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  • Emergenza Covid-19: in Unibg lezioni da remoto tramite e-learning

    L’emergenza Coronavirus non ferma la didattica e le lezioni universitarie. L’Università degli Studi di Bergamo infatti, così come altri Atenei, assicura ai propri studenti la possibilità di frequentare le lezioni a distanza, tramite la piattaforma di e-learning Moodle dell’Ateneo. Trattandosi di una sperimentazione, l’approccio sarà – per i docenti – graduale e su base volontaria. Una difficoltà trasformata in una opportunità dunque, perché per la prima volta, l’Ateneo avrà la possibilità di sperimentare su larga scala la didattica a distanza, al momento unica soluzione per assicurare la continuità didattica finché non sarà superata l’emergenza Covid-19.

    Le lezioni verranno erogate utilizzando “Microsoft Teams” in corrispondenza con l’orario della lezione previsto nel calendario didattico. Ogni docente potrà trasmettere in modalità telematica le lezioni dal proprio ufficio, da un’aula o anche da casa, purché disponga di una strumentazione e di un collegamento internet adeguati. A 24 ore dalla disposizione del Governo sono state immediatamente attivate 170 lezioni telematiche, ma da settimana prossima oltre il 60% delle lezioni saranno fruibili in questa modalità.

    “L’intera comunità universitaria è disorientata di fronte a questa emergenza, ma non ci fermiamo e cerchiamo di assicurare ai nostri studenti la possibilità di rimanere al passo con i corsi. Abbiamo il dovere, come Ateneo, di garantire sia le lezioni, sia le scadenze delle lauree, anche se in forme alternative rispetto a quelle tradizionali. Siamo consapevoli che i problemi sono molti e che l’e-learning non è una soluzione a tutto. Tuttavia, il Coronavirus ha dato il via al più grande esperimento di online education mai visto: docenti e studenti collaborano in modo compatto e in sintonia assoluta, permettendoci di pensare a una ripartenza che nasca proprio da questo rinnovato senso di comunità” spiega Remo Morzenti Pellegrini, Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo.

    “Abbiamo sospeso l’incoming di docenti e studenti internazionali e tutelato la sicurezza di tutti i nostri studenti nel mondo senza mai trascurare l’impatto emotivo a cui sono soggetti tutti i nostri studenti e le relative famiglie. La laurea è per molti un traguardo familiare, una cerimonia da condividere con amici e parenti. Sto leggendo personalmente tutti i messaggi dei nostri laureandi, fornendo indicazioni chiare e flessibilità ove possibile al fine di essere più resilienti in questa situazione imprevedibile che fa parte della complessità di un mondo globale dove docenti, studenti, famiglie siano tutti altamente interconnessi” conclude il Rettore.

    In questi giorni infatti, sono state valutate forme alternative per la discussione di laurea, almeno per quanto riguarda la prossima sessione straordinaria, che è confermata e che riguarderà i 1354 attuali laureandi, di cui 573 iscritti a sessioni di laurea in programma fino al 20 marzo all’Ateneo bergamasco. Le lauree si terranno per via telematica alla presenza del Rettore che ha deciso di presiedere tutte le imminenti commissioni del Dipartimento di giurisprudenza come segno concreto di partecipazione alla discussione e proclamazione delle tesi.

    La sessione di lauree “telematiche” prenderà il via martedì 10 marzo a partire dalle ore 9.30 e si concluderà nella giornata di mercoledì presso la sede di Caniana, in più aule opportunatamente allestite.

    Nuova formula anche per l’open day. Gli eventi in presenza del 14, 21 e 28 marzo sono sospesi e rinviati a maggio, ma l’Ateneo sta pensando anche ad un momento di incontro virtuale da proporre entro fine marzo.

    Da oggi è stata autorizzata la modalità di lavoro da remoto per il personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo che ne aveva presentato richiesta.

  • Coronavirus: da S4T un vademecum per gli operatori

    Nelle stesse ore in cui le Associazioni di Categoria chiedono al Governo l’apertura dello stato di crisi per il settore del turismo in seguito ai provvedimenti adottati per contenere la diffusione del Coronavirus, S4T, società di consulenza professionale per gli operatori del travel, è al lavoro allo scopo di identificare le strategie e gli strumenti che la normativa mette a disposizione per fronteggiare, almeno nell’immediato, la crisi. Il risultato è un “vademecum” di 7 punti, messo a punto in collaborazione con il team legale S4T, basato sulle casistiche più frequenti con cui hanno a che fare in questi giorni tour operator e agenti di viaggio.

