Autore: heleny

  • Bolla Bitcoin: se dovesse scoppiare c’è il rischio contagio?

    Anche se Bitcoin rimane avvolto da mille dubbi e mille ansie da parte degli investitori, gli eventi recenti sembravano confermare una cosa. Anche se dovesse esplodere la bolla tanto temuta, non c’è rischio di “contagio” sui mercati finanziari. Ma questa certezza si può considerare acquisita? Forse. E comunque ciò non vuol dire che qualcuno possa farsi molto male in virtù delle pesanti oscillazioni della criptovaluta più famosa al mondo. E l’esempio è fresco…

    Ricordate cosa è successo nella settimana di Natale? Il prezzo di Bitcoin è schizzato alle stelle ma successivamente è precipitato dopo aver fatto un Top bottom failure swing. Tuttavia, proprio questa altalena paurosa non ha minimamente toccato l sentiment delle Borse e degli altri mercati finanziari, a partire dai bond per finire al forex.

    Bolla e contagio a causa di Bitcoin

    bitcoinTuttavia c’è chi mette in dubbio anche questo assunto. E non è uno qualunque bensì il capo strategist per l’azionario di Wells Fargo (Christopher Harvey), una delle maggiori banche USA. Parlando alla CNBC. Secondo lui infatti all’interno del mercato delle criptovalute si sta sviluppando un movimento che potrebbe intaccare anche altri mercati. Per illustrarlo usa la metafora della birra: nel bicchiere che rappresenta il mercato delle valute digitali, le bollicine si stanno diffondendo sempre più velocemente e presto potrebbero fuoriuscire dal bicchiere. Non solo, secondo lui alcuni effetti si comincerebbero già a vedere.

    Dopo Natale la quotazione di Bitcoin ha oscillato selvaggiamente, andando prima a sfiorare quota 20.000 dollari per poi precipitare sotto 13.000. Quindi è sembrata stabilizzarsi verso i 15.000. Secondo al teoria di Harvey non è ancora chiaro quale potrebbe essere l’impatto delle oscillazioni delle critpovalute sullo S&P 500, ma in ogni caso la prima conseguenza è che il 2018 dovrebbe essere un anno molto meno esuberante del 2017 per le azioni. Secondo lui il target potrebbe essere a 2.863 per fine anno, ovvero un rialzo di appena un terzo rispetto a quello del 2017. La fase critica dell’anno potrebbe essere la seconda metà, con l’esaurirsi delle spinte propulsive e il raggiungimento del picco per una serie di indicatori, dagli EPS ai misuratori dell’attività produttiva, come gli indici ISM e l’indicatore relative vigor index RVI. In uno scenario di aumentata incertezza Il Bitcoin potrebbe fare da detonatore.

  • Criptovalute, ecco le due anime che guidano la cavalcata sui mercati

    Piacciano o meno, le criptovalute continuano a far parlare di loro, e il valore di mercato continua ad aumentare incessantemente. Di pari passo con il loro valore, cresce anche il numero di soggetti che le utilizzano e che le accettano come strumento di pagamento. Va però sottolineato che la loro funzione originaria non ha nulla a che vedere con quella delle valute tradizionali. Infatti il loro scopo iniziale era quello di definire un sistema di pagamenti indipendente dallo stesso sistema monetario classico, nonché decentralizzato. Eppure si parla delle criptovalute come se fossero la moneta del futuro.

    criptovaluteIn realtà il loro successo deriva più che altro dallo spaventoso incremento delle quotazioni di mercato avvenute nel 2017. Se consideriamo solo Bitcoin, ovvero il capostipite di tutte le valute virtuali, esso ha avuto un incremento di circa il 1000%, tanto da far sballare l’indicatore ATR average true range. Con certi numeri era inevitabile che sempre più investitori si avvicinassero a questo asset finanziario. Ma è un fenomeno destinato a durare?

    Le due categorie di investitori in criptovalute

    Diciamo che gli investitori in criptovalute possono essere distinti in due grosse categorie. Da una parte ci sono i “True believers”, ovvero coloro che sono convinti di sapere di cosa si tratti e che in futuro le valute digitali avranno sempre maggior successo. In sostanza sono coloro che hanno fede in questo strumento. Dall’altra parte ci sono i puri speculatori, ovvero coloro che se ne infischiano di conoscere Bitcoin, ma pensano solo alle quotazioni e ai trend al rialzo. Studiano i grafici, analizzano l’andamento dell’indicatore alligator coccodrillo trading e poi scelgono se e quando entrare a mercato. Vengono mossi cioè solo dall’idea di poter ottenere facili guadagni.

    Agli occhi di un analista il problema circa il futuro delle criptovalute sta proprio nella impossibilità di stabilire quanti siano i true believers rispetto ai puri speculatori. Maggiore è il numero di secondi rispetto ai primi, maggiore e il rischio connesso agli investimenti in divise virtuali. Proprio per questo motivo il dibattito è estremamente ampio ed eterogeneo, con posizioni anche diametralmente opposte. L’unica cosa certa è sostanzialmente condivisa da tutti riguarda l’alto rischio connesso agli investimenti in valute digitali. Ma molti sembrano ignorarlo.

  • Finanza sempre più attratta dal Bitcoin. Salto di qualità per la cryptovaluta

    Tutto quello che con il tempo si afferma, durante una prima fase viene osservato con sospetto ma poi finisce per essere apprezzato anche dai più snob. Accade così anche al Bitcoin. Per la criptovaluta più nota al mondo è venuto il momento di fare il grande salto di qualità. Quale? Ottenere l’approvazione anche dell’alta finanza se non delle banche centrali. L’exploit della valuta digitale, che ha messo su il 900% di guadagno in un anno, non poteva passare inosservato. Ed ecco quindi che il dibattito si accende.

    bitcoinAnche se tutti invitano sempre ad andarci cauti, visto il palese contenuto speculativo di Bitcoin, l’alta finanza si è mossa. Anche perché volendo o non volendo, è cresciuto il numero di imprese che comincia ad effettuare transazioni con i Bitcoin. E non si tratta di nomi di poco conto, bensì di grossi calibri come Microsoft ed Expedia. E sono anche in crescita gli esercizi commerciali che l’accettano. Occhio però, perché il discorso non è quello che solitamente riguarda i piccoli trader privati, che hanno scoperto le valute digitali in mezzo al mare di valute principali ed esotiche forex, le sole che erano negoziabili un paio di anni fa.

    L’interesse degli speculatori e della Finanza

    Qui il discorso è un po’ diverso, perché a interessare al mondo della grande finanza non è la valuta in sé, bensì la tecnologia che sta a monte del Bitcoin, il blockchain. Secondo molti esso potrà modificare i comportamenti e di influire profondamente sulle istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Ma questo discorso andrà sviluppato nel tempo, perché per adesso si guarda al Bitcoin come puro strumento finanziario.

    Se all’inizio poteva sembrare un affare degno del “deep web”, oggi che Bitcoin capitalizza oltre 130 miliardi di dollari (più di Ge e Walt Disney), la finanza tradizionale s’è mossa. Non si può più ambire ad essere il miglior sito per trading online se non si propongono Bitcoin, Ethereum, Ripple e via dicendo. E al popolo di speculatori frega poco sapere cosa sia davvero il bitcoin, quale sia l’utilità tale da giustificare il fantasmagorico valore. Ma sbaglia, perché è proprio così che si amplifica una bolla che prima o poi rischia di scoppiare.

  • Mercati emergenti, il motore si spegne o continuerà a marciare?

    Prima o dopo qualunque investitore, anche il più prudente, qualche escursione sui mercati emergenti la fa. Del resto hanno garantito buoni profitti negli ultimi anni e che molti li hanno cominciato a prendere in considerazione più seriamente per via di molteplici fattori. E allora il dubbio è lecito: in questo momento e nel prossimo futuro ci sarà ancora benzina nel motore di queste economie?

    mercatiAnche se è chiaro il nervosismo degli operatori in proposito viste le valutazioni, ci sono segnali di robustezza dell’attività economica che non possono essere trascurati. La crescita per molti versi resta e resterà ancora formidabile. I numeri del PIL restano sostanziosi, così come il livello dei consumi e degli indici PMI. Basta questo per essere molto più sereni e sicuri nel formulare delle attendibili previsioni sull’immediato futuro sfruttando una strategia grafico Renko. Se le motivazioni di carattere strutturale sono già solide, ci sono almeno due forze di breve periodo da tenere in conto.

    Segnali positivi e negativi sui mercati emergenti

    Anzitutto l’attività creditizia. Non c’è dubbio che essa si a un segnale di solidità di un sistema economico. Se analizziamo il cosiddetto ‘impulso al credito’, ovvero la sua velocità, allora si può ragionevolmente dire che nelle economie emergenti la situazione migliora dopo anni di rallentamento. E poi c’è… la Cina. L’economia del paese orientale dopo aver raggiunto l’obiettivo di 6,7% per quest’anno, dovrebbe cominciare a vivere una fase di indebolimento. Nel 2018 si faranno inoltre sentire gli effetti dell’inasprimento delle condizioni del credito volute dalle autorità.

