesi.

    Continuando a scorrere la graduatoria si trova Udine (12 anni e 7 mesi); Trieste, invece, con 12 anni e 6 mesi, è risultata essere la provincia dove circolano le auto più giovani.

    Guardando a come è cambiata l’età media dei veicoli della regione nell’ultimo anno, emerge che i valori sono aumentati in tutte le province, con variazioni che vanno dal +3,1% di Trieste al +4,8% di Pordenone.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 209.366 preventivi effettuati in Friuli-Venezia Giulia dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Auto: nel Lazio l’età media è pari a 11 anni e 2 mesi

    Il parco circolante nel Lazio è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 11 anni e 2 mesi, appena lo 0,5% in più rispetto ad un anno prima. Il Lazio è risultata essere la terza regione in Italia con i veicoli più giovani, con un valore al di sotto della media nazionale (11 anni e 8 mesi).

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; nel Lazio la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 41%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, nel Lazio, le auto più “vecchie” circolano a Rieti, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 13 anni e 10 mesi; segue, al secondo posto, Frosinone, area dove i veicoli hanno, in media, 13 anni e 2 mesi.

    Continuando a scorrere la classifica regionale troviamo la provincia di Viterbo, con un’età media di 12 anni e 9 mesi, seguita, a poca distanza, da quella di Latina; qui le vetture hanno, in media, 12 anni e 5 mesi.

    La provincia di Roma, invece, è risultata essere l’area del Lazio dove circolano le auto più “giovani”, con un’età media pari ad “appena” 10 anni e 11 mesi.

    Guardando a come è cambiata l’anzianità dei veicoli laziali nell’ultimo anno, emerge che i valori sono aumentati in tutte le province della regione, con variazioni che vanno dal +2,7% di Frosinone al +5,3% di Rieti. Unica eccezione Roma, dove l’età è rimasta stabile rispetto a dodici mesi fa.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 2.196.387 preventivi effettuati nel Lazio dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Auto: in Abruzzo l’età media è pari a 12 anni e 6 mesi (+3% in un anno)

    Il parco circolante in Abruzzo è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade della regione è arrivata a settembre 2024 a 12 anni e 6 mesi, addirittura il 2,6% in più rispetto ad un anno prima.

    Le automobili in circolazione in Abruzzo sono risultate essere più vecchie rispetto alla media nazionale, dove l’età delle auto è pari ad “appena” 11 anni e 8 mesi.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, sono tanti coloro che scelgono di aggiungere all’Rc auto anche la copertura assistenza stradale; in Abruzzo la percentuale di automobilisti che ha fatto questa scelta è pari al 32%.

    I dati provinciali

    Analizzando i dati a livello provinciale emerge che, in Abruzzo le auto più “vecchie” circolano a Chieti, dove a settembre 2024 l’età media era pari a 13 anni e 1 mese; subito dopo si posiziona L’Aquila, provincia dove i veicoli hanno, in media, 13 anni.

    Continuando a scorrere la graduatoria si trova la provincia di Pescara (12 anni e 2 mesi); Teramo, invece, con 11 anni e 9 mesi, è risultata essere la provincia abruzzese dove circolano le auto più giovani.

    Guardando a come è cambiata l’età media dei veicoli della regione nell’ultimo anno, emerge che i valori sono aumentati in tutte le province, con variazioni che vanno dal +1,6% di Teramo al +6,2% di Chieti.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioniquanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 235.849 preventivi effettuati in Abruzzo dai suoi utenti tra il 1° settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Monete d’Oro, Quali Sono le Più Adatte per Investire ?

    Se ti stai chiedendo quali siano le monete d’oro più adatte per investire e stai pensando di rivolgerti a un servizio professionale come questo compro oro a Firenze, sei nel posto giusto. Questo articolo ti guiderà alla scoperta delle monete d’oro che non solo hanno un valore intrinseco per il loro contenuto di metallo prezioso, ma che sono anche ricercate per il loro valore numismatico e storico.

    Monete d’Oro: Un Patrimonio dal Doppio Valore
    Le monete d’oro rappresentano un solido investimento, poiché il loro valore dipende sia dal prezzo dell’oro sul mercato internazionale sia dal loro valore collezionistico. Ci sono monete che, per la loro rarità, condizione e storia, possono valere molto di più del semplice prezzo del metallo.

    Ecco alcune delle monete d’oro più preziose e ricercate al mondo.

    1. Sovereign Inglese
    Il Sovereign britannico è una delle monete d’oro più famose e antiche, con una storia che risale al 1489, sotto il regno di Enrico VII. È composta da 7,98 grammi di oro puro e rappresenta un’icona sia per i collezionisti che per gli investitori. Il valore di mercato varia a seconda dell’anno di conio e dello stato di conservazione, ma in generale, è sempre molto richiesto.

    2. Doppia Aquila Americana (Double Eagle)
    La Double Eagle è una delle monete più famose e ricercate al mondo, in particolare quella coniata nel 1933. Questa moneta ha un peso di 33,43 grammi d’oro puro, e quella del 1933 è considerata una delle monete più rare, con alcuni esemplari venduti all’asta per oltre 7 milioni di dollari.

    3. Marengo d’Oro Italiano
    La moneta da 20 lire in oro, conosciuta anche come Marengo, è stata coniata in Italia a partire dal 1861. Composta da 5,81 grammi di oro, il Marengo è molto apprezzato non solo per il suo contenuto di metallo prezioso, ma anche per il suo valore storico. Questa moneta è un classico investimento per chi cerca di acquistare oro in Italia.

    4. Krugerrand Sudafricano
    Il Krugerrand è una delle monete d’oro più conosciute e diffuse nel mondo, coniata dal 1967 in Sudafrica. Il suo peso di un’oncia (circa 31,1 grammi) la rende particolarmente apprezzata dagli investitori. Nonostante non abbia un grande valore numismatico, è considerata una delle migliori monete d’investimento per la purezza dell’oro.

    5. Panda Cinese
    Il Panda d’oro cinese è una delle monete più recenti, introdotta nel 1982. Viene coniata in diverse misure, fino a 1 oncia, ed è famosa per il suo design che cambia ogni anno. Anche se il suo valore dipende principalmente dal peso dell’oro, alcuni anni con coniazioni particolarmente limitate possono far schizzare il prezzo.

    Perché Rivolgersi a un Compro Oro a Firenze?
    Se possiedi una di queste monete, o altre monete d’oro di valore, potresti volerle vendere per ottenere un guadagno rapido. Rivolgersi a un compro oro a Firenze ti offre la possibilità di ottenere una valutazione trasparente e immediata del valore delle tue monete. Firenze, grazie alla sua tradizione artistica e storica, è una città dove il mercato dell’oro ha sempre avuto una grande importanza, e i professionisti locali sono esperti nel valutare il vero valore delle monete preziose.

    Quando decidi di vendere, assicurati di scegliere un compro oro che offra prezzi aggiornati secondo la quotazione dell’oro e che abbia una buona reputazione. Molti compro oro a Firenze offrono consulenze gratuite e possono valutare sia il valore del metallo prezioso che quello storico e collezionistico delle tue monete.

    Conclusione
    Le monete d’oro sono un investimento prezioso e duraturo. Se sei un collezionista o semplicemente desideri vendere le tue monete, conoscere il loro valore è fondamentale per ottenere il massimo profitto. Rivolgerti a un affidabile servizio di compro oro a Firenze ti garantirà una valutazione accurata, permettendoti di sfruttare al meglio il potenziale delle tue monete.

  • Tariffe commerciali, l’America Latina può avvantaggiarsi della presidenza Trump

    Ormai siamo sempre più vicini alle elezioni statunitensi, con il duello tra Trump e Kamala Harris che rimane molto incerto. Spettatori molto interessati di questo duello sono i paesi dell’America Latina, per ragioni puramente economiche riguardanti le tariffe commerciali.

    Le presidenziali USA e le tariffe commerciali

    tariffe import exportDonald Trump ha sempre posto come uno dei caposaldi del suo programma economico l’inasprimento delle tariffe commerciali, allo scopo di ridurre il grosso deficit statunitense. Ha fatto chiaramente intendere che, in caso di rielezione alla Casa Bianca, inasprirà la battaglia dei dazi in corso contro la Cina.
    Ed è qui che entrano in ballo i paesi dell’America Latina, perché da questo scenario otterrebbero un grande vantaggio.

