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  • Mutui: richieste +15% nel primo semestre

    Arrivano segnali positivi dal mercato dei mutui; secondo l’osservatorio* congiunto Facile.it – Mutui.it, nei primi sei mesi dell’anno le richieste di finanziamenti raccolte online sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2023. Sebbene il mercato sia ancora lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti e le erogazioni ancora sottotono (-13% nei flussi finanziati nel primo trimestre 2024 secondo Assofin), la ripresa della domanda fa ben sperare per un secondo semestre con valori in crescita anche sul fronte dei finanziamenti concessi alle famiglie per acquistare casa.

    Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2024 è stato pari a 133.389 euro, valore in aumento del 3% rispetto al 2023. Stesso aumento (+3%) per il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 207.614 euro. In lieve crescita anche l’età media degli aspiranti mutuatari, passata da 40 a 41 anni. L’incremento dell’età media va letto alla luce dell’aumento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 19% del 2023 al 27% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

    Dal punto di vista dell’offerta, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi. L’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, nonostante un andamento altalenante dovuto alle performance del mercato obbligazionario, è rimasto su livelli bassi per tutto il semestre, con fluttuazioni che, guardando ai valori medi mensili, sono state nell’ordine di una manciata di punti base; ad esempio, l’IRS a 25 anni è passato da 249 punti base di marzo 2024 a 263 punti base di maggio 2024, con un delta di 14 punti base. Oggi l’indice è sceso sotto i 260 punti base. Questo ha permesso alle banche di mantenere bassi i tassi proposti alla clientela; secondo le simulazioni** di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,86%, con rata di 588 euro. Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,72% e una rata di 579 euro.

    Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano ancora elevati; per un mutuo medio, le migliori offerte partono da un tasso (TAN) del 4,34%, con una rata di 682 euro. Stando alle previsioni dei futures sugli euribor, che rappresentano le aspettative degli operatori di mercato, l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, potrebbe scendere ulteriormente da qui a fine anno, ma il beneficio sarebbe comunque limitato in termini di risparmio sulle rate variabili.

     

    * L’osservatorio è stato realizzato su un campione di oltre 350.000 richieste di finanziamento raccolte online da Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2023 al 27/6/2023 e dall’1/1/2024 al 27/6/2024

    ** Simulazioni fatte in data 28 giugno 2024 su mutuo da 126.000 euro in 25 anni LTV 70%

     

  • Mutui: in Sicilia richieste +13% nei primi quattro mesi del 2024

    Finalmente segnali positivi dal mondo dei mutui per l’acquisto casa: secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nei primi quattro mesi del 2024 in Sicilia la richiesta di finanziamenti è aumentata del 13% rispetto allo stesso periodo del 2023. Tornano a crescere anche l’importo medio richiesto (+2,6%) e il valore medio degli immobili oggetto di mutuo (+1%).

    «Il 2023 è stato un anno complesso per il mercato dei mutui, colpito dall’aumento dei tassi di interesse e da una minore disponibilità economica da parte delle famiglie, già alle prese con l’aumento dell’inflazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «II 2024, però, è partito positivamente, con una richiesta in aumento, trainata soprattutto dal miglioramento delle condizioni offerte dalle banche per i tassi fissi, che ha generato fra i consumatori una maggiore fiducia verso il futuro.».

    Il profilo del richiedente

    Analizzando un campione* di oltre 19.000 richieste di mutuo raccolte online in Sicilia emerge che chi ha presentato domanda di finanziamento nei primi 4 mesi dell’anno ha puntato ad ottenere in media 113.736 euro, importo in aumento (+2,6%) rispetto allo stesso periodo del 2023. Cresce leggermente anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, che arriva a 166.992 euro (+1%). La durata del mutuo scende da poco più di 24 anni a poco più di 23 anni e mezzo, mentre l’età media dei richiedenti arriva a quasi 40 anni e mezzo (in aumento di mezzo anno rispetto al 2023).

    Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto in Sicilia nei primi 4 mesi del 2024 è stato pari a 114.201 euro, in lieve aumento (+1,6%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Invariato il valore medio dell’immobile, pari a 149.412 euro. Cresce leggermente, invece, l’età media del richiedente (38 anni), mentre cala la durata del piano di ammortamento (25 anni e mezzo).

    Crescono le richieste di surroga, trainate dalle condizioni favorevoli offerte dalle banche per i tassi fissi: tra gennaio ed aprile 2024 questo tipo di domande hanno rappresentato il 21% del totale siciliano, in aumento di quasi 5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo raccolte in Sicilia tra gennaio e aprile 2024 emergono delle differenze a livello locale.

    Palermo è la provincia siciliana dove è stato rilevato l’importo medio più alto (121.825 euro), seguita da Catania (114.192 euro). Valori inferiori alla media regionale per Ragusa (111.014 euro), Trapani (109.321 euro), Messina (109.063 euro), Agrigento (108.008 euro) e Siracusa (106.476 euro). Chiudono la classifica Enna (102.270 euro) e Caltanissetta (98.400 euro).

    L’offerta ed i tassi

    Sul fronte dell’offerta, Facile.it ha rilevato che nei primi quattro mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche sono state nel complesso favorevoli, in particolare per i tassi fissi, con indici in calo trainati dalla diminuzione dell’IRS.

    Guardando alle migliori offerte** disponibili oggi per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,87%, vale a dire una rata mensile di 589 euro.

    Indici ancor più vantaggiosi per i cosiddetti mutui green a tasso fisso (per immobili in classe A o B): in questo caso i tassi partono da un tasso TAN pari a 2,65% con una rata mensile di 574 euro.

    Il miglioramento delle condizioni ha riguardato anche i tassi fissi sulla surroga: oggi, chi vuole cambiare banca, può trovare offerte con indici TAN che, per un mutuo medio, partono da 3,05% pari ad una rata di 600 euro (che scende a 578 euro in caso di surroga green).

    Ancora fuori mercato invece l’offerta di tassi variabili: i migliori tassi partono da 4,60% ed una rata di circa 708 euro.

    * Osservatorio realizzato su un campione di oltre 19.000 richieste di mutuo raccolte online in Sicilia da Facile.it e Mutui.it a gennaio-aprile 2023/2024.

    ** Simulazioni effettuate su Facile.it in data 3 giugno 2024.

    Immagine © PaeGAG

  • Mutui: in Toscana richieste +18% nei primi quattro mesi del 2024

    Finalmente segnali positivi dal mondo dei mutui per l’acquisto casa: secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nei primi quattro mesi del 2024 in Toscana la richiesta di finanziamenti è aumentata del 18% rispetto allo stesso periodo del 2023. Tornano a crescere anche l’importo medio richiesto (+0,7%) e il valore medio degli immobili oggetto di mutuo (+2%).

    «Il 2023 è stato un anno complesso per il mercato dei mutui, colpito dall’aumento dei tassi di interesse e da una minore disponibilità economica da parte delle famiglie, già alle prese con l’aumento dell’inflazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «II 2024, però, è partito positivamente, con una richiesta in aumento, trainata soprattutto dal miglioramento delle condizioni offerte dalle banche per i tassi fissi, che ha generato fra i consumatori una maggiore fiducia verso il futuro.».

    Il profilo del richiedente

    Analizzando un campione* di oltre 18.000 richieste di mutuo raccolte online in Toscana emerge che chi ha presentato domanda di finanziamento nei primi 4 mesi dell’anno ha puntato ad ottenere in media 134.645 euro, importo in lievissimo aumento (+0,7%) rispetto allo stesso periodo del 2023. Cresce anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, che arriva a 217.058 euro (+2%). La durata del mutuo scende da 25 anni a 24 anni, mentre l’età media dei richiedenti arriva a 41 anni e mezzo (in aumento di un anno rispetto al 2023).

    Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto in Toscana nei primi 4 mesi del 2024 è stato pari a 138.876 euro, valore stabile (+0,2%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Cala lievemente il valore medio dell’immobile, pari a 195.839 euro (-1%). Cresce leggermente, invece, l’età media del richiedente (38 anni e mezzo), mentre cala la durata del piano di ammortamento (quasi 26 anni e mezzo).

    Crescono le richieste di surroga, trainate dalle condizioni favorevoli offerte dalle banche per i tassi fissi: tra gennaio ed aprile 2024 questo tipo di domande hanno rappresentato il 29% del totale toscano, in aumento di 9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo raccolte in Toscana tra gennaio e aprile 2024 emergono delle differenze a livello locale.

    Firenze è la provincia toscana dove è stato rilevato l’importo medio più alto (147.872 euro), seguita da Lucca (139.058 euro) e Siena (135.690 euro). Valori inferiori alla media regionale per Prato (130.364 euro), Pisa (129.729 euro), Pistoia (129.075 euro), Grosseto (123.358 euro) e Massa-Carrara (122.612 euro). Chiudono la classifica, a brevissima distanza tra di loro, Livorno (121.893 euro) ed Arezzo (121.250 euro).

    L’offerta ed i tassi

    Sul fronte dell’offerta, Facile.it ha rilevato che nei primi quattro mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche sono state nel complesso favorevoli, in particolare per i tassi fissi, con indici in calo trainati dalla diminuzione dell’IRS.

    Guardando alle migliori offerte** disponibili oggi per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,87%, vale a dire una rata mensile di 589 euro.

    Indici ancor più vantaggiosi per i cosiddetti mutui green a tasso fisso (per immobili in classe A o B): in questo caso i tassi partono da un tasso TAN pari a 2,65% con una rata mensile di 574 euro.

    Il miglioramento delle condizioni ha riguardato anche i tassi fissi sulla surroga: oggi, chi vuole cambiare banca, può trovare offerte con indici TAN che, per un mutuo medio, partono da 3,05% pari ad una rata di 600 euro (che scende a 578 euro in caso di surroga green).

    Ancora fuori mercato invece l’offerta di tassi variabili: i migliori tassi partono da 4,60% ed una rata di circa 708 euro.

    * Osservatorio realizzato su un campione di oltre 18.000 richieste di mutuo raccolte online in Toscana da Facile.it e Mutui.it a gennaio-aprile 2023/2024.

    ** Simulazioni effettuate su Facile.it in data 3 giugno 2024.

    Immagine © PaeGAG

  • Mutui: in Campania richieste +12% nei primi quattro mesi del 2024

    Finalmente segnali positivi dal mondo dei mutui per l’acquisto casa: secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nei primi quattro mesi del 2024 in Campania la richiesta di finanziamenti è aumentata del 12% rispetto allo stesso periodo del 2023. Tornano a crescere anche l’importo medio richiesto (+1,6%) e il valore medio degli immobili oggetto di mutuo (+1%).

    «Il 2023 è stato un anno complesso per il mercato dei mutui, colpito dall’aumento dei tassi di interesse e da una minore disponibilità economica da parte delle famiglie, già alle prese con l’aumento dell’inflazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «II 2024, però, è partito positivamente, con una richiesta in aumento, trainata soprattutto dal miglioramento delle condizioni offerte dalle banche per i tassi fissi, che ha generato fra i consumatori una maggiore fiducia verso il futuro.».

    Il profilo del richiedente

    Analizzando un campione* di oltre 22.000 richieste di mutuo raccolte online in Campania emerge che chi ha presentato domanda di finanziamento nei primi 4 mesi dell’anno ha puntato ad ottenere in media 130.881 euro, importo in lieve aumento (+1,6%) rispetto allo stesso periodo del 2023. Cresce leggermente anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, che arriva a 200.887 euro (+1%). La durata del mutuo scende da quasi 25 anni a poco più di 24 anni, mentre l’età media dei richiedenti arriva a 40 anni e mezzo (in aumento di quasi un anno rispetto al 2023).

    Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto in Campania nei primi 4 mesi del 2024 è stato pari a 136.366 euro, stabile (+0,4%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Invariato anche il valore medio dell’immobile, pari a 190.376 euro. Cresce leggermente, invece, l’età media del richiedente (poco più di 38 anni), mentre cala la durata del piano di ammortamento (26 anni).

    Crescono le richieste di surroga, trainate dalle condizioni favorevoli offerte dalle banche per i tassi fissi: tra gennaio ed aprile 2024 questo tipo di domande hanno rappresentato il 20,7% del totale campano, in aumento di 7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo raccolte in Campania tra gennaio e aprile 2024 emergono delle differenze a livello locale.

    Napoli è la provincia dove, nei primi 4 mesi dell’anno, è stato rilevato l’importo medio più alto (138.286 euro), seguita da Salerno (126.802 euro), Caserta (119.329 euro) ed Avellino (110.274 euro). Chiude la classifica Benevento (105.677 euro).

