Categoria: Economia e Finanza

  • Enel premiata per l’impegno in Messico: all’AD Francesco Starace l’Ordine dell’Aquila Azteca

    Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel, ha ricevuto dall’Ambasciatore del Messico Juan José Guerra Abud l’Ordine dell’Aquila Azteca. Teatro dell’evento, che si è tenuto il 25 aprile, l’Ambasciata del Messico a Roma.

    Francesco Starace, AD Enel

    L’Ordine dell’Aquila Azteca conferito a Francesco Starace, AD di Enel

    La più alta onorificenza concessa a cittadini stranieri in Messico per i servizi offerti: sta a indicare questo l’Ordine dell’Aquila Azteca, il riconoscimento che è stato conferito il 25 aprile a Francesco Starace, AD di Enel. Un premio, ricevuto dalle mani di Juan José Guerra Abud, ambasciatore del Messico in Italia, che suggella l’impegno della società nel favorire lo sviluppo sostenibile del Paese Centroamericano. Un onore che Francesco Starace ha voluto “condividere con le persone a me vicine e con i colleghi che mi hanno accompagnato lungo tutto il nostro percorso di crescita in Messico, iniziato dieci anni fa”. Enel lavorerà anche nei prossimi anni alla diversificazione del mix energetico del Paese. Soddisfatto anche l’Ambasciatore Guerra, il quale ha riconosciuto nel numero uno del Gruppo “un leader nel settore dell’energia responsabile, cosciente, che sta lavorando duramente per combattere le emissioni di gas ad effetto serra”. Sono infatti le aziende come Enel le artefici della realizzazione degli impegni assunti dal Messico con la firma dell’Accordo di Parigi. Tramite Enel Green Power, la società è il principale operatore di energia rinnovabile nel Paese, con 728 MW di capacità installata e 1.282 MW di progetti in costruzione.

    Francesco Starace: il percorso professionale dell’AD di Enel

    Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel da maggio 2014, Francesco Starace entra a far parte del gruppo già dal 2000, anno in cui comincia a ricoprire posizioni dirigenziali di crescente responsabilità. A capo dell’Area di Business Power da luglio 2002 a ottobre 2005, passa successivamente alla Divisione Mercato dove rimane fino al 2008, quando diventa Amministratore Delegato e Direttore Generale della neonata Enel Green Power. In passato, prima di approdare a Enel, Francesco Starace ha sviluppato una serie di competenze nel settore, lavorando per altre società del mercato energetico come General Electric, ABB Group e Alstom Power Corporation. In questi anni ha consolidato la sua esperienza a livello internazionale, lavorando negli Stati Uniti, in Arabia Saudita, Egitto e Bulgaria. Laureato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano, attualmente è anche membro del CdA del Global Compact delle Nazioni Unite, componente dell’Advisory Board dell’iniziativa Sustainable Energy 4 All delle Nazioni Unite, Co-Presidente dell’Energy Utilities and Energy Technologies Community del World Economic Forum, Co-Presidente del B20 Climate & Resource Efficiency Task Force e Presidente di Eurelectric.

  • La Banca d’Inghilterra ha deciso di sfidare i mercati finanziari

    La Banca di Inghilterra ha tirato indietro la mano dopo aver gettato il sasso. Qualche settimana fa appena, il governatore dell’istituto centrale del Regno Unito aveva dato quasi per scontato che ci sarebbe stato un ritocco del costo del denaro. Ma nel corso dell’ultima riunione invece questa mossa non solo non è avvenuta, ma è stata rinviata a data da destinarsi. La BoE infatti ha concluso il suo meeting di politica monetaria facendo sapere che i prossimi ritocchi ai tassi dipenderanno dagli eventi.

    La decisione di lasciar tutto com’è ha un po’ il sapore della sfida nei confronti dei mercati e degli speculatori. Per il momento l’effetto ottenuto è stato quello di affossare la sterlina, che ha perso pesantemente terreno contro euro e dollaro. La presenza di un piercing line pattern forex evidenzia un cambio di rotta verso il basso.

    La mossa della Banca d’Inghilterra

    banca d'inghilterraVengono alla mente le parole del parlamentare del Labour Pat McFadden, che ha definito il governatore della Banca d’Inghilterra come “marito inaffidabile” dei mercati. Effettivamente un cambio di rotta così rapido non è frequente vederlo. Dopo aver promesso una stretta monetaria, la banca centrale ha annunciato che manterrà i tassi guida invariati allo 0,5%. Solo due membri con diritto di voto, Saunders e McCafferty, hanno dissentito.

    Hanno pesato i dati macro deludenti dell’ultimo periodo. Rispetto a febbraio scorso, le previsioni circa l’inflazione si sono fatte molto più pessimiste. Non si dovrebbe affatto raggiungere l’obiettivo del 2% prima dei due anni. Questo ha fatto perdere slancio alla sterlina, che ha perso 100 punti base dopo il report della Bank of England, per la disperazione di chi ha visto scattare lo Stop Loss Operativo trading sulle proprie piattaforme. Del resto i mercati monetari adesso scontano soltanto un altro rialzo dei tassi quest’anno (entro novembre).

    Come detto, la Bank of England si è posta quasi come a voler sfidare i mercati. La sua prima preoccupazione infatti sarà lo stato di salute finanziaria delle famiglie e delle aziende, mentre c’è disinteresse verso chi specula sull’andamento della sterlina. Una mossa rischiosa, tenuto conto che c’è sempre la Brexit che incombe…

  • LA CONOSCENZA QUALE FATTORE DI SUCCESSO PER IL RETAIL IN STORE ED ONLINE

    faster-retail.com

    Oggi per tenere su le serrande di un negozio non basta più avere una buona capacità manageriale, un buon prodotto e una buona piazza, magari affollata. Oggi, per inseguire il sogno di avere gli scaffali pieni la mattina e ritrovarli vuoti la sera, il retailer deve avere una marcia in più: il potere della conoscenza. E se la serranda è anche virtuale, allora il il retail deve avere il super potere della conoscenza: deve saper analizzare i dati che provengano sia dai canali online che in-store per tradurli in preziose informazioni dove la variabile tempo gioca un ruolo rilevante. Ma i dati da soli non bastano per competere ed avere successo, occorre anche saper interpretare le esigenze e le mutevoli abitudini dei clienti, magari anticiparle, ma come?

    LA CONOSCENZA E’ MOBILE

    Il comportamento dei clienti è il vero ago della bussola che orienta il business di oggi.

    Per essere competitivi le informazioni devono viaggiare veloci ed essere disponibili sempre, in ogni luogo ed in ogni dove: il mare è il mercato ed il retailer il comandante che affronta la procella della concorrenza.

    Sempre di più, per fare un esempio, la “tavoletta di vetro” luminosa sulla quale ci concentriamo quotidianamente, gioca un ruolo determinate nell’orientare le nostre scelte. Non solo c’informa, ci guida, ma riesce a sedurci ed infine ci persuade nelle scelte.

    Questo processo si è rapidamente diffuso e sicuramente diventerà sempre più pervasivo.

    Risulta quindi fondamentale, per ogni operatore del settore retail, saper governare la “mobile seduction” ed individuare i canali online più idonei per comunicare con i propri clienti.

     

    APPRENDERE E PERSONALIZZARE

     Il punto vendita di oggi è anche un punto di servizio che deve saper gestire tutte le fasi che hanno accompagnato il cliente ad entrare in negozio e rendere ripetibile l’esperienza d’acquisto. Sempre più spesso questa esperienza può iniziare con un dispositivo mobile, proseguire in negozio e terminare a casa con la consegna al proprio domicilio per poi riprendere con i servizi di customer care. Durante queste fasi è fondamentale saper apprendere per poi ripetere il processo, correggendo gli errori e trasformando un cliente occasionale in un cliente fidelizzato.

     

    UNA RELAZIONE STABILE

    Occorre quindi saper tessere relazioni efficienti evitando di affidarsi ad una comunicazione fredda, fatta solo di numerose promozioni che vengono percepite come fastidiose ed invadenti. Ogni cliente è una persona, con le sue percezioni e le sue emozioni. Le aziende oggi, consapevolmente, tengono in debita nota questi aspetti per condurre le attività di vendita e di marketing, rifasando opportunamente la comunicazione.

     

    FASTER, LE INFORMAZIONI CHIAVE IN UN’UNICA SOLUZIONE

    Recenti ed autorevoli ricerche, confermano che per i retailer ottimizzare la customer experience è una delle principali priorità. I dati che occorrono per migliorare la conoscenza dei propri clienti, spesso risiedono su sistemi obsoleti e in modo frammentario per cui risulta difficile prendere decisioni veloci e coerenti.

     

    In questo scenario, Faster, la soluzione cloud appositamente realizzata per consentire ai retailer di gestire le attività operative, è sempre più apprezzata da importanti Brand perchè consente di intraprende rapide e strategiche iniziative che migliorano l’esperienza dei clienti a beneficio di fidelizzazioni e vendite.

     

    Grazie alle sue funzionalità la Soluzione Faster è stata premiata da Epson quale miglior progetto innovativo di proximity marketing e Customer Loyalty nell’ambito dell’iniziativa “NextPOSition 2017”.

  • Il piano di investimenti di Terna da oggi al 2022: la presentazione dell’AD Luigi Ferraris

    Riparte da 5,3 miliardi di investimenti la Terna targata Luigi Ferraris: il piano strategico 2018-2022 del gruppo prevede infatti un incremento del 30% rispetto al precedente, con una garanzia di remunerazione sostanziosa per gli azionisti.

    Luigi Ferraris

    I dettagli del piano strategico di Terna, società guidata da Luigi Ferraris

    5,3 miliardi di investimenti: è questo il cuore del piano strategico 2018-2022 di Terna, presentato dall’Amministratore Delegato Luigi Ferraris al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Rispetto alla strategia aziendale delineata in precedenza, evidenzia Il Sole 24 Ore, è previsto un aumento del 30%, che garantirà una remunerazione più sostanziosa agli azionisti, ai quali sarà assicurata una cedola di 22 cent nel 2017 (a fronte dei 20,6 cent del 2016). Terna si impegnerà in particolare per la rete nazionale: 2,8 miliardi di euro di investimenti saranno dedicati infatti all’incremento della resilienza e della sicurezza dell’infrastruttura elettrica, sia attraverso interconnessioni internazionali (Francia e Montenegro), sia attraverso progetti nel mercato italiano. Quello della società guidata dall’AD Luigi Ferraris sarà poi un piano all’insegna dell’innovazione, con 600 milioni di euro riservati esclusivamente alla digitalizzazione delle stazioni e delle reti elettriche. Per quanto concerne le attività non regolate, l’obiettivo è quello di consolidare il ruolo di fornitore di servizi energetici, mettendo a disposizione il know how maturato nel corso degli anni. Massima attenzione quindi per le opportunità che si presenteranno, in particolare quelle con basso profilo di rischio e limitato assorbimento di capitale, e proposta di pacchetti chiavi in mano come già sta avvenendo in America Latina.

    Luigi Ferraris: il profilo professionale dell’AD di Terna

    Nato nel 1962 a Legnano (Milano), Luigi Ferraris si laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Genova e nel 1988 dà inizio al suo percorso professionale all’interno del settore Auditing di Price Waterhouse. Nella prima metà degli anni ’90 è chiamato a ricoprire importanti incarichi dirigenziali in società dal respiro internazionale quali Agusta, Piaggio VE e Sasib Beverage. Area Controller Europa presso Elsag Bailey Process Automation, controllata di Finmeccanica, nel 1998 viene assunto come CFO da Elsacom, società attiva nel settore della telefonia satellitare. Dal 1999 comincia il suo iter in Enel: nel suo periodo all’interno del gruppo ricopre gli incarichi di Amministratore Unico e Presidente con delega di Enel Servizi, di Responsabile della Pianificazione e Controllo, di Direttore della Funzione Amministrazione, Pianificazione e Controllo, di Chief Financial Officer e di Presidente di Enel Green Power S.p.A. Nel 2015 Luigi Ferraris passa al Gruppo Poste Italiane come Chief Financial Officer e guida l’operazione di privatizzazione della società. Nell’aprile del 2017 viene nominato Amministratore Delegato di Terna S.p.A.