    Una battaglia a suon di tariffe commerciali tra Stati Uniti e Cina finirebbe per penalizzare l’export americano verso il paese del Dragone, con quest’ultimo costretto a cercare nuove fonti di approvvigionamento. Probabilmente non potrebbero essere quelle europee, destinate almeno parzialmente ad allinearsi alle misure statunitensi (come accaduto per le tariffe commerciali sulle auto elettriche). E allora i paesi privilegiati diventerebbero quelli dell’America Latina.

    La prima presidenza Trump

    C’è già un precedente in tal senso, relativo alla prima esperienza di Trump alla Casa Bianca. Durante quel periodo infatti l’export dei prodotti agroalimentari americani verso Pechino subì un profondo declino. La soia ad esempio, prima delle elezioni di Trump vantava un export di 36 milioni di tonnellate verso la Cina, dopo scesero a 8,2 milioni.
    Tutto questo ebbe ripercussioni anche sui prezzi, perché la soia crollò a 780,5 cents/bushel, sui minimi di 10 anni (fonte Pocket Option Italia).

    Il Brasile si sfrega le mani

    Nonostante i tentativi dei produttori americani di bypassare i dazi, adottando anche strategie di hedging trading, di tutto questo scenario se ne avvantaggiò il Brasile, che ha decuplicato le proprie esportazioni verso la Cina. Non a caso dal 2022 è diventato il primo partner commerciale di Pechino.

    Il paese sudamericano vide crescere nello stesso periodo anche l’export di mais verso Oriente, che arrivò a 16 milioni di tonnellate. La carne bovina crebbe a 2,3 milioni di tonnellate. Complessivamente il Brasile durante la presidenza Trump raddoppiò il proprio export da 85 miliardi a 167 miliardi di dollari.
    Ma un discorso analogo vale per molti altri paesi dell’America Latina, che sono ricchi di materie prime agricole (l’Argentina ad esempio è il primo esportatore mondiale di soia) e che per i motivi anzi detti fanno il tifo per Trump.

  • Conti deposito: rendimenti in calo dello 0,25% dopo annuncio BCE

    Il taglio dei tassi dalla BCE rappresenta una buona notizia per chi ha un mutuo variabile, meno per i rendimenti dei conti deposito; secondo l’analisi di Facile.it, dopo il taglio dei tassi di settembre, i rendimenti offerti dalle banche italiane per i nuovi conti deposito vincolati sono diminuiti, in media, di 25 punti base, mentre per quelli svincolati il calo è stato di 15 punti base. Lecito attendersi che, con il taglio di ottobre, i tassi calino ulteriormente.

    E se fino a pochi mesi fa era possibile trovare depositi vincolati con rendimenti lordi che arrivano fino al 5%, oggi i migliori tassi si fermano al 4% annuo lordo.

    Questa la situazione in Italia, ma cosa accade nel resto d’Europa? Per rispondere alla domanda Facile.it ha analizzato i rendimenti in alcuni dei principali Stati del vecchio continente evidenziando come il nostro Paese sia una delle aree dove le banche sono più generose.

    I conti deposito

    Per l’analisi Facile.it ha preso in esame i dati* rilevati da Eurostat, aggiornati ad agosto 2024, relativi ai rendimenti dei conti deposito con vincolo superiore a due anni.

    L’Italia, con un tasso medio annuo pari al 3,31%, conquista la seconda posizione nella graduatoria; fa meglio di noi solo la Lituania dove l’indice medio è arrivato addirittura al 3,84%. Alle nostre spalle si posiziona l’Estonia, con un tasso medio pari al 3,24%; quarto posto per la Francia, dove le banche hanno corrisposto ai risparmiatori un tasso medio pari al 2,96%.

    I tassi offerti in Italia per i conti deposito vincolati sono notevolmente più alti rispetto ad altri Paesi; in Austria, ad esempio, il rendimento è stato pari al 2,77%, in Germania si è fermato al 2,31%, mentre in Irlanda al 2,13%. Tra le banche meno generose del continente ci sono quelle spagnole; qui il rendimento è stato pari ad appena 1,24%; meno della metà rispetto a quello italiano.

    I conti correnti

    Lo scenario cambia se si guarda ai tassi sui conti correnti; analizzando i dati* di Eurostat aggiornati ad agosto 2024 l’Italia scivola al quinto posto, con un tasso annuale pari allo 0,37%, di poco inferiore rispetto alla media europea (0,38%).

    Al primo posto della graduatoria, in questo caso, si posiziona il Lussemburgo, paese dove i correntisti privati hanno potuto godere di un tasso medio pari a 1,54%, vale a dire quattro volte quello italiano; seguono i correntisti austriaci, che hanno beneficiato di un tasso dell’1,04% e quelli tedeschi, che si sono dovuti “accontentare” di un rendimento annuale pari allo 0,62%, comunque quasi doppio rispetto a quello italiano.

    Va detto, però, che in numerosi Paesi è andata addirittura peggio; in Spagna, ad esempio, i correntisti hanno ottenuto un tasso medio pari a 0,17%, mentre in Francia i valori hanno rasentato lo zero (0,06%).

    «Va ricordato che il conto corrente non deve avere una funzione di investimento, ma va utilizzato come strumento per gestire la liquidità e le spese correnti», ricordano gli esperti di Facile.it. «Se si vuole ottenere una rendita dai propri risparmi esistono soluzioni più adatte, ad esempio i conti deposito e, come emerso anche dall’analisi, da questo punto di vista gli italiani possono accedere a condizioni tra le migliori d’Europa».

     

    * Fonte: dati Eurostat relativi ad agosto 2024 e aggiornati al 10 ottobre 2024. Per alcuni paesi rilevati i dati sono in fase di consolidamento.

  • ItalCredi celebra 41 anni di successi e guarda al futuro

    41 anni di passione e professionalità. ItalCredi ha celebrato il suo anniversario con una Convention di due giorni a Rimini che ha rafforzato il senso di appartenenza al team e ha tracciato le linee guida per un futuro sempre più brillante.

    ItalCredi, appartenente al Gruppo Bancario La Cassa di Ravenna S.p.A., specializzata nella Cessione del Quinto e nel Prestito Personale per dipendenti e pensionati, ha celebrato il suo 41° anniversario con una Convention di due giorni, l’1 e 2 ottobre 2024, al Grand Hotel di Rimini, un evento che ha riunito dipendenti e agenti da tutta Italia, creando un’atmosfera di coesione e collaborazione. Sotto lo slogan “Il Futuro della Tradizione“, l’incontro è stato l’occasione per fare il punto sui traguardi raggiunti e tracciare le linee guida per il futuro.
    Il 2024 si è rivelato un anno di grande soddisfazione per ItalCredi, con risultati economici positivi e una crescita costante. L’Azienda ha premiato oltre 20 agenzie che si sono distinte per l’impegno e i risultati raggiunti, a testimonianza della solidità della rete commerciale e della professionalità dei collaboratori.

    Un futuro promettente

    Durante la Convention, i Responsabili e Dirigenti ItalCredi hanno presentato le nuove strategie per il futuro, con un focus particolare sull’innovazione e la digitalizzazione. Tra le novità più importanti, l’introduzione di una nuova policy di gestione dei portafogli rinnovi, che offrirà un vantaggio competitivo significativo all’Azienda. Sono stati sviluppati processi di promozione che hanno supportato le vendite ed hanno permesso all’Azienda di consolidare il proprio posizionamento e di acquisire nuova clientela guadagnando quote di mercato. Inoltre, sono stati fatti importanti investimenti per ottimizzare i processi interni, come la creazione di un team dedicato alla qualificazione dei lead e il miglioramento degli strumenti digitali a disposizione degli agenti. L’Azienda ha anche potenziato il supporto marketing offerto alle agenzie, fornendo loro gli strumenti necessari per raggiungere i propri obiettivi di vendita e valorizzare le competenze dei propri collaboratori.
    L’evento ha visto la presenza di figure di spicco come Luca Anselmi in qualità di Presidente, Arnaldo Furlotti nel ruolo di Direttore Generale e Antonio Patuelli, Presidente del Gruppo La Cassa di Ravenna. “Sono tre i pilastri su cui basare l’attività di una società che opera nella cessione del quinto, ma che possono avere un valore universale: legalità, umanità e amicizia”, ha dichiarato Antonio Patuelli. “Nel mix attuale di persone, fisicità e tecnologie, le prime hanno un valore assoluto, che porta con sé la necessità del massimo di umanità per una clientela, una società, che bussa alla porta per un bisogno, un’esigenza personale o della famiglia”.

