Volendo trarre e ricavare una serie di valutazioni e di considerazioni favorevolmente attinenti e pertinenti alla profonda visione esistenziale ravvisabile all’interno del corposo apparato compositivo alla base della pittura di Paolo Tocchini, la dottoressa Elena Gollini ha trovato una citazione illustre davvero molto calzante, sulla quale poter prendere spunto per intavolare e realizzare un articolato progetto artistico personalizzato. Questo progetto si propone come una sorta di approfondito vademecum guida, per supportare il fruitore-spettatore nel cogliere appieno quel virtuosismo sostanziale e contenutistico, che appartiene alla proiezione creativa di Tocchini e costituisce anche la base di fondamento su cui edificare la sua ricerca di impostazione figurativa, con toni e accenti pregnanti e intrisi di componenti e di elementi narrativi e scenici insiti e sottesi tra le pieghe dell’esistenzialismo e della filosofia esistenzialista. In particolare, la dottoressa Gollini ha voluto sviluppare l’argomentazione partendo dalla celebre citazione appartenente al grande maestro francese Albert Camus, esponente autorevole e rappresentante di dogmi e di dottrine esistenziali di alto spessore, sempre attuali e sempre fonte di riflessioni e di pensieri elevati. La frase-assioma perfetta scaturita dalla mente geniale e acuta di Camus recita prendendo i versi aulici salienti della celeberrima poesia intitolata “Invincibile estate”: “Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate. E ciò mi rende felice. Perché, afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me, in me c’è qualcosa di più forte, qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro”. Al riguardo, la dottoressa Gollini ha sottolineato spiegando il motivo di questo accostamento simbolico tra la poetica espressiva di Tocchini e la lectio magistralis eccellente dell’esimio Camus: “La pittura di Paolo racchiude, anche tramite l’ausilio della tavolozza cromatica e tonale abilmente e sapientemente intrecciata con le raffigurazioni da lui prospettate in chiave di moderna rievocazione, quell’afflato emotivo ed emozionale e quel particolare pathos di trasporto interiore introspettivo, che la rende potentemente comunicativa a livello di impatto sostanziale. Accanto all’orchestrazione strutturale e al palinsesto compositivo, che denotano una maturità consolidata nella perizia strumentale, sfociando in immagini di accattivante parvenza estetica, Paolo associa in sintonia di corrispondenza armoniosa quello stimolo che coincide con il suo speciale concetto di -invincibile estate- all’insegna di una sferzante e prorompente carica di positiva reattività, di dinamico modus pensandi e operandi, che coinvolge subito anche il fruitore-spettatore e conquista la sua attenta curiosità recettiva e percettiva, andando ben oltre il semplice approccio di tipo visivo fine a se stesso e fugacemente superficiale. Lo spettatore viene così spronato ad accogliere a sua volta questa speciale sensazione di -invincibile estate- facendola sua e metabolizzandola con spirito di condivisione e di compartecipazione attiva”.
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L’artista Daniel Mannini lancia in rete il nuovo sito web
“Il 2022 inizia decisamente con il piede giusto per il talentuoso Daniel Mannini, che ormai da tempo sto seguendo con una curatela artistica ad personam. Infatti, è stato ufficialmente messo in rete il suo nuovo sito web dedicato, uno spazio virtuale dove la produzione di Daniel viene posta in primo piano e dove viene dato il massimo risalto anche a progetti e iniziative promozionali, che aumentano la sua visibilità mediatica e garantiscono un ritorno immagine a largo raggio”. Esordice così la Dott.ssa Elena Gollini nel commentare il nuovo sito web danielmanniniart.it, che Mannini ha di recente pubblicato in rete, allo scopo di focalizzare e accentrare l’attenzione sul suo operato pittorico e ovviamente anche allo scopo di condividere con il nutrito “popolo del web” i messaggi connessi al suo lavoro creativo. Proseguendo nelle sue valutazioni la Dott.ssa Gollini ha dichiarato con entusiasmo: “Davvero bravo Daniel nella sua fervida volontà di effettuare dei passaggi arricchenti e costruttivi sia per il suo cammino esistenziale sia per la sua ricerca pittorica. Daniel possiede il pregio della perseveranza e della caparbietà, due virtù molto importanti per chi si cimenta nel complesso raggio e campo d’azione del panorama dell’arte attuale contemporanea. A queste due pregevoli risorse innate si intreccia quella bramosia sana e salutare di fiero orgoglio di giovane artista, che desidera davvero essere in pole position per reale meritocrazia e che non cerca assolutamente la strada fuorviante e svilente tramite espedienti ambigui e non edificanti. Il sito web di Daniel sarà una piattaforma impostata in ogni sezione con dovizia meticolosa e cura certosina per risultare facilmente accessibile nel suo ordine pulito e lineare e nella sua ricercata essenzialità lineare. Ma, contestualmente sarà anche molto corposo e ricco di dinamiche stimolanti, di progetti-format pensati insieme come una sorta di tasselli di mosaico da incastrare e incastonare dentro il simbolico unicum del sito web, in bilanciata orchestrazione compositiva di immediato impatto. Il lavoro, che faremo insieme a Daniel per avviare e consolidare il suo sito web resterà nel tempo e sarà sempre attuale e sempre valido da presentare e da proporre anche su altri fronti e in altri contesti. Stiamo operando una programmazione scaglionata sequenziale e sistematica. Faremo, sono certa, un ottimo lavoro durante questo 2022 vista la grande sinergia ormai consolidata e radicata, per raggiungere il traguardo prefissato sia in merito all’avviamento del sito web sia in merito alla prospettiva generale di diffusione mediatica. Avanti tutta!”.
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Daniel Mannini: un nuovo sito web per promuovere la sua arte
Artista fiorentino dal piglio intraprendente e determinato Daniel Mannini è ufficialmente presente sul web anche con un nuovo sito dedicato danielmanniniart.it, dove promuove la sua arte pittorica a tutto campo e dove vuole far emergere passo dopo passo le sue incalzanti sperimentazioni di ricerca, che viaggiano parimenti al suo desiderio di mettersi alla prova, di cimentarsi sempre con positivo fervore creativo nella pittura, di avviare e consolidare in avanzamento progressivo costante e continuo uno sviluppo di crescita evolutiva e di affinato e raffinato perfezionamento. “Ecco, dunque come Daniel si pone già con grande operosità in questo inizio di nuovo anno, gettando le basi e le fondamenta per un ulteriore salto di qualità, anche attraverso questo sito web personale”. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue la curatela artistica di Mannini con molto interesse e particolare attenzione elogia questa scelta in merito al sito dedicato e lo sprona a procedere attivando delle canalizzazioni favorevoli a dare il giusto e il meritato risalto a questa importante vetrina mediatica promozionale, che lo vede protagonista a 360°. Approfondendo ancora nella sua argomentazione riflessiva la Dott.ssa Gollini ha aggiunto: “Insieme a Daniel stiamo progettando una serie di situazioni, che diventeranno delle vere e proprie pietre miliari nel suo percorso e daranno un notevole e concreto contributo per avviare in modo efficacie e funzionale la piattaforma del suo sito, unitamente a una procedura amplificata e dilatata di soluzioni tattiche studiate per offrire un accesso di fruizione molto accattivante e per consentire di accentuare la potenza comunicativa della sua formula espressiva. Sono molto positiva in tal senso e sento la medesima proiezione positiva anche in Daniel, che ben comprende la necessità e l’esigenza primaria di rendere il suo sito web completo e articolato nella sua compiutezza esaustiva strutturale sia a livello formale sia a livello contenutistico sostanziale. Pertanto, in modo cadenzato verranno immessi dei progetti-format esclusivi e distintivi per comporre una sorta di palinsesto narrativo originale e personalizzato e per contraddistinguere il modus pingendi di Daniel nelle sue peculiari unicità distintive. Questi progetti-format verranno a generare dei simbolici pilastri di sostegno e di supporto della portata e della risonanza mediatica del sito web e faranno da trampolino di lancio e al tempo spesso da ponte di trait d’union tra la pittura di Daniel e l’intero sistema multiforme e variegato della grande storia dell’arte universale, così come del corollario generale di cultura, di storia, di filosofia esistenziale, di humanae litterae”.