    L’offerta ed i tassi

    Sul fronte dell’offerta, Facile.it ha rilevato che nei primi quattro mesi dell’anno le condizioni proposte dalle banche sono state nel complesso favorevoli, in particolare per i tassi fissi, con indici in calo trainati dalla diminuzione dell’IRS.

    Guardando alle migliori offerte** disponibili oggi per un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,87%, vale a dire una rata mensile di 589 euro.

    Indici ancor più vantaggiosi per i cosiddetti mutui green a tasso fisso (per immobili in classe A o B): in questo caso i tassi partono da un tasso TAN pari a 2,65% con una rata mensile di 574 euro.

    Il miglioramento delle condizioni ha riguardato anche i tassi fissi sulla surroga: oggi, chi vuole cambiare banca, può trovare offerte con indici TAN che, per un mutuo medio, partono da 3,05% pari ad una rata di 600 euro (che scende a 578 euro in caso di surroga green).

    Ancora fuori mercato invece l’offerta di tassi variabili: i migliori tassi partono da 4,60% ed una rata di circa 708 euro.

    * Osservatorio realizzato su un campione di oltre 22.000 richieste di mutuo raccolte online in Campania da Facile.it e Mutui.it a gennaio-aprile 2023/2024.

    ** Simulazioni effettuate su Facile.it in data 3 giugno 2024.

  • Mutui casa: in Calabria cresce la richiesta media (+1%)

    Aumenta l’importo medio richiesto dai calabresi per un mutuo; secondo l’analisi* di Facile.it e Mutui.it, nei primi sette mese del 2022 gli aspiranti mutuatari della Calabria hanno puntato ad ottenere, in media, 108.782 euro, vale a dire l’1,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi di interesse ma, nonostante questo, nella regione si continuano a chiedere finanziamenti per l’acquisto di un immobile; i rincari hanno però spinto molti aspiranti mutuatari a valutare nuove tipologie di mutuo tanto è vero che, a luglio 2022, il 27% delle domande di finanziamento raccolte da Facile.it in Calabria e presentate alle banche era per un mutuo a tasso variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 richiedenti su 10 puntavano al fisso.

    «Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile» spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta.»

    Le richieste di mutui a tasso fisso nel mese di luglio sono calate al 30% del totale, mentre la quota di quelle a tasso variabile si è attestata intorno al 41%.

    Cambia l’identikit del richiedente tipo; l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo in Calabria nei primi sette mesi del 2022 era pari a 38 anni e mezzo, valore in netto calo rispetto agli oltre 40 anni rilevati nel 2021.  Ad incidere sul calo dell’età media è stato l’aumento dei richiedenti under 36 calabresi che, nei primi sette mese dell’anno, hanno rappresentato il 45% della domanda. La durata media dei mutui è salita a 24 anni (era quasi 22 lo scorso anno); in calo, invece, il valore degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 154.000 euro (-6%).

    L’andamento provinciale

    Guardando alla richiesta dei mutui a livello provinciale emerge un andamento differenziato. L’area dove sono stati chiesti gli importi più elevati è quella di Catanzaro dove, nei primi sette mesi del 2022, chi ha presentato domanda per un mutuo ha puntato ad ottenere, in media, 115.233 euro.

    Seguono nella graduatoria la provincia di Reggio Calabria, dove la richiesta media è stata pari a 107.106 euro e, staccata di poco, quella di Cosenza (106.051 euro).

    Ultimo posto per Crotone, provincia nella quale gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere, sempre in media, 96.901 euro.

    Tassi in crescita

    Sul fronte dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa è aumentato. Secondo le simulazioni* di Facile.it, per un mutuo medio a tasso fisso (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) i tassi disponibili oggi online partono da circa il 2,60% (Taeg) con una rata mensile di 557 euro, vale a dire circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda invece al variabile, i tassi disponibili online per la simulazione sopra indicata partono da 1,29% (Taeg), con una rata iniziale da 480 euro, vale a dire circa 30 euro in più rispetto a dodici mesi fa.

    Gli indici dei tassi variabili con cap disponibili oggi online, infine, partono da 1,80% (Taeg), con una rata iniziale da 503 euro.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 6mila richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Calabria nei primi sette mesi del 2021 e 2022. Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 23 agosto 2022 e 27 agosto 2021.

     

  • Mutui casa: in Liguria cresce la richiesta media (+3,3%)

    Aumenta l’importo medio richiesto dai liguri per un mutuo; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, realizzata su un campione di quasi 11mila richieste di mutuo raccolte nella regione, nei primi sette mese del 2022 gli aspiranti mutuatari della Liguria hanno puntato ad ottenere, in media, 131.803 euro, vale a dire il 3,3% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi di interesse ma, nonostante questo, nella regione si continuano a chiedere finanziamenti per l’acquisto di un immobile; i rincari hanno però spinto molti aspiranti mutuatari a valutare nuove tipologie di mutuo tanto è vero che, a luglio 2022, il 34% delle domande di finanziamento raccolte da Facile.it in Liguria e presentate alle banche era per un mutuo a tasso variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 richiedenti su 10 puntavano al fisso.

    «Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile» spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta.»

    Le richieste di mutui a tasso fisso nel mese di luglio sono calate al 24% del totale, mentre la quota di quelle a tasso variabile si è attestata intorno al 41%.

    Cambia l’identikit del richiedente tipo; l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo in Liguria nei primi sette mesi del 2022 era pari a 38 anni, valore in netto calo rispetto ai 41 anni e mezzo rilevati nel 2021. Ad incidere sul calo dell’età media è stato l’aumento dei richiedenti under 36 liguri che, nei primi sette mese dell’anno, hanno rappresentato il 51% della domanda. La durata media dei mutui è salita a 25 anni (era 22 e mezzo lo scorso anno); in calo, invece, il valore degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa  182.025 euro (-5%).

    L’andamento provinciale

    Guardando alla richiesta dei mutui a livello provinciale emerge un andamento differenziato.

    La provincia che, nei primi sette mesi del 2022, ha registrato l’aumento più importante è quella di Genova, dove l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari è cresciuto del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, stabilizzandosi a 126.913 euro.

    Seguono nella graduatoria ligure Savona, che ha registrato un aumento del 3,1% (145.663 euro) e, a brevissima distanza, La Spezia (+3,0%, 132.820 euro).

    In valori assoluti, la provincia di Savona è quella dove, in media, si sono chiesti mutui di importo più elevato; Genova quella dove la richiesta media è stata più contenuta.

    Tassi in crescita

    Sul fronte dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa è aumentato. Secondo le simulazioni* di Facile.it, per un mutuo medio a tasso fisso (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) i tassi disponibili oggi online partono da circa il 2,60% (Taeg) con una rata mensile di 557 euro, vale a dire circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda invece al variabile, i tassi disponibili online per la simulazione sopra indicata partono da 1,29% (Taeg), con una rata iniziale da 480 euro, vale a dire circa 30 euro in più rispetto a dodici mesi fa.

    Gli indici dei tassi variabili con cap disponibili oggi online, infine, partono da 1,80% (Taeg), con una rata iniziale da 503 euro.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 11mila richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Liguria nei primi sette mesi del 2021 e 2022. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 5 aprile 2022 e 9 aprile 2021.

  • Mutui: boom per i variabili con cap

    È boom per i mutui variabili con cap; secondo l’analisi* di Facile.it Mutui.it l’aumento dei tassi di interesse sta cambiando sensibilmente il mercato tanto è vero che, a luglio 2022, circa 1 domanda di mutuo su 3 era per un variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 aspiranti mutuatari su 10 puntavano al fisso.

    «Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile» spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta.».

    mutui a tasso fisso, si legge nell’analisi realizzata dai due comparatori, nel mese di luglio sono calati al 24% del totale richieste, mentre la quota di quelli a tasso variabile si è attestata intorno al 42%.

    Tassi in aumento

    Sul fronte dell’andamento dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa. Secondo le simulazioni* di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV pari a 70%), i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 2,60% (era 1,10% dodici mesi fa), con una rata mensile di 557 euro, circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda invece al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 1,29% (era 0,80% dodici mesi fa), con una rata iniziale da 480 euro, circa 30 euro in più rispetto allo scorso anno.

    Sul fronte dei mutui variabili con cap, invece, gli indici (Taeg) partono da 1,80%, con una rata iniziale da 503 euro.

    Under 36 a rischio stop

    Nel 2022 i giovani hanno rappresentato una fetta fondamentale del mercato; il Fondo garanzia prima casa e i mutui al 100% hanno spinto molti Under 36 a chiedere un finanziamento tanto è vero che, da gennaio a luglio, 1 domanda su 2 è stata presentata da questa fascia di aspiranti mutuatari (erano il 35% del totale lo scorso anno).

    Attenzione, però, perché l’aumento dei tassi, che ha già obbligato le banche a fermare l’erogazione di mutui giovani 100% a tasso fisso, potrebbe nei prossimi mesi mettere a rischio anche quelli variabili e ibridi, che oggi rimangono l’unica soluzione a disposizione degli Under 36 che vogliono accedere ad un finanziamento agevolato.

    «Il Fondo garanzia prima casa è stato fondamentale nell’aiutare i giovani ad ottenere un finanziamento al 100% tanto è vero che nei primi sette mesi del 2022 quasi il 53% delle domande presentate da richiedenti con meno di 36 anni era legata alla garanzia statale», spiega Cresto. «Lo stop all’erogazione di questi mutui agevolati sarebbe un danno importante per l’intero settore».

    Identikit dell’aspirante mutuatario

    Cambia l’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo: nei primi sette mesi del 2022 l’età media dei richiedenti è scesa a poco meno di 38 anni, valore in netto calo rispetto ai 43 anni rilevati nel 2021. L’importo medio richiesto è aumentato del 2,1% su base annua, stabilizzandosi a 140.634 euro, mentre la durata media dei piani di ammortamento è salita a 25 anni (era 23 nel 2021). In calo, infine, il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 195.000 euro (-6% su base annua).

    Da gennaio a luglio è stato registrato un aumento dei mutui per l’acquisto della prima casa, che rappresentano circa il 78% delle domande di finanziamento raccolte online; causa aumento tassi, invece, sono crollate le domande di surroga, scese a meno del 10% del totale.

     

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 400.000 domande di finanziamento raccolte online da Facile.it e Mutui.it nei primi 7 mesi del 2021 e del 2022. Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 23 agosto 2022 e 27 agosto 2021.

  • Riforma Euribor? Sì, ma solo dal 2022

    Come riportato dai media da diversi mesi, l’Euribor, il parametro usato nei contratti di mutuo a tasso variabile pe indicizzare il tasso del finanziamento, si appresta a cambiare volto.

    Facile.it e Mutui.it hanno svolto un’analisi, insieme alla giornalista economica Rosaria Barrile, per chiarire alcuni punti. Il primo e più importante è che il nuovo Euribor non entrerà in vigore nel 2020, come è stato indicato da alcuni, bensì dal 2022 e, anche, non avrà un impatto elevato sui mutui già sottoscritti né sui costi delle banche.

    L’attuale metodo di calcolo

    In questo momento il sistema utilizzato per determinare l’Euribor si basa sulle dichiarazioni di una ventina di banche europee circa il valore dei tassi a cui si scambiano il denaro fra loro. Questo metodo, che in passato aveva portato ad alcuni episodi di manipolazione, verrà sostituito da un calcolo definito ibrido e basato su un mix di metodi che comprendono anche gli scambi effettivi avvenuti tra le banche.

    Il rinvio al 2022 del nuovo Euribor

    La transizione al nuovo parametro si è presentata fin da subito complessa a livello tecnico tanto che a febbraio 2019 il Parlamento e il Consiglio UE hanno deciso di accordare una proroga a chi deve fornire informazioni su parametri ritenuti critici, dando loro tempo fino al 31 dicembre 2021. Il nuovo sistema di calcolo dovrebbe garantire valori corrispondenti all’andamento reale dell’Euribor, come spiega Anna Vizzari di Altroconsumo. «È previsto che vengano presi in considerazione solo i tassi delle banche che hanno registrato nella giornata o nei quattro giorni precedenti una transazione. Quindi si metteranno in ordine i tassi registrati, dal più basso al più alto, si prenderanno i quattro valori centrali della lista e su questi verrà calcolata una media semplice. Poi saranno applicati dei meccanismi correttivi, basati sui dati rilevati per le medesime scadenze nei giorni antecedenti, al fine di limitare la volatilità dell’indicatore e, infine, saranno presi in esame anche i tassi interbancari registrati sugli altri mercati».

