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  • Polizza contro i rischi catastrofali: in un anno 3 MLD di danni alle micro e piccole imprese

    3 miliardi di euro, secondo l’indagine* condotta da EMG Different per Facile.it a tanto ammontano i danni da calamità naturali subiti da micro e piccole imprese negli scorsi 12 mesi.

    In questi giorni il Governo sta lavorando al decreto attuativo relativo all’obbligo di assicurazione proprio contro questi eventi, ma sempre secondo la stessa indagine sono pochissime le aziende a conoscenza della norma; appena 2 su 10.

    Scorrendo i risultati del lavoro condotto a settembre 2024 su un campione rappresentativo delle micro e piccole imprese italiane si scopre anche che la maggioranza di loro (60%) è però d’accordo con l’introduzione dell’obbligo assicurativo, dato che sale fino al 71% se si isola il solo campione delle piccole imprese. A livello territoriale, invece, l’approvazione supera il 70% tra le imprese del Nord Est e del Sud Italia.

    Il sentiment

    Mentre il Governo è impegnato a lavorare al decreto attuativo, come detto, sono ancora tante le aziende che non conoscono la norma; l’indagine ha evidenziato come la situazione sia più critica tra le microimprese, dove ben l’80% dei rispondenti ha dichiarato di non sapere nulla del nuovo obbligo, mentre tra le piccole imprese la situazione migliora leggermente e la percentuale di chi non è informato scende al 58%. A livello territoriale, invece, sono le aziende del Centro Italia delle Isole le meno informate, con percentuali superiori al 90%.

    Le intenzioni

    Come hanno intenzione di comportarsi le micro e le piccole imprese italiane una volta che il Decreto ministeriale sarà operativo? Un intervistato su 2 ha dichiarato di volersi adeguare alla norma sottoscrivendo una polizza contro le calamità naturali, ma andando a indagare nel dettaglio le ragioni di questa intenzione si scopre che il 13% lo farà perché obbligato dalla legge, il 9% se non costerà troppo e il 5,7% per timore di sanzioni in caso di inadempienza. Preoccupa vedere che il 18% dei rispondenti, pari a circa 750.000 aziende, dichiari di non avere intenzione di sottoscrivere questo tipo di copertura assicurativa.

    Dati che fanno riflettere, soprattutto se si considera che l’Italia è uno dei paesi europei più esposti al rischio idrogeologico e che, come detto, secondo quanto emerso dall’indagine, nell’ultimo anno più di 278.000 tra micro e piccole imprese hanno subito danni da calamità naturali, in particolare da alluvioni, per un valore economico stimato in oltre 3 miliardi di euro.

    Poche le aziende già assicurate

    L’indagine ha messo in luce come fino ad oggi ci sia stata una bassa propensione da parte di micro e piccole imprese italiane a sottoscrivere prodotti assicurativi per tutelarsi dalle calamità naturali; appena il 6,2% del campione intervistato ha dichiarato di avere già una polizza contro terremoti, inondazioni, alluvioni, esondazioni e franamenti.

    A questo insieme, si aggiunge un 4% che, invece, ha detto di essere coperto solo parzialmente. Ancora una volta, sono le microimprese ad essere meno sensibili al tema e, tra loro, il 92% ha ammesso di non avere alcun tipo di copertura contro le calamità naturali, mentre tra le piccole imprese la percentuale di chi è completamente scoperto scende al 45%. A livello territoriale, invece, sono le aziende nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole ad avere meno copertura.

    Indagando le ragioni dietro alla bassa diffusione di prodotti assicurativi catastrofali tra le micro e le piccole imprese italiane sono emerse tre motivazioni principali: il 57% del campione intervistato ha ammesso, molto semplicemente, di “non averci mai pensato prima”, mentre il 34% dei rispondenti, pari a circa 1,4 milioni di imprese, ha dichiarato di non avere questo tipo di copertura a causa del prezzo troppo elevato (soprattutto al Sud Italia, dove la percentuale arriva addirittura al 58%).