  • Fondazione 2021: Alessandro Benetton a RaiNews sulla partnership con Prosecco

    Il Consorzio Prosecco Doc sostiene Fondazione 2021: la partnership siglata al Vinitaly da Alessandro Benetton, Presidente dell’ente che sta organizzando i prossimi Mondiali di Sci nella località ampezzana.

    Alessandro Benetton

    Alessandro Benetton al Vinitaly per la partnership Cortina 2021-Prosecco

    I Mondiali come “occasione per ripensare un territorio e cogliere nuove opportunità di sviluppo”: è la filosofia che anima l’operato di Alessandro Benetton da quando, in qualità di Presidente, guida Fondazione 2021, l’ente organizzatore dei Mondiali di Sci 2021 nella località ampezzana. Lo ribadisce anche ai microfoni di RaiNews che lo hanno intervistato lo scorso 17 aprile a margine di un evento del Vinitaly di Verona a cui ha preso parte per presentare la partnership siglata con il Consorzio Prosecco Doc. Un accordo di durata triennale, valido fino al 2021, che si esprime anche attraverso la creazione di bottiglie in edizione limitata: etichettate “Cortina 2021”, saranno distribuite durante gli eventi sportivi, istituzionali, culturali, educativi e promozionali promossi dalla Fondazione e dal Comune di Cortina. La prima magnum di Prosecco è stata stappata proprio dal Presidente Alessandro Benetton durante l’evento organizzato nell’ambito del Vinitaly a cui hanno partecipato anche il governatore del Veneto Luca Zaia e il Presidente del Consorzio vinicolo, Partner della manifestazione sportiva.

    Alessandro Benetton: le dichiarazioni del Presidente di Fondazione 2021 a RaiNews

    La collaborazione tra Consorzio Prosecco e Fondazione 2021 segna una tappa importante nel percorso intrapreso dal Comitato organizzatore sotto la guida di Alessandro Benetton: un modello efficace nel coniugare sostenibilità, innovazione ma anche attenzione ai giovani e al territorio. “Rapportarsi con l’ambiente significa anche relazionarsi con il luogo, con la comunità locale e avere un impatto positivo su di essa con le nostre attività” ha spiegato il Presidente di Fondazione 2021, sottolineando come l’obiettivo sia contribuire ulteriormente alla crescita di Cortina, un “territorio che ci rende orgogliosi e speriamo diventi sempre più importante”. Ai microfoni di RaiNews Alessandro Benetton ha fatto il punto anche sui preparativi: “Abbiamo suddiviso il programma tra quello che abbiamo già fatto e abbiamo raccontato, quello che siamo sicuri di poter fare e quello che sogniamo di fare”. In questa prospettiva l’intenzione è assicurarsi che i Mondiali di Sci vengano realizzati bene per dare ulteriore luce alla località, anche in vista di altre manifestazioni in programma dopo il 2021.

  • Nuovo traguardo per Laurini Officine Meccaniche: Vulcano si veste di nuovi colori

    Laurini Officine Meccaniche, proprio qualche giorno fa, ha festeggiato l’ennesimo importante traguardo: la messa in opera di un nuovo Vulcano 2.0, best seller di categoria a livello mondiale. Vulcano 2.0 è la prima macchina a vestire i nuovi colori Laurini – verde, grigio e sabbia – che diventeranno caratterizzanti per l’intera produzione futura dell’azienda.
    Vulcano è un vaglio vibrante su carro cingolato semovente radiocomandato, con rete intercambiabile ed alimentatore a piastre regolabile in velocità. Il nastro trasportatore che scarica il materiale fine in trincea, è retraibile e ripiegabile. Questi i requisiti che, unitamente all’elevata affidabilità, rendono Vulcano una macchina estremamente versatile.
    Durante la messa in opera presso il Metanodotto Cervignano Mortara, in provincia di Pavia, Vulcano ha dimostrato di lavorare in modo eccellente, raggiungendo performance elevate, nonostante le condizioni del terreno molto umido. Infatti è proprio questa caratteristica che ha permesso l’ottima produzione della macchina che ha raggiunto le 120 unità vendute. Nel mondo sono attivi 120 Vulcano: 34 in cantieri italiani, 35 in Europa, 18 in USA, 24 in Messico, 4 in Sud America e 5 in Australia.
    Declinato nelle due versioni Smart e XXL nel 2017, Vulcano è presente sul mercato dal 2000 e si è evoluto in un’ottica customer oriented per soddisfare le richieste più eterogenee dei clienti.

    “Vulcano è la nostra macchina più venduta sui cinque continenti e l’abbiamo scelta fra tutte per portare nel mondo, per prima, i nostri nuovi colori, simbolo del continuo rinnovamento che l’azienda porta avanti. La nostra identità aziendale è sempre più solida e definita grazie all’innovazione che ci contraddistingue, rendendoci sempre al passo con i tempi” ha affermato Marco Laurini, Presidente di Laurini Officine Meccaniche.

    Laurini Officine Meccaniche S.r.l.
    Loc.Spigarolo
    43011 Busseto (Parma)
    T. +39 0524 91844
    E. [email protected]
    www.laurini.com

    Press office Terzomillennium
    [email protected]
    T. +39 045 6050601
    www.terzomillennium.net

  • RC auto: nella stessa città può variare fino al 36,4% in base al Cap

    Stesso assicurato, stessa automobile, stesso attestato di rischio, stessa città di residenza, ma tariffa RC notevolmente diversa; come mai? La ragione, spesso, si traduce in 3 lettere: Cap. Già perché secondo un’analisi fatta ad aprile 2018 da Facile.it, il principale sito di comparazione del settore, in alcune grandi città italiane vivere in un quartiere piuttosto che in un altro può far aumentare anche del 36,4% l’importo del miglior premio disponibile. *

    Simulando la richiesta di assicurazione di un profilo tipo (uomo, 42 anni, impiegato, coniugato, prima classe di merito da meno di un anno, che guida una station wagon 1.4, unica vettura del nucleo familiare), il sito ha evidenziato come risiedere in una zona o nell’altra della città, a volte anche solo da un lato o dall’altro della stessa strada, possa incidere sensibilmente su quanto si paga di assicurazione; se a Firenze la differenza di prezzo massima è tutto sommato contenuta (+2,15% fra chi risiede nell’area a migliore e quella a peggiore tariffazione), nelle altre città campione le diversità incidono sensibilmente sul premio.

    Restano sotto la soglia psicologica della doppia cifra, magra consolazione, solo Genova (+8,25%) e, per meno di un soffio, Milano (+9,99%); la superano invece Roma (+10,73%), Torino (+11,90%), Bari (+18,60%) e, soprattutto, Napoli dove la migliore offerta disponibile per i Cap 80127, 80128 e 80129 è inferiore del 36,4% rispetto a quella disponibile per il Cap 80139.

    È sempre così? No; alcune assicurazioni scelgono di mantenere in tutto il territorio urbano la medesima tariffa, ma questa, sempre secondo la simulazione fatta da Facile.it, è spesso maggiore rispetto alle migliori offerte di altre compagnie. Fanno eccezione, tra i capoluoghi presi in esame dal comparatore, Bologna, Venezia, Cagliari e Palermo dove, nonostante la differenza di Cap, la migliore offerta disponibile per gli automobilisti è identica.

     

     

    *tariffe relative alle migliori offerte disponibili su Facile.it, per il profilo indicato, nei giorni 19, 20, 23, 24 aprile 2018.


     

     

  • Valute digitali, altro affondo di Buffet: “Non sono investimenti, sono il nulla”

    Lo scorso gennaio il potentissimo investitori plurimiliardario Warren Buffett, economista 87enne noto come “Oracolo di Omaha” , nel corso di una intervista usò toni forti contro Bitcoin e le criptovalute in generale. Disse infatti che non avrebbe mai messo neppure un centesimo nel trading sulle valute virtuali. Aggiunse inoltre di essere sicuro che le altcoin in generale avrebbero fatto una brutta fine. A distanza di alcuni mesi il fondatore della conglomerata Berkshire Hathaway è tornato a tuonare contro le valute digitali.

    valute digitaliDall’alto del suo patrimonio (superiore agli 80 miliardi di dollari) ha nuovamente bocciato Bitcoin e simili in una intervista su Yahoo Finance. «Ci sono due tipi di oggetti sulle quali le persone pensano di investire, ma solo uno è davvero un investimento mentre l’altro no lo è», ha detto riferendosi alle valute virtuali. «Se si acquista qualcosa come una fattoria, una casa vacanza si fa un investimento perfettamente soddisfacente. Perché potrà offrirvi un ritorno economico. Bitcoin o le altre criptovalute invece non hanno mai prodotto nulla. Stai solo sperando che il prossimo tizio paghi di più».

    Il nulla dietro le valute digitali

    La sintesi di Buffet non fa una piega, perché in realtà chi compra Bitcoin effettivamente spera che il prezzo salga senza una ragione specifica, ma solo perché qualcun altro lo pagherà di più. Dietro alle monete virtuali infatti non esistono aziende, ne’ beni o servizi che possono aumentare di valore, ma è pura speculazione. E infatti Buffet aggiunge: «tali investimenti sono solo un gioco speculativo, nel quale nessuno sa esattamente che cosa sia il Bitcoin». A osservare gli eventi, molti danno effettivamente ragione a Buffet. Tante volte abbiamo visto precipitare la quotazione delle valute virtuali all’improvviso mandando all’aria i piani dei trader (fenomeno noto come slippage, cos’è e come evitarlo è spiegato qui).

    La situazione del mercato

    Va detto che già dal 2014, Buffet sottolineò come la mancanza di valore intrinseco delle cripto le rendevano un miraggio. Nel frattempo il prezzo del Bitcoin (BTC) è tornato a varcare la soglia dei 9mila dollari, con un accumulation distribution forex trading che evidenzia una fase di accumulo delle posizioni da parte degli investitori. Ci siamo allontanati tanto dalla quota 6670 raggiunta il 30 marzo, ma siamo ancora più lontani dai picci di 20mila dollari raggiunti a dicembre.

  • Commercialisti di Bergamo in Assemblea

    «A fronte degli sforzi condotti nel corso degli anni per superare una difficile situazione di crisi, l’Italia registra oggi un generale miglioramento dello stato di salute delle imprese, ma è imprescindibile l’impegno per il raggiungimento di un sistema fiscale e burocratico più snello, con la riduzione della pressione fiscale e la riforma del sistema previdenziale, in aggiunta al necessario decremento del debito pubblico».Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha aperto così, oggi, venerdì 27 aprile 2018, l’Assemblea Generale della categoria convocata per l’approvazione del bilancio consuntivo 2017.

    Il quadro tracciato dalla dott.ssa Bonomelli è timidamente positivo:«Il 2017 è stato un buon anno per il PIL come certificato dall’Istat che stima per l’anno passato un aumento dell’1,5%. Il rapporto debito – Pil è sceso nel 2017 al 131,5%, tornando al livello del 2015, e anche il rapporto deficit/Pil è calato all’1,9% arrivando al livello più basso da 10 anni»– ha evidenziato Bonomelli precisando però che il risultato del 2017 non include la contabilizzazione degli effetti delle «Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca».

    «Nel complesso– ha chiarito Bonomelli –i segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica ci sono e sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che sembra espandersi. Le ore complessivamente lavorate sono in crescita dell’1,4% su base annua, confermando l’aumento dell’intensità occupazionale anche se va segnalato, purtroppo, il calo degli indipendenti. I segnali positivi di ripresa dal mercato interno, dunque, vi sono, anche se ancora non si può essere del tutto ottimisti».In tale contesto, resta infatti fondamentale l’attenzione delle Istituzioni per la realizzazione delle opportune riforme, in particolare, per lariduzione della pressione fiscale e della burocrazia.Secondo una recente ricerca realizzata dalla Fondazione nazionale di categoria risulta, infatti, che i titolari degli studi professionali di commercialisti dedichino in media 122 giorni all’anno ai soli adempimenti fiscali di base, a cui si deve aggiungere l’apporto del personale per il buon fine degli stessi.