    Tancredi, il nuovo volto di ItalCredi

    Un momento particolarmente emozionante è stata la presentazione di Tancredi, la nuova mascotte dell’Azienda. Tancredi rappresenta i valori di ItalCredi: affidabilità, dinamismo e vicinanza al cliente. La mascotte accompagnerà l’Azienda nei prossimi anni, diventando un simbolo riconoscibile e amato dal pubblico.

    La Convention di ItalCredi è stata un momento di confronto, crescita e celebrazione. L’Azienda si conferma un punto di riferimento nel settore finanziario, grazie alla solidità del suo modello di business, all’innovazione continua e alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

    Per rimanere sempre aggiornato, segui Italcredi Spa su LinkedIn, Instagram e Facebook.

  • Età media auto italiane: 11 anni e 8 mesi (+3% in un anno)

    Il parco circolante in Italia è sempre più vecchio tanto che, secondo un’analisi* di Facile.it, l’età media delle auto che viaggiano sulle strade del nostro Paese è arrivata a settembre 2024 a 11 anni e 8 mesi, addirittura il 3% in più rispetto ad un anno prima.

    Continuando nella lettura dell’analisi si scopre che, vista l’età media dei veicoli, tra chi sceglie una garanzia accessoria in fase di sottoscrizione della polizza Rc ben il 39% opta per l’assistenza stradale.

    Rc auto

    L’anzianità di una vettura, oltre ad essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è . Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato** e ha calcolato – a parità di condizioni – quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    Con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, dato che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 38% in quattro anni.

    I dati regionali

    Guardando all’età media delle vetture nelle varie regioni italiane, dall’analisi è emerso che le auto più vecchie si trovano in Basilicata, dove a settembre 2024 il valore ha raggiunto i 13 anni e 9 mesi, 2 anni in più rispetto alla media nazionale. Al secondo e terzo posto della classifica si posizionano il Molise (13 anni e 7 mesi) e, a pari merito, Calabria e Sicilia, dove – sempre mediamente – le vetture hanno 13 anni e 6 mesi. Ai piedi del podio troviamo la Sardegna (13 anni e 1 mese).

    Al lato opposto della classifica la Toscana, dove circolano le auto più “giovani” della Penisola: lo scorso mese l’età media era di 10 anni e 7 mesi, 1 anno in meno rispetto alla media italiana. Seguono la Lombardia (11 anni e 1 mese) e il Lazio (11 anni e 2 mesi). Quarto posto tra le più virtuose per l’Emilia-Romagna, con una media d’età di 11 anni e 5 mesi, seguita dal Piemonte (11 anni e 7 mesi).

     

    * L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 12.932.425 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 settembre 2023 e il 30 settembre 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

    ** Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato, residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito.

  • Monete d’oro, quando valgono di più rispetto al valore dell’oro

    Quando si parla di monete d’oro, molti pensano immediatamente al loro valore legato esclusivamente alla quantità d’oro contenuta. Tuttavia, c’è molto di più da considerare, e non tutte le monete d’oro vengono valutate solo in base al peso del metallo prezioso. In alcuni casi, infatti, il loro valore può essere di gran lunga superiore a quello dell’oro stesso. Se stai cercando informazioni su come vendere monete o gioielli, potrebbe esserti utile consultare un servizio di compro oro Firenze, che offre valutazioni accurate e consulenze personalizzate.

    Ma quando, esattamente, una moneta d’oro vale più del suo peso in oro? Scopriamolo.

    1. Valore Numismatico: La Storia e la Rarità
    Una delle prime ragioni per cui una moneta d’oro può superare il semplice valore del metallo è il suo valore numismatico, ovvero il valore attribuito alla moneta in quanto oggetto da collezione. Questo valore dipende da diversi fattori:

    Rarità: Le monete emesse in quantità limitata o che appartengono a serie speciali possono essere molto richieste dai collezionisti.
    Condizione: La conservazione di una moneta influisce enormemente sul suo valore. Monete perfettamente conservate (in condizioni “fior di conio”) possono essere vendute a prezzi molto più alti.
    Storia: Monete antiche o che hanno un significato storico particolare possono avere un valore immenso, a prescindere dal loro contenuto in oro.
    Un esempio emblematico è la Sterlina d’Oro (Sovrana), una delle monete più apprezzate dai collezionisti. Sebbene il contenuto in oro della Sterlina sia di poco più di 7 grammi, alcune edizioni rare possono valere migliaia di euro.

    2. Monete Commemorative: Oro e Celebrazioni
    Le monete d’oro commemorative vengono emesse per celebrare eventi storici, anniversari o figure di rilievo. In genere, vengono prodotte in tirature limitate, il che aumenta il loro valore di mercato. Questo tipo di moneta può avere un valore superiore a quello dell’oro per due motivi: la limitata disponibilità e l’interesse collezionistico.

    Queste monete sono spesso conservate in condizioni perfette, poiché chi le acquista tende a farlo per investimento o collezione piuttosto che per utilizzo. Alcuni esempi includono le monete emesse per le Olimpiadi o per anniversari nazionali, che attirano non solo investitori in metalli preziosi, ma anche collezionisti di cimeli storici.

    3. Valore Artistico e di Design
    Alcune monete d’oro sono veri e propri capolavori d’arte. I dettagli incisi, il design unico e la qualità della produzione possono far salire il valore della moneta al di là del suo peso in oro. Monete con disegni particolari o firmate da noti artisti spesso acquisiscono un valore significativo nel mercato collezionistico.

    Queste monete sono particolarmente ricercate dagli appassionati di arte, che apprezzano non solo il contenuto in oro, ma anche la bellezza e la maestria del lavoro che le rende uniche.

    4. Inflazione e Speculazione di Mercato
    Un altro fattore che può influenzare il valore delle monete d’oro è l’andamento del mercato. Durante i periodi di crisi economica o di forte inflazione, il valore dell’oro tende a salire, ma le monete rare o storiche possono crescere di più, in quanto i collezionisti e gli investitori vedono in esse un rifugio sicuro. In questo contesto, il valore di una moneta d’oro può aumentare in maniera esponenziale, non solo per il prezzo dell’oro, ma anche per l’interesse del mercato.

    5. Conclusione: Come Ottenere il Massimo Valore
    Se possiedi monete d’oro e desideri venderle, il primo passo è ottenere una valutazione corretta. Un negozio di compro oro Firenze può offrirti una stima basata non solo sul peso in oro, ma anche su altri fattori importanti, come la rarità e lo stato di conservazione della moneta. Questo ti aiuterà a ottenere il miglior prezzo possibile, evitando di svendere monete che potrebbero valere molto di più del semplice valore del metallo prezioso.

    In definitiva, il valore delle monete d’oro può variare enormemente e, in alcuni casi, può superare di gran lunga il valore del solo oro. Se hai monete antiche, commemorative o particolarmente rare, è sempre una buona idea consultare esperti per assicurarti di non sottovalutare il tuo tesoro.

  • 5 Metalli che Potrebbero Essere più Redditizi dell’Oro

    L’oro è da sempre considerato il bene rifugio per eccellenza, soprattutto in tempi di incertezza economica. Tuttavia, ci sono altri cinque metalli che potrebbero offrire rendimenti ancora più elevati rispetto all’oro.

    In periodi di crisi economica, l’oro tende ad aumentare di valore grazie alla sua natura di bene rifugio. Tuttavia, quando l’economia riprende, molti investitori si orientano verso asset più redditizi come il mercato azionario o immobiliare. Affidarsi esclusivamente all’oro potrebbe comportare dei rischi, come la possibilità di una “bolla” se diventa troppo acquistato. Per questo, una strategia più prudente potrebbe essere quella di diversificare il portafoglio includendo altri metalli con potenziale di crescita.

