Tag: corruzione

  • Proiettile in busta, De Pierro esprime solidarietà a Federica Angeli

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “L’esternazione del mio sentimento solidale, oltre che doverosa, a tutela dell’imprescindibile diritto costituzionale della libertà di stampa, affonda le sue radici inevitabilmente altresì in motivazioni del tutto soggettive, essendo stato vittima io stesso di un’aggressione e di minacce di morte da parte di Armando Spada“.
    Antonello De Pierro

    Roma – La giornalista di Repubblica Federica Angeli, che dal 2013 vive sotto scorta per aver denunciato lo strapotere dei clan a Ostia, in particolar modo quello degli Spada, è stata destinataria di una busta contenente un proiettile recapitata alla redazione del Fatto Quotidiano. La Squadra Mobile della Questura capitolina ha sequestrato il materiale e ha avviato un’attività di indagine insieme alla Digos. Di recente la Angeli era stata escussa come teste in aula nel processo che vede alla sbarra il boss Armando Spada, il quale nel 2013 l’aveva minacciata di morte.

    Federica Angeli

    Alla Angeli giunge l’espressione di solidarietà del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, che purtroppo nel 2007 ha subito un’aggressione e minacce di morte a scopo intimidatorio proprio da Armando Spada, accompagnato sotto casa sua da Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia e da sua moglie Angela Falqui, dopo che il giornalista romano aveva presentato delle denunce per degli abusi edilizi perpetrati sul territorio. Un episodio che gli è valso il triste e non invidiabile primato di primo professionista dell’informazione finito vittima di un esponente del clan Spada, dopo la stessa Angeli e Daniele Piervincenzi, vittima della ormai arcinota testata ricevuta da Roberto Spada, cugino di Armando.

    Antonello De Pierro

    Esprimo la mia più totale vicinanza alla collega Federica Angeli — ha dichiarato il leader del movimento — donna e professionista coraggiosa che ha rinunciato, suo malgrado, alla libertà, essendo costretta a vivere sotto scorta, pur di adempiere compiutamente quel diritto-dovere impostole dall’attività lavorativa scelta, fedele al suo impulso dnatico di fornire un’informazione libera e incondizionata ai lettori del quotidiano per cui firma i suoi commendevoli articoli, sempre orientati verso la ricerca della verità ad ogni costo. L’esternazione del mio sentimento solidale, oltre che doverosa, a tutela dell’imprescindibile diritto costituzionale della libertà di stampa, a nome dell’Italia dei Diritti, che sono orgoglioso di presiedere, affonda le sue radici inevitabilmente altresì in motivazioni del tutto soggettive, essendo stato vittima io stesso di un’aggressione e di minacce di morte da parte di Armando Spada. A differenza dell’attenzione giustamente rivolta al caso di Federica, purtroppo, a causa di vari elementi e di un comportamento quantomeno un po’ distratto da parte di chi ha redatto l’informativa di P.G., il procedimento relativo al mio episodio è stato ascritto alla competenza decisionale del Giudice di Pace penale, anziché del tribunale, e non è mai giunto a sentenza essendosi arenato sugli scogli della prescrizione. E questo è successo innanzitutto perché i poliziotti della volante del commissariato di Ostia, intervenuti sul posto, si sono rifiutati, nonostante la mia insistenza, di sequestrare il bastone con cui Spada aveva posto in essere l’aggressione nei confronti miei e di mio fratello, il quale cercò di difendermi nella circostanza, e di perquisirlo. Paradossalmente furono loro, i coniugi Alfonso De Prosperis e Angela Falqui, i quali lo avevano accompagnato sotto casa mia per mettere in atto la sua azione delittuosa, a denunciare noi e Spada fu indicato come teste. Addirittura fu sostenuto che la coppia era stata costretta a far nascondere il ‘signor Spada’ in macchina, il quale si era spaventato della nostra presenza. Il bastone usato nell’aggressione era diventato uno strumento di difesa contro un pericoloso animale, un cucciolo di cane di sei mesi di vita, che io gli avrei aizzato contro. Queste e altre accuse ridicole e grottesche furono mosse nei nostri confronti, il tutto supportato da un’informativa redatta dai Carabinieri della stazione di Casal Palocco, in cui il teste Armando Spada veniva riportato senza riferimenti anagrafici afferenti alla data e al luogo di nascita e soprattutto senza alcun cenno alla caratura criminale del soggetto. E’ legittimo domandarsi la differenza tra le minacce di morte rivolte all’indirizzo di Federica, affidate alla decisione del tribunale, e quelle proferite nei miei confronti, peraltro accompagnate da un’aggressione con lesioni guaribili in 6 gg. s.c. per me e 8 gg s.c. per mio fratello, affidate alla competenza del Giudice di Pace. Per di più è alquanto singolare assistere a questa intermittente valutazione del contesto mafioso o agli stessi reati che assumono una gravità diversa secondo le circostanze. Una minaccia da parte di Armando Spada ha un valore diverso se rivolta a Federica Angeli invece che ad Antonello De Pierro, tra l’altro in quest’ultimo caso con annessa aggressione fisica? Ero presente in aula a piazzale Clodio quando Federica ha testimoniato contro Armando Spada. Devo dire che rivedere Armando Spada, sorvegliato a vista da quattro poliziotti penitenziari, dopo diversi anni mi ha fatto un effetto dirompente. Il procedimento che avrebbe dovuto garantire l’esercizio della mia pretesa punitiva è finito in prescrizione solo perché qualcuno ha usato superficialità in fase di indagini preliminari. E chi ha accompagnato in macchina Armando Spada ha continuato a girare indisturbato e a godere di numerose coperture istituzionali. Onestamente mi ha fatto sorridere il ministro dell’Interno Marco Minniti quando ha dichiarato, riferendosi alle risolute misure adottate nei confronti di Roberto Spada dopo la testata a Daniele Piervincenzi, che a Ostia non ci sono zone franche. Ebbene caro ministro Minniti sono costretto a contraddirla in quanto in via Peio, all’Infernetto, la zona franca purtroppo c’è ed è stata completamente abbandonata dalle istituzioni, anzi proprio grazie ad alcune cellule deviate di queste, persone in chiari rapporti con il clan Spada hanno potuto fare i loro comodi, sotto l’indifferenza e spesso favoriti da omissioni da parte di pubblici ufficiali dell’apparato che avrebbe invece dovuto invece garantire i controlli atti a impedire che ciò avvenisse. Pertanto, prima di fare tali affermazioni, le suggerisco di informarsi per evitare di essere poi smentito dai fatti. Faccia un giro in via Peio e si renderò conto lei stesso“.