    I consigli di Pierlugi Picilli, Project Manager S4T

    Pierluigi Picilli, Project Manager S4T, dichiara: “C’è una grande e comprensibile preoccupazione tra gli Operatori. Per questo abbiamo inviato a tutti i nostri clienti un documento ricco di consigli pratici e di riferimenti diretti alla normativa, che aggiorniamo costantemente in base all’evoluzione degli eventi. Da un lato, vogliamo mettere gli Operatori al riparo da eventuali errori che potrebbero avere conseguenze pesanti in sede di contestazione da parte dei clienti, dall’altro forniamo un quadro completo di obblighi e responsabilità, in funzione delle diverse situazioni”.

    Tra i casi più delicati trattati dall’ultima versione del vademecum, aggiornata al 26 febbraio, emerge quello relativo ai clienti in partenza che si trovano nella cosiddetta “zona rossa”, impossibilitati, di fatto, a lasciare il proprio Comune di residenza: “Al netto di tutte le considerazioni relative alla normativa – prosegue Picilli – consigliamo di chiedere sempre un attestato in cui il viaggiatore dichiari di essere residente nella zona oggetto di quarantena, così da semplificare le procedure di rimborso con eventuali compagnie di assicurazioni e altri fornitori di servizi”.

    Di grande attualità il caso dei clienti bloccati mentre sono all’estero o al loro rientro in seguito a provvedimenti emanati da un’autorità locale: non essendo l’evento riconducibile a responsabilità diretta degli Operatori, gli Organizzatori, solo in caso di impossibilità di rientro immediato, sono tenuti a fornire assistenza limitatamente ai primi 3 giorni e a farsi riconoscere dal passeggero le spese sostenute.

    Attenzione anche all’obbligo di informare tempestivamente il cliente circa le restrizioni all’ingresso messe in atto da Paesi Terzi nei confronti dei residenti in Italia, da controllare costantemente su fonti ufficiali, come Viaggiare Sicuri, il portale del Ministero degli Affari Esteri: anche in questo caso, è sufficiente fornire informazioni corrette e aggiornate per mettersi al riparo da eventuali contestazioni.

    Tra le altre tematiche affrontate dal documento, già a disposizione di tutti i clienti S4T, rientrano l’intermediazione dei servizi singoli, il business travel, e l’argomento, molto sentito, dei viaggi di istruzione.

  • Il settore dei parchi divertimento chiede il riconoscimento dello stato di crisi

    Parchi a tema in prima linea nella tutela della salute pubblica: l’Associazione Parchi Permanenti Italiani (PPI), che raggruppa più di 230 parchi divertimento di carattere tematico, acquatico e faunistico, assicura sin d’ora l’adozione di tutte le misure straordinarie necessarie per fronteggiare l’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus. In ottemperanza alle ordinanze emanate dalle Regioni coinvolte, le realtà interessate hanno già sospeso tutte le attività in corso, mentre l’Associazione è al lavoro per coordinare le azioni da intraprendere nei parchi la cui apertura, prevista nel corso delle prossime settimane, dovrà essere posticipata.

    Il commento di Giuseppe Ira, Presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani

    “Abbiamo a cuore la salute dei nostri ospiti, bambini, ragazzi e adulti – dichiara Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e del parco a tema Leolandia – per questo siamo perfettamente consci dell’emergenza e della necessità di adottare tutti i provvedimenti necessari a contenerla. È tuttavia indubbio che la sospensione delle attività in corso per i parchi già aperti, la proroga delle aperture per i parchi ancora chiusi e l’annullamento di tutte le gite scolastiche stanno già avendo delle conseguenze gravi su tutto il comparto, specialmente in un periodo decisivo come quello primaverile che, con la Pasqua, rappresenta un terzo del fatturato dell’intera stagione. Per questo abbiamo già chiesto il riconoscimento dello stato di crisi per l’intero settore, a prescindere dalla localizzazione dei singoli parchi”.