    Commercialisti ed Esperti Contabili sono chiamati a una sempre maggiore attenzione rispetto alle nuove sfide del mercato, garantendosupporto per la crescita e impegno per la ricerca della migliore collaborazione tra privati e istituzioni. Vanno in tale direzione le numerose iniziative implementate dall’Ordine: continua il lavoro dell’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitoree l’attività della Scuola di Alta Formazione della Lombardia presieduta dalla dott.ssa Bonomelli (tra i corsi già attivati: “Finanza di impresa”, “Diritto e fiscalità e rapporti internazionali”, “La crisi d’impresa: diagnosi, gestione e turnaround” e “Diritto del Lavoro e Amministrazione del personale”).

    È proseguita nel 2017 la collaborazione con numerosi enti e istituzioni del territorio ed è stato avviato un percorso disinergia con il Magnifico Rettore Prof. Remo Morzenti Pellegrini dell’Università degli Studi Bergamo al fine di avvicinare la professione al mondo universitario. Prosegue inoltre l’attività delle Commissioni e sono state istituite tre nuove Commissioni di studio dedicate Antiriciclaggio e D. Lgs. 231, Crisi da Sovraindebitamento e Controllo di gestione, in tal modo pensando di interpretare le mutate esigenze di mercato. 

    Il 2017 è stato il primo anno di attività del Consiglio che durerà in carica fino al 31 dicembre 2020. Gli iscritti all’Ordine alla data del 31 dicembre 2017, sono complessivamente 1706 di cui 1696 all’elenco ordinario e 10 all’elenco speciale, oltre a 19 STP (società tra professionisti). Il saldo rispetto al 31 dicembre 2016 vede un incremento di n. 17 iscritti. Quanto al bilancio consuntivo, per il 2017 l’Ordine ha mantenuto la riduzione della quota per i giovani neo iscritti per i primi 5 anni e comunque non oltre il compimento del 39° anno di età pari a 80 euro.

  • Dottori Commercialisti e Esperti Contabili in assemblea generale a Bergamo

    «A fronte degli sforzi condotti nel corso degli anni per superare una difficile situazione di crisi, l’Italia registra oggi un generale miglioramento dello stato di salute delle imprese, ma è imprescindibile l’impegno per il raggiungimento di un sistema fiscale e burocratico più snello, con la riduzione della pressione fiscale e la riforma del sistema previdenziale, in aggiunta al necessario decremento del debito pubblico». Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha aperto così, oggi, venerdì 27 aprile 2018, l’Assemblea Generale della categoria convocata per l’approvazione del bilancio consuntivo 2017.

    Il quadro tracciato dalla dott.ssa Bonomelli è timidamente positivo: «Il 2017 è stato un buon anno per il PIL come certificato dall’Istat che stima per l’anno passato un aumento dell’1,5%. Il rapporto debito – Pil è sceso nel 2017 al 131,5%, tornando al livello del 2015, e anche il rapporto deficit/Pil è calato all’1,9% arrivando al livello più basso da 10 anni» – ha evidenziato Bonomelli precisando però che il risultato del 2017 non include la contabilizzazione degli effetti delle «Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca».

    «Nel complesso – ha chiarito Bonomelli – i segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica ci sono e sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che sembra espandersi. Le ore complessivamente lavorate sono in crescita dell’1,4% su base annua, confermando l’aumento dell’intensità occupazionale anche se va segnalato, purtroppo, il calo degli indipendenti. I segnali positivi di ripresa dal mercato interno, dunque, vi sono, anche se ancora non si può essere del tutto ottimisti». In tale contesto, resta infatti fondamentale l’attenzione delle Istituzioni per la realizzazione delle opportune riforme, in particolare, per la riduzione della pressione fiscale e della burocrazia. Secondo una recente ricerca realizzata dalla Fondazione nazionale di categoria risulta, infatti, che i titolari degli studi professionali di commercialisti dedichino in media 122 giorni all’anno ai soli adempimenti fiscali di base, a cui si deve aggiungere l’apporto del personale per il buon fine degli stessi.

    Commercialisti ed Esperti Contabili sono chiamati a una sempre maggiore attenzione rispetto alle nuove sfide del mercato, garantendo supporto per la crescita e impegno per la ricerca della migliore collaborazione tra privati e istituzioni. Vanno in tale direzione le numerose iniziative implementate dall’Ordine: continua il lavoro dell’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitore e l’attività della Scuola di Alta Formazione della Lombardia presieduta dalla dott.ssa Bonomelli (tra i corsi già attivati: “Finanza di impresa”, “Diritto e fiscalità e rapporti internazionali”, “La crisi d’impresa: diagnosi, gestione e turnaround” e “Diritto del Lavoro e Amministrazione del personale”).

    È proseguita nel 2017 la collaborazione con numerosi enti e istituzioni del territorio ed è stato avviato un percorso di sinergia con il Magnifico Rettore Prof. Remo Morzenti Pellegrini dell’Università degli Studi Bergamo al fine di avvicinare la professione al mondo universitario. Prosegue inoltre l’attività delle Commissioni e sono state istituite tre nuove Commissioni di studio dedicate Antiriciclaggio e D. Lgs. 231, Crisi da Sovraindebitamento e Controllo di gestione, in tal modo pensando di interpretare le mutate esigenze di mercato. Infine, è stato introdotto un nuovo “Regolamento per la formazione professionale continua degli Iscritti negli Albi tenuti dagli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili”.

    Il 2017 è stato il primo anno di attività del Consiglio che durerà in carica fino al 31 dicembre 2020. Gli iscritti all’Ordine alla data del 31 dicembre 2017, sono complessivamente 1706 di cui 1696 all’elenco ordinario e 10 all’elenco speciale, oltre a 19 STP (società tra professionisti). Il saldo rispetto al 31 dicembre 2016 vede un incremento di n. 17 iscritti. Quanto al bilancio consuntivo, per il 2017 l’Ordine ha mantenuto la riduzione della quota per i giovani neo iscritti per i primi 5 anni e comunque non oltre il compimento del 39° anno di età pari a 80 euro.

  • Mutuo prima casa: servono quasi 18 anni di stipendio per restituire il capitale richiesto

    Il 2017 è stato un anno positivo per chi ha scelto di acquistare casa: i tassi di interesse dei mutui ai minimi, il prezzo degli immobili sostanzialmente stabile e l’aumento del reddito a disposizione delle famiglie hanno creato condizioni favorevoli per comprare. Ma chi ha presentato domanda di mutuo prima casa, quanti anni di stipendio dovrà versare per restituire alla banca il capitale richiesto?  Al netto degli interessi e considerando che oggi le famiglie italiane cercano mediamente di destinare alle rate del mutuo circa il 25% del reddito annuale, Facile.it e Mutui.it hanno calcolato che occorrono in media 17 anni e 10 mesi. Il risultato emerge dall’analisi di circa 40.000 richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali da gennaio 2013 a dicembre 2017 i cui valori sono stati incrociati con i dati Istat disponibili relativi ai redditi delle famiglie italiane*.

    Aumentano gli anni necessari, ma anche gli importi richiesti

    Il valore risulta in crescita rispetto al 2013, quando le famiglie che richiedevano un mutuo dovevano mettere in conto di destinare alla banca in media 16 anni e 10 mesi di stipendi. Brutte notizie? In realtà no, se si considera che dietro all’aumento degli anni necessari a ripagare il capitale non vi è una riduzione dei redditi medi delle famiglie italiane, bensì un aumento della cifra richiesta agli istituti di credito. Nel 2013 l’importo medio che gli aspiranti mutuatari cercavano di ottenere per acquistare la prima casa era pari a 123.583 euro, mentre nel 2017 la richiesta media è aumentata dell’8% raggiungendo i 133.456 euro.

    «Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una consistente diminuzione dei tassi di interesse e degli spread applicati dalle banche, che ha determinato un alleggerimento della rata mensile», spiega Ivano Cresto, Responsabile BU mutui di Facile.it. «Questo ha consentito alle famiglie di richiedere in prestito importi più elevati, mantenendo comunque una rata mensile contenuta, che non impattasse troppo sul reddito complessivo».

    La dinamica spiegata da Cresto risulta molto chiara se si guarda a come è cambiato negli ultimi quattro anni il valore medio della rata e il suo il rapporto con il reddito mensile delle famiglie richiedenti; nel 2013 la rata media richiesta era pari a 663 euro, con un impatto del 27% sullo stipendio mensile, mentre nel 2017, nonostante gli importi richiesti alle banche siano aumentati, la rata media è diminuita arrivando a 606 euro, con un impatto del 24% sul reddito mensile medio.

    Se per assurdo fosse possibile destinare alle rate del mutuo il 100% del reddito annuale, alle famiglie italiane basterebbero oggi mediamente 4 anni e mezzo per restituire alla banca la quota capitale presa in prestito al netto degli interessi, mentre nel 2013 servivano 4 anni e 2 mesi.

    Le differenze regionali

    Analizzando in ottica territoriale le richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali nel 2017, emergono importanti differenze tra le aree del Paese. Gli aspiranti mutuatari della Campania risultano essere quelli che dovranno mettere in conto più anni, e stipendi, per restituire il capitale richiesto al netto degli interessi; 21 anni, ipotizzando, come detto, che ogni anno confluisca nel mutuo una somma pari al 25% dello stipendio. Seguono in classifica i richiedenti mutuo del Lazio (20 anni e 3 mesi) e della Sicilia (19 anni e 11 mesi)

    Di contro, le aree dove i valori si riducono notevolmente sono il Friuli Venezia Giulia, qui i richiedenti mutuo impiegano in media 13 anni e 10 mesi, l’Umbria (14 anni e 7 mesi) e l’Emilia Romagna (14 anni e 11 mesi).

  • Auro Palomba commenta la vittoria ai Financecommunity Awards 2017

    Giunto alla terza edizione, il premio di Financecommunity è stato assegnato ad Auro Palomba : il Presidente di Community Group è “Professionista dell’Anno 2017” nella categoria Finance PR.

    Auro Palomba

    Financecommunity Awards 2017: la vittoria di Auro Palomba, Presidente di Community Group

    È Auro Palomba il “Professionista dell’Anno 2017” nel settore delle Finance PR. Il Fondatore e Presidente di Community Group è stato premiato da Financecommunity, il portale di informazione che da tre anni assegna il riconoscimento a realtà e personalità d’eccellenza del mondo finanziario. Come si legge nelle motivazioni, la giuria dei Financecommunity Awards 2017 ha riconosciuto le “spiccate doti manageriali” dell’advisor che nel 2001 ha dato vita alla società specializzata nella reputazione di grandi gruppi industriali e finanziari “facendola diventare un gruppo leader nel reputation management”. “Mi piace pensare che sia ancora una volta un premio a tutta la squadra che lavora con me” ha sottolineato Auro Palomba, riferendosi alla precedente vittoria di Community Group, già premiata nel 2016 come Team dell’Anno nella categoria Finance PR. Nell’intervista a “La Tribuna di Treviso” il Presidente ha inoltre ringraziato Legalcommunity e la giuria per il premio che definisce “il riconoscimento a un lavoro fatto con onestà, trasparenza, correttezza, passione e costanza”.

    Top Manager: il profilo professionale di Auro Palomba, Presidente di Community Group

    Fondatore e Presidente di Community Group, Auro Palomba è tra gli advisor più autorevoli e competenti in materia di reputation management. Nel suo percorso professionale coltiva molteplici esperienze legate alla comunicazione: giornalista economico per quindici anni, scrive per testate quali Il Messaggero e Il Giornale. Successivamente lavora come direttore della comunicazione all’interno di importanti aziende e istituzioni finanziarie. Nel 2001 fonda Community Group che supporta grandi gruppi industriali e finanziari nel costruire, gestire e tutelare la loro reputazione. Nel tempo la società è cresciuta aprendosi a nuove aree di business. Oggi Community Group è un gruppo multidisciplinare con sedi a Milano, Treviso e Roma, che include divisioni specializzate in diverse aree della comunicazione: Community Strategic Communications Advisers, Community Public Affairs e Community Media Research. Attualmente Auro Palomba è anche Presidente di Community Strategic Communications Advisers e di Community Public Affairs e si occupa della direzione della divisione Community Media Research. In qualità di advisor, si occupa personalmente di grandi gruppi internazionali, finanziari e industriali e di famiglie imprenditoriali italiane di primo piano. Nel corso della sua carriera ha lavorato in televisione, conducendo trasmissioni e talk show a tema economico e finanziario per Class CNBC, Canale Italia e Telelombardia. Insegna inoltre comunicazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova. Oltre a far parte del CdA di Save the Children Italia, è uno dei Componenti della Consulta degli Esperti della Presidenza della Commissione Finanze della Camera.