  • Lucia Salvati, io candidata con Lorenzin contro gli amici degli Spada

    La preside coraggio, nota per la lunga battaglia sostenuta a Ostia contro persone in rapporti con il clan, coperte dalle istituzioni, ha scelto di esporsi in politica per lanciare un messaggio a favore della legalità

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Municipio di Ostia

    Roma – Sono quasi tredici anni che Lucia Salvati conduce la sua battaglia contro la corruzione e la mafia a Ostia. Infatti l’ex preside coraggio, assurta agli onori delle cronache per varie manifestazioni di protesta inscenate per richiamare l’attenzione sulla sua kafkiana vicenda, è stata vittima, insieme ai suoi due figli, uno dei quali è il giornalista Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, di vari comportamenti omissivi posti in essere da numerose cellule deviate delle istituzioni per coprire degli abusi, che la stessa aveva denunciato, da parte di persone in rapporti con l’ormai famigeratissimo clan Spada di Ostia.

    Come se non bastasse le prefate persone arrivarono ad accompagnare il boss Armando Spada (lo stesso che pare abbia minacciato la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che vive attualmente sotto scorta) sotto casa sua minacciandola di morte insieme ai figli e aggredendo questi ultimi con un bastone procurando loro lesioni a cui è stata attribuita una prognosi clinica di 6 e 8 gg.

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Comando Generale della Polizia Locale di Roma Capitale

    Suo figlio Antonello ha scelto di aderire con il movimento Italia dei Diritti, di cui è il leader, alla proposta politica della ministra della Salute Beatrice Lorenzin rappresentata dal gruppo Civica Popolare e, dopo aver accettato la candidatura alla Camera dei Deputati, ha scelto di fare un passo indietro per accettare l’incarico di coordinatore della campagna elettorale dell’on. Jean-Léonard Touadi, candidato alla carica di presidente della Regione Lazio. Per via dell’impegno dell’ex dirigente scolastica per la legalità e la giustizia, l’aspirante governatore le ha chiesto di essere l’emblema della campagna legalitaria della sua lista, accettando di candidarsi al secondo posto alle spalle del capolista Pierluigi Borghini. Ritrovando nella compagine capeggiata da Lorenzin quei valori a cui ha informato tutta la sua carriera al servizio delle istituzioni ha deciso volentieri di dare il suo contributo, anche per via della stima nutrita nei confronti del candidato governatore, un apprezzamento che ha addirittura spinto suo figlio a rinunciare alla possibilità di un seggio in Parlamento.

