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  • Stefano Toma giornalista: Napoli, il turismo è importante ma non basta

    Stefano Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, commenta sulla rubrica “Dillo al Mattino” alcuni aspetti di cronaca locale – su Napoli e la Campania- per sensibilizzare tutti i concittadini: “… lo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia”.

    Il Giornalista Stefano Maria Toma

    Gentile direttore sono Stefano Maria Toma.
    Con l’inizio dell’estate noi napoletani ci troviamo, non so se spesso o di rado, a convivere con notizie che su alternano, buone e cattive. Le prime appartengono allo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli, e – questa è la novità – vi sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia.

    Ho letto da qualche parte che sotto i fianchi della più grande nave da crociera del mondo, ancorata nel porto, con 5 mila passeggeri, erano in sosta solo tre pullman per condurre i crocieristi nei dintorni, cioè poco più di un centinaio, mentre tutti gli altri hanno preferito scendere e inoltrarsi tra le strade e le piazze della città.

    Ma – e questo è l’altro risvolto dell’inizio estivo – il turismo è importante ma non basta. Occorre insistere sui nuovi investimenti strutturali e infrastrutturali partendo da Bagnoli, passando per l’ammodernamento del porto e la costruzione l’Alta Velocità per Bari e finendo a Napoli Est. Lo so, sono cose dette e ridette fino alla nausea. Eppure, durante la pausa estiva occorre che i responsabili della nostra politica economica, a Roma a Napoli, scrivano sulla propria agenda che la città non può più attendere.

    Per fortuna, le ultime notizie sulla ripresa occupazionale nel Sud stanno offrendo in questi giorni un promettente esordio augurale.

    Fonte: ILMattino.it

  • Stefano Toma giornalista: l’acqua che non si vede

    Stefano Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, propone articoli sul suo blog e sulla rubrica “Dillo al Mattino” che riguardano Napoli e la Campania per sensibilizzare tutti i cittadini su temi più strettamente culturali e attuali.

    Scrive Toma sul blog: ”Voi lo saprete già, ma una delle caratteristiche di Napoli è la sua straordinaria e smisurata estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa un’altra città pari se non più grande di quella costruita nei millenni in superficie …”

    Stefano Maria Toma l’acqua che non si vede

    Due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. L’acqua che non si vede e, come recita il nostro titolo sono proprio importanti perché non si vedono. Sembra un gioco di parole, invece non lo è.
    E’ sufficiente pensare alle falde acquifere per renderci conto che esse fanno parte dell’acqua che noi beviamo. Oppure, parlando sempre dell’acqua che non si vede, ci riferiamo anche a quella che scorre nel sottosuolo. Ricordate la figura del rabdomante?, quella figura a mezza strada fra il mago e lo scienziato che se ne va in giro armato di bastone attraverso il quale riesce a “sentire” la presenza dell’acqua a decine di metri di profondità. E’ stata scoperta acqua fino a 100 metri di profondità. Quell’acqua il più delle volte in passato, ma anche ora, serve a ricavarvi un pozzo dal quale si estrae acqua per irrigare i campi e per dar da magiare a bestie e a esseri umani. Ci sono rabdomanti che riescono a stabilire la dimensione della falda, la sua profondità di scorrimento, a individuare la posizione dove scavare il pozzo, e, in caso di più falde presenti sulla stessa superficie, quale sia la migliore; a individuare persino la presenza di acque termali e minerali.

    Ci sono poi forme per noi impensabili in cui l’acqua si trasforma. A parte i ghiacciai delle montagne, che poi sciogliendosi vanno a ingrossare i fiumi e le stesse falde acquifere; dalle quali gli acquedotti attingono l’acqua che a noi serve per sopravvivere, a parte i ghiacciai dicevo, che da soli forniscono il 70 per cento del fabbisogno d’acqua della Terra, basterebbe osservare le curiose forme in cui l’acqua che non si vede si trasforma. Chiunque di voi si sia recato da semplice visitatore in una delle grotte, da Pertosa a 70 chilometri da Salerno fino a Postumia e a Castellana Grotte, avrà assistito ad alcuni bellissimi spettacoli della natura, lo stillicidio millenario dell’acqua in queste spelonche che si è solidificata in stalattiti e stalagmiti, che scendono dall’alto o salgono dal basso, che sono simili a sculture o a piccole guglie di cattedrali. Uno spettacolo quanto mai suggestivo.

    Avrete poi sentito parlare dei corsi d’acqua il cui percorso è tutto o parzialmente sotterraneo e che produce modificazioni nel nostro sottosuolo e alimenta sia le falde sia autentici percorsi che gli speleologi si incaricano di osservare e di scoprire e dove vivono una flora e una fauna misteriose perché non hanno bisogno della luce.

    Altra acqua che non si vede è quella destinata all’agricoltura che richiede il 50 per cento di tutto il nostro fabbisogno e che d’ora in avanti, col mutare delle colture, dal grano agli ortaggi e al mais, ne richiederà sempre di più a discapito dei consumi umani. E infine l’acqua degli scarichi e delle fognature che viene espulsa, dopo essere stata depurata, nei pozzi neri e a mare. I vari inquinamenti delle acque, anche di quelle che non si vedono, stanno attentando alla incolumità di molte specie viventi.