  • Passa a 3,6 miliardi la raccolta del terzo fondo di F2i, SGR guidata dall’AD Renato Ravanelli

    “Chiederemo a breve l’assemblea per portare il target massimo di raccolta del terzo fondo da 3,3 miliardi a 3,6 miliardi”: con queste parole Renato Ravanelli, AD di F2i , ha espresso soddisfazione per l’ottimo riscontro ricevuto dagli investitori, soprattutto esteri.

    F2i, fondi italiani per le infrastrutture

    F2i: la raccolta del terzo fondo passa da 3,3 a 3,6 miliardi di euro. Soddisfatto l’AD Renato Ravanelli

    Dopo aver annunciato a metà dicembre il primo closing del terzo fondo a quota 3,14 miliardi di euro, F2i sgr è pronta ad alzare il target massimo di raccolta, una scelta dovuta all’ottimo riscontro ottenuto dagli investitori, in particolare quelli esteri. Ad anticiparlo Renato Ravanelli che, in un’intervista rilasciata a Milano Finanza, ha annunciato che “chiuderemo a 3,6 miliardi la raccolta nel prossimo mese di aprile”. Il terzo fondo comincia, in questo modo, con un portafoglio di grande rilevanza in diversi settori di mercato: quello aeroportuale, delle reti gas, delle energie rinnovabili solari e del ciclo idrico integrato. La società di gestione del risparmio, forte di una tale raccolta, si sta muovendo in questi giorni per la chiusura di diversi deal. Insieme a RaiWay ha sottoposto un’offerta congiunta per Persidera, società controllata al 70% da Telecom Italia e al 30% da gruppo Gedi. I termini dell’accordo prevedono, come annunciato da Renato Ravanelli, che “da un lato F2i compri i diritti d’uso delle frequenze attualmente rilasciate a Persidera per i propri Multiplex e che dall’altro Rai Way compri l’infrastruttura di rete”.

    Terzo fondo: le operazioni di F2i

    Un’offerta, quella per Persidera, il cui valore è “in linea con quello che gli azionisti si attendevano”. Renato Ravanelli ha infatti sottolineato come si tratti di “un piccolo deal”, che significa tuttavia “l’ingresso in un settore che va nella direzione di un consolidamento a livello italiano ed europeo”. Per F2i è quindi importante esserci. Spostandosi sulle partecipazioni già presenti in portafoglio, l’Amministratore Delegato ha ribadito la propria disponibilità a comprare la quota del Comune di Milano in SEA. Una quota del valore di un miliardo di euro circa che, qualora il Comune la valorizzasse, porterebbe in dote un’ampia liquidità per investire in città mentre F2i potrebbe occuparsi della crescita del business di SEA in maniera molto più veloce ed efficiente rispetto a quanto si sta verificando ora. Il tutto con l’auspicio che vengano integrati gli scali di Malpensa e di Bergamo.

  • Terna: le strategie 2018-2022 nelle parole dell’AD Luigi Ferraris

    L’approfondimento di Repubblica sui risultati 2017 di Terna e il Piano Strategico 2018-2022, che l’AD Luigi Ferraris ha presentato lo scorso 22 marzo nel corso di un evento organizzato presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

    Luigi Ferraris

    Terna: l’AD Luigi Ferraris lancia il Piano Strategico 2018-2022

    Terna è pronta a guidare il cambiamento. Lo ha assicurato l’AD Luigi Ferraris lo scorso 22 marzo presentando il Piano Strategico 2018-2022: “Innovazione, digitalizzazione e persone saranno i fattori abilitanti della nostra strategia” ha spiegato l’AD focalizzandosi sui punti-chiave. Come riporta “Repubblica” nel suo approfondimento, il gruppo è pronto a investire nei prossimi cinque anni 5,3 miliardi di euro (+30% rispetto ai circa 4 miliardi di euro del piano precedente) così ripartiti: circa 2,8 miliardi andranno a progetti di sviluppo della rete elettrica nazionale che includono interventi orientati a incrementare le interconnessioni con l’estero, come quelle con Francia e Montenegro, ultimata entro la fine del 2019, e l’avvio dei lavori per il collegamento tra Sardegna, Corsica e Penisola Italiana. Una parte di questi sarà destinata anche a progetti di razionalizzazione delle reti elettriche nelle aree metropolitane: in particolare nelle città di Milano, Roma, Napoli e Palermo. Luigi Ferraris ha aggiunto che altri 700 milioni saranno investiti nel piano di Difesa in sicurezza, mentre circa 1,9 miliardi di euro sono previsti per implementare attività di rinnovo ed efficienza, principalmente per il miglioramento dell’efficienza e della qualità del servizio, inclusa l’integrazione della rete elettrica acquisita a fine 2015 dal gruppo Fsi. Il Piano 2018-2020 guarda con particolare attenzione a sviluppo delle rinnovabili, in linea con i principi di sostenibilità fortemente sostenuti dall’AD di Terna: “Il sistema elettrico e i TSO devono garantire l’integrazione delle rinnovabili. Ogni euro speso in rinnovabili si traduce in circa 1 euro speso nelle reti. Più investimenti sulla rete sono quindi il fattore abilitante della transizione energetica”.

    Luigi Ferraris: la crescita di Terna nel 2017 e la nuova politica dei dividendi

    Il Piano quinquennale presentato dall’AD di Terna Luigi Ferraris può contare su una base di partenza forte: i traguardi conseguiti dal gruppo nel 2017. “È stato un anno molto positivo, con risultati in crescita in tutti i principali indicatori economici e finanziari” ha commentato l’AD: Terna ha chiuso il 2017 con un utile netto a 688,3 milioni di euro (+8,7%), ricavi a 2.240 milioni di euro (+6,9%) ed Ebitda a 1.603,9 milioni di euro, in crescita del 3,8%. Inoltre gli investimenti, a quota 1.034 milioni di euro, sono aumentati del 21% rispetto al 2016. Numeri che, come ha sottolineato l’AD, danno ulteriore credibilità ai target inclusi nel Piano Strategico 2018-2022: “Gli obiettivi ambiziosi, che ci siamo dati per il futuro e che intendiamo rispettare, ci consentono per altro di garantire a tutti i nostri azionisti una generosa politica dei dividendi, in crescita rispetto al piano precedente a garanzia di un sicuro e prevedibile ritorno sull’investimento”. E i primi effetti si intravedono già ora, con la proposta di dividendo a 22 centesimi di euro per azione: l’anno scorso era a 20,6. Luigi Ferraris ha specificato che la nuova politica dei dividendi con visibilità quinquennale prevede tra il 2018 e il 2020 una crescita media annua (CAGR) sul dividendo per azione (DPS) del 6% rispetto al dividendo di competenza dell’esercizio 2017. Per gli anni 2021 e 2022 è previsto un payout del 75%, con un dividendo minimo comunque garantito pari al dividendo di competenza dell’esercizio 2020.

  • PMI italiane sempre più tech: sul web per abbattere i costi di luce e gas

    Il tessuto industriale italiano è storicamente caratterizzato da piccole e medie imprese che, secondo dati del 2016, nel nostro Paese sono circa 145 mila (fonte: Cerved). Artigiani, studi professionali, negozi e piccole aziende, però, devono fare i conti con i costi di gestione delle loro sedi, primi fra tutti quelli dell’energia e, per risparmiare, sempre più spesso scelgono il canale online. Secondo un’analisi fatta da Facile.it su un campione di circa 20.000 PMI che si sono rivolte al web, nel solo periodo compreso fra settembre 2017 e marzo 2018 il numero di quelle che hanno cercato online nuovi contratti di fornitura elettrica è cresciuto del 47% e addirittura del 48% per ciò che riguarda il gas. A dimostrazione della loro propensione per la tecnologia, circa un preventivo su tre è stato fatto attraverso smartphone o supporto mobile.

    Ma quanto consumano e, soprattutto, quanto potrebbero risparmiare le molte tipologie di impresa che rientrano nella più generale definizione di PMI? Secondo dati ufficiali Confcommercio, se per un bar il consumo di kWh annui è pari a 20.000, la cifra si riduce a circa 18.000 per un negozio non alimentare. È pari a 35.000 per un ristorante e arriva a 75.000 se si tratta di un esercizio commerciale in cui si vendono alimenti. Passando a considerare il consumo di gas, i valori oscillano fra i 1.800 Smc annui di negozi al dettaglio diversi da quelli di alimentari e i 7.000 dei ristoranti.

    Per capire a quanto potrebbe ammontare il risparmio massimo conseguibile attraverso le offerte disponibili online, Facile.it ha ipotizzato un consumo di 10.000 kWh per ciò che riguarda l’energia elettrica e di 5.000 Smc per il gas. Con questi valori, considerando le offerte disponibili al 12 aprile 2018*, per ciascuna PMI le bollette potrebbero alleggerirsi fino ad un massimo, rispettivamente, di 1.334 e 1.021 euro.

    «I vantaggi che provengono dal confronto delle tariffe», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it, «sono stati chiari da subito ai consumatori alle prese con la gestione dei budget familiari, ma di lì a poco anche le PMI hanno capito che rendersi responsabili della scelta del fornitore era il modo migliore per non sprecare denaro e, negli ultimi mesi, il numero di piccole e medie imprese che si rivolge al web per questo tipo di necessità continua ad aumentare con tassi a doppia cifra».

    In ultimo Facile.it ha voluto anche tracciare la provenienza delle richieste. Le PMI più attive nel cercare online un nuovo fornitore sono state quelle romane, seguite da quelle milanesi e torinesi, ma l’unica regione che riesce a piazzare addirittura due capoluoghi nella classifica dei primi 10 è la Sicilia con Palermo (settima) e Catania (nona).

     

    * Per la luce i costi mensili sono stimati su un consumo medio annuo di 10.000 kWh, potenza del contatore di 6KW, ripartizione percentuale per fasce (F1, F2, F3) 10% F1 – 60% F2 – 30% F3 e tensione BT. Per il gas I costi mensili visualizzati nel preventivo business sono stimati su un consumo medio annuo di 5000 Smc e ambito territoriale Nord Occidentale.

  • UK: Alessandro Benetton annuncia una nuova joint venture per 21 Partners

    21ASI è la joint venture nata dalla partnership tra 21 Partners e Aberdeen Standard Investments: sarà Alessandro Benetton a guidare il CdA della neonata società nel ruolo di Presidente.

    Alessandro Benetton

    Alessandro Benetton lancia un nuovo fondo di private equity: la nascita di 21ASI

    21 Partners di Alessandro Benetton e Aberdeen Standard Investments si sono unite per dare vita a 21 Aberdeen Standard Investments Limited. La joint venture con sede a Londra lancerà nel corso dell’anno un nuovo fondo di private equity del valore di 1 miliardo di euro. La strategia è la stessa su cui il gruppo fondato dall’imprenditore di Treviso nel 1992 ha improntato la propria attività: investire in società con notevoli margini di crescita, supportandole nelle sfide che sono chiamate ad affrontare quotidianamente nel proprio settore e in fasi delicate come quelle di successione e passaggio generazionale. A individuare le realtà su cui puntare saranno 21ASI, i suoi partner e gli altri stakeholder, mentre il Presidente di 21 Partners Alessandro Benetton è stato scelto per guidare il CdA della nuova società.

