Categoria: Economia e Finanza

  • Mercati delusi dal Fomc: resta il dubbio sul rialzo dei tassi USA

    La Federal Reserve non ha ancora una visione unanime riguardo al rialzo dei tassi di interesse. Ne ha praticati già due nel corso del 2017, e il terzo si ritiene possa avvenire a dicembre. Tuttavia il comitato di politica monetaria (Fomc) quando si è riunito lo scorso settembre ha portato alla luce diverse anime che non sembrano andare troppo d’accordo. Questo è emerso dalle minute rese pubbliche l’11 ottobre.

    mercati dollaroUn numero crescente di funzionari del board americano, avrebbe infatti manifestato qualche perplessità circa un nuovo intervento. A far sorgere i dubbi continua ad essere la dinamica dell’inflazione, che si muove ancora attorno all’1,5%, ben distante dal 2% posto come obiettivo dalla FED. Ecco perché alcuni membri del Fomc avrebbero chiesto di verificare prima i dati che usciranno riguardo ottobre e novembre, e poi decidere se alzare o meno il costo del denaro.

    Cosa cambia dopo il Fomc sui mercati

    Quello con le minute del Fomc era l’appuntamento più atteso per i mercati, sia per i grossi operatori finanziari che per quelli che si limitano a mettere in pratica semplici tecniche o strategia forex intraday trading. Ebbene, non sono emerse indicazioni decisive riguardo alle prossime mosse della FED. La cosa più probabile resta un aumento dei tassi a dicembre, ma nessuno potrebbe metterci la mano sul fuoco.

    Non è un caso che subito dopo la lettura delle minute, i mercati hanno penalizzato il dollaro. Il biglietto verde ha avuto un lieve calo nel valutario. Si può vedere l’indicatore ADX come funziona in questo caso: questo strumento di analisi evidenzia un aumento della pressione da parte dei venditori. C’è un po’ di scetticismo quindi, e tenuto conto che invece l’euro ha ripreso a marciare spedito, questo potrebbe innescare un contro-trend da parte della valuta unica. Occhio però, perché quando c’è la Federal Reserve di mezzo non si può mai dare nulla per scontato.

  • Articolo1 e Idea Lavoro in crescita!

    Articolo1 e Idea Lavoro proseguono in una crescita continua e vertiginosa, chiudendo ad agosto, rispettivamente, con un aumento del 53% e del 30% di fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una previsione di superare complessivamente i 100 milioni alla fine dell’anno.

    Per far fronte a questa importante crescita, ed in previsione dell’apertura di nuove filiali, Articolo1 desidera incrementare il proprio organico con 15 profili dal Nord al Sud. Nel dettaglio sono: 2 Key Account Manager per Triveneto, Sicilia/Sardegna; 1 Permanent Consultant per il Centro/Sud; 12 Branch Manager a Pordenone, Vicenza, Treviso, Brescia, Cremona, Lecco-Como, Reggio Emilia, Parma, Frosinone, Pomezia, Perugia, Salerno. Per tutti è richiesta una precedente esperienza nella mansione e nel settore dei servizi alle risorse umane Cv a [email protected].

    “Siamo particolarmente soddisfatti di questo risultato” dichiara Fabio Splendori Presidente del Gruppo “che definirei superiore alle nostre aspettative. Merito, certamente, di un mercato del lavoro in crescita, ma merito anche degli sforzi del Gruppo che si è impegnato nell’innovazione, la diversificazione, la formazione continua. Merito che ci è stato ampiamente riconosciuto anche dal CERVED che, nei giorni scorsi, ha proclamato Idea Lavoro l’azienda vincitrice del premio “COMPANY TO WATCH 2017” per il settore delle Agenzie per il Lavoro. Il Gruppo, sempre più coeso, sta raggiungendo una dimensione che ci consentirà di avere un ruolo sempre maggiore e più significativo nell’ambito delle risorse umane”

     

    Articolo1 è una società italiana di servizi dedicati alle Risorse Umane presente su tutto il territorio nazionale. Nell’arco di poco più di un decennio, ha raggiunto un livello di specializzazione tale da poter offrire un supporto integrale che va dalla somministrazione alla ricerca e selezione, dalla formazione fino ai processi di outplacement e di career counseling – www.articolo1.it. Con il marchio Alvin promuove l’inserimento delle persone appartenenti alle categorie protette nel mondo del lavoro – www.categorieprotette.it; con il marchio Assioma Search&Selection gestisce le selezioni di figure Professional e Middle Management che hanno impatto strategico sulle organizzazioni – www.assiomaselezione.com. Nel 2016 è stata acquisita da Idea Lavoro, dinamica e innovativa realtà del settore, con l’obiettivo di realizzare un ambizioso progetto di sviluppo in Italia e all’estero.

  • Ecomondo| Vi presentiamo le tecnologie di terza generazione

    Vi invitiamo nel futuro

    Nella fiera di Rimini ad Ecomondo, saranno presentati i da Rws Italia e dal suo storico Distrubitore nazionale Garby i nuovissimi dispositivi per la raccolta differenziata con gli Eco compattattori per il riciclo di bottigliein plastica .

    I nuovissimi dispositivi presentati in occasione di Ecomondo saranno dotati della iXperience Technology che è un marchio registrato, coperto da copyright e brevetti industriali .

    Le nuove macchine progettate hanno lo scopo di rafforzare il brand Rws Italia e Garby , in qualità di Distributore nazionale .

    È stata posta la massima attenzione alla progettazione e realizzazione meccanica completamente automatizzata con tutte funzionalità di check control -autodiagnosi , Remote controll e altre funzioni cui non vogliamo togliere la vostra curiosità.

    “Con enormi investimenti abbiamo ripensato e riprogettato ex novo ogni componente per meglio gestire il costante incremento di utilizzo da parte dei cittadini delle nostre macchine per il riciclo di bottiglie in plastica .” Ricordiamo solo il case study del centro commerciale AUCHAN di RESCALDINA dove in 6 mesi sono stati riciclati 1.000.000 di bottiglie in plastica con solo 2 dispositivi ECO24 URBAN CITY. Gestire tali quantità in così breve tempo non è facile per nessuno ma grazie alla nostra esperienza , investimenti , mesi di studio oggi siamo in grado di gestire quantità superiori a quelli già raggiunti . Volevamo delle macchine già pronte per il futuro e ci siamo riusciti .

    Strategie di mercato per essere vincenti in ogni situazione

    L’attenzione del Business Marketing Developer si è focalizzata ad analizzare e dettagliare , al team ingegneristico , ogni elemento per fornire la necessaria affidabilità in linea con gli altissimi volumi e frequenze di conferimento da parte dei cittadini, raggiunti grazie al costante lavoro nostro e dei Concessionari Garby .

    La stessa attenzione della meccanica è stata posta all’ elettronica e al software che avranno funzionalità di assoluta novità per il mercato nazionionale e comunitario e, per ovvi motivi non possiamo rivelare a tutela dei nostri Concessionari e Clienti come supermercati o Amministrazioni comunali

    Ecomondo una occasione di incontro e visione

    Ecomondo sarà una occasione di incontro con migliaia di visitatori che potranno vedere parte delle funzionalità che svolgeranno i macchinari di terza generazione .

    Unici nel settore , strategia della nostra azienda, è adottare modelli originali coperti da copyright e brevetti industriali per un esclusivo business model marketing applicato al mass marketing a tutela del capitale investito.

    In occasione di Ecomondo saranno fruibili le nuovissime funzionalità per implementare la raccolta differenziata , ed il riciclo incentivante , attraverso avanzati schemi di marketing avanzato e strategico che saranno un vantaggio sia funzionale che economico per consumatori, esercenti e concessionari .

    L’obiettivo dichiarato di Rws Italia e Garby è di continuare ad essere market leader del mercato di riferimento ed aumentare le quote per arrivare al 75% del mass market a volume e valore. Un traguardo che si vuole raggiungere anche attraverso il design dei dispositivi.

    Altro elemento di novità e strategicamente vincente per noi, per i nostri Concessionari e clienti futuri é la segmentazione dei prodotti in diverse serie . Anche in questo possiamo ben dire di essere unici nel mercato a gestire ogni esigenza si presenterà

    Il know–how acquisito con oltre 900 installazioni ci rende sicuri e fieri di essere ancora una volta il faro nel settore di riferimento a cui ,tutte le aziende del settore, guardano per replicare il nostro originale business model .

    Rws Italia Developer Office .

  • Bitcoin, adesso Goldman Sachs pensa a un team per negoziarlo

    L’avanzata delle criptovalute continua ad essere al centro dell’attenzione del mondo finanziario. Dopo che la Cina ha fatto scattare il divieto di dare luogo alle raccolte fondi – ICO – il dibattito sulle cryptocurrencies s’è fatto ancora più intenso. Diverse le voci che si sono levate per dare conto al Bitcoin (capo-famiglia delle valute digitali), e senza dubbio quella che ha fatto più rumore è stata la voce di Jamie Dimon, ceo di Jp Morgan. Ha infatti definito il Bitcoin come una “frode” senza tanti giri di parole.

    bitcoinQuel che è certo è che si tratta di un asset anomalo. I normali strumenti tecnici come l’indicatore ADX, come funziona benissimo su i normali asset presenta dei picchi estremi quando si tratta di Bitcoin, e necessita di essere calibrato a dovere. Si tratta di quindi di investimenti che soltanto i più esperti (dotati anche di sangue freddo) dovrebbero approcciare.

    Goldman Sachs pensa al Bitcoin

    Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Ed è un nome forte: Goldman Sachs. La banca d’affari sarebbe così interessata al fenomeno al punto di comprarli per i suoi clienti e di farne oggetto di speculazione finanziaria. A rivelare la novità è France Presse, citando fonti finanziarie anonime. In base a queste ultime il colosso finanziario starebbe progettando di creare una squadra di trader sul modello di quelle che operano abitualmente su altre valute, come il dollaro, l’euro, lo yen. Da quel che trapela questo team di esperti sarà inizialmente rivolto solo ai clienti istituzionali, cioé ai fondi di investimento, agli assicuratori e alle grandi imprese.

    Nel frattempo sulla piazza valutarie Bitcoin è tornato oltre quota 4000 dollari, con l’indicatore Parabolic SAR, strategia di base che evidenzia una situazione di trend al rialzo. Anche riguardo alle previsioni future i pareri si sprecano. C’è chi – forse con troppo ottimismo – lo vede a quota 6mila dollari entro fine anno. Chi invece pronostica addirittura i 10mila nel 2018.

  • L’Umbria verso il decollo? Fervono i preparativi in vista della presentazione dell’Annuario Economico 2018-2019

    La presentazione dell’Annuario Economico 2018-2019 di ESG89 Group è sempre più vicina. L’evento che avrà luogo giovedì 30 novembre 2017 presso l’Aeroporto di Perugia-Sant’Egidio, prevede non solo la presentazione del volume, ma soprattutto la creazione di un momento di incontro tra aziende e imprenditori intorno alle tematiche distintive di questa edizione: cambiamentocrescita ed innovazione.

