Categoria: Economia e Finanza

  • Mutui: in Calabria scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Calabria è scesa a 38 anni e mezzo; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, poco più di 41 anni. La prima casa, invece, i calabresi la comprano, in media, a 36 anni e mezzo; erano quasi 39 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione di quasi 2.000 richieste di mutuo raccolte in Calabria* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 45% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 31%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari calabresi hanno cercato di ottenere, in media, 110.422 euro, valore in aumento rispetto allo scorso anno (+5,8%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 155.425 euro (-4,6%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 76% (era il 69% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 21 a 23 anni e mezzo.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Catanzaro, dove l’importo medio richiesto è salito del 9,5%, arrivando a 118.693 euro, seguita da Cosenza (+2,6%, 104.953 euro).

    Valori lievemente in calo, invece, per le province di Reggio Calabria (-0,4%, 108.386 euro) e Crotone, dove l’importo medio richiesto è diminuito dell’1,2%, scendendo a 94.943 euro.

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Campania anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 68% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 14 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, 36 anni e mezzo, e ha chiesto 114.927 euro da restituire in quasi 25 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 2.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Calabria nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Prestiti: boom di richieste per sposarsi

    Secondo l’indagine di Facile.it e Prestiti.it gli italiani sono tornati a chiedere prestiti personali per sposarsi tanto è vero che, nei primi tre mesi del 2022, il peso percentuale delle richieste di finanziamento per matrimoni e cerimonie è aumentato del 46% rispetto allo stesso periodo del 2021; il 12% in più se confrontato con i livelli pre-pandemia rilevati nel primo trimestre 2019. In base alle stime del comparatore, i finanziamenti erogati nel corso del trimestre per far fronte a questo tipo di spesa equivarrebbero a circa 100 milioni di euro.

    Dall’analisi, realizzata su un campione di oltre 30.000 domande di prestiti personali*, emerge che chi si è rivolto ad una società di credito per far fronte alle spese del matrimonio ha cercato di ottenere, in media, 9.856 euro, valore in linea con quanto rilevato nel 2019, da restituire in 60 rate (5 anni). In calo, invece, l’età media dei richiedenti, che è passata dai 40 anni del periodo pre-Covid ai 37 anni rilevati nei primi tre mesi del 2022.

    «Grazie all’allentamento delle restrizioni il 2022 è visto da molti operatori del settore come l’anno di ripresa per l’industria dei matrimoni e i dati sulla richiesta dei prestiti personali sembrano confermare questo trend», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it. «Positivo il calo dell’età media dei richiedenti su cui hanno avuto un peso anche le politiche a sostegno dei giovani introdotte dal Governo, in particolare le agevolazioni per l’acquisto della casa e la sottoscrizione di mutui rivolti agli under 36».

    Interessante notare come a presentare richiesta di prestito personale per spese legate ai matrimoni e cerimonie sia stata, nel 40% dei casi, una donna; il valore risulta nettamente superiore alle altre tipologie di prestito personale, dove il campione femminile normalmente rappresenta meno del 25% della domanda.

    Non solo matrimoni

    Allargando l’analisi alle richieste totali di prestiti personali raccolte online emerge che, nel primo trimestre 2022, gli italiani che si sono rivolti ad una società di credito hanno cercato di ottenere, in media, 11.502 euro. Il valore risulta non solo superiore a quello del 2021 (+4%), ma anche più alto rispetto all’importo medio richiesto pre-Covid (11.200 euro nel primo trimestre 2019).

    Guardando alle finalità dichiarate in fase di domanda emerge che la prima ragione che ha spinto gli italiani a rivolgersi ad una società di credito è stata la richiesta di liquidità (32%), seguita da quelle per l’acquisto di auto usate (18%). In forte aumento la richiesta per il consolidamento debiti, che rappresenta circa il 15% delle domande; il dato va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che, nel primo trimestre dell’anno, sono rimasti estremamente favorevoli offrendo così ai consumatori  la possibilità di consolidare debiti già in corso, in alcuni casi anche risparmiando sulla rata del finanziamento.

    In calo la quota dei prestiti per ristrutturazione, che scende al 12% del totale.

    *Analisi realizzata su un campione di oltre 30.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it e Prestiti.it nel corso del primo trimestre 2022.

  • Mutui: in Abruzzo scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Abruzzo è scesa a 39 anni; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, quasi 42 anni. La prima casa, invece, gli abruzzesi la comprano, in media, a 37 anni; erano quasi 40 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 2.000 richieste di mutuo raccolte in Abruzzo* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 43% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 29%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari abruzzesi hanno cercato di ottenere, in media, 114.306 euro, valore in linea con quanto richiesto lo scorso anno (-0,3%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 164.172 euro (-8,1%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 75% (era il 69% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 22 a quasi 23 anni e mezzo.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Teramo, dove l’importo medio richiesto è salito del 9,7%, arrivando a 120.371 euro, seguita da L’Aquila (+3,8%, 112.945 euro).

    Valori in calo, invece, per le province di Pescara (-1,4%, 117.862 euro) e Chieti, dove l’importo medio richiesto è diminuito del 9,1%, scendendo a 106.724 euro.

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Abruzzo anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 74% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 19 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, 37 anni e ha chiesto 120.191 euro da restituire in quasi 25 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 2.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Abruzzo nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Idrogeno, Renato Mazzoncini (A2A): “Fondamentale per l’autonomia energetica italiana”

    I cambiamenti nello scenario geopolitico dimostrano l’importanza di raggiungere al più presto l’autonomia energetica. Per Renato Mazzoncini lo sviluppo dell’idrogeno è una delle strade da intraprendere, soprattutto in virtù degli obiettivi sul clima.

    Renato Mazzoncini

    Renato Mazzoncini: "Per la decarbonizzazione non possiamo fare affidamento solo sull’elettrico"

    Il recente conflitto scoppiato in Ucraina, che arriva dopo mesi di rincaro dei prezzi, ha ulteriormente complicato lo scenario energetico mondiale. Paesi come l’Italia, estremamente dipendenti dalle forniture di gas russe, si trovano di fronte alla sfida dell’autonomia energetica, che va ad aggiungersi a quella della transizione green. L’idrogeno, secondo Renato Mazzoncini, può rappresentare proprio quella fonte alternativa di cui il Paese ha bisogno. L’AD di A2A lo ha dichiarato durante il suo intervento all’Hydrogen Forum 2022: "Mi pare sia evidente a tutti che non c’è più la tranquillità con cui pensavamo di approvvigionarci di gas – ha sostenuto l’AD – L’idrogeno diventa quindi fondamentale per riuscire effettivamente a dare l’autonomia energetica al Paese". Già lo scorso anno A2A aveva annunciato circa 200 milioni di investimenti sulla fonte alternativa: "Abbiamo dovuto necessariamente introdurre l’idrogeno all’interno dell’ultimo Piano industriale, un Piano molto spinto sulla decarbonizzazione – ha ricordato Renato Mazzoncini, che ha poi sottolineato – Al 2050 non ci si può arrivare solo con l’elettrone".

    Renato Mazzoncini: "Con la produzione di idrogeno A2A diventa attore interessante"

    Per portare a compimento il processo verso la neutralità climatica bisognerà quindi andare oltre l’elettrificazione: "Nel mondo decarbonizzato il 55% degli usi finali saranno elettrone e il resto sarà molecola, che ovviamente dovrà essere green – ha spiegato Renato MazzonciniMentre l’elettrone arriverà dall’idroelettrico, dall’eolico o dal solare, gli studi ci dicono che per la molecola circa il 30% sarà biometano, mentre il 14% arriverà dall’idrogeno. Una parte rilevante, quindi non si può non immaginare di essere produttori". La Life Company al momento si occupa sia di generazione elettrica (secondo produttore in Italia dopo Enel), sia di gestione e distribuzione del gas. Per A2A al momento lo sviluppo dell’idrogeno è ancora agli inizi, e di certo non aiuta uno "scenario di estrema incertezza anche dal punto di vista regolatorio": "Stiamo cercando di capire come produrre idrogeno green raggiungendo il più velocemente possibile il break even – ha concluso Renato Mazzoncinie dobbiamo renderlo competitivo rispetto alle altre fonti di energia".

  • Banca Generali, con i nuovi servizi private banking l’Istituto punta su High Net Worth e Affluent

    Sviluppo delle piattaforme digitali, nuovi target di mercato e zero emissioni al 2040. Con il nuovo Piano industriale, Banca Generali traccia un nuovo percorso di crescita. Il Gruppo intende rafforzare il suo posizionamento nel private banking e assumere via via le caratteristiche di una banca sempre più Fintech.