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Daniel Mannini: arte pittorica di guizzante apertura mentale
“La potente espressività artistica dell’arte pittorica di Daniel Mannini è la sintesi allusiva dell’immagine di un bambino dalla fanciullesca felicità e dalla vivace fantasia, che con stupore e sorpresa si sofferma ad ammirare estasiato e incantato la realtà circostante profondendosi in suggestive emozioni di trasporto. Ciò non significa ovviamente, che la pittura di Daniel abbia delle connotazioni e delle componenti costitutive di matrice fanciullesca e tanto meno infantile, ma bensì piuttosto, che Daniel conserva nella sua vena creativa quella spinta vibrante e frizzante, quell’enfasi positiva e propositiva, quell’afflato onirico e immaginifico, che appartengono all’età d’oro dei bambini, nella loro eccezionale voglia di vivere e di scoprire senza remore e senza riserve”. La Dott.ssa Elena Gollini approfondisce in modo analitico i tratti della poetica pittorica di Mannini usando una similitudine di paragone molto calzante, proprio per evidenziare appieno l’estro guizzante derivato dalla grande apertura mentale dell’artista fiorentino e insito nella sua formula stilistica. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha rimarcato: “Le qualità artistiche e il percorso pittorico, che Daniel sta compiendo si allineano a un’intelligenza sensibile che è del nostro tempo. Le sue rievocazioni informali di tendenza astratta segnano con puntualità e precisione la cronometria del vivere poetico attuale e contemporaneo. Daniel custodisce nel suo fare creativo una poetica sfaccettata, eclettica come dimensione interpretativa, poliedrica come contenuto sostanziale, versatile come capacità di estensione semantica e come mimesi dialettica e si proietta verso una vasta realtà di fruizione, un campo aperto e sconfinato di chiavi d’acceso, alle quali conferisce e attribuisce un potenziale di risorse che possiedono una forza motrice trainante. Daniel mantiene sempre alto il rapporto di confronto con la grande e sublime arte universale in segno di rispetto e di considerazione elevata, ma trova uno sviluppo individuale e soggettivo motivato e convincente, con contenuti e significati qualificanti, che restano sempre integri e inalterati e non vengono mai scalfiti o offuscati. La tecnica strumentale è perfezionata tramite una formazione coscienziosa, che recupera antiche proposizioni teoriche e teoretiche e le aggiorna con avanzate rielaborazioni congeniali a quanto affiora e si concretizza mediante la sua sperimentazione. Daniel possiede una chiarezza e una sicurezza di intenti e di intenzioni, che si riverbera in tutta la sua produzione. Acume sensibile, profondità di meditazione/contemplazione visiva e introspettiva e duttilità notevole gli permettono di cimentarsi in un itinerario di ricerca articolato, che si pone tra metastorico e metaspaziale, tra il metafisico e il descrittivismo mimetico dentro un avvincente ingranaggio dove l’astrazione coincide con un intrigante intimismo”.
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Daniel Mannini espone in mostra online il suo “Spazialismo cromatico”
«“Spazialismo cromatico” ritengo, che non potevamo trovare titolo più azzeccato e più diretto per individuare la formula pittorica con cui si cimenta Daniel Mannini selezionato per entrare nel circuito delle mostre online, da me curate, assieme ad altri artisti contemporanei, parimenti talentuosi e intraprendenti». Esordisce così la Dott.ssa Elena Gollini nel commentare l’ingresso di Mannini nella piattaforma delle mostre online con una serie di opere intenzionalmente scelte tra quelle di più recente realizzazione e con dimensioni medio-grandi. L’esposizione collocata in modo permanente esalta in toto il potenziale comunicativo di Mannini e diventa un ulteriore tassello centrale primario del corollario artistico, che sta costruendosi con autentico amore e passione per la pittura. Inoltre la Dott.ssa Gollini si è soffermata nel rimarcare: «Il termine spazialismo ben si addice alla visionarietà di tendenza astratta, che caratterizza il fare pittorico di Daniel e canalizza la sua produzione in una sfera dimensionale molto estesa e dilatata, che si protende virtualmente verso uno spazio infinito e infinitesimale, dove ogni limite e ogni vincolo viene superato e dove la rappresentazione diventa libera, affrancata da ogni vincolo e assurge a vessillo simbolico di spontaneità, di naturalezza, di esternazione incondizionata. Lo spazialismo verso cui si rivolge e convoglia lo spirito artistico di Daniel è dunque sinonimo e metafora di una liberazione esistenziale a tutto tondo, di una concezione creativa, che si rende portavoce di messaggi non filtrati e di una concettualità scevra da cliché massificanti. Lo status cromatico è un punto cardine nevralgico per la sua ispirazione e coniugato allo spazialismo dinamico diventa ancora più accentuato nel suo flusso energetico avvolgente, che cattura e catalizza l’occhio dello spettatore, altrettanto quanto una calamita attira e attrae a sé il metallo. L’esplosione cromatica si ravviva e si rivitalizza attraverso la spazialità ad infinitum e consente una fruizione permeante innescando un ponte di connessione dove passato, presente e futuro si pongono insieme sullo stesso livello temporale e producono una suggestione fantastica davvero trionfale».
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Daniel Mannini: un pensiero pittorico in evoluzione
“All’interno del flessuoso e camaleontico pensiero pittorico di Daniel Mannini si possono cogliere delle fasi sequenziali in costante e continua evoluzione, che corrispondono non soltanto al suo dinamismo riflessivo vivacemente reattivo e recettivo agli stimoli esterni e interni, ma anche a quello sviluppo progressivo, che dal punto di vista esistenziale gli fornisce una più solida e consolidata maturità di vedute e di prospettive e una più consistente capacità di valutazione e comprensione”. La Dott.ssa Elena Gollini analizzando la produzione artistica di Mannini pone l’accento sul potenziale di trasformazione, che possiede e che viene amplificato e incrementato gradualmente tramite la crescita incalzante di proiezione visionaria mediante la quale Mannini incede nel suo cammino di ricerca creativa e di crescita personale. Inoltre, proseguendo nelle dissertazioni analitiche la Dott.ssa Gollini ha evidenziato: “La capacità di discernere e di scegliere in modo sempre coerente e responsabile supporta Daniele e lo rende autonomo e indipendente da remore inibitorie futili e sterili. Daniel si concentra sui traguardi, che si prefigge di perseguire e di raggiungere e si orienta verso un miglioramento positivo, considerando la sua esperienza pittorica come una sorta di pedana di lancio arricchente e costruttiva, come una preziosa opportunità di riflessione intensa e profonda sul suo status umano ed esistenziale e come una papabile occasione di avvincente scommessa con se stesso e con le proprie doti e con la propria voglia di imparare a vedere e a guardare oltre i limiti e i confini, di spingersi avanti verso la sfera del futuro e del futuribile, pur tenendo sempre i piedi ben ancorati alla dimensione del reale e della realtà. Daniel si cimenta nell’arte pittorica ben sapendo, che avrà davanti una serie di livelli da superare e anche degli ostacoli da affrontare per ottenere sempre prestazioni elevate e qualitativamente avvaloranti. È pronto e carico di energia e di sferzante e prorompente vitalità. In una prospettiva attuale di arte contemporanea Daniel si accinge a dimostrare il proprio talento con quella spontanea e genuina naturalezza, che gli appartiene, con quella spinta autentica di slancio, che non ha bisogno di pensieri fuorvianti e inquinanti e non si lascia condizionare da influenze negative, ma si basa in primis su quell’ispirazione pulsante e vibrante, su quell’humus fecondo, che sollecita la mente e l’anima e lo sprona a continuare con enfasi pura e strabordante di pathos. Fare arte per Daniel equivale a sentirsi presente nel presente e attivamente operoso e al contempo significa conquistarsi di diritto una posizione meritevole e meritocratica nella previsione futurista e futuribile della grande arte universale”.