    Voi lo saprete già, ma una delle caratteristiche di Napoli è la sua straordinaria e smisurata estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa un’altra città pari se non più grande di quella costruita nei millenni in superficie. In queste cavità si è consumata la vita di molte generazioni. Dai primi catecumeni della religione cattolica perseguitati, ai camminamenti segreti che servivano ai sovrani per le loro scappatelle notturne e fino al riparo dai bombardamenti per i napoletani durate la seconda guerra mondiale. Ci sono rifugi sotterranei che ora si vengono trasformati in garage per auto o in ricettacoli di immondizia. Ma ci sono anche grotte che pian piano gli scienziati riportano alla luce e dove si possono ammirare le varie stratificazioni della città attraverso i secoli, dalla Napoli greca a salire a quella romana alla bizantina e alla medioevale. Queste varie città sotterranee venendo lentamente alla luce ci fanno osservare anche la loro organizzazione idrica, dei loro acquedotti e del modo antichissimo di come l’acqua serviva ai nostri progenitori non soltanto per essere bevuta o per lavare ma anche per riscaldare gli ambienti delle case di quei tempi.

    E sempre a proposito dell’acqua invisibile o che si vede poco c’è anche quella che non arreca alcun beneficio. Anzi provoca danni a non finire. Mi riferisco all’acqua che, infiltrandosi sotto le strade e nella rete arteriosa delle montagne e dei dirupi, provoca dissesti e disastri spesso con grave perdita di vite umane. Purtroppo in Italia il paesaggio idrogeologico è molto a rischio. Fra esondazioni, frane, smottamenti, alluvioni, cavità sotterranee, alvei dei fiumi, fabbricati a rischio. sei milioni di italiani vivono su un territorio fragile di 30 milioni di metri quadrati. Non passa stagione che specialmente nel Sud, da Messina l’anno scorso ad Atrani sulla costiera amalfitana il mese scorso, l’acqua che non si vede fa franare montagne e costoni provocando distruzioni e morte. E purtroppo in fatto di rischio idrogeologico la Campania è al primo posto in Italia con un milione di persone a rischio. Come tutte le facce della natura, anche l’acqua ha un volto buono e un altro meno.

    Fonte: Stefano Maria Toma

  • Stefano Toma giornalista, deprezzamento università priva il Sud del Futuro

    Il giornalista Stefano Maria Toma, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, oggi è Consulente del Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione Ministero dell’Interno. Il giornalista in questo articolo descrive e approfondisce il livello, scarso, di competitività delle università italiane e più nello specifico di quelle del Sud Italia.

    Stefano Toma Ministero Interno

    Quando si parla di eccellenze, in specie quelle che escono dall’università, non si ha una percezione esatta del fenomeno sotto il profilo numerico e qualitativo.  E il discorso sta emergendo con prepotenza in relazione a due ingredienti dell’ultim’ora. Il primo concerne la bassa percentuale, meno del 20 per cento, di studenti Erasmus che dagli altri Paesi europei scelgono l’Italia sia per l’alto costo della vita e degli appartamenti in fitto, (a Milano il doppio di Lisbona) e sia per le scarse opportunità di lavoro. Il secondo elemento riguarda in particolare il Sud, la scarsa propensione del governo a stanziare finanziamenti per le università meridionali, il 60 per cento va al Nord e il 40 al Sud. Un malvezzo avallato da fatto, com’è dimostrato dall’ultima relazione dell’Istat, che nel Sud le nostre università stanno diventando sempre meno competitive rispetto a quelle del Nord del Paese. In Italia il 40 per cento dei laureati e diplomati sono senza lavoro o non lo cercano più. Le imprese non sanno che farsene. Nel Sud quel 40 per cento oltrepassa la metà.

    Da una indagine privata, emerge che nella sola università Federico II, la più antica università statale del mondo, la più grande e la più popolosa del Mezzogiorno e la terza in Italia, sono usciti negli ultimi due anni accademici ben 5 mila studenti con il punteggio massimo di 110 e lode. In questa cifra sono inclusi i laureati sia col titolo magistrale (corrispondente alle vecchie lauree di 4, 5 e 6 anni) e gli altri col titolo triennale.

    Se ci pensate, è una massa di studenti che affrontano la vita lavorativa o di ricerca con le carte in regola, come si dice. E davanti ai quali non ci sono molte strade di lavoro aperte. Un 30 per cento parte tenterà un lavoro, al Nord o all’estero. Un altro 20 per cento sceglierà la via della ricerca fra Torino e Milano e all’estero (Londra e Stati Uniti, ma stanno affiorando salti più specialistici in India o in qualche altro paese asiatico). Qui ne rimarrà la metà che rimarrà a carico dei genitori sine die, o imboccherà altre strade, non tutte raccomandabili. E poi alla fine c’è la carriera politica, per la quale, come sappiamo dal Movimento 5Stelle, non è richiesta alcuna preparazione specifica (le vecchie scuole dci partito sono morte e sepolte).  Come si spiegano infatti quei diecimila candidati alle elezioni amministrative di Napoli del 5 giugno se con la ricerca affannosa di uno stipendio sicuro, sia pure per i prossimi cinque anni?