    Quest’anno, l’attività di ESG89 Group nell’ambito dell’analisi del mercato delle imprese umbre ha visto nel tema della crescita come innovazione che parte dal cambiamento il punto critico che sta alla base del percorso di sviluppo delle aziende della regione.

    A partire dall’inizio dell’anno, 1.240 sono le nuove aziende nate in Umbria di cui 6 su 10 di tipo individuale. Mostrano segnali molto positivi soprattutto le aziende medio grandi, che guadagnano un 4,2% sulla produzionerispetto all’anno precedente, con valori positivi anche per l’esportazione e l’occupazione.

    Guardando invece agli aspetti negativi, è sempre la piccola imprenditoria quella che maggiormente soffre per quanto riguarda cessazioni e liquidazioni7 imprese cessate su 10 sono ditte individuali, con una prevalenza di aziende nell’ambito manifatturiero, artigianale e commerciale. Dall’altro lato, invece, le aziende di medio-grandidimensioni in grado di approcciare i mercati esteri e sviluppare un know-how competitivo resistono e trovano nuove vie di crescita e sviluppo.

    Alla luce dei dati relativi alle attività imprenditoriali del 2017, lo scenario dell’economia umbra risulta quanto mai variegato, caratterizzato da luci e ombre, con un’alternanza di esempi imprenditoriali virtuosi e nuovi paradigmi difficili da applicare, soprattutto per le PMI.

    ESG89 Group è dunque fermamente convinta che un confronto sull’innovazione come elemento imprescindibile della crescita e dello sviluppo risulti quanto mai attuale e di fondamentale importanza per creare condizioni di crescita stabili e ottimali, tanto per la piccola impresa quanto per la grande realtà.
    Aprire nuovi spazi di sviluppo per tutto il panorama delle PMI che da sempre caratterizzano, anche nella sua eccellenza, l’economia regionale è dunque uno degli obiettivi centrali della presentazione dell’Annuario Economico 2018-2019.

    #OpenInnovation #SharingEconomy #Innovazione #Cambiamento #AnnuarioEconomicoUmbria

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  • Quali prospettive si affacciano all’orizzonte delle imprese umbre? ESG89 presenta l’Annuario Economico 2018-2019 e apre il confronto sul futuro della Regione

    Da ESG89 Group i lavori di preparazione per la presentazione dell’Annuario Economico 2018-2019 continuano senza sosta, in vista dell’evento che avrà luogo giovedì 30 novembre 2017 e che vedrà la partecipazione delle aziende umbre come portatori e promotori di esempi virtuosi di sviluppo e crescita economica imprenditoriale.

    Tanti i temi da affrontare, discutere e analizzare nell’ambito di un incontro che vuole essere costruttivo e illuminante per aziende e imprenditori, desiderosi di conoscere nuovi paradigmi e nuovi strumenti fondamentali per affrontare i mercati e raggiungere nuovi obiettivi in maniera competitiva.

    Un momento di confronto che viene ad inserirsi come riepilogo di un’analisi ad ampio raggio della situazione delle imprese umbre, che dall’inizio del 2017 ha visto un’alternanza continua di momenti positivi e negativi: se da una parte è indubbio che la crescita e lo sviluppo abbiano favorito molte delle realtà imprenditoriali della regione, risulta tuttavia non meno evidente la presenza di perdite e criticità, che hanno coinvolto alcuni settori più che altri.

    Un quadro ben delineato anche dall’Indagine Congiunturale sulle Imprese Manifatturiere dell’Umbria per il II Trimestre 2017 dell’Osservatorio Economico dell’Umbria, che rileva l’esistenza di “valori positivi per la produzione, gli ordinativi esteri e l’occupazione sia nel confronto tendenziale che congiunturale”, con una crescita e un andamento ottimale soprattutto per “le industrie del legno, le industrie chimiche, e le industrie dei metalli”, mentre “continua la sofferenza delle piccole imprese”.

    Un’ulteriore conferma delle intuizioni di ESG89 Group sullo stato di salute dell’economia della regione e della necessità di un confronto partecipato e costruttivo, in grado di aprire nuovi orizzonti e proporre modelli imprenditoriali innovativi, che possano portare miglioramenti e sviluppo sostenibile sia alla grande impresa che alle PMI, che da sempre costituiscono il cuore pulsante dell’economia umbra.

    #OpenInnovation #SharingEconomy #Innovazione #Cambiamento #AnnuarioDay

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  • SOCIAL IMPACT INVESTMENTS INTERNATIONAL CONFERENCE

    SI TERRÀ A ROMA, L’11 E IL 12 OTTOBRE, LA CONFERENZA INTERNAZIONALE SUGLI “INVESTIMENTI AD IMPATTO SOCIALE”

     

    La conferenza è organizzata dall’Università di Roma La Sapienza, in collaborazione con il Politecnico di Milano e il Centro Casmef dell’Università Luiss Guido Carli; partner dell’iniziativa sono il Banco BPM e l’Ente Nazionale per il Microcredito.

     

    Presidente del Comitato Scientifico è il Professor Mario La Torre, Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università La Sapienza di Roma, e membro, dal 2015 al 2016, della Taskforce G8 sugli Investimenti ad Impatto Sociale, coordinata da Sir Ronald Cohen, ispiratore della inglese Big Society. https://www.goodinfinance.com

     

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    La finanza d’impatto propone un modello di partenariato pubblico-privato funzionale alla promozione di una crescita sostenibile ed inclusiva. Le Università si uniscono a rete e lanciano un dibattito pubblico sul ruolo che la finanza d’impatto può avere nella lotta alla povertà e nelle politiche di crescita sostenibile e di contenimento del debito pubblico.

     

    Dal G7 dei Ministri della Scienza, che si è chiuso il 29 settembre, l’Italia propone un cambio di passo e il Ministro Fedeli annuncia iniziative volte a favorire il partenariato pubblico-privato per finanziare la ricerca secondo un modello di impact investing. Ma l’impact finance può essere un utile strumento in tutti i settori del welfare: dalla sanità alla giustizia, dall’ambiente alla cultura.

     

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    Nella round table del giorno 11, durante il dibattito, verrà presentato il nuovo volume di Helen Chiappini “Social Impact Funds”, edito nella collana internazionale Palgrave “Palgrave Studies in Impact Finance. Ne discuteranno, tra gli altri, Gianfranco Vento della Regent University e Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse.

     

    Nella giornata del 12 i diversi studiosi nazionali ed internazionali (tra gli altri: prof. Mario Calderini, prof. Marco Spallone, prof. Marta Solórzano García, prof. Ioannis Nasioulas, prof. Lars Hultkrantz) presenteranno i loro papers nelle 5 Sessioni de Convegno dedicate, rispettivamente, (i) al mercato della finanza d’Impatto, (ii) alle strutture finanziarie utilizzate, (iii) alla misurazione dell’impatto sociale, (iv) alla gestione dei rischi, (v) agli investimenti socialmente responsabili. Key Note Speaker è Emanuel Bohbot, di Social Finance Israel. Interverranno ai lavori per saluti istituzionali, Mario Baccini, Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito e Francesco Minotti, Responsabile Istituzionali e Terzo Settore di Banco BPM)

     

    Dal mondo delle Università importanti ricette economiche da indicare ai policy makers nazionali ed europei impegnati nella ricerca di una crescita sostenibile.

     

     

    Per informazioni e registrazioni: www.sicsapienza.com            Ufficio stampa: [email protected]

  • 5 ° incontro internazionale del progetto CESME sull’economia circolare per le PMI nella regione Sud-Ostrobotnia in Finlandia

    Il 20 e 21 settembre scorsi si è tenuto il 5° meeting internazionale del progetto CESME in Sud-Ostrobothnia, in Finlandia. All’incontro hanno partecipato 24 rappresentanti dai sei paesi partner: Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Grecia, Italia e Galles.

    Mercoledì 20 il gruppo si è riunito a Seinäjoki. La giornata è iniziata con un discorso di benvenuto di Marjatta Eväsoja, direttore degli affari internazionali e della cultura del Consiglio regionale del Sud Ostrobothnia. Nel suo discorso Marjatta ha introdotto gli ospiti nella regione del Sud-Ostrobotnia e ha anche incoraggiato i partner del progetto a pensare alle possibilità di una futura cooperazione.

    Il meeting finlandese è stato l’ultimo prima della fine della prima fase di progetto, pertanto è stato importante scambiare idee e opinioni sulle azioni future e sulle possibili sinergie. Il programma della giornata consisteva principalmente nel completamento del Libro Bianco sull’Economia Circolare, l’avanzamento del piano d’azione di ciascun partner e le esperienze acquisite dalla sperimentazione dello strumento on-line per misurare l’economia circolare nelle PMI. Sulla base delle lezioni apprese nel corso del progetto ciascun gruppo ha individuato possibili raccomandazioni politiche e possibili sinergie tra i paesi partner.

    Il secondo giorno (21 settembre) è stato dedicato alle visite in tutto il territorio. Durante il giorno il gruppo ha visitato quattro diverse PMI che applicano l’economia circolare nelle loro attività.

    La prima visita è stata fatta alla una società di gestione dei rifiuti Lakeuden Ympäristöhuolto a Ylistaro. L’azienda raccoglie rifiuti da aziende di commercio, industria e edilizia. Da tutti i rifiuti raccolti, circa il 58% viene riciclato, il 34% va alla produzione di energia, il 7% è destinato ad altro utilizzo e solo l’1% finisce in discarica. Durante la visita è stato visto un moderno sistema di smistamento ottico che elabora 8 tipi di plastica e 4 tipi di cartoncino.

    La seconda visita si è svolta a Lapuan Peruna Oy (Lapua’s Potato Ltd.), società locale di produzione di amidi di patate che produce amido di patate per l’industria della carta. Ossi Paakki, CEO di Lapuan Peruna ha spiegato: “Nel processo di fabbricazione dell’amido circa il 25% della patata è amido e il resto il 75% sono prodotti secondari. Il principale prodotto secondario è il succo di frutta di patata. Negli ultimi anni abbiamo investito in una nuova apparecchiatura di evaporazione per perfezionare il succo di frutta in forma più concentrata e testarlo come alimentazione per gli animali. Ciò si è rivelato un successo e ora siamo in grado di vendere questo come uno dei nostri prodotti “.

    La terza visita del sito si è svolta nella piccola città di Vimpeli, dove il gruppo ha visitato una società di plastica, la Plastec Finlandia. La società ha prodotto manufatti in plastica ad iniezione per oltre 30 anni. Negli ultimi anni l’azienda ha cominciato a produrre prodotti compositi a base di fibre di plastica in cui il materiale di scarto circolato può arrivare fino al 40-50% della materia prima utilizzata.

    L’ultima visita è stata fatta ad una società di lavorazione del legno Oy Kohiwood Ltd. nel comune di Soini. La fabbrica ha una segheria dove circa la metà della produzione viene ulteriormente trasformata in impianto di produzione integrato a pannelli di lamina laminati in legno. Al giorno riciclano circa 200m3 di corteccia per essere utilizzati come biocarburanti sia nella propria centrale energetica che venduti ad altre centrali elettriche. Ogni giorno vengono venduti circa 1000 m3 di trucioli per la produzione di pasta e carta e 150 m3 di segatura sono utilizzati per la produzione di pellet di legno e come biocarburante nella centrale elettrica dell’azienda.

    “Abbiamo avuto un meeting molto interessante e fruttuoso nel Sud dell’Istrobothnia dove abbiamo visitato diverse aziende con esempi eccezionali di economia circolare. La visita è stata una grande ispirazione per tutti noi. Ora, è giunto il momento di portare l’ispirazione a casa per esplorare come possa trarre beneficio per le proprie aziende “, afferma Jane Ribergaard Holm, Project Manager di CESME del Centro Sviluppo di Business North Denmark.

    Il meeting è stato organizzato dai due partner finlandesi: il Consiglio Regionale del Sud Ostrobothnia e JPYP Business Development.

  • Olio di palma, Campagne Liberali rivela: “I prodotti ‘light’ e ‘senza olio di palma’ hanno più grassi saturi”

    “Con la seconda edizione dell’analisi comparativa, realizzata dalla piattaforma Campagne Liberali, si mette a nudo un altro dei falsi miti che circola ormai da alcuni mesi nell’opinione pubblica: molti prodotti in commercio presentati come ‘light’, e che hanno voluto inserire sulle proprie confezioni la dicitura ‘senza olio di palma’, presentano una maggiore presenza di grassi saturi rispetto ai prodotti realizzati con olio di palma”.
    Così in una nota Campagne Liberali, una piattaforma di cittadini che difende il diritto alla libera scelta ed il corretto dibattito scientifico.

    “L’analisi ‘Senza olio di palma, ma più saturi’ nasce per rispondere a una domanda molto semplice: dove c’è olio di palma ci sono più grassi, soprattutto saturi, rispetto ai prodotti in cui è stato eliminato?

    “La risposta è no”, rivela Campagne Liberali. Come riporta lo studio, “i grassi saturi, ovvero quelli che incidono di più in sulla nostra salute, ma anche i grassi totali, sono gli stessi se non addirittura di più in molti casi. È sufficiente leggere e confrontare etichette e tabelle nutrizionali di prodotti similari, laddove l’olio di palma è stato sostituito per lo più con olio di cocco, olio di girasole, olio di mais, oltre che burro, burro di cacao e burro di karitè”. La notizia più sbalorditiva è quella che riguarda i prodotti da forno cosiddetti ‘salutisti’, quelli cioè che il commercio identifica come ‘light’ agli occhi dei consumatori. Il confronto tra due noti prodotti della grande distribuzione evidenzia che, su 100 grammi di prodotto, quello senza olio di palma contiene 18 grammi di grassi di cui 4,9 grammi di grassi saturi. Diversamente il prodotto di pari livello, ma con olio di palma, contiene 3,7 grammi di grassi saturi su un totale di 13 grammi di grassi totali”.

    “Questa seconda edizione ha prodotto risultati sulla falsa riga della prima pubblicata a maggio 2017. In questo aggiornamento abbiamo aumentato e suddiviso a loro volta per tipologia: merendine a sfoglia, frollini, wafer, merendine con cialda e cioccolato, crostatine. Sono state inoltre aggiunte due nuove categorie: i prodotti impanati e i gelati confezionati” – riferiscono da Campagne Liberali.

    “La scelta di cavalcare il falso mito che ‘senza olio di palma’ significhi ‘più salutare’ – puntualizzano – si dimostra totalmente fuorviante e ingannevole visto che la sostituzione dell’olio di palma non determina un miglioramento del profilo nutrizionale dei prodotti alimentari. Così come eliminarlo non significa essere più ambientalisti, visto che le piantagioni di olio di palma sono le più sostenibili: la palma da olio utilizza in tutto il mondo 17 milioni di ettari di terreno, ossia il 6% del totale delle terre coltivate, per fornire il 35% del fabbisogno mondiale di olio vegetale. Servono invece ben 111 milioni di ettari perché la soia garantisca appena il 27% del fabbisogno globale. Inoltre, rispetto ad altri oli vegetali, l’olio di palma richiede meno fertilizzanti, pesticidi ed energia rispetto alla soia e alla colza. Non solo, l’olio di palma è ottenuto tramite spremitura, l’olio di girasole viene spesso raffinato chimicamente in un bagno solvente”.

    “Insomma – conclude la nota di Campagne Liberali –  i cittadini consumatori devono essere informati, altrimenti il rischio è di lasciarli in balia di slogan che più convengono a certe parti politiche e che servono a indirizzare certe scelte commerciali anche da parte delle Istituzioni. Questo l’obiettivo che persegue Campagne Liberali, insieme a quello di stimolare anche le imprese a utilizzare pratiche commerciali più trasparenti e rispettose di noi tutti”.

     

  • Mutui: in Italia “costano” meno

    I mutui in Italia costano meno e i tassi applicati dalle banche che operano nel nostro Paese sono, ad oggi, fra i più convenienti, con oscillazioni comprese fra lo 1,03% ed il 2,08% a seconda dell’istituto e del tipo di tasso scelto*. Facile.it e Mutui.it hanno voluto analizzare come lo stesso finanziamento per l’acquisto casa venga indicizzato in 14 nazioni diverse e, almeno per questa volta, le notizie per i mutuatari italiani sono più che positive.

    Il confronto europeo

    Per tutte le nazioni la simulazione è stata compiuta considerando un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.

    In Italia questo finanziamento oggi è indicizzato con TAEG compresi fra 1,03% ed 1,10% se a tasso variabile e fra 2,01% e 2,08% se a tasso fisso. Nel vecchio continente va meglio solo ai tedeschi e ai francesi (che per il tasso fisso si vedono applicare, rispettivamente TAEG all’1,70% e 1,87%) e, soprattutto, agli svizzeri; al di là delle Alpi chi decide di comprare casa col mutuo dovrà considerare un tasso dell’1,65% se sceglierà il tasso fisso e appena dello 0,65% se opterà per il variabile.

    Se in Spagna i tassi non sono troppo lontani da quelli italiani (fra 1,85% e 2,10% se fisso; fra 0,80% ed 1,20% se a tasso variabile), va decisamente peggio a chi la casa vuole comprarla nel Regno Unito o in Grecia. In UK le banche applicano al momento indici pari al 4,20% se a tasso fisso e al 3,30% se a tasso variabile; se si guarda ad Atene, invece, i tassi applicati per i mutui salgono ancora, arrivando al 3,62% nel caso del variabile e al 5,50% per un fisso.

    «I tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro visto che tutti i paesi utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro che notiamo sui mutui sono quindi riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione e al cosiddetto “rischio paese”, un concetto simile a quello di spread usato per i titoli di stato», spiega Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it «Un discorso diverso vale invece per il Regno Unito, dove i mutui, non essendo denominati in Euro, hanno dinamiche slegate da quelle del resto di Europa.».

    I mutui al di fuori dell’Europa

    L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in molte altre parti del mondo. Se a Singapore la situazione è tutto sommato positiva con tassi dell’1,45% per il mutuo fisso e dell’1,28% per il variabile, in quasi tutte le altre nazioni considerate le percentuali applicate sono alle soglie del proibitivo.

    Negli Stati Uniti chi compra con un mutuo a tasso fisso ottiene TAEG quasi doppio rispetto a quello italiano, con valori compresi fra 3,38% e 3,96%. In Australia la situazione non è troppo dissimile e le banche concedono finanziamenti con TAEG al 4,25% per il tasso fisso e fra 3,66% e 3,74% per quello variabile.

    Spostandoci in Cina si vede come anche questa volta i tassi applicati siano doppi per mutui indicizzati con tasso variabile (2% la media rilevata da Facile.it e Mutui.it) e più che doppi per quelli con tasso fisso (4,90%).

    Se fino a qui i tassi vi sembravano alti, chissà quale sarà la vostra reazione nel sapere che in alcune aree del mondo si arriva addirittura alla doppia cifra; in Russia chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso ha un indice del 12,50%, comunque ancora poco se si considera che in Uganda il variabile arriva al 20% e in Nigeria il fisso addirittura al 23%.

    «Tassi di interesse così elevati denotano un’economia in forte evoluzione con inflazione, e crescita potenziale, tipica dei paesi in via di sviluppo e delle economie non ancora mature», conclude Cresto.

     

    *Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati il 15 settembre 2017

     


     

  • Il CAD – Cantiere Analogico Digitale a Villa Ada Roma incontra il mondo 2017

    Protagonista della manifestazione romana l’Innovazione digitale 2.0 proposta dal CAD, il primo Fab- Lab e Co-working della rete dei Circoli Arci italiani.

    E’ stata un’estate romana all’insegna dell’innovazione 2.0 quella proposta dal CAD – Cantiere Analogico Digitale all’interno della 24a edizione di “Villa Ada Roma Incontra il mondo – Villaggi Possibili”, che si è conclusa il 17 Settembre scorso. Allestimenti consegnati in tempi record, fatti con materiali di riciclo e tecnologie di ultima generazione. Ma anche laboratori dedicati all’universo digitale a disposizione del pubblico romano, che hanno animato le calde giornate dello storico festival simbolo dell’intrattenimento capitolino, presentato da Arci Roma, parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale.

    Il CAD, il nuovo spazio polifunzionale dedicato alle tecnologie digitali di Roma, diventato il primo Fab- Lab e Co-working dell’ampissima rete di Circoli Arci in Italia, è stato chiamato a curare una parte importante degli allestimenti della kermesse, che ha visto alternarsi, nel cuore di uno dei parchi più suggestivi della città, artisti prestigiosi come Antonio Rezza, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Piotta e Brusco, Dub FX, i due maestri della techno Juan Atkins e Moritz Von Oswald. “All’interno del D’ADA Park, l’area ad accesso gratuito che ha ospitato eventi di musica live e reading letterari, abbiamo creato il lounge bar e l’area backstage, trasformata in location per rappresentazioni digitali. Come il Glitch Art Expo, che ha coinvolto artisti di video arte e fotografia”, spiega Alessandra Barberio CEO e co-founder del CAD, warehouse di 500 mq, inaugurata lo scorso maggio nel quartiere Portonaccio, a due passi dalla stazione Tiburtina, dove start up, professionisti, freelance, artisti e creativi possono promuovere nuove opportunità di business e progetti legati al mondo del design, dell’upcycling, della realtà aumentata, della produzione artistica e dell’intrattenimento.

    Messa a punto dal CAD anche l’area Chill Out, composta da 30 sedute, 10 lampade e 10 tavolini, realizzati in OSB (Oriented strand board), pannelli di scaglie orientati ottenuti da legno di risulta. Un materiale resistente, ideale per esterni, capace di reggere sbalzi di umidità e calore. “Il tutto progettato, fabbricato e messo in opera in tempi brevissimi – ribadisce Alessandra Barberio – considerando che ad Arci Roma è stata assegnato il bando da Roma Capitale appena una settimana prima dall’inizio dell’evento”.

    Un risultato conseguito grazie ai macchinari di ultima generazione disponibili nel Fab Lab del CAD, in grado di creare arredi e strutture di qualità e a basso costo. Come la Fresa a Controllo numerico (CNC), ideale per modellare, intagliare e levigare plastica, legno, metallo. Oppure il Laser Cut, per tagli di precisione su plexiglas, tessuti, legno, materie plastiche o alluminio.

    Siamo felici di aver preso parte a questa straordinaria esperienza – dichiara Alessandra Barberio – E ringraziamo Arci Roma per averci dato la possibilità di mostrare le grandi potenzialità e possibilità offerte dall’Internet of Think ”. Per farlo il CAD ha organizzato diversi workshop nel D’Ada Park, dedicati alle innovazioni digitali. Come quello di stampa 3D, tenuto da Jonathan Castellucci, co-founder e responsabile dello spazio Fab Lab del CAD, quello di fotografia digitale, del fotografo romano Dario Scaramuzzino o di Realtà Aumentata e Modellazione 3D, curato da Arda Studio.

    Un assaggio dei corsi che saranno lanciati presso la sede di via Portonaccio 23 il prossimo 14 OTTOBRE durante l’OPEN DAY 2017 e che saranno attivati nel corso dell’anno presso il Cantiere Analogico Digitale.

  • BCE, sospiro di sollievo adesso che l’euro scende

    Quello che auspicava da tempo la BCE forse si sta avverando. Complice l’esito elettorale che è giunto dalla Germania, la valuta unica dopo aver frenato la salita sta adesso imboccando la via della discesa. Questo potrebbe fungere da assist a Draghi per dare il via alla manovra restrittiva di politica monetaria. Almeno teoricamente dovrebbe essere così, visto che all’atto pratico sembra che nulla cambierà per adesso. I mercati che attendono da mesi una mossa dell’istituto centrale europeo, dovranno attendere ancora.

    bce draghi euroCome detto, il vero driver di questa discesa sono state le elezioni tedesche del 24 settembre. Infatti il successo incassato dal partito populista AfD ha reso la posizione della Merkel più debole. La Cancelliera sarà costretta a lavorare duramente per mettere su una coalizione, ma questo inciderà in modo forte sulla governabilità del paese e in definitiva sulla stabilità politica della UE. Già perché il fatto che AfD sia diventato il terzo partito tedesco, rischia di minare il dialogo ottimo e complice tra la Cancelliera e e il presidente francese Macron, duramente bersagliato proprio da AFD.

    Appare quindi logico perché l’euro sia andato in discesa sui mercati valutari, come del resto avevano anticipato le figure di inversione del trend. La valuta unica ha bucato la soglia di 1,19 dollari, per poi andare ulteriormente in picchiata perdendo anche quota 1,18 solo tra lunedì e martedì. Siamo quindi ai valori minimi di un mese.

    BCE sollevata per il calo del’euro

    La cosa dovrebbe far piacere alla BCE, che proprio a metà settembre si era “lamentata” di quanto la valuta fosse troppo forte. Era quello il problema principale lungo la strada per il tapering. Adesso però le cose sembra che si stiano “aggiustando”, anche perché se utilizziamo il miglior settaggio stocastico lento possiamo supporre che le cose continueranno a scivolare lentamente verso un altro ribasso contro il dollaro. Ma qui entriamo nel campo delle previsioni, che sappiamo quanto possano essere smentite da un giorno all’altro.

    Quello che non si smentisce mai è Mario Draghi, che anche nell’ultimo intervento ha deciso di gettare acqua sul fuoco. Il numero uno della BCE ha ribadito che l’inflazione complessiva – ferma all’1,5% – è ancora lontana dal target e peraltro si prevede un ulteriore calo nei prossimi mesi.Il capo della BCE ha messo le mani avanti per continuare a rimandare la svolta restrittiva.

  • Prestiti personali: si chiedono in media 9.700 euro

    Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Prestiti.it e Facile.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).

    Perché gli italiani chiedono un prestito

    Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).

    La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).

    Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).

    L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).

    Il profilo del richiedente

    Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.

    Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.

    La geografia del credito al consumo italiano

    Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia.

  • Cosa sapere sul pignoramento della pensione e dello stipendio

    L’atto successivo al protesto è il pignoramentoin caso di debiti non pagati e a seguito della notifica delle cartelle e delle eventuali intimazioni, un istituto può procedere alla cosiddetta “esecuzione forzata”. La condizione di pignorato, proprio come quella di cattivo pagatore e di protestato, mette una persona in seria difficoltà nell’ottenimento del credito. I conti correnti per protestati danno modo a cattivi pagatori, protestati e pignorati di accedere ai fondi necessari per vivere in modo dignitoso e legittimo.

    È bene sapere che il pignoramento dei beni non può avvenire per intero: la legge prevede specifici limiti, variabili in base agli importi di stipendi e pensioni e altre indennità relative al rapporto di lavoro (come il TFR). Questi limiti sono pari a:

    • 1/10 per importi fino a 2.500,00 euro;
    • 1/7 per importi da 2.500,00 a 5.000,00 euro;
    • 1/5 per importi superiori a 5.000 euro.

    Il superamento dei limiti di pignorabilità comporta l’inefficacia parziale del pignoramento stesso. L’inefficacia del pignoramento può essere rilevata d’ufficio dal giudice – ma è sempre bene eccepirla sin da subito, opponendosi al pignoramento illegittimo.

    I limiti di pignorabilità si applicano sull’importo di stipendio e pensione, al netto di imposte e contributi, oltre che di eventuali cessioni volontarie o deleghe di pagamento. Le somme a titolo di pensione, di indennità o altri assegni di quiescenza non possono essere pignorate, per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della sua metà. Questa somma si chiama «minimo vitale» e serve a garantire al pensionato un’esistenza dignitosa e decorosa.

    Possono essere pignorate per l’importo eccedente il triplo dell’assegno, le somme invece dovute a titolo di stipendio, salario o indennità a causa di licenziamento, a titolo di pensione e quelle che tengono luogo di pensione o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito in data anteriore al pignoramento su conto bancario o postale intestato al debitore. I limiti si applicano quando l’accredito ha avuto luogo alla data del pignoramento o successivamente.

    Hai subito un protesto e hai bisogno di aprire un conto corrente? Mettiti in contatto con noi di Conto Protestati Service: possiamo fornirti un supporto concreto.

  • Fattura elettronica: ad utilizzarla un’impresa su tre

    Nel marasma burocratico italiano è stata vista come un’innovazione fondamentale e negli ultimi 2 anni il 30% delle aziende italiane l’ha introdotta: stiamo parlando della fatturazione elettronica nei rapporti con la pubblica amministrazione, che ha raggiunto una percentuale molto superiore alla media europea, ferma al 18%. A questo risultato ha senza dubbio contribuito anche il sistema camerale, che a partire da ottobre 2014 ha aiutato circa 80mila imprese ad emettere una cosa come 800mila fatture elettroniche.

     

    In vetta alla classifica sia delle imprese aderenti che del numero di fatture emesse è Bolzano, dove hanno sede oltre 3mila imprese registrate. Lecce e Roma si giocano la seconda e la terza posizione per numero di imprese, con 2.040 e 2.033 aziende. Trento e Roma, invece, seguono nella classifica Bolzano per quel che riguarda il numero di fatture emesse (quasi 25mila a Trento e più di 21mila nella Capitale).

     

    In corrispondenza di questa grande crescita da parte delle imprese della possibilità di utilizzare i vantaggi della fatturazione telematica, si registra anche un corrispondente aumento nel panorama dei software informatici che intendono aiutare le imprese nelle operazioni. Tra i tanti presenti sul mercato, ci permettiamo di consigliarvi SkyAccounting, un gestionale fatturazione online comodo, funzionale e disponibile anche da mobile.

  • Italia, sempre più esportazioni negli Stati Uniti: le opinioni di General Cessioni S.r.l.

    Continua la crescita dell’export italiano negli Stati Uniti: le opinioni di General Cessioni S.r.l., basate sui dati relativi a giugno 2017, permettono di tracciare un quadro positivo della situazione.

    General Cessioni

    General Cessioni S.r.l., le recensioni: il Made in Italy convince sempre più gli Stati Uniti

    General Cessioni S.r.l. evidenzia nelle sue recensioni il trend crescente registrato negli ultimi anni dalle esportazioni italiane negli Stati Uniti. Se nel 2010 il Belpaese si classificava in quindicesima posizione tra i maggiori esportatori dietro a Paesi come Francia, India, Taiwan e Venezuela, nel primo semestre del 2017 è salita in nona posizione superando per la prima volta la Francia. Qualche dato: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il Made in Italy registra in Usa un +6,8%, pari a un miliardo e mezzo di dollari in più di vendite (Francia e Germania collezionano rispettivamente -1,7% e -0,2%). Il sorpasso arriva dopo un lungo inseguimento, che ha portato oggi l’Italia a ricoprire una quota di mercato del 2,1%, sul totale delle importazioni statunitensi: nel 2010 era dell’1,5%. A influire sulla performance anche gli sviluppi socio-economici che negli ultimi anni hanno portato Washington a beneficiare di una maggiore indipendenza energetica, facendo retrocedere Paesi come Nigeria e Arabia Saudita. Dal quadro, come specifica General Cessioni S.r.l.nel formulare le proprie opinioni in merito, emerge quindi che non si tratta di un balzo episodico, ma di uno sviluppo costante nel tempo su cui ha inciso in particolare il successo ottenuto negli Stati Uniti da realtà attive in ambito chimico-farmaceutico e nella pelletteria, ma soprattutto da aziende specializzate in meccanica: in sette anni le vendite sono aumentate di quasi tre miliardi di dollari, con una crescita totale superiore al 60%. Si segnala in particolare il comparto auto, spinto anche dall’integrazione Fiat-Chrysler: secondo gli ultimi dati disponibili a livello settoriale da U.S Census Bureau, il valore dell’export italiano di veicoli e componenti a fine 2016 è quattro volte tanto quello registrato a fine 2010. E solo nei primi sei mesi del 2017 l’Istat registra un aumento del 21,5%.

    General Cessioni S.r.l.: offerta di qualità per la società specializzata in intermediazione

    Conosciuta a livello nazionale e internazionale, General Cessioni S.r.l. si distingue per un modus operandi incentrato su attenzione al cliente e riservatezza. Prerogative che le hanno permesso nel tempo di affermarsi nel settore dell’intermediazione immobiliare e aziendale, guadagnandosi la stima dei clienti, imprenditori e proprietari di immobili interessati a rilevare o cedere attività e beni o a creare nuove partnership e joint-venture nell’ottica di far sopravvivere la propria realtà. General Cessioni S.r.l. punta su professionisti qualificati e costantemente aggiornati sull’andamento del mercato, che inquadrata la situazione grazie a un’attenta valutazione di diversi parametri (elenco beni strumentali, planimetrie, bilanci contratti di affitto e di fornitura beni/servizi), forniscono al cliente soluzioni vantaggiose in termini di tempistiche e realizzo ma anche economicamente convenienti. Lo seguono poi in ogni fase di attuazione dell’operazione, occupandosi degli aspetti tecnici e burocratici. Non solo: tra le opinioni e le recensioni che la società pubblica periodicamente su testate e portali tematici, diverse riguardano i bandi che potrebbero rivelarsi di grande interesse per la propria clientela. Un ulteriore esempio della cura che ne contraddistingue l’operato.

  • Crescono le truffe sulle fiduciarie, il commento di AE Morgan

    I commercialisti a Londra di AE Morgan, studio specialista in internazionalizzazione, evidenziano i rischi per chi affida la gestione del proprio patrimonio a personale non qualificato.

    AE Morgan: "per evitare frodi e truffi sul patrimonio occorre rivolgersi ad esperti seri"

    Come recentemente emerso da un’inchiesta a firma del "Il Sole 24 Ore", sono sempre di più gli italiani a cadere vittime di abili truffatori. Con la promessa di veder traghettati i propri fondi nel vicino paradiso fiscale svizzero, molti professionisti affidano infatti il proprio patrimonio nelle mani di oscuri fiduciari, con il risultato, molto frequente, di assistere alla scomparsa dei capitali. Un fenomeno in crescita, soprattutto nella zona del Canton Ticino, Svizzera. Lo studio AE Morgan sottolinea la necessità per gli imprenditori di affidare i propri risparmi e investimenti nelle mani di persone serie. I suoi dottori commercialisti italiani a Londra trovano la loro sede in un Paese, l’Inghilterra, dove il sistema bandisce i disonesti fiduciari grazie a pene severe e certe, assicurate da un iter processuale efficiente e veloce: un’ulteriore garanzia dell’alta professionalità e trasparenza che AE Morgan adotta nei confronti dei propri clienti, capace così di instaurare con questi un rapporto di reciproca fiducia. Che si tratti di imprenditori che progettano di dare vita ad una start-up o di aprire una società in Inghilterra, i suoi esperti sono pronti a fornire una consulenza a 360 gradi in materia di internazionalizzazione e International tax planning, con soluzioni personalizzate, all’avanguardia e rispettose delle normative nazionali e internazionali.

    Investire con successo all’estero con la consulenza dei dottori commercialisti dello studio AE Morgan

    Studio di consulenti fiscali, dottori commercialisti italiani a londra, AE Morgan offre assistenza societaria contabile a chi progetta di espandere il proprio business in altri Paesi. In mancanza di un adeguato know how, investire all’estero, ad esempio per chi vuole aprire una società in Inghilterra, può essere un’operazione rischiosa. Per operare in un contesto differente da quello dei propri confini nazionali, al fine di evitare inconvenienti e frodi, occorre una conoscenza altamente qualificata e competente in merito agli obblighi fiscali e tributari. Qualità professionali che gli esperti di AE Morgan sono pronti a mettere a disposizione di coloro che desiderano internazionalizzare i propri affari o costituire un Trust. Professionisti d’altissimo profilo, iscritti ad albi e ordini professionali, i dottori commercialisti di AE Morgan hanno alle spalle esperienze lavorative in campo finanziario, bancario, pubblico e industriale. Specializzazioni che consentono allo studio di fornire una consulenza estesa a 360 gradi, capace di accompagnare con sicurezza e successo il percorso di internazionalizzazione aziendale.

  • Gruppo Fini: una lunga storia a lieto fine

    Un’azienda secolare che ha vissuto alterne vicende, ma che ha saputo confermare la propria identità e progettare il proprio sviluppo a Modena, lo stesso luogo che le ha dato origine nel 1912.

    La storia del Gruppo Fini comincia nel lontano 1912 in corso Canalchiaro, nel cuore di Modena, quando Telesforo Fini inaugura il proprio negozio di alimentari, una tradizionale bottega di specialità emiliane. Era ancora presto per parlare di azienda, ma proprio da quella piccola attività cittadina è nato il marchio Fini, che in pochi decenni è riuscito a diventare sinonimo di pasta fresca ripiena di qualità, dando vita nel tempo ad una grande produzione alimentare italiana.

    Ma arrivano i momenti difficili e nel 1989 gli eredi della famiglia Fini vendono  dalla multinazionale americana Kraft(oggi The Kraft Heinz Co.), colosso mondiale del settore alimentare, e lo storico marchio modenese cade in mani straniere.

    Nel 1998 un nuovo cambio di proprietà: il brand viene acquistato dal gruppo imprenditoriale Malgara Chiari & Forti, Poi negli anni successivi intervengono fondi d’investimento stranieri e differenti società che si passano di mano lo storico marchio Fini.

    A fine del 2006, Fini Modena Spa viene fusa in Nuova Conserve Spa e trasformata nell’attuale Gruppo Fini Spa,società proprietaria dei marchi Fini e Le Conserve della Nonna.

    Nel 2008 il gruppo italiano Paladin Capital Partners diventa socio di maggioranza e alla guida di Gruppo Fini entra Andrea Ghia, ancora oggi amministratore delegato della società. Da quel momento, tutti gli sforzi del management sono rivolti a risollevare le sorti della grande azienda alimentare modenese, valorizzando il suo potenziale e riportandola ad essere una solida realtà italiana.

    Nel 2015, in seguito a un investimento di 6,5 milioni di euro, il Gruppo ha rinnovato e ampliato lo stabilimento di Ravarino, storica sede di Le Conserve della Nonna a pochi chilometri da Modena, trasferendo in quel luogo anche la produzione della pasta fresca a marchio Fini, centralizzando così in un unico polo produttivo le attività dei due marchi.

    Infine, nel 2016 Paladin Capital Partners ha definitivamente saldato il debito della società con BPER e il Gruppo Fini Spa è diventato una società a socio unico 100% italiana.

    Ancora oggi il Gruppo Fini ha sede a Modena, nel territorio in cui questa lunga storia è iniziata, e sceglie di continuare a puntare sullo sviluppo locale, garantendo un lavoro a quasi 100 dipendenti e dando lustro a livello nazionale e internazionale alle specialità gastronomiche che hanno reso l’Emilia famosa in tutto il mondo.

    L’attenzione al territorio si manifesta anche attraverso le attività di comunicazione del marchio Fini, come la recente campagna online “Noi di Modena”, che mettono in luce gli elementi caratteristici dell’emilianità, della cultura del vivere bene e del gusto genuino e casalingo, della convivialità familiare tipica della tradizione locale.

    Così, a differenza di numerose realtà dell’alimentare italiane, sempre più spesso rilevate da investitori stranieri, il Gruppo Fini scrive una storia a lieto fine grazie alla lungimiranza e all’impegno di una gestione imprenditoriale italiana che vede nell’italianità un valore imprescindibile per il mantenimento della qualità della tradizione e per lo sviluppo futuro.

    “Il marchio Fini si conferma di anno in anno sempre tra i primi tre player leader a volume e a valore nel mercato della pasta ripiena. – commenta Andrea Ghiaamministratore delegato del Gruppo – InoltreFini è oggi l’unico grande marchio di pasta ripiena a livello nazionale a produrre proprio nella regione dove la tradizione della pasta fresca ripiena ha avuto le sue origini. Questo forte legame con la territorialità è per tutto il Gruppo Fini la spinta che guida la nostra vocazione allo sviluppo, anche oltre confine, è uno stimolo per continuare a crescere e guardare avanti. Il nostro lavoro è quello di trovare modi sempre nuovi per offrire al mercato e ai consumatori un gusto in grado di rappresentare la vera industria alimentare italiana”.

     

    Gruppo Fini SpA Sede sociale: Via Confine, 1583 41017 Ravarino (MO); Amministrazione: Via Albareto, 211 41122 Modena [email protected] – www.nonsolobuono.it
    Borderline – Via Parisio 16 – 40137 Bologna Tel. 051 4450204 Fax 051 6237200 – Communication Manager & P.R Matteo Barboni – 349 6172546 [email protected]

  • Investimenti 4.0, una scelta agevolata

    Una bella intervista fra Felice Mello e il nostro Stefano Avenia per capire come NuZoo può essere determinante nella realizzazione di progetti in ambito Industry 4.0, ottenendo i finanziamenti necessari.

     

    FM – Esperienza decennale e tanti prototipi realizzati ma, oggi, perché un cliente dovrebbe rivolgersi a NuZoo…!?

    SA – Per un’azienda tecnologica, solide fondamenta professionali e un’ottima competenza sono chiaramente alla base di una valida proposta commerciale. Anche per NuZoo valgono le stesse regole, ma ci siamo spinti oltre, muovendoci verso una direzione che attualmente si sta rivelando particolarmente vincente. Facciamo qualche esempio pratico:

    • abbiamo investito ed investiamo molto nella ricerca
    • abbiamo puntato sulla ricerca di personale che si sente realmente stimolato dall’ambito tecnologico, anche se in alcuni casi abbiamo dovuto formarlo
    • siamo da sempre riconosciuti come Centro Questio, oltre a far parte della piattaforma Open Innovation di Regione Lombardia
    • abbiamo dato vita a due linee di prodotto a marchio NuZoo

    NuZoo sta percorrendo gli stessi passi di alcuni suoi Clienti; siamo partiti che eravamo una Start-up Tecnologica e siamo diventati una PMI Innovativa. Per questo oggi possiamo mettere a disposizione dei nostri Clienti un Know-how “vissuto sulla nostra pelle e guadagnato sul campo” e buone competenze in vari ambiti. Tra queste ultime non dobbiamo sottovalutare la partecipazione ai Bandi di Gara, una capacità che può creare un indiscutibile vantaggio nella realizzazione dei loro progetti.

    FM – Qual è il vantaggio di essere Centro Questio e PMI innovativa…!?

    SA – Per tutte le aziende che vogliono realizzare prodotti o prototipi innovativi ci sono due punti fondamentali da superare:

    • trovare un interlocutore serio e capace
    • poter finanziare l’attività di ricerca e sviluppo che si vuole intraprendere

    NuZoo risponde perfettamente a questi due requisiti.

    Essere Centro Questo e PMI Innovativa, garantisce in se la qualità del servizio svolto. E, oltre a questo, credo che tutti i prototipi realizzati depongano a favore di quanto sto dicendo. Non bisogna dimenticare che per essere un Centro Questio bisogna avere personale specializzato.

    Veniamo alla parte finanziaria. Regione Lombardia, ma in generale molti bandi a livello italiano, danno l’opportunità alle diverse aziende che voglio fare investimenti in ricerca e sviluppo, di dedurre dal credito di imposta o di inserire i diversi costi sostenuti con aziende terze, solo ed esclusivamente se chi fornisce il servizio è un centro di ricerca riconosciuto (Questio) o una PMI Innovativa.

    (altro…)

  • Giorgio Riso spiega i plus del servizio di Dottor Grandine

    Noi di Dottor Grandine non ci limitiamo a riparare in maniera veloce ed efficace le automobili dai danni della grandine. Volete conoscere i nostri plus? Ve li spiega Giorgio Riso, amministratore delegato di Dottor Grandine: «Il core business di Dottor Grandine è la gestione chiavi in mano del sinistro. Il nostro processo, primo e unico in Italia, consente di velocizzare il processo e ridurre i costi in maniera efficace ed efficiente».

    «Dal momento della denuncia del danno ci occupiamo di gestire l’intero processo». Grazie al nostro call center operativo attivo 24h/7 e alla nostra rete di service point specializzati, infatti, svolgiamo il ruolo di interlocutore unico con il cliente e l’assicurazione.

    «Inoltre, è proprio il caso di dirlo: la tecnologia fa la differenza». Questo perché l’entità del danno è valutata in tre passaggi. L’accertamento della Centrale Operativa stima una prima valutazione, a cui segue una geo-classificazione del danno. La registrazione video realizzata attraverso la nostra innovativa video-perizia, inviata in tempo reale alla Centrale Operativa, all’Authority interna e all’assicurazione, consente di fornire una valutazione finale e di abbattere i costi di intervento di un perito tecnicovelocizzando i tempi di attesa e diminuendo i rischi di frode.

    Il nostro sistema di riparazione a freddo garantisce un intervento a minimo impatto ambientale e nessun deprezzamento del veicolo. «La pulizia dell’auto a fine lavorazione, la garanzia a vita, il servizio di follow up, la vettura sostitutiva a disposizione e i nostri trattamenti customizzati per i clienti VIP sono tutti elementi che certificano l’altissimo livello» prosegue Giorgio Riso «che ci poniamo sempre di raggiungere con il nostro servizio di Customer Care».

    «La nostra azienda è fortemente orientata al cliente e ha, tra i suoi obiettivi, quello di fornire un’assistenza globale». Dalla presa in carico del sinistro alla riconsegna dell’auto  «in conclusione: pensa a tutto Dottor Grandine» conclude Giorgio Riso.

    Portiamo in Italia porta il massimo della performance, al servizio di chi vuole instaurare con il Cliente una relazione forte e duratura.

    Per conoscere nel dettaglio i nostri servizi, vi invitiamo a consultare la pagina dedicata sul nostro portale.

  • Donne e lavoro: l’opinione di Gregorio Fogliani, Presidente di QUI! Group

    In un articolo su "Corriere.it", il fondatore e attuale Presidente di QUI! Group Gregorio Fogliani illustra gli ultimi studi sull’occupazione femminile in Italia, sottolineando come il Paese abbia bisogno di figure talentuose e coraggiose, in grado di rilanciarne l’innovazione.

    Gregorio Fogliani, presidente di QUI! Group

    Gregorio Fogliani su "Corriere.it": il talento imprenditoriale delle donne

    L’occupazione femminile è il tema di un articolo per "Corriere.it" scritto da Gregorio Fogliani, fondatore e Presidente di QUI! Group. Il manager racconta l’esperienza del gruppo che ha fondato a Genova nel 1989, contraddistintosi fin dalla nascita per l’attenzione riservata alle quote rosa: "Eravamo tre uomini e sette donne, un rapporto che si è mantenuto costante nel tempo: oggi le quote rosa in azienda sono il 70% del totale" precisa l’imprenditore, sottolineando di aver conosciuto nel corso della sua carriera trentennale "molte donne competenti, talentuose ed affidabili". Oggi i dati Istat dicono che il 48,8% delle donne ha un lavoro: è la percentuale più alta dal 1977. Segnali positivi arrivano anche dal rapporto dell’ESM (European Startup Monitor), che colloca l’Italia tra i Paesi europei con il più alto numero di donne fondatrici di startup: il 21,6%, contro la media europea del 14,8%. Gregorio Fogliani li riprende nel suo editoriale, citando come esempi le startupper Diva Tommei e Valeria Cagno, artefici di due tra le più promettenti e innovative realtà capaci di contribuire al progresso tecnologico del Paese. Infine il Presidente di QUI! Group ha sottolineato le caratteristiche fondamentali per avviare con successo un’attività imprenditoriale: cuore, testa, coraggio e una buona dose di propensione al rischio. "L’Italia ha bisogno di guide illuminate, ma anche genuinamente spericolate per rilanciare l’innovazione" ha affermato in chiusura il manager.

    QUI! Group: ritratto di Gregorio Fogliani, fondatore e Presidente del gruppo

    Inserito nel 2016 dalla rivista Capital tra i Numeri 1 d’Italia per le sue doti imprenditoriali, Gregorio Fogliani cresce a Genova, dove si trasferisce con la propria famiglia quando è ancora bambino. Cresce professionalmente in ambito manageriale gestendo uno dei locali più conosciuti del capoluogo ligure: il Moody. Nel 1989 con altri soci dà vita a QUI! Ticket Services, specializzata nel settore dei buoni pasto e dei titoli di legittimazione. Grazie a una strategia orientata all’innovazione tecnologica e alle doti imprenditoriali di Gregorio Fogliani, la società ha diversificato nel tempo la propria offerta dando vita a nuove realtà che sono confluite in QUI! Group. Il potenziale di sviluppo a livello internazionale lo ha portato nel 2016 a essere incluso nel programma Elite di Borsa Italiana, ideato per incentivare la crescita internazionale delle eccellenze del Paese. Il manager ha inoltre dato vita a Qui Foundation, onlus promotrice di iniziative di solidarietà in ambito sociale che ha portato nelle principali città del Paese Pasto Buono, progetto mirato a contrastare gli sprechi alimentari.

  • Cogefim: recensioni dedicate alla crescita delle compravendite immobiliari

    Nel primo trimestre 2017 le convenzioni notarili di compravendite per unità immobiliari hanno registrato un incremento su base congiunturale dell’1,8%: all’interno delle recensioni di Cogefim S.r.l. anche un focus dedicato alle opinioni in termini tendenziali dell’intero settore.

    Cogefim

    Compravendite immobiliari nelle recensioni di Cogefim S.r.l.

    Specializzata in intermediazione aziendale e immobiliare, Cogefim S.r.l. rileva nelle sue recensioni come secondo i dati diffusi dall’Istat, nel primo trimestre le convenzioni notarili dedicate alla compravendita immobiliare abbiamo registrato un incremento pari all’1,8%: nello specifico +1,6% settore abitativo e +4,5% comparto economico. Nel dettaglio questi incrementi hanno interessato prevalentemente il Nord-est seguito dal Nord-ovest e il Sud per l’economico. Una lieve flessione invece è stata evidenziata al Centro dove sia per il complesso delle transazioni che per il settore abitativo sono stati registrati rispettivamente un -0.1% ed un -0.2%. Nel formulare le proprie opinioni, Cogefim prende in considerazione anche i dati geografici su base annua con incrementi più significativi nel Nord-est e nel Nord-ovest per il settore dell’abitativo (rispettivamente +8,8% e +8,2%) e nelle Isole e nel Nord-est per quello economico (+9,5% e +8,1%).

    Cogefim: la formulazione di recensioni e opinioni sui principali mercati d’interesse

    Studi di settore, bandi, iniziative o altri progetti legati all’intermediazione aziendale e immobiliare: Cogefim, da oltre trent’anni attiva nel ramo, analizza con recensioni e opinioni le principali notizi provenienti dai mercati di riferimento. Non a caso da tempo collabora con numerosi portali tematici e testate come Il Sole 24 Ore e Affari&Finanza. Un’ulteriore dimostrazione dell’attenzione che la realtà riserva alla potenziale clientela è s la sua attività di trasparenza e rispetto del cliente. I professionisti di Cogefim, quotidianamente aggiornati sull’andamento del mercato, lavorano per individuare le soluzioni più efficaci in termini di costi e tempistiche, a partire da un’analisi dettagliata della situazione. Inoltre assistono il cliente anche in fase di realizzazione dell’operazione, garantendo trasparenza e riservatezza, determinanti per un buon raggiungimento dell’obiettivo.

  • Bando agriturismi Lombardia: le opinioni di General Cessioni

    Recensioni e opinioni di General Cessioni favorevoli al bando per gli agriturismi aperto dalla Regione Lombardia. 6,5 milioni di euro i fondi disponibili per lo sviluppo.

    General Cessioni

    Le opinioni di General Cessioni sul bando destinato agli agriturismi della Lombardia

    General Cessioni, società che da oltre 30 anni si occupa di intermediazione aziendale, torna a fornire le proprie recensioni e opinioni in merito ai bandi regionali. In questa occasione la valutazione dei suoi esperti si è focalizzata intorno al bando 6.4.01, relativo al Programma di sviluppo Rurale. Grazie alla messa a disposizione di risorse pari a 6,5 milioni di euro, la Regione Lombardia, così come evidenziato dalle parole dell’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, punta alla tutela del sistema produttivo e alla salvaguardia dell’ambiente, riconoscendo il ruolo degli agriturismi come vettore di valorizzazione delle risorse ambientali e dei prodotti, oltre che del territorio, anche nelle aree più svantaggiate e marginali della Lombardia. Destinatari della misura sono i 1.500 agriturismi sparsi in tutta la regione. Il bando si pone finalità trasversali, puntando al miglioramento della diversificazione, della produttività e della competitività, all’aumento dell’utilizzo e alla produzione di energie rinnovabili, sostenendo in maniera attiva il ricambio generazionale e la qualificazione professionale degli addetti e degli operatori. Il precedente bando, attuato nell’ambito della programmazione relativa al periodo 2014-2020, ha già avuto un esito positivo. General Cessioni chiarisce nelle sue recensioni come le domande ammesse siano state 54, concentrate soprattutto nelle zone più sfavorevoli all’agricoltura, principalmente collina e montagna. In totale la somma stanziata è stata pari a 6 milioni di euro, contribuendo alla salvaguardia di fabbricati rurali storici e alla sopravvivenza dell’agricoltura in aree più difficili.

    Nelle opinioni e recensioni di General Cessioni i requisiti necessari per presentare domanda

    Dopo aver analizzato attentamente il bando regionale, General Cessioni ha descritto nelle proprie recensioni e opinioni le limitazioni e i requisiti per poter accedere ai contributi. Tra gli interventi ammessi vi sono le opere di predisposizione di aree attrezzate per la sosta di veicoli quali caravan e roulotte, agricampeggi, percorsi pedonali e ciclabili, incluso l’allestimento. In particolare, potranno presentare domanda le imprese agricole individuali e le società agricole di persone e capitali. Anche le cooperative, qualora in possesso del certificato di connessione che ne prova la volontà di procedere al restauro e il recupero di strutture non più necessarie per l’attività agricola e pre-esistenti, potranno presentare domanda. Operazione che sarà possibile effettuare, esclusivamente per via telematica, da lunedì 7 luglio sino alle ore 12 di lunedì 11 settembre. Il contributo erogato dalla Regione non potrà superare invece i 200mila euro, in regime dei minimi e al netto dell’iva, per beneficiario negli ultimi 3 anni di esercizio, con precedenza sulle domande inerenti alle zone di montagna o collina. Diversamente dal bando precedente, General Cessioni evidenzia nelle sue recensioni come qualora vi sia un superamento di tale soglia, la domanda sarà ugualmente accettata, previo l’abbattimento dell’importo, riportato al valore massimale previsto dal regime. Per usufruire del contributo, i richiedenti, una volta pubblicati sull’elenco delle imprese beneficiare dei finanziamenti, avranno a disposizione 2 anni di tempo per concludere i lavori.

  • Andrea Agostinone: le esperienze professionali in ambito internazionale

    Malta, Estonia, Principato di Monaco ed Emirati Arabi Uniti: le tappe della carriera di Andrea Agostinone, imprenditore e venture capitalist con un’esperienza consolidata a livello internazionale nel settore finanziario e immobiliare

    Andrea Agostinone

    Andrea Agostinone: percorso formativo e prime esperienze professionali

    Andrea Agostinone si forma in ambito economico, laureandosi con lode presso l’Università Bocconi di Milano. Le sue conoscenze in materia lo spingono inizialmente a divenire un giornalista specializzato di settore: è autore di più di 100 articoli pubblicati su importanti quotidiani quali Milano Finanza, Il Sole 24 Ore, Italia Oggi, Ipsoa e Class Editori. Tra il 1992 e il 1994 scrive, inoltre, alcuni libri: Luna rossa in campo bianco, Trusts e fondazioni e Il bilancio in forma abbreviata. Parallelamente a questa attività, avvia quella imprenditoriale, che diventa preponderante nel corso degli anni. Dopo aver lavorato come Junior Consultant e Partner e Responsabile dell’International Tax Planning Department di DAFISA EUROTRUST, società maltese, nel 2002 è Co-Fondatore e Manager di CMP & Partners, LLP, specializzata nel settore M&A and Corporate Finance. Nel 2007 Andrea Agostinone avvia un’altra società che opera nel medesimo comparto, Jasis Brokers and Consultants, LLP. Tra il 2009 e il 2013 si susseguono importanti traguardi imprenditoriali: la fondazione di Vantage Plus Diversifié, fondo di investimento francese, di Colonna Group, gruppo immobiliare leader nei Paesi Baltici, di Cofi A/S, attiva nel mercato del credito al consumo, e di The Shoreline Charter Co., società che opera nel comparto degli yacht di lusso.

    Andrea Agostinone: le tappe recenti del percorso professionale e la passione per il nuoto

    Nel 2014 Andrea Agostinone comincia a operare anche nel Principato di Monaco, divenendo Merchand des biens immobiliers e dando vita a MESEN Associated DWC LLC, società che detiene la leadership nel settore trading e nella consulenza in materia di commodities. Un anno più tardi co-fonda e diventa azionista di INBANK As, gruppo bancario estone il cui core business è connesso al segmento retail e di credito al consumo. Attualmente detiene anche il 25% di KREDIDIPANK A/S, sesto gruppo bancario dell’Estonia. Nuotatore professionista, in passato Andrea Agostinone ha conseguito risultati di rilievo internazionale: campione del mondo Master nei 50 metri rana (Stanford, 2006) e nella staffetta 4 x 50 metri (Perth, 2008), detiene tuttora svariati record italiani nella categoria, due europei e uno mondiale. Appassionato di sport a 360 gradi, scia ed è pilota commerciale di aereo e di elicottero.

  • Bitcoin nel mirino della Corea: furti per aggirare le sanzioni internazionali

    Nelle ultime settimane il clima di tensione a livello internazionale è cresciuto moltissimo a causa dei test nucleari condotti dalla Corea. Ma ultimamente sta emergendo un ulteriore problema: non ci sono solo le minacce a messo missilistico, ma anche quelle relative alla cyber-finanza. Come è noto, Pyongyang è colpito duramente da forti restrizioni commerciali imposti dal Consiglio di Sicurezza ONU. Per aggirarle starebbe sfruttando i Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa al mondo, nonché le sue sorelle come  Ethereum , Litecoin e via dicendo.

    I tentativi di furto di Bitcoin

    bitcoinA lanciare l’allarme è FireEye, una società specializzata nella sicurezza informatica. Secondo le loro rilevazioni, gli hacker del regime coreano stanno intensificando gli attacchi – al fine di compiere furti – sui mercati. Il motivo di tanto interesse è triplice. In primo luogo la mancanza di controllo da parte degli Stati sulla circolazione di questi asset. In secondo luogo il fatto che sia estremamente complicato rintracciare chi ne fa uso.  Infine l’elemento che rende appetibile il Bitcoin è proprio il suo valore, e il fatto che sia in costante aumento. Basta una semplice strategia bande di Bollinger e Rsi per evidenziare come questo asset finanziario sia fuori da ogni schema mai visto prima.

    Secondo FireEye nel corso di quest’anno ci sono stati molteplici tentativi di furto di criptovalute in Corea, dei quali uno è riuscito ad avere efficacia ed ha portato alla sottrazione di ben 3.800 bitcoin. Tradotto in dollari parliamo di  circa 15 milioni. Va precisato che dalle indagini non è emerso un coinvolgimento del regime guidato da Kim Jong-un. Ma il sospetto c’è e resta anche molto forte (del resto anche l’FBI sta esaminando il coinvolgimento di Pyongyang nel cyber-attacco da 81 milioni di dollari alla New York Fed).

    Lo schema degli hacker

    Una volta rubati i Bitcoin, questi vengono convertiti in dollari o altre valute. Spesso si utilizzano alo scopo delle monete di paese emergenti più difficili da tracciare, come il Monero. Poi vengono ri-commerciate con moneta a corso legale. Spesso viene utilizzata anche una banalissima strategia di correlazioni forex  per convertire le criptovalute in monete Nazionali, senza perderne valore.

    Ma come avvengono i furti? Uno dei metodi è tramite l’invio di e-mail contenenti dei malware al personale dei mercati di scambio. Un altro sistema per rubare criptovalute è il così detto “ransom payment”, cioè il pagamento di un riscatto per la rimozione di un malware.

  • Il successo di IDP in Finanziamenti Europei continua: approvato il Progetto SHIFT

    IDP European Consultants conferma risultati straordinari in Finanziamenti Europei: il Progetto SHIFT è stato approvato dall’Agenzia Nazionale del Regno Unito nel quadro del Programma Erasmus+, Azione Chiave 2, Partenariati Strategici per l’Istruzione Superiore.

    SHIFT (Strenghten HE through Innovative Financial Tool) ha un carattere Europeo grazie ad un consorzio transnazionale composto da 7 partner da 4 diversi Paesi (Regno Unito, Belgio, Italia, Polonia).

    SHIFT svilupperà e validerà un modello di finanza innovativa rivolto agli studenti di Istruzione Superiore che ricevono borse di studio/agevolazioni ed Istituzioni dell’Istruzione Superiore che gestiscono risorse pubbliche.

    IDP European Consultants condivide le proprie competenze e la propria esperienza di 25 anni in Finanziamenti Europei ed Europrogettaazione tramite corsi di formazioni specifici: la prossima edizione del MasterClass in Finanziamenti Europei ed Europrogettazione si terrà a Bruxelles dal 21 al 24 novembre 2017.

    Contattaci per ulteriori informazioni su SHIFT, sul MasterClass e le altre iniziative di IDP European Consultants:

    [email protected]

    www.idpeuropa.com

    Facebook: https://www.facebook.com/idp.bruxelles

    Linkedin: http://be.linkedin.com/pub/idp-european-consultants/47/a22/4b5

  • Il Progetto FASST sviluppato da IDP European Consultants è risultato primo tra le 175 proposte di Erasmus+ in Italia

    11/09/2017

     

    Ottimo risultato in Finanziamenti Europei per IDP European Consultants: il Progetto FASST è stato approvato come primo dall’Agenzia Nazionale italiana nel quadro del Programma Erasmus+, Azione Chiave 2, Partenariati Strategici per l’Istruzione e Formazione Professionale (VET).

    La proposta sviluppata da IDP ha superato le altre 175 proposte con il punteggio di 96 su 100, confermando la consolidata competenza ed eccellenza in Europrogettazione di IDP.

    FASST (Formazione per Agricoltura Sociale e Sviluppo Territoriale) svilupperà Risorse Didattiche Aperte per la promozione dell’Agricoltura Sociale in Europa.

    FASST raggruppa un consorzio internazionale composto da 9 partner di 5 diversi Paesi (Italia, Belgio, Bulgaria, FYROM e Spagna).

    IDP European Consultants condivide i suoi 25 anni di esperienza ed eccellenza Europrogettazione tramite corsi di alta formazione: la prossima edizione del MasterClass in Finanziamenti Europei si terrà a Bruxelles dal 21 al 24 novembre 2017.

    Contattaci per qualsiasi informazione su FASST, sul MasterClass e sulle altre iniziative di IDP European Consultants:

    [email protected]

    www.idpeuropa.com

    Facebook: https://www.facebook.com/idp.bruxelles

    Linkedin: http://be.linkedin.com/pub/idp-european-consultants/47/a22/4b5

  • ECONOMIA CIRCOLARE-SEMINARE PERCHÈ IL GRANO CRESCA

    Oggi parliamo di economia circolare. Lo stesso termine fa intuire di cosa si tratta , ma per spiegarlo meglio faremo qualche esempio anche se non saremo esaustivi al massimo per non annoiare il lettore che forse gia conosce quello di cui stiamo per scrivere .

    Nell’economia circolare funziona tutto intorno ai beni di consumo che si producono, facciamo un esempio . Una azienda imbottiglia acqua ed ha necessità di un contenitore per poterla vendita , parliamo della classica bottiglia in plastica o vetro .Una volta consumto il liquido contenuto quella bottiglia dovrà essere recuperata per ritornare a dare nuova vita ad altri oggetti . In tal modo avremo un circolo virtuoso che, in teoria, non dovrebbe piu sfruttare ulteriori riserve naturali. In verità l’economia circolare prevede che chi imbottiglia l’acqua , l’esempio che facevamo prima, deve sostenere innovzioni per un contenitore che abbia meno plastica possibile e che ne assicuri la riciclabilità . Ripeto è solo una sintesi per rendere l’idea di cosa stiamo trattando .

    In effetti il tema di cui scriviamo oggi è molto interessante ma, diversamente da chi ritiene l’economia circolare sia il volano dell’economia mondiale, ho diversi dubbi e spiegherò quali .

    Circa 20 anni fa gli economisti ci dissero che la globalizzazione , ovvero la libera circolazione delle merci in paesi sin’allora in embargo o chiusi in una economia interna , sarebbe stata la soluzione alla crescita del pil mondiale e benessere . Vero ! È stato cosi. Tutti i paesi gia industrializzati ambirono a mercati come la Cina , India , Brasile , dove la densità di popolazione era talmente alta Per fare crescere i consumi e quindi vendite e nuovi profitti industriali . In cambio la Cina ricevette know-how, tecnologie che le permisero , grazie il basso costo di manodopera ad esportare in tutto il mondo . Come sapete già , quello che si produceva in italia o negli Stati Uniti si iniziò a produrre in paesi a basso costo di manodopera .