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Daniel Mannini: dipingere per guardarsi dentro
“Da sempre l’espressione artistica declinata e manifestata con eterogenea e multiforme connotazione stilistica e comunicativa rappresenta un pregiato caleidoscopio di proiezioni e prospettive sinonimo dell’articolato mondo interiore e spirituale, che governa l’introspezione intima di ogni artista creativo. Da sempre questa commistione garantisce di rimando una contaminazione ad intreccio armonioso con il fruitore-spettatore, che a sua volta percepisce attraverso le proprie chiavi di lettura interpretative e assimila al contempo quanto trasmesso e impresso dentro le opere”. Partendo da queste variegate disquisizioni la Dott.ssa Elena Gollini esamina a livello critico l’arte pittorica di Daniel Mannini sviscerandola in profondità. Proseguendo nel discorso ha affermato: “Daniel rispecchia appieno l’artista di riflessione e di pensiero moderato e ponderato, che usa il medium della pittura per compiere un esame su se stesso e sulla propria sfera intima. L’apparenza diventa una situazione effimera, che non serve a trovare il suo vero senso creativo. Il suo modus pingendi è invece influenzato dalla volontà di scardinare schemi preconfigurati e predefiniti aprendosi a una libertà assoluta, che risponde al bisogno primario di rivelare se stesso e di conoscere le proprie esigenze umane e artistiche. La solenne riflessione filosofica del maestro Cartesio -cogito ergo sum- si sposa perfettamente con l’intento creativo dominante di Daniel e si può accostare a quella formula, che riassume in sé la duplice valenza di -vita per l’arte- e di -arte per la vita-. Pensare significa vivere e dedicare la propria esistenza all’arte in modo responsabile e motivato. Le convinzioni di Daniel si fondano dunque su un pilastro strutturato su più piani di sostegno e fanno da bilanciamento al suo sguardo curioso e volitivo verso le sollecitazioni provenienti da quanto lo circonda e da quanto carpisce dalle relazioni e dai contatti umani che instaura. Per Daniel ogni situazione può essere utile per aggiungere la cosiddetta -materia prima pensante- alla sua vena di ispirazione. Ogni situazione può accendere corrispondenze e rispondenze emotive ed emozionali, che poi vengono trasfigurate in essenza sostanziale pittorica e vengono introdotte nel meccanismo compositivo e negli ingranaggi cromatici. L’interazione tra pensiero e azione è precipua per Daniel e imprescindibile nell’approccio alla pittura. Pensare, dipingere, essere, esistere sono concetti focali nevralgici senza i quali Daniel non sarebbe in grado di ottenere soluzioni così pregnanti e convincenti nella resa della sintesi complessiva. Ecco, perché Daniel sta riuscendo a trovare una gratificante e soddisfacente modalità di cifra e di stile e sta consolidando quella sicurezza motivata, che lo rende sempre più fiero e orgoglioso dei risultati ottenuti e lo incita al massimo nell’avanzare sempre di più”.
https://www.elenagolliniartblogger.com/daniel-mannini
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Cecilia Martin Birsa: quando la scultura si trasforma in narrazione concettuale
“Capita di frequente di soffermarsi a guardare opere d’arte senza attribuire il giusto e meritato valore intrinseco insito e sotteso, che celano e custodiscono sotto forma di narrazione concettuale subliminale. Di fatto però per poter comprendere al meglio quanto viene comunicato ed espresso è necessario prestare massima attenzione anche a questa componente primaria. Ogni artista in modo più o meno diretto ed esplicito infatti, si propone di lasciare un segno, una traccia, un frammento di narrazione, che racchiude contenuti di valenza allusiva, simbolica, metaforica”. A tal riguardo, la Dott.ssa Elena Gollini ha esteso queste riflessioni all’arte scultorea della talentuosa Cecilia Martin Birsa evidenziando come queste risorse preziose vengano sempre considerate come elemento principale e imprescindibile per garantire una resa complessiva eccellente. La Dott.ssa Gollini ha proseguito dichiarando: “Cecilia non cerca di imporre situazioni ostiche e cervellotiche troppo complesse, ma si pone come traghettatrice di pensieri, emozioni e sentimenti traslati e trasfigurati dentro le opere in modo fluido e scorrevole per consentire un approccio immediato e spontaneo, un approccio che non richiede inutili dispersioni di tempo, ma riesce da subito a focalizzarsi sull’esperienza sostanziale della narrazione, trovando degli appigli solidi e sicuri di richiamo e di riferimento. Gli scenari scultorei, che ci offre non sono semplici riproduzioni e rielaborazioni materiche per ostentare una preparazione perfetta a livello esecutivo, ma diventano il motore trainante di una commistione armoniosa di registri dialettici e di palinsesti semantici, che vengono fatti confluire all’interno di queste straordinarie narrazioni pregnanti e intrise di significato. Le narrazioni concettuali diventano un ingrediente principale per Cecilia e sono accostate accanto agli altri fattori costitutivi con bilanciata calibratura e in modo sempre mirato e centrato. Ogni scultura diventa parte a sua volta di un corollario narrativo uniforme e omogeneo, che attinge da proprie fonti interne ma anche da fonti esterne la propria linfa vitale generatrice. Ogni scultura è un pullulare e un proliferare di energie scaturite da questo corollario narrativo, che è sempre in costante e in continuo divenire evolutivo ed è capace di auto-rinnovarsi e di auto-rigenerarsi autonomamente, in virtù della fervida ricerca creativa compiuta da Cecilia con passione e dedizione. Ogni scultura è un mondo a parte e a se stante e al contempo appartiene a un progetto globale di grande spessore esistenziale, che Cecilia porta avanti per diffondere la sua incantevole arte permeata di valori e virtù.
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Daniel Mannini: una pittura di sintesi e di profondità
All’interno della pittura di Daniel Mannini di matrice e di tendenza informale, la sintesi astratta diventa una caratteristica di identificabilità apprezzabile, unitamente alla profondità di vedute e all’intensità di pensiero. Su queste dinamiche di cifra stilistica la Dott.ssa Elena Gollini ha espresso una serie di valutazioni entrando nel merito e argomentando. In particolare, ha dichiarato: “Con Daniel ci troviamo dinanzi a un artista, che sta compiendo una consapevole scelta di impostazione comunicativa, orientandosi su visioni precise e coerenti con il proprio concetto di arte anticonformista e non convenzionale, che si stacca da pregiudizi e preconcetti formali imposti a monte e viaggia su binari affrancati e indipendenti. Questa sua responsabile proiezione di ricerca sfocia in una pittura di sintesi a livello evocativo, che prelude ad una costruzione compositiva dove prevale l’astrazione, intesa e concepita come evoluzione libera dell’immaginario e dello spirito di inventiva, che trasmette al suo interno un coacervo di profonda e intensa dissertazione insita e sottesa, che è preambolo e premessa di messaggi subliminali, che Daniel vuole diffondere e condividere con lo spettatore. Ecco, perché davanti alle opere di Daniel bisogna sempre avere uno sguardo vigile, attento e sensibile e addentrarsi tra le pieghe e le pagine della narrazione formale per scoprire le molteplici virtù dei contenuti sostanziali. L’essenza della sintesi astratta è risorsa preziosa per Daniel, che può cimentarsi con spontanea propensione e offrire al fruitore un approccio diretto altrettanto naturale. La profondità sostanziale trova pertanto una radice di fondamento solida e consistente per potersi sviluppare con una sequenza originale, attingendo dalle basi improntate da Daniel con coerenza di orientamento e maturità di indirizzo. Essere artista pittore dell’oggi per Daniel significa contribuire a proprio modo e con massima autonomia decisionale a traslare una concezione creativa sempre in avanzamento e in progressione, significa pensare e ragionare nel presente senza disperdersi in sterili applicazioni preconfigurate e predefinite, significa spingersi avanti con un cammino individuale non emulativo e non pedissequo. Ecco, perché la sintesi formale diventa congeniale ad esternare al meglio il suo guizzo creativo, che rivendica autenticità assoluta e purezza estrema dell’atto e del gesto pittorico ed è il frutto di una riflessione interiore esistenziale trasportata e immessa con intensità e profondità. La sintesi espressiva è pertanto inversamente proporzionale all’anima sostanziale, che ogni quadro possiede in sé, sollecitando nella fruizione una volontà plurisensoriale di contatto, che si rinnova ogni volta in modo sorprendente”.