    Tutto questo potrebbe avere dei contraccolpi sui mercati emergenti e sulle Parabolic Sar strategie Forex degli investitori sulle loro valute. Così come potrebbero averli gli eventi politici e l’ascesa del dollaro. Ma al momento si tratta di situazioni ancora non evidenti, e comunque in parte già incorporate nei prezzi. Per questo gli analisti ritengono ancora che la corsa dei mercati emergenti potrebbe andare avanti anche nel 2018.

  • Brexit, la May stretta all’angolo. E intanto la sterlina va giù

    La Brexit potrebbe costare carissima alla premier britannica Theresa May. Soltanto pochi giorni fa aveva annunciato la data precisa dell’uscita dalla UE. In realtà ad uscire prima di tutti potrebbe essere proprio lei, visto che la sua posizione è sempre più a rischio.
    Due ministri hanno rassegnato le dimissioni nel giro di poche ore per via di alcuni scandali. Ma oltre a queste faccende, sembra che si sia formata una coalizione trasversale dei deputati filo-europeisti alleati al Parlamento che vuole toglierla di mezzo. Come? Presentando una serie di emendamenti a raffica sul progetto Brexit così da ostacolarne l’approvazione.

    La situazione è sempre più complessa e aumenta le incertezze legate al divorzio dalla UE. Il ministro degli Esteri Boris Johnson, leader del fronte pro-Brexit e quello dell’ambiente Michael Gove, ex avversario del Primo ministro nella leadership dei conservatori, la pressano perché dia luogo alla rottura immediata con l’Ue. Brexit a tutti i costi quindi, anche senza accordo. Dall’altra parte ci sono 40 rappresentanti del suo partito della May, che sarebbero pronti a sfiduciarla per via dello stallo nei negoziati. Proprio questo blocco nel dialogo tra Bruxelles e Londra ha spinto Michel Barnier, capo-negoziatore Ue, a non escludere un collasso delle trattative.

    Gli effetti finanziari della Brexit

    brexitLa vittima maggiore di tutto ciò continua ad essere la sterlina, che non appena fa un passo avanti si ritrova a farne due indietro. La valuta britannica scende di nuovo contro il dollaro, con l’indicatore Chaikin Money Flow che evidenzia un trend al ribasso per il pound. E ne fanno le spese anche gli investimenti, dal momento che sono tutti bloccati nell’attesa di sviluppi il più definitivi possibile.

    Anche nei confronti dell’euro lo scenario è simile. Dopo una lieve ripresa tra agosto e settembre, l’euro sta tornando a premere verso il rialzo. Basta vedere una strategia Awesome oscillator come funziona in questo caso per evidenziare che nel medio periodo c’è un allentamento della fase ribassista, forse propedeutico ad un innalzamento verso la prima area di resistenza vista a 0,89. Se non altro siamo lontanissimi dal rischio parità che aveva allarmato in molti a inizio 2017. Ma è chiaro che certi discorsi rimarranno apertissimi finché non si capirà la reale direzioni che sta prendendo la Gran Bretagna, che al momento è molto distante dall’Europa.

  • ETF, che boom. Il volume d’affari è cresciuto del 19%

    Il fiume di liquidità che ha inondato i mercati (frutto delle politiche espansive delle banche centrali) ha portato una conseguenza importante: la ricerca di remunerazioni interessanti, anche a scapito di un rischio maggiore. Anche per questo motivo s’è accentuata l’attenzione attorno a strumenti che in passato avevano meno appeal. Tra questi si possono inquadrare gli ETF (Exchange-traded fund). La loro popolarità è cresciuta nel tempo, al punto che i gestori di questi fondi hanno registrato una crescita del volume di affari del 19% rispetto ai gestori più “tradizionali”.

    I numeri degli ETF

    etfIl fatto che ci siano stati nel 2017 più investimenti in ETF che non in fondi di gestione attiva è un dato da analizzare con attenzione. Nell’ultimo decennio il mercato europeo ha assistito a una forte crescita dell’offerta di prodotto e di patrimonio di gestione. Basti pensare che nel 2007 – alla vigilia della crisi – c’erano circa 400 ETF in Europa. Oggi invece ci sono più di 1500 ETF, e come detto il trend continua a essere in aumento. Se guardiamo invece non al numero bensì all’ammontare degli investimenti, la crescita in questo decennio è stata di 6 volte, giungendo a centinaia di milioni di dollari.

    Come detto, buona parte del merito di questa crescita è da ricercare nelle politica espansive della BCE. Il programma di quantitative easing condotto dalla EuroTower ha portato importanti iniezioni di liquidità sui mercati. Soldi utili ai governi dei Paesi Ue più deboli (tra cui l’Italia), ma al tempo stesso sono soldi che devono trovare una collocazione sul mercato. La crescita del popolo dei rader, che cercano strategia e tecniche forex intraday, non è che possano assorbirlo tutto. Ecco perché gli ETF hanno rappresentato lo “sfogo” ideale.

    Il punto però è che il continuo aumento dei volumi di scambio, si ripercuote anche sulle quotazioni. Infatti dà vita a delle forti oscillazioni delle quotazioni, che presentano a volte figure molto rare come triplo massimo e triplo minimo trading. Questo perché quanto più è alto il volume di denaro mosso dagli ETF, tanto più si manifesta il pericolo di una accentuata volatilità. E di conseguenza cresce il rischio di grandi cadute in brevi intervalli temporali. Questo timore al momento non è ancora tanto avvertito in Europa, e bisogna sperare che molti lo facciano in tempo.

  • Bitcoin, altre critiche feroci. Stavolta tocca al principe Bin Talal

    Continuano le discussioni e i dibattiti attorno al Bitcoin. Da più parti arrivano critiche feroci alla criptovaluta più nota al mondo, che però intanto sui mercati continua a viaggiare a ritmo spedito. Eppure le critiche proseguono. Il principe miliardario Alwaleed bin Talal, “re” della Kingdom Holding saudita ha detto chiaramente che il futuro del Bitcoin sarà senza dubbio una “implosione”. Per descrivere meglio il suo punto di vista, ha anche aggiunto che il fenomeno finirà come Enron, l’ex colosso energetico americano e gigante delle utilities, andato in bancarotta alla fine del 2001.

    Il dibattito attorno a Bitcoin

    bitcoinIl principe saudita si pone così sulla scia di Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, che un mesetto fa non fu affatto tenero con Bitcoin, definendolo una “frode”. Addirittura definì sua figlia stessa una ingenua, per averne comprato uno. Anche lui utilizzò un paragone storico, stavolta rifacendosi alla bolla speculativa dei tulipani olandesi.

    Ma non ci sono soltanto voci contrarie. Anzitutto ci sono i numeri che raccontano una storia di successo. Bitcoin continua a volare sui mercati, ha oltrepassato la soglia dei 6mila dollari e ha sovvertito ogni meccanismo di medie mobili trading, e più in generale ogni principio di analisi tecnica. E non è certo sorretto solo da trader privati, visto che molte banche d’affari si stanno interessando al fenomeno.
    Oltre ai numeri però, ci sono anche dei pareri autorevoli che vanno a favore di Bitcoin. Come Fadi Ghandout, ceo di Wamda Capital, che ha suggerito a Dimon di mostrare un po’ di umiltà e tornare con i piedi per terra, oltre che imparare”. Ha poi aggiunto: “Meglio non fare grandi dichiarazioni su qualcosa che non comprendiamo”.

    Al di là di questo, ci sono senza dubbio dei lati oscuri in questo tipo di strumento finanziario. Qualcosa che lo rende difficilmente inquadrabile e prevedibile. Ecco perché si suggerisce sempre di investire su questo asset solo se si ha una grande conoscenza del mercato, di evitare negoziazioni con accesso diretto ai mercati (qui si può approfondire il tema su market maker broker, stp o ecn, differenze), ma di utilizzare sempre il filtro di un intermediario (oltre che di tutti quegli strumenti di protezione del capitale).

  • Mercati delusi dal Fomc: resta il dubbio sul rialzo dei tassi USA

    La Federal Reserve non ha ancora una visione unanime riguardo al rialzo dei tassi di interesse. Ne ha praticati già due nel corso del 2017, e il terzo si ritiene possa avvenire a dicembre. Tuttavia il comitato di politica monetaria (Fomc) quando si è riunito lo scorso settembre ha portato alla luce diverse anime che non sembrano andare troppo d’accordo. Questo è emerso dalle minute rese pubbliche l’11 ottobre.

    mercati dollaroUn numero crescente di funzionari del board americano, avrebbe infatti manifestato qualche perplessità circa un nuovo intervento. A far sorgere i dubbi continua ad essere la dinamica dell’inflazione, che si muove ancora attorno all’1,5%, ben distante dal 2% posto come obiettivo dalla FED. Ecco perché alcuni membri del Fomc avrebbero chiesto di verificare prima i dati che usciranno riguardo ottobre e novembre, e poi decidere se alzare o meno il costo del denaro.