    Tutto quello di cui ho scritto sopra non deve essere demonizzato o con superficialità essere considerato un ” depredamento ” all’Italia o agli altri paesi gia industrializzati . No. È stato , per certi versi , poi vedremo altre ragioni , un beneficio per miliardi di persone . La Cina è riuscita a trsformarsi da società rurale a società industrializzata ; aprendosi agli altri paesi ha dovuto necessariamente importare anche forme di democrazia . Oggi la Cina è industrializzata , viaggia con un pil del piu 8 / 10 % , è una fonte di inquinamento ma anche di sviluppo .

    Quanto raccontato a titolo esemplificativo della Cina era una parte della medaglia , perchè dall’altra intanto che si “globalizzava con libero scambio di merci , l’occidente perdeva posti di lavoro nel settore meccanico , e iin altri settori non ritenuti piu strategici .

    In Occidente le vere leve del potere, iniziarono a trasformare gli investimenti dalle industrie manufatturiere a quelle finanziarie. In effetti se entriamo nel campo finanziario non esiste un valore determinabile ma solo percettivo o convenzionale . Mi spiego meglio . Che differenza c’è tra una banconata da 5 euro a una banconata da 100 euro ? In effetti nessuna ! Entrambi sono un foglietto di carta ma il valore è diverso poiché in via convenzionale è stato dato in valore di potere d’acquisto diverso . Tornando all’occidente gli investitori hanno Trsformato l’europa e Stati Uniti in piazze finanziarie dove Londra e New York gestiscono le piazze finanziarie di altre nazioni .

    Intanto chi era un operio diventò di colpo un investitore in borsa con lauti guadagni . E tutti a glorificare la globalizzazione perchè aveva reso nazioni rurali in potenze industriali ; nazioni industriali in potenze finanziarie . ! Tutto quadra vero ? Purtroppo no.

    La Cina oggi detiene il 50% del debito americano , detiene in Africa migliaia e migliaia di ettari di terreno coltivabili , la finanza in occidente è decaduta per le bolle speculative ed impoverendo le varie nazioni poichè cio che era ritenuro strategico non è piu in loro possesso . Anche la Cina oggi ha dei problemi poichè stanno crescendo Corea , indonesia etc . La Russia che faceva parte del BRIC ( Brasile, Russia, India, Cina ) non è ancora riuscita per oligarchie interne a trovare un modello di societá dove include tutti in una classe media . Questa la globalizzazione bene e male .

    I lettori mi scuseranno se ho dovuto ptolungarmi scrivendo degli antefatti rispetto il tema principale ” l’ Economia Circolare ” .

    Avevo detto dei miei dubbi poichè leggo con entusiasmo o facile enfasi che sarà la soluzione economica e creerà centinia di migliaia di posti di lavoro. Il governo italiano intende già investire 30 miliardi di euro per sviluppare aziende dove la carota che si impianterà troverà mercato nello steso luogo e le scorie saranno una fonte di un’altra non so che !

    Purtroppo la storia che ciraccontano è diversa da come è la realtà. Rws Italia è una start up innovativa ed ha realizzato brevetti e immesso sul mercato macchinari che effettuano la vera raccolta differenziata e trova un percorso per il riciclo della plastica .

     

    Sono centinaia di queste isole installate con ottimo successo e, nel nostro piccolo, attuiamo da anni l’economia circolare ma, siamo per primi noi a dire , che per poter applicare l’economia circolare è obbligatorio avere le tecnologie.

    L’economia circolare “non sarà la strada ” ma sarra una strada lenta per raggiungere gli obiettivi quanto l’entusiasmo di chi la racconta .

    Economia circolare significa modernizzazione dei mezzi per soddisfare tecnologicamente i processi civili ed industriali attuali . Migliaia di miliardi per aggiornare cicli organizzativi e funzionali ormai obsoleti . Il tema in cui operiamo è la raccolta differenziata e il suo riciclo.

    Le tecnologie non si creano per hobby ma su studi analitici e comportamentali si trova la soluzione più idonea ad abbattere i costi e rendere efficenza !

    È stata imposta , giustamente la raccolta differenziata , ma qualcuno di voi ha visto un abbattimento del costo della Tasi / Tari etc ( si cambia solo il nome) ma i costo cresce . Sapete che un comune se volesse potrebbe avere costi zero per la raccolta differenziata ? Invece no perchè non sono stati mai presi in considerazioni studi e business plan in cui si organizzasse in modo uniforme la raccota dei rifiuti.

    Siamo assolutamente a favore dell’economia circolare e come azienda ne applicheremo sempre piu i processi , ma per il successo è necessario trovare le soluzioni , in ogni campo, che vanno incontro i cittadini e semplifichino loro le azioni da compiere.

    Inoltre ma non per ultimo, per quanto riguarda l’italia, le menti e le professionalitá migliori li abbiamo mandati all’estero . L’economia circolare , al di la della solo teoria , necessita di ricerche , di competenze che sappiano miscelare al meglio l’elettronica, la meccanica , il marketing strategico .

     

    Ci siamo dilungati ma non raccontiamola come ci hanno raccontato la globalizzazione con il libero mercato .

    Rimaniamo nella realtà coscienti che saraà una buona strada da percorrere ed intanto ricreiamo quel tessuto di ricerca e sviluppo, ricreiamo quelle aziende dove menti geniali hanno creato il Made in Italy .

    Seminiamo e solo dopo il grano potrà crescere

     

    RWS ITALIA MARKETING OFFICE

    Settembre /09/2017

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  • Brexit, fissato il prossimo round tra Londra e Bruxelles

    La questione Brexit continua a tenere banco nei rapporti tra Londra e Bruxelles, dopo il nulla di fatto dei primi incontri. Il prossimo round negoziale è stato fissato in calendario per la settimana del 18 settembre. Poi come sollecitato dalla Gran Bretagna (che vuole infittire il programma di meeting) ce ne sarà un altro ancora agli inizi del mese di ottobre. Quest’ultimo andrà quindi in scena poco prima che ci sia il vertice UE del 19 ottobre.

    La May ci prova ma i mercati restano scettici

    brexit mayI negoziati stanno procedendo senza grandi colpi di scena ma neppure grossi passi avanti. Si prosegue tra comunicati che invitano alla cooperazione ed altri che invece si riservano stoccate reciproche. Nel frattempo il primo ministro britannico Theresa May ha in programma di tenere un discorso sulla uscita del Regno Unito dalla UE entro fine mese (al momento non c’è una data in calendario). Resta comunque la forte sensazione che la strada da percorrere si ancora piuttosto impervia.

    L’incertezza sull’esito dei negoziati spinge i mercati alla prudenza. Il rafforzamento della sterlina cui si è assistito negli ultimi tempi, con i prezzi prossimi alle Bande di Bollinger, è da ricondursi a fattori esogeni come il dollaro debole e l’aumento del corto speculativo registrato durante la prima settimana di settembre. Non sembra infatti essere riconducibile agli ultimi dati macro, che anzi hanno deluso le aspettative. Basti pensare che il PMI è sceso in prossimità dei minimi di settembre dell’anno scorso. Non è un caso che in seguito il valore del pound sia tornato a scendere e il grafico three line break si avvicini al punto di reversal.

    Tornando alla Brexit, va evidenziato che nessuno sa prevedere che scenari si apriranno da qui ai prossimi 2 anni. Soltanto gli economisti di Morgan Stanley – in una relazione – sostengono ancora che ci sia il 10% di possibilità che il Regno Unito rimanga nell’Unione europea. Certo non a pieno titolo, ma con un accordo che lascerà le cose più o meno come sono oggi. Ma al momento sembra difficile credere in quel 10%.

  • RC professionale avvocati: oltre 64 milioni di euro il mercato potenziale in Italia

    Sono oltre 300.000 gli avvocati in Italia che, entro il prossimo 11 ottobre, dovranno obbligatoriamente dotarsi di una polizza RC professionale, così come stabilito dal Decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016. Per far fronte alle direttive, le compagnie di assicurazione hanno messo a punto diverse soluzioni, creando un mercato che, per la sola copertura RC professionale ed escludendo quella di infortunio – anch’essa resa obbligatoria dal decreto – secondo le stime di Facile.it ha un valore potenziale di oltre 64 milioni di euro.

    Cosa deve coprire l’RC professionale per avvocati

    Il costo dell’RC professionale per avvocati, in media poco più di 200 euro annui*, varia notevolmente in base ad alcuni fattori: in primis il fatturato dichiarato dal professionista, ma anche il massimale e le garanzie accessorie scelte. La polizza deve prevedere la copertura dell’avvocato per tutti i danni che dovesse causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale (ad esclusione però di collaboratori e familiari dell’assicurato).

    L’assicurazione, obbligatoria per tutti gli avvocati, sia i singoli professionisti sia i soci o collaboratori di studi associati, deve includere non solo la responsabilità per qualsiasi tipo di danno causato nello svolgimento della propria attività (patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro), ma anche quella derivante dalla custodia di documenti, denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti o dalle controparti di questi ultimi. Resta valida, inoltre, la possibilità di estendere la copertura ad ogni altra attività che l’avvocato è abilitato a svolgere.

    In caso di responsabilità congiunta dell’avvocato con altri soggetti (ad esempio un consulente tecnico di parte), la polizza dovrà garantire una copertura dell’intero danno, fatto salvo il diritto dell’assicurato di rivalersi nei confronti degli altri soggetti corresponsabili.

    Il titolare dello studio è anche tenuto a rispondere, in sede civile, di danni cagionati da comportamenti colposi o dolosi di collaboratori, praticanti, dipendenti e sostituti processuali.

    La polizza, oltre a tutelare il professionista mentre è in attività, garantisce anche i suoi familiari che possono contare su una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano di esercitare l’attività nel periodo di validità della polizza.

    Un’ulteriore tutela per i clienti, prevista nel decreto, è l’obbligo da parte del professionista di comunicare all’assistito tutti gli estremi della polizza assicurativa, che saranno disponibili anche sui siti internet dell’Ordine di appartenenza del singolo avvocato e del Consiglio nazionale forense.

    La mancata osservanza dell’obbligo assicurativo comporta la cancellazione dall’albo per l’assenza di uno dei requisiti essenziali previsti per l’esercizio della professione.

    La mappa degli avvocati in Italia

    Secondo le ultime statistiche ufficiali, in Italia sono iscritti all’Ordine 312.644 avvocati. In termini di distribuzione territoriale, le regioni che contano più avvocati sono la Campania (52.685), il Lazio (43.492), la Lombardia (36.866) e la Sicilia (32.537). Guardando invece al numero di avvocati per abitante, la regione d’Italia con la più alta densità è la Calabria (con 9,7 avvocati per ogni mille abitanti); seguono la Campania (9 ogni mille abitanti) e il Lazio (7,4 ogni mille abitanti).

     

    *Premio medio calcolato il 31 agosto 2017 per soggetto svolgente attività in forma individuale con fatturato dichiarato (riferito ad ultimo esercizio chiuso) pari o inferiore ai 30.000 euro annui, con massimale pari a 350.000 euro, retroattività illimitata, franchigia di 500 euro ed escludendo garanzie accessorie.