    Il 32% del campione intervistato, infine, ha detto di non essere assicurato contro le calamità poiché ritiene che la sua attività imprenditoriale non sia a rischio, percentuale che arriva al 40% tra le imprese del Centro Italia.

    «Con l’introduzione dell’obbligo assicurativo le compagnie hanno iniziato a mettere a punto prodotti specifici per le micro e piccole imprese che riescono a coniugare una copertura completa con un prezzo accessibile anche per le realtà più piccole che possono tutelarsi contro le principali calamità naturali con prodotti il cui prezzo base parte da poche centinaia di euro. Numeri alla mano, la spesa rispetto ai benefici è davvero minima», spiegano gli esperti di Facile.it.

    * Nota metodologica : indagine reallizzata per Facile.it da EMG Different attraverso 400 interviste totali (200 a microimprese e 200 a piccole imprese) su un campione rappresentativo delle microimprese (imprese con <10 addetti ed un fatturato <2 mio) e delle piccole imprese (imprese con <50 addetti ed un fatturato <10 mio) stratificato per area geografica e tipologia di azienda; intervallo fiduciario delle stime: ±4,9%; contatti 2.871 (tasso di risposta 14%). Le interviste sono state svolte tra il 30 agosto e l’8 settembre 2024 attraverso un pre-reperimento telefonico di coloro che all’interno dell’azienda hanno un ruolo decisionale nella scelta e sottoscrizione delle polizze assicurative e un successivo invio mail del questionario per la compilazione del questionario online.

  • Fondo di garanzia: serve un ponte tra banche e imprese per fronteggiare la crisi

    Quasi un milione e mezzo di domande e più di 115 miliardi di euro di finanziamenti erogati dal 17 marzo al 9 dicembre 2020. Sono i numeri del Fondo di Garanzia che – potenziato dal DL “Cura Italia” e dal DL “Liquidità” – sta supportando le piccole e medie imprese italiane nel fronteggiare i mesi più bui della pandemia. Uno strumento che solo in provincia di Bergamo – tra le più colpite dall’emergenza sanitaria – è stato oggetto di oltre 28 mila operazioni con più 3 miliardi e 200 mila euro finanziati. Bergamo è stata, infatti, dopo Brescia e Milano, la provincia che in Lombardia ha fatto maggior uso del Fondo di Garanzia. E anche a livello nazionale, si è posizionata subito dopo i centri più grandi come Roma, Torino e Napoli. A dimostrazione di quanto il tessuto imprenditoriale locale sia stato scosso dalla crisi da Coronavirus.

    Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, infatti, l’impatto della crisi sulle imprese italiane è stato di intensità e rapidità straordinarie: solo nella fase 1 dell’emergenza sanitaria (tra il 9 marzo e il 4 maggio), il 45,0% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività e oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) ha previsto una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020. Il 38,0% (con il 27,1% di occupati) ha segnalato rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8% ha richiesto il sostegno per liquidità e credito (DL 18/2020 e DL 23/2020).

    Un impatto fortissimo, condizionato – secondo quanto evidenziato da Commissione EU, Bankitalia e ISTAT -, da diversi fattori: uno shock dell’offerta dovuto alla perturbazione delle catene di approvvigionamento, uno shock determinato da una minore domanda da parte dei consumatori, l’effetto negativo dell’incertezza sui piani di investimento e l’impatto sulla liquidità per le imprese, sia quelle solvibili che meno solvibili. Da qui, il ruolo fondamentale delle banche e degli altri intermediari finanziari nel far fronte agli effetti a di Covid-19 per mantenere il flusso di credito all’economia.