    Lucia Salvati incatenata per protesta all'Ansa

    E’ la stessa Salvati a spiegare i motivi della sua scelta: “Sono molti anni che mi batto per vedere riconosciuti i miei diritti. Nel 2005 ho presentato un esposto per lavori edili abusivi realizzati ai miei danni, pensando di vivere in un paese normale e che la risposta istituzionale sarebbe stata quella più rispondente a una logica deduttiva, ossia di reprimere l’illecito ed evitarne la prosecuzione. Mi ero illusa. Da quel momento sono piombata in un incubo. Le fattispecie comportamentali omissive si sono susseguite a dismisura. A iniziare da alcune vigilesse e da dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Ma anche gli esponenti politici locali sono rimasti a guardare, seppur messi a conoscenza del fatto. Non solo le vigilesse intervenute dichiararono in documenti ufficiali, pur in presenza di abusi visibili agevolmente ictu oculi, che era tutto in regola, ma addirittura riuscirono a denunciare me e i miei figli per abusi edilizi inesistenti, tanto da essere assolti con la canonica dicitura della formula piena ‘perché il fatto non sussiste’. Un’odissea dal sapore kafkiano, che ha visto il suo momento più grave quando le persone in questione hanno accompagnato in macchina, sotto casa mia, Armando Spada, esponente di spicco dell’omonimo clan di Ostia, che ha minacciato di morte me e i miei figli e ha aggredito questi ultimi, servendosi anche di un bastone, procurando loro lesioni guaribili in in 6 e 8 giorni. Lo scopo della sua venuta era di intimidirci per farci desistere dal continuare a chiedere i nostri diritti e il rispetto della legalità. A quel punto abbiamo avuto la certezza che i signori che avevano commesso gli abusi erano in rapporti con un clan mafioso di Ostia e chi li aveva coperti lo aveva fatto a beneficio di soggetti legati, non spetta a me dire in che modo, a un sodalizio mafioso. Su questo non mi pare possano esserci dubbi. Se io accompagno un elemento di vertice come Armando Spada per intimidire qualcuno ho palesemente un rapporto piuttosto stretto con il clan. Ebbene, si è parlato molto negli ultimi mesi della pericolosità degli Spada a Ostia, specie dopo l’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, si sono adottate misure anche clamorose sotto certi aspetti, ma cosa è stato fatto prima, quando il mio grido d’aiuto è rimasto inascoltato? E’ alquanto singolare che dopo tanti esposti e denunce, tutti ignorati, solo ora ci si accorge di un fenomeno presente già da molto tempo. Il ministro Marco Minniti ha dichiarato che non ci sono zone franche. Questa affermazione mi fa sorridere. Vorrei dire al ministro che in via Peio, 34, all’Infernetto, la zona franca esiste dal 2005, e persone vicine al clan Spada hanno potuto fare di tutto senza che gli organi istituzionali deputati al controllo muovessero un solo dito per ostacolarli. Invito il ministro Minniti a recarsi in via Peio e lo sfido, di fronte alla realtà dei fatti, a ripetere l’assunto concettuale espresso sull’assenza di zone franche. Perché si punta il dito sugli Spada, che hanno fatto una scelta criminale, ma non si guarda a chi vive alla loro ombra nascondendosi dietro una coltre di perbenismo e di insospettabilità. Perché Armando Spada è venuto sì sotto casa mia per consumare quella che, senza mezzi termini, è stata un’intimidazione mafiosa, ma non è venuto da solo. E’ stato accompagnato in macchina. E chi l’ha accompagnato ha un nome e un cognome. Sono Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia Nuova, e sua moglie Angela Falqui. E l’evento, da intimidazione mafiosa qual’era, grazie a varie e incredibili circostanze, è stato rubricato come lesioni personali lievi ed è finito nell’alveo decisionale del Giudice di Pace, col procedimento instaurato inghiottito poi dalle sabbie mobili della prescrizione. Infatti i poliziotti della volante del Commissariato di Ostia, intervenuti sul posto, non hanno voluto porre sotto sequestro, nonostante le insistenze di mio figlio Antonello, il bastone con cui erano stati colpiti i miei figli. E nemmeno hanno voluto perquisire Spada. Il signori Alfonso De Prosperis e Angela Falqui hanno avuto l’ardire di proporre una denuncia – querela contro di noi, accusandoci di averli aggrediti e indicando Armando Spada come teste. Un atto di accusa per sollecitare un procedimento penale in cui sono state scritte cose che la più elementare e superficiale disamina logica indurrebbe chiunque a definire paradossali e ridicole. Ma non evidentemente chi ha redatto l’informativa di polizia giudiziaria, che definirei quantomeno un po’ distratta. Infatti nella denuncia vi era scritto che i signori De Prosperis e Falqui, hanno fatto nascondere il signor Spada in macchina essendosi spaventato alla vista dei miei figli. Il bastone con cui questi ultimi sono stati colpiti è stato utilizzato da Spada per tenere a distanza un pericoloso animale che mio figlio avrebbe aizzato contro di loro. Peccato che si trattasse di un cucciolo di circa sei mesi di vita. E ha un nome e cognome anche il maresciallo dei Carabinieri che ha firmato l’informativa testé citata in cui, e non sta a me giudicare se involontariamente o meno, ha indicato Spada come teste, senza fare alcun accenno alla caratura criminale del soggetto e senza citare il luogo di nascita, né tantomeno la data. Come hanno un nome e cognome le vigilesse che non sono riuscite a scorgere degli abusi lapalissiani, però sono state molto brave a individuare quelli nostri, perfettamente inesistenti. E hanno un nome e cognome molti altri personaggi di questa vicenda, che con il loro comportamento, ripeto voluto o non voluto, non è affidato alla mia competenza deciderlo, hanno di fatto favorito le condotte illecite di personaggi in rapporti con il clan Spada. Il significato della mia candidatura è proprio questo. Orgogliosa di poter dare il mio contributo a una lista che ha fatto della lotta all’illegalità il punto cardine del suo programma e che propone per la presidenza della Regione Lazio una persona di elevato spessore politico, culturale e umano come Jean-Léonard Touadi“.

  • Sarà Carlo Spinelli il candidato presidente alla Regione Lazio per Italia dei Diritti

    Il 51enne castellano, responsabile provinciale di Roma, guiderà il movimento fondato e presieduto dal giornalista Antonello De Pierro alle consultazioni elettorali della prossima primavera
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro

    Roma – Dopo un’attenta valutazione sulla situazione politica attuale e dopo un estenuante dibattito all’interno del direttivo regionale, il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro ha annunciato la deliberazione assembleare in merito al candidato presidente del movimento per le prossime regionali del Lazio.
    Il consesso, presieduto dallo stesso De Pierro, dopo che nei giorni scorsi aveva deciso all’unanimità la partecipazione solitaria alla competizione, ha individuato in Carlo Spinelli, responsabile provinciale di Roma, l’uomo giusto per guidare il movimento alle regionali del 2018. Il cinquantunenne, marinese di nascita e da sempre residente ai Castelli Romani, ha già guidato l’Italia dei Diritti alle elezioni comunali di Ariccia dove, all’esordio elettorale, ha ottenuto un buon 3,4%. Dopo aver assunto il coordinamento provinciale è riuscito a creare un gruppo di lavoro compatto, composto da giovani volenterosi, onesti e con una passione viscerale per la politica, portando avanti quelli che sono i principi fondanti del movimento, con un’attenzione particolare alle classi sociali più deboli. Da sempre impegnato sul sociale, Spinelli è stato per anni volontario della Croce Rossa partecipando a numerose missioni tra le quali quella per il terremoto del centro Italia del 1997. Ha spesso messo a disposizione la sua passione per lo spettacolo, partecipando a numerose manifestazioni di beneficienza anche come organizzatore.
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro
    E’ un compito di grande responsabilità quello affidatomi dal direttivo e che il presidente Antonello De Pierro ha accolto con fiducia — ha esordito il neo candidato presidente subito dopo la sua investitura — che porterò avanti con i soliti passione e impegno che hanno caratterizzato questi anni di militanza nel movimento. Non sono un politico di professione ma lo faccio perché credo in quelli che sono i valori ed i principi che caratterizzano l’Italia dei Diritti.
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro
    Capisco cosa significa affrontare i problemi nella vita di tutti i giorni
    — ha poi continuato — provenendo da una famiglia umile dove io stesso già dall’età di 12 anni ho iniziato a lavorare cercando di coniugare lavoro e studio e per questo, dopo un’infanzia e un’adolescenza piuttosto dure ho imparato a rispettare gli altri, ad avere amore per la vita e ad accontentarmi di quello che la stessa ci offre. Sono sempre disposto ad aiutare gli altri e mi batterò nel consiglio regionale, una volta eletto, affinché vengano tutelati i diritti di tutti, vigilerò affinché la regione venga governata in maniera onesta, senza sprechi e soprattutto senza che a pagare siano sempre i cittadini.
    Questo sarà il mio impegno
    — ha chiosato — e il consenso elettorale che riceverò sarà ricambiato facendomi portavoce dei problemi seri che ci attanagliano quotidianamente cercando di rendere il più possibile vivibile la nostra regione, cuore pulsante dell’Italia, una regione falcidiata da numerose calamità e spesso guidata senza tener conto dei reali bisogni dei suoi abitanti“.