    Il comparto nel 2019 ha generato ricavi pari a 420 milioni di euro (stimato) per un totale di 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia e 1,5 milioni di arrivi dall’estero. Considerando ristorazione, trasporti, merchandising e hotel, il volume d’affari complessivo dell’indotto nel 2019 supera la barriera di 1 miliardo di euro.

    Cifre importanti anche sul fronte del lavoro: il settore genera 25.000 occupati diretti, di cui 10.000 fissi e 15.000 stagionali, a cui si sommano 60.000 posizioni legate all’indotto. In questi giorni le imprese erano alle prese con la fase di selezione delle migliaia di dipendenti stagionali, attualmente sospesa. I piani di assunzione dovranno purtroppo tenere conto della criticità di questo periodo e di una stagione 2020 che subirà un calo nei ricavi di decine di punti percentuali.

    “Condividiamo gli obiettivi dei provvedimenti intrapresi – prosegue Ira – ma appare evidente che non sono sostenibili per le imprese del nostro comparto. Abbiamo già sensibilizzato Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, Stefano Patuanelli, Ministro per lo Sviluppo Economico e Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. Il nostro scopo è di ottenere garanzie specifiche a tutela del business dei nostri Associati e dell’intero settore: agevolazioni fiscali, cassa integrazione straordinaria, moratoria per pagamenti fiscali e bancari e misure volte ad agevolare i pagamenti dell’IVA”.

    Tutto ciò, alla luce del ruolo sempre più centrale dei parchi a tema sia per i costanti e cospicui investimenti, che nel solo 2019 superano i 100 milioni di euro, sia come volano per lo sviluppo dell’offerta turistica italiana. Lo scorso anno il settore ha generato 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, intercettando tanto gli Italiani, quanto i turisti provenienti dall’estero, da sempre molto sensibili all’offerta degli “amusement park”.

    L’analisi di Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani

    “Ancora prima dell’emergenza coronavirus – conclude Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani – avevamo presentato le nostre istanze alle istituzioni per ottenere un sostegno concreto. Basti pensare che, per un retaggio del passato, a livello normativo siamo ancora equiparati al settore dei Circhi e degli Spettacoli Viaggianti: un settore con cui abbiamo sempre meno a che fare”.

  • Arte in quarantena con Gabriele Maquignaz: è suo il primo appuntamento di Tgcom24

    Ore 16.50 di mercoledì 26 febbraio. L’appuntamento per Arte in quarantena, il nuovo format di Tgcom 24 che porta l’arte nelle case degli italiani ai tempi del Coronavirus, vede protagonista l’artista valdostano Gabriele Maquignaz. Soprannominato da Philippe Daverio “lo sciamano del Cervino”, l’artista ha recentemente presentato, assieme al critico d’arte e al prof. Guido Folco, l’ultimo suo catalogo d’arte La Porta dell’Aldilà, edito da Skira Edizioni. Il servizio del TgCom fa riferimento proprio a quest’ultimo evento, tenutosi lo scorso 6 febbraio alla Libreria Bocca, presso la Galleria Vittorio Emanuele II, nel cuore pulsante di Milano.

    arte in quarantenaArte in quarantena: la performance di Maquignaz

    L’artista durante la presentazione ha eseguito, davanti a un pubblico incuriosito, una performance artistica che puntava dritta al disvelamento della terza dimensione. La Porta dell’Aldilà si è aperta grazie a una tela e a uno speciale taglierino, da lui stesso ideato. Forgiato in oro, acciaio, alluminio e ceramica, l’oggetto diventa un codice e una chiave d’accesso per la terza dimensione che supera lo spazio e il tempo contingenti, quella dell’aldilà. Recidendo la tela per mezzo di un’azione, quella del taglio, ragionata e codificata, Maquignaz ha così unito per sempre le due dimensioni nell’arte. Siamo ben oltre Fontana, guardiamo attraverso Munch per cercare lo spirito, l’essenza di tutto.