    Banca Generali: grazie al digitale personalizzazione totale di offerta e servizi private banking

    Raccolta netta totale tra i 18 e i 22 miliardi, masse tra i 105 e i 110 miliardi e una crescita annua dell’utile netto del 10-15%. I principali target finanziari fissati da Banca Generali nel nuovo Piano industriale 2022-2024 testimoniano le forti ambizioni di crescita del Gruppo, che intende continuare sulla scia dei risultati da record raggiunti lo scorso anno. Per conseguire tali obiettivi, il leader del private banking ha definito una strategia basata su tre pillar in grado di valorizzare gli storici punti di forza dell’Istituto. "Il primo – ha dichiarato l’AD Gian Maria Mossa – punta ad avvicinare ulteriormente la Banca ai nostri professionisti ed ai nostri Clienti, grazie all’evoluzione dell’offerta e del modello di servizio e a un crescente supporto alla rete". Entrando nel dettaglio, lo scopo di Banca Generali è servire una platea di clienti private banking più ampia, rafforzando la propria presenza in particolare nei segmenti High Net Worth e Affluent. Un’opportunità che l’Istituto intende cogliere proponendo soluzioni sempre più personalizzate grazie al supporto del digitale, con piattaforme dedicate in grado di intercettare le esigenze di entrambe le fasce di mercato.

    Banca Generali: modello data driven e iniziative in tema di sostenibilità

    Il secondo pilastro del nuovo Piano, strettamente connesso al primo, nasce con l’obiettivo di trasformare Banca Generali in una banca sempre più improntata al Fintech, continuando sul processo di digitalizzazione, open banking e automatizzazione avviato negli ultimi anni. Uno sviluppo che consentirà all’Istituto di private banking di predisporre tre modelli di servizio specifici (Enhanced, Guided, Self) differenziati per accessibilità digitale. Terzo e ultimo pillar la sostenibilità. Da sempre centrale nella strategia, per il prossimo triennio l’obiettivo è rafforzare il posizionamento del Gruppo nell’ambito e rendere Banca Generali "punto di riferimento su tematiche ESG per tutti gli stakeholder". L’impegno dell’Istituto continuerà a coinvolgere ogni livello della società, dai clienti fino agli azionisti, con uno sguardo sempre rivolto alle comunità e alle future generazioni. Diverse le iniziative in campo. Lato dipendenti, il focus verterà su work-life balance, Diversity e Inclusion. In tema di sostenibilità ambientale, Banca Generali raggiungerà zero emissioni nette entro il 2040. La Banca si è detta inoltre pronta a sottoscrivere gli impegni sia del Principle of Responsible Investment (PRI) che della Task Force on Climate-related Financial Disclosures. In aggiunta, entro il 2024 il Gruppo intende toccare quota 40% di prodotti ESG sul totale delle soluzioni gestite.

  • Mutui: nelle Marche scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari nelle Marche è scesa a 38 anni; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, 41 anni. La prima casa, invece, i marchigiani la comprano, in media, a poco più di 36 anni; erano 39 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione di quasi 4.000 richieste di mutuo raccolte nelle Marche* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 50% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 31%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari marchigiani hanno cercato di ottenere, in media, 125.160 euro, valore in linea con quanto richiesto lo scorso anno (+0,4%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 174.214 euro (-9,5%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 77% (era il 70% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da poco più di 22 a 24 anni e mezzo.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Ascoli Piceno, dove l’importo medio richiesto è salito del 4,2%, arrivando a 124.526 euro, seguita da Macerata (+1,6%, 117.051 euro) e Pesaro e Urbino che ha registrato un +1,2% rispetto al primo trimestre 2021 (138.406 euro).

    Valori in calo, invece, per le province di Ancona (-1,4%, 120.685 euro) e Fermo, dove l’importo medio richiesto è diminuito del 7,1%, scendendo a 120.189 euro.

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere nelle Marche anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 76% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 15 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, poco più di 36 anni, e ha chiesto 129.686 euro da restituire in 25 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 4.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nelle Marche nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

     

  • Mutui: nel Lazio scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari nel Lazio è scesa a 38 anni e mezzo; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, 42 anni. La prima casa, invece, i laziali la comprano, in media, a 36 anni e mezzo; erano 40 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione oltre 27.000 richieste di mutuo raccolte nel Lazio* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 47% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 28%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari laziali hanno cercato di ottenere, in media, 156.400 euro, in aumento rispetto allo scorso anno (+1,7%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 168.934 euro (-9,5%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 76% (era il 68% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 23 anni e mezzo a 25 anni e mezzo.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Viterbo, dove l’importo medio richiesto è salito del 9,3%, arrivando a 118.224 euro, seguita da Rieti (+8,2%, 112.616 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria laziale si posizionano Latina, che ha registrato un +2,4% rispetto al 2021 (133.093 euro) e Roma (+1,6%, 162.306 euro). Chiude la classifica Frosinone, dove l’importo medio richiesto è in calo del 2,8% rispetto allo scorso anno, scendendo a 109.936 euro.

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere nel Lazio anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 76% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 19 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, 36 anni e mezzo, e ha chiesto 163.233 euro da restituire in 26 anni e mezzo.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 27.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel Lazio nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

     

  • Mutui: in Puglia scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Puglia è scesa a 38 anni; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, 41 anni. La prima casa, invece, i pugliesi la comprano, in media, a 36 anni; erano quasi 39 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione oltre 10.500 richieste di mutuo raccolte in Puglia* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 47% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 30%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari pugliesi hanno cercato di ottenere, in media, 120.293 euro, in aumento rispetto allo scorso anno (+5,9%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 168.934 euro (-4%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 76% (era il 70% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 22 a più di 24 anni.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Taranto, dove l’importo medio richiesto è salito dell’11,2%, arrivando a 110.669 euro, seguita da Brindisi (+9,1%, 106.952 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria pugliese si posizionano Barletta-Andria-Trani, che ha registrato un +7,3% rispetto al 2021 (125.508 euro), Lecce (+4,5%, 105.965 euro) e Bari (+3,9%, 134.209 euro). Chiude la classifica Foggia, dove l’importo medio richiesto è in linea con il valore dello scorso anno (+0,5%, 112.007 euro).

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Puglia anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 71% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 17 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, 36 anni, e ha chiesto 126.935 euro da restituire in quasi 26 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 10.500 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Puglia nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

    Immagine © prima91

     

  • Utili, balzo record per la Lego. Il mattoncino cavalca la pandemia

    Le aziende di successo sono quelle che sanno pianificare una strategia vincente, e che sanno evolversi rapidamente in base alle sfide del momento.
    E’ proprio questo che ha consentito alla Lego, la multinazionale dei mattoncini fondata nel 1932, di gonfiare il proprio fatturato e registrare un balzo degli utili del 33% nel corso del 2021.

    Lego: risultato e utili

    lego utili recordGià alcuni mesi fa Lego aveva preannunciato risultati record per il 2021. Adesso il velo è stato alzato su fatturato e utili, che sono cresciuti del 33%, fino a raggiungere la cifra di 13,3 miliardi di corone (1,79 miliardi di euro). Il fatturato è invece balzato del 27% rispetto al 2020, a 55,3 miliardi di corone danesi (7,42 miliardi di euro).

    Il fondo della famiglia Kristiansen

    Questi risultati fanno felice il fondo danese Kirkbi Invest, che fa capo alla famiglia del fondatore Ole Kirk Kristiansen da diverse generazioni (ha una quota del 75%).
    L’utile del fondo in questione è schizzato di quattro volte, passando da 0,86 miliardi a 3,63 miliardi di euro.

    La strategia vincente e la pandemia

    Molti riconducono questo straordinario balzo degli utili alla pandemia. Ed in effetti, la passione verso i mattoncini è aumentata quando gli appassionati di ogni età hanno dovuto sostituire il mondo reale, da cui erano stati chiusi fuori per via dei lockdown, con uno fatto di blocchi.
    La corsa al Lego ha innescato un supertrend che ha consentito all’azienda di compensare i costi più alti, e andare molto oltre.

    Ma dietro questo successo c’è anche una attenta e vincente pianificazione. Lego costruisce impianti di produzione vicino a dove vuole vendere i suoi giocattoli. Questo gli ha permesso di ridurre i costi logistici e annullare i pericoli di mancanza di forniture. Sfide che la maggior parte dei suoi rivali hanno perso, soprattutto quando le catene di approvvigionamento sono rimaste bloccate.
    Per Lego invece no, e così ha potuto essere uno dei pochi rivenditori a tenere aperti i suoi negozi l’anno scorso, con il risultato che i suoi indicatori di volume hanno tutti evidenziato una corsa al rialzo.

  • Mutui: in Campania scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Campania è scesa a 38 anni; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, quasi 42 anni. La prima casa, invece, i campani la comprano, in media, a 36 anni; erano quasi 40 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione oltre 16.500 richieste di mutuo raccolte in Campania* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 49% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 28%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari campani hanno cercato di ottenere, in media, 136.417 euro, in aumento rispetto allo scorso anno (+2,1%), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 190.789 euro (-9%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 77% (era il 68% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da quasi 23 a quasi 25 anni.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Avellino, dove l’importo medio richiesto è salito del 5,5%, arrivando a 113.664 euro, seguita da Napoli (+3,0%, 143.707 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria campana si posizionano Caserta, che ha registrato un +1,5% rispetto al 2021 (119.764 euro) e Salerno (+0,9%, 135.859 euro). Chiude la classifica Benevento, dove l’importo medio richiesto è in linea con il valore dello scorso anno (+0,7%, 112.137 euro).

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Campania anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 75% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 19 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, 36 anni, e ha chiesto  184.378 euro da restituire in 26 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 16.500 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Campania nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Cristina Scocchia alla guida di Illycaffè: l’obiettivo principale la quotazione in Borsa

    Dallo scorso gennaio Cristina Scocchia è passata a Illycaffé. La manager è pronta a dare il via ad una nuova fase di crescita e accompagnare il Gruppo verso la quotazione in Borsa.

    Cristina Scocchia

    Con la nomina di Cristina Scocchia, Illycaffè si prepara ad un nuovo ciclo

    Dopo quasi cinque anni dedicati al risanamento e al rilancio di Kiko Milano, Cristina Scocchia è alle prese con una nuova importante sfida per la sua carriera. Dal 1° gennaio la manager guida Illycaffè nelle vesti di Amministratore Delegato. L’azienda specializzata nella produzione di caffè ha scelto di affidarsi all’ex manager di Kiko con un obiettivo ben preciso: la volontà del Gruppo è infatti quella di quotarsi in Borsa. Non si tratta tuttavia dell’unica priorità. Per il 2022 Illycaffè intende portare avanti un nuovo ciclo espansivo. La decisione di consegnare le redini dell’azienda nelle mani di Cristina Scocchia non è un caso. Il percorso della manager, dai primi anni in Procter&Gamble fino all’ultima esperienza, è infatti costellato di successi.

    Cristina Scocchia: anticipazioni sul nuovo Piano industriale

    Fin dai primi giorni del suo mandato, Cristina Scocchia è stata impegnata nella definizione del nuovo Piano industriale quinquennale, che presenterà al CdA nelle prossime settimane. Per mettere le basi del processo di quotazione in Borsa e soprattutto dare il via alla nuova fase di crescita, la manager punta a rafforzare la presenza storica del brand nel settore Ho.Re.Ca., ma soprattutto ad espandersi nel canale della grande distribuzione: "Durante i lockdown – ha detto il nuovo AD di Illycaffè – le vendite di prodotti per il consumo domestico in casa sono molto cresciute dopo l’introduzione dello smart-working. Vogliamo sviluppare ulteriormente la trasformazione digitale dove prevediamo il raddoppio dei ricavi dell’e-commerce, che oggi vale il 15% del business, a quota 140-150 milioni". Sul fronte dei mercati esteri, l’obiettivo è raddoppiare i volumi di vendita negli Stati Uniti e in Cina. Nel primo caso, si rivelerà fondamentale la partnership avviata nel 2021 con l’apertura di capitale a Rhone Capital. Sulla quotazione in Borsa i tempi sono ancora prematuri, spiega Cristina Scocchia: "Il Piano industriale è costruito su questo scopo. In questo tipo di operazioni sono tante le variabili esogene in campo. Si tratta – conclude – di scelte strategiche la cui elaborazione potrebbe richiedere mesi".

  • Mutui fissi 100% under 36 a rischio stop

    Secondo l’analisi di Facile.it, l’aumento dei tassi registrato nelle ultime settimane potrebbe determinare un importante stop all’erogazione dei mutui under 36 a tasso fisso.

    La motivazione – spiegano gli esperti di Facile.it – risiede nella norma che regola l’accesso al Fondo Garanzia Prima casa; secondo la legge, per i giovani che accedono alla garanzia statale il tasso effettivo globale (TEG) proposto dalle banche non può essere superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM) stabilito su base trimestrale da Banca d’Italia.

    Dati alla mano, il TEGM valido fino a fine giugno è pari a 1,99%, soglia che ha spinto diverse banche a fermare l’erogazione di mutui fissi 100% i cui TEG, a causa dell’aumento in corso dei tassi di interesse, tendono a superare il limite imposto.

    «La norma, nata come strumento a difesa dei giovani, si sta trasformando in un ostacolo», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Il cortocircuito nasce dal fatto che il TEGM oggi in vigore è stato calcolato sulla base dei tassi riferiti al periodo ottobre-dicembre 2021, quando le condizioni di mercato erano nettamente più basse. Con l’aumento dei tassi fissi rilevato nelle ultime settimane, oggi diverse banche faticano a stare sotto la soglia legale e pertanto non possono più proporre mutui 100% under 36 a tasso fisso. Se gli indici continueranno a salire, questo tipo di offerte potrebbe presto scomparire.».

    In questo periodo, sottolineano dal comparatore, l’unica alternativa per i giovani rimane quella dei mutui 100% a tasso variabile, dove gli indici proposti dalle banche sono ancora ampiamente inferiori ai valori soglia imposti dalla legge.

    Lo stop all’erogazione dei mutui fissi under 36 con Fondo Garanzia prima casa sarebbe un danno per l’intero mercato se si considera che nel primo trimestre 2022, secondo i dati dell’Osservatorio Facile.it – Mutui.it*, quasi il 66% delle richieste presentate da giovani con meno di 36 anni era legata alla garanzia statale.

    *L’analisi è realizzata su un campione di oltre 118.000 richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it nel primo trimestre dell’anno.

  • Mutui: in Sicilia scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Sicilia è scesa a poco più di 38 anni; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, quasi 42 anni. La prima casa, invece, i siciliani la comprano, in media, a 36 anni; erano 40 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione oltre 9.000 richieste di mutuo raccolte in Sicilia* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 48% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 30%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari siciliani hanno cercato di ottenere, in media, 114.572 euro, valore in linea con quanto richiesto lo scorso anno, mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 155.128 euro (-8%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 79% (era il 72% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 22 a 24 anni.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Enna, dove l’importo medio richiesto è salito del 9,4%, arrivando a 103.334 euro, seguita da Trapani (+4,4%, 111.484 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria siciliana si posizionano Palermo (+2,1%, 123.776 euro), Messina (+1,7%, 109.251 euro), Agrigento (+1,2%, 96.129 euro) e Ragusa dove la cifra media è in linea con quanto richiesto lo scorso anno (+0,2%, 106.099 euro).

    Valori in calo, invece, per la provincia di Siracusa, dove l’importo medio richiesto nel primo trimestre 2022, pari a 108.422 euro, è diminuito dell’1%, quella di Catania (-5%, 117.018 euro) e quella di Caltanisetta, che ha registrato un -10,4% rispetto al 2021 (88.243 euro).

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Sicilia anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 71% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 14 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, poco più di 36 anni, e ha chiesto 117.620 euro da restituire in 25 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 9.500 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Sicilia nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Carlotta Ventura intervistata da “Milano Finanza”. La sostenibilità? Un valore concreto

    In che modo agire nei confronti della sostenibilità? Per Carlotta Ventura l’unico modo di difendersi dall’eccesso di parole è prima agire e poi raccontare: il focus della manager sul significato del "first act then talk".

    Carlotta Ventura

    Carlotta Ventura: principi e concretizzazione degli obiettivi, il percorso di A2A

    "Oggi il termine ‘sostenibilità’ è molto utilizzato, quasi abusato, tanto che alla fine rischia di essere svuotato del suo significato. La sostenibilità non può essere una moda: è un valore presente anche nella nostra Costituzione. È una crescita costante, un’attività che risponde a obiettivi concreti e deve essere integrata nella realtà, nella ragion d’essere di un’azienda": lo afferma con chiarezza Carlotta Ventura, manager di A2A alla guida dell’Area Communication, Sustainability and Regional Affairs, in un’intervista pubblicata di recente su "Milano Finanza". Opportunità per fare il punto sul percorso sostenibile della Life Company e su come questo sia da intendere nella coerenza tra valori e azioni. Nell’epoca del "first act then talk" è infatti necessario in primo luogo raggiungere gli obiettivi – o "almeno avere i primi risultati di un percorso", specifica Carlotta Ventura – e solo dopo comunicarli. Per la Life Company ciò significa proseguire lungo un tracciato che unisce responsabilità, impegno negli investimenti e, per l’appunto, concretizzare gli obiettivi. In numeri equivale a un 90% di investimenti in linea con gli SDGs e a un 70% con la Tassonomia Europea. Il volume totale raggiunge i 18 miliardi di euro in dieci anni: 7 destinati all’economia circolare e 11 alla transizione energetica, i due pilastri strategici del Gruppo.

    Carlotta Ventura: la sostenibilità deve essere pervasiva all’interno dell’organizzazione

    Nell’intervista, Carlotta Ventura racconta come A2A continui a crescere nel settore dell’economia circolare e nelle rinnovabili anche attraverso operazioni di acquisizione: ad esempio, quella di TecnoA (eccellenza italiana nel trattamento dei rifiuti industriali) e l’integrazione di diversi impianti eolici e fotovoltaici. In un contesto di "impegno sistematico" verso la sostenibilità, il Gruppo anticipa di 2 anni gli obiettivi di generazione di energia da fonti rinnovabili e porta al 2040 l’azzeramento delle emissioni dirette e indirette (dieci anni prima rispetto ai target UE). I dati economici confermano la crescita, con un +9% medio annuo per l’utile netto e un +3% medio annuo per i dividendi minimi. "Fondamentali adesso sono il lavoro di interpretazione della Tassonomia Europea delle attività sostenibili e il pensiero strategico sugli investimenti del Gruppo affinché siano coerenti con le direttive", sottolinea Carlotta Ventura, ribadendo come alla base ci sia una vision che considera la sostenibilità come un valore. "È migliorare la qualità della vita delle persone, a partire da quelle che lavorano con noi", specifica in conclusione: "Credo che la sostenibilità all’interno dell’azienda si misuri anche con elementi concreti come l’indice infortunistico, le pari opportunità e l’offerta formativa. Sono fattori che devono essere pervasivi all’interno dell’organizzazione".

  • Francesco Milleri: l’anno “straordinario” di EssilorLuxottica e le prospettive per il 2022

    Forte dei risultati conseguiti lo scorso anno, EssilorLuxottica continuerà nel 2022 ad “andare avanti a pieno ritmo, grazie alla fiducia dei nostri clienti e dei partner e l’impegno delle nostre persone, compresi i 39.000 dipendenti GrandVision che oggi sono parte della famiglia”: il focus dell’AD Francesco Milleri.

    Francesco Milleri

    EssilorLuxottica, l’AD Francesco Milleri: il futuro che stiamo costruendo è un futuro per tutti

    È stato l’AD Francesco Milleri a ricordarlo lo scorso marzo: “Nel 2022 continueremo ad andare avanti a pieno ritmo, grazie alla fiducia dei nostri clienti e dei partner e l’impegno delle nostre persone, compresi i 39.000 dipendenti GrandVision che oggi sono parte della famiglia EssilorLuxottica”. Nel messaggio firmato insieme al Vice AD Paul du Saillant in occasione della presentazione dei risultati registrati lo scorso anno emerge la direzione in cui il Gruppo si propone di andare oggi. “Il futuro che stiamo costruendo è un futuro per tutti”, spiega l’AD Francesco Milleri sottolineando come talento, innovazione tecnologica e tenacia siano tuttora “i tratti distintivi dell’azienda che ci porteranno lontano”. Parole che trovano conferma nei numeri del 2021, un anno “straordinario” se rapportato alla complessità dello scenario in cui sono stati conseguiti: il fatturato, pari a 21,4 miliardi, supera del 20% quello registrato nel 2019, in una situazione ancora pre-pandemia, e del 40% quello del 2020 anche per effetto dell’acquisizione di GrandVision. Il Gruppo guidato da Francesco Milleri ha ritenuto opportuno presentare i risultati anche escludendo il contributo di GrandVision: i ricavi in questo secondo caso arrivano a 17,8 miliardi mentre l’utile netto si attesta a 2 miliardi, in crescita rispetto ai 1.938 milioni del 2019, usato come anno di riferimento, con un aumento del 16% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti.

    La necessità di crescere come azienda responsabile: la vision dell’AD Francesco Milleri

    EssilorLuxottica, come evidenziano l’AD Francesco Milleri e il Vice AD Paul du Saillant, è oggi “un punto di riferimento per il nostro settore, per questo sentiamo la necessitò di crescere come azienda responsabile”. La sostenibilità resta al centro delle strategie del Gruppo: non a caso lo scorso anno sono state lanciate sempre più iniziative in questa direzione. Progetti legati all’economia circolare e alla decarbonizzazione segnano la road map di EssilorLuxottica: “Abbiamo raggiunto la carbon neutrality nei nostri paesi di origine, l’Italia e la Francia, e lavoriamo per raggiungere nuovi importanti traguardi”. Impossibile però guardare a questo 2022 senza pensare a quanto sta accadendo nel mondo: “Il nostro primo pensiero va a tutte le persone colpite dall’attuale tragedia in Ucraina. In questo momento di difficoltà, la sicurezza dei nostri dipendenti rimane la priorità e stiamo fornendo tutto il supporto possibile al personale impattato nella regione”, sottolinea l’AD Francesco Milleri.

  • Pace o condizionatore? 7 su 10 disposti a spegnere l’aria condizionata

    «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?» Alla domanda posta da Draghi il 73% degli italiani, tra coloro che posseggono un condizionatore, ha dichiarato di essere disposto a spegnerlo per tutta l’estate se questo potrà aiutare il Paese a raggiungere l’indipendenza dal gas russo. Ecco il primo dei dati emersi dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

    Se quindi, da un lato, più di 21 milioni di cittadini sono disposti a rinunciare al condizionatore, dall’altro 8 milioni hanno affermato di non voler fare questo genere di sacrificio. Il 50% di chi ha dichiarato di essere contrario sostiene che “la scelta di staccarsi dal gas russo non dovrebbe gravare sulle famiglie”, mentre il 46% lo ritiene inutile.

    Più in generale, l’indagine ha messo in evidenza che, qualora il Governo lo richiedesse, il 56% dei rispondenti sarebbe disposto a ridurre l’uso di energia elettrica e gas in casa per aiutare l’Italia a raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia. I più inclini a fare sacrifici, forse perché hanno già vissuto anni di austerity, sono risultati essere gli over 65 (60%) e i 55-64enni (62%); curiosamente, però, anche i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (59%), forse perché più attenti alle tematiche ambientali.

    Qualcosa di concreto, in realtà, gli italiani sembrano averlo già fatto: 8 rispondenti su 10 hanno dichiarato che, da quando è iniziato il conflitto in Ucraina, hanno cercato di consumare meno energia elettrica e gas, non fosse altro (67% dei rispondenti) per risparmiare sulle bollette.

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 9 e il 10 aprile 2022 attraverso la somministrazione di n.1.008 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Private Banking, nel 2021 spiccano i consulenti di Banca Generali: primi in Italia sulla raccolta

    Banca Generali si conferma ancora una volta tra gli istituti private banking leader in Italia. Sotto i riflettori i risultati ottenuti nel 2021 dai consulenti del Gruppo.

    Private banking, con 3,5 milioni di raccolta pro capite la rete di Banca Generali guadagna la leadership

    Lo scorso anno la raccolta complessiva registrata da Banca Generali ha toccato, oltre ogni previsione, quota 7,7 miliardi di euro. Un risultato storico per l’Istituto di private banking guidato da Gian Maria Mossa che, sull’onda del trend di crescita, ha lanciato il suo nuovo Piano triennale. A contribuire in maniera decisiva al successo del Gruppo la rete di oltre 2mila tra consulenti e wealth advisor. A confermarlo sono i dati recentemente diffusi da Assoreti, con i consulenti di Banca Generali che nel 2021 si piazzano al primo posto in Italia per produttività pro capite. Con una raccolta di 3,55 milioni ciascuno, hanno superato realtà come Fineco Bank (3,53), CheBanca! (2,99) BNL (2,82), Allianz (2,35) e Credem (1,91). La rete è stata capace di intercettare al meglio il boom che ha caratterizzato il 2021 della consulenza finanziaria, con una raccolta netta e un risparmio gestito che in Italia si sono attestati rispettivamente a 57,3 e a 43 miliardi.

    Private banking, per i consulenti di Banca Generali un 2021 di successi

    La rete di Banca Generali non si è distinta solo nella raccolta. Sempre secondo Assoreti, gli oltre 2mila banker guidati dal Vice Direttore Generale Marco Bernardi hanno rafforzato la propria leadership anche per quanto riguarda gli asset. I consulenti dell’Istituto di private banking hanno infatti chiuso il 2021 con 39,2 milioni di euro di asset pro capite, confermandosi al primo posto. Nella classifica stilata da Assoreti seguono Banca Euromobiliare, Credem, Fineco e Fideuram. Che per gli advisor di Banca Generali il 2021 si sarebbe rivelato un anno di grandi soddisfazioni lo si era capito già prima di guardare i numeri di Assoreti. Oltre ad ottenere per il settimo anno consecutivo il primato come miglior rete di consulenti in Italia secondo l’Istituto Tedesco di Qualità e Finanza, grazie ai suoi consulenti la Banca ha vinto numerosi premi, classificandosi come miglior istituto in Italia agli International Business Magazine Awards, ai Citywire Awards e ai Global Private Banking Awards 2021.

  • Quotazione Oro Tra Inflazione e Crisi Economiche

    La quotazione oro in periodi di grande tensione come quello attuale è il termometro più affidabile per comprendere l’andamento economico finanziario del momento.
    Sono ormai anni che la situazione internazionale vive di tensioni ed emergenze di ogni genere, già dal periodo della guerra dei dazi tra Cina ed Usa il prezioso metallo giallo era tornato a centro dell’interesse di investitori piccoli e grandi.
    Alle tensioni internazionali per i dazi si è aggiunta la successiva crisi da lockdown che nel marzo 2020 ha portato le borse ad uno dei crolli più drammatici della storia.
    Nei giorni successivi al crollo del marzo 2020 la quotazione oro ha cominciato ad aumentare di prezzo in modo costante fino ad agosto quando il prezzo aureo raggiunse l’attuale massimo storico ben oltre i 2000 dollari oncia.
    D’altronde le crisi cicliche che si sono ripetute in tempi sempre più ravvicinati dall’inizio del nuovo millennio hanno abituato non solo i normali investitori ma anche sempre più risparmiatori a ricorrere al prezioso metallo giallo per difendere il valore del proprio denaro.
    Monete e lingotti anche di piccole misura vengono accantonati al posto di contanti o altri asset da investimento, un modo che mette al riparo il denaro dalle crisi e dall’inflazione e che allo stesso tempo permette una facile monetizzazione del suo valore in qualsiasi momento grazie ad attività come questo compro oro Firenze.
    Un trend che potrebbe sembrare anacronistico rispetto alle svariate possibilità che la finanza moderna mette a disposizione ma che è viene perseguito anche dalle autorità istituzionale come le banche centrali dei vari stati che accumulano e custodiscono gelosamente ingenti riserve auree.
    Evidentemente la finanza stessa non si fida dei propri strumenti di investimento se il prezioso metallo giallo è utilizzato dai principali attori del sistema finanziario come i grandi fondi di investimento che non rinunciano ad importanti quote di oro.

  • Mutui: in Liguria scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari in Liguria è scesa a poco più di 37 anni e mezzo; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento in regione aveva, sempre in media, 41 anni e mezzo. La prima casa, invece, i liguri la comprano, in media, a 35 anni e mezzo; erano 40 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione quasi 6.000 richieste di mutuo raccolte in Liguria* – è legato all’aumento dei giovani che, grazie alle agevolazioni statali, si sono rivolti ad un istituto di credito; nei primi 3 mesi dell’anno il 52% del totale delle domande di finanziamento presentate nella regione è stata firmata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando la percentuale era pari al 37%.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i valori medi regionali emerge che, nel primo trimestre 2022, gli aspiranti mutuatari liguri hanno cercato di ottenere, in media, 131.758 euro (+5% su base annua), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 180.582 euro (-4%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 79% (era il 71% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 23 a 25 anni.

    Guardando all’andamento della richiesta a livello provinciale emerge che l’area che ha registrato la crescita più importante è quella di Genova, dove l’importo medio richiesto è salito dell’8%, arrivando a 127.640 euro. Seguono nella graduatoria ligure la provincia di Savona, che ha registrato un aumento del 6% rispetto al primo trimestre 2021 (144.755 euro), e quella di La Spezia, dove l’incremento è stato “solo” dell’1%, raggiungendo i 132.786 euro.

    Valore in calo, invece, per la provincia di Imperia, dove l’importo medio richiesto nel primo trimestre 2022, pari a 131.329 euro, è diminuito del 5%.

    Mutui prima casa in aumento

    Torna a crescere in Liguria anche la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: nel primo trimestre dell’anno il 78% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 16 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, poco più di 35 anni e mezzo, e ha chiesto 134.188 euro da restituire in 26 anni.

    Tassi in risalita, i fissi verso il 2%

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro. Con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 6.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Liguria nei periodi gennaio-marzo 2021 e gennaio-marzo 2022.

    Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • BCC lombarde, un 2020 di rinnovato impegno. Alessandro Azzi: “Modo differente di fare banca”

    23 miliardi di euro di impieghi, 32 miliardi di depositi, 9,2 miliardi di raccolta: sono solo alcuni dei numeri registrati dalle BCC lombarde. Alessandro Azzi: dati 2020 una conferma del nostro impegno.

    Alessandro Azzi

    Alessandro Azzi: Covid-19 uno spartiacque, le BCC lombarde hanno fatto la loro parte

    In Lombardia la risposta al Covid-19 da parte delle Banche di Credito Cooperativo non si è fatta attendere. Lo testimoniano i risultati ottenuti dagli istituti lombardi nell’anno dello scoppio della pandemia. Secondo i dati diffusi dalla Federazione Lombarda guidata da Alessandro Azzi, le BCC del territorio hanno chiuso il 2020 con 23 miliardi di euro di impieghi, 32 miliardi di depositi, 9,2 miliardi di raccolta indiretta e una diminuzione delle sofferenze di oltre il 28% rispetto al 2019. Numeri che, come evidenziato dal Presidente, confermano la fiducia delle comunità locali e soprattutto testimoniano la bontà di un “modo differente di fare banca” in un periodo estremamente complesso. “Il 2020 ha rappresentato, con il diffondersi della pandemia di Covid-19, una sorta di spartiacque per la vita di tutti noi – ha detto Alessandro Azzi in occasione della presentazione del Bilancio – le BCC lombarde hanno fatto la propria parte a sostegno di famiglie e imprese”.

    Alessandro Azzi: i dettagli della crescita

    Nello specifico, il Bilancio 2020 della Federazione presieduta da Alessandro Azzi ha evidenziato un +12,3% nell’analisi delle masse intermediate, con un totale di 32 miliardi di depositi e 9,2 miliardi di raccolta indiretta. L’utile netto complessivo ha superato quota 113 milioni di euro. In aumento anche gli impieghi vivi, ossia i finanziamenti concessi dalle banche a imprese e famiglie, che si attestano sui 23 miliardi di euro, registrando così un +4,1% su base d’anno. Sale anche l’incidenza dei mutui, che raggiunge l’80,7% sul totale degli impieghi lordi erogati, superando di molto la media del sistema bancario regionale (58%). Attraverso la riduzione delle esposizioni deteriorate e all’aumento dei tassi di copertura, sono stati raggiunti infine nuovi livelli di qualità del credito, con un -28% nelle sofferenze rispetto al 2019 (-26,3% il risultato a livello nazionale). Parlando di Federazione lombarda il Presidente Azzi ricorda “il ruolo di sostegno al sistema della cooperazione di credito lombardo e di sviluppo della dimensione mutualistica”. Lo si è visto anche con la nascita di progetti come “CreaWelfare” o “Mutue di Comunità”. Un dettaglio da tenere a mente, soprattutto alla luce dei cambiamenti che le BCC si trovano ad affrontare: “Il 2020 ha segnato uno snodo importante rappresentando nei fatti l’avvio delle attività conseguenti al nuovo assetto organizzativo, a seguito delle novità introdotte dalla riforma del Credito Cooperativo”, ha ricordato Alessandro Azzi.

  • Investimenti immobiliari nel settore logistica: in continua ascesa la domanda

    Un mercato differente da quello residenziale ma che assume un ruolo strategico fondamentale per l’economia di una nazione, in cui la figura dell’agente immobiliare gioca una parte significativa. Stiamo parlando del comparto Retail logistico, che nell’ultimo periodo si dimostra particolarmente dinamico e con una domanda orientata sempre più verso l’alto.

    A definire il quadro della situazione è il nuovo Borsino Immobiliare della Logistica H2 2021, redatto dal Dipartimento Ricerca di World Capital insieme a Nomisma. Partiamo proprio dalla domanda, che si presenta “ibrida” nel senso che gli investitori sembrano interessati a Data Center e Dark Store, ovvero quegli immobili che fungono principalmente da magazzino, ma sono organizzati come store allo scopo di ottimizzare la distribuzione: un’esigenza legata alla crescita degli e-commerce.

    La domanda, indirizzata soprattutto ai tagli compresi tra 5 mila e 15 mila mq, registra l’11% di incremento rispetto al semestre precedente e pare destinata, secondo gli esperti, a continuare la sua ascesa per tutto il 2022.

    Ma la crescita del comparto logistico immobiliare riguarda anche le locazioni, sia per il nuovo che per l’usato, con un incremento generalizzato dei loro valori.

  • Mutui: scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre dell’anno l’età media degli aspiranti mutuatari è scesa a 37 anni e mezzo; un cambiamento epocale se si considera che appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento aveva, sempre in media, 41 anni. La prima casa, invece, si compra in media a 35 anni, erano 39 nel primo trimestre 2021.

    Il calo dell’età media – si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 118.000 richieste di mutuo raccolte online nel primo trimestre dell’anno – è legato al fatto che gli under 36 che richiedono un mutuo sono diventati oggi una fetta fondamentale del mercato immobiliare; nei primi 3 mesi dell’anno il 51% del totale delle domande di finanziamento è stata presentata da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando questa fascia rappresentava il 32% della richiesta totale.

    Fondamentale, nel sostenere la domanda di mutui da parte dei giovani, è stato il Fondo di Garanzia Prima Casa; secondo i dati analizzati da Facile.it, nel primo trimestre dell’anno due richiedenti under 36 su tre hanno chiesto un finanziamento cercando di approfittare della garanzia statale.

    Data la nuova situazione, sono oggi ridefiniti anche i principali valori economici legati al mercato dei mutui. In media, nel primo trimestre 2022, chi si è rivolto ad un istituto di credito ha cercato di ottenere 141.021 euro (+3% su base annua), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 194.248 euro (-8%). Il Loan To Value (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’’immobile) è salito al 78% (era il 70% dodici mesi fa); i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 23 a 25 anni.

    Boom di richieste per mutui prima casa

    Torna a crescere la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa: secondo l’analisi di Facile.it, nel primo trimestre dell’anno il 77% delle domande di finanziamento raccolte online era per questa finalità, in aumento di ben 17 punti percentuali rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto ad un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva, all’atto della firma, poco più di 35 anni.

    «Sull’aumento del peso percentuale dei mutui prima casa ha inciso da un lato l’incremento del numero di giovani che, grazie agli incentivi, possono rivolgersi ad un istituto di credito per l’acquisto dell’abitazione, dall’altro, il calo delle surroghe, che oggi rappresentano meno del 10% del totale richieste mentre nel primo trimestre dello scorso anno erano pari a circa un quarto della domanda», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it.

    Nei primi tre mesi del 2022 l’importo medio richiesto per l’acquisto dell’abitazione principale è stato pari a 146.319 euro (in linea con lo scorso anno) da restituire in 26 anni (erano 25 anni nel 2021). Il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo è sceso a 187.250 euro (-8%), mentre l’LTV ha raggiunto l’83% (era il 76%).

    Tassi verso il 2%, ma i giovani pagano meno

    Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse e, in particolare, di quello fisso.

    Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro, vale a dire 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno (quando il Taeg partiva da 1,04% e la rata da 466 euro). Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    Più stabile la situazione sul fronte dei tassi variabili, con indici che partono, per la simulazione indicata, dallo 0,82% e una rata di 461 euro.

    «Le condizioni di accesso al credito rimangono comunque favorevoli, soprattutto per i giovani» – spiega Cresto – «tanto è vero che oggi è possibile trovare sul mercato mutui under 36 al 100% con tassi di interesse che in alcuni casi sono addirittura inferiori rispetto a quelli proposti per un normale finanziamento al 70%. Inoltre, con l’aumento degli indici fissi, il tasso variabile torna ad essere una ulteriore e valida alternativa per chi vuole sottoscrivere un mutuo».

    * Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Riqualificazione energetica in ambito turistico: il Bonus Alberghi

    Incrementare i livelli di efficienza energetica con l’impiego di infissi esterni di qualità, specie in questo periodo in cui i prezzi energetici sono alle stelle, rappresenta una prerogativa importante anche nel settore turistico, in particolare in ambito ricettivo.

    In effetti, in un Paese come il nostro a forte vocazione turistica, non sono poche le strutture ricettive come alberghi, hotel, villaggi ecc a necessitare di una riqualificazione all’altezza dei nuovi standard energetici. Proprio per questo, una delle misure fiscali a cui il comparto guarda con particolare interesse è il Bonus alberghi, ovvero un’agevolazione finalizzata a favorire gli investimenti nel turismo (istituita dal DL 152 del 2021).

    Si tratta della possibilità di usufruire di un credito di imposta fino all’80% e di un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese sostenute per realizzare alcuni interventi specifici, tra cui quelli mirati ad aumentare l’efficientamento energetico come, ad esempio, la sostituzione di vecchi serramenti con nuovi infissi in legno in grado di assicurare un ottimo isolamento termico.

    Altre tipologie di intervento sono ad esempio quelle relative alla riqualificazione antisismica, manutenzione straordinaria, restauro, digitalizzazione ecc. Ricordando che il limite di spesa è di 40 mila euro, dal Ministero del Turismo fanno sapere che le imprese hanno 30 giorni di tempo per inoltrare la domanda dal momento in cui i decreti attuativi attiveranno la l’apposita piattaforma online.

  • Economia globale, la recessione è più vicina in Europa ma minaccia anche gli USA

    Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha aggravato una situazione che già da alcuni mesi stava prendendo una piega complicata. L’economia globale ha subito una frenata importante, ben prima dell’escalation di tensione che poi ha condotto alla guerra.

    Cosa succederà all’economia globale

    economia globale recessioneDiversi fattori spingevano sul freno dell’economia globale. La fisiologica frenata della spesa per i beni durevoli, l’affievolirsi degli stimoli fiscali e monetari, il calo del potere di acquisto provocato dalla crescita dell’inflazione.

    Il peso dell’inflazione

    Tra questi fattori, quello che adesso pesa in misura maggiore è senza dubbio l’inflazione. La guerra ha provocato un’ulteriore fiammata dei prezzi, che ora sono persistentemente più elevati sia per quanto riguarda l’energia, sia per quanto riguarda le materie prime agricole e industriali.
    Sono saliti gas e petrolio, ma sono cresciuti anche i prezzi di grano, mais e molti altri generi alimentari.
    Tutto questo non potrà che avere un effetto molto negativo sull’economia globale.

    Pericolo recessione

    Molti analisti sono convinti che l’Europa finirà in una spirale recessiva. Ma questo scenario minaccia anche gli Stati Uniti, sebbene siano interessati in misura indiretta dal conflitto in Ucraina. Anche negli Stati Uniti infatti, l’indicatore MACD della crescita evidenzia una perdita di forza. Ci sono elementi chiave per la crescita che sono sotto pressione.

    Un esempio è la benzina. Il suo prezzo è in continuo aumento, e questo sta provocando un calo della domanda. Inoltre la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto schizzare verso l’alto i tassi ipotecari. In tutto questo il mercato azionario è caratterizzato da un’ondata di incertezza. I fondi di investimento piu grandi al mondo stanno vendendo oppure ridistribuendo il portafoglio.

    Se a questi elementi si combina anche la frenata dell’economia cinese e la prospettiva di strette monetarie imminenti, allora le prospettive economiche non c’è dubbio che risultino peggiorate.

    Il ruolo scomodo delle banche centrali

    In questo scenario una situazione complicata la vivono le banche centrali. Il balzo feroce dell’inflazione le dovrebbe indurre ad alzare i tassi di interesse. Ma un balzo dei tassi di interesse a sua volta agisce da freno sull’economia. Questo bivio è molto pericoloso, perché basta sbagliare una mossa per produrre effetti devastanti sull’economia.

  • Investimenti sostenibili ESG: BG4SDGs, l’architettura sostenibile nel format di Banca Generali

    Investimenti sostenibili ESG: "BG4SDGs – Time to Change", Banca Generali in Norvegia per raccontare l’architettura sostenibile.

    Investimenti sostenibili ESG: gli appuntamenti sulla sostenibilità di Banca Generali

    Sempre più impegnata sul fronte degli investimenti sostenibili ESG, Banca Generali ha ideato insieme a Stefano Guidani un progetto per raccontare lo stato dell’arte dell’Agenda Onu 2030. Il quinto episodio di "BG4SDGs – Time to Change" ci porta in Norvegia: il focus questa volta è sul Sustainable Development Goals (SDG) numero 11 "Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili". Non a caso a un centinaio di chilometri di distanza da Oslo sorge il Mjøstårnet, attualmente il più alto grattacielo in legno al mondo: il suo corpo è composto da oltre 2.700 metri cubi di legno ricavato dalle foreste dell’area circostante e in grado di assorbire fino a 1.700 tonnellate di CO2. Inoltre gli alberi potati per dar vita alla costruzione del grattacielo sono stati sostituiti da altri due alberi: in pratica, il Mjøstårnet può essere considerato come una foresta all’interno di una foresta. Nonostante prossimamente il suo primato sarà superato, occupa già un posto di rilievo nella storia dell’architettura mondiale. "Trovarsi di fronte al Mjøstårnet appaga la vista e si ha anche la sensazione di essere partecipi dell’inversione di rotta verso una meta ecologista. L’interno e l’esterno del grattacielo regalano la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di contiguo con l’ambiente circostante, quasi fosse una estensione della natura stessa. Credo che questa sia la direzione che dovranno prendere le costruzioni del futuro, per essere sempre più sostenibili dal punto di vista architettonico, estetico, visivo e ambientale", ha commentato Stefano Guindani, fotografo e curatore di "BG4SDGs – Time to Change". Banca Generali recentemente ha lanciato il nuovo piano rafforzando ulteriormente il proprio impegno a favore degli investimenti sostenibili ESG.

    Investimenti sostenibili ESG, Banca Generali: focus sul progetto "BG4SDGs – Time to Change"

    Leader negli investimenti sostenibili ESG, Banca Generali ha presentato "BG4SDGs – Time to Change" lo scorso 15 settembre 2021 a Milano. E ora il progetto proseguirà per altri 12 mesi in modo da approfondire tutti i 17 SDGs dell’Agenda ONU 2030. Per ciascuno di essi il fotografo adotterà una duplice chiave: da un lato si punta ad evidenziare l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente e sulla comunità, dall’altro come lo stesso genere umano abbia invece una straordinaria capacità di recupero attraverso soluzioni innovative e sostenibili. Nella sua ricerca, Guindani spazierà oltre i confini italiani ricercando casi critici e situazioni di eccellenza anche all’estero: Brasile, Norvegia e Australia, ma anche Stati Uniti, Turchia e Kenya. Insieme a lui anche Alberto Salza, antropologo tra i più apprezzati a livello internazionale, che curerà i testi e suggerirà alcuni dei progetti da monitorare. Nell’iniziativa si riflette la grande attenzione che Banca Generali, da sempre in prima linea negli investimenti sostenibili ESG, riserva a politiche e soluzioni sempre più legate all’impatto ambientale, sociale e di governance.

  • Claudio Descalzi: i risultati record di Eni nel 2021, l’intervista a “La Stampa”

    Eni, "La Stampa" intervista l’AD Claudio Descalzi: "Siamo in una situazione in cui si deve guardare al breve termine ma investire per il futuro".

    Claudio Descalzi

    Claudio Descalzi: il 2021 "eccellente" di Eni nell’intervista all’AD

    "Siamo riusciti a mantenere la macchina in carreggiata nonostante due anni di covid": intervistato da "La Stampa" lo scorso 19 febbraio, l’AD Claudio Descalzi commenta la performance 2021 di Eni. Risultati che possono ben definirsi "eccellenti": utile netto adjusted a 4,7 miliardi di euro, il più alto dal 2012, ed Ebit adjusted a 9,7 miliardi, in crescita di 7,8 miliardi sul 2020, a +400%. "Il nostro obiettivo è mantenere piatti gli investimenti soprattutto nell’estrazione e riuscire a crescere sempre più velocemente negli altri business, proseguendo nella trasformazione", sottolinea l’AD Claudio Descalzi ricordando come rispetto a dieci anni fa "eravamo molto più costosi, con modelli gestionali completamente differenti". Nel 2012 i prezzi del petrolio erano oltre i 110 dollari: "La differenza è stata fatta dalla grande disciplina sugli investimenti. Sul punto abbiamo mantenuto gli stessi livelli del 2020, nonostante la situazione covid dell’anno non fosse normalizzata, e investendo circa un 20% nella trasformazione".

    Claudio Descalzi: siamo riusciti a mantenere la macchina in carreggiata nonostante due anni di covid

    "Abbiamo portato la nostra neutralità di cassa da 52-53 dollari a 40 dollari: vuol dire che già a tale livello di prezzo riusciamo a ripagarci tutti gli investimenti. Una soglia che non avevamo mai raggiunto prima d’ora", evidenzia ancora Claudio Descalzi nell’intervista rilasciata a "La Stampa". La performance dello scorso anno dice anche come Eni sia stata particolarmente attiva "nell’acquisizione di capacità nelle energie rinnovabili, nell’espansione in Spagna, Francia e in Grecia". E "abbiamo abbassato di 2,6 miliardi il debito". In merito ai nuovi business e alle energie rinnovabili, l’AD parla del risultato di Plenitude, "società che quoteremo entro l’anno e che ha dentro i clienti retail ma anche quasi 2 gigawatt da fonti rinnovabili, capacità più che triplicata in un anno": rispetto all’anno scorso "è migliorato del 25%, con un margine operativo lordo di 600 milioni, anticipando le aspettative". Sul fronte dell’esplorazione lo scenario è in rapida evoluzione. Necessario quindi riuscire a intercettarne la direzione, come sostiene Claudio Descalzi: "Cambiano i modelli di business. Noi l’avevamo già mutato 5-6-7 anni fa. Stiamo cercando un’esplorazione poco rischiosa, vicino a installazioni esistenti per ridurre gli investimenti perché le installazioni ci sono già. Anche se la domanda è tornata vicina a quella che c’era nel 2018-2019, gli investimenti che si allocavano prima nell’upstream non ci saranno più. Siamo in una situazione in cui si deve guardare al breve termine ma investire per il futuro. Ecco perché è essenziale essere disciplinati".

  • Pierroberto Folgiero: Maire Tecnimont per la transizione energetica, nuovo progetto negli USA

    Maire Tecnimont, l’AD Pierroberto Folgiero: “L’ammoniaca blu svolge un ruolo centrale nello sviluppo a livello globale della decarbonizzazione delle filiere industriali”.

    Pierroberto Folgiero

    Pierroberto Folgiero: Maire Tecnimont si aggiudica nuovo progetto negli Stati Uniti

    Per l’Amministratore Delegato Pierroberto Folgiero è “una prova concreta del nostro forte posizionamento nella transizione energetica grazie alla nostra value proposition ad alto contenuto tecnologico, in quest’epoca di grandi cambiamenti”. Maire Tecnimont S.p.A. ha infatti annunciato che la sua principale controllata Tecnimont S.p.A. si è aggiudicata un progetto su base EPCM (Engineering, Procurement e Construction Management) da parte di un importante produttore internazionale di prodotti chimici per la realizzazione di un impianto di ammoniaca blu negli Stati Uniti: un’iniziativa che, come sottolineato dall’AD Pierroberto Folgiero, rientra nei piani di sviluppo industriale del Paese nell’ambito della transizione energetica, attraverso la cooperazione di Maire Tecnimont con i principali operatori nell’ industria della trasformazione delle risorse naturali.

    Pierroberto Folgiero: Maire Tecnimont, l’impegno per la transizione energetica

    Gli Stati Uniti, come ha evidenziato l’AD Pierroberto Folgiero, rappresentano “uno dei mercati a più alto potenziale per rompere il ghiaccio con le iniziative di decarbonizzazione su scala industriale”. Il contratto sottoscritto da Maire Tecnimont per un valore di circa 230 milioni di dollari prevede per il 2025 il completamento dell’impianto con un’unità synloop dalla capacità di 3.000 tonnellate al giorno di ammoniaca blu: saranno realizzate anche le relative strutture e unità ausiliarie. “L’ammoniaca blu svolge un ruolo centrale nello sviluppo a livello globale della decarbonizzazione delle filiere industriali e siamo entusiasti di iniziare questo progetto, che spiana anche la strada a future opportunità in virtù della grande ondata di investimenti del Paese nella gas monetization e nella transizione energetica”, ha spiegato infine l’AD Pierroberto Folgiero.

  • Maurizio Tamagnini: FSI punta sul fintech, partnership con Iccrea Banca per BCC Pay

    Maurizio Tamagnini: FSI e Iccrea Banca nella partnership strategica per BCC Pay, nuova realtà italiana e indipendente nel settore dei pagamenti digitali.

    Maurizio Tamagnini

    Maurizio Tamagnini: i dettagli della partnership FSI – Iccrea Banca

    Insieme per BCC Pay, nuova realtà italiana e indipendente nel settore dei pagamenti digitali. FSI, la realtà guidata da Maurizio Tamagnini, e Iccrea Banca, capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, hanno siglato una partnership strategica per lo sviluppo della nuova società di monetica. L’accordo prevede l’investimento di FSI in BCC Pay: la Sgr che Maurizio Tamagnini guida nel ruolo di AD deterrà in base all’accordo il 60% della società. L’operazione ha una valorizzazione fino a euro 500 milioni (inclusiva di una componente differita fino a euro 50 milioni) ed è soggetta all’autorizzazione delle Autorità competenti. Il closing è previsto entro l’estate 2022.

    Maurizio Tamagnini: i pagamenti digitali al centro della trasformazione delle banche

    "Siamo lieti di entrare in una partnership di lungo periodo con la terza rete bancaria italiana", ha commentato in merito l’Amministratore Delegato di FSI Maurizio Tamagnini. "Questo investimento conferma il ruolo di FSI come motore della crescita digitale e investitore di riferimento nel settore fintech italiano, dove abbiamo investito circa euro 600 milioni in quattro anni": non a caso FSI è il più grande investitore italiano in fintech, come ha ricordato l’AD anche in una recente intervista a "Milano Finanza". "I pagamenti digitali sono al centro della trasformazione delle banche e continueranno a crescere grazie a nuovi prodotti e maggiore diffusione", ha aggiunto Maurizio Tamagnini in merito all’operazione che porterà allo sviluppo di BCC Pay.

  • “Diario di volo”, la transizione digitale di Italgas raccontata nel nuovo libro di Paolo Gallo

    Presentato alla Microsoft House di Milano, il libro di Paolo Gallo nasce con l’obiettivo di condividere idee e riflessioni sulla transizione digitale e sul legame, ormai indissolubile, con gli obiettivi di sostenibilità.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: "Digitalizzare vuol dire cambiare cultura e mindset aziendale"

    Un cambiamento importante, che non si ferma all’introduzione di nuove tecnologie, ma va oltre e coinvolge processi e soprattutto persone. Per un’azienda avviare un percorso di trasformazione digitale significa quindi rivoluzionare il proprio mindset, promuovere una nuova cultura e adottare nuove modalità di lavoro. Solo così, spiega Paolo Gallo, è possibile contribuire concretamente alla lotta al cambiamento climatico. Transizione digitale e obiettivi di sostenibilità sono infatti strettamente connessi. Senza transizione digitale, il cammino verso un nuovo paradigma energetico è destinato a fallire. È da questa considerazione che nasce "Diario di volo. Come guidare la trasformazione digitale tra innovazione e sostenibilità", il libro dell’AD di Italgas recentemente pubblicato da Luiss University Press. Un volume che, prendendo spunto dal processo di digitalizzazione avviato dall’azienda, offre diversi spunti di riflessione sul legame ormai indissolubile tra innovazione e transizione ecologica. Per raggiungere la neutralità climatica, è necessario "abbracciare" la trasformazione digitale in senso ampio e rendersi conto che si tratta di un fenomeno che non ha mai fine: "È un qualcosa in continuo divenire – ha dichiarato Paolo Gallo durante la presentazione del libro – e ha come impatto un cambiamento importante nel modo di lavorare delle persone all’interno dell’azienda".

    Paolo Gallo: "Transizione digitale precondizione tecnica per la decarbonizzazione"

    Il messaggio veicolato nelle pagine di "Diario di volo" è costruito su fondamenta solide: l’esperienza diretta di Italgas. "Diario di volo perché abbiamo voluto raccontare quello che abbiamo fatto in Italgas in questi ultimi 5 anni secondo una traiettoria abbastanza precisa – ha spiegato Paolo GalloÈ una traiettoria che poi si aggiusta cammin facendo. Se poi ricordo i primi anni l’abbiamo aggiustata ogni qual volta ci siamo trovati di fronte a delle novità, a dei problemi, delle situazioni da risolvere. Però è stato effettivamente un diario. Poi di volo perché ci ho messo la mia componente aereonautica dentro". Negli ultimi cinque anni l’impegno di Italgas si è focalizzato sulla realizzazione di un’infrastruttura full digital, con l’introduzione di contatori smart, tecnologie cloud, sensori e analisi dei Big Data. L’obiettivo: preparare la rete ad una gestione efficiente delle fonti alternative come biometano, idrogeno e metano sintetico. "La transizione digitale è la precondizione tecnica della transizione energetica, è il suo fattore abilitante. Il percorso che ci attende è abbastanza chiaro − ha detto Paolo Galloe il gas naturale giocherà un ruolo chiave per sostenere il processo di decarbonizzazione".

  • Stagflazione, i mercati tornano a fare i conti con un fantasma ingombrante

    Ci sono due problemi che stanno agitando la politica economica e i mercati. Il primo è l’impatto che l’inflazione sempre più alta potrebbe avere sulla ripresa economica. Dall’altro il fantasma della stagflazione (ossia la combinazione di prezzi più alti e crescita zero) che sta comparendo all’orizzonte.

    Il rischio concreto di stagflazione

    inflazione stagflazioneLa crescita dei prezzi, che è stata innescata dalla ripresa economica post-pandemica, è stata ulteriormente alimentata dallo scoppio della guerra in Ucraina.
    Il conflitto ha spinto in special modo i prezzi delle materie prime energetiche, dal momento che gas e petrolio russi sono motori importanti per l’industria di tutta Europa.

    Gli aumenti dei prodotti energetici si sono a loro volta trasferiti su altre categorie di beni e prodotti, in particolare su quelli alimentari.
    Dall’inflazione alla stagflazione il passo è ora più breve, anche se la preoccupazione non è uniforme in tutto il globo.

    L’Europa è nel mirino

    Soprattutto in Europa il problema è serio. Non solo l’inflazione continua a correre, del resto i valori Eurostat dell’indicatore momentum sono chiari: la forza progredisce, non rallenta. Ma è sempre più concreto il pericolo che ad essa si accompagni anche una frenata economica. Appunto, stagflazione.

    Numeri alla mano, diversi Paesi rischiano che il prodotto interno lordo arretri, forse fino a diventare negativo, a causa delle conseguenze della guerra in Ucraina. Ne deriverebbe una situazione in cui l’aumento dei prezzi risulta accompagnato da un rallentamento dell’economia. Questo problema sta agitando non soltanto i politici europei, ma anche i mercati.

    Gli USA più al riparo

    L’alta inflazione sta costringendo la Federal Reserve, la banca centrale americana, a considerare delle strategie più aggressive di quello che si pensava in precedenza. La deviazione standard della volatilità ha infatti superato il limite di tolleranza. Alcuni membri del FOMC (Federal Open Market Committee) sono favorevoli a strette monetarie più feroci.

    Regno Unito meno esposto

    Un altro grande polo economico mondiale, la Gran Bretagna sembra invece doversi preoccupare di meno della stagflazione. Resta però alle prese con un’inflazione violenta. Mercoledì il ministro delle finanze Rusnik ha sottolineato come i recenti massimi pluridecennali sono destinati a crollare nei prossimi mesi, quando la crescita dei prezzi potrebbe addirittura toccare un picco del 8%.