    Cosa cambia dopo il Fomc sui mercati

    Quello con le minute del Fomc era l’appuntamento più atteso per i mercati, sia per i grossi operatori finanziari che per quelli che si limitano a mettere in pratica semplici tecniche o strategia forex intraday trading. Ebbene, non sono emerse indicazioni decisive riguardo alle prossime mosse della FED. La cosa più probabile resta un aumento dei tassi a dicembre, ma nessuno potrebbe metterci la mano sul fuoco.

    Non è un caso che subito dopo la lettura delle minute, i mercati hanno penalizzato il dollaro. Il biglietto verde ha avuto un lieve calo nel valutario. Si può vedere l’indicatore ADX come funziona in questo caso: questo strumento di analisi evidenzia un aumento della pressione da parte dei venditori. C’è un po’ di scetticismo quindi, e tenuto conto che invece l’euro ha ripreso a marciare spedito, questo potrebbe innescare un contro-trend da parte della valuta unica. Occhio però, perché quando c’è la Federal Reserve di mezzo non si può mai dare nulla per scontato.

  • Bitcoin, adesso Goldman Sachs pensa a un team per negoziarlo

    L’avanzata delle criptovalute continua ad essere al centro dell’attenzione del mondo finanziario. Dopo che la Cina ha fatto scattare il divieto di dare luogo alle raccolte fondi – ICO – il dibattito sulle cryptocurrencies s’è fatto ancora più intenso. Diverse le voci che si sono levate per dare conto al Bitcoin (capo-famiglia delle valute digitali), e senza dubbio quella che ha fatto più rumore è stata la voce di Jamie Dimon, ceo di Jp Morgan. Ha infatti definito il Bitcoin come una “frode” senza tanti giri di parole.

    bitcoinQuel che è certo è che si tratta di un asset anomalo. I normali strumenti tecnici come l’indicatore ADX, come funziona benissimo su i normali asset presenta dei picchi estremi quando si tratta di Bitcoin, e necessita di essere calibrato a dovere. Si tratta di quindi di investimenti che soltanto i più esperti (dotati anche di sangue freddo) dovrebbero approcciare.

    Goldman Sachs pensa al Bitcoin

    Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Ed è un nome forte: Goldman Sachs. La banca d’affari sarebbe così interessata al fenomeno al punto di comprarli per i suoi clienti e di farne oggetto di speculazione finanziaria. A rivelare la novità è France Presse, citando fonti finanziarie anonime. In base a queste ultime il colosso finanziario starebbe progettando di creare una squadra di trader sul modello di quelle che operano abitualmente su altre valute, come il dollaro, l’euro, lo yen. Da quel che trapela questo team di esperti sarà inizialmente rivolto solo ai clienti istituzionali, cioé ai fondi di investimento, agli assicuratori e alle grandi imprese.

    Nel frattempo sulla piazza valutarie Bitcoin è tornato oltre quota 4000 dollari, con l’indicatore Parabolic SAR, strategia di base che evidenzia una situazione di trend al rialzo. Anche riguardo alle previsioni future i pareri si sprecano. C’è chi – forse con troppo ottimismo – lo vede a quota 6mila dollari entro fine anno. Chi invece pronostica addirittura i 10mila nel 2018.

  • BCE, sospiro di sollievo adesso che l’euro scende

    Quello che auspicava da tempo la BCE forse si sta avverando. Complice l’esito elettorale che è giunto dalla Germania, la valuta unica dopo aver frenato la salita sta adesso imboccando la via della discesa. Questo potrebbe fungere da assist a Draghi per dare il via alla manovra restrittiva di politica monetaria. Almeno teoricamente dovrebbe essere così, visto che all’atto pratico sembra che nulla cambierà per adesso. I mercati che attendono da mesi una mossa dell’istituto centrale europeo, dovranno attendere ancora.

    bce draghi euroCome detto, il vero driver di questa discesa sono state le elezioni tedesche del 24 settembre. Infatti il successo incassato dal partito populista AfD ha reso la posizione della Merkel più debole. La Cancelliera sarà costretta a lavorare duramente per mettere su una coalizione, ma questo inciderà in modo forte sulla governabilità del paese e in definitiva sulla stabilità politica della UE. Già perché il fatto che AfD sia diventato il terzo partito tedesco, rischia di minare il dialogo ottimo e complice tra la Cancelliera e e il presidente francese Macron, duramente bersagliato proprio da AFD.

    Appare quindi logico perché l’euro sia andato in discesa sui mercati valutari, come del resto avevano anticipato le figure di inversione del trend. La valuta unica ha bucato la soglia di 1,19 dollari, per poi andare ulteriormente in picchiata perdendo anche quota 1,18 solo tra lunedì e martedì. Siamo quindi ai valori minimi di un mese.

    BCE sollevata per il calo del’euro

    La cosa dovrebbe far piacere alla BCE, che proprio a metà settembre si era “lamentata” di quanto la valuta fosse troppo forte. Era quello il problema principale lungo la strada per il tapering. Adesso però le cose sembra che si stiano “aggiustando”, anche perché se utilizziamo il miglior settaggio stocastico lento possiamo supporre che le cose continueranno a scivolare lentamente verso un altro ribasso contro il dollaro. Ma qui entriamo nel campo delle previsioni, che sappiamo quanto possano essere smentite da un giorno all’altro.

    Quello che non si smentisce mai è Mario Draghi, che anche nell’ultimo intervento ha deciso di gettare acqua sul fuoco. Il numero uno della BCE ha ribadito che l’inflazione complessiva – ferma all’1,5% – è ancora lontana dal target e peraltro si prevede un ulteriore calo nei prossimi mesi.Il capo della BCE ha messo le mani avanti per continuare a rimandare la svolta restrittiva.

  • Bitcoin nel mirino della Corea: furti per aggirare le sanzioni internazionali

    Nelle ultime settimane il clima di tensione a livello internazionale è cresciuto moltissimo a causa dei test nucleari condotti dalla Corea. Ma ultimamente sta emergendo un ulteriore problema: non ci sono solo le minacce a messo missilistico, ma anche quelle relative alla cyber-finanza. Come è noto, Pyongyang è colpito duramente da forti restrizioni commerciali imposti dal Consiglio di Sicurezza ONU. Per aggirarle starebbe sfruttando i Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa al mondo, nonché le sue sorelle come  Ethereum , Litecoin e via dicendo.

    I tentativi di furto di Bitcoin

    bitcoinA lanciare l’allarme è FireEye, una società specializzata nella sicurezza informatica. Secondo le loro rilevazioni, gli hacker del regime coreano stanno intensificando gli attacchi – al fine di compiere furti – sui mercati. Il motivo di tanto interesse è triplice. In primo luogo la mancanza di controllo da parte degli Stati sulla circolazione di questi asset. In secondo luogo il fatto che sia estremamente complicato rintracciare chi ne fa uso.  Infine l’elemento che rende appetibile il Bitcoin è proprio il suo valore, e il fatto che sia in costante aumento. Basta una semplice strategia bande di Bollinger e Rsi per evidenziare come questo asset finanziario sia fuori da ogni schema mai visto prima.

    Secondo FireEye nel corso di quest’anno ci sono stati molteplici tentativi di furto di criptovalute in Corea, dei quali uno è riuscito ad avere efficacia ed ha portato alla sottrazione di ben 3.800 bitcoin. Tradotto in dollari parliamo di  circa 15 milioni. Va precisato che dalle indagini non è emerso un coinvolgimento del regime guidato da Kim Jong-un. Ma il sospetto c’è e resta anche molto forte (del resto anche l’FBI sta esaminando il coinvolgimento di Pyongyang nel cyber-attacco da 81 milioni di dollari alla New York Fed).

    Lo schema degli hacker

    Una volta rubati i Bitcoin, questi vengono convertiti in dollari o altre valute. Spesso si utilizzano alo scopo delle monete di paese emergenti più difficili da tracciare, come il Monero. Poi vengono ri-commerciate con moneta a corso legale. Spesso viene utilizzata anche una banalissima strategia di correlazioni forex  per convertire le criptovalute in monete Nazionali, senza perderne valore.

    Ma come avvengono i furti? Uno dei metodi è tramite l’invio di e-mail contenenti dei malware al personale dei mercati di scambio. Un altro sistema per rubare criptovalute è il così detto “ransom payment”, cioè il pagamento di un riscatto per la rimozione di un malware.

  • Brexit, fissato il prossimo round tra Londra e Bruxelles

    La questione Brexit continua a tenere banco nei rapporti tra Londra e Bruxelles, dopo il nulla di fatto dei primi incontri. Il prossimo round negoziale è stato fissato in calendario per la settimana del 18 settembre. Poi come sollecitato dalla Gran Bretagna (che vuole infittire il programma di meeting) ce ne sarà un altro ancora agli inizi del mese di ottobre. Quest’ultimo andrà quindi in scena poco prima che ci sia il vertice UE del 19 ottobre.

    La May ci prova ma i mercati restano scettici

    brexit mayI negoziati stanno procedendo senza grandi colpi di scena ma neppure grossi passi avanti. Si prosegue tra comunicati che invitano alla cooperazione ed altri che invece si riservano stoccate reciproche. Nel frattempo il primo ministro britannico Theresa May ha in programma di tenere un discorso sulla uscita del Regno Unito dalla UE entro fine mese (al momento non c’è una data in calendario). Resta comunque la forte sensazione che la strada da percorrere si ancora piuttosto impervia.

    L’incertezza sull’esito dei negoziati spinge i mercati alla prudenza. Il rafforzamento della sterlina cui si è assistito negli ultimi tempi, con i prezzi prossimi alle Bande di Bollinger, è da ricondursi a fattori esogeni come il dollaro debole e l’aumento del corto speculativo registrato durante la prima settimana di settembre. Non sembra infatti essere riconducibile agli ultimi dati macro, che anzi hanno deluso le aspettative. Basti pensare che il PMI è sceso in prossimità dei minimi di settembre dell’anno scorso. Non è un caso che in seguito il valore del pound sia tornato a scendere e il grafico three line break si avvicini al punto di reversal.

    Tornando alla Brexit, va evidenziato che nessuno sa prevedere che scenari si apriranno da qui ai prossimi 2 anni. Soltanto gli economisti di Morgan Stanley – in una relazione – sostengono ancora che ci sia il 10% di possibilità che il Regno Unito rimanga nell’Unione europea. Certo non a pieno titolo, ma con un accordo che lascerà le cose più o meno come sono oggi. Ma al momento sembra difficile credere in quel 10%.

  • Mercati finanziari: trader ottimisti sul futuro dei corsi azionari

    C’è un certo ottimismo tra gli operatori di Borsa. Secondo molti infatti la tempesta sui mercati finanziari sarebbe ormai definitivamente alle spalle. Ci sono poche nuvole all’orizzonte. Uno scenario forse fin troppo ottimistico, ma che comunque ha le sue ragioni per esistere. Sarebbero – secondo loro – in vista nuovi rialzi. Alla peggio comunque dovrebbe esserci un consolidamento. Ma su quali basi poggia questo ottimismo?

    Anzitutto non ci sono state grosse perturbazioni sui mercati durante il mese di agosto. Questo fa crescere l’ottimismo degli operatori finanziari relativamente all’andamento della Borsa in questo ultimo periodo del 2017. Inoltre dall’ultima stagione degli utili societari sono emersi dei dati confortanti. E non da ultimo, la mancanza di un timing preciso riguardo al processo di tapering da parte della BCE, ha spostato l’attenzione dal mercato valutario a qauello azionario. L’euro in sostanza avrebbe fornito carburante alle quotazioni dei titoli azionari.

    L’euro spinge la Borsa

    mercati finanziariLa valuta unica ha piazzato uno sprint fortissimo contro il dollaro nel mercato Forex. Dalla quota 1,05 che aveva a inizio anno si è passati a 1,20 toccato appena qualche giorno fa. L’indicatore Parabolic SAR strategia è schizzato sotto il livello dei prezzi a poche volte si è mosso. Segno di una forte impronta rialzista del mercato.

    Sul mercato dei cambi, molti operatori sono convinti che l’euro stia per esaurire la sua corsa contro il dollaro. Del resto anche molti dei migliori segnali forex gratuiti affidabili vanno in questa direzione. Comunque c’è anche la convinzione che la valuta unica rimarrà stabile nei confronti del biglietto verde per qualche tempo. Anche se si passa ad osservare lo spread, molti credono che il differenziale che c’è adesso rimarrà nell’attuale soglia di oscillazione compresa fra i 150 e i 175 punti.

    Riguardo specificamente alla situazione italiana, da un recente sondaggio è emerso che molti operatori ritengono che il super-euro rappresenti una minaccia solo moderata. Il mercato dei cambi ritroverà infatti presto il suo equilibrio, e questo attenuerà l’impatto prodotto dal rafforzamento dell’euro sulle nostre esportazioni. Impatto che finora è stato comunque ridotto.

  • Oro in crescita sui mercati, colpa della FED e della BCE

    Questa settimana la quotazione dell’oro ha accelerato sui mercati finanziari, piazzando uno sprint proprio in chiusura. L’ultimo slancio si è avuto dopo il simposio tenuto a Jackson Hole. Più precisamente, l’impennata è avvenuta dopo l’intervento di Janet Yellen (numero uno della FED). Quest’ultima ha evitato accuratamente di parlare delle prossime mosse di politica monetaria della FED, alimentando così i sospetti che un terzo rialzo del costo del denaro resta in bilico, e che comunque la FEd non ha fretta di normalizzare la propria azione.

    oroAl calo del dollaro (DXY appena sopra i minimi annuali) è corrisposta la spinta per i beni rifugio. Primo tra tutti l’oro, che non a caso poco prima del simposio era invece andato lievemente in discesa, sulla scia delle speranze che dal Wyoming potessero arrivare notizie più sostanziose. E invece così non è stato, e l’oro ha finito la settimana in crescendo. I prezzi del metallo giallo sono saliti infatti dello 0,48%, giungendo a 1288 prima della chiusura di venerdì. Peraltro non c’è un indicatore inversione trend che segnali una possibile correzione nell’immediato futuro. Quindi gli effetti di questa spinta potrebbero protrarsi anche nelle prossime sedute.

    Gli USA favoriscono la corsa all’oro

    Molti ritengono che i toni della Yellen piuttosto morbidi potrebbero spingere la quotazione del metallo aurifero verso il livello dei 1300$. Tuttavia, specie se si ha intenzione si sfruttare la strategia AO (vedi qui la strategia Awesome Oscillator come funziona), bisogna tenere presente che quota 1300 è un livello di resistenza massiccio. Come tutti i numeri a cifra tonda infatti ha un alto valore psicologico. Qualora dovesse esserci la rottura della resistenza, potremmo avere una spinta verso quota 1321/25.

    Chiaramente occorrerà tenere d’occhio anche i dati macro in uscita soprattutto dagli USA. Se dovessero essere positivi, allora tornerà ad esserci un po’ più di fiducia nei confronti del biglietto verde, e questo spingerà gli investitori a rischiare di più. Ergo, l’oro scenderà nuovamente. Tuttavia al momento l’impronta resta rialzista.

  • Market mover, sta per cominciare un mese di fuoco per USA ed Europa

    Sta per cominciare un mese molto intenso sui mercati finanziari. Fino alla fine di settembre sono infatti molti gli eventi in programma, in grado di imprimere delle svolte all’atteggiamento dei trader. Si parla di market mover. Giovedì 24 ad esempio è in programma il simposio di Jackson Hole, dove si vedranno economisti e banchieri centrali a livello mondiale. Il periodo verrà chiuso idealmente dalle elezioni tedesche in programma il 24 settembre. Al ritorno dalle vacanze quindi, dovranno essere tutti pronti ad accedere ai loro migliori broker online affidabili e studiare le loro strategie.

    market moverC’è un fattore che rende ottimisti i trader: si chiama liquidità. Le banche centrali hanno infatti riversato gradualmente fiumi di denaro dopo la crisi di 10 anni fa. Malgrado gli stimoli si vadano riducendo, ne resta ancora tanta sui mercati. E chiaramente sono in cerca di collocazione nel sistema finanziario. Non c’è dubbio quindi che sono proprio gli appuntamenti con le Banche centrali quelli che catalizzano l’attenzione dei trader e indirizzano i migliori segnali forex free.

    In arrivo i market mover

    Riguardo alla FED e alla BCE c’è poco da scoprire, visto che hanno già chiarito la loro posizione attorno a Ferragosto. Pochi pensano che il prossimo 7 settembre l’istituto guidato da Mario Draghi non continui ad essere molto prudente riguardo al tapering. Del resto gli ultimi dati macro non sono stati esaltanti. Per entrambi gli istituti centrali sarà proprio la dinamica dei prezzi il fattore cruciale, e proprio per questo è difficile che si muoverà qualcosa in tempi recenti.

    Occhio quindi che potrebbe diventare importante per i mercati l’elemento sorpresa. Quello che ad esempio potrebbe scaturire dalle elezioni tedesche, anche se il vantaggio del cancelliere uscente Angela Merkel appare rassicurante. Ma qualcosa potrebbe smuoversi anche negli USA, dove Trump è atteso da un periodo di fuoco sia sulle questioni interne che sui rapporti con la Corea del Nord e con i vicini. Tutto questo potrebbe creare volatilità e agitare i mercati.

  • Euro, va in archivio un’altra settimana positiva sui mercati

    L’euro continua ad essere la valuta più solida dell’intero panorama nel Forex. La moneta dell’Eurozona continua a sfruttare le debolezze del dollaro e della sterlina, mentre solo franco svizzero e yen (valute rifugio) tengono botta viste le tensioni tra USA e Corea sul fronte politico. Neppure alcuni dati non del tutto brillanti hanno frenato le buone performance dell’euro, che tocca nuovi massimi contro dollaro e sterlina.

    Euro e dollaro

    euroLa coppia EUR/USD ha chiuso l’ultima settimana di contrattazioni con un altro rialzo. Sembra che il mercato non aspetti altro che poter puntare nuovamente sulla valuta unica. Tuttavia occorre essere prudenti, specie se si adottano dei sistemi di trading molto aggressivi come fare scalping opzioni binarie. Infatti il grafico di lungo periodo suggerisce che potremmo andare incontro a qualche consolidamento, se non rimbalzi forti.

    Dal punto di vista tecnico il livello sottostante 1,17 funge da supporto molto solido, per cui al di sotto di questo livello potrebbe ragionevolmetne vedersi una inversione di tendenza. Altrimenti potrebbe trattarsi solo di ritracciamenti momentanei. Dato il periodo però, si può ipotizzare che non ci saranno grandi cambiamenti nei prossimi 10-14 giorni. Occhio però alle vicende in atto tra USA e Corea (cui accennavamo sopra), perché potrebbero determinare dei contraccolpi forti anche sul mercato valutario.

    Euro e sterlina

    Per quanto riguarda la coppia EUR/GBP, anche qui stiamo assistendo a un andamento al rialzo. Premesso che se si vogliono fare operazioni su questo cross conviene anzitutto fare un confronto broker Forex recensioni, possiamo immaginare che il mercato aspetterà i dati in arrivo verso ferragosto per fare la prossima mossa. In Gran Bretagna verranno resi noti sia dei dati sul mercato del lavoro, sia quelli sull’inflazione. La tendenza è quella di fare un passo indietro verso la regione delle 0,91, ma se alla fine romperemo al di sopra di 0,92 l’euro potrebbe prendere il largo.

  • Svizzera e protezionismo americano

    Le dinamiche commerciali tra i paesi sono molto cambiate (o rischiano di cambiare) con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Il protezionismo del tycoon è cosa nota, e questo si sta traducendo in una serie di iniziative che tengono sull’allerta molti paesi. Tra questi c’è anche la Svizzera. Il paese elvetico sarebbe infatti uno di quelli inseriti in una lista di paesi “sorvegliati” dagli USA, a causa del loro surplus commerciale. In sostanza per via del fatto che esportano tanto negli USA, ma senza importare allo stesso modo.

    La notizia ha allarmato alcuni rappresentanti dell’economia elvetica, tanto da spingerli a chiedere lumi al Dipartimento americano del Commercio, tramite una lettera indirizzata all’amministrazione Trump. In essa vengono respinte le critiche avanzate dagli americani. In realtà a ben vedere il surplus c’è e pure evidente.

    Nel corso del 2016 gli scambi tra Svizzera e USA hanno raggiunto un volume di circa 60 miliardi di franchi. Gli americani sono così diventati il secondo partner commerciale della Svizzera. Tuttavia le importazioni sono 1 volta e mezza le esportazioni. Per la precisione le importazioni sono pari a 23,6 miliardi di franchi, le esportazioni invece arrivano a 36,4 miliardi. Tuttavia la forza del franco svizzero negli ultimi tempi è cambiata. Il Money Flow index indicatore trading rivela infatti che la valuta elvetica ha acquisito valore, e questo chiaramente va a svantaggio dell’export. Insomma quel surplus è destinato in parte già a rientrare nel corso del 2017.

    Chiaramente però molto dipenderà dal futuro del cambio franco dollaro. La coppia USD / CHF nella giornata di ieri ha guadagnato più di 50 pips in pochi minuti, a seguito dell’ultimo rapporto sui Non Farm Payrolls. Con la Candele Heikin Ashi tecnica abbiamo visto la coppia scambiare al livello di 0,9743, in crescita dello 0,58% e con valori che non si vedevano da oltre un mese e mezzo.

    L’idea è di contribuire a garantire che le relazioni commerciali tra Berna e Washington siano corrette, indica Jan Atteslander, specialista del commercio esterno a economiesuisse citato dal settimanale.

    La camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, con sede a Zurigo, si è interessata alla questione. Secondo il giornale, le due entità hanno elaborato questa presa di posizione nel quadro di un’audizione pubblica al Dipartimento americano del commercio. Per i promotori di questa azione era importante inviare un segnale.

    Le imprese elvetiche hanno creato circa mezzo milione di posti di lavoro e ammontano a circa 258 miliardi di dollari i soldi investiti dagli elvetici negli Stati Uniti, sottolinea la lettera. Inoltre, il deficit commerciale non sarebbe così grande se gli americani prendessero in considerazione anche lo scambio di servizi.

    Regole del blog. Leggere attentamente prima di commentare

  • Commercio Svizzera-USA, frizioni dopo la lista di “sorveglianza” americana

    Le dinamiche dei rapporti di commercio tra i paesi sono molto cambiate (o rischiano di cambiare) con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Il protezionismo del tycoon è cosa nota, e questo si sta traducendo in una serie di iniziative che tengono sull’allerta molti paesi. Tra questi c’è anche la Svizzera. Il paese elvetico sarebbe infatti uno di quelli inseriti in una lista di paesi “sorvegliati” dagli USA. Il motivo è il loro surplus commerciale. In sostanza esportano tanto negli USA, ma senza importare allo stesso modo.

    La notizia ha allarmato alcuni rappresentanti dell’economia elvetica. Al punto che alcuni hanno chiesto lumi al Dipartimento americano del Commercio, tramite una lettera indirizzata all’amministrazione Trump. In essa vengono respinte le critiche avanzate dagli americani. In realtà a ben vedere il surplus c’è e pure evidente.

    I numeri del commercio Svizzera-USA

    commercio svizzeraNel corso del 2016 gli scambi tra Svizzera e USA hanno raggiunto un volume di circa 60 miliardi di franchi. Gli americani sono così diventati il secondo partner commerciale della Svizzera. Tuttavia le importazioni sono 1 volta e mezza le esportazioni. Per la precisione le importazioni sono pari a 23,6 miliardi di franchi, le esportazioni invece arrivano a 36,4 miliardi.

    Tuttavia la forza del franco svizzero negli ultimi tempi è cambiata. Il Money Flow index indicatore trading rivela infatti che la valuta elvetica ha acquisito valore, e questo chiaramente va a svantaggio dell’export. Insomma quel surplus è destinato in parte già a rientrare nel corso del 2017.

    Chiaramente però molto dipenderà dal futuro del cambio franco dollaro. La coppia USD / CHF nella giornata di ieri ha guadagnato più di 50 pips in pochi minuti, a seguito dell’ultimo rapporto sui Non Farm Payrolls. Con la Candele Heikin Ashi tecnica abbiamo visto la coppia scambiare al livello di 0,9743, in crescita dello 0,58% e con valori che non si vedevano da oltre un mese e mezzo.

    Tornando al rapporto con gli USA, va precisato che le aziende svizzere hanno creato tanto lavoro e investito qualcosa come 258 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Un aspetto che la lettere di cui parlavamo all’inizio non ha mancato di evidenziare con forza.

  • Quantitative Easing BCE, la Germania è quella che ne ha beneficiato di più

    Il mese di luglio si è chiuso con un dato molto importante per quanto riguarda l’Eurozona. E’ stata infatti diffusa la stima preliminare riguardante l’andamento dell’inflazione, che ha evidenziato una situazione stabile all’1,3%. Il che non è positivo per la BCE, dal momento che siamo lontani dal target del 2% e che si allontana sempre di più la prospettiva di abbandonare il quantitative easing nei prossimi mesi. Inoltre c’è un secondo problema: malgrado non sia stato alzato ancora il tasso di interesse, l’euro continua a volare sul mercato valutario (siamo prossimi a quota 1,18 contro il dollaro e con three white soldiers in formazione).

    Chi sorride per il Quantitative easing

    quantitative easingLa valuta unica ormai è da diverse settimane che sta inscenando un rally da record contro il biglietto verde, non a caso i migliori segnali opzioni binarie gratis puntano tutti in modo pressoché costante sull’apprezzamento del cross Eur-Usd. Questo significa che le esportazioni dall’Europa agli States stanno diventando sempre meno competitive. E la cosa peggiorerà nel caso di ulteriore apprezzamento, che sarà probabile nell’ipotesi del tapering.

    Secondo un report dell’istituto Nordea però, c’è chi potrebbe essere contento della situazione attuale. Si tratta della Germania. I calcoli rivelano che proprio i tedeschi sono i maggiori beneficiari del programma di Quantitative Easing che va avanti da qualche anno in area euro. Se infatti il QE era nato per placare le tensioni sul mercato del debito di molti paesi Eurozona (quelli meno virtuosi), facendo i conti si scopre invece che ha fruttato un bel po’ alla Germania. Per la precisione si tratta di ben 120 miliardi di euro.

    Secondo Nordea infatti dal marzo del 2015 la Bce ha comprato in totale 450 miliardi di obbligazioni tedesche sulle 471 emesse da Berlino. Questo rende i tedeschi fra i maggiori beneficiari, in termini assoluti, del programma di acquisti di bond. La cosa peraltro va avanti e continuerà ad andare avanti, visto che la Bce reinvestirà ancora i fondi giunti a maturità e quindi continuerà a premiare la Germania. Ciò dovrebbe allargare la forbice dello spread tra Btp e Bund.

  • Economia brasiliana solida, la BCB decide di tagliare ancora il tasso Selic

    La Banca centrale del Brasile ha proceduto, così come era nelle previsioni, al taglio del tasso Selic. La scorsa notte l’istituto centrale sudamericano ha infatti tagliato il benchmark di Selic di 100bps, portandolo così al 9,25%. era una decisione comunque attesa dai mercati, anche perché gli ultimi dati macroeconomici erano coerenti con una mossa del genere. La BCB (Banca centrale brasiliana) ha giustificato questo nuovo taglio del tasso di interesse sostenendo che le maggiori incertezze sulle riforme strutturali hanno avuto effetti neutrali inflazionali finora. Quindi procedere ad un ulteriore ritocco del tasso era assolutamente possibile. Inoltre le condizioni economiche sono rimaste sostanzialmente invariate.

    economia brasilianaMalgrado questa mossa, il real brasiliano è rimasto sostanzialmente stabile sul mercato valutario. La coppia Usd-Brl infatti quota 3,1378 con una modifica pressoché nulla. Inoltre anche i migliori segnali opzioni binarie gratis affidabili non sembrano affatto penalizzare la valuta brasiliana. Va però detto che bisogna tenere conto anche di quello che sta succedendo al dollaro, che vive una fase di estrema debolezza. Cosa destinata ad acuirsi dopo che la Fed nell’ultima riunione è parsa molto dovish sulla politica monetaria.

    Lo scenario dell’economia brasiliana

    Ad ogni modo, secondo le aspettative della BCB l’inflazione IPCA dovrebbe giungere al 4,3% per il 2018 (l’orizzonte politico più rilevante finora). Questo fa presupporre che il tasso Selic potrebbe essere portato all’8,0% per la fine del 2017. Ci saranno quindi altre manovre espansive da parte dell’istituto centrale sudamericano. Se fare trading però, occhhio sempre all’effetto leva (cos è la leva finanziaria forex trading e come sfruttarla negli investimenti).

    Dal punto di vista complessivo, anche se le questioni che riguardano il presidente Temer restano una grossa incognita sulle riforme future, lo scenario economico attuale rimane solido. Questo fa pensare che potrebbero esserci altri due tagli del costo del denaro da qui a fine anno. Il primo fino all’8,25%, e poi magari altri due più graduali che porterebbero il Selic al 7,5% di dicembre.

  • Aussie troppo forte nel mercato valutario, la RBA è preoccupata

    Sul finire della scorsa settimana, il pericolo maggiore per i “tori” del dollaro “aussie” è diventato soprattutto uno: la banca centrale Australiana. Le dichiarazioni del Vice Governatore Guy Debelle della RBA hanno messo in freddo gli entusiasmi e causato una pausa nella crescita del cross AUD / USD. Parlando ad Adelaide infatti ha versato acqua fredda sul fuoco, dicendo che l’idea che le recenti discussioni della RBA riguardo al tasso di interesse hanno preso in considerazione ogni possibile scenario di crescita del paese. In sostanza: il tasso ufficiale dell’1,5% non si muoverà. E questo vale a prescindere dai prossimi dati macro.

    L’intervento della RBA e la forza dell’aussie

    aussie dollaro australiaLa settimana scorsa sono state pubblicate le minute dell’ultima riunione delle RBA. Quindi ben prima dell’intervento di Debelle. Successivamente a quell’evento, il rapporto di cambio tra “aussie” e dollaro è andato in crescita di circa il 3.5% e i segnali gratuiti opzioni binarie affidabili hanno cominciato a puntare tutti sul dollaro australiano.

    Questa impennata nel Forex ha spinto la banca australiana ad assumere un atteggiamento molto più freddo riguardo all’ipotesi di alzare i tassi di interesse. Nonostante questo il dollaro australiano rimane in un punto rialzista (si noti il grafico con il Demarker indicator). Il cross AUD / USD ha raggiunto i livelli di due anni fa, rompendo la barriera psicologica di 80 US cent. Livello dal quale è sceso solo leggermente negli ultimi giorni.

    A causare questo apprezzamento è anzitutto la debolezza del biglietto verde. Ricordiamo infatti che i dati deludenti e le difficoltà dell’amministrazione Trump, fanno dubitare di un possibile prossimo rialzo dei tassi (sarebbe il terzo dell’anno 2017). Un altro fattore che incide sul cross Aud-Usd sono i dati economici piuttosto buoni australiani. Il rapporto sull’occupazione di giovedì scorso ha mostrato un notevole aumento dei posti di lavoro a tempo pieno. E poi c’è un terzo fattore importante per l’aussie, ovvero la crescita dell’economia Cinese. Ricordiamo la loro forte correlazione, visto che la Cina è importatore di materie prime dall’Australia.

    Anche se la RBA è preoccupata per gli effetti di un Aussie troppo forte, non può arginare tutti i fattori di spinta. Adesso vedremo cosa dirà il governatore Lowe che parlerà a Sydney mercoledì prossimo. Se confermerà una impostazione molto dovish e parlerà di tassi di interesse neutrali, allora il cross AUD / USD potrebbe continuare a vivere una fase laterale di mercato. In caso contrario (difficile) sarà un’altra bella spinta per l’aussie.

  • Tasso di interesse alzato dalla BoC. Il “loonie” guadagna terreno sui mercati

    Dopo 7 anni la Banca del Canada ha mosso il tasso di interesse al rialzo. La decisione era tutto sommato attesa dai mercati, anche se fino a poco tempo fa le indicazioni andavano da altra parte. I responsabili di politica monetaria sembravano infatti riluttanti di fronte all’ipotesi di ritoccare il costo del denaro. Inoltre la BoC era stata cauta a inizio anno, facendo riferimento a preoccupazioni riguardo i negoziati commerciali NAFTA e l’andamento del mercato immobiliare.

    La mossa della BoC circa il tasso di interesse

    tassi di interesseInvece le cose nell’ultimo periodo sono migliorate. Gli ultimi dati macroeconomici del Paese hanno mostrato una economia in accelerazione. Questo ha spinto la Bank of Canada a procedere al primo rialzo del tasso di interesse degli ultimi 7 anni. Il costo del denaro è stato portato allo 0,75% dal precedente livello di 0,5%.

    La mossa si mette sul sentiero di quanto sta facendo la Federal Reserve. L’istituto centrale USA infatti è già al secondo rialzo del 2017 e potrebbe continuare in questa direzione.
    Il governatore Poloz ha commentato la mossa dicendo che il 75% all’80% dei canadesi hanno un mutuo a tasso fisso, quindi l’aumento dei tassi non dovrebbe avere un grosso impatto sui proprietari gravati da mutuo.

    Sul mercato valutario, il dollaro canadese ha ricevuto una forte spinta al rialzo come abbiamo visto sui migliori broker opzioni binarie. La valuta canadese infatti è andata rafforzandosi in larga misura contro le altre major. Ad esempio il cambio USD-CAD è sceso di oltre 200 punti poco dopo la riunione, portandosi verso i minimi di 13 mesi. Guadagni importanti ci sono stati anche contro Euro e Yen.

    Le prospettive future

    Riguardo al futuro, il governatore Poloz non si è sbilanciato più di tanto. Eventuali futuri aumenti dei tassi non sono ancora stati programmati. Tuttavia molti analisti credono che potrebbe esserci un altro ritocco dopo l’estate. Questo perché il tenore delle dichiarazioni del governatore è stato molto ottimistico.Chiaramente però molto dipenderà dai prossimi dati macro.

    Le prospettive del rapporto USD-CAD sono un po’ miste. Gli analisti del miglior sito per trading online sostengono che potrebbe esserci un consolidamento nelle prossime settimane. Tuttavia bisogna considerare i fondamenti economici e soprattutto le correlazioni con i prezzi del petrolio, che potrebbero avere un grosso impatto sul “loonie” canadese. Occhio poi alle mosse della FED, che potrebbe procedere ad un terzo rialzo del costo del denaro subito dopo l’estate.

  • Banche centrali all’attenzione dei trader. Si attendono manovre restrittive

    Il momento di riflessione che stanno attraversando le Banche Centrali ha spinto i mercati finanziari a fare altrettanto, prima di spingersi verso nuove mosse. I banchieri centrali, contrariamente a quanto si pensava, non stanno aspettando che l’inflazione raggiunga livelli soddisfacenti prima di annunciare la svolta restrittiva. Si basano invece sulle solide prospettive economiche per annunciare il ritiro dalle politiche di sostegno alla crescita.

    La conseguenza è che già nel corso della settimana si sono visti certi comportamenti dei mercati abbastanza noti. Ad esempio i titoli di Stato hanno evidenziato un rendimento al rialzo su scala globale. In questo modo hanno fatto da traino sia nel Forex che nel mercato di Borsa (“taper tantrum” a rallentatore). Finora i trader si sono mossi procedendo alla liquidazione delle valute G10 a basso rendimento e di quelle dei mercati emergenti (scegliendo miglior spread più bassi broker Forex). La mossa è stata lenta e ordinata fino ad ora, ma si presume che presto possa esserci maggiore intensità sui mercati. Si preannuncia un bel po’ di frenesia.

    Occhi puntati sulle banche centrali

    banche centraliNel frattempo la Bank of Japan è stata costretta a intervenire perché i titoli JGB a scadenza decennale hanno raggiunto il livello superiore della curva di controllo dei rendimenti. L’istituto giapponese giapponese ha offerto quantità illimitate di JGB a 10 anni a 11 punti base. Questo evidenzia in modo chiaro che la BoJ vuole raggiungere in tempi più brevi possibili il suo target di inflazione al 2% (anche se al momento siamo davvero lontanissimi).
    A parte la BoJ, i trader hanno la ferma convinzione che siano all’orizzonte altre mosse restrittive da parte di diverse banche centrali del G10. Le modalità potrebbero variare da caso a caso, sfruttano cioè il tasso di interesse oppure il tapering (cioè la liquidazione dei titoli in portafoglio). Ma la sostanza restrittiva rimane la stessa.

    Si prende ad esempio la reazione dei mercati alle parole di Draghi di qualche giorno fa. E’ bastata una nota di ottimismo da parte del numero uno della BCe, per innescare una forte reazione sui mercati. L’euro ha messo in atto un rally clamoroso (si veda il grafico fibonacci forex trading riguardo il cross Eur-Usd). Questo però non fa altro che aumentare il livello di guardia che dovrebbero avere i trader. Prudenza quindi.

  • Economia Sudafricana in bilico, l’affare Zuma è una bomba ad orologeria

    Si riaffacciano i venti delle recessione sull’economia sudafricana, che è tornata a tremare nel primo trimestre del 2017 dopo che nel corso del 2016 c’era stata una timida ripresa. A procedere col passo del gambero sono stati il settori dei servizi e quello manifatturiero. In generale a marzo i principali indicatori sono quasi tutti diminuiti. Inoltre le stime sul PIL non sono esaltanti: sotto l’1% per l’anno in corso, al massimo 1,3% nel 2018.

    Il peso della politica sul futuro dell’economia

    economia zumaQuello che sta pesando enormemente sull’economia sudafricana è la questione riguardante il presidente Jacob Zuma. Il numero uno del paese è nel mirino della magistratura per corruzione. Il punto è che Zuma sta affrontando una crescente critica anche all’interno del partito ANC. Finora il presidente è riuscito a rimanere in sella, anche perché i voti di sfiducia sono stati espressi a scrutinio palese, e molti hanno avuto paura di prendere posizione apertamente contro di lui. Tuttavia la situazione politica è molto fragile, e tale dovrebbe rimanere fino alla conferenza ANC alla fine del 2017.

    Il destino dello ZAR

    Paradossalmente, nonostante questo quadro molto complicato, la valuta sudafricana Rand (ZAR) ha continuato a correre nel mercato valutario (si guardi il grafico con il dollaro grazie all’indicatore frattali trading). In realtà molta di questa forza trae origine dalla riduzione di rischio globale che ha dominato negli ultimi mesi. Tuttavia è opinione di molti che presto la ZAR possa indebolirsi leggermente contro il biglietto verde, a maggior ragione adesso che c’è questo addensarsi di nubi attorno a Zuma.

    Contro l’euro invece la valuta sudafricana ha già imboccato un percorso in discesa (qui suggeriamo l’utilizzo dell’indicatore ATR average true range), ma soprattutto perché la valuta della UE sono settimane che ha intrapreso una fuga solitaria sui mercati.

    Adesso bisognerà capire quali sono gli orientamenti della banca centrale (SARB). Probabilmente l’istituto centrale resterà cauto sulla liberalizzazione della politica monetaria. Nel frattempo l’inflazione potrebbe continuare a diminuire grazie alla diminuzione del prezzo del petrolio e la debole attività economica. Ma ribadiamo che tutto dipenderà dal futuro politico del paese.

  • Euro, prova di forza contro lo Yen. Assalto a quota 125 nel mercato delle valute

    I discorsi del presidente della BCE Mario Draghi e di quello della Bank of Japan Kuroda non cambiano la sostanza: il cambio euro-yen continua ad evidenziare un andamento rialzista. L’approccio delle due banche centrali è simile, ovvero improntato alla prudenza. Tuttavia le situazioni sottostanti molto differenti. La BCE infatti continuerà nella sua politica accomodante ma i dati macro evidenziati sono confortanti. Anche se l’ultima volta l’inflazione non è andata come sperato, comunque si viaggia verso il target (2%) fissato da Francoforte.

    La forza dell’euro

    Discorso differente per lo Yen. Anche la BoJ continua ad avere un approccio molto accomodante, ma in questo caso nessuno si sognerebbe un rialzo dei tassi perché le condizioni non ci sono. L’inflazione nel paese nipponico è nettamente sotto il target (da tempo non arriva neppure all’1%). In queste condizioni ipotizzare una svolta restrittiva è fuori luogo. Non stupisce quindi che la posizione di forza in questo momento stia premiando la valuta unica. L’Euro Yen ha chiuso la scorsa settimana a 124,54, evidenziando un trend rialzista (raccomandiamo di osservare il grafico usando le Bande di Bollinger strategia). Una tendenza che dura dal 15 giugno.

    Il cross EUR/JPY potrebbe presto testare nuovamente quota 125. Siamo molto vicini. Proprio il fatto che la coppia rimanga a contatto con i recenti massimi, depone a favore di una sua rottura (PS. Ricordate che se volete fare investimenti valutari chiedetevi sempre prima qual è il miglior sito forex trading per le vostre specifiche esigenze).

    A questo punto sono possibili due scenari. Se la rottura al rialzo da parte dell’euro dovesse andare in porto, allora la coppia potrebbe andare all’assalto del successivo livello a 126,30/126,40 circa. Sono questi i massimi di aprile 2016. Uno scenario opposto invece potrebbe verificarsi nel caso in cui la coppia dovesse andare sotto area 122,56. In quel caso ci troveremmo di fronte a un doppio massimo disegnato da 125,80 per target negativi a 120,30.

  • Critpovalute, adesso Ethereum minaccia il primato di Bitcoin

    La battaglia delle criptovalute potrebbe avere presto un nuovo vincitore. Secondo alcuni esperti infatti, nel 2018 potrebbe concretizzarsi il passaggio di consegne da Bitcoin a Ethereum, la giovane “rivale” nata nel 2014 che si sta facendo strada nei mercati valutari. Quest’ultima infatti negli ultimi mesi è stata protagonista di un rally clamoroso. Da inizio anno il suo valore è infatti salito del 5100%, ovvero 35 volte più di quanto abbia fatto il Bitcoin (cresciuto solo del 140% da inizio anno). Occhio però, che parliamo di valuta ad altissima oscillazione. Se usiamo l’indicatore ZigZag trading possiamo notare quanto sia isterico l’andamento di queste criptovalute. Roba per trader con cuori forti.

    La scalata di Ethereum nel settore delle criptovalute

    criptovalute ethereum bictoinAl di là della crescita individuale, quello che colpisce di Ethereum è che in soli 3 mesi è stata in grado di aumentare il proprio peso all’interno del settore delle criptovalute. La grande torta è composta di 86 miliardi di dollari complessivi, e fino a inizio anno la quota di Bitcoin era al 90%. Oggi invece è scesa al 45% del totale. Il sorpasso ad opera di Ethereum sembra quindi solo una questione di tempo.

    Attualemtne L’Ethereum sta continuando a viaggiare al rialzo attorno quota 350 dollari (suggeriamo di analizzare il grafico con Indicatore frattali trading per avere spunti interessanti). A inizio maggio valeva 77 dollari.

    Ma cosa c’è alla base del successo di Ethereum? Eppure ha la stessa tecnologia di base del Bitcon, ovvero il blockchain. E allora dov’è la differenza? Per gli esperti Ethereum ha rivoluzionato l’utilizzo di quelle fondamenta. Ha reso possibili transazioni tra imprese e ha aperto le porte a settori completamente differenti tra loro, dalla finanza alla sanità, dall’energia all’istruzione. Per questo è destinata a prevalere nel lungo periodo.
    Non a caso a inizio anno è stato costituito l’Ethereum Enterprise Alliance, un consorzio di studio e sviluppo che comprende colossi mondiali della finanza e del digitale (Microsoft, Intel, Credit Suisse, Jp Morgan, Ubs, Santander, Ing, Cme Group, Bny Mellon e Accenture). Basta solo sentire certi nomi per capire dove sta il futuro delle criptovalute.

  • Sterlina sotto pressione, i negoziati sulla Brexit agitano i mercati

    I giorni della tensione per la sterlina continuano, e anzi si può prevedere che le cose andranno anche peggio. Il risultato elettorale ha disegnato un quadro politico molto instabile, e questo proprio a pochi giorni dall’inizio dei negoziati sulla Brexit.
    La May ha voluto fare una mossa azzardata, spinta probabilmente da troppa convinzione di sé e del suo peso. LA Premier britannica era sicura di aumentare la propria forza in vista dei negoziati sulla Brexit. Invece come spesso accade in politica, azzardare troppo rischia di diventare un boomerang. E così è stato infatti. Il popolo ha punito il suo partito, che ora si ritrova con una maggioranza risicata per accompagnare il paese nell’uscita dalla UE.

    L’andamento sul dollaro della sterlina

    sterlinaCosa succederà adesso al pound? Se guardiamo al cross con il dollaro, la sterlina continua ad avere un andamento altalenante. Lunedì scorso ha aperto la sessione europea infrangendo il livello degli 1,2750$, ma poi è scivolata verso il livello 1,2650$ (molti infatti hanno cominciato ad adottare una strategia hedging forex opzioni binarie).

    La spinta ribassista c’è e si vede. Questo proprio a causa delle incertezze determinate dalle elezioni. Per questo motivo crediamo che i rally offriranno delle opportunità per vendere. Se però ci fosse una rottura al di sopra di quota 1,28$, allora avremmo un forte segnale rialzista.

    Le prospettive di euro e sterlina

    Riguardo al cross euro-sterlina, si vede chiaramente che l’andamento di questo cross è determinato proprio dai movimenti del pound (suggeriamo di utilizzare l’indicatore RSI trading opzioni binarie forex). L’euro è apparso relativamente stabile, e così l’impulsività della coppia dipende quasi tutta dalla valuta britannica. Ha un senso ipotizzare che il mercato possa ancora muoversi in rialzo, a causa delle continue incertezze che provengono dalla capitale britannica.

    Potremmo ipotizzare un livello delle 0,90$ che possa fungere da notevole resistenza, anche sotto il profilo piscologico. Se ci fosse una rottura al di sopra di questo livello, allora si potrebbe spianare le strada al livello di parità nel corso del lungo termine.

  • Euro e dollaro, in arrivo le due settimane più calde per il Forex

    Sono giorni caldi quelli in arrivo per Europa e USA, con inevitabili ripercussioni sul fronte monetario (euro contro dollaro). La riunione della BCE in programma il prossimo 8 giugno è diventata l’evento più delicato per gli investitori di tutto il mondo. Dal momento che i dati macro sono in continuo miglioramento, molti si aspettano un cambio di rotta da parte della BCE. Tanto più che i possibili fronti di incertezza politica sono stati disinnescati (Olanda e Francia). E allora: ci sarà un allentamento del Quantitative Easing? Verranno alzati i tassi?

    La situazione sul fronte Euro

    euro-dollaroAl momento non ci sono stati cenni in tal senso. Ma si sa che la BCE e Mario Draghi operano sempre con molta prudenza. Sono però indicative le parole dette di recente della Merkel. La Cancelliera tedesca ha definito l’euro “troppo debole a causa della politica della BCE”. Più che una critica alla EuroTower, è un invito a cambiare presto rotta.

    Un cambio di prospettiva, un allenamento del QE o (ipotesi improbabile) un immediato rialzo dei tassi avrebbero chiaramente un effetto rialzista sulla moneta unica. I copy trader sono già sull’allerta (vedi qui se il copy social trading funziona). Intanto sul fronte valutario il cambio EUR/USD si muove lateralmente intorno a 1,1170. Sono giorni che la coppia si è assestata su questi livelli, anche per mancanza di appuntamenti economici di rilievo in calendario.

    Il versante dollaro

    Sul fronte USA intanto, i verbali del FOMC diffusi nei giorni scorsi hanno fortificato le aspettative circa un rialzo del tasso. Molti analisti credono che possa esserci già in occasione del prossimo meeting del 14 giugno. Sarebbe la seconda mossa al rialzo da parte della Federal Reserve nel 2017. Gli etoro copy funds incorporano questo evento reputandolo probabile al 70%-80%.

    I dati che usciranno fuori in questi giorni, specie riguardo inflazione e occupazione saranno molto importanti per valutare le prossime mosse della Fed. Se dovesse evidenziarsi una certa debolezza, allora questo potrebbe far battere in ritirata la Federal Reserve. In tal caso siamo sicuri che Janet Yellen spingerà per rallentare l’attuale ciclo di restringimento.

  • Banca Centrale Europea ancora cauta, l’inflazione sale ma non dà garanzie

    Non cambierà rotta tanto presto la Banca Centrale Europea. Ancora una volta nei giorni scorsi Mario Draghi l’ha detto chiaro e tondo. Non esistono ancora le condizioni per modificare la politica monetaria della Eurotower. Il riferimento in special modo è all’inflazione, che sebbene sia in crescita dell’1,9% – secondo la stima flash di Eurostat – non fornisce sufficienti garanzie che continuerà a tenersi a questo livello una volta cessati gli interventi della BCE. La stretta monetaria quindi non ci sarà. Almeno non nei prossimi mesi. Qualcuno ipotizza che se ne parlerà verso la fine dell’anno oppure a inizio 2018.

    I dilemmi della Banca Centrale Europea

    bceEppure la crescita dei prezzi è andata al di là delle aspettative, che erano ferme all’1,8%, e molto meglio rispetto al dato precedente (1,5%). Anche il dato core – ovvero quello che esclude le componenti maggiormente volatili – ha segnato un incremento deciso nell’ultimo periodo. Infatti è passato dallo 0,7% precedente all’1,2%. Il problema è che nonostante l’inflazione sia molto prossima al target fissato dalla Banca Centrale Europea (2%), in alcuni paesi come Francia e Italia c’è della strada da fare mentre in altri come Germania e Spagna l’obiettivo è stato anche superato.

    Proprio per questo motivo settimana scorsa non vi è stata alcuna decisione di movimentare il tasso di interesse o la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Quest’ultima ha confermato sia l’allentamento che il piano di acquisto titoli (quantitative easing). Dal punto di vista valutario, trattandosi di una decisione abbondantemente attesa non c’è stata ripercussione sull’euro. Anzi la valuta unica è andata forte negli ultimi giorni, arrivando a superare quota 1,09 contro il dollaro (si vedano in proposito le quotazioni del cambio e gli spread Plus500). Peraltro sembra marciare decisa verso quota 1,10.

    Il rapporto euro dollaro

    La cosa fino a poche settimane fa sembrava inimmaginabile. Anzi molti vedevano come possibilità concreta che il dollaro avrebbe raggiunto la parità. Poi però le elezioni francesi (il primo turno) hanno cambiato lo scenario e dato la spinta alla valuta unica. Chi ha sfruttato la migliore tecnica per guadagnare con opzioni binarie 15 minuti ha potuto godere di alcuni giorni da leone, mentre non vorremmo essere nei panni di chi aveva puntato forte sul dollaro pronosticando un successo di Le Pen.

    Adesso gli occhi dei trader che fanno negoziazioni su questo cambio sono puntati a ciò che accadrà nel prossimo fine settimana. Negli USA infatti saranno pubblicati i dati sul lavoro (NFP) che potrebbero dare slancio al dollaro oppure colpirlo ancora.

  • Trader prudenti prima delle vacanze Pasquali. Ci sono troppi eventi ad alto impatto finanziario

    Il lungo weekend di Pasqua è stato anticipato da una scelta evidente da parte degli investitori, che hanno deciso di muoversi lungo il sentiero delle prudenza. Del resto le tensioni che si respirano a livello internazionale, non suggeriscono nulla di diverso. Nessuno vuole correre rischi inutili tenuto conto che sta per cominciare la stagione delle trimestrali negli USA.

    In questo periodo ai trader è tornato l’appetito per i safe heaven, tanto da fa innalzare i rendimenti dei governativi di qualità sui minimi da inizio anno. I Treasury decennali USA sono piombati al 2.28%, quelli decennali della Germania sono all0 0.2%. E poi ci sono i beni rifugio. L’oro ad esempio è balzato fino al 1279 dollari l’oncia, mentre il VIX sopra 15 (ovvero i massimi da cinque mesi). Basta guardare i grafici e fare un confronto broker Consob per vedere come l’andamento dell’oro abbia vissuto dei picchi in corrispondenza degli ultimi avvenimenti mondiali.

    Gli eventi che spintono alla prudenza i trader

    traderCi sono tanti motivi che spiegano la prudenza manifestata dagli operatori negli ultimi giorni (ricordiamo che in occasione delle festività Pasquali i mercati americani saranno chiusi fino a domenica, mentre quelli europei riapriranno martedì). Anzitutto il lancio di 59 missili Tomahawk da parte degli USA in Siria. L’invio della portaerei americana, la Carl Vinson, davanti alla Corea del Nord. I test missilistici di quest’ultima verso il Mar del Giappone e il successivo lancio della superbomba americana in Afghanistan. C’è poi il referendum del 16 aprile in Turchia, dove si deciderà se dare ancora più potere a Erdogan e poi le elezioni presidenziali in Francia. Sono tutti appuntamenti molto molto delicati.

    Se guardiamo al recente passato, capiremo perché i mercati stanno reagendo con prudenza. Prevedere l’esito di una vicenda geopolitica è una cosa fattibile, prevedere la reazione dei mercati lo è molto meno. Pensiamo alla catastrofe che veniva preannunciata con Brexit, con l’elezione di Trump (si vedano in proposito le previsioni euro dollaro 2017) e con il referendum italiano. In tutti questi casi i mercati hanno reagito nel modo opposto a quelli che erano i timori, salendo sempre. E’ chiaro quindi che un evento geopolitico apparentemente negativo può invece portare inattese conseguenze positive. Ma può accadere anche il contrario. Ecco perché gli investitori in questi giorni rimangono cauti. Come dargli torto?