  • Italia dei Diritti correrà da sola alle regionali del Lazio

    La scelta per le prossime consultazioni elettorali è maturata in seno al direttivo laziale del movimento fondato e presieduto da Antonello De Pierro. A breve sarà comunicato il nome del candidato presidente

    Italia dei Diritti

    Roma – L’Italia dei Diritti è pronta a scendere in campo da sola per le prossime consultazioni regionali del Lazio. Così ha deciso all’unanimità il direttivo regionale del Lazio del movimento fondato e presieduto dal giornalista Antonello de Pierro. E’ stato proprio il presidente in persona a condurre il dibattito che si è sviluppato all’interno del consesso sulla possibilità di vedere il simbolo del movimento impresso sulle schede elettorali della prossima consultazione regionale, e la volontà espressa da tutti i membri, dal più anziano in carica Carmine Celardo al più fresco di nomina Carlo Spinelli, è stata che l’Italia dei Diritti dovrà essere presente alle prossime elezioni regionali con una lista autonoma e fuori da ogni coalizione. E’ già iniziata l’opera di individuazione, da parte dei componenti del direttivo, del nome da proporre in qualità di candidato presidente alla regione Lazio, una persona che il gruppo si è impegnato a indicare e comunicare il prima possibile per iniziare al più presto il percorso che porterà il movimento a chiedere il consenso ai residenti laziali per governare la regione Lazio. Una nuova sfida che il presidente De Pierro ed il movimento tutto sono pronti a lanciare alla politica, ai politici, ma soprattutto ai politicanti del territorio laziale.

  • Italia dei Diritti a Montecitorio per Commissione Jo Cox contro odio

    Su invito della presidente della Camera Laura Boldrini il presidente del movimento Antonello De Pierro ha guidato una delegazione per assistere alla relazione finale del gruppo di studio e ha annunciato l’adesione al percorso intrapreso