    Il commento di Daverio

    Spiega Philippe Daverio: “Il tempo si forma dopo che si è formato lo spazio, però esiste un tempo necessario per definire il Big Bang, che è l’attimo prima dell’esplosione. […] Gli artisti sono gli unici a essere a conoscenza – intuitiva – di cosa è accaduto in quell’attimo. Ne conservano la memoria e cercano di riscoprirla per ritrovare così la propria identità”. Quello che cerca di fare Gabriele Maquignaz aprendo varchi che superano le dimensioni di spazio e tempo nell’arte. Sempre Daverio, in una dichiarazione critica sulle opere dell’artista, aveva infatti sottolineato come “Gabriele Maquignaz è inconsapevolmente egizio e maya, tibetano e alpino. È inconsapevole perché lo sciamano non deve svelare l’arcano a nessuno, neppure a se medesimo. Deve solo operare con le sue rivelazioni, con l’esternazione ambigua delle sue percezioni”.

    Occhi puntati dunque sull’appuntamento imperdibile del Tgcom24 ai tempi dell’Arte in quarantena. Anche solo per trovare un respiro e un distacco artisticamente “spirituale” durante i tempi dell’isolamento.

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  • Avis Regionale Lombardia: il Coronavirus non è un pericolo per chi dona e chi riceve

    Il sistema sangue italiano è sicuro e non teme il Coronavirus. AVIS Regionale Lombardia, alla luce del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha rafforzato le misure di contenimento, tranquillizza e invita i donatori a continuare a donare. A scopo puramente prudenziale sono sospese temporaneamente dall’attività donazionale i residenti nei comuni di Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione D’Adda, Castelgerundo, Fombio, Maleo, Bertonico, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini.

    Il presidente di AVIS Regionale Lombardia, Oscar Bianchi rassicura: «I donatori devono comportarsi come sempre, seguendo il fondamentale criterio dell’autosospensione in caso di sintomi da raffreddamento e febbre o altri sintomi simili.  Si dona il sangue solo quando si è in buona salute, quindi è opportuno avere la sensibilità di comunicare alla struttura trasfusionale se tali sintomi sono comparsi nei 15 giorni dopo la donazione. A tutti i donatori raccomando di informare il servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con l’infezione da “Coronavirus” o in caso di diagnosi, nei 14 giorni successivi ad una donazione. Vige il principio di massima precauzione, ma è importante ribadire che il nostro sistema trasfusionale è sicuro e di qualità”.

    Insieme alle istituzioni nazionali e locali, Avis Regionale Lombardia sta costantemente monitorando la situazione e dando aggiornamenti puntuali sui canali social e sul sito. Non sono state documentate trasmissioni mediante la trasfusione di emocomponenti e non è noto alcun rischio di trasmissione trasfusionale ma in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono state rafforzate le misure di sorveglianza anamnestica sul donatore di sangue. I criteri di esclusione dalla donazione sono: soggiorno in area interessata nei 28 giorni precedenti, soprattutto se vi sono stati contatti personali con soggetti confermati o potenzialmente infetti, specie se con sintomi simil influenzali, ma anche in fase ancora asintomatica; presenza di sintomatologia simil influenzale. I sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie. Il periodo di incubazione è attualmente stimato in 3-14 gg. E’ competenza e responsabilità del medico l’ammissione o meno alla donazione.

    Sul sito di Avis regionale www.avislombardia.it è pubblicato il pieghevole informativo del Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità su sintomi e prevenzione del Coronavirus.

  • Coronavirus: 1.830.000 italiani hanno annullato i viaggi, anche in Italia

    Spaventati dall’ipotesi pandemia legata al Coronavirus 1.830.000 italiani hanno annullato i viaggi che avevano in programma nei prossimi tre mesi, anche se la destinazione non era la Cina. Questa una delle evidenze emerse dall’indagine che Facile.it ha commissionato a mUp Research e Norstat*.

    Chi ha annullato il viaggio

    L’indagine, svolta a febbraio 2020, ha evidenziato come la decisione di non viaggiare sia stata praticamente del tutto indipendente dalla destinazione prevista per il viaggio, tanto che all’esplicita domanda: “Ha scelto di annullare il viaggio che aveva in programma per via del Coronavirus?” fra chi ha risposto affermativamente, ben il 62,9% avrebbe dovuto viaggiare all’interno dei confini nazionali.

