Autore: egolem

  • Guida alla creazione di un sito web Google friendly

    Puoi assicurarti un sito SEO Friendly, ossia amico dei motori di ricerca, puoi affidarti a un agenzia specializzata nella realizzazione siti web di Roma, che si assicurerà di seguire alcuni principi fondamentali:

    Ottimizza il tuo URL

    Se non hai ancora deciso quale nome dare al tuo sito, cerca di inserire una delle tue parole chiave più strategiche. Attenzione però, se il nome non risulta gradevole o facile da ricordare, non insistere. Soprattutto, se hai già in mente il nome del tuo marchio o della tua azienda, sfrutta l’URL per promuoverlo.

    Ottimizza il tuo titolo di pagina

    Il title page è quello che compare in cima alla pagina, subito sopra l’URL. Crea un titolo breve,non più lungo di 60 caratteri. Limitati alle parole chiave ed evita di inserire altri elementi come homepage o simili.

    Ottimizza la tua meta description

    La meta description corrisponde al testo subito sotto il title page nei risultati della SERP. Quando scrivi la meta description perciò cerca di non andare oltre ai 150 caratteri. Evita inoltre di rendere la tua meta description un mero elenco di parole chiave. Ricorda che una meta description è importante per convertire il traffico in clic.

    In altre parole, per fare in modo che l’utente che vede il tuo sito tra i risultati della SERP, decida di cliccarci sopra ed entrare. Un mero elenco di parole chiave non comunicherebbe nulla, meno che mai lo inviterebbe ad entrare.

    Sposta le tue parole chiave primarie in cima alle pagine

    Il testo nella parte alta delle pagina, ha maggior valore agli occhi dei motori, del testo in fondo alla stessa. Quindi quando stai lavorando alle singole pagine di ogni sito web, e devi scegliere dove inserire le tue keyword più strategiche, cerca di preferire la parte iniziale del testo.

    Ottimizza i testi di ancoraggio

    Il testo di ancoraggio dei tuoi link è una delle parti più importanti per i motori di ricerca. Abbiamo già detto che il testo di ancoraggio corrisponde alla parte cliccabile di un collegamento ipertestuale, quella che solitamente appare in blu sottolineato. Ancora una volta però, fai attenzione a non esagerare. Infatti dopo gli ultimi aggiornamenti di google, è opportuno seguire alcune pratiche specifiche per non cadere vittima di eventuali penalizzazioni.

    Utilizza variazioni delle tue keyword

    Assicurati di inserire quante più variazioni possibili delle parole chiave per cui vuoi posizionarti. Per fare un esempio, se una delle tue parole chiave è online marketing, le variazioni possono essere web marketing, internet marketing e simili.

    Ottimizza le immagini

    Ogni immagine può essere accompagnata da una descrizione chiamata alt text. Assicurati che tutti gli alt text sano ottimizzati e includano le tue parole chiave dove opportuno. Sempre più spesso gli utenti che cercano informazioni online, fanno riferimento ai risultati su google image.

    Aggiungi una sitemap

    Com’è facilmente intuibile, maggiore è il numero delle pagine che hai nel tuo sito web, maggiore è la quantità di contenuto indicizzabile dai motori di ricerca. Ciò che spesso sfugge però, è il fatto che i motori di ricerca non hanno un’idea precisa di quante pagine sono presenti nel tuo sito fino a quando non vengono informati al riguardo.

    Articolo offerto da Cristian Frialdi, Web designer e SEO esperto nella realizzazione di siti web Brescia.

  • Viaggi in barca a vela? Scopri Le Seychelles

    L’arcipelago delle Seychelles vanta ben 155 isole coralline e granitiche, un autentico paradiso naturale di cui circa il 50% è parco nazionale, circondato da una sfolgorante vegetazione e da splendide spiagge battute dalle onde oceaniche. E’ sicuramente la scelta ideale per chi volesse fare una vacanza fuori dal comune e stesse pensando a un alternativa come il noleggio barca a vela. Ecco alcune delle isole più conosciute:

    Mahè

    L’isola di Mahé è la più estesa dell’arcipelago ed è la sede degli uffici manninistrativi e governativi. Nonostante questo offre dei bellissimi panorami, delle foreste lussureggianti e oltre una sessantina di spiagge. Tra le spiagge più conosciute ci sono Grande Anse, per gli amanti del surf e Anse Takamaka, per chi pratica lo snorkeling. Anche la capitale Victoria merita una visita e una passeggiata nel suo vivace mercato.

    Praslin

    Praslin è una verdissima isola coperta quasi interamente da una fantastica foresta tropicale. Flora e fauna crescono insieme anche nel cuore dell’isola, la famosa Vallee de Mai (patrimonio dell’Unesco) in un’armonia di piante di ogni genere, tra cui il gigantesco “coco de Mer” (il seme più grande al mondo, fino a 60kg) che cresce solo in quest’isola, oltre naturalmente ad alcune tra le più rare specie di uccelli e pappagalli rari.

    Il soggiorno a Praslin si vive per la maggior parte del tempo rilassandosi nelle sue calde spiagge di sabbia fine. Tra le spiagge più belle vale la pena di visitare Anse Lazio, vero e proprio paradiso con un mare da sogno, raggiungibile in auto o anche con i bus locali.

    La Digue

    La Digue è una fantastica isola caratterizzata da immensi massi di granito rosa che sovrastano incantevoli spiagge di pura sabbia bianchissima, con pochissimi hotel e numerose piccole guest house nascoste tra gli alberi: un piccolo paradiso per quanti vogliono davvero fuggire dallo stress di ogni giorno!

    E’ la più utilizzata dai servizi fotografici di moda e di pubblicità grazie alla persenza di incredibili massi granitici che la rendono unica.

    Silhouette

    Silhouette, a differenza delle sue vicine, è di origine vulcanica, ed è la terza isola più grande delle Seychelles, anche se ospita una popolazione di poco più di 100 abitanti. Il suo isolamento è in parte dovuto alla barriera corallina che ha impedito per anni l’attracco di imbarcazioni, oggi risolto grazie ad lungo pontile. E’ per questo che è stata per decenni rifugio di famosi corsari, i cui tesori sembra siano ancora sepolti sull’isola.

    Frégate

    La sua posizione isolata tra le isole granitiche ha dato adito a molte leggende di tesori qui nascosti dai pirati. Ospita oggigiorno uno dei resort più esclusivi delle Seychelles ed è il contesto ideale per i viaggi di nozze.

    Densi Island

    L’isola più a Nord dell’arcipelago è un paradiso per coloro che amano praticare pesca d’altura o osservare gli uccelli.

    Sea Star è specialista nel noleggio barche a vela, charter e luxury yacht. La banca dati che supporta il suo sito, frutto di oltre venti anni di esperienza nel settore, è una delle più complete e precise oggi esistenti. Consultala e ti sarà facile trovare la tariffa di noleggio più conveniente e la barca che hai sempre desiderato.

  • Il velo da sposa: storia e significato

    Il velo da sposa ha una lunga tradizione ed un profondo significato. La tradizione vuole che il velo da sposa abbia un valore e una funzione simbolica: servirebbe infatti a proteggere il candore della futura sposa, a ripararla dagli spiriti maligni invidiosi. Con il passar del tempo il velo si è adeguato alle mode, diventando parte integrante dell’abito bianco.

    In Giappone le spose indossano il velo per nascondere simbolicamente la loro gelosia; mentre in Africa il velo è sostituito da un copricapo abbinato al vestito. Al Sud, ad esempio, la lunghezza del velo da sposa è proporzionale agli anni di fidanzamento: a ogni anno corrisponde un metro.

    Nell’antica Roma il velo era indossato dalla sposa come simbolo di buon augurio: durante la cerimonia veniva posto anche sulla testa dello sposo, come se si intendesse proteggere la coppia. Questo velo, detto “flemmum” era dei colori del fuoco: poteva quindi essere giallo o rosso.La sposa dell’antica Roma indossava sopra il velo una coroncina di di mirto e fiori di arancio: questa corona era un simbolo di vittoria per la sposa che era riuscita a non cedere alle tentazioni della passione e aveva preservato la sua verginità.

    Durante il Rinascimento, quando i matrimoni erano combinati, il velo da sposa serviva a nascondere la futura sposa agli occhi del marito fino alla fine del rito, quando ormai non si poteva più ritrattare. Nell’antica Roma il volto della futura sposa si copriva con un velo rosso, colore della modestia, ma successivamente i cristiani, nel terzo o quarto secolo, ne cambiarono il colore facendolo diventare bianco.

    Verso gli inizi del Novecento invece il velo da sposa diventa un accessorio nuziale di tendenza, utilizzato per definire e completare il look della sposa. Ovviamente ogni decade del secolo scorso vedeva un tipo di velo come protagonista, la veletta negli anni ’20 e ’30 per adeguarsi alle tipiche acconciature di quell’epoca; negli anni ’60 invece comincia ad avvicinarsi alle forme e dimensioni di oggi, trasformandosi in un elemento dal tessuto liscio e semplice.

    Il velo per il matrimonio cristiano, simboleggia la purezza con cui una sposa dovrebbe arrivare all’altare e donarsi al suo sposo ma ad oggi questo importante significato viene meno da usi e costumi decisamente rivoluzionari.

    Ai giorni nostri, il velo, assume ancora il significato di castità per altri invece simboleggia il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta. Per questo motivo, quando la sposa arriva in chiesa, attraversa la navata e davanti all’altare ad attenderla c’è lo sposo, questo, con un gesto elegante le solleva il velo e la saluta.

    Nonostante la tradizione, molte spose decidono invece di non indossarlo optando così per delle acconciature elaborate ed arricchite da fiori, perle o brillantini.

    Per il vostro abito da sposa vi aspettiamo da Blanca Riso e Perle, atelier a Rovato (Brescia) in cui vi aiuteremo nella scelta tra tra le collezioni degli affascinanti abiti da sposa in esposizione. Presso il nostro atelier troverete le nuove collezioni di St. Patrick, Tosca Spose e Raimond Bundò.

  • Luce e ambiente

    E’ possibile valorizzare un ambiente con la giusta luce? Un ambiente arredato elegantemente e dal tocco impeccabile, ha bisogno di una fonte luminosa particolare, che si armonizzi e si sposi bene con il resto dell’arredamento.

    Molte sono le alternative per creare un ambiente dal gusto e dallo stile moderno e le difficoltà nel trovare la corretta illuminazione e le giuste lampade da sistemare in tale ambiente sono minime, date tutte le varianti presenti in commercio.

    Se, invece, l’ambiente da illuminare fosse un esterno, quali sarebbero le alternative a disposizione? Per essere valorizzato, un ambiente di questo tipo necessita di un illuminazione per esterno disposta con criterio e che ne valorizzi ogni angolo e ogni particolare, mettendone magari in secondo piano le cose meno interessanti.

    Rendere vivibile un ambiente rustico significa trovare la giusta combinazione tra luce naturale e luce artificiale, che non crei un’illuminazione eccessiva o troppo fioca, ma equilibrata e che non affatichi la vista. Un’illuminazione che va regolata anche in base al tipo di arredamento che caratterizza l’ambiente in questione.

    In un ambiente rustico, bisogna pensare a disporre punti luce a seconda delle attività che si prevede di svolgere al suo interno: piantane e applique andranno bene sistemate accanto a divani e poltrone, per rendere migliore la lettura di un giornale o la visione della tv.