    «Il Fondo di Garanzia è stato uno strumento da sempre molto richiesto, ma con la pandemia gli accessi sono cresciuti esponenzialmente, anche grazie alle nuove modalità di erogazione e alle modifiche apportate nelle tempistiche, diventate più snelle. Il DL Liquidità inoltre ha previsto l’ammissibilità di micro, small e mid cap, ovvero imprese con un numero di dipendenti fino a 499, e, limitatamente ai finanziamenti fino a 30 mila euro, anche di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, broker, agenti e subagenti di assicurazione, ed enti del Terzo settore, che prima erano esclusi. Delle novità importanti specie per un territorio come quello di Bergamo, da sempre contraddistinto per uno spiccato tasso di imprenditorialità» – commenta Giorgio Berta, socio fondatore di BNC, Studio associato Berta, Nembrini, Colombini specializzato in consulenza societaria, fiscale e del lavoro che al tema ha dedicato un webinar richiedendo l’intervento degli esperti di Soluzioni Bancarie, consulenti che supportano le imprese nel rapporto con gli istituti di credito.

    L’accesso al Fondo di Garanzia, infatti, non può avvenire in modo diretto da parte di imprese e professionisti, ma quest’ultimi devono rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia da parte del Fondo. Sarà la banca stessa a occuparsi della conduzione della pratica di finanziamento e di ottenimento della garanzia. In alternativa, ci si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al Fondo. In questo contesto diventa quindi fondamentale poter contare su esperti del settore chiamati a valutare, insieme a Banche e Imprese, la miglior struttura della pratica per essere compliance con la normativa vigente e per assicurarne la sostenibilità nel medio e lungo termine, valutazione basata sulla stima dei flussi di cassa e sugli investimenti programmati.

    «I decreti che si sono susseguiti negli ultimi mesi hanno più volte cambiato le regole del gioco, le modalità di applicazione dello strumento e le finalità ammesse. Per le aziende non è semplice districarsi in questo contesto. Per questo, negli ultimi mesi abbiamo capito ancora più chiaramente quanto ci sia bisogno di un ponte tra banca e imprese, non in ottica di “mediazione creditizia” ma di affiancamento costante nelle scelte di natura finanziaria, a tutela di Banche e Imprese. Il Fondo di Garanzia, così come è oggi, è uno strumento utile e interessante, ma permane la questione della complessità che rischia di bloccare quelle realtà che non hanno una competenza finanziaria specifica. Una condizione molto diffusa tra le imprese italiane, sulla quale dovremo riflettere seriamente in futuro» – commentano Andrea Foini e Cristian Fusili, amministratori di Soluzioni Bancarie.

    Il Temporary Framework è stato infatti esteso e integrato più volte negli ultimi mesi dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di consentire alle singole economie nazionali di sostenere il tessuto imprenditoriale anche in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. La vera scommessa, ora, è capire quali scenari si prospettano in futuro e come le imprese potranno riposizionarsi, alla luce di una situazione sempre più deteriorata. Il Fondo Monetario Internazionale ha infatti stimato una riduzione del PIL, a livello globale per il 2020, del – 4,4%, con una ripresa, nel 2021, del +5,2%. E per quanto attiene al nostro Paese, le stime FMI indicano un calo del prodotto interno lordo del –10,6% nel 2020, con una parziale ripresa nel 2021 (+5,2%). La recessione più severa, assieme a quella della Spagna, prospettata dal Fondo di Garanzia per i principali Stati membri dell’UE.

  • Smart working e sicurezza informatica per le PMI: la soluzione arriva da Heply. La giovane azienda friulana ha ideato Security First, il primo software che protegge i dati a monte…

    L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha accelerato la rivoluzione di smart e remote working. Un vero e proprio cambiamento strutturale, che negli ultimi mesi ha visto molte imprese ricorrere al lavoro agile per garantire la prosecuzione delle attività e, contestualmente, tutelare la salute dei propri dipendenti.  L’adozione dello smart working consente di introdurre elementi di flessibilità e migliorare la produttività, ma senza un’adeguata cyber security si può trasformare in un rischio importante per ogni azienda, soprattutto se piccola o media: l’aumento esponenziale del volume di traffico online incrementa infatti le opportunità di mettere a segno azioni illecite.