    Antonello De Pierro
    Roma – In una Sala della Regina colma al limite della capienza è stata presentata a Montecitorio la relazione finale della “Commissione Jo Cox”. Un gruppo di studio sui fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, voluto fortemente dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che è giunto a risultati sorprendenti quanto inquietanti, accendendo i riflettori su quella che è già diventata una vera e propria emergenza da affrontare senza indugi. A presiedere i lavori, per 14 mesi, è stata la stessa Boldrini, con la partecipazione di un rappresentante per ogni gruppo parlamentare, di alcuni esperti e della società civile, recependo appieno le indicazioni promananti dal Consiglio d’Europa. La Commissione, a due mesi dalla sua istituzione, ha aggiunto alla sua denominazione l’emblematico e significativo riferimento a Jo Cox, la parlamentare inglese brutalmente uccisa per odio politico. Un nodale apporto al commendevole risultato finale, come è stato sottolineato dalla stessa Boldrini, è stato fornito da Tullio De Mauro, il celebre e compianto linguista scomparso a inizio anno.
    Carlo Spinelli, Antonello De Pierro, Carmine Celardo e Aurelio Tartaglia
    L’incontro è stato moderato dal giornalista di Rai3 Giovanni Anversa e, dopo l’intervento introduttivo della presidente della Camera, ha visto susseguirsi gli autorevoli contributi dialettici della sociologa Chiara Saraceni e della deputata Milena Santerini. Toccante la testimonianza resa dal pulpito da parte della giovanissima Flavia Rizza, la straordinaria testimonial di una campagna di sensibilizzazione contro il bullismo promossa dalla Polizia di Stato, che ha suscitato grande commozione e un fiume di scroscianti applausi. A seguire, sempre moderati da Anversa, hanno preso la parola la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi, il direttore de La Repubblica Mario Calabresi e quello di Rai News Antonio Di Bella, la consigliera di amministrazione Mediaset Gina Nieri, al presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Paola Spadari e la prestigiosa firma del Corriere della Sera Gian Antonio Stella.
    Carmine Celardo, Emiliano Varanini e Antonello De Pierro
    Al suggestivo e appassionante evento, su invito della presidente Boldrini, ha preso parte una delegazione del movimento politico Italia dei Diritti, capeggiata dal presidente Antonello De Pierro. Ad accompagnare De Pierro a Montecitorio c’erano il responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli, il vice responsabile per il Lazio e vice responsabile per il Lavoro e l’Occupazione Carmine Celardo, il vice responsabile per la Tutela dei Consumatori Emiliano Varanini, il responsabile del Tesseramento Aurelio Tartaglia e la responsabile per Fiumicino Sara Cardilli.
    Giovanni Anversa, Laura Boldrini e Milena Santerini
    Il commento sull’appuntamento politico è stato affidato al leader dell’Italia dei Diritti.
    Ringrazio innanzitutto la presidente Boldrini — ha dichiarato De Pierro — per averci onorati del suo graditissimo invito ad assistere all’attività espositiva di fine lavoro di una Commissione di studio di estrema rilevanza in un momento storico come quello in cui stiamo vivendo. Alcune circostanze che emergono in uno scorcio epocale piuttosto ampio che stiamo attraversando e che fa prevedere una dilatazione temporale al momento indefinibile rispetto alla deflagrazione dell’odio in tutte le sue forme, come ci viene riportato dalle cronache quasi quotidianamente, in cui i crimini legati a questo fenomeno si susseguono senza sosta, non possono lasciarci indifferenti, ma impongono un intervento deciso, risoluto e, per quanto possibile, risolutivo. E’ una questione di giustizia sociale, a cui siamo fortemente attaccati come etica di un’intera nazione. Certi atteggiamenti, che affondano le radici in un humus subculturale atavico e che spesso sfociano in gravi integrazioni penalmente rilevanti o comunque in violazioni dei diritti umani, vanno immediatamente soffocati. In uno stato di diritto siffatti istinti animaleschi non possono avere diritto di cittadinanza e, se la politica finora ha forse minimizzato, a volte ha legittimato o giustificato, ci sentiamo di rivolgere un grande plauso alla presidente Boldrini per aver avuto il merito di lanciare un ormai improcrastinabile allarme sociale in afferenza al dilagare dell’emergenza odio, aprendo uno squarcio senza appello su una realtà che da tempo era sotto gli occhi di tutti.. Il mondo della politica fino a qualche tempo fa si era rivelato sordo, con le coscienze anestetizzate, di fronte a un qualcosa che forse veniva percepito di lieve entità. Con la coscienza assopita anche la ragione va in vacanza e il sonno della ragione genera mostri, e gli effetti ben presto si sono dispiegati in ogni dove nei corpi collettivi, fino a disegnare un quadro inquietante che ora è sotto gli occhi di tutti e ha sancito il trionfo della mediocrità. Le stesse donne in politica hanno subito a volte livorosi insulti di natura sessista e la priorità è innanzitutto disinquinare le stesse istituzioni dalle pervasive infiltrazioni insane che le hanno inondate nei loro bassifondi. Di una cosa siamo certi. L’ondata di odio va fermata. I lavori della commissione che ha reso note le risultanze del suo operato sono un ottimo inizio, ma ora urge quell’alleanza invocata dalla presidente Boldrini, facendo appello ai diritti individuali e collettivi, che riteniamo l’unica via su cui incanalare un percorso convincente ed efficace. Noi, come ho già riferito a lei, ci siamo e il nostro impegno siamo pronti a metterlo in campo nei limiti delle nostre possibilità, con i nostri dirigenti e i tanti attivisti che hanno sposato la nostra causa. La consideriamo una rivoluzione della dignità, per accendere nelle vittime un barlume di speranza ed evitare che questa naufraghi sugli scogli della rassegnazione. Arginare, tentando di debellare i fenomeni di odio e di intolleranza dovrebbe essere un dovere civico per tutti, travalicando ogni steccato ideologico, per mettere ai margini coloro i quali, e per fortuna non sono tantissimi a fronte della totalità dei cittadini, sono affetti dal virus dell’esaltazione, spesso foraggiata da politici, o meglio politicanti, che per racimolare consensi, si cimentano in esercizi demagogici e cavalcano a volte idee malsane, mistificando la realtà ed esibendosi in distorsioni statistiche inverosimili e paradossali. Aderiamo all’alleanza auspicata dalla presidente Boldrini perché il sentimento di odio non può albergare in un parenchima sociale come quello italico, perché chi esprime idee diverse va rispettato e tutelato, sempre nei limiti del confronto democratico, ma chi agisce su impulso rancoroso non può essere tollerato. Per fortuna viviamo in un paese libero e non ammettiamo sessismo, bullismo, xenofobia, razzismo e ogni forma di intolleranza. Anzi l”unica intolleranza che ammettiamo è quella contro chi odia. Non mi avventuro nel merito di ogni forma di odio, mi sono già espresso in più occasioni e ce ne saranno altre per gridare a gran voce il nostro pensiero, in particolare nell’alveo del sessismo, del bullismo e dell’intolleranza a sfondo razziale. Su quest’ultimo punto, ora di particolare attualità, il nostro paese ha già pagato il suo prezzo e ogni rigurgito di questo genere può essere riconducibile solo a un retaggio di tipo fascista e va perseguito duramente. Esiste già la nota legge 645/92, la cosiddetta legge Scelba, in merito, anche se ho sempre notato una certa titubanza nell’applicazione, e ben venga la proposta dell’onorevole Emanuele Fiano di inserire un reato specifico nel codice di rito penale, proposta che tra l’altro ha già suscitato qualche riferimento antisemita nei suoi confronti, e in proposito colgo l’occasione per esprimergli la nostra solidarietà, a dimostrazione della giustezza di tale intento di produzione legislativa. Il fascismo in Italia è stato sinonimo di dittatura, inseguimento e pratica di un modello autoritario, e, con buona pace dei nostalgici, per mantenere una democrazia compiuta bisogna soffocare in culla ogni richiamo liberticida, anche solo simbolico, al Ventennio. Ma quello che ci sta particolarmente a cuore è l’odio che si manifesta sotto forma di stalking. Abbiamo più volte dichiarato la nostra linea per ciò che attiene alla violenza di genere, sia fisica che psicologica, e, anche se la codificazione del reato specifico con l’introduzione dell’art. 612 bis nel codice penale ha certamente segnato un passo in avanti, lo riteniamo assolutamente insufficiente per arginare il problema. Personalmente sono intervenuto a molti incontri sul tema e non mi stancherò mai di propugnare la necessità di affrontare la questione sotto un profilo culturale e preventivo, magari anche con supporti di tipo psicologico, oltre che naturalmente sotto quello repressivo per esercitare la legittima pretesa punitiva dopo che si è ormai concretizzato il tempus commissi delicti. Ed è alla commissione del reato che bisogna evitare di giungere e a nostro avviso il più delle volte sarebbe possibile se le previsioni normative fossero più adeguate alla fattispecie criminosa de qua. Infatti non si è quasi mai giunti a considerare che nella maggior parte delle volte non ci troviamo di fronte a un delinquente abituale, ma a una persona che ha una biografia ineccepibile sotto un profilo comportamentale. Il più delle volte parliamo di una persona che ha vissuto in maniera eccessivamente traumatica un distacco di tipo amoroso. Spesso sviluppa un disturbo di adattamento e ogni tentativo di allontanamento coercitivo, tramite l’emissione di misure cautelari, dalla vittima non produce effetti significativi. Prima di entrare nel terreno giuridico ci troviamo in quello clinico. Prevedere perciò un supporto di tipo psicologico nella legge, a nostro avviso, sarebbe necessario. Nessuno vuole svilire il sacrosanto esercizio dell’azione penale con il dispiegarsi di effetti sanzionatori post delictum, ma così, in molti casi, si eviterebbe di giungere alla consumazione del reato stesso e si otterrebbe certamente un effetto deflattivo nella lugubre contabilità relativa ai femminicidi che le cronache ci offrono purtroppo quasi quotidianamente. Pertanto insistiamo sul fatto che la sfida dovrà essere culturale e preventiva in queste e in tutte le forme di odio. Il cammino è lungo e tortuoso, ma siamo certi che sia iniziato nel migliore dei modi“.
    Laura Boldrini e Maria Elena Boschi

