Categoria: Economia e Finanza

  • Bollette in calo ma 2022 potrebbe costare il 65% in più

    Secondo le stime di Facile.it, nonostante il calo del prezzo di luce e gas per il secondo trimestre 2022, se le tariffe rimarranno su questi livelli fino a fine anno, a parità di consumi, le famiglie italiane* si troveranno a pagare una bolletta complessiva che potrebbe superare i 2.900 euro, il 65% in più rispetto al 2021, con un aggravio di oltre 1.100 euro.

    Nello specifico, la spesa totale 2022 per il gas potrebbe arrivare a circa 1.780 euro (+56% rispetto al 2021), mentre per l’energia elettrica il conto salirebbe a quasi 1.150 euro (+82% rispetto al 2021).

    «Nonostante il calo delle tariffe, ottenuto anche grazie agli interventi del Governo, chi ha un contratto di luce e gas nel mercato tutelato pagherà, per i prossimi 3 mesi, circa il 79% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno» – spiegano gli esperti di Facile.it. «Una strategia per ridurre la spesa è quella di valutare il passaggio al mercato libero; secondo una nostra analisi, chi ha scelto con attenzione un fornitore del mercato libero ha risparmiato, negli ultimi 4 anni, fino a 1.337 euro».  

    * Consumo di gas naturale pari a 1.400 smc e, per l’energia elettrica, consumo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW; tariffe mercato tutelato.

  • Investimenti sostenibili ESG: Banca Generali, focus sul Piano strategico e finanziario 2022-2024

    Investimenti sostenibili ESG: la sostenibilità continua ad essere al centro delle strategie di Banca Generali, come indica il Piano 2022-2024 approvato dal CdA lo scorso febbraio.

    Investimenti sostenibili ESG: la road map di Banca Generali per il triennio 2022-2024

    Prosegue e si rafforza l’impegno a favore della sostenibilità di Banca Generali, da sempre in prima linea negli investimenti sostenibili ESG. Lo attesta il nuovo Piano strategico e finanziario 2022-2024 presentato lo scorso febbraio. La road map per i prossimi tre anni si focalizza su diversi pilastri: oltre a rafforzare il proprio posizionamento nell’ambito della sostenibilità in modo da diventare sempre più punto di riferimento su tematiche ESG per gli stakeholder, si punta anche a un aumento del potenziale di mercato avvicinando al mondo della consulenza e alla propria gamma di soluzioni nuovi segmenti di clientela con offerte più personalizzate. In quest’ottica fondamentale è anche rafforzarsi nell’impostazione di data driven bank estendendo ulteriormente l’ecosistema di piattaforme e strumenti digitali per creare soluzioni più adeguate ai bisogni di clienti e consulenti finanziari. Leader negli investimenti sostenibili ESG, Banca Generali intende raggiungere nel triennio una percentuale del 40% in prodotti ESG (fondi e wrappers) sul totale delle soluzioni gestite complessive. La nuova strategia consente un’evoluzione del modello di business che, partendo sempre dal ruolo centrale e prioritario del consulente finanziario, riesce ad abbinare ulteriori proposte di servizio che fanno leva sulla tecnologia e possono avvantaggiarsi di una proposizione maggiormente integrata dei principi ESG.

    Investimenti sostenibili ESG: Banca Generali rafforza il proprio impegno con il Piano 2022-2024

    La sostenibilità ricopre da sempre un ruolo importante nella strategia di Banca Generali. L’impegno sul fronte degli investimenti sostenibili ESG è anche nei numeri realizzati nel triennio precedente: a fine 2021 le masse gestite certificate ESG ammontavano a 6,5 miliardi di euro, pari al 18% del risparmio gestito totale. Basti pensare che l’obiettivo prefissato al termine del 2020 era del 10% per intuire la portata di tale accelerazione. D’altronde negli ultimi due anni, in un contesto profondamente mutato, la sensibilità intorno alle tematiche sociali e ambientali è considerevolmente aumentata e l’approccio di investimento guidato da temi ESG si è diffuso ulteriormente, supportato anche dal contributo degli organismi internazionali in tema di normativa (SFRD, Tassonomia). Tra le diverse iniziative intraprese in questo periodo anche la profonda revisione di tutte le corporate policy, soprattutto in tema di governance, investimenti, finanza e politiche sul credito. Forte degli obiettivi definiti nel nuovo piano 2022-2024, Banca Generali prevede di arrivare nel prossimo triennio a sottoscrivere gli impegni del Principle of Responsible Investment (PRI) e della Task Force on Climate related Financial Disclosures (TCFD). L’Istituto leader negli investimenti sostenibili ESG ha fissato inoltre alcuni obiettivi sfidanti sul clima, quali la riduzione al 2025 del 25% del carbon footprint rispetto ai livelli del 2019 in relazione ai titoli corporate nelle soluzioni gestite e il raggiungimento di zero emissioni nette per il 2040 (con un phase-out al 2030 delle società che utilizzano carbone). E punta a contribuire fattivamente a iniziative di impatto sociale sul territorio.

  • Francesco Milleri: EssilorLuxottica, iniziative e progetti a favore dell’economia circolare

    Francesco Milleri: l’economia circolare è uno dei pilastri di "Eyes on the planet", il programma lanciato da EssilorLuxottica per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica, il ruolo della circolarità nella crescita responsabile del Pianeta

    La circolarità è un principio fondamentale per tutelare le persone e il pianeta. Non a caso la scorsa estate l’AD Francesco Milleri, nel presentare "Eyes on the planet", la road map per la sostenibilità di EssilorLuxottica, aveva sottolineato come l’economia circolare ne costituisca uno dei pilastri. In linea con l’impegno a favore degli Obiettivi Di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG), il Gruppo attraverso la promozione di iniziative legate all’economia circolare guarda in particolare al raggiungimento del Goal 9 (Industria, innovazione e infrastrutture) e del Goal 12 (consumo e produzione responsabili). L’ottica in cui si muove EssilorLuxottica è contribuire progressivamente all’abbattimento di rifiuti e sprechi implementando modelli di sviluppo basati sul principio delle quattro "R": Ricerca-Riduzione-Riutilizzo-Riciclo. Ma l’impegno del Gruppo guidato da Francesco Milleri non si esaurisce qui: l’obiettivo infatti è arrivare a creare prodotti circolari sin dall’inizio del processo di innovazione grazie ad una progettazione ecologica.

    Francesco Milleri: nelle iniziative di EssilorLuxottica l’impegno concreto per costruire un futuro "bio"

    Il futuro di EssilorLuxottica, in linea con l’impegno ribadito dall’AD Francesco Milleri, è all’insegna del "bio": mai come oggi infatti urge lasciarsi alle spalle una produzione basata su materiali di origine fossile e puntare su fonti rinnovabili che generino meno emissioni, siano biodegradabili e più facili da riciclare. È in questa direzione che guarda il Gruppo: lo dice l’implementazione di strumenti di Valutazione del Ciclo di Vita (LCA, Life-Cycle Assessment) funzionali a portare trasparenza e chiarezza nell’intera supply chain partner ma anche l’introduzione di materiali biologici nell’ampia gamma di prodotti. Basti pensare a collezioni speciali come Arnette e Foster Grant, per citarne alcune. Inoltre il Gruppo sta sviluppando uno strumento LCA interno che ci aiuterà a valutare materiali e prodotti, tenendo conto dei diversi aspetti della sostenibilità. La consapevolezza dell’impatto in tutti i livelli permette infatti di non perdere mai di vista ciò che è realmente importante: per riprendere le parole dell’AD Francesco Milleri "fare del bene sia per i nostri clienti, i consumatori e le comunità di riferimento, sia per il Pianeta ci dà ancora maggiore fiducia nel domani".

  • Domenico Amicuzi ottiene la qualifica AssocRICS

    Napoli, 28 Marzo 2022Domenico Amicuzi ha ottenuto il riconoscimento internazionale di Associate Member RICS organizzazione professionale riconosciuta a livello mondiale in ambito real estate. Amicuzi ha conseguito la qualifica di AssocRICS in seguito all’approvazione della ultradecennale esperienza professionale acquisita nel settore immobiliare ed al superamento di un esame di verifica delle effettive competenze e dei relativi valori etici.

    Domenico Amicuzi 38 anni ligure di nascita e campano di adozione, inizia a 19 anni la carriera professionale nel settore immobiliare in qualità di real estate advisor in una delle principali società operativa in Italia. Dal 2008 ha operato come real estate manager nel segmento residenziale e commerciale. Dal 2019 matura una specifica esperienza nello sviluppo ed espansione immobiliare in ambito retail e GDO ed inoltre nel 2020 si è specializzato in real estate management and finance. La sensibilità rivolta alle tematiche ambientali e sociali lo ha condotto nel 2021 a diventare un socio “Lions”.

    La Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS) fondata nel 1868 a Londra ha ora uffici in tutto il mondo ed è uno dei principali organismi professionali al mondo e stabilisce ed applica regolamenti e standard per la valutazione, il funzionamento e lo sviluppo di tipi assortiti di beni immobili e proprietà e relativi agli aspetti del costruito. RICS mantiene standard etici, di condotta e di competenza per i professionisti coinvolti in diversi aspetti del settore immobiliare, delle costruzioni, delle infrastrutture e dell’ingegneria. L’elenco dell’organizzazione è composto da 134.000 professionisti accreditati in tutto il mondo.