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Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea tra magia e poesia
“Quando penso a Cecilia Martin Birsa nel momento catartico dell’atto e del gesto creativo mi immagino tutta la cura e la premura certosina con la quale plasma e modella la materia, stemperandone la solida robustezza corposa e modulandone il volume e la densità, per ottenere un eccellente risultato, che fonde insieme perizia tecnica e padronanza strumentale a fantasioso estro e spiccata sensibilità empatica e intuitiva”. Ecco, come la Dott.ssa Elena Gollini si pronuncia nel dare le sue proiezioni critiche alla produzione scultorea della talentuosa Martin Birsa. Inoltre, proseguendo ancora nelle dissertazioni riflessive ha argomentato dichiarando: “Le sculture di Cecilia possiedono un misto di magia e di poesia, che le rende ammalianti e accattivanti. La magia scaturisce e si alimenta da quell’allure speciale e indefinita che le circonda e funge da cornice di contorno. Ogni opera la possiede in sé fin dal momento iniziale della creazione e per tutto lo sviluppo ovunque viene posta e collocata, affinché possa rafforzarsi ed essere percepita in toto dallo spettatore. È una magia quasi mistica e spirituale, che diventa un prezioso plus valore aggiunto e le rende assolutamente uniche e inimitabili. La poesia soave e delicata nasce dalla formula espressiva e comunicativa sempre sobria e garbata, che si profonde in modo raffinato ed elegante attraverso una narrazione fluida e scorrevole, autentica e spontanea. La componente aulica è pregnante di naturalezza e di purezza incontaminata, che corrisponde alla viscerale grazia innata, che guida la catarsi creativa di Cecilia e la spinge a trovare uno stile di lirismo mai troppo ridondante, sempre in linea con quella dimensione minimale ed essenziale che contraddistingue il palinsesto rievocativo. Ogni opera diventa allora la traslazione simbolica e metaforica di una magia e di una poesia, che prendono vita e diventano entità tangibili e visibili, per consentire al fruitore di accostarsi con un approccio intenso e profondo e intriso di coinvolgimento e di immedesimazione. La magia e la poesia trovano una propria nicchia protettiva, che le accoglie e le ingloba nel corollario della narrazione formale e sostanziale e diventano così elementi e componenti qualificanti primari e indispensabili. Senza questa magia e questa poesia mancherebbe pertanto quel quid esclusivo e sui generis, che per Cecilia è estremamente avvalorante per infondere e per imprimere alla sua incantevole produzione una cifra distintiva e connotativa ancora più forte e potenziata e per rimarcare la volontà di cimentarsi in un lavoro scultoreo sempre coerente e consapevole rispetto al suo modo di sentire e di pensare”.
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Cecilia Martin Birsa: un’arte scultorea all’insegna della condivisione universale
“Quando si parla di arte declinata in chiave contemporanea è fondamentale mettere in luce anche l’orientamento d’ispirazione e la prospettiva di vedute, che ottiene attraverso una condivisione di impronta universale, affinché possano essere gettate le fondamenta e le basi per darle l’ampio respiro, che l’artista desidera e ambisce riscuotere al presente e al contempo garantirle anche una fruizione a largo raggio in una visione futurista e futuribile. Su queste lungimiranti e ravvedute dinamiche di pensiero si colloca la dimensione artistica della scultrice Cecilia Martin Birsa, che rappresenta proprio la volontà piena e convinta di canalizzarle con intento di condivisione universale”. La Dott.ssa Elena Gollini fornisce delle dissertazioni critiche e analitiche approfondite riferendosi all’espressione creativa della Martin Birsa, sviluppando una serie di argomentazioni. Inoltre ha rimarcato: “Ecco come Cecilia si distingue in modo qualificante e avvalorante non soltanto per le soluzioni di impeccabile composizione e costruzione formale, ma anche per quel quid speciale, che appartiene a un discorso divulgativo aperto a tutto campo e a tutto tondo, che rende omaggio a quello spirito di condivisione sociale e collettiva, che abbraccia tutta l’arte e la eleva a strumento universale di comunicazione. Cecilia nelle sue rappresentazioni scultoree si avvale di questo senso di condivisione, che diventa comunione, diventa approccio empatico e sensibile, che va ben oltre la visione estetica e il senso di apparenza esteriore. Cecilia cerca un rapporto elitario e un feedback speciale con lo spettatore, vuole creare e instaurare un filo conduttore intenso, nel quale viene racchiusa la sua storia personale e nel quale viene poi inserita anche quella soggettiva chiave di lettura offerta da una fruizione libera e scevra da ogni imposizione. Per Cecilia l’arte deve possedere il dono della libertà in ogni sua declinazione, affinché possa diventare davvero un ponte di collegamento e di connessione, che prescinde e supera, che oltrepassa e si propaga avanti verso un’autentica propensione di incontro. Cecilia diventa dunque fautrice e promotrice di un’arte scultorea, che si profonde in messaggi di aggregazione e di unione e che cancella ogni differenza e ogni diversità, affinché si possa generare un linguaggio comprensibile per tutti, accessibile a tutti e facilmente diffondibile ovunque. Le sculture di Cecilia sono senza dubbio destinate a essere concepite anche in chiave di recupero innovativo di una tradizione sempre attuale e intramontabile, che però al presente si modula e si modella con versatilità per diventare ancora più profondamente condivisibile”.
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Daniel Mannini: giochi di luce e di energia declinati in pittura
“Volendo utilizzare una terminologia in chiave metaforica, direi molto calzante, per definire Daniel Mannini nella sua visionarietà pittorica si può parlare di un corollario di giochi di luce e di energia, che si manifestano e si propagano profondendo tutto intorno vibrazioni e pulsioni molto avvolgenti e penetranti”. La Dott.ssa Elena Gollini analizza con approfondite considerazioni critiche l’espressione pregnante della pittura di Mannini ponendo in risalto il ruolo predominante della luce e dell’energia, che fanno da bilanciamento dinamico all’intero assetto compositivo e narrativo. Inoltre, ha proseguito argomentando: “Nei quadri di Daniel la luce acquista una valenza su più fronti e su più livelli sequenziali, perché attira l’attenzione dello spettatore sulla visione globale dello scenario rappresentativo e contestualmente la accentra e la focalizza sugli elementi portanti delle dinamiche narrative e dell’orchestrazione strumentale. Luce, che assume ancora più potere comunicativo intrinseco associata e coniugata alle chiavi di lettura concettuali e simboliche, nonché alle metafore allusive, che integrano e completano la dimensione rievocativa e rafforzano la parafrasi semantica e la mimesi linguistica. Luce che viene esaltata al massimo dalla tavolozza tonale e cromatica, tramite l’utilizzo di colori vividi e accesi e di sfumature corpose e marcate, che diffondono bagliori lucenti e luminosi e si fondono assieme in una profusione di attraente e accattivante proiezione. Parimenti nella pittura di Daniel possiede un valore cardine imprescindibile l’elemento dell’energia vitale, che consente alle prospettive immaginifiche e fantastiche di fuoriuscire dai limiti della superficie pittorica e catturare una spazialità dilatata, che tende ad espandersi e ad estendersi in modo permeante, coinvolgendo il fruitore in un campo recettivo e percettivo a tutto tondo, come se fosse virtualmente circondata da un flusso costante e continuo di materia e colore, di luce ed energia. L’energia racchiusa e contenuta dentro le opere di Daniel prende e attinge la propria linfa vitale rigenerante direttamente da quel fluire di energia universale, che attraversa e oltrepassa ogni confine per raggiungere in modo sferzante e prorompente un orizzonte ad infinitum. Questa energia universale si ritrova custodita dentro la pittura di Daniel, che si rende vigile tutore e protettore di essa e di quanto attraverso essa viene tramandato e perpetuato secula seculorum dalla storia dell’arte. Luce ed energia sono dunque fattori di grande pregio e pregevolezza, che Daniel accoglie per imprimere un ulteriore slancio di qualità al suo lodevole modus pingendi”.