    Nonostante si tenda a credere il contrario, le piccole e medie imprese (circa 5 milioni di aziende attive, pari al 92% delle imprese italiane) sono il bersaglio privilegiato dei cyber criminali, che le preferiscono alle grandi realtà perché meno strutturate, meno pronte a reagire agli attacchi informatici e, quindi, assai vulnerabili anche per quanto riguarda il lavoro da remoto.

    “Tutte le aziende detengono informazioni che potrebbero essere compromesse e vendute, siano essi dati commercialmente sensibili o dettagli personali dei dipendentidichiara Andrea Virgilio, CEO di Heply. – I criminali sono abili nel trovare informazioni che porteranno loro profitto, prendendo di mira qualsiasi organizzazione che appare vulnerabile. Qualunque sia la sua dimensione, se un’azienda lascia una porta aperta ai criminali informatici può diventare una vittima”.

    In un periodo storico di rapido sviluppo dello smart e remote working anche in Italia, a causa dell’emergenza sanitaria, è diventato fondamentale per le PMI avere strumenti efficaci per garantire l’accesso sicuro, protetto e verificato alle risorse informatiche aziendali. Consentire ai dipendenti di lavorare efficacemente da remoto e, al contempo, impedire l’accesso a malintenzionati è sicuramente uno dei risultati principali che SECURITY FIRST si prefigge di raggiungere grazie alle funzionalità di filtraggio in tempo reale del traffico in ingresso sulla rete aziendale.

    Secondo una recente analisi di Webroot sulle PMI oggetto di attacchi informatici, quasi nel 50% dei casi vi è stato un impatto negativo sui rapporti con le controparti aziendali, nel 22% dei casi l’attacco ha addirittura portato alla perdita di importanti commesse di fornitura.

    Proprio per tutelare le imprese dagli attacchi dei cyber criminali in questo momento così delicato per l’economia del nostro paese e non solo, HEPLY ha ideato SECURITY FIRST, il primo software che protegge i dati a monte della connessione Internet.

    SECURITY FIRST, ideato dalla giovane realtà friulana in collaborazione con TIMENET – storica azienda di telecomunicazioni specializzata nella fornitura di servizi di telefonia e connettività internet -, analizza e filtra tutto il traffico Internet in tempo reale attraverso una infrastruttura hardware e software di proprietà. Solo successivamente a questa analisi, il traffico dati viene consegnato al cliente, con la garanzia di una sicurezza totale. Il team di specialisti Heply in Cyber Security, infatti, si preoccupa di tenere costantemente aggiornati i sistemi di sicurezza al fine di garantire filtri sempre efficaci, come ad esempio gli anti-DDoS, anti-Flood, anti-PortScan o i filtri basati su “Black List”.

    “Grazie a SECURITY FIRST – spiega il CEO di Heply Andrea Virgiliosiamo in grado di identificare, isolare e bloccare sul nascere qualsiasi tipo di attacco, prima ancora che la Rete dell’azienda venga raggiunta. Inoltre, eliminando a monte eventuale traffico malevolo e pericoloso, siamo in grado di fornire linee Internet più performanti e veloci”.

    Nel primo mese dalla sua attivazione SECURITY FIRST ha analizzato e bloccato più di 500K IP classificati come “malevoli”. Solo nell’ultimo mese, inoltre, ha sventato circa 125 attacchi informatici di varia origine e natura prima che questi raggiungessero le reti aziendali (sicurezza a monte).

    Per ulteriori info:

    www.bluwom.com | Udine Tel. 0432 886638

    Emanuela Testori | [email protected] | +39 345.6619255

  • Union PMI lancia Aetika, la chiave per realizzare i progetti delle imprese.

    Una vera e propria chiave per accedere a tutte le soluzioni per imprese in difficoltà. Il suo nome è Aetika e si tratta di un fondo al 98%, studiato per favorire progetti imprenditoriali ed istituito da Union PMI, la confederazione delle piccole e medie imprese.