    Se sei un investitore interessato a questo mercato e ti trovi in città, esplorare alternative come i servizi offerti da negozi di compro oro Firenze potrebbe essere una buona opzione per iniziare. Qui puoi valutare il valore dell’oro e considerare altre opportunità d’investimento.

    Ecco 5 metalli che potrebbero rivelarsi più redditizi dell’oro:

    1. Rame
    Il rame è un metallo versatile con molteplici applicazioni: cavi elettrici, batterie per auto, impianti idraulici, circuiti di microchip e persino strumenti musicali. Quando mescolato con altri metalli, produce leghe preziose come bronzo, ottone e peltro. Il valore del rame si aggira attorno ai 7.000 dollari per tonnellata, e la crescente domanda tecnologica lo rende un investimento interessante.

    2. Zinco
    Lo zinco è fondamentale per la realizzazione di leghe come ottone e bronzo, ma ha anche numerose altre applicazioni: nella pressofusione, nella zincatura, nella produzione di gomma e persino come integratore alimentare. Si pensa infatti che lo zinco abbia proprietà antiossidanti, utili per la salute. Il suo prezzo attuale è di circa 2.333 dollari a tonnellata.

    3. Argento
    L’argento non è solo famoso per gioielli e monete. Viene usato anche in campo medico per le sue proprietà antibatteriche, nella realizzazione di strumenti musicali e in numerose applicazioni industriali. Con un valore di 16 dollari l’oncia, l’argento rimane un metallo molto richiesto, soprattutto grazie alle sue proprietà antibatteriche e alle sue svariate applicazioni tecnologiche.

    4. Platino
    Il platino è un metallo industriale con un’ampia gamma di utilizzi: come catalizzatore nella lavorazione del petrolio, nella produzione di fertilizzanti, cavi ad alta tensione e componenti per automobili. Il platino è presente anche nei convertitori catalitici e nelle candele delle auto. Con un prezzo di circa 920 dollari l’oncia, è un metallo prezioso che potrebbe superare l’oro in termini di rendimento.

    5. Palladio
    Il palladio è un metallo cruciale in settori come l’industria automobilistica, la chimica e l’elettronica. Ad esempio, è essenziale per la produzione di smartphone come l’iPhone. Conosciuto anche come “oro bianco”, il palladio è utilizzato anche nella gioielleria e negli orologi di lusso. Attualmente, il suo valore è di 1.027 dollari l’oncia, rendendolo uno dei metalli più redditizi sul mercato.

    In conclusione, sebbene l’oro rimanga un asset importante, esplorare altri metalli potrebbe offrire opportunità di investimento più redditizie e diversificate. Se sei alla ricerca di opportunità nel mercato dei metalli preziosi, rivolgiti a un servizio di compro oro Firenze per valutare al meglio il tuo investimento e le alternative disponibili.

  • Conto corrente: le differenze tra quello privato e business

    Il conto corrente è uno strumento finanziario essenziale nella vita quotidiana, sia per i privati che per le aziende.

    Come è noto, non tutti i conti correnti sono uguali.

    Per questo oggi vogliamo proprio evidenziare le principali differenze tra un conto corrente privato e uno business, così da aiutare ciascuno a comprendere quale sia più adatto alle proprie esigenze.

    Destinatari e finalità d’uso

    I conti correnti privati sono progettati per le persone fisiche e le loro esigenze personali. Questi conti vengono utilizzati principalmente per gestire le entrate e le uscite quotidiane, come lo stipendio, le spese domestiche e i risparmi personali.

    D’altra parte, i conti correnti business sono destinati alle imprese, ai liberi professionisti e alle attività commerciali. Il loro scopo principale è separare le finanze aziendali da quelle personali, facilitando la gestione contabile e fiscale dell’attività.

    Servizi e funzionalità offerte

    I conti correnti business offrono generalmente una gamma più ampia di servizi rispetto ai conti privati, come ad esempio:

    • Gestione delle fatture
    • Strumenti per il monitoraggio del flusso di cassa
    • Servizi di tesoreria avanzati
    • Possibilità di effettuare operazioni in valuta estera

    I conti privati, invece, si concentrano su servizi più basilari come bonifici, addebiti diretti e carte di pagamento. Ad ogni modo possono offrire vantaggi come tassi di interesse più alti sui depositi o programmi di fidelizzazione.

    Per scoprire ulteriori servizi offerti dai conti business, leggi la recensione del conto corrente business Qonto di Luana Galanti su guidaconticorrenti.it.

    Costi e commissioni

    In genere, i conti correnti business hanno costi di gestione più elevati rispetto ai conti privati. Questo è dovuto alla maggiore complessità dei servizi offerti e al volume superiore di transazioni che tipicamente caratterizzano un’attività commerciale.

    Le commissioni per operazioni come bonifici o prelievi possono essere più alte nei conti business, ma spesso sono compensate da tariffe preferenziali su servizi specifici per le imprese.

    I conti privati, d’altro canto, tendono ad avere costi fissi mensili più bassi e possono offrire condizioni vantaggiose per operazioni di base come prelievi e bonifici nazionali.

    Requisiti di apertura e documentazione

    L’apertura di un conto corrente business richiede generalmente una documentazione più dettagliata rispetto a un conto privato. Per un conto business, solitamente è necessario fornire:

    • Partita IVA o codice fiscale dell’azienda
    • Atto costitutivo e statuto societario
    • Visura camerale
    • Documenti d’identità dei titolari effettivi

    Per un conto privato, invece, solitamente bastano un documento d’identità valido, il codice fiscale e una prova di residenza.

    Implicazioni fiscali e contabili

    La distinzione tra conti privati e business ha importanti implicazioni fiscali e contabili. Un conto corrente business facilita la separazione tra spese personali e aziendali, semplificando la contabilità e la dichiarazione dei redditi dell’impresa. Inoltre, l’utilizzo di un conto business può essere obbligatorio per alcune forme societarie e può influenzare la deducibilità fiscale di determinate spese.

    I conti privati, al contrario, non offrono questi vantaggi fiscali e non sono soggetti agli stessi obblighi di rendicontazione. È comunque importante ricordare che l’uso di un conto privato per attività commerciali può complicare la gestione fiscale e potrebbe non essere conforme alle normative vigenti in alcuni casi.

    Dunque, la scelta tra un conto corrente privato e uno business dipende principalmente dalla natura delle vostre attività finanziarie. Se gestisci un’impresa o svolgi un’attività professionale, un conto business potrebbe offrirti vantaggi significativi in termini di gestione, servizi e conformità fiscale. Per le esigenze personali, invece, un conto privato rimane la soluzione più adeguata e conveniente.

  • Prestiti personali: tassi in calo del 3% nei primi 9 mesi dell’anno

    Il taglio del costo del denaro da parte della BCE sta avendo effetti positivi anche nell’ambito dei prestiti personali. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, dopo due anni di aumenti i tassi disponibili online sono tornati a scendere con un calo che, nei primi 9 mesi del 2024, è stato di circa il 3%.

    «A differenza di quello dei mutui, il settore del credito al consumo tende a muoversi in modo meno marcato e con tempistiche dilatate rispetto alle decisioni della BCE; nonostante questo, però, il calo generale del costo del denaro sta avendo i primi effetti positivi anche sul fronte dei prestiti personali», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it.

    Osservatorio prestiti personali

    Secondo l’analisi* di Facile.it e Prestiti.it realizzata su un campione di oltre 500.000 richieste di prestiti personali, nei primi 9 mesi del 2024 chi ha presentato domanda ad una società di credito ha puntato ad ottenere, in media, poco più di 10.300 euro da restituire in 5 anni.

    Analizzando le ragioni per cui gli italiani chiedono un prestito personale emerge che, al primo posto, c’è l’esigenza di liquidità, indicata da quasi 1 richiedente su 3 (32%); seguono le domande per l’acquisto di auto usate (18%) e per il consolidamento debiti (15%).

    Rispetto allo scorso anno, è aumentato il peso percentuale delle richieste di prestiti personali per la ristrutturazione della casa (+7%), per pagare le spese mediche (+9%) e per il consolidamento debiti (+4%).