    Ma se si continuasse col tanto temuto e ulteriore  deprezzamento degli università meridionali, Il Sud potrebbe tranquillamente contare sul de profundis del proprio futuro.

    Fonte: Stefano Maria Toma

  • Stefano Maria Toma: SalaStampa.it, pensato per tutti i giornalisti freelance

    Stefano Maria Toma come giornalista è attento ad alcune realtà del settore. Toma infatti sul suo blog dedica un post a SalaStampa.it, progetto utile per far fronte alla crisi del mondo dell’informazione e pensato per tutti i giornalisti freelance che hanno avviato un’attività editoriale in proprio.

    Stefano Maria Toma_ salastampaitaliana

    Nasce salastampaitaliana.it, la prima agenzia stampa multimediale a portata di freelance e delle piccole realtà editoriali operanti sul web con limitate risorse economiche e che non usufruiscono dei contributi pubblici all’editoria. Politica, attualità e sport sono i settori attualmente seguiti dalle telecamere di Salastampaitaliana.it, a breve si aggiungeranno cultura e spettacoli e le dirette streaming.

    Andrea Nicosia è il cofondatore e direttore. E’ un progetto – riferisce una nota diffusa dall’associazione stampa romana – nato per rispondere concretamente alle esigenze delle attività editoriali on line. La piattaforma si pone l’obiettivo di aiutare i professionisti del settore a incrementare il numero di contenuti multimediali all’interno del proprio progetto giornalistico.

    Il progetto porta la firma della Digit Communication Srls, in convenzione con il Gruppo Romano Corrispondenti (l’associazione di giornalisti che da anni gestisce la sala stampa italiana, storica struttura che offre assistenza logistica ai giornalisti che lavorano nella capitale per le testate non romane). Dal lunedì al venerdì, l’agenzia propone agli aderenti al servizio una vasta scelta di materiali grezzi (immagini, audio, video, dichiarazioni e interviste) da pubblicare direttamente nel proprio portale o da montare, secondo necessità, all’interno dei propri servizi giornalistici.

    Il materiale fornito ai freelance e alle testate online è in alta definizione e senza watermark.Salastampaitaliana.it opera attraverso la piattaforma di archiviazione Google Drive, una scelta che consente – viene aggiunto – di veicolare le produzioni audio e video in modo facile, veloce e sicuro, oltre a permettere un drastico abbattimento dei costi tecnici, ovvero a portata economica dei freelance.

    “L’obiettivo che vuole raggiungere questo progetto – dice il cofondatore e direttore Nicosia – è quello di dare uno strumento di lavoro in più a tutti quei colleghi che, per far fronte alla crisi del mondo dell’informazione, hanno avviato un’attività editoriale in proprio. Una collettività, quella dei giornalisti freelance, che ha ancora poche armi a disposizione per competere in un mercato del lavoro, come quello dell’informazione on line, diventato sempre più competitivo. E’ proprio su questo campo che Salastampaitaliana.it vuole giocare la sua partita: dare un aiuto concreto alla professione giornalistica fornendo contenuti multimediali accessibili a tutti”.

    E per Manuela Boggia, vicedirettore e anche lei cofondatrice – “spesso uno dei problemi delle piccole testate on line è quello di non avere abbastanza fondi a disposizione per essere presenti in modo capillare sul territorio. Salastampaitaliana.it nasce per ovviare a questa situazione, mettendo quotidianamente a disposizione contenuti aggiornati che gli abbonati possono utilizzare per offrire ai propri lettori un’informazione puntuale e completa”

    Fonte: Stefano Maria Toma

  • Stefano Toma giornalista cosa significa fare informazione nel Mezzogiorno

    Stefano Maria Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, commenta sul suo blog quanto il panorama delle nuove tecnologie stia mutando la professione giornalistica; dalle deontologie, ai paletti contrattuali, fino alla rielaborazione di patti e di associazioni, di sovrastrutture e di strutture.

    Stefano Maria Toma fare informazione nel Mezzogiorno

    Stefano Maria Toma afferma: “Meglio fare il giornalista che lavorare. Bei tempi, quelli che consegnavano all’immaginario ironico e scherzoso una professione sospesa fra l’eterno giramondo, la incongrua professionalità e la scarsa propensione alle regole e agli orari, per non dire a una stanzialità allora (e forse anche oggi) fiera nemica della cultura ciabattona e pantofolaia”.

    E continua il giornalista: “Per la verità non vi corrispondeva più di tanto, nemmeno allora, ai tempi in cui la “diversità” del giornalista trasudava dannunzianesimo e pagine a quattro mani fra Tom Antongini e Liala. I primi ad averla inventata quella battuta e a gloriarsene erano proprio loro, i giornalisti in vena ieri ma ancor più oggi di “visibilità” e di “immagine”.

    Ora stiamo col 2016 e con i giovani che nel Mezzogiorno – e così entriamo in argomento – intendono abbracciare questo mestiere. Innanzi tutto, un avvertimento: è un mestiere perché qualcuno (cioè l’editore) provvede a passare il relativo stipendio. E’una professione in quanto nel suo farsi sottintende una autonomia di pensiero, di libertà e di onestà (lasciamo nell’utopia l’obiettività che non è di questo mondo). Di fatto l’unica attività di lavoro sospesa fra l’essere dipendenti e il non esserlo affatto, almeno ideologicamente, nel dispiegare un’attività di pubblico interesse. Il cui duplice diritto (del cittadino a essere informato e del giornalista a informare) è sancito dalla nostra Costituzione. In meno di mezzo secolo su questo lavoro si sono abbattute due rivoluzioni. La prima è collegata a come si compila e si stampa un giornale. Dalla stampa “a caldo” con la linotype si è passati al “freddo” del computer, del “desk top publishing”, letteralmente editoria da scrivania. La seconda rivoluzione ha a che fare con quella definizione che si chiama “on line”, in linea di tempo e spazio. Ci riferiamo al mondo “virtuale” che “naviga” sempre più nel reale, attraverso la televisione digitale, interattiva e soprattutto attraverso Internet. Insomma si fanno e si disfano giornali cui la carta è completamente sconosciuta. Gli articoli, le foto, le vignette, gli schemi nascono e muoiono nel computer e dal computer vengono “consumati” da un nuovo popolo di lettori (o di fruitori?) sempre più vasto e senza alcun confine di spazio e di tempo. Anche questo nuovissimo modo di fare informazione potrebbe essere annoverato nella “new economy”, cioè nella nuova logica di lavorare e di procurare profitto sfuggendo ai settori classici come l’industria, l’artigianato e l’agricoltura, fino a pochi anni addietro, i tre filoni tradizionali su cui fluivano fiumi di iniziative, di investimenti, di occupazione, di catene di montaggio e di prodotti fisicamente individuabili, reali.

    Ora se vogliamo metterci nei panni di un giovane, diplomato, meglio se laureato e con un paio di lingue da usare correntemente e con una buona dimestichezza con computer e affini, deciso di dare ascolto alla gente comunicando con essa, ci troveremo subito davanti a uno scenario seguente. Giornali, quotidiani e periodici, che la gente si ostina a non leggere, o a leggere poco, soprattutto nel Mezzogiorno, solo due su dieci, in Europa addirittura la metà. Difficile per l’aspirante giornalista trovarvi posto fra l’alto livello della disoccupazione di diplomati e laureati e l’offerta che si restringe a imbuto per asfissia di mercato. Ancora più difficile farsi retribuire per il lavoro svolto dentro e fuori della redazione.

    Ammesso che la cosa vada per il meglio (il padre sarà un notabile o un politico o egli stesso un giornalista importante o lo zio un illustre prelato e giù di questo passo lungo le antiche condotte del nepotismo locale), il nostro giovane potrà assunto in uno dei buoni quotidiani della regione. Oppure in qualche salda emittente radiotelevisiva. Qui, sempre che la fortuna o i magnifici lombi continuino a essergli provvidi, il giovane trascorrerà 18 mesi di noviziato per apprendere dal vivo il mestiere, essendone anche retribuito. Allo scadere dell’anno e mezzo dovrà superare l’esame di idoneità professionale a Roma, scritti e orali.

    Fino ad alcuni anni or sono la redazione centrale e i suoi uffici periferici (collegati con le centrali-fonte come questura, carabinieri, ospedali, ecc.) erano l’unico salvacondotto per imparare il mestiere. Mestiere che ha sempre rifiutato le teorizzazioni astratte e le “alterità” territoriali, tipo scuole o banchi. Poi anche il binomio inchiostro e piombo ha dovuto soccombere.
    Ora il giovane che ne sia in grado (per titoli ma anche per denaro da investirvi e per la frequentazione) può, in alternativa alla redazione, prepararsi agli esami professionali frequentando una delle nove scuole sparse per l’Italia riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti. Se il nostro giovane seguita a trovarsi dalla parte giusta della vita, verrà promosso giornalista professionista. (Ah, dimenticavo di dire; che se non si vuole prendere i voti – e solo quelli – della clausura giornalistica, il giovane potrà stare con un piede in due staffe, come si dice. Continuare a svolgere un altro mestiere, che so, medico, informatico, laureato breve, pubblicitario, e darsi anche all’informazione scritta o parlata, magari negli argomenti di propria competenza professionale.)

    Ma che cosa rimane a questo giovane se tutte le condizioni fin qui descritte non gli si addicono? Assai poco, o nulla. Cambiare idea. E’il suggerimento più saggio e il più lungimirante. Oppure prescrivergli un suicidio shackerizzato con tanta abdicazione, volontà e lavoro gratuito. Con questi tre…boomerang in pugno, il nostro eroe potrà sfidare anche le avversità più coriacee.
    Oppure…oppure può – ed è questo il secondo suggerimento “on line” – guardarsi in giro e grazie a Internet e forse a qualche compagno d’avventura, “costruire” un giornale telematico, diffonderlo in giro, compilare e inviare, che bello!, senza i soldi (molti) per stampare e distribuire e con la realtà del tutto gratuita di poter arrivare dovunque, senza dover pagare balzelli di denaro, di tempo e di spazio. Sfiorando e oltrepassando questa soglia, è chiaro che l’informazione si attribuisce molte altre spettanze, compresa quella dell’imprenditore-editore. E compreso un definitivo e attualissimo addio al posto fisso.

    Il futuro è alle nostre spalle. E’un motto di spirito, certo, ma in questo caso, trova alcuni fondamenti nella realtà. Ai primi dell’800 i giornali potevano essere fatti da una sola persona, compilazione e stampa compresi. Erano i tempi in cui la facevano da padroni con la testa nei caratteri da stampa eroici e remoti precursori di un futuro aziendalistico delle moderne case editrici e dei grandi network televisivi. Con il villaggio globale ridotto ad una piazza di paese, e di cui Internet è insieme vestale, sponsor e …prostituta, il futuro non costa nulla, se non qualche idea.
    Ed allora sotto. Per una volta almeno il Mezzogiorno potrebbe avere alleate quelle doti innate di fantasia e di creatività, che, a lungo neglette nell’universo tecnologizzato e “ragionierizzato”, stanno per riaffidargli una nuova cittadinanza.

    Certo, però, che non tutto sarà Internet o grande informazione scritta. Emittenti televisive, radiofoniche e quotidiani seguiteranno a svolgere il proprio compito. Può darsi che ci sia una certa moria. E che di giornali ne sopravvivano pochi, magari i più importanti. Tanto che, come sostiene Indro Montanelli, il più ispirato guru di questo mestiere, domani essi saranno una “merce rara, come i libri, i congiuntivi e le posate d’argento”.

    Può darsi però – ed è questa la nostra tesi – che ci sia, dopo la grande stampa, tv e Internet, un quarto spazio per i giovani meridionali “unti” dal bernoccolo del giornalismo. E’ proprio la logica del villaggio, ma questa volta tornato all’origine semantica di piazza di paese o di quartiere a dimensione d’uomo, dove si racconta quel che interessa agli abitanti, e solo questo, notizie di servizio, dunque, cioè di quelle che a saperle migliorano la qualità della vita, o informazioni che riguardano tutti da vicino, o campagne di critica e di pungolo perché autorità e istituzioni facciano meglio il proprio dovere a favore della comunità. E così di seguito. D’altronde, negli ultimi vent’anni il fenomeno delle televisioni private si è potuto espandere e consolidare proprio grazie alla logica della notizia “locale” che interessa noi e il vicino di casa. Il messaggio è ben chiaro. Ed è la notizia che fa il “media” e non viceversa, come è ormai degenerato su quelli generalistici e universalistici. Piccolo è bello, anche nel giornale e nelle tv”.

    Conclude il giornalista Toma: “E dove si comprende che tutto si mette a soqquadro, tutto torna in discussione, ogni cosa ha bisogno di una sua ricollocazione. Non compaiono punti di riferimento definitivi, immutabili. La stessa professione giornalistica si avvia ad una profonda mutazione. Se ne altereranno i contorni con la procura ad altre deontologie, cadranno i paletti contrattuali. Questo è lo scenario che i giornalisti italiani stanno vivendo nella primavera 2016. Nuove tecnologie implicano di riscrivere patti e associazioni, sovrastrutture e strutture, fino forse a nuove deontologie. Questa è la sfida che vede impegnati vecchi e nuovi giornalisti. Con la differenza che di questi ultimi le novità sono genitori e non prole”.

    Fonte: Stefano Maria Toma

  • Stefano Maria Toma nel 2002 consegna a Ciampi il Codice dell’Informazione

    Il giornalista Stefano Maria Toma ricopre molti ruoli autorevoli all’interno dell’Ordine dei Giornalisti a livello regionale.
    Tra gli incarichi più significativi Stefano Maria Toma è stato Direttore Responsabile del “Codice dell’Informazione”, la cui edizione del 2002 fu consegnata al Presidente Ciampi.

    Stefano Maria TomaIl Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha ricevuto, al Quirinale, una delegazione di giornalisti guidata da Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale e da Ermanno Corsi e Francesco Bufi, rispettivamente presidente e segretario dell’Ordine dei giornalisti campani. Nel corso dell’incontro, nella sua qualità di direttore responsabile, il giornalista Stefano Maria Toma ha consegnato al presidente Ciampi l’edizione 2002 del Codice dell’Informazione, suddiviso in due volumi, Italia e Campania, e di cui, dato il successo, si sta provvedendo alla ristampa. Facevano parte della delegazione, anche, la responsabile editoriale dell’opera Paola Azzolini e il fondatore del Codice, Piero Antonio Toma.

    Il Presidente ha manifestato il proprio compiacimento per un’opera giunta quest’anno alla decima edizione e che si va sempre più dimostrando un prezioso strumento di consultazione tanto per gli operatori della comunicazione quanto per le istituzioni e per i rappresentanti della società civile. Particolare apprezzamento Ciampi ha riservato a quella parte del Codice sulla normativa che sovrintende al regime dell’informazione, dall’articolo 21 della Costituzione alle leggi dello Stato e dell’autogoverno dei giornalisti, fino alle sentenze della magistratura italiana ed europea.

    Uscito la prima volta nel 1993 a Napoli, in occasione del congresso straordinario dei giornalisti italiani per il trentennale della legge istitutiva dell’Ordine professionale, il Codice ha saputo, in questi anni, trasformarsi da “breviario” per addetti ai lavori a compendio di informazioni che lo collegano all’intera società campana e nazionale.

    Due volumi, mille pagine, 300 mila nomi, duecento fra leggi, norme e sentenze, diecimila siti e indirizzi on line, un elegante e coloratissimo cofanetto, ecco il Codice in pillole. Tre le novità di quest’anno: un cd allegato con tutto il materiale dei due volumi e con la possibilità in tempo reale di effettuare ogni tipo di ricerca, dal nome alla data, la creazione di un sito di consultazione (www.codiceinformazione.it) e l’annuncio che dal prossimo anno la duplice “formula”, locale più nazionale, verrà esportata in altre regioni italiane. “Il nostro obiettivo – ha riferito il direttore Toma al presidente Ciampi – è di aumentare lo staff redazionale e di costituire un network on line in grado di gestire una banca dati per ciascuna delle regioni italiane e dell’intero Paese sull’intero mondo dell’informazione e delle singole realtà sociali, istituzionali ed economiche”.

    Al compiacimento del Presidente della Repubblica per il Codice dell’Informazione, ha risposto Del Boca ringraziando Ciampi e esponendogli brevemente il progetto di revisione dell’Ordine che, presto, verrà sottoposto al vaglio del ministero delle Comunicazioni e quindi del Parlamento.

    Fonte: Ordine dei Giornalisti

  • Stefano Toma Blog: il primo cartone animato per disabili “Cartoon Able”

    Il giornalista Stefano Maria Toma riporta sul proprio blog la storia di “Cartoon Able”, il primo cartone animato, concepito e studiato anche per bambini con disabilità, reso possibile grazie al crowdfunding.

    Stefano Maria Toma Cartoon Able

    Scrive Stefano Maria Toma: “Si chiama “Cartoon Able” ed è il primo cartone animato, concepito e studiato anche per bambini con disabilità. L’iniziativa e’ della casa editrice “Punti di Vista”, una cooperativa formata da sole donne che si occupa di prodotti per bambini disabili, generalmente esclusi dall’editoria tradizionale.

    “Cartoon Able” non è solo un cartone ma un progetto, più ampio e complesso, che e’ stato selezionato, tra oltre 140 proposte, sulla piattaforma di crowdfunding di Telecom Italia. La particolarità di questa iniziativa sta proprio nel suo aspetto inclusivo: un prodotto che vada bene per tutti i bambini, nessuno escluso.

    Il progetto, che vuole avere un respiro “mondiale”, in quanto mai finora era stato immaginato un cartone animato di questo tipo, nasce dall’interazione tra la casa editrice “Punti di vista”, coadiuvata da un pool di esperti del settore (da educatori a psicologi infantili), e “Animundi”, studio di produzione di cartoni animati presente sul mercato dal 2002 e operante a Roma, con sede all’interno degli Studios di Cinecittà.

    Con Telecom Italia, attraverso la piattaforma di crowdfunding “With You We Do”, Cartoon Able” ha avviato una raccolta fondi per arrivare alla realizzazione dei primi 5 episodi di questo cartone animato, da proporre in Dvd e da abbinare poi a specifici prodotti editoriali. L’obiettivo della raccolta fondi (http://withyouwedo.telecomitalia.com/projects/1701/cartoon-able) è di raggiungere la somma di 52 mila euro e finora ne è stata raccolta quasi la metà”.

    Fonte: Stefano Maria Toma

  • Stefano Maria Toma, caso Reggia Caserta al Direttore de Il Mattino

    Stefano Maria Toma commenta il caso Reggia di Caserta: quando i sindacati dimenticato i doveri e al loro posto ci ficcano il parassitismo

    Il Giornalista Stefano Maria Toma

    Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore de Il Mattino:

    Gentile Direttore sono Stefano Maria Toma. Come lettore de Il Mattino, e come napoletano, sono particorlamente orgoglioso di come è scoppiata la questione della Reggia di Caserta con i sindacati a denunciare il nuovo direttore bolognese perché lavora troppo “attentando così alla sicurezza della struttura”. Non so se piangere o ridere. Al primo moto corrisponde la mia personale gratitudine per quei sindacalisti che, da Di Vittorio a Lama, hanno di fatto creato una cosciente e moderna classe di lavoratori dipendenti.

    Eravamo tutti consapevoli che il “padrone delle ferriere” doveva smetterla di fare giochi e giochini per difendere i propri dadi. E d’altronde i sindacati, oltre a tutelare la linea del contratto, instillavano via via nei lavoratori il senso dei propri diritti e dei propri doveri. Il che non è poco. Ma negli ultimi tempi quei sindacati sembrano una razza in via di estinzione. Spesso, e ciò accade soprattutto nel settore pubblico, hanno dimenticato i doveri e al loro posto ci hanno ficcato il parassitismo. Per fortuna, al buon giornalismo di casa nostra, è seguita una voce all’unisono di condanna sia del governo sia della leader del maggior sindacato. Non tutto è perduto.

    Fonte: IlMattino.it

  • Stefano Maria Toma: “Perché non facciamo una cordata per costruire il Museo della Canzone?”

    Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore di “Dillo al Mattino”, per spingere la realizzazione di un Museo della Canzone napoletana.
    Perché qualcuno, che sappia di progettazione, di leggi e di organizzazione e che naturalmente ami Napoli e la sua grande tradizione musicale, non si fa avanti per organizzare la raccolta di fondi?
    Io mi candido a essere fra i primi sottoscrittori.

    Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore del Mattino:

    Il Giornalista Stefano Maria Toma

    Gentile direttore, sono Stefano Maria Toma. Si parla di tante cose a Napoli, specialmente di quelle che non funzionano, o che funzionano male o che non ci sono affatto. E tra queste ultime si avverte da tempo immemorabile la mancanza del Museo della Canzone napoletana.

    Appunto, se ne seguita a invocarlo ma senza alcuna possibilità (almeno finora) di aprirlo da qualche parte. Ora vorrei segnalare a lei e al cortese lettore che da pochi anni ha preso una qualche piega il cosiddetto azionariato popolare. Mi riferisco a una colletta pubblica a favore di un ben comune. Il primo esempio che mi viene alla mente è quello della statua del Nilo, nella piazzetta omonima e in pieno centro storico,   restaurata grazie al  contributo  degli abitanti della zona e dei turisti che l’affollano.

    Il secondo esempio è più recente e riguarda il Vomero e la libreria Iocisto sorta appena un anno fa, dopo la morìa di librerie (Fnac, Guida Merliani, Loffredo), che ha reso il quartiere del tutto orfano di librerie. Ebbene ora Iocisto va a gonfie vele La mia proposta è conseguente con questi due esempi. Perché qualcuno, che sappia di progettazione, di leggi e di organizzazione e che naturalmente ami Napoli e la sua grande tradizione musicale, non si fa avanti per organizzare la raccolta di fondi? Io mi candido a essere fra i primi sottoscrittori.
    Cordialmente

    Fonte: IlMattino.it

  • Stefano Maria Toma, Dillo al Mattino: Sanità, due realtà poco conciliabili

    Stefano Maria Toma, giornalista professionista iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, su “Dillo al Mattino”, per enumerare i casi di buona sanità e le eccellenze delle strutture campane.

    Stefano Toma IlMattino

    Il giornalista Stefano Maria Toma si rivolge al Direttore del Mattino: “Gentile Direttore, sono Stefano Maria Toma. Non passa giorno nel quale non arrivano dai giornali e dalle emittenti televisive e radiofoniche notizie contrastanti sulla sanità. L’altro giorno quella della Campania che “perde” mille pazienti all’anno che preferiscono andare a curarsi o a farsi operare negli ospedali e nelle cliniche del CentroNord, con un saldo negativo, se non ricordo male, di 400 milioni di euro. E quasi in contemporanea la notizia di quel povero vecchio di Brusciano che, prima di trovare un posto di accoglienza ospedaliera, è andato pellegrinando per 12 giorni. Roba da non credere.

    E quasi per una risibile legge del contrappasso, il Monaldi si conferma per il secondo anno consecutivo primo in Italia per certe sue eccellenze chirurgiche. Dopo 15 giorni di degenza, Carla Caiazzo, la giovane fatta bruciare dall’ex compagno, ricoverata in condizioni disperate all’ospedale di Pozzuoli, sta meglio grazie alla bravura dei medici, i quali hanno anche fatta nascere la sua bambina di otto mesi. Per non enumerare nomi eccellenti come Cotrufo, Vosa, Corcione, quest’ultimo anche presidente nazionale del suo settore chirurgico, Faccio fatica a conciliare queste due realtà. Stefano Maria Toma”

    Fonte: IlMattino.it

  • Stefano Maria Toma e i Vigili del Fuoco durante l’esercitazione ‘TooWay’

    Stefano Maria Toma assieme ai Vigili del Fuoco ha diretto alcune simulazioni d’emergenza, in collaborazione con la Polizia e la Croce rossa, durante le quali si è potuto verificare l’efficacia di ‘TooWay‘. Il sistema si caratterizza per la capacità di trasmissione dei dati attraverso Internet e consente di seguire in tempo reale, dal Centro operativo nazionale e da tutte le sedi dei Vigili del fuoco, la reale evoluzione delle operazioni di soccorso in qualsiasi punto del territorio, assicurando una migliore azione di coordinamento.

    Stefano Maria Toma Vigili del Fuoco TooWay

    Sì è conclusa a Campobasso la settimana di esercitazione   sulle apparecchiature dei nuovi sistemi di comunicazione in emergenza denominato “TooWay” del quale il dipartimento dei Vigili del Fuoco si è dotato negli ultimi anni.  Stefano Maria Toma e i Vigili del Fuoco hanno diretto e monitorato i due complessi eventi incidentali, simulati nella stessa sede centrale dei Vigili del Fuoco. Il primo scenario riguardava un incidente stradale tra due vetture e l’incendio di una palazzina con il coinvolgimento di 8 persone ferite. Il secondo evento è stato un incidente sul lavoro, all’interno di un’azienda, con il coinvolgimento di 8 persone rimaste ferite a causa dell’incendio. Le due simulazioni hanno permesso al personale di svolgere l’attività di documentazione e comunicazione in emergenza con il nuovo sistema satellitare.

    Le esercitazioni si sono svolte in collaborazione con la Polizia di Stato e la Croce Rossa, che grazie anche ai propri truccatori hanno reso gli scenari estremamente verosimili.
    Il nutrito gruppo di partecipanti provenienti da tutta la regione, ha seguito e documentato le attività sperimentando le nuove tecniche di trasmissioni. Il nuovo sistema di comunicazione, che si caratterizza per la capacità di trasmissione di dati attraverso la rete internet via satellite, consente di seguire in tempo reale dal Centro operativo nazionale e da tutte le sedi dei Vigili del Fuoco, la reale evoluzione delle operazioni di soccorso in qualsiasi punto del territorio, assicurando, in tal modo, una migliore azione di coordinamento da parte del Centro stesso.

    Al termine dell’esercitazione il direttore regionale dei Vigili del Fuoco, ing. Antonio Barone, si è complimentato con il personale e i dirigenti del Corpo, che hanno reso possibile una così alta testimonianza di tecnologia avanzata, e per esprimere il compiacimento dell’Amministrazione e il ringraziamento suo personale per il contributo fornito, che si pone come ulteriore passo in avanti nella crescita tecnologica del Corpo Nazionale. Il direttore regionale, infine, ha voluto rinnovare il suo ringraziamento al direttore dell’esercitazione Stefano Maria Toma e ai suoi collaboratori per la professionalità dimostrata.

    Fonte: Ansa

  • Stefano Maria Toma: Yahoo! prevede il taglio del 10% della forza lavoro

    Stefano Maria Toma, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, cura il proprio blog personale stefanomariatoma.blogspot.it per commentare le notizie più rilevanti sull’editoria nazionale e internazionale.

    Stefano Maria Toma Apple brucia 40 mld nel 2016

    Apple brucia 40 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato nei primi giorni del nuovo anno”. Così il giornalista Stefano Maria Toma introduce l’argomento sulle due società americane. “Le indiscrezioni su un possibile taglio della produzione di iPhone continuano a pesare sui titoli di Cupertino, in calo per il terzo giorno consecutivo sotto quota 100 dollari per azione.

    Pesante anche Yahoo!, che arretra del 4,60%: il motore di ricerca resta sotto una forte pressione e l’amministratore delegato, Marissa Mayer, starebbe lavorando a un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di almeno il 10% della forza lavoro nel tentativo di rilanciare la società.”

    E continua Stefano Toma: “Mayer si impegna a presentare le nuove mosse con i risultati trimestrali. Fino ad allora Yahoo! resta esposta al pressing degli azionisti, che sembrano aver perso fiducia nei vertici, inclusa Mayer. L’atteso rilancio della società che si sarebbe dovuto avere con l’ex veterana di Google non c’é stato e dopo anni gli azionisti chiedono ora risultati o la sua testa.

    Per cercare di ridurre i costi e spingere la crescita, Mayer sta valutando un taglio della forza lavoro. L’obiettivo è quello di guadagnare tempo e allentare le pressioni degli investitori. Sotto pressione anche Apple. I titoli sono scesi ai minimi dall’ottobre 2014 e dall’inizio dell’anno hanno perso il 4%, bruciando 40 miliardi di capitalizzazione. Cupertino ha perso il 4,6% nel 2015. Il calo non ha impedito ad Apple di staccare assegni milionari per i suoi vertici. Il compenso di Tim Cook per l’esercizio fiscale 2015 e’ stato di 10,3 milioni di dollari, un milione in più rispetto all’anno precedente.

    A Luca Maestri, il chief financial officer, sono andati 25,3 milioni di dollari, l’81% in più rispetto all’anno prima. Maestri ha ricevuto un salario di un milione di dollari, azioni valutate 20 milioni di dollari e quattro milioni di dollari di bonus. Maestri è stato nominato direttore finanziario nel 2014 e a lui spetta la gestione della cassa di Apple, un tesoro da 180 miliardi di dollari che fa discutere la politica americana – perché parcheggiato all’estero – e fa interrogare gli analisti su come sarà speso. Diversi osservatori ritengono che Apple porterà a termine un’importante acquisizione e nel mirino potrebbe esserci Netflix, il colosso del video che rientrerebbe bene nel profilo Apple”.

    Fonte: Stefano Maria Toma