    Qualcosa di unico, finora inesistente nel mondo della finanza e in quello di supporto alle imprese: per la prima volta un sostegno che guarda all’aspetto etico e deontologico, attraverso il quale sarà possibile finanziare progetti imprenditoriali per le pmi .

    “Vogliamo sconvolgere quanto fatto finora dal mondo della finanza – dice il presidente di Union PMI, Pasquale D’Alena – partendo dalla volontà di costruire qualcosa di unico, che oggi nel mondo di supporto alle imprese non esiste”.

    “Abbiamo voluto far nascere Aetika – continua D’Alena – per dividere l’operatività della confederazione e i suoi servizi. E’ un progetto che nasce da lontano, partendo dalla volontà di mettere in campo strumenti diversi spaziando dalla parte giudiziale e stragiudiziale, a quella strettamente legata ad interventi di supporto finanziario e strutturale”.

    “Legato a Aetika ci sono una serie di servizi che daranno quella linfa vitale per creare un fondo in grado di sostenere le imprese e le proprie necessità, che siano di natura strutturale, di consolidamento, di sviluppo o di creazione di una nuova impresa. Di qui la nostra idea di creare un lab uno spazio dedicato alle nuove imprese”.

    Tutti i dettagli sono sul sito www.unionpmi.it

  • Decreto Cura Italia, la bocciatura di Union-PMI: “non salva la nostra economia”

    Interventi importanti ma non lineari quelli adottati dal governo per salvare la nostra economia, in un momento di profonda crisi per via dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, attraverso il decreto Cura Italia. Lo sostiene il Presidente di Union-PMI, Pasquale D’Alena che con determinazione evidenzia le urgenti necessita delle micro e piccole imprese.

    Un’attenzione che questa volta deve essere rivolta principalmente proprio a quella fetta dell’economia italiana che sarà più vicina al collasso “definitivo e irreversibile”.

    “Per salvare l’Italia – ha dichiarato D’Alena –  bisogna salvare il ciclo produttivo. Vanno fatte scelte semplici e chiare:

    Rinviare tutte le scadenze al 31/05/2020 senza alcuna differenziazione. Con un Decreto successivo indicarne le modalità di “godimento” del rinvio a seconda dei settori merciologici maggiormente colpiti.

    Introdurre la cassaintegrazione unica per tutte le regioni, con gli stessi obblighi e diritti, prevedendo il pagamento della stessa direttamente dallo Stato.

    Immettere direttamente liquidità alle imprese. Lo stato faccia da garante verso cassa e depositi e prestiti. Alle aziende venga erogata direttamente una liquidità mensile per garantire esclusivamente i pagamenti dei dipendenti. In sede successiva venga deciso sulla base della durata della crisi, modi e tempistiche del finanziamento ottenuto, prevedendo un benefit per le aziende che hanno continuato a mantenere il loro status produttivo e di assunzioni di dipendenti”.

    “Bisogna essere esclusivamente orientati al mantenimento del ciclo produttivo – ha concluso il Presidente di Union-PMI – l’Italia deve continuare a produrre, bisogna uscire dalla crisi già in condizioni di farlo. Trasformiamo l’assistenzialismo in solidarietà, creiamo sostegni proattivi e non passivi, le strutture centrali, finanziarie e governative devono concentrarsi sui cicli produttivi. Per una volta non parliamo il politichese, ma tutti insieme orientati alla nostra Italia”.