    Importante è anche l’atmosfera che si crea intorno al tavolo da pranzo, e in ciò aiuta proprio una buona combinazione di luci che permette ai commensali e alle pietanze di risultare ben visibili, in modo da potersi godere il pasto e la compagnia. A questo proposito, è consigliabile preferire un tipo di luce dall’effetto caldo e avvolgente, che conferisca un senso di comfort e di piacevolezza all’ambiente.

    Se la casa in stile rustico è particolarmente grande, è possibile disporre diverse applique alle pareti, che con la loro luce diretta verso l’alto o verso il basso, sono adatte a illuminare un locale ampio. Sempre per rendere luminosa una casa rustica grande, si possono disporre delle lampade d’appoggio sui mobili o si possono posizionare le piantane a luce indiretta in diversi angoli della stanza.

    Naturalmente non va sottovalutato anche il ruolo che svolge la luce naturale, l’elemento più adatto per illuminare un ambiente rustico, per questo è consigliabile sfruttarla anche all’interno della propria casa. Come è possibile portare la luce del sole dentro casa? Installando un sistema di illuminazione a luce naturale.

    Dando risalto all’ambiente rustico proprio con la luce naturale, si potrà realmente valorizzarne i particolari senza doversi scervellare a trovare la giusta combinazione di luci artificiali. Sarà, infatti, la luce del sole a esaltare e sottolineare il carattere rustico della casa e a conferirle quel calore e quell’intimità che servono a trascorrere ore piacevoli in compagnia.

    Dal 2005 la Ellebi Systems si occupa di installazione, manutenzione e progettazione di impianti elettrici a Milano ed hinterland, con soluzioni mirate per ogni esigenza. Per informazioni puoi contattare il servizio clienti tramite i metodi indicati sul sito web.

  • Come comportarsi nel caso di folgorazione elettrica

    La normale corrente elettrica può essere sufficiente a provocare la morte di una persona, soprattutto se la vittima si trova nelle condizioni di disperdere a terra la carica elettrica, con le mani o i piedi umidi.

    Per questo motivo è necessario che gli impianti delle aziende vengano spesso controllati e che i lavoratori seguano corsi di sicurezza sul lavoro.

    Se la scarica elettrica attraversa la zona cardiaca, provoca una fibrillazione ventrivolare e quindi la morte per arresto cardiorespiratorio.

    A parità di voltaggio e di potenza della corrente, chi è isolato da terra con scarpe antinfortunistiche risulta pertanto più protetto dai pericoli della folgorazione.

    Quando l’effetto della corrente non è tale da provocare l’arresto cardiaco, può causare una momentanea perdita di coscienza e successivamente dolori muscolari e cefalea.

    In ogni caso, il punto di entrata della corrente è evidenziato da un ustione cutanea che può anche essere di terzo grado.

    Come comportarsi nel caso di folgorazione?

    Prima di tutto bisogna escludere il pericolo di un ulteriore folgorazione, staccando l’interruttore generale della corrente.

    Se questo non è possibile, dopo essersi ben isolati da terra, allontanare il conduttore dell’elettricità dall’infortunato con un oggetto di legno asciutto, per esempio un manico di scopa.

    Nel caso di alto voltaggio e nel caso non si possa spostare il conduttore, come nei tralicci e negli apparecchi industriali, è necessario attendere l’intervento di personale specializzato.

    Solo a queste condizioni si può intervenire sulla vittima valutando immediatamente l’attività respiratoria e cardiaca, e poi praticando, se è il caso, il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale.

    Successivamente ci si potrà dedicare alla medicazione delle ustioni provocate sulla cute dalla rete elettrica, medicandole con garze sterili e panni puliti.

    Buona norma è raffreddare, in ogni caso, la porzione di cute ustionata il più rapidamente possibile e per molto minuti con acqua corrente.

    Se l’ustione ha provocato delle vesciche, queste non devono mai essere bucate o rotte: sono infatti la migliore difesa nei confronti delel infezioni. Vanno invece coperte con garze sterili e fasciature delicatamente.

    Se si sospetta l’insorgenza di uno shock, dopo avere medicato il ferito e nell’attesa dei soccorsi, bisogna adagiarlo supino in una posizione comoda.

    Nel caso in cui gli abiti del ferito abbiano preso fuoco, occorre spegnere immediatamente le fiamme, utilizzando coperte o cappotti. Togliere di dosso all’ustionato gli oggetti roventi: catenine, orologi, fibbie, accessori di gomma e di cuoio. Non si devono però staccare gli indumenti in tessuto che siano rimasti appiccicati alla cute.

  • A cosa serve la chirurgia plastica?

    Esistono numerosi tipi di interventi di chirurgia plastica, i quali possono essere praticati con successo sotto anestesia locale oppure generale. In questo articolo, scritto in collaborazione con Medical Laser & Therapy, clinica specializzata in liposuzione laser e chirurgia plastica a Milano,  parleremo di alcuni di essi.

    Le cicatrici e le macchie cutanee possono essere efficacemente trattate.

    I tatuaggi, che si ottengono iniettando pigmenti blu, verdi e rossi negli strati cutanei profondi con un ago sottile, possono essere rimossi in tre modi:

    1) Tagliando la cute e facendo rimanere una cicatrice lineare.
    2) Rimpiazzando la cute asportata con un autotrapianto, se il tatuaggio è molto esteso.
    3) Bruciando il colore con il laser, procedimento che lascia una cicatrice irregolare.

    La dermoabrasione riesce a eliminare il verde e il rosso, ma non il blu, che è più profondo.

    Le orecchie a sventola possono essere corrette rimuovendo parte della cute posteriore e della cartilagine. La cicatrice risulta invisibile.

    Il lifting della faccia e del collo può eliminare le rughe e l’eccesso di cute facilmente riscontrabili nelle persone anziane o dimagrite. Consiste nell’eliminazione di parte della cute con stiramento delle rughe.

    Le borse sotto e sopra gli occhi possono essere eliminate senza che restino cicatrici visibili.

    Le cicatrici delle pustole acneiche possono essere abrasi. I migliori risultati si ottengono su guance, fronte e mento; più scarsi su torace e schiena.

    L’acne deve essere definitivamente guarita prima di un trattamento estetico o può riattivarsi.

    La sporgenza eccessiva della mandibola può essere corretta eliminando l’osso in eccesso. Non rimangono cicatrici visibili perchè il chirurgo lavora all’interno della bocca.

    Il naso malformato giustifica la maggior parte degli interventi plastici estetici. Non rimangono cicatrici perchè il chirurgo lavora sulle strutture interne.

    E’ importante che il chirurgo plastico badi non soltanto all’spetto del naso, ma anche alla sua funzionalità, curando un efficace passaggio dell’aria attraverso le coane.

    Il seno poco sviluppato o floscio può essere corretto con un impianto di silicone fra la ghiandola mammaria. La cicatrice resta nascosta.

    Il seno eccessivamente sviluppato e cadente può essere corretto togliendo la cute e l’adipe in eccesso. Ciò sposta però i capezzoli, che devono essere riposizionati con un secondo intervento che lascia cicatrici visibili intorno all’areola.

    L’addome eccessivo, che non si riduca con nessuna dieta, può essere riportato a dimensioni normali incidendo da fianco a fianco e togliendo la cute e il grasso in eccesso attraverso la liposuzione.

    Le cosce, le natiche e le anche possono essere alleggerite del grasso in eccesso, ma possono rimanere cicatrici evidenti.

  • Perchè fare terapia in coppia

    Affinchè una coppia funzioni al meglio, ognuno dei due partner deve essere capace di rapportarsi all’altro riconoscendolo come un individuo separato da sè, con caratteristiche proprie e indipendenti, con pensieri e modalità autonome con cui poter negoziare la relazione e la vita in comune.

    La terapia di coppia va ricercata quando la coppia inizia ad incontrare delle difficoltà, le quali possono essere di diverso tipo a seconda della fase del ciclo vitale della famiglia: ad esempio una coppia senza figli, la nascita del primo figlio, la crescita e distacco dai figli, il pensionamento, ecc.

    I problemi possono essere rintracciati, ad esempio,

    – Nella sessualità,
    – Nella difficoltà di comunicazione,
    – Nelle divergenze delle modalità genitoriali,
    – Nei conflitti,
    – Nei tradimenti,
    – Nelle dipendenze,
    – In qualsiasi evento che cambi in modo disadattivo la dinamica di coppia.

    I problemi più frequenti sono le difficoltà comunicative, le quali portano alla concatenazione di discussioni inutili e distruttive nelle quali si fa soffrire e si soffre, senza pervenire ad alcuna soluzione. Oppure può accadere l’esatto contrario: i membri della coppia non comunicano tra loro.

    Gli obiettivi della terapia di coppia sono quelli che seguono:

    – Incrementare all’ interno della coppia le capacità di comunicazione,
    – Addestramento nella risoluzione dei problemi,
    – Acquisizione di una maggiore consapevolezza del modo in cui gli schemi mentali, gli atteggiamenti e le modalità soggettive di pensiero influiscono sulle proprie emozioni e sul proprio comportamento, aiutando a realizzare cambiamenti nelle convinzioni, nelle attribuzioni e nelle aspettative qualora esse si rivelino controproducenti, irrazionali e distruttive,
    – Incrementare un interscambio di condotte positive,
    – Aumentare il livello di autostima dei componenti della coppia,
    – Aiutare ad acquisire e mantenere una maggiora conoscenza delle emozioni del partner,
    – Conseguire una maggiore accettazione e intimità da parte di entrambi i partner,
    – Acquisire consapevolezza del proprio modello di attaccamento e delle dinamiche dei propri modelli operativi interni (schemi mentali che orientano le aspettative e i comportamenti nelle relazioni affettive significative), e determinarne una ristrutturazione positiva quando essi siano del tipo “insicuro”, così da apprendere a identificare, sperimentare, esplorare, capire ed esprimere meglio le proprie emozioni, e gestirle in modi più appropriati.

    La Dott.ssa Nadia Barberis, psicologo e psicoterapeuta presso il suo studio di Messina, offre consulenze psicodiagnostiche, sostegno psicologico, psicoterapia psicoanalitica, sia all’individuo che alla coppia.

    Si occupa, in particolare, delle seguenti problematiche: abuso, anoressia, ansia, attacchi di panico, bulimia, depressione, difficoltà legate allo sviluppo dell’identità personale, difficoltà relazionali, dipendenza affettiva, disturbi di personalità, elaborazione del lutto, fobie, ipocondria, ludopatia, nevrosi, problematiche di coppia, stress, trauma psicologico.

  • Trekking sulle montagne Marocchine

    Il territorio del Marocco è costituito da 4 grandi sistemi montuosi (Rif, Medio Atlante, Alto Atlante, Antiatlante) che talvolta superano i 4000 metri di altezza e che digradano verso una fascia costiera con una fitta serie di altipiani.

    Atlante è il sistema montuoso più importante dell’Africa Occidentale, corre per oltre 2400 chilometri dalla costa altantica del Marocco, attraverso l’Algeria fino alla Tunisia.

    Procedendo da Ovest verso Est si possono distinguere vari gruppi montuosi. L’Alto Atlante, nel Marocco centrale, la sezione più elevata dell’interso sistema montuoso. Si allunga dalla costa Atlantica fino al confine algerino, culminando nel monte Tubkal, a 4165 metri.