    Per chi aveva in programma un viaggio e ha scelto di annullarlo, nel 19,7% dei casi la destinazione era comunque un paese asiatico, nel 2,2% una nazione africana e, nel 15,1% una europea.

    Se a livello nazionale la percentuale di chi ha scelto di annullare il viaggio è stata pari al 6,8%, analizzando i dati su base territoriale si scopre come il fenomeno sia molto inferiore al Nord Ovest (3,4%) e notevolmente superiore al Sud e nelle Isole, area in cui la percentuale di viaggiatori che ha deciso di rimanere a casa sale fino al 10,8%.

    Chi ha cambiato programma o aggiunto un’assicurazione

    Leggermente meno drastici i 2.530.000 italiani che, invece che rinunciare a partire, hanno semplicemente scelto di cambiare destinazione.

    Fra loro il 26,7% aveva in programma un viaggio all’estero e, nello specifico, ancora una volta la maggior parte (14,4%) sarebbe dovuto andare in Asia, il 5,1% in Africa e il 11,6% in Europa. A modificare i loro piani di viaggio sono stati soprattutto i viaggiatori con età compresa fra i 25 ed i 34 anni e, a seguire, quelli fra i 18 ed i 24 anni.

    Hanno agito con estrema prudenza e razionalità quei viaggiatori (il 6,8% del campione intervistato) che, per tutelare sé stessi ed il proprio viaggio, invece di lasciare le valigie nell’armadio hanno semplicemente scelto di sottoscrivere un’assicurazione viaggio o sanitaria prima non prevista.

    A farlo sono stati soprattutto i residenti nel Meridione (9,7%) e nel Centro Italia (8,5%) e i viaggiatori con età compresa fra i 25 ed i 34 anni. Piccola curiosità, fra chi ha scelto di sottoscrivere questo genere di copertura ancora una volta la meta più frequente era l’Italia (7,8% vs 5,9%).

     

     

     

    * Metodologia: n. 1.004 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a febbraio 2020.

  • Coronavirus: i consigli di S4T

    Le notizie relative alla diffusione del Nuovo Coronavirus si susseguono da giorni e, oltre ad aver destabilizzato l’opinione pubblica globale, hanno già avuto un impatto diretto sul mondo dei trasporti e del turismo, coinvolgendo anche le agenzie di viaggi. Lo dimostra l’ingente flusso di richieste ricevute da S4T, società di consulenza professionale per gli operatori del travel, specializzata proprio in aspetti legali e adempimenti burocratici.

    I suggerimenti di S4T per affrontare il problema del Nuovo Coronavirus

    Il problema più sentito dalla distribuzione è la gestione degli annullamenti da parte dei clienti che temono il rischio contagio, cercando di minimizzare le perdite economiche nel pieno rispetto della normativa. In caso di circostanze straordinarie ed inevitabili, infatti, il Codice del Turismo garantisce al cliente finale il diritto di recedere dal contratto di pacchetto turistico, ottenendo il rimborso integrale dei pagamenti già effettuati e senza corrispondere spese di annullamento.

    Per valutare in modo obiettivo la gravità della situazione, la fonte di riferimento ufficiale è il Ministero degli Affari Esteri che, attraverso il sito Viaggiare Sicuri, aggiorna costantemente le schede Paese di ogni singola destinazione. Considerando il caso specifico, ad oggi la Farnesina raccomanda di evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei: ci sono dunque gli elementi per considerare illecita l’applicazione di spese di recesso da parte dei Tour Operator, non solo per i viaggi diretti nella Provincia di Hubei, ma anche in altre destinazioni nelle quali potrebbero essere accertati rischi per la salute.

    In questo scenario, le agenzie di viaggi che operano in regime di intermediazione possono limitarsi a inoltrare agli organizzatori le richieste pervenute dai clienti, fermo restante l’obbligo di adempiere a tutti i doveri precontrattuali e di comportarsi nel rispetto del Codice del Turismo.

    Più complessa la posizione degli organizzatori, tenuti a rimborsare direttamente i clienti: in questo caso, l’unica soluzione è appellarsi ai fornitori e chiedere l’annullamento dei servizi prenotati senza l’applicazione delle penali, puntando sull’eccezionalità della situazione. Diverse compagnie aeree, del resto, hanno già aggiornato le proprie condizioni di trasporto, permettendo cambi e cancellazioni senza spese.

