Categoria: Economia e Finanza

  • Rc auto: in Emilia-Romagna aumenti in arrivo per 63.000 automobilisti

    Brutte notizie per più di 63.000 automobilisti dell’Emilia-Romagna; tanti sono gli assicurati che, secondo l’osservatorio di Facile.it, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2021, vedranno peggiorare quest’anno la propria classe di merito e, di conseguenza, aumentare il costo dell’RC auto.

    Se in base all’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 51mila preventivi raccolti in Emilia-Romagna a dicembre 2021 – il numero di automobilisti che hanno denunciato un sinistro con colpa è cresciuto del 17% rispetto allo scorso anno, le tariffe riservate a quelli virtuosi per il momento restano ancora su livelli minimi.

    Secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Emilia-Romagna occorrevano, in media, 378,99 euro, vale a dire il 10,32% in meno rispetto a dicembre 2020.

    «Le tariffe», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «godono ancora oggi del calo dei sinistri rilevato per tutto il 2020, ma con il 2021 questi hanno ricominciato a salire e, in virtù di ciò, ci aspettiamo che i premi assicurativi tornino a crescere, con rincari che secondo le nostre stime potranno arrivare anche a 35-40 euro per ciascun automobilista.».

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,52% degli automobilisti ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che risulta essere più alta rispetto a quella nazionale (2,47%).

    Analizzando il campione su base provinciale emerge che Rimini è la provincia dell’Emilia-Romagna che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (2,94%) e che, quindi, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto. Seguono nella graduatoria le province di Ferrara (2,85%), Modena (2,81%), Parma (2,71%), Piacenza (2,66%) e Bologna (2,57%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Ravenna (2,34%) e Forlì-Cesena (2,07%). Chiude la classifica Reggio Emilia, area dell’Emilia-Romagna dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,80%).

    Identikit dell’automobilista colpito dai rincari

    Ma qual è l’identikit degli automobilisti dell’Emilia-Romagna che vedranno aumentare l’RC auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,72% del campione femminile ed il 2,40% di quello maschile.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato, invece, evidenzia come i pensionati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,95%) che farà scattare un aumento dell’RC auto; a seguire, a pari merito, gli insegnanti e i liberi professionisti (3,11%).

    Di contro, sono gli appartenenti alle forze armate coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2021 meno sinistri con colpa (1,35%), seguiti dalle casalinghe (1,97%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 692.011 preventivi effettuati in Emilia-Romagna dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: in Piemonte aumenti in arrivo per 63.000 automobilisti

    Brutte notizie per più di 63.000 automobilisti piemontesi; tanti sono gli assicurati che, secondo l’osservatorio di Facile.it, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2021, vedranno peggiorare quest’anno la propria classe di merito e, di conseguenza, aumentare il costo dell’RC auto.

    Se in base all’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 40mila preventivi raccolti in Piemonte a dicembre 2021 – il numero di automobilisti che hanno denunciato un sinistro con colpa è cresciuto dell’8% rispetto allo scorso anno, le tariffe riservate a quelli virtuosi per il momento restano ancora su livelli minimi.

    Secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Piemonte occorrevano, in media, 395,76 euro, vale a dire il 9,09% in meno rispetto a dicembre 2020.

    «Le tariffe», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «godono ancora oggi del calo dei sinistri rilevato per tutto il 2020, ma con il 2021 questi hanno ricominciato a salire e, in virtù di ciò, ci aspettiamo che i premi assicurativi tornino a crescere, con rincari che secondo le nostre stime potranno arrivare anche a 35-40 euro per ciascun automobilista.».

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,69% degli automobilisti ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che risulta essere più alta rispetto a quella nazionale (2,47%).

    Analizzando il campione su base provinciale emerge che Novara è la provincia piemontese che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,30%) e che, quindi, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto. Seguono nella graduatoria le province di Torino (2,79%) e, staccata di un soffio, Biella (2,72%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Verbano-Cusio-Ossola (2,36%), Asti (2,24%) ed Alessandria (2,19%).

    Chiudono la classifica Cuneo (2,09%) e Vercelli, area piemontese dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (1,88%).

    Identikit dell’automobilista colpito dai rincari

    Ma qual è l’identikit degli automobilisti piemontesi che vedranno aumentare l’RC auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,96% del campione femminile ed il 2,53% di quello maschile.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato, invece, evidenzia come i pensionati siano risultati essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,68%) che farà scattare un aumento dell’RC auto; a seguire gli operai (2,98%).

    Di contro, sono il personale medico coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2021 meno sinistri con colpa (1,54%), seguiti dagli artigiani (1,64%).

     


    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 551.376 preventivi effettuati in Piemonte dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc auto: nelle Marche aumenti in arrivo per 25.000 automobilisti

    Brutte notizie per più di 25.000 automobilisti marchigiani; tanti sono gli assicurati che, secondo l’osservatorio di Facile.it, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2021, vedranno peggiorare quest’anno la propria classe di merito e, di conseguenza, aumentare il costo dell’RC auto.

    Se in base all’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 16mila preventivi raccolti nelle Marche a dicembre 2021 – il numero di automobilisti che hanno denunciato un sinistro con colpa è cresciuto del 13% rispetto allo scorso anno, le tariffe riservate a quelli virtuosi per il momento restano ancora su livelli minimi.

    Secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nelle Marche occorrevano, in media, 387,01 euro, vale a dire l’11,14% in meno rispetto a dicembre 2020.

    «Le tariffe», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «godono ancora oggi del calo dei sinistri rilevato per tutto il 2020, ma con il 2021 questi hanno ricominciato a salire e, in virtù di ciò, ci aspettiamo che i premi assicurativi tornino a crescere, con rincari che secondo le nostre stime potranno arrivare anche a 35-40 euro per ciascun automobilista.».

    L’andamento provinciale

    A livello regionale il 2,85% degli automobilisti ha dichiarato un incidente con colpa, percentuale che risulta essere più alta rispetto a quella nazionale (2,47%).

    Analizzando il campione su base provinciale emerge che Fermo è la provincia marchigiana che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa (3,35%) e che, quindi, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, con essa, salire il costo dell’RC auto. Seguono nella graduatoria la provincia di Ancona (3,00%) e quella di Ascoli Piceno (2,98%).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Pesaro e Urbino (2,74%) e Macerata, area marchigiana dove in percentuale sono stati denunciati alle assicurazioni meno sinistri con colpa (2,33%).

    Identikit dell’automobilista colpito dai rincari

    Ma qual è l’identikit degli automobilisti marchigiani che vedranno aumentare l’RC auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 3,15% del campione femminile ed il 2,65% di quello maschile.

    L’analisi del campione in base all’occupazione professionale dell’assicurato, invece, evidenzia come le casalinghe siano risultate essere la categoria che, in percentuale, ha dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa che farà scattare un aumento dell’RC auto (4,19%); a seguire i pensionati (3,12%).

    Di contro, sono gli impiegati coloro che, sempre percentualmente, hanno dichiarato nel corso del 2021 meno sinistri con colpa (2,40%).

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 233.942 preventivi effettuati nelle Marche dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Rc auto: aumenti in arrivo per 800.000 automobilisti

    Brutte notizie per circa 800.000 automobilisti; secondo l’osservatorio di Facile.it tanti sono gli assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2021, vedranno quest’anno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’RC auto.

    Secondo l’analisi del comparatore – realizzata su un campione di oltre 690mila preventivi raccolti a dicembre 2021 – il numero di automobilisti colpiti dai rincari è in crescita del 12% rispetto allo scorso anno, conseguenza diretta dell’aumento dei veicoli in circolazione e dei sinistri stradali.

    Per il momento, invece, restano ancora su livelli minimi le tariffe per gli automobilisti virtuosi; secondo i dati* dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 427,16 euro, vale a dire il 9,43% in meno rispetto a dicembre 2020 e addirittura il 20,3% in meno se paragonato con lo stesso mese del 2019.

    «Attenzione perché anche questo idillio potrebbe presto finire», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «Le tariffe godono ancora oggi del calo degli incidenti stradali rilevato per tutto il 2020, ma con il 2021 i sinistri hanno ricominciato a salire e, in virtù di ciò, ci aspettiamo che i premi assicurativi tornino a crescere, con rincari che secondo le nostre stime potranno arrivare anche a 35-40 euro per ciascun automobilista.».

    L’andamento regionale

    Se a livello nazionale la percentuale di automobilisti che hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,47%, a livello regionale i valori cambiano sensibilmente.

    Guardando la graduatoria al primo posto c’è la Liguria; nella regione il 3,27% degli automobilisti vedrà aumentare il costo dell’RC auto. Seguono i guidatori di Toscana (2,92%) e Sardegna (2,90%).

    Le percentuali più basse, di contro, sono state rilevate in Calabria (1,56%), Friuli-Venezia Giulia (1,95%) e Basilicata (1,99%).

    Se si confrontano i valori di dicembre 2021 con quelli rilevati l’anno precedente emergono dati interessanti che evidenziano il modo in cui i lockdown hanno influito sulla mobilità. Le regioni dove la percentuale di automobilisti che hanno dichiarato un sinistro con colpa è cresciuta maggiormente sono la Sardegna (+23% rispetto al 2020), la Sicilia (+18%) e il Trentino-Alto Adige (+17%).