    Il nome Tubkal significa “vetta da cui si vede tutto”, è situato nel Parco nazionale del Toubkal, 63 km a sud della città di Marrakech, e contornata da un aspro e affascinante massiccio.

    E’ fiancheggiato da due catene minori, il Medio Atlante (che ha la sua punta di maggore altezza nel Gebel Bou Naceur, di metri 3290) e l’Antiatlante.

    Il viaggio su queste montagne permette di scoprire luoghi seducenti e un po’ misteriosi ma soprattutto forti contrasti come le ampie vallate color smeraldo interrotte da profonde gole rocciose, simili a canyon americani, erose dal vento caldo del Sahara. Si tratta di luoghi adatti agli amanti di trekking e viaggi a piedi.

    Tizi n’Tichka, a 2.260 metri, è il passo più alto del Paese e attraversa il villaggio berbero di Telouet, che sorge su un altopiano coloratissimo tra campi coltivati. Il centro abitato sorge tra alte pareti rocciose color rosso acceso, erose dal vento che lasciano intravedere le pareti fortificate delle abitazioni tra la terra.

    Nella valle di Aït Bouguemez sorge il bellissimo villaggio di Aït Benhaddou, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. E’ un labirinto di viuzze strette tra case di paglia e fango, costruite secondo la tecnica pisé (o della terra battuta) con argilla umida compatta, che sale sopra una collina da dove si ammira, oltre le montagne, il deserto del Sahara in uno spettacolo suggestivo ed emozionante.

    E’ un luogo davvero magico che ha ispirato registi e scrittori: da David Lean che lo scelse per girare Lawrence d’Arabia a Franco Zeffirelli che vi ambientò Il Gesù di Nazareth; da Ridley Scott per Il Gladiatore a Robert Aldrich per girarvi le scene di Sodoma e Gomorra. Qui vengono realizzati film western e biblici, proprio per il terreno rossastro, per le torrette fortificate e le piccole case cadenti che fanno da perfetto sfondo naturale.

    Aït Benhaddou si trova dove le montagne dell’Atlante scendono verso il deserto del Sahara, la antica rotta per le carovane da Timbuktu a Marrakech. L’antico ksar (villaggio fortificato) regala una fortezza di sabbia rossa con vista sul deserto. E’ un sito antico, i cui palazzi di argilla, ancora in piedi, appartengono ai secoli XVII-XIX. Il complesso conta con sei casba (fortezze) e più di cinquanta grandi palazzi.

    Molto tempo prima che i beduini arabi, dagli sconfinati deserti mediorientali, si spingessero a Occidente (al Maghreb), il Nordafrica era già abitato dai berberi, nomadi di origine forse yemenita, forse etiopica, come i loro cugini più famosi, i Tuareg. Dalle fertili aree mediterranee furono costretti a ritirarsi sulle montagne che separano il Sahara dalla costa.

  • Ti hanno rubato l’auto? Ecco come non pagare il bollo

    In caso di furto del veicolo devi presentare subito denuncia di furto alla polizia o ai carabinieri. Bisogna specificare nel testo della denuncia il numero di targa del veicolo e se sono stati rubati anche il certificato di proprietà cartaceo (CdP) e/o la carta di circolazione. La denuncia può essere presentata dal proprietario del veicolo o da una qualsiasi altra persona.

    Per non pagare più il bollo auto bisogna andare all’unità territoriale dell‘ACI per registrare la perdita di possesso del veicolo. Questa richiesta, presentata dall’interessato (proprietario) o da altro soggetto munito di delega, e identificato tramite un documento di identità, è indispensabile per sospendere l’obbligo di pagamento della tassa automobilistica (bollo auto). Il PRA rilascerà un nuovo Certificato di Proprietà Digitale (CDPD).

    Per prima cosa bisogna presentare all’Aci il certificato di proprietà cartaceo (CdP) o foglio complementare. Se sono stati rubati deve essere indicato nella denuncia. Poi bisogna presentare la denuncia di furto in originale, oppure in copia conforme, oppure la dichiarazione sostitutiva di resa denuncia.

    I costi previsti dalla legge sono 32,00 euro (se si utilizza il CdP cartaceo o CDPD come nota di presentazione) oppure 48,00 euro (se si utilizza il modello NP3C come nota di presentazione).

    Se ci si rivolge a una delegazione dell’Automobile Club o a uno di studio di consulenza automobilistica oltre ai costi previsti per legge, per la richiesta bisogna aggiungere la tariffa del servizio di intermediazione.

    Fermoamministrativo.it è il portale italiano specializzato nell’acquisto di veicoli con fermo amministrativo. Visita il sito per maggior informazioni.

  • L’importanza dei giocattoli nello sviluppo del bambino

    Il gioco rappresenta un importante veicolo di apprendimento, sia sul piano cognitivo, sia su quello affettivo e sociale. Predisporre psicologicamente il bambino al gioco significa insegnargli ad apprendere.

    Il bambino gioca perché quello è il suo modo di imparare. Non potendo fare quello che fanno i grandi allora lo simula, utilizza un modellino e sperimenta l’esistente. I giochi servono ad un doppio scopo: per aumentare le capacità cognitive e per stimolare la creatività.

    Il gioco esercita la dominanza dell’individuo rispetto alla realtà esterna e porta all’esperienza del controllo della realtà come valore positivo. In fase evolutiva, pone le basi dello sviluppo sociale.
    Lo sviluppo cognitivo è individuabile attraverso tre stadi di comportamento ludico: il gioco senso-motorio, il gioco simbolico, il gioco sociale.

    Il gioco senso-motorio è una particolare modalità di gioco che compare verso la fine del primo anno di vita. Esso rappresenta una tappa fondamentale dello sviluppo armonico di un bambino perché contribuisce a formare un Io forte e competente da un punto di vista motorio ma anche psichico. Il bisogno evolutivo fondamentale che il bambino cerca di soddisfare con questi giochi, è quello di percepirsi capace di intervenire efficacemente sul mondo esterno.

    I giochi di tipo senso-motorio continuano a rivestire grande importanza anche negli anni successivi. Questo tipo di giochi continuano ad essere apprezzati dai bambini anche in fasi successive, come ad esempio, durante il periodo della scuola materna. Il bambino continua, infatti, ad avere bisogno di sperimentarsi come competente e forte e, non a caso, spesso, essi richiedono l’attenzione degli adulti e vogliono essere guardati quando sono impegnati nei loro giochi senso-motori per sentirsi dire “bravo”.

    Negli anni successivi, però, essi si affiancano ad altri tipi di giochi che vanno a rispondere ad altri bisogni evolutivi. Ad esempio, con i 2 anni compare il pensiero simbolico che porterà alla comparsa dei giochi di tipo simbolico.

    Pian piano il bambino riesce a strutturare il proprio gioco, fa parlare anche gli oggetti del gioco. Per esempio prende il ruolo della bambola che esprime desideri (“Voglio andare a giocare fuori”) o del bambino che rimprovera (‘Sei stato molto cattivo!’), esattamente come sente e vede fare all’adulto. Quindi instaura una vera e propria scena che potrebbe essere familiare, scolastica, dal medico.

    Il bambino attraverso il “far finta” acquisisce uno sviluppo cognitivo e affettivo che lo aiuta a sviluppare la propria personalità. Questo perché è proprio il processo di simbolizzazione a strutturare le abilità socio-affettive e relazionali del bambino. Il simbolo usato in forma indiretta, l’oggetto che evoca un altro elemento, una scatola come una casa, una sedia che diventa una giostra.

    Crescendo, nel periodo tra i tre e i sei anni nel quale è molto presente il gioco simbolico, i bambini oltre agli oggetti, iniziano a mettere in scena delle situazioni. In questa fase i bambini pianificano il gioco, sanno di entrare nel “mondo dell’immaginazione”.

    Il gioco sociale presuppone l’interazione tra due o più bambini attraverso cui imparano ad andare d’accordo tra di loro, ad essere disponibili e a condividere, e a comprendere le conseguenze dei propri comportamenti.

    Il gioco sociale dei bambini più piccoli passa attraverso diverse fasi. Una classificazione considerata utile dagli insegnanti è la seguente:

    – Spettatore. Il bambino resta all’estremità del gruppo, probabilmente giocando senza entusiasmo con un giocattolo di sua scelta, ma guarda appena gli altri bambini giocare per conto loro.
    – Gioco Solitario. Il bambino è intento a giocare con i materiali disponibili ma resta completamente solo.
    – Gioco Parallelo. Il bambino fa le stesse cose che un gruppo di bambini sta facendo in quel momento ma non interagisce con loro in alcun modo.
    – Gioco Cooperativo. Il bambino gioca effettivamente con gli altri bambini e assume dei ruoli, impartisce istruzioni, offre e chiede aiuto.

    La Monte Fantasy Animation offre servizi di animazione ed intrattenimento per feste, animazione per cerimonie ed eventi per bambini.

  • L’utilizzo del porfido

    Il porfido è una roccia di origine vulcanica, caratterizzato da una pasta vetrosa e microcristallina, la quale costituisce il 65% del composto, e da un 30% di micro cristalli di quarzo, presenti all’interno, tanto che, sovente, la roccia viene anche chiamata porfido quarzifero

    Gli aggettivi per identificare i pavimenti in porfido sono i seguenti: belli, resistenti e duraturi. Gli impieghi nell’edilizia di tutti i tempi sono la sicurezza di un prodotto di altissima qualità, tradizionale e artistico.

    La resistenza dei cubetti in porfido è molto nota, ma notevoli sono le prestazioni e le caratteristiche alle quali il porfido ci ha abituati, conoscerli è un buon modo per apprezzare il valore di questo tradizionale materiale edilizio e per scegliere attentamente la tipologia e il formato adatto alle proprie esigenze.

    L’utilizzo prevalente del porfido, sin dai tempi antichi, è stato di arredamento urbano da collocare ad esempio come fondo stradale. Il lastricato, i sanpietrini e le mattonelle stradali, presenti in moltissime città, sono generalmente composte da porfido.

    Negli ultimi tempi ha però preso sempre più piede il suo utilizzo nelle abitazioni.

    Il porfido costituisce infatti un’ottima soluzione per la realizzazione dei pavimenti per interni in quanto riesce a riassumere due esigenze domestiche fondamentali, formare una superficie uniforme, resistente nel tempo senza la necessità di frequenti interventi di manutenzione.

    La posa del porfido come pavimentazione interna avviene in base alle forme realizzate artigianalmente. In genere il formato più utilizzato è quello a mattonella quadrata ampia, adatto anche alla creazione di forme mediante le diverse sfumature di colore.

    Gli architetti e gli arredatori di interni consigliano, anche attraverso appositi articoli presso i blog o i siti internet dedicati all’arredamento, tale materiale, in abbinamento ai muri e ai complementi di colore chiaro, in modo da creare una sorta di bilanciamento cromatico.

    Il porfido inoltre viene pulito agevolmente, non si scheggia, non si macchia e non subisce gli urti dunque semplifica notevolmente anche le operazioni di pulizia periodica, a mano o mediante gli strumenti elettrici quali aspirapolvere o scopa a vapore.