    21ASI: le parole di Alessandro Benetton sulla joint venture

    Non nasconde la propria soddisfazione Alessandro Benetton nel commentare l’operazione che ha portato alla nascita di 21 Aberdeen Standard Investments: “Sono entusiasta di questa iniziativa avviata con un partner di grandissimo standing” ha affermato il Presidente di 21 Partners, sottolineando come le due realtà abbiano in comune gli stessi principi ispiratori. “La creazione di valore sostenibile nelle aziende sempre più richiede tempi adeguati e visione industriale” ha inoltre aggiunto Alessandro Benetton ribadendo di essere convinto delle potenzialità del nuovo fondo innovativo: “Una combinazione di fattori perfetta per aiutare imprenditori e aziende ad affrontare e gestire le sfide che il mercato pone senza modificare il controllo delle imprese”. Come nel modus operandi di 21 Partners infatti, anche 21ASI entrerà nelle realtà terze attraverso l’acquisizione di quote non di controllo, con un orizzonte di investimento a lungo termine, mantenendo in capo agli imprenditori la quota di maggioranza del proprio business.

  • Attività Commerciali Storia ed Evoluzione dei Compro Oro Firenze

    Compro oro Firenze è una scritta che nel capoluogo toscano si trova spesso per le vie e per le piazze della città, a Firenze prima che in altre zone di italia questa tipologia di attività commerciali si è diffusa in modo capillare in tutte le zone più o meno centrali della città.
    Dai primi anni del nuovo millennio la diminuzione dei fatturati delle gioiellerie ha messo in crisi quei negozi che vendevano gioielli e oggetti preziosi costringendo i titolari a scelte difficili, alcuni hanno diversificato il proprio business cominciando a vendere gioielli realizzati con materiali meno nobili dell’oro e delle pietre preziose offrendo gioielli con design accattivanti ma con prezzi molto inferiori a quelli dei gioielli preziosi.
    Altri titolari hanno diversificato queste attività commerciali trasformandosi da gioiellerie a compro oro Firenze, questo genere di business esisteva anche prima del boom dei compro oro ma era relegato ad un volume marginale rispetto alle vendite dei gioielli nuovi.
    Spesso le gioiellerie ritiravano i gioielli usati senza offrire un pagamento diretto ma soltanto come sconto sull’acquisto di un nuovo gioiello come avveniva nel mercato delle automobili.
    Chi voleva vendere i propri oggetti preziosi era spesso costretto a rivolgersi ai banchi dei pegni che in cambio degli oggetti elargiva un prestito di un valore marginale rispetto al reale prezzo del gioiello.
    In pochi anni a causa del mutamento della condizione economica generale, che ha portato molte persone a soffrire una netta diminuzione della disponibilità di contanti, l’offerta di gioielli e oggetti in oro è aumentata esponenzialmente, questo ha di fatto creato le condizioni per la nascita delle attività commerciali conosciute come compro oro che a Firenze ed in altre città ricche hanno di fatto acquistato grandi volumi di oro usato di persone in difficoltà economica.
    Fin dall’inizio si è creata una forte concorrenza tra i vari operatori che ha determinato un offerta di prezzo per l’oro usato più alta rispetto a molte altre zone di italia, questo ha attratto molte persone che venivano a Firenze per vendere oro usato anche da altre zone di italia.
    Fino al 2011 il volume di affari dei compro oro Firenze e non solo è stato molto elevato complice anche un quotazione oro record che in quel periodo arrivo a toccare il massimo storico assoluto di 1900 dollari l’oncia.
    Dopo questo periodo il volume di affari dei compro oro ha cominciato a diminuire anno dopo anno anche per la minor disponibilità di oro da vendere da parte delle persone, a quale ha contribuito anche il perpetrarsi dello stallo delle vendite dei gioielli e degli oggetti preziosi in generale.
    Oggi dopo anni il settore compro oro a Firenze è sempre ben presente anche se non con i numeri di qualche anno fa, gli operatori presenti sono attività ben strutturate condotte da seri professionisti che acquistano oro usato secondo la nuova legge che ha introdotti forti limitazioni e vincoli precisi a questo genere di attività.

  • Ristrutturazione prima casa: 10 consigli per scegliere fra mutuo e prestito

    Nel 2017 sono state 700.000 le abitazioni ristrutturate approfittando dei tassi particolarmente vantaggiosi e delle detrazioni previste dalla legge (Fonte: Scenari Immobiliari). Molti italiani hanno scelto di chiedere in prestito a banche o finanziarie la somma necessaria per affrontare i lavori e, secondo l’osservatorio di Facile.it, quando si parla di ristrutturazioni, la richiesta media* è stata pari a circa 16.000 euro per i prestiti personali, 88.500 euro per i mutui. Ma quando conviene scegliere l’una o l’altra tipologia di finanziamento e come fare per evitare di pagare più del dovuto? Ecco i 10 consigli di Facile.it.

     

    1. Quanto chiedere. Il primo punto da valutare è quanto richiedere a banche e società del credito; in generale può convenire orientarsi verso un prestito personale se il taglio del finanziamento è più contenuto anche se, di fatto, è possibile richiedere sino a circa 70 mila euro. I mutui per ristrutturare, invece, sono la soluzione più indicata per chi mira a importi maggiori; non ci sono valori minimi e ogni istituto applica le proprie politiche, ma normalmente il credito viene concesso a partire dai 30.000 euro.

     

    1. Quale tasso considerare? Per valutare e confrontare le due tipologie di finanziamento è fondamentale il tasso. Non fermiamoci però al solo TAN (Tasso Annuo Nominale) e, piuttosto, teniamo in considerazione il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che include tutti i costi connessi al finanziamento, come le spese di istruttoria o perizia. Nello specifico, per i prestiti personali** per ristrutturazione, a seconda dell’importo e della durata, le migliori offerte hanno un TAEG che oscilla, attualmente, tra il 5,44% e il 7,98%. Per un mutuo ristrutturazione prima casa**, invece, bisogna scegliere tra tasso variabile (migliori TAEG tra lo 0,78% e lo 0,83%) o fisso (migliori TAEG tra l’1,50% e il 2,08%).

     

    1. I costi accessori cui fare attenzione. Abbiamo detto che sul costo complessivo del finanziamento gravano anche altri elementi, ma quali sono e quali le differenze tra i costi connessi ai prestiti e quelli legati ai mutui per ristrutturazione? Per il prestito personale sono da considerare, generalmente, le spese di istruttoria, di incasso e gestione rata, quelle di notifica e di chiusura pratica, l’imposta di bollo, e, se previsti, eventuali costi iniziali o assicurativi. Per i mutui ristrutturazione, invece, la lista non finisce qui e, quindi, le spese aumentano. In aggiunta ai costi sopra indicati, bisogna considerare il perito (in media il suo intervento costa tra i 200 e i 300 euro, variabili anche in funzione del numero di perizie necessarie) e l’atto (il cui costo è legato al valore dell’iscrizione ipotecaria) che il notaio dovrà redigere per finalizzare il mutuo. Bisogna mettere in conto anche i costi relativi all’assicurazione scoppio e incendio, obbligatoria per l’ottenimento di un mutuo ristrutturazione. Attenzione perché se l’abitazione è già coperta da una polizza di questo tipo, è necessario verificare che abbia le caratteristiche richieste per il nuovo finanziamento o, in caso contrario, occorre stipularne una nuova.

     

    1. Le garanzie richieste sono diverse. Per entrambi i finanziamenti è necessario, in primis, che il richiedente abbia un reddito fisso di importo sufficiente a sostenere le rate da rimborsare. Se per il prestito personale questo rappresenta, nella maggior parte dei casi, l’unico requisito richiesto, per il mutuo ristrutturazione, invece, è necessaria anche una garanzia reale, rappresentata dall’iscrizione dell’ipoteca sull’immobile che si intende ristrutturare. Resta valido, per i mutui così come per i prestiti, che qualora l’istituto erogante lo ritenesse necessario, potrà richiedere ulteriori garanzie.

     

    1. Le tempistiche di erogazione variano notevolmente. Un punto di forza dei prestiti personali sono propri i tempi rapidi di erogazione, che variano generalmente tra le 24 ore e i 15 giorni; se il vostro nemico è il tempo, questa è senz’altro la strada più veloce da percorrere. Il mutuo ristrutturazione, invece, segue il normale iter di un mutuo tradizionale per l’acquisto casa che è notoriamente più lungo; solo per passare dall’istruttoria della pratica all’erogazione occorrono, in media, circa 60 giorni.

     

    1. Potrebbe essere utile un mutuo SAL? Altra differenza tra mutuo e prestito ristrutturazione è rappresentata dalla modalità di erogazione; con il prestito la somma viene sempre concessa in un’unica soluzione, mentre per il mutuo le opzioni sono due. In alcuni casi, soprattutto se l’importo richiesto è contenuto rispetto al valore complessivo dell’immobile, la banca potrebbe concede la somma in un’unica soluzione, al pari di un prestito personale; se invece l’importo richiesto è elevato, o addirittura superiore al valore che ha l’abitazione prima dei lavori di ristrutturazione, l’istituto di credito potrebbe proporre un cosiddetto mutuo SAL (Stato Avanzamento Lavori). Si tratta di una particolare formula di finanziamento che prevedere l’erogazione dell’importo in diverse tranches, ognuna rilasciata dalla banca solo dopo che un perito abbia accertato il nuovo valore acquisito dall’immobile all’avanzare dei lavori.

     

    1. Come scegliere la durata. Il prestito personale ha una durata massima di 10 anni e per questo motivo viene generalmente preferito per finanziamenti contenuti; il mutuo ristrutturazione, di contro, può arrivare anche a 30-35 anni. La scelta della durata del finanziamento deve quindi essere fatta in base all’importo complessivo che si vuole chiede, all’ammontare della rata mensile che si può sostenere e, non ultimo, all’età del richiedente. In generale è bene considerare che più è lungo il finanziamento, maggiore sarà il tasso di interesse applicato, ma il peso della rata mensile, essendo spalmato su un periodo maggiore, risulterà minore. Il mutuo resta, di fatto, l’unica strada percorribile se si vuole ripagare il debito in più di 10 anni. Se invece la durata è particolarmente breve, potrebbe convenire optare per un prestito personale, i cui costi accessori risultano minori.

     

    1. Cosa portare in detrazione. Sul fronte delle agevolazioni fiscali è il mutuo ristrutturazione prima casa ad uscire vincitore; se richiesto per l’abitazione principale, questo dà diritto a una detrazione annua Irpef del 19% degli interessi pagati sul mutuo (importo massimo su cui calcolare la detrazione: 2.582,25 euro). Il prestito personale, invece, non dà diritto ad alcuna detrazione. Per il proprietario rimane valida (indipendentemente dal fatto che si opti per un prestito personale, un mutuo, o persino attingendo dai propri risparmi) la possibilità di godere delle detrazioni fiscali legate all’intervento di ristrutturazione. In questo caso, se i lavori rientrano tra quelli previsti dalla legge, il proprietario può richiedere una detrazione Irpef pari al 50% del valore dell’intervento, fino ad un massimo di 96.000 euro, che verrà applicata nei 10 anni successivi alla ristrutturazione.

     

    1. Cosa fare se la casa ha già un mutuo ipotecario? Cosa accade se sulla casa da ristrutturare grava già un mutuo ipotecario? Due le alternative: se il proprietario vuole richiedere un nuovo mutuo, e non dispone di altre garanzie reali, la banca potrebbe proporre un mutuo sostituzione con liquidità per ristrutturazione, soluzione che consente di sostituire il primo finanziamento con uno nuovo che include anche una quota di liquiditàaggiuntiva da utilizzare per i lavori. In questo caso, però, attenzione alle somme richieste: l’istituto di credito non concederà un nuovo finanziamento se l’ammontare complessivo supera l’80% del valore dell’immobile. La seconda soluzione è il prestito personale che, come spiegato, non necessita di garanzie reali per essere concesso anche se, prima di dare l’OK, la società del credito verificherà che il richiedente abbia una capacità reddituale tale da permettergli di sostenere le rate dei finanziamenti in corso.

     

    1. Penali ed estinzione anticipata. Per entrambi i finanziamenti il debitore può decidere di estinguere il debito, totalmente o in parte, prima della sua scadenza naturale. A partire da febbraio 2007, per il mutuo ristrutturazione prima casa, la banca non può applicare alcuna penale per l’estinzione anticipata; nel caso di prestito personale, invece, attenzione perché a seconda del contratto sottoscritto, potrebbe essere previsto il pagamento di un indennizzo, compreso tra lo 0,5% e l’1% del valore del prestito, a favore della società che lo ha concesso.