    Una sola regione presenta valori in linea rispetto al 2020, l’Umbria dove si è addirittura registrato un lievissimo calo (-0,9%).

    Identikit dell’automobilista colpito dai rincari

    Ma qual è l’identikit di chi vedrà aumentare l’RC auto a causa di un sinistro con colpa? A peggiorare la propria classe di merito sarà il 2,72% del campione femminile ed il 2,33% di quello maschile.

    Guardando alle fasce anagrafiche emerge che gli under 24 sono gli automobilisti che hanno registrato il valore più basso (2,15%), mentre gli over 65 quello più alto (3,06%). In assoluto, però, gli assicurati più “attenti” sono risultati essere i neopatentati nella fascia 19-21 anni; tra di loro la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a causa di un sinistro con colpa è pari appena all’1,37%.

    Se quasi tutti gli italiani hanno limitato gli spostamenti nel corso dell’anno, una delle poche categorie professionali che ha continuato a muoversi in auto “normalmente” è il personale sanitario. A riprova di questo, dall’analisi è emerso che medici, infermieri e operatori sanitari sono tra i professionisti che, in percentuale, hanno dichiarato il maggior numero di sinistri con colpa nel corso del 2021 e, fra loro, il 2,85% dovrà far fronte ad un aumento del costo dell’RC auto.

     

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 9.251.941 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Bilancio, il boom di Tesla fa già scaldare i mercati (e Musk incassa…)

    La carenza di semiconduttori ha creato danni e problemi alle case automobilistiche, che già preannunciano un bilancio finale assai pesante nel 2021.
    La mosca bianca in questo panorama è Tesla, che grazie a un anno molto positivo ha gonfiato i suoi numeri.

    Tesla: attesa per il nuovo bilancio

    teslaSebbene il bilancio della creatura di Elon Musk ancora non si conosce, perché generalmente viene pubblicato a inizio gennaio, sta già montando l’entusiasmo perché si preannunciano numeri importanti. Gli analisti hanno stimato che i risultati balzeranno oltre le più ottimistiche stime.

    Nell’ultimo trimestre le consegne dovrebbero essere arrivate a 276mila veicoli, in crescita rispetto ai 241mila del trimestre precedente (che a sua volta aveva battuto le stime).
    A livello di intero anno, Tesla dovrebbe varcare la soglia dei 900mila veicoli consegnati. Un boom.

    Caos semiconduttori, ma non per Tesla

    La crisi dei semiconduttori, che negli ultimi mesi ha creato seri problemi a tutte le industrie del settore (e che durerà ancora), ha soltanto sfiorato il colosso di Musk. Mentre case come Ford e General Motors sono alle prese con la carenza di chip, Tesla non ha accusato il colpo grazie alle programmate pause di produzione. Il gap down produttivo non c’è stato.
    Questo spiega perché è riuscita a soddisfare l’enorme richiesta di veicoli elettrici. Si stima che da settembre, due veicoli elettrici su tre negli Stati Uniti siano una Tesla.

    Musk fa festa e incassa

    Intanto Elon Musk, l’uomo più ricco al mondo con un patrimonio netto vicino ai 280 miliardi di dollari, gongola. Il valore delle azioni Tesla ha continuato a crescere, segnando da inizio anno un guadagnato del 54%.Nel 2021 ha stabilmente superato i mille miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Musk ha fatto fruttare questo rally, vendendo di recente un altro pezzo delle sue partecipazioni (onorando una promessa fatta al popolo di Twitter a novembre, autoimponendosi un sell limit del 10%) incassando 1 miliardo di dollari.
    Dal risultato del sondaggio fatto su Twitter in poi, Musk ha ceduto quasi 15,6 milioni di azioni per un controvalore di 16,4 miliardi di dollari.

  • Bollette: aggravi di oltre 370 euro in un anno

    Secondo le simulazioni di Facile.it, se nel primo trimestre del 2022 il costo della materia energia aumenterà nella stessa misura in cui è aumentato nell’ultimo trimestre 2021, tra luce e gas l’aggravio sulle bollette dei consumatori italiani sarà di oltre 216 euro rispetto al Q4 2021 e addirittura di oltre 370 euro rispetto al primo trimestre 2021.

    «Sebbene in assenza di indicazioni precise su come verranno impiegati i fondi destinati a calmierare gli aumenti sia molto difficile formulare previsioni troppo precise» – affermano gli esperti del comparatore – «basandoci sul recente passato abbiamo potuto calcolare con buona approssimazione gli impatti sui costi che le famiglie italiane dovranno affrontare per pagare il conto di gas ed energia elettrica»

    La simulazione, che ha preso come campione una famiglia tipo residente a Milano, con consumo di gas naturale pari a 1.400 smc e, per l’energia elettrica, con consumo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW, è stata elaborata da Facile.it tenendo conto sia dell’ormai probabile intervento del Governo, sia dell’annunciato abbassamento al 5% dell’IVA sul gas, sia simulando l’azzeramento degli oneri di sistema di luce e gas che già erano stati introdotti qualche mese fa.

  • COMUNICATO STAMPA – Bilancio di fine anno per la concessionaria Renord: un 2021 complicato ma positivo, verso un 2022 con tante novità

    Milano, 22 dicembre 2021 – Si chiude, per la Concessionaria Renord, un anno complicato ma positivo, contraddistinto da una grande vivacità commerciale contrastata da avvenimenti esterni non prevedibili. 

    Archiviamo un anno movimentato e difficile“ dichiara Roberto Bolciaghi, Direttore Generale di Renordin cui ci siamo distinti sia per aver saputo trasformare in occasioni di crescita tutte le dinamiche positive che abbiamo saputo cogliere nel 2021, primo fra tutti la spinta degli Ecoincentivi, sia per la nostra capacità di reagire velocemente e prontamente agli avvenimenti avversi, come la crisi dei componenti elettronici, un ostacolo estremamente negativo per tutto il nostro comparto. Nonostante questo, possiamo chiudere l’anno con soddisfazione, con uno sguardo già rivolto alle prossime sfide

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    Un 2021 complicato ma positivo

    Analizzando l’andamento del 2021 emerge sicuramente un bilancio positivo dell’attività commerciale per tutti i marchi rappresentati dalla concessionaria:

    • Renault ha capitalizzato l’introduzione di una gamma di prodotti con motorizzazioni ibride e l’expertise maturata negli anni nella vendita di autovetture a trazione elettrica.
    • Dacia ha ribadito fortemente sul mercato il suo essere una marca che commercializza prodotti con il miglior rapporto “Value for Money” e il lancio di Nuova Sandero e Spring l’hanno proiettata sul podio delle vendite in Italia. Menzione speciale per la piccola elettrica di Dacia che da subito è balzata al primo posto delle vendite e si è aggiudicata il premio “Autobest 2022”. 
    • Per Nissan invece è stato l’anno di lancio del nuovo Qashqai e dell’affermazione di Juke; menzione positiva inoltre per la concessionaria che ha saputo approfittare dei vantaggi derivanti dall’essere “Concessionario esclusivo Nissan” per l’area milanese. 
    • Da segnalare anche l’ottimo risultato del Reparto Veicoli d’Occasione che registra il record di vendite grazie agli investimenti organizzativi ed alle favorevoli dinamiche di mercato.

    Anche il Reparto Post Vendita chiude un anno fortemente positivo in tutti gli indicatori principali. La sede di via Milanese è il fulcro delle attività e registra, specialmente nel Reparto Carrozzeria, incrementi di fatturato a doppia cifra. La sede di Monza sfrutta appieno le potenzialità del mercato e la nuova sede assistenza di Via Dei Missaglia si è immediatamente avviata per servire la clientela Nissan alla ricerca di un servizio di qualità.

    Posso esprimere grande soddisfazione per i risultati raggiunti – commenta Patrizia Bolciaghi, Direttore Generale di Renord -. Sono il risultato dell’impegno che tutti i giorni le donne e gli uomini del Reparto Post vendita mettono per servire al meglio i nostri clienti, una squadra coesa e che non si risparmia, mettendo grande energia nel lavoro di tutti i giorni, trasformando le difficoltà in occasioni di crescita positive”.

     

    Verso un 2022 con tante novità

    Inoltre, il 2022 si preannuncia ricco di prospettive positive per la concessionaria milanese. Sotto il profilo dei lanci di nuove vetture le carte da giocare sono molteplici: Renault Megane E-Tech Electric, Nuovo Renault Austral, Dacia Jogger, motorizzazioni Nissan E-Power, Nissan X trail ed il Suv 100% elettrico Ariya. “Queste novità – afferma Massimo Berruto, Direttore Marketing di Renord – aggiunte al consolidamento di quanto fatto nel 2021, ci garantiranno la dinamicità che è necessaria per essere protagonisti nel mondo automotive milanese”.

    Ma le novità non finiscono qui: “Anticipiamo, senza svelare troppo, il lancio di due nuovi Brand Renord per il 2022. Uno per la vendita di veicoli  d’occasione e uno per la commercializzazione di vetture Noleggio Lungo Termine. Per Renord questo vuole dire nuovi investimenti, nuove figure professionali per risultati ancora migliori, in due Aree Commerciali che già presidiamo ma che vogliamo ancora migliorare” conferma Berruto.