    Il porfido è un materiale che trova una collocazione in ogni tipologia di casa, indipendentemente dallo stile, sia moderna che antica. In una casa classica il porfido, poichè discreto, riesce a dare risalto ai mobili di pregio e agli accessori vistosi.

    In una casa moderna invece, riesce ad amalgamarsi molto bene con la tendenza minimal, che vede la prevalenza di colori basici e di mobili estremamente lineari.

  • Le capacità di percezione del cavallo

    I cavalli si nutrono di vegetali, quindi il loro fisico è divenuto, attraverso la selezione naturale, adatto a coprire grandi distanze di terreno mentre mangiano ed a sfuggire ai predatori piuttosto che combatterli. Per questi scopi essi si muovono in branchi.

    Poichè il cavallo, in genere, continua a camminare con la testa a aterra mangiando, la sua vista si è modificata per accogliere un vasto campo di stimoli, e per captare minimi movimenti a grandi distanze invece di mettere a fuoco oggetti fermi a brevi distanze come nel caso degli animali che devono cacciare per vivere.

    Per la stessa ragione, per prevenirli contro possibili nemici, i cavalli hanno un acutissimi senso dell’udito e dell’odorato, ed è molto difficile, per noi esseri umani il cui senso dell’olfatto è minimo, renderci conto da quali specie di stimoli olfattivi vengano spinti i cavalli.

    Quando due cavalli si incontrano per la prima volta o si ritrovano dopo essere stati separati, il loro primo atto è quello di annusarsi l’un l’altro. Si dice anche chi i cavalli addestrati a radunare il gregge possono smarrire le tracce di un animale smarrito annusando il terreno come farebbe un cane.

    Moltissimi segnali che i cavalli usano per comunicare prendono la forma di gesti o posizioni del corpo (buttare indietro le orecchie, torcere le labbra) e i cavalli sembrano essere capaci di captare piccoli movimenti di questo genere con molta facilità.

    Il famoso cavallo calcolatore, l’intelligente Hans, captava i più piccoli movimenti della testa del suo addestratore che gli indicava aquando doveva smettere di dare colpi con la zampa, anche questi non si rendeva affatto conto di muoversi.

    Anche se le principali facoltà percettive di molti animali sono innate, il modo con cui essi intereptano queste percezioni varia con l’esperienza.

    Per esempio, molti giovani cavalli mostrano una paura innata ad entrare nell’acqua o a lanciarsi nel vuoto, ma con un allenamento graduale questi timori possono essere superati.

    Molti si spaventano anche di grandi oggetti giacenti mezzo nascosti nella vegetazione, come tronchi di labero o pietre, ma anche questa paura se ne va con l’esperienza.

    Fino a quale punto i cavalli possano riconoscere i propri parenti è difficile da dire. Un puledro appena nato seguirà qualunque oggetto mobile che vedrà. I cavalli maturi sono invece in grado di riconoscere i loro simili.

    Agrirama ha maturato, in oltre 50 anni d’attività, molteplici esperienze sul campo a diretto contatto con allevatori, veterinari e con tutti gli operatori nel mondo zootecnico. L’azienda mette a disposizione dei propri clienti una vasta gamma di attrezzature per pascolo e servizi visionabili sul proprio sito web.

  • Cosa è il trucco semipermanente

    Il trucco semipermanente è conosciuto in Italia con nomi e terminologie differenti: make up permanente, make up semipermanente, tatuaggio permanente, tatuaggio semipermanente, ecc, ma la definizione corretta è quella di make up permanente o trucco permanente. Nell’articolo continueremo comunque a chiamarlo trucco sempermanente, per comodità.

    Trucco perfetto, dalla mattina alla sera, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il trucco semipermanente costituisce una soluzione per chi desidera apparire al meglio in ogni occasione. Ma non solo.

    Il trucco semipermanente non é solamente un trucco “decorativo”. In molti casi viene praticato per correggere o nascondere alcuni inestetismi come sopracciglia rade, labbra sottili, irregolarità ed asimmetrie, diradamento dei capelli, cicatrici e smagliature.

    L’effetto infatti è molto naturale, tanto che può essere scambiato per reale: i peli sembrano veri, la forma non è artificiale. Il trucco c’è, ma non si vede.

    Quali sono i trucchi semipermanenti più richiesti? In cima alla top-ten ci sono le amate sopracciglia. Chi è rimasto impelagato nel rito della pinzetta per troppi anni, spesso ha seminato gravi danni. Il trucco semipermanente risolve questo problema.

    Il disegno dell’arcata sopraccigliare é infatti molto richiesto dalle donne che, dopo anni di depilazione con la pinzetta, sono rimaste con sopracciglia rade.

    La seduta consente un risultato più naturale (si traccia peletto per peletto) rispetto a quello ottenuto con la semplice matita, usata magari con tratto irregolare. L’effetto é talmente perfetto che solo se si va a toccare con le dita ci si accorge che non si tratta di vere sopracciglia.

    La tecnica utilizzata nel trucco semipermanente è simile a quella utilizzata dal tatuatore, ma il trucco semipermanente deve essere eseguito da un truccatore-visagista specializzato.

    In molti si improvvisano truccatori, rovinando con una mancata serietà e professionalità la categoria. Per andare sul sicuro, meglio allora rivolgersi ad un centro estetico specializzato. L’igiene inoltre é un fattore imprescindibile.

    Ci sono poi delle norme di sicurezza che devono essere rispettate durante una seduta di trucco semipermanente. L’apparecchio per il trucco semipermanente, il pennino per l’incisione, i pigmenti colorati, ma anche la pelle prima di intervenire così come le mani dell’operatore devono essere perfettamente sterili. Se mancano tutti questi accorgimenti il rischio può essere anche grave e sfociare in infezioni o allergie.

    La durata del trucco semipermanente é soggettiva (può variare dai 3 ai 5 anni) ed é legata sia al ricambio cellulare sia alla profondità in cui sono state fatte le incisioni. E’ consigliabile in ogni caso una “revisione” ogni 2 anni per vedere se é il caso o meno di ridefinire i contorni.

  • Il disturbo bipolare e il suo trattamento

    Il disturbo bipolare si caratterizza per profonde alterazioni dello stato dell’umore con ripercussioni importanti sul comportamento, sui pensieri e sul sentire emotivo degli individui che accusano tale patologia.

    A livello emotivo si hanno passaggi, anche molto repentini, da uno stato profondamente depresso a uno stato di intensa ma infondata euforia accompagnata da irritabilità, logorrea, iperattività, scarsa capacità di attenzione, inopportuna e invadente socievolezza, creazione di piani grandiosi e inattuabili. I tentativi di fermare questo genere impulsi provocano rabbia e a volte reazioni furiose.
    Spesso il disturbo si accompagna ad abuso di sostanze (droghe, alcool).

    Esistono diverse tipologie del disturbo bipolare che variano in base alla ciclicità con cui fase depressiva e fase maniacale si alternano, e in base all’intensità delle fasi maniacali.

    L’incidenza di tali disturbi è dell’1,2% nel sesso maschile, nel sesso femminile dell’1,8%; durante il corso della vita si arriva al 2%. Per quanto riguarda le forme si osserva che nella forma I l’incidenza è pressoché pari fra i due sessi, nella forma II il maggiore impatto è sul sesso femminile; invece non vi è alcuna differenza in rapporto alle culture e ai gruppi etnici. Il disturbo ciclotimico ha un’incidenza più bassa (0,4-1%).

    La tarda adolescenza e la giovinezza sono anni di picco per l’insorgenza del disturbo bipolare, con un esordio maggiore intorno ai 18 anni (per il disturbo ciclotimico 15-20 anni). Dall’inizio del XXI secolo sono aumentati i casi che riguardano l’età infantile. Uno studio ha anche riscontrato che nel 10% dei casi di disturbo bipolare, l’inizio della condizione era avvenuto dopo i 50 anni d’età.

    Il disturbo bipolare è curabile ed è totalmente compatibile con una vita normale e produttiva, ma il trattamento cui ci si sottopone di solito dura tutta la vita. Alla stessa stregua del diabete e delle malattie cardiologiche, infatti, il disturbo bipolare è una malattia di lunga durata che deve essere controllata costantemente.

    L’approccio per questo tipo di disturbo, quindi, è integrato e combina la farmacoterapia alla psicoterapia. E’ importante precisare che la psicoterapia non può sostituire i farmaci e non è efficace da sola nella prevenzione delle ricadute e nel trattamento del disturbo. Molti studi, tuttavia, hanno indicato che gli interventi psicologici possono migliorare la stabilità dell’umore umore, ridurre i ricoveri ospedalieri e migliorare il funzionamento dell’individuo.

    L’obiettivo dell’intervento psicoterapico è quello di aiutare l’individuo a conoscere meglio il proprio funzionamento e ad accettarlo, a distinguere se stesso e la propria personalità dalla malattia, a migliorare la gestione dello stress e indirettamente, quindi, a ridurre i fattori di rischio di ricaduta.

    È utile, infine, un trattamento psicoeducativo per il soggetto e i suoi familiari perché comprendano meglio le fasi della malattia.

    La Dott.ssa Barberis, psicologo a Messina, si occupa in particolare delle seguenti problematiche: Abuso, anoressia, ansia, attacchi di panico, bulimia, depressione, difficoltà legate allo sviluppo dell’identità personale, difficoltà relazionali, dipendenza affettiva, disturbi di personalità, elaborazione del lutto, fobie, ipocondria, ludopatia, nevrosi, problematiche di coppia, stress, trauma psicologico.

  • Come pulire i vetri di casa

    Se si desidera pulire in maniera professionale o quasi i vetri della propria casa è prima di tutto necessario rifornirsi della dovuta attrezzatura necessaria.

    Tergivetro: Di questo prodotto possono esserci differenze enormi in termini di qualità , ed essendo questo lo strumento più importante, suggerisco di non lesinare sul prezzo e la qualità.
    I tergivetri di buona fattura sono solitamente assemblati da tre pezzi. L’impugnatura, il supporto lama e la lamina in gomma inserita nel supporto. La gomma può essere capovolta quando invecchia, e poi sostituita, quando entrambe le parti si sono consumate.

    Vello lavavetri: Questo si divide in due pezzi: il supporto in plastica compreso di impugnatura e la spugna (o vello).Anche per questo tipo di attrezzi le misure disponibili sono varie e comunque proporzionali ai tergivetro. Quando il vello si sporca, è possibile staccarlo dall’impugnatura e metterlo in lavatrice. Di solito è fissato con il velcro o bottoni, e può avere o no una parte abrasiva per gli sporchi più tenaci.

    Detergente: Potremmo spendere per quest’articolo milioni di referenze, da quelle naturali, come acqua e aceto, a quelle più sofisticate che promettono miracoli.In verità , a mio giudizio, senza necessariamente spendere cifre spropositate si potrebbe utilizzare semplicemente un buon sapone sgrassante che abbia un minimo di schiumosità, tale da permettere alla lamina di scivolare meglio sul vetro.

    Raschietto: Dotato di lame di metallo sostituibili è utile perTriumph raschietto 6 pollici Sicurezza raschiettorimuovere macchie di pittura o piccoli escrementi. Nelle dimensioni tascabile è adatto alla maggior parte dei lavori , ma ne esistono versioni anche più grandi per aree maggiori.

    Stracci: la migliore scelta è senza dubbio l’utilizzo di un buon microfibra .

    Secchio: Preferibilmente ampio abbastanza da contenere un vello lavavetri

    Riempire il secchio per circa la metà o un po’ meno con acqua fredda e mettere un paio di schizzi di detersivo in acqua. L’acqua calda evapora troppo velocemente.

    Strofinare il vello umido sulla finestra. Sfregate con energia per assicurarsi che tutto lo sporco venga rimosso. Questo è il momento in cui si può utilizzare il raschietto, assicurandosi di passare solo la lama in avanti, cioè senza raschiare indietro, per non causare graffi.

    Prendere il tergivetro afferrando la maniglia con la mano destra e con il pollice a metà strada tra la parte superiore e quella laterale. E’ necessario dare la giusta pressione al tergivetro, troppo leggero non riuscirà a tergere tutta l’acqua,viceversa , con troppa pressione sarà difficile muoverlo. Cercate di mantenere una pressione costante per tutto il tempo.

    E’ quasi impossibile tergere una finestra senza dover pulire i bordi. Ecco dove il panno in microfibra entra in gioco, utilissimo per sbarazzarsi di quei segni d’acqua sul vetro.

    Cerchi una colf a Milano? Contatta Cleaning Farm per la pulizia professionale di abitazioni, appartamenti e ville.

  • Come pulire i filtri dei condizionatori

    I filtri dei condizionatori che abitualmente utilizziamo negli uffici devono essere puliti ogni anno subito prima dell’inizio della stagione estiva ossia subito prima del periodo in cui questi macchinari vengono effettivamente utilizzati.

    Un’adeguata pulizia dei condizionatori ci permette infatti di avere la certezza che funzionino nel modo adeguato e che continuino a funzionare a lungo senza lasciarci privi della nostra amata aria fresca proprio durante i periodi più caldi dell’anno.

    Sul condizionatore è presente un pannello grigliato che serve proprio per coprire la parte interna. Aprite il pannello grigliato sino a quando lo sportello non rimane completamente aperto da solo.
    Dietro allo sportello grigliato risultano a questo punto ben visibili due filtri:

    Il filtro antipolvere

    Il filtro antipolvere è una sorta di rete di sottile fattura che cattura la polvere e altre particelle di sporcizia per evitare che entrino all’interno del macchinario e che ne disturbino il normale funzionamento. Il filtro risulterà sicuramente molto sporco se non avete già provveduto alla fine della scorsa estate a rimuoverlo e pulirlo.

    Rimuovete il filtro antipolvere dal suo alloggio. Aiutandovi semplicemente con le dita cercate di eliminare lo sporco di più grandi dimensioni e poi adagiate il filtro in una bacinella con acqua e sapone. È più che sufficiente utilizzare a questo scopo un comune sapone per le mani neutro.

    Dopo aver insaponato il filtro sciacquatelo con abbondante acqua fredda cercando di eliminare tutto lo sporco eventualmente ancora rimasto sopra di esso. Lasciate il filtro ad asciugare direttamente all’aria magari poggiandolo sopra un panno asciutto o un pezzo di carta assorbente.

    Il filtro a carboni attivi

    Il filtro a carboni attivi che ha la funzionalità di eliminare i cattivi odori dall’ambiente.

    Adagiatelo in una bacinella con acqua e sapone proprio come avete fatto in precedenza per il filtro antipolvere. In questo caso però è necessario lasciare il filtro in ammollo per un quarto d’ora o anche venti minuti. Dopo averlo sciacquato con un getto d’acqua abbondante lasciatelo asciugare all’aria ricordandovi però di non lasciarlo mai sotto i raggi diretti del sole.

    A questo punto non vi resta altro da fare che montare nuovamente il filtro antipolvere e il filtro a carboni attivi e richiudere il pannello.

    La missione di Cleaning Farm, impresa di pulizie a Milano, è quella fornire al cliente servizi integrati di pulizia in azienda in maniera completamente affidabile, professionale e compatibile con l’ambiente.

  • Chi era Gioachino Rossini

    Gioachino Rossini è un famoso compoisitore italiano nato a Pesaro nel 1792 e morto a Parigi nel 1868. La sua attività ha spaziato attraverso vari generi musicali, ma è ricordato come uno dei più grandi operisti della storia della musica, autore di lavori famosissimi e celebrati quali Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, La gazza ladra, La Cenerentola, Semiramide e Guglielmo Tell.

    La prima formazione, compiuta in modo non sistematico e quasi da autodidatta, gli consentì di scrivere nel 1804 le sei Sonate a quattro, già straordinariamente rivelatrici del suo talento.

    Lo stile di Rossini è caratterizzato innanzitutto dall’estrema brillantezza ritmica. Molte delle sue pagine più note sono caratterizzate da una sorta di frenesia che segna uno stacco netto rispetto allo stile degli operisti del Settecento, dai quali pure egli ricavò stilemi e convenzioni formali. La meccanicità di alcuni procedimenti, tra cui il famoso «crescendo rossiniano», donano alla sua musica un tratto surreale, quando non addirittura folle, che si combina perfettamente con il teatro comico, ma offre esiti altrettanto interessanti, e originali, a contatto con soggetti tragici.

    Nel 1810 esordì come operista, facendo rappresentare a Venezia “La cambiale di matrimonio”. Al successo dell’esordio seguirono rapidamente altre affermazioni, in particolare quella della “Pietra del paragone” alla Scala di Milano nel 1812, opera che definisce alcuni caratteri del Rossini buffo, preannunciando la maturità dei capolavori del 1813, “L’italiana in Algeri e Tancredi”, e del 1814, “Il turco in Italia”.

    Nei primi vent’anni di carriera, Rossini compose una quarantina di opere, arrivando anche a presentarne al pubblico 4 o 5 in uno stesso anno; in occasione delle prime rappresentazioni dei suoi lavori, il pubblico italiano gli riserverà accoglienze controverse. Si passò infatti da straordinari successi (La pietra del paragone, La gazza ladra, L’italiana in Algeri, Semiramide) ad accoglienze freddine e perfino a clamorosi insuccessi, tra i quali è divenuto storico quello del Barbiere di Siviglia, in occasione della cui “prima” al Teatro Argentina di Roma, nel 1816, vi furono addirittura dei tafferugli, causati con ogni probabilità dai detrattori del Maestro pesarese; l’opera ebbe infatti un grande successo pochi giorni più tardi. Sempre del 1816 è poi l’opera Otello.

    Semiramide nel 1823 è stata l’ultima opera di Rossini composta per l’Italia. Dopo la sua rappresentazione il compositore si trasferì a Parigi, dove le sue opere furono accolte quasi sempre in modo trionfale. Il 30 luglio 1824 Rossini diventò directeur de la musique et de la scène al Théâtre-Italien, con l’obbligo di comporre anche per l’Opéra.

    Abbandonato il teatro d’opera, Rossini entrò in una fase di crisi personale e creativa. Al 1832 risalgono sei pezzi di uno Stabat Mater che egli completerà solo nel 1841.

    Rossini smise di comporre per il teatro lirico all’età di trentasette anni, dopo il Guglielmo Tell, ritirandosi dalla mondanità a vita privata. Nonostante ciò continuò fino all’ultimo a comporre musica, per sé, per Olympe Pélissier (sposata in seconde nozze nel 1846, dopo la morte della Colbran, avvenuta l’anno prima) e per gli amici.

    Tra le ultime opere composte occorre ricordare la versione definitiva dello Stabat Mater (1841, con prima esecuzione a Parigi, 7 gennaio 1842) e innumerevoli brani di musica da camera, sonate e composizioni per pianoforte solo o con voce solista, come le Soirées musicales, pubblicate nel 1835. Nella produzione dell’ultimo Rossini ci sarà inoltre spazio anche per quelli che egli stesso definì autoironicamente i suoi «Péchés de vieillesse», “semplici senili debolezze”.

    I suoi capolavori, alcuni dei quali già riportati in auge un paio di decenni prima nell’interpretazione di Maria Callas (Turco in Italia, Armida), sia pure sulla base di edizioni non filologiche delle partiture, sono rientrati ormai in repertorio e vengono rappresentati dai maggiori teatri lirici del mondo oltre che venduti in forma di dischi in vinile, CD e DVD.

  • Metalli leggeri e pesanti

    Il metallo è un materiale che trova un enorme impiego grazie alle proprie caratteristiche meccaniche, elettriche e magnetiche. Caratteristiche strettamente dipendenti dalla sua struttura cristallina e dal tipo di legame chimico che tiene uniti i diversi atomi.

    In natura solo l’oro e lo stagno non si degradano nel tempo, gli altri metalli tendono inevitabilmente a restituire l’energia assorbita durante i processi di estrazione e a formare composti più stabili. Si tratta del processo della corrosione, provocato dall’interazione chimica o elettrochimica tra il metallo e l’ambiente circostante, che provoca il degrado del metallo in minerali simili a quelli da cui è stato estratto, attraverso la formazione di patine superficiali, più o meno tenaci.

    Dal punto di vista metallurgico, i metalli possono classificarsi in base al loro peso specifico in pesanti o leggeri, oppure in base agli usi: comuni (ferro, zinco, rame, piombo, stagno), preziosi (oro, argento, platino, palladio), speciali (magnesio, cromo, nichel, titanio, ecc.).

    Metalli pesanti

    Non esiste una definizione universalmente accettata di metallo pesante basata sulle proprietà chimico-fisiche. Sono state proposte delle definizioni in base alla densità (un metallo pesante sarebbe un elemento chimico la cui densità sia maggiore di 5 grammi per centimetro cubo) o in base al peso atomico (un elemento il cui peso atomico sia maggiore di 20).

    Le principali caratteristiche chimiche dei metalli pesanti, ossia il carattere cationico con diversi stati di ossidazione e l’elevata attitudine a formare complessi molecolari nel citoplasma cellulare, fa includere nell’elenco dei metalli pesanti anche elementi, come il selenio e l’arsenico, che non sono metalli, sebbene siano dotati di proprietà fisiche e chimiche simili a quelle dei metalli in senso stretto.

    Per questi motivi è stato talora proposto di abbandonare la classificazione in base alla densità o al peso atomico in favore di una nuova classificazione tripartita degli elementi chimici a seconda che esibiscano una prevalente affinità per gli atomi di ossigeno, per quelli di azoto e zolfo, o infine un comportamento intermedio tra le due precedenti categorie.

    Metalli leggeri

    Vengono definiti metalli leggeri alcuni metalli e leghe metalliche di interesse tecnologico aventi densità molto inferiore rispetto a quella delle leghe ferrose (acciai e ghise). Rientrano nella categoria il magnesio e le sue leghe (densità intorno al 25% di quella dell’acciaio), l’alluminio e le sue leghe (35%), il titanio e le sue leghe (60%), tutti materiali la cui leggerezza costituisce il principale pregio che ne motiva la crescente presenza soprattutto nei settori dei trasporti (automobilistico, aeronautico, spaziale) e dell’elettronica.

    Esistono vari tipi di metalli, scoperti in epoche distanti nel tempo, perché ben pochi metalli sono reperibili in natura allo stato nativo e perché ogni metallo ha una sua particolare temperatura di fusione che rende più o meno facile la sua estrazione dalle rocce che lo contengono. I primi metalli storicamente lavorati (il rame e lo stagno) hanno naturalmente una temperatura di fusione relativamente bassa, già ottenibile con gli antichi forni di circa 10.000 anni fa (epoca in cui, presumibilmente, iniziò la lavorazione del rame).

    L’Utensileria Revelli è specializzata nella distribuzione di utensileria meccanica, macchine utensili, articoli tecnici professionali e per l’hobbista piu’ esigente.

  • Il pericolo dei gas negli incendi

    In genere, ovunque si sviluppi un incendio, sono presenti materiali la cui combustione provoca la liberazione nell’aria di sostanze tossiche e irritanti. Le fiamme, contemporaneamente, consumano con estrema rapidità l’ossigeno dell’ambiente e rendono ancora più problematica la respirazione.

    Dopo l’inalazione di questi gas, la vittima di un incendio può avvertire dolore bruciante alla gola e al torace, andando rapidamente incontro a insufficienza respiratoria e ad asfissia. Sono infatti molti i vapori, i gas e i fumi che, e respirati, risultano lesivi dell’apparato respiratorio o di tutto l’organismo.

    L’intossicazione più conosciuta, frequente nei casi in cui c’è la combustione di qualsiasi sostanza senza un adeguato ricambio d’aria nell’ambiente, è quella da monossido di carbonio. Al contrario di molti fumi e vapori questo gas non è affatto irritante per le mucose delle vie aeree; la sua azione non è immediatamente irritante e perciò è meno evidente di quella di altre sostanze tossiche, ma altrettanto pericolosa.

    Il monossido di carbonio è presente anche nel gas illuminante, negli scarichi degli autoveicoli, dei camini e degli scaldabagni. Il monossido di carbonio, una volta respirato, entra nel sangue e si lega all’emoglobina, la proteina che serve a trasportare l’ossigeno verso tutti i tessuti: sostituendosi all’ossigeno, il monossido di carbonio ne impedisce la diffusione nell’organismo, provocando una anossia mortale.

    I sintomi sono i seguenti:

    – La vittima avrà un colorito rosso ciliegia acceso, bene evidente sul volto;
    – Dapprima confusa e assonnata, la vittima verrà colta da una cefalea fortissima;
    – Seguono nausea e vomito delle cui cause la vittima non si rende conto;
    – Si instaura rapidamente uno stato di sopore, poi di incoscienza e, senza soccorsi adeguati, sopraggiunge la morte.

    Una volta certi di non correre il rischio di essere intossicati e di potere entrare nell’ambiente saturo di gas senza rischi di esplosioni, occorre coprirsi il viso con un fazzoletto, meglio se bagnato, e per prima cosa aerare con una corrente d’aria i locali in cui si trova la vittima. Assicurato il rifornimento di aria fresca bisogna rivolgere le proprie attenzioni alla vittima.

    In ogni caso, non bisogna soffermarsi nell’ambiente saturo di gas, ma senza indugiare, afferrare la vittima per le spalle o per gli arti e trascinarla rapidamente all’aperto. Una volta all’esterno iniziare la respirazione artificiale e, se è necessario, il massaggio cardiaco, ricordando come l’intossicazione da gas possa provocare il vomito. Per questo motivo è necessario porre la vittima in posizione di sicurezza non appena la respirazione sia ripresa e si sia in attesa dei soccorsi.

    I  corsi addetti antincendio di Secogest sono indirizzati a tutti i Datori di lavoro o i lavoratori designati e incaricati di attuare sia le misure di prevenzione incendi che quelle di lotta antincendio e di gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.

  • Come fare le pulizie nel proprio ufficio

    Lo sapevi che avere un ufficio pulito alla perfezione aumenti la produttività? Secondo alcune ricerche è vero per il fatto che l’ambiente risulta più gradito e per il benessere che se ne riceve nella mancanza di allergie, irritazioni o peggio infezioni dovute al poco igiene dell’ambiente di lavoro.

    Inoltre, pulire in maniera opportuna il proprio ufficio, è importante non solo per una questione di igiene ma anche per l’immagine della propria azienda.

    Ovviamente non si può sempre avere abbastanza tempo, energie e risorse per mantenere l’ ufficio senza macchia e ordinato a tutte le ore. Ogni tanto peró, é necessario dedicare un po’ di tempo alla pulizia dell’ ufficio in modo che il lavoro non si accumuli e non servano giorni a ripristinare l’ordine.

    Eccoti quindi un utile guida per come effettuare le operazioni di pulizia:

    • Il panno, nella pulizia, deve essere utilizzato con movimento orizzontale o verticale. Sconsigliati i movimenti circolari, il rischio è di causare dei segni sulle superfici a causa dello sfregamento concentrato in un punto del piano;
    • Utilizzare preferibilmente panni in microfibra o in alternativa un panno morbido in cotone, sono adatti alla maggior parte delle superficie;
    • I prodotti per la pulizia non devono essere abrasivi o troppo aggressivi. Per sicurezza provarne il risultato in un piccola area nascosta.

    Come procedere alla pulizia dell’ufficio?

    Usare un panno inumidito con detergente per pulire i computer (compresi schermo del computer), CPU, mouse pad, tastiera, stampanti, fotocopiatrici e scanner. Per pulire punti difficili da raggiungere come i tasti sulla tastiera, utilizzare un cotton fioc imbevuto di alcool o detergente.

    Nella pulizia della scrivania, se ci sono delle macchie di caffè eliminarle strofinando con un panno pulito imbevuto di acqua calda. Pulire invece le macchie di inchiostro, pennarello o macchie di evidenziatore dalle superfici dure o scrivanie applicando qualche goccia di alcool denaturato sulla macchia, lasciandolo penetrare per qualche minuto e strofinando delicatamente con un panno morbido e pulito.

    Infine bisogna passare l’aspirapolvere nella zona uffici e pulire il pavimento con un detergente per pavimenti mescolato con candeggina.

    Quando decidi di pulire un ambiente di lavoro che utilizzi spesso è necessario affidarsi a dei professionisti, soprattutto in ambienti di una certa grandezza. Se hai bisogno di un aiuto per la pulizia del tuo ufficio contatta Cleaning Farm, impresa di pulizie a Milano specialista nelle Pulizie in Uffici, Negozi, Banche, Hotel, Industrie e Centri Commerciali.

  • Tipologia di acque reflue

    Con il termine “acque reflue“, o acque di scarico, s’intendono tutte le acque utilizzate nelle attività umane – siano esse domestiche, industriali o agricole – e che per questo contengono sostanze organiche e inorganiche che possono recare danno alla salute e all’ambiente.

    Queste tipologie di acque, dopo il loro utilizzo, non possono quindi essere riversate nell’ambiente, ovvero direttamente nel terreno, nei fiumi, nei laghi e nei mari, senza prima essere sottoposte ad un intervento presso specifici impianti di depurazione acque reflue.

    Secondo la legge italiana (D.Lgs. 152/06 e s.m.i) le acque reflue sono così definite:

    Acque reflue domestiche

    Esse comprendono le acque di rifiuto domestiche e, se la fogna è di tipo unitario, anche le acque cosiddette di ruscellamento. Le acque di origine domestica sono quelle provenienti dalle attività domestiche e dalla deiezione umana, queste ultime ricche di urea, grassi, proteine, cellulosa ecc.

    Le acque di ruscellamento sono quelle provenienti dal lavaggio delle strade e le acque pluviali. Contengono, in concentrazione diversa, le stesse sostanze presenti nei reflui domestici ma inoltre possono presentare una serie di microinquinanti quali gli idrocarburi, i pesticidi, i detergenti i detriti di gomma ecc. Una delle principali caratteristiche dei reflui urbani è la biodegradabilità, che ne rende possibile la depurazione attraverso trattamenti biologici.

    Acque reflue industriali

    Gli scarichi industriali hanno una composizione variabile in base alla loro origine. Negli impianti di depurazioni tradizionali possono essere trattati solo quei reflui industriali che possono ritenersi assimilabili dal punto di vista qualitativo a quelli domestici. Tali scarichi possono essere eventualmente sottoposti a pretrattamenti in ambito aziendale, prima del loro scarico in fogna, per rimuovere le sostanze incompatibili con un processo di depurazione biologica.

    Infatti alcuni scarichi industriali possono contenere sostanze tossiche o suscettibili di turbare l’evoluzione biologica e pertanto tali da compromettere il trattamento biologico che è alla base del sistema depurativo tradizionale. Gli altri scarichi industriali possono avere una natura tale da essere insensibili ai trattamenti biologici pertanto devono essere trattati in maniera diversa direttamente nel luogo di produzione.

    Acque reflue urbane

    Il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali, e/o di quelle cosiddette di ruscellamento (meteoriche di dilavamento, acque di lavaggio delle strade, ecc.) convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato.; le acque di ruscellamento contengono varie sostanze microinquinanti, quali idrocarburi, pesticidi, detergenti, detriti di gomma.

    Acque reflue industriali assimilabili alle domestiche

    Acque reflue provenienti da installazioni commerciali o produttive che per legge oppure per particolari requisiti qualitativi e quantitativi, possono essere considerate come acque reflue domestiche.

  • Come è fatto un circuito stampato

    Un circuito stampato, anche conosciuto come PCB, è un supporto utilizzato per interconnettere tra di loro i vari componenti elettronici di un circuito tramite piste conduttive incise su di un materiale non conduttivo.

    Il materiale di base è costituito dalla scheda ramata (copper clad board), detta familiarmente “basetta”, costituita da un supporto dallo spessore di circa 1,6 mm, in materiale isolante su cui è incollata o depositata elettroliticamente una lamina di rame dallo spessore di 35 micron, corrispondenti a 305 g/m2.

    Il materiale isolante più economico ma anche di minori prestazioni, soprattutto in alta frequenza, è la resina fenolica (bachelite o SRBP) che appare come un materiale uniforme di color giallo/marrone. Ha il vantaggio che si lavora facilmente dal punto di vista meccanico. Quando sono richieste migliori prestazioni viene usata la vetronite (FR4 o vetro epossidico) che, ovviamente, è più costoso e purtroppo tende a rovinare le punte del trapano durante la foratura in quanto contiene fibre di vetro. Alla vista appare come un materiale verdastro e traslucido.

    Le basette sono disponibili presso i negozi di componenti elettronici e costano, nel formato classico di 100 x 160 mm (Eurocard).

    Esistono anche schede con uno spessore minore o maggiore di rame (per circuiti ad alte correnti a volte si usa rame con spessore di 70 micron), ma si tratta di materiale meno reperibile e comunque inutile nella maggior parte delle applicazioni hobbistiche.

    Sono inoltre in commercio basette con uno spessore complessivo inferiore al millimetro, adatte per esempio per produrre simcard, ma anche queste sono praticamente introvabili nei comuni negozi.

    Per disegnare le piste viene normalmente utilizzata la cosiddetta tecnica sottrattiva: partendo da una superficie completamente coperta di rame, viene tolto tutto il materiale che non serve per realizzare il circuito, lasciando invece quello necessario per creare i collegamenti elettrici.

    Pur essendo possibile realizzare ciò con sistemi meccanici (esistono in commercio delle frese per questo scopo, dal costo di qualche migliaio di euro) in genere si procede per via chimica.

    Per fare ciò si deve prima proteggere il rame che deve rimanere con una pellicola resistente ed e successivamente aggredire l’intera basetta con sostanze chimiche capaci di rimuovere il rame non coperto: ovviamente il rame protetto dalla pellicola non viene intaccato, rimanendo sul supporto isolante a formare le piste necessarie per collegare i vari componenti.

    PJSTP srl produce circuiti stampati online per qualsiasi tipo di utilizzo in campo elettronico. L’azienda torinese è in grado di fornire un’assistenza completa che include la progettazione del master, la produzione del circuito stampato e il successivo montaggio.

  • La storia del matrimonio

    Il matrimonio è un rito che da secoli scandisce e caratterizza in modo rituale e solenne la formazione di nuove famiglie in quasi tutti gli angoli del pianeta.

    Mancano documentazioni paleoetnologiche che permettano di risalire alle origini di questa istituzione. Tuttavia, poiché tutte le popolazioni oggi note, comprese le più primitive, usano il matrimonio come legame socialmente riconosciuto tra individui, si può dire che esso è un’istituzione universale comune a tutti i popoli e a qualsiasi livello di civiltà.

    Nell’antico Egitto, ad esempio, il re era considerato di sangue divino, figlio del dio; per mantenere intatta la purezza di tale discendenza, egli sposava solitamente una sorella, una sorellastra o parente stretta.

    La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium che ha per radice mater (madre). Nell’antica Roma, il matrimonio era un’istituzione fondata sul diritto naturale, definita come unione sessuale di un uomo e di una donna.

    In una prima fase, presupponeva la sottomissione della donna all’autorità (manus) dell’uomo: questa forma di matrimonio, “cum manu”, riconosceva all’uomo, nei confronti della moglie, un potere analogo a quello esercitato sui figli e sugli schiavi. Successivamente, al matrimonio “cum manu” subentrò il matrimonio sine manu, fondamentalmente libero e basato sul consenso degli sposi.

    Nel codice di Hammurabi, che regnò in Mesopotamia dal 1792 al 1750 a. C., è scritto che il matrimonio è valido se c’è un contratto scritto, con il quale l’uomo compra la moglie. Con diverse varianti, questa caratteristica è presente in tutte le società primitive: il matrimonio comporta il passaggio di una persona da un gruppo sociale all’altro e la prole apparterrà socialmente a uno solo dei due coniugi.

    Per questo sono necessari accordi e compensazioni tra le famiglie degli sposi. Di norma c’è un pagamento in bestiame, attrezzi, denaro alla famiglia di lei, oppure servizi (il genero coltiva il campo del suocero). Presso alcune popolazioni africane esiste il conguaglio sociale: due fratelli si scambiano reciprocamente le sorelle.

    Dei tre tipi possibili di matrimonio, monogamia, poliginia (un marito con più mogli) e poliandria (una donna con più mariti), il primo è il più diffuso. Nell’antico Egitto solo alle caste più elevate era consentita la poliginia e nel codice di Hammurabi era consentita solo se la prima moglie era sterile. In Grecia c’era molta differenza di età tra gli sposi: Aristotele consigliava il matrimonio a 18 anni per la donna e a 37 per l’uomo. Il diritto romano assoggettava la donna alla potestà del marito.

    Piazza Navona Sposi è un atelier Cosenza di abiti da cerimonia unici, selezionati con estrema cura tra le collezioni dei marchi più prestigiosi. Un ambiente grande e accogliente, dove gli sposi troveranno abiti da sposa e da sposo unici, selezionati con estrema cura tra le collezioni dei marchi più prestigiosi e dove il nostro team segue i futuri sposi nella scelta dell’abito, con estrema riservatezza e massima professionalità.

  • Trattamenti termali ed estetici nelle SPA

    I trattamenti termali per il benessere della persona sono conosciuti e apprezzati già dai tempi dei Greci e dei Romani, i quali realizzarono monumentali terme pubbliche per uso igienico e curativo.

    I trattamenti termali possono essere praticati all’interno delle varie strutture nelle SPA o centri benessere sparsi in tutto il mondo. I trattamenti che sono rivolti al benessere complessivo della persona si possono classificare in quattro gruppi, cercando di raggruppare le diverse pratiche in base ad una logica: tuttavia molti trattamenti potrebbero rientrare nell’uno o nell’altro gruppo.

    Per trattamenti curativi, si intendono quelli che hanno lo scopo di rimuovere o alleviare la malattia fisica seguendo i criteri della medicina occidentale.

    Essi sono: aerosol, antroterapia, bagni di fieno, balneoterapia, chinesiterapia, cure idropiniche, cure inalatorie, elettroterapia, fangoterapia, fitoterapia, humages, idrocolonterapia, idromassaggio, insufflazioni, irrigazioni e docce interne, linfodrenaggio, mesoterapia, metodo Mèzières-Suchard, musicoterapia, nebulizzazioni, riflessologia plantare, shiatsu, talassoterapia, vinoterapia.

    Rientrano nei trattamenti per la forma fisica quei trattamenti che hanno come obiettivo quello di recuperare e mantenere una buona forma fisica. In questo caso il concetto di ‘forma’ è allargato per abbracciare un benessere complessivo della persona che da molta importanza anche all’aspetto psicologico, partendo quindi dal presupposto che una buona forma fisica influisce positivamente su un buon equilibrio psicologico.

    Tra essi: acquagym, bagno Turco o Hammam, fitness, idroterapia, metodo Feldenkrais, pilates, sauna, spinning, stretching.

    I trattamenti olistici, invece, derivano da una filosofia, appunto ‘l’olismo’ che considera la persona nel suo complesso piuttosto che nelle singole parti che la compongono. L’olismo si basa sul concetto in base al quale l’interazione tra il corpo e lo spirito è ciò che ci conferisce un senso di felicità interiore e ci indirizza nella vita.

    La medicina olistica sostiene che la diminuita resistenza causata dalle cattive abitudini e dallo stress della vita d’ogni giorno, predispone il soggetto alla malattia e per questo il soggetto diventa l’unico responsabile del mantenimento del proprio benessere e della propria salute. La malattia è vista quindi come uno squilibrio tra fattori sociali, economici e personali e da cause biologiche.

    La paura, le preoccupazioni, le tensioni, i veleni dell’aria, del cibo delle acque inquinate insieme con una vita sedentaria carente d’attività fisica, riposo e rilassamento sono causa di malattia dell’individuo. Un giusto equilibrio tra l’individuo e l’ambiente è il metodo di prevenzione della medicina olistica.

    Comprendono: acqua healing, aromaterapia, ayurveda, cristalloterapia, cromoterapia, fiori di Bach, watsu, yoga.

    I trattamenti estetici raggruppano quelle pratiche che si pongono l’obiettivo di migliorare l’aspetto, rimovendo o attenuando gli inestetismi della persona. In molti casi i trattamenti: bagno Rasaul, docce esterne, pressoterapia.

    Padana Emmedue, lavanderia industriale con oltre 50 anni di esperienza, è in grado di offrire un servizio puntuale, 7 giorni su 7, per i centri benessere delle province di Brescia, Verona, Bergamo, Milano, Mantova e Piacenza.

  • Turismo a Verona: 5 luoghi da visitare

    Verona è nota nel mondo per essere la capitale dell’amore, avendo ospitato la vicenda dei due amanti più famosi al mondo, Romeo e Giulietta. I luoghi di interesse per i turisti però sono molto più numerosi di quanto le dimensioni della città farebbero pensare.

    Ecco quindi le 5 cose da non perdere a Verona:

    L’Arena di Verona

    Simbolo della città, l’Arena di Verona attira ogni anno milioni di visitatori, non solo per la sua bellezza e la sua storia ma anche per gli importanti eventi e concerti che ospita. Costruita con la pietra della Valpolicella, con sfumature di rosso e di rosa, e ristrutturata nel XVI secolo, l’Arena può accogliere oggi circa 20.000 spettatori grazie alla sua forma ellittica: si tratta del terzo anfiteatro romano per grandezza, dopo il Colosseo e l’Anfiteatro di Capua. Fra gli eventi, da non perdere il celeberrimo Festival dell’Opera, che ogni estate trasforma l’Arena di Verona nel più grande teatro lirico all’aperto del mondo.

    La Casa di Romeo e Giulietta

    Una splendida facciata ricoperta di mattoni con un portale in stile gotico conduce i visitatori verso l’interno: nel cortile è visibile una statua in bronzo di Giulietta ed il celeberrimo balcone che ha visto nascere l’amore tra i due giovani. La casa di Giulietta è una tappa obbligata, anche se molto turistica, di chi vuole scoprire i luoghi che ispirarono la storia d’amore per eccellenza.

    Piazza delle Erbe

    Considerata come una delle piazze più belle d’Italia, Piazza delle Erbe è in effetti un piccolo gioiellino che non mancherà di conquistarvi. Costruita sull’antico foro romano (come suggerisce la forma), la piazza è un mix di stili, storia profumi e odori. Date un’occhiata ai palazzi che la circondano, come il Palazzo della Ragione, le Case Mazzanti, il Palazzo Maffei e la Casa dei Mercanti. Il centro della piazza è dominato dalla fontana della Madonna di Verona, costruita nel Trecento. Cercate anche la Colonna Antica, e il cosiddetto Capitello, un baldacchino in marmo da dove i governanti della città parlavano al popolo.

    Torre dei Lamberti

    A qualche passo da Piazza delle Erbe, sollevando lo sguardo verso il cielo, troverete la Torre dei Lamberti con i suoi 84 metri d’altezza. Si tratta di un monumento a cui i veronesi sono molto affezionati. La sua prima costruzione risale al XII secolo, ma è stata ultimata solamente nei secoli successivi: questo spiega il mix di materiali utilizzati per la realizzazione: la parte inferiore è costruita con filari di tufo e mattoni, quella superiore, risalente al XV secolo, è interamente in mattoni. L’orologio venne aggiunto solamente nel Settecento.

    Chiesa di San Zeno Maggiore

    La Chiesa di San Zeno Maggiore è uno dei più grandi esempi dell’architettura romanica in Italia e l’attuale aspetto pare risalga al XII secolo. Oltre a custodire il corpo del Santo, la Chiesa è ricca di sculture e pitture dal XII al XVI secolo, tra queste un’attenzione particolare va alla Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, primo esempio di “sacra conversazione” con al centro la Madonna col Bambino.

    Padana Emmedue, lavanderia industriale Verona con oltre 50 anni di esperienza, è in grado di offrire un servizio puntuale, 7 giorni su 7, per hotel, centri benessere e ristoranti delle province di Brescia, Verona, Bergamo, Milano, Mantova e Piacenza.

  • A Pantelleria non ci sono spiagge: vero o falso?

    E’ vero. Data l’origine vulcanica dell’isola a Pantelleria non ci sono spiagge di sabbia vere e proprie, ma non manca la possibilità di rilassarsi piacevolmente al sole e di godere delle meraviglie del mare durante le proprie vacanze Pantelleria: inconfondibile la bellezza dei fondali, la trasparenza delle acque e gli scogli lisci che consentono di sdraiarsi comodamente per prendere il sole.

    Si può dire quindi chela spiaggia più bella di Pantelleria non sia veramente una spiaggia. Tuttavia non sarebbe saggio andarsene dall’isola senza aver fatto un salto al lago dello Specchio di Venere. Un bagno diverso, in un luogo affascinante e particolare.

    L’isola inoltre offre moltissime baie e grotte raggiungibili dalla terra ferma Data l’origine vulcanica dell’isola ed alcune, invece, solamente dal mare. Le principali spiagge a Pantelleria sono Nikà, l’Arco dell’Elefante, Cala Cinque Denti, Balata dei Turchi, Gadir e Lido Shurhuq.

    Nikà

    Nikà è il nome di un’altra spiaggia che vale la pena menzionare in questo nostro piccolo viaggio fra le più belle spiagge di Pantelleria. Come abbiamo già detto l’isola è di origine vulcanica e quindi non mancano punti da cui fuoriescono getti di vapore. Nikà è famosa per le sue acque calde: una volta entrati in acqua in prossimità della costa non potremo non notare la piacevole sensazione di un mare caldo. Senza contare i benefici che ne derivano.

    Arco dell’elefante

    È uno dei simboli di Pantelleria: una scogliera a forma di proboscide che delicatamente si immerge in acqua lasciando libero un arco attraversabile a nuoto o in barca. Situato nella zona di sud-est è un posto riparato quando, nell’isola del vento, soffia il forte e frequente Maestrale.

    Cala Cinque Denti

    Piccolo golfo distante pochi chilometri dal centro abitato. Ottimo posto riparato dai venti di Scirocco in cui fanno sosta numerose barche. Da qui, a nuoto, è possibile raggiungere la Scarpetta di Cenerentola, una grotta meravigliosa accessibile soltanto dal mare.

    Balata dei Turchi

    Un tempo si dice che fosse uno scalo naturale dei pirati, oggi invece è una delle località di mare più frequentate dell’isola. Si trova nella zona meridionale di Pantelleria, ed è una sorta di piattaforma di lava circondata da fondali con acque di un azzurro particolarmente cristallino. E’ una delle poche discese a mare dell’isola, protetta dal vento e quindi ricca di un’alta vegetazione, soprattutto cespugli di ginestra selvatica e pini odorosi.

    Gadir

    Gadir è un piccolo villaggio con un porticciolo e uno scalo utilizzato stagionalmente dagli abitanti di Pantelleria come luogo per le vacanze esitive. Gadir è famoso per due ragioni: il sito archeologico subacqueo e le vasche di acqua calda. L’area attrezzata garantisce una facile discesa a mare, offre attività di diving e anche un camioncino che vende bibite fresche e panini.

    Lido Shurhuq

    Lido Shurhuq è una discesa a mare attrezzata a Pantelleria. L’area, in località Suvaki, è fornita di lettini, e offre un servizio di noleggio canoe,  cabine, biliardini e docce con acqua calda e fredda.

  • Vernici all’acqua e a base solvente

    Le vernici possono essere classificate in base alla loro formulazione in vernice a base acqua e vernici a base solvente.

    Le vernici a base acqua rappresentano oggigiorno l’evoluzione della tecnologia e qualitativamente non hanno più nulla da invidiare ai prodotti a base solvente. La resistenza alle intemperie di alcune resine è addirittura superiore e l’emissione di sostanze nocive è ridotta al minimo. Le caratteristiche più apprezzate sono l’estrema velocità di essiccazione, che permette più cicli di lavorazione in una giornata, e l’odore molto debole, che rende questa tipologia di prodotti l’ideale anche per l’uso interno.

    Ad essere “corretti” cioè ad usare le parole per quello che devono significare, quelle che erroneamente sono chiamate vernici all’acqua sono le “vernici acriliche”. Cioè vernici in cui il cuore del prodotto, ciò che si chiama “legante” o “colla” è la resina acrilica (l’acrilstirolo-copolimerizzato, di origine petrolio derivata).

    Le vernici a base solvente sono meno delicate in fase di applicazione e permettono una stesura più facile. Inoltre, in alcune specie legnose, contrastano la fuoriuscita degli estrattivi del legno, i quali lo andrebbero a macchiare, ed evitano l’alzamento del pelo del legno che porta a una ruvidità della superficie.

    La caratteristica principale dei prodotti a base solvente resta comunque la loro possibilità di essere applicati in condizioni di temperatura e umidità meno vincolanti rispetto ai prodotti a base acqua. Questa tipologia di prodotti è però sempre più sottoposta ai vincoli legati all’emissione di sostanze volatili, per le quali a livello comunitario viene richiesta una costante diminuzione per ridurre l’impatto ambientale.

    I prodotti convenzionali a solvente consentono di superare difficoltà derivanti da esigenze di applicazione di manufatti che, per dimensione, limiti di standardizzazione, o assenza di impianti specifici e sistemi di essicazione forzata, non possono essere trattati con sistemi alternativi.

    Si può dire che optare per un prodotto a base acqua sia una scelta consapevole per l’ambiente. Tuttavia la lavorazione a temperature troppo alte o troppo basse, o in condizioni di umidità troppo elevate, risulta difficoltosa e quindi la scelta del prodotto migliore è sicuramente quella nel rispetto dell’ambiente, tenendo conto però dei vincoli di applicazione.

    L’azienda W.I.T. srl investe importanti risorse e dedica particolare attenzione alla ricerca e allo sviluppo di sistemi innovativi e soluzioni tecnologiche da presentare nei nuovi prodotti.W.I.T. sr è in grado di assistere le imprese che impiegano pompe airless per solventi e per prodotti all’acqua, oltre che apparecchiature elettrostatiche a polvere e a liquido, in bassa e alta pressione.

  • La verniciatura ignifuga

    La protezione passiva dagli incendi è fondamentale per garantire la sicurezza negli ambienti civili e industriali. Il trattamento ignifugo è definito passivo perché argina e riduce la diffusione delle fiamme consentendo alle persone di evacuare l’edificio prima dell’arrivo dei Vigili del fuoco.

    La resistenza al fuoco è data dal valore REI. La classificazione dei prodotti è regolata dalla UNI EN 13501-1:2009. In particolare il valore REI è composto da:

    – R, indica la stabilità, ovvero l’attitudine a mantenere la resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco
    – E, indica la tenuta, ovvero l’attitudine a non lasciar passare gas, vapori e fumi
    – I, indica l’isolamento, ossia l’attitudine a limitare l’azione del calore

    Il valore REI indica quindi quanti minuti un elemento può garantire per un dato tempo stabilità, tenuta e isolamento termico al fuoco.

    Il trattamento al quale viene sottoposto un materiale per ridurre o ritardare la combustione viene detto ignifugazione. Viene effettuato generalmente su materiali facilmente infiammabili come il legno, ma anche su ferro e acciaio.

    Esempi di ignifugazione sono la verniciatura, con apposite componenti che impediscono o ritardano l’accesso dell’aria, e il trattamento molecolare di un agente ignifugo.

    Per la verniciatura ignifuga si utilizza speciale vernice anti-incendio che una volta applicata ed essicata è in grado di opporre una buona resistenza alla fiamma. Il prodotto quando viene sottoposto al fuoco innesca una reazione chimica che rallenta il processo di carbonizzazione del legno.

    La funzione di tale vernice è quindi quella di ritardare il più possibile l’innalzamento della temperatura di un incendio e il conseguente collasso delle strutture causato dalla sopravvenuta plasticità dell’acciaio. Si tratta quindi di un trattamento assolutamente raccomandato per edifici pubblici, centri commerciali, cinema, discoteche, perché possono indubbiamente contribuire a limitare i danni alle strutture e soprattutto a salvare vite umane.

    Un prodotto, prima di essere verniciato, deve essere sottoposto a sabbiatura.

    La sabbiatura e’ un’operazione che permette di ripulire accuratamente una superficie da incrostazioni e residui o di ottenere una finitura che assicuri un buon ancoraggio per trattamenti successivi. La sabbiatura viene eseguita da apposite macchine (sabbiatrici) sfruttando un getto ad alta pressione di sabbia oppure di sabbia e acqua, o di graniglia metallica.

    Il getto, indirizzato sulla superficie, asporta per urto e abrasione il materiale incrostante; indirizzato su di una superficie pulita, la erode leggermente rendendola ruvida e quindi idonea a trattenere vernici, collanti, ecc. E’ possibile sottoporre a sabbiatura tutti i metalli ed i materiali impiegati nel campo dell’edilizia: il legno, la pietra, il cotto, muri in mattoni.

    L’azienda W.I.T. srl investe importanti risorse e dedica particolare attenzione alla ricerca e allo sviluppo di sistemi innovativi e soluzioni tecnologiche da presentare nei nuovi prodotti. L’azienda è in grado di assistere le imprese che impiegano pompe airless per ignifughi, oltre che apparecchiature elettrostatiche a polvere e a liquido, in bassa e alta pressione.

  • Dall’energia all’energia elettrica

    Che cosa è l’energia? Alla definizione di energia si giunse dopo che, tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, si vennero delineando con sempre maggiore evidenza i rapporti esistenti tra i vari campi della fisica.

    Si erano osservate trasformazioni reciproche tra fenomeni luminosi, termici, elettrici, magnetici e meccanici: per esempio si sapeva che la luce poteva produrre calore e che un corpo riscaldato poteva produrre luce, che un corpo strofinato (sottoposto ad azione meccanica) presentava proprietà elettriche, mentre corpi elettrizzati potevano indurre un movimento in altri corpi.

    La convertibilità di diversi fenomeni suggeriva che in questi ci fosse una grandezza che si manteneva costante: Leibniz suggerì che questa grandezza fosse la forza viva, data dalla quantità MV^2, dove M è la massa di un corpo e V la sua velocità, la quale rendeva possibile l’inesauribile attività del mondo.

    Bernoulli, verso la metà del 700, formulò il principio di conservazione della forza viva come un principio fondamentale della meccanica. Alcuni fenomeni, tuttavia, erano irriducibili alle leggi della meccanica, in particolare non si giustificavano i fenomeni termici, attribuiti alla presenza di un fluido, il calorico, ritenuto responsabile del passaggio del calore da un corpo a un altro.

    Soltanto quando Joule precisò l’equivalenza tra lavoro meccanico e calore, l’uguaglianza tra forza viva e lavoro meccanico venne vista sotto una nuova luce e nacque il concetto di energia, non più intesa come la forza viva che muoveva la macchina del mondo, ma come la capacità di produrre lavoro.

    Fu Helmholtz a formulare per la prima volta il principio di conservazione dell’energia in termini generali, introducendo il concetto di energia potenziale, anche se un pò confusamente.

    La capacità di produrre lavoro è qualcosa che rimane costante in un sistema: tale capacità, o energia, viene di volta in volta espressa in maniera diversa, secondo le grandezze che entrano in gioco nelle trasformazioni subite dal sistema stesso.

    Tra i vari tipi di energia possiamo classificare l’energia elettrica, l’energia cinetica, l’energia potenziale, l’energia meccanica, l’energia chimica, l’energia termica, l’energia raggiante e quella atomica.

    L’energia elettrica è quella che fa in modo che i nostri elettrodomestici funzionino e che la nostra illuminazione a led funzioni a dovere in casa. Con questo termine si indica l’energia potenziale elettrostatica. Più in generale è detta energia elettrica l’energia associata a una corrente elettrica, data dal prodotto della potenza attiva per il tempo durante il quale tale potenza viene utilizzata.

    Solitamente questa energia viene prodotta tramite degli opportuni generatori (alternatori, dinamo, pile, ecc) grazie alla trasformazione di altre forme di energia.