    Il panel di banche che dovrà fornire tali valori viene individuato dall’EMMI (società che cura la piattaforma dell’Euribor): sarà formato dagli istituti che hanno una partecipazione attiva sul mercato monetario dell’euro e saranno provenienti da almeno tre Paesi diversi. «Si tratta comunque di una definizione limitata visto che sarebbero appena una cinquantina di banche», puntualizza Vizzari. «Un numero davvero piccolo se paragonato al totale degli istituti di credito europei, solo in Italia ce ne sono più di 700. Vista l’attuale situazione del mercato interbancario, dove gli scambi sono molto ridotti, la riforma rischia di non portare grossi cambiamenti rispetto al sistema attuale».

    L’impatto sulla rata del mutuo

    Formalmente per chi ha un contratto in corso non cambierà nulla e i finanziamenti a tasso variabile continueranno ad essere agganciati al nuovo Euribor; la forbice tra i valori del vecchio e del nuovo parametro potrebbe attestarsi tra 1 e 5 punti base, variazione sostanzialmente impercettibile sulle rate mensili del finanziamento.

    A fornire una conferma in questo senso è Lea Zicchino, partner della società di consulenza Prometeia: «Per chi ha un mutuo in corso non cambierà nulla perché fino al 2022 verrà utilizzato l’attuale sistema di calcolo. La fase di transizione al nuovo Euribor riguarda esclusivamente gli addetti ai lavori che dovranno capire come far funzionare nel concreto in modo efficiente il nuovo metodo. È bene precisare che in questo momento gli scambi tra le banche sul mercato sono fatti in numero contenuto proprio perché la Bce ha già garantito abbondanza di liquidità. Nel momento in cui gli scambi di liquidità tra banche dovessero essere più frequenti, il valore del nuovo Euribor potrebbe cambiare».

    Anche se ciò dovesse accadere, difficilmente la nuova metodologia potrebbe avere però un impatto repentino sulla rata del mutuo, come spiega Zicchino: «Qualora l’Euribor dovesse aumentare in misura importante per effetto del nuovo metodo, la banca stessa potrebbe accollarsi il costo rinunciando a una parte dello spread applicato o, in caso contrario, esiste sempre la possibilità per il cliente di rinegoziare il mutuo».

    Cosa cambia per chi ha un mutuo in corso?

    Secondo il Presidente di Adusbef, Antonio Tanza: «Il cambiamento varrà per i nuovi mutui, ma già attualmente, sulla scorta di una direttiva europea, le banche dovrebbero indicare nei contratti anche il sostituto dell’Euribor. Per quanto attiene ai rapporti preesistenti cambierà la metodologia attraverso la quale il nuovo parametro verrà determinato, ma non la natura dello stesso: circostanza che probabilmente non obbligherà le banche a rivedere e aggiornare tutti i contratti attualmente in vigore».

    Abi: nessun impatto sulle banche e sui costi dei mutui

    Secondo uno studio condotto a livello europeo dalla società di consulenza Boston Consulting Group (Bcg), la riforma potrebbe cogliere impreparate molte banche che ancora non hanno messo bene a fuoco la questione. In sintesi, secondo un calcolo effettuato a fine agosto dalla società, il passaggio al nuovo Euribor e al tasso Estr (che sostituisce l’Eonia) rischierebbe di presentare al sistema finanziario italiano un conto da 1,5 fino a 2 miliardi di euro.

    Ma tale ipotesi è stata del tutto smentita da Abi che ha escluso non solo che vi possano essere costi esorbitanti dovuti a tale adeguamento, ma anche che vi sia la necessità di rinegoziare i mutui e che possa verificarsi un aumento dei loro costi come diretta conseguenza dell’adeguamento al Regolamento europeo sugli indici. Ad affermarlo è Pierfrancesco Gaggi, Responsabile Abi del Servizio rapporti con le associazioni europee e attività internazionali:  «Abbiamo avuto modo di confrontarci con Boston Consulting Group e non ci siamo ritrovati con le loro stime sui costi che le banche dovrebbero sostenere per introdurre le modifiche metodologiche determinate dal Regolamento Benchmark del 2016: anche loro hanno convenuto che le stime riguardavano un campione di banche europee che probabilmente non riflette la realtà delle banche italiane. Per quanto riguarda l’Euribor, a parte le due banche italiane che fanno parte del panel che fornisce i dati sulla cui base viene calcolato il benchmark, tutte le altre continueranno a ricevere i dati giornalieri come prima del cambio di metodologia. Non vediamo quindi quali sarebbero i costi che le banche dovrebbero sostenere per l’utilizzo dei due indici riformati nel rispetto del Regolamento. Se qualche costo si può intravedere, esso riguarda l’introduzione, resa obbligatoria dallo stesso Regolamento sugli indici, nei contratti esistenti di una nuova clausola (oltre che in quelli nuovi) che indichi un indice di riserva da utilizzare nel caso in cui quello principale utilizzato nel contratto non possa più essere calcolato per una qualsiasi ragione. Ma questi indici di riserva devono ancora essere individuati dal Gruppo di lavoro degli esperti che, sotto la guida della Bce, lavora al progetto. E non pensiamo davvero che una comunicazione per integrare i contratti esistenti con una clausola aggiuntiva possa avere costi così elevati. Non prevediamo dunque nessuna rinegoziazione dei mutui, né aumenti dei loro costi dovuti all’adeguamento al Regolamento europeo sugli indici».

  • Aumento del petrolio: possibili ripercussioni sui mutui?

    A causa dell’improvvisa impennata del prezzo del petrolio i consumatori italiani potrebbero fare i conti con molti aumenti, non solo quello della benzina. Qualora la situazione critica dovesse perdurare a lungo i rincari potrebbero riguardare anche settori apparentemente distanti, come quello dei mutui. Facile.it e Mutui.it hanno cercato di capire come l’aumento del prezzo del greggio possa riflettersi sui mutuatari e aspiranti tali; ecco cosa è emerso.

    Le possibili conseguenze sulla domanda di mutui

    Qualora il prezzo del petrolio rimanesse alto per molto tempo, ciò potrebbe determinare un aumento del costo di produzione e movimentazione delle merci. Considerato che nel nostro Paese l’85% dei trasporti commerciali avviene ancora su gomma*, l’impatto sul potere d’acquisto e capacità di risparmio delle famiglie sarebbe notevole. Avere meno risorse da destinare alla rata mensile o all’acquisto di un immobile sono elementi che ovviamente incidono negativamente sulla domanda di mutui.

    «È bene considerare che eventi di portata straordinaria come quello verificatosi pochi giorni fa hanno una correlazione, sia pur indiretta, con vari aspetti dell’economia familiare perché, alla lunga, potrebbero innescare reazioni a catena tali da condizionare le scelte fatte dai consumatori come, ad esempio, quella legata all’acquisto di una casa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it.

    Le possibili conseguenze sull’offerta di mutui

    Rispetto alle possibili conseguenze dal punto di vista dell’offerta dei mutui, sebbene nel breve periodo siano da escludere eventuali cambiamenti, alla lunga l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe mettere la BCE di fronte ad una scelta difficile.

    Se a seguito del caro petrolio si verificasse un aumento dell’inflazione ritenuto positivo dalla BCE, ciò potrebbe spingere l’Istituto ad alleggerire le politiche adottate negli ultimi anni e far salire più rapidamente i tassi di interesse, che influenzano inevitabilmente IRS ed Euribor e quindi anche gli indici applicati ai mutui concessi alle famiglie per l’acquisto della casa.

    È possibile però anche un altro scenario. Se la BCE dovesse ritenere che l’inflazione abbia creato un peggioramento delle condizioni generali ed un impatto negativo sulla crescita europea, potrebbe decidere di allungare le politiche di stimolo monetario adottate oggi, mantenendo ancora più a lungo le condizioni estremamente vantaggiose sul fronte dei tassi.

    Un’opzione, quest’ultima, che farebbe felici sia coloro che hanno già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, sia coloro che sono intenzionati a comprare casa e potrebbero contare su tassi molto favorevoli.

     

    *Dati Coldiretti

     

     

  • Mutui casa: quali gli effetti delle nuove politiche BCE?

    Nuovo Quantitative Easing, taglio dei tassi sui depositi presso l’Eurotower e aumento della durata delle Tltro; sono questi alcuni dei punti principali tracciati da Draghi relativamente al nuovo programma di politiche monetarie adottato dalla Banca Centrale. Ma quali i possibili effetti su mutuatari e aspiranti mutuatari italiani? Ecco l’analisi Facile.it e Mutui.it.

    Cosa cambia per chi ha già un mutuo

    L’annuncio di un nuovo Quantitative Easing per una durata indefinita, insieme alla volontà della BCE di mantenere i tassi “ai livelli attuali o più bassi” fino all’avvicinamento dell’obiettivo inflazionistico (2%) è una buona notizia per tutti coloro che hanno già sottoscritto un finanziamento. «Chi ha un mutuo variabile potrà continuare a godere delle condizioni estremamente favorevoli del mercato per un periodo ancora più lungo di quanto non ci si aspettasse anche solo qualche giorno fa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Chi ha un mutuo a tasso fisso, invece, potrebbe approfittare di una nuova finestra per surrogare il proprio finanziamento e ridurre così il peso degli interessi. Guardando ai tassi attuali, chi ha sottoscritto un mutuo a gennaio 2019, surrogandolo oggi potrebbe risparmiare 500 euro l’anno di interessi».

    Cosa cambia per gli aspiranti mutuatari

    La volontà della BCE di continuare a iniettare denaro nel sistema e adottare una politica espansiva per un lungo periodo di tempo è una buona notizia anche per tutti coloro che stanno valutando l’acquisto di un immobile. Da un lato l’allungamento della durata delle Tltro, che potrebbe aumentare la capacità delle banche aderenti di finanziare l’economia reale; dall’altro il nuovo Quantitative Easing, che potrebbe contribuire ad abbassare il costo di finanziamento per le banche italiane e che, a loro volta, potrebbero scegliere di ridurre gli spread applicati ai nuovi mutui. Da questo punto di vista, un segnale incoraggiante è arrivato già ieri, dopo l’annuncio della BCE, con lo spread italiano sceso al di sotto dei 140 punti base; qualora i valori dovessero restare a lungo su livelli così bassi, questo potrebbe generare un effetto virtuoso con conseguenze positive per le tasche dei futuri mutuatari.

    I tassi ai minimi potrebbero non essere sufficienti

    Se da un lato le misure sono una buona notizia lato offerta, bisogna considerare che questo ulteriore taglio dei tassi nasce dall’esigenza di rilanciare un’economia europea considerata in difficoltà. Le misure annunciate dalla BCE potrebbero quindi non essere sufficienti a dare un nuovo impulso alla domanda di mutui in Italia. «In questa prima parte dell’anno i tassi dei mutui sono calati facendo segnare nuovi record storici eppure, secondo i dati ufficiali, le richieste di finanziamento sono diminuite», spiega Cresto. «Un segnale evidente – così come sottolineato dallo stesso Draghi – di come le politiche monetarie della BCE, da sole, non siano sufficienti a rilanciare la domanda e ora spetta alle politiche fiscali adottate dai singoli stati stimolare il mercato».

  • Mutui: richiesta in aumento del 4% nel primo semestre. Tassi ancora in calo, ma le banche aumentano gli spread

    Aumenta l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari, cresce quello effettivamente erogato dagli istituti di credito e calano i tassi di interesse; sono queste alcune delle evidenze emerse dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, che ha tracciato un bilancio sull’andamento del mercato dei mutui nel primo semestre dell’anno analizzando un campione di oltre 60.000 richieste raccolte dai due portali tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2019.

    Importi richiesti ed erogati in aumento

    Il primo segnale positivo è quello relativo agli importi; nei primi sei mesi del 2019 la richiesta media presentata agli istituti di credito è cresciuta del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, stabilizzandosi a 132.603 euro. In aumento, anche seppur in misura più contenuta, l’importo medio erogato dalle banche, pari a 128.681 euro, vale a dire l’1% in più rispetto al primo semestre 2018.

    «L’aumento moderato dell’importo medio erogato può essere letto in funzione di una maggiore prudenza da parte delle banche, soprattutto verso le pratiche di mutuo legate a finanziamenti ad alto LTV», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Nonostante questo, però, la tendenza a concedere credito nel corso del primo semestre è stata complessivamente positiva e ci aspettiamo possa continuare a crescere ulteriormente nella seconda parte dell’anno, anche grazie al calo dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi.».