    In media, chi ha chiesto un prestito personale fra gennaio e settembre 2024 aveva, all’atto della firma, 43 anni e mezzo, ma le motivazioni per cui ci si rivolge ad una società di credito cambiano notevolmente al variare dell’età: gli under 30, ad esempio, sono la categoria che chiede, in percentuale, più prestiti per l’acquisto di auto usate, la formazione e per viaggiare.

    I richiedenti con età compresa tra i 30 e i 39 anni sono la fascia che chiede più prestiti per l’acquisto di arredamento e per sposarsi, i 40-49enni, invece, sfruttano maggiormente il consolidamento debiti. Gli over 60, infine, sono quelli che chiedono, sempre in percentuale, più prestiti per le spese mediche e per ristrutturare casa.

    Sono ancora importanti le differenze tra uomini e donne; a presentare domanda di finanziamento è nella maggior parte dei casi un uomo (70%). Solo in alcune tipologie di prestito personale (ad esempio quello per la scuola e la formazione) il campione femminile sale arrivando al 45% del totale. La differenza di genere emerge anche guardando agli importi richiesti: gli uomini puntano, in media, ad ottenere prestiti personali di importo pari a 10.660 euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto chiesto dalle donne.

    Tra le ragioni che incidono su questa diversità vi è anche una componente di natura reddituale, come confermato dai dati dell’analisi: lo stipendio medio mensile dichiarato dagli uomini che hanno presentato domanda di finanziamento è pari a 2.438 euro, vale a dire il 16% più alto rispetto a quello del campione femminile.

     

    * Osservatorio realizzato su un campione di oltre 500.000 richieste di prestito personale raccolte online da Facile.it e Prestiti.it tra gennaio-settembre 2023 e gennaio-settembre 2024.

  • Polizza contro i rischi catastrofali: in un anno 3 MLD di danni alle micro e piccole imprese

    3 miliardi di euro, secondo l’indagine* condotta da EMG Different per Facile.it a tanto ammontano i danni da calamità naturali subiti da micro e piccole imprese negli scorsi 12 mesi.

    In questi giorni il Governo sta lavorando al decreto attuativo relativo all’obbligo di assicurazione proprio contro questi eventi, ma sempre secondo la stessa indagine sono pochissime le aziende a conoscenza della norma; appena 2 su 10.

    Scorrendo i risultati del lavoro condotto a settembre 2024 su un campione rappresentativo delle micro e piccole imprese italiane si scopre anche che la maggioranza di loro (60%) è però d’accordo con l’introduzione dell’obbligo assicurativo, dato che sale fino al 71% se si isola il solo campione delle piccole imprese. A livello territoriale, invece, l’approvazione supera il 70% tra le imprese del Nord Est e del Sud Italia.

    Il sentiment

    Mentre il Governo è impegnato a lavorare al decreto attuativo, come detto, sono ancora tante le aziende che non conoscono la norma; l’indagine ha evidenziato come la situazione sia più critica tra le microimprese, dove ben l’80% dei rispondenti ha dichiarato di non sapere nulla del nuovo obbligo, mentre tra le piccole imprese la situazione migliora leggermente e la percentuale di chi non è informato scende al 58%. A livello territoriale, invece, sono le aziende del Centro Italia delle Isole le meno informate, con percentuali superiori al 90%.

    Le intenzioni

    Come hanno intenzione di comportarsi le micro e le piccole imprese italiane una volta che il Decreto ministeriale sarà operativo? Un intervistato su 2 ha dichiarato di volersi adeguare alla norma sottoscrivendo una polizza contro le calamità naturali, ma andando a indagare nel dettaglio le ragioni di questa intenzione si scopre che il 13% lo farà perché obbligato dalla legge, il 9% se non costerà troppo e il 5,7% per timore di sanzioni in caso di inadempienza. Preoccupa vedere che il 18% dei rispondenti, pari a circa 750.000 aziende, dichiari di non avere intenzione di sottoscrivere questo tipo di copertura assicurativa.

    Dati che fanno riflettere, soprattutto se si considera che l’Italia è uno dei paesi europei più esposti al rischio idrogeologico e che, come detto, secondo quanto emerso dall’indagine, nell’ultimo anno più di 278.000 tra micro e piccole imprese hanno subito danni da calamità naturali, in particolare da alluvioni, per un valore economico stimato in oltre 3 miliardi di euro.

    Poche le aziende già assicurate

    L’indagine ha messo in luce come fino ad oggi ci sia stata una bassa propensione da parte di micro e piccole imprese italiane a sottoscrivere prodotti assicurativi per tutelarsi dalle calamità naturali; appena il 6,2% del campione intervistato ha dichiarato di avere già una polizza contro terremoti, inondazioni, alluvioni, esondazioni e franamenti.

    A questo insieme, si aggiunge un 4% che, invece, ha detto di essere coperto solo parzialmente. Ancora una volta, sono le microimprese ad essere meno sensibili al tema e, tra loro, il 92% ha ammesso di non avere alcun tipo di copertura contro le calamità naturali, mentre tra le piccole imprese la percentuale di chi è completamente scoperto scende al 45%. A livello territoriale, invece, sono le aziende nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole ad avere meno copertura.

    Indagando le ragioni dietro alla bassa diffusione di prodotti assicurativi catastrofali tra le micro e le piccole imprese italiane sono emerse tre motivazioni principali: il 57% del campione intervistato ha ammesso, molto semplicemente, di “non averci mai pensato prima”, mentre il 34% dei rispondenti, pari a circa 1,4 milioni di imprese, ha dichiarato di non avere questo tipo di copertura a causa del prezzo troppo elevato (soprattutto al Sud Italia, dove la percentuale arriva addirittura al 58%).

    Il 32% del campione intervistato, infine, ha detto di non essere assicurato contro le calamità poiché ritiene che la sua attività imprenditoriale non sia a rischio, percentuale che arriva al 40% tra le imprese del Centro Italia.

    «Con l’introduzione dell’obbligo assicurativo le compagnie hanno iniziato a mettere a punto prodotti specifici per le micro e piccole imprese che riescono a coniugare una copertura completa con un prezzo accessibile anche per le realtà più piccole che possono tutelarsi contro le principali calamità naturali con prodotti il cui prezzo base parte da poche centinaia di euro. Numeri alla mano, la spesa rispetto ai benefici è davvero minima», spiegano gli esperti di Facile.it.

    * Nota metodologica : indagine reallizzata per Facile.it da EMG Different attraverso 400 interviste totali (200 a microimprese e 200 a piccole imprese) su un campione rappresentativo delle microimprese (imprese con <10 addetti ed un fatturato <2 mio) e delle piccole imprese (imprese con <50 addetti ed un fatturato <10 mio) stratificato per area geografica e tipologia di azienda; intervallo fiduciario delle stime: ±4,9%; contatti 2.871 (tasso di risposta 14%). Le interviste sono state svolte tra il 30 agosto e l’8 settembre 2024 attraverso un pre-reperimento telefonico di coloro che all’interno dell’azienda hanno un ruolo decisionale nella scelta e sottoscrizione delle polizze assicurative e un successivo invio mail del questionario per la compilazione del questionario online.

  • Bollette luce e gas: 6 falsi miti da sfatare

    Lo scorso anno circa 6 milioni di italiani hanno cambiato fornitore luce, oltre 3 milioni quello del gas eppure, secondo l’indagine* commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Annalect sono ancora tanti, circa 6 milioni, coloro che hanno remore a farlo e, spesso, dietro questa scelta, si nascondono una o più paure infondate. Dal timore di dover pagare costi extra a quello di restare al buio, o peggio al freddo, ecco 6 falsi miti da sfatare.

    Cambiare operatore costa?

    La paura più comune, indicata dal 14% tra chi non vuole cambiare contratto, è quella di dover pagare per passare al nuovo fornitore. Si tratta di un timore infondato poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, il passaggio è gratuito e non comporta spese aggiuntive. E sebbene la legge consenta alle società energetiche, solo ed esclusivamente in caso di contratto con prezzo bloccato e durata determinata, di inserire una clausola di recesso, nella realtà questa pratica è quasi del tutto assente e, in ogni caso, è sempre indicata nel contratto; il consiglio è di leggerlo con attenzione prima di siglarlo.