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Daniel Mannini: una pittura dalla componente ludica
“Accentuare anche la componente ludica e giocosa all’interno del paradigma espressivo di Daniel Mannini significa dare giusto risalto a quell’esuberanza vivace e vitale scaturita dall’indole briosa e dal desiderio di fare arte in primis per stare e sentirsi bene e per trasmettere benessere attraverso l’osservazione dei dipinti”. La Dott.ssa Elena Gollini prende in esame l’elemento ludico-giocoso che appartiene al DNA genetico della produzione pittorica di Mannini e si pronuncia in merito al significato di tale fattore di rilievo, che è sempre presente all’interno delle narrazioni, senza però mai essere eccessivo e tanto meno forzato ed esageratamente rimarcato, ma trovando invece un perfetto equilibrio di sintesi dentro al palinsesto scenico e compositivo. Nel proseguire con la sua riflessione critica approfondita ha poi affermato: “Daniel non vuole fare un’arte spicciola e superficiale e tanto meno vuole ottenere un risultato sommario e banale, ma bensì piuttosto vuole risultare accattivante per lo spettatore e offrire soluzioni di piacevole e gradevole impatto formale, regalando anche una visionarietà ludica e giocosa e contestualmente invitando poi ad una fruizione graduale dei contenuti sottesi e insiti, che spaziano in modo eterogeneo e vengono abilmente codificati e contestualizzati, affinché l’osservatore possa man mano e via via prendere la giusta confidenza relazionale. Pertanto, sarebbe assolutamente inesatto e riduttivo limitare a pittura ludica e giocosa l’espressione creativa di Daniel, che invece si cimenta in una duplice prodezza ingegnosa, poiché da una parte cattura e conquista lo spettatore attraverso la rappresentazione intrisa di energia positiva che si sprigiona tutto intorno e dall’altra parte esorta a spingersi oltre la superficie della fattezza visibile e a oltrepassarne la soglia, per arrivare a quella sfera del non visibile, che trova poi rispondenza nel concetto affascinante e intrigante di non detto, di non svelato, di non rivelato e si alimenta di atmosfera enigmatica, lasciando aperte più formule interpretative diversificate. Ecco, dunque che l’aspetto esterno ed estetico funge da contraltare a quello dell’essenza intrinseca e lo avvalora ulteriormente, lo rende ancora più sorprendente agli occhi dello spettatore, curioso di scoprire quanto si cela e si nasconde sotto e dietro l’apparenza”.
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Cecilia Martin Birsa: artista di concetto e di sentimento
Nell’articolato e multiforme comparto della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista contemporanea Cecilia Martin Birsa si inserisce appieno apportando un consistente e considerevole contributo di sviluppo evolutivo positivo alla ricerca e alla sperimentazione work in progress, che caratterizza l’intera sua produzione. La Dott.ssa Elena Gollini che segue con particolare profondità di valutazione il percorso della Martin Birsa ha evidenziato al riguardo: “Osservando la proiezione e la prospettiva trasversale nella quale si inserisce e si colloca l’arte scultorea di Cecilia, è possibile individuare un perfetto equilibrio di mescolanza alchemica tra concetto e sentimento, che si intreccia al paradigma compositivo formale e arricchisce l’intero impianto semantico e dialettico sotteso. Ecco, perché a buon conto Cecilia può essere definita come artista di concetto e di sentimento, rafforzando l’aspetto estetico e strutturale esteriore proprio attraverso quella commistione di afflato sentimentale, che inficia in modo diretto tutta la parafrasi narrativa. Le rappresentazioni scultoree si propongono sempre come soluzioni di notevole gradevolezza e piacevolezza di fattezza e attirano da subito lo sguardo del fruitore, per poi conquistarne anche l’anima e il cuore tramite quel tumulto energetico, che sprigionano e propagano tutto intorno e che si espande e si profonde con prorompente vigore e potenza. Questa componente concettuale e sentimentale trova la propria linfa vitale dagli impulsi, che la sfera interiore di Cecilia capta e riceve dall’esterno, ma al contempo anche da quel fervore creativo innato, che genera e produce un moto di continua e costante ispirazione. Per Cecilia fare arte è insito nella propria genetica e diventa un proprio modo di essere e di agire, diventa parte integrante principale della sua stessa forma mentis. Dal mondo circostante parimenti Cecilia ricava e rielabora quanto sente e percepisce essere più incline e più affine alla sua concezione di visione artistica ed esistenziale, riuscendo sempre a bilanciare il tutto in modo ottimale e coniugando sapere e conoscenza con passione e trasporto. Nascono così creazioni di sublime perfezione e di ineccepibile e acclarata bellezza, che custodiscono al proprio interno un magico climax tutto da scoprire. Ritengo, che ogni opera possa essere valutata mediante più fasi di fruizione, scandagliando ogni dettaglio e ogni particolare del costrutto e seguendo ogni peculiare dinamica scenica, per poter poi fare una riflessione complessiva esaustiva e completa. Sono sculture, che possiedono un fascino sobrio e garbato e contestualmente si prestano a svariate chiavi di lettura percettiva e recettiva. Per Cecilia l’interpretazione è infatti un momento da assaporare fino in fondo, gradualmente e in progressione per amplificare al massimo lo stato di enfasi e di estasi”.
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Federico Marchioro: conversazioni pittoriche intime e informali
“È davvero importante delineare con profondità quanto è racchiuso e custodito nelle sfaccettate pagine di narrazioni pittoriche realizzate dalla mano e dal gesto creativo di Federico Marchioro artista vicentino contemporaneo di grande versatilità espressiva e comunicativa. Io darei una definizione, che ritengo molto calzante e pertinente facendo confluire la sua corposa produzione all’interno di simboliche conversazioni pittoriche intime e informali, fornendo una prospettiva volutamente non convenzionale, che rispecchia l’intento primario di Federico di uscire dai binari canonici già determinati e decisi a monte e a priori”. La Dott.ssa Elena Gollini dimostra particolare compiacimento verso il percorso di sperimentazione che sta compiendo Marchioro e si sofferma su alcune specifiche caratteristiche salienti distintive e qualificanti per offrire una completezza e una compiutezza di riflessione esaustiva. E ancora ha rimarcato: “Federico trova nella pittura la metafora di un diario di vita, un diario autobiografico con virtuali pagine bianche pronte per essere riempite e messe a disposizione del fruitore. Le sue rappresentazioni esulano da moduli obsoleti e acquistano una struttura in continuo e in costante moto di trasformazione, proprio come la sua vulcanica personalità camaleontica. Su questo diario Federico imprime se stesso, tutto il suo mondo emerso e sommerso intavolando delle stimolanti conversazioni intime e informali, composte tramite una dialettica semantica fluida e scorrevole, che si rende da subito impattante per il fruitore. Dipingere per Federico equivale a redigere e a impaginare stralci e frammenti, che appartengono al suo sentire, al suo pensiero, alle sue concezioni talvolta ancora inespresse. Fare arte così come e altrettanto fare musica diventa così esternazione e manifestazione di un insieme corposo e variegato di conversazioni, che iniziano da dentro, nell’ego più intimo e profondo e sfociano e si palesano al di fuori diventando ben visibili e ben tangibili. Le opere acquistano dunque essenza metaforica paradigmatica e servono per dare voce e sentimento, per descrivere e raccontare pensieri, emozioni, che affiorano in superficie e si palesano all’esterno. Federico artista di metodo e di pensiero imposta queste conversazioni in modo libero e spontaneo, edifica un proprio particolare registro linguistico con una propria genesi stilistica e riesce perfettamente a conciliare e coniugare le esigenze compositive della forma con il bisogno di matrice animista, che è radicato dentro di lui e lo guida e lo accompagna sempre con virtuosa ispirazione”.