    Stabile, invece, la durata media dei mutui richiesti; chi ha presentato domanda di finanziamento in questa prima parte del 2019 ha puntato a un piano di ammortamento in 22 anni.

    Nuovi record per Irs e Euribor, ma salgono gli spread

    Dal punto di vista dell’offerta di nuovi mutui, il primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da un calo dei tassi di interesse, soprattutto quelli fissi. Determinante, da questo punto di vista, è stata la caduta dell’indice europeo IRS; prendendo in esame l’andamento di quello a 20 anni, da gennaio a giugno il suo valore sì è quasi dimezzato passando da 1.30 a 0.73 e toccando nei primi giorni di luglio il suo minimo storico, 0.64. Calo mitigato in parte dalle politiche delle banche che, al contrario, hanno ritoccato al rialzo i loro spread; se si guarda alle migliori proposte a tasso fisso, da gennaio a giugno gli spread bancari sono cresciuti, in media, in una forbice compresa tra i 10 e i 40 punti base.

    Al netto delle politiche bancarie, i TAEG offerti alla clientela sulle nuove erogazioni a tasso fisso sono comunque diminuiti nel corso del primo semestre; a giugno 2019, per un mutuo fisso da 124.000 euro da restituire in 25 anni, il Tasso Annuo Effettivo Globale è risultato più basso tra i 25 e i 55 punti base rispetto a gennaio; vale a dire un risparmio mensile compreso tra i 15 e i 30 euro.

    Anche sul fronte dell’offerta di nuovi mutui a tasso variabile, il primo semestre del 2019 è stato caratterizzato da un nuovo record storico per l’indice Euribor che è tornato a calare dopo 3 anni di stabilità; a giugno 2019, l’Euribor a 1 mese è sceso a -0.39. Sui mutui a tasso variabile la politica in termini di spread applicato dalle banche è stata meno uniforme; non tutte hanno ritoccato il valore e anzi, in alcuni casi, è stato ridotto, mentre per chi è intervenuto al rialzo, l’aumento è stato più morbido, compreso tra i 10 e i 20 punti base.

    Scelta del tasso, vince ancora il fisso

    Continua a crescere la percentuale di italiani che sceglie il tasso fisso; guardando alle richieste di mutuo presentate nel primo semestre dell’anno, l’85% di chi ha fatto domanda di finanziamento ha puntato ad ottenere una rata costante nel tempo; erano il 75% nel primo semestre del 2018.

    La percentuale è ancor più alta se si guarda ai mutui effettivamente erogati; in questo caso, il 90% di coloro che hanno ottenuto il finanziamento nel primo semestre ha optato per un tasso fisso; erano l’80% lo scorso anno.

    Il profilo del richiedente: aumentano gli under 30

    Guardando alle richieste di mutuo emerge che, nel primo semestre, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, in media poco meno di 41 anni, valore in lieve calo rispetto al primo semestre 2018, quando l’età media era pari a 41 anni e 4 mesi.

    Determinante nella riduzione di questo parametro è stato l’aumento del peso percentuale degli aspiranti mutuatari under 30, passati dal 13,6% al 14,4%.

  • Case per investimento: Milano sorpassa Roma

    Milano e Roma sono le aree italiane più richieste da chi vuole investire in un immobile da mettere a reddito tanto che, secondo il focus realizzato da Facile.it e Mutui.it, nel 2018 il 26% delle domande di mutuo seconda casa presentate in tutto il Paese era destinato all’acquisto di una abitazione in una delle due province.

    Se però – si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 26mila richieste di mutuo per acquisto* – nel 2017 era Roma ad attirare maggiormente l’attenzione degli investitori, il 2018 ha visto un cambio al vertice e lo scettro è passato a Milano.

    Milano la più richiesta

    Analizzando le sole domande di mutuo seconda casa raccolte tramite Facile.it e Mutui.it emerge che, nel 2018, il 14% di queste era destinato all’acquisto di un immobile ubicato a Milano e provincia; valore in aumento di quasi 1 punto percentuale rispetto al 2017. Nello stesso arco temporale, invece, Roma ha visto diminuire il peso percentuale delle richieste di mutuo seconda casa, passato dal 14,6% al 12,1%.

    «Negli ultimi anni Milano è stata oggetto di un importante piano di riqualificazione e rigenerazione urbana che ha dato un fortissimo slancio al mercato immobiliare, anche per quanto riguarda l’acquisto di seconde case da mettere a reddito tanto che oggi i mutui seconde case rappresentano, a Milano, il 7% del totale richieste presentante alle banche meneghine», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it «Determinante nel sorpasso della Capitale è stata la capacità da parte dell’area milanese di attirare sempre più investitori non residenti.».

    Se si continua a scorrere l’analisi delle domande di mutuo seconda casa a Milano e provincia, emerge che nel 2018 ben 1 richiesta su 3 è stata presentata da un investitore non residente (33%), valore in aumento di 4,5 punti percentuali rispetto al 2017. Guardando invece alle richieste registrate su Roma, emerge che solo 1 aspirante proprietario su 10 proviene da oltre i confini provinciali, dato comunque anch’esso in aumento rispetto al 2017 sia pur in maniera meno marcata rispetto a ciò che è stato evidenziato a Milano.

    Roma la più costosa

    Differenze significative tra Milano e Roma emergono anche analizzando il profilo di chi ha presentato domanda di mutuo per l’acquisto di una seconda casa. La Capitale rimane prima in classifica per quanto riguarda l’importo medio richiesto; qui, nel 2018, gli investitori che hanno provato ad ottenere un mutuo puntavano ad ottenere, in media, 148.331 euro da destinare all’acquisto di un immobile di valore pari, sempre mediamente, a 235.514 euro (LTV 63%), con un piano di restituzione di 21 anni. Importi più contenuti per Milano, dove la richiesta media à stata pari a 143.157 euro da restituire in 20 anni e destinata all’acquisto di un immobile dal valore pari a 219.063 euro (LTV 65%).

    In entrambe le province i richiedenti hanno cercato di garantirsi per tutta la durata del mutuo un tasso fisso, approfittando degli indici esternamente bassi; scelta fatta da più di 8 richiedenti su 10 tanto a Roma quanto a Milano.


     

     

    * Campione analizzato: 26.033 richieste di mutuo per acquisto raccolte tramite Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2018 al 31/12/2018.

  • Mutui: il 2% di quelli richiesti arriva da italiani espatriati

    Sono circa cinque milioni gli italiani residenti all’estero, ma non pensiate vogliano chiudere i ponti con le loro origini, anzi. Secondo un’analisi condotta da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 21.000 domande di finanziamento presentate nel corso dello scorso anno, il 2% dei mutui richiesti in Italia nel 2018 faceva capo ad un italiano che, sia pur ormai residente all’estero, voleva acquistare casa nel Belpaese.

    Uno dei dati che più colpisce nei numeri evidenziati dai due portali è come ben il 40% degli espatriati che vuole comprare casa in Italia punti ad un vero e proprio ritorno alle origini e voglia acquistare nella regione in cui è nato. Il valore è ancora superiore a Roma, Palermo e Napoli dove arriva a sfiorare il 60%.

    «Gli aspiranti mutuatari di nazionalità italiana, ma residenti all’estero, che cercano casa nel nostro Paese», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it «sono solitamente persone con redditi piuttosto buoni, tali da consentire di ottenere finanziamenti senza troppi problemi e, anche, di ripagare quanto ottenuto dalla banca in tempi decisamente rapidi».

    Le parole di Cresto trovano immediata conferma nei dati. Se si confrontano i valori di un mutuo “medio” per l’acquisto con quelli di un mutuo per l’acquisto per residenti all’estero si vede che nel primo caso la cifra che si punta ad ottenere è pari a poco meno di 135.000 euro mentre, nel secondo, supera i 187.000 euro. Nonostante questo, però, il tasso di accettazione per i mutui di acquisto richiesti da chi vive in Italia è pari al 3,94%, mentre per gli italiani che risiedono all’estero arriva a superare il 6,40%.

    Notevole la differenza anche dei tempi di restituzione; se il mutuo classico ha un piano di ammortamento medio di poco inferiore ai 23 anni, per quello di un acquisto per residenti all’estero supera di un soffio i 19 anni.

    Ultima nota da evidenziare, fra i numeri raccolti da Facile.it, quella legata all’LTV, ovvero il valore dell’immobile che si cerca di finanziare con il mutuo. Per i mutui di acquisto dei residenti in Italia questo dato è pari al 72%, percentuale decisamente superiore al 67% che caratterizza invece i mutui richiesti da chi, pur con nazionalità italiana, oggi risiede in altre nazioni.

    «Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare», continua Cresto, «gli italiani che risiedono all’estero ma cercano casa in Italia non sono affatto persone ormai prossime alla pensione; la loro età media è di appena 40 anni. Piuttosto sembrano essere giovani professionisti che, al di fuori dei nostri confini nazionali, hanno raggiunto una solidità economica tale da consentirgli di acquistare casa nel loro Paese di origine, sia per investimento o, anche, per le proprie vacanze o, ancora, in previsione di un rientro futuro».

  • Mutui: richiesta in aumento del 3% nel 2018, ma attenzione ai tassi in salita

    Il 2018 è stato un anno positivo sul fronte dei mutui, con tassi ancora a valori estremamente bassi e tutti i principali indicatori in crescita; è questo il quadro complessivo emerso dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di oltre 40.000 domande di mutuo raccolte da gennaio a dicembre 2018, hanno tracciato un bilancio dell’anno appena trascorso.

    Crescono gli importi richiesti e quelli erogati

    Il primo dato positivo è quello relativo alle somme richieste, che nel 2018 sono aumentate; gli aspiranti mutuatari, si legge nell’analisi, hanno cercato di ottenere, in media, 132.453 euro, vale a dire il 3,3% in più rispetto al 2017. All’aumento dell’importo medio richiesto ha corrisposto, seppur in misura più limitata, una crescita delle somme effettivamente concesse; il taglio medio erogato dagli istituti di credito nel corso dello scorso anno è stato pari a 128.886 euro (+0,5% rispetto al 2017).

    Altro dato positivo è quello relativo al Loan To Value (LTV), vale a dire la percentuale del valore dell’immobile che si cerca di finanziare tramite mutuo. Questo parametro è passato dal 61% del 2017 al 69% del 2018 per ciò che riguarda le richieste e dal 60% al 65% per quanto concerne gli erogati. Segnale di una politica meno rigida da parte delle banche su cui ha senza dubbio avuto un ruolo importante anche il Fondo Garanzia Prima Casa, che ha permesso lo scorso anno a numerosi istituti di credito di finanziare operazioni di acquisto con LTV elevato, anche fino al 100%; da capire quali saranno, nel 2019, gli effetti dell’assenza di questo importante strumento di accesso al credito.

    Leggermente maggiore, anche, l’età media dei richiedenti (passata da 40 a 41 anni) mentre è rimasta stabile la durata media dei piani di ammortamento richiesti (poco più di 22 anni).

    Tassi di interesse in aumento sulle nuove erogazioni nel 2018

    Dal punto di vista dei tassi gran parte del 2018 è stato caratterizzato da un livello estremamente basso degli indici, sia fissi che variabili, condizione garantita dalla sostanziale stabilità di EURIRS ed EURIBOR (i parametri che guidano l’andamento, rispettivamente, dei mutui fissi e variabili).

    A partire dal mese di ottobre, però, per quanto riguarda le nuove richieste di mutui a tasso fisso di lunga durata, qualcosa è cambiato e alcuni istituti di credito hanno iniziato a ritoccare verso l’alto i loro spread (e quindi il tasso finale per il cliente) con incrementi nell’ordine dei 20 punti base.

    Anche i nuovi mutui erogati a tasso variabile, in alcuni casi, hanno visto un lieve rialzo degli spread bancari applicati, ma su queste operazioni di finanziamento l’incremento è stato più limitato e, quando presente, comunque inferiore ai 10 punti base.

    Il 2019 inizia con nuovi aumenti, solo in parte mitigati dall’EURIRS

    Il trend registrato negli ultimi mesi del 2018 si è confermato anche nel 2019; durante i primi giorni del nuovo anno alcuni istituti di credito hanno nuovamente ritoccato verso l’alto, con aumenti sempre nell’ordine dei 10-20 punti base, gli spread applicati ancora una volta ai nuovi mutui a tasso fisso di lunga durata; aumenti che però sono stati mitigati, almeno in parte, dal calo dell’EURIRS. Importante notare come alcuni istituti di credito, in controtendenza, abbiano invece approfittato del contesto per adottare strategie commerciali più espansive, scegliendo di mantenere inalterati i loro spread.

    «Nonostante i lievi rincari dei tassi registrati a fine anno sui nuovi mutui – che su un taglio medio si traducono in un aumento degli interessi nell’ordine di pochi euro al mese – il 2018 è stato un ottimo anno per chi ha richiesto ed ottenuto un mutuo e ci aspettiamo altrettanto per il 2019», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it «Per evitare di pagare più del dovuto, però, viste le differenti strategie di tasso applicate dalle banche, è quanto mai fondamentale confrontare le offerte di più istituti di credito; solo in questo modo è possibile garantirsi i migliori tassi attualmente disponibili che, di fatto, sono comunque ancora molto vicini ai minimi storici ed estremamente convenienti».

    Sempre più italiani scelgono il fisso, ma quanto conviene?

    Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it anche per il 2018 il tasso fisso si conferma re indiscusso del mercato italiano dei mutui, con ben otto aspiranti mutuatari su dieci che si sono orientati verso questa tipologia di finanziamento (erano il 73% nel 2017). Interessante notare, inoltre, come nei mesi compresi tra luglio e dicembre la percentuale di richiedenti mutuo a tasso fisso sia ulteriormente salita, sfondando il muro dell’80% e raggiungendo il suo picco a novembre (87%). Dati che riflettono con chiarezza come le note vicende legate all’aumento dello spread Btp-Bund e le tensioni dei mercati abbiano spinto molti aspiranti mutuatari a rifugiarsi nel tasso fisso. Una scelta che però, almeno nel breve periodo, potrebbe rivelarsi poco premiante se si considera che, dati alla mano, il tasso variabile consente, a parità di cifra erogata, ancora importanti risparmi sulla rata.

    Le surroghe

    Anche per il 2018 le surroghe hanno avuto un peso importante sul totale delle richieste; dai dati raccolti da Facile.it emerge che circa un mutuo su quattro (sia considerando i richiesti, sia gli erogati) erano legati a questa finalità, con un picco registrato nei mesi di maggio e giugno (27%). Il dato più significativo, però, emerge analizzando i valori relativi alle richieste degli ultimi mesi dello scorso anno, caratterizzati da un calo sensibile delle surroghe; a novembre la percentuale è scesa al 19,5% mentre a dicembre si è toccato il valore minimo del 2018, 16,6%, percentuale confermata anche dai primi dati parziali registrati nel 2019.

    «L’effetto più evidente degli aumenti degli spread bancari applicati sui nuovi mutui a tasso fisso è proprio il calo del peso percentuale delle domande di surroga; rispetto a settembre 2018, di fatto, la convenienza economica a sottoscrivere un prodotto diverso surrogando oggi è ridotta. Continua certamente ad aver senso, invece, il cambiare tipologia di tasso da fisso a variabile o viceversa se si sceglie di avere una diversa esposizione personale al rischio di eventuali aumenti dell’Euribor» conclude Cresto.

     

     

     

     

  • Mutui: il 12% delle richieste arriva da cittadini stranieri

    Aumentano le richieste di mutuo presentate in Italia da cittadini stranieri; è questa la prima evidenza emersa dall’analisi di Facile.it e Mutui.it secondo cui, nei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di aspiranti mutuatari stranieri è stata pari a quasi il 12% del totale, valore in aumento di circa due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017, quando il dato era inferiore al 10%.

    In calo – si legge nell’indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite i due portali* – sia l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari stranieri, sceso a 117.340 euro (-1,2%), sia il valore medio degli immobili da acquistare, stabilizzatosi a 157.281 euro (-7,2%).

    Le nazionalità dei richiedenti

    Guardando alle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri, emerge che il 35% proviene da richiedenti di Paesi extra europei. Le prime tre posizioni nella graduatoria delle singole nazionalità rimangono invariate rispetto alla scorso anno; al primo posto si trovano i richiedenti della Romania, cui fa capo il 21,64% delle domande, seguiti da quelli di Albania (11,97%) e Moldavia (6,86%). Il quarto posto, invece, quest’anno è occupato dai richiedenti del Marocco (4,58%); una comunità ben radicata sul territorio italiano, ma fino allo scorso anno assente dalle prime posizioni. Slittano al quinto e sesto posto, rispettivamente, i richiedenti della Germania (4,09%) e della Svizzera (4,04%); nonostante la grande numerosità della comunità cinese in Italia, se si tratta di richiesta mutui per immobili siti nel nostro Paese, i cittadini della Repubblica Popolare sono appena diciannovesimi.

    Per comprendere al meglio i dati è necessario tener presente che, seppur non vi siano delle procedure differenti per gli aspiranti mutuatari di nazionalità estera, alcuni istituti di credito considerano la residenza italiana come elemento fondamentale ai fini dell’erogazione del finanziamento e, in alcuni casi, potrebbero richiedere anche un periodo minimo di residenza nel Belpaese, che può variare tra i due e i cinque anni.

    Importi medi richiesti e LTV

    Interessante notare come, a seconda della nazionalità presa in esame, cambino notevolmente gli importi richiesti agli istituti di credito. Gli aspiranti mutuatari di origine rumena, albanese e moldava, ad esempio, nel corso dei primi 10 mesi del 2018 hanno cercato di ottenere, in media, circa 112.000 euro, mentre i richiedenti di nazionalità marocchina si sono orientati su un taglio medio di poco superiore ai 92.000. I valori aumentano se si analizzano le domande presentate da cittadini provenienti da paesi più ricchi; gli aspiranti mutuatari svizzeri, ad esempio, hanno cercato di ottenere finanziamenti di importo pari a circa 134.00 euro, mentre quelli tedeschi hanno chiesto poco più di 140.000 euro. Valori medi ancor più alti per i richiedenti francesi o inglesi; rispettivamente circa 150.000 euro e più di 160.000 euro.

    A cambiare in base alla nazionalità è anche il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto (Loan To Value); gli aspiranti mutuatari di Romania, Albania, Moldavia e Marocco, ad esempio, hanno cercato di finanziare tramite mutuo, in media, circa l’80% dell’immobile, mentre se si guarda alle domande di mutuo presentate da cittadini svizzeri, francesi o inglesi, la percentuale di immobile che si intende finanziare è pari a circa il 68%.

    Dove si chiede il mutuo

    Analizzando la provenienza geografica delle richieste presentate nel corso dei primi 10 mesi dell’anno, emerge un quadro coerente con la distribuzione delle comunità straniere sul territorio italiano. Al primo posto si posiziona la Lombardia, area dalla quale sono arrivate quasi un terzo delle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri (31%) tramite Facile.it e Mutui.it. Seguono il Veneto, da cui provengono il 13% delle richieste di finanziamento, il Lazio (12%) e l’Emilia Romagna (11%).

    Gli importi erogati

    Riducendo l’analisi ai soli mutui effettivamente erogati nel corso dei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di finanziamenti concessi a cittadini stranieri è pari all’8% del totale, valore anch’esso comunque in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2017, quando era pari al 7,2%.

    L’importo medio erogato ai mutuatari stranieri è stato pari a circa 112.300 euro, necessario a coprire, in media, il 73% del valore dell’immobile.

     

     

    * Indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite Facile.it e Mutui.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 ottobre 2017 e tra l’1 gennaio 2018 e il 31 ottobre 2018.

  • Mutui: erogato in aumento nei grandi centri, ma in provincia si riduce

    Il mercato immobiliare italiano sta vivendo un momento molto particolare; in alcuni comuni i prezzi hanno ripreso salire, in altri sono ancora stabili e in tutti, complici i tassi favorevoli applicati dalle banche, gli italiani cercano di comprare casa. Ma come si differenzia il settore dei mutui fra grandi e piccoli centri? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato oltre 25.000 richieste di finanziamento e relative erogazioni presentate fra il 1 gennaio 2017 ed il 30 giugno 2018, evidenziando come nei comuni con più di 250.000* abitanti gli importi medi erogati siano aumentati del 7% arrivando, nel primo semestre 2018, a 150.923 euro, ma nei piccoli centri siano diminuiti dell’1,5% (importo medio 116.388 euro).

    In provincia si sogna, ma poi ci si scontra con la realtà

    L’analisi è partita dalle richieste di finanziamento e ha potuto mettere in luce come, sia in provincia sia in città, nel corso dell’ultimo anno il desiderio di acquistare casa non sia cambiato.

    Nel primo semestre del 2017 la richiesta media presentata agli istituti da chi voleva comprare un immobile sito in un comune con meno di 250.000 abitanti era pari a poco più di 120.000 euro, 146.000 nei grandi centri; importi rimasti pressoché identici anche nel primo semestre dell’anno in corso.

    Complice la riduzione media dei valori immobiliari, pari a circa 10.000 euro tanto in provincia quanto in città, ad aumentare in entrambi i casi è l’LTV, ovvero la percentuale di valore della casa che si è provato a finanziare tramite il mutuo; nei piccoli comuni è passata dal 65% al 68%; dal 65% al 67% nei grandi.

    Da notare, però, come cambi sostanzialmente la proporzione grandi – piccoli centri sul totale mutui quando si passa dalle richieste agli erogati. Nel primo caso, fatto 100 l’insieme delle domande di finanziamento, quelle legate ad immobili che si trovano in piccoli centri rappresentano il 74% del totale, ma quando dalle domande si passa alle erogazioni la percentuale scende notevolmente e si ferma poco sopra al 68%.

    Il problema della perizia

    «Negli ultimi dieci anni gli immobili hanno perso buona parte del loro valore; soprattutto in alcune province», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Una discesa così marcata genera differenza fra le aspettative di chi compra o vende e i reali valori di mercato. In virtù della normativa vigente, inoltre, per le stime peritali le banche si avvalgono di società certificate che devono necessariamente basare le loro valutazioni sui valori indicati dall’Agenzia del Territorio o altre fonti istituzionali. Il risultato è che, a volte, le perizie possono essere molto distanti dall’idea di valore che si erano fatti gli aspiranti mutuatari e ciò si traduce nella concreta possibilità di ottenere cifre inferiori alle aspettative o, per alcuni, addirittura nel non poter far fronte all’acquisto».  

    I valori degli immobili, però, in molti comuni hanno smesso di scendere e in alcuni stanno addirittura tornando a crescere, sia pur lentamente. Questa è una buona notizia, anche se gli incrementi odierni saranno riscontrabili nelle perizie solo l’anno prossimo in quanto le tabelle in uso oggi fanno riferimento al 2° semestre 2017.

    Le parole di Cresto trovano riscontro nelle cifre delle erogazioni. Se per immobili siti in comuni con meno di 250.000 abitanti, a fronte di una richiesta pari a 120.189 euro, nel primo semestre del 2017 le banche hanno erogato mediamente 118.107 euro, nel primo semestre del 2018 la cifra è scesa a 116.388 euro (richiesta media 120.009 euro). Di contro a fronte di una domanda pari a 146.792 euro, nelle grandi città sono stati erogati 140.955 euro nel primo semestre 2017 e 150.923 euro nei primi sei mesi del 2018 (richiesta media pari a 146.540 euro)

     

     

    * Sono stati considerati come comuni con oltre 250.000 abitanti i seguenti centri: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Genova, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Verona.

     

     

  • Mutui: possibili aumenti per i futuri richiedenti se rimanesse alto lo Spread Btp – Bund

    La situazione economica in Italia sta vivendo un momento particolare; dopo un lungo periodo in cui le Banche hanno giocato al ribasso con i tassi di interesse, con gran beneficio per i consumatori, da pochi giorni alcuni istituti hanno ritoccato al rialzo gli spread applicati ai mutui a tasso fisso con un incremento vicino allo 0,1%. Oltre a questo, l’attualità politica ha fatto tornare sotto i riflettori l’andamento di un altro spread, quello fra Btp e Bund, e sono molti gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? Ecco l’analisi di Facile.it.

     

    Cosa cambia per chi ha già un mutuo

     

    «Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive;» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro.».

     

    «I primi» continua Cresto «possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund».

     

    L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. «Paradossalmente», sottolinea Cresto «visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019».

     

    Cosa cambia per chi ha intenzione di chiedere un mutuo

     

    Lo scenario potrebbe invece cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto «quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche».

     

    Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello BTP – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dal finanziamento.

     

    Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp – Bund esiste.

    Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.

     

    Se lo spread BTP – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

     

  • Mutui: 2,4 milioni di italiani hanno estinto il finanziamento prima della scadenza

    Sono circa 2,4 milioni i mutuatari italiani che sono riusciti a estinguere il debito con la banca ben prima della scadenza naturale del finanziamento. È questo il primo dato emerso dall’indagine commissionata da Facile.it e Mutui.it a mUp Research che, per analizzare più a fondo il rapporto tra mutuatari e banche, con l’ausilio di Norstat ha interrogato un campione rappresentativo della popolazione nazionale in età compresa tra i 40 e i 74 anni*.

    Dopo quanto tempo si dice addio al mutuo

    Chi è riuscito a estinguere anticipatamente il mutuo ottenuto per l’acquisto della casa, si legge nell’analisi, ha impiegato in media 9,3 anni, tempistica molto inferiore alla durata media di questa tipologia di finanziamento, pari a circa 23 anni.

    Analizzando più da vicino i valori emerge che, nel 27% dei casi, il mutuo estinto anticipatamente è stato chiuso entro i primi cinque anni dalla stipula, il 45% ha impiegato tra i 6 e i 10 anni mentre il 26% tra gli 11 e i 20 anni. Interessante notare, inoltre, come le tempistiche medie di estinzione anticipata varino a seconda della zona d’Italia; i mutuatari del Nord Est risultano essere i più veloci (8,4 anni), mentre al Sud e Isole i tempi si allungano superando, in media, i 10 anni.

    Quando conviene chiudere prima e quando no

    «Estinguere un mutuo anticipatamente non sempre conviene e tale scelta va ponderata con attenzione», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Innanzitutto bisogna considerare la presenza di eventuali penali; se il mutuo è stato stipulato dopo il 2 febbraio 2007 non ci sono, ma chi ha ottenuto il finanziamento prima di quella data potrebbe, in caso di estinzione anticipata, vedersi addebitato un costo extra calcolato in misura percentuale sul debito residuo, con aliquota che varia in funzione della tipologia di tasso, dell’anno di sottoscrizione e del numero di rate mancanti.».

    La maggior parte dei mutui italiani prevede, inoltre, un piano di ammortamento detto alla francese nel quale la quota di interessi che grava su ogni rata è alta all’inizio del finanziamento e diminuisce nel corso del tempo. Per questo motivo l’estinzione anticipata potrebbe essere particolarmente vantaggiosa solo se fatta nei primi anni dalla stipula, quando gli interessi che gravano sul mutuatario sono maggiori. In caso contrario potrebbe essere più conveniente, valutando opportunamente tassi debitori e creditori, investire altrove la liquidità disponibile e continuare a pagare le rate del mutuo sino al termine naturale del finanziamento.

    TFR, eredità, aiuto dei genitori. Ecco come si fa ad estinguere in anticipo

    Facile.it ha voluto quindi indagare quali sono le ragioni più comuni grazie alle quali gli italiani sono riusciti a estinguere il mutuo prima della scadenza. Nel 25,7% dei casi il finanziamento è stato saldato anticipatamente grazie all’utilizzo di altri risparmi che i mutuatari stessi, in prima battuta, avevano deciso di non impiegare nel mutuo.

    Nel 13,3% dei casi i mutuatari hanno potuto estinguere in anticipo il debito destinando alla banca la liquidazione percepita dai genitori in pensione, mentre quasi altrettanti hanno dichiarato di aver investito il proprio TFR, ottenuto a seguito di un licenziamento o cambio d’azienda.

    L’11,3% lo ha estinto solo dopo aver venduto altre proprietà mentre poco più di 1 (ex) mutuatario su 10 ha dichiarato di aver chiuso il mutuo in anticipo grazie ad un’eredità.

     

     

    * Metodologia: n.865 interviste CAWI con individui su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 40-74 anni. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta nel giugno 2018

     

     

     

  • Mutui: in Calabria richiesta in aumento dell’1,23% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Calabria; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, nel corso del primo semestre 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari calabresi è stato pari a 107.647 euro, valore in aumento dell’1,23% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    A crescere, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 1.200 richieste di finanziamento* raccolte nell’ultimo anno, non sono stati solo gli importi richiesti agli istituti di credito ma anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo. Nel primo semestre 2017 era pari a 62,2%, mentre nei primi sei mesi del 2018 è aumentata assestandosi al 64%.

    Ad influire positivamente sulla fiducia dei calabresi sono stati senza dubbio anche gli attuali tassi di interesse – ancora ai minimi storici – che sempre più aspiranti mutuatari hanno cercato di garantirsi per tutta la durata del finanziamento. Secondo i dati dell’osservatorio, il peso delle richieste di mutuo a tasso fisso è aumentato di quasi 10 punti percentuali in un anno, raggiungendo nel primo semestre 2018 la quota record dell’87,1% del totale, valore più alto di tutta la Penisola.

    I tassi estremamente favorevoli, inoltre, hanno consentito a molti aspiranti mutuatari di chiedere finanziamenti con durata inferiore tanto che, nel corso di un anno, il piano di ammortamento medio è diminuito, passando dai 20 anni e 10 mesi del primo semestre 2017 ai 20 anni e 5 mesi del primo semestre 2018.

    In calo, infine, anche l’età media di chi ha chiesto un mutuo; era quasi 43 anni e mezzo nel primo semestre dello scorso anno, è scesa a 42 anni nel corso dei primi sei mesi del 2018.

    L’andamento provinciale

    Esaminando le domande di mutuo a livello provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati richiesti a Vibo Valentia (117.430 euro), Catanzaro (114.126 euro) e Cosenza (106.496 euro); i più bassi a Reggio Calabria (100.141 euro) e Crotone (105.334 euro).

    Guardando al valore Loan To Value delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 62,6% registrato a Reggio Calabria e il 67,7% di Vibo Valentia.

    Dati interessanti emergono analizzando la scelta del tasso; se quello fisso si conferma di gran lunga il preferito in tutte le province della Calabria, non mancano le differenze a livello territoriale. A Vibo Valentia, ad esempio, la percentuale di richieste mutuo a tasso fisso ha addirittura superato la soglia psicologica del 90%, assestandosi a quota 92,6% del totale. Valori sopra la media regionale anche per i richiedenti di Cosenza (87,3%) e Catanzaro (87,1%), mentre le percentuali più basse di richiedenti mutuo a tasso fisso sono quelli registrate a Crotone (83,9%) e Reggio Calabria (86,3%).

     I mutui prima casa

    I valori aumentano se si restringe l’analisi alle sole domande di mutuo per la prima casa presentate nella regione nel corso del primo semestre 2018. In questo caso, l’importo medio richiesto per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a 122.420 euro, finanziamento che, in media, i calabresi intendono restituire in 22 anni e 11 mesi, e serve a finanziare il 72,9% del valore dell’immobile. L’età media di chi ha chiesto nel corso del primo semestre questo tipo di mutuo è pari a poco più di 39 anni.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 1.200 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Calabria tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Sardegna richiesta in aumento del 2,7% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Sardegna; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 1.200 richieste di finanziamento*, nel corso del primo semestre 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari sardi è stato pari a 108.958 euro, valore in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

    A crescere non sono stati solo gli importi richiesti agli istituti di credito, ma anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile che si intende finanziare tramite il mutuo. Nel primo semestre 2017 era pari a 62,2%, mentre nei primi sei mesi del 2018 è aumentato assestandosi al 66,9%.

    I tassi di interesse ancora ai minimi storici, si legge nell’analisi, hanno incentivato gli aspiranti mutuatari a chiedere importi maggiori agli istituti di credito e spinto sempre più richiedenti verso i mutui a tasso fisso; nel corso del primo semestre 2018 più di 8 richieste su 10 tra quelle presentate nella regione (83,6%) erano indicizzate a tasso fisso, valore in aumento di ben 8 punti percentuali rispetto al primo semestre del 2017 (75,6%).

    Il perdurare delle condizioni di mercato estremamente favorevoli ha inoltre favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Guardando alle richieste di finanziamento presentate in Sardegna emerge che la percentuale di under 35% che si sono presentati in banca per ottenere l’OK all’acquisto della casa è passata dal 18,9% del primo semestre 2017 al 22% dei primi sei mesi del 2018. Di conseguenza, si è abbassata l’età media di chi ha cercato di ottenere un finanziamento che, nello stesso periodo, è scesa di oltre 1 anno, stabilizzandosi a poco più di 43 anni.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i numeri dello studio in ottica locale, si scopre che fra le province sarde quella in cui gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere le cifre maggiori è Nuoro (119.478 euro), seguita da Sassari (111.410 euro). Notevolmente distanziata Oristano (richiesta media 100.315 euro), mentre Cagliari si ferma poco sotto ai 110.00 euro (109.669 euro). I nuoresi, con una media del 75,9%, sono anche i sardi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile che hanno in mente di acquistare con il mutuo; i cagliaritani, di contro, quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (64,4% l’LTV medio della provincia). Guardando ai tassi è Sassari la più prudente, qui sono indicizzate a tasso fisso addirittura l’87,16% delle domande di mutuo).

    I mutui prima casa

    Restringendo l’analisi ai solo mutui prima casa la situazione muta leggermente. Le richieste del primo semestre 2018 sono state pari, in media, a 112.661 euro mentre, nello stesso periodo del 2017, si erano presentate in banca domande di valore pari a 113.603 euro (-0,8%). Aumentano sia l’LTV (nel primo semestre 2017 era pari al 74,2%, a giugno 2018 è diventato 77, 5%) sia il tempo previsto per restituire il prestito alla banca; 23 anni e 1 mese nel 2017, 23 anni e 6 mesi oggi.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 1.200 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sardegna tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Toscana erogato in aumento dell’1,85% nel primo semestre 2018

    In Toscana si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma aumenta il valore medio dei finanziamenti effettivamente concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 4.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari toscani, pari a 133.507 euro, è diminuita dell’1,75% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo le somme effettivamente erogate dagli istituti di credito sono aumentate dell’1,85%, arrivando a un taglio medio pari a 130.853 euro.

    La maggiore disponibilità da parte delle banche si è riflessa anche negli LTV, vale a dire il rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile da acquistare. Se nel primo semestre 2017 i finanziamenti erogati nella regione servivano a coprire, in media, il 59,7% del valore della casa, nei primi sei mesi del 2018 la percentuale è salita al 65,8%.

    Per approfittare dei tassi estremamente favorevoli garantiti dal mercato è aumenta, inoltre, la percentuale di aspiranti mutuatari toscani che hanno cercato di ottenere un mutuo a tasso fisso; erano il 74,9% del totale nel primo semestre 2017, sono stati il 78,8% nei primi sei mesi del 2018.

    Importi maggiori, di contro, si sono tradotti in tempi medi di restituzione più lunghi; chi ha ottenuto in Toscana un finanziamento nel corso dei primi sei mesi del 2018 lo restituirà, in media, in 22 anni e 10 mesi, erano poco più di 21 e 3 mesi nel primo semestre del 2017.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale, emerge che gli importi medi più alti sono stati richiesti a Massa-Carrara (146.973 euro), Grosseto (144.025 euro) e Firenze (141.556 euro); i più bassi ad Arezzo (113.235 euro), Pistoia e Siena (per entrambe poco più di 123.000 euro). Guardando al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 61,3% registrato a Siena e il 69,4% di Massa-Carrara.

    Dati interessanti emergono, inoltre, analizzando la scelta del tasso; quello fisso si conferma di gran lunga il preferito dalla maggioranza dei toscani, seppur con alcune differenze significative a livello territoriale. A Siena e provincia, ad esempio, le richieste di mutuo a tasso fisso hanno quasi raggiunto l’84% del totale, valore più alto registrato in tutta la regione; più di 8 domande su 10 erano indirizzate al fisso anche a Prato (81,1%), Arezzo (80,7%) e Lucca (80,2%), mentre le percentuali minori sono state quelle rilevate a Pisa (75,5%) e Pistoia (75,6%). Sotto alla media regionale anche Grosseto (76,1%) e Firenze (78,5%).

     Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 140.260 euro, necessario a coprire, in media, il 73,3% del valore dell’immobile da acquistare.

    L’età media di chi ha fatto richiesta di mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a poco meno di 39 anni, con un piano di ammortamento medio di 24 anni.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 4.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Toscana tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Lombardia erogato in aumento del 3,63% nel primo semestre 2018

    In Lombardia si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma è aumentato il valore medio dei finanziamenti concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dell’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it realizzato su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo raccolte nella regione nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari lombardi, pari a 138.862 euro, è diminuita dell’1,8% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo l’importo medio effettivamente erogato dagli istituti di credito è aumentato del 3,63%, arrivando a 135.800 euro.

    L’aumento degli importi medi erogati, si legge nell’analisi realizzata dai due portali, ha influito sul Loan To Value, ossia la percentuale di immobile finanziata tramite mutuo, salito al 65,6%, era poco più del 63% nei primi sei mesi del 2017.

    Contestualmente si sono allungati i piani di ammortamento, che sono passati da una media di 21 anni e 11 mesi a 22 anni e 5 mesi.

    Interessante notare come, spinti da un atteggiamento di maggior prudenza e dalla volontà di garantirsi per tutta la durata del finanziamento gli attuali tassi ancora ai minimi storici, sempre più aspiranti mutuatari lombardi abbiano chiesto un mutuo a tasso fisso; erano il 69,1% del totale nel primo semestre del 2017, sono saliti al 75,9% nei primi sei mesi del 2018.

    Le condizioni favorevoli offerte dalle banche, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Analizzando le domande di finanziamento presentate nella regione emerge un aumento del peso percentuale dei richiedenti under 35 sul totale richiedenti mutuo; erano il 33,1% nel primo semestre 2017, sono saliti al 38,4% nei primi sei mesi del 2018.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale emerge che nel primo semestre 2018 gli importi medi più alti sono stati richiesti a Milano (151.631 euro), Como (145.117 euro), Monza e Brianza (133.405 euro) e Brescia (132.760 euro); i più bassi a Mantova (106.780 euro), Lodi (112.620 euro) e Pavia (114.722 euro). Rispetto al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 64,1% registrato a Sondrio e il 73,5% di Lodi.

    Guardando alla scelta del tasso, seppur quello fisso rimane di gran lunga il preferito dai lombardi, non mancano le differenze territoriali. A Sondrio, ad esempio, hanno prediletto il fisso l’83,8% dei richiedenti, valore più alto di tutta la regione; più di 8 richiedenti su 10 anche per Lecco e Pavia (rispettivamente 81,4% e 80,1%), mentre le percentuali più basse sono quelle di Varese (73%), Cremona (73,5%) e Monza e Brianza (75,0%).

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 148.615 euro, necessario a coprire, sempre in media, il 76,2% del valore dell’immobile da acquistare.

    Chi ha chiesto un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale nel corso del primo semestre aveva, in media, 37 anni e 8 mesi e intendeva restituire il finanziamento in poco più di 24 anni e mezzo.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Lombardia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Puglia richiesta in aumento del 4,4% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Puglia; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari pugliesi che si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 113.156 euro, il 4,4% in più rispetto a quanto fatto nei primi sei mesi del 2017.

    In crescita, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nel corso dell’ultimo anno*, anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo; era pari al 63% nel primo semestre 2017, è salita di quasi 4 punti percentuali nei primi sei mesi del 2018 assestandosi al 66,8%.

    L’aumento dell’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari pugliesi, determinato anche grazie ai tassi di interesse ancora ai minimi, si è tradotto, di contro, in tempi di restituzione più lunghi; chi nei primi sei mesi del 2018 si è rivolto ad un istituto di credito ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 21 anni e 2 mesi, 10 mesi in più rispetto al primo semestre 2017.

    Dati interessanti emergono dall’analisi della scelta del tasso, sul quale i pugliesi sembrano non aver dubbi; spinti dal desiderio di garantirsi per tutta la durata del prestito le attuali condizioni estremamente favorevoli, 8 richiedenti su 10 (79,6%) hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso. Valore in crescita di quasi 1 punto percentuale rispetto al primo semestre dello scorso anno.

    Nel corso dei 12 mesi, inoltre, è diminuita di quasi 1 anno l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo, passata dai 42 anni e mezzo del primo semestre 2017 ai 41 anni e 7 mesi del primo semestre 2018.

    L’andamento provinciale

    Dati interessanti emergono analizzando le domande di mutuo su base provinciale. Nel primo semestre dell’anno gli importi medi più alti sono stati chiesti a Bari (127.029 euro), Brindisi (114.236 euro) e Foggia (113.068 euro), i più bassi a Barletta-Andria-Trani (96.667 euro), Lecce (97.887 euro) e Taranto (100.981 euro).

    I baresi, con una media del 69,0% sono i pugliesi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile; i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, di contro, sono quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (62,9% l’LTV medio della provincia).

    Non mancano le differenze provinciali anche per quanto riguarda la scelta del tasso; i richiedenti di Taranto e provincia sembrano essere i più prudenti tanto che l’84% delle domande di mutuo sono per un finanziamento a tasso fisso. Più di 8 richiedenti su 10 scelgono il fisso anche a Brindisi (81,6%) e Barletta-Andria-Trani (81,1%). Valori sotto le media regionale, invece, per Bari (77,2%), Foggia (78,9%) e Lecce (79,4%).

    I mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa, l’importo medio richiesto nella regione è pari a 119.124, in aumento del 2% rispetto al primo semestre del 2017. In crescita anche il valore LTV; chi nei primi sei mesi dell’anno si è rivolto ad una banca per l’acquisto dell’abitazione principale intendeva, in media, pagare tramite mutuo il 77,1% del valore dell’immobile, era il 72,1% lo scorso anno.

    L’età media dei richiedenti mutuo prima casa in Puglia è pari a 38 anni e 10 mesi; chi ha presentato domanda ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 23 anni e 7 mesi, 1 anno in più rispetto al primo semestre del 2017.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Puglia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

     

  • Mutui: in Sicilia richiesta in aumento del 2,4% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Sicilia; secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it gli aspiranti mutuatari siciliani che nel corso del primo semestre 2018 si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 111.165 euro, valore in aumento del 2,4% rispetto al primo semestre del 2017.

    In aumento, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.500 richieste di finanziamento* raccolte nella regione nell’ultimo anno, anche il Loan To Value, ossia il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto. Nel corso dei 12 mesi questo valore è salito di quasi 5 punti percentuali, passando dal 63,2% del primo semestre 2017 al 68% registrato nello stesso periodo del 2018.

    Importi più alti, di contro, si sono tradotti in piani di ammortamenti più lunghi; la durata media dei mutui richiesti è passata da 20 anni e 3 mesi a 21 anni e 5 mesi.

    I tassi ai minimi storici non solo hanno consentito ai siciliani di chiedere importi mediamente più alti, ma hanno spinto sempre più aspiranti mutuatari verso il tasso fisso. Secondo i dati dell’osservatorio, nel corso degli ultimi 12 mesi la percentuale di richiedenti siciliani che hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso è cresciuta di quasi 7 punti percentuali, passando dal 73% del primo semestre 2017 al 79,9% del primo semestre 2018.

    Le condizioni estremamente favorevoli del mercato, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani; nel primo semestre 2018 in Sicilia i richiedenti mutuo con meno di 35 anni hanno rappresentato il 30,3% del totale, erano appena il 27,2% nei primi sei mesi del 2017. In calo, di conseguenza, l’età media di chi ha presentato domanda, scesa da 42 anni e 8 mesi a 41 anni e 11 mesi.

    L’andamento provinciale

    Analizzando l’andamento delle richieste di mutuo a livello provinciale, emergono dati interessanti. Gli importi medi più alti sono stati richiesti nelle province di Messina (122.883 euro), Caltanissetta (121.328 euro), Siracusa (118.425 euro) e Palermo (116.356 euro); quelli più bassi a Enna (87.069 euro), Ragusa (90.403 euro) e Agrigento (91.837 euro). Valori sotto la media regionale anche per i richiedenti di Trapani (98.922 euro) e Catania (108.707 euro). Il valore Loan To Value, invece, varia tra il 64,8% registrato a Ragusa e il 69,6% di Siracusa.

    Guardando alla scelta del tasso, pur rimanendo quello fisso il preferito in tutte le province della Sicilia, non mancano le differenze territoriali. Ad Agrigento e Caltanissetta, ad esempio, quasi 9 richiedenti su 10 hanno scelto un mutuo a tasso fisso (rispettivamente l’88,5% e l’88,4%); valori sotto la media regionali, invece, per gli aspiranti mutuatari di Palermo (76,1%) e Siracusa (75,3%).

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.500 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sicilia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

     

    I mutui prima casa

    La crescita registrata negli importi richiesti alle banche è ancor maggiore se si restringe l’analisi ai soli mutui prima casa. Nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari siciliani hanno chiesto agli istituti di credito, in media, 117.433 euro, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

    In aumento nel corso dei 12 mesi anche il Loan To Value, passato dal 72,4% al 77,7% e la durata media dei finanziamenti richiesti cresciuta da 22 anni e 7 mese a 23 anni e 8 mesi.

    L’età media di chi ha chiesto nel corso del primo semestre dell’anno questo tipo di mutuo è pari a 38 anni e 8 mesi.

  • Mutui: a Napoli erogato in calo del 9,5% in un anno

    Brutte notizie per chi vuole comprare casa a Napoli. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it – che hanno preso in considerazione più di 2.000 richieste formulate negli scorsi 24 mesi – a giugno 2018 l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Napoli è diminuito del 9,5% arrivando a 117.493 euro dai 129.846 di giugno 2017.

    A scendere, si legge nello stesso documento di analisi realizzato sulla provincia napoletana, non sono soltanto gli importi concessi, ma anche i Loan To Value, ovvero il dato con cui viene indicata la percentuale del valore dell’immobile finanziata dalla banca attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 58,63%, mentre a giugno 2018 ha perso oltre 4 punti percentuali assestandosi al 54%.

    Importi e percentuali che, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 20 anni del giugno 2017 ai 21 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente fosco. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 117.678 euro; considerando che il valore medio di un immobile oggetto di richiesta mutuo prima casa a Napoli è pari a poco più di 194.000 euro, questa cifra equivale ad un LTV del 60,6%; anche questo in riduzione rispetto al dato del giugno 2017 quando le banche finanziavano a Napoli il 69,6% del valore della prima casa.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i napoletani, però, sono comunque intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e il mutuo a tasso fisso è quello con cui sono indicizzate l’81,37% delle richieste monitorate da Facile.it e Mutui.it.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Napoli ha in media 41 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 124.300 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 133.700 euro.

  • Mutui: a Milano l’importo erogato aumenta del 3,5% in un anno

    Comprare casa a Milano oggi è più facile di quanto non lo fosse un anno fa o, perlomeno, le banche sono più generose. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it  – che hanno preso in considerazione più di 40.000 richieste formulate nei primi sei mesi dell’anno – a giugno scorso l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Milano è aumentato notevolmente fino a raggiungere, ancora una volta in media, la somma di 151.865 euro, vale a dire il 3,5% in più di quanto non fosse dodici mesi prima quando gli istituti avevano accordato ai milanesi alle prese con l’acquisto della casa 146.723 euro.

    A salire, si legge ancora nel documento di analisi che i due siti hanno realizzato sulla provincia milanese, non sono unicamente gli importi concessi, ma anche i cosiddetti Loan To Value, termine tecnico che indica quale percentuale del valore dell’immobile è finanziata attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 62,12%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 65% arrivando a sfiorare il 66% visto che il valore medio è pari a 65,77%.

    Importi e percentuali che, seppure in crescita, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 23,01 anni del giugno 2017 ai 23,06 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente positivo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 147.290 euro, cifra che equivale al 2,1% in più dei 144.158 euro con cui si era chiuso il giugno 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV è pari al 60,8% (era pari al 56,6% un anno fa), mentre la durata media sale a 25 anni dai 24 anni di giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i milanesi sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 64,18% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Milano, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel 79,37% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso; un incremento di ben 15 punti percentuali.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Milano ha in media 39 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 159.962 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 173.802 euro.

  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Seconda casa? Adesso la si cerca anche in città

    Cambia il concetto di seconda casa, soprattutto per chi vive nelle grandi città; non più solo la tradizionale abitazione al mare o in montagna dove passare le vacanze, ma anche immobili da mettere a reddito nei capoluoghi. È questa una delle evidenze emerse dall’analisi di Facile.it e Mutui.it che hanno esaminato un campione di oltre 15.000 richieste di mutuo per acquisto* presentate tramite i due portali tra gennaio e dicembre 2017.

    Se le domande di finanziamento destinate all’acquisto di una seconda casa rappresentano oggi circa il 7% del totale, aumentano rispetto ad un anno fa sia l’importo che gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere sia il valore degli immobili seconde case; nel 2017 la richiesta media per questa tipologia di mutuo è stata pari a 121.636 euro (+3,6% rispetto al 2016), mentre il valore medio degli immobili ha raggiunto i 191.691 euro (+4,7% rispetto al 2016).

    «L’aumento dell’importo richiesto e del valore medio delle seconde case che gli aspiranti mutuatari hanno cercato di acquistare lo scorso anno è legato alle condizioni estremamente favorevoli del mercato», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it «Da un lato i tassi ai minimi storici e i prezzi degli immobili ancora stabili, dall’altro le importanti detrazioni fiscali cui possono usufruire i proprietari in caso di ristrutturazione dell’immobile».

    Analizzando i dati su base territoriale emergono alcune differenze significative. Se, ad esempio, nelle Isole e in Toscana più di 9 richieste su 10 di mutuo seconda casa riguardano immobili costruiti all’interno dei confini regionali, la percentuale scende al 77% in Lombardia, al 75% per i richiedenti in Abruzzo, al 73,3% in Calabria e addirittura al 68,3% in Piemonte.

    Queste differenze trovano spiegazione analizzando ulteriormente i dati; scendendo nel dettaglio, ad esempio, si scopre che, nel 9,5% dei casi i piemontesi acquistano case per le vacanze in Liguria e, forse spinti dal pendolarismo lavorativo o universitario, nel 6% dei casi cercano di comprare in Lombardia. Il garantire un’abitazione ai figli che studiano fuori è presumibilmente una motivazione ancora più forte in Calabria, dove è legato ad acquisti verso regioni come la Lombardia o l’Emilia Romagna circa un preventivo su cinque.

    Che sia per sfruttare le opportunità offerte dal crescente settore degli affitti a breve termine o, come detto, per intercettare la richiesta dei fuorisede, è interessante notare che, nelle grandi città italiane, spesso la seconda casa è ad uso investimento.

    È il caso di Milano, ad esempio, dove il 74% dei richiedenti mutuo per seconda casa punta ad acquistare un immobile in città, mentre solo il 17,8% cerca in un’altra regione. Situazione analoga a Roma, dove il 72,7% di coloro che si rivolgono ad una banca per un mutuo seconda casa intendono comprare in città, mentre solo il 14% delle richieste è legata a un immobile fuori dai confini regionali.

     

     

    * Campione analizzato: 15.835 richieste di mutuo per acquisto raccolte tramite Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2017 al 31/12/2017.

  • Mutui prima casa: LTV in aumento di oltre 7 punti percentuali

    Nel corso del 2017 in Italia sono state acquistate tramite mutuo ipotecario circa 260.000 abitazioni (Fonte: Agenzia delle Entrate e Abi), ma quando si rivolgono ad un istituto di credito, quale percentuale del valore dell’immobile gli italiani cercano di finanziare col mutuo e come questa è variata nel tempo? Per capirlo Facile.it e Mutui.it hanno analizzato oltre 17.000 domande di mutuo prima casa* scoprendo che, a fronte di una richiesta media pari a 133.456 euro, nel 2017 gli aspiranti mutuatari hanno cercato di finanziare il 70,6% del valore dell’abitazione principale, ovvero 7,66 punti percentuali in più rispetto al dato del 2013.

    «L’aumento dell’LTV, sigla che rappresenta il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare, è un segnale positivo ed è legato principalmente a due fattori», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Da un lato la riduzione dei tassi di interesse e la sostanziale stabilità dei prezzi delle case che consentono agli aspiranti mutuatari di chiedere somme più alte, dall’altro la maggiore disponibilità degli istituti di credito che, a fronte di un miglioramento generale dell’affidabilità creditizia dei richiedenti, tornano a finanziare percentuali maggiori rispetto al recente passato».

    Analizzando i dati su base regionale emerge un quadro abbastanza variegato di quanta parte del valore della prima casa si cerchi di ottenere dalla banca. Gli aspiranti proprietari che hanno tentato di finanziare attraverso il mutuo una percentuale maggiore sono quelli residenti in Puglia; qui, nel corso del 2017, il valore LTV medio è stato pari al 73,42%. Seguono i richiedenti della Sicilia, che in media hanno cercato di finanziare il 73,38% e quelli residenti in Umbria, con un LTV pari al 73,24 %.

    Guardando la classifica nel senso opposto, invece, l’LTV più basso si registra in Basilicata (67,29%); seguono Molise, dove in media si è puntato a finanziare tramite mutuo il 67,53% del valore immobiliare, e Lazio, con un LTV medio pari al 69,22%.

    LTV inferiori, però, non necessariamente equivalgono ad importi più contenuti; ad esempio al 73,42% del valore immobile richiesto dagli aspiranti mutuatari pugliesi corrisponde una cifra media di mutuo pari a 115.155 euro; al 69,22% registrato nel Lazio, invece, corrisponde una richiesta pari a 151.043 euro.

    «Il valore dell’LTV rappresenta un elemento importante da tenere in considerazione quando ci si presenta in banca», continua Cresto «È bene sapere che spesso al crescere di questo parametro corrisponde un aumento dello spread applicato sul finanziamento dagli istituti di credito e, di conseguenza, anche degli interessi che graveranno sul mutuatario.».

    Facile.it ha realizzato alcune simulazioni** per verificare come lo spread applicato dalle banche cambi al variare dell’LTV corrispondente. Ipotizzando una richiesta di mutuo a tasso fisso di 160.000 euro, da restituire in 25 anni per acquistare un immobile di 320.000 euro (LTV pari al 50%), le proposte attualmente sul mercato hanno uno spread mediamente compreso tra lo 0,25% e lo 0,50%; considerando invece la stessa richiesta di mutuo, ma per un immobile da valore pari a 200.000 euro (LTV 80%) lo spread applicato dagli istituti di credito può arrivare anche allo 0,70%. Una differenza apparentemente minima, appena dello 0,20% nel nostro esempio, che però si traduce in una maggiorazione di 5.000 euro della cifra da restituire alla banca.

    Il costo del mutuo aumenta di molto se la somma che si cerca di ottenere supera l’80% del valore dell’immobile; ipotizzando sempre una richiesta di mutuo a tasso fisso di 160.000 euro per acquistare una casa da 180.000 euro (LTV pari all’89%) ad esempio, lo spread applicato dalle banche può raggiungere anche il 2,5%, percentuale che si traduce in oltre 45.000 euro di interessi in più rispetto allo 0,70% considerato nella simulazione precedente.

    Le grandi province italiane

    Guardando le richieste di mutuo prima casa presentate nel 2017 tramite Facile.it e Mutui.it e analizzando questa volta il comportamento delle 10 grandi province italiane, al primo posto per LTV si posiziona Palermo  (73,49%); seguono in classifica Cagliari (73,40%), Bari (72,46%), Genova (70,83%), Torino (70,64%) e Bologna (70,55%). Esaminando la graduatoria nel senso opposto, invece, al l’LTV più basso si registra a Firenze (67,65%), seguita da Roma (69,11%), Milano (69,52%), Napoli (69,79%).

     

    * Campione analizzato: 17.784 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2013 al 31/12/2013 e tra l’1/1/2017 e il 31/12/2017.

    ** Simulazioni realizzate su Facile.it in data 28/05/2018.

     

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Parma

    Facile.it ha scelto Parma per l’apertura del suo sesto Store in Italia (https://www.facile.it/store/parma.html) e, in occasione dell’inaugurazione, ha voluto approfondire un tema importante: quanto costa oggi vivere a Parma e provincia? Il comparatore ha tracciato una mappa delle principali voci di spesa che le famiglie devono affrontare; dall’assicurazione per l’auto al mutuo, dai prestiti personali alle bollette di luce, gas e ADSL: ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    Il primo costo messo sotto la lente dal comparatore è quello relativo all’assicurazione dell’auto. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it*, ad aprile 2018 il costo medio per assicurare un’auto a Parma era pari a 512,60 euro, l’1,34% in più rispetto ad aprile 2017 ma inferiore del 9,19% rispetto alla media nazionale. Tariffe ancor più contenute per chi abita in provincia, dove il prezzo medio per l’RC auto registrato ad aprile 2018 è stato di 486,49 euro.

    Per quanto riguarda l’RC moto*, invece, il premio medio pagato dai centauri in provincia di Parma ad aprile 2018 è stato pari a 341,32 euro.

    Energia e gas

    Tra le voci di spesa che incidono maggiormente sul budget familiare ci sono quelle relative ai consumi energetici. Guardando alla bolletta dell’energia elettrica, considerando un consumo medio di 2.906 kWh, la spesa annua sostenuta nel 2017 dalle famiglie di Parma e provincia è stata pari a 572,90 euro, in aumento dell’1,9% rispetto al 2016. Analizzando i consumi di gas, invece, la spesa media è stata pari a 1.003 euro, l’1,6% in più rispetto al 2016.  Costi che, secondo le previsioni del comparatore, a causa degli aumenti delle tariffe energetiche, potrebbero ulteriormente aumentare nel corso del 2018 rispettivamente del 12,8% e del 4,8%.

    Telefonia

    La telefonia fissa (voce e ADSL) è un’altra delle voci esaminate da Facile.it. Nel corso del 2017 la spesa media annua sostenuta dai residenti di Parma e provincia è stata pari a 355 € (circa 26 euro al mese), in linea con quanto pagato nel 2016.

    Mutui casa

    A pesare in maniera importante sul bilancio delle famiglie è la rata del mutuo per l’acquisto della casa. Ma come si comportano i cittadini di Parma e provincia rispetto a questa spesa? Dall’analisi delle domande di finanziamento presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nel corso del 2017, gli aspiranti mutuatari della provincia hanno chiesto, in media, 133.595 euro; valore in aumento del 4% rispetto al 2016, quando invece l’importo che si cercava di ottenere era pari a 128.428 euro. La durata media del finanziamento è rimasta stabile (22 anni) e attraverso il mutuo gli acquirenti hanno cercato di finanziare mediamente il 60% del valore dell’immobile.

    Guardando alla tipologia di tasso scelto emerge che il 76,19% dei richiedenti ha optato per quello fisso mentre solo il 21,13% ha cercato di ottenere il variabile.

    Prestiti personali e cessione del quinto

    Facile.it ha mappato anche il rapporto che i cittadini di Parma e provincia hanno con il credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate da utenti di Parma e provincia tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel 2017, l’importo medio richiesto è stato pari a 9.532 euro, in calo dell’11,6% rispetto al 2016, quando si cercava di ottenere 10.785 euro. Stabile, invece, il numero di rate con cui i richiedenti desiderano restituire il prestito (58, pari a poco meno di 5 anni). L’importo richiesto in provincia risulta essere il più basso tra le altre province dell’Emilia Romagna e il 10% delle domande totali presentate in regione provengono da un utente del parmense.

    Analizzando invece le richieste di cessione del quinto emerge un quadro opposto. La richiesta media 2017 è stata pari a 17.842 euro (da restituire in 104 rate), in aumento di oltre il 30% rispetto al 2016, quando invece si cercava di ottenere 13.560 euro (da restituire in 73 rate). In questo caso l’importo richiesto rappresenta il secondo più alto tra le province emiliano romagnole e il 10,5% delle domande di cessione del quinto presentate in regione fanno capo a richiedente di Parma e provincia.

    Lo Store di Parma

    Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma e Monza, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche sbarca in Emilia Romagna con un punto vendita situato nel cuore della città di Parma (Strada Garibaldi, 9). All’interno del nuovo Store, i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

    «Parma rappresenta una città importante all’interno del nostro percorso di espansione territoriale» ha spiegato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «Non solo perché è la prima città dell’Emilia Romagna ad ospitare un Facile.it Store, ma anche perché analizzando i costi sostenuti dalle famiglie ci siamo resi conto che ci sono ampi margini di risparmio. All’interno dello Store i clienti, supportati da un team di consulenti dedicati, potranno analizzare i costi relativi a RC auto, mutui, prestiti, luce, gas e ADSL e scegliere i prodotti migliori disponibili sul mercato. Obiettivo dei Facile.it Store è di comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità, anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online, di ridurre le spese.».


     

    (*)

    Per i premi RC auto: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 40.274 preventivi effettuati a Parma e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 aprile 2017 e il 30 aprile 2018 i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

     

    Per i premi RC moto L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC moto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 6.120 preventivi effettuati a Parma e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 aprile 2017 e il 30 aprile 2018 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

     

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 600 richieste di mutuo presentata da gennaio 2016 a dicembre 2017 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da richiedenti residenti in provincia di Parma.

     

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 950 richieste di prestito personale e cessione del quinto presentate da gennaio 2016 a dicembre 2017 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it richiedenti residenti in provincia di Parma.