    Quanto tempo ci vuole per cambiare contratto?

    Il 13% del campione ritiene invece che il cambio fornitore siaun’operazione troppo lunga e complicata”. Anche in questo caso, si tratta di una paura infondata: per fare il passaggio è sufficiente scegliere la nuova società energetica e mandare ad essa (direttamente online o, se presente sul territorio, in negozio) i dati relativi alla propria fornitura (come, ad esempio, i codici POD e PDR recuperabili direttamente in bolletta) e dell’intestatario, operazione che, nella maggior parte dei casi, si risolve nel giro di pochi minuti. Ed anche la firma del contratto, che può essere fatta a distanza tramite strumenti digitali, richiede davvero pochi secondi. A quel punto, il gioco è fatto; il cliente dovrà aspettare che parta la nuova fornitura, sarà la società stessa ad avvisare il vecchio fornitore del cambio.

    Bisogna cambiare contatore?

    Altra paura ingiustificata è quella indicata dal 10% dei rispondenti, che ha dichiarato di non voler cercare un nuovo fornitore perché “non vuole dover cambiare il contatore” In realtà il passaggio da un fornitore all’altro non implica la sostituzione del contatore; si tratta solo di un cambio contrattuale e non è necessario alcun tipo di intervento fisico sull’impianto elettrico o gas. L’unico caso in cui potrebbe essere necessaria (ma non sempre lo è) la sostituzione del contatore elettrico è quando, contestualmente al passaggio al nuovo fornitore, si sceglie di aumentare la potenza della fornitura elettrica; se il vecchio contatore non fosse idoneo, potrebbe servire l’intervento di un tecnico per sostituire l’apparecchiatura.

    Si rischia di rimanere al buio o al freddo?

    Il 9% degli intervistati ha detto di non voler cambiare fornitore per paura di restare senza elettricità o gas. Si tratta, ancora una volta, di un falso mito in quanto il passaggio da un fornitore all’altro non implica mai, in alcun caso, l’interruzione della fornitura. Insomma, non si corre il rischio di restare al buio o, peggio, al freddo!

    Per il passaggio ad un nuovo fornitore servono tempi lunghissimi

    “Il passaggio ad un nuovo fornitore richiede tempistiche lunghe”; è questa la ragione per cui il 6% degli intervistati ha dichiarato di aver rinunciato a cercare un nuovo contratto. Da questo punto di vista, normalmente occorrono dai 30 a 60 giorni per vedere attiva la nuova fornitura, attesa che varia a seconda del giorno in cui si firma il nuovo contratto, ma per velocizzare il passaggio il consumatore può rinunciare al periodo di ripensamento (14 giorni dalla firma) accorciando ulteriormente le tempistiche. Niente paura, però, perché durante l’attesa il cliente non deve fare nulla e, come detto, continuerà a ricevere energia elettrica e gas regolarmente.

    Esiste un numero massimo di cambi possibili?

    Tra le motivazioni più curiose emerse dall’indagine, c’è quella indicata dal 2% dei rispondenti che ritiene di “aver raggiunto il numero massimo di cambi effettuabili”. Si tratta, ancora una volta, di un timore infondato, nel senso che non esiste un numero massimo di cambi. Va detto, però, che alcune società energetiche tendono a scoraggiare pratiche come quella del cosiddetto turismo energetico, pertanto, a fronte di un cliente che ha cambiato fornitore numerose volte nel giro di un breve periodo, potrebbe optare per un rifiuto alla richiesta di fornitura; niente paura, si tratta davvero di casi limite.

    *Indagine commissionata da Facile.it ad Annalect (divisione dedicata alle ricerche di mercato di Omnicom Media Group) e realizzata a giugno 2024 con metodologia Cawi su un campione di 1.000 rispondenti responsabili d’acquisto dell’energia domestica, con età compresa tra i 25 e i 54 anni.

  • Marketing, le società petrolifere puntano sullo sport per ripulire la loro immagine

    Da un bel po’ di tempo le grandi società petrolifere, finite giustamente nel mirino dell’opinione pubblica per come alimentano la crisi climatica, stanno cercando di ripulire la loro immagine attraverso importanti campagne di marketing (la cui sincerità è decisamente dubbia). Soprattutto di recente un connubio assai praticato è quello con lo sport.

    I numeri della politica di marketing

    marketing petrolioSecondo una ricerca condotta dal New Weather Institute, un think-tank che si occupa del cambiamento climatico, i finanziamenti da parte delle società petrolifere al mondo dello Sport hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 5,6 miliardi di dollari. La più attiva in questo senso è stata Aramco, la compagnia petrolifera Nazionale dell’Arabia Saudita, che ha pompato circa 1,3 miliardi di dollari nel mondo sportivo. Ma sono praticamente tutte le compagnie ad adottare un trend following rispetto a questa strategia.

    Lo scopo fondamentale di questa feroce iniezione di denaro sarebbe di acquisire una sorta di licenza sociale per continuare ad operare, viste le massicce critiche riguardo al loro ruolo fondamentale di alimentare la crisi climatica.

    Nessuno sport si salva

    Questa imponente campagna di marketing globale non sta escludendo alcuno Sport. Sebbene i più finanziati restino gli sport motoristici, anche per via di una maggiore affinità tra i due settori, l’attivismo delle società petrolifere si manifesta anche nel calcio, nel golf e addirittura arriva anche agli sport sulla neve (che dovrebbero essere quanto di più lontano dal loro mondo e dai loro affari).

    Del resto, appena un anno fa, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman, ammise candidamente che se il lavaggio sportivo fosse servito ad aumentare il PIL del paese avrebbero continuato senza dubbio a farlo. Ed è ciò che sta accadendo.

    Le star più ricercate

    Nell’ambito di questa strategia rientrano anche i corteggiamenti a molteplici star dello Sport. Si pensi a Cristiano Ronaldo che guadagna 200 milioni di dollari l’anno (180 milioni di euro, secondo il cambio attuale pubblicato da Pocket Option Italia), oppure Tyson Fury ed Anthony Joshua. Pagati per andare a trascorrere del tempo in Medio Oriente nell’ambito di contratti veri e propri, oppure di semplici sponsorizzazioni. Tutto questo per riciclare la propria reputazione globale, in barba agli sforzi del mondo per viaggiare verso un’economia verde.

  • Involucro edilizio: le proiezioni di mercato UNICMI

    Serramenti e infissi al centro del Rapporto sul mercato dell’involucro edilizio del 2024 Unicmi. Si parte subito da una constatazione: la cancellazione degli incentivi fiscali come Superbonus, cessione del credito e sconto in fattura hanno inciso e non poco in negativo sull’intero comparto. In generale, è prevista una contrazione per il 2024 dell’1,1%, più accentuata nel residenziale (-2,9%) rispetto al non residenziale (+2,9%).

    In effetti, le analisi Unicmi mettono in risalto proprio questa dicotomia tra le due aree del settore. A crescere moderatamente nel residenziale sono serramenti in alluminio (+1,4%) e le facciate continue (+1,2%) nel 2024. Di contro, un certo dinamismo lo registra il segmento non residenziale (+4% nel 2024), dove la domanda di serramenti è prevista in crescita del +2,9%.

     

    Le previsioni per il 2025, invece, prevedono ancora una correzione al ribasso a causa del calo dell’aliquota del Bonus Casa e la probabile mancata proroga dell’Ecobonus. E a sentire meno di questa contrazione sarà il comparto del metallo nel quale un andamento positivo è previsto per i serramenti in alluminio e, di conseguenza, anche gli infissi in legno-alluminio.

  • Economie emergenti, la stabilità politica diventa un punto di forza

    Malgrado gli ultimi mesi abbiano continuato a offrire un contesto generale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, le economie emergenti non sembrano averne sofferto troppo. Anzi, lo scenario futuro potrebbe essere ancor più favorevole.

    Il fattore politico e le economie emergenti

    economie emergentiDurante il corso dell’anno si contano elezioni in oltre 70 paesi, che rappresentano più della metà del PIL a livello globale. Questo dato già fa capire quanto la politica sarà importante per il futuro delle economie emergenti. Ma proprio sotto questo aspetto arrivano le notizie migliori, dal momento che la stabilità in molti paesi dovrebbe offrire sollievo gli investitori e dare beneficio ai sistemi economici.