  • PMI italiane sempre più tech: sul web per abbattere i costi di luce e gas

    Il tessuto industriale italiano è storicamente caratterizzato da piccole e medie imprese che, secondo dati del 2016, nel nostro Paese sono circa 145 mila (fonte: Cerved). Artigiani, studi professionali, negozi e piccole aziende, però, devono fare i conti con i costi di gestione delle loro sedi, primi fra tutti quelli dell’energia e, per risparmiare, sempre più spesso scelgono il canale online. Secondo un’analisi fatta da Facile.it su un campione di circa 20.000 PMI che si sono rivolte al web, nel solo periodo compreso fra settembre 2017 e marzo 2018 il numero di quelle che hanno cercato online nuovi contratti di fornitura elettrica è cresciuto del 47% e addirittura del 48% per ciò che riguarda il gas. A dimostrazione della loro propensione per la tecnologia, circa un preventivo su tre è stato fatto attraverso smartphone o supporto mobile.

    Ma quanto consumano e, soprattutto, quanto potrebbero risparmiare le molte tipologie di impresa che rientrano nella più generale definizione di PMI? Secondo dati ufficiali Confcommercio, se per un bar il consumo di kWh annui è pari a 20.000, la cifra si riduce a circa 18.000 per un negozio non alimentare. È pari a 35.000 per un ristorante e arriva a 75.000 se si tratta di un esercizio commerciale in cui si vendono alimenti. Passando a considerare il consumo di gas, i valori oscillano fra i 1.800 Smc annui di negozi al dettaglio diversi da quelli di alimentari e i 7.000 dei ristoranti.

    Per capire a quanto potrebbe ammontare il risparmio massimo conseguibile attraverso le offerte disponibili online, Facile.it ha ipotizzato un consumo di 10.000 kWh per ciò che riguarda l’energia elettrica e di 5.000 Smc per il gas. Con questi valori, considerando le offerte disponibili al 12 aprile 2018*, per ciascuna PMI le bollette potrebbero alleggerirsi fino ad un massimo, rispettivamente, di 1.334 e 1.021 euro.

    «I vantaggi che provengono dal confronto delle tariffe», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it, «sono stati chiari da subito ai consumatori alle prese con la gestione dei budget familiari, ma di lì a poco anche le PMI hanno capito che rendersi responsabili della scelta del fornitore era il modo migliore per non sprecare denaro e, negli ultimi mesi, il numero di piccole e medie imprese che si rivolge al web per questo tipo di necessità continua ad aumentare con tassi a doppia cifra».

    In ultimo Facile.it ha voluto anche tracciare la provenienza delle richieste. Le PMI più attive nel cercare online un nuovo fornitore sono state quelle romane, seguite da quelle milanesi e torinesi, ma l’unica regione che riesce a piazzare addirittura due capoluoghi nella classifica dei primi 10 è la Sicilia con Palermo (settima) e Catania (nona).

     

    * Per la luce i costi mensili sono stimati su un consumo medio annuo di 10.000 kWh, potenza del contatore di 6KW, ripartizione percentuale per fasce (F1, F2, F3) 10% F1 – 60% F2 – 30% F3 e tensione BT. Per il gas I costi mensili visualizzati nel preventivo business sono stimati su un consumo medio annuo di 5000 Smc e ambito territoriale Nord Occidentale.

  • WM CAPITAL: SIGLATA PARTNERSHIP IN ESCLUSIVA CON ITALIAONLINE per la promozione dei servizi in franchising

    Milano, 21 marzo 2017

    WM Capital (WMC:IM), società quotata su AIM Italia specializzata nel Business Format Franchising, ha siglato un accordo di partnership biennale con Italiaonline, prima internet company italiana, attiva nel digital advertising per large account e nei servizi per la digitalizzazione delle PMI. L’accordo viene siglato in esclusiva per l’Italia, sulle reti dirette e in franchising, e ha l’obiettivo di promuovere i servizi e prodotti offerti da AZ franchising, il sistema multimediale di proprietà di WM Capital, al network di Italiaonline e viceversa. Fanno oggi parte di Italiaonline i servizi Pagine Gialle, Pagine Bianche e Tuttocittà, i portali Libero, Virgilio e superEva, le utility 892424 e 1240, la concessionaria di ADV nazionale e oltre 60 Media Agency che, dislocate lungo tutta la penisola e con oltre 900 agenti, costituiscono la più grande rete italiana di consulenti per grandi e piccole imprese.