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VERBA VOLANT – Evita Andùjar e Vania Elettra Tam

Sabato 2 ottobre 2021, alla Galleria Palazzo Nicolaci, nell’incanto della Città di Noto, patrimonio dell’umanità, Altera Domus presenta “Verba Volant”, la mostra bi-personale delle artiste Evita Andújar e Vania Elettra Tam, a cura di Giuseppe Carli.
La mostra, promossa e organizzata da Paoletta Ruffino, con il patrocinio del Comune di Noto, durerà fino al 1 novembre 2021 e accoglierà oltre 30 opere che accompagneranno il pubblico in un affascinante percorso nell’imperscrutabile universo femminile.
La cifra stilistica di queste due artiste, Evita Andùjar e Vania Elettra Tam, si pone con prevalenza nel sistema figurativo dell’arte, più in generale nel territorio dell’antiastrattismo, con uno studio attento alle complesse rivoluzioni di linguaggio che mutano il “corpo” dell’arte lungo il tracciato della contemporaneità, contrapponendosi a quel filone artistico che, da fine ottocento fino alla metà degli anni 70 del secolo scorso, dimostra che l’astrazione non persegue un percorso univoco ma è caratterizzata da un numero estremamente ampio di varianti. Infatti il termine astrazione, etimologicamente, deriva dal latino con il significato di “trarre via”, allontanare, caratterizzato in maniera predominante dalla negazione degli elementi naturalistici e del confronto con forme ricavate dalla realtà.
Questa mostra, dal titolo “Verba Volant”, è concepita dalla volontà di porre a confronto il linguaggio artistico di due donne che presentano un comune denominatore; sono le opere a parlare. I loro dipinti fatti di ritratti e scene quotidiane, enfatizzate dal gesto pittorico e dal colore, come scatti rubati alla quotidianità, restituiscono una sorta di documentario ordinato e preciso di una realtà ormai sorda, cinica e compiacente, zuppa di finte icone e di riferimenti classici moderni.Attraverso l’intero corpus di opere, che vanno a formare l’esposizione, si percepisce quella vocazione di sete, di verità e di rispetto nei confronti dell’arte stessa, che ci propone non modelli o manichini di pelle congelati in quell’aurora liquida spoetizzante, ma un mosaico, una visione corale drasticamente attuale – vibranti e pastose le opere di Evita, lineari e surreali quelli di Vania Elettra – consapevole di indagare nelle abitudini ossessive del mondo contemporaneo, con la consapevolezza che niente è come sembra.
Citando Picasso: “Non sono i quadri a piacere o deludere, è l’umanità stessa!” Le due artiste attraverso le loro creazioni artistiche riescono ad armonizzare la dicotomia tra l’espressione mentale e l’espressione verbale, sovrapponendo la loro ricerca ad una velata critica sociale.La scelta di questa bi-personale è dettata dal gusto estetico comune ma non uguale: se una, Evita Andùjar, dipinge protagoniste dolci e sensuali, costruite attraverso pennellate neutre e brillanti che si pongono in contrasto con lo sfondo, l’altra, Vania Elettra Tam, rappresenta autoritarie figure femminili, in equilibrio tra onirico e realtà, galleggiando in una quotidianità, dal taglio ludicoprovocatorio, restituendo un clima surreale.
In una cultura, ormai sempre più alla deriva, che nega quel bisogno di personalità all’individuo che diventa sempre più standardizzato, sostituibile, facilmente “trasferibile”, grazie alla mission di queste due artiste di ritrarre nella maniera più sincera l’umanità, coinvolgendo il pubblico che, con la propria quotidianità, potrà sentirsi posto su di un piedistallo invece di essere invitato solo ad osservare e alle volte a non capire.
Per cui viviamo nell’urgenza di dover ricercare un nuovo e appropriato carattere linguistico, volto ad “avvicinare”, dovendo rigorosamente rispondere al pesante termine “contemporaneo”, che rischia di strappare via quello smalto di freschezza e onestà d’animo e, perché no, di romanticismo che le visioni pittoriche figurative sanno donare rinnovandone i popoli e rivelandone la vita.Giuseppe Carli
titolo: VERBA VOLANT
artisti: Evita Andùjar e Vania Elettra Tam
curatore: Giuseppe Carli
date: 2 ottobre | 1 novembre 2021
inaugurazione: sabato 2 ottobre ore 19:00
sede: Galleria Palazzo Nicolaci
indirizzo: via Corrado Nicolaci 18 – 96017 Noto (SR)
organizzazione: Altera Domus di Paoletta Ruffino
patrocinio: Comune di Noto
orari: da giovedì a domenica dalle 17:00 alle 20:00
info: 3280998493 – info@alteradomus.it – www.alteradomus.it
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Christian Lasagni: pubblicata online la mostra pittorica “Dinamismo compositivo” a cura della Dott.ssa Elena Gollini
L’artista-pittore contemporaneo Christian Lasagni è entrato ufficialmente all’interno del palinsesto delle mostre online curate dalla Dott.ssa Elena Gollini, che ha scelto un titolo molto calzante “Dinamismo compositivo” proprio per evidenziare al massimo la portata avvalorante e rafforzante della componente di movimento dinamico, che caratterizza l’intera produzione e ne qualifica la cifra stilistica a livello qualitativo formale e sostanziale. In particolare, la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “Nell’osservare in modo analitico e approfondito le opere realizzate da Christian ho colto da subito la rilevanza primaria e fondamentale dell’elemento dinamico, che alimenta tutto lo scenario e supporta il flusso costante e continuo dell’apparato cromatico, rivestendo un ruolo sempre in perfetta sintonia e in armonioso allineamento con la narrazione compositiva. Si potrebbe dunque dire, che il fattore movimento dinamico acquista vita propria e diventa entità autonoma a se stante con una propria valenza precisa e specifica, ma al contempo viene contestualizzato in modo da risultare in completa fusione con la materia pittorica e cromatica, integrandone e accentuandone l’effetto impattante. Christian cerca una sperimentazione non convenzionale, che si colloca nel variegato e multiforme panorama dell’Informalismo di tendenza e di matrice astratta e sfrutta al meglio il potenziale di risorse espressive offerto dalla tavolozza tonale e cromatica, elaborando rappresentazioni, che si possono considerare di originale proiezione e contestualmente possono essere concepite con impronta affine alla Fluid Art così come anche al filone dell’Action Painting. Senza dubbio Christian dimostra anche una spiccata sensibilità creativa di getto e istintuale, che si congiunge e si coniuga alla formula comunicativa riflessiva e ragionata e gli consente di ottenere soluzioni, che in apparenza possono sembrare quasi dominate dalla libera ispirazione dell’istinto, ma possiedono anche significati sottesi e insiti, che vanno scoperti e ricercati con attenta fruizione interpretativa. Il movimento dinamico intrinseco riflette all’esterno questa commistione di elementi e componenti costitutivi e lo spettatore viene conquistato dalle visioni vitali e vivaci e dalle prospettive fluide e flessuose, derivanti dal ritmo cadenzato e dalla timbrica sequenziale generata proprio dalla mescolanza e dall’intreccio eterogeneo. La dimensione dinamica compositiva è pertanto un fatto chiave essenziale e imprescindibile per dare una spinta vibrante di slancio alla pittura e Christian consapevole di questo prezioso strumento e della sua incisiva efficacia ne utilizza in modo mirato tutta quanta l’energia positiva, che si sprigiona poi tutt’intorno con grande impeto e fervore”.