     


     

     

    * Per i prestiti personali, l’analisi è stata realizzata su un campione di 53.506 richieste presentate tramite Facile.it e Prestiti.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017. Per i mutui, l’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 30.000 richieste presentate tramite Facile.it e Mutui.it tra l’1 aprile 2017 e l’11 aprile 2018.

    ** Calcoli effettuati su Facile.it in data 11/04/2018 ore 17.00. Per il prestito personale finalità ristrutturazione sono stati considerati i profili: importo richiesto 16.000 euro da restituire in 2 e 10 anni. Per il mutuo ristrutturazione tasso variabile e fisso sono stati considerati i profili: importo richiesto 88.500 euro, valore immobile 200.000 euro, da restituire in 15 e 30 anni.

     

     

  • Mercati scossi dal possibile conflitto in Siria. Prevale la prudenza

    I mercati stanno un periodo decisamente tiepido, dal momento che sono davvero in pochi quelli che si assumono il rischio di sbilanciarsi nelle proprie previsioni. Negli ultimi giorni infatti è scesa giù una vera pioggia di notizie che hanno raggelato gli animi sul fronte geopolitico. Questioni gravi che coinvolgono la potenza economica maggiore del mondo e che logicamente hanno scombussolato previsioni e aspettative degli analisti.

    I mercati e le notizie geopolitiche

    mercati trumpSe fino a qualche giorno fa la schermaglia dialettica Stati Uniti e Cina, che potrebbe portare presto ad una vera e propria guerra commerciale, era l’evento più attenzionato dagli operatori, adesso domina la questione siriana. Le minacce di un imminente conflitto in Medio Oriente inducono investitori alla massima prudenza. Si spiega così l’andamento dollaro sui mercati finanziari. La quotazione del biglietto verde oscilla e pur avendo un alto relative volatility index RVI rimane stabile in una posizione che potremmo definire attendista. Questo vale rispetto ad euro, yen e sterlina.

    Pochi eventi macro

    Non c’è dubbio che il mercato sta studiando ancora le mosse da fare e aspetta l’evoluzione degli eventi. Va anche aggiunto che dal fronte macroeconomico non ci sono grandi dati in uscita in questo periodo, il che giustifica ulteriormente la prudenza, testimoniata da un Dollar Index le cui le bande di Bollinger sono strette (poca volatilità). Il report più rilevante è stato quello dell’inflazione americana, che è vicina al target del 2% in coerenza con le proiezioni del Fomc. Questo fa ritenere che il programma di due ulteriori rialzi dei tassi di interessi sarà confermato.

    Neppure i commenti verbali della riunione dell’organo di politica monetaria della Fed, che generalmente sono molto attesi, hanno scosso più di tanto i mercati che non hanno avuto reazioni particolari. Tutto scorre quindi in attesa che le vicende mediorientali chiariscano bene il quadro di una situazione molto complicata sul fronte internazionale.

  • Xi Jiping, la lotta alla corruzione come priorità politica: l’analisi di Stefania Tucci

    Recentemente la stampa mondiale si è concentrata diffusamente sulla riforma cinese che ha modificato il termine del doppio mandato del Presidente. Oltre a essere segretario del Partito comunista, presidente della Repubblica popolare e della potentissima Commissione militare centrale, Xi ha collezionato una decina di altri titoli e incarichi, assommando sulla sua persona, addirittura più potere di quello che aveva a suo tempo Mao.

    La nota esperta di finanza internazionale Stefania Tucci, autrice di numerosi interventi sulla stampa nazionale nonché del recente libro: “L’Asia ai miei occhi” edito da Marsilio, ha notato come tra le priorità di Xi vi è stata, sin dall’inizio del suo mandato, quella della lotta alla corruzione e agli illeciti finanziari, portata avanti senza indugi anche nei confronti dei leader del partito locali, membri del Poliburò, Principi Rossi (figli della prima generazione di capi rivoluzionari e compagni di Mao), alti membri dell’esercito, capi di SEO (state enterprise company, aziende pubbliche), imprenditori privati.

    Xi ha già fatto della pulizia agli abusi il centro della sua politica interna per ridare armonia al paese, offrendo una campagna di moralizzazione che desse a tutti i cittadini l’idea della sobrietà e del rispetto dei valori tradizionali confuciani, affinché tutti si sentano su un unico treno in marcia verso la stessa meta.

    Celebre fu, all’inizio del suo insediamento, il divieto di partecipare per i funzionari pubblici a banchetti ufficiali con troppe pietanze o cibi eccessivamente raffinati, lui, dava l’esempio, mangiando una semplice zuppa alla maniera dei contadini, così fu emesso l’ordine di non accettare regali costosi o indossare orologi preziosi.

    Tutte queste misure rendono il Presidente cinese un leader molto amato in patria, soprattutto dalla massa dei cinesi che gli riconoscono rettitudine personale, dedizione al paese e una politica inclusiva volta a non lasciare indietro nessun cittadino. L’obiettivo che ha lanciato, di azzerare la povertà dei cinesi entro il 2049, quando ricorreranno 100 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, rappresenta un grande messaggio di speranza che fa accettare anche il cambiamento costituzionale con la presidenza a vita.Recentemente la stampa mondiale si è concentrata diffusamente sulla riforma cinese che ha modificato il termine del doppio mandato del Presidente. Oltre a essere segretario del Partito comunista, presidente della Repubblica popolare e della potentissima Commissione militare centrale, Xi ha collezionato una decina di altri titoli e incarichi, assommando sulla sua persona, addirittura più potere di quello che aveva a suo tempo Mao.

  • Facile.it: oltre 13 milioni i veicoli non in regola con la revisione

    Che il parco auto italiano non fosse giovanissimo era cosa nota (9 anni e 9 mesi l’età media delle nostre automobili secondo il dato dell’Osservatorio Facile.it aggiornato a settembre 2017), ma che addirittura un veicolo su quattro non fosse in regola con la revisione è oggettivamente allarmante.  In base ad un’analisi compiuta da Facile.it, a ottobre 2017 non avevano avuto il necessario OK alla circolazione oltre 13.000.000 di veicoli. Se si restringe l’analisi alle sole vetture private la proporzione, purtroppo non cambia di molto; non erano in regola oltre 7,4 milioni di veicoli, equivalenti al 19,50% del totale.

    La maglia nera

    Partendo da dati ufficiali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il portale leader in Italia per il confronto delle polizze assicurative ha potuto tracciare una mappa delle aree d’Italia in cui il fenomeno delle auto non revisionate è più forte.

    La prima parte dello studio ha considerato non solo le automobili private, ma il totale dei veicoli iscritti ai registri (quindi anche motocicli, mezzi pubblici, auto a noleggio e via dicendo). Su un totale di oltre 52.000.000 di mezzi, quelli non in regola con la revisione sono risultati essere poco più di 13.000.000.

    Declinando i numeri su base regionale, la Campania conquista a mani basse il primato sia in termini assoluti (1.869.504), sia in proporzione al totale parco circolante con un inquietante 40,72% di mezzi che, in base alla norma, non potrebbero circolare.

    Continuando a scorrere la classifica, alle spalle della Campania si trovano, per totale veicoli non revisionati, il Lazio (1.672.195) e la Lombardia (1.661.244). Se si leggono i dati in un’ottica percentuale, invece, la medaglia di argento è conquistata dalla Sicilia (36,87%) e quella di bronzo dalla Calabria (35,14%).

    «Sebbene in questi numeri rientri anche una minima percentuale di veicoli tuttora iscritti nei registri, ma magari non circolanti perché, ad esempio, fermi in aree private o per ragioni amministrative», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it, «noi per primi siamo rimasti sorpresi dal vedere valori tanto elevati. Un’auto non revisionata ha importanti ripercussioni sia sulla sicurezza della guida, sia sulla qualità dell’aria che respiriamo e, quindi, sulla nostra salute; nessuno di questi fattori va sottovalutato».

    Riducendo l’analisi alle sole auto private purtroppo la situazione non migliora di molto; al 31 ottobre 2017, su un totale di oltre 38.000.000 di vetture, quelle non in regola con la revisione erano ben 7.443.888. Identiche rispetto a prima anche le prime due posizioni in classifica; ancora una volta sul gradino più alto del podio la Campania (1.210.549 auto non revisionate) seguita dal Lazio (1.007.004). Al terzo posto si posiziona questa volta la Sicilia che, con 985.874 vetture non in regola con la revisione, supera la Lombardia ferma a 916.586. Se si guarda al valore percentuale, dopo la Campania (35,06%) si trovano la Sicilia (30,02%) e Calabria (28,67%).

    I virtuosi 

    Invertendo l’ordine di lettura e puntando l’attenzione su chi invece è quasi sempre in regola; sul totale veicoli al primo posto risulta la Valle d’Aosta con 40.334 mezzi non revisionati seguita da Molise (75.503) e Basilicata (119.832); in percentuale a guidare la classifica è invece il Trentino Alto Adige che con il 10,46% precede il Veneto (15,08%) ed il Friuli Venezia Giulia (15,61%). Minimi i cambiamenti se limitiamo l’osservazione alle auto private: Valle d’Aosta, Molise e Trentino Alto Adige il podio dei valori assoluti; Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia quello dei relativi.

    Le conseguenze sull’RC auto

    La revisione dell’auto è uno degli obblighi normativi espressamente previsti dal codice della strada (art.80) e il mancato rispetto della legge ha, chiaramente, anche importanti ripercussioni in termini assicurativi. Se l’auto non è in regola, in caso di sinistro la compagnia ha il diritto di rivalersi sull’assicurato.

  • 6 milioni di italiani ogni giorno discutono in famiglia per ragioni legate al risparmio

    L’attenzione degli italiani alle tematiche del risparmio è molto elevata, ma sembra che le opinioni all’interno delle famiglie siano spesso divergenti quando si tratta di tagliare le spese. In occasione dell’apertura del Facile.it Store di Roma, Facile.it ha commissionato a mUp Research un’indagine* condotta con l’ausilio di Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale da cui è emerso che sono ben 16,8 milioni gli italiani che dichiarano di discutere almeno una volta alla settimana con un familiare per vedute divergenti sul tema; addirittura 6 milioni quelli che lo fanno ogni giorno.

    Partendo da questo dato, Facile.it ha voluto analizzare in che modo venga gestito il tema del risparmio all’interno delle famiglie; quali siano le voci di spesa più onerose e come si cerchi di affrontarle, ma anche quali siano quelle su cui si vorrebbe risparmiare e quelle sulle quali si sia effettivamente riusciti a farlo.

    Il risparmio è donna, l’uomo è sprecone… ma anche taccagno

    Se non sorprende vedere che, all’interno delle famiglie italiane, l’attenzione al risparmio nelle attività domestiche sia materia principalmente appannaggio delle donne (58%) e dei 35-54enni (43%), fa riflettere, invece, il fatto che siano ben 5,8 le discussioni medie che, ogni mese, una famiglia italiana intesse attorno alle spese di casa.

    Alla domanda “Per quali motivi vi capita di discutere sul risparmio nella conduzione della casa?17,2 milioni di italiani rispondono “perché uno di noi è veramente sprecone” e 14,5 milioni, di contro, affermano che la causa sia l’eccessiva parsimonia di qualcuno dei componenti della famiglia. Quando poi si chiede di indicare se lo sprecone e il taccagno siano un uomo o una donna, curiosamente l’uomo primeggia in entrambe le categorie: è indicato come sprecone dal 58% dei rispondenti e come taccagno dal 55%.

    Attenzione però perché l’arrivo di un bebè cambia gli equilibri all’interno della coppia e se il papà diventa ancor più parsimonioso (da 55% a 66%), la mamma, invece, diventa più propensa a “sprecare” (da 42% a 50%).