    Ad eccezione del dramma che sta vivendo il Venezuela, quasi ovunque le elezioni si sono svolte in un contesto senza violenze di rilievo. Inoltre nella gran parte dei casi chi era al governo è stato confermato, e solitamente la stabilità e la continuità a livello politico rappresenta un vantaggio per le economie emergenti, perché mandano segnali di mercato intriganti agli investitori internazionali.

    I casi più interessanti

    Tra i vari contesti che meritano una certa attenzione, spiccano soprattutto Messico, e Sudafrica e India.
    Il paese centroamericano ha visto il trionfo politico di Claudia Sheinbaum, con l’appoggio del presidente uscente. Nel prossimo futuro sarà il rapporto politico con gli Stati Uniti, e quindi con il prossimo presidente USA, a recitare un ruolo importante. Ma altresì saranno importanti le mosse di politica monetaria della Fed e l’andamento del dollaro, che di recente si è indebolito (anche se la formazione di un diamante Diamond pattern lascia aperta ogni ipotesi per il futuro).

    Sud Africa e India

    In Sudafrica, nonostante il partito African National Congress abbia perso la maggioranza, la creazione di una coalizione di governo alimenta le speranze di continuità politica necessarie per le riforme strutturali. Per questa economia emergente c’è da sottolineare la ricchezza di minerali molto ambiti da Stati Uniti e Cina per la transizione energetica globale.

    Poi c’è l’India, dove il presidente Narendra Modi ha ottenuto un terzo mandato, pur con una maggioranza più risicata. La stabilità politica dell’India sta favorendo la sua crescita costante, ma il suo ruolo sempre più importante nelle catene di produzione globale lo espongono alle perturbazioni del commercio mondiale.

  • Monete da Investimento in Oro, Quali le più Vendute?

    Investire in oro è una strategia finanziaria apprezzata da secoli, e le monete d’oro rappresentano una delle modalità più popolari per acquistare questo metallo prezioso. Le monete d’oro da investimento, note anche come bullion, sono apprezzate per la loro purezza, il design riconoscibile e la facilità di scambio o vendita presso attività autorizzate come il medesimo compro oro Firenze. Ma quali sono le monete d’oro più vendute sul mercato globale? Scopriamolo insieme.

    1. Krugerrand Sudafricano
    Il Krugerrand, introdotto nel 1967 dalla South African Mint, è una delle monete d’oro più famose al mondo. È stata la prima moneta a contenere esattamente un’oncia troy (31,1 grammi) di oro fino, con un titolo di 22 carati (91,67% di oro). Il Krugerrand è popolare non solo per la sua storia e il suo design iconico, ma anche per la sua diffusione globale. Questa moneta è stata pensata appositamente per l’investimento, ed è per questo che viene spesso acquistata da chi cerca di proteggere il proprio patrimonio dall’inflazione e dalle incertezze economiche.

    2. American Eagle
    Gli American Eagle, emessi dalla Zecca degli Stati Uniti dal 1986, sono tra le monete d’oro più vendute negli Stati Uniti e nel mondo. Questa moneta, con un titolo di 22 carati, contiene esattamente un’oncia troy di oro puro, con piccole aggiunte di argento e rame per aumentarne la resistenza. Il design classico della Liberty che cammina, con l’aquila che vola sul rovescio, è riconosciuto a livello globale, rendendo l’American Eagle una scelta privilegiata per gli investitori.

    3. Maple Leaf Canadese
    La Maple Leaf, emessa dalla Royal Canadian Mint, è un’altra moneta d’oro altamente apprezzata. Lanciata nel 1979, questa moneta è nota per la sua purezza di 24 carati (99,99% di oro puro). Il suo design, che presenta una foglia d’acero simbolo del Canada, è diventato un’icona nel mondo delle monete d’oro. La Maple Leaf è particolarmente amata dagli investitori europei e asiatici per la sua elevata purezza e il suo riconoscimento globale.

    4. Sovereign Britannico
    Il Sovereign britannico è una delle monete d’oro più antiche e riconosciute a livello mondiale. Coniata per la prima volta nel 1489, è tornata in produzione nel 1817 con un peso di 7,98 grammi e una purezza di 22 carati. Il Sovereign è considerato una moneta di piccolo taglio, il che lo rende particolarmente adatto per investitori che desiderano acquistare oro in piccole quantità.

    Conclusioni
    Investire in monete d’oro è una scelta saggia per chi desidera diversificare il proprio portafoglio. Le monete d’oro più vendute, come il Krugerrand, l’American Eagle, la Maple Leaf e il Sovereign, offrono una combinazione di sicurezza, liquidità e riconoscimento globale. Quando si decide di investire in oro, è essenziale considerare non solo il prezzo dell’oro, ma anche la riconoscibilità e la domanda della moneta scelta, per garantirsi un investimento solido e facilmente vendibile.

  • RC auto: in Toscana +5% in sei mesi

    A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Toscana sono aumentati del 5% su base semestrale arrivando a 671,58 euro, vale a dire circa 32 euro in più rispetto a gennaio 2024*.

    La buona notizia, però, è che da qualche mese il trend di aumenti è rallentato e in alcune province toscane i valori hanno addirittura iniziato a scendere con riduzioni che arrivano al -10%.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale e le variazioni nei prezzi degli ultimi sei mesi emerge un andamento piuttosto variegato.

    L’aumento più consistente su base semestrale è stato rilevato in provincia di Grosseto, dove il premio medio nei sei mesi è salito del 10,3%. Al secondo posto si posiziona la provincia di Massa-Carrara, dove le quotazioni sono aumentate dell’8,2%, seguita da quella di Lucca (+8%). Ai piedi del podio si posizionano Livorno (+7,6%) e Prato (+7,3%).

    Continuando a scorrere la graduatoria degli aumenti si trova la provincia di Siena (+6,99%), quella di Firenze (+6%) e di Pisa (+4%).

    Valori in contro tendenza con tariffe in calo per le province di Pistoia, dove le tariffe medie sono diminuite del 3,3% e quella di Arezzo, dove il calo semestrale è stato addirittura del 10,3%

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia toscana in cui l’RC auto costa è risultata essere più costosa è quella di Prato, dove il premio medio è arrivato a 880,29 euro, vale a dire quasi il 40% in più rispetto alla media nazionale. Seguono le province di Massa-Carrara (771,50 euro), Pistoia (715,42 euro) e Firenze (680,88 euro)

    Valori sotto la media regionale per Lucca (670,88 euro), Pisa (630,73 euro) e Livorno (619,06 euro). Chiudono la graduatoria toscana le province di Grosseto (551,04 euro), Arezzo (538,35 euro) e Siena (526,48 euro).

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di oltre 767.000 preventivi effettuati in Toscana dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

  • RC auto: Veneto +9,39% in 12 mesi

    A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Veneto sono aumentati del 9,39% su base annua arrivando a 512,91 euro, vale a dire circa 44 euro in più rispetto a luglio 2023*.

    La buona notizia, però, è che da qualche mese il trend di aumenti si è invertito e, se si guarda al semestre, in alcune province venete i valori hanno iniziato a scendere, con picchi del -4%, e comunque, a livello regionale, l’incremento è stato molto più contenuto, pari all’1,7%.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che a luglio 2024, rispetto a 12 mesi prima, i premi sono sostanzialmente cresciuti in tutta la regione, seppur con importanti differenze tra una provincia e l’altra.

    L’aumento annuo più consistente è stato rilevato in provincia di Belluno, dove il premio medio nei dodici mesi è salito del 15,36%. Al secondo posto si posiziona la provincia di Treviso, dove le quotazioni sono aumentate del 13,06%, seguita da quella di Vicenza (+10,35%). Ai piedi del podio si posizionano Padova (+9,92%) e Rovigo (+8,80%).

    Chiudono la graduatoria le province di Venezia (+7,22%) e Verona (+6,60%).

    Se dall’osservare i dati su base annua passiamo a farlo si base semestrale, però, vanno evidenziati i valori negativi registrati a Verona (-1,3%) e Rovigo (-4,3%).

