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  • Un milione per mia figlia Educazione finanziaria per genitori (e non solo!)

    Comunicato stampa

    Un milione per mia figlia

    Educazione finanziaria per genitori (e non solo!)

     

    In libreria il prossimo 23 Aprile il nuovo libro di Pietro Di Lorenzo, un manuale che descrive, in modo semplice e pratico, quali sono gli strumenti, i metodi e le azioni che consentono di pianificare il futuro finanziario della propria famiglia

     

    15 aprile 2021. In libreria (il prossimo 23 aprile2021) “Un milione per mia figlia” il nuovo libro di Pietro Di Lorenzo. Il testo nasce dal desiderio dell’autore di aiutare i genitori a pianificare il futuro finanziario della propria famiglia e dei propri figli: è adatto anche a chi ha poca esperienza finanziaria, ma è comunque consapevole di quanto sia importante il tema della finanza personale.

     

    Nella prima parte sono spiegati nel dettaglio i motivi e le strategie che conducono verso il milione attraverso un piano di accumulo alimentato da un risparmio “intelligente” periodico.

    Nella seconda sono analizzati gli asset e gli strumenti finanziari da usare per raggiungere l’obiettivo.

    Nell’ultima parte l’autore mostra concretamente come, con le sue finanze personali, sta agendo per lastricare la strada verso un milione di euro per la figlia, cavalcando l’onda dei mega trend.

    Un milione per mia figlia parte dal racconto personale di Pietro di Lorenzo e delle strategie che ha messo in atto dopo la recente nascita di Anna Sofia. Non è però solo il racconto-testimonianza di una singola vicenda: Un milione per mia figlia è un vero e proprio manuale di educazione finanziaria per genitori (e non solo!) perché approccia in maniera davvero semplice e pratica le modalità da mettere in atto per dare un’educazione finanziaria ai figli, ma anche per compiere degli step utili nel pianificare il futuro finanziario famigliare. Un milione per mia figlia parla di finanza personale, di consapevolezza e di scelte volte a pianificare il futuro finanziario del proprio nucleo familiare, in periodo ricco di incertezze de difficoltà come quelli che stiamo vivendo.

     

    NOTA SULL’AUTORE:

    Pietro Di Lorenzo è socio ordinario SIAT, è fondatore e amministratore di un network di siti di carattere finanziario, oltre che organizzatore di eventi didattici dedicati al mondo del trading e degli investimenti. Per Hoepli ha già pubblicato Il tempo è denaro se sai come investirlo! (2018).,E’ autore di “L’odore dei soldi. Piccola filosofia del denaro da Platone a Wall Street” edito da Castelvecchi Editore; del best seller “Trading part time” edito da Tradinglibrary in 3 edizioni diverse. E’ stato docente all’Università di Cassino per il Master Universitario di I Livello “Analisi Quantitativa e Tecnica dei Mercati Finanziari”.

     

    SCHEDA LIBRO:

    Titolo:               Un milione per mia figlia

    Sottotitolo:       Educazione finanziaria per genitori (e non solo!)

    Autore:             Pietro Di Lorenzo

    Dimensioni:    14 x 21,5

    Pagine:            272
    Prezzo:           17.90€

    Casa Editrice: Hoepli Editore S.p.A. 2021

    ISBN                9788836005376

    Sito Hoepli      https://www.hoepli.it/libro/un-milione-per-mia-figlia/9788836005376.html

     

    CONTATTI E SOCIAL NETWORK:

    Web site:       https://pietro-dilorenzo.it/

    Skype:           helpdesk.sostrader

    Linkedin:       https://www.linkedin.com/in/pietro-di-lorenzo-017a3762/?originalSubdomain=it

    Twitter:          www.twitter.com/pdilor

     

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  • Brexit tutta da gestire per la Ue: c’è un buco di 60 miliardi da colmare

    Con l’attenzione dell’intero mondo rivolta alla questione coronavirus, i riflettori si sono in parte spenti su un altro avvenimento di portata storica, la Brexit. Ormai è imminente il primo incontro dei responsabili politici di tutti i membri dell’Unione Europea, dopo che è stata definitivamente imboccata la via del divorzio col Regno Unito. Nei prossimi mesi bisognerà raggiungere un accordo negoziale per gestire il dopo-divorzio.

    La Brexit e quel buco nel bilancio UE

    brexitL’addio del Regno Unito all’Europa avrà conseguenze importantissime, anzitutto in termini di bilancio. La presenza dei britannici garantiva infatti un sostanzioso contributo nel budget europeo, quantificabile in 60 miliardi di euro. Senza di loro, bisognerà capire come andrà colmato questo gap. Che inevitabilmente passa per un taglio delle spese o un aumento dei contributi di tutti gli stati. Già su questo punto le opinioni fanno emergere fortissimi contrasti tra i paesi membri, perché è chiaro che molti Stati non possono permettersi le spese che invece possono permettersi altri. Queste divergenze di vedute non sono certo un bel modo per cominciare a studiare un efficace piano di azione post-Brexit.

    Le sfide di Bruxelles

    A Bruxelles occorrerà fissare un piano di spesa della durata di 7 anni, che permetta di difendere la produzione europea (specie quella agricola) dalla concorrenza delle importazioni dai paesi in via di sviluppo, che permetta anche di aiutare gli stati più poveri ad accorciare il gap che c’è ancora rispetto a quelli più ricchi, ma anche fissare i paletti di tutti i progetti che legano l’Unione Europea. Senza dimenticare tutti quegli sforzi economici che serviranno per la svolta “green” dell’economia. Un lavoraccio insomma.