VISITA LA MOSTRA:
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Daniel Mannini: sintonie pittoriche in simbiosi emozionale
“Per scoprire e cogliere appieno il mondo pittorico di Daniel Mannini si deve entrare nel merito sostanziale autentico e incondizionato della sua eclettica proiezione visionaria e bisogna necessariamente calarsi dentro la sua mente creativa pulsante e vibrante di un tumulto energetico sferzante e frizzante al tempo stesso. Soltanto attraverso queste dinamiche di approccio, ci si addentra nel profondo del suo ego artistico e si può trovare la giusta chiave di metodo e di misura e definire al meglio il suo protendersi nel fare arte”. Si esprime con queste valutazioni attente e ponderate nel merito la Dott.ssa Elena Gollini per orientare lo spettatore-fruitore a stabilire e rafforzare il rapporto di relazione partecipe e compartecipe con la produzione pittorica del giovane e promettente artista fiorentino. Inoltre, proseguendo nel discorso di coinvolgimento attivo plurisensoriale rivolto all’osservatore sensibile e accorto la Dott.ssa Gollini ha spiegato: “La modalità utile e funzionale per entrare in reciproco scambio comunicativo con le opere di Daniel deve tenere conto del percorso attuale di ricerca, ma anche delle fasi e degli step pregressi che formano e compongono un nutrito e articolato corollario espressivo dinamico, che si muove in progressione evolutiva e sviluppa passaggi cadenzati e sequenziali molto interessanti da analizzare, che corrispondono di rimando e di riflesso alla maturazione e alla crescita artistica, che Daniel sta dimostrando di perseguire con tenacia e continuità di intenti e di intenzioni, nonché con costanza di volontà operativa. Trovo sempre molto stimolante evidenziare e fare notare anche a Daniel i passi in avanti che sta compiendo con meritocrazia, proprio per dargli ancora più slancio di traino e di supporto per gli obiettivi e i traguardi futuri. Questo tipo di considerazione può essere fatta ovviamente anche dallo spettatore, concependo il momento fruitivo come occasione e opportunità preziosa di coesione e di sintonia con Daniel, che apprezza fortemente la fase di incontro-scambio e la reputa fondamentale, come situazione speciale e unica che gli consente a sua volta di recepire idee e pensieri dall’esterno, di metabolizzarne e introiettarne contenuti arricchenti e costruttivi. Per Daniel ogni fruitore possiede il pregio di essere un potenziale di risorse recettive e percettive, che vengono assorbite e filtrate in modo speculare ed entrano a fare parte di quella magica commistione alchemica da cui poter attingere spunti e riferimenti sempre nuovi. Ecco, perché ogni opera ci parla, ma al tempo stesso ci ascolta con intenso stupore”.
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Daniel Mannini: dipingere per sognare ad occhi aperti
Anche nel comparto dell’arte pittorica inserita nel panorama creativo contemporaneo attuale, la sfera onirica del sogno assurge a stimolo mentale importante e sempre efficace e funzionale, diventando spesso un fattore imprescindibile soprattutto tra gli artisti di matrice e di tendenza informale. Daniel Mannini non è certamente da meno nel fruire della dimensione onirica per incrementare la sua fervida impronta immaginifica e fantastica sempre presente dentro le sue creazioni pittoriche. La Dott.ssa Elena Gollini ha espresso al riguardo delle sue valutazioni critiche dichiarando: “Sognare ad occhi aperti è una caratteristica tipica degli artisti molto frequente, che si concretizza in modo tangibile e visibile proprio dentro gli anfratti materici delle loro rappresentazioni evocative. Per Daniel il sogno coincide con quella parte intima recondita del suo ego interiore e introspettivo, che prende vita durante la fase d’ispirazione e viene trasferita e trasportata nella parafrasi contenutistica sottesa e subliminale. L’elemento onirico non è dunque palese ed evidente in modo esplicito e manifesto, ma viene volutamente introdotto con valenza insita e non del tutto rivelata per dare una spinta di traino anche all’analisi interpretativa dello spettatore, che deve decodificarne la portata e lo spessore nel suo significato cifrato. Sogno e son desto potrebbe essere la frase chiave metaforica giusta per entrare in contatto profondo con la poetica espressiva di Daniel e lasciarsi andare in modo autentico e spontaneo ad un’interazione vera e totale. Ecco, perché Daniel nel suo pensiero sognante e sognatore si mette sempre anche dalla parte del fruitore e recupera appigli simbolici e allusivi appositi progettando a monte ogni singolo particolare passaggio narrativo. Le sue pagine pittoriche hanno il gusto rievocativo di un dolce sognare, di un cullarsi in modo delicato, senza mai fermare quell’intreccio di comunione e di condivisione, che Daniel cerca e persegue come primario e prioritario nella sua comunicazione artistica. E allora sento a mia volta utile sollecitare lo spettatore ad addentrarsi nello scoprire la produzione di Daniel con l’occhio del sognatore curioso e insaziabile nell’avventurarsi in una continua simbiosi speculare, dove si sente a sua volta recepito e accolto in una commistione di mente e anima e percepisce appieno quell’atmosfera di piacevole sogno che non deve mai finire”.
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Cecilia Martin Birsa: simulacri emozionali di arte scultorea
“Parafrasando analiticamente il significato intrinseco, che produce l’essenza primaria dell’arte scultorea di Cecilia Martin Birsa si può individuare una definizione assolutamente appropriata e congeniale utilizzando una terminologia simbolista dall’impronta misticheggiante: simulacri emozionali”. La Dott.ssa Elena Gollini si addentra nella prospettiva di valutazione contenutistica connessa alla corposa e variegata produzione scultorea della Martin Birsa e recupera degli interessanti spunti di commento riflessivo. Proseguendo ancora nelle sue considerazioni ha ulteriormente evidenziato: “Cecilia è artefice di prospettive rievocative, che equivalgono a dei virtuali simulacri emozionali, in quanto raccolgono e conservano tutta una mescolanza di concentrazione emotiva ed emozionale proveniente sia dalla sfera intima di Cecilia sia dal flusso energetico comunicativo, che si innesca e si stabilisce con il fruitore, che diventa potente e inscindibile e propaga un’ulteriore forza centripeta, rinvigorita dalla compenetrante partecipazione recettiva e percettiva. Cecilia crea e alimenta di continuo questi simulacri emozionali custoditi dentro le sue incantevoli sculture, li offre allo spettatore e li fa suoi, li porta dentro il cuore e li intreccia con il moto della sua anima in una fusione armoniosa. Da sempre l’arte scultorea è un patrimonio di valenza immensa, che nel tempo resta sempre a disposizione di chiunque voglia entrare in relazione di contatto ravvicinato e generare un ponte di collegamento. Cecilia vuole che le sue opere fungano da ponte di trait d’union intese proprio come simulacri emozionali facilmente accessibili e intensamente coinvolgenti. Il fascino ricercato e al contempo discreto che emanano è sinonimo di una bellezza ammaliante e magnetica, che diventa eterna e imperitura e rende etereo e perpetuo anche quell’ideale di solennità sacrale solenne, maestosa ed eccelsa, che rappresenta in sé la visione dei simulacri. Cecilia diventa pertanto convinta sostenitrice di una formula scultorea, che edifica fondamenta solide e robuste sulla base di una ricerca precipua e di una coerenza di azione e di pensiero, che coincide con la sua personalità sempre responsabile e consapevole fino in fondo del proprio operato. Questi speciali simulacri emozionali sono poi concepiti in continuo e costante divenire evolutivo, possiedono delle chiavi di sviluppo graduale e progressivo e hanno delle applicazioni amplificate dalla portata di compenetrazione da parte dello spettatore. Le sculture di Cecilia ci parlano e si rendono entità vive e vitali nell’espandere a tutto tondo questa loro immagine evocativa e acquistano man mano sempre più risorse e potenziale anche sul piano spirituale elevandosi oltre ogni limite più sconfinato”.