    I Servizi Post Vendita ed il Marketing, infine, saranno al centro degli investimenti tecnologici che Renord ha previsto per l’anno che viene. L’introduzione del software di CRM Salesforce, i programmi di Intelligenza Artificiale ed i nuovi Tool che verranno inseriti in Assistenza saranno le armi indispensabili per migliorare ancora qualità del servizio e risultato economico.

    La sintesi conclusiva affidata a Renato Bolciaghi, Presidente Renord, che riassume al meglio l’anno che si sta chiudendo rilanciando sul prossimo 2022: “L’anno che si chiude è stato complicato. Fatto di luci ed ombre. Un anno che ci ha ulteriormente insegnato ad essere sempre pronti, reattivi e capaci di reagire tempestivamente. Continuiamo ad investire per essere i protagonisti dell’automotive nell’area milanese. Questo è il nostro DNA, da più di 50 anni. La nostra forza, la nostra unicità”.

     

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    Spada Media Group – [email protected]   –  02.24308560

  • Sport Trader: Come diventare profittevole con IM TRADER.

    Il mercato del Trading sportivo è sempre più competitivo. Si tratta di un mercato molto vasto che ha portato gli investitori a cercare nuovi modi per ottenere profitti sempre maggiori. Vivendo in tempi come questi, diventare uno sport trader professionista diventa estremamente difficile. Per fortuna, si può fare affidamento su IM TRADER, la Trading Academy online N. 1 in Italia, con strumentazione innovativa ed esclusiva di trading per il mercato del Trading sportivo. I trader che fanno affidamento sulla piattaforma IM TRADER possono contare sull’assistenza del Team di Trader Professionisti di IM Trading, analisi approfondita tua situazione, per trovare la tua strategia ideale per il Successo.

    Cosa è IM TRADER?

    IM TRADER è una community di trading sportivo con anni di esperienza e risultati importanti per il mercato del Trading sportivo. Questo significa che, per il mercato del Trading sportivo, IM TRADER è la community di trading sportivo N.1 in Italia.

    IM TRADER offre una serie di servizi innovativi che si differenziano dalla concorrenza:

    – La community è stata sviluppata da Trader Professionisti esperti e certificati sulle tematiche del Trading Sportivo

    – offre strumentazione di ultima generazione per il mercato del Trading Sportivo

    – In IMTRADER hai tutta l’assistenza necessaria per  trovare la strategia ideale per ottenere il successo

    IM TRADER è anche molto semplice da utilizzare

    Mercato del Trading Sportivo

    Il mercato del Trading Sportivo da qualche anno anche in Italia, sta diventando sempre piu’ competitivo. Soprattutto in Italia, il mondo del Betting o Scommesse, come sono piu’ comunemente conosciute, è un mercato estremamente importante, ma purtroppo non sviluppato sotto il punto di vista professionale. Si tratta di un mercato molto vasto che ha portato gli investitori a cercare nuovi modi per ottenere profitti sempre maggiori.

    Vivendo in tempi come questi, diventare uno sport trader professionista non è semplice. Per fortuna, si può fare affidamento su IM TRADER, la Trading Academy online N. 1 in Italia, con strumentazione innovativa ed esclusiva di trading per il mercato del Trading sportivo. I trader che fanno affidamento sulla piattaforma IM TRADER possono contare sull’assistenza del Team di Trader Professionisti di IM Trading, analisi approfondita tua situazione, per trovare la tua strategia ideale per il Successo.

    IM TRADER vanta la piattaforma di trading ideale per il successo degli sport trader

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    Come diventare uno sport trader profittevole grazie a IM TRADER

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    Conclusioni

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  • Costruzioni: nasce un nuovo gruppo

    Nasce un nuovo gruppo nel mercato delle costruzioni, capace di offrire un servizio integrato nei segmenti che richiedono un elevato grado di specializzazione come quello aeroportuale e degli impianti complessi di teleriscaldamento e depurazione acque. La nuova realtà è figlia del processo di aggregazione avvenuto tra LSE, Artifoni, Immobilter e MPM Ambiente, coordinato dallo Studio BNC – Berta, Nembrini, Colombini & Associati – che ha seguito l’intera pratica. Obiettivo: sviluppare sinergie che consentano di cogliere le nuove opportunità del settore.

    La legge di bilancio 178 / 2020 e il pacchetto Next Generation EU stanziano, infatti, per i prossimi 15 anni 400 miliardi di euro nelle infrastrutture. Risorse senza precedenti che secondo le stime di ANCE, per il 44% ovvero 175 miliardi, riguarderanno il mercato delle costruzioni. Sono previsti investimenti in mobilità (reti ferroviarie e autostradali), ma anche case popolari, rigenerazione urbana, dissesto idrogeologico, scuole, ospedali ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio. Nuove opportunità che il Gruppo potrà sviluppare con efficacia e competitività.

    L’operazione seguita da dott. Giorgio Berta e dott. Enzo Colleoni dello Studio BNC ha coinvolto LSE S.r.l. – realtà che opera nel campo dei lavori aeroportuali, del teleriscaldamento e delle costruzioni civili e industriali, Impresa Edile Stradale Artifoni S.p.A.  – specializzata in costruzioni civili, manutenzioni infrastrutturali, posa di condotte, realizzazione di impianti di depurazione e di infrastrutture aeroportuali, Immobilter S.r.l. – società operante nel settore delle realizzazioni di edifici civili residenziali – e MPM Ambiente S.r.l., specializzata in servizi di spurgo, collaudi e prove di giunti. È nato così un Gruppo fatto di realtà dalle comprovate competenze che, unendosi, attiveranno nuove e più profonde sinergie per lavorare sul mercato con professionalità e specializzazioni di alto livello.

    Il percorso definito ha portato LSE a detenere il controllo delle altre società, creando un unico gruppo societario con un fatturato da oltre 50 milioni di euro, un EBITDA da 7,7 milioni e circa 220 addetti.

    «Siamo entusiasti di annunciare la nascita del nostro nuovo gruppo. Abbiamo portato a compimento un’operazione complessa che pone delle solide basi per il futuro e che nasce dal desiderio di mettere in comune le nostre specializzazioni, generando valore aggiunto. Così come stimato dai dati ANCE, infatti, ci aspettiamo un cambio di rotta per il settore, con nuove e importanti opportunità. In questo percorso, è stato essenziale il supporto dello studio BNC che ringraziamo per averci seguiti con competenza ed esperienza» – commenta Roberto Paganessi del Gruppo LSE.

    «E’ sempre una grande soddisfazione mettere la nostra esperienza al servizio di operazioni così importanti come questa che ha portato alla creazione di un gruppo solido e strutturato che potrà operare nel mercato con una rinnovata competitività, vantando capitali, competenze e maestranze altamente qualificate. L’aggregazione consentirà di rispondere alle nuove sfide della ripresa e alle positive dinamiche attese per il settore delle costruzioni» – dichiara il dott. Giorgio Berta, titolare di Studio BNC.

  • Forbes Women’s Week: economia circolare e inclusione, la riflessione di Carlotta Ventura (A2A)

    Carlotta Ventura ha parlato della trasformazione di A2A in Life Company e di come questa sia sempre più focalizzata su economia circolare, transizione energetica, sostenibilità e creazione di una cultura condivisa, anche in termini inclusivi.

    Carlotta Ventura

    Acqua, energia e ambiente in A2A: il Forbes Women’s Week ospita Carlotta Ventura

    La dimensione della sostenibilità, oggi diffusamente al centro di considerazioni e analisi, è un valore da coltivare con cura e con coerenza tra riflessione e azione. "Una parola che va trattata con cura perché sta perdendo il suo significato", ha indicato Carlotta Ventura, manager in A2A, nel suo discorso al Forbes Women’s Week di Milano: "Adesso è tutto un po’ verde e sostenibile, dopodiché c’è un passaggio che chi fa marketing deve tenere presente". Il riferimento è al cosiddetto "walk the talk": in altri termini, "dopo tante parole, le azioni devono essere conseguenti, altrimenti perdi credibilità verso tutti i tuoi pubblici di riferimento", ha dichiarato la manager. Attuale Direttore Communication, Sustainability and Regional Affairs, Carlotta Ventura ha così evidenziato come tale concezione sia connessa ad azioni, strategie aziendali e progetti delineati dalla Life Company nel Piano Industriale 2021-2030. "Ci occupiamo di energia per definizione e ci occupiamo di ambiente", ha commentato "Ci occupiamo di distribuire acqua e poi di generare energia attraverso l’idroelettrico. Ci occupiamo di aria tenendo pulite le città con gli impianti di trattamento dei rifiuti". È così che A2A concretizza il nuovo corso che l’ha condotta a diventare una Life Company.