    Il coronavirus complica tutto

    Già così il compito di gestire la Brexit sarebbe durissimo, ma adesso c’è la questione coronavirus a rendere tutto più complicato. Le banche centrali avevano programmato un percorso dando per scontato che il contesto stava migliorando. Adesso i migliori indicatori attendibili sullo stato di salute dell’economia europea, evidenziano che quelle previsioni erano troppo ottimistiche. Nessuno del resto poteva immaginare che sarebbe scoppiata questa emergenza sanitaria.

    Adesso andrà effettuata una valutazione dei rischi totalmente differente, occorrerà rimettere mano all’analisi tecnica di ogni scenario, con un minore livello di fiducia nella ripresa economica della Zona euro. E che porterà con ogni probabilità ad un cambio di prospettiva sui tassi d’interesse, che a questo punto potrebbero essere nuovamente tagliati.

  • Divorzio e conti correnti: prima della separazione 151.000 italiani hanno svuotato il conto all’insaputa del partner

    In caso di separazione o divorzio, cosa accade alla liquidità del conto corrente cointestato agli ormai quasi ex coniugi? Sebbene, salvo specifiche eccezioni, la legge preveda che le somme vadano divise equamente tra i due, non sempre va così; secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat*; il 17% dei divorziati e separati, vale a dire quasi 280.000 individui, ha dichiarato che l’ex partner si è tenuto tutti i soldi depositati o, peggio, tra loro c’è anche chi, all’insaputa del coniuge, ha prosciugato il conto prima della separazione (9,2% pari ad oltre 151.000 individui).

    La gestione del conto cointestato in caso di divorzio è un problema piuttosto ricorrente se si considera che dei circa 2,5 milioni di italiani separati e divorziati, più di 1,6 milioni (65%) ha dovuto – è proprio il caso di dirlo – fare i conti con questo aspetto. E non servono cifre milionarie per far litigare i due coniugi; secondo l’indagine, in media, la somma contesa era pari a poco più di 7.900 euro.

    Ma come ci si deve comportare se il partner cerca di fare il furbo e cosa conviene fare del conto corrente una volta suddivise le somme? Ecco l’analisi di Facile.it

    Cosa fare se il partner si tiene tutto…

    Guardando più da vicino i risultati dell’indagine emerge come il 7,8% dei rispondenti abbia dichiarato che il partner si è tenuto tutte le somme depositate sul conto cointestato; interessante notare come siano con più frequenza le donne a lamentare questa situazione (9,2% accusa l’ex-marito di tale comportamento contro il 6,3% del campione maschile).

    Sebbene, in determinati casi, la legge preveda una suddivisione diversa da quella in parti uguali – ad esempio se i coniugi sono in regime di separazione dei beni o se il denaro proviene da una donazione – fa riflettere che proprio nelle coppie in comunione dei beni accada con più frequenza che uno dei due partner si tenga tutte le somme depositate (9,8% vs il 5,2% di chi era in separazione dei beni).

    … o svuota il conto

    Purtroppo tutt’altro che raro anche il caso in cui, all’insaputa dell’altro, uno dei due partner prosciughi il conto cointestato prima della separazione (9,2%). A segnalare questa situazione sono proporzionalmente più le donne (11,8%) che gli uomini (6,6%). E ancora una volta sembra essere un comportamento più ricorrente fra le coppie in comunione dei beni (10,9%) che in quelle in regime di separazione (7,2%).

    «Qualora uno dei due coniugi, senza averne il diritto, prosciugasse il conto prima della separazione o tenesse per sé tutte le somme depositate, egli sarà tenuto a restituire all’altro intestatario l’importo eccedente la propria quota», spiega Giovanni Zanetti, responsabile ufficio legale di Facile.it. «Per evitare questo genere di problematica, è bene sapere che è possibile chiedere al giudice il sequestro del conto fino all’emissione della sentenza di separazione.».

    Non sempre, fortunatamente, il conto corrente cointestato diventa motivo di scontro in fase di separazione; nel 32% dei casi i rispondenti hanno dichiarato di aver diviso equamente e di comune accordo la liquidità disponibile sul conto, mentre il 17% dei separati/divorziati ha scelto di tenere a disposizione per eventuali spese legate ai figli o alla casa le somme depositate nel conto comune.

    Se, dopo la separazione, il conto cointestato resta aperto bisogna fare attenzione

    Che fine ha fatto il conto cointestato dopo la divisione delle somme depositate? Nella maggior parte dei casi (59%) è stato chiuso, mentre nel 16,5% è rimasto aperto, sebbene intestato ad uno solo dei due ex coniugi. Sono invece quasi 370.000 i divorziati e separati che hanno deciso di tenere il conto cointestato per pagare le spese legate a figli e casa.

    «Attenzione perché in caso di conto cointestato la banca considera i due intestatari responsabili in solido anche se non più uniti in matrimonio», continua Zanetti. «In caso di saldo passivo, quindi, i due titolari saranno responsabili nei confronti dell’istituto di credito che, indipendentemente da chi ha causato il rosso, potrà agire contro entrambi gli intestatari per recuperare le somme mancanti».

    Una nota finale; in quasi 1 caso su 4 i due coniugi non sono riusciti a trovare un accordo pacifico su come suddividere le somme del conto cointestato e pertanto sono dovuti ricorrere ad un avvocato (16,1%) o ad un giudice (9.4%).

     

     

    * Metodologia: n. 1.015 interviste CAWI con un campione rappresentativo di italiani separati o divorziati fino a 74 anni di età, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a novembre 2019.