    Fabio Pasquali, Amministratore Delegato di WM Capital: “L’accordo con Italiaonline ci permetterà di rafforzare il fatturato esistente ampliando il portafoglio prodotti e clienti integrando i canali di comunicazione social sul mondo del franchising in un mercato, quello del digital advertising e del digital marketing, dalle grandi potenzialità che sta mostrando in questi anni tassi di crescita sostenuti. In tal modo, oltre a consolidare la nostra offerta grazie a un sistema multimediale focalizzato sui canali internet, incrementiamo la capacità di sviluppare nuovo business per WM Capital e per i nostri clienti grazie a un partner che fa della capillarità su tutto il territorio uno dei suoi punti di forza”.

     

  • SOLUTIONS 30 si aggiudica l’importante riconoscimento Futur 40

    È stata svelata durante i Rencontres Internationales Financières organizzati da Paris Europlace la lista delle aziende che hanno ottenuto il Futur 40, l’ambito riconoscimento che identifica le 40 società a piccola e media capitalizzazione quotate alla Borsa di Parigi che fanno parte del programma PEA-PME (Plan d’Épargne en Actions-Petites et Moyenne Enterprises) istituito dalla Borsa di Parigi e che hanno ottenuto la crescita più dinamica nel corso degli ultimi tre anni.

    Per questa terza edizione, le società sono state selezionate da CroissancePlus-PMEfinance, in collaborazione con F2IC (la federazione francese dei singoli investitori e dei club di investimento), Morningstar, Enternext e Paris Europlace.

    Avendo raggiunto nel 2015 ricavi pari a € 125,2 milioni con un incremento del 17,63%,  SOLUTIONS 30 ha conquistato la 15 ° posizione nella classifica delle società quotate alla Borsa di Parigi appartenenti al piano di risparmio azionario PEA-PME che hanno mostrato il più alto tasso di crescita nel triennio precedente e sono state in grado di generare un volume d’affari superiore a € 5 milioni rimanendo redditizie.

    Karim Rachedi, Chief Operating Officer di SOLUTIONS 30, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti di questo ultimo riconoscimento, che testimonia l’ottimo lavoro e la dedizione di tutte le persone operative all’interno del Gruppo in tutta Europa”.

    I nostri team contribuiscono ogni giorno a consolidare il modello di business dell’azienda e a rafforzare la posizione del Gruppo in mercati ad alto potenziale, garantendo così che SOLUTIONS 30 continui a conseguire una crescita a due cifre nel lungo termine”, ha aggiunto Gianbeppi Fortis, Presidente del Comitato esecutivo di SOLUTIONS 30.

    http://www.solutions30italia.it

  • I vantaggi della fatturazione elettronica tra imprese

    I vantaggi della fatturazione elettronica tra imprese.

    Ora è tempo che le grandi imprese, le PMI e i professionisti guardino alle scadenze degli obblighi di legge come un’opportunità per migliorare i processi aziendali.

    L’occasione è data dal decreto legislativo n 127 del 5 agosto 2015, con cui il governo prevede l’estensione della fatturazione elettronica, oggi destinata solo alla Pubblica Amministrazione, anche alle imprese. Il testo prevede che dal 1° luglio 2016 l’Agenzia delle Entrate metta a disposizione il servizio gratuito per la preparazione e l’invio dei documenti, ed inoltre mette a disposizione le informazioni acquisite.

    Dal 2017, via al regime opzionale con vantaggi fiscali per chi aderisce.

    La contropartita che il governo ha delineato per incentivarne l’adesione sviluppa i seguenti benefici:

    • verrà meno l’obbligo di invio dello “spesometro” e delle operazioni “black lists”
    • verrà meno l’invio relativo all’invio di contratti stipulati
    • i modelli INTRASTAT verranno utilizzati solo negli acquisti di beni e prestazioni di servizi ricevuti
    • i rimborsi IVA saranno più veloci
    • ci sarà la riduzione di un anno dei termini di accertamento in materia di IVA e di imposte dirette.

    Inoltre, l’introduzione della fattura elettronica è occasione per implementare i propri sistemi contabili al fine di:

    • integrare le informazioni con L’ERP
    • rendere immediato, delocalizzato e protetto l’accesso alle informazioni
    • consentire di relazionare i documenti (utilizzo di chiavi di ricerca)
    • centralizzare e uniformare i criteri di accesso e archiviazione
    • creare associazioni tra documenti

    Per ciò che riguarda la conservazione, i responsabili di questa attività (spesso società terze esterne alle aziende) devono essere degli esperti di ICT, di sistemi di archiviazione e di privacy.
    Tali responsabili redigono un manuale di conservazione obbligatorio che tutela e regola il processo.

    I vantaggi che l’azienda avrà su controlli e verifiche in azienda sono:

    • La legalità del processo
    • Le maggiori garanzie sulla reperibilità della documentazione
    • La maggiore credibilità del dato (molto difficile la falsificazione di un documento)
    • La possibilità di esibire la documentazione richiesta telematicamente
    • Una minore invasività dei controlli
    • L’eliminazione della stampa relativa alla documentazione richiesta

    Seguici per sapere le novità dEDIcated in merito alla fatturazione elettronica tra imprese.

  • Voto elettronico: oltre un milione di italiani l’ha già usato

    Nel 2016 oltre 7 milioni di cittadini lombardi saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sul Referendum per l’autonomia regionale con il voto elettronico; più di un milione di italiani ha già usato il voto on line in ambito privato.

    Milano, 10 settembre 2015 – Molte delle realtà italiane più innovative hanno già adottato il voto elettronico in ambito privato, consentendo l’espressione del diritto di partecipazione in modo rapido, economico e trasparente e confermando un trend in crescita tra aziende e associazioni.

    In ambito privato, il voto elettronico è stato usato con piena validità legale, con la sicurezza della segretezza del voto, per elezioni statutarie e per l’elezione di comitati direttivi, di CdA, rappresentanze studentesche e sindacali, approvazioni di bilanci e verbali da Associazioni, imprese, Fondi e Casse di categoria.  In alcuni di questi casi le dimensioni delle organizzazioni coinvolte ed il numero degli aventi diritto al voto sono tali da avere impatto sulla vita pubblica.

    Se l’idea di passare al voto elettronico nasce spesso dall’esigenza di tagliare i costi degli obblighi di legge, utilizzando un sistema sicuro e che garantisca la segretezza del voto, la decisione di adottarlo è invece una scelta di comunicazione improntata alla trasparenza e al favorire la partecipazione.

    Tra i trend in ascesa: la possibilità di ricorrere al voto on line anche in modalità SaaS, sempre più apprezzata da realtà emergenti e PMI, la crescita d’interesse in ambito universitario e l’integrazione tra voto in assemblea e voto on line (votazioni ibride).

    Ulteriori informazioni e download infografica sulla crescita del voto on line in ambito privato in Italia ed evoluzione di ELIGO, la più diffusa piattaforma di voto on line in Italia, alla pagina: http://eligo.social/eligo-crescita-evoting

    “L’utilizzo di ELIGO ha permesso di coinvolgere una serie di aventi diritto che, altrimenti, non avrebbero votato.”
    [Marco Beltrami, Presidente APCO]

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    ELIGO è risultato di 10 anni di esperienza nel voto on line, Sviluppato da ID Technology,  società che opera negli ambiti della consulenza informatica e dello sviluppo software dal 1994 e dal 2005 fornisce consulenza e servizi per le votazioni elettroniche, contribuendo alla trasparenza e al successo delle organizzazioni. Nel 2014 ID Technology ha avviato DiVo, un progetto di ricerca di soluzioni per le smart cites.