    Un aspetto a cui prestare attenzione, specialmente nel malaugurato caso in cui l’emergenza dovesse procrastinarsi nel tempo, è la data di prenotazione del pacchetto turistico: alcune tipologie di contratti di viaggio contengono una clausola in base alla quale, se alla data della prenotazione la località risulta già oggetto di sconsiglio o avvertimento, il cliente che vorrà annullare il viaggio dovrà comunque pagare le penali, non potendo invocare il venir meno delle condizioni di sicurezza del Paese. Questo vale per la Cina oggi, come per qualunque altra destinazione oggetto alla data odierna di avvertimento.

    Diverso il caso di viaggi verso Myanmar, Vietnam, India e altri Paesi del sud/est asiatico, per i quali, non essendoci avvertimenti o sconsigli, i viaggiatori potranno recedere dal contratto di viaggio solo dietro rimborso all’organizzatore delle spese sostenute.

    Ultimo suggerimento, il buon senso: per non cadere in facili allarmismi è utile prendere le distanze dai toni sensazionalistici di alcuni media e consultare solo fonti ufficiali, come Viaggiare Sicuri e il portale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • Coronavirus: da Avis Regione Lombardia nessun pericolo per i donatori

    Con la diffusione del “Coronavirus, la forma virale che dalla città di Whuan, in Cina, si sta diffondendo anche in altri continenti, AVIS Regionale Lombardia promuove controlli serrati per garantire la sicurezza di donatori, riceventi e di tutto il personale. Il presidente di AVIS Regionale Lombardia Oscar Bianchi rassicura: «Non sono state documentate trasmissioni mediante la trasfusione di emocomponenti e non è noto alcun rischio di trasmissione trasfusionale ma in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità abbiamo rafforzato le misure di sorveglianza anamnestica sul donatore di sangue, applicando una sospensione temporanea di 21 giorni dal rientro per tutti i donatori che abbiano soggiornato nelle aree interessate. A tutti i donatori stiamo raccomandando di informare il servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con l’infezione da “Coronavirus” , o in caso di diagnosi, nei 14 giorni successivi ad una donazione».

    Nessun pericolo dunque per i donatori che, al massimo, saranno costretti ad un periodo di sospensione dell’attività, come peraltro accade con qualsiasi altra patologia virale. I sintomi più comuni consistono in febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie come in una forma simil influenzale. L’infezione si previene valutando la possibilità di posticipare viaggi a Wuhan non strettamente necessari, vaccinandosi contro l’influenza almeno 2 settimane prima della partenza, evitando il contatto diretto con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, lavandosi spesso le mani, soprattutto dopo il contatto diretto con persone malate, evitando di visitare mercati ittici o di animali vivi, evitando il contatto diretto con animali da allevamento o selvatici vivi o morti.

    Infine, i viaggiatori con sintomi di infezione respiratoria acuta dovrebbero rispettare l’igiene respiratoria: evitare contatti ravvicinati, coprire starnuti e colpi di tosse con un fazzoletto, preferibilmente, monouso e lavare le mani. In caso di dubbi si raccomanda di consultare il numero verde 1500 del Ministero della Salute che fornisce gratuitamente ai cittadini informazioni, in italiano, inglese e cinese sul Coronavirus. Il numero è attivo 24 ore su 24.

     

    Avis Regionale Lombardia

    È la struttura che coordina tutte le Avis Comunali e Provinciali lombarde. Con oltre 40 anni di storia alle spalle opera su tutto il territorio lombardo tramite una rete di Avis comunali (648) presenti quindi in oltre il 42% dei Comuni della Regione; le sedi comunali sono coordinate dalle 12 Avis Provinciali. La Lombardia rappresenta oltre il 20% dei donatori italiani che coprono il 24% del fabbisogno nazionale. Avis Regionale costituisce l’organismo di interfaccia e il momento di raccordo tra il volontariato attivo, il mondo medico e le istituzioni sanitarie, nell’ottica dell’ottimizzazione e dell’efficacia del nostro essere volontari attivi.