    Come cercano di risparmiare le famiglie italiane

    L’indagine ha voluto fotografare i comportamenti più comuni messi in atto al fine di tagliare i costi domestici; al fianco di azioni consapevoli e virtuose ormai entrate nell’abitudine familiare degli italiani, come usare lavatrice e lavastoviglie solo se a pieno carico (70,7% dei rispondenti lo fa) e chiudere sempre i rubinetti quando ci si lava i denti (69,6%), sono emersi comportamenti meno scontanti e, in alcuni casi, forse eccessivi.

    Sono 32,6 milioni gli italiani che dichiarano che, nella propria famiglia, almeno uno dei componenti ha una vera e propria mania da risparmio. Tra gli atteggiamenti più sorprendenti emersi dall’indagine c’è quello dei 6,1 milioni di italiani che ammettono di riutilizzare più volte alluminio o pellicola trasparente per alimenti, dei 5,3 milioni di automobilisti che, quando si trovano a percorrere strade in discesa, mettono l’auto in folle per risparmiare carburante, quello prettamente femminile delle 2,6 milioni di italiane che ammettono di aprire a metà i dischetti struccanti così da poterli usare più volte, mentre sono ben 5,5 milioni le persone che dividono in due i tovagliolini di carta.

    Fa riflettere un altro dato interessante rilevato da mUp per Facile.it; in Italia 11,5 milioni di persone dichiarano di cambiare continuamente supermercato per inseguire le offerte mentre sono 3 milioni i cittadini che, per risparmiare, comprano solo alimenti prossimi alla scadenza e quindi in sconto.

    Eppure, nonostante gli sforzi messi in campo, sembra che il risparmio conseguito in questo modo dagli italiani sia basso; secondo quanto dichiarato dai rispondenti, in media il vantaggio economico ottenuto in un anno grazie a questi espedienti è di 239 euro e, per il 39%, addirittura inferiore a 100 euro.

    Gli Italiani hanno risparmiato sull’RC auto, ora vorrebbero farlo su luce e gas

    La ricerca ha poi indagato sulle spese domestiche che incidono maggiormente sul budget delle famiglie italiane. Assicurazione auto, luce e gas sono le voci che pesano di più, ma se per l’RC auto sono 16,9 milioni gli italiani che nel 2017 sono già riusciti ad abbattere i costi, le tariffe luce e gas sono quelle su cui si vorrebbe risparmiare di più nel 2018.

    La crescente consapevolezza dei consumatori verso il tema del risparmio emerge anche dal fatto che, sempre più spesso, si cerca di risparmiare anche su altri prodotti; sono 7,5 milioni gli italiani che vorrebbero ridurre i costi del conto corrente e, 4,5 milioni, quelli che vorrebbero farlo per la carta di credito.

    Interessante notare come chi ha ridotto i costi dell’RC auto non solo abbia conseguito un vantaggio economico annuo superiore del 7,5% rispetto alla media italiana, ma abbia anche iniziato a tagliare con maggiore frequenza altre voci di spesa come ADSL, luce e gas; segno di un rapporto più maturo e attento verso il tema del risparmio.

    Da questo punto di vista diventa centrale il ruolo svolto dagli strumenti che consentono agli italiani di raccogliere informazioni pe poter tagliare i costi. Ma quali sono? Dall’indagine è emerso che Internet è ormai la prima fonte di informazione; è sul web che 24,4 milioni di italiani cercano soluzioni per il risparmio e tra le diverse opzioni offerte dalla Rete il canale più utilizzato è rappresentato dai comparatori, usati da 11,8 milioni di utenti.

    Basandosi sulle risposte del campione, quotidiani e periodici sono scelti come fonte di aiuto da 11,2 milioni di lettori, 10,6 milioni gli italiani che si affidano ai consigli di amici e parenti mentre solo 8,7 milioni si servono di radio e TV.

    * Metodologia: n.1.355 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni. Inoltre, per Roma e Provincia è stato realizzato un sovra campionamento pari a n.407 interviste complessive. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra dicembre 2017 e marzo 2018.

  • 30,5 milioni di italiani hanno imparato a chiudere l’acqua quando si lavano i denti

    Sono 30,5 milioni gli italiani che dichiarano di chiudere sempre i rubinetti quando si lavano i denti, mentre sono 25 milioni quelli che scelgono di fare la doccia, avendo cura di dosare bene l’acqua, anziché il bagno. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine “Gli Italiani, il risparmio e…le loro manie” commissionata da Facile.it in occasione dell’apertura del suo Store di Roma a mUp Research e condotta su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

    Numeri che, nella Giornata Mondiale dell’Acqua, non solo assumono un significato ancor più importante, ma evidenziano come la necessità delle famiglie italiane di ridurre i costi domestici abbia un impatto virtuoso sia per le tasche dei consumatori sia per l’ambiente.

    Proprio l’acqua sembra essere al centro dell’attenzione degli italiani quando si parla di ridurre le spese e alla domanda “quali comportamenti mettete in atto in famiglia al fine di risparmiare?”, i primi tre indicati dai rispondenti sono connessi a questa preziosa risorsa.

    Al primo posto, tra le azioni messe in atto per risparmiare, con il 71%, si posiziona “usare la lavatrice e lavastoviglie solo se a pieno carico, comportamento ormai proprio di 31 milioni di italiani; una scelta consapevole che porta benefici ambientali sia in termini di riduzione dei consumi energetici, sia di spreco d’acqua se si considera che, in media, una lavatrice da 5 Kg consuma tra i 40 e 50 litri per un solo ciclo di lavaggio.

    L’azione che si trova al secondo posto, indicata dal 70% dei rispondenti, è quella di chiudere sempre i rubinetti quando ci si lava i denti” mentre al terzo posto il “fare la doccia (dosando bene l’acqua) anziché il bagno” indicata come abitudine dal 58% del campione.

    Se non sorprende notare come l’attenzione allo spreco cambi a seconda della composizione della famiglia e cresca con l’aumentare del numero dei componenti, curioso che i single risultino essere tra i più attenti al tema del risparmio.

    Se si guarda all’uso di lavatrice e lavastoviglie solo se a pieno carico, ad esempio, la percentuale dei rispondenti single che dichiarano di avere questa abitudine è più alta di 4 punti percentuali (75%) rispetto alla media nazionale (71%), mentre analizzando coloro che dichiarano di fare la doccia anziché il bagno, anche in questo caso i single (67%) si dimostrano più attenti della media nazionale (58%).

    * Metodologia: n.1.355 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni. Inoltre, per Roma e Provincia è stato realizzato un sovra campionamento pari a n.407 interviste complessive. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra dicembre 2017 e marzo 2018.

  • Ecco Perché la Germania Naviga nell’Oro Nonostante l’Euro

    La germania il paese che viene fatto passare come il più europeista dei paesi dell’area euro crede più che altro all’oro moneta, questo si evince dalle sue riserve che più che di euro sono colme d’oro.
    L’interesse per il prezioso metallo giallo da parte della germania è più che mai attuale come confermato dal fatto che negli ultimi tempi il governo tedesco ha fatto rimpatriare in tutta fretta buona parte delle riserve d’oro che erano custodite all’estero.
    La germania ha le riserve d’oro più grandi di qualsiasi altro paese europeo e le seconde nel mondo davanti anche alla Cina che nell’ultimo decennio ha fatto di tutto per aumentarle, solo gli Stati Uniti hanno riserve auree maggiori del paese tedesco.
    La grande quantità d’oro accumulata dalla germania è il frutto di una politica economica ben precisa che è stata adottata fin da subito dopo la seconda guerra mondiale, quando le riserve d’oro dello stato tedesco furono azzerate in compensazione dei danni di guerra che è stata obbligata a pagare.
    le oltre 3.300 tonnellate di metallo giallo di proprietà della Bundesbank, la banca centrale tedesca, sono state accumulate in tempi record rispetto ad altri paesi sarà stato anche per il minor prezzo e la maggior disponibilità che in quel periodo aveva il prezioso metallo giallo ma di certo questo risultato è stato perseguito ed ottenuto con una precisa strategia finanziaria dedicata al compro oro.
    Tutto questo è stato possibile sia grazie al miracolo economico di cui è stato capace il paese nel dopo guerra sia per la strategia del governo che attraverso la propria banca ha deciso di acquistare oro in cambio di marchi per dare stabilità all’economia.
    Un altro motivo per cui la Bundesbank ha acquistato oro in grandi quantità è stato quello di voler mantenere basso il valore del marco ai tempi della valuta nazionale, anche per bilanciare il grande surplus che il paese è stato capace di ottenere per anni negli scambi commerciali con l’estero.

  • World Artificial Intelligence Show: la prima edizione si terrà a Dubai

    DUBAI, 22 marzo 2018 – Dubai ospiterà il prossimo mese la prima edizione del World Artificial Intelligence Show (WAIS), evento organizzato dalla nota società di servizi al business Trescon con la finalità di promuovere nuove iniziative e stimolare investimenti in progetti di particolare rilevanza sotto il profilo dell’innovazione tecnologica e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

    La manifestazione, che si terrà il 11 e 12 aprile presso il The Address Dubai Mall, è pensata in primo luogo per l’ampia comunità di professionisti del settore provenienti da oltre cinquanta paesi diversi, ma risulterà accessibile anche per i non addetti ai lavori grazie a numerose esibizioni aperte al pubblico.

    Il World Artificial Intelligence Show vedrà esporre partecipanti appartenenti ai segmenti che presentano i più ampi margini di crescita grazie dall’integrazione con elementi di intelligenza artificiale: in particolare stampa 3D, realtà aumentata e virtuale, l’elettronica, internet delle cose, domotica, fabbricazione di materiali edilizi innovativi.

    Il governo emiratino si sta impegnando a sostenere tramite iniziative di finanziamento e di sostegno alla ricerca lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle sue possibili applicazioni, un mercato che con i suoi indotti arriverà a toccare il valore di 50 miliardi USD entro il 2025. Un crescente numero di start-up e di imprese attive in questo settore sceglie ogni anno Dubai come base delle proprie operazioni o come mercato di riferimento naturale proprio grazie alle numerose occasioni di raccolta fondi e di sbocco commerciale.

     

    Export Management Consulting

    Sede Legale: Business Center

    Dubai World Center

    PO BOX390667

    Dubai – UEA

     

    Sede di Milano

    Via San Senatore 5

    20122 Milano

    Tel. +39 02 89281561

    Mob. +39 3476094234

    www.exportmanagementconsulting.com

  • Costi minimi autotrasporto, la Consulta dichiara la loro legittimità

    Uno dei temi più controversi e dibattuti nell’ambito del trasporto su gomma e del trasporto bisarca riguarda i cosidetti costi minimi e la loro liceità. Ad entrare nel merito della questione è stata ancora una volta la Corte Costituzionale, che con sentenza n. 47 del 2 Marzo 2018 ne ha definitivamente sancito la loro legittimità e conformità alla Costituzione Italiana.

    Previsti dall’art. 83-bis del D.L. n. 112 del 2008 a tutela degli operatori del settore, i corrispettivi minimi sono sempre stati considerati da una parte consistente della committenza uno strumento di forte limitazione alla libertà economica privata, nonché dalla stessa Corte di Giustizia Europea, al punto da essere abrogati in via definitiva nel 2014 con la L. 190.

    La decisione della Consulta rimette tutto in gioco, sottolineandone la loro conformità nei confronti del dettato della nostra Costituzione e dello stesso diritto comunitario. La sentenza emessa lo scorso 2 marzo, infatti, stabilisce che i costi minimi non solo non limitano il principio di libertà negoziale di iniziativa economica delle parti, non compromettendo in alcun modo la trasparenza del mercato e la concorrenza leale, ma rappresentano anche un valido strumento di salvaguardia dei livelli di sicurezza nella circolazione stradale in quanto evitano lo sfruttamento eccessivo delle risorse umane e dei materiali da parte delle imprese di trasporto.

    Inoltre, essendo basati su costi incomprimibili ed essenziali, essi lasciano alle parti una maggiore autonomia negoziale rispetto alle tariffe a forcella, non ostacolando l’accesso all’attività di trasporto per conto terzi: è quanto stabilisce proprio l’art. 83-bis del D.L. 112/2008. Articolo che tutto il mondo dell’autotrasporto chiede a gran voce di ripristinare quanto prima, a cominciare dal presidente di Confartigianato Trasporti – Amedeo Genedani – che ha richiesto la ripubblicazione immediata dei costi minimi sul sito ufficiale del Ministero dei Trasporti.