    Aurelio Tartaglia, Sara Cardilli e Antonello De Pierro
    (Foto di Marco Bonanni)

  • Antonello De Pierro chiuderà la campagna elettorale a Lariano

    Il presidente dell’Italia dei Diritti sarà presente nella cittadina dei Castelli Romani per sostenere di persona la candidatura di Sabrina Verri
    Antonello De Pierro

    Roma – Si avvicina la data dell’undici giugno, giorno nel quale si svolgeranno le elezioni amministrative per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali di molti comuni italiani. Il movimento Italia dei Diritti, ha deciso in questa occasione di rinunciare alla presentazione di liste autonome, offrendo il proprio sostegno a vari candidati a primo cittadino, scelti attentamente tra coloro i quali hanno presentato linee programmatiche in sintonia con i valori ideali promossi dall’organizzazione politica facente capo al giornalista romano Antonello De Pierro. Il leader della formazione civica nazionale, che ormai da tempo si fa portavoce delle istanze dei cittadini, a vantaggio della legalità e della giustizia, principi cardine della sua peculiarità azionistica, dopo aver viaggiato in tutta la penisola per tributare il sostegno alle candidature selezionate, ha deciso di chiudere la campagna elettorale in un comune dell’area metropolitana capitolina e precisamente dei Castelli Romani. Infatti venerdì prossimo sarà impegnato a Lariano, al fianco della candidata a sindaco Sabrina Verri, sostenuta dalla lista “Movimento per Lariano”. I comuni castellani proiettati verso il voto amministrativo sono sette, ma quelli in cui l’Italia dei Diritti ha deciso di scendere in campo, sposando il programma di uno dei candidati allo scranno più alto sono solo tre: Lariano, appunto, Monte Compatri e Nemi. Per gli altri comuni impegnati nella consultazione, il movimento non ha ritenuto opportuno esporsi estrinsecando un’opzione di voto, in quanto nessuno dei candidati in corsa è stato giudicato programmaticamente meritevole di valutazione positiva e pertanto tutti sono stati stimati inidonei a rappresentare l’ideologia propugnata. Tenuto conto del 3,4 % ottenuto lo scorso anno ad Ariccia, il supporto elettorale dell’Italia dei Diritti, può risultare, ai fini dell’esito elettorale, alquanto vantaggioso.
    De Pierro ha spiegato le ragioni dell’espressione preferenziale: “Nel territorio in questione mi sono affidato alla conoscenza e all’esperienza del validissimo responsabile provinciale romano della nostra formazione politica, Carlo Spinelli, che ha profuso notevoli energie per orientare al meglio le nostre scelte. E’ già successo ad Ariccia lo scorso anno, dove è stato molto bravo a condurre la nostra formazione al dignitoso 3,4 % decretato dalle urne. L’accorta disamina valutativa di Carlo ha seguito una logica mirata a premiare chi ha mostrato di perseguire l’interesse verso i corpi collettivi, conducendo a una soluzione lapalissiana e volitiva. A Nemi abbiamo scelto la continuità dando ancora fiducia ad Alberto Bertucci, il quale, nel quinquennio appena terminato, ha saputo lavorare molto bene, sia sul terreno del sociale, con iniziative atte a soddisfare le istanze promananti dalle fasce più deboli del parenchima collettivo, sia dal punto di vista culturale e turistico e la riconferma della bandiera arancione per il turismo dell’entroterra ne è una prova tangibile”.
    A Monte Compatri invece il movimento invita a votare per Fausto Bassani. Il presidente dell’Italia dei Diritti commenta così la convergenza sul nome del candidato di centrosinistra: “Spinelli qui ha richiamato l’alternanza democratica, spiegando le ragioni del punto di vista espresso. L’esplicazione argomentativa ha passato il vaglio del direttivo regionale e io ho approvato convinto. Dopo dieci anni di opposizione ci è parso giusto dare al centrosinistra la possibilità di portare avanti le proprie idee per guidare la cittadina alle porte di Roma, amministrata finora da una maggioranza assolutamente insoddisfacente in afferenza alle esigenze del territorio. Ci ha favorevolmente colpito lo spazio assegnato agli interventi sul sociale, contenuto all’interno del programma elettorale, una materia che ci sta particolarmente a cuore”.
    Infine il numero uno dell’Italia dei Diritti si sofferma sulla decisione di essere presente, venerdì prossimo, a Lariano, la cittadina nota per la sagra del fungo porcino, per sostenere la candidatura di Sabrina Verri: “E’ la candidata che più di tutti incarna il patrimonio dnatico del nostro movimento, della nostra stessa storia associativa, della nostra ragion d’essere. I nostri principi fondanti si rispecchiano con estrema chiarezza nella struttura ontologica del Movimento per Lariano, nonché nell’esplicitazione soggettiva della sua leader politica, la quale si è più volte distinta per le numerose battaglie socialmente importanti, che hanno fatto registrare il più delle volte esiti positivi. I suoi valori umani coincidono perfettamente con quelli che sono i nostri ideali ed in più riteniamo che le altre forze che concorrono a Lariano potrebbero risultare alquanto inefficaci, in caso di elezione, per la risoluzione delle problematiche che affliggono la comunità cittadina. Si possono notare infatti apparentamenti bizzarri e inusuali, verso cui nutriamo enormi perplessità in relazione alla coerenza dimostrata nelle scelte formative delle liste, oltre a personaggi riconducibili familiarmente a politici che già in passato sono stati attori inespressivi e inerti sul proscenio della politica locale. Ed è per questo che riteniamo un dovere morale nei confronti della cittadinanza larianese dare forza all’unica candidata credibile, l’unica ventata di novità in mezzo a una pletora di elementi che rievocano un usato non garantito, grazie a insuccessi e inadeguatezza operativa, ben impressi nei file mnemonici dell’elettorato del paese. Sarò a Lariano e inviterò a votare una donna che già in passato ha dato prova di grandi capacità, che l’hanno portata al conseguimento dei risultati che si era prefissa e che sono certo essere l’unica aspirante in corsa idonea a imprimere finalmente la spinta necessaria per quella crescita sociale, economica culturale e turistica che si attende da un lasso temporale troppo lungo”.
    De Pierro esprime infine il suo cruccio per non aver potuto individuare negli altri comuni al voto, in zona Castelli Romani e nel resto della Città Metropolitana di Roma Capitale, un candidato a sindaco che rispondesse ai requisiti minimi richiesti per ottenere un appoggio elettorale dall’Italia dei Diritti: “E’ davvero imbarazzante per noi, aver incontrato tante oggettive difficoltà nell’individuare candidati che rispondessero almeno in parte a quegli standard di qualità politica, che riteniamo indispensabili per potersi presentare agli elettori a chiedere di essere votati ed essere pertanto formalmente legittimati all’amministrazione della polis. Se non fossimo assolutamente contrari all’astensionismo, di fronte a una realtà così disarmante sarei personalmente tentato di invitare gli elettori a disertare le urne”.

  • Italia dei Diritti, Carlo Spinelli nominato responsabile provinciale di Roma

    E’ stato il presidente Antonello De Pierro a investirlo del ruolo al termine di una riunione straordinaria del direttivo regionale del Lazio

    Roma – Dopo diversi mesi di vacanza del ruolo, a causa del passaggio di Brunetto Fantauzzi a responsabile provinciale dell’Aquila, il movimento politico Italia dei Diritti, fondato e presieduto da Antonello De Pierro, ha un nuovo responsabile per la provincia romana. Si tratta di Carlo Spinelli, già coordinatore per Ariccia e da poco entrato a far parte dei membri del direttivo regionale del Lazio, che ha ricevuto l’investitura con nomina diretta del presidente De Pierro proprio al termine di una movimentata riunione straordinaria del massimo consesso laziale dell’organizzazione, in cui si è cominciato a discutere della presenza della lista Italia dei Diritti alle prossime consultazioni regionali. A sostituire Spinelli alla guida del movimento in quel di Ariccia sarà l’attuale responsabile dei giovani Mirko Velletrani, reduce da un buon piazzamento alle scorse elezioni amministrative della cittadina castellana, mentre il ruolo di vice resterà a Maurizio Nocera.
    “E’ con immenso piacere e orgoglio che accetto quest’incarico — sono state le prime parole del neo responsabile provinciale visibilmente commosso —, un altro passo in avanti all’interno del movimento che mi coinvolge sempre più. So che mi aspettano mesi di intenso lavoro anche in vista delle consultazioni elettorali per le amministrative della prossima primavera che vedranno alle urne molti comuni della provincia romana” .
    De Pierro si è dichiarato soddisfatto della sua decisione: “Le esigenze che hanno portato, diversi mesi orsono, il caro e stimato Brunetto Fantauzzi all’Aquila, hanno lasciato un vuoto operativo difficile da colmare. Ho atteso tutto questo tempo assumendo io stesso l’interim gestionale del territorio in questione, ma era arrivato il momento di individuare la persona giusta da investire ufficialmente dell’attribuzione mansionale di coordinamento di un’area territoriale così delicata. Non essendoci i presupposti necessari per procedere a un’elezione efficace in seno al direttivo, mi sono visto costretto a ricorrere alla nomina diretta per colmare un vuoto dirigenziale che ormai si era protratto per un lasso temporale troppo lungo. In ragione del suo percorso e del suo impegno nell’ambito del nostro movimento, nel propugnare e combattere con convinzione le nostre battaglie di civiltà e nell’accogliere con non comune sensibilità le istanze dei corpi collettivi, dimostrando in maniera apodittica l’assoluta assimilazione e condivisione dei principi basilari dell’Italia dei Diritti, la scelta non poteva ricadere su nessun altro se non su Carlo Spinelli. Non nascondo che al di là dei prefati elementi fondamentali avevo bisogno di una persona di estrema fiducia per poter assicurare una crescita territoriale sana e fedele alla nostra etica comportamentale, lontana da quei percorsi clientelari che spesso inquinano l’odierna politica e da quegli esercizi retorici che spesso illudono e beffano gli elettori. Perciò la stima che nutro per Carlo, che conosco tra l’altro da oltre 25 anni, mi ha lasciato margini di scelta alternativa davvero molto ridotti. Sono più che certo che la fiducia che ho riposto in lui, come già è accaduto in passato in altre occasioni, sarà ripagata da una valida ed esaustiva risposta sul campo”.

  • Marinelli cede il posto a Sallustio alla guida dell’Italia dei Diritti Lazio

    Il presidente Antonello De Pierro accoglie con favore la new entry e dichiara immutata la stima per il noto avvocato romano, che rimane segretario vicario e responsabile nazionale del Dipartimento per la Tutela dei Consumatori

    Roma – Cambio di guardia al vertice della segreteria dell’Italia dei Diritti Lazio, dopo la riunione del direttivo regionale, che ha sancito una rimodulazione dell’organigramma. E’ di stamane, infatti, la notizia riguardante il passaggio di testimone tra Vittorio Marinelli, noto avvocato romano e storico esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, e Luisa Sallustio, la commercialista ariccina che, proprio di recente, ne era entrata a far parte in qualità di componente dell’organo di dirigenza laziale. Marinelli, già responsabile nazionale del Dipartimento per la Tutela dei Consumatori, va dunque a ricoprire la carica di responsabile vicario, assieme a Carmine Celardo e Anna Nieddu.
    “Saluto con piacere l’ingresso di Luisa Sallustio ai vertici dell Idd Lazio, la cui candidatura a sindaco di Ariccia sto fortemente sostenendo. Sono certo che la sua competenza saprà rispondere alle responsabilità del suo nuovo ruolo nell’ambito del nostro organigramma regionale e che, da oggi, sarà ancor più in prima linea per la crescita del nostro movimento nel Lazio – ha dichiarato il presidente De Pierro, che ha voluto ribadire ancora una volta la linea politica dell’Italia dei Diritti -, sempre dalla parte delle cellule più deboli del parenchima sociale e a sostegno della salvaguardia dei diritti imprescindibili, che l’ arroganza del potere, spesso, calpesta e mortifica”.Antonello De Pierro e Vittorio Marinelli
    Immutata la stima per Marinelli da parte del leader del movimento, che ha voluto così suggellare il condiviso passaggio di consegne alla guida della sua organizzazione politica nel Lazio: “Ringrazio Vittorio Marinelli per il commendevole impegno profuso alla guida dell’Idd regionale, che ha saputo dirigere attraverso una prodiga azione politica a sostegno dei diritti dei cittadini e della tutela di ogni prevaricazione nella sfera dei corpi collettivi. Il caro Vittorio – ha infine aggiunto – continuerà a dare il suo validissimo contributo, assieme a Celardo e Nieddu, ora che la squadra di vertice si è arricchita di una personalità capace e determinata come Luisa Sallustio che, già da tempo, sta operando in perfetta sintonia con i parametri ideali ed i valori fondanti del nostro movimento”.

  • Elezioni Ariccia, De Pierro annuncia appoggio a Luisa Sallustio

    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha individuato nella professionista ariccina, che considera l’unico candidato a rappresentare gli elettori di centrosinistra, la proposta politica più coerente al suo messaggio etico e legalitario

    Roma – Dopo che, nei giorni scorsi, il movimento Italia dei Diritti aveva annunciato la sua partecipazione alle prossime elezioni amministrative di Ariccia, cittadina alle porte di Roma, ora ha ufficializzato le modalità con cui sarà presente nell’imminente competizione elettorale, entrata già nel vivo.
    A renderle note è stato il presidente Antonello De Pierro, rivelando il suo sostegno alla candidatura a sindaco di Luisa Sallustio, l’ex presidente del Consiglio comunale, che si è dimessa dopo essere entrata in conflitto con il gruppo del Partito Democratico, del quale faceva parte, contestando il mancato svolgimento delle primarie e provocando un autentico terremoto politico, che ha visto il suo epilogo nella sfiducia al sindaco Emilio Cianfanelli con conseguente commissariamento del Comune castellano.
    Luisa Sallustio e Antonello De Pierro
    De Pierro, il quale aveva già anticipato una scelta di campo che avrebbe collocato la sua compagine all’interno del perimetro politico di centrosinistra, spiega le ragioni della convergenza sulla Sallustio: “A seguito di un’attenta disamina del panorama politico locale, effettuata personalmente con l’indispensabile ausilio del nostro responsabile ariccino Carlo Spinelli, il quale si è distinto sul territorio per un’eccellente opera di individuazione e denuncia delle varie distorsioni presenti, con una rappresentanza esemplare nella difesa dei diritti, ho ritenuto che il candidato sindaco più vicino alle nostre peculiarità movimentistiche fosse Luisa Sallustio”.
    Luisa Sallustio e Antonello De Pierro
    Il presidente del movimento ha inoltre contestualizzato il suo orientamento preferenziale verso la candidatura della Sallustio, commentando lo scenario pre-elettorale ariccino che ha così descritto: “La nostra collocazione naturale è nell’alveo ideologico del centrosinistra ma, ad Ariccia, pur non volendomi addentrare nel divenire fenomenico dei fatti accaduti internamente al Pd locale che sembra abbia preferito non celebrare le primarie, ho avuto la spiacevole percezione che sia stato mortificato così il principio sacrosanto della democrazia, in posizione paradossale rispetto alle premesse di un partito che si pregia di aver inserito il termine ‘democratico’nel suo simbolo”.
    Il leader dell’Italia dei Diritti ha poi continuato: “Alla luce delle prefate considerazioni, abbiamo individuato nell’offerta politica di questa valida professionista, la risposta che stavamo cercando e che incarna in toto la nostra linea ideale. Per quanto ci riguarda, è lei la vera candidata del centrosinistra ariccino, in quanto portatrice di un progressismo politico che non abbiamo riscontrato in altre proposte locali. E’ probabile che alle eventuali primarie avremmo sostenuto lei e siamo certi che avrebbe stravinto. Venute meno tali consultazioni ci sembra frutto di una logica deduttiva che la reale candidata dell’area liberaldemocratica sia proprio lei. A nostro avviso non può essere riconosciuto un altro candidato e chi si identifica nei valori genuini della sinistra, salvo lasciarsi ingabbiare in percorsi clientelari, che non ci appartengono, non può che sceglierla. Il resto è solo vacuo esercizio retorico intriso di demagogia che cerca di inoculare frasi trite e ritrite per anestetizzare e condizionare le coscienze degli ariccini. Luisa — ha poi concluso De Pierro — ha sposato immediatamente i principi cardine del nostro movimento, ovvero la legalità e la giustizia, che insieme vanno a comporre il nostro concetto di etica, ancora più imprescindibile nella nostra azione politica. E’ su questa piattaforma ideale che costruiremo insieme il futuro di Ariccia, aprendo inoltre anche a quella società civile tanto cara al Movimento Cinque Stelle, la quale viene però quotidianamente ingannata dalle allucinazioni ideologiche generate dal più sfrontato qualunquismo di Grillo e Casaleggio, nonché dei vari Di Maio e Di Battista. Anzi, anticipo che, con ogni probabilità, presto proporrò a Luisa un incarico di rilievo all’interno del nostro movimento”.