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia del Veneto in cui l’RC auto costa è risultata essere più costosa è quella di Venezia, dove il premio medio è arrivato a 542,08 euro. Seguono le province di Treviso (515,20 euro), Padova (514,60 euro) e Vicenza (510,98 euro).

    Valori sotto la media regionale per Verona (495,09 euro) e Rovigo (468,40 euro); ultima in classifica Belluno con un premio medio pari a 465,84 euro.

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione oltre un milione di preventivi effettuati in Veneto dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • RC auto: in Sardegna +9,78% in 12 mesi

    . A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Sardegna sono aumentati del 9,78% su base annua arrivando a 547,46 euro, vale a dire circa 49 euro in più rispetto a luglio 2023*.

    La buona notizia, però, è che da qualche mese il trend di aumenti si è invertito e, se si guarda al semestre, a livello regionale c’è stato un calo delle tariffe, con una diminuzione pari al -1,4%.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che a luglio 2024 i premi sono sostanzialmente cresciuti in tutta la regione, seppur con importanti differenze tra una provincia e l’altra.

    L’aumento annuo più consistente è stato rilevato in provincia di Cagliari, dove il premio medio nei dodici mesi è salito del 16,15%; la provincia stacca di un soffio Oristano, dove l’incremento è stato, invece, del 16,13%. Terzo posto per Sassari, con un incremento del 5,75%.

    Aumenti sotto la media regionale anche per Nuoro (+5.61%), mentre la provincia del Sud Sardegna si posiziona ultima con un incremento annuo di inferiore all’1% (0,84%).

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia sarda in cui l’RC auto è risultata essere più cara è quella di Cagliari, dove il premio medio è arrivato a 605,62 euro. Seguono le province di Nuoro (525,48 euro) e Sassari (522,45 euro).

    Le aree dove, invece, i premi medi sono risultati più contenuti sono quelle di Sud Sardegna (480,08 euro) e Oristano (468,08 euro).

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di oltre 362.000 preventivi effettuati in Sardegna dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

  • RC auto: in Lombardia +10% in 12 mesi

    A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Lombardia sono aumentati del 10% su base annua arrivando a 506,33 €euro, vale a dire circa 46 euro in più rispetto a luglio 2023*.

    La buona notizia, però, è che da qualche mese il trend di aumenti si è invertito e, se si guarda al semestre, in alcune province i valori hanno iniziato a scendere e comunque, a livello regionale, l’incremento è stato molto più contenuto, pari al 3,6%.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che a luglio 2024 i premi sono sostanzialmente cresciuti in tutta la regione, seppur con importanti differenze tra una provincia e l’altra.

    L’aumento annuo più consistente è stato rilevato in provincia di Sondrio, dove il premio medio nei dodici mesi è salito del 16,45%. Al secondo posto si posiziona la provincia di Como, dove le quotazioni sono aumentate del 14,6%, seguita da quella di Brescia (+13,3%). Ai piedi del podio si posizionano Varese (+12,3%) e Lecco (+11,85%).

    Aumenti sotto la media regionale per la provincia di Pavia (+9,99%), quella di Milano (+8,93%) e di Mantova (+6,67%). Chiudono la graduatoria le province di Monza e Brianza (+6%) e Lodi (+4,24%).

    Se dall’osservare i dati su base annua passiamo a farlo si base semestrale, però, vanno evidenziati i valori negativi registrati a Mantova (-2,12%) e Lodi (-5,43%)

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia lombarda in cui l’RC auto costa è risultata essere più costosa è quella di Milano, dove il premio medio è arrivato a 524,32 euro. Seguono le province di Brescia (517,52 euro), Pavia (515,74 euro) e Como (514,93 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria della Lombardia si trovano le province di Varese, Cremona e Monza-Brianza (tutte con premio medio di poco superiore ai 495 euro).

    Le aree dove, invece, i premi medi sono risultati più contenuti sono quelle di Lodi (451,36 euro), Lecco (463,87 euro), Sondrio (471,19 euro) e Mantova (475,66 euro).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione oltre un milione di preventivi effettuati in Lombardia dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

  • RC auto: in Liguria +10,65% in 12 mesi

    A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Liguria sono aumentati del 10,65% su base annua arrivando a 637,04 euro, vale a dire circa 61 euro in più rispetto a luglio 2023*.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale ed annuale emerge che a luglio 2024 i premi sono sostanzialmente cresciuti in tutta la regione, seppur con importanti differenze tra una provincia e l’altra.

    L’aumento annuo più consistente è stato rilevato in provincia di Genova, dove il premio medio nei dodici mesi è salito del 12,63%. Al secondo posto si posiziona la provincia di La Spezia, dove le quotazioni sono aumentate dell’ 8,85%. Aumenti sotto la media regionale anche per la provincia di Savona (+5,92) e quella di Imperia, dove i premi sono cresciuti di appena il 2,52%.

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia ligure in cui l’RC auto è risultata essere più cara è quella di Genova, dove il premio medio è arrivato a 685,80 euro. Seguono le province di La Spezia (647,20 euro) e Imperia (527,39 euro).

    L’area dove, invece, i premi medi sono risultati più contenuti è quella di Savona (484,44 euro).

    L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di oltre un milione di preventivi effettuati in Liguria dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC auto: in Emilia-Romagna +6,9% in 12 mesi

    A luglio 2024, secondo l’Osservatorio RC auto Facile.itAssicurazione.it i premi medi per assicurare un’auto in Emilia-Romagna sono aumentati del 6,86% su base annua arrivando a 539,93 euro, vale a dire circa 35 euro in più rispetto a luglio 2023*.

    La buona notizia, però, è che da qualche mese il trend di aumenti si è invertito e, se si guarda al semestre, in alcune province i valori hanno iniziato a scendere, con picchi del -6%, e comunque, a livello regionale, l’incremento è stato molto più contenuto, pari all’1%.

    «Sebbene il mutato contesto economico si faccia ancora sentire sui premi RC auto, dal mercato iniziano ad arrivare i primi segnali positivi legati al rallentamento dell’inflazione e ad una stabilizzazione dei tassi di sinistrosità», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Nonostante il contesto sia quindi caratterizzato dall’incertezza, è lecito attendersi una progressiva stabilizzazione dei premi.».

    I trend provinciali

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che a luglio 2024, rispetto a 12 mesi prima, i premi sono sostanzialmente cresciuti in tutta la regione, seppur con importanti differenze tra una provincia e l’altra.

    L’aumento annuo più consistente è stato rilevato in provincia di Piacenza, dove il premio medio nei dodici mesi è salito del 12,56%. Al secondo posto si posiziona la provincia di Ferrara, dove le quotazioni sono aumentate dell’11,62%, seguita da quella di Modena (+11,28%). Ai piedi del podio si posizionano Reggio Emilia (+10,69%) e Rimini (+5,46%).

    Aumenti sotto la media regionale per la provincia di Ravenna (+4,95%), quella di Forlì-Cesena (+4,75%) e di Parma (+4,27%). Chiude la graduatoria la provincia di Bologna con un aumento del 3,44%.

    Se dall’osservare i dati su base annua passiamo a farlo si base semestrale, però, vanno evidenziati i valori negativi registrati a Ravenna (-5,44%) e Forlì-Cesena (-6,32%).

    I valori assoluti

    Analizzando i dati dell’Osservatorio di Facile.it emerge che, a luglio 2024, la provincia dell’Emilia-Romagna in cui l’RC auto costa è risultata essere più costosa è quella di Rimini, dove il premio medio è arrivato a 578,86 euro. Seguono le province di Reggio Emilia (555,99 euro), Modena (551,91 euro) e Piacenza (550,12 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria regionali si trovano le province di Bologna (549,66 euro), Ravenna (525,75 euro) e Parma (517,12 euro).

    Le aree dove, invece, i premi medi sono risultati più contenuti sono quelle di Ferrara (496,56 euro) e Forlì-Cesena (488,84€ euro).

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione oltre un milione di preventivi effettuati in Emilia-Romagna dai suoi utenti tra il 1 luglio 2023 e il 31 luglio 2024 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate