Categoria: Economia e Finanza

  • Bollette: nel 2022 potrebbero costare il 65% in più

    L’intervento del Governo ha evitato un nuovo aumento delle tariffe energetiche, ma il conto rimane comunque salato; secondo le stime* di Facile.it, realizzate tenendo in considerazioni i prezzi del terzo trimestre 2022 per il mercato tutelato, se le tariffe rimarranno su questi livelli fino a fine anno, le famiglie con un contratto di fornitura nel servizio di tutela spenderanno per le bollette luce e gas, a parità di consumi, circa 2.930 euro, il 65% in più rispetto al 2021, con un aggravio di circa 1.160 euro.

    Nello specifico, a pesare maggiormente sarà la bolletta del gas, che potrebbe arrivare a circa 1.780 euro (+56% rispetto al 2021); per la luce, invece, il totale potrebbe raggiungere i 1.150 euro, vale a dire l’82% in più rispetto allo scorso anno.

    «Nonostante l’intervento del Governo, le tariffe luce e gas rimangono comunque elevate e chi ha un contratto di fornitura nel mercato tutelato, a parità di consumi, pagherà per i prossimi 3 mesi circa il 58% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno», spiegano gli esperti di Facile.it. «Oltre a prestare maggiore attenzione ai consumi e a limitare gli sprechi, una strategia per risparmiare sulle bollette finali è quella di scegliere attentamente il fornitore e l’offerta che meglio rispondono alle nostre esigenze e abitudini».

    * Stime realizzate tenendo in considerazione una famiglia con consumo annuo di gas naturale pari a 1.400 smc e, per l’energia elettrica, consumo annuo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW; tariffe mercato tutelato. 

     

  • Come averla vinta sui fornitori di trasporto delle merci, il libro di Paolo Brutti in una prestigiosa presentazione a Verona

    copertina libro di Paolo BruttiVerona (VR) – Un’assoluta novità nel panorama della letteratura imprenditoriale nazionale in un evento irrinunciabile. Come averla vinta sui fornitori di trasporto delle merci (Modena, TM Terra Marique, luglio 2022) di Paolo Brutti, che per primo indaga i difficili rapporti tra i fornitori di trasporti di merci e le aziende clienti in Italia, sarà presentato mercoledì 13 luglio alle ore 19 nel rinomato Hotel Crowne Plaza in Via Belgio 16, a Zai Verona.

    Il sottotitolo del libro, fresco di pubblicazione, chiarisce il target: Guida pratica per imprenditori, manager e responsabili della supply chain che vogliono viaggiare senza freno a mano. Si tratta di un testo specialistico ad alta leggibilità e di forte impatto umano, che stimola l’interesse delle figure imprenditoriali e dirigenziali a una maggiore conoscenza del mondo della logistica e dei trasporti e invoglia i responsabili di tali ambiti e della supply chain a inaugurare un atteggiamento di apertura verso la possibilità di confronto con la figura dell’esperto in materia di fornitura e di distribuzione della merce.

    Paolo Brutti è consulente di negoziazione, accreditato formatore di manager e responsabili nel settore della logistica e dei trasporti. La sua è una storia avvincente. Nel 2019, all’apice del successo come dirigente aziendale, poco prima di un momento storico di estrema fragilità mondiale dovuto allo scoppio della pandemia, decide di cambiare rotta, di rimettersi in gioco: raccoglie tutta la sua caparbietà, le conoscenze e l’esperienza lavorativa di venticinque anni nel mondo imprenditoriale e crea un marchio di straordinaria qualità: Farsi Strada è un metodo di lavoro messo a servizio di chi cerca di districarsi e uscire indenne da quella “selva oscura” che è il mondo della gestione della logistica e dei rapporti con i fornitori di trasporti delle merci. È il locus amoenus in cui Brutti ha concepito il suo libro e di cui spiega il profondo senso espressivo: “È questo un naming che racconta il processo e il risultato del mio lavoro. In quel farsi c’è un cambiamento, un movimento dinamico in avanti. Aiuto i miei clienti a riuscire meglio nel loro lavoro con preziosi consigli volti a una formazione professionale più consapevole e attenta. Il secondo significato è “diventare strada”: mi metto al servizio dei miei clienti perché loro possano arrivare proprio là dove desiderano o dove non sanno ancora di poter arrivare. Il terzo significato ci riporta al mondo dei trasporti: farsi largo tra le tante opportunità che ci sono nel mercato ma anche un farsi strada reale dove i corrieri e i trasporti giungono a destinazione”.

    Come averla vinta sui fornitori di trasporto delle merci gode dell’autorevole prefazione di Ivan Russo, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Economia Aziendale all’Università di Verona nonché esperto di supply chain management, logistica e marketing, che sottolinea il merito del contributo di Paolo Brutti in quanto “importante strumento di formazione e cultura nell’ambito della logistica”. Di seguito, dopo un’introduzione in cui l’imprenditore veronese racconta il suo percorso professionale e la nascita del marchio Farsi Strada, vengono presentate dieci case history che rivelano le fragilità di un matrimonio complicato tra il fornitore di trasporti e il cliente. È a quest’ultimo che l’autore offre indicazioni per comprendere le tariffe, i coefficienti e per valutare in modo corretto le voci accessorie, e dispensa consigli utili in merito alle più adeguate strategie per imparare a negoziare e a tutelare i propri interessi in un proficuo dialogo win-win con i fornitori. Ne viene fuori l’idea di un cliente più consapevole e padrone del proprio modus operandi e quella di un fornitore di trasporti non più onnisciente e unico stratega in fase di negoziazione.

    Un particolare rilievo meritano i capitoli che affrontano le insidie delle voci accessorie come il supplemento carburante, tema dolente e di rilevante attualità per i responsabili aziendali, i preziosi suggerimenti alle start-up e-commerce a caccia del migliore servizio offerto dai fornitori di trasporto, le sfide e gli scenari ai quali vanno incontro le aziende rispetto al modello liquido che caratterizza il mondo dei trasporti e in generale quello manageriale oggi. Il tutto insaporito da una serie di esercizi e informazioni tecniche che non sempre vengono elargiti in azienda e in particolare dai fornitori. Un’attenzione speciale va ai servizi offerti da Farsi Strada e cioè: Fare31, la consulenza e la formazione per le aziende; Saperespresso, l’assistenza a distanza per start-up e microimprese; Rete Vendita, formazione e organizzazione di un settore fondamentale, quello dei venditori che sono i primi ambasciatori di un’azienda; e soprattutto FarsiApp, ovvero l’applicazione ideata e brevettata da Brutti, che consente l’analisi e la verifica delle fatture che il cliente riceve dal fornitore di trasporti nell’ottica di un risparmio di tempo e di costi.

    Il Winter Garden dell’Hotel Crowne Plaza di Zai Verona sarà la meravigliosa location della presentazione del libro di Brutti quale illuminante contributo e capitolo iniziale di una specifica collana di riferimento. Condurrà la serata Elisabetta Gallina, giornalista, storyteller e conduttrice televisiva. Sarà presente una platea attenta e competente di imprenditori, manager e responsabili di importanti aziende, non solo veronesi ma provenienti da altre città del nord Italia.

     

     

    Info e contatti

    www.farsistrada.it

    [email protected]

     

  • Truffe: oltre 3 miliardi di euro persi dagli italiani nell’ultimo anno

    Sono 8,3 milioni gli italiani che, negli ultimi 12 mesi, hanno subito una truffa nell’ambito di una delle principali voci di spesa familiare, con un danno economico stimato di oltre 3 miliardi di euro; questi i primi dati emersi dall’indagine realizzata per Facile.it dagli istituti mUp Research e Norstat e presentata in occasione del lancio della nuova sezione di podcast sulla sicurezza (https://www.facile.it/podcast.html) a cura del comparatore.

    Secondo l’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, il 7,1% dei rispondenti ha dichiarato di aver subito una truffa legata alle utenze luce e gas, il 6,5% nell’ambito delle carte elettroniche e il 5,2% nella telefonia mobile, mentre l’assicurazione auto/moto, da alcuni ritenuta una delle aree più a rischio, in realtà è tra i campi analizzati quello dove in percentuale gli italiani sono caduti in trappola con meno frequenza (1,4%).

    I danni economici

    Complessivamente, come evidenziato dall’indagine, a seguito delle truffe gli italiani hanno perso oltre 3 miliardi di euro. E se, in media, il valore economico è di 365 euro, il danno è ben più elevato tra i prestiti personali, dove chi è caduto in trappola ha perso, sempre in media, 1.490 euro; 279 euro persi per truffe ai conti correnti e 268 euro per l’RC auto/moto.

    «La troppa sicurezza o la distrazione che ciascuno di noi può avere sono spesso i motivi principali per cui si cade in trappola», spiega Tobias Stuber, CEO di Facile.it. «In realtà prendere poche e semplici precauzioni ci può mettere al riparo dalle frodi consentendoci di godere a pieno dei vantaggi offerti dai numerosi canali attraverso i quali si può risparmiare sulle principali voci di spesa familiare. Proprio per insegnare ai consumatori come riconoscere una truffa e difendersi da essa, abbiamo arricchito il nostro spazio sicurezza con un nuovo strumento, quello dei podcast, dove con 5 semplici consigli diamo a ciascuno i mezzi adatti per tutelarsi dai principali rischi.».

    I canali più usati dai malfattori

    I consigli di Facile.it nascono anche dall’analisi degli strumenti attraverso cui vengono portate a termine le frodi. Nel 45% dei casi le truffe sono passate attraverso un’email, nel 26% tramite SMS (31% nel caso dei conti correnti) e nel 21,5% da siti web fasulli (29% per le carte elettroniche). Va detto, però, che ogni settore ha le sue specificità. Quando si parla di frodi nell’ambito delle utenze luce e gas, ad esempio, tra i canali più usati dai malfattori ci sono i finti call center (44%) e le visite porta a porta (31,3%).

    La nuova frontiera delle truffe passa anche dai social network, particolarmente usati nell’ambito dei prestiti personali (15,9%), e dalle App di messaggistica istantanea, attraverso cui sono stati truffati, secondo le loro dichiarazioni, circa il 9% dei rispondenti.

    Più di 4 su 10 non denunciano

    Cosa accade dopo la truffa? Purtroppo, il 41,5% di chi cade in trappola non denuncia la frode; il dato arriva addirittura al 55,1% nella telefonia mobile e al 54,5% nei prestiti personali.

    Per quali motivi non si fa? Tra i 3,4 milioni che non hanno denunciato la truffa subita, il 33% ha detto di non averlo fatto perché il danno economico era basso, mentre il 27% perché era certo che non avrebbe recuperato quanto perso.

    Per circa 800.000 individui, invece, vi è una ragione di natura psicologica; il 15,1% ha detto che si sentiva ingenuo per esserci cascato, mentre il 9% ha dichiarato di non aver denunciato la frode perché non voleva che i familiari/conoscenti lo sapessero.

    «Abbiamo una spiccata tendenza a preservare la nostra reputazione», spiega il prof. Gianluca Castelnuovo, ordinario di psicologia clinica alla Cattolica di Milano e all’IRCCS Istituto Auxologico Italiano «per cui denunciare una truffa di questo tipo può significare per alcuni ammettere, a sé stessi e agli altri, che non siamo stati “furbi” a sufficienza per difenderci da un malfattore che ha agito comunque anche grazie alla nostra involontaria “complicità”. Spesso una eccessiva paura di fare brutta figura, tema dominante oggi nella nostra società, agisce in favore dell’impunità.».

    La scelta di non denunciare risulta ancora meno comprensibile se si considera che il 4% dei truffati, a seguito della frode subita, si è addirittura trovato nel mezzo di problemi di natura legale.

    «La buona notizia è che, secondo quanto emerso dall’analisi, oggi gli italiani cominciano a capire meglio come difendersi – continua Stuber – il 43,2% dei rispondenti ha dichiarato di aver adottato anche semplici strategie, come ad esempio non rispondere a contatti sconosciuti o non dare informazioni sensibili a soggetti non verificati, solo dopo aver subito la truffa.».

    Identikit dei truffati

    Vittime predilette dei truffatori sono soprattutto gli uomini (22,5% rispetto al 15,7% del campione femminile) e, a dispetto di quanto si possa pensare, i rispondenti con un titolo di studio universitario (23,3% rispetto al 17% rilevato tra i non laureati).

    «Non è strano che le vittime di tali reati siano spesso persone con un titolo di studio elevato – continua Castelnuovo – in quanto le truffe utilizzano raffinate tecniche di persuasione che agiscono su più piani (cognitivo, emotivo, ecc.). Se sulla parte cognitiva possiamo difenderci, quando entrano in gioco le emozioni siamo più vulnerabili e rischiamo di sopravvalutare la nostra capacità di cogliere i segnali di truffa, ben camuffati dagli specialisti mal intenzionati.».

    Dal punto di vista anagrafico emerge che, a cadere in trappola, sono più sovente i giovani nella fascia di età 18-24 anni (31,6% vs 15% fascia 65-74 anni) mentre, a livello territoriale, sono i residenti nel Nord Italia (Nord Est 22,3% – Nord Ovest 21%).

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 24 ed il 26 maggio 2022 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 55 anni, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale + n.405 interviste di sovra-campionamento con individui oggetto di truffa nel corso degli ultimi 12 mesi.

  • Bollette elettriche: senza oneri beneficio di 18 euro a famiglia

    Circa 18 euro in 3 mesi; questo, secondo le stime* di Facile.it, il beneficio economico che le famiglie italiane potranno ottenere grazie all’azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette elettriche del terzo trimestre 2022 previsto nella bozza di decreto approvata dal Consiglio dei ministri.

    Facile.it ha stimato l’importo tenendo in considerazione l’attuale prezzo dell’energia e le indicazioni fornite della stessa Arera che, lo scorso marzo, in occasione dell’aggiornamento delle tariffe per il secondo trimestre 2022, aveva precisato che proprio grazie all’azzeramento degli oneri di sistema delle bollette elettriche (componenti ASOS e ARIM), il Governo aveva evitato un aumento che, per un cliente domestico tipo, sarebbe stato di almeno il 6%.  

    La scelta di prorogare l’azzeramento degli oneri anche per i mesi di luglio, agosto e settembre potrebbe quindi tradursi, secondo le stime, in un beneficio che, per la sola bolletta elettrica, sarebbe di almeno 6 euro al mese.

    * Le stime sono calcolate su un cliente domestico tipo (consumo annuo 2.700 kwh, 3kw di potenza).

  • Massimo Malvestio: crisi e inflazione, le considerazioni dell’avvocato

    “Se l’inflazione arrivasse al 5%…”: quanto ipotizzato dall’avvocato Massimo Malvestio in un’intervista dello scorso anno è oggi realtà. Il punto del Presidente del Comitato Investimenti di Praude Asset Management LTD.

    Massimo Malvestio

    Massimo Malvestio: l’inflazione al 5%, la lungimirante intervista all’avvocato

    Economia e mercati: lo scenario delineato da Massimo Malvestio in un’intervista dello scorso anno, da molti considerato utopistico, si è oggi rivelato realtà. L’inflazione è arrivata al 5%, come ipotizzava l’avvocato e attuale Presidente del Comitato Investimenti di Praude Asset Management LTD nonostante le autorità monetarie e politiche ritenessero che l’inflazione sarebbe rientrata “in pochi mesi”. Nei giorni scorsi è tornato a parlarne, alla luce di quella lungimirante intervista. “L’inflazione era già partita prima del conflitto”, osserva oggi l’avvocato Massimo Malvestio: “Il conflitto ha aggravato il problema. A mio avviso hanno cominciato a prevalere sulle forze deflattive sostanzialmente tre ordini di fattori: il primo è dato dalla abnorme crescita delle masse monetarie effetto delle politiche espansive delle banche centrali. Ma il secondo fattore, che viene spesso sottovalutato nell’analisi di questa fase inflattiva, riguarda le dinamiche demografiche che vedono i baby boomers avviarsi alla pensione senza che i nuovi entrati nel mondo del lavoro siano in numero sufficiente a sostituirli”.

    Inflazione: concause e prospettive di sviluppo nelle parole di Massimo Malvestio

    Secondo Massimo Malvestio anche le politiche ESG hanno influito: “Imposte dai fondi, dalle banche e dai regolatori alle società quotate prima, ma adesso quasi a tutte, hanno allontanato gli investimenti in risorse energetiche e in materie prime dalle logiche di mercato”. Sulla possibile evoluzione l’avvocato Massimo Malvestio, attuale Presidente del Comitato Investimenti di Praude Asset Management LTD, osserva come “tutti si aspettano che la fase recessiva faccia rientrare l’inflazione”. Ma non è detto sia così: “Vedremo. Il punto vero è a che livello si attesterà e per quanto tempo. Se tornerà all’uno o due per cento tutto potrà essere superato, ma se dovesse attestarsi attorno al 5% – come ho detto un anno fa nell’intervista che vi ho rilasciato – il lago di benzina sulle cui sponde ci siamo attestati, si incendierà comunque e si assisterà ad una grande redistribuzione di ricchezza”.

  • Investimenti sostenibili ESG: l’approfondimento sul blog di Banca Generali

    Investimenti sostenibili ESG: Banca Generali spiega in un approfondimento sul suo blog perché mai come oggi è fondamentale investire in sostenibilità.

    Investimenti sostenibili ESG: l’approfondimento di Banca Generali

    Nel nuovo blog nato per informare i risparmiatori e dare risposte concrete ai loro quesiti, Banca Generali dedica un approfondimento agli investimenti sostenibili ESG e al loro valore: "È ormai evidente come il cambiamento climatico sia diventato realtà, lo testimonia l’intensificarsi degli eventi estremi, sempre più spesso al centro delle cronache. La sostenibilità è ormai fondamentale, elemento centrale delle politiche economiche dei governi di tutto il mondo". Di SDGs si parla dal 2015, da quando la comunità internazionale (tutti i 193 Paesi membri dell’ONU) si è imposta obiettivi comuni per favorire lo sviluppo sostenibile del pianeta: ne sono stati individuati 17, articolati in 169 "traguardi" specifici da raggiungere entro il 2030. ESG (Environmental, Social and Governance) è l’acronimo utilizzato in ambito economico per indicare i tre pilastri intorno a cui si erge l’implementazione di investimenti sostenibili: ambiente, società e governance. Il mercato degli investimenti sostenibili ESG, in continua crescita, permette "di rafforzare lo sviluppo sostenibile e può diventare un alleato fondamentale nella lotta al cambiamento climatico": non a caso negli ultimi anni Banca Generali punta sempre più su di essi. E con il supporto di Mainstreet Partners, società londinese specializzata nell’advisory su investimenti sostenibili, l’Istituto ha sviluppato una piattaforma proprietaria in grado di rilevare il livello di sostenibilità delle varie soluzioni di investimento, e di calcolarne l’impatto sui singoli SDGs, "fisicizzandone" il contributo positivo attraverso l’utilizzo di specifiche metriche.

    Banca Generali: investimenti sostenibili ESG, quali vantaggi?

    In coerenza con il proprio percorso d’innovazione, Banca Generali ha sviluppato un approccio volto alla promozione di investimenti sostenibili ESG: in particolare "vengono proposte strategie d’investimento sostenibili e portafogli costruiti con l’obiettivo di tenere in considerazione le diverse sensibilità e preferenze dei clienti, anche negli ambiti ESG e con un approccio basato sull’aderenza agli "Obiettivi per lo sviluppo Sostenibile" (Sustainable Development Goals o SDGs) promossi dalle Nazioni Unite". Banca Generali integra costantemente la propria offerta guidata anche dai principi di investimento responsabile, contemplando strategie ESG con un focus su trend quali l’economia circolare, la tecnologia sostenibile e medicale, le nuove modalità di comunicazione e gli approcci ad impatto. Nell’approfondimento sono indicati i vantaggi che portano gli investimenti sostenibili ESG, oggi supportati da molteplici fattori: i rinnovati sforzi da parte dei singoli Governi e dell’Unione Europea, trai i quali il Green Deal, la maggior attenzione da parte degli investitori e degli intermediari di mercato oltre che da parte dei consumatori e clienti finali. È anche per questo che si registra "sempre più un trend positivo nei rendimenti degli investimenti in fondi ESG, tendenza che va a sfatare il mito riguardo il rendimento di questo tipo di attività, a lungo guardate con sospetto dal punto di vista della performance": allo stesso tempo "gli indici ESG non solo hanno registrato una migliore performance media, ma anche un rischio più basso".

  • Inflazione, il migliore antidoto contro la paura è l’educazione finanziaria

    Siamo in una fase storica di grande difficoltà, perché caratterizzata da un’inflazione che marcia a ritmo record mentre l’economia rallenta dopo la vigorosa ripresa post pandemia. Questo scenario alimenta le incertezze e le paure dei cittadini, che si traduce in un aumento – dove possibile – della tendenza a risparmiare.

    La dinamica tra risparmio e inflazione

    inflazioneLo scenario inflattivo attuale è chiaramente visibile, perché i prezzi dell’energia hanno spinto al rialzo i prezzi dei beni di consumo ed in special modo dei prodotti alimentari. L’inflazione è chiaramente percepibile da tutti.

    Nella maggior parte dei casi, l’accumulo di risparmio è visto che unica soluzione. Gli indicatori di trend dimostrano chiaramente che la tendenza ad aumentare la propensione al risparmio è una costante quando cresce l’inflazione e il carovita si riflette sul carrello della spesa.

    Conta più saper allocare che risparmiare

    Tuttavia sottolinea l’ABI – associazione bancaria italiana – più che aumentare la propensione al risparmio, diventa fondamentale come antidoto alla inflazione la capacità di saper allocare efficacemente il proprio risparmio.

    Per riuscirci è necessario che ci sia una educazione finanziaria sufficientemente strutturata. L’unica che può favorire una corretta allocazione dei risparmi, per combattere l’erosione della ricchezza causata dall’alta inflazione. In pochi vanno al di là di una semplice strategia giornaliera. Bisogna fa capire che risparmiare non significa accantonare il denaro, bensì pianificare in modo attento le finanze specialmente quelle relative all’ambito familiare.

    La ricerca IPSOS

    Secondo una ricerca IPSOS condotta su un migliaio di individui di diverse fasce d’età, la percezione del contesto economico è peggiorata nell’ultimo anno.
    Oltre il 60% del campione è preoccupato dell’impatto dell’inflazione sulle sue risorse. È interessante notare come soltanto il 21% ha identificato le scelte finanziarie come un atto di responsabilità. La necessità di un’educazione finanziaria è avvertita soprattutto per individui nelle fasce di età più giovani.

    È chiaro che l’importanza di una corretta educazione in ambito finanziario pur rappresentare non solo un antidoto contro l’inflazione, ma al tempo stesso anche un vantaggio competitivo per le giovani generazioni e per la protezione degli anziani. Tuttavia bisogna adottare un linguaggio chiaro e semplice, improntato alla trasparenza e una comunicazione chiara sui meccanismi che governano gli investimenti e la finanza.

  • Francesco Milleri: EssilorLuxottica, l’unicità di un “percorso straordinario”

    Lo "straordinario percorso" di un’azienda "unica, capace di rispondere alle crescenti esigenze del nostro settore": l’intervento dell’AD Francesco Milleri all’Assemblea Annuale degli Azionisti di EssilorLuxottica.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: la crescita di EssilorLuxottica nell’intervento all’Assemblea degli Azionisti 2022

    Lo ha definito uno "straordinario percorso" l’AD Francesco Milleri parlando lo scorso 25 maggio agli azionisti di quanto fatto da EssilorLuxottica negli ultimi anni: nel corso dell’Assemblea annuale l’AD unitamente al Vice AD Paul du Saillant ha ringraziato gli azionisti "per tutto il loro supporto". Insieme hanno condiviso "l’obiettivo di dare vita a un’azienda unica, capace di rispondere alle crescenti esigenze del nostro settore": oggi lo dicono anche i numeri registrati e i traguardi raggiunti su più fronti, dalla sostenibilità all’innovazione. L’AD Francesco Milleri ha parlato anche dei progressi nella roadmap per la sostenibilità, in linea con la mission di EssilorLuxottica: aiutare il mondo a vedere meglio, vivere meglio. Oggi EssilorLuxottica "è un Gruppo combinato da oltre 21 miliardi, una delle principali società quotate al Cac 40 e all’Euro Stoxx 50 e continua a crescere" scrivendo "una storia unica e stimolante per tutti".

    Francesco Milleri: il valore della mission di EssilorLuxottica

    Nel solco della mission di EssilorLuxottica, l’AD Francesco Milleri ha annunciato nel corso dell’Assemblea annuale degli Azionisti il lancio della OneSight EssilorLuxottica Foundation attraverso cui "coordineremo i nostri sforzi, le competenze acquisite e le partnership a livello internazionale per contribuire al cambiamento nell’ambito delle politiche per la cura della vista". La Fondazione lavorerà al fianco di partner di riferimento per tradurre in azioni la risoluzione delle Nazioni Unite "Vision for All" e contribuire alla lotta contro i difetti visivi impegnandosi anche per aumentare la consapevolezza dell’importanza della vista e sostenere la creazione di cure visive sostenibili. La consapevolezza che gli occhi siano gli organi sensoriali più preziosi e la loro bellezza vada corretta, protetta ed esaltata impronta le attività di EssilorLuxottica: dalla promozione di iniziative e campagne di sensibilizzazione alla progettazione di prodotti all’avanguardia. Il Gruppo guidato da Francesco Milleri unisce competenze uniche nella realizzazione di lenti e nella produzione di occhiali a marchi amati dai consumatori e a una capacità distributiva globale: una filosofia "che ci permette di aiutare miliardi di persone in tutto il mondo a studiare, lavorare, scoprire ed esprimere al meglio il loro pieno potenziale".

  • Illycaffè, Piano Industriale in arrivo: “Adnkronos” intervista l’AD Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia ad "Adnkronos": "Abbiamo un Piano Industriale a cui sto lavorando insieme a tutta la squadra da quando mi sono insediata e che condivideremo a breve con il CdA".

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia, il punto sugli obiettivi di Illycaffè nelle parole dell’AD

    Nuovo Piano Industriale e prospettive di crescita in arrivo per Illycaffè, storica azienda di Trieste specializzata nella produzione di caffè di alta qualità sostenibile. Ne ha parlato recentemente Cristina Scocchia, AD del Gruppo da gennaio 2022. "Questo Piano ha due obiettivi: avviare una nuova fase di crescita e preparare l’azienda alla quotazione in Borsa nell’arco di Piano 2023-26", evidenzia nell’intervista ad "Adnkronos": "Vogliamo farlo rafforzando la posizione competitiva che abbiamo in Italia, che per noi è il mercato chiave su cui vogliamo continuare a crescere sia nell’Horeca sia negli altri canali. In Europa invece vogliamo accelerare e in Cina e USA vogliamo addirittura raddoppiare". Intenzioni ben definite per una crescita in cui la grande scommessa è "l’e-commerce che conta il 15% e vogliamo raddoppiarlo nell’arco di Piano". Come osservato da Cristina Scocchia, il Piano Industriale sarà di durata quinquennale e giungerà in un contesto storico di post-pandemia e di conflitto in Ucraina. Una "tempesta perfetta" che "non riguarda solo la nostra azienda ma tutte le aziende e tutti i settori", specifica nell’intervista: "Il problema è che l’impatto di questi avvenimenti non sarà solo a livello economico e politico ma anche sociale e culturale. E di questo si deve tenere conto anche quando si elaborano le strategie aziendali future".

    Cristina Scocchia: in atto "tempesta perfetta" a livello internazionale, serve resilienza e coraggio

    Sottolineando come la razionalizzazione dei costi sia "una condizione necessaria ma non sufficiente", Cristina Scocchia ha condiviso il suo pensiero su come ambire alla crescita: "Servirà un mix strategico basato su innovazione, sostenibilità e trasformazione digitale, perché questo è l’unico modo in una tempesta perfetta per mantenere la competitività aziendale. E poi servirà un mix di resilienza e coraggio, che è necessario per continuare a investire in una situazione di costi alle stelle come questa". Nonostante il contesto storico, il 2022 per Illycaffè "è partito molto bene": "Rispetto al +18% di ricavi che avevamo fatto nel 2021 quest’anno stiamo facendo ancora meglio. È un segnale di ottimismo e positività". La strategia è ora "assorbire questo aumento dei costi senza riversarlo su tutta la catena del valore" e "la capacità oggi sta proprio nell’avere la flessibilità per rispondere a questi fattori esogeni in maniera rapida", aggiunge Cristina Scocchia. Una riflessione, in conclusione, sulla grande opportunità fornita dal PNRR, definito come "un’occasione storica paragonabile al Piano Marshall": "Sprecare questa opportunità sarebbe un peccato che le generazioni future non ci perdonerebbero", così la manager al termine dell’intervista.

  • Comprare Oro o Venderlo Quale è la Scelta Migliore

    Comprare oro o venderlo è una domanda che gli investitori ed i risparmiatori che investono sul prezioso metallo giallo si sono fatti spesso negli ultimi anni.
    A rendere la strategia del comprare oro da investimento appetibile agli investitori sono solitamente le crisi economiche o altre situazioni negative per l’economia come l’inflazione.
    In questi casi sono molti i privati che si affidano alla rinomata forza dell’oro come bene rifugio da comprare per realizzare riserve auree che mantengono il valore del denaro investito sul lungo periodo.
    Al contrario a prediligere il vendere oro sono le circostanze personali o il desiderio di concretizza una plus valenza data dalla maggiorazione id prezzo rispetto al momento dell’acquisto.
    Compare oro da investimento è particolarmente adatto a realizzare riserve di valore in quanto l’oro è facilmente monetizzabile anche sotto forma fisica recandosi presso una attività come questo compro oro Firenze che acquista oro usato in qualsiasi forma o condizione.
    Sia che si tratti di lingotti da investimento che di gioielli oggi è possibile detenere questi oggetti per vendere al momento che sopraggiungano esigenze impellenti di liquidità che non possiamo ottenere in altro modo.
    Sono molte le persone che oggi puntano comprare oro per avere scorte finanziarie, il consiglio è sempre quello di non vendere oro usato o nuovo in quanto questo bene aumenta anche lentamente intercalando momenti di ribasso.
    Per capire le potenzialità dell’oro come bene rifugio basti pensare che negli ultimi 20 anni il suo valore è aumentato quasi di sette volte un risultato che lo pone come uno dei migliori investimenti in assoluto.
    Oltre ad essersi rivelato conveniente il prezioso metallo giallo garantisce anche a stabilità e la sicurezza come pochi altri beni o titoli possono fare.
    Pet tutti questi motivi alla domanda comprare o vendere oro si può rispondere che non conviene mai monetizzarlo se non in quei casi in cui le necessità economiche o per qualcosa che desideriamo particolarmente.
    In questi casi la scelta di monetizzare il valore dell’oro non è dettata dalla convenienza ma piuttosto da altre ragioni che sono preferite al voler mantenere una riserva aurea che ci metta al sicuro dalle crisi e dall’inflazione oltreché da eventuali altri dissesti.

     

  • Banca Generali: Digital Wealth Management tra bisogno di consulenza e nuovi trend

    Metaverso, modelli fintech, blockchain e monete digitali, come si evolve il settore del Digital Wealth Management? Ne ha parlato l’AD e DG di Banca Generali Gian Maria Mossa.

    Banca Generali: Digital Wealth Management, le necessità di specializzazione

    Con un intervento pubblicato sul profilo LinkedIn, l’AD e DG di Banca Generali, Gian Maria Mossa, propone alcune considerazioni sul futuro del risparmio e sul ruolo della consulenza finanziaria, in particolare nell’area del Digital Wealth Management. Prendendo le mosse da un importante avvenimento accaduto il 1° maggio 2022 – ovvero la prima trasmissione di una partita, Milan-Fiorentina, sul metaverso – l’AD e DG pone l’attenzione su quanto la realtà oggi sia sempre più connessa all’evoluzione tecnologica. Ad esempio, "la prima banca al mondo, l’americana JP Morgan, ha presentato nelle scorse settimane la prima filiale digitale nel metaverso all’interno di un centro commerciale virtuale", scrive nell’intervento. "Decentraland", questo il suo nome, consente all’utente di interagire all’interno di spazi virtuali: è solo un esempio di quel "cambiamento del mondo bancario e finanziario iniziato ‘solo’ una decina d’anni fa", prosegue l’AD e DG di Banca Generali. La velocità di internet ha poi condotto a nuovi modelli fintech, all’Open Banking e all’Open Finance, a cui si è sommata la rivoluzione della blockchain e delle monete digitali. In un contesto di tale portata emergono "nuove necessità di specializzazione che comprendano la digitalizzazione dei processi, l’analisi dei dati e l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale", anche in un’efficace ottica di Digital Wealth Management.

    Banca Generali: Digital Wealth Management, il ruolo del capitale umano rimane centrale

    La portata del cambiamento "è enorme", come evidenziato da Gian Maria Mossa: un panorama in cui si inseriscono anche i rischi di frode – ad esempio da parte dei criptopirati – e altri aspetti quali il rischio di disintermediazione per alcuni operatori importanti e la possibilità di esclusione di una fascia di clienti più matura, meno avvezza alla tecnologia ma più facoltosa. Rimanendo in tema di Digital Wealth Management, nello scenario italiano emerge un binomio incentrato su "voglia di digitale e bisogno di consulenza": "In questo contesto il bisogno di consulenza diventa ancora più impellente. La tecnologia è transformational e non disruptive nel nostro mondo dei servizi finanziari". Per l’AD e DG di Banca Generali, ben venga "l’innovazione che porti con sé semplificazione, valore ai dati, e miglioramento nell’esperienza e nel servizio bancario. Ma il ruolo del capitale umano, non solo nella comprensione e nella pianificazione dei bisogni del cliente, ma anche nell’accompagnamento a questa sfida verso la nuova frontiera del fintech, resta quanto mai centrale". Nel Digital Wealth Management, così come nel più ampio mondo dei servizi finanziari, il percorso è ancora ricco di stimoli e "la consulenza avrà sempre più il forte vantaggio di presentarsi con la flessibilità e la prontezza alla ricezione di questi input d’innovazione" insieme alla "consapevolezza di essere custodi di quanto di più caro in ogni ambito transazionale: la fiducia", così l’AD e DG di Banca Generali al termine dell’intervento.

  • La transizione energetica e la crisi russo-ucraina in Europa: Renato Mazzoncini (A2A) al Festival Green&Blue

    Renato Mazzoncini è intervenuto durante il Green&Blue festival, tenutosi a Milano presso il Teatro Parenti: si è discusso di transizione energetica sul panorama della crisi tra Russia e Ucraina, del potenziale dell’Italia e dei nuovi modelli derivanti dalla diffusione delle energie rinnovabili.

    Renato Mazzoncini

    Renato Mazzoncini: l’impatto della guerra sulla transizione energetica

    Economia circolare, transizione ecologica e crisi russo-ucraina in Europa: come non rallentare? Come sfruttare il potenziale dell’Italia? Di questo ha parlato Renato Mazzoncini nel corso del Festival Green&Blue, in una doppia intervista con Nicola Lanzetta condotta da Riccardo Luna. L’evento si è tenuto presso il Teatro Parenti di Milano. Il dialogo si è aperto sul tema della crisi russo-ucraina in Europa e sugli impatti che questo grave avvenimento storico sta avendo sui processi di transizione energetica. "È come avere due spinte opposte una all’altra: bisogna vedere quanto durerà questa situazione per capire se l’accelerazione della transizione riuscirà a superare la crisi inevitabilmente generata dal conflitto", ha commentato Renato Mazzoncini, facendo riferimento alla crisi del petrolio degli anni ’70, che causò il passaggio al gas che riduceva le emissioni di C02 e molte altre pollutions. D’altro canto, come sottolineato dall’AD, potrebbe limitare gli investimenti e portare a una prudenza controproducente per questo periodo, che invece dovrebbe essere di grande spinta. "Sono comunque positivo", ha concluso il l’AD di A2A.

    Renato Mazzoncini sull’importanza degli enti locali e sulle potenzialità del biometano

    "Passiamo da un mondo in cui le grandi aziende di stato portavano i materiali in Italia per la produzione di energia, con degli attori fortemente centralizzati a livello governativo, a un modello delle rinnovabili completamente diverso: il numero di aziende che fanno rinnovabili è altissimo, e affiancano i grandi gruppi come noi di A2A. Inoltre il decisore non è più solo centrale, non è più solo lo Stato, ma assumono grande importanza i pianificatori locali: le commissioni paesaggistiche o il singolo rappresentate dell’ente locale, a cui spetta il ruolo di decidere qual è l’area più idonea per l’istallazione di un impianto": Renato Mazzoncini ha portato alcuni esempi significativi su questa tematica, sottolineando come le scelte dei pianificatori locali "siano importanti non solo per sveltire i processi autorizzativi, ma anche nel prendere decisioni che diano il giusto equilibrio tra salvaguardia del paesaggio e costo della produzione di energia". In questo senso, l’AD auspica una formazione capillare, che possa aiutare gli enti a comprendere ancor meglio anche l’impatto economico delle loro scelte. Fra gli altri argomenti emersi dall’intervista anche l’economia circolare e il recupero di materia ed energia, e il tema delle potenzialità dell’Italia per quanto riguarda il biometano: "Bisogna costruire impianti che siano in grado di trattare i rifiuti umidi urbani, gli scarti agroalimentari, i rifiuti della zootecnica". Occorre quindi poter contare sull’economia di scala". Tornano in campo "le grandi aziende che devono sostenere queste attività con la costruzione di impianti di grandi dimensioni", ha concluso Renato Mazzoncini.

  • Maurizio Tamagnini spiega come FSI sia diventato il più grande investitore fintech d’Italia

    FSI, di cui Maurizio Tamagnini è Amministratore Delegato e Managing Partner è nata nel 2016 come spin off aziendale derivato dal Fondo Strategico Italiano del gruppo CDP.

    Maurizio Tamagnini

    Maurizio Tamagnini: perché investire nel fintech?

    Prima di tutto "perché è un investimento trainante per l’economia del Paese. L’Italia, lo sappiamo, è ancora molto indietro in tema di digitalizzazione delle imprese, il nostro rapporto tra investimenti in IT e PIL è il più basso d’Europa e c’è quindi un’enorme opportunità da cogliere. Per questo FSI si è strutturata con un team appositamente focalizzato sul tech guidato dal Cio Barnaba Ravanne", afferma l’AD Maurizio Tamagnini. Negli anni la società è arrivata ad affermarsi come investitore di riferimento nel panorama italiano. Nel marzo del 2019 FSI ha chiuso la raccolta del primo fondo lanciato da FSI SGR con 1,4 miliardi di euro di impegni sottoscritti da investitori italiani e internazionali. Nell’ultimo anno ha portato a termine ben due investimenti e un reinvestimento. È recente l’annuncio della partnership avviata con il gruppo Iccrea Banca per lo sviluppo di BCC Pay, una piattaforma che secondo l’AD "andrà molto oltre".

    Maurizio Tamagnini: i traguardi e la strategia di FSI

    Più che un segreto si tratta di una strategia basata su un approccio a tre fasi. In un primo momento viene individuata la società con la piattaforma di sviluppo più promettente del suo settore, dopodiché si entra nel capitale senza però caricarla di debito affinché possa in seguito investire nella propria crescita. La seconda è una fase di affiancamento nella crescita sul territorio nazionale e internazionale. Infine, si va alla ricerca di un partner strategico con il quale reinvestire nella nuova realtà per farle compiere un ulteriore salto di sviluppo. È in questo modo, racconta Maurizio Tamagnini, che il fondo ha operato con Cedacri, il gruppo specializzato in software per il banking e i servizi cloud in cui ha investito nel 2018. Inizialmente FSI ha affiancato le banche azioniste nel capitale, supportando nel tempo il gruppo nello sviluppo dell’attività, attraverso anche due ulteriori acquisizioni, e individuando, nella fase finale, in ION Investment Group il partner ideale con cui continuare l’avventura.

  • “Diario di volo”, nel libro di Paolo Gallo un’analisi del legame tra digitale e transizione green

    Per Paolo Gallo digitalizzare un’azienda significa rivoluzionarla in toto. Un processo che, spiega l’AD di Italgas, una volta avviato non può avere una fine, soprattutto in vista della transizione energetica.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: "Trasformazione digitale, un fenomeno complesso che va compreso e gestito"

    Un libro che affronta e soprattutto mette in relazione temi attuali come la trasformazione digitale e la transizione ecologica, con la prima considerata propedeutica della seconda. E che non si limita alla teoria, ma prende spunto dall’esperienza diretta di Italgas. "Diario di volo" è il titolo del volume pubblicato da Paolo Gallo, ingegnere aeronautico dal 2016 alla guida del Gruppo. Un vero e proprio vademecum per tutte le aziende che intendono allinearsi agli obiettivi dell’Agenda Onu e ai target climatici Ue. Per raggiungere la neutralità climatica e contribuire alla transizione green la digitalizzazione è un passaggio ormai obbligatorio: "La transizione digitale è la precondizione tecnica della transizione energetica, è il suo fattore abilitante – ha dichiarato Paolo Gallo in occasione della presentazione del libro tenutasi alla Microsoft House di Milano – Il percorso che ci attende è abbastanza chiaro e il gas naturale giocherà un ruolo chiave per sostenere il processo di decarbonizzazione". Ma, avverte, il cambiamento va guidato, stimolato e soprattutto compreso, perché oggi la trasformazione digitale è un fenomeno che "ha chiaramente un inizio, ma non può avere una fine".

    Paolo Gallo: "In Italgas stiamo cambiando il nostro modo di lavorare"

    L’evoluzione dell’azienda e la ricerca di innovazione devono essere infatti costanti. Non si tratta semplicemente di sviluppare app, e-commerce o di rafforzare la propria presenza sui social. Le aziende devono abbracciare la digitalizzazione in senso ampio, spiega Paolo Gallo, altrimenti il rischio, concreto, è quello di "restare in superficie". Asset, processi, persone e cultura aziendale: la trasformazione digitale è "un concetto unitario" che rivoluziona tutti i livelli di un’azienda, dal management ai dipendenti, e che comporta un cambiamento nel modo di lavorare. Ed è proprio la naturale resistenza al cambiamento, aggiunge, la vera sfida da affrontare per i manager di oggi. Trasformare asset e strumenti è la parte meno complessa. Ma per gestire e sfruttare al meglio l’elevato numero di soluzioni hi-tech disponibili oggi (Big data, cloud, IA, IoT, machine learning), il fattore umano e il mindset aziendale risultano indispensabili. Avere a disposizione un numero sempre più elevato di dati è inutile se mancano le competenze per interpretarli. Italgas, che negli ultimi cinque anni si è concentrata sulla digitalizzazione della rete in vista dell’integrazione dei gas rinnovabili, ne è un esempio: "Adesso di dati ne stiamo ricevendo a milioni non solo dai contatori ma anche dagli altri dispositivi che abbiamo installato – ha ricordato Paolo Galloe quindi ci stiamo allenando sull’interpretazione di questi dati per cambiare il modo in cui lavoriamo".

  • Mercato dell’agrifood italiano è in salute malgrado la crisi

    Dallo scoppio del Covid in poi, l’economia ha conosciuto soprattutto fasi di crisi e pochissimi periodi di slancio. Tuttavia, nonostante un clima generalmente cupo, il mercato dell’agrifood italiano corre veloce. E guadagna anche spazio a livello internazionale.

    Lo stato del mercato dell’agrifood

    agrifoodNel panorama globale, ci sono soprattutto pochi grandi attori che si spartiscono la torta del commercio internazionale sul mercato dell’agrifood.
    Gli Stati Uniti hanno una quota di quasi il 10%, in valore sono 148 miliardi di euro. Poi ci sono Paesi Bassi, Germania e Francia.
    Ma l’Italia corre, tanto che nel 2021 l’export italiano del settore ha raggiunto 52 miliardi di euro, un record.

    Il ruolo dell’Italia

    Il nostro Paese sfrutta soprattutto il traino di alimentari e bevande (+11,6%), ma segna performance notevoli anche per i prodotti agricoli (+8,8%). Le nostre vendite estere sono ingenti per quanto riguarda i prodotti lavorati (vini e spirit su tutti), mentre il nostro import è composto in larga misura da prodotti agricoli o comunque in fasi iniziali di lavorazione.
    Alla fine il saldo commerciale sul mercato dell’agrifood è positivo per 4,6 miliardi. Complessivamente, siamo al nono posto tra gli esportatori mondiali e all’ottavo tra gli importatori, ma le medie mobili dell’uno e dell’altro stanno divergendo.

    La composizione dell’agrifood made in Italy

    In Italia il mercato dell’agrifood è caratterizzato da imprese principalmente di piccole dimensioni, eppure assai attive sul fronte internazionale.
    Oltre agli storici mercati tradizionali come Germania e Stati Uniti, le aziende italiane guardano con interesse verso Paesi come Cina e Corea del Sud.

    Prospettive

    Lo scenario del mercato dell’agrifood rimane incoraggiante, tenuto conto che tra gennaio e marzo c’è stato un +19,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Significa che stiamo viaggiando su un sentiero trend following molto proficuo.

    Ma è chiaro che ci sono rischi legati alle incognite del contesto internazionale, nonché all’aumento di prezzo delle materie prime agricole dovuto ai rilevanti costi energetici. Si pensi al caso del grano, le cui quotazioni hanno impennato per via del fatto che il conflitto ha coinvolto i due principali fornitori europei. Russia e Ucraina, inoltre, rappresentano più del 20% dell’export di mais e l’80% di olio di girasole.

  • Mutui casa: 2 milioni di italiani bloccati dagli aumenti

    A causa dell’aumento dei tassi dei mutui quasi 2 milioni di italiani hanno fermato la ricerca di un nuovo immobile; questo uno dei dati emersi dall’indagine commissionata da Facile.it mUp Research e Norstat* che, già a fine maggio, aveva evidenziato come l’incremento del costo dei finanziamenti casa avesse bloccato molti italiani intenti nel trovare una nuova abitazione.

    Una platea che potrebbe ulteriormente allargarsi alla luce della conferma da parte della BCE dell’aumento del costo del denaro; la decisione dell’Eurotower potrebbe quindi incidere negativamente non solo su chi ha già un mutuo a tasso variabile – e che secondo le simulazioni di Facile.it dovrà far fronte a rincari sulla rata mensile fino a 120 euro nel giro di un anno – ma anche su coloro stanno cercando, o hanno intenzione di farlo in futuro, un nuovo immobile.

    Sul fronte dei tassi, dopo valori ormai ai minimi da anni, la situazione oggi è cambiata; i tassi fissi sono già aumentati ed oggi per un mutuo medio* è difficile trovare opzioni sotto il 2,4% (TAN), mentre chi sceglie un variabile può accedere a finanziamenti con indici contenuti, che partono da 0,65%, ma destinati presto a salire.

    «In un periodo di aumento dei tassi come quello attuale, scegliere un mutuo diventa un’operazione più delicata», spiegano gli esperti di Facile.it. «Non esiste, in assoluto, una scelta giusta o sbagliata tra tasso fisso, variabile o soluzioni ibride, la decisione va presa in base alle specificità dell’aspirante mutuatario: la propensione al rischio, la posizione reddituale, la durata del finanziamento, l’età e così via. L’aiuto di un consulente esperto diventa quindi più importante che mai.».

     

    * Nota metodologica: Indagine mUp research – Norstat svolta tra il 24 ed il 26 maggio 2022 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 55 anni, patentati, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale.

    Simulazione realizzata da Facile.it in data 10 giugno 2022; tassi per un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

  • Mutui variabili: rata in aumento fino a 120 euro

    Domani si terrà la riunione di politica monetaria della BCE e, tra gli osservati speciali, c’è l’annuncio sui tassi. L’aumento – previsto per luglio e settembre – avrà un impatto sull’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, e questo comporterà un aumento delle rate dei mutui italiani, ma di quanto? Facile.it ha fatto alcune simulazioni scoprendo che, da qui al prossimo anno, la rata mensile di un mutuo variabile medio potrebbero salire di circa 120 euro rispetto ad oggi.

    Per l’analisi Facile.it ha preso come riferimento un finanziamento da 120.000 euro da restituire in 20 anni e simulato i possibili cambiamenti tenendo in considerazione i cosiddetti futures sull’Euribor, che rappresentano l’aspettativa che gli operatori hanno sull’andamento dell’indice nei prossimi 5 anni.

    Oggi un tasso variabile medio (T.A.N) disponibile online* per l’operazione simulata è pari a 0,85%, con una rata mensile di 544 euro. Secondo i futures sull’Euribor, entro fine anno l’indice Euribor a 3 mesi sfiorerà l’1% (oggi si trova a -0,30%) e questo farà salire il tasso variabile a circa 2,20%, con una rata mensile più pesante di circa 75 euro. Tra dodici mesi (a giugno 2023), l’indice potrebbe arrivare a circa 1,75%; questo farebbe salire il tasso variabile a 2,95% e la rata del muto a 663 euro, vale a dire quasi 120 euro in più rispetto a oggi. A dicembre 2027, le previsioni danno l’Euribor intorno al 2,10%; in questo caso il tasso salirebbe a 3,30% e la rata mensile a 684 euro, vale  a dire 140 euro in più rispetto ad oggi.

    «Sebbene in periodi di grande incertezza come quello attuale sia difficile fare previsioni, è importante non sottovalutare i messaggi che arrivano dal mercato»; spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it «Oggi più che mai, quindi, la scelta del mutuo va affrontata con grande attenzione; il consiglio è di affidarsi ad un consulente esperto in grado di identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

    * Simulazione Facile.it in data 8 giugno 2022

  • Vacanze: 4,7 milioni resteranno a casa per colpa degli aumenti

    L’aumento dei prezzi potrebbe compromettere parte della stagione estiva 2022; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different*, il 10,7% dei rispondenti, pari a circa 4,7 milioni di italiani, ha detto che quest’anno non si concederà una vacanza proprio a causa del rincaro dei beni, mentre circa 3,7 milioni, pur di non rinunciare al viaggio, hanno scelto di ridimensionarlo.

    Oltre a coloro che, come detto, non partiranno per il rincaro dei prezzi registrato negli ultimi mesi, quasi il 6,1% di coloro che rimarranno a casa ha detto che lo farà per paura di contrarre il Covid durante le ferie e il 2,8% per il timore di trovarsi bloccato da un nuovo lockdown. Sommando queste e le altre diverse ragioni indicate dal campione intervistato come motivo principale per non fare le valigie, saranno complessivamente, circa 11,9 milioni gli italiani che rinunceranno alle ferie.

    Assicurazioni viaggio

    Anziché rinunciare a partire per, seppur legittime, paure, molti italiani (4,1 milioni) stanno valutando di sottoscrivere, o lo hanno già fatto, una polizza assicurativa. Tra questi, il 62,6% ha dichiarato di volersi tutelare in caso di cancellazione della vacanza per malattia, Covid incluso, o (30,6%) a causa di un nuovo lockdown (sebbene questa casistica rimanga attualmente scoperta dalle polizze viaggio).

    Tanti, circa 1,1 milioni, anche i viaggiatori interessati ad una polizza che li tuteli in caso di quarantena forzata nel luogo di destinazione.

    «La pandemia ha cambiato l’approccio di molti italiani alle vacanze tanto è vero che, dopo quanto accaduto nel 2020, in tantissimi hanno iniziato ad avvicinarsi al mondo delle assicurazioni viaggio»; spiega Irene Giani, responsabile polizze viaggio di Facile.it. «Il fenomeno trova conferma anche nei dati emersi dall’indagine; il 52% dei rispondenti ha detto che è la prima volta che si interessa alla sottoscrizione di una polizza di questo tipo e più del 40% lo fa proprio in funzione delle incognite legate al Covid-19. La buona notizia è che oggi la maggior parte delle polizze viaggio offre coperture valide anche in caso di infezione da Covid-19 ed alcune garantiscono un rimborso economico qualora l’assicurato dovesse allungare, causa malattia, la propria permanenza nel luogo di destinazione; l’unica casistica che rimane scoperta è quella dell’annullamento del viaggio dovuto ad un nuovo lockdown».

    Chi andrà in vacanza

    Guardando agli italiani che quest’anno si concederanno un viaggio (in totale 17,4 milioni di individui) emerge che, in media, le vacanze dureranno 14 giorni. I mesi preferiti per partire sono agosto (49%) e luglio (42,4%) anche se 1 rispondente su 4 godrà di almeno una parte delle ferie già a giugno (25,6%).

    Sebbene il Bel Paese resti la meta preferita dai nostri connazionali, con la fine delle restrizioni Covid molti torneranno a spostarsi all’estero; secondo l’indagine il 17,7% dei rispondenti, pari a circa 3,1 milioni di individui, quest’anno trascorrerà le ferie fuori dai confini nazionali.

    La voglia di vacanza è tanta e molti italiani, letteralmente, ripartiranno da dove avevano interrotto: il 27,5% dei rispondenti ha detto che le vacanze di quest’anno sono quelle programmate nel periodo pre-Covid ma che, causa pandemia, sono state rimandate e circa 1,7 milioni di vacanzieri potranno finalmente fare il viaggio già pagato ma saltato per via dei lockdown.

    Strutture ricettive come hotel/agriturismi e B&B si confermano come la prima scelta degli italiani (43,3%, pari a 7,6 milioni), mentre il 27,7% prenderà in affitto un appartamento, il 20,5% trascorrerà le ferie a casa dei genitori o nella seconda casa, e il 15,6% opterà per un villaggio turistico; il 7.8% andrà in campeggio.

    Circa 13,9 milioni di italiani utilizzeranno l’auto per raggiungere la destinazione di vacanza, mentre saranno in 3,2 milioni a spostarsi in aereo. Almeno 1,3 milioni, invece, raggiungeranno la propria meta in nave.

    * Nota metodologica: indagine condotta da EMG Different su un campione (1.000 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI. Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: maggio 2022.

     

  • Alessandro Bernini: idrogeno verde, il valore del nuovo progetto di Maire Tecnimont in India

    Maire Tecnimont vince un contratto EPC per un impianto di idrogeno verde in India: la soddisfazione dell’AD Alessandro Bernini.

    Alessandro Bernini

    Alessandro Bernini: Maire Tecnimont, nuovo contratto in India per un impianto a idrogeno verde

    L’Amministratore Delegato Alessandro Bernini lo ha definito “un importante traguardo nel percorso del Paese verso un’industria e un’economia basate sull’idrogeno e sulla neutralità carbonica”: Maire Tecnimont ha annunciato nei giorni scorsi che la sua controllata indiana Tecnimont Private Limited (TCMPL), in collaborazione con NextChem, si è aggiudicata un contratto EPC da Gas Authority of India Limited (GAIL) per un impianto di 4,3 tonnellate al giorno di idrogeno verde attraverso un’unità di elettrolisi da 10 megawatt PEM, a Vijaipur (Madhya Pradesh), nell’India centrale. Lo scopo del progetto riguarda l’ingegneria, il procurement, la costruzione fino al commissioning, lo start-up dell’impianto e il performance test: il completamento è atteso a 18 mesi dalla lettera di accettazione. Nel sottolinearne il valore, l’AD di Maire Tecnimont Alessandro Bernini ha ricordato come il progetto si allinei alla National Hydrogen Mission dell’India, un importante traguardo nel percorso del Paese verso un’industria e un’economia basate sull’idrogeno e sulla neutralità carbonica.

    Alessandro Bernini: orgogliosi di contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione 2030 dell’India

    Per l’AD di Maire Tecnimont Alessandro Bernini si tratta di un’ulteriore “conferma della crescita costante del green business di Maire Tecnimont”. Parlando più dettagliatamente del progetto che impegnerà il Gruppo in India, l’AD ha spiegato come “unire l’idrogeno verde alla rete del gas o utilizzarlo come feedstock sostenibile per decarbonizzare il settore dei fertilizzanti e altri processi industriali hard-to-abate” sia essenziale nell’ottica di garantire l’accelerazione e la crescita dell’economia a idrogeno verde. “Grazie alla nostra storica presenza in India, siamo orgogliosi di contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione 2030 del Paese”, ha ribadito infine Alessandro Bernini.

  • Claudio Descalzi: Eni pubblica il Report di Sostenibilità 2021, l’analisi dell’AD

    Eni presenta il report di sostenibilità 2021: l’AD Claudio Descalzi ricorda l’importanza di "essere tanto più inclusivi e non divisivi, ricercando il bene comune e aumentando gli sforzi per garantire la sicurezza energetica europea, accelerando al contempo la decarbonizzazione".

    Claudio Descalzi

    Claudio Descalzi: Eni For 2021 – A Just Transition, il 16esimo report volontario di sostenibilità

    In Eni, come ha ribadito l’AD Claudio Descalzi in occasione del lancio del 16esimo report volontario di sostenibilità, "sentiamo con forza la responsabilità di contribuire a dare accesso all’energia a tutti, sostenendo lo sviluppo dei Paesi in cui siamo presenti, e raggiungere le massime ambizioni dell’Accordo di Parigi". Lo confermano i numeri riportati in "Eni for 2021 – A Just Transition", il documento che fotografa la concretezza dell’impegno del Gruppo a favore di una transizione equa: i risultati sociali ed economici raggiunti nel percorso verso la neutralità carbonica al 2050 ma anche i nuovi obiettivi. In particolare Eni intende accelerare nel percorso di decarbonizzazione: la nuova road map prevede una riduzione del 35% delle emissioni nette scope 1, 2 e 3 entro il 2030 e dell’80% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018 (superiori agli obiettivi di -25% e -65% definiti nel precedente piano). Per quanto riguarda invece le emissioni nette scope 1 e 2, l’obiettivo è arrivare a -40% entro il 2025 (rispetto ai livelli del 2018) e raggiungere le zero emissioni nette entro il 2035, in anticipo di cinque anni rispetto al precedente piano. Previsti aumenti anche sul fronte degli investimenti dedicati alle nuove soluzioni energetiche: 30% entro il 2025, 60% entro il 2030 e 80% al 2040. L’impegno, supportato fortemente dall’AD Claudio Descalzi, non è solo in "Eni for 2021 – A Just Transition" ma anche nei due report aggiuntivi che lo completano: "Eni for 2021 – Neutralità carbonica al 2050", un focus sulle strategie e sui principali target di Eni in materia di clima, e "Eni for 2021 – Performance di sostenibilità", incentrato invece sugli indicatori ambientali, sociali e di governance della società.

    Claudio Descalzi: Eni e sostenibilità, i traguardi del 2021 e i nuovi obiettivi

    In diverse occasioni l’AD Claudio Descalzi ha ricordato come il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione debba essere accompagnato da un impegno maggiore nei confronti di una transizione "giusta", in grado quindi di tenere conto degli impatti che tale trasformazione energetica genera sulle persone, a partire dai lavoratori diretti e indiretti fino alle comunità e ai clienti. "È necessario essere tanto più inclusivi e non divisivi, ricercando il bene comune e aumentando gli sforzi per garantire la sicurezza energetica europea, accelerando al contempo la decarbonizzazione", ha sottolineato in merito l’AD Claudio Descalzi. Non a caso, come emerge anche in "Eni for 2021 – A Just Transition", in quest’ottica Eni ha rafforzato le partnership con le organizzazioni internazionali per la cooperazione allo sviluppo. Basti pensare alle attività finalizzate a migliorare l’accesso all’acqua in Iraq per la popolazione di Bassora attraverso gli impianti di trattamento delle acque messi a disposizione da Eni oppure ai progetti di diversificazione economica nel settore agricolo in Angola, Congo e Nigeria e ai progetti in Egitto per supportare l’imprenditoria locale e giovanile. Fondamentali inoltre le iniziative per promuovere l’educazione e la formazione professionale realizzate ad esempio in Angola, Egitto, Iraq, Messico e Mozambico.

  • Caro benzina: 1 italiano su 2 usa meno l’auto

    Nonostante il taglio delle accise, il prezzo del carburante continua a salire e il Governo valuta nuovi interventi. Gli automobilisti, nel frattempo, corrono ai ripari; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research*, negli ultimi tre mesi quasi 1 italiano su 2 (46%) ha ridotto l’uso dell’auto, specialmente nel tempo libero, pur di risparmiare.

    Le strategie adottate – si legge nell’indagine condotta su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – sono diverse; il 47% dei rispondenti, pari a circa 20 milioni di individui, ha dichiarato di prestare maggiore attenzione nella scelta della pompa di benzina, mentre  quasi 1 automobilista su 3 ha modificato il proprio stile di guida adottandone uno idoneo a ridurre i consumi di carburante.

    Il prezzo del carburante è tornato a salire: secondo i dati ufficiali aggiornati al 31 maggio, nella modalità self il costo medio della benzina è arrivato a 1,914 euro al litro, mentre per il diesel a 1,831 euro al litro; tra le cause dei recenti rincari vi sono le quotazioni del greggio, in continua salita, e l’embargo al petrolio russo deciso dell’UE.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp research – Norstat svolta tra il 24 ed il 26 maggio 2022 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 55 anni, patentati, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale.

  • La logistica prosegue il trend positivo mentre il retail è trainato dalle high street

    Roma, 3 Giugno 2022Nel corso dell’analisi dello scenario del mercato immobiliare svolta da Domenico Amicuzi attraverso l’intervista rilasciata a QuotidianoOggi.it emerge che nonostante le difficoltà derivanti prima dalle restrizioni messe in atto per arginare la pandemia di Covid-19 ed attualmente dalle tensioni geo-politiche causate dal conflitto in Ucraina, la domanda di investimenti immobiliari in Italia è tornata a crescere.

    Nello specifico durante la fine del 2021 ed i primi tre mesi del 2022 si evidenziano le performance degli immobili logistici, grazie agli effetti positivi derivanti dal fenomeno e-commerce. Si delinea invece una ripresa dell’asset class retail soprattutto per merito del forte ritorno di interesse per le cosiddette “high street”, con i centri commerciali che vivono ancora una fase di leggera flessione.

    In evidenza anche la netta ripresa del comparto alberghiero che gode della riapertura degli spostamenti dei turisti e l’allentamento dei lockdown a livello globale, ambito in cui spicca Roma come attrattore principale degli investimenti focalizzati sugli immobili ricettivi.

    Gli immobili direzionali rientrano tra le asset class che hanno subito e stanno ancora subendo una fase di radicale trasformazione rispetto ai precedenti standard tradizionali, con le unità con destinazione ufficio posizionate in zone meno centrali a soffrire maggiormente il calo di domanda.

    Domenico Amicuzi ligure di nascita e Casertano d’adozione, 38 anni professionista immobiliare con una consolidata esperienza maturata in diverse asset class ed una specifica conoscenza del mercato real estate in Italia, si è specializzato nel 2022 in real estate management presso la SDA Bocconi, nello stesso anno ha conseguito la qualifica di Associate Member RICS (AssocRICS) ed è socio “Lions Club”.

  • Prestiti arredamento: +5,5% rispetto al 2019

    A pochi giorni dall’inizio del Salone del Mobile, che quest’anno celebra i suoi sessant’anni, Facile.it e Prestiti.it hanno analizzato lo stato di salute del settore dei prestiti legati proprio all’arredamento, evidenziando come, nel primo trimestre del 2022, i finanziamenti legati a questa finalità non solo siano tornati ai livelli pre-Covid, ma abbiano segnato addirittura una crescita rispetto al periodo prepandemia (+5,5% su Q1 2019).

    «Il ritorno ai numeri registrati nel periodo pre-pandemia è un dato positivo per il settore delle richieste di prestiti personali per la casa, segno di come gli italiani continuino ad investire nella propria abitazione, diventata, negli ultimi due anni, sempre più importante», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it.

    Identikit del richiedente

    Considerando le domande di finanziamento raccolte nei primi tre mesi del 2022 per le quali è stata specificata la finalità, emerge come le richieste di prestiti personali per l’acquisto di arredamento rappresentino il 5,7% del totale con una media importo di 8.416 euro, in aumento dell’1,5% rispetto al primo trimestre 2019. Il piano di ammortamento, invece, è leggermente diminuito passato da poco più di 60 rate nel 2019 a 59 (quasi 5 anni) nel 2022.

    Chi ha chiesto un prestito personale per l’arredamento nel corso del primo trimestre 2022 aveva, in media, 40 anni (era 42 nello stesso periodo del 2019). Interessante notare come il 42% delle richieste provenga da un under 36, dato su cui hanno sicuramente influito le agevolazioni sui mutui dedicate ai giovani.

    *Analisi realizzata su un campione di oltre 123.000 richieste di prestiti personali raccolte online da Facile.it e Prestiti.it nel corso del primo trimestre 2019 e del primo trimestre 2022.

  • Investimenti sostenibili ESG, Banca Generali: arrivano i primi scatti di “BG4SDGs – Time to Change”

    Raccontare lo stato di avanzamento dei 17 SDGS con una fotografia al mese: è l’obiettivo del progetto fotografico targato Banca Generali. L’Istituto, punto di riferimento negli investimenti sostenibili ESG, si è affidato agli scatti di Stefano Guindani.

    Ragaini (Banca Generali): investimenti sostenibili ESG parte integrante del nostro dna

    "Il progetto BG4SDGs Time To Change rappresenta per noi un racconto di una realtà che cerchiamo di far vivere ogni giorno ai nostri clienti attraverso i loro investimenti, guardando al megatrend più importante per la nostra società: la sostenibilità". È con queste parole che Andrea Ragaini, Vice Direttore Generale di Banca Generali, commenta gli sviluppi del progetto fotografico che l’Istituto pioniere negli investimenti sostenibili ESG ha lanciato lo scorso settembre. Nato in collaborazione con il fotografo italiano Stefano Guindani e l’antropologo Alberto Salza, "BG4SDGs – Time to Change" vuole raccontare lo stato dell’arte dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. Uno scatto al mese per testimoniare il percorso verso un modello di sviluppo sostenibile. Due le chiavi adottate da Guindani nella sua ricerca, in tutto il mondo, di immagini iconiche relative al processo. La prima è evidenziare l’azione negativa del genere umano sull’ambiente e sulle comunità, mentre la seconda volge lo sguardo verso la sua capacità di lottare contro il cambiamento climatico grazie a soluzioni sempre più innovative e sostenibili. Finora il progetto promosso da Banca Generali è riuscito a raccontare 6 Sustainable Development Goals: "La sostenibilità è parte integrante del dna della nostra Banca – ha aggiunto il Vice Direttore dell’Istituto leader negli investimenti sostenibili ESGtanto da essere alla base non solo del nostro piano industriale, ma anche di un modello commerciale che non ha eguali sul mercato".

    Investimenti sostenibili ESG: l’approccio di Banca Generali

    L’iniziativa di Banca Generali si inserisce dunque nel più ampio ventaglio di attività che vedono l’Istituto impegnato nel perseguire un percorso di crescita sostenibile. Negli anni il modello di business si è sempre più ispirato a principi di integrità, responsabilità sociale e innovazione. Ne è un esempio concreto BG Personal Portfolio, la piattaforma proprietaria dedicata agli investimenti sostenibili ESG lanciata nel 2019 in collaborazione con MainStreet Partners, nota società londinese di advisory. Uno strumento in grado di quantificare il contributo generato dagli investimenti in relazione al singolo Sdg su cui il cliente ha deciso di investire. Dal suo lancio, Banca Generali è riuscita a imporsi come punto di riferimento, superando quota 7 miliardi nelle masse convogliate in strumenti certificati ESG. Non è un caso dunque che la sostenibilità rappresenti uno dei perni del Piano strategico e finanziario presentato a febbraio, e che gli investimenti sostenibili ESG rientrino tra le priorità al 2024: l’Istituto ha annunciato infatti che entro il prossimo triennio prevede di raggiungere una percentuale del 40% in prodotti ESG (fondi e wrappers) sul totale delle soluzioni gestite complessive, raddoppiando di fatto quella attuale (20%).

  • Rendimenti, l’inversione della curva fa temere la recessione

    Quando un ciclo economico si avvicina alla sua fine, gli esperti guardano soprattutto all’andamento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani, ossia i Treasury. Questo strumento è considerato infatti un affidabile indicatore delle prospettive economiche future.

    Perché si guarda alla curva dei rendimenti

    rendimenti e recessioneE’ importante comprendere perché questa curva è ritenuta così affidabile per allertare riguardo al rischio recessione.
    Essa mette a confronto il rendimento dei titoli di Stato a lunga scadenza con quella a breve scadenza. Generalmente l’inclinazione dovrebbe essere verso l’alto. Infatti per tenere il loro capitale bloccato per lungo termine (10 anni), gli investitori dovrebbero chiedere una remunerazione ben più elevata rispetto al caso in cui li vincolino per un periodo più breve (2 anni).

    Quando questo rapporto si rovescia, ossia diventa più conveniente dare in prestito denaro per brevi periodi piuttosto che a lungo termine, vuol dire che il meccanismo dell’economia si è inceppato. Ossia, ci si potrebbe avviare verso la recessione economica.

    Uno strumento predittivo ma da interpretare

    Bisogna evidenziare però un aspetto importante. L’inversione della curva dei rendimenti non significa automaticamente che ci sarà una recessione. Ne’ tantomeno dà indicazioni precisa su quando potrebbe accadere.
    Tuttavia tutte le recessioni del recente passato, erano state precedute di alcuni mesi dalla inversione della curva dei rendimenti.

    Negli ultimi tempi le inversioni sono apparse su diversi punti della curva. Quella di lungo periodo ha “bucato” le Bande di Bollinger sul lato inferiore, mentre quella di breve periodo l’ha fatto sul lato superiore. Questo ha chiaramente mandato in allarme mercati gli investitori.

    L’elemento nuovo

    Tuttavia il quadro complessivo deve essere arricchito di alcune considerazioni.
    Negli ultimi mesi ci sono stati degli avvenimenti di portata planetaria come il Covid e la guerra, che hanno provocato scenari economici mai visti prima. La deviazione standard della volatilità s’è fatta più forte, e questo ha costretto le istituzioni a prendere decisioni senza precedenti.
    Per questo occorre maggior prudenza prima di giungere alle conclusioni.

    La Federal Reserve ha già chiaramente intrapreso un percorso di rialzo dei tassi di interesse, e questo chiaramente incide sulla curva dei rendimenti a breve periodo.
    Inoltre l’inflazione dovrebbe aver raggiunto il suo picco e nei prossimi mesi, dopo di che è lecito aspettarsi una progressiva frenata. Tuttavia è evidente che i rischi economici sono aumentati nell’ultimo periodo, e questo è un aspetto che non può essere ignorato.

  • Prezzo Oro Andamento Lento Ma In Costante Rialzo prezzo or

    Il prezzo oro è generalmente stabile e tende aumentare lentamente e con il tempo andando così a mantenere il valore rispetto anche a fenomeni negativi del nostro sistema valutario come l’inflazione.
    Solitamente il prezzo oro aumenta in modo più veloce durante i periodi di particolare difficoltà economica come le crisi economiche o l’aumento della sfiducia degli investitori verso asset o strategie finanziarie diverse dall’investimento in oro.
    A partire dal nuovo millennio le criticità del sistema economico finanziario sono aumentate sia quantità che in intensità.
    Questo ha contribuito a rendere ancora più evidente certe caratteristiche dell’andamento del prezzo oro che ha reagito aumentando di valore in modo netto.
    In questo modo l’importanza dell’oro è aumentata anche nell’immaginario collettivo comune anche al di fuori degli operatori finanziari che già ben conoscono la forza economica di questo prezioso metallo.
    Questo ha così dato vita ad un commercio dell’oro sempre maggiore a prescindere dalle modalità di investimento come testimoniato dall’importante giro fi affari che si è creato anche con attività come questo compro oro Firenze.
    Negli ultimi 20 anni il prezzo aureo è aumentato quasi sei volte di valore, una performance che anche calcolando gli interessi maturati negli stesso periodo e sommandoli al capitale investito non trova facilmente paragoni con altri asset presenti sul mercato dal almeno un ventennio.
    Uno dei pochi investimenti che possono superare le performance del prezioso metallo giallo sono i Bitcoin.
    Questi pur essendo presenti da solo un decennio hanno moltiplicato in modo esponenziale il loro valore a prescindere dalle recenti perdite.
    Perdite di valore recenti che però mantengono ugualmente ampi margini di guadagno per quegli investitori che hanno acquistato Bitcoin quando il loro valore era bassissimo.
    Al contrario delle criptovalute l’oro esiste fin dalla notte dei tempi e da allora ha sempre avuto un grande importanza come metodo per accuulare e mantenere valore.
    Anche nell’economia moderna il suo ruolo rimane primario essendo l’unico bene rifugio che ha dimostrato di non temere alcun genere di crisi economica o dissesto geopolitico.

     

  • Gianni Lettieri a “La Discussione”: il Governo dovrebbe investire nel Mezzogiorno

    Il Presidente di Atitech, Gianni Lettieri, in una recente intervista a "La Discussione" ha espresso il suo parere su temi molto importanti per l’Italia, ovvero la crescita del Mezzogiorno e l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

    Gianni Lettieri

    Le proposte di Gianni Lettieri per far crescere il Sud Italia

    Gianni Lettieri è molto legato alla sua terra e crede nelle sue potenzialità. Per sfruttarle al meglio bisognerebbe però risolvere qualche problema e ad occuparsene dovrebbe essere innanzitutto lo Stato. "In Italia – spiega il Presidente di Atitech – abbiamo un paradosso: abbiamo un Mezzogiorno dove ci sono spazi e manodopera da occupare e un Nord dove di spazi non ce ne sono più e dove ci sono meno dipendenti da assumere". Paragonando l’Italia a una grande azienda e Nord e Sud a due capannoni, il primo occupato mentre il secondo libero, sostiene che se si vuole far crescere il fatturato dell’azienda si dovrebbe riempire il capannone vuoto con macchinari e persone. Secondo l’imprenditore, quindi, il Governo dovrebbe indirizzare gli investimenti nel Mezzogiorno, destinandoli soprattutto alla creazione di infrastrutture. A differenza di quanto si pensava una volta, gli incentivi non possono essere considerati come l’unico mezzo per far crescere il Sud. "Posso dire, per esperienza personale, che gli incentivi sono importanti ma non sono il tassello esclusivo che fa decidere a un imprenditore di investire nel Mezzogiorno", afferma. I numerosi incentivi proposti in passato non hanno, infatti, dato i frutti sperati perché c’è prima di tutto bisogno di un territorio che funzioni, e quindi di infrastrutture. Lo Stato dovrebbe seriamente considerare che per far crescere il Paese è necessario spingere sul Mezzogiorno.

    Gianni Lettieri: preoccupazioni sull’attuazione del PNRR e sugli effetti della guerra

    I fondi del PNRR costituiscono un’enorme opportunità ma al contempo anche una grande sfida. A preoccupare maggiormente il Presidente di Atitech è la "capacità progettuale e di spesa del Mezzogiorno". La verità è che "non siamo abituati né a progettare, né a spendere", ammette. Sono le esperienze passate che spingono l’imprenditore a fare queste considerazioni. "Negli ultimi dieci anni, nel Mezzogiorno abbiamo commesso un delitto, ovvero quello di non spendere i fondi della Comunità europea. Siamo stati costretti a stornare circa 10 miliardi di euro di fondi dalla Comunità europea che sono tornati indietro e sono andati a beneficio delle aree che sapevano spendere di più. E guarda caso quelle aree sono quelle che competono con il Mezzogiorno, cioè le aree dell’Est", osserva Gianni Lettieri. Quella dell’attuazione del PNRR non è però l’unica preoccupazione del Presidente. Gli effetti della guerra in Ucraina si fanno sempre più insistenti. "Il mio timore è che duri troppo, e non può durare troppo", confessa. A pagarne le spese sono sia le aziende che le famiglie. "L’inflazione è una cosa seria – continua -. Fa alzare i tassi di interesse alle aziende che erano abituate a lavorare da anni con tassi bassi". Per non parlare poi dell’incremento di prezzi che influisce pesantemente sull’acquisto delle materie prime da parte delle aziende, ma anche sul costo degli alimentari e sulle bollette che le famiglie fanno sempre più fatica a pagare.

  • Attilio Mazzilli: Blacksheep Ventures, con Orrick il MadTech Fund investe in ID Ward e Scibids

    Il primo fondo europeo nel settore madtech annuncia i suoi primi investimenti e si affida agli esperti di Orrick per portare a termine le operazioni. A coordinare il team dello Studio Attilio Mazzilli, Partner e Responsabile del Tech Group Italiano.

    Attilio Mazzilli

    Attilio Mazzilli: Blacksheep Madtech Fund, i dettagli del round di ID Ward

    Investire nelle aziende ad alto potenziale tecnologico focalizzate su IA, big data e automazione destinate al mondo del marketing e della pubblicità. È l’obiettivo di Blacksheep MadTech Fund (in origine Blacksheep Ventures), il primo fondo di venture capital specializzato nel settore madtech (marketing, advertising, and technology). Lo scorso febbraio, assistito dai legali di Orrick coordinati dal Partner Attilio Mazzilli, il Fondo lanciato da Eureka! Venture sgr ha deciso di investire in ID Ward Ltd, startup con sede a Londra e specializzata in gestione dell’identità e soluzioni di data privacy, e in Scibids Technology, realtà parigina attiva nel settore del digital marketing. Nel dettaglio, Blacksheep Madtech Fund ha guidato il seed round da 1,1 milioni di euro di ID Ward per contribuire al suo lancio in Europa. La piattaforma londinese è riuscita in pochi anni a sviluppare diverse tecnologie proprietarie in grado di garantire un’accurata identificazione e profilazione dei consumatori nel pieno rispetto della privacy.

    Attilio Mazzilli: l’operazione Scibids e il ruolo di Orrick

    Per quanto riguarda Scibids, il Fondo italiano investirà 2 milioni di euro per contribuire al suo sviluppo internazionale. La startup, già attiva in Europa, Usa, America Latina e Asia, si occupa di intelligenza artificiale applicata all’acquisto in tempo reale di spazi pubblicitari su scala globale. Scibids fornisce agli inserzionisti l’IA necessaria per fare offerte mirate durante le aste per gli spazi pubblicitari che avvengono sulle piattaforme di trading digitale. Il tutto senza uso di dati personali o identificatori. Ad assistere Blacksheep in entrambe le operazioni Attilio Mazzilli. Nello specifico, il Partner e Responsabile del Tech Group Italiano ha coordinato i team Orrick composti dai partner Shawn Atkinson (sede di Londra), Benjamin Cichostepski (Parigi) e dagli associate Elena Cozzupoli, Emma Zarb (Londra), Manon Speich (Parigi) e James Badge (Londra). I due investimenti del Fondo italiano appaiono in linea con la trasformazione che l’Europa sta portando avanti sul tema della privacy. Un mercato con molto potenziale, secondo Blacksheep, che infatti non intende fermarsi e anzi punta ad accelerare: prima dell’estate, l’obiettivo annunciato è quello di chiudere almeno altri 4 investimenti nel settore.

  • Rc Auto: in Veneto premio in aumento del +3,2% ad aprile

    Se è vero che i prezzi sono ancora lontani dal periodo pre-Covid, secondo l’Osservatorio di Facile.it* da gennaio ad aprile 2022 il premio medio RC auto in Veneto è aumentato del 3,2% arrivando a 353,61 euro.

    La regione, oltre ad aver registrato un incremento leggermente più basso rispetto a quanto rilevato a livello nazionale (+3,7%), risulta essere anche una delle zone della Penisola, dove, lo scorso mese, sottoscrivere la polizza Rc Auto costava di meno, posizionandosi dopo il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e la Lombardia.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 700.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Veneto e raccolti da Facile.it.

    «Nello scorso trimestre», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «i premi Rc hanno ricominciato a salire anche se, va evidenziato, nell’ultimo mese il dato è rimasto sostanzialmente stabile. È presto, però, per dire se la tendenza si sia effettivamente bloccata».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di aprile 2022 con quello di gennaio emerge come l’incremento sia stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Veneto.

    A guidare la classifica degli incrementi più consistenti è la provincia di Belluno, area dove i valori medi sono saliti del 6,4% rispetto a gennaio 2022, raggiungendo i 317,42 euro, seguita da Verona (+5,1%, 354,35 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria veneta si trovano, a pari merito, Treviso e Venezia, aree che lo scorso mese hanno registrato entrambe un aumento del premio medio del 3,9%, salito, rispettivamente, a 356,82 euro e 371,88 euro.

    Chiudono la classifica Padova (+2,8%, 351,93 euro) e Vicenza (+1,8%, 339,55 euro).

    In valori assoluti, ad aprile 2022, Venezia si è confermata la provincia più costosa della regione, Belluno la più economica.

    Garanzie accessorie

    Considerando le garanzie accessorie scelte dagli automobilisti veneti emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale (35%).

    Seguono tra le coperture aggiuntive maggiormente richieste dai guidatori del Veneto la garanzia infortuni conducente (20,4%) e, a brevissima distanza, la tutela legale (20,2%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 707.015 preventivi effettuati in Veneto su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 aprile 2021 e il 30 aprile 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Maire Tecnimont, parla il Presidente Fabrizio Di Amato: l’intervista al “Corriere della Sera”

    Partire dalle competenze ingegneristiche italiane e produrre gas dagli scarti urbani e industriali: la strategia di Fabrizio Di Amato, Presidente di Maire Tecnimont, per la transizione energetica in Italia.

    Fabrizio Di Amato

    Fabrizio Di Amato: "Valorizzare il passato dell’industria italiana per dare luce al futuro energetico del Paese"

    Con i mutamenti nello scenario energetico causati dagli effetti delle sanzioni internazionali verso la Russia, l’Italia si trova improvvisamente costretta a fare i conti con il problema, atavico, della dipendenza energetica. Una situazione critica che tuttavia per il Paese può rivelarsi un’opportunità. A spiegarlo è Fabrizio Di Amato, fondatore e Presidente del Gruppo Maire Tecnimont, in una recente intervista pubblicata sul "Corriere della Sera". "Si stanno aprendo nuove rotte per gli approvvigionamenti energetici – ha dichiarato l’imprenditore – e c’è in gioco la transizione ecologica. È un’occasione da non sprecare per ridare le carte al sistema industriale e pensare a nuovi modelli. Si tratta di guardare al futuro valorizzando il passato dell’industria energetica italiana". Per il Presidente di Maire Tecnimont è necessario partire dalle "straordinarie competenze ingegneristiche" che l’Italia ha sviluppato nel corso dei secoli e sfruttarle per cercare nuove soluzioni tecnologiche a supporto del cambio di paradigma. Una delle strade da percorrere l’ottimizzazione del riciclo degli scarti urbani e industriali, utilizzando quelli non riciclabili per produrre gas sintetico, etanolo, metanolo e idrogeno a basse emissioni di CO2: "Abbiamo radici antiche e ora vogliamo proiettarle nel futuro per costruire impianti del terzo millennio con il "nuovo" petrolio che viene dalla valorizzazione dei rifiuti", spiega Fabrizio D’Amato.

    Fabrizio Di Amato: "Transizione ecologica? La vorrei in Costituzione"

    Nel dettaglio, la proposta dell’imprenditore è ripartire dai siti industriali oggi in dismissione, come ad esempio quelli di raffinazione, e sfruttare le loro caratteristiche per trasformarli in impianti di riciclo di materiale plastico: "L’idea è fare prodotti uguali a quelli che vengono realizzati con gli idrocarburi – sottolinea Fabrizio Di AmatoÈ un processo di upcycling che può sostituire il prodotto vergine. Non si usa solo per fare panchine o bidoni per la raccolta ma anche per costruire pezzi di automobili". Grazie alle tecnologie sviluppate da Maire Tecnimont e oggi confluite anche in NextChem, società dedicata alla transizione, è possibile utilizzare i vecchi impianti per recuperare carbonio e idrogeno dalle tonnellate di rifiuti raccolti invece di mandarle in discarica o smaltirle pagando a caro prezzo i partner europei: "Riciclandoli in gas sostitutivo del metano si potrebbe ridurre del 10% il fabbisogno di gas per il settore termoelettrico. Con la nostra tecnologia si può risparmiare fino al 90% delle emissioni di CO2. Il concetto è quello del distretto circolare verde dove i rifiuti diventano idrogeno, metanolo, fertilizzanti". L’augurio di Fabrizio di Amato è che in Italia venga disegnata al più presto una politica industriale dell’energia che tenga conto della transizione ecologica: "Io la inserirei come legge costituzionale, così nessuno la potrà più smontare. Adesso – conclude – stiamo pagando le non scelte del passato".