    “Sono estremamente onorato di entrare a fare parte di RICS in qualità di Associate, in quanto questo prestigioso traguardo rappresenta per me un motivo di orgoglio ed uno stimolo aggiuntivo per affrontare con integrità ed impegno etico le sfide professionali che si presentano quotidianamente. Cercherò di offrire degli standard qualitativi sempre più elevati, condividendo pienamente i valori portanti sui cui da sempre RICS si basa.” ha affermato Amicuzi in seguito alla comunicazione di ufficialità dell’ottenimento della qualifica di AssocRICS.

  • Rc auto: premi in aumento del 5%. Ecco come risparmiare

    I costi per mantenere un’auto incidono in maniera sempre più consistente sul budget delle famiglie italiane, complice anche la corsa dei prezzi dei carburanti. Benzina e diesel sono scesi sotto i 2 euro al litro solo grazie all’intervento del governo, ma la misura sarà in vigore per soli 30 giorni, salvo proroghe. Nonostante questo, però, secondo un’analisi di Facile.it, oggi per fare riferimento si spende, in media in un mese, circa il 27% in più rispetto a marzo 2021 per una vettura a gasolio e il 17% in più per la benzina.

    Oltre ai costi da sostenere alla pompa, un’altra spesa che incide inevitabilmente sulle tasche degli automobilisti italiani è quella della polizza Rc auto. Secondo l’Osservatorio Rc Auto di Facile.it*, a febbraio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 447,91 euro, il 4,9% in più se confrontato con gennaio. Sebbene quindi i premi siano ancora inferiori rispetto ad un anno fa (a febbraio 2021 l’importo medio era 464,09 euro), lo scorso mese si è assistito ad un leggero aumento delle tariffe.

    Non sapendo con esattezza se questo lieve rialzo sia momentaneo o rappresenti l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire, è bene tenere a mente alcuni accorgimenti per riuscire a risparmiare sul premio da pagare. Ecco i 5 consigli di Facile.it:

    1. Confrontare può far la differenza. Le assicurazioni non sono tutte uguali e nemmeno gli automobilisti. Il premio Rc auto viene definito attraverso tantissimi parametri ed è quindi importante confrontare le proposte disponibili sul mercato. Capita spesso che lo stesso nucleo familiare, se al suo interno ha più veicoli, trovi convenienza a fare la polizza assicurativa di ciascun mezzo con compagnie diverse.

     

    1. Scegliere con attenzione le coperture aggiuntive. Le coperture aggiuntive sono molto utili, ma vanno scelte con cura. Assicurare contro il furto un veicolo vecchiotto potrebbe non avere alcun senso perché, anche in caso di furto, il rimborso che avremmo è legato al valore di mercato, non a quello affettivo o al fatto che la macchina o la moto fosse ancora in perfetta efficienza. Su un veicolo con diversi anni alle spalle, ad esempio, meglio scegliere una copertura che garantisca l’assistenza stradale.

     

    1. L’unione fa la forza. Da qualche tempo è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare che consente non solo di ereditare la classe di merito da un familiare convivente e solo da auto ad auto o da auto a moto, ma anche di trasferire i benefici della classe di merito da una moto ad un’auto e viceversa e persino se l’intestatario del veicolo è il medesimo o, ancora, se il mezzo è già in possesso del nucleo familiare. Questo, chiaramente, si può tradurre in un importante risparmio economico per chi sottoscrive una nuova polizza o, anche, per un neopatentato.

     

    1. Chi guida veramente. Se cercare di risparmiare è legittimo e doveroso, altrettanto fondamentale è non rinunciare a caratteristiche importanti della polizza che, se sottoscritte, ci porterebbero ad avere gravi problemi in caso di sinistro. Se non siamo gli unici a guidare il mezzo, ad esempio, non sottoscriviamo una polizza che preveda la guida esclusiva. Di contro, se davvero siamo e saremo gli unici alla guida, questa opzione può ridurre il premio in modo importante, ma sappiate che se al momento del sinistro non sarete voi alla guida…dovrete rifondere il danno alla controparte di tasca vostra. Se, invece, è possibile che al volante ci sia anche qualche componente del nucleo familiare con meno di 26 anni non cedete alla tentazione di sottoscrivere una polizza con la sola guida esperta. Al contrario, come nel caso della guida esclusiva, se tutti i componenti alla guida hanno più di 26 anni, sottoscrivere questa opzione consente risparmi non da poco.

     

    1. La tecnologia aiuta. Oggi sono sempre di più gli italiani che accettano di installare sul proprio veicolo un apparecchio che registri i dati di guida (la cosiddetta scatola nera) a fronte di una diminuzione del premio da pagare. Ovviamente, in caso di sinistro, saranno i dati registrati dalla scatola nera a far fede e sarà inutile, ad esempio, giurare di non aver superato i limiti di velocità se lo avete fatto. Meno diffuso, ma altrettanto utile, invece, è il cosiddetto alcool lock ovvero uno strumento che rileva il tasso alcolemico del guidatore e, nel caso in cui questo tasso sia troppo elevato, impedisce l’accensione del veicolo. Ancora una volta installare questo strumento potrebbe far diminuire il premio RC auto e, cosa ancora più importante, salvare molte vite.

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 9.405.560 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 febbraio 2021 e il 28 febbraio 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Stefano Donnarumma: Terna con Regione Lazio e Comune di Roma per una rete elettrica più efficiente

    Previsti investimenti per oltre 60 milioni. Il progetto targato Terna riguarda in particolare l’Alta Tensione. L’AD e DG Stefano Donnarumma: "Coperti più di 25 km. Previsti a latere interventi di riqualificazione".

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: "Intervento Terna consentirà maggiore bilanciamento della rete elettrica romana"

    Maggiore efficienza e sicurezza, continuità di servizio e risparmio energetico: l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Stefano Donnarumma introduce così i vantaggi del nuovo progetto di Terna sull’ammodernamento della rete elettrica romana. Un investimento di oltre 60 milioni di euro destinato per la maggior parte all’Alta Tensione. Alla realizzazione collaboreranno anche la Regione Lazio e il Comune di Roma. Il Protocollo d’Intesa, firmato lo scorso 10 marzo presso l’Auditorium di Terna, prevede l’istituzione di un Tavolo Tecnico permanente. Il compito: limitare il più possibile i disagi alla viabilità condividendo tempi e modalità di realizzazione dell’opera. I lavori interesseranno un tratto importante della rete romana. Verranno realizzati quattro collegamenti invisibili utilizzando cavi tecnologicamente avanzati: "Si tratta di un progetto rilevante – ha spiegato a latere della firma Stefano Donnarummaperché vengono coperti più di 25 km in rete di Alta Tensione a 150mila volt che collegano diverse cabine primarie, dalla Laurentina al Flaminio. La rete passa per la città e percorre un lungo tratto sulla banchina sinistra del Tevere". Un intervento che, aggiunge l’AD e DG di Terna, "consentirà di bilanciare il funzionamento delle reti elettriche di Roma".

    Stefano Donnarumma: "Progetto Terna prevede la riqualificazione di zone prestigiose della città"

    Una rete elettrica all’avanguardia e sostenibile non è l’unico miglioramento che il progetto di Terna intende portare alla Capitale. L’accordo, annuncia Stefano Donnarumma, prevede numerosi interventi di riqualificazione, bonifica e conservazione dell’ambiente urbano. Particolare attenzione verrà data al tratto di rete che va da Ponte Matteotti a Ponte Marconi: "Zone della città prestigiosissime e affollate di cittadini e turisti. Le banchine saranno molto meglio calpestabili grazie ad un’opera di ripavimentazione, un’illuminazione pubblica rinnovata, sistemi di videosorveglianza, controlli di accesso e sensori per la piena del Tevere". L’inizio delle attività è previsto per il 2023, con i lavori che, a detta di Stefano Donnarumma, dovrebbero concludersi già nel 2025: "Grazie a questa importante collaborazione saremo in grado di rendere la rete elettrica ad alta tensione della Capitale ancora più sostenibile ed efficiente, con soluzioni tecniche e tecnologiche all’avanguardia, nel pieno rispetto dell’ambiente, dei siti archeologici e del paesaggio, all’insegna della piena sostenibilità".

  • Accise: benefici di 11 euro con il taglio di 15 centesimi euro a litro

    11 euro al mese; è questo, secondo le stime di Facile.it, il risparmio medio per un automobilista italiano se il Governo ridurrà effettivamente il peso delle accise di 15 centesimi di euro a litro.

    L’intervento porterebbe i prezzi alla pompa a circa 2 euro al litro nella modalità self. La spesa media mensile per fare rifornimento oggi è arrivata, rispettivamente, a 167 euro per la benzina e 160 euro per il diesel; con l’intervento ipotizzato dal Governo la spesa mensile scenderebbe a 156 euro al mese per fare il pieno ad un’auto a benzina e 149 euro per una a diesel.

    Il taglio delle accise riuscirebbe solo parzialmente a contrastare gli aumenti record delle ultime settimane: con i prezzi calmierati, in un mese un automobilista spenderebbe, in benzina, circa 36 euro in più (+30%) rispetto allo scorso anno; 44 euro in più (+42%) se si tratta di diesel.

     

  • Carburanti: rincari fino al 60% in un anno

    A breve il Governo dovrebbe comunicare le proprie decisioni per contrastare il rincaro dei carburanti, i quali, ormai da qualche giorno, hanno superato i 2 euro al litro. Secondo un’analisi di Facile.it, oggi il costo del diesel è più alto di circa il 60% rispetto a febbraio 2021, mentre l’aumento per un pieno di benzina è del 46%.