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Federico Marchioro: dimensione pittorica in progressione
“Equilibrio e bilanciamento compositivo sono pilastri cardine portanti di fondamento dell’arte pittorica di Federico Marchioro e gli permettono di lavorare con uno sviluppo graduale e progressivo e in modalità di avanzamento continuo e costante”. La Dott.ssa Elena Gollini approfondisce i parametri distintivi dell’espressione pittorica di Marchioro spiegando ancora nello specifico: “Ecco, perché mi sento di poter definire Federico come un pittore work in progress, che sta facendo un cammino consapevole e coerente per arrivare ad un traguardo virtuale, che si modula e si modifica strada facendo, perché corrisponde agli incipit che recepisce man mano e che poi vengono metabolizzati in forma di stimoli artistici proficui e fecondi. La tessitura pittorica costituisce per Federico un’articolata palingenesi precipua, una mimesis di fertile proliferazione dialettica e semantica, che produce e alimenta un registro narrativo tutto sempre ancora da comporre e da orchestrare con nuovi spunti sorprendenti e originali. Per Federico porsi dinanzi alla superficie e al supporto pittorico equivale a fondersi con esso, a diventare un tutt’uno, un unicum, a plasmarsi dentro l’immagine con avvolgente compenetrazione. Per Federico si crea una vera e propria atmosfera di catarsi, un momento unico e irripetibile, che ogni volta si rigenera, si rinnova, si trasforma e rinasce. Per Federico fare arte equivale al raggiungimento di una condizione mai finita e mai chiusa, mai circoscritta in modo definitivo e permanente. È uno stato ideale ed etereo di proiezione avvincente verso traguardi imprevisti e inattesi, che si palesano sempre nella loro unicità esclusiva. Certamente a Federico non appartiene il concetto di arte fissa e statica e tanto meno di artista pedissequo e questo aspetto connotativo si individua anche nella sua concezione esistenziale e nel suo pensiero musicale. Ecco, perché il concetto di progressione e di avanzamento rispecchia il suo stile di vita avulso da stereotipi di massa e da conformismi massificanti e assorbe tutto il suo indomito spirito liberale e anti cliché imposti. Il suo essere avanti nel pensiero e nella visione esistenziale influisce positivamente anche nelle scelte pittoriche e nell’orientamento espressivo. Per Federico essere artista diventa una responsabilità sociale, è sinonimo di presa di coscienza matura e di motivazioni plausibili. Il suo essere sempre work in progress assurge dunque a scandaglio attento e analitico verso la collettività, verso la società che lui vive in prima persona nel suo quotidiano con la capacità acuta di scegliere e distinguere e di procedere sempre cum grano salis”.
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Pubblicata la mostra online “Emozioni dell’anima” di Francesca Bice Ghidini
La poliedrica artista Francesca Bice Ghidini è stata inserita in mostra online dal titolo “Emozioni dell’anima” sulla piattaforma web curata dalla Dott.ssa Elena Gollini. I quadri protagonisti della suggestiva esposizione sono particolarmente significativi sia a livello formale sia a livello sostanziale e si evince a pieno l’importanza consistente attribuita e conferita alla sfera emotiva ed emozionale e allo scandaglio intimo e spirituale, che la Ghidini mette dentro la sua appassionata ricerca creativa. La Dott.ssa Gollini nell’individuare l’avvalorante dimensione animista, che si riflette e si ravvisa nell’intera produzione pittorica ha commentato: “Francesca è senza dubbio un’artista di potente pathos, che si sprigiona e si propaga in ogni opera e delinea tutta l’enfasi e il trasporto viscerale con cui Francesca si cimenta in modo molto versatile nel campo artistico, spaziando con grande capacità espressiva e comunicativa. Anima è una parola chiave essenziale e imprescindibile nel suo multiforme ambito applicativo e riassume in sé una commistione di intrecci simbolici e metaforici, che poi lo spettatore a sua volta può trasformare e modulare a piacere e può reinterpretare e rielaborare nella sfera delle sue emozioni, anche quelle ancora non palesate e non manifeste, scoprendo degli stimoli nuovi e inaspettati proprio attraverso la fusione energetica scaturita dal contatto attivo con le opere di Francesca, che rivestono una molteplicità di percezioni emozionali alimentate dal moto dell’anima. Francesca introietta e metabolizza pensieri e sentimenti, che si diffondono a tam tam come una melodiosa poesia interiore, che si ascolta e si apprezza proprio per la sua autentica purezza incontaminata. Francesca è artista di cuore e di anima e come tale si dedica con cuore e anima a promuovere un concetto di arte da vivere e da amare nel profondo, da accogliere e da comprendere senza freni e senza inibizioni per poterne assaporare e gustare fino in fondo le prodigiose risorse intrinseche. Per Francesca fare arte significa avere una grande occasione di condivisione aperta a tutto campo con il fruitore e significa uscire dal torpore mentale dilagante e massificante e avere tempo per pensare, per valutare e per riflettere, per superare le proprie paure esistenziali e diventare coraggiosa e piena di intenti e di intenzioni positive. Fare arte è una rivalsa efficace e funzionale per esternare cuore e anima nel tripudio emozionale vibrante e pulsante e per avere la possibilità di sentirsi totalmente libera nella propria ispirazione. Ecco, perché nell’arte di Francesca cuore e anima sono inscindibili e inseparabili dal talento e dall’estro innato”.
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La pittura di “Pensieri e immagini” di Gianluca Filippini è in mostra online
L’artista pittore Gianluca Filippini è stato ufficialmente inserito in mostra online nella piattaforma curata dalla Dott.ssa Elena Gollini con un gruppo di opere, che definiscono a pieno il dinamico potenziale di risorse espressive, che possiede e che alimenta l’estro creativo innato con vivace proiezione orchestrativa. La mostra permanente s’intitola “Pensieri e immagini” proprio per dare risalto ottimale alla componente del pensiero, che associata alle immagini con forte guizzo visionario stimola nello spettatore grande suggestione evocativa, accompagnata da quell’aggraziata e virtuosa allure poetica e aulica, che avvalora ulteriormente la profonda proliferazione riflessiva. La Dott.ssa Gollini entrando nel merito della dissertazione analitica ha spiegato al riguardo: “Nello scandaglio emotivo ed emozionale, che Gianluca compie durante la fase ideativa progettuale e che poi si concretizza durante la fase esecutiva, avviene una sorta di duplice scambio simbolico attraverso cui il pensiero diventa immagine e l’immagine si traduce in pensiero mentale e sfocia in una sintesi articolata e sfaccettata di parafrasi dialettica. Per Gianluca essere artista di pensiero è assolutamente primario e prioritario nel suo modus pingendi. Non potrebbe mai cimentarsi in una pittura di getto e di improvvisazione istintuale e istintiva e tanto meno procedere tramite la casuale formulazione narrativa non guidata e non gestita da una coerente e consapevole proiezione mentale ed elucubrazione psichica. La pittura di Gianluca richiede in primis una preparazione a monte impegnativa, che coincide con una maturità di spessore radicata e consolidata. Ogni specifica sequenza narrativa contiene e racchiude un pregevole excursus esistenziale, diventa la traslazione della sua forma mentis e della sua spiccata sensibilità umana. Gianluca concepisce e considera l’arte come una forma di dialogo versatile, che diventa dilatata e si evolve in progressione coinvolgendo anche il pensiero del fruitore, che deve rendersi spontaneamente predisposto a carpirla e ad accoglierla. Soltanto la naturale fusione tra pensiero dell’artista e pensiero dello spettatore può generare e produrre un incontro puro e autentico e diventare vera sinergia positiva. Gianluca nelle sue rappresentazioni vuole accentuare la portata e lo spessore di questo incontro speciale ed esclusivo con il fruitore e immette degli incipit e degli input, affinché lo spettatore possa trovare un fertile e fecondo humus recettivo e possa acquisire una percezione sensoriale amplificata e potenziata. Le opere sono come degli specchi riflessi speculari, che consentono a ciascuno di guardare e di guardarsi penetrando oltre la forma e arrivando all’essenza sostanziale più recondita e intrinseca”.
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