  • Oro in Esaurimento o Nuova Corsa Oro ? Ecco Perché la Cina lo Vuole

    Oro in Esaurimento, sono anni che questo viene detto in modo più o meno veritiero sarà vero stavolta che il prezioso metallo giallo che fa innamorare tutti sta per finire ?
    Accade spesso per l’oro e non solo che le notizie che riguardano beni importanti possono essere manipolate per ottenere conseguenze specifiche che determinano gli andamenti finanziari.
    Capire se veramente il prezioso metallo giallo è in esaurimento non è semplice nemmeno per gli addetti del settore che pur denunciando la scarsità delle scoperte di nuovi giacimenti auriferi non possono conoscere la reale situazione di una risorsa che spesso si cela a profondità non semplici da ispezionare.
    Quello che si sa con certezza è che sono decenni che la corsa all’oro è alimentata non solo da investitori o società private, paesi come la Cina, la Russia e molti altri più o meno piccoli stanno investendo pesantemente sull’oro.
    La Cina per accantonare la maggior quantità di oro possibile ha aumentato al massimo la produzione interna che detiene gelosamente entro i propri confini, lo sfruttamento delle miniere aurifere che la Cina ha alimentato è tale da essere divenuta il maggiore produttore al mondo.
    Ufficialmente la Cina ha dichiarato che la produzione interna aurifera sta calando negli ultimi anni nonostante il massimo sforzo profuso nella produzione.
    Nonostante non sia possibile verificare la veridicità della reale capacità produttiva aurifera cinese è palese la volontà di accumularne il più possibile, questo si evince anche dalla strategia compro oro che la Cina ha adottato ormai da anni e dalle restrizioni imposte dal governo per quanto riguarda l’esportazione del prezioso metallo giallo.
    L’interesse per l’oro del governo cinese fa parte di una strategia più ampia che cerca di contrastare il dominio del dollaro e aumentare l’importanza dello yuan come valuta commerciale e di investimento.
    Per fare questo l’aumento delle riserve d’oro e la diminuzione dei Treasuries Usa detenuti fino ad oggi in gran numero come riserva finanziaria sono punti fondamentali per rendere la Cina meno dipendente dal dollaro.

  • News contabili, fiscali, lavoro GB – Settimana n. 11 anno 2018

    Regime Iva per Cassa in Contabilità GB (12/03/2018)

    Le regole di esigibilità e detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto sono diverse per coloro che hanno optato per il regime “Iva per cassa” di cui all’art.32-bis DL 83 del 2012.

    Detraibilità ed esigibilità dell’imposta si verificano al pagamento e all’incasso del corrispettivo oppure decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione.

    Il regime “Iva per cassa” si può impostare da…

    Bilancio Europeo 2018: novità Relazioni organi di controllo (13/03/2018)

    Il nuovo principio di revisione internazionale SA Italia 720B prevede importanti aggiornamenti sui giudizi che devono essere rilasciati in sede di revisione dei conti del bilancio al 31.12.2017: sono interessati la Relazione sulla gestione e Specifiche informazioni sul governo societario e sugli assetti proprietari. Le novità riguardano Collegio Sindacale e Revisore dei Conti; GB ha separato le due relazioni e riscritto interamente i testi base, anche tenendo conto delle recentissime indicazioni del CNDCEC.

    La revisione legale, svolta in conformità ai principi di revisione internazionali (ISA Italia) ex.  art. 11 del Decreto D.Lgs. 39/2010, è esercitata o da un revisore legale (in alternativa da una società di revisione) oppure, se previsto dallo statuto societario, dal collegio sindacale (in alternativa dal sindaco unico). I soggetti coinvolti devono essere iscritti nel Registro dei revisori legali.

    Selezionato l’anno 2017, entrare in Bil_Europeo>Bilancio Europeo>Bilancio da depositare al…

    Nuovo Spesometro light 2017: creazione ed invio file XML (14/03/2018)

    Dopo aver predisposto i dati per l’invio e inserito l’incaricato per la trasmissione, prima di creare i file è possibile effettuare il controllo telematico fornito dall’Agenzia delle Entrate. Questo permetterà di limitare gli scarti delle comunicazioni dovuti a errori nella fase di compilazione.

    Dopo aver effettuato i dovuti controlli, con dei semplici passaggi è possibile effettuare la creazione del file XML, inviarlo in automatico tramite Console Telematica e scaricare le relative ricevute fornite dall’Agenzia dell’Entrate. L’utilizzo della Console offre a tutti i clienti la possibilità di gestire gli invii internamente alla piattaforma GB cosi da gestire correttamente rettifiche e annullamenti dei dati inviati.

    Per procedere con l’invio dei file, i passaggi da seguire sono…

    Caso pratico: gestione F24 scartato inviato tramite Console (15/03/2018)

    Sto elaborando la dichiarazione Iva e mi sono accorto che il software riporta due volte l’importo dell’acconto Iva in “VL30 – ammontare dei versamenti effettuati”. Controllando in F24 è emerso che il debito è stato caricato e prenotato due volte e in entrambi i modelli è stata indicata la data del pagamento.

    Ho provato a sistemare la situazione ma in F24 non mi è possibile togliere la data del pagamento dal primo modello che è stato rifiutato dalla banca. Qual è la procedura da eseguire per avere il corretto riporto del dato nella dichiarazione Iva? In futuro cosa devo fare per evitare il verificarsi di questa situazione?

    Questa situazione si è generata perché il primo F24 inviato tramite la Console Telematica è stato rifiutato per mancanza di fondi.

    Ricezione 730-4 2018: rilascio applicazione (16/03/2018)

    Effettuando l’update del software è disponibile l’Applicazione RICEZIONE 730-4 per l’anno 2018, per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta della sede telematica dove ricevere i modelli 730-4.

    Il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai 730-4” (modello CSO) è stato approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 22 febbraio 2013.

    Il modello CSO deve essere inviato dai sostituti d’imposta, mediante i servizi telematici, direttamente o tramite un intermediario incaricato della trasmissione telematica delle dichiarazioni.

    Leggi gli articoli completi sul sito ufficiale del software commercialista INTEGRATO GB, prodotto da GBsoftware S.p.A.

  • Nel 2017 cresce del 7% la spesa per un Attestato di Prestazione Energetica: 155 euro il costo medio nazionale

    Anche nel 2017 la spesa per l’attestato di prestazione energetica continua a crescere. L’Osservatorio di ProntoPro ha analizzato i preventivi inviati dai certificatori energetici e ha scoperto che la spesa media prevista nel 2017 è stata pari a 155 euro.

    Guardando ai prezzi rilevati nei capoluoghi di regione e prendendo a campione un bilocale di 79 metri quadrati emerge che il podio delle città più care resta invariato rispetto all’anno precedente con Trento (220 euro) e Aosta (190 euro) alla guida, seguite però da Bologna (180 euro) in luogo di Trieste (170 euro). Molto interessante il caso del capoluogo friulano che si caratterizza per una stabilizzazione dei costi e non vede alcuna variazione percentuale in termini di costi previsti per un Ape.

    L’attestato, che ha una validità decennale, deve essere sempre accompagnato dal libretto di impianto e dal rapporto di controllo di efficienza. Può essere redatto da diverse figure professionali quali architetti, ingegneri, geometri e periti, ma anche laureati in scienze e tecnologie agrarie, forestali e ambientali, della chimica industriale, diplomati in meccanica o meccatronica, matematici, fisici o chimici (con corso di formazione) e solo su ProntoPro sono più di 15.000 i certificatori energetici iscritti.

    La crescita dei costi per la realizzazione degli attestati energetici varia molto a seconda delle città prese in considerazione. Campobasso e Potenza sono i capoluoghi di regione in cui l’aumento percentuale dei costi è più importante: si va dal 33% di Campobasso al 30% di Potenza. Ciò nonostante, Potenza resta comunque una delle città in cui è più conveniente ottenere un attestato perché la media dei costi previsti è pari a 130 euro. Il capoluogo lucano è comunque secondo nel podio delle città più economiche, è infatti preceduto da Napoli, città in cui si spende 125 euro per un Ape, il 4% in più rispetto all’anno scorso.

    Terzo posto per Ancona, Perugia e Torino, con una spesa media pari a 135 euro.

    Solo tre le città in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Si tratta di Venezia, Perugia e Ancona, in cui si riscontra un calo dei costi dal 16% (Perugia) al 7% (Venezia).

    Segue tabella con i costi medi di redazione di un attestato di prestazione energetica per ogni capoluogo di provincia e variazione percentuale dal 2016 al 2017:

    Regione Città Costo APE 2017 Costo APE 2016 Variazione percentuale
    ABRUZZO L’Aquila                                 170.00 €                                 155.00 € 10%
    BASILICATA Potenza                                 130.00 €                                 100.00 € 30%
    CALABRIA Catanzaro                                 150.00 €                                 130.00 € 15%
    CAMPANIA Napoli                                 120.00 €                                 115.00 € 4%
    EMILIA ROMAGNA Bologna                                 180.00 €                                 145.00 € 24%
    FRIULI VENEZIA GIULIA Trieste                                 170.00 €                                 170.00 € 0%
    LAZIO Roma                                 145.00 €                                 125.00 € 16%
    LIGURIA Genova                                 185.00 €                                 165.00 € 12%
    LOMBARDIA Milano                                 165.00 €                                 160.00 € 3%
    MARCHE Ancona                                 135.00 €                                 150.00 € -10%
    MOLISE Campobasso                                 160.00 €                                 120.00 € 33%
    PIEMONTE Torino                                 135.00 €                                 135.00 € 0%
    PUGLIA Bari                                 150.00 €                                 140.00 € 7%
    SARDEGNA Cagliari                                 160.00 €                                 155.00 € 3%
    SICILIA Palermo                                 150.00 €                                 125.00 € 20%
    TOSCANA Firenze                                 145.00 €                                 140.00 € 4%
    TRENTINO ALTO ADIGE Trento                                 220.00 €                                 200.00 € 10%
    UMBRIA Perugia                                 135.00 €                                 160.00 € -16%
    VALLE D’AOSTA Aosta                                 190.00 €                                 165.00 € 15%
    VENETO Venezia                                 140.00 €                                 150.00 € -7%
     

    ITALIA
                                      155.00 €                                 145.00 € 7%

     

     

  • Lombardiaspeciale imprese economia: la Lombardia offra molte o abbastanza opportunità

    La Lombardia è una terra che offre opportunità al sistema delle imprese che, in generale, sono abbastanza soddisfatte della propria situazione economica e chiedono soprattutto un sostegno per poter liberare le migliori energie ed innovare.
    Questa è la sintesi di quanto emerge da una recente indagine svolta da SWG e Polis Lombardia(febbraio 2018), condotta su un campione complessivo di 350 imprese di diverse dimensioni selezionate nei settori delle costruzioni, dei servizi e manufatturiero.

    imprese-lombarde-meno-tasse-e-burocrazia-e-piu-sostegno-all-innovazione

    Due le principali risultanze di questa indagine.
    In primo luogo è da sottolineare che il 68% delle aziende, pensando ai progetti e alle aspirazioni di sviluppo della propria attività, ritiene che la Lombardia offra molte o abbastanza opportunità, con un dato significativamente sopra la media nel settore manufatturiero (77%).
    Inoltre il 71% delle imprese giudica la situazione economica della propria azienda molto o abbastanza soddisfacente.

    Interessanti sono anche gli spunti che emergono dalle domande sulle principali difficoltà che il sistema imprenditoriale incontra e sulle richieste e necessità che avanza come priorità per lo sviluppo.

    Pressione fiscale e costo del lavoro (36%), seguiti dalla complessità di procedure e burocrazia (25%), costituiscono chiaramente i più significativi motivi di ostacolo che le aziende incontrano quotidianamente in questo momento; mentre il sostegno all’innovazione (24%), al supporto commerciale e all’accesso al credito raccolgono molto consenso come i bisogni più sentiti per dare prospettiva e crescita alla propria attività imprenditoriale.

    FonteLombardia Speciale