    Rialzi leggermente più contenuti, invece, se si fa riferimento al mese di dicembre: a marzo 2022 per fare un pieno si spende, in media, circa il 39% in più rispetto a dicembre 2021 per una vettura a gasolio e il 28% in più per la benzina.

    I valori in costante crescita si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche degli automobilisti italiani e soprattutto su coloro che non possono fare a meno di un mezzo per lavorare.

    In base alle simulazioni di Facile.it, considerando i kilometri percorsi annualmente da un tassista alla guida di una vettura ibrida-benzina in una grande città, la spesa totale annua media è passata dai 2.040 euro di febbraio 2021 ai 3.133 euro di marzo 2022. Non va meglio ad un autotrasportatore che, per un viaggio andata e ritorno Torino-Palermo, attualmente deve mettere a budget all’incirca 1.664 euro, contro i 1.037 euro di febbraio 2021.

    Ripercussioni rilevanti anche sulle famiglie: la spesa annua stimata per un nucleo famigliare medio arriverebbe ad essere maggiore di quasi 900 euro rispetto a febbraio 2021.

    Ipotizzando, infine, che i prezzi dei carburanti rimangano superiori a 2,1 euro al litro anche per tutto il resto di marzo, nel primo trimestre del 2022 per rifornirsi alla pompa si spenderà, mediamente, il 31% in più per i veicoli a diesel e il 25% in più per le auto a benzina.

     

  • Banche centrali, la guerra non cambia le strategie di FED e BCE

    Per adesso la guerra in Ucraina non sembra aver per niente intaccato l’atteggiamento delle banche centrali. Gli istituti rimangono infatti sempre più orientati verso la normalizzazione delle loro politiche monetarie. In sostanza, alzare i tassi di interesse e ridurre/eliminare i programmi di stimolo economico.

    La rotta tracciata dalle banche centrali

    banche centraliQuesta impronta più aggressiva si è resa necessaria per fronteggiare l’avanzata dell’inflazione, alimentata a sua volta dalle imponenti misure di stimolo che erano state adottate per contrastare gli effetti della pandemia.
    La ripresa vigorosa dei prezzi ha messo le banche centrali di fronte ad un grosso bivio. Da una parte evitare una spirale prezzi-salari pericolosissima. Dall’altra evitare una stretta monetaria in tempo di guerra, cosa apparentemente poco giustificabile.

    Le ragioni prevalenti

    Al momento le ragioni giudicate prevalenti dalle banche centrali sembrano quelle del primo tipo. Si coglie chiaramente anche ascoltando le politiche di comunicazione adottate dai loro governatori. Sia in Europa che negli USA.

    L’Europa non è come gli USA

    Tuttavia, le posizioni delle due banche centrali sono molto diverse.
    Gli Stati Uniti hanno un’economia che ormai è vicina al pieno impiego ed è più esposta al rischio di una spirale inflazionistica. Quella europea invece – anche per via della vicinanza geografica alla guerra – si trova esposta invece al rischio di stagflazione.
    Le due situazioni diverse dovrebbero suggerire approcci diversi di politica monetaria.

    La BCE avanza malgrado la guerra

    Però la BCE nel meeting dello scorso 10 marzo ha preannunciato che andrà avanti secondo il suo programma, che prevede una strategia di breakout dalle politiche accomodanti. L’acquisto titoli verrà concluso entro alcuni mesi, poi si procederà all’aumento del costo del denaro. La BCE ha quindi deciso di mostrare un volto hawkish.
    I mercati finanziari ne hanno preso subito atto, tant’è che il rendimento del BTP decennale è cresciuto subito, ampliando lo spread rispetto al Bund tedesco.

    Come si muove la Federal Reserve

    Dall’altra parte dell’oceano, la Federal Reserve intanto prosegue la sua exit strategy dalle politiche accomodanti seguite negli ultimi anni. Dopo il primo aumento dei tassi nel meeting di marzo, ne seguiranno altri durante il corso dei prossimi mesi.

    La svolta da parte della Fed risponde alle aspettative dei mercati finanziari, che erano già convinti che una stretta non potesse essere più rinviata. Infatti l’inflazione sfiora al 8%, con indicatori affidabili che vedono ulteriori strappi nei prossimi mesi. L’economia intanto viaggia a ritmi la piena occupazione. E cosa non meno importante, l’economia americana è molto meno esposta di quella europea rispetto agli echi della guerra in Ucraina.

  • Gianni Lettieri: “Sanzioni alla Russia un problema per molte aziende, ma decisione giusta”

    Dal conflitto scoppiato in Ucraina al recente addio a Confindustria Napoli: le parole del Presidente di Atitech Gianni Lettieri, intervistato lo scorso 2 marzo su "Televomero".

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: con sanzioni ripercussioni economiche ma rischio più grave è per il popolo ucraino

    Dopo la crisi causata dalla pandemia, per numerose aziende italiane la guerra in corso in Ucraina rischia di rallentare significativamente la ripresa. Sul tema è intervenuto il Patron di Atitech Gianni Lettieri in un’intervista andata in onda nel corso dell’edizione del 2 marzo di "Televomero Notizie". L’imprenditore ha condannato il conflitto definendolo "un’operazione inconcepibile": "è come se fossimo tornati indietro di 50 anni – ha dichiarato – qualsiasi possano essere le ragioni di Putin, diplomazia e politica sono la soluzione, sicuramente non la guerra e le armi". Per il Presidente della MRO di Capodichino le sanzioni economiche contro la Russia sono giuste e inevitabili, nonostante le ripercussioni economiche: "per le imprese che hanno a che fare con il mercato russo è un problema serio, noi abbiamo avuto la prima dopo due ore dall’inizio delle sanzioni. I problemi ci saranno, soprattutto nel settore del turismo, ma quello più grave – sottolinea Gianni Lettieririguarda purtroppo il popolo ucraino".

    Gianni Lettieri: "Confindustria Napoli? Rischia di diventare club per pochi"

    Nonostante il periodo storico particolarmente complesso, Atitech non è rimasta con le mani in mano. Oltre a offrire supporto ai propri dipendenti con iniziative di welfare aziendale e la costituzione di un fondo dedicato, l’azienda di Gianni Lettieri ha continuato a portare avanti diverse iniziative solidali sul territorio napoletano. Uno degli hangar di Capodichino è stato addirittura trasformato nell’Hub vaccinale più grande del Mezzogiorno durante il momento clou della campagna. In questi anni l’azienda non ha fermato la sua espansione, prima con l’acquisizione di Seas e oggi con l’avvio delle trattative sul ramo maintenance di Alitalia. Nella fase conclusiva dell’intervista spazio anche alla crisi dell’Unione degli industriali di Napoli e alla sua scelta di abbandonare: "Confindustria Napoli una volta era punto di riferimento per tutto il Mezzogiorno, oggi non è più così – ha commentato Gianni Lettieri -. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di curare gli interessi di tutte le aziende, non solo quelli di pochi associati. Se chi dice una cosa diversa viene buttato fuori, quella non è più Confindustria, ma rischia di diventare un’altra cosa, un club esclusivo".

  • Accise benzina: Italia seconda in Europa

    La benzina ha superato i 2 euro al litro e, secondo i calcoli di Facile.it, nel 2022 arriveremo a spendere oltre 1.750 euro per fare il pieno ad un’auto a benzina. Fra le ipotesi di intervento proposte da numerosi Governi nel corso degli anni e caldeggiate da molti consumatori c’è il taglio delle accise; ma quanto incidono in Italia e negli altri Paesi europei?

    Se si escludono i Paesi Bassi dove le accise sono pari a 0,79 euro al litro, l‘Italia ha le accise sulla benzina più alte d’Europa; si tratta di 0,73 euro per ogni litro di benzina. Contribuiscono di fatto a poco meno della metà del prezzo finale, ma se si aggiunge l’Iva, si arriva ad oltre la metà del costo che troviamo alle pompe.

    Seguono nella classifica Finlandia e Grecia (0,70 euro ogni litro); appena fuori dalla top five delle accise sulla benzina più alte d’Europa, Francia (0,68 euro al litro) e Germania (0,65 euro).

    Per quanto riguarda il diesel, invece, il nostro Paese è quello con le accise più alte; si parla di 0,62 euro per ogni litro fatto. Sul secondo e terzo gradino del podio, rispettivamente, Belgio (0,60 euro al litro) e Francia (0,59 euro).

    Sia per la benzina che per il diesel, è la Bulgaria a detenere il primato dello Stato con le accise più basse di Europa: rispettivamente 0,36 euro e 0,33 per ogni litro, circa la metà di quanto rilevato in Italia.

    Elaborazione di Facile.it su dati European Environment Energy

     

  • Il Ritorno dell’ Oro e la Guerra in Ucraina

    Il ritorno dell’oro è un evento ciclico che si concretizza ogni qualvolta si profila una crisi economica profonda o eventi che portano a tale conseguenza.
    In questi la corsa all’oro da parte di investitori e risparmiatori diventa incontrollabile, un metodo per difendere il valore del denaro che convertito in oro potrà essere nuovamente monetizzato, in caso di necessità, sia attraverso i mercati azionari sia attività come questo compro oro Firenze.
    A soli due anni esatti dal precedente ritorno dell’oro dovuto al crollo delle borse nel marzo 2020 per le conseguenze del lockdown imposto dai paesi occidentali, il prezzo aureo torna ad essere protagonista sui mercati azionari.
    In questo momento non si può sapere con esattezza se e quanto durerà il rally dell’oro attuale ma di sicuro oltre al fattore guerra in Ucraina ci sono fondamentali negativi per l’economia che potrebbe far durare l’ascesa del prezioso metallo giallo.
    La questione guerra in Ucraina non può essere considerato l’unico fattore che ha portato al ritorno dell’oro come bene rifugio da acquistare per difendere il valore dei propri soldi.
    La crisi Ucraina deve semmai deve essere considerata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, un vaso ormai colmo e non solo dagli effetti negativi dovuti alla strategia dei lockdown degli ultimi anni ma anche da decenni di liberalizzazione di un mercato globale che ha introdotto linee di fornitura provenienti da paesi che producono con leggi totalmente diverse dai paesi dell’occidente.
    La situazione economico finanziaria soprattutto dell’occidente è allo stremo dopo il colpo di grazia dato dalle politiche di lockdown attuate dai governi hanno introdotto strategie che di fatto hanno pesanti conseguenze sull’economia.
    Il blocco delle produzioni dei settori non essenziali nei primi mesi del lockdown le successive di immense immissioni di denaro nell’economia, necessarie a frenare conseguenze disastrose sulla popolazione, sono state strategie che minano alla base l’economia reale di qualsiasi paese.

  • Caro benzina: spenderemo 1.750 euro per fare il pieno

    Nei soli primi due mesi del 2022 gli italiani hanno speso, per fare rifornimento, quasi 50 euro in più rispetto allo scorso anno (+22%). È quanto risulta dalle simulazioni* di Facile.it su dati mUp research. Le famiglie già da mesi stanno facendo i conti con il caro-benzina ma nelle ultime settimane, a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, il prezzo del carburante è salito alle stelle tanto che, nello specifico, chi guida una vettura alimentata a benzina dal primo gennaio al 28 febbraio ha speso, in media, circa 275 euro (erano 228 euro lo scorso anno), chi ha un diesel, sempre in media, 245 euro (erano 199 euro nel 2021).

    Visto il complicato scenario internazionale il conto potrebbe essere addirittura più salato nei prossimi mesi; considerando i prezzi attuali, un automobilista italiano potrebbe arrivare a spendere, in un anno, oltre 1.750 euro per fare il pieno ad un’auto a benzina e più di 1.560 euro per una a diesel, vale a dire circa il 20% in più rispetto al 2021.

    Con prezzi così elevati, non sorprende vedere come molti italiani stiano cercando di fare economia provando ad usare meno il proprio veicolo; già prima dell’inizio del conflitto, l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp research aveva messo in evidenza come il 72% dei rispondenti avesse iniziato a ridurre gli spostamenti in auto.

    *Simulazioni realizzate prendendo in considerazione la percorrenza media e la spesa carburante emersa dall’indagine di mUp research (realizzata tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso n.1.072 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta in età compresa fra 18 e 74 anni residente sull’intero territorio nazionale) e tenuto conto della variazione dei prezzi della benzina e del diesel rilevata periodicamente dal MISE

  • “Fortune”: l’intervista a Marco Patuano, Presidente di A2A

    Marco Patuano: "Transizione energetica ed economia circolare settori cruciali. Rinnovabili? Non esistono solo eolico e solare".

    Marco Patuano

    Marco Patuano: gli obiettivi del Piano Strategico di A2A nell’intervista rilasciata a "Fortune"

    Con l’aggiornamento del Piano Strategico al 2030, la Life Company ha stanziato per il prossimo decennio 18 miliardi di euro di investimenti, dedicati allo sviluppo dell’economia circolare e alla transizione energetica. Due settori che Marco Patuano ha definito "cruciali" sia per il Paese che per l’Europa. In una recente intervista pubblicata su "Fortune", il Presidente ha sottolineato l’impegno di A2A nella realizzazione del Piano: "Ci occupiamo di due macro-temi che sono al centro del dibattito di politica economica dell’Europa in questo momento. Uno è il mondo della transizione energetica e l’altro è il mondo dell’economia circolare. A2A si è posta l’obiettivo di una grande accelerazione industriale in entrambi gli ambiti". La Life Company oggi opera nei settori ambiente, energia, ciclo idrico, reti e smart cities. Nello specifico, per quanto riguarda l’economia circolare, la Life Company punta soprattutto su azioni volte al recupero di materia e di energia dai rifiuti e alla riduzione degli sprechi. "Questo settore ha un impatto immediato e diretto sul Pianeta – spiega Marco PatuanoSi tratta di un tema sicuramente culturale, ma anche lo specchio di un gap infrastrutturale degli impianti nel nostro Paese: su questo non dobbiamo avere paura di investire".

    Marco Patuano: "Come A2A investiamo molto nel biometano"

    Sul fronte della transizione energetica, il Piano della Life Company prevede una forte accelerazione sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è aumentare la quota di solare ed eolico all’interno del mix energetico e supportare il Paese nel raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei legati alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni. Ma le fonti green, ricorda Marco Patuano, non si limitano solo a quelle sopracitate: "Come A2A stiamo investendo molto, ad esempio, nel biometano, con il quale stiamo sostanzialmente chiudendo in modo virtuoso il ciclo dei rifiuti alla base dell’economia circolare. Tutti noi produciamo rifiuti organici, e da questi rifiuti dobbiamo riuscire quanto più possibile a produrre metano per avere metano verde". Le rinnovabili rappresentano al momento l’unica soluzione al problema della dipendenza energetica e al conseguente rincaro dei prezzi. Per utilizzarle al meglio è necessario intervenire al più presto anche sulla flessibilità delle reti, aggiunge Marco Patuano: "Le città, consumando sempre più elettricità per uso domestico, stanno diventando sempre più energivore. Ciò sta determinando un enorme stress sulle infrastrutture di distribuzione: dobbiamo quindi immaginare alcuni investimenti miliardari".

  • La biografia professionale di Claudio Machetti

    Claudio Machetti è manager di Enel e ricopre la carica di Direttore della Global Energy and Commodity Management Business Line del Gruppo.

    Claudio Machetti

    La storia professionale di Claudio Machetti in Enel

    Quella tra Claudio Machetti ed Enel è una storia che dura da oltre 20 anni. Nel 2000 fa il suo ingresso nel Gruppo in qualità di Responsabile dell’Area Finanza. In quello stesso anno collabora alla creazione della controllata finanziaria Enelfactor e della società assicuratrice captive Enel Insurance. Amministratore Delegato di Enelfactor e Presidente di Enel Insurance, mantiene l’incarico fino al 2014. Nel 2005 diventa Direttore Finanziario di Enel e successivamente assume il ruolo di Presidente di Fondonel e Fopen, i due fondi pensione del Gruppo. Mentre la sua carriera in Enel avanza, Claudio Machetti entra anche nei Consigli di Amministrazione di Wind, Terna, Endesa e altre società controllate. Nel 2009 va a ricoprire il ruolo di Responsabile della divisione Risk Management e nel 2014 diventa invece Direttore della Global Energy and Commodity Management Business Line, in precedenza Global Trading.

    Il percorso di Claudio Machetti prima di Enel

    Diplomatosi al Liceo Classico Tito Lucrezio Caro di Roma, Claudio Machetti si laurea in Scienze Statistiche presso l’Università La Sapienza. Avvia la sua carriera come impiegato di banca presso la filiale di Milano del Banco di Roma. Nel 1984 diventa analista finanziario della Direzione Centrale di Roma, per poi entrare nell’Ufficio Analisi, dove si occupa di curare l’IPO di società nella Borsa Italiana. La sua prima importante promozione avviene nel 1990, quando viene nominato Vicedirettore Responsabile del Nucleo Analisti Finanziari. Dopo due anni lascia definitivamente il Banco di Roma. L’ultimo impiego di Claudio Machetti prima dell’ingresso in Enel è quello in qualità di Direttore della Finanza Operativa in Ferrovie dello Stato Italiane, incarico che segue quello di Dirigente Responsabile dell’Unità Mercati Finanziari. Tra le sue pregresse esperienze professionali è rilevante menzionare anche la sua partecipazione alla nascita della società Fercredit, della quale è diventato Amministratore Delegato.

  • Cristina Scocchia incaricata di portare Illycaffè alla quotazione in Borsa

    Amministratore Delegato di Illycaffè, Cristina Scocchia ha l’incarico di guidare l’azienda verso la Borsa. Il piano industriale è per l’appunto costruito sull’obiettivo della quotazione, ma include anche il raddoppio delle vendite nell’e-commerce e lo sviluppo del business nella grande distribuzione.

    Cristina Scocchia

    Le sfide future di Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia presenterà il piano industriale per i prossimi cinque anni: tra le sfide da affrontare, il nuovo ciclo di espansione dell’azienda è il focus principale. Illycaffè punta a potenziare la presenza nel settore Horeca e, contemporaneamente, a rafforzare l’espansione nel canale della grande distribuzione. Un’altra strategia riguarda lo sviluppo della trasformazione digitale, "prevediamo – ha commentato l’AD – il raddoppio dei ricavi dell’e-commerce, che oggi vale il 15% del business, a quota 140-150 milioni". Le azioni strategiche messe in atto dal Gruppo includono inoltre la crescita sul territorio nazionale ed europeo. Illycaffè punta però anche ai mercati esteri di Cina e Stati Uniti dove intende raddoppiare le vendite: "Un brand di qualità come il nostro, una delle bandiere del Made in Italy – ricorda Cristina Scocchiacontinua ad avere molto successo oltreoceano". L’AD ha l’incarico di portare l’azienda alla quotazione in Borsa, ma sui tempi dell’operazione non si pronuncia: esistono tante variabili esterne (dal contesto macroeconomico all’andamento dei mercati in generale) che potrebbero influenzare le scelte strategiche.

    Cristina Scocchia: Illycaffè affronta l’aumento dei prezzi delle materie prime

    Non spaventa la presentazione dei dati del bilancio 2021 prevista per questo marzo: dopo un 2020 tormentato dall’emergenza sanitaria, ricorda Cristina Scocchia, i dati relativi all’anno appena trascorso confermano infatti un ritorno alla crescita. Nell’attuale panorama, in cui la pandemia e l’introduzione dello smart working hanno cambiato le abitudini, l’accordo con la JDE (per la produzione di capsule in alluminio, compatibili con il sistema Nespresso) resta strategico. I consumi del caffè sono passati dal canale Horeca alla grande distribuzione e secondo l’AD sarà difficile tornare al periodo prepandemia. Affrontando il tema dell’aumento del prezzo delle materie prime, una libbra di caffè è più che raddoppiata, da 1,10 euro nel 2020 all’attuale 2,50 euro: "Stiamo assistendo – spiega Cristina Scocchiaad aumenti per tutte le materie prime con cui tutte le aziende dovranno fare i conti. Situazione aggravata dalle attuali tensioni geopolitiche". In questo caso il modello di agricoltura virtuosa creato da Illycaffè è in grado di supportare l’attività dell’azienda, da sempre impegnata nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale. A Trieste sono da poco terminati i lavori di collaudo del nuovo impianto di trattamento del caffè verde crudo, ma sugli investimenti futuri l’AD del Gruppo non divulga alcun dettaglio: la città "resta la casa madre e qui abbiamo cuore e radici molto solide che vogliamo mantenere".

  • Francesco Milleri, il 2021 di EssilorLuxottica: focus sul primo anno come azienda integrata

    Il 2021 è stato un anno cruciale per EssilorLuxottica, il primo del percorso come nuova azienda integrata: le considerazioni dell’AD Francesco Milleri.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica, il 2021 un anno fondamentale nel percorso come azienda integrata

    Ha parlato di "risultati importanti" l’AD Francesco Milleri ripercorrendo il 2021 di EssilorLuxottica. Un anno ricco di momenti e iniziative cruciali su diversi fronti: la nuova generazione di smart glasses Ray Ban – Meta, la prima roadmap per un futuro sostenibile, l’acquisizione di GrandVision, il lancio di prodotti innovativi per l’eyecare e l’eyewear, le nuove partnership e Leonardo, la piattaforma globale di formazione unica nel suo genere, sono alcune delle tappe che hanno segnato il primo anno del nuovo corso di EssilorLuxottica come azienda integrata. Il Gruppo che l’Amministratore Delegato Francesco Milleri guida unitamente al Vice AD Paul du Saillant ha realizzato importanti passi avanti contribuendo alla creazione di un’organizzazione sempre più forte, in grado di implementare la propria visione strategica e allo stesso tempo di costruire valore per i propri stakeholder.

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica, le tappe fondamentali del 2021

    "Abbiamo molto di cui essere tutti orgogliosi", hanno scritto lo scorso dicembre l’AD Francesco Milleri e il Vice AD nel messaggio indirizzato a quanti lavorano quotidianamente per la crescita di EssilorLuxottica aiutando "le persone nel mondo a vedere meglio e vivere meglio, nel segno della nostra mission aziendale". Traguardi e opportunità hanno segnato il 2021 di una realtà che sta contribuendo a ridefinire il settore grazie al suo modello di integrazione verticale, al suo footprint globale e a una leadership chiara. L’azienda rimane al centro della trasformazione del settore grazie a un approccio omnichannel unico, riconfermandosi leader nell’innovazione e rafforzando il proprio impegno nel portare la "salute degli occhi" a tutti, "ovunque". "Non abbiamo mai smesso di costruire il nostro futuro assieme", ha ribadito l’AD Francesco Milleri nel messaggio scritto a quattro mani con il Vice AD Paul du Saillant: "Guardiamo al 2022 con fiducia e ottimismo. EssilorLuxottica continuerà a guidare l’evoluzione creando opportunità e valore".

  • Come Investire in Oro in Modo Sicuro

    Come investire in oro è un argomento piuttosto attuale da un paio di anni in considerazione delle continue emergenze che vengono dichiarate dai governi occidentali.
    Capire come investire in oro in momenti di difficile congiuntura economica è oggi quanto mai fondamentale per mettere al sicuro il proprio denaro.
    Questo perché l’oro è considerato il bene rifugio per eccellenza non solo in quanto capace di resistere agli eventi economici e di altra natura più drammatici ma anche per la facilità con cui è possibile monetizzarne il valore anche presso una delle tante attività commericiali come questo compro oro Firenze.
    Capire come investire in oro richiede un certo impegno e una capacità minima di analisi economica che ci permetta di capire se veramente ci si trova nel momento giusto per acquistare beni rifugio.
    Il mercato dell’oro per investimento offre svariati modi su come investire in oro.
    Quello più conveniente e sicuro è sicuramente attraverso lingotti d’oro da investimento che possono essere ritirati e conservati al sicuro senza la necessità di intermediari.
    La convenienza dei lingotti sta nel fatto che il costo per la realizzazione incide in modo assolutamente marginale sul prezzo di acquisto che è costituito dal valore dell’oro alla quotazione del momento.
    Dal punto di vista della sicurezza la possibilità di ritirare l’oro acquistato pone l’investitore in una posizione di totale autonomia a prescindere dagli eventi esterni in quanto non si ha la necessità di doversi rivolgere a terzi che per quanto affidabili sono sempre soggetti ad una giurisdizione e ad un regolamento di cui non abbiamo il controllo.
    Non per nulla gli stessi stati sovrano che hanno il pieno controllo della propria economia custodiscono ingenti riserve auree in caveau all’interno dei propri confini nazionali, come ha anche fatto recentemente la germani facendo rientrare nel terriotro nazionale le riserve auree fino ad allora custodite presso banche estere.
    Esistono anche altri metodi di investire in oro attraverso i mercati azionari, in questo caso è possibile acquistare oro senza accollarsi l’incombenza di ritirarlo direttamente.
    In questi casi possiamo gestire l’investimento come si trattasse di un qualsiasiasi investimento finanziario attraverso operazioni commerciali che sono delegate alle banche.

  • Il nuovo Piano al 2024 di Banca Generali punta sugli investimenti sostenibili ESG

    Con il Piano 2022-2024 Banca Generali si prepara ad un nuovo corso. Servizio, innovazione e sostenibilità i pillar strategici. Tra gli obiettivi spicca quello legato agli investimenti sostenibili ESG.

    Banca Generali: entro il 2024 investimenti sostenibili ESG al 40% delle masse gestite

    Dopo aver superato i principali obiettivi fissati nello scorso triennio, per Banca Generali è tempo di capitalizzare i risultati ottenuti e dare il via ad un nuovo percorso di espansione e di crescita sotto il segno della sostenibilità. La strategia contenuta nel nuovo Piano al 2024, approvato dal CdA lo scorso 14 febbraio, va proprio in questa direzione. L’Istituto, diventato negli ultimi anni punto di riferimento nell’ambito degli investimenti sostenibili ESG, ha deciso di scommettere ancora una volta sui propri elementi distintivi. Valore del servizio, innovazione e sostenibilità sono i pilastri sui quali verrà costruito il nuovo corso del Gruppo guidato da Gian Maria Mossa. “Ci prepariamo ad una nuova fase di forte crescita per la nostra banca – ha dichiarato l’AD – valorizzando i nostri punti di forza: qualità dei professionisti, cultura orientata all’innovazione e impegno nella sostenibilità”. Sul fronte finanziario, gli obiettivi appaiono ambiziosi: secondo le stime, nel prossimo triennio la raccolta raggiungerà quota 18-22 miliardi, le masse gestite e amministrate passeranno dagli 85,7 miliardi dello scorso anno a 105-110 miliardi e la crescita annua dell’utile netto si aggirerà intorno al 10-15%. Prevista una distribuzione di 7,5 – 8,5 euro per azione di dividendi cumulati nel periodo 2022-2025, di cui 2,55 già annunciati. Anche in questo campo Banca Generali intende rafforzare l’approccio legato alla sostenibilità. Il leader degli investimenti sostenibili ESG intende raggiungere entro il 2024 “una percentuale del 40% in prodotti ESG (fondi e wrappers) sul totale delle soluzioni gestite complessive”.

    Banca Generali, nel prossimo triennio accelerazione su piattaforme digitali e nuovi servizi

    L’impulso sugli investimenti sostenibili ESG è solo una delle molteplici iniziative che Banca Generali intende promuovere sul fronte della sostenibilità. Oltre ad avviare percorsi specifici di formazione per i consulenti, l’Istituto ha reso nota la volontà di sottoscrivere entro il triennio gli impegni del Principle of Responsible Investment (PRI) e della Task Force on Climate related Financial Disclosures (TCFD). Spazio anche a work-life balance, diversità e inclusione e al coinvolgimento dei dipendenti su tematiche come digitale e ambiente. Valore del servizio e innovazione sono le altre due priorità del Piano. Nel primo caso, Banca Generali intende realizzare una “totale personalizzazione” sia dell’offerta che dei modelli di servizi attraverso il potenziamento delle piattaforme dedicate. L’obiettivo è individuare nuovi segmenti di clientela High Net Worth (HNW) e Affluent. Lato innovazione, lo scopo è continuare a costruire una banca sempre più “data driven”, digitale e aperta. Oltre a dedicarsi allo sviluppo delle piattaforme digitali e delle logiche di Business Process Automation, l’Istituto punterà sulla nuova unità di Data Management lanciata nell’ultimo biennio.

  • Inflazione e tensioni Ucraina: +0,4% tassi mutui fissi

    Come emerge dall’analisi di Facile.it, l’IRS, l’indice di riferimento che guida l’andamento dei mutui fissi, negli ultimi giorni è salito superando quota 1% (indice a 20 anni), cosa che non accadeva da maggio 2019. Questo ha determinato che per un mutuo fisso da 126.000 euro al 70%, da restituire in 25 anni, il miglior tasso (TAEG) disponibile oggi online* è pari a 1,44%, con una rata da 489 euro al mese; dodici mesi fa, per un’operazione analoga, il miglior tasso era 1,04% e la rata 466 euro. Questo significa che chi chiede adesso un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 6.900 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    «Da mesi» – spiegano gli esperti di Facile.it – «l’Europa è alle prese con l’aumento dell’inflazione, determinato in larga parte dal rincaro del prezzo dell’energia, e la situazione di crisi tra Russia e Ucraina potrebbe complicare ulteriormente lo scenario.».

    Se i mutui a tasso fisso sono oggi già ben più costosi di quanto non fossero un anno fa, sul fronte del variabile, per ora, la situazione è ancora stabile; «L’Euribor» – continuano da Facile.it – «è ancora in negativo, ma per il futuro sarà determinante l’andamento dell’inflazione. Se il livello attuale diventerà strutturale, sarà inevitabile un intervento da parte della BCE sui tassi di interesse e questo avrebbe un impatto diretto sulle rate dei mutui variabili, sia per coloro che hanno già un finanziamento in essere, sia per coloro che lo sottoscriveranno in futuro».

     

    * Simulazione effettuata su Facile.it in data 1 marzo 2022.

     

  • Negozi fisici, in Italia ne sono spariti 100mila in 9 anni

    Il tessuto commerciale delle città italiane si è notevolmente assottigliato. Negli ultimi 9 anni finatti, il numero dei negozi fisici è crollato di quasi 100mila unità. La pandemia ha acuito questa tendenza, che comunque era già in atto da tempo.

    Il calo strutturale dei negozi fisici

    negozi fisiciA illustrare i dati sui negozi fisici è stato l’Ufficio Studi Confcommercio, nella settima edizione di “Osservatorio sulla demografia d’impresa“, che ha analizzato la presenza del commercio al dettaglio, inclusi gli ambulanti, in 120 comuni medio-grandi italiani (110 capoluoghi e 10 comuni non capoluoghi di media dimensioni).

    Dall’analisi sono state escluse solo le tre grandi metropoli Milano, Napoli e Roma in quanto multicentriche, nel senso che non è possibile fare distinzione tra centro storico e non centro storico.

    100mila unità perdute

    Durante il periodo che va dal 2012 al 2021 si è assistito a una riduzione progressiva del numero di negozi fisici, specialmente nei centri storici. Sono scomparsi quasi 85 mila unità, cui si sommano 10mila nel commercio ambulante. Si arriva così a quasi 100mila attività scomparse.

    Come detto, la pandemia ha aggravato questo danno al tessuto commerciale italiano, vittima della stagnazione dei consumi di tipo strutturale che affligge l’Italia da tanto tempo. A parte dei piccoli ritracciamenti, questo trend va avanti da anni. Oggi i consumi in termini reali sono sotto i livelli del 1999 e lo stesso parametro in termini pro capite si colloca sotto i valori del 1998, cioè 17.297 euro del 2021 contro i 17.708 euro di 25 anni fa.

    Chi cresce e chi sparisce

    Da segnalare che nei centri storici i negozi fisici che sono aumentati sono gli alloggi (intendendosi bed and breakfast e appartamenti per soggiorni brevi), cresciuti del 46,3%. Seguono le farmacie +18,1%. Invece il calo ha riguardato soprattutto carburanti – 36% (dove c’è stato un vero e proprio slippage), mobili e ferramenta – 28,23%.
    In generale la tendenza che si vede nei centri storici, è che ci sono meno consumi nei negozi tradizionali e più servizi.

    Altra tendenza interessante è la progressiva avanzata degli stranieri. Tra il 2012 e il 2021, infatti, se il numero di imprese in mani italiane è calato di circa 190mila unità, c’è stato un fortissimo incremento di quelle straniere. La quota di queste ultime è quasi raddoppiato in nove anni, passando dal 10,7% al 19,1%.

  • Il Gruppo OMB acquista le valvole Nencini

    Il Gruppo OMB di Cenate Sotto (BG) ha acquisito dal Gruppo Ipi – società specializzata in valvole di grandi dimensioni per dighe e centrali idrauliche – la Nencini Spa di Siena. Con un fatturato di 130 milioni di euro e oltre 300 dipendenti, OMB Valves S.p.A., con sede a Cenate Sotto (BG), è un produttore riconosciuto a livello mondiale di valvole in acciaio forgiato per i settori Oil&Gas, Power, costruzioni navali e aerospaziali, con stabilimenti in Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente ed è associata a Confindustria Bergamo.

    OMB è stata assistita per gli aspetti fiscali dallo Studio BNC Berta, Nembrini, Colombini & Associati e per gli aspetti legali dell’operazione dallo Studio legale studio CMA Caffi Maroncelli Associati.

    In particolare, il dott. Riccardo Rapelli dello Studio BNC ha curato l’’acquisizione in team con l’avvocato Emanuele Cortesi, dello studio CMA Caffi Maroncelli Associati di Bergamo, affiancato dagli avvocati Matteo Ghilardi e Mauro Alessio. A seguire l’operazione per la parte del Diritto del Lavoro è stata Sara Cortinovis, avvocato sempre dello studio CMA.

    L’operazione si pone nel percorso di sviluppo del Gruppo OMB nel mondo delle energie rinnovabili, attraverso l’acquisizione di uno dei brand storici nella produzione di valvole per il settore acque.

    STUDIO BNC (www.studiobnc.it) è uno studio di commercialisti e consulenti del lavoro con sede a Bergamo e rappresenta una realtà flessibile e dinamica che, con un’esperienza ultraventennale e una squadra di oltre trenta professionisti che opera al suo interno, è in grado di presentarsi con un team adeguato e qualificato al fine di soddisfare le molteplici e articolate esigenze delle aziende e di fornire delle risposte concrete e valorizzanti. I professionisti dello studio, grazie anche a diverse specializzazioni, sono in grado di coprire tutte le tematiche professionali e assicurare l’assistenza a imprese di qualsiasi dimensione.

  • Oro e Metalli Rari il Futuro è nel Riciclo e nei Giacimenti Spaziali

    Oro e metalli rari sono oggi quanto mai preziosi e ricercati, l’utilizzo che se na fa in svariati settori, alcuni dei quali innovativi e strategici per il progresso tecnologico Oro e metalli rari sono oggi quanto mai preziosi e ricercati, l’utilizzo che se ne fa in svariati settori, alcuni dei quali innovativi e strategici per il progresso tecnologico hanno riacceso i riflettori sui giacimenti metalliferi.
    Sono già molte le zone del mondo che sono sfruttate da un punto di vista minerario, non più solo oro ed i classici metalli ma anche metalli sempre più rari e di non facile reperimento mettono alla prova la sostenibilità ambientale delle zone limitrofe ai giacimenti minerari.
    Un problema che sembra cominciare ad essere sempre più sentito non solo dagli ambientalisti ma dalle stesse elite mondiali che sembrano decise a dare una svolta importante verso il green.
    Per quanto riguarda l’oro e altri metalli preziosi già da anni sono state attivate filiere di riciclo anche in italia, anche se limitate ad oggetti e gioielli in oro a monte delle quali ci sono attività commerciali come questo compro oro Firenze.
    Il progresso tecnologico nel settore del recupero dei metalli permette oggi di riciclare oro e altri metalli rari sempre maggiormente anche da tutti quei dispositivi elettronici e digitali come smartphone, computer, ecc.
    Il nostro paese è molto indietro in questo tipo di riciclo che viene realizzato da anni i paesi molto avanzati come il Giappone dove il numero di dispositivi digitali in circolazione fornisce un costante rifornimento di parti elettroniche realizzate con metalli di varia natura.
    Ma guardando in prospettiva non si può non immaginare che l’uomo si organizzi per estrarre metalli dagli immensi giacimenti che si trovano vagando nello spazio.
    16 Psiche è solo l’ultimo di una serie di asteroidi che secondo le ricerche di scienziati ed astronomi sono ricchissimi di oro a altri metalli che sulla terra non sono abbondanti e di difficile estrazione.
    Anche in questo caso al possibilità di recuperare metalli ed altre risorse minerarie direttamente da asteroidi vaganti nello spazio è una possibilità che aiuterebbe a sostenere la sostenibilità ambientale.
    Certamente ancora non siamo in grado di realizzare operazioni minerarie nello spazio su vasta scala ma sicuramente il futuro non può non prescindere da questa nuova frontiera

     

  • Alessandro Benetton: la nuova gestione di Edizione parte dal CdA

    Due "importanti ingressi" e altrettante "gradite riconferme" per il CdA che affiancherà Alessandro Benetton nella sua nuova avventura in Edizione.

    Alessandro Benetton

    Edizione, Alessandro Benetton: "Costruire team di lavoro solido step fondamentale"

    "Vi avevo promesso che avrei raccontato la mia esperienza in Edizione, e quindi eccomi qui. In ogni azienda, un primo passaggio fondamentale è costruire un team di lavoro solido, e dato che in Edizione abbiamo da poco ufficializzato il nuovo Consiglio di Amministrazione, ci tengo a presentarvelo". Inizia con queste parole il messaggio recentemente apparso sui social di Alessandro Benetton. L’imprenditore ha da poco preso in mano le redini della Holding di famiglia: il suo compito come neo Presidente è reinterpretarne l’approccio industriale e riportare Edizione ad essere nuovamente punto di riferimento italiano nel mondo. E la discontinuità inizia non solo con un nuovo modo di comunicare, ma soprattutto con una squadra di "primissimo livello". Nel CdA, oltre allo stesso Alessandro Benetton e all’Amministratore Delegato Enrico Laghi, siederanno in rappresentanza della famiglia anche Carlo Bertagnin Benetton, Christian Benetton ed Ermanno Boffa. Sono quattro invece i consiglieri indipendenti eletti dall’Assemblea dei Soci: "Due di questi sono in realtà due gradite conferme: Claudio De Conto e Vittorio Pignatti-Morano Campori, persone che hanno dimostrato negli anni il valore del loro contributo".

    Alessandro Benetton: nel CdA spazio a donne di "caratura internazionale"

    I seggi restanti tra gli indipendenti saranno invece occupati da due volti nuovi. Ad accompagnare Alessandro Benetton e cugini nel nuovo corso di Edizione anche Irene Boni e Francesca Cornelli. AD di Talent Garden e con passato in Yoox Net-A-Porter, Irene Boni porterà in Edizione le sue competenze nel mondo della tecnologia e dell’innovazione, con un focus sui giovani talenti del futuro digitale. Francesca Cornelli, economista e Dean and Professor of Finance alla Kellogg School of Management, contribuirà con il profondo know-how sui temi della business education e dello sviluppo manageriale: "Entrambe figure di caratura internazionale – scrive Alessandro Benettonche sono orgoglioso di poter contare tra i membri di questo Consiglio". L’ingresso di Boni e Cornelli, fa sapere la Holding in una nota, "amplia il network relazionale internazionale del Gruppo e lo spettro di competenze distintive e di elevato profilo che abbraccia i settori del management, della finanza e M&A così come i temi di governance, educazione, innovazione e tecnologia".

  • UBERTO VISCONTI NOMINATO HEAD OF BUSINESS DEVELOPMENT DI CASAFARI

    GUIDERÀ LO SVILUPPO IN ITALIA DI CASAFARI, IL PIÙ GRANDE DATA PROVIDER DI INFORMAZIONI IMMOBILIARI IN EUROPA

    Uberto Visconti è stato nominato Head of Business Development per l’Italia di CASAFARI, la più grande rete immobiliare d’Europa che dalla scorsa estate sta mettendo a disposizione, anche dei professionisti italiani, la sua piattaforma informatica. La struttura creata da CASAFARI è la più vasta e completa del continente e si avvale di intelligenza artificiale, tecniche di NLP (Natural Language Processing) e Machine Learning per riunire, ordinare e aggiornare in tempo reale 160 milioni di annunci immobiliari da 20.000 fonti diverse di dati, offrendo potenti servizi e vantaggi senza precedenti nel Belpaese.

    Nato a Milano, una Laurea in Architettura con indirizzo urbanistico al Politecnico di Milano, un Dottorato di Ricerca in “Pianificazione territoriale e mercato immobiliare” presso il Politecnico di Torino e un anno in cattedra alla Delft University of Technology in Olanda, Uberto Visconti colleziona nella sua carriera numerose esperienze nel real estate italiano: dal ’95 è Direttore di ricerca presso l’Istituto indipendente di studi e ricerche “Scenari Immobiliari”, quindi membro del Consiglio della European Real Estate Society (2005-2010), dell’AICI – Associazione Italiana Consulenti Immobiliari e del Royal Institute of Chartered Surveyors (UK). Fonda una società di consulenza specializzata in analisi di mercato – Valori Urbani, poi fusasi con il Gruppo Reddy’s di Milano -, e nel 2006 entra a far parte di ING Real Estate Development, dirigendo l’attività di acquisizione progetti di sviluppo, ricerca e strategie della società.

    Seguono poi esperienze presso il Gruppo Arcotecnica S.p.A. – dal 2009 dirige la business unit “Real Estate Wealth Advisory & Management” in Italia e tra il 2014 e il 2015 gestisce lo sviluppo di una società di property management del Gruppo a Dubai, un’esperienza internazionale con Knight Frank Italia, e il ruolo, dal 2016, di responsabile dello sviluppo immobiliare della società Talent Garden S.p.A. in Italia ed Europa.

    Specializzato in analisi di mercato, pianificazione urbanistica e sviluppo urbano, valutazione e gestione immobiliare, da quest’anno Visconti guiderà il team italiano di CASAFARI per espandere e sviluppare il business e la rete di professionisti e relazioni dell’azienda in Italia.

    «Oltre all’attività professionale, in passato ho svolto attività di ricerca in università sulla pianificazione e sui mercati immobiliari in Italia e all’estero. Allora l’ostacolo più importante al funzionamento efficiente dei mercati immobiliari, per esempio rispetto al mercato mobiliare, era la trasparenza informativa. All’epoca, quando si operava con processi analogici, era la norma – commenta Uberto Visconti, Head of Business Development di CASAFARI in Italia. Grazie alla digitalizzazione, questa industria alquanto conservativa si è evoluta in modi prima impensabili. CASAFARI sta diventando il principale portatore di innovazione digitale a vantaggio dell’efficienza dell’industria immobiliare. Sono felice ed onorato di gestire lo sviluppo di CASAFARI in Italia, non solo perché collaboro ad un grande progetto condiviso da investitori del calibro di Prudence Holdings, Lakestar, e, più di recente, Starwood Capital, ma perché lavorerò con decine di giovani eccellenti professionisti per portare trasparenza nel mercato immobiliare italiano».

     

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    CASAFARI, l’unico network immobiliare transfrontaliero indipendente in Europa, collega più di 20.000 professionisti del settore immobiliare attraverso funzioni MLS e un database immobiliare completo che copre tutte le asset class in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Germania. CASAFARI ha sviluppato applicazioni personalizzate come metasearch, analisi di mercato comparative, analisi di mercato e feed di dati giornalieri, così come una divisione Portfolio Solutions per soddisfare le esigenze degli investitori immobiliari istituzionali. L’azienda ha una tecnologia proprietaria di machine learning e ampie operazioni sui dati per indicizzare automaticamente, pulire, classificare e abbinare i duplicati di milioni di annunci immobiliari da migliaia di siti web in diverse lingue. Dal lancio nel 2018, CASAFARI ha conquistato importanti clienti di marchi come Sotheby’s International Realty, Century21, Coldwell Banker, RE/MAX franchising, JLL, Savills, Fine & Country, Engel & Voelkers, Keller Williams e importanti investitori istituzionali e sviluppatori come Stoneweg, Kronos, Vanguard e Vic Properties.

     

     

  • Capitali stranieri, l’Italia non riesce ad attirarli (e la Germania fa 10 volte meglio)

    Una delle chiavi importanti per la crescita di una economia, è la capacità di attirare i capitali stranieri. Su questo punto l’Italia ha ancora un bel po’ di strada da fare, perché gli investitori esteri ancora non considerano il nostro paese come una delle mete preferite per i propri impieghi.

    L’incapacità di catturare capitali stranieri

    capitaliL’attrattività rispetto ai capitali stranieri è un tema dibattuto da tempo in Italia. Ma soprattutto in questa fase storica assume maggiore rilevanza. Infatti a causa delle misure di politica monetaria e fiscale che sono state adottate dalle banche centrali per contrastare la pandemia, sui mercati si è riversato un fiume di liquidità. Significa capitali in cerca di impiego e di occasioni.

    Ma fin quando gli investitori stranieri non ci vedranno come un territorio fertile, questo fiume di liquidità difficilmente bagnerà il nostro paese.

    La Borsa di Milano non ha fascino

    Va detto che siamo noi stessi i primi ad essere poco affascinati dal nostro sistema. Lo dimostrano in modo eclatante i numeri.
    Il numero di aziende quotate alla Borsa di Milano è addirittura calato negli ultimi anni. I debutti alla borsa milanese (le cosiddette Ipo) sono state in grado di raccogliere un capitale complessivo di 6 miliardi di dollari. Se facciamo un confronto con la borsa tedesca conducendo un’analisi DAX, siamo addirittura un decimo sotto. Rispetto alla Francia sono un quinto di meno.

    Il paradosso italiano

    Al di là di questo, esiste un paradosso che riguarda molte aziende italiane. Stanno infatti decidendo di quotarsi in borsa… ma non nel nostro paese bensì all’estero.
    Un esempio eclatante sono Prada che lo ha fatto una borsa di Hong Kong e Zegna che l’ho fatto alla borsa di New York.

    Va detto inoltre che la fragilità dell’Italia si palesa all’interno di un continente che a sua volta è abbastanza debole. Infatti in Europa le Ipo Hanno raccolto 200 miliardi nel biennio 2020-2021, rispetto ai 450 della Cina e addirittura agli 850 degli Stati Uniti.

    Un problema di portata Europea

    Probabilmente alla base di questa ritrosia a quotarsi a Piazza Affari, c’è un sistema di regole che governa il mercato dei capitali d’Europa.

    La Esma, che avrebbe dovuto uniformare i regolamenti del mercato finanziario, in realtà oggi come oggi è solo una federazione di diversi organismi nazionali. Questo rappresenta un freno a chi intende quotarsi. Invoglia a scegliere altri luoghi dove farlo, per avere a disposizione maggiori risorse a costi inferiori (spread più bassi) e con regole di governance decisamente più agevoli.

    Da quanto detto si comprende come per attirare i capitali stranieri sia indispensabile dotarsi di regole più semplici ma soprattutto omogeneo a livello europeo.

  • Innovatec: la società guidata da Pietro Colucci ora è in mano alla holding di famiglia Sostenya

    Con l’operazione conclusa da Pietro Colucci, la holding Sostenya ottiene il controllo di Innovatec, leader nel settore dell’efficientamento energetico.

    Pietro Colucci

    Pietro Colucci: come cambia l’azionariato di Innovatec

    Novità in casa Innovatec S.p.A.: lo scorso 27 dicembre l’azionista di riferimento Pietro Colucci ha ceduto il 45,68% delle azioni a Sostenya, holding attiva nella green economy fondata dallo stesso imprenditore nel 2011. Punto di riferimento in Italia per la CleanTech, il Gruppo nasce nel 1960 e in pochi anni conquista i settori dell’efficientamento energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili. La società è stata poi quotata in Borsa a partire dal 2008. Con la cessione portata avanti dal Presidente Pietro Colucci, che ha venduto 42,515 milioni di azioni alla holding di famiglia, Innovatec ha quindi un nuovo azionariato. La maggioranza relativa è detenuta appunto dal Gruppo Sostenya (45,68%), mentre il restante 53,85% resta sul mercato.

    Pietro Colucci: il trend positivo di Innovatec

    L’operazione condotta da Pietro Colucci non ha intaccato il trend più che positivo registrato dalle azioni di Innovatec, che nell’ultimo trimestre sono state protagoniste di un aumento record del 111%. Un dato non tanto distante dalla media del 2021, con il valore dei titoli schizzato a +97%. Due le cause principali legate al recente successo in Borsa di Innovatec. In primis, la presenza sul mercato di un flottante particolarmente rilevante. Si è poi aggiunta la notizia di un’importante acquisizione. Lo scorso dicembre, con il sostegno dell’allora azionista di maggioranza Pietro Colucci, l’azienda ha acquistato il 56,45% del capitale sociale di Cobat, una delle più grandi piattaforme italiane di servizi per l’economia circolare. La società è impegnata nella gestione di flussi e nel recupero di pile, batterie ed accumulatori: un settore oggi in fermento e dalle grosse potenzialità, soprattutto considerando la diffusione sempre più capillare di mezzi di trasporto elettrici.

  • Massimo Malvestio: boom di Borsa e private equity, cosa sta succedendo alle aziende del Nordest

    Che sia la quotazione in Borsa o il ricorso al private equity, negli ultimi due anni le aziende venete puntano sempre più su soluzioni finanziarie alternative. Un fenomeno agli inizi, secondo Massimo Malvestio.

    Massimo Malvestio

    Massimo Malvestio: a guidare il trend aumento dei multipli e legislazione favorevole

    C’è chi parla di ricambio generazionale, chi di effetto della pandemia: sta di fatto che a partire dal 2020 si assiste ad un rapido aumento del numero di realtà venete quotate in Borsa o, ancora, protagoniste di operazioni di private equity. A fare luce sul fenomeno Massimo Malvestio. In un’intervista pubblicata da “Nordest Economia”, il fondatore di Praude Asset Management ha provato a spiegare le ragioni che negli ultimi anni stanno spingendo le aziende nordestine verso soluzioni finanziarie alternative al credito. In primis, un mercato che ha aumentato i multipli riconosciuti alle società di piccole e medie dimensioni. Secondo l’esperto c’è poi da considerare una legislatura sempre più favorevole: “Dal Governo Renzi in avanti – sottolinea Massimo Malvestiosono state approvate numerose misure per favorire la quotazione delle società di minori dimensione e per avvicinare il risparmio al capitale di rischio”.

    Massimo Malvestio: private equity leva per lo sviluppo, ma attenzione ai rischi sociali

    L’avvicinamento alla Borsa da parte delle aziende nordestine si spiega anche con una più ampia adesione ai criteri di accessibilità, aggiunge Massimo Malvestio: “A favore di una progressiva apertura al mercato gioca anche il fatto che la trasparenza è ormai nel Dna della stragrande maggioranza delle nostre imprese, per cui le regole imposte dalla Borsa non sono percepite come un trauma, diversamente da quello che poteva accadere nel passato”. Piazza Affari non rappresenta l’unica opzione. Sempre più aziende si affidano infatti al private equity: “Un’opportunità se l’imprenditore è in grado di gestirla. I fondi di private equity apportano capitali, che costituiscono una leva fondamentale per lo sviluppo delle imprese e quindi del territorio, e rafforzano i presidi di trasparenza nella comunicazione”. I rischi sono tuttavia dietro l’angolo, ricorda Massimo Malvestio: “Se i fondi acquistano la maggioranza facendo ricorso in maniera prevalente al debito e puntano a rivendere il prima possibile, senza mostrare alcun attaccamento verso l’impresa, la sua storia, la gente che ci lavora, il territorio che quell’impresa ha espresso, allora diventano socialmente pericolosi”.

  • Calabria: bollette in aumento del 30% nel 2021

    Secondo l’analisi* di Facile.it, in Calabria nel 2021 il costo delle bollette luce e gas è schizzato alle stelle e le famiglie hanno speso, in media, 1.558 euro, valore in aumento del 30% rispetto al 2020.

    Nello specifico, la bolletta elettrica è stata, in media, pari a 645 euro, con un rincaro annuo del 40%; quella del gas, invece, è arrivata a 914 euro, in aumento del 24% rispetto al 2020.

    La brutta notizia è che il 2022 potrebbe andare peggio: se le tariffe attualmente in vigore rimarranno costanti fino a fine anno, a parità di consumi e in assenza di interventi istituzionali, il conto complessivo per le famiglie calabresi potrebbe addirittura superare, in media, i 2.700 euro, vale a dire il 74% in più rispetto al 2021.

    «Guardando al prezzo delle bollette in Italia negli ultimi 15 anni, mai le tariffe sono state così alte e alcuni segnali ci inducono a pensare che il quadro potrebbe restare critico almeno per la prima metà dell’anno, se non di più», spiega Silvia Rossi, BU Director Gas & Power di Facile.it. «Se la situazione non tornerà alla normalità, dopo le misure a  favore delle imprese sarebbe auspicabile un nuovo intervento del Governo a supporto delle famiglie. Una strategia per risparmiare rimane quella di valutare il passaggio al mercato libero; guardando alle migliori tariffe disponibili online, il passaggio potrebbe far risparmiare fino al 22% per il gas e addirittura il 38% per l’energia elettrica.».

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 75.000 contratti di fornitura raccolti a livello nazionale da Facile.it nel 2021 e considerando un consumo medio che, per la Calabria, è  pari a 2758 kWh per l’energia elettrica e 968 smc per la fornitura di gas, prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato. Il risparmio è stato calcolato tenendo in considerazione le migliori tariffe disponibili su Facile.it in data 24 gennaio 2022

     

  • Iva sull’Oro il Trattamento Cambia in Relazione alla Finalità di Uso

    Iva sull’oro un argomento che in pochi conoscono in modo approfondito se non gli addetti del settore compro oro Firenze o di altre città che commercializzano il prezioso metallo giallo.
    La normativa iva sull’oro cambia a seconda che si tratti di oro per investimento o oro industriale.
    Quando si tratta di oro per investimento è prevista l’esenzione dell’applicazione dell’iva, nei casi in cui questa venga applicata come imposta, la stessa verrebbe esercitata secondo il regime del reverse charge.
    La normativa italiana per oro da investimento intende lingotti 24, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, carati ufficialmente riconosciuti sul mercato dell’oro.
    Le monete d’oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine.
    Nei casi dell’oro industriale è previsto comunque un trattamento speciale per l’imponibilità iva.
    L’oro ad uso prevalentemente industriale, sia in forma di semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, sia in qualunque altra forma e purezza.
    L’oro industriale disciplinato con purezza pari o superiore a 325 millesimi, invece, è il metallo inteso come materia prima che deve quindi essere usato per effettuare successive lavorazioni e può avere diverse forme.
    L’oro avente carattere industriale è soggetto ad IVA mediante applicazione del “reverse charge”.
    Per le paste e le leghe metalliche a contenuto aureo, si applicano le normali regole dell’IVA, con addebito di imposta in fattura da parte del cedente. Il principio si basa sul fatto che queste leghe auree si configurano come prodotti finali e non più suscettibili di utilizzazione come prodotti intermedi.
    L’imposta sul valore aggiunto per gli acquisti di rottami per l’attività di recupero dei metalli preziosi, che consiste nel sottoporre successivamente questi metalli a processi di fusione ed affinazione chimica, al fine di ottenere il materiale prezioso in esso contenuto, può essere assolta anch’essa dal D.P.R. 633/72 art.17 c.5.
    Chiaramente tale regola vale nel caso in cui non ci sia attività di commercializzazione.