    Sfida sostenibile, Carlotta Ventura: formazione e inclusione sono fondamentali

    I quattro elementi empedoclei, essenziali alla vita, sono dunque al centro delle attività di A2A ed è proprio nel percorso di transizione ecologica che emerge l’importanza del lavoro svolto dalla Life Company. Per Carlotta Ventura si tratta di un compito che prevede certamente impegno, ma anche investimenti: la questione ambientale presenta infatti anche dei costi, riscontrabili oggi, per esempio, nell’innalzarsi delle bollette. "La transizione costa", ha osservato, aggiungendo però che "la povertà energetica non è attaccare il telefonino: la povertà energetica è riscaldare casa e quello significa salute". La sfida sostenibile "va sostenuta", ha aggiunto, e per affrontarla adeguatamente è necessario impiegare diversi strumenti: formazione, inclusione, innovazione e tecnologia. "La formazione è fondamentale per la sensibilizzazione", così Carlotta Ventura in chiusura, "perché consente di mettere in pratica i principi e farli propri". Ad aiutare nel percorso, anche la creazione di una "cultura condivisa" che favorisca contesti efficaci in cui anche le donne possano accedere a ruoli di responsabilità, favorendo la qualità della vita nel suo complesso.

  • Materie prime costose e introvabili, gli ordini saltano e la ripresa ne risente

    Ci sono centinaia di elementi molto diversi tra loro, uniti in questo momento da un fattore comune: sono costosi e introvabili.
    Materie prime che è sempre più difficile portare in Italia.
    Parliamo di componenti elettronici come semiconduttori e chip, materiali semi-lavorati, l’acciaio inox ma anche di prodotti più insospettabili come il lino, il cotone, le fibre sintetiche e la seta.

    Lo scenario delle materie prime

    materie primeA innescare questi problemi è stata soprattutto la pandemia, perché con i lockdown le produzioni / estrazioni si sono fermate. Quando sono cominciate le riaperture, la conseguente impennata della domanda ha reso sempre più complesso smaltire tutti gli ordinativi rimasti in sospeso.
    In pratica la disponibilità di queste materie prime è diventata più ridotta ,e questo ha esercitato una fortissima pressione sui prezzi.

    Forniture ridotte

    Molti importatori che prima ordinavano diversi lotti di materie prime, hanno dovuto accontentarsi di minilotti e microlotti e poi risolvere in parte con le scorte che già avevano (se l’avevano). Anche se il caso più eclatante è quello del settore tech e del mercato dell’auto, in realtà questa situazione affligge tutti i settori.

    Costi di trasporto e speculazione

    Ad aggravare il problema è stato poi l’iperaffollamento dei container e i costi enormi di trasporto, che in alcuni casi è sette volte più alto rispetto al 2019.
    Significa che anche là dove le materie prime sono disponibili, diventata complicato farsele recapitare. E quando si riesce, non si può scaricare più di tanto il costo sul prezzo finale.

    In questo scenario caratterizzato da grande volatilità, deve poi inquadrarsi il fenomeno della pura speculazione sui prezzi delle materie prime. In sostanza anche là dove il mercato (domanda e offerta) potrebbe generare un certo prezzo, c’è chi ci marcia e lo gonfia artificiosamente.

    A rischio l’intero sistema produttivo

    Questo comporta ricadute pesanti sull’intero sistema produttivo, già messo in ginocchio da ripetuti problemi legati al Covid e ai lockdown. Il risultato a cui porta infatti sono consegne mancate e rischio concreto di perdere i propri clienti, proprio mentre la ripresa potrebbe invece far decollare gli ordini.

  • Bollette: fine mercato tutelato rinviata al 2024. Nel 2021 chi ha scelto il libero ha risparmiato fino a 515 euro

    La fine del mercato tutelato è stata rinviata al 2024 eppure, secondo l’analisi di Facile.it, chi nel 2021 ha scelto con attenzione un fornitore luce e gas nel mercato libero ha risparmiato fino a 515 euro, vale a dire il 29% rispetto a chi era sotto regime di tutela.

    «Il 2021 è stato un anno estremamente negativo dal puto di vista dei costi energetici» – sostiene Silvia Rossi, Bu Director Gas & Power di Facile.it «e sappiamo già che nella prima parte del 2022 le tariffe saranno alte, forse addirittura superiori a quelle attuali. Valutare di passare al mercato libero potrebbe essere una strategia per ridurre almeno in parte il peso della bolletta, soprattutto se si sceglie una tariffa bloccata mettendosi così al riparo da ulteriori aumenti. Per evitare brutte sorprese, però, è fondamentale scegliere con attenzione il fornitore e optare, fra le società che operano nel mercato libero, quelle che offrono un prezzo più conveniente rispetto al tutelato».

    La bolletta della luce e quella del gas

    Secondo le simulazioni* di Facile.it, guardando alle migliori offerte del mercato libero disponibili online a gennaio 2021, una famiglia che ha scelto a inizio anno una tariffa con prezzo bloccato per 12 mesi ha speso, tra luce e gas, 1.256 euro, vale a dire il 29% in meno rispetto ad una famiglia servita nel mercato tutelato (1.771 euro).

    Nello specifico, la bolletta dell’energia elettrica per la famiglia nel mercato libero è stata di 465 euro, vale a dire il 26% in meno rispetto a quella nel tutelato (631 euro).

    Se si guarda alla bolletta del gas nel mercato libero, invece, la spesa è stata di 791 euro, il 31% in meno rispetto a quella del regime di tutela (1.140 euro).

    *Stime e risparmio sono stati calcolati prendendo in considerazione una famiglia con consumo di gas naturale pari a 1.400 smc residente a Milano e, per l’energia elettrica, consumo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW. Per la simulazione del risparmio sono state prese in esame le migliori offerte luce e gas con prezzo bloccato per 12 mesi disponibili su Facile.it a gennaio 2021 e confrontate con le tariffe 2021 del mercato tutelato.

  • Francesco Milleri: EssilorLuxottica, la partnership per la prima Global Circular Economy Chair

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica promuove insieme a ESSEC Business School, L’Oréal e Bouygues la nascita a livello internazionale della prima cattedra dedicata alla circular economy.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica, partnership per l’istituzione di una cattedra sulla Global Circular Economy

    L’impegno di EssilorLuxottica a favore della sostenibilità, supportato fortemente anche dall’AD Francesco Milleri, si esprime attraverso le sempre più numerose iniziative promosse con questo obiettivo. Tra queste di recente anche l’istituzione della prima cattedra dedicata ai temi dell’economia circolare, la Global Circular Economy Chair: un progetto nato dalla collaborazione con la business school che ha sede a Parigi, una delle principali in Europa, e con L’Oréal e Bouygues. La cattedra, riservata agli studenti del Master in Management di ESSEC, punta a formare i futuri Chief Circular Officer, destinati ad accompagnare le aziende nel loro percorso verso un’economia circolare. Non a caso, a fronte di una crescente attenzione su queste tematiche, dell’evoluzione dei comportamenti d’acquisto dei consumatori e di un inasprimento delle normative del settore, le organizzazioni sono chiamate a ripensare in modo radicale i propri modelli di business: in questa prospettiva l’economia circolare fornisce una soluzione chiara e sostenibile al fine di ridurre le emissioni globali di CO2 del 45%. È qui il valore dell’iniziativa a cui contribuirà quindi anche il Gruppo guidato da Francesco Milleri: la costruzione del nostro futuro passa soprattutto attraverso la formazione dei nuovi talenti, sempre più consapevoli dell’importanza della sostenibilità e dell’implementazione di strategie globali per la trasformazione circolare. L’obiettivo è quello di formare 120 leader entro il 2025.

    Francesco Milleri: onorati di collaborare con organizzazioni altamente stimate

    “In EssilorLuxottica, crediamo fermamente nel potere della collaborazione”, hanno sottolineato in merito l’Amministratore Delegato di EssilorLuxottica Francesco Milleri e Paul du Saillant, Vice Amministratore Delegato: “Questo è il motivo per cui siamo onorati di collaborare con organizzazioni altamente stimate come ESSEC Business School, L’Oréal e Bouygues”. L’AD Francesco Milleri, nel parlare insieme al Vice AD dell’importanza del progetto, ha ricordato anche il programma globale di sostenibilità “Eyes on the Planet” lanciato da EssilorLuxottica, attraverso cui “speriamo di rispondere alle esigenze di cura della vista in evoluzione a livello globale e alla domanda di un settore che cresce sempre più rapidamente, in modo responsabile e sostenibile”. La partnership che ha portato alla nascita della Global Circular Economy Chair, come evidenziato dall’AD e dal Vice AD di EssilorLuxottica, “ci aiuterà a fare importanti passi avanti in ricerca, riduzione, riutilizzo e riciclo”.

  • Francesco Starace: “Con il nuovo Piano, Enel si prepara al decennio dell’elettrificazione”

    Per Francesco Starace è arrivato il momento di passare definitivamente dal decennio delle rinnovabili a quello dell’elettrificazione. L’AD di Enel lo ha dichiarato durante la presentazione del nuovo Piano Strategico 2022-2024.

    Francesco Starace

    Francesco Starace: Enel accelera sulle rinnovabili e si dirige veloce verso la decarbonizzazione

    "Il Piano di quest’anno, con 170 miliardi di euro di investimenti diretti entro il 2030, rappresenta un punto di svolta. La sua attuazione ci consente di avanzare dal precedente Decennio della Scoperta dell’Energia Rinnovabile all’attuale Decennio dell’Elettrificazione". A parlare è Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel, in occasione dell’evento di presentazione del Piano strategico 2022-2024, tenutosi lo scorso 24 novembre. Tra il 2021 e il 2030, il Gruppo ha intenzione di mobilitare investimenti per un totale di 210 miliardi, di cui 40 catalizzati da terzi. Il nuovo Piano non si limita quindi al biennio ma offre una visione strategica per tutto il prossimo decennio, definito "cruciale" dall’AD in vista degli obiettivi di Parigi. Fondamentale sarà la spinta all’elettrificazione dei consumi, accompagnata dall’addio al carbone entro il 2027 e dall’addio al gas entro il 2040: "Stiamo anticipando di dieci anni l’obiettivo della completa decarbonizzazione del Gruppo – ha detto Francesco Staracee creando valore per i nostri clienti, che sono al centro della Strategia del Gruppo, valore che si traduce nella prevista riduzione della loro spesa energetica, aumentando al contempo la loro domanda di elettricità entro il 2030.".

    Francesco Starace: nel nuovo Piano spazio anche a infrastrutture e retail

    Per raggiungere l’obiettivo NetZero, Enel destinerà circa 19 miliardi di euro alle rinnovabili. Secondo le stime, la capacità totale installata raggiungerà i 77 gigawatt nei prossimi due anni. Il doppio nel 2030 grazie anche al contributo di diverse soluzioni di accumulo. In tema di resilienza, digitalizzazione e sicurezza delle reti, il Gruppo guidato da Francesco Starace prevede investimenti per un totale di 18 miliardi (+12% rispetto al Piano precedente). Il miglioramento delle infrastrutture contribuirà non solo al processo di elettrificazione, ma anche all’aumento della base clienti: "Il business di Infrastrutture e Reti e la nuova business line Global Customers ci consentiranno di cogliere le incredibili opportunità offerte dall’elettrificazione − ha dichiarato Francesco Starace, che poi ha concluso − Il lavoro pionieristico svolto da tutti i colleghi di Enel e la trasformazione digitale avanzata del Gruppo ci consentiranno di soddisfare le esigenze in evoluzione dei clienti nel corso di questo decennio".

  • Investire in Criptovalute Ok per Investimenti ad Alto Rischio e Redditività

    Investire in criptovalute è uno degli argomenti caldi degli ultimi anni negli ambienti finanziari, negli ultimi anni in particolare i Bitcoin sono stati protagonisti di rialzi record che hanno fatto notizia tanto d aver aperto l’epoca delle criptovalute.
    Queste forme di investimento pur avendo reso moltissimo a chi ha puntato su di esse prima dei rialzi hanno anche subito perdite di valore altrettanto repentine.
    Per questo motivo investire in criptovalute deve comunque essere considerato un investimento ad alto rischio che potenzialmente può dare plusvalenze impensabili rispetto agli altri asset.
    Certamente non è un investimento per chi vuole limitarsi a difendere il valore dei propri risparmi rispetto ad inflazione o crisi economiche.
    In questi casi il consiglio resta sempre quello di acquistare lingotti in oro che possono essere rivenduti senza intermediari direttamente ad un compro oro Firenze o di ogni altra città o luogo ci si trovi.
    La storia delle criptovalute è recentissima si parla di una decina di anni da quando fu realizzata la prima di queste, il Bitcoin.
    In questa decina di anni dopo un inizio in sordina dove in pochissimi credevano alla potenzialità di queste innovative monete digitali.
    In un certo senso chi non credeva che queste potessero diventare una valuta sostitutiva delle valute attuali non ha certo sbagliato in quanto il suo utilizzo come moneta per acquistare beni e servizi rimane limitatissimo a poche zone o a pochissimi prodotti o servizi.
    Nonostante ciò i Bitcoin sono divenuti un asset da investimento conosciuto e diffuso in tutto il mondo, le performance che questa criptovaluta ha raggiunto hanno fatto epoca.
    Nonostante le impensabili plusvalenze realizzate in pochi anni fino a poco tempo fa le criptovalute erano totalmente rifiutate dalle autorità finanziarie ufficiali.
    Un presa di posizione dettata da timori di vario genere e sicuramente dalla paura stessa di essere completamente spazzati via gli altri asset tradizionali.
    Nell’ultimo periodo anche la finanza ufficiale si è aperta alle criptovalute facendole rientrare in vari fondi di investimento.
    In questo anche gli investitori più tradizionali hanno al possibilità di acquistare anche se indirettamente bitcoin o altre criptovalute.

  • Eni Award, al Quirinale i premi per la ricerca scientifica: l’intervento di Claudio Descalzi

    "La ricerca scientifica deve avere un occhio alle nuove tecnologie ma arrivare anche a fare in modo che si giunga a una transizione giusta": Claudio Descalzi sul ruolo della ricerca e dell’innovazione sostenibile.

    Claudio Descalzi

    Claudio Descalzi agli Eni Award: l’importanza della ricerca scientifica in Eni

    Si è tenuta lo scorso 14 ottobre, al Palazzo del Quirinale, l’edizione 2021 degli Eni Award, punto di riferimento internazionale nella ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente. La premiazione si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della Presidente di Eni Lucia Calvosa e dell’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi. "Oggi premiamo i ricercatori che stanno dando qualcosa agli altri, pensando al futuro dell’umanità", così l’AD nel suo intervento, che si è focalizzato sull’importanza di una "transizione giusta" per cui la ricerca scientifica e le nuove tecnologie rivestono un ruolo chiave. E ribadendo come le costanti dell’innovazione e della ricerca siano un punto centrale anche in Eni, Claudio Descalzi ha tracciato un bilancio dell’impegno del Gruppo in tale area: "Negli ultimi 5 anni abbiamo investito 5 miliardi di euro nella ricerca scientifica", ha segnalato l’AD nel suo discorso al Quirinale.

    Claudio Descalzi: nel contesto energetico attuale, Italia in posizione privilegiata per l’approvvigionamento

    L’intervento di Claudio Descalzi agli Eni Award ha poi affrontato alcune questioni di attualità e, in particolare, lo scenario odierno in tema di energia. Per quanto concerne i prezzi, l’AD ha segnalato come, nonostante il costo del gas sia ancora alto, "i prezzi non resteranno a questi livelli, perché i livelli che abbiamo adesso sono estremamente alti e non riusciamo a tenerli". I volumi investiti, ha aggiunto, si aggiravano sugli "850 miliardi di euro nella parte gas e petrolio, adesso se ne investono 350 all’anno. Questo è cominciato dal 2015, siamo in situazione fisica di offerta che è inferiore alla domanda, questo lo vediamo anche nel petrolio". Nel settore del gas, "non vedo grossi investimenti adesso, non vedo grosse produzioni", ha dichiarato, aggiungendo che "i grossi quantitativi di gas entreranno quando il Qatar finalizzerà la prima fase", riferendosi al grande progetto di gas naturale liquefatto in corso. In tale situazione, l’AD Claudio Descalzi non vede uno scenario di difficile approvvigionamento per il nostro Paese: "L’Italia sicuramente è in una posizione privilegiata perché ha un accesso al gas in modo molto diversificato. Non c’è solo il gas che viene da nord, abbiamo anche quello che viene dal Nord Africa, dall’Algeria, dalla Libia e anche dalle Lng".

  • Nicola Volpi: Horacio Pagani S.p.A. si unisce al fondo sovrano arabo Public Investment Fund

    Nicola Volpi: una nuova frontiera sta per nascere nel mondo delle hypercars e del lifestyle grazie alla partnership strategica siglata da Horacio Pagani S.p.A. e il fondo sovrano arabo Public Investment Fund (PIF).

    Nicola Volpi

    Nicola Volpi: la partnership tra Horacio Pagani S.p.A. e Public Investment Fund (PIF)

    Un nuovo traguardo per Nicola Volpi e per Horacio Pagani S.p.A.: il fondo sovrano arabo Public Investment Fund (PIF) è entrato ufficialmente nell’azionariato di Horacio Pagani, che include anche Nicola Volpi ed Emilio Petrone, unitamente alla famiglia Pagani. L’operazione è parte integrante di una partnership strategica sottoscritta con PIF. L’accordo comprende un investimento a lungo termine da parte di Public Investment Fund, che affiancherà Horacio Pagani S.p.A. attraverso l’ingresso nell’azionariato. Si punta a una crescita sostanziale nel mercato delle hypercars. Grazie a questa importante operazione, vi sarà spazio anche per l’esplorazione e lo sviluppo di nuove opportunità per quanto riguarda il segmento lifestyle, favorita dal lancio strategico di Pagani Arte.

    Nicola Volpi: i vantaggi e gli obiettivi dell’operazione

    L’operazione tra il fondo arabo sovrano e Horacio Pagani S.p.A. prevede l’acquisto di una partecipazione di minoranza da parte di PIF, che si va quindi ad aggiungere agli attuali azionisti di minoranza Nicola Volpi ed Emilio Petrone. Il controllo della società rimane, di fatto, nelle mani della famiglia Pagani che continua a ricoprire il ruolo di azionista di maggioranza. "PIF rappresenta il partner ideale per consolidare ulteriormente il posizionamento di Pagani come brand iconico nel mondo delle hypercars e per supportarne la strategia di espansione nel settore lifestyle", ha dichiarato Horacio Pagani. Nicola Volpi da parte sua, con Movidea, punta da anni su Horacio Pagani S.p.A. Il CEO di Movidea infatti, la società di investimento specializzata nel settore dei beni e dei servizi di lusso, è diventato azionista di Horacio Pagani S.p.A. nel 2013 con ruoli di indirizzo strategico e di supporto alla crescita. La partnership con PIF è una tappa decisiva, che proietterà la società verso nuovi traguardi sempre più rilevanti.

  • Cristina Scocchia, dagli anni universitari agli incarichi manageriali

    Da Kukident a L’Oréal a Kiko: Cristina Scocchia ha portato avanti con successo le sfide professionali che le si sono presentate fin dai tempi dell’università.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: dall’Università Bocconi ai primi incarichi in Procter&Gamble

    Cristina Scocchia, nonostante la giovane età, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto che è iniziata prima ancora della sua laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano. Al mondo del beauty arriva (con L’Oréal e poi con Kiko) dopo un percorso di crescita importante. Dell’esperienza in L’Oréal dice in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “È stata una sfida professionale riportare la filiale alla crescita dopo anni di segni meno sui bilanci. L’Italia per l’azienda è tra i primi dieci paesi al mondo. Sono stati anni belli, adrenalinici, affascinanti”. Cristina Scocchia inizia il suo percorso in Procter&Gamble, dopo un career day particolarmente fruttuoso. “Non la conoscevo, ma due dei manager lì presenti mi dissero subito: da noi conta il merito, non importa da dove vieni, ma la tua voglia di crescere. Per me è stata una rivelazione. Ho mandato il curriculum, potevo vantare ben poco, ci ho messo anche le attività di volontariato e il periodo nei boy scout, e mi hanno assunta per uno stage di tre mesi durante l’università. Ho dato il 300 per cento. Alla fine il mio capo decise: ti assumo come se fossi già laureata, lavora tutto il giorno, studia la notte e prendi la laurea”.

    Cristina Scocchia: l’ingresso nel mondo del beauty e il consiglio alle donne lavoratrici

    Cristina Scocchia si occupa inizialmente di una campagna di marketing per Kukident. L’insegnamento è: lavora su un prodotto difficile, non su quello facile che tutti vogliono, per costruirti un profilo a tutto tondo. La promozione arriva insieme a nuove sfide, nel settore commerciale per l’Est Europa, Medio Oriente e Africa, dal 2004 al 2006. Entra finalmente nel mondo del beauty nel 2007, con incarichi sempre più importanti fino al ruolo di vertice del global cosmetic operations, responsabile di Max Factor in 75 Paesi del mondo. “Non avrei potuto essere più contenta”, racconta Cristina Scocchia, “sentivo l’onere di metterci la faccia, di fare scelte anche impopolari, sapendo che avrebbero reso più forte l’azienda”. La manager alle donne in carriera consiglia: “Se volete fare passi in avanti ci dovete credere. Spaventarsi per le difficoltà non aiuta, è il modo migliore per autoescludersi. Non permettete agli stereotipi di decidere per voi chi essere o chi diventare”. La manager si è battuta con successo in L’Oréal per migliorare la vita dei collaboratori attraverso l’introduzione dello smart working già nel 2014, mentre in Kiko è riuscita nel difficile compito di ristrutturare l’azienda, per riportarla ad una crescita profittevole.

  • Carburante: 1.296 euro la spesa media di un automobilista italiano

    Negli scorsi mesi gli automobilisti italiani hanno dovuto fare i conti con il caro-carburante tanto che, come emerso dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, il 72% dei rispondenti ha dichiarato di aver cercato di ridurre gli spostamenti in auto proprio a causa dell’aumento dei prezzi.

    D’altro canto, si legge nell’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, la spesa cui gli automobilisti devono far fronte è importante: per rifornirsi alla pompa, in media, gli italiani pagano 1.296 euro l’anno; per fortuna, questo va detto, nelle ultime settimane i costi di diesel e benzina hanno, sia pur leggermente, cominciato a diminuire.

    Chi spende di più

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che il conto più salato è quello cui devono far fronte gli automobilisti residenti nel Centro Italia (1.356 euro), quello più leggero, invece, è al Nord Est (1.152 euro).

    Guardando i risultati dell’indagine emergono altri dati chiaramente legati all’uso dell’auto; gli uomini, che percorrono in media 12.441 chilometri l’anno a fronte dei 10.973 km del campione femminile, mettono a budget circa 1.404 euro l’anno, vale a dire il 18% in più rispetto alle donne (1.188 euro).

    Dal punto di vista anagrafico, invece, sono gli automobilisti con età compresa tra i 35 e i 44 anni a spendere di più (1.428 euro l’anno); gli over 65 quelli che spendono meno (1.056 euro).

    Chi cerca di usare meno l’auto                                             

    Quali effetti sta avendo la decisione di usare meno l’auto per via dei costi carburante? In base all’indagine, tra i 25 milioni di italiani che hanno preso questa decisione, il 43,1% ha dichiarato di aver eliminato gli spostamenti superflui, il 28,4% ha scelto di muoversi a piedi anziché sulle quattro ruote e il 13,5%, semplicemente, ha optato per i mezzi pubblici.

    I più attenti al budget – e quindi coloro che stanno cercando di ridurre maggiormente l’uso dell’auto – sono risultati essere i giovani con età compresa tra i 25 e i 34 anni (76,6%) e gli automobilisti residenti al Sud e nelle Isole (76,1%).

    Non solo carburante

    Se il 2021 è stato un anno negativo dal punto di vista dei costi di rifornimento, la buona notizia è che l’altra voce di spesa che grava sul budget degli automobilisti, l’assicurazione, è rimasta su livelli estremamente bassi per tutto l’anno.

    Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it**, realizzato su un campione di oltre 9 milioni di preventivi, a novembre 2021 per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 436,03 euro, vale a dire l’8,17% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

     

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

    ** L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 9.306.792 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 novembre 2020 e il 30 novembre 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Auto: in Sicilia solo lo 0,49% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Sicilia erano 16.518, vale a dire appena lo 0,49% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il terzultimo posto nella classifica nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 15.461 autovetture ibride e 1.057 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Sicilia è quasi triplicato (+188,5%) negli ultimi due anni (erano 5.726 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia siciliana con la maggior penetrazione di vetture green è Ragusa, dove le auto elettriche/ibride rappresentano lo 0,75% del parco auto circolante, seguita da Siracusa (0,65%) e Palermo (0,61%).

    Valori sotto la media regionale per le province di Catania (0,44%) e, parimerito, Messina (0,42%) e Trapani (0,42%). Chiudono la graduatoria le province di Agrigento (0,29%) e Caltanissetta (0,29%) e, all’ultimo posto, quella di Enna, dove solo lo 0,24% delle vetture è elettrico o ibrido; la percentuale fa guadagnare alla provincia anche l’ultimo posto nella classifica nazionale.

    In valori assoluti, la graduatoria siciliana vede al primo posto questa volta la provincia di Palermo con 4.724 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Catania (3.680), Messina (1.800) e Siracusa (1.762).

    Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia di Ragusa, dove le auto green sono 1.705, seguita da quella di Trapani (1.238) e di Agrigento (869). Ultime in classifica sono Caltanissetta (484) e Enna (256).

    Numeri piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Sicilia nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 35.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Veneto solo il 2 % è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Veneto erano 64.264, vale a dire appena il 2,01% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il quarto posto nella classifica nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 60.098 autovetture ibride e 4.166 elettriche.

    Seppur ancora relativamente contenuto, il numero delle vetture green in Veneto è più che raddoppiato (+123%) negli ultimi due anni (erano 28.823 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia veneta con la maggior penetrazione di vetture green è Vicenza, area dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 2,42% del parco auto circolante, seguita da Padova (2,16%) e Verona (1,97%).

    Valori sotto la media regionale per le province di Treviso (1,95%), Venezia (1,84%), e Belluno (1,50%); ultima posizione per la provincia di Rovigo (1,24%).

    In valori assoluti, la graduatoria veneta vede al primo posto ancora una volta la provincia di Vicenza con 14.188 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Padova (13.282) e di Verona (12.276)

    Al quarto posto si posiziona la provincia di Treviso (11.686), seguita da quelle di Venezia (8.775) e Belluno (2.059); anche in questo caso l’ultimo posto è occupato da Rovigo (1.998).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Veneto nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 100.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Business dei software auto: Stellantis punta a 20 miliardi di ricavi annui dal 2030

    Il ruolo dell’elettornica nelle auto moderne è di cruciale importanza. Per questo motivo Stellantis ha deciso di tuffarsi con vigore nel business, puntando sui prodotti “abilitati per software e abbonamenti“. Tali prodotti hanno come fine quello di garantire una mobilità sempre più sostenibile, grazie proprio al supporto della tecnologia.

    Il mercato dell’auto e il software business

    business auto softwareQuando sia importante un passo del genere si comprende analizzando il momento attuale del settore auto a livello globale.
    E’ in corso una forte crisi del suo core business, perché le forniture di semiconduttori scarseggiano. E senza semiconduttori non si possono creare i chip, quei micro-cervelli elettronici che ormai controllano tutto all’interno delle nostre auto. Meno auto si producono, meno se ne vendono, come confermano gli indicatori di volume del settore.

    Per questo Stellantis si è mossa in diverse direzioni.

    Le partnership

    Il colosso automobilistico ha definito una partnership con Foxconn, azienda taiwanese leader nel business di componenti elettrici ed elettronici per gli OEM, per progettare e vendere insieme nuovi semiconduttori flessibili per il settore automotive.
    La partnership sosterrà le iniziative di Stellantis per ridurre la complessità dei semiconduttori, progettare una nuova famiglia di semiconduttori costruiti appositamente per i veicoli Stellantis, e fornire capacità e flessibilità in questo settore, che come detto è sempre di maggiore importanza per l’auto-market.

    Gli investimenti

    Inoltre Stellantis ha deciso di investire oltre 30 miliardi di euro entro il 2025, per effettuare la sua trasformazione nel software e nell’elettrificazione.
    L’azienda conta di arrivare ad avere alle proprie dipendenze ben 4.500 ingegneri del software, creando hub di talenti in tutto il mondo. Inoltre verranno realizzate tre nuove piattaforme tecnologiche entro il 2024: Stla Brain, Stla SmartCockpit e Stla AutoDrive. Mira quindi a diventare un market maker di primo piano nel business dell’elettrificazione.

    I ritorni previsti

    Se tutto andrà come programmato, ciò dovrebbe garantire alla compagnia circa 4 miliardi di euro di fatturato annuo entro il 2026 e intorno a 20 miliardi di euro entro il 2030. Nel giro di pochi anni quindi l’investimento si ripagherà da solo, e poi comincerà a generare grandi profitti.

  • Immobili: la pandemia non lascia ripercussioni sui mercati

    La pandemia da Covid-19 e la ripresa della curva dei contagi in Italia non sembrano mutare in peggio il quadro relativo al settore immobiliare. A dirlo è l’indagine congiunturale sul mercato condotta da Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate e TecnoBorsa su un campione di 1425 agenti immobiliari, al fine di comprendere lo stato di salute del comparto nel periodo fine 2021 e inizio 2022.

    Per il 67,2% del campione i prezzi rimarranno pressoché stabili fino alla fine dell’anno, mentre per l’inizio del prossimo il 30,4% si aspetta un ulteriore ribasso e il 31,5% un rialzo. In linea di massima, si accorciano i tempi di vendita, che passano dalla media di 7,5 mesi del 2020 a quella di 6,4 mesi.

    Ancora decisivo risulta essere il mutuo ipotecario: il 71,3% delle compravendite, infatti, è stato possibile grazie a questo strumento (il 2° trimestre era 69,6%), frutto di tassi di interesse sostenibili in grado di far crescere la domanda. Di contro, nel nostro Paese rimane il problema dell’accesso al credito per il 21,3% degli intermediari, un fattore che comporta la rinuncia all’acquisto da parte dei clienti.

    Sugli effetti della pandemia, invece, la maggior parte degli intervistati non sembrano avere preoccupazioni. Ben il 64,2% del campione la pandemia può essere un motore di stimolo alla domanda, con prospettive nel prossimo biennio che si mantengono tutto sommato positive, nonostante sul mercato perduri una problematica relativa all’incontro equilibrato domanda/offerta, e in questo l’agenzia immobiliare a Taranto Cambio Casa sa bene come operare.

  • Municipia S.p.A.: l’importanza di introdurre competenze efficaci nelle PA per garantire la messa a terra del PNRR

    Stefano De Capitani, alla guida di Municipia S.p.A., di recente ha parlato di come rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione: un’apertura al partenariato pubblico – privato, così da risolvere anche il problema della mancanza di personale nei Comuni, cruciale per garantire la realizzazione dei progetti del PNRR.

    Municipia S.p.A.

    Municipia S.p.A.: il Presidente Stefano De Capitani fa il punto sul PNRR e sulle capacità dei Comuni di portare avanti i progetti

    Municipia S.p.A. è una società leader in progetti per smart city e trasformazione digitale per le città di ogni dimensione. Parte del Gruppo Engineering, è guidata da Stefano De Capitani che, di recente, si è espresso in merito al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), riflettendo sulle Pubbliche Amministrazioni e sui problemi che devono fronteggiare. Per sfruttare al meglio le risorse provenienti dal Piano, infatti, occorrerebbe prima una riforma della Pubblica Amministrazione, così che questa possa essere efficiente e preparata ad affrontare le sfide che la attendono. Al momento però non è così: in Italia le criticità sono molte e variano dalla carenza di personale alla mancanza di competenze da parte di chi è già assunto. Il manager alla guida di Municipia S.p.A. l’ha sottolineato in un intervento: tali problematiche non potranno essere risolte nel breve tempo, di sicuro non entro i mesi previsti tra progettazione e attuazione del PNRR.

    Municipia S.p.A.: secondo Stefano De Capitani bisogna puntare al partenariato tra pubblico e privato

    “In queste settimane abbiamo ascoltato gli appelli dei sindaci per lo snellimento delle procedure e per un’adeguata integrazione degli organici”, ha evidenziato Stefano De Capitani, a capo di Municipia S.p.A. dal 2017. “Le prime risposte del Governo sono collaborative, ma offrono soluzioni parziali, valide solo nel breve periodo oppure rimedi che chiedono l’attivazione di meccanismi ancora da costruire. È la macchina dell’amministrazione pubblica italiana che deve essere messa in grado di funzionare bene e il ritardo di anni non può essere recuperato in maniera efficace nel breve tempo concesso”. La strada dunque è quella del partenariato pubblico – privato, in modo da trovare le risposte concrete che la Pubblica Amministrazione cerca. “Siamo pronti ad affiancare i Comuni”, conclude Stefano De Capitani. “Il buon esito dell’opportunità che ci offre l’Europa può essere messo a frutto, nei tempi prefissati, se il personale pubblico lavora a fianco di chi ha self ability, di chi può affrontare meccanismi di progettazione e gestione complessi avendo a disposizione strumenti all’avanguardia”.

  • Ristrutturazione casa: il Bonus Mobili con la sostituzione infissi

    Con la Legge di Bilancio 2022 sarà prorogato fino al 2024 il Bonus Mobili e grandi elettrodomestici, ovvero uno degli incentivi fiscali più richiesti dai contribuenti italiani negli ultimi anni, ma tra quelli ad essere più vincolati ad altri interventi per la riqualificazione della casa. Un bonus legato anche alla sostituzione infissi. E a chiarire questo importante aspetto ci ha pensato l’Agenzia delle Entrate.

    Il Bonus Mobili, cioè la detrazione del 50% della spesa sostenuta per il loro acquisto, è un’agevolazione di cui è possibile beneficiare esclusivamente per l’immobile in cui sono in corso lavori di ristrutturazione e per il quale è stato riconosciuto il Bonus Ristrutturazione. In sostanza, parliamo di due bonus strettamente interconnessi.

    Ma cambiare le vecchie finestre dà diritto al Bonus Mobili? Bene, la risposta è affermativa in virtù della natura dell’intervento. Facciamo un esempio concreto. Sostituire le vecchie finestre con delle nuove nell’ambito della ristrutturazione di una casa, consente di fruire del Bonus Mobili in quanto questa operazione rientra nel novero di quelle di manutenzione straordinaria.

    Ovviamente, deve trattarsi di infissi esterni con caratteristiche tecniche e materiali diversi da quelli sostituiti.

  • Gianni Lettieri: nasce Est(ra)Moenia, l’associazione per il rilancio della zona est di Napoli

    Imprenditoria, mondo accademico e terzo settore in campo per la riqualificazione della zona orientale di Napoli. Gianni Lettieri, Ambrogio Prezioso, Paolo Graziano e Francesco Tavassi gli ideatori del progetto.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: attività di Est(ra)Moenia in linea con Recovery Plan e con Agenda 2030

    Valorizzare l’area est di Napoli, che comprende i quartieri di Barra, San Giovanni, Ponticelli, Gianturco e Poggioreale, e migliorarne i collegamenti con la zona che va da Castel Capuano a Piazza Garibaldi. È lo scopo di Est(ra)Moenia, associazione presentata lo scorso 16 novembre in via Crispi, presso la sede della Fondazione Marco Salvatore. Promossa da Ambrogio Prezioso, ex leader dell’Unione degli Industriali di Napoli, e da Gianni Lettieri, Paolo Graziano e Francesco Tavassi, volti noti dell’imprenditoria napoletana, Est(ra)Moenia si configura come un’unione di competenze trasversali che hanno deciso di portare avanti la riqualificazione della zona orientale del capoluogo partenopeo, con una particolare attenzione al porto e alla stazione centrale. Coinvolti nel progetto non solo numerosi imprenditori attivi nell’area ma anche rappresentanti del terzo settore e del mondo accademico, come la fondazione di Paolo Scudieri, le cooperative Core e Dedalus e il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II. L’associazione di Ambrogio Prezioso e Gianni Lettieri intendono promuovere attività e interventi di rigenerazione urbana e infrastrutturale degli spazi pubblici, con un focus sugli aspetti di sostenibilità ambientale, innovazione, occupazione giovanile e cultura.

    Gianni Lettieri: Est(ra)Moenia un piccolo passo verso il progetto Napoli

    Una delle prime iniziative di Est(ra)Moenia riguarderà il porto di Napoli. L’associazione voluta, tra gli altri, da Prezioso e da Gianni Lettieri ha già pronto un documento programmatico con una serie di riflessioni e proposte destinate a quella che i promotori considerano un’area particolarmente strategica. Sul fronte culturale, in collaborazione con la Fondazione Made in Cloister, verrà a breve inaugurata East Side Stories, una mostra fotografica che permetterà di osservare degrado e potenzialità della periferia orientale attraverso le lenti di giovani fotografi. All’evento di presentazione hanno preso parte non solo esponenti di spicco dell’imprenditoria partenopea come Federica Brancaccio (Acen) e Gianni Lettieri (Atitech), ma anche ospiti come il Governatore della Campania Vincenzo De Luca. "Dobbiamo essere capaci di fare massa critica ed agevolare processi in grado di rendere Napoli attraente agli occhi degli investitori internazionali, partendo dalla sostenibilità e dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 – ha dichiarato Ambrogio Prezioso –. Ci sono situazioni ferme da più di 40 anni, la porta est della città, piazza Garibaldi, può diventare ancora più bella con l’arretramento della Circumvesuviana, la creazione di un grande parcheggio in grado di decongestionare Napoli ed abbattere l’inquinamento. E poi – conclude – c’è la scommessa della restituzione di un tratto di costa al quartiere di San Giovanni a Teduccio".

  • Assemblea generale ODCEC Bergamo

    Si è svolta oggi, martedì 30 novembre, l’Assemblea generale degli Iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, in cui è stato approvato il Bilancio preventivo 2022. Un’Assemblea finalmente in presenza – dopo tanto tempo trascorso “a distanza – e presieduta dalla dott.ssa Simona Bonomelli, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo ancora in carica insieme al Consiglio dell’Ordine in attesa che giunga a conclusione l’iter elettorale già avviato per il rinnovo dei Consigli territoriali della categoria e per l’elezione del nuovo Consiglio nazionale, che si terranno il 28 febbraio 2022, come stabilito dal Ministero della Giustizia.

     

    La dott.ssa Bonomelli ha tracciato una puntuale analisi del contesto macroeconomico rimarcando che prima del crollo del Pil dovuto alla crisi pandemica del 2020 (-8,9%), l’economia italiana era già in una fase di marcato rallentamento del tasso di crescita annuale e, pertanto, l’emergenza derivante dalla pandemia ha colpito un’economia già molto debole. Un’analisi trasversale, quella tracciata dalla presidente dell’Ordine, che ha ripreso i dati emersi dal rapporto di Confindustria 2021, la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2021 e il Bollettino di ottobre 2021 della Banca d’Italia.

     

    “In questo scenario di ripartenza, caratterizzato anche dall’entrata in vigore del codice della crisi che ci mostra un nuovo quadro di riferimento, nuove sfide e nuove opportunità, la categoria dei commercialisti deve necessariamente ‘esserci’, mostrando le proprie peculiarità e offrendo le proprie competenze per trovare gli strumenti migliori per il raggiungimento delle finalità previste. A mio parere, è assolutamente indispensabile intervenire con prontezza sulle nuove politiche di crescita, e proseguire nel percorso di specializzazione che ciascuno di noi deve intraprendere per poter essere sempre competenti e figure di riferimento per il tessuto sociale” ha concluso Simona Bonomelli.

     

    GLI ISCRITTI

    Alla data del 30 novembre 2021, gli iscritti all’ Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo sono complessivamente 1734, di cui 1692 iscritti alla sezione A, 27 alla sezione B e 13 iscritti all’Elenco Speciale. Alla sezione speciale dell’Albo sono iscritte n. 40 società tra professionisti. I praticanti sono 113: di questi, 100 sono tirocinanti dottori commercialisti (sezione A) e 13 tirocinanti esperti contabili (sezione B).

     

    Per informazioni: https://www.odcec.bg.it/

  • Banche, aziende telefoniche e dell’energia ora puntano ai trentenni

    I giovani sono diventati un target privilegiato per banche, fornitori luce e gas e operatori telefonici; si è parlato tanto dei mutui under 36 ma, secondo l’analisi di Facile.it, nell’ambito delle principali voci di spesa familiare sono molti i prodotti sul mercato dedicati a questo target, fino a poco tempo fa poco considerato dalle aziende. Ecco cosa è emerso.

    «Fino a non troppo tempo fa», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it «il mondo bancario riservava ai giovani solo iniziative promozionali legate al conto corrente e alle carte di credito, con canoni agevolati o azzerati, ma solo fino al compimento del trentesimo anno di età. Come noto, invece, recentemente gli istituti bancari hanno indirizzato ai giovani prodotti dedicati nell’ambito del credito, con i mutui casa under 36. Il successo è stato tale da convincere loro, e molti altri, a puntare ai trentenni con molti più prodotti ad hoc».

    Il mondo del credito

    A seguito delle novità introdotte dal Governo a fine maggio per supportare i giovani nell’acquisto della casa – tra cui l’eliminazione di alcune imposte e il potenziamento del fondo di garanzia prima casa – alcuni istituti di credito hanno lanciato sul mercato proposte di mutui al 100% con tassi agevolati dedicati a questo target. Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni gli under 36 possono risparmiare, su un mutuo medio, circa 22.500 euro di interessi calcolati su tutta la durata del finanziamento.

    Un’opportunità che sin da subito ha riscosso grande successo tanto che, secondo l’analisi* di Facile.it, a novembre 2021 la percentuale di aspiranti mutuatari under 36 è stata il 55% del totale; era il 34,3% nel primo semestre dell’anno, prima dell’introduzione delle agevolazioni governative.

    Luce e gas

    Anche il settore delle utilities guarda con crescente attenzione ai giovani alle prese con l’attivazione di una fornitura energetica. Alcune società azzerano agli under 36 il costo di subentro, ovvero un risparmio di circa 100 euro tra luce e gas, offrendo al contempo una copertura assicurativa per i piccoli guasti domestici. Per i giovani alle prese con un cambio operatore, invece, lo sconto viene offerto sotto forma di buono da spendere online.

    Non mancano le società che danno agevolazioni sul costo della componente energetica in bolletta, mentre altre cercano di fidelizzare la clientela più giovane attraverso servizi accessori a valore aggiunto, come i cataloghi a premi o altre iniziative di loyalty.

    Telefonia

    Se il settore della telefonia mobile è da sempre uno dei più attivi sul target giovanissimi, la vera novità si vede ora nell’ambito della telefonia fissa e connessione internet, servizi ormai sempre più richiesti dai trentenni sia per il lavoro da remoto sia per l’intrattenimento.

    La competizione tra le società telefoniche si gioca non solo sul prezzo, attraverso ad esempio sconti sulla tariffa mensile riservati agli under 36, ma anche sui contenuti; per questo i principali operatori hanno a catalogo promozioni che includono offerte che, alla connessione dati, associano anche abbonamenti agevolati ad una o più PayTV.

    «La scelta di molte aziende di puntare sui giovani riservando loro tariffe agevolate ha un valore sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale», conclude Cresto. «Non dimentichiamo che offrire ai giovani la possibilità di risparmiare su alcune delle inevitabili spese che è necessario sostenere quando si sceglie di andare a vivere da soli, significa metterli nella condizione di poter affrontare questa scelta con più serenità e prima.».

    *Simulazione realizzata da Facile.it considerando un mutuo under 36 fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, Taeg 1,10%, rata mensile 477,72 euro. A giugno 2021, prima dell’arrivo sul mercato dei prodotti under 36, per la stessa operazione il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; il risparmio per il giovane mutuatario è quindi di quasi 900 euro l’anno, vale a dire circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    L’analisi sul peso percentuale delle richieste under 36 è stata realizzata su un campione di oltre 28.000 domande di finanziamento presentate tramite Facile.it.

  • Auto: in Sardegna solo lo 0,7% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Sardegna erano 7.675, vale a dire appena lo 0,71% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 6.945 autovetture ibride e 730 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Sardegna è più che raddoppiato (+172%) negli ultimi due anni (erano solo 2.818 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Cagliari, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,12% del parco auto circolante, seguita da Sassari (0,69%) e Nuoro (0,57%). Chiudono la graduatoria le province di Oristano (0,45%) e del Sud Sardegna (0,44%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Cagliari, con 3.140 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Sassari (2.255) e del Sud Sardegna (960); ultime posizioni per la provincia di Nuoro (849) e quella di Oristano (471).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Sardegna nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione a circa 15.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: in Campania solo lo 0,4% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Campania erano 14.649, vale a dire appena lo 0,41% del parco auto regionale (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). La percentuale fa guadagnare alla regione l’ultimo posto nella graduatoria nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 13.657 autovetture ibride e 992 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Campania è più che triplicato (+229%) negli ultimi due anni (erano solo 4.448 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Salerno, dove le auto elettriche/ibride rappresentano lo 0,46% del parco auto circolante seguita, parimerito, da quelle di Benevento (0,43%) e Avellino (0,43%). Chiudono la graduatoria regionale la provincia di Caserta (0,42%) e, all’ultimo posto, quella di Napoli (0,38%).

    In valori assoluti, invece, la classifica vede al primo posto la provincia di Napoli, con 6.972 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Salerno (3.244) e di Caserta (2.449); ultime posizioni per le province di Avellino (1.176) e Benevento